Le ragioni di un tweet
Ho scritto, ieri, questo tweet sul web: “Un serio programma per i democratici italiani? Difesa e attuazione integrale della Costituzione repubblicana, a partire dall’art.53. Priorità politiche da decidere insieme, con referendum popolari consultivi di partecipazione democratica”.
Un aforisma che racchiude alcuni concetti da approfondire alla vigilia delle prossime elezioni politiche nazionali. Fare appello alle forze democratiche italiane per la difesa della Costituzione comporta selezionare su questa variabile indipendente la scelta delle possibili alleanze. Assumere l’impegno per l’attuazione integrale della Carta, comporta declinare sui principi fondamentali e sulle prescrizioni dei padri fondatori le scelte di una coalizione partitica capace di tradurli nella realtà storico politica attuale. Il riferimento all’art 53 è importante nella consapevolezza che senza la giustizia fiscale che quell’articolo richiama, non esistono le condizioni per un autentico e sostenibile contratto sociale
Se la politica è l’arte di comporre sul piano istituzionale l’equilibrio tra gli interessi e i valori prevalenti in un dato momento storico, anche il riferimento alla scelta delle priorità politiche da affidarsi a consultazioni referendarie ricorrenti costituisce la novità che l’attuale realtà politica suggerisce.
Finiti i grandi partiti della Prima Repubblica, dopo l’effimera stagione del partito padronale dominante, tuttora esistente, e quella dei populismi successivi della Lega e del M5S, con un parlamento ridotto a un’assemblea di “nominati”, espressione di oligarchie ristrette di partito e selezionati da un sistema elettorale irrazionale che , con il prevalere dell’astensionismo, permette, come è accaduto nel settembre del 2022, a una maggioranza di una minoranza dell’elettorato, di ottenere il controllo pressocché totale del potere, cosa sta avvenendo oggi nell’Italia in cui prevale la condizione di dominio del centro-destra?.
A sinistra, il cosiddetto “campo largo” fatica a decidere tra definizione programmatica da concordare e scelta del premier, mentre nella destra di governo, esaurita ogni possibilità di spesa e sprecate tutte le promesse elettorali sulle quali si era ricevuto il consenso, si assiste allo scontro prevalente tra i partiti del trio ( Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia) e nell’assenza di quegli strumenti essenziali di partecipazione democratica che sono stati i partiti storici della Prima Repubblica, l’annullamento di ogni possibilità di autentica partecipazione democratica ed espressione dal basso della volontà popolare.
Viviamo in questa fase nuova e complessa della digitalizzazione, una situazione che consentirebbe, anche sul piano politico, una partecipazione ampia e diffusa, anche se non esaustiva, stante il permanente divario digitale che esclude ancora larga parte della cittadinanza a una partecipazione attiva.
Ecco perché il ricorso a frequenti referendum consultivi permetterebbe, come è accaduto in quello recente sulla separazione delle carriere, di offrire alle elettrici e agli elettori la possibilità di orientare la politica del nostro Paese sulle priorità urgenti da affrontare, al di là di quelle “ profezie che si auto affermano o si auto distruggono”, come quelle dei sondaggi su cui sembra vivere l’attuale politica.
Anche a ragione di questa tristissima condizione politico organizzativa, il richiamo alla costruzione di un “campo degasperiano” ispirato ai valori di riferimento del grande leader trentino, padre della ricostruzione post bellica e delle grandi scelte atlantiste ed europee del nostro Paese, costituisce uno dei progetti politici capaci di ridestare interesse tra gli elettori, in particolare a quei componenti dei ceti medi produttivi e popolari, che non si riconoscono più negli attuali schieramenti partitici e, da anni, stanno disertando le urne.
Dalla destra, anche sul piano della legge elettorale, non giungono segnali positivi, se all’irrazionale esistente “ rosatellum”, si sta puntando a una legge super truffa che, con il premio a una lista o alla coalizione che raggiunga il 40% dei voti e la modifica dei collegi uninominali al Sud, assomiglia a una sorta di legge Acerbo 2.0, che non promette nulla di buono, se non la conferma del permanere di quell’attacco al sistema politico ideato dalla Costituzione, che il governo del trio persegue senza soluzione di continuità.
Alle forze politiche che credono nella Carta costituzionale il compito di reagire e di ritrovare l’unità attorno alle indicazioni di programma e di metodo enunciate nel sintetico tweet informatico.
Ettore Bonalberti
Venezia, 21 maggio 2026