Il Veneto e la legge di fine vita

Mi scrive Antonio Brandi, Presidente Pro Vita & Famiglia

Ciao Ettore, alla fine è successo. Il tradimento valoriale è stato consumato. Il Veneto è la prima Regione di centrodestra ad approvare una legge per aiutare i cittadini ad ammazzarsi. Coi tuoi soldi. Il bilancio è impietoso: 32 sì, 14 no, 5 astenuti. Nel gennaio 2024 la stessa legge era caduta per un solo voto. Due anni dopo, i favorevoli sono diventati 32: sei più del necessario per approvarla. Cosa è cambiato? Non l’opposizione: ha portato esattamente gli stessi voti di allora. È cambiata la Lega, nel midollo. Undici suoi consiglieri hanno votato sì insieme a PD, Verdi-Sinistra e Cinque Stelle. A guidarli Luca Zaia. Che non è un consigliere qualunque: ex Governatore, è il presidente dell’Aula, la figura che dovrebbe garantirne l’imparzialità. Invece ha scritto una lettera aperta ai veneti alla vigilia piena di retorica ideologica, ha presieduto la seduta, ha chiamato l’appello nominale, ha votato a favore. Il presidente della Regione Alberto Stefani ha fatto il resto. Ha presentato i propri emendamenti, ha dato parere favorevole a gran parte di quelli del centrosinistra, e ha consegnato ai veneti il risultato millantando una legge “restrittiva”. E Forza Italia? Un voto favorevole e due astensioni, compreso il capogruppo Alberto Bozza. Nel 2024 gli azzurri avevano votato contro quasi per intero. In una legge passata con sei voti di margine, astenersi non è neutralità: è il modo di lasciarla passare senza doverci mettere la firma. Ma sai cosa contengono davvero i presunti correttivi di Stefani? L’obiezione di coscienza per i sanitari, quasi per gentile concessione. Un medico palliativista in commissione, ma con parere non vincolante. Un Comitato regionale di bioetica che ancora non esiste e che sarà di nomina politica. Nessuno di questi presunti “correttivi” impedirà a un solo malato, in un momento di disperazione e abbandono, di chiedere e ricevere il farmaco letale a spese del servizio sanitario pubblico. Sì, le tue tasse, che versi allo Stato e alla Regione per migliorare il sistema di cure e servizi, saranno usate anche per aiutare altre persone ad uccidersi. Grazie a Zaia e Stefani. Ma non tutti si sono piegati. Fratelli d’Italia ha votato contro compatta, tutti e nove i consiglieri, senza cercare l’alibi della libertà di coscienza. Onore al merito e alla coerenza. Sarà premiata alle prossime elezioni. Contro ha votato anche Stefano Valdegamberi, unico consigliere di Futuro Nazionale, che si era esposto pubblicamente pagando il prezzo dell’isolamento. E hanno tenuto due consiglieri della Lega – Andrea Tomaello e Filippo Rigo – che hanno coraggiosamente detto no dentro un gruppo schierato su un tragico sì. Ogni nome di tutti è agli atti. E gli atti sono nell’articolo qui sotto: chi ha votato cosa, chi ha ceduto, chi ha resistito, e con quali parole. Perché quando si torna a votare, nessuno deve poter dire di non sapere. Leggi l’inchiesta completa nell’articolo qui sotto: provitaefamiglia.it/blog/veneto-la-lega-sbanda-a-sinistra-e-approva-la-legge-ammazza-malati C’è poi un dato che nessuno di quei consiglieri ha citato in Aula. Viene dal piano sulle cure palliative della loro stessa Regione. In Veneto un medico palliativista reperibile 24 ore su 24 esiste solo in 1 distretto sanitario su 26, pari proprio al 4%. Quattro per cento. Gli hospice: lo standard nazionale prevede 8-10 posti letto ogni 100.000 abitanti. Il Veneto ne ha attivi 4,5. Circa la metà. E ci sono posti letto approvati nel 2020 mai avviati. In Veneto un malato su due, tra quelli che ne avrebbero diritto, non riceve cure palliative. Mercoledì il Consiglio regionale ha fissato per legge i tempi entro cui una commissione deve valutare la richiesta di morire. Non ha mai fissato il tempo massimo per ottenere un posto in hospice. Ecco cosa hanno chiamato libertà: la libertà di uscire di scena, offerta a chi non è stato messo in condizione di restarci. Leggi e fai leggere questo articolo: provitaefamiglia.it/blog/veneto-la-lega-sbanda-a-sinistra-e-approva-la-legge-ammazza-malati Un’ultima cosa, Ettore, perché tu sappia cosa abbiamo davanti. Quello che è successo mercoledì non resta in Veneto. Da giovedì mattina, in Parlamento, l’argomento è uno solo: «lo hanno votato anche loro». Già la sera del voto Più Europa chiedeva a Giorgia Meloni di aprire la strada a una legge nazionale, e Calenda additava il ritardo delle Camere. Per anni ci siamo sentiti dire che il suicidio assistito era una battaglia della sinistra, e che il centrodestra avrebbe fatto argine. Mercoledì quell’argine si è rotto nella Regione simbolo del centrodestra italiano, per mano della Lega, partito che nel suo programma nazionale scrive nero su bianco il rifiuto dell’eutanasia e del suicidio assistito. Non abbiamo perso una votazione. Abbiamo perso un alleato. Ed è esattamente per questo che il nostro lavoro cambia passo. Non basta più convincere l’opinione pubblica: bisogna ricordare a chi ci rappresenta che gli elettori leggono i verbali, contano i voti e hanno memoria. Chi ha ceduto merita di sapere che qualcuno stava guardando. Io e te. E ce ne ricorderemo. Avanti tutta,   Antonio Brandi 
Presidente Pro Vita & Famiglia

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