Dopo l’assemblea della NATO a L’AIA

La presidente Meloni ha accettato l’impegno di spesa del 5% del PIL per spese militari da spalmare nel tempo. Considerato quanto ha dichiarato il ministro Crosetto sullo stato attuale della NATO e la sua sostanziale inadeguatezza, se non inutilità, sarebbe doveroso chiedersi: se saltasse l’art 5 della NATO, perché spendere quasi 100 miliardi ( 5 % del PIL) per armamenti? Avrebbe un senso, se si trattasse di partecipare a un esercito unitario europeo, ma, nella crisi attuale della NATO, serve solo all’industria bellica americana.

L’atteggiamento strafottente di Trump all’incontro NATO dell’Aia ci induce a credere che il presidente USA stia declinando l’articolo Cinque dell’organizzazione atlantica alla veneta, con l’Articolo Quinto: chi gà i schei gà vinto ( chi ha i soldi ha vinto), al punto di minacciare ritorsione sui dazi alla Spagna, rea di disubbidire ai diktat del tycoon.

Non sorprende la subordinazione della nostra presidente all’impostazione trumpiana, ma vorremmo chiedere all’On Meloni dove pensa di racimolare i quasi 100 miliardi necessari per soddisfare gli impegni del 5%  del PIL, seppur spalmati nel tempo?

Con nuove tasse? Ma si era impegnata ad abbassare il carico fiscale; con il taglio del welfare? Ma ieri Lei stessa ha annunciato che nulla verrà tolto agli italiani. Con l’aumento del debito pubblico? Ma, in tal modo, finirebbe col trasferire ai suoi successori gli oneri e, soprattutto, di sovraccaricare le spalle dei nostri figli e nipoti di ulteriori debiti.

Un grosso pasticcio di difficilissima soluzione per un governo diviso in politica estera, tra la presidente che tentenna tra atlantismo e solidarietà europea e un vicepresidente del consiglio putiniano, come l’On Salvini. Mala tempora currunt, sì, viviamo tempi politici tristissimi alla mercè di dittatori e autocrati, con gli istinti latenti da Dr Stranamore. Sembra prevalere, specie tra le nuove leadership politiche internazionali, il principio della stupidità progressiva, mentre la specie umana sembra regredire, dall’età dell’homo sapiens a quella dell’homo stupidus. Unica voce che grida nel deserto, quella di Papa Leone XIV, mentre si attende una presa di coscienza collettiva degli esponenti politici di area cattolica: democratica, liberale e cristiano sociale.

Ettore Bonalberti

Venezia, 26 Giugno 2025

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