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Editoriale


Prove di Centro

 

Sono aperte le prove di formazione del nuovo centro della politica italiana. Ha iniziato Gianfranco  Rotondi con l’incontro del 26 Novembre a Roma di “Verde è popolare”; un tentativo di mettere insieme l’area ex DC guidata dall’amico campano con almeno una parte dei Verdi, sotto il segno dell’ambientalismo ispirato dall’enciclica di Papa Francesco, Laudato SI. Trattasi dell’annuncio di un nuovo movimento-partito che si pone l’obiettivo di preparare una lista bianco-verde per le prossime elezioni politiche. Seguirà il 3 Dicembre l’ennesima assemblea dell’UDC di Cesa col suo trio, sempre fermo nel ruolo subalterno al centro destra a dominanza leghista. Il 4 Dicembre, poi, sarà la volta dell’”Assemblea nazionale costituente  di “Noi di Centro” indetta da Clemente Mastella, tentativo che seguirò con particolare attenzione, se, come mi auguro, rappresenterà lo strumento in grado di favorire il processo di ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale verso un centro più ampio, allargato alle componenti liberali e riformiste socialiste e repubblicane. Infine, il consiglio nazionale della DC guidata da Renato Grassi convocato il 15 Dicembre  per decidere la data del XX Congresso nazionale del partito.

 

Considero positivamente ogni iniziativa finalizzata al superamento della diaspora DC che ha caratterizzato i quasi trent’anni che ci separano dalla fine politica della Democrazia Cristiana (1993), sia che intenda rilanciare politicamente il partito “mai giuridicamente sciolto”, sia e ancor di più, se intende allargare l’area di centro che considero essenziale per il sistema politico italiano. Legge elettorale da un lato e necessità di dare finalmente adeguata rappresentanza politica al terzo stato produttivo e ai ceti popolari, sono le pre condizioni da cui si dovrebbe partire anche da parte di chi formula superficiali sentenze sui diversi tentativi sin qui compiuti, come quelli della Federazione Popolare dei DC guidata da Giuseppe Gargani, messi in crisi miseramente dal permanente gioco di ostruzione condotto dal trio dell’UDC, dalle elezioni europee alle ultime amministrative d’autunno.

 

Guai se, come qualcuno giustamente paventa, le diverse scadenze programmate dovessero servire come miseri espedienti, già sperimentati negli anni, per garantire semplicemente a qualche amico una personale candidatura alle prossime elezioni politiche. Non servirebbero né al progetto di ricomposizione politica dei DC e Popolari, né, soprattutto, a dare risposta alla disaffezione che sta tenendo lontana dal voto la maggioranza degli italiani. Il tema della disaffezione  dal voto rappresenta inequivocabilmente la crisi del sistema politico italiano. Un sistema che vede da moli anni succedersi alla guida dei governi personalità tecniche o improvvisati politici senza elezione parlamentare e il continuo scivolamento della repubblica parlamentare verso forme più o meno palesi di repubblica presidenziale o, come avviene, pressoché quotidianamente da diverso tempo, una via di mezzo al limite del dettato costituzionale. Lo stesso dibattito su Draghi a Palazzo Chigi o al Quirinale (questa seconda ipotesi intesa, vedi Giorgetti, come garanzia di una guida dal Colle più alto, de facto di tipo presidenziale, anche senza il mutamento della norma costituzionale) è espressione della confusione che regna sovrana, tipica di un sistema politico istituzionale in crisi. Una crisi che è conseguenza di quella dei partiti, ridotti a meri comitati elettorali al servizio dei capi di turno, o, addirittura, eterodiretti, catalizzatori di “nominati” fisiologicamente indotti al trasformismo politico e parlamentare che è la condizione permanente di questa triste fase della nostra Repubblica. Convinto come sono che serva ricomporre una grande forza di centro democratica, popolare, liberale, riformista socialista e repubblicana, mi auguro che alla fine, da tutte le diverse assise di area annunciate, emerga netta questa determinazione, considerato anche che tale formula sarebbe efficace ed efficiente tanto nel caso in cui il parlamento dei nominati decidesse di conservare il sistema elettorale maggioritario attuale, che nel caso sia approvata una legge elettorale proporzionale alla tedesca, con le preferenze, come da sempre auspicato. A Venezia, nei prossimi giorni discuteremo di questo progetto con gli amici socialisti, liberali e repubblicani, per lanciare anche dalla città lagunare il progetto di un nuovo centro alternativo alla  destra nazionalista e populista e distinto e distante dalla sinistra ancora alla ricerca della proprio identità. Un centro pronto alla collaborazione con quanti intendono difendere e attuare integralmente la Costituzione repubblicana.

 

Ettore Bonalberti

Presidente ALEF ( Associazione Liberi e Forti- www.alefpopolaritaliani.it)

 

Venezia, 29 Novembre 2021

 

 

 

 



Ringrazio l’On Clemente Mastella per essersi assunto l’onere e l’onore di avviare il progetto di costituzione del nuovo centro politico democratico, popolare, liberale e riformista di cui da tempo sostengo la necessità per il nostro Paese. Serviva un leader che assumesse il coraggio di partire. L’invito a ritrovarsi SABATO’ 4 DICEMBRE alle ore 10 al Teatro Brancaccio di Roma è rivolto a quanti sono interessati a questo progetto. Noi Democratici cristiani possiamo e dobbiamo essere parte non secondaria di questo progetto che, sia con la DC guidata da Grassi che dalla Federazione Popolare DC guidata da Giuseppe Gargani, l’abbiamo considerato come la meta indispensabile per riportare in campo le culture politiche che hanno fatto grande l’Italia. Esso sarà anche l’occasione per facilitare la stessa ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale, unita nella volontà di concorrere alla formazione di un centro politico alternativo alla destra nazionalista e populista e distinto e distante dalla sinistra ancora in cerca della sua identità. Un centro aperto alla collaborazione con quanti intendono, come noi, difendere e attuare la Costituzione repubblicana. Partecipiamo, dunque, numerosi  all’incontro di Sabato 4 Dicembre prossimo per l’Assemblea Costituente di NOI DI CENTRO, impegnati ad andare avanti sempre da Liberi e Forti.

 

Ettore Bonalberti

Presidente di ALEF ( Associazione Liberi e Forti)

www.alefpopolaritaliani.it

Venezia, 23 Novembre 2021



Avanti al centro per il bene dell’Italia

 

Sono iniziate le manovre che precedono l’elezione del capo dello Stato. Le votazioni in Parlamento che hanno visto il venir meno della maggioranza di governo hanno evidenziato i giochi che, in questa fase, hanno avuto come protagonisti il solito Renzi “sfasciacarrozze” e alcuni deputati della Lega. Fuori da ogni regola il comportamento della ministra leghista on Stefani, la quale, ha abbandonato il consiglio dei ministri per recarsi in parlamento a votare contro il governo di cui fa parte.

Il parlamento dei “nominati “ uscito dalle elezioni del 2018 è la più squallida espressione del trasformismo politico che ha caratterizzato diversi momenti della cosiddetta seconda repubblica, quella che è succeduta ai partiti storici finiti politicamente nel 1993.

Sembra che Berlusconi nel tentativo di raggiungere il quorum necessario per l’improbabile elezione a capo dello Stato, stia facendo breccia anche tra alcuni deputati e senatori del M5S, quelli che erano stati “ nominati” con l’impegno di “aprire il parlamento come una scatola di tonno” e che, sperimentati i vantaggi degli emolumenti e collegati vari allo scranno miracolosamente occupato, le stanno tentando tutte pur di conservare l’impareggiabile pagnotta.

Debolissima la leadership dell’ex premier Conte, messa a quotidiana verifica dal ringalluzzito Di Maio, il movimento dei grillini è vittima dell’insufficienza dimostrata alle prove dei governi locali e nazionale, e della difficile situazione di stallo della propria condizione tra movimento e partito e tra azione di governo e di opposizione d’antan.

Anche la Lega è vittima della stessa situazione, mentre Forza Italia vive la fase più difficile della sua lunga stagione costantemente collegata alle vicende alterne di un Cavaliere sempre più affaticato dagli anni e dagli affanni di una vita.

In tali condizioni è indispensabile attivare tutte le energie disponibili a costruire una forza politica di centro alternativa alla destra nazionalista e populista e distinta e distante da una sinistra alla ricerca di un’identità faticosamente  perduta. Un centro che si riconosca nei valori del popolarismo e del riformismo liberal democratico, dell’Europa e dell’atlantismo e nel quale sia forte la presenza delle componenti di ispirazione cristiana. Un centro pronto a collaborare con quanti sono interessati a difendere e ad attuare integralmente la Costituzione repubblicana. Un centro, infine, capace di interpretare e dare risposte alle attese della povera gente e dei ceti medi produttivi rimasti sin qui senza rappresentanza. Il tempo delle sirene leghiste e dei pentastellati è finito e serve, invece, riportare in campo le espressioni delle migliori culture politiche che hanno fatto grande l’Italia: quella cattolica, quella socialista, liberale e repubblicana, ossia le più autentiche voci del riformismo italiano.

Dobbiamo ringraziare Mario Draghi per aver accettato di guidare il Paese in una fase delicatissima d’emergenza, ma, tenendo conto delle sue reali ambizioni, serve predisporre un’uscita di sicurezza che ponga fine al clima di trasformismo e di irresponsabilità che sta caratterizzando la vita del parlamento e dello stesso governo.

Passaggio decisivo sarà la decisione sulla legge elettorale, tenendo presente che, tanto nel caso in cui si conservi il “rosatellum” maggioritario, quanto e a maggior ragione, si scelga quello proporzionale con sbarramento, una forza di centro ampia come quella indicata sarà indispensabile per mettere in sicurezza il sistema democratico del Paese.

Serve che qualcuno si assuma credibilmente il compito di avviare il progetto in tempi certi e brevi con la speranza che, alla chiamata, rispondano positivamente i tanti democratici oggi sparsi tra  la disaffezione e/o il disimpegno, sapendo che è giunto il tempo in cui possa partire una rinnovata componente politica centrale dello schieramento nazionale, essenziale per garantire l’equilibrio della politica italiana.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 20 Novembre 2021


Uno scatto d’orgoglio

 

Proseguono i tentativi per la ricomposizione politica dei cattolici democratici e cristiano sociali. Ora, però, serve uno scatto d’orgoglio in avanti per superare il surplace inefficiente che mantiene in vita le vecchie casematte, ognuna delle quali sopravvivono con l’ambizione/presunzione di poter accasare le altre esperienze in campo. Se non si supera questa condizione di stallo, si arriverà alla scadenza delle elezioni politiche ancora divisi e irrilevanti.

 

In un incontro informale di alcuni amici, l’On Publio Fiori, ieri, ci ricordava come fosse prassi della DC nei momenti più difficili ricorrere alla convocazione di un’assemblea nazionale; una sorte di stati generali dai quali vennero sempre idee e soluzioni politico programmatiche importanti per il partito e per il Paese.

 

Nella pluralità dei linguaggi che sono stati sin qui espressi dai diversi attori, a me sembra che la proposta di Fiori potrebbe essere favorevolmente accolta, non solo dagli amici della Federazione Popolare DC, della DC guidata da Renato Grassi, di Insieme, di Rete Bianca e delle tante associazioni, movimenti e gruppi di ispirazione democristiana e popolare, ma anche da quella più vasta realtà culturale e organizzativo- sociale del mondo cattolico.

 

Un comitato promotore dei diversi organismi potrebbe fissare le regole organizzative di questa’assemblea nazionale sul tema della ricomposizione politica dei cattolici democratici e cristiano sociali italiani. In parallelo a questa iniziativa, nelle diverse realtà territoriali gli amici aderenti alle varie realtà associative potrebbero attivare dei comitati civico popolari di partecipazione democratica, aperti alle comunità locali, nei quali poter discutere dei principali temi di interesse dei cittadini. Comitato civico popolari che favorirebbero la partecipazione più ampia e l’emergere delle istanze locali nell’assemblea nazionale.

 

Se vogliamo reagire al clima dominante di relativismo morale e culturale, di anomia sociale e di nostra sostanziale irrilevanza politica, bisogna ripartire dalle realtà locali e dai concreti bisogni dei cittadini: elettrici ed elettori, che da troppo tempo alimentano la vasta platea dei renitenti al voto.

 

In alternativa alle velleitarie ambizioni dei soliti noti, che da molti, troppi anni, galleggiano, favorendola, sulla suicida diaspora succeduta alla fine politica della DC; personaggi non più credibili per rappresentare la fase nuova dell’impegno politico dei cattolici democratici e popolari italiani, dai comitati civico popolari territoriali e dall’assemblea nazionale emergerà la nuova classe dirigente, destinata a inverare nella città dell’uomo le politiche economiche, finanziarie e sociali ispirate dai valori della dottrina sociale cristiana. E con la selezione di una nuova classe dirigente, l’elaborazione di una proposta di programma all’altezza dei bisogni e delle attese della povera gente e dei ceti medi produttivi, unico antidoto alla crisi di rappresentanza e di partecipazione politica, che è alla base della crisi del sistema democratico italiano.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 11 Novembre 2021

 

Come i polli di Renzo?

 

Nella grave crisi di sistema che stiamo vivendo, è acuta l’afonia della cultura politica cattolico democratica  e cristiano sociale, salvo alcune voci che si rincorrono sul tema della costruzione del nuovo centro della politica italiana. E’ divisiva e fuorviante la discussione sulle alleanze che, da alcuni esponenti e gruppi, viene svolta senza tener conto della legge elettorale che, alla fine, governo e Parlamento decideranno di adottare e senza un confronto serio sui contenuti di un programma politico economico, sociale e finanziario all’altezza della situazione glocale e delle attese dei ceti medi produttivi e delle classi popolari. All’altezza, cioè, delle attese di quell’oltre 50% di renitenti al voto, altra espressione della grave crisi della democrazia italiana.

 

Non mancano tentativi di ricomposizione politico organizzativa, come quelli che dal 2012 stiamo svolgendo, per dare pratica attuazione alla sentenza della Cassazione n.25999 del 23.12.2010, secondo cui: “ la DC non è mai stata giuridicamente sciolta”, come quelli che gli amici della Federazione Popolare DC, di Insieme, di Rete Bianca e  di altre numerose associazioni, movimenti e gruppi, stanno svolgendo, ispirati dalle stesse motivazioni ideali.

 

Ci sono poi alcuni che, molto sbrigativamente, sostengono l’impossibilità o impraticabilità di tentare questa strada, quasi che ci fosse in noi la velleitaria pretesa di ricostruire tal quale la DC finita politicamente nel 1993. Condividiamo il giudizio di Bodrato: “ la DC era come un cristallo che si è rotto, frantumandosi in mille pezzi non più ricomponibili”, tuttavia non ci rassegniamo e continuiamo a perseguire il progetto di ricomposizione di un’area politico culturale che riteniamo, anche oggi, indispensabile per superare la crisi di sistema.

 

A chi ci chiede quali sarebbero le motivazioni per tale impegno, rispondiamo che, come nei tempi più importanti della storia politica nazionale ed europea, anche nell’età della globalizzazione, spetta ai cattolici il dovere di impegnarsi in politica per tradurre nella città dell’uomo gli orientamenti pastorali indicati dalla dottrina sociale della Chiesa, così come espressi nelle ultime encicliche sociali: dalla “ Centesimus Annus” di Papa Santo Giovanni Paolo II, “ Caritas in veritate” di Papa Benedetto XVI, e di Papa Francesco: “ Laudato SI” e “ Fratelli Tutti”. Se la “Rerum Novarum” fu la pietra miliare dell’impegno politico dei cattolici, quale risposta alla questione sociale posta dalla prima rivoluzione industriale, le ultime encicliche sono quelle che hanno affrontato in maniera più rigorosa i temi posti dalla globalizzazione e ai drammatici problemi delle crisi energetica e ambientale del nostro tempo.

 

Avvilente è costatare come di fronte a questi eccezionali emergenze, economiche, finanziarie e climatico- ambientali, che stanno mettendo in gioco non solo le democrazie, ma la stessa sopravvivenza della nostra specie e del pianeta, la vasta e complessa realtà della nostra area politico culturale continui nella diaspora, rischiando di fare la fine dei polli di Renzo. Non solo continuiamo a coltivare le divisioni tra le diverse casematte costruite nei vent’anni che ci separano dalla fine politica della DC, ma, all’interno delle stesse si consumano quotidianamente diatribe, e scontri espressione di una diffusa stupidità, come descritta da Carlo Cipolla : stupido è colui che con i suoi comportamenti fa del male e se stesso e agli altri.

 

Due sono le principali questioni alle quali, alla luce dei principi ispiratori della dottrina sociale cristiana, dovremmo porre attenzione, che si aggiungono a quelli etici non negoziabili: il tema del superamento del NOMA ( Non Overlapping Magisteria) assai ben descritto dal prof  Zamagni; ossia del prevalere della finanza sull’economia reale e sulla stessa politica, ridotta a un ruolo ancillare e servente agli interessi dei poteri finanziari dominanti; il tema della crisi di sistema, da affrontare sulla base dei principi di solidarietà e sussidiarietà, tenendo conto del ruolo dell’Italia nel quadro geopolitico mediterraneo, europeo e internazionale. Quanto al primo, ho tentato di evidenziare alcune proposte di politico economica e finanziaria, sin qui ignorate (vedi elenco allegato).

 

In merito alla crisi di sistema, riproponendo una tesi già esposta all’inizio della seconda Repubblica, ossia della necessità di convocare un’assemblea costituente attraverso la quale procedere con metodo democratico ai necessari adattamenti della nostra Carta costituzionale, riterrei indispensabile avviare un dibattito sulla nuova legge elettorale da adottare per le prossime  elezioni politiche. Sono convinto che noi DC e Popolari si debba sostenere la legge proporzionale con sbarramento e preferenze, per superare il bipolarismo forzato dimostratosi, dalla riforma Segni in poi, corresponsabile dell’ingovernabilità. Una democrazia retta dal 50% di non partecipanti non è democrazia. De Gasperi diceva che la democrazia muore se non vi è partecipazione.

Una legge elettorale di tipo proporzionale con preferenze è il modo efficace per risanare istituzioni in super critica sofferenza e restituire una classe dirigente diversa e rappresentativa di interessi reali della società . La legge elettorale, infatti,  è, per buona parte, la madre per un’ articolazione istituzionale democratica popolare .

Molto opportunamente credo che, come mi scrive la prof. Campus,  sarebbe il caso di costruire un movimento di opinione che sostenga il tema: "bipolarismo forzato all’italiana=no-democrazia", anche al fine di evitare che le modifiche sulle leggi elettorali restino un make-up della politica e degli attuali  partiti che, con il rosatellum, hanno espresso “il parlamento dei nominati”, oggetto del rifiuto del quasi 60% degli elettori italiani. Evitiamo, dunque, di fare la fine dei polli di Renzo e attiviamoci seriamente a sostegno della riforma della politica economica e finanziaria e di una legge elettorale proporzionale di tipo tedesco, con sbarramento e le preferenze.

 

Venezia, 7 Novembre 2021

 

Ettore Bonalberti

 

Alcune proposte di politica economica e finanziaria dei DC e Popolari

 

L’unico programma politico che TECNICAMENTE consentirebbe ancora, dopo 25 anni, lo

Sviluppo dello STATO ITALIANO e della Sua CLASSE MEDIA (94% della popolazione italiana)

e che renderebbe tecnicamente possibile ogni altro obiettivo in qualsiasi altro settore sarebbe

il seguente :

1. Obbligo di cessione al Tesoro dello Stato italiano da parte di Telecom Italia Sparkle

della proprietà dei cavi sottomarini, necessari alla comunicazione intranet dei movimenti

elettronici del denaro nel sistema bancario italiano (=abolizione della L.58 del 28 Gennaio

1992 e della Legge n. 35 del 29 gennaio 1992)

2. Controllo Statale sulla raccolta del risparmio tra il pubblico mediante compagnie

assicurative statali = abolizione del DPR n. 350/1985 firmato da Sandro Pertini

3. Obbligo di cessione da parte di Banca Intesa, Unicredit, Cassa Risparmio Bologna,

Carige e BNL del 51% delle loro azioni al Tesoro dello Stato Italiano al fine che lo Stato

italiano abbia, con 265 voti su 529, il controllo del 51% di Banca d’Italia (abolizione della L.82

del 7 Febbraio 1992), al fine che Banca d’Italia possa di nuovo dopo 25 anni tornare a vigilare

per impedire truffe sui derivati e su azioni/bond carta straccia, e per impedire anatocismo e

usura bancaria.

 

4. Reintroduzione della Legge Bancaria del 1936 (abolizione del decreto legislativo n.

385/1993):

5. SEPARAZIONE TRA BANCHE DI PRESTITO (loan bank) e BANCHE

SPECULATIVE (investment bank) : abolizione del d.lgs n.481/1992 firmato da Giuliano

Amato, Barucci e Colombo.

Automatica re-introduzione della contabilità bancaria esistente prima del 31 Luglio

1992 (abolizione del Provvedimento di Banca d’ Italia del 31 Luglio 1992 firmato da

Lamberto Dini al fine di fermare l’evasione fiscale verso i fondi speculatori petroliferi kazari

proprietari della City of London)

6. Divieto di prestare denaro creato con un clic elettronico anziché raccolto tra il

pubblico

7. Riduzione del capitale flottante di Banca Intesa, Unicredit, Cassa Risparmio Bologna,

Carige, BNL e di ogni altra società italiana strategica quotata in borsa (ENI,…) dall’attuale

85% del capitale totale, al 15%, al fine di evitare scalate da parte dei fondi speculatori

petroliferi kazari.

8. Divieto di vendite allo scoperto (divieto di short -selling) sia di tipo naked (presa in

prestito di titoli inesistenti per es di MPS per farle crollare, le uniche finora vietate dall’UE) e

di quelle piene. Divieto in sostanza di ogni tipo di vendita allo scoperto contro titoli di società

italiane quotate alla borsa di Milano.

9. Abolizione del CICR (è l’ufficio di controllo occulto di Banca d’Italia)

10. Conferire il potere ISPETTIVO sia a Banca d’Italia che alla Consob, in aggiunta a quello

di vigilanza

11. Separare la Consob dal controllo di Banca d’Italia al fine di avere un organo ispettivo

indipendente. Possibilità anche per la GDF e per la Polizia di Stato di effettuare ispezioni in

materia finanziaria, in materia di borsa.

12. Divieto per famiglie, imprese ed enti locali italiani di sottoscrivere derivati sulla

valuta(=abolizione del DPR n.556/1987 emesso su proposta del Ministro del Tesoro Giuliano

Amato) e derivati sul tasso (=abolizione del D.M. del Tesoro n. 44 del 18 febbraio 1992

firmato da Mario Draghi)

13. Divieto al Governatore di Banca d’Italia di variare il tasso ufficiale di

sconto (abolizione della L.n. 82 del 7 Febbraio 1992) al fine di evitare le truffe sui derivati sul

tasso

14. Divieto di anatocismo nei conti correnti, leasing, mutui, prestiti con cessione del quinto e in

ogni altra forma di prestito

15. Abolizione del piano di ammortamento alla francese, lecito solo il piano di

ammortamento all’italiana (quote capitali sempre uguali).

16. Divieto di usura oggettiva (supero tasso soglia) e divieto di usura soggettiva (supero

tasso medio). Introduzione della rilevanza immediatamente penale anche del supero del tasso

medio indipendentemente dalla situazione di difficoltà economica-finanziaria del soggetto

cliente

17. Abolizione della disciplina fondiaria ex art 38 e seg. TUB

18. Riforma del Tribunale delle Esecuzioni immobiliari sulla prima casa e sull’immobile

sede dell’attività: divieto di esecuzione immobiliare sulla prima casa e sulla sede dell’attività,

obbligo di prolungamento del mutuo, in caso di difficoltà, ad un tasso massimo pari al tasso

d’inflazione. Divieto di neutralizzazione del Fondo Patrimoniale (è una figura giuridica

prevista dal 1936 a tutela della famiglia italiana).

19. Divieto di concentrazione immobiliare diretta o per interposte persone (massimo 3

immobili) in soggetti posti in qualsiasi ruolo e funzione del Tribunale addetti all’esecuzioni

immobiliari e nella sezione fallimentare.

Divieto di concentrazione immobiliare diretta o per interposte persone (massimo 3

immobili) nell’avvocato e dottore commercialista della curatela fallimentare, dei sequestri

immobiliari e quali procuratori per le banche nelle esecuzioni immobiliari e nel custode e

nel notaio delle esecuzioni immobiliari

20. Creazione della Procura Nazionale contro i Reati finanziari commessi da soggetti

speculatori esteri, con distaccamento in ogni DDA, collegata all’INTERPOL e per la

prevenzione di attentati terroristici e jihadisti da parte dei fondi speculatori atti a riottenere il

controllo privato delle banche italiane e dell’Ente dell’Energia italiano

21. Obbligo di almeno cinque Parlamentari di ogni forza politica di partecipare all’

Assemblea Annuale di Approvazione del Bilancio delle banche italiane azioniste di

maggioranza di Banca d’Italia, in quanto vero governo del sistema e termometro della salute

del paese

Attraverso queste essenziali riforme l’Italia potrà riprendere quel ruolo che la DC seppe

garantirle in passato e uscire dalla grave crisi nella quale una classe dirigente in larga parte

incompetente e orientata su una deriva nazionalista e populista l’ha condotta in gravissimo

isolamento politico e strategico europeo e internazionale.

N.B.:

* Da documenti desecretati e da rilievi matematici confermati dal Ministero dell'Economia

delle Finanze sull'assetto di controllo delle banche quotate italiane ( risposta del Ministero

all’interrogazione parlamentare dell’On Villarosa (M5S) nel Febbraio 2017) maggiori

azioniste di Banca d'Italia con 265 voti su 529, da parte , attraverso le SUB-DELEGHE conferite

agli avvocati (avv. Cardarelli, ..) dello studio legale Trevisan di viale Maino –Milano, risultano

una decina di fondi petroliferi nonché speculatori finanziari georgiani/ arzebajani di antica

origine tedesca (Vanguard, State Street, Northern Trust , Fidelity , Jp Morgan Trust, Black Rock

, Bnp Paribas Trust, Franklyn Templeton e il loro fondo immobiliare comune Black Stone, già

proprietario di quasi tutti gli outlet village in Italia e di oltre 1 MILIONE di mq di centri

logistici sempre in Italia), cd ariani o KAZARI o askenazita-kazari , indagati dal 15 Gennaio

2018 anche dalla Procura di New York e dallo Stato di New York per PROCURATO DISASTRO

AMBIENTALE e per avere fermato lo sviluppo dell'energia solare, hedge fund e come tali, unici

fondi al mondo autorizzati a compiere amorali , immorali, illegittime VENDITE ALLO

SCOPERTO (presa in prestito di titoli di società terze a loro insaputa per venderli al fine di

farne crollare la quotazione, per acquistarli a prezzi stracciati ad ogni programmato

settennale avvenuto crollo della borsa di Milano, da quando dal 1992/93, abolita purtroppo in

Italia la separazione bancaria tra banche di prestito e banche speculative a causa del decreto

legislativo n. 481 del 14 Dicembre 1992 firmato da Amato e Barucci, essi imperano , crolli

della borsa di Milano infatti avvenuti ogni circa sette anni 1994, 2001, 2008 , 2016, crolli che

hanno impoverito circa 20 milioni di piccoli azionisti italiani che hanno perso tutti i loro

risparmi ) definiti fondi speculatori anche dal D.M. del Tesoro n. 98/1999.

Trattasi di decreti già emessi , non disegni di legge, decreti che comprovano l'avvento in Italia

dal 1992/93 di questi fondi speculatori con sede legale nella City of London , proprietari della

City of London, e sede fiscale nel PARADISO FISCALE del Deleware come dimostrato dalla

Relazione della SEC (organo di vigilanza della borsa degli Stati Uniti , indipendente dal 2001).

Fondi speculatori che il sito governativo britannico beta.companieshouse.gov.uk ha

dimostrato che le società che essi controllano appartengono a TRUSHELFCO, DIKAPPA più un

numero delle sette famiglie kazare , georgiane /arzebajane di antica origine tedesca dei

Rothshild , J.P. Morgan, Warburg , Walker Bush, Rockfeller, Jeferson Clinton, Johnson,

convertiti all'ateismo nel 1820 per poter usufruire senza limiti e remore, con l'invenzione

della trivella, ancora del business del petrolio che era terminato in superficie nel 1400 dopo

Cristo in Georgia/Arzebajan decretando la fine dell'impero KAZARO (600 avanti Cristo -1400

dopo Cristo), un impero inspiegabilmente cancellato dagli inventori kazari delle tipografie, dai

libri storia occidentali, ma ben presente nei libri di storia dell'Armenia, dell'Ucraina.

 




Attenti alla realtà effettuale

 

Perseguo il sogno della rinascita politica della DC dal 1994, anno della sua fine mai consumatasi sul piano giuridico come da sentenza della Cassazione n.25999 del 23.12.2010, e ripreso con alcuni amici dal 2012, sin qui con molti ostacoli. Comprendo le ragioni che Guido Bodrato ha sintetizzato con un’immagine: “la DC era come un cristallo che si è frantumato e non è più ricomponibile”, tanto più che molti dei frammenti di quel cristallo sono animati da pulsioni egoistiche o, peggio, da colpevoli responsabilità che si tenta di occultare anche manovrando taluni sabotatori seriali.

 

Non a caso ho partecipato all’ultimo XIX congresso nazionale (ottobre 2018) nel quale ho contribuito all’elezione dell’amico Renato Grassi alla segreteria del partito. La DC è il partito di cui continuo a far parte, convinto come sono che, anch’esso possa e debba concorrere alla ricomposizione dell’area più vasta cattolico democratica e cristiano sociale. Ecco perché non raccolgo le provocazioni di qualche amicoC, che vorrebbe dimostrarsi più democristiano di quanti come me lo sono da una vita e lo saranno per sempre. Una cosa, però. è il sogno e un’altra la realtà effettuale della politica italiana. Ragionare in termini esclusivi di ricostruzione della DC può essere una condizione necessaria ma, certamente, non sufficiente per dare risposte concrete all’esigenza di un centro politico di cui il Paese ha necessità.

 

Basta analizzare, come faccio da diverso tempo, il tipo di legge elettorale che sarà scelta per le prossime elezioni politiche. Se restasse l’attuale “rosatellum” o analoga legge maggioritaria, una DC, ancorché riunificata  (operazione sin qui risultata impossibile) potrebbe forse garantire qualche candidatura a qualche amico in uno dei due poli in cui si ripartirebbe la scelta politica, mentre il nostro residuo elettorato, come già sperimentato, si tripartirebbe tra destra, sinistra e non voto. In tal caso, insomma, la battaglia per la semplice e pur importante riunificazione dei DC, sarebbe quanto mai velleitaria. Se, invece, fosse adottata una legge elettorale di tipo proporzionale con sbarramento, è evidente che una DC da sola non andrebbe da nessuna parte, rischiando risultati con percentuali tali da non superare il 3 o 4 per cento richiesto. Anche e a maggior ragione in questo caso, servirebbe un’ampia unione di componenti dell’area cattolico democratica e cristiano sociale. 

 

Dopo la formazione dell’attuale governo Draghi, si sta verificando un processo di seria scomposizione-ricomposizione delle forze politiche all’interno del quale assume realistica possibilità, come annunciato da più parti,  quella di una Federazione di centro di cui ho scritto nella mia ultima nota politica. In sostanza, restando la legge maggioritaria, il progetto della rinascita politica della DC, ancorché meritevole sarebbe inefficace se non per le ambizioni di qualcuno, come lo è stata la rendita di posizione garantita a destra dall’utilizzo per grazia ricevuta del simbolo dello scudo crociato, dal trio dell’UDC: Cesa, De Poli, Saccone insieme alla sen Binetti. Con la legge di tipo proporzionale, essenziale sarebbe l’unità più vasta d’area. Se consideriamo ciò che si sta muovendo nello scenario politico italiano, l’idea di una Federazione di un centro come più volte da me connotato, penso sia la proposta politico- organizzativa più valida, efficiente ed efficace per garantire una soluzione laica, democratica, popolare, riformista, ispirata ai valori dell’europeismo e dell’atlantismo, della difesa della costituzione repubblicana, nella quale una forte componente di ispirazione cattolico democratica e cristiano sociale sarebbe oltremodo utile e opportuna.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 26 ottobre 2021

Verso una Federazione del Centro?

 

Da diverso tempo si susseguono interventi tesi a promuovere l’avvio di un rinnovato centro della politica italiana, alternativo alla destra nazionalista e populista, distinto e distante dalla sinistra alla ricerca della propria identità. Lo stiamo facendo da molti anni noi della DC, legittima erede del partito storico, come la stessa Federazione Popolare dei DC insieme a numerose associazioni, movimenti, gruppi facenti parte della vasta e articolata area dei cattolici democratici e cristiano sociali.

 

E’ mancata sino a oggi la capacità di collegare queste esperienze con quelle assai interessanti degli amici di Rete Bianca, di Insieme, del Centro democratico, persistendo le divisioni che ci hanno visto correre frammentati e, dunque, irrilevanti, anche nelle recenti elezioni amministrative. Uniche interessanti eccezioni: quella dei DC siciliani con Cuffaro, aperti alla collaborazione con Forza Italia e quella di Mastella a Benevento, con una lista sostenuta da un’ampia aggregazione di consenso dal centro a parti importanti della sinistra.

 

La sconfitta della destra-centro nel voto ottobrino, ha favorito, sollecitato dalla Meloni, l’incontro di Mercoledì scorso a Roma, a Villa Zeffirelli di proprietà del Cavaliere, alla fine del quale sono state raggiunte alcune conclusioni evidenziate nella nota resa pubblica. Da essa si evince l’impegno a procedere uniti verso l’elezione del Presidente della Repubblica e un netto rifiuto del sistema proporzionale. Quanto al primo obiettivo, considerato come il piano A della destra-centro, concesso al Cavaliere come un miraggio nel quale solo Berlusconi crede, esso potrebbe essere il prezzo pagato per l’eventuale premiership della Meloni, così come indicato dalle regole sin qui condivise nel destra-centro: guida chi prende più voti. Insomma due obiettivi che, allo stato degli atti, sembrano premesse di due sicure sconfitte.  L’idea di conservare unito il destra-centro si tiene con quella del mantenimento di un forzato bipolarismo che, dal mattarellum in poi, ha saputo sfornare governi instabili a ripetizione finendo col far prevalere l’epistocrazia (governo dei competenti, alla fine, dei tecnici) sulla democrazia. Immediata la reazione negativa di Carlo Calenda all’idea della legge maggioritaria  dato che, come tutti noi DC, è interessato a un sistema elettorale di tipo proporzionale. E’ proprio dalle posizioni espresse dall’amico Mastella a Benevento, con l’orizzonte aperto all’impegno più ampio di un centro democratico nazionale e da quelle di Calenda che si potrebbe ripartire. Per non cadere nella trappola che sarebbe mortale per il nostro potenziale elettorato di area DC e popolare, il quale, con una legge di tipo maggioritario si tripartirebbe tra destra, sinistra e astensione dal voto, è indispensabile concorrere alla costruzione di un centro ampio che, come scrivo da molto tempo, potrebbe assumere i connotati di un centro laico, democratico, popolare, liberale, riformista, europeista., trans nazionale, alternativo alla destra nazionalista populista e anti europea e alla sinistra sin qui senza identità. Un centro aperto alla collaborazione con quanti intendono difendere e attuare integralmente la Costituzione repubblicana. Ecco perché guardiamo con interesse al progetto di una Federazione di partiti e movimenti che credono in tale progetto, nel quale la partecipazione di una vasta componente ispirata dai valori del cattolicesimo democratico e cristiano sociale sarebbe oltremodo utile e necessaria. Senza la pretesa di salvifici federatori se dicenti a priori, ma lasciando al campo aperto della politica e del confronto democratico la decisione su chi potrà assumersi l’onere e l’onore di guidare il progetto, credo che insieme a Mastella e a Calenda, anche gli amici di Rotondi e dei Verdi disponibili, così come agli amici di Forza Italia delusi dal mantenere un ruolo subordinato alla destra della Meloni e di Salvini: Carfagna, Gelmini, Brunetta, con quelli di Matteo Renzi, si potrebbe concorrere con tutti gli amici dell’area DC e popolare alla costruzione di una grande centro così come ipotizzato. Un centro che sappia offrire risposte politiche e programmatiche ai bisogni insoddisfatti dei renitenti al voto del 17 e 18 Ottobre scorsi.

 

Ettore Bonalberti

 

Venezia, 22 Ottobre 2021

 

Riflessioni dopo il voto di un democratico cristiano

 

Quasi il 60% di renitenti al voto alle elezioni comunali. Da lì bisogna ripartire per comprendere il grado di crisi della nostra democrazia. La disaffezione della politica, il disagio sociale e le manifestazioni di piazza, la crisi morale, culturale e sociale, in una parola l’anomia che pervade la società italiana, sono state le ragioni della mancata partecipazione al voto. Tutte concorrenti a rappresentare la crisi dei partiti che sta alla base della crisi del sistema.

 In questa mancata partecipazione al voto, pesantissima  è stata la nostra assenza, ossia quella del nostro partito e di altri movimenti e gruppi che insieme a noi sono interessati al processo di ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale.

Tranne alcuni amici coraggiosi come i DC siciliani, i DC e popolari di Rionero, i DC piemontesi, è pressoché raro trovare liste di democratici cristiani, salvo qualche candidato inserito in liste di partiti più o meno affini e dei quali non conosciamo gli esiti.

Ha vinto il PD di Letta e hanno perso le destre nazionaliste e populiste della Meloni e di Salvini. Gli elettori, ancorché solo il 25% votanti, hanno deciso che queste destre non sono adeguate a guidare le città, e, permanendo le loro posizioni estreme di contestazione al governo, come quelle della Meloni, e collegate con partiti antieuropei, come anche la Lega, difficilmente potranno aspirare alla guida del governo nazionale.

Anche la sinistra dovrà fare i conti con la crisi del M5S e con le difficoltà che, il progetto di “ campo largo” annunciato da Enrico Letta, incontrerà passando dai propositi alla concreta realizzazione. Dopo questo voto si annuncia un processo di scomposizione e ricomposizione delle forze politiche italiane. Primo banco di prova, la prossime elezione del Presidente della Repubblica, nella quale il Parlamento allargato alle rappresentanze regionali, dovrà decidere quale ruolo assegnare a Draghi, da tutti considerato la garanzia migliore dell’Italia sul piano internazionale e per l’attuazione del PNRR. E con l’elezione del Presidente della Repubblica, decisiva sarà anche la scelta della legge elettorale da parte di un Parlamento nel quale, molti deputati e senatori sono assai incerti del loro futuro.

Quanto a noi DC dobbiamo renderci conto che se permanesse una legge maggioritaria, il progetto politico avviato nel 2012, ossia di dare pratica attuazione alla sentenza della Cassazione 25999 del 23.12.2010 ( “ La DC non è mai stata giuridicamente sciolta”) è praticamente impossibile. Com’è già accaduto in diversi comuni, il nostro residuo potenziale elettorato si tripartirebbe tra destra, sinistra e astensione e anche al nostro interno si proporrebbe la stessa inevitabile divisione.

Solo con una legge proporzionale con sbarramento il progetto più ampio di ricomposizione politica dell’area  cattolico democratica e cristiano sociale potrebbe avere ancora, non solo una possibilità, ma sarebbe quanto mai utile per il nostro Paese. Tale progetto, però, richiede di riprendere da subito una forte iniziativa con quanti della nostra area culturale e  politica sono interessati a questo obiettivo. Va superata la rincorsa inutile sin qui tentata verso l’UDC, ferma nel subalterno ruolo alla destra sovranista e nazionalista, e a cui dovrà essere definitivamente  contestata la rendita derivante dall’utilizzo del nostro storico scudo crociato, mentre si dovranno ricercare tutte le possibilità di dialogo con gli amici della Federazione Popolare, di Rete bianca, di Insieme, e dei tanti gruppi, movimenti e associazioni che sentono come noi l’esigenza di un ritorno in campo della nostra cultura politica. Obiettivo concorrere alla costruzione di un centro laico, democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, transnazionale, inserito a pieno titolo nel PPE da far tornare ai principi dei padri fondatori, alternativo alla destra nazionalista e populista, distinto e distante dalla sinistra senza identità, ispirato dai principi della dottrina sociale della Chiesa, disponibile alla collaborazione con quanti intendono difendere e attuare la Costituzione repubblicana.

Falliti sin qui i tentativi a livello centrale, dovremo ripartire dai territori: regione per regione, comune per comune, attivando comitati civico popolari di amici, elettrici ed elettori, che si ritrovano sui valori del popolarismo sturziano e degasperiano.  Per una nuova partecipazione politica dalla base sui temi prevalenti glocali, ispirati dai valori della dottrina sociale cristiana. A quel 60% di renitenti al voto va offerta una nuova speranza e, come altre volte nella storia dell’Italia, spetterà ancora ai cattolici democratici e ai cristiano sociali concorrere a tale necessità.

 

Ettore Bonalberti

Vice segretario nazionale DC

 

Venezia, 19 ottobre 2021

 

Riflessioni dal Nord Est

 

L’astensione è stata ovunque ampia e diffusa. Più forte nei centri città, a Milano e a Bologna, e assai più consistente  nelle periferie, come a Roma. L’astensionismo lo paga soprattutto il M5S che, non solo perde i suoi sindaci, ma è decisivo solo in accoppiata col PD a sinistra. Dalle urne delle amministrative emergono due netti vincitori: il PD di Letta e Fratelli d’Italia della Meloni che si annunciano come i poli di riferimento essenziali a sinistra e a destra della politica italiana. Netta la sconfitta di Salvini e della sua idea del partito leghista che, invece, nel Nord Est fa il pieno di voti nei comuni delle regioni guidate da Zaia e da Fedriga.

Sarà importante analizzare la composizione sociale e culturale del quasi 50% dei renitenti al voto che, a una prima superficiale lettura, sembrerebbe attecchire nelle due fasce intermedie dei “diversamente tutelati” e del “terzo stato produttivo”, escludendo “casta” e “quarto Non stato”, sempre attenti a tutelare i loro interessi le loro condizioni di privilegio palesi e occulte.

 

E’ una battuta d’arresto oggettiva e clamorosa per il populismo, mentre appare evidente l’assenza di un centro politico democratico e popolare senza il quale la polarizzazione premia i due partiti di più antico insediamento territoriale e dalle strutture organizzative consolidate.

Servirà anche decifrare l’orientamento del voto giovanile; di quei giovani, cioè, che pochi giorni prima del voto avevano riempito le piazze e le strade italiane per le battaglie ambientaliste, assai più disponibili alle logiche dei movimenti che a quelle dei partiti. Eppure il problema di questa caduta della partecipazione elettorale in sede locale, là dove si costruisce il consenso sui temi e i bisogni specifici dei cittadini, dovrebbe far riflettere sulla crisi della nostra democrazia. Una crisi che, in larga parte, si accompagna a quella più generale e profonda dei partiti per i quali, oggi ancor più di ieri, s’impone l’applicazione non più rinviabile dell’art 49 della Costituzione.

 

Venendo alla nostra area di riferimento sociale, culturale e politico, dobbiamo onestamente riflettere sull’eterogeneità e improvvisazione della nostra partecipazione nei diversi ambienti territoriali, nei quali scontiamo gli effetti devastanti della persistente diaspora che continua a impedire quella ricomposizione politica di cui la politica italiana avrebbe necessità.

 

Tranne alcuni casi molto isolati nei quali, la DC o la Federazione Popolare dei DC, sono riusciti a presentare, per la verità senza molto successo, liste autonome, sono prevalse le scelte a destra dell’UDC che continua a sostenere una politica, forse opportuna e utile per la sopravvivenza dei soliti noti, ma che impedisce la formazione di un centro democratico e popolare, liberale e riformista, europeista e trans-nazionale, inserito a pieno titolo nel PPE, alternativo alla destra nazionalista e populista e alla sinistra senza identità.

 

Vedremo come saranno interpretati i risultati dai partiti presenti nel Parlamento italiano, in base alla valutazione dei quali dipenderà la decisione sulla legge elettorale da adottare alle prossime elezioni politiche. Credo che, sulla base del voto amministrativo, nonostante le spinte al voto di Giorgia Meloni, difficilmente si avranno elezioni anticipate e, dunque, il governo Draghi dovrebbe durare sino alla scadenza della legislatura.  

 

Se a livello nazionale la linea ondivaga di lotta e di governo di Salvini è stata sconfitta, trionfante è invece stata, dove ha prevalso, come in Friuli e nel Veneto, quella dei governatori del Nord Est. Da Pordenone a Chioggia a Montebelluna, infatti, il centrodestra conquista tutti i principali comuni veneto friulani  in cui si è votato. Qui domina la Lega di Zaia e Fedriga con una base sociale e culturale dalle antiche radici bianche. Il vecchio disegno bisagliano di una CSU del Nord potrebbe, dunque, essere ripreso. La crisi di una sinistra senza identità in queste realtà impone una seria analisi da parte di quanti come noi si riconoscono nella tradizione e nella cultura politica dei cattolici democratici e cristiano sociali, al fine di riprendere i ragionamenti nel punto in cui li abbiamo interrotti con Toni Bisaglia, alla vigilia della sua scomparsa e della fine politica della Democrazia Cristiana.

La nostra ricomposizione politica prima e, insieme, l’apertura con quanti intendono collegarsi all’esperienza più ampia del Partito Popolare Europeo, sono gli obiettivi da perseguire con forte determinazione.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 5 Ottobre 2021

 

 

Il confronto continua

 

Ho sollecitato l’apertura del confronto all’interno della DC e della Federazione Popolare DC partendo dalla convinzione che per superare l’attuale frammentazione, prima della scelta delle alleanze, sia necessario trovare la condivisione sui contenuti di un programma in grado di rispondere alle attese del “terzo stato produttivo” e della “povera gente”; di coloro ,cioè, che sono i riferimenti naturali di un partito e/o di una federazione di partiti ispirati dai valori del popolarismo e della dottrina sociale cristiana.

 

Avevo già inviato agli interessati una bozza di programma articolato che, per la verità, non ha suscitato alcun riscontro. Ho replicato nei giorni scorsi ripresentando, come priorità, le scelte in materia di politica economica e finanziaria, indispensabili per contrastare il dominio dei poteri finanziari che, come gli hedge funds anglo caucasici/kazari, hanno la sede operativa nella City of London e quella legale nello stato USA del Delaware, a tassazione fiscale zero.

 

Va ricordato, infatti, che da documenti de-secretati e da rilievi matematici confermati dal Ministero dell'Economia delle Finanze sull'assetto di controllo delle banche quotate italiane ( risposta del Ministero all’interrogazione parlamentare dell’On Villarosa (M5S) nel Febbraio 2017) maggiori azioniste di Banca d'Italia con 265 voti su 529, da parte , attraverso le SUB-DELEGHE conferite agli avvocati (avv. Cardarelli, ..) dello studio legale Trevisan di viale Maino –Milano, risultano una decina di fondi petroliferi nonché speculatori finanziari georgiani/ arzebajani di antica origine tedesca (Vanguard, State Street, Northern Trust , Fidelity , Jp Morgan Trust, Black Rock, Bnp Paribas Trust, Franklyn Templeton e il loro fondo immobiliare comune Black Stone, già proprietario di quasi tutti gli outlet village in Italia e di oltre 1 MILIONE di mq di centri logistici sempre in Italia), cd ariani o KAZARI o askenazita-kazari , indagati dal 15 Gennaio 2018 anche dalla Procura di New York e dallo Stato di New York per PROCURATO DISASTRO AMBIENTALE e per avere fermato lo sviluppo dell'energia solare, hedge fund e come tali, unici fondi al mondo autorizzati a compiere amorali , immorali, illegittime VENDITE ALLO SCOPERTO (presa in prestito di titoli di società terze a loro insaputa per venderli al fine di farne crollare la quotazione, per acquistarli a prezzi stracciati ad ogni programmato settennale avvenuto crollo della borsa di Milano, da quando dal 1992/93, abolita purtroppo in

Italia la separazione bancaria tra banche  di prestito e banche speculative a causa del decreto

legislativo n. 481 del 14 Dicembre 1992 firmato da Amato e Barucci, essi imperano , crolli

della borsa di Milano infatti avvenuti ogni circa sette anni 1994, 2001, 2008 , 2016, crolli che

hanno impoverito circa 20 milioni di piccoli azionisti italiani che hanno perso tutti i loro

risparmi ) definiti fondi speculatori anche dal D.M. del Tesoro n. 98/1999.

Trattasi di decreti già emessi , non disegni di legge, decreti che comprovano l'avvento in Italia

dal 1992/93 di questi fondi speculatori con sede legale nella City of London , proprietari della

City of London, e sede fiscale nel PARADISO FISCALE del Delaware come dimostrato dalla Relazione della SEC (organo di vigilanza della borsa degli Stati Uniti , indipendente dal 2001).

Fondi speculatori che il sito governativo britannico beta.companieshouse.gov.uk ha dimostrato che le società che essi controllano appartengono a TRUSHELFCO, DIKAPPA più un

numero delle sette famiglie kazare, georgiane/arzebajane di antica origine tedesca dei Rothshild , J.P. Morgan, Warburg , Walker Bush, Rockfeller, Jeferson Clinton, Johnson, convertiti all'ateismo nel 1820 per poter usufruire senza limiti e remore, con l'invenzione della trivella, ancora del business del petrolio che era terminato in superficie nel 1400 dopo

Cristo in Georgia/Arzebajan decretando la fine dell'impero KAZARO (600 avanti Cristo -1400

dopo Cristo), un impero inspiegabilmente cancellato dagli inventori kazari delle tipografie, dai

libri storia occidentali, ma ben presente nei libri di storia dell'Armenia, dell'Ucraina.

Senza questa premessa non si comprenderebbero le ventidue proposte in materia di scelte economico finanziarie sulle quali ho invitato a discutere gli amici del partito e della Federazione popolare DC.

Sino ad oggi sono intervenuti alcuni amici che hanno condiviso le mie indicazioni, ma non sono mancate le critiche di altri, come gli amici Rapisarda e Palumbo, o le osservazioni più bonarie di Elisabetta Campus e Renzo Gubert.

Le critiche riguardano o l’oggettiva incapacità di portare avanti questa sfida, considerando la nostra consistenza operativa sul piano politico organizzativo e nulla su quello istituzionale ( Palumbo); o l’aver “volato  troppo in alto” rispetto ai bisogni e alle attese concrete degli elettori ( Rapisarda).

Quanto al primo rilievo non posso che condividerlo: così come siamo, ancora vittime della persistente Demodissea della diaspora DC, la mia proposta ha soprattutto la funzione di favorire il confronto nell’ampia e disarticolata area politica dei cattolici democratici e cristiano sociali, al fine di ricercare innanzi tutto un accordo sui contenuti, rinviando solo dopo la scelta delle alleanze. Una scelta inevitabilmente condizionata dal tipo di legge elettorale che, alla fine, sarà indicata dal governo e votata dal Parlamento. Su tale punto ho chiarito più volte che, se restasse la legge maggioritaria, nessuna possibilità di riunificazione sarebbe possibile, dato che in una scelta bipolare, i nostri potenziali elettori si dividerebbero in tre parti: una parte voterà a destra, un’altra parte a sinistra e molti altri finiranno con l’astenersi dal voto.

Se passasse invece la legge proporzionale con sbarramento al 3 o 4% sarebbe indispensabile unire tutte le forze per non fare la fine dei “polli di Renzo”. Forzare il confronto volendo anticipare la scelta preventiva delle alleanze, oltre che inefficace non essendo ancora certi della legge elettorale, favorirebbe solo la divisione.

Molto più intrigante la questione sollevata da Rapisarda secondo cui avrei volato troppo in alto, rischiando una sorta di “manifesto  programmatico velleitario”….

Su questo rilievo vorrei dire che ho ben presente che i problemi da risolvere con estrema urgenza oggi, riguardano la ricostruzione della sanità pubblica, la digitalizzazione del Paese, l’edilizia scolastica, la conversione energetica, la sicurezza idrogeologica del territorio. Sono, tuttavia, convinto che questi stessi problemi, sui quali si gioca la grande partita del lavoro e dell’equilibrio sociale del Paese, non si potranno risolvere con le sole scelte del PNRR indicateci dall’UE, se non si affrontano i nodi strutturali economico finanziari come quelli evidenziati nelle mie proposte, le quali rientrano nella migliore tradizione culturale e politica della DC e delle scelte fatte dalla Banca d’Italia guidata da Guido Carli, sempre difese dalla DC.

Ettore Bonalberti

Venezia, 25 Settembre 2021



Quali riforme?

 

Romano Prodi ha dichiarato ieri alla trasmissione dell’Annunziata: “ Con Letta ci siamo sentiti parecchie volte. Il principale consiglio che gli ho dato è che ci vuole una proposta sul lavoro, sul tipo di crescita, sull'organizzazione della società post pandemia".  Più modestamente, nelle settimane scorse agli amici della DC e della Federazione Popolare DC, avevo proposto alcune idee per un progetto strategico di riforma per l’Italia. Un progetto che che si riassume in questi punti:

1.    Obbligo di cessione al Tesoro dello Stato italiano  da parte di Telecom Italia Sparkle della proprietà dei cavi sottomarini,  necessari alla comunicazione intranet dei movimenti elettronici del denaro nel sistema bancario italiano (=abolizione della L.58 del 28 Gennaio 1992 e della Legge n. 35 del 29 gennaio 1992)

2.    Controllo Statale  sulla  raccolta del risparmio tra il pubblico mediante compagnie assicurative  statali = abolizione del DPR n. 350/1985 firmato da Sandro Pertini

3.    Obbligo di cessione da parte di Banca Intesa, Unicredit, Cassa Risparmio Bologna, Carige e BNL del 51% delle loro azioni al Tesoro dello Stato Italiano  al fine che lo Stato italiano abbia,  con 265 voti su 529, il controllo del 51% di Banca d’Italia (abolizione della L.82 del 7 Febbraio 1992), al fine che Banca d’Italia possa di nuovo dopo 25 anni tornare a vigilare per  impedire truffe sui derivati e su azioni/bond carta straccia, e per impedire anatocismo e usura bancaria.  

4.    Reintroduzione della Legge Bancaria del 1936 (abolizione del decreto legislativo n. 385/1993):

5.    SEPARAZIONE TRA BANCHE DI PRESTITO (loan bank) e BANCHE SPECULATIVE (investment bank) : abolizione del d.lgs n.481/1992 firmato da Giuliano Amato, Barucci e Colombo. Automatica re-introduzione della contabilità bancaria esistente prima del 31 Luglio 1992 (abolizione del Provvedimento di Banca d’ Italia del 31 Luglio 1992 firmato da Lamberto Dini al fine di fermare l’evasione fiscale verso i fondi speculatori petroliferi kazari proprietari della City of London)  

6.    Divieto di prestare denaro creato con un clic elettronico anziché raccolto tra il pubblico

7.    Riduzione del capitale flottante di Banca Intesa, Unicredit, Cassa Risparmio Bologna, Carige, BNL e di ogni altra società italiana strategica quotata in borsa (ENI,…)  dall’attuale 85% del capitale totale, al 15%, al fine di evitare scalate da parte dei fondi speculatori petroliferi kazari.

8.    Divieto di vendite allo scoperto (divieto di short -selling) sia di tipo naked (presa in prestito di titoli inesistenti per es di MPS per farle crollare, le uniche finora vietate dall’UE) e di quelle piene. Divieto in sostanza di ogni tipo di vendita allo scoperto contro titoli di società italiane quotate alla borsa di Milano.

9.    Abolizione del CICR (è l’ufficio di controllo occulto di Banca d’Italia)

10. Conferire il potere ISPETTIVO  sia a Banca d’Italia che alla Consob, in aggiunta a quello di vigilanza  

11. Separare la Consob dal controllo di Banca d’Italia al fine di avere un organo ispettivo indipendente. Possibilità anche per la GDF e per la Polizia di Stato di compiere ispezioni in materia finanziaria, in materia di borsa.  

12.  Divieto per famiglie, imprese ed enti locali italiani di sottoscrivere derivati sulla valuta(=abolizione del DPR n.556/1987 emesso su proposta del Ministro del Tesoro Giuliano Amato) e derivati sul tasso (=abolizione del D.M. del Tesoro n. 44 del 18  febbraio 1992 firmato  da Mario Draghi)

13. Divieto al Governatore di Banca d’Italia di variare il tasso ufficiale di sconto (abolizione della L.n. 82 del 7 Febbraio 1992) al fine di evitare le truffe sui derivati sul tasso 

14. Divieto di anatocismo nei conti correnti, leasing, mutui, prestiti con cessione del quinto e in ogni altra forma di prestito  

15. Abolizione del piano di ammortamento alla francese, lecito solo il piano di ammortamento all’italiana (quote capitali sempre uguali).  

16. Divieto di usura oggettiva (supero tasso soglia) e divieto di usura soggettiva (supero tasso medio). Introduzione della rilevanza immediatamente penale anche del supero del tasso medio indipendentemente dalla situazione di difficoltà economica-finanziaria del soggetto cliente

17. Abolizione della disciplina fondiaria ex art 38 e seg.  TUB 

18. Riforma del Tribunale delle Esecuzioni immobiliari sulla prima casa e sull’immobile sede dell’attività: divieto di esecuzione immobiliare sulla prima casa e sulla sede dell’attività, obbligo di prolungamento del mutuo, in caso di difficoltà,  ad un tasso massimo pari al tasso d’inflazione. Divieto di neutralizzazione del Fondo Patrimoniale (è una figura giuridica prevista dal 1936 a tutela della famiglia italiana).   

19. Divieto di concentrazione immobiliare diretta o per interposte persone (massimo 3 immobili) in soggetti posti in qualsiasi ruolo e funzione del Tribunale addetti all’esecuzioni immobiliari e nella sezione fallimentare.

 Divieto di concentrazione immobiliare diretta o per interposte persone (massimo 3 immobili) nell’avvocato e dottore commercialista della curatela fallimentare, dei sequestri immobiliari e quali procuratori per le banche nelle  esecuzioni immobiliari e nel custode  e nel  notaio delle esecuzioni immobiliari

20. Creazione della Procura Nazionale contro i Reati finanziari commessi da soggetti speculatori esteri, con distaccamento in ogni DDA, collegata all’INTERPOL e per la prevenzione di attentati terroristici e jihadisti da parte dei fondi speculatori atti a riottenere il controllo privato delle banche italiane e dell’Ente dell’Energia italiano

21. Obbligo di almeno cinque  Parlamentari di ogni  forza politica di partecipare all’ Assemblea Annuale di Approvazione del Bilancio delle banche italiane azioniste di maggioranza di Banca d’Italia, in quanto vero governo del sistema e termometro della salute del paese

Attraverso queste essenziali riforme l’Italia potrà riprendere quel ruolo che la DC seppe garantirle in passato e uscire dalla grave crisi nella quale una classe dirigente, in larga parte incompetente e orientata su una deriva nazionalista e populista, l’aveva condotta in gravissimo isolamento politico e strategico europeo e internazionale, prima che Conte e Draghi rimediassero nel merito.

Sarei curioso di conoscere l’opinione di Prodi e del PD, e, soprattutto, del premier Draghi su questi punti, senza i quali ogni progetto di riforma non sarà in grado di affrontare i nodi strutturali che condizionano l’economia e la finanza italiana.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 20 Settembre 2021


Come riprendere il cammino

 

 

C’è un grande fermento al centro, alla ricerca di un punto di equilibrio che, dopo la fine della DC, manca nella politica italiana. Ci stiamo provando noi della DC guidata da Renato Grassi, dopo la sentenza della Cassazione n. 25999 del 23.12.2010 ( “ la DC non è mai stato giuridicamente sciolta”). Prima con Fiori, Lega, Darida, Alessi e il sottoscritto, insieme a Leo Pellegrino, instancabile nel perseguire la rinascita del partito; poi con Gianni Fontana e tanti altri amici sino alla segreteria attuale di Grassi. Il nostro percorso (2012-2021) è stato ostacolato dalle iniziative di alcuni ben noti “sabotatori seriali”, alcuni dei quali esecutori di mandanti non estranei agli illeciti perpetrati negli atti finali dell’esperienza democratica cristiana. Illeciti mai giudicati e sanzionati. Lo stanno tentando gli amici di “Insieme”, anche se non mancano le divisioni al loro interno tra la linea di Infante e quella di Tarolli. Abbiamo rilanciato il tentativo con l’amico Peppino Gargani, attraverso la Federazione Popolare dei DC, sperimentando, ahimè ancora una volta, la posizione equivoca di Cesa e dell’ UDC;  un partito oggi dominato dal sen De Poli, eterna costola subalterna di Forza Italia e della Lega nel Veneto come a Roma. Anche “ il miglior fico del bigoncio”, Gianfranco Rotondi, da sempre inserito da democratico cristiano nel gruppo di Forza Italia, sta tentando l’ardita sperimentazione della nascita di una possibile convergenza tra ciò che rimane della Balena bianca con l’area dei Verdi italiani, sul modello dell’alleanza esistente tra la CDU e i Verdi tedeschi. Non mancano fermenti nell’area degli ex DC che, fatta l’esperienza nel PD, stanno vivendo un momento di sofferta riflessione in Rete Bianca, convinti, come loro sono, sicuramente della necessità di una ricomposizione della nostra area, sempre, però, fondata sul primato di una collocazione a sinistra, anche se non sono più chiari, a loro come a tutti noi, gli elementi di identità del partito di Enrico Letta, dopo la sofferta e complessa camaleontica trasformazione da PCI, PDS, DS, Ulivo, Margherita, PD. Ho cercato, invano, di indicare nella condivisione di una proposta programmatica ( Camaldoli 2) la base di una possibile ricomposizione dell’area cattolico democratica e cristiano sociale, avanzando alcune idee sul piano della politica economica e finanziaria che, ritengo, essenziali per qualsivoglia progetto riformistico credibile nella condizione di sovranità limitata monetaria e popolare del nostro Paese. Partire dalle alleanze, come ho scritto più volte, non facilita, anzi ostacola il progetto.

Anche il Cavaliere è ridisceso in campo con l’ultima intervista rilasciata al giornale di famiglia, tentando di ripresentarsi come elemento di continuità, nientemeno, dell’esperienza degasperiana. Ci aveva provato un’altra volta, riuscendovi, come suggeritogli dagli amici scomparsi, Sandro Fontana e don Gianni Baget Bozzo, che gli indicarono l’entrata nel PPE, forte, in quegli anni, di una rappresentanza consistente di voti in sede nazionale ed europea. Ora, con Forza Italia stretta nella morsa del centro destra che dalla guida di Salvini sta diventando sottoposta a quella estrema della Meloni e di Fratelli d’Italia, lo sforzo di Berlusconi sembra al limite del patetico, nell’impossibile sogno di una sua elezione al Quirinale, per il quale anche una riverniciatura dorotea potrebbe servire alla causa. Devo onestamente ammettere che, dopo tanto combattere, sono stanco e sfiduciato, ancorché sempre interessato a concorrere al progetto di ricomposizione dell’area cattolico democratica e cristiano sociale. Un progetto che continuo a ritenere indispensabile per ricostruire un centro laico, democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, inserito a pieno titolo nel PPE da far tornare ai principi dei padri fondatori: De Gasperi, Adenauer, Monnet e Schuman, alternativo alla destra nazionalista e populista e alla sinistra senza identità. Sono ancor più convinto che per realizzare questo progetto sia necessario che tutti i vecchi attori, compresi quelli della mia generazione, molti dei quali responsabili delle difficoltà sin qui riscontrate, facciano non uno, ma anche due passi indietro e che il testimone della migliore tradizione politico culturale DC e popolare, venga assunto da una nuova generazione alla quale noi dovremmo limitarci a fornire dei buoni consigli. Diversi tentativi sono stati compiuti, sin qui senza successo, cercando di rispettare statuti e regolamenti delle diverse realtà dei partiti e associative dell’area. Penso che, allo stato degli atti, sarebbe molto più opportuno, utile ed efficace organizzare un’Assemblea Nazionale aperta a tutti coloro che, firmando un apposito documento, si riconoscono nei valori, nella storia e nei programmi della DC e nel decalogo etico sturziano. Superando tutte le oligarchie, i centri di potere e i giochi delle tessere che si sono sin qui riproposti e  con un regolamento semplice che consenta l’emergere di una nuova classe dirigente. Ritengo, infatti, che ci siano ancora molti democratici cristiani e popolari in Italia, i quali attendono solo di essere chiamati da protagonisti a decidere come riprendere il cammino.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 1 Settembre 2021

 

Il decalogo del buon politico di Luigi Sturzo

 

1. È prima regola dell’attività politica essere sincero e onesto. Prometti poco e realizza quel che hai promesso.

2. Se ami troppo il denaro, non fare attività politica.

3. Rifiuta ogni proposta che tenda all’inosservanza della legge per un presunto vantaggio politico.

4. Non ti circondare di adulatori. L’adulazione fa male all’anima, eccita la vanità e altera la visione della realtà.

5. Non pensare di essere l’uomo indispensabile, perché da quel momento farai molti errori.

6. È più facile dal No arrivare al Si che dal Sì retrocedere al No. Spesso il No è più utile del Sì.

7. La pazienza dell’uomo politico deve imitare la pazienza che Dio ha con gli uomini. Non disperare mai.

8. Dei tuoi collaboratori al governo fai, se possibile, degli amici, mai dei favoriti.

9. Non disdegnare il parere delle donne che si interessano alla politica. Esse vedono le cose da punti di vista concreti, che possono sfuggire agli uomini.

10. Fare ogni sera l’esame di coscienza è buona abitudine anche per l’uomo politico.



Appello all’unità

 

Cari amici, 

diciamocelo apertamente stiamo vivendo un tempo, ormai da diversi anni, per alcuni da decenni, di particolare sconforto prossimo alla rassegnazione, constatando  come la lunga diaspora della nostra area DC e cattolico democratico e cristiano sociale, lungi dall’essere in via di superamento, continua in una lacerante frammentazione irragionevole e suicida.

Proviamo tutti insieme a vedere ciò che ci unisce e poi eventualmente a vedere ciò che ci divide. 

Prima di tutto esaminiamo la cultura dalla quale tutti noi Democristiani e Popolari proveniamo:  i principi del Popolarismo, del Cattolicesimo  democratico, della Dottrina Sociale della Chiesa per un aggiornamento che serva per un grande progetto politico. 

Formuliamo a tutti Noi questa domanda: e’ ancora possibile in Italia pensare cristianamente il futuro della società e contribuire a costruire con laicità degasperiana la Polis, la città dell’Uomo?

Non basta voler rivendicare di essere i continuatori della DC storica e del suo simbolo per attrarre milioni di persone a dare il loro consenso elettorale 

Formuliamo prima a tutti noi questa domanda: e’ ancora possibile in Italia pensare cristianamente il futuro della società e contribuire a costruire con laicità degasperiana la Polis, la città dell’Uomo?

La risposta a questa  domanda l’ha data nel 2020 il C.S. della Fondazione Democrazia Cristiana/Fiorentino Sullo formato da 89 esperti, nelle più diverse discipline professionali, distribuiti in Gruppi di Lavoro di 22 Aree tematiche che corrispondono alle funzioni dei Ministeri e dei settori di attività più ricorrenti nella società: https://www.fondazionedemocraziacristiana.it/

Il C.S. è composto anche da tre Membri Emeriti: Alberto Alessi, Achille Colombo Clerici, Giuseppe Nisticò 

Ci si chiederà: qual è la Mission culturale del Comitato Scientifico?

La risposta è quella che abbiamo dato alla domanda iniziale: Noi del Comitato Scientifico pensiamo che sia possibile fare Politica da Cristiani per il miglioramento del Bene Comune, come accadde, dopo la 2^ Guerra mondiale, con la Vision della Democrazia Cristiana di Alcide De Gasperi 

Pensiamo che per il futuro dei giovani, dei Millennials e per lo sviluppo della società italiana che loro governeranno sia necessario e urgente promuovere e sviluppare un’ampia cultura che possa sostenere la Visione di un progetto politico che non sia improvvisato e superficiale, né legato al semplice leaderismo di un politico di destra, di sinistra, del sovranismo e dell’emozione di milioni di followers seguendo gli slogan di comici e avvocati azzeccagarbugli. 

Serve un progetto fondato su una cultura ampia e non superficiale che sia radicata nei cittadini, nel popolo italiano, fondata su principi di un pensiero forte e comune, basata  su valori fondanti, laici e cristiani. 

Valori di moderazione e di riforme, ma con un ‘amalgama ed etica condivisa per poter affrontare le grandi difficoltà sociali, economiche, esistenziali della globalizzazione, ma anche per saper utilizzare le grandi opportunità delle innovazioni tecnologiche dell’era digitale.

Noi del Comitato Scientifico proponiamo e promuoviamo questa Cultura, basata sui seguenti Pilastri:

- Umanesimo integrale: al centro vi sono Persona e Dignità

- Dottrina Sociale della Chiesa, con le Encicliche dei Pontefici, dalla Rerum Novarum di Leone XIII°, alla Populorum Progressio di Paolo VI°, alla Laborem Exercens di Giovanni Paolo II°, alla Caritas in Veritate di Benedetto XVI°, alla Evangelii Gaudium e alla Laudato Si’ di Papa Francesco

- Popolarismo e Personalismo. I Testimoni che hanno fatto diventare nel 1987 l’Italia la V^ Potenza industriale nel mondo

- Ecologia integrale ed Etica ecologica, con il riferimento ai contenuti della Enciclica Laudato Sì

- Costituzione della Repubblica Italiana

- CEDU (Carta Europea dei Diritti Umani)

Noi promuoviamo e sviluppiamo questa Cultura nei giovani e nei Millennials (nati dal 1980 al 1920) e nella società, per contribuire a favorire la costruzione di progetti politici che si ispirino a questi principi per migliorare realmente le carenze di Bene Comune e di Etica nella società.

Oggi, stiamo ancora scontando la grave emergenza economica intervenuta a seguito dei DPCM e delle scelte del Governo giallo-rosso (M5S+ PD) di Giuseppe Conte e per fortuna l’arrivo di Mario Draghi, peraltro un neo liberista internazionale, con il Gen. Figliuolo hanno contenuto gli effetti della pandemia Covid19 con un’efficace piano di vaccinazione e decisioni, meno filo cinesi e più atlantiste, per favorire la ripresa economica. 

In queste fasi di crisi, vogliamo richiamare  l’insegnamento dei grandi Testimoni Italiani del Popolarismo e della Democrazia Cristiana: Don Luigi Sturzo, Alcide de Gasperi, Amintore Fanfani, Aldo Moro, Carlo Donat Cattin, Albertino Marcora, Mariano Rumor,Remo Gaspari, e altri Statisti che hanno dimostrato che è possibile “Servire la Politica e non servirsi della politica” (Luigi Sturzo 101 anni fa).

Allora quale può essere la soluzione politica, ci sembra che riunire assieme un un’unica DC tutti i Democristiani non sia la soluzione ne’ per la comunicazione di massa ne’ per la praticabilità. Oggi i Millennials sono più propensi al termine Federazione e per noi la Federazione Popolare dei DC  ha rappresentato e rappresenta il tentativo più concreto di ricomposizione di tutti i Democristiani (almeno  le quattro componenti che fanno riferimento a: Grassi- De Simone- Luciani- Sandri) ; tentativo al quale le posizioni di rendita lucrate dall’UDC a guida depoliana, hanno sin qui impedito di decollare in maniera positiva.

Io e l’amico  prof Antonino Giannone, Presidente del Comitato Scientifico ci permettiamo di rivolgervi un ultimo appello affinché tutte le diverse anime che fanno riferimento alla DC si ritrovino in un incontro a Roma per definire le condizioni, termini e modi per la celebrazione di un Congresso DC di ricomposizione politica da farsi entro ottobre p.v.

Esso potrebbe essere propedeutico a un’assemblea costituente più ampia da compiersi con tutti gli amici dell’area più vasta cattolico democratica e cristiano sociale  (Insieme, Rete Bianca, Associazioni, Movimenti fino alla recente Associazione promossa da Gianfranco Rotondi Verde e’ Popolare). In pratica l’amalgama comune di partenza dovrebbe essere la Cultura di base dei 6 Pilastri da condividere  

In questo modo la Federazione Popolare con la DC ricomposta da tutte le componenti potrebbero-dovrebbero organizzare liste unitarie di ispirazione DC e Popolare alle prossime elezioni politiche. L’assemblea costituente servirebbe per redigere il programma dei DC e Popolari per l’Italia del XXI^ secolo e per l’elezione della nuova classe dirigente

Ci sembra quindi appropriata al nostro tempo la frase di Aldo Moro presa dal suo ultimo discorso ai Gruppi Parlamentari nel 28 febbraio 1978, pronunciata prima di essere rapito dalle Brigate Rosse e poi barbaramente ucciso. Moro è rimasto un martire cristiano in Politica, un esempio morale per il futuro delle giovani generazioni dei Millennials e della società italiana:

 “Se fosse possibile dire: saltiamo questo tempo e andiamo direttamente a questo domani, credo che tutti accetteremmo di farlo, ma, cari amici, non è possibile; oggi dobbiamo vivere, oggi è la nostra responsabilità. Si tratta di essere coraggiosi e fiduciosi al tempo stesso, si tratta di vivere il tempo che ci è stato dato con tutte le sue difficoltà… Camminiamo insieme perché l’avvenire appartiene in larga misura ancora a noi”.

Per concludere : siamo tutti in Cammino per realizzare una nuova Civiltà dell’Amore, come ci hanno più volte richiamato a fare i nostri Pontefici. 

Ritroviamo la nostra unità politica di Cattolici, senza aggettivi, e Democristiani non pentiti in cammino verso la  meta comune e finale per tutti e che e’ più vicina per noi più Anziani 

- Ettore Bonalberti

Presidente ALEF 

Membro Comitato Politico Federazione Popolare dei Democristiani

Vice Segretario Democrazia Cristiana  

- Antonino Giannone.

Professore di Leadership and Ethics. 

Presidente Comitato Scientifico Fondazione Democrazia Cristiana/Fiorentino Sullo

Membro della  Direzione Nazionale DC 

 

Roma, 12 Agosto 2020

 

Un “preambolo” oggi, ma con chi e perché?

 

Leggere la nota di Giorgio Merlo su “ il domani d’Italia” del 19 Luglio titolata: “Adesso serve un nuovo “preambolo”. Contro  i populismi”, mi fa tornare alla mente quella mattina del Febbraio 1980 a Roma,  attorno all’altare della chiesetta sconsacrata dell’ex Convento della Minerva,  sul quale Carlo Donat Cattin scrisse di pugno con la sua stilografica quello che passerà alla storia politica italiana, come “il preambolo Donat Cattin”. Eravamo presenti: Sandro Fontana, Emerenzio Barbieri, Luciano Faraguti, Pino Leccisi, e il sottoscritto, ancora incerti sul risultato di quell’autentica sortita del capo, che avrebbe segnato la conclusione vittoriosa del XIV Congresso nazionale della DC per l’area che si opponeva all’alleanza con il PCI.

 

Quella conclusione, da un lato, permise la ripresa della collaborazione di governo col PSI ,PSDI e PRI, garantendo alla DC più di dieci anni di guida del Paese. Essa segnò anche, però, la rottura dolorosissima della nostra corrente di Forze Nuove e con gli altri amici della Base e morotei, che, come giustamente ricorda Merlo, non si sarebbe più rimarginata e continua a influenzare molte delle scelte differenti tra le schegge sparse della diaspora democristiana, comprese le diverse sistemazioni dei molti dei personaggi sopravvissuti a destra e a sinistra delle attuali forze politiche.

 

Merlo propone di redigere un nuovo manifesto, un “preambolo politico anti populista per la salvaguardia e conservazione della nostra democrazia”. In sostanza, un preambolo in chiave anti M5S e anti Lega, con un chiaro riferimento critico  alle scelte politiche indicate per il PD da Zingaretti prima e ora da Enrico Letta. E’ arduo proporre modelli di soluzioni politiche validi per tempi profondamente diversi, come quelli dell’Italia degli anni’80   con quelli attuali. Quando Donat Cattin propose il preambolo, al di là  delle difficoltà interne al partito, superate con un‘indicazione che non poteva non far breccia, come infatti accadde, nel corpo grosso doroteo moderato della DC, esistevano le condizioni politico parlamentari per un’alternativa al “governo della solidarietà nazionale”, che il PSI, il PSDI e il PRI seppero immediatamente cogliere, partecipando a  una formula di governo che sopravvisse, tra alterne vicissitudini, sino al 1992.

 

Non nutro particolari simpatie per il movimento-partito degli ex “vaffa”, anche se stimo quanto il presidente Giuseppe Conte ha saputo realizzare, sia nella prima fase di lotta alla pandemia, che nell’azione condotta per il riconoscimento dell’UE delle risorse del Recovery fund. Una positiva azione che, mi auguro, Conte sappia continuare, ora che ha assunto la guida del M5S in condominio col garante Grillo. Sono, in ogni caso, interessato a comprendere le ragioni che hanno portato oltre il 32% degli elettori a garantire ai grillini nel 2018 la maggioranza  relativa nell’attuale parlamento. Inesperienza, errori e nel clima di trasformismo parlamentare dominante, transumanze incomprensibili a destra e a sinistra, al di là del discredito accumulato dagli esponenti cinque stelle, non eliminano, infatti, le ragioni, le motivazioni dei voti a  loro dati, da larga parte delle classi popolari e dei ceti medi produttivi. Ragioni e motivazioni, che non sono venute meno, ma, probabilmente si sono  aggravate sul piano sociale ed economico, dopo questo lungo periodo della  pandemia. Mi domando, allora: ipotizzare come fa l’amico Merlo, un manifesto sostanzialmente anti M5S, quale alternativa politica reale propone, se, come credo,  ovviamente si esclude quella  di un centro destra sempre più baldanzoso e a netta dominanza leghista dell’estrema meloniana?

 

Alla fine, il problema ritorna inevitabilmente agli orientamenti e alle scelte politiche di un centro da tutti noi auspicato, nel quale un ruolo decisivo dovrebbe essere assunto da esponenti dell’area cattolico democratica e cristiano sociale. Un centro, però, che sino a oggi, non sembra ancora in grado di decollare. E’ vero che il tema delle alleanze, come sosteneva Martinazzoli, è sempre stato centrale nella politica italiana, ma la questione rimane: prima delle alleanze bisognerebbe concorrere a costruirlo il centro, un progetto che con altri amici, su diverse posizioni, inseguiamo da molto tempo, ma che, sinora, sembra ancora un miraggio.

Ho scritto più volte che partire dalle alleanze non facilita il perseguimento dell’obiettivo; prima ritroviamoci su un programma in grado di dare risposte alle attese del terzo stato produttivo e della povera gente con proposte ispirate ai principi della dottrina sociale cristiana e a politiche economiche a quelli dell’economia sociale di mercato e dell’economia civile; riunifichiamo politicamente la nostra area cattolico democratica e cristiano sociale, e allarghiamoci a quanti, ambientalisti e riformisti sono interessati a condividere con noi la difesa e l’attuazione integrale della Costituzione. Anche per questo, certo, ci vorrebbero uomini come Donat Cattin, Marcora e Bisaglia, ma, ahimè, loro non ci sono più  e allora,  pur con tutti i nostri limiti, spetta a noi, se ancora ci crediamo, portare avanti il progetto.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 21 Luglio 2021

 

Ultimi appelli all'unità

L'amico On Mario Tassone ci ha inviato ieri, 18 Luglio, la seguente lettera:

I primi di giugno avevo rivolto un appello al segretario e al presidente dell’Udc, Cesa e De Poli, perché l’Udc ritornasse alle ragioni di fondo della sua costituzione avvenuta il 2 dicembre del 2002: unire movimenti, formazioni ed esponenti politici che si ispirano alla Democrazia Cristiana e al popolarismo sociale. Proponevo, anche, che l’Udc ritornasse al nome originario: Unione democratici cristiani e di centro modificato senza che intervenisse alcuna decisione congressuale e degli organismi di partito. Oggi è il tempo di riprendere il cammino, preservare l’originalità del progetto del dicembre del 2002, impedire che la nostra storia con il simbolo dello scudo crociato scompaiano sotto i colpi di un opportunismo che non rende onore a tanti sacrifici e mortifica tante attese. (Di seguito il testo della mia sollecitazione per avere una risposta che non ho avuto)

Carissimi Lorenzo e Antonio, giorni or sono avevo fatto un appello accorato per ritornare all’originale progetto politico dell’Udc, del dicembre del 2002. Ripropongo con forza il mio appello per ricomporre antiche fratture e ritrovarci assieme per occupare lo spazio che storicamente appartiene ai cristiani democratici e al popolarismo sociale. L’Udc aveva raggiunto risultati politici ed elettorali importanti in un crescendo di attenzione. Un’area moderata,di centro prendeva corpo dando rappresentanza e voce ai ceti produttivi, al variegato mondo del volontariato, dei giovani, delle donne. Fu una risposta dopo il crollo della D.C., fu una scelta perché valori, principi trovassero robusti riferimenti. Fu una grande sfida perché una storia con il suo bagaglio di conquiste civili,non fosse consegnata all’oblio. Un Partito non evita il suo snaturamento con scelte opportuniste che ne impediscono le virtuose visioni del futuro. Se un Partito non pensa,non mobilita,non suscita entusiasmi, se smarrisce il senso della sua storia,se rinuncia alla propria autonomia e si accontenta di essere appendice,non è più tale ma si trasforma in movimento che si svende in una umiliante rincorsa dove prevale il servilismo. Chi porta le insegne di un Partito che costrui materialmente e spiritualmente il Paese, che,uni gli Italiani dopo i disastri,le tragedie delle dittatura e delle guerre, ha il dovere di agire perché un lascito politico e culturale non sia offeso e commercializzato. Chiudiamo una lunga parentesi che ha svuotato l’Udc:il partito della nazione (chi non ricorda Todi, convegno dove volutamente era stato eliminato lo scudo crociato,la proposta di Casini, che liquidava l’Udc e il suo l segretario Cesa,rassegnato come se fosse una vicenda personale e privatistica),l’adesione al governo Letta e la scelta di Monti come esclusivo riferimento del centro e anche nostro. Lo slogan martellante di Casini, non sufficientemente contraddetto, “per Monti,con Monti senza “se”e senza “ma”. Ora io propongo di chiudere quella fase deviante per riprendere il cammino interrotto. Bisogna trovare le soluzioni attraverso la politica cosi come fu fatto per la costituzione dell’Udc. Non è impossibile. Io ci sono con il NCDU,ma ci sono i tanti amici della Federazione Popolare dei democratici cristiani coordinata da Peppino Gargani. Ora è tempo delle decisioni. O si va all’appuntamento con la storia oppure si rimane silenti per non disturbare i potenti. Mi auguro che tutti assieme possiamo ritrovare il gusto della politica e l’orgoglio della appartenenza. Una Assemblea Costituente del prossimo autunno potrebbe segnare la fase della ripresa di un progetto che non può e non deve morire. Nessuno di noi ha il diritto di uccidere un passato che vive in tanti cuori e si proietta nel futuro.Attendo fiducioso una risposta. Sarebbe utile un incontro a breve tra una delegazione dell’Udc e della Federazione popolare dei democratici cristiani. Con i saluti più cari. Mario Tassone


 Questa la mia risposta inviata in data odierna a tutti i soci della Federazione Popolare dei DC



Cari amici,

condividendo l’appassionata nota redatta dall’amico Mario Tassone ricevuta ieri,  vi sollecito ad andare avanti superando i residui opportunismi egoistici che sono stati in larga parte la causa della lunga stagione della diaspora democratico cristiana (1994-2020), la nostra DEMODISSEA. L’idea inseguita da qualcuno di continuare a lucrare sulla rendita di posizione conseguente all’utilizzo elettorale dello scudo crociato, sino a sostenere  l’ipotesi che il nostro glorioso simbolo possa finire nel calderone della destra nazionalista e populista, è assolutamente sbagliata e da contrastare con tutte le nostre forze. Quanti hanno condiviso lo statuto-patto federativo del settembre 2019 e che condividono ancora quel progetto, hanno il dovere di andare avanti senza altri indugi. Le preoccupazioni personali di alcuni amici non possono e non devono più ostacolare la ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale. Peppino Gargani assuma l’iniziativa per la convocazione urgente di un’assemblea generale dei soci della Federazione per preparare tre incontri di programma al Nord, Centro e Sud d’Italia e l’avvio della Costituente del soggetto politico nuovo di centro democratico, popolare, liberale, riformista, ambientalista, europeista, ispirato dai valori della dottrina sociale cristiana, inserito a pieno titolo nel PPE da far tornare ai principi dei padri fondatori: Adenauer, De Gasperi, Schumann, alternativo alla destra nazionalista e populista e alla sinistra senza identità. Non c’é più tempo da perdere e chi pensa di svolgere il ruolo di cavaliere servente della destra italiana insegua il proprio misero tornaconto personale, mentre a noi competerà il dovere di riportare in campo la nostra migliore cultura politica democratico cristiana e popolare con una nuova e giovane classe dirigente.

E’ tempo di scelte non più rinviabili.
Cordiali saluti

Ettore Bonalberti
Presidente ALEF ( www.alefpopolaritaliani.it)

  1. Priorità per il programma

     

    Partiamo dal programma e solo dopo, nell’assemblea costituente del soggetto politico nuovo di centro democratico e popolare, decideremo le alleanze e sceglieremo la nuova classe dirigente. Così ho scritto in alcuni miei editoriali  ( www.alefpopolaritaliani.it), mentre diversi amici ci sollecitano a presentare il programma dei DC e Popolari per il XXI secolo.

    A Roma, al convegno della Federazione Popolare DC di Sabato 19 Giugno, si è avviato il confronto sui temi economico sociali, che continuerà nei prossimi incontri territoriali ( Nord-Centro e Sud) con i mondi vitali, espressione degli interessi e dei valori dei ceti medi produttivi e delle classi popolari.

    Alla vigilia del convegno avevo inviato agli amici del Consiglio nazionale della DC e ai soci della Federazione Popolare DC, un mio ampio contributo programmatico, per la verità, sin qui senza alcun riscontro. Provo a sintetizzare la mia proposta, partendo dalla constatazione che i problemi da risolvere con estrema urgenza riguardano la ricostruzione della Sanità pubblica, la digitalizzazione del Paese, l’edilizia scolastica, la conversione energetica, la sicurezza idrogeologica del territorio. Sono i temi ai quali il governo Draghi dovrà dare soluzione, tenendo presenti i paletti richiesti dall’UE per l’utilizzo delle risorse del recovery fund. Fondi da spendere, come ha dichiarato Draghi martedì 22 all’incontro con la Von der Leyen a Cinecittà:“ con efficienza, efficacia e onestà”. L’unico programma politico che, tuttavia, consentirebbe ancora, dopo 25 anni, lo sviluppo dello stato italiano e della sua classe media (94% della popolazione italiana) e che renderebbe tecnicamente possibile ogni altro obiettivo in qualsiasi altro settore sarebbe il seguente :  

    1.      Obbligo di cessione al Tesoro dello Stato italiano  da parte di Telecom Italia Sparkle della proprietà dei cavi sottomarini,  necessari alla comunicazione intranet dei movimenti elettronici del denaro nel sistema bancario italiano (=abolizione della L.58 del 28 Gennaio 1992 e della Legge n. 35 del 29 gennaio 1992).

    2.    Controllo statale  sulla  raccolta del risparmio tra il pubblico mediante compagnie assicurative  statali = abolizione del DPR n. 350/1985 firmato da Sandro Pertini.

    3.    Obbligo di cessione da parte di Banca Intesa, Unicredit, Cassa Risparmio Bologna, Carige e BNL del 51% delle loro azioni al Tesoro dello Stato Italiano  al fine che lo Stato italiano abbia,  con 265 voti su 529, il controllo del 51% di Banca d’Italia (abolizione della L.82 del 7 Febbraio 1992), al fine che Banca d’Italia possa di nuovo dopo 25 anni tornare a vigilare per  impedire truffe sui derivati e su azioni/bond carta straccia, e per impedire anatocismo e usura bancaria.  

    4.    Reintroduzione della Legge Bancaria del 1936 (abolizione del decreto legislativo n. 385/1993) sempre difesa dalla DC e dal governatore Guido Carli:

    5.    SEPARAZIONE TRA BANCHE DI PRESTITO (loan bank) e BANCHE SPECULATIVE (investment bank) : abolizione del d.lgs n.481/1992 firmato da Giuliano Amato, Barucci e Colombo. Automatica re-introduzione della contabilità bancaria esistente prima del 31 Luglio 1992 (abolizione del Provvedimento di Banca d’ Italia del 31 Luglio 1992 firmato da Lamberto Dini al fine di fermare l’evasione fiscale verso i fondi speculatori petroliferi kazari proprietari della City of London)  

    6.    Divieto di prestare denaro creato con un clic elettronico anziché raccolto tra il pubblico

    7.    Riduzione del capitale flottante di Banca Intesa, Unicredit, Cassa Risparmio Bologna, Carige, BNL e di ogni altra società italiana strategica quotata in borsa (ENI,…)  dall’attuale 85% del capitale totale, al 15%, al fine di evitare scalate da parte dei fondi speculatori petroliferi kazari.

    8.    Divieto di vendite allo scoperto (divieto di short -selling) sia di tipo naked (presa in prestito di titoli inesistenti per es di MPS per farle crollare, le uniche finora vietate dall’UE) e di quelle piene. Divieto in sostanza di ogni tipo di vendita allo scoperto contro titoli di società italiane quotate alla borsa di Milano.

    9.    Abolizione del CICR (è l’ufficio di controllo occulto di Banca d’Italia)

    10. Conferire il potere ISPETTIVO  sia a Banca d’Italia che alla Consob, in aggiunta a quello di vigilanza  

    11. Separare la Consob dal controllo di Banca d’Italia al fine di avere un organo ispettivo indipendente. Possibilità anche per la GDF e per la Polizia di Stato di eseguire ispezioni in materia finanziaria, in materia di borsa.  

    12.  Divieto per famiglie, imprese ed enti locali italiani di sottoscrivere derivati sulla valuta(=abolizione del DPR n.556/1987 emesso su proposta del Ministro del Tesoro Giuliano Amato) e derivati sul tasso (=abolizione del D.M. del Tesoro n. 44 del 18  febbraio 1992 firmato  da Mario Draghi)

    13. Divieto al Governatore di Banca d’Italia di variare il tasso ufficiale di sconto (abolizione della L.n. 82 del 7 Febbraio 1992) al fine di evitare le truffe sui derivati sul tasso 

    14. Divieto di anatocismo nei conti correnti, leasing, mutui, prestiti con cessione del quinto e in ogni altra forma di prestito  

    15. Abolizione del piano di ammortamento alla franceselecito solo il piano di ammortamento all’italiana (quote capitali sempre uguali).  

    16. Divieto di usura oggettiva (supero tasso soglia) e divieto di usura soggettiva (supero tasso medio). Introduzione della rilevanza immediatamente penale anche del supero del tasso medio indipendentemente dalla situazione di difficoltà economica-finanziaria del soggetto cliente

    17. Abolizione della disciplina fondiaria ex art 38 e seg.  TUB 

    18. Riforma del Tribunale delle Esecuzioni immobiliari sulla prima casa e sull’immobile sede dell’attività: divieto di esecuzione immobiliare sulla prima casa e sulla sede dell’attività, obbligo di prolungamento del mutuo, in caso di difficoltà,  ad un tasso massimo pari al tasso d’inflazione. Divieto di neutralizzazione del Fondo Patrimoniale (è una figura giuridica prevista dal 1936 a tutela della famiglia italiana).   

    19. Divieto di concentrazione immobiliare diretta o per interposte persone (massimo 3 immobili) in soggetti posti in qualsiasi ruolo e funzione del Tribunale addetti all’esecuzioni immobiliari e nella sezione fallimentare.

     Divieto di concentrazione immobiliare diretta o per interposte persone (massimo 3 immobili) nell’avvocato e dottore commercialista della curatela fallimentare, dei sequestri immobiliari e quali procuratori per le banche nelle  esecuzioni immobiliari e nel custode  e nel  notaio delle esecuzioni immobiliari

    20. Creazione della Procura Nazionale contro i Reati finanziari commessi da soggetti speculatori esteri, con distaccamento in ogni DDA, collegata all’INTERPOL e per la prevenzione di attentati terroristici e jihadisti da parte dei fondi speculatori atti a riottenere il controllo privato delle banche italiane e dell’Ente dell’Energia italiano

    21. Obbligo di almeno cinque  parlamentari di ogni  forza politica di partecipare all’ Assemblea Annuale di Approvazione del Bilancio delle banche italiane azioniste di maggioranza di Banca d’Italia, in quanto vero governo del sistema e termometro della salute del paese

    Attraverso queste essenziali riforme l’Italia potrà riprendere quel ruolo che la DC seppe garantirle in passato e uscire dalla grave crisi nella quale una classe dirigente, in larga parte incompetente e  orientata su una deriva nazionalista e populista, l’ha condotta in gravissimo isolamento politico e strategico europeo e internazionale. Mario Draghi adotterà questi provvedimenti alternativi al dominio del turbo capitalismo finanziario? Ce lo auguriamo, ma, se non per lui, questo, secondo me, dovrà essere il nostro impegno nella politica economica e finanziaria italiana.

    Ettore Bonalberti

    Venezia, 25 Giugno 2021

     

     

    Condivisione da parte della DC della Nota Verbale della Santa

    Il Segretario Nazionale e i Dirigenti della Democrazia Cristiana manifestano la condivisione della Nota Verbale con cui la Santa Sede ha chiesto "informalmente" al govern0o italiano di modificare il disegno di legge contro l'omofobia.

    Nel linguaggio diplomatico la Nota verbale è una forma di corrispondenza tra Ambasciate e redatta in terza persona timbrata e non firmata.

    La Nota osserva che «alcuni contenuti attuali della proposta legislativa in esame presso il Senato riducono la libertà garantita alla Chiesa Cattolica dall’articolo 2, commi 1 e 3 dell’accordo di revisione del Concordato del 1984».

    Il comma 1 assicura «libertà di organizzazione, di pubblico esercizio di culto, di esercizio del magistero e del ministero episcopale».  

    Il comma 3 garantisce «ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione». E sono i veri nodi della questione.

    Per questo con grande discrezione la Santa Sede «auspica che la parte italiana possa tenere in debita considerazione le argomentazioni e trovare così una diversa modulazione del testo continuando a garantire il rispetto dei Patti lateranensi».

    La Democrazia Cristiana ritiene che la Santa Sede abbia tutto il diritto di rivolgersi ai propri interlocutori diplomatici a livello istituzionale e che, pertanto, il suo intervento non sia da ritenersi una indebita ingerenza negli affari correnti di uno Stato positivamente laico. Fin quando rimangono consolidati gli Accordi Lateranensi benché rivisti nel 1984… “pacta sunt servanda”!

    Le libertà tutelate dal Concordato Stato-Chiesa sono una preziosa e specifica applicazione di libertà positivamente laiche che sono fondamentali per tutti nell’espressione di visioni e opinioni, nell’insegnamento, nell’organizzazione associativa.

    La Democrazia Cristiana condivide con la Santa Sede la preoccupazione in merito al timore che l’approvazione della legge possa arrivare a comportare rischi di natura giudiziaria.

    La Democrazia Cristiana non chiede in alcun modo che sia bloccato il DDL Zan. La preoccupazione e la richiesta di rimodulazione riguarda i problemi interpretativi che potrebbero derivare in caso di approvazione di un testo i cui contenuti dovessero essere vaghi e prestarsi a differenti interpretazioni e che potrebbero rendere necessario l'intervento della Giustizia in quanto la normativa contempla una rilevanza penale.

    Per questi motivi la Democrazia Cristiana chiede che sia rimodulato e meglio definito l’articolo 1 paragrafi b. e d. laddove si fa riferimento al concetto di “identità di genere” che, come espresso nel DDL, è assai lontano dalla antropologia e dalla psicologia che si rifanno al nuovo umanesimo.

    Analogamente la DC esprime la richiesta di rimodulazione o chiarificazione dell’articolo 7 relativo alle attività da intraprendere in occasione della Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia nelle scuole di ogni genere e grado. In questo caso sono chiamati in causa gli organi collegiali delle istituzioni scolastiche, che possono organizzare tale esperienza nei modi che ritengono più opportuni in relazione al progetto educativo della comunità educante stessa. Ma la scuola materna e le prime classi delle elementari esigono una attenzione somma per il rispetto delle emozioni e della vita dei fanciulli.

    Con l’occasione la Democrazia Cristiana auspica per la società politica e per la Chiesa la presenza non solo di laici credenti responsabili e maturi, ma statisti o almeno politici decentemente lungimiranti.

    La Democrazia Cristiana confida nell’intervento del Premier Mario Draghi perché valuti gli aspetti segnalati dalla Santa Sede e quelli, sommessamente, segnalati dalla DC.

     


Una replica fraterna a Teofilo

 

Stavolta la replica viene da uno “spettatore da remoto”, che si presenta con lo pseudonimo di Teofilo (“amico o amante di Dio”) appellativo derivato, probabilmente, dal nome del destinatario del Vangelo di Luca. Credo di riconoscere la sua identità, ma non sarò io a rivelarla, per rispetto della sua scelta di anonimato.

In estrema sintesi nel suo articolo, Teofilo conclude che nell’incontro di Roma dello scorso 19 Giugno: la gatta frettolosa ha fatto i gattini ciechi. O se si preferisce: chi troppo vuolecon quel che segue. Alla fine il progetto della Federazione Popolare DC sarebbe per lui improbabile e tutti dovrebbero riconoscersi nella DC.

Essendo stato il promotore del progetto della rinascita politica della DC nel 2011, grazie all’informativa dell’amico On Publio Fiori sulla sentenza della Cassazione n.25999 del 23.12.2010 ( “ la DC non è mai stata sciolta giuridicamente”), con la raccolta delle firme per l’autoconvocazione del CN della DC, che, in base a quella sentenza, era ancora valido ( raccolta delle firme che fu resa possibile dall’aiuto indispensabile di Silvio Lega, così come essenziale fu l’azione svolta dall’amico Leo Pellegrino in precedenza e anche dopo), mi auguro che Teofilo non mi collochi tra coloro che sarebbero tiepidi o, peggio, contrari a quel progetto. Faccio presente che, dopo quel consiglio nazionale autoconvocato e successiva apertura del tesseramento (anno 2012), si ebbe il rinnovo della tessera da parte di 1748 soci che, grazie all’ordinanza del giudice Romano, costituiscono la base associativa legittima della DC. Il nostro partito è un’ associazione senza personalità giuridica, come tale soggetta alle norme del proprio statuto ( quello del 1992)  e a quelle del codice civile. Immediatamente partì l’azione dei “sabotatori seriali”: chi, interessato soprattutto alla questione del patrimonio immobiliare miseramente e illegittimamente dilapidato da alcuni sciagurati; altri, agenti su mandato di burattinai non estranei alle indecenti manovre della fine del partito. 

Dalla segreteria Fontana siamo giunti a quella di Renato Grassi assistendo alla nascita per partenogenesi di numerose altre DC, come ha ben rappresentato il collega Gabriele Maestri nel suo recente articolo: “ Scudo (in)crociato, ecco perché tutti i tentativi di rifare la DC falliscono”. Un periodo travagliato della nostra Demodissea (1993-2020), che ho descritto nel mio recente libro con ampia documentazione di avvenimenti, documenti, personaggi di quella lunga e dolorosa stagione che anche Teofilo, credo ricordi bene.

Come si sta concludendo quella stagione? Senza avvisaglie di ricomposizione, ma con sacrosante decisioni degli organi di disciplina interni (probiviri) o con i numerosi contenziosi tuttora aperti in tribunale. Il più importante dei quali sarà la decisione sul ricorso presentato dai soliti noti contro l’ordinanza del giudice Romano, ossia l’autorizzazione da lui concessa alla convocazione dell’assemblea dei soci del 2018, nella quale abbiamo eletto segretario della DC, Renato Grassi. Decisione che è rinviata, credo e salvo altri rinvii, entro il mese di Luglio prossimo. E, intanto, la politica italiana va avanti senza che noi si tocchi palla….

Non so, caro Teofilo, chi stia difendendo meglio la nostra tradizione e cultura, in queste condizioni: chi intende sventolare un simbolo che, se anche ci appartiene legittimamente, non è nella nostra disponibilità elettorale, ma in quella di Cesa e accoliti, o chi si pone il problema di come riportare concretamente nelle istituzioni la nostra cultura politica? Poiché alla fine, proprio questo è il compito della politica e dei partiti: rappresentare nelle istituzioni il punto di equilibrio degli interessi e dei valori che, per noi DC e Popolari, sono quelli dei ceti medi produttivi ( agricoltori, artigiani, commercianti, professionisti, piccoli e medi imprenditori) e delle classi popolari (operai, pensionati, cassaintegrati, esodati, disoccupati)  con quelli dei giovani e delle donne e delle persone in condizioni di diversa abilità. Questo è il tema da cui partire nella nostra riflessione che, per quanto mi riguarda, da diverso tempo tento di svolgerlo, convinto come sono che da soli non si va da nessuna parte. Lo dico all’amico Infante, anche lui ex DC, che guida il suo partito “ Insieme”, contraddicendo ciò che l’avvincente avverbio connota, dato che, anziché aprirsi alla collaborazione, intende proporsi come l’autoreferenziale rifugio per tutti, vittima, io credo, del suo orgoglio narcisistico, che non tiene conto nemmeno delle difficoltà presenti all’interno del suo stesso movimento. E anche noi DC, il partito cui mi onoro di appartenere (considerato che mi sono iscritto alla DC nel 1962 ( avevo diciassette anni) e ho rinnovata la tessera sino al 1992-93 e l’ho ripresa nel 2012 e rinnovata poche settimane fa per il 2021) da soli non andiamo da nessuna parte. Ho più volte scritto che se rimanesse l’attuale legge elettorale maggioritaria, i voti potenzialmente disponibili dei DC e Popolari si dividerebbero in tre parti: a destra, a sinistra o nell’astensione; se fosse introdotta una legge di tipo proporzionale sarebbe necessario superare lo sbarramento ( 3 o 4%), ossia servirebbe il massimo di unità della nostra area politico culturale.

Le esperienze fatte sin qui di corse elettorali in solitaria hanno registrato cifre di consenso da prefisso telefonico, a meno che non si avveri la profezia dell’amico Tarolli che, per il suo movimento prevede un ottimistico 5-10%, forte dell’entusiasmo del prof Zamagni, grande e stimato economista, meno affidabile come sondaggista elettorale. Ecco perché, nonostante le insufficienze e i rilievi anche da Teofilo sottolineati, continuo a credere che la DC debba concorrere al progetto della Federazione Popolare dei DC, che potrà e dovrà svilupparsi, alla fine, con chi sarà disponibile a partire proprio dalle prossime elezioni in sede locale.

Caro Teofilo, come ho replicato ad altri amici, anche loro preoccupati della grave situazione che stiamo vivendo: dividerci a suo tempo è stato doloroso e ….facile, ricomporci sarà molto più difficile e complesso, ma dovremmo usare il pessimismo dell’intelligenza e l’ottimismo della volontà, come ci avrebbe suggerito il mio grande maestro, Carlo Donat Cattin, tenendo sempre presente, accanto ai nostri desideri, ciò che accade veramente nella realtà effettuale.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 24 Giugno 2021

 

 

 

 

 

 

 


Prima tappa importante

 

Prima tappa importante del progetto di ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale quella vissuta ieri a Roma. Dopo molto tempo si sono incontrati i rappresentanti dei diversi partiti dell’area DC con gli amici di Insieme e Rete Bianca, uniti attorno alle indicazioni del “manifesto Zamagni”. Promosso dalla Federazione Popolare dei DC, il tema del convegno era stimolante: La nuova visione del Centro politico, una nuova …… Camaldoli.

Il riferimento storico era all’incontro del Luglio 1943, nel quale i cattolici impegnati nella clandestinità politica formularono i fondamentali della politica economica e sociale dai quali De Gasperi-Demofilo, qualche mese dopo, deriverà le “ idee ricostruttive della DC”.

Molto approfondita la lectio tenuta dal sen Ortensio Zecchino proprio sul tema: da Sturzo in poi, con la dimostrazione di quanto degli insegnamenti sturziani  fu recepito nella DC di De Gasperi, impegnato a dialogare con gli ex  popolari, da un lato,  e con i dossettiani, dall’altro, in una non sempre facile opera di mediazione. Insegnamenti quelli di don Luigi Sturzo che, ha sostenuto Zecchino, appaiono quanto mai ancora attuali nell’odierna situazione politica italiana.

Ampio il dibattito svoltosi nel dialogo tra Giorgio Merlo e Vitaliano Gemelli, così come gli approfondimenti sui temi economici della tavola rotonda condotta dall’On Luisa Santolini, con la partecipazione in remoto del prof Ettore Gotti Tedeschi, che ha affrontato i temi strategici del nostro tempo, tra i valori dell’etica e quelli dell’economia, tra la denatalità e la crescita economica e la risposta che compete ai cattolici in Italia e nel mondo.

Tre le indicazioni, alla fine, emerse dal convegno: quella dell’On Paolo Cirino Pomicino, di rompere ogni altro indugio e procedere speditamente alla formazione del soggetto politico nuovo di centro, il partito, strumento indispensabile per la nostra ricomposizione; quella dell’on Gianfranco Rotondi, che ha annunciato la formazione del movimento “ Verde è Popolare”, per l’allargamento del centro della politica italiana; quella dell’On Lorenzo Cesa, che, confermando la su adesione al progetto di ricomposizione, propone l’apertura dell’UDC a quanti intendono partecipare all’annunciato prossimo congresso nazionale del suo partito.

L’on Gargani, in un dialogo svolto con Rotondi e Cesa, coordinato dal prof Antonino Giannone, ha annunciato la formazione, da farsi in settimana, di un comitato ristretto per concordare le regole necessarie per percorrere le tappe indispensabili per la realizzazione del progetto. Nella tavola rotonda finale, da me coordinata, ho evidenziato la netta scelta di campo operata sia dalla federazione popolare dc, che dalla stessa DC storica guidata da Renato Grassi, di alternatività alla destra nazionalista e populista, come nella migliore tradizione popolare e degasperiana, e la distinzione e la distanza da una sinistra senza identità.  Ho ribadito, altresì, l’opportunità di non premettere la scelta delle alleanze, fattore inevitabilmente divisivo, come lo fu in tutta la storia dei popolari e dei DC, ma di ricercare, intanto, l’unità sui contenuti del programma del partito. Ho anche chiarito che è inaccettabile per noi DC l’indicazione di una sorta di fusione per incorporazione di tutti nell’UDC, come proposto dall’On Cesa, il cui partito, quasi ogni giorno, si dichiara interessato a far parte della federazione della destra italiana, in netta alternativa alle indicazioni espresse da tutti gli altri amici intervenuti. Sia Lucio D’Ubaldo, Ivo Tarolli, Renato Grassi e Mario Tassone, infatti, hanno ben chiarito che debba trattarsi, in ogni caso, di un soggetto politico nuovo, ampio, plurale, democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, alternativo alla destra nazionalista e populista, distinto e distante dalla sinistra senza identità, impegnato a difendere e attuare integralmente la Costituzione a partire dall’art. 49 sulla democrazia interna dei partiti. Un tema ripreso dagli interventi di Pasquale Tucciariello a nome degli amici del centro studi Leone XIII della Basilicata e da Dedoni di Oristano, i quali hanno sollecitato la Federazione Popolare dei DC e tutti gli altri movimenti a superare ritardi e rinvii non più  comprensibili e sostenibili in periferia.

Forti i richiami ai temi del prevalere, nell’età della globalizzazione, della finanza sull’economia reale e sulla politica, negli interventi dell’On Paolo Cirino Pomicino, Raffaele Bonanni e Giorgio Merlo e sulla necessità di rappresentare gli interessi dei ceti medi produttivi e delle classi popolari, oggi largamente senza rappresentanza e molti dei quali facenti parte dei tanti renitenti al voto.

Assai interessante l’intervento di Nino Gemelli sui nuovi sistemi della comunicazione oggi in atto nella politica e tra i giovani, e la sua proposta per il sistema di comunicazione e di scelta delle candidature per il nuovo soggetto politico. L’On Gemelli, in particolare, con riferimento al simbolo da adottare si è così espresso: “ penso che dipenda dalle adesioni che si avranno a tale proposta; infatti se l’UDC volesse aderire, si potrebbe usare il simbolo dello “scudo crociato”; se l’UDC non intenderà aderire, allora si potrà adottare il simbolo che il collega Gargani ha registrato sia in Italia che in Unione Europea, a meno che non si intenda adottare il simbolo che ha ideato il collega Rotondi, che vorrebbe evidenziare la svolta ecologista del nostro raggruppamento”.

Molto applaudito, infine, l’intervento di Maria Fida Moro che, con tanta passione, ha assicurato il suo impegno a sostegno del progetto. Ora attendiamo gli sviluppi e le altre tappe: la formazione del comitato preparatorio annunciato da Gargani  e gli adempimenti statutari che competono ai diversi partiti e movimenti interessati; i tre incontri con i mondi vitali del Nord, Centro e Sud, nei quali invitare tutti gli aderenti e simpatizzanti delle diverse formazioni d’area, al fine di costruire dal basso, partendo dai bisogni e dalle attese reali della gente, il programma economico e sociale del nuovo centro della politica italiana ispirato dai valori della dottrina sociale cristiana. Solo dopo si potranno condividere le regole per la convocazione di un’assemblea costituente del soggetto politico nuovo di centro, che ieri ha percorso la sua prima tappa. Imminente banco di prova: le prossime elezioni amministrative nelle grandi città e per il rinnovo del consiglio regionale della Calabria.   Una buona notizia è giunta dall’amico Vincenzo Speziali, che ha confermato l’impegno assunto con Mario Tassone e gli amici della Federazione Popolare Dc per una lista unitaria di tutta l’area in quella regione. Ci auguriamo che analoghe iniziative si possano realizzare a Roma e nelle altre città italiane interessate dal voto amministrativo d’autunno.

 

Ettore Bonalberti

Roma, 20 Giugno 2021

 

 

Il nostro collabooratore esperto di politica estera che si presenta con lo pseudonimo di "Orizzonte" ci ha inviato l'allegata nota utile alla comprensione dell'oggi e dei rapporti internazionali.

Da un recentissimo saggio un contributo alla comprensione dell’oggi e dei rapporti internazionali

di Orizzonte

 

C’è un interessante saggio, appena uscito in libreria (Marzo 2021, editore Piemme), che può aiutarci a meglio comprendere le dinamiche dei rapporti internazionali attuali, al di là di una visione strettamente focalizzata su singole aree geografiche.

Sto parlando di “Vulnerabili: come la pandemia sta cambiando la politica e il mondo” del professor Vittorio Emanuele Parsi, docente di Relazioni Internazionali all’Università Cattolica.

La constatazione iniziale è che questa tragica pandemia ci ha fatto riscoprire completamente fragili come esseri umani viventi. Tutto lo sforzo da Nietzsche in poi, ma, forse, da ancor prima, con Comte ed il positivismo (1800), di elevare l’uomo a dominatore senza limite non solo della realtà naturale, ma anche di se stesso, attraverso il potenziamento della tecnica utilizzata dalla scienza, è stato terremotato (dei rischi della tecnica, intesa lato sensu, ne hanno parlato più volte Heidegger, Severino e Cacciari in illuminanti saggi). Improvvisamente ci siamo trovati smarriti dinanzi a ricercatori medici e biologi che non avevano né conoscenze, né risposte da dare immediatamente per salvare vite umane.

Il dire semplicisticamente che si ha fiducia nella scienza non basta, occorre anche aggiungere che la scienza procede per gradi e per errori, proprio perché umana e richiede il tempo necessario a fare ricerche e sperimentare farmaci. Chi pensava di vivere in un Eden nel quale ci fosse sempre pronta la soluzione razionale immediata scientifica ad ogni problema si è dovuto ricredere. Non è così.

Parsi, però, va oltre e si spinge a dire che noi umani siamo diventati le catene di informazioni, denaro e merci, pensate per le cose e non per le persone stesse. Questa osservazione acuta e veritiera (che apre uno squarcio sulla globalizzazione così veloce attuata grazie anche alla rete web) imporrebbe riflessioni più filosofiche antropologiche, che (le ormai abusate e insufficienti) economiche, su che cosa noi vorremmo che fosse il nostro sistema di vita, la nostra società, le relazioni fra i nostri simili.

La creazione di “catene del valore” concepite soltanto per abbattere i costi e per vendere più prodotti, accrescendo legittimi profitti, si è scontrata con il limite di un virus che è stato combattuto, nonostante il progresso, con sistemi ancora di 400 anni fa: col distanziamento sociale, con il confinamento in casa, con la interruzione di rapporti fisici umani, con il crollo dei consumi che ha innescato una caduta del Pil mondiale e di quello italiano, nel 2020, pari a 10 punti.

Anche in tal caso, forse, dovremmo porci una semplice, quanto banale (eppure in 16 mesi di cose dette in estenuanti conversari televisivi non l’ho mai ascoltata), domanda: è possibile un mondo concepito economicamente solo sulla domanda di beni (consumismo di massa) per cui quando questa cessa improvvisamente, per eventi imprevisti, ci ritrova alla fame, con aziende che chiudono, gente che perde salario e lavoro, crollo degli investimenti, sfiducia e tutte le nefaste conseguenze che abbiamo sotto agli occhi?

Non è una impalcatura che la storia recente e l’esperienza ci hanno già insegnato essere troppo fragile?

Non l’abbiamo compreso con la crisi del 1929, con quella del 2008-2010?

Pare di no. Tutti continuano a dare per scontato che questa architettura, del tutto in bilico, debba continuare.

Chi, se non politici veri e colti possono, con l’aiuto anche di neuroscienziati e filosofi (sì, proprio di filosofi e studiosi del cervello e delle sue ancora ignote dinamiche che creano paure, riflessi condizionati - che incidono sul comportamento in economia - e non solo di economisti! Perché occorre gente che sappia fare collegamenti interdisciplinari, che abbia la capacità di analizzare, ma anche di astrarsi dall’oggetto della ricerca e di inventarsi nuovi rapporti sociali, nuovi modi per essere comunità. Gente flessibile e creativa e conoscitrice dell’uomo in se stesso, prima ancora che come homo oeconomicus) elaborare alternative a questa?

Abbiamo bisogno di grandi intellettuali in politica, oggi più di 40 anni fa! Il tecnicismo specialistico è utilissimo in certe applicazioni pratiche, ma incapace di emergere al di sopra del tema trattato. Occorre uno sguardo creativo d’insieme, una riprogettazione politica, con la “P” maiuscola. Leggiamoci la settima lettera di Platone rivolta a Dionisio II di Siracusa. Necessitiamo di quel ruolo così antico e così moderno (pensiamo a Rousseau, a Tocqueville) in questa fase storica.

Ebbene, ritornando al saggio, l’autore, criticando lo smantellamento del sistema sanitario pubblico, che ci ha privato di quella assistenza così agognata in questi mesi e così universale e, così, diciamolo pure, civile rispetto a stati che non ce l’hanno, afferma che “Questo modello fondato su una ricerca del profitto e della efficienza a qualunque costo, la cui forza sembrava in grado di macinare qualunque opposizione, si è dimostrato vulnerabile proprio a partire dal fattore critico per definizione, quello umano. Il sistema in cui la competizione è tra chi nella produzione apporta danaro, organizzazione e comando e chi apporta lavoro, tempo e fatica si è incagliato proprio quando un virus sconosciuto ha intaccato non le reti informatiche, ma quelle biologiche degli esseri umani”.

Parsi si augura che al centro vada rimesso l’uomo con la sua dignità e la sua protezione e questo auspicio pienamente condivisibile non può non implicare aspetti valoriali e filosofici che stanno a monte dell’economia, nella consapevolezza che l’economia è un aspetto del comportamento umano, uno solo, uno dei tanti e che quando si cerca di riprogettare una convivenza, ideando nuovi modi di essa, l’economia ne risulterà necessariamente riplasmata.

Fino alla esplosione della pandemia si era imposta, scrive il docente, “in maniera egemonica una visione asfittica del liberalismo che sempre più ha teso a presentarlo …come una ideologia volta a giustificare la superiorità assoluta e definitiva del mercato su qualunque altra forma di organizzazione della società. Non sono bastate le crisi finanziarie…perché mentre si parlava di concorrenza, mercato e libertà si adottavano misure a favore dell’oligopolio, degli operatori più forti nel mercato e delle concentrazioni finanziarie”.

Da ciò traluce l’esigenza di governare l’iper globalizzazione (che, comunque, con la sempre più aspra contesa fra Usa e Cina non potrà più espandersi come prima, salvo determinare la caduta dell’egemonia americana, il che causerebbe, come effetto immediato, la caduta del valore del dollaro), riportando il controllo di essa in capo ai governi democraticamente eletti.

L’illusione che il mercato globale (associato alla rivoluzione informatica) espungesse le tensioni proprie della dimensione del potere politico si è rivelata tale, dal momento che, come ben noto agli studiosi di antitrust (ma sarebbe bastato conoscere Karl Schmitt), all’interno del mercato emergono sempre raggruppamenti che, per forza acquisita, possono sconfinare da esso e rendersi oligarchia imperante sulla società.

Il tema è ben noto da tempo immemore nella filosofia e nella storia della Grecia antica: pensiamo a Crizia ed al regime dei Trenta tiranni (400 A.C.). Per questo sostengo la necessità di riscoprire la filosofia anche come agire politico, pratico, per nulla esclusivamente speculativo, che tratta alla radice i temi grandi della esistenza umana. Senza comprenderli, non possiamo riprogettare la società, poiché saremmo ciechi dinanzi a questo compito, prigionieri del solo nozionismo tecnico specialistico. La grande Politica è sguardo d’insieme, visione generale.

Parsi evoca tre diversi scenari internazionali futuri che chiama, simbolicamente, : Restaurazione, fine dell’Impero Romano d’occidente e Rinascimento.

Restaurazione. Il riferimento è al famoso Congresso di Vienna del 1815 (la storia è ingrediente sempre necessario in chi si occupa di politica estera) che riorganizzò l’ordine europeo dopo i mutamenti della rivoluzione del 1789 - 1799 e l’ascesa e caduta di Napoleone I.

Ci si illudeva di ritornare al mondo di prima. Così non fu. Sbocciò un cigno nero: i moti davvero liberali (che di economico nulla avevano, ma di anelito alla libertà politica tutto) che sconvolsero quei piani e diedero i natali all’Italia nel 1861 e alla Germania unificata nel 1871 (dopo una sconfitta pesantissima inflitta alla Francia).Seguendo questo scenario, si dovrebbe riprendere la globalizzazione, anche se in forme assai più ridotte; la Cina e gli Usa continuerebbero ad oscillare fra cooperazioni interessate in aspetti economici e finanziari ed ostilità crescente, invece, sul piano del dominio territoriale. Pechino dovrà rinunciare ad alcune parti della sua via della seta ed incrementare i consumi nazionali per diminuire la dipendenza dalle esportazioni verso Usa, India e UE. La UE resterà a dominanza tedesca, anche senza Frau Merkel, con orientamenti più spiccatamente indipendenti nel dialogo con Cina e Russia.

Fine dell’impero Romano d’occidente. Parliamo della data ufficiale: il 476 d.c. deposizione di Romolo Augustolo da parte di Odoacre. La deglobalizzazione potrebbe accentuarsi, se la risposta al virus non sarà tempestiva con terapie efficaci e vaccini sufficienti. La paura potrebbe estendersi (entrano in gioco prepotentemente aspetti di psicologia sociale che condizionano la economia), il consumo rallentare, le relazioni sociali farsi diffidenti, alterando il comportamento di milioni di persone, con caduta di tanti in depressione. Gli Usa vedrebbero ridimensionato il proprio potere, e sarebbero maggiormente rinserrati al loro interno, con ricostituzione di rapporti internazionali più demarcati per aree di influenza con gli altri stati. In questo contesto la UE “cesserebbe concretamente di esistere, travolta dalla sua lentezza” ad elaborare una sua politica comune.

Infine, il terzo scenario: quello del Rinascimento. Gli stati provvedono finalmente a regolare la globalizzazione, a ridurne gli effetti negativi all’interno dei paesi europei (la maggiore crescita di ricchezza da essa derivante ha investito i cinesi, gli indiani, non gli europei o gli americani), gli Usa rientrano nella attività anche di tipo etico politico promuovendo i valori universali e risviluppando una egemonia in grado di arginare tentativi autoritari.

Si riprogetta una forma di mercato di tipo diverso da quello attuale, con elementi di perequazione, rilancio della classe media, stato sociale efficientato, impulso alla ricerca di base. Il debito contratto per il Next Generation Future EU, secondo l’autore, dovrebbe diventare perenne, irredimibile, per non generare speculazioni sui mercati internazionali ed andrebbe collocato in una istituzione nuova, da creare nella Unione, mettendolo bene al riparo da instabili oscillazioni .A quel punto gli stati dovrebbero preoccuparsi solo di rimborsare gli interessi.

Una siffatta proposta fu avanzata dal grande economista inglese Keynes (forse il più importante di tutto il novecento ed il cui indirizzo politico le banche centrali stanno attualmente adottando, esattamente come accadde nel 1929 e nel 2008-2010) nel suo poco letto “Le conseguenze economiche della pace”, scritto nel 1920, dopo avere partecipato alle trattative di pace seguite alla fine della prima guerra mondiale.

Egli propose di cancellare i debiti di guerra fra le potenze vincitrici (in particolare, gli Usa, creditori verso Gran Bretagna, Francia ed Italia), debiti che oneravano anche Roma. Con le dovute differenze è un po' la situazione che potrebbe manifestarsi adesso con il grande prestito concesso all’Italia. Cento anni fa John Maynard Keynes scriveva che “sarebbe forse esagerato dire che per gli alleati europei è impossibile pagare il capitale e gli interessi da essi dovuti per questi debiti, ma costringerli a farlo significherebbe certamente imporre a loro un onere schiacciante. E’ prevedibile che essi tenterebbero di continuo di evadere o eludere il pagamento e questi tentativi sarebbero una fonte costante di malanimo e attriti internazionali per molti anni a venire. Una nazione debitrice non ama il suo creditore ed è vano aspettarsi sentimenti amichevoli da parte di Italia, Francia e Russia verso il nostro paese o verso l’America , se il loro futuro sviluppo sarà soffocato per un lungo periodo dal tributo annuo che devono versarci…se invece questi grossi debiti vengono condonati, si darà stimolo alla solidarietà e alla sincera amicizia delle nazioni”.

Non fu ascoltato e tutti sappiamo cosa accadde con la nascita dei movimenti di revanche in Germania, determinati proprio dall’impoverimento della popolazione. Un monito anche per l’oggi ?

 

 

 

 



Prima la nostra Camaldoli, poi la costituente di centro

 

La proposta fatta dall’amico Mario Tassone di un’assemblea costituente di tutti gli amici DC, oltre che a essere pienamente condivisa, costituisce anche uno degli obiettivi che ci siamo posti come Federazione Popolare DC. In questi giorni la DC guidata da Renato Grassi, cui mi onoro di appartenere, è impegnata nel tesseramento 2021, che darà diritto di partecipare al prossimo XX Congresso nazionale annunciato per l’autunno prossimo. Analogo impegno è quello degli amici di “Insieme”, guidati da Giancarlo Infante, con riferimento a quanti si riconoscono nelle proposte del “Manifesto Zamagni”.

Tutto ciò che va nella direzione della ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale in Italia non può che essere salutato positivamente. Essenziale, tuttavia, sarà superare l’antico vizio italico secondo cui: tutti vogliono coordinare e nessuno vuole essere coordinato. Analogamente sarà bene por fine alla tragicomica sequela di “se-dicenti segretari” di fantomatiche democrazie cristiane, espressioni di malcelate ambizioni di qualche “ultimo giapponese”, o, peggio, delle manovre di vecchi arnesi dell’ultima DC, non estranei alle indegne pratiche illegali che accompagnarono miseramente la fine ingloriosa e per certi versi fraudolenta del patrimonio immobiliare del partito.

Permane, come sempre fu nella storia politica del cattolicesimo italiano, la distinzione tra coloro che si ritengono gli eredi legittimi del pensiero degasperiano e moroteo di “ un partito di centro che guarda a sinistra” e quelli che, avendo partecipato in forme più o meno dirette all’esperienza berlusconiana, continuano a rivolgere il loro interesse a destra.

Da parte mia, considero più efficiente ed efficace puntare verso un soggetto politico nuovo di centro, più volte connotato come: democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, trans nazionale, ispirato dalla dottrina sociale cristiana e dai valori dell’umanesimo cristiano, inserito a pieno titolo nel PPE da far tornare ai principi dei padri fondatori. Un centro alternativo alla destra nazionalista e populista, oggi a trazione di Fratelli d’Italia e della Lega, e distinto e distante dalla sinistra senza identità. Per questo è indispensabile non porre preliminarmente la questione delle alleanze, oltre tutto nell’incertezza sulla legge elettorale, maggioritaria o proporzionale, che alla fine sarà scelta per le prossime elezioni nazionali. E’ evidente che, premessa indispensabile per la nostra ricomposizione politica è e sarà l’adozione della legge elettorale proporzionale, poiché, con qualunque altro tipo di legge maggioritaria, il voto della nostra area si dividerebbe a destra e a sinistra, con una percentuale elevata di renitenti al voto.

Ecco perché con la Federazione Popolare DC, sul modello di quanto fecero i democratico cristiani nel 1943 con l’incontro programmatico di Camaldoli, abbiamo deciso di organizzare il nostro seminario per il programma: “ La nuova “visione” del centro politico- Una nuova….Camaldoli”, che si terrà il prossimo 19 Giugno a Roma.

Riteniamo, infatti, che sia indispensabile confrontarci sul programma; sulla proposta, cioè, che, come DC e Popolari, intendiamo offrire agli italiani per corrispondere alle attese soprattutto dei ceti medi produttivi e delle classi popolari, quelle che Giorgio La Pira definiva: “ le attese della povera gente”.

Sarà l’avvio di una riflessione, che dovrà continuare negli incontri da organizzare nelle sedi territoriali regionali per ascoltare “ i mondi vitali” delle diverse realtà, raccogliere le loro proposte alle quali la politica dei DC e Popolari intende dare risposta. Solo dopo queste verifiche, a mio avviso, si potrà organizzare con metodo democratico condiviso tra tutte le diverse espressioni d’area, oggi riconducibili essenzialmente a quelle della Federazione Popolare DC e degli amici di Insieme e Rete bianca, un’assemblea costituente del soggetto politico nuovo di centro. Una costituente nella quale, oltre al programma, si deciderà la linea politica del partito e si sceglierà la classe dirigente incaricata di guidarlo, nella quale ampio spazio sarà affidato ai giovani e alle donne per un’autentica rinascita politica del cattolicesimo democratico e cristiano sociale.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 9 Giugno 2021

Ora al centro ritroviamoci noi, tutti insieme

 

Ci proviamo dal 2012, con il costante impegno per la ricomposizione politica della DC  con Gianni Fontana e Renato Grassi e, dal 2019, con la nascita della Federazione Popolare DC presieduta dall’amico Peppino Gargani. E’ stato il ventennio della diaspora DC, che ho ampiamente descritto nel mio: DEMODISSEA, la Democrazia cristiana nella lunga stagione della diaspora (1993-2020) –Edizioni Il Mio Libro (https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/562226/demodissea/

 Ci hanno provato, senza riuscirci,  gli amici Rotondi e Tabacci a  costituire un gruppo parlamentare di Popolari a sostegno del  governo Conti 2. Il primo, Gianfranco Rotondi, con il proposito di mettere insieme ex DC, esponenti di Forza Italia e dei Verdi, come sperimentato a St Vincent nel Novembre 2020. Il secondo, Bruno Tabacci, più orientato a sinistra, con gli amici del Centro democratico più Europa. Da parte sua il governatore Toti, staccatosi dal Cavaliere, di cui fu uno degli ultimi eredi predestinati, dopo avere dato vita al movimento “ Cambiamo”, nei giorni scorsi ha raccolto l’invito del sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, per avviare il progetto di un nuovo gruppo parlamentare dei “moderati”: “ Coraggio Italia”.

C’è, dunque, un tentativo affannoso di occupare uno spazio al centro dello schieramento politico italiano, dopo la crisi progressiva e forse inarrestabile di Forza Italia. Quello che fu un movimento-partito aziendale capace di ereditare larga parte della crisi del quadripartito moderato della prima repubblica, trova adesso in alcune frazioni di Forza Italia, Cambiamo di Toti e amici di Quagliariello ( “ Idea” con Carlo Giovanardi), già  con la supervisione e controllo del “parmesan della politica”, Brugnaro, la sua sostituzione con lo strumento, “ Coraggio Italia”, col quale si tenta di prolungare la funzione di rappresentanza dei moderati già assicurata dal Cavaliere.

Servivano le risorse finanziarie e molti speravano/sollecitavano Urbano Cairo, sin qui in surplace. Ha colto, invece, al balzo l’opportunità, Brugnaro, che, da tempo, aspira a un ruolo politico più ampio di quello di sindaco della città Serenissima. Imposto già il suo colore elettorale, rosa fucsia, Brugnaro si appresta a trasferire nel nuovo partito i metodi sbrigativi aziendali già sperimentati a Venezia con i suoi assessori e collaboratori.

Deputati e senatori quasi certi della difficile, se non sicura prossima rielezione, hanno prontamente adempiuto a quella che, nel Veneto, chiamiamo la regola dell’articolo quinto: “chi  che gà i schei el gà sempre vinto” ( chi ha i soldi ha sempre vinto) e, così,  il gruppo-partito neo fucsia di Brugnaro, Toti e Quagliariello si è con rapidità realizzato con il rassicurante titolo di “Coraggio Italia”.

Se la politica è l’arte con cui si tenta di dare risposte a livello istituzionale agli interessi e ai valori prevalenti in un dato contesto storico politico, culturale  e sociale, a me pare che in questa fase dominata a livello globale dal finanz-capitalismo, gli interessi e i valori del terzo stato produttivo e di quelli popolari, molto difficilmente potranno essere rappresentati da questa nuova compagine politica. In tutta la nostra storia nazionale, dall’unità d’Italia in poi, senza il contributo decisivo delle componenti di area democratico popolare e cristiano sociale, ispirate dalla dottrina sociale della Chiesa, il nostro Paese ha conosciuto solo crisi e difficoltà.

Il PPI di Sturzo prima e la DC di De Gasperi, Fanfani e Moro poi, sono stati gli straordinari strumenti politico partitici che hanno permesso a vaste masse popolari e dei ceti medi produttivi laiche e cattoliche di assumere il ruolo di classe dirigente, alla fine dello stato liberale prima e, dopo,  in tutto il dopoguerra e per oltre quarant’anni.

Ecco perché dal 2011-12 ho rivolto il mio impegno, da un lato, a promuovere e concorrere al progetto di rilancio della DC, partito mai giuridicamente sciolto, e dal 2019 ad avviare con la Federazione Popolare DC, quello della ricomposizione politica della più vasta area cattolico democratico popolare e cristiano sociale italiana.

Sono convinto, infatti, che in questa fase storico politica dominata dal superamento del NOMA ( Non Overlapping Magisteria), in cui la finanza detta i fini, subordinando ad essa l’economia reale e la stessa politica, solo un partito ispirato dalla dottrina sociale cristiana, oggi espressa, soprattutto, dalle encicliche “Laudato SI”, come bene ha inteso Rotondi, e “Fratelli Tutti” annunciante la buona politica ( capitolo quinto), possa offrire una nuova speranza ai ceti medi e alle classi popolari italiane. Dispiace che agli sforzi portati avanti dagli amici Grassi della DC e Gargani della Federazione Popolare, resistano ancora, per la DC, i comportamenti assurdi e autolesionisti di alcuni sabotatori seriali impenitenti e, probabilmente, telecomandati da qualche vecchio DC già impegnato nella spartizione del de cuius mai morto; per la Federazione Popolare dal solito Cesa che, al dunque, subisce nell’UDC il dominio del padovano De Poli, già accolito forzista di Galan, oggi di Ghedini e di Zaia, giungendo a considerare “interessante” la proposta di Salvini di unità di tutte le destre in Europa. Ho ricordato a Cesa che  i DC e i Popolari italiani sono per un centro democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, alternativo alle destre populiste e nazionaliste e distinto e distante da una sinistra senza identità. Questo il progetto della DC e della Federazione Popolare che concreteremo sul piano del programma con la prossima “Camaldoli 2021”e, in seguito, con un’assemblea costituente nazionale del nuovo soggetto politico di centro come quello descritto. Spetta agli amici di “Insieme”, guidati da Infante e Tarolli e a quanti si ritrovano  sulle linee indicate dal “manifesto Zamagni”, come “Rete bianca” degli amici D’Ubaldo e Merlo, raccogliere il nostro invito. Noi, come tutti loro, da soli, non ce la possiamo fare, ma tutti insieme, invece, saremo capaci da cattolici democratici popolari e cristiano sociali di offrire ai ceti medi produttivi e alle classi popolari una nuova e sicura rappresentanza politica.

 

Ettore Bonalberti

 

Venezia, 1 Giugno 2021



Pubblichiamo un interessante articolo di politica estera redatto da un amico con lo pseudonimo di: orizzonte.


LO STATO ESISTE ANCORA. PRIMI PASSI DI POLITICA ESTERA ITALIANA NELL’ERA BIDEN.

di orizzonte

 

Scrive un raffinato e colto scienziato della politica, come Gianfranco Miglio (in Genesi e trasformazioni del termine-concetto “Stato”, editrice Morcelliana, 2007, pag. 45 e ss) che il punto di partenza del concetto di Stato risiede nel vocabolo latino status, sostantivo verbale del verbo “stare”, che deriva dalla radice indo germanica “st”, madre di una grande quantità di termini d’uso comune, ma soprattutto giuridici, sociali e politici delle lingue indoeuropee.

In questa derivazione etimologica cogliamo due significati: stare e porre.

Con il primo si indica un quid di durevole, che non cambia, che non viene meno: ciò che sta; con il secondo si designa, invece, l’azione, volontaria, tesa a fare in modo che qualcosa non si muova e divenga stabile.

In tempi attuali questa rimembranza appare non inutile (in filosofia, divagando un po', Heidegger enuncia il movimento/accadimento dell’ente declinato in “esserci”. Cfr. M. Heidegger, Essere e tempo, Mondadori, 2016).

Il frullatore mediatico giornalistico utilizza, spesso, a sproposito lemmi il cui sotteso concetto non è sempre dotato di nitore definitorio, poiché non se ne conosce l’origine semantica.

L’autore, a tale proposito, sottolinea come questa distinzione vada a fondare la separazione fra il momento puramente conoscitivo, e il momento invece operativo, che consiste di scelte schiettamente valoriali intorno a cui la comunità, stanziata su di un territorio, si riconosce.

In altre parole, stare implica una constatazione circa l’esistenza di regole non modificabili, mentre porre richiama l’esplicita volontà di inserire in quell’universo umano, che ne è privo, proprio delle norme dotate di stabilità.

I latini, però, non definirono la nozione di status come “sistema politico”, preferendo ad esso attribuire il nome di res publica.

E, sino almeno al basso Medioevo, scrive Miglio, non sembra siano esistite particolari testimonianze scritte di quel vocabolo.

Lo Stato, come lo intendiamo noi, è sempre chiamato ora come Res publica, ora come Regnum, ora come Civitas, ora come Sacrum Imperium (e, più in generale, come Christiana Respublica).

La nozione moderna del concetto di Stato si affaccia con il XIII secolo d.c. e coincide con una notevole serie di trasformazioni sociali concatenate fra loro, come l’incremento demografico, la crescita delle città (specialmente a Nord), la migrazione dalle campagne verso i nuovi centri urbani, la moltiplicazione delle relazioni interpersonali a cui fanno seguito nuovi bisogni ed il trapasso dalla sola economia agricola a quella artigianale e mercantile. Si affermano nuovi ceti non nobiliari che costituiranno il nerbo di quella operosa classe borghese che verrà affermandosi nei secoli futuri.

La necessità di rivedere antiche consuetudini feudali impone, quindi, la definizione, con carattere di stabilità, di nuove disposizioni che tengano conto delle mutate esigenze sociali.

L’arbitrio dell’autorità regia nel definire le controversie diviene, così, troppo aleatoria. Occorre, anche attingendo al diritto romano, costruire un edificio di leggi che consentano la prevedibilità di ciò che è lecito e di ciò che non lo è.

Nel 1088 nasce lo “Studium” dell’Università di Bologna, primo ateneo dell’Europa occidentale, incentrato sulla facoltà di giurisprudenza per formare i tecnici imperiali.

Fra il 1250 ed il 1350 altri centri di formazione accademica si costituiscono ad Oxford (1167), a Cambridge (1209), a Padova (1222), a Napoli (1224).

Ma è con il 1400 che il concetto ed il vocabolo “Stato” iniziano a prendere il significato odierno. Uno studioso olandese, Hans de Vries, compie un’analisi dell’opera il Principe e del Discorso sopra il riformare lo stato di Firenze, giungendo a concludere che con quel termine il politologo fiorentino Machiavelli designa un gruppo ristretto di uomini che si dedicano all’esercizio del potere politico.

Questa breve digressione serve, innanzitutto, a farci comprendere come le relazioni internazionali attuali siano incentrate sui rapporti fra le entità che chiamiamo stati, attenendo, le stesse, molto chiaramente, alla loro storia politica sin dal loro sorgere. Di ciò si fa bene interprete lo storico Ennio di Nolfo nell’introduzione (pag. X) al suo noto, ben documentato e ponderoso (quasi 1400 pagine) volume di “Storia delle relazioni internazionali 1918-1992”, edito da Laterza.

Nello stesso senso si esprime anche H. Kissinger nel suo “Ordine mondiale” (pag. 8 e 9 edito da Mondadori), nel quale il celebre statista e diplomatico americano afferma come i principii della pace di Westfalia (1648), che pose fine alle guerre del trent’anni, costituiscano ancor oggi l’impalcatura su cui si reggono le relazioni statuali, ossia: indipendenza nazionale, interesse nazionale, non ingerenza negli affari altrui (il principio di sovranità, a dire il vero, in certi contesti organizzativi sovranazionali è assai più sfumato - forse in modo più giuridico, che sostanziale- e meno cogente in virtù di trattati conclusi ad hoc. Si pensi agli artt. 21 e seguenti del TUE, concernenti la politica estera dell’Unione, nonché quella di difesa e di sicurezza. Sul punto, però, ad una attenta disamina del comportamento delle cancellerie dei vari Paesi, è difficile negare come, al contrario di magniloquenti proclami, ciascuna di esse difenda fondamentalmente il proprio tornaconto anche a discapito delle altre).

La nuova amministrazione americana ha impresso una decisa svolta nelle relazioni internazionali rispetto alla precedente.

Il gruppo ristretto di consiglieri del presidente proviene dai ranghi molto ben rodati dei vari apparati deputati a plasmare la politica estera di potenza degli Usa: dal Dipartimento di stato, all’intelligence militare e civile (con le sue articolazioni tecnologiche, pensiamo alla NSA), al Pentagono, all’industria militare (vero e proprio volano per le innovazioni tecnologiche anche nel segmento civile con l’agenzia DARPA - Agenzia militare per la ricerca avanzata che ha avuto il ruolo di motore nella creazione di Internet e di tutte le sue applicazioni di cui si sono, poi, avvalsi gli imprenditori civili- ed a questo modello anche l’Italia potrebbe ispirarsi, specialmente nel momento attuale di spinta tecnologica verso i segmenti della intelligenza artificiale, delle energie nuove, dei nuovi materiali, della fusione nucleare, ma anche della sanità, con le ricerche sui virus e sulle neuroscienze. I politici più avveduti ci dovrebbero pensare. Una Agenzia italiana, gestita da una struttura con poco personale, ma molto qualificato, della Difesa, strettamente collegata all’Istituto Italiano di tecnologia, all’Enea, al CNR, all’INFN, all’Accademia dei Lincei, ai più avanzati Politecnici e migliori facoltà universitarie scientifiche, sarebbe estremamente utile in una prospettiva lungimirante. I brevetti ottenuti resterebbero di proprietà di tutti noi, cioè dello stato, secondo le norme sulle invenzioni di servizio. Sarebbe un eccellente modo anche di incrementare la ricerca di base).

Dal segretario di stato Blinken, a Sullivan, consigliere per la sicurezza nazionale, a L. Austin, ministro della difesa ed ex capo degli stati maggiori congiunti, sono tutte persone che hanno precedentemente e con successo operato nei settori di attività che loro sono stati assegnati odiernamente e sono ben stimate nelle articolazioni burocratiche che dirigono.

Senza dimenticare che lo stesso presidente Biden, avvocato, ha una lunga carriera sia da vice presidente, che da senatore come capo della commissione “Esteri” che già di per sé gli garantisce relazioni personali e conoscenza dei temi internazionali di amplissimo respiro ed esperienza.

Per un Paese come il nostro, inserito nella Nato e nella UE, la postura assunta nei temi geopolitici dagli Usa va sempre attentamente seguita.

E, su questo aspetto, possiamo dire, innanzitutto, che Washington ha inasprito le relazioni con Pechino, suo concorrente nel dominio globale, su diversi fronti.

Il primo di essi riguarda (in questo, per il vero, ricambiato dalla nuova prospettiva di autonomia economica cinese, incentrata su alta tecnologia, IA e robotica sospinta da industria di stato e dalla domanda di consumo sempre più interna e meno dipendente da quella estera) la forte riduzione della interdipendenza commerciale e tecnologica fra Usa e Cina, volta a tagliare le cosiddette catene  del valore. Con l’ ordine esecutivo la presidenza punta a ridurre la dipendenza del sistema industriale americano dalla fornitura di materiali cruciali per esso: dai semiconduttori, alle batterie per auto elettriche, alle terre rare (i 17 elementi chimici della tavola periodica necessari per produrre micro chips, magneti, catalizzatori, cavi di fibra ottica per le comunicazioni di cui la Cina è il primo esportatore al mondo), tutte componenti indispensabili per l’industria militare, dell’auto, della informatica, delle telecomunicazioni e della sanità statunitense.

In questo quadro, si auspica un’azione sinergica con Taiwan (non a caso destinataria di aiuti militari sempre più consistenti e difesa dalle mire di riunificazione alla Repubblica popolare), Corea del sud e Giappone, al fine di potenziare la produzione di semiconduttori di cui l’isola di Formosa è leader, specialmente di quelli di dimensioni piccolissime sino a 5 nanometri.

Il secondo mira a costruire un fronte di contenimento cinese includendovi non soltanto i tre stati asiatici menzionati, ma anche (e questa è la novità) l’India e richiedendo alla stessa Nato un certo riorientamento strategico sul versante del Pacifico, specialmente delle sue componenti aeronavali.

 Il tema dell’aiuto vaccinale a New Delhi ben si inscrive in questa prospettiva, così i recenti scontri armati alla frontiera fra Cina e India.

Anche l’Australia, che pure ha intensi scambi di materie prime con Pechino, si sta riorientando e ricompattando all’interno del cd. QUAD ( Quadrilateral security dialogue fra Usa, Giappone, India e Australia).

Gli Usa, dopo il grande freddo di Trump, hanno pienamente ripreso i cordoni di comando dell’alleanza atlantica per a) riconfermare la centralità dell’Europa nella esigenza che la stessa resti in “area americana” b) evitare il formarsi di binomi (che da economici possano scivolare verso quelli geopolitici) fra Germania e Russia e/o Germania e Cina, tali da frantumare l’area della UE c) apprestare una rinnovata linea di demarcazione con la Russia (che, però, mantiene verso la Cina sia interessi economici, che molte diffidenze in materia di confini. Questi ultimi corrono per oltre 4.000 km e, lo ricordiamo, nel 1969, furono oggetto di scontro militare fra i due stati sul fiume Ussuri di demarcazione. E’, davvero, credibile un solido legame fra Cina e Russia o, piuttosto, quest’ultima preferirebbe un migliore rapporto con gli Usa in cambio di accordi di sicurezza ai suoi confini, collaborazioni economiche più intense, interscambio commerciale di materie prime contro high tech americana?).

Nel nuovo confronto fra Usa e Cina il Mediterraneo acquisisce la centralità di specchio d’acqua di congiunzione fra Atlantico e, via Suez, Pacifico, il che porta ad emersione l’importanza di Roma in uno scenario oramai affollato, in cui altri attori si sono aggiunti (a quelli preesistenti di Francia e  Inghilterra), come la Turchia, la Russia (per il vero esistente da anni con l’appoggio della Siria, a cui si è aggiunta la sua forte presenza militare in Libia), Israele, l’Egitto ,la Cina e l’Algeria.

Il blocco del canale egiziano a causa della porta container mastodontica “Ever given” da 220.000 tonnellate, lunga 400 metri, ha evidenziato vistosamente quanto sia cruciale quella via d’acqua per il commercio mondiale.

L’Italia, con l’attuale governo, sembra prendere finalmente coscienza della necessità di rafforzare i legami economici, politici e di difesa con la Libia, assumendosi maggiore responsabilità agli occhi di Washington. Non a caso il nostro Premier l’ha scelta come prima visita all’estero, speriamo foriera dell’inizio di un più marcato dialogo e presenza italiana nella consapevolezza che quel territorio rappresenta per Roma una sponda fondamentale per motivi petroliferi, ma anche strategici, in quanto orientata geograficamente verso la Penisola.

In politica estera non esistono vuoti pneumatici, allorquando un potere si ritira o si dissolve, un altro vi subentra (è il tema che riguarda adesso lo sganciamento dall’Afghanistan). Una Libia priva di guida sufficiente (l’errore di non avere previsto un serio piano di ricostruzione dopo la caduta di Gheddafi resta ancora la principale pecca) ha favorito l’insediamento militare di Russia e Turchia, che hanno oscurato il ruolo della Francia ed hanno dato vita ad una alleanza/rivalità che in questo quadrante le vede su fronti opposti, ma che sul Bosforo alterna competizione a concordia potenzialmente duratura. La stessa condizione sembra affacciarsi anche nei Balcani.

Non a caso, Atene è divenuta il nuovo centrale avamposto americano per il contenimento cinese, ma anche per il monitoraggio stretto su Ankara.

Di particolare utilità e spessore appaiono le missioni italiane a Gibuti e in Mali, assediato dagli integralisti jihadisti.

Esse possono dare consistenza all’esigenza di proteggere i flussi mercantili, anche italiani, verso l’indo pacifico, in alleanza con la flotta americana e proiettare stabilità in centro Africa, utile ad incoraggiare lo sviluppo economico di quei territori, impedendo la crescita di terrorismo, povertà, e, favorendone l’industrializzazione, determinare la nascita di classi medie di consumatori, aprendo ai prodotti italiani nuovi mercati di sbocco e materie prime necessarie alla transizione ecologica (pensiamo al nickel, ad esempio, necessario per le batterie delle auto elettriche del futuro).

In questa prospettiva si inquadra anche il riavvicinamento fra Italia e Francia (ormai prossime alla firma del trattato del Quirinale, in riequilibrio rispetto all’asse franco tedesco) che tocca aspetti della innovazione tecnologica, delle cooperazioni navali, pur constatando alcune divergenze su Libia e su operazioni industriali in Italia.

Il mondo post pandemia dovrà essere affrontato in un mutato quadro generale, nel quale l’abilità sarà quella di cogliere rapidamente il vantaggio sui concorrenti, dimostrando la volontà di impegnarsi con tutte le componenti del sistema Paese.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  

 

 

 


Ripartiamo dal basso

 

Come attivati dallo stesso input sono giunte oggi due note: la prima di Giorgio Merlo, pubblicata su “Il domani d’Italia”: E se resta il maggioritario? E l’altra di Gianfranco Rotondi, con una lettera inviata ad alcuni amici della Federazione Popolare DC. Sono le realistiche prese di posizione di due amici, entrambi eredi della grande tradizione politica della sinistra politica e  sociale vissuta alla scuola di Sullo, Gerardo Bianco per Rotondi e per entrambi a quella di Forze Nuove di Carlo Donat Cattin. Merlo fiutata l’aria che tira,dopo il pronunciamento del segretario del PD, Enrico Letta, per una legge maggioritaria, quella del Mattarellum, conclude ccosì: sia che rimanga il rosatellum in vigore, sia che si adotti un’altra legge maggioritaria come quella indicata da Letta, è evidente che, salvo correre per la testimonianza agli elettori dell’area DC e popolare non resterà che verificare la compatibilità politica e programmatica con i due schieramenti che saranno probabilmente in campo. Una sfida che, a suo parere, andrebbe vissuta fino in fondo, proprio perché il ruolo di una componente terza come quella di ispirazione cattolico democratica potrebbe risultare decisiva,.

 

Rotondi, con il realismo politico che lo contraddistingue, con la sua lettera carica di amarezza prende atto delle difficoltà sin qui incontrate per il decollo del progetto politico della Federazione Popolare DC, così come quello della formazione di un gruppo parlamentare democristiano insieme agli amici del Centro democratico di Tabacci e ai Verdi, nel segno dell’enciclica di Papa Francesco sulla difesa del creato. Scrive Rotondi: “I due progetti sono fermi. L’Udc non ha formulato alcuna proposta di un congresso straordinario di rifondazione, anzi nel corso della sfortunata degenza dell’on. Cesa il presidente di quel partito ha partecipato a tutte le riunioni del centrodestra chiudendo di fatto la strada a una scelta centrale di riaggregazione. Per analoghi motivi di schieramento l’on. Tabacci ha rinunciato a condividere con noi la formazione di un gruppo parlamentare, ritenendo prioritario lo schieramento nel centrosinistra. Ancora una volta le alleanze prevalgono sulla identità. Io resto persuaso della possibilità di creare al centro una rinnovata presenza dei cattolici, senza escludere alleanze, ma avendo la disponibilità anzitutto interiore di poter rinunciare ad esse e correre da soli alle elezioni politiche. Ritengo che l’orizzonte ambientalista possa essere una nuova missione programmatica tale da giustificare l’azzardo di un nuovo partito espressione dei cattolici democratici. Riflettiamo assieme sulla possibilità di un nuovo esordio, sapendo peró che la strada è in salita e prima di intraprenderla dobbiamo interrogarci seriamente e serenamente sulla effettiva volontà di provarci”.

 

Confesso che da St Vincent del novembre scorso avevo sperato anch’io che i due progetti, quello partitico della riunificazione dei partiti della federazione democristiana sotto lo scudo crociato, attraverso un allargamento dell’UDC e quella della formazione di un gruppo parlamentare democratico cristiano e popolare andassero a buon fine. Preso atto della realtà effettuale, tuttavia, prima di gettare la spugna, credo si debba tentare di ripartire dal basso. E’ evidente che è finito il tempo per quegli amici che da 25 anni fanno giochetti personali  fuori da ogni logica politica capace di riunire tutti in unico partito. Qualcuno continua nel ruolo di paggio servente del Cavaliere e qualcun altro di reggicoda prima di Renzi, Zingaretti e ora, anche se non ancora sicuro, di Letta.  Ecco perché si tratta di voltare pagina e di ripartire dal basso. Basta con i tentativi di recuperare Cesa, incapace di  sottrarsi ai condizionamenti pelosi di De Poli sempre al seguito di Taiani come un cagnolino di compagnia. Si tratta, invece, di verificare concretamente sui territori se esistono le condizioni per presentare liste unitarie dei democratici cristiani e popolari alle prossime elezioni amministrative. A Torino l’amico Carmagnola molto coraggiosamente sta portando avanti la buona battaglia dei DC torinesi, come in altri comuni del Piemonte e, analogamente, dovremmo fare nelle altre grandi città: Roma, Milano, Napoli, Bologna, nella Regione Calabria e in tutti i comuni grandi e piccoli  dove sia possibile. Dove non siamo riusciti con i vecchi leader ormai consunti e condizionati da troppi vincoli, soprattutto preoccupati della personale sopravvivenza, cerchiamo che siano le forze di una nuova leva di dirigenti locali ad assumere il testimone della nostra migliore tradizione politica e culturale. Ripartiamo dai comuni, là dove nacque e si consolidò l’esperienza politico  amministrativa dei cattolici democratici e cristiano sociali e se una classe dirigente ormai vecchia e stantia di destra e di sinistra, pensa di rifugiarsi nel maggioritario per consolidare un bipolarismo incapace di offrire reale governabilità al Paese, riparta dal basso una presenza dei cattolici per una nuova speranza nel segno della “migliore politica” (capitolo quinto dell’enciclica “Fratelli Tutti”).

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 4 Maggio 2021

 

Pandemia e orientamenti elettorali

 

Chi saranno i futuri elettori del Movimento Cinque Stelle, si chiede Giorgio Merlo nel suo interessante articolo pubblicato oggi su “Il Domani d’Italia”, aggiungendo: “… sino ad oggi – e  per molti anni – questo partito si è caratterizzato per alcuni elementi costitutivi che provo a  sintetizzare brevemente: partito populista, anti politico, demagogico, antiparlamentare, alfiere  della “democrazia diretta”, radicalmente anti sistema, “uno vale uno”, “contro la casta”,  oppositore delle grandi opere, sostenitore del “doppio mandato e stop”, contro le alleanze con gli  odiati partiti del passato, senza una cultura politica perché tutte le culture politiche del passato  erano da radere al suolo, contro il “professionismo” dei politici e, infine, per una classe dirigente  che ripudiava alla radice il modello dei partiti tradizionali”. 

 

Provo a offrire qualche indicazione, sulla base della mia “teoria dei quattro stati” (un’interpretazione euristica della realtà sociale italiana), partendo proprio dalle parole di Merlo attribuite al M5S che, per la verità, corrispondono a sentimenti e opinioni  diffuse tra molti cittadini, elettrici ed elettori italiani, oggi come nel 2018. Quelle stesse elettrici ed elettori che attribuirono al M5S oltre il 32 % dei voti, che in tal modo diventò il gruppo di maggioranza relativa alla Camera e al Senato.

 

Secondo la mia teoria, “la casta”, oggi come allora, non dovrebbe mutare di molto i propri comportamenti elettorali, sostanzialmente stabili nel confermare fiducia ai partiti che ne garantiscono la funzione e la vantaggiosa sopravvivenza. Più complessa la situazione dei “diversamente tutelati”, che subiscono le conseguenze delle scelte che, pandemia e condizionamenti europei sul recovery fund, impongono alle scelte del governo. Difficile stabilire cosa accadrà con le annunciate riforme della pubblica amministrazione, della giustizia, del fisco  e della previdenza sociale. Riforme per adesso solo annunciate in stringate indicazioni inserite nel progetto di PNRR all’esame velocissimo dello stesso, tra oggi e domani, nelle aule parlamentari. Provvedimenti che si concreteranno solo con l’approvazione delle leggi di modifica e relativi decreti attuativi .

 

E’ “il terzo stato produttivo”, ossia l’asse portante del sistema economico e sociale del Paese, quello nel quale si potranno avere le scosse più rilevanti sul piano elettorale. Piccole e medie imprese, liberi professionisti e partite IVA, sono le categorie che hanno subito le più gravi conseguenze dagli stop and go  e dai lockdown che hanno determinato la chiusura di molte attività mettendo a rischio, con i redditi degli interessati, le stesse prossime riaperture.

 

Il “quarto non stato”, a parte i percettori e gli utilizzatori del lavoro nero anch’essi vittime, per mafia, camorra, ndrangheta, la pandemia ha moltiplicato le occasioni di profitto a danno delle categorie del terzo stato produttivo. Situazione, dunque, nel complesso, a mio parere ancor più difficile che nel 2018, quella che si prospetta per le prossime  elezioni politiche. Il M5S non potrà più contare sulla condizione di “statu nascenti” del tempo dei “vaffa”, scontando  quella attuale di partito di governo a tutto tondo; prima giallo verde, poi giallo rosso e adesso, di maggioranza relativa del governo Draghi. Conte riuscirà a portare il movimento fuori dalla difficile situazione creatasi con lo scontro aperto con Casaleggio Jr. e la piattaforma Rousseau e dopo il caso dell’ultima esternazione boomerang di Beppe Grillo sulla grave vicenda del figlio? Questo è il problema difficile che è chiamato a risolvere “l’avvocato del popolo”. Certo, se il timore dei diversamente tutelati e la rabbia del terzo stato produttivo non trovassero più rifugio nel populismo d’antan dei grillini, il voto di queste elettrici ed elettori o finirà alla destra estrema della Meloni e di Salvini o nell’astensione dal voto. Una ragione in più per offrire una nuova speranza alla politica italiana, che potrà venire solo da una rinnovata offerta politica di centro, ispirata dai valori del popolarismo dei cattolici democratici e cristiano sociali, se saranno capaci di presentarsi finalmente uniti.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 26 Aprile 2021

 


Il Covid ci ha portato via un altro amico

 

 

Il Covid ci ha portato via un altro amico: Silvio Lega. Senza il suo aiuto nel 2011-2012 non si sarebbe potuto procedere all’autoconvocazione del consiglio nazionale della DC, del partito, cioè, “ mai giuridicamente sciolto”.

Già vicesegretario della DC nazionale e uno dei più intelligenti e preparati dirigenti del partito, ci eravamo conosciuti sin dal movimento giovanile.  Lui uno dei pochi “dorotei” presenti nella dirigenza nazionale, era molto legato all’On Bisaglia e divenimmo subito amici.

Da solo, quando iniziai la raccolta delle firme dei consiglieri nazionali del partito per l’autoconvocazione, non ce l’avrei mai fatta, ma col suo determinante contributo il Consiglio nazional si poté svolgere, con l’elezione alla presidenza della cara On Ombretta Fumagalli Carulli, anche lei recentemente scomparsa.

Silvio lo ricorderemo tutti noi Democratici Cristiani, perché se si è potuto svolgere il tesseramento anno 2012, gli iscritti del quale sono oggi, a tutti gli effetti giuridici, gli eredi legittimi della DC storica, lo dobbiamo in larga parte a lui.

Resterà in tutti noi il ricordo della sua fervida intelligenza politica, la ferma convinzione sui principi fondanti della democrazia liberale e una passione civile conservata intatta dagli anni delle sue prime esperienze politiche nella DC.

Anche per questo continueremo a batterci per gli stessi valori con i quali abbiamo testimoniato con Silvio la comune appartenenza alla grande famiglia democratico cristiana.

 

Ettore Bonalberti

24 Aprile 2021

18 aprile 1948

73 anni fa il Popolo italiano scelse la DC di De Gasperi alla guida dell'Italia e il Paese poté così vivere, col progresso sociale ed economico, una lunga stagione di pace e di libertà. Noi eredi della lunga tradizione democratico cristiana siamo impegnati a riportare in campo la nostra cultura politica ispirati dalla dottrina sociale cristiana.

18 Aprile 2021

La forza degli orientamenti ideali

 

Viviamo una fase politica caratterizzata da partiti che, in larga misura, sono molti distanti da quanto indicato dall’art.49 della Costituzione in materia dei democrazia interna.

Lo sfascio dei partiti della Prima Repubblica (1948-1993) e l’avvento del partito-azienda berlusconiano sino al partito etero diretto del M5S della Terza Repubblica, dopo la lunga stagione forza-leghista della seconda, segna il suo limite nella crisi della politica, dopo le soluzioni trasformistiche dei governi giallo verde-Conte 1 e giallo rosa-Conte 2, e la formazione del governo Draghi “senza vincoli di formula politica”.

 

Trattasi di un momento nel quale si assiste a un tentativo di riposizionamento delle forze politiche, interessate da processi di riassestamento delle loro leadership, tanto nel PD, come nel M5S e nella stessa Lega. Discorso a parte per la destra estrema di Fratelli d’Italia saldamente ancorata alla leadership dell’On Giorgia Meloni.

 

Analogo processo è da diverso tempo avviato nell’area politica cattolico democratica e cristiano sociale italiana, nella quale si assiste a un grande fermento nei diversi movimenti, gruppi, associazioni che costituiscono il retroterra sociale e culturale di quest’area, mentre sul piano più propriamente politico e partitico, più avanzato è il progetto di ricomposizione avviato dalla Federazione Popolare dei DC e dagli amici raccolti attorno al manifesto Zamagni: Insieme, Rete bianca e Costruire insieme.

 

Di fronte al dominio esercitato a livello globale, almeno sul fronte occidentale, dal turbo capitalismo finanziario, le uniche due culture che in questo momento si affermano come alternative, sono quelle espresse dagli orientamenti pastorali della dottrina sociale cristiana e quelle ecologiste che trovano la loro traduzione politico partitica nei diversi movimenti Verdi presenti in Europa, specie in Germania e Francia. Diffusa e importante è anche la tradizione verde italiana, seppur frastagliata nelle sue diverse espressioni; originalissima negli orientamenti espressi sin dagli anni’80 da Alexander Langer, Gianfranco Amendola ed Enrico Falqui, i primi tre eurodeputati verdi, insieme a quelle vissute dagli amici fratelli Boato della mia città di Venezia : dallo scomparso Stefano, a Marco e a Michele. Di più antica derivazione quella politica cattolica democratica e cristiano sociale, che affonda le sue origini nella dottrina sociale cristiana: dalla Rerum Novarum, prima enciclica che, con Papa Leone XIII affrontò i temi connessi alla prima rivoluzione industriale, che ispirò la formazione del PPI di Sturzo; alla Quadragesimo Anno e le successive giovannee ( Mater et Magistra e  Pacem in terris) e paolina ( Populorm progressio) e a quella di Papa San Giovanni Paolo II: Centesimus Annus. Quest’ultima è la prima che affronta i temi collegati al fenomeno della globalizzazione; temi che sono più direttamente oggetto delle analisi e degli orientamenti pastorali della “Caritas in veritate” di Papa Benedetto XVI e “Laudato Si” e “Fratelli tutti” di Papa Francesco.

 

Ecco perché, oggi come nel passato, spetta a  noi, eredi del cattolicesimo politico democratico e cristiano sociale, il dovere di tradurre nella città dell’uomo gli orientamenti pastorali indicati, soprattutto, dalle due ultime encicliche, che, accanto alla cultura dell’area ecologista-verde, costituiscono le interpretazioni più avanzate del pensiero critico rispetto alla storture presenti nell’età del turbo capitalismo finanziario. Un capitalismo che ha rovesciato, come sostiene il prof Zamagni, il principio del NOMA ( Non Overlapping Magisteria). Un rovesciamento che ha determinato l’egemonia-dominio della finanza sull’economia reale e la subordinazione, fino a un ruolo del tutto subordinato e ancillare della politica, con la riduzione della stessa democrazia e un ectoplasma, sempre più privo di significato e di ruolo autonomo prevalente.

Molto opportunamente l’amico Gianfranco Rotondi, nel Novembre scorso, ha organizzato a St Vincent un seminario nel quale ha chiamato a confrontarsi una serie di esponenti rappresentanti delle culture democratiche, popolari, ecologiste, liberali  e riformiste, sui temi indicati dalla “Laudato SI”. Credo si debba proprio ripartire da lì, tanto sul piano degli incontri possibili tra i diversi movimenti e gruppi delle diverse aree politiche in sede locale, quanto a livello dei  parlamentari che si richiamano a queste stesse culture, interessati a dar vita a un gruppo parlamentare di centro, alternativo alla destra populista e nazionalista e distinto e distante da una sinistra senza più identità. A livello locale si potrebbero sperimentare, sin dalle prossime elezioni amministrative, liste unitarie civiche, così come a livello parlamentare un rinnovato centro come auspicato. Al deserto delle culture politiche degli attuali partiti, l’avvio di un progetto popolare, ecologista, liberale e riformista, sostenuto dagli orientamenti ideali descritti, rappresenterebbe un bel salto in avanti per la politica, corrispondente alle attese di una vasta platea di cittadini, elettrici ed elettori dell’Italia, al Nord come al Sud del Paese.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 16 Aprile 2021

 

 

Prima il programma

 

Giorgio Merlo nei suoi interessanti interventi sul progetto di costruzione del soggetto politico nuovo di centro, nel suo ultimo articolo su “Il Domani d’Italia” (Cattolici e “centro”. Ora serve una “costituente”), propone un’assemblea costituente per superare la frammentazione politica esistente nell’area cattolico democratica e cristiano sociale.

Ho scritto all’autore che è del tutto condivisibile l’idea del superamento della diaspora di un’area nella quale “ tutti vogliono coordinare, ma nessuno vuol essere coordinato”, pensando all’assemblea costituente come lo strumento utile per tale progetto. Tuttavia, per non fallire nell’impresa, a me sembra sia indispensabile partire prima dal programma con cui ci si dovrà necessariamente confrontare, come sostengo con la mia recente indicazione della Camaldoli di programma 2021. E continuavo nella mia replica a Merlo: un'assemblea costituente che si indicesse come propone, mi pare,  anche INSIEME, il partito guidato da Giancarlo Infante, senza un accordo sul programma, finirebbe col dividerci prima ancora di cominciare sul tema delle alleanze, che, tra l'altro, saranno condizionate se non del tutto imposte, ahimè, dalla legge elettorale che, alla fine, sarà scelta. In questa fase di ricomposizione della nostra area serve affermare che il centro di ispirazione DC e popolare dovrà essere: " alternativo alla destra nazionalista e populista e distinto e distante dalla sinistra senza identità". Trovata l'intesa sul programma, ossia sulla mediazione realistica e storicamente attualizzata tra gli interessi e i valori che si intendono rappresentare, va da sé che ci si potrà alleare con chi, trovando consonanza col nostro programma, intende difendere e attuare integralmente la Costituzione, che è il programma più avanzato possibile, soprattutto per rispondere, come direbbe Giorgio La Pira " alle attese della povera gente" e non solo,  ma anche a  quelle del terzo stato produttivo architrave del sistema democratico.

Nel mio precedente articolo “ Il nostro impegno politico” ho evidenziato le priorità che emergono nell’Italia del dopo pandemia: la ricostruzione della sanità pubblica, la digitalizzazione del Paese, l’edilizia scolastica, la conversione energetica, la sicurezza idrogeologica del territorio e, prima di ogni altra cosa: la ripresa economica e dell’occupazione. Per ciascuna di queste emergenze ho abbozzato alcune idee da discutere e approfondire nella nostra Camaldoli 2021.

Certamente, mentre saremo sicuramente uniti sul piano dei valori, si tratterà di condividere le politiche economiche coerenti con i principi di riferimento della dottrina sociale cristiana, così come espressi nelle  ultime encicliche sociali: Laudato SI e Fratelli tutti.

Anche noi, come fecero i padri fondatori della DC nel 1943 ( prima il codice di Camaldoli, poi le idee ricostruttive della DC, di Demofilo/ De Gasperi), prima dovremo ritrovarci uniti sul programma di ispirazione democratica e popolare per il Paese e dopo, solo dopo, ci ritroveremo in un’assemblea costituente per la ricomposizione politica della nostra area. La Federazione Popolare DC è pronta per attivare questa tappa preliminare insieme agli amici raccolti attorno al manifesto Zamagni: Insieme, Costruire insieme, Rete bianca.

Dopo questa tappa programmatica ci sarà il primo impegno elettorale con le elezioni amministrative di autunno, nelle quali sarebbe auspicabile la presentazione di liste unitarie sotto lo stesso nome e simbolo di candidati dell’area cattolico democratica e cristiano sociale. Entro l’anno, infine, l’assemblea costituente, da indire con regole condivise per prepararci alla scadenza elettorale che potrebbe cadere subito dopo l’elezione del nuovo presidente della Repubblica. E noi a quella data dovremo essere pronti.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 9 Aprile 2021

 


IL NOSTRO IMPEGNO POLITICO

945.000 posti di lavoro in meno rispetto al 2020, così rileva l’ISTAT ieri, dopo 12 mesi dall’inizio della pandemia. Su quasi un milione di posti persi, 218 mila si riferiscono a dipendenti stabili (i cassaintegrati fanno di parte di questa cifra), 372 mila a dipendenti precari, mentre gli altri 355 mila sono lavoratori autonomi. Come ho commentato a caldo ieri, la pandemia colpisce soprattutto i più fragili tra i diversamente tutelati e il terzo stato produttivo. Grave la situazione dei bilanci comunali che, a fatica, potranno essere redatti alla fine dell’anno, mentre si tagliano pesantemente gli interventi di natura sociale proprio nel momento in cui la loro domanda è in crescita esponenziale. Ieri si sono svolte in diverse città molte manifestazioni di protesta di commercianti, ambulanti e ristoratori che sono fermi da oltre un anno e non ne possono più. Non vogliono le “ridicole elemosine” dei ristori che, peraltro, tardano ancora, ma chiedono soltanto di poter lavorare. Sembra emergere un dato grave espresso in uno striscione: “ il tempo della pazienza è finito”. E’ il “terzo stato produttivo” con i giovani e le donne i più colpiti dalla pandemia rispetto alla “casta”, ai “diversamente tutelati” e al “quarto non stato”, per utilizzare le categorie della mia “teoria dei quattro stati” in cui euristicamente suddivido la realtà sociale italiana. . Se continua così corriamo davvero il rischio di passare dalla crisi alla rivolta sociale. Ciò può accadere se la crisi del terzo stato produttivo, ossia l’architrave che tiene in piedi il sistema, sia dal punto di vista produttivo che fiscale, raggiunge il punto nel quale implode senza possibilità di ripresa.

Questa è la grave situazione che il governo Draghi si trova a dover affrontare e non a caso il superamento della pandemia (piano vaccinazioni) e la gestione dei fondi del recovery plan, sono i due obiettivi strategici assegnati “al governo senza formula politica” e, di fatto, delle larghe intese. I problemi da risolvere con estrema urgenza riguardano: la ricostruzione della sanità pubblica, la digitalizzazione del Paese, l’edilizia scolastica, la conversione energetica, la sicurezza idrogeologica del territorio.

Quanto alla sanità pubblica, i limiti e le contraddizioni emerse nella gestione della crisi pandemica e le conflittualità permanenti sperimentate tra decisioni del governo centrale e dei  presidenti di alcune regioni ( i cosiddetti “ governatori”) rendono indispensabile rivedere quell’insensata modifica del Titolo V della Costituzione, che ha determinato l’introduzione di alcune materie “concorrenti”, come la sanità, fattore di continua conflittualità, oggetto frequente di esami e sentenze in sede di Corte Costituzionale dei contenziosi tra lo Stato e le Regioni. La materia della sanità, poi, essendo quella che incide per quasi l’80% sulle risorse dei bilanci regionali, è evidente che sia quella nella quale si eserciti uno dei più forti interessi dei “governatori”. Nel post pandemia questo tema dovrà essere affrontato insieme a quello più generale dell’assetto regionale che, come scrivo da anni, non può più reggere la realtà di venti regioni, alcune delle quali a statuto speciale, espressione di situazioni post belliche assolutamente diverse da quelle attuali del Paese. Credo che un riordino nel senso di una Repubblica federale dotata di un forte potere centrale e il coordinamento di cinque, sei macro regioni, sia il modello su cui, come indicato a suo tempo dal prof Miglio, dalla  Fondazione Agnelli e da diversi DdL depositati in Parlamento, anche la DC e i Popolari dovranno esprimersi.

Sulla digitalizzazione del Paese, una delle priorità indicate dall’EU Next Generation fund,  con urgenza va risolto e superato il collo di bottiglia della banda larga e si impongono decise politiche di sostegno alle categorie più deboli per quanto attiene il cosiddetto digital divide; ossia il divario tra chi ha accesso e chi non lo ha ad Internet, per ragioni economico sociali e culturali. Le recenti scelte fatte dal ministro Brunetta col bando per le nuove assunzioni di giovani specializzati nelle materie informatiche possono garantire un miglioramento dell’attività della PA, mentre si dovranno favorire anche le aziende private al Sud come al Nord, soprattutto quelle più piccole  e medie, per aiutarle nel salto di qualità indispensabile per reggere il confronto sempre più difficile a livello dei mercati europei e internazionali. La conversione energetica per noi DC e Popolari, alla luce di quanto indicatoci dalla dottrina sociale della Chiesa con l’enciclica “ Laudato Si” di Papa Francesco, deve costituire uno dei capisaldi della nostra politica economica. Ciò comporterà l’esigenza di adottare politiche economiche fondate sul rispetto del NOMA (Non Overlapping Magisteria), ponendo l’etica a fondamento delle scelte della politica, garantendo il primato alla stessa nel definire gli orientamenti strategici ai quali subordinare l’economia reale e la finanza, superando l’attuale situazione del turbo capitalismo finanziario che ha finito col subordinare alla finanza l’economia reale e a ridurre la politica a un ruolo ancillare alla logica prevalente del profitto dei grandi poteri finanziari internazionali.

Sull’edilizia scolastica come sulla sicurezza idrogeologica del territorio, DC e Popolari dovranno rovesciare l’aforisma di Leo Longanesi secondo cui: “ L’Italia e un paese di inaugurazioni e non di manutenzioni”, avviando finalmente un piano urgente per la messa in sicurezza degli edifici scolastici, con il loro adattamento alle nuove esigenze poste dalla pandemia, e un piano straordinario per la sicurezza idrogeologica, dal quale potranno derivare occasioni importanti per l’occupazione di giovani e meno giovani esperti nelle diverse discipline competenti nella materia. Alla base di tale programma, prioritaria in maniera assoluta è, in ogni caso, la ripresa dell’economia e quindi dell’occupazione, se vogliamo evitare che queste prime avvisaglie di malcontento sociale sfocino nella rivolta senza controllo.Ce la farà Draghi? Non possiamo che augurarcelo, mentre tutti noi, DC e Popolari dobbiamo compiere ogni sforzo per ricomporre politicamente l’area dei cattolici democratici e cristiano sociali italiani.

Ettore Bonalberti

Venezia, 7 Aprile 2021

La voce del giornale

 

Quando riapre una testata giornalistica è sempre una festa. Quando a riaprire, è la testata storica del tuo partito, come il Popolo, è una gioia. Ringrazio Mons Stenico che è riuscito nell’impresa, ridando vita al nostro quotidiano fondato nel 1923 che, da cartaceo, assume adesso la nuova veste on line. Ho utilizzato le mie mailing list per annunciare a tutti gli amici DC che si è ridato fiato alla nostra voce e adesso attendiamo di aprire un fecondo dialogo tra tutti i soci che intendono concorrere a rendere viva la discussione tra di noi. Il giornale del partito, infatti, serve se, com’ è stato nella migliore tradizione democratico cristiana, non si riduce al ruolo di servizio esclusivo di questo o quella persona, fatta salva, ovviamente, la sua funzione preminente di organo ufficiale della segreteria nazionale e con essa, della direzione e del consiglio nazionale espressi dalla volontà degli iscritti all’ultimo congresso. Esso, invece, deve diventare la palestra del dibattito e del confronto politico libero e aperto tra tutti i soci. Spetta al direttore responsabile garantire il rispetto delle regole proprie di un partito democratico secondo quanto stabilito dall’art. 49 della Costituzione.

Credo che tra di noi sia univoca  la volontà di riattivare politicamente la Democrazia cristiana, un partito mai giuridicamente sciolto, come ha definitivamente sancito la Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n.25999 del 23.12.2010, quella da cui è partita la lunga stagione (2012-2021) della diaspora democratico cristiana. Ho scritto di questa triste vicenda nel mio ultimo libro: DEMODISSEA: La democrazia cristiana nella stagione della diaspora –considerazioni sul periodo 1993-2020 (https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/562226/demodissea/) . Ho raccolto cronologicamente gli avvenimenti, riportato integralmente i documenti ufficiali e i risultati dei consessi istituzionali democraticamente svoltisi, evidenziando l’azione permanente dei cosiddetti “sabotatori seriali”, quelli che, dal 2012 ( anno di svolgimento del XIX Congresso nazionale del partito, poi annullato dai ricorsi in tribunale), hanno tentato in tutti i modi di ostacolare il progetto di ricomposizione politica della Democrazia Cristiana. Come nel 2012, su indicazione dell’amico On Publio Fiori, con Silvio Lega ci accingemmo a raccogliere le firme dei consiglieri nazionali DC per l’auto convocazione del consiglio e, quindi, del congresso, così con Renato Grassi e amici, dopo l’ondivaga e confusa  gestione del partito di Gianni Fontana, abbiamo continuato nella nostra iniziativa sino al ri-celebrato Congresso dell’Ottobre 2018 che ci ha portato all’attuale segreteria di Renato Grassi. Sino al pronunciamento definitivo del tribunale di Roma sull’ennesimo ricorso dei soliti sabotatori, cui si sono aggiunti alcuni improvvisati interpreti dediti all’autoproclamazione tragicomica di legittima eredità, resta il fatto ineccepibile che:

a)    il congresso dell’Ottobre 2018 è tuttora valido;

b)   gli iscritti che rinnovarono la loro adesione alla DC nel 2012 sono a tutti gli effetti e per riconoscimento del giudice Romano, gli unici eredi legittimi della DC storica.

Queste sono le premesse in base alle quali, se esisteranno le condizioni da parte di tutti, si dovrà ripartire per tentare di por fine alla diaspora insensata e suicida.

Vigendo questa situazione, con la speranza che si possa definitivamente superare e risolvere, con Grassi, Alessi, Giannone e altri,  sono stato tra quelli che più hanno spinto per concorrere all’avvio della Federazione Popolare DC. Essa oggi è guidata dall’amico Peppino Gargani e associa una cinquantina di partiti, associazioni, movimenti e gruppi. Rilevante la raggiunta intesa tra DC, UDC ,NCDU ,Rinascita Cristiana, premessa indispensabile per superare il contenzioso insolubile del simbolo dello scudo crociato. Simbolo che é di proprietà degli eredi legittimi ( i soci del 2012) ma, di fatto, almeno sin qui, nella disponibilità elettorale dell’UDC. Pure importante l’azione portata avanti dal prof Giannone con il Comitato tecnico scientifico della Fondazione DC ( già Fondazione Fiorentino Sullo) dal quale stanno emergendo importanti contributi da tradurre politicamente sul piano istituzionale.

L’obiettivo che ci siamo posti unitariamente come Federazione Popolare è di concorrere alla costruzione di un soggetto politico nuovo di centro: laico, democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, ispirato ai valori dell’umanesimo cristiano, inserito a pieno titolo nel PPE da far tornare ai principi dei padri fondatori: Adenauer, De Gasperi, Monnet e Schuman. Un partito alternativo alla destra populista e sovranista e  distinto e distante dalla sinistra senza identità. Prima tappa, sarà quella di ritrovarci tutti insieme in un’unica lista e con lo stesso simbolo alle prossime elezioni amministrative di Settembre-Ottobre. Sarà quello il  banco di prova per l’unità elettorale alle prossime elezioni politiche per le quali sarà indispensabile che venga approvata una legge elettorale, che noi vorremmo alla tedesca, con sbarramento al 3-4 %, con preferenze e sfiducia costruttiva. Stavolta non saranno più tollerabili né tollerate le giravolta patite nel 2018.

Un partito quello ipotizzato che dovrà ricomporre la più ampia area cattolico democratica e cristiano sociale, ossia anche quella parte importante raccolta attorno al manifesto Zamagni costituita dagli amici di INSIEME, Rete Bianca, Costruire Insieme. Al riguardo ho indicato come prioritaria la celebrazione della nostra Camaldoli 2021, ossia un momento importante di riflessione e di analisi programmatica, per definire le risposte da dare da DC e da Popolari alle “attese della povera gente “. Le attese, cioè, del terzo stato produttivo e delle classi popolari prostrate dopo oltre un anno di crisi pandemica dalle drammatiche ricadute sanitarie ed economico sociali

Solo dopo aver raggiunto l’intesa sul piano programmatico, si potrà organizzare insieme un’assemblea costituente del soggetto politico nuovo  nella quale, col programma si decideranno le alleanze e la nuova classe dirigente. Temi e proposte da approfondire e sulle quali decidere nel nostro annunciato prossimo congresso nazionale .

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 4 Aprile 2021

 

 

 

Una battaglia autentica per la democrazia e la libertà.

 

Nel 2018 con Giuseppe Gargani, Follini, Mastella, Tarolli, Tassone, Giannone, Gemelli, Marinacci,Mario Mauro e altri organizzammo il comitato dei Popolari per il NO, con il quale abbiamo concorso alla vittoria referendaria contro il tentativo di “deforma costituzionale” del trio Renzi-Boschi-Verdini.

Nei giorni scorsi ho proposto a Gargani e agli amici della Federazione Popolare DC di attivare il Comitato dei Popolari per l’attuazione degli articoli 48 e 49 della Costituzione che, dalla  fine della Prima Repubblica, sono sostanzialmente disattesi.

 

Sono due articoli fondamentali per la vita democratica del Paese che, da una parte, assiste al prevalere della finanza sull’economia reale e sulla politica, al tempo della globalizzazione e del rovesciamento del NOMA ( Non Overlapping Magisteria), come lucidamente esposto dal prof Zamagni nei suoi diversi interventi accademici ( vedi la nota del 12 Giugno 2018 sul testo della Congregazione per la dottrina della Fede:” Oeconomicae et Pecuniarae Quaestiones”) e, dall’altra, alla nascita di partiti e movimenti etero guidati e/o leaderistici senza alcuna “democrazia interna” come costituzionalmente richiesto dall’art.49.

 

Sul tema contro il sistema elettorale maggioritario e a favore del proporzionale sono in questi giorni intervenuti lo stesso Gargani con un articolo su Il Dubbio del 26 Marzo 2021 e all’indomani Raffaele Bonanni su Il Domani d’Italia. Proporzionalista da sempre, come lo fummo tutti noi della sinistra sociale DC di Forze Nuove insieme a Bodrato, Bianco e pochi altri, al tempo dell’infausto referendum di Mario Segni, concausa finale della scomparsa politica della DC, ho più volte esposto le ragioni storico politiche a favore di questa scelta.

 

La nostra storia unitaria nazionale per come si è svolta in parallelo con lo sviluppo del capitalismo nostrano, concentrato nel tempo e nello spazio, ha assunto caratteri e modi molto più simili a quella della Germania e indiscutibilmente diversi da quella della Francia e dell’Inghilterra,  Paesi dalle più antiche e consolidate tradizioni di uno stato centrale forte. Cavour da una parte e Bismarck dall’altra, seppero compiere autentici miracoli politico istituzionali guidando i processi di formazione unitaria dei rispettivi Paesi. Una delle ragioni per cui anche sul piano istituzionale l’Italia dovrebbe guardare molto di più al sistema di uno stato federale come la Germania che non a quello centralistico di Francia o Inghilterra, non a caso sostenuti da leggi elettorali di tipo maggioritario, seppur in un Paese presidenzialista come quello d’Oltralpe e repubblicano parlamentare come il Regno unito.

Non bastassero queste ragioni d’ordine storico politico, è dall’applicazione corretta dell’art 48 della nostra Costituzione che dovremmo partire a sostegno di una legge elettorale proporzionale.  L’art 48 afferma: “ il voto è personale ed uguale, libero e segreto”. Personale vuol dire che il voto dovrà essere sempre dato personalmente e non potrà mai essere delegato. Uguale, è una qualificazione che esclude qualsiasi tipo di legge “maggioritaria” sia nel testo che negli effetti politici sui numeri assegnati in Parlamento ai partiti con premi di maggioranza. Libero è una qualifica che obbliga a impedire qualsiasi condizionalità sia morale che fisica sui votanti e quindi anche con i Capilista, i listini bloccati, le pluri-candidature che hanno effetti distorsivi sui candidati assegnati in Parlamento. Si entra in Parlamento, dunque, solo se sei stato votato dal popolo votante e non per scelta delle segreterie dei Partiti. Segreto, infine, significa che deve essere sempre garantita la segretezza del voto sia quando si vota sia nello spoglio dei risultati elettorali.

Molte di queste norme tassative del dettato costituzionale sono state disattese in questa lunga stagione della Demodissea post DC. E’ tempo che ci si mobiliti per chiedere una legge elettorale rispondente a queste prescrizioni, una legge che non potrà che essere di tipo proporzionale che da sempre indico come simile a quella tedesca, con uno sbarramento opportuno, ma tale da non impedire la rappresentanza delle diverse culture e aggregazioni di interessi sociali ed economici presenti in Italia, e l’introduzione della sfiducia costruttiva a garanzia della continuità degli esecutivi e per rendere più difficile l’oltraggiosa transumanza cui abbiamo assistito negli ultimi vent’anni. Analoga iniziativa politica dovremo assumere tutti noi Popolari, sia di estrazione  cattolico democratica che cristiano sociale, a difesa e per la completa attuazione dell’art 49 (“Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”) affinché si possa concorrere “con metodo democratico” e non per volontà di un dominus proprietario o di un gruppo di potere esterno incontrollato e incontrollabile, come sta avvenendo in alcune delle formazioni partitiche che da più o meno lungo tempo sono sulla scena politica italiana. Una battaglia autentica per la democrazia e la libertà.

 

Ettore Bonalberti

27 Marzo 2021


Venezia covid free: vogliamo provarci?

 

Ho sentito alcune voci autorevoli dell’amministrazione comunale che intendono impegnarsi a realizzare una Venezia covid free. Un progetto ambizioso e non impossibile se si seguissero alcune indicazione che l’amico Prof Giampiero Ravagnan, già professore ordinario di microbiologia a Cà Foscari, ci ha trasmesso.

Sono appena partite le celebrazioni del centenario della nascita della nostra città unica e preziosa al mondo; un evento eccezionale per un luogo straordinario,  non solo carico di simbolismi ma anche di effetti sanitari, socio-economici:   mettere questo luogo in grado di riprendere le normali attività facendone un luogo sicuro dal COVID 19  in grado di accogliere  persone già vaccinate da tutto il mondo.

Il problema da risolvere è quello logistico e del personale e deve essere la Municipalità a farsene carico mettendo a disposizione i luoghi per la somministrazione dei vaccini, oltre a  potenziare la funzione delle farmacie con gazebi negli spazi pubblici.

La Municipalità  deve chiedere al Commissario Governativo di fornire  direttamente la disponibilità delle dosi di vaccino - oltre a quelle già destinate a strutture sanitarie e persone fragili- per una  copertura vaccinale di tutti le persone addette a servizi pubblici e privati. e la popolazione attiva

Venezia ha un’ emergenza socio economica che si può scongiurare solo con una campagna di vaccinazione di massa in tempi brevi.

Per  medici vaccinatori volontari che vengono da fuori offrire una settimana a Venezia , ospiti degli alberghi, con una tessera gratuita per visitare tutti i  Musei Civici.

La Regione ha oggi in disponibilità 150.000 dosi e  altre ne verranno ai primi di Aprile.

In due mesi  si può vaccinare tutta la popolazione, ridare  piena attività a scuole ed Università ed organizzare  la gestione di un turismo sicuro  con il previsto passaporto vaccinale europeo  e quindi   Venezia la prima Città che si organizza ad accogliere il turismo "vaccinato  creando anche un indotto economico nei Territorio regionale. Vogliamo provarci?

 

Ettore Bonalberti

Direttivo Federazione Popolare DC

Coordinatore think tank Veneto pensa

Venezia, 27 Marzo 2021

 


La nostra idea di Partito

 

In questi anni, nei quali si è svolta la DEMODISSEA democratico cristiana (1993-2020), ho più volte indicato alcune proposte per la ricomposizione dell’area cattolico democratica e cristiano sociale in Italia. Sollecitato da alcuni amici, ho cercato di riassumere in una scheda l’idea di un progetto di partito politico di centro: laico, democratico, popolare, liberale e riformista. Questa la mia indicazione:

Un partito di centro ampio e plurale: laico, democratico, popolare, liberale e riformista, europeista, ispirato dai valori dell’umanesimo cristiano, inserito a pieno titolo nel PPE da far tornare ai principi dei padri fondatori: Adenauer, De Gasperi, Monnet e Schuman; alternativo alla destra populista e sovranista, distinto e distante dalla sinistra senza identità, disponibile alla collaborazione con quanti sono interessati alla difesa e integrale attuazione della Costituzione. Un partito che fonda le sue radici sui sei pilastri essenziali quelli indicati nella Mission della Fondazione culturale Democrazia Cristiana ex Fiorentino Sullo :

 

             Umanesimo integrale: al centro, Persona e Dignità;

Dottrina Sociale della Chiesa, con le Encicliche dei Pontefici, dalla Rerum Novarum di Leone XIII°, alla Populorum Progressio di Paolo VI°, alla Laborem Exercens di Giovanni Paolo II°, alla Caritas in Veritate di Benedetto XVI°, alla Evangelii Gaudium e alla Laudato Si’ di Papa Francesco;

Popolarismo e Personalismo. I Testimoni che hanno fatto diventare nel 1987 l’Italia la V^ Potenza industriale nel mondo;

Ecologia integrale ed Etica ecologica, con il riferimento ai contenuti della Enciclica Laudato Sì;

Costituzione della Repubblica Italiana;

CEDU (Carta Europea dei Diritti Umani)  

 

E che assume il codice etico del decalogo sturziano, ossia le dieci regole del buon politico secondo don Luigi Sturzo:

– essere sincero e onesto;
– promettere poco e realizzare molto;
– se ami molto il denaro non fare il politico;
– non andare contro la legge per un presunto vantaggio politico;
– non circondarti di adulatori, fanno male all’anima ed eccitano la vanità;
– se pensi di essere indispensabile, farai molti errori;
– spesso il no è più utile del si;
– occorre avere pazienza e non disperare mai;
– i tuoi collaboratori al governo siano degli amici mai dei favoriti;
– ascolta le donne che fanno politica, sono più sagge degli uomini;
– è una buona abitudine fare ogni sera l’esame di coscienza.

N.B.: guai se incominciassimo a dividerci sulle alleanze. Quelle locali le decidano pure gli interessati e sarebbe inopportuno e in parte ridicolo entrare nel merito. A livello nazionale, invece, dobbiamo partire da un serio confronto programmatico ( Camaldoli 2021) e dopo, solo dopo, in un'assemblea costituente ad hoc decidere Insieme con chi eventualmente allearci. Scelta possibile con un sistema proporzionale, mentre se passasse, come ahimè temo, quello maggioritario, la nostra divisione sarebbe inevitabile secondo il trilemma: una parte a destra sotto il dominio della Lega, una parte a sinistra sotto quello del PD-M5S e una terza......a casa renitente al voto. La nascita di un gruppo parlamentare popolare sarebbe oltremodo utile per favorire la scelta di una legge elettorale proporzionale.


Ettore Bonalberti

Venezia, 24 Marzo 2021


Commenti all'editoriale



Una prima replica al mio articolo del prof Antonino Giannone che pubblico, ringraziando Tonino per il suo contributo:

 

Grazie Ettore, 
per aver riportato 6 Pilastri della cultura nell’era digitale di un Cristiano impegnato in Politica, di un laico e cattolico democratico, richiamando la Mission della Fondazione culturale di riferimento del futuro Partito. In questo modo chiunque sa apprezzare, in  sintesi, la Visione e la strategia politica, così come avviene positivamente da decenni in Germania con il Partito di maggioranza relativa la CDU e la Fondazione Adenauer di riferimento culturale. 
In questo modo si conferma la necessità per un Progetto politico  di avere un’ampia cultura di riferimento, di avere un luogo, un’ampia partecipazione di esperti della società e di vissuto sociale per sviluppare Think Thank, Formazione per i Millennials e la classe dirigente, esame di proposte di leggi, in pratica una cultura prepolitica che sappia alimentare il Partito e di non affidarlo a leader di turno, senza competenza e cultura, che  spesso hanno proposto slogan di un populismo di maniera al quale , purtroppo, è stato abituato il popolo italiano negli ultimi 30 anni
Buon Cammino a tutti
Antonino Giannone, 
- Prof. Leadership and Ethics
- Presidente Comitato Scientifico Fondazione Democrazia Cristiana ex Fiorentino Sullo 

Un secondo commento della Prof. Elisabetta Campus:

Gent.mo Ettore
Buongiorno. Ho letto il tuo allegato e suggerirei qualche ammodernamento per evidenziarne la contemporaneità. 
La enciclica del Papà Francesco che ci riguarda più direttamente, come soggetto politico, è la Fratelli tutti. Il capitolo V si intitola La migliore politica. Partirei dall’ ultima e andrei  a ritroso.

Io sulla Fratelli Tutti  ho fatto un ciclo di incontri web e ho predisposto le relative slide. Lo possiamo replicare a beneficio di questo gruppo in progress verso Camaldoli 2. 
A questo proposito partirei proprio dal contattare i Camaldolesi benedettini, con un ciclo di incontri web in preparazione dell’evento nel 2021 fine anno, in presenza da loro in numero ristretto ovviamente ma on line per consentire a tutti di seguire i lavori. 
Poiché Camaldoli 2 è un processo costituente i lavori preparatori sono le fondamenta dell’incontro, quindi partirei da qui, sul web come so fare sulle piattaforme. 

Nella tua bozza hai messo la carta europea dei diritti dell’uomo ma non la carta costituzionale della Europa unita.  Certo quella che c’è non è andata avanti, ed infondo è stato un bene, l’Europa dei popoli è un traguardo politico a cui si deve lavorare, se no siamo alla solo Europa degli Stati. 

  Buona giornata 
Elisabetta


Letta, i DC e i Popolari

 

L’elezione plebiscitaria di Enrico Letta alla guida del Partito Democratico smentisce l’aforisma del mio maestro Carlo Donat Cattin: “ è sempre il cane che muove la coda”, riferendosi a quei DC che avevano tentato al suo tempo di entrare nel PCI .No, stavolta, con Letta, come ha lucidamente osservato Gianfranco Rotondi, è avvenuto il contrario: la vecchia sinistra DC, soprattutto quella della Base e morotea, col pupillo di Andreatta e dell’AREL, ha assunto il comando di quello che fu il partito di Togliatti, Longo e Berlinguer, squassato dal gioco al massacro di correnti e consorterie che hanno indotto l’ex segretario Zingaretti a “vergognarsi” del suo partito. Pur dimenticando il ruolo giocato da Franco Marini, già capo della mia corrente DC di Forze Nuove, nella nascita del PD, Letta è la dimostrazione palese che, alla fine, per rimettere ordine, “l’amalgama riuscita male”( D’Alema) di quel partito, ancora a un ex DC ha dovuto affidarsi, come già fece con la segreteria di passaggio di Dario Franceschini, dopo l’uscita di Veltroni, il ministro che anche stavolta è stato uno dei player al caminetto dei democratici.

 

Ho seguito in streaming il discorso di Letta di domenica scorsa, trovando integra la sua formazione cattolico democratica, condita dai riferimenti ala dottrina sociale di Papa Francesco, ai concetti della sussidiarietà e della solidarietà, sino all’annuncio di una proposta politica per la compartecipazione dei lavoratori nella gestione delle aziende. Un richiamo a teorie care alla scuola storica economico sociale di matrice fanfaniana e a molti di noi della sinistra sociale DC. Credo che molte idee del programma esposte da Letta siano del tutto compatibili con molte delle nostre che, dal seminario di Sant’Anselmo (2013) e di Camaldoli (2017), come DC guidati da Gianni Fontana, avevamo esposto per porle alla base del patrimonio programmatico della nostra area politico culturale. Netta l’alternativa alla destra populista e  nazionalista come quella anche da noi DC e componenti della Federazione Popolare DC sempre condivisa. Importante l’impegno a superare la formazione delle liste elettorali di “nominati” dai capi partito, come la volontà di dare pratica attuazione all’art.49 della Costituzione in materia di democrazia interna dei partiti, e il superamento, nei limiti costituzionali, del fenomeno indecente del trasformismo parlamentare che, in questa terza repubblica, ha assunto i caratteri patologici di una vera e propria transumanza permanente per interessi esclusivamente personali.

 

Meno accettabile la precisazione fatta domenica sera alla sua prima intervista TV, a “Che tempo che fa” di Fabio Fazio, circa la sua preferenza per sistemi elettorali maggioritari, al massimo temperati nella versione del “mattarellum”, invenzione di fine corsa DC, dell’allora politico a tutto tondo, Sergio Mattarella. Su questo punto, nonostante la differenza immediatamente accentuata con la proposta dello jus soli con la Lega, l’indicazione del neo segretario PD fa il paio con l’interesse concomitante di Matteo Salvini per un sistema forzatamente bipolare, che veda come protagonisti assoluti: la Lega a destra e il PD a sinistra.  L’esperienza fatta in questi anni dal 1993 al 2005, poi sostituita dal “porcellum” e dal tuttora vigente “rosatellum”, ha dimostrato la velleità di dare garanzia di stabilità al sistema politico in forza di una legge elettorale maggioritaria. L’esperienza storico politica italiana, per le modalità dello sviluppo capitalistico nel nostro Paese, e dello stesso processo di unità nazionale, molto più simile a quella della Germania che della Francia e agli antipodi di quella inglese, suggerisce di adottare il proporzionale per definire esattamente natura e consistenza delle forze politiche e culturali in campo. In una fase nella quale, grazie al governo Draghi, stiamo assistendo alla scomposizione e, in taluni casi, al superamento di molti attori della lunga stagione post democristiana, noi DC e Popolari crediamo sia necessario tornare al proporzionale con sbarramento al 4-5%, le preferenze e con l’istituto della sfiducia costruttiva, con il quale, come accade in Germania, è possibile arginare i rischi di ingovernabilità, che nemmeno il maggioritario nelle diverse versioni tentate, è riuscito a realizzare. Serve, in ogni caso, accelerare il processo avviato di ricomposizione della nostra area sociale,  culturale e politica, premessa indispensabile per avviare dal centro e in periferia un confronto serio con le altre forze politiche, a partire da quelle che, come noi, intendono difendere e attuare integralmente la Costituzione repubblicana. La guida di Enrico Letta del PD costituisce una garanzia di un confronto politico possibile per il bene del nostro Paese.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 15 Marzo 2021

 



Per un gruppo parlamentare nuovo di centro

 

Concorriamo alla costruzione del partito nuovo di centro. Consapevoli che il centro esiste se è un partito. L’ho scritto mille volte, specie negli ultimi mesi e, adesso, approfittiamo della tregua concessa dal governo Draghi, per dare consistenza politica al progetto. Da diverso tempo la Federazione Popolare DC , da un lato, e il gruppo degli amici raccolti attorno al “manifesto Zamagni” (in particolare “Insieme” di Giancarlo Infante e “Rete Bianca” di D’Ubaldo, Dellai e Merlo) sono impegnati nel tentativo di aggregare associazioni, movimenti e gruppi presenti a livello territoriale locale. Un tentativo tanto più efficiente ed efficace se, anche a livello parlamentare, fosse sostenuto dalla nascita di un gruppo parlamentare di centro: laico, democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, ispirato dai valori dell’umanesimo cristiano, declinati per il nostro tempo dalla “ Laudato SI” di Papa Francesco, come si era anticipato nel Novembre scorso, all’incontro di St Vincent organizzato dall’amico On Gianfranco Rotondi.

 

Draghi, con grande sensibilità, ha chiamato a far parte del governo, quale sottosegretario alla presidenza del consiglio, con la delega a  coordinatore della politica economica, l’ On Bruno Tabacci, che considero una delle migliori espressioni del cattolicesimo politico democratico presenti nel Parlamento, unitamente a Gian Franco Rotondi, il quale non ha mai rinunciato a professare la sua origine culturale e politica democratico cristiana, pur collocandosi all’interno del partito di Forza Italia. Un partito inserito a pieno titolo nel PPE,  grazie alle sollecitazioni a suo tempo portate avanti da Sandro Fontana e don Gianni Baget Bozzo, su Silvio Berlusconi. Nel deserto delle culture politiche oggi presente in Italia, e nel fallimento conclamato dei partiti che hanno caratterizzato la lunga stagione seguita alla fine politica della DC, ciò che serve al Paese é il riemergere di quel grande fiume carsico della cultura cattolico democratica e cristiano sociale, oscurata dalla lunga stagione suicida della diaspora post democristiana (1993-2020).

 

Come ha lucidamente sostenuto Lorenzo Dellai, si tratta di favorire la ricomposizione di quanti sul piano locale si rifanno a quella lunga tradizione politica, costruendo, sin dalle prossime elezioni amministrative, liste unitarie in grado di riportare nelle istituzioni la cultura del popolarismo. Un processo che, a mio parere, andrebbe ancor più facilitato se anche a livello parlamentare nascesse un gruppo di centro nuovo come quello indicato. Due deputati come Tabacci, da un lato, e Rotondi, dall’altro, sarebbero i più qualificati esponenti e leader di tale progetto. Una prospettiva, d’altra parte, essenziale, per respingere le insorgenti nostalgie di leggi elettorali maggioritarie che, dopo le attuali gravi crisi del M5S e del PD, stanno prendendo corpo. Solo una legge elettorale proporzionale alla tedesca, con sbarramento, preferenze e sfiducia costruttiva, infatti, potrebbe favorire una diversa dislocazione delle forze politiche rispetto a quel bipolarismo forzato e innaturale della nostra storia nazionale, che ha segnato la lunga stagione della seconda repubblica, sino al suo epilogo finale nell’attuale “governo del presidente e dell’emergenza nazionale”.

Certo, per costruire un tale gruppo parlamentare servirebbe una ventina di deputati coraggiosi, i quali, ritrovandosi sui valori del popolarismo e dell’europeismo, potrebbero indicare anche alla periferia un riferimento strategico su alcuni punti programmatici in grado di offrire una nuova speranza all’Italia. Una speranza ai ceti medi produttivi e alle classi popolari da troppo tempo frustrati dalle illusorie offerte dei sovranismi e populismi di diversa estrazione, i quali, senza una rinnovata offerta della cultura del popolarismo, potrebbero rifugiarsi, come è accaduto in un’altra fase tragica della nostra storia, nell’estremismo della destra o nella rassegnata diserzione politica ed elettorale.

Tabacci e Rotondi riusciranno nell’impresa? Toccherà anche agli amici Gargani, Infante e D’Ubaldo, favorire il progetto, sostenendolo con una proposta politico programmatica unitaria all’altezza dei bisogni dell’Italia.

 

Ettore Bonalberti

 

Venezia, 9 Marzo 2021

Cambiamo il passo

 

Il M5S in forte scomposizione e il PD in fibrillazione precongressuale; la destra divisa tra governisti e opposizione meloniana: è quanto sta verificandosi dopo l’avvenuta formazione  del governo Draghi. Uno tsunami delle e tra le forze politiche della cosiddetta “terza Repubblica”. L’alleanza PD-M5S del governo Conte 2, fallita dopo la mancata operazione dei “responsabili” e con le fratture aperte nei due partiti, sembra naufragare e la chiamata in campo del possibile federatore, il prof Giuseppe Conte, al massimo potrà funzionare come collante della disastrata formazione grillina. Anche la speranza di un Conte ascrivibile alla tradizione politica cattolico democratica  e popolare coltivata da alcuni amici dopo l’incontro novembrino a St Vincent, sembra svanire, e solo l’incarico affidato all’On Bruno Tabacci, erede della migliore tradizione marcoriana della DC lombarda, costituisce la  sicura presenza governativa della nostra cultura popolare.

 

Il progetto da qualche tempo avviato della ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale, ossia della cultura politica che ha attraversato l’intera storia repubblicana nazionale, di cui il Paese avrebbe una grande necessità, assume adesso l’esigenza di una forte accelerazione. Qualche amico propone di ripartire dai territori dove esistono realtà associative disponibili all’impegno politico amministrativo sin dai prossimi rinnovi dei consigli comunali. Trattasi di un’ipotesi ragionevole, ancor più efficace se accompagnata dal riavvicinamento delle esperienze maturate a livello nazionale. Realtà associative come quelle della Federazione Popolare dei DC, di Insieme e Rete Bianca, le quali hanno facilitato la ricomposizione di partiti, movimenti, associazioni e gruppi dell’area cattolico democratica e cristiano sociale, potrebbero costituire, se unite, il catalizzatore indispensabile per ricomporre anche a livello territoriale la più ampia unità dei cattolici democratici e cristiano sociali.

 

Un’unità ampia e plurale, aperta alla partecipazione di altre realtà politico culturali di ispirazione democratico liberale e riformista, che condividendo i valori dell’umanesimo cristiano, sono interessate alla difesa e all’integrale attuazione della Costituzione repubblicana e alla costruzione del nuovo centro della politica italiana. Anche a livello parlamentare gli amici Rotondi e Tabacci potrebbero /dovrebbero facilitare la nascita di un gruppo ispirato ai valori del popolarismo, nel quale potrebbero confluire diversi parlamentari che lo tsunami in atto ha reso orfani delle loro appartenenze e/o che stanno riscoprendo gli antichi valori democratici e popolari. Un gruppo largo di parlamentari moderati provenienti dal centro-destra e dal centro-sinistra. L’appello dell’amico Rotondi a Berlusconi per dar vita al Partito Popolare in Italia, si inserisce in tale prospettiva.

 

 Tali iniziative, avviate tanto a livello centrale che territoriale, favorirebbero quella ricomposizione politica dell’area di ispirazione popolare da sperimentare sia nelle elezioni amministrative locali che in quella politico nazionale, che si terrà, in ogni caso, dopo l’elezione del prossimo presidente della Repubblica. L’annunciato impegno della Federazione popolare DC per l’incontro di programma che si potrebbe denominare: “ La nuova “visione” del centro politico. Una nuova …….”Camaldoli”, potrebbe rappresentare l’occasione per facilitare l’unità di quanti condividono i sei pilastri della cultura per ricostruire la polis e ridare un amalgama al popolo italiano. Sono i sei pilastri assunti come punti di riferimento e di studio dal comitato tecnico scientifico della Fondazione DC coordinato dall’amico prof Giannone:

 

      Umanesimo integrale: al centro, Persona e Dignità; 

      Dottrina Sociale della Chiesa, con le Encicliche dei Pontefici, dalla Rerum Novarum di Leone XIII°, alla Populorum Progressio di Paolo VI°, alla Laborem Exercens di Giovanni Paolo II°, alla Caritas in Veritate di Benedetto XVI°, alla Evangelii Gaudium e alle Laudato Si’ e Fratelli tutti di Papa Francesco;

      Popolarismo e Personalismo. I Testimoni che hanno fatto diventare nel 1987 l’Italia la VI^ Potenza industriale nel mondo;

      Ecologia integrale ed Etica ecologica, con il riferimento ai contenuti della Enciclica Laudato Sì;

      Costituzione della Repubblica Italiana;

      CEDU (Carta Europea dei Diritti Umani)  

 

Credo che su tali premesse da sviluppare e tradurre politicamente nella realtà italiana, si possa e debba finalmente ricomporre la nostra unità. Servirà però, un deciso cambiamento di passo dopo la lunga surplace di questi mesi.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 27 Febbraio 2021


Alla ricerca del “federatore”

 

Puntuale e rigorosa come al solito l’analisi politica dell’amico Giorgio Merlo su “ Il Domani d’Italia” con il suo articolo: Il centro e il “federatore”.( http://www.ildomaniditalia.eu/il-centro-e-il-federatore/).

Condividendo l’idea che con il decollo del governo Draghi e col trasformismo che raggiunge il momento più alto della sua espressione parlamentare e, probabilmente anche la sua fine precipitosa, la geografia politica sia destinata a cambiare. Prova ne siano lo smottamento in atto nel M5S, le tensioni precongressuali  e mai sopite nel PD, la divisione intervenuta persino nel voto di fiducia nella sinistra di LEU, compresa la rottura dell’intesa tattica se non strategica della destra, anch’io ritengo sia giunto il tempo per una forza politica di centro, nella quale non potrà mancare l’apporto di una componente possibilmente unificata della nostra area politico culturale, quella, cioè, dei cattolici democratici e cristiano sociali.

Quanto al “federatore”, mi permetto di ricordare a Merlo l’insegnamento del nostro compianto amico e maestro, Carlo Donat Cattin: i capi non si scelgono a tavolino, ma si impongono nel dialogo e nel confronto anche duro della politica. Ecco perché, continuo a indicare in una Camaldoli 2021, ossia in un luogo di dibattito per definire un programma politico per l’Italia, l’occasione per un confronto franco e severo, anticipatore di un’assemblea costituente del soggetto politico nuovo di centro di cui Giorgio Merlo scrive.

Sino a oggi l’unica risposta positiva è giunta dalla Federazione Popolare DC, mentre INSIEME continua per la sua strada in autonomia e Rete Bianca  a me pare, sia ancora ferma sul che fare?

Non esistono, allo stato degli atti, figure di leadership né carismatiche, né popolari e neppure potenti, volendo utilizzare gli ideal typus weberiani, in grado di assumere quella figura di “federatore” cui Merlo fa riferimento. Solo dal dialogo e dal confronto programmatico e politico  sapremo individuare la personalità che, alla fine, si imporrà e che democraticamente eleggeremo in sede di Assemblea costituente. Si attendono risposte.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 21 Febbraio 2021

E adesso, che facciamo?

 

A St Vincent, nel Novembre scorso, avevamo sostenuto l’idea di Gianfranco Rotondi di un confronto tra esponenti di diverse culture politiche accomunati dalla condivisione dei principi indicati da Papa Francesco nella “Laudato SI”. Era il tentativo di far decollare una ricomposizione al centro di amici e movimenti presenti in Parlamento, progetto a sostegno del quale aveva inviato un indirizzo di saluto anche il presidente del consiglio in carica Giuseppe Conte. Con la crisi irresponsabilmente aperta in piena crisi pandemica da Renzi, quel tentativo valdostano è continuato per cercare di riunire diversi parlamentari in un gruppo di cosiddetti “responsabili” a sostegno della maggioranza di governo, ma, alla prova del voto, è fallito. Il Conte 2 ha ottenuto la maggioranza relativa sia alla Camera che al Senato, ma sono mancati i voti necessari per la maggioranza assoluta in una delle due camere. Il Presidente Mattarella, anziché rinviare alle Camere il governo Conte 2 non sfiduciato per la prova definitiva che, probabilmente a quel punto, avrebbe potuto sortire esito positivo, ha preferito affidare l’incarico a Mario Draghi, come una delle ultime preziose risorse della Repubblica.

 

Due amici democratici cristiani da sempre, come Bruno Tabacci e Gianfranco Rotondi, hanno svolto una combattiva azione per tentare di costruire il gruppo dei responsabili, ma, alla fine, ha prevalso il “particulare” dei diversi parlamentari contattati, timorosi di trovarsi senza riferimenti e di restare esclusi dal carro del vincitore sicuro, quello dell’ex direttore generale di Banca d’Italia e della BCE. Ho espresso le mie riserve sulla genesi del governo Draghi con l’ultimo editoriale sul sito www.alefpopolaritaliani.it : mandanti e sicari, rinviando un giudizio di merito sulle scelte concrete che il governo a maggioranza parlamentare bulgara compirà. Un giudizio meditato soprattutto per comprendere come tali scelte saranno fatte, a vantaggio di chi e per che cosa. Il linguaggio asciutto e sintetico delle dichiarazioni programmatiche di Draghi é del tutto condivisibile nella descrizione delle priorità da affrontare: lotta alla pandemia, crisi economica e sociale, riforma burocratica, del fisco e della magistratura, tutte riunite nella strategia di una visione di sviluppo eco-sostenibile; ora, però si tratterà di vedere come questi obiettivi enunciati si concreteranno nelle decisioni che su queste materie il governo assumerà.

 

Sul piano politico, quest’ultimo atto compiuto, alla fine di una stagione dominata dal trasformismo, elemento dominante di un Parlamento che, dopo il voto del 16 Marzo 2018, ha visto la nascita di tre diverse maggioranze: giallo verde ( Conte 1), giallo rossa (Conte 2) e, adesso, dell’unità emergenziale, è caratterizzato dall’opposizione esplicita della destra di Giorgia Meloni che si distingue da Lega e Forza Italia e dallo smottamento che il SI a Draghi ha determinato nell’estrema sinistra di LEU e, soprattutto, nel gruppo di maggioranza relativa del M5S. Anche l’annunciato inter gruppo parlamentare PD-M5S-LEU, che avrebbe dovuto garantire il mantenimento dell’alleanza che aveva retto il governo Conte 2, in previsione sia delle prossime elezioni regionali e amministrative locali, che dell’attività da svolgere in Parlamento a sostegno del governo Draghi, dopo i primi entusiasmi, sconta le difficoltà apparse subito nel PD e, soprattutto, il rischio di scissione sempre più probabile del M5S. Matteo Renzi, con la sua fidata Elena Boschi, plaude al  successo per aver fatto fuori Conte e favorito la guida di Draghi, ma la sua azione di rottura è resa ancora più devastante dal processo di scomposizione e frantumazione apertosi in tutto lo schieramento politico.

 

In tale situazione si ripresenta ancor più urgentemente il tema del nostro, che fare? Il card. Camillo Ruini nell’odierna intervista al Corsera, in occasione dei suoi 90 anni, conferma quanto già a suo tempo dichiarò sul NO al partito cattolico, esprimendo, peraltro, un giudizio positivo sul governo Draghi. Quel NO al partito cattolico, infatti, l’aveva già pronunciato nell’Ottobre e Novembre 2020, aprendo a Salvini  e a Meloni se solo “avessero sciolto il loro nodo sull’Europa”. Insomma un’apertura a destra, come già aveva fatto, realisticamente, al tempo dei governi presieduti da Berlusconi. Sul ruinismo e sulla sua idea di una presenza dei cattolici diffusa in tutti i partiti, progetto rivelatosi fallimentari con la riduzione della presenza cattolica all’irrilevanza , ho scritto ampiamente nel capitolo secondo del mio ultimo libro:

Demodissea, la democrazia cristiana nella stagione della diaspora (1993-2020) (https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/562226/demodissea/) e, come scrissi, quella idea del cardinale Ruini, non sembra smarcarsi dall’originaria impostazione anti dossettiana e anti prodiana mai venuta meno. Da parte nostra, DC e popolari, ritengo invece che, preso atto della scelta che sembra portare Conte più nel ruolo del federatore della coalizione PD-M5S-LEU che di partecipante attivo alla ricomposizione del centro, si debba perseguire l’impegno che, tanto noi della Federazione Popolare DC quanto gli amici raccolti attorno al manifesto Zamagni (Insieme e Rete Bianca), stiamo sviluppando per la ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale. L’avvio di un gruppo parlamentare unitario di quest’area sarebbe oltremodo utile, non solo in quella sede, facendo uscire i parlamentari UDC dalla condizione di sudditanza ambigua e inefficace all’egemonia/dominio in dissoluzione di Forza Italia e della Lega, ma anche, come accordo elettorale per le prossime elezioni amministrative locali e regionali.

 

Nella recente riunione del comitato di garanzia della Federazione Popolare DC, accanto a  questa proposta da tutti condivisa, ossia di presentarci tutti uniti in una lista dei DC e Popolari alle prossime elezioni amministrative locali, abbiamo anche concordato sull’opportunità di organizzare ad Aprile la nostra Camaldoli di programma 2021, insieme a quanti dell’area cattolico democratica e cristiano sociale italiana sono interessati ad offrire al Paese la nostra proposta di programma per una nuova speranza per l’Italia. Solo dopo quel confronto programmatico, decidendo insieme il percorso, si potrà organizzare una grande assemblea costituente del soggetto politico nuovo di centro ampio e plurale, democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, ispirato dai valori dell’umanesimo cristiano, inserito a pieno titolo nel PPE da far tornare ai principi dei padri fondatori DC, alternativo alla sinistra e alla destra populista e sovranista. Certo, attenti al sistema elettorale che alla fine sarà adottato, preoccupati dal risorgere di mai sopite velleità maggioritarie e presidenzialiste, impegnati a sostenere un sistema proporzionale alla tedesca, tanto più necessario dopo l’avvenuta riduzione del numero dei parlamentari e per conservare la democrazia rappresentativa come prevista dagli articoli della Costituzione repubblicana insieme ai caratteri propri della nostra Repubblica parlamentare.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 19 Febbraio 2021

 

 

 

 

 

Mandanti e sicari

 

Sarà anche vero che Renzi è un “catto boy scout” e che Draghi è un “catto banchiere” ( Massimo Fini su Il Fatto Quotidiano di Domenica 14 Febbraio) e che dal combinato disposto è scattata l’operazione contro Conte: mettere le mani sui fondi della UE. Si sa la politica, come l’economia, deve decidere come allocare le risorse in genere scarse ( ma non è il caso del recovery fund, l’aiuto più consistente offerto all’Italia dopo il Piano Marshall) tra usi e bisogni alternativi. Ed è per questo che mi sono chiesto sin dall’inizio dell’operazione Renzi: a vantaggio di chi e per che cosa? Ricordo che nel 2016, al tempo del referendum costituzionale, Renzi lo promosse dopo che JP Morgan definì la nostra