Due note del prof Dino Gerardi, premesse teorico pratiche al progetto degli APAM ( Atenei Parrocchiali di Arti e Mestieri)

Sul tema caro agli amici di WorldLab (www.worldlabnetwork.org) degli APAM ( Atenei Parrocchiali. di Arti e Mestieri) interviene il prof Dino Gerardi con due note che pubblichiamo, premesse teorico pratiche ai temi del progetto APAM.

Eventuali interventi di amici interessati/bili sarebbero oltremodo benvenuti.

PROMEMORIA                                CONVIVIO   

Dino Gerardi                     

Il Convivio è un inedito soggetto socio-economico standard che si pone in contro-tendenza rispetto al processo di atomizzazione sociale in atto, specialmente in Occidente, al quale la famiglia tradizionale non è più in grado di far fronte.

La sua funzione consiste, più precisamente, nell’utilizzo della solidarietà mutualistica per contrastare la precarietà dei redditi (che caratterizza l’attuale sistema fondato esclusivamente sulla competizione e che, congiunta a questa, conduce fatalmente all’atomizzazione sociale), contribuendo, una volta allontanato lo spettro della povertà, a ripristinare, anche grazie alla pedagogia della solidarietà, il ruolo sociale (educativo, affettivo…demografico) della famiglia tradizionale.

Sul piano formale il Convivio è formato da un certo numero di famiglie riunite in una cooperativa multi-attività a carattere prettamente mutualistico la quale produce, su spazi attrezzati di proprietà terza, un’ampia e predeterminata gamma di beni e servizi di consumo famigliare di prima necessità destinati, in linea di principio, esclusivamente alle famiglie dei soci.

I beni e servizi auto-prodotti dal Convivio sono compatibili con modalità di produzione di piccola scala (dove, oltretutto, la penuria è preferita all’eccesso) dovendo soddisfare le necessità delle sole famiglie dei soci il cui numero massimo, circa 500, sarà fissato a seguito della sperimentazione con un criterio restrittivo. Nel Convivio la piccola dimensione, al di là di un certo numero minimo di soci, è privilegiata con l’intento di favorire lo sviluppo, se non di un carattere identitario, quantomeno di un senso di appartenenza e conseguente propensione alla solidarietà interna.

Il Convivio può apparire, di primo acchito, come una realtà “chiusa” e di natura “egoistica”, cioè incentrata sull’interesse esclusivo delle famiglie associate.

In realtà esso è stato concepito come un soggetto, totalmente assente nelle Società di mercato imperniate sulla competizione, per natura escludente.

In effetti nelle sue unità di produzione operano, fianco a fianco, un anziano dotato di capacità professionali con ruolo di responsabile e di formatore-tutore e altro personale costituito da apprendisti. In esse ha dunqueluogo, come nelle tradizionali Botteghe artigiane, un accompagnamento all’operatività sul luogo di lavoronel quale, però, la trasmissione intergenerazionale dei saperi è facilitata dal fatto che avviene fra soci, al servizio di altri soci.

Solo un contesto auto-produttivo come quello del Convivio (assimilabile a quello domestico, ma caratterizzato da una maggiore produttività che gli deriva dalla presenza di know-how, di adeguati mezzi di produzione e da economie di scala) può ambire alla preziosa funzione sociale consistente nella messa in attività di risorse che il Sistema ha trasformato in “rifiuti” e che, se restano tali, vanno trattati, anche a grandi costi, per evitare che diano luogo a focolai infettivi pericolosi per l’intera società.

La capillare diffusione dei Convivi sul territorio, possibile in tempi relativamente brevi data la loro natura standard e la loro viabilità economica è perciòsuscettibile di condurre alla piena attività permanente.

In effetti, da un lato, tale diffusione ha luogo, diversamente da quanto avviene pressole imprese del Mercato, con la messa in attività prioritaria delle risorse appartenenti alle fasce più deboli del mercato del lavoro.

Dall’altro, la sua dinamica si annuncia sostenuta inquanto risulta di interesse (oltre che per i soci lavoratori) sia per i soci esclusivamente utenti che per gli investitori proprietari delle strutture produttive di piccola scala date in affitto ai Convivi (soggetti auto-produttori e quindi scevri dal rischio di mortalità d’impresa che invece caratterizza le iniziative imprenditoriali del contesto concorrenziale), con salutari effetti, in termini occupazionali, che si estendono all’intera economia.

La non sostenibilità di una economia priva di un tale elemento strutturale è oramai evidente.

                                                    WORK FOR PLANET

                                      – Dopo lo sciopero per il clima: secondo atto –

Dino Gerardi

Premessa

L’iniziativa Work For Planet (WFP), concepita da un gruppo di studenti della Città metropolitana di Venezia a seguito dello sciopero per il clima indetto da Greta Thunberg, rappresenta un secondo e più forte messaggio indirizzato al mondo politico dando per scontato che il primo rimarrà sostanzialmente inascoltato.

Anche l’iniziativa WFP, come lo sciopero, è rivolta agli studenti di tutto il mondo, e prevede che i giovani aderenti dedichino, nell’arco di un mese, qualche ora di lavoro ad una attività produttiva ordinaria, per comodità è stata scelta la panificazione, svolta però in un particolare ed inusuale contesto favorevole al pianeta.

La detta attività, più precisamente, viene svolta nel contesto dell’auto-produzione, un concetto di natura generale, diversamente da quanto comunemente si ritiene.

In effetti questo modo di produzione-consumo è quasi unanimemente associato all’attività produttiva svolta in ambito domestico finalizzata all’ottenimento di beni e servizi destinati al consumo della famiglia stessa.

In realtà l’auto-produzione comporta più varianti che si distinguono principalmente per il numero di famiglie partecipanti ma anche per il numero di attività svolte.

Ciò che, al di la delle dette differenze, accomuna l’insieme delle varianti dell’auto-produzione è, da un lato, il fatto che possono essere avviate dal semplice volere delle famiglie coinvolte (il che fornisce loro automaticamente anche opportunità di lavoro, un fattore importante che l’iniziativa WFP può veicolare) e, dall’altro, il fatto, essenziale ai fini dimostrativi dell’iniziativa, che sono tutte compatibili con la salute umana (chi produce per sé eviterà di avvelenarsi) ed ambientale (per via della dimensione locale che l’auto-produzione necessariamente comporta).

Per meglio illustrare quanto sopra, esaminiamo qui di seguito la variante domestica (uni-famigliare e multi-attività), tradizionale e ancora molto diffusa in gran parte del pianeta, e la variante comunitaria di recente apparsa (multi-famigliare e tuttora generalmente mono-attività, nonostante le sue potenzialità di evolvere verso la multi-attività, un’evoluzione qui incoraggiata).

Auto-produzione domestica

Cominciando con questa variante, largamente diffusa nel mondo e, fino a qualche decennio fa, anche in Occidente, si può senz’altro affermare che essa è sicuramente compatibile con la salute umana ed ambientale.

In effetti essa può comprendere alcune attività, quali ad esempio la coltivazione biologica di ortaggi, per chi dispone di un proprio orto, oppure la produzione, con ingredienti naturali, di pane, yogurt, marmellate ecc., cioè di prodotti che ora vengono correntemente distribuiti nei supermercati di prossimità ma hanno quasi tutti una origine industriale e una provenienza spesso remota che in certi casi può essere situata addirittura nell’altro emisfero.

La sua riscoperta in Occidente, dove si era quasi estinta, sembra infatti largamente fondata su motivazioni salutari ed ecologiche, più che dai vantaggi economici che comunque, stando agli studi in materia, la caratterizzano.

Va però detto che un tale revival, comunque encomiabile, è purtroppo destinato ad avere un impatto ambientale e sociale limitato dato il suo verosimilmente modesto sviluppo (dovuto essenzialmente alla carenza, nelle famiglie attuali, sia di know-how che di spazi sufficientemente ampi ed  adeguatamente attrezzati).

In sostanza, per rimediare agli attuali danni ambientali e a quelli che si profilano all’orizzonte, non si può ragionevolmente contare sull’auto-produzione domestica anche se è evidente che, nei numerosi ambiti produttivi dove tale pratica potrebbe essere esercitata, in primis l’agroalimentare, l’alternativa ad essa è precisamente la causa di tali danni.

In effetti tale alternativa è sempre più costituita non tanto dalla produzione artigianale, tanto preziosa sotto diversi aspetti, bensì dalla produzione industriale di una economia globalizzata,

E questo in ragione, da un lato, dell’ampio uso nel processo produttivo industriale di sostanze chimiche nocive alla salute e, dall’altro, della concentrazione territoriale che la caratterizza e che implica, grandi trasporti di merci e persone (e relativo saccheggio di risorse non rinnovabili e inquinamenti vari), e grandi volumi di imballaggi e confezionamenti che si trasformano fatalmente in rifiuti.

Stando così le cose, e dato che secondo gli economisti per la produzione industriale, e più in generale per il modello di sviluppo che necessariamente la prevede, vale il concetto del TINA (There Is No Alternative), il nostro triste destino sembra ormai segnato.

Ma, per fortuna, potrebbe anche non essere così.

Auto-produzione comunitaria

Alla luce di quanto sopra, e data l’impellente necessità di uscire, per quanto possibile, dall’attuale situazione, il gruppo di studenti si è chiesto se potesse esistere un modo di produzione-consumo alternativoall’auto-produzione domestica (un ritorno massiccio alla quale, contrario al senso di marcia della Storia, appare totalmente irrealistico) in grado di far fronte, con buone probabilità di successo, alla produzione industriale propinataci da una economia mondializzata, con particolare riferimento ai beni e servizi di consumo famigliare corrente e specialmente quelli di prima necessità essenziali alla vita.

E’ così che, prendendo spunto da buone pratiche nate negli USA e che si stanno diffondendo anche in Europa, quali la Community Supported Agriculture (CSA), il gruppo ha individuato nella auto-produzione comunitaria (multi-famigliare) un elemento chiave da tener in conto per immaginare un modo di produzione-consumo quale quello ricercato.

Il gruppo si è anche chiesto come mai questo tipo di auto-produzione venga realizzata immancabilmente con riferimento ad un limitatissimo ventaglio di attività (agricoltura, distribuzione al dettaglio, servizi previdenziali e assicurativi ) e sempre nella sua versione mono-attività.

Da un’indagine sul terreno è chiaramente apparso che la mono-attività dipende dal fatto che le realizzazioni di auto-produzione comunitaria nasconotroppo dal basso”, per iniziativa di una comunità interessata essenzialmente alla qualità e salubrità accertabile del consumo, come nel caso del primo esempio, ma anche, come nel caso dei due esempi successivi, al prezzo.

E questo, con riferimento ad una particolare tipologia di beni o servizi, il che costituisce, in entrambi i casi, l’elemento fondante della comunità stessa.

Le dette realizzazioni sono, in effetti, frutto di una iniziativa locale generalmente priva di una visione globale.

Alla domanda del gruppo sul motivo di una permanenza nella mono-attività, la risposta è sempre stata: “siamo già troppo presi con la nostra attività”.

Il che appunto mostra il limite di una totale autonomia nella nascita e nella gestione delle realtà di auto-produzione comunitaria.

Il gruppo ritiene però che l’auto-produzione comunitaria  realizzata in una versione meramente mono-attività rappresenti una rinuncia ad un vantaggio potenziale per la comunità auto-produttrice stessa.

In effetti una comunità che già auto-produce ortaggi avrebbe interesse ad auto-produrre anche un servizio di distribuzione al dettaglio, dotandosi di uno spazio adibito a piccolo supermercato nel quale distribuire ai soci non solo gli ortaggi auto-prodotti ma anche altri beni di consumo acquistati all’ingrosso e venduti, per quanto possibile sfusi, e lo stesso dicasi per l’auto-produzione di un servizio di noleggio di beni costosi ma di uso limitato e occasionale.

I vantaggi ai quali una comunità auto-produttrice rinuncia con la mono-attività possono essere, ovviamente, oltre che di natura ecologica, anche di natura esclusivamente economica.

E’ così che una comunità auto-produttrice sorta per migliorare qualitativamente il suo consumo di ortaggi potrebbe facilmente dar avvio, ad esempio, ad un servizio di parrucchiere o di manutenzione di alloggi o altri servizi ai quali accedere a prezzo di costo, nella misura in cui ciò comporta un vantaggio economico.

Il che certamente favorirebbe, soprattutto in tempi di crisi, la diffusione dell’auto-produzione comunitaria, benefica per l’ambiente in ragione della re-localizzazione di molte attività di produzione di beni oggi in mano alla grande industria in quanto da questa definitivamente scippate sia all’auto-produzione domestica che a quella artigianale attraverso una concorrenza sleale, dato che scarica i suoi costi occulti sulla società e sull’ambiente.

Un fatto di cui solo oggi la gente sembra accorgersi, date le proporzioni da questo assunte.

E quindi il gruppo, in qualità di soggetto promotore dell’auto-produzione comunitaria caratterizzato da una visione glocale, suggerisce l’adozione della multi-attività, nelle realizzazioni di questo tipo.

E questo anche in considerazione del fatto che l’evoluzione verso la multi-attività può aver luogo in maniera totalmente graduale, cominciando da una singola attività.

Ma, detto questo, il gruppo è dell’avviso che lo sviluppo dell’auto-produzione comunitaria potrà aver luogo in modo sufficientemente importante se, e solo se, sarà veicolata da soggetti Realizzatori esterni alle realtà auto-produttive stesse ed aventi la diffusione di queste come core business.

Il futuro ci dirà.

Per ora ciò che conta è dare la più ampia visibilità all’auto-produzione comunitaria (è l’obiettivo di WFP) in quanto rappresenta, secondo il gruppo l’unica possibilità di far fronte, in ambiti produttivi essenziali alla vita quali l’agroalimentare, alla nocività della produzione industriale la quale, beninteso, è comunque difficilmente sostituibile in moltissimi altri ambiti.     

Grandi linee del progetto Work For Planet

– Popolazione target dell’iniziativa

Considerando, come accennato, che l’auto-produzione comunitaria nella sua versione multi-attività rappresenta l’unica modalità di produzione-consumo compatibile con l’ambiente in grado di contrastare l’invadenza della produzione industriale nell’ambito dei beni e servizi di consumo famigliare di prima necessità, il gruppo, constatando la massiccia adesione degli studenti veneziani allo sciopero promosso da Greta Thunberg, ha deciso di dar avvio ad una realizzazione sperimentale-dimostrativa del detto modo di produzione-consumo puntando proprio su di loro.

E questo contando, da un lato, sul fatto che la multi-famigliarità sembra facilmente raggiungibile (nel senso che le famiglie dei giovani aderenti all’iniziativa possono avere la funzione di base consumatrice) e, dall’altro, sul fatto che la multi-attività può essere acquisita in modo graduale e quindi è perfettamente giustificato, soprattutto a fini dimostrativi, cominciare da una singola attività produttiva opportunamente scelta.

Ad imitazione della Community Supported Agriculture (CSA) di cui una realizzazione di successo in Italia è costituita dalla cooperativa Arvaia di Bologna (www.arvaia.it), il gruppo ha pensato di dar avvio al progetto Work For Planet cominciando con una iniziativa di Community Supported Bakery (CSB), cioè dall’auto-produzione comunitaria di pane ed, eventualmente, altri prodotti da forno.

Questo in quanto nella CSB i mezzi di produzione sono più facilmente reperibili (l’uso di un forno, meglio se a legna, è più facilmente ottenibile rispetto all’uso di una congrua superficie agricola).

Per quanto riguarda poi i tempi di produzione, un aspetto che per l’iniziativa WFP risulta decisivo nella scelta fra i due tipi di produzione in questione, essi si collocano ai due estremi (il tempo della panificazione si misura in ore mentre l’agricoltura segue le stagioni).

– Gli operatori

La squadra degli operatori è composta da un senior dotato di capacità professionali in tema di panificazione, diciamo un ex-fornaio in pensione (o più di uno in alternanza) con funzione di formatore-tutore, e due o più studenti a rotazione in qualità apprendisti-lavoratori.

– Il luogo di produzione

Potrà trattarsi di una pizzeria (dotata di un forno a legna) che, al di fuori dell’orario ordinario di utilizzo, viene data in uso agli operatori dell’iniziativa durante il mese che questa prevede, ad un “affitto pattuito”.

Tipologia e quantità della produzione

Ai fini di semplificarelo svolgersi dell’iniziativa, data la sua unica finalità dimostrativa e promozionale del modo di produzione-consumo costituito dall’auto-produzione comunitaria, la tipologia della produzione sarà ridotta al minimo e potrà anche essere costituita da un singolo prodotto (diciamo una pagnotta da 500 grammi).

Per quanto riguarda la quantità prodotta giornalmente essa sarà rapportata alla capacità del forno e ai tempi concessi per il suo utilizzo ma, all’interno di questi parametri, sarà ridotta al minimo.

Numero degli studenti partecipanti

Una volta quantificata la produzione giornaliera potrà essere stimato, sulla base di statistiche sul consumo esistenti, il numero di famiglie consumatrici corrispondenti (la stima sarà fatta in eccesso anche se ciò può comportare una qualche penuria, comunque preferibile ad una sovra-produzione e conseguente spreco).

Dal numero di famiglie discende il numero di studenti che saranno chiamati a partecipare all’iniziativa i quali saranno selezionati fra quelli che hanno manifestato il loro interesse alla chiamata lanciata dal soggetto che coordina l’iniziativa (ad esempio il Friday For Future locale).

L’idea è che le famiglie di questi studenti siano consumatrici del pane prodotto.

– Turni di lavoro

Se la squadra giornaliera comprende, ad esempio, tre studenti, e se il numero di studenti si aggirasse intorno al centinaio, nell’arco del mese previsto per la durata dell’iniziativa ogni studente sarebbe chiamato a lavorare una sola volta. Ovviamente il numero di studenti della squadra può variare se alcuni desiderano partecipare più volte e, comunque, per permettere ad ognuno di partecipare almeno una volta.

– Il lavoro

Il lavoro che gli studenti sono chiamati a svolgere non è remunerato, esattamente come nell’auto-produzione domestica sulla quale l’auto-produzione, seppur comunitaria, è calcata.

Le famiglie utenti avranno dunque un vantaggio economico in quanto i prezzi di acquisizione, pari ai costi di produzione, saranno verosimilmente inferiori ai prezzi di mercato non essendo gravati dal costo del lavoro il quale incide intorno al 50%.

– Gestione economica

Il senior formatore-tutoreè la figura di riferimento non solo nella fase tecnica della produzione, ma anche nella procedura di acquisizione degli “input di produzione” cioè gli ingredienti e l’uso della struttura produttiva (affitto e spese connesse).

Assistito dagli studenti, raccoglie eventuali piccoli anticipi dalle famiglie acquirenti, necessari all’acquisto degli ingredienti o all’eventuale anticipo sull’affitto, stima il costo unitario del prodotto e raccoglie gli incassi relativi alla distribuzione procedendo infine ad un conguaglio per portare il bilancio in pareggio.

Distribuzione della produzione

I componenti della squadra acquistano direttamente il pane che serve alle loro famiglie e la produzione restante, se non può essere distribuita sul luogo di produzione, viene portata in un punto di distribuzione disponibile, che potrebbe essere anche ubicato nell’alloggio della famiglia di uno studente o presso una scuola.

Patrocinio dell’iniziativa

Va da sé che, affinché una tale iniziativa studentesca abbia successo, anche se, ovviamente, inferiore a quello avuto dal recente sciopero per il clima essendo ben più complicata da realizzare, è evidente che il patrocinio, sotto una qualche forma, di Greta Thunberg è non solo utile ma, di fatto, addirittura necessario.

Una prima forma, poco impegnativa per Greta, potrebbe consistere nel permettere l’uso della sua immagine su un volantino di sensibilizzazione nel quale figuri, sempre a seguito di una precisa richiesta in tal senso pervenutale da Venezia, anche un suo breve testo di incoraggiamento a dar avvio in questa città ad una realizzazione pilota preparatoria al lancio, in caso di suo successo, dell’iniziativa su ampia scala, sempre da parte di Greta.

Una seconda forma, sicuramente ben più efficace della precedente, ma anche più impegnativa per Greta, potrebbe consistere nel realizzare, in parallelo con Venezia, una realizzazione analoga in Stoccolma.

Questo farebbe vedere che l’iniziativa ben si adatta ad essere seguita ovunque.

Gli studenti del gruppo sono perfettamente convinti, come Greta, che il ruolo dei giovani è essenziale e pensano anche, come lei, che il mondo della scuola debba essere più attivo nel sensibilizzare le giovani generazioni sulla necessità di reagire rapidamente all’attuale rovinosa tendenza in quanto il tempo per un completo ripristino dell’ecosistema è tragicamente finito e si tratta ora di fare quanto possibile per …salvare il salvabile!

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