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Editoriale

Ripartiamo dalla base

 

Ho letto con interesse l’intervista rilasciata a Il Foglio, giovedì 24 novembre scorso, dall’ex ministro del Lavoro, On Orlando, che ha detto, tra l’altro: il Pd, per non tradire la sua funzione storica, per non finire travolto dagli eventi, non possa che darsi una prospettiva neosocialista, pur sapendo che qualcuno potrebbe non riconoscervisi più”. E più avanti, sempre nell’intervista:

Anzitutto, occorre liberarci dell’ansia della vocazione maggioritaria,  anacronistica in uno scenario ormai nei fatti proporzionale, perché ci ha portato troppo spesso a eludere alcune questioni profonde. E questo lo dico anche a chi, con una certa dose di ipocrisia, invoca lo smantellamento delle correnti in nome di un unitarismo che poi si risolve nella sospensione del giudizio. Siamo arrivati al voto in una condizione di unità interna senza precedenti, ed è andata come sappiamoIn un recente intervento in direzione, infine, lo stesso On Orlando aveva detto: Dobbiamo andare fino in fondo nel confronto tra di noi, pur accettando il rischio che alla fine del percorso non saremo gli stessi che eravamo all’inizio”. Un’altra scissione imminente?

Credo che questi ragionamenti precongressuali dovrebbero essere valutati con estrema attenzione, specialmente dagli amici Popolari che dalla Margherita decisero di aderire al progetto di fondazione del Partito Democratico. Emerge con chiarezza la volontà di un importante esponente ex comunista del partito di ricollegarsi alla propria tradizione politica e culturale, di tipo neo socialista, con buona pace per quegli ex democratico cristiani che speravano in un ben diverso assetto politico organizzativo finale. Emerge con chiarezza come tra gli ex comunisti, insidiati nella loro stessa  base sociale e politico culturale dal M5S, stia prevalendo il richiamo dell’antica casa . E’ evidente, infatti, come nel deserto dominante della politica e con il rischio del prevalere di una condizione di egemonia della destra nazionalista e sovranista, emerga la volontà di tornare a riscoprire i fondamentali che concorsero alla costruzione della Repubblica. Una volontà condivisa anche dagli ex socialisti, liberali e repubblicani, ossia dalle componenti fondanti il patto costituzionale. Assai più lacerata e confusa è la situazione di quell’altra essenziale cultura politica che concorse, con i suoi uomini e donne migliori, alla battaglia resistenziale prima e alla scrittura della Costituzione del 1947. Sono intervenuto più volte sul progetto di ricomposizione politica dell’area cattolica democratica e cristiano sociale e leggo con molta attenzione su ciò che si scrive su vari organi di stampa, sino all’interessante scambio epistolare tra gli amici Cerocchi e Castagnetti  sulla ripresa editoriale della testata  de “Il Popolo” della DC storica. Per la verità, grazie alla volontà di un coraggioso sacerdote, Mons Tommaso Stenico, da molto tempo è editata on line la testata: www.ilpopolo.cloud, nella quale, come su Il Domani d’Italia, si svolge un proficuo dibattito sul tema della ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale. A me sembra, tuttavia, che, falliti i diversi tentativi sin qui operati dall’alto per la mera riunificazione delle diverse realtà partitiche e associative che, a diverso titolo e con diversa legittimazione si rifanno alla DC storica, si debba ripartire dal basso, dalle realtà locali, nelle quali riprendere il dialogo e il confronto tra le diverse sensibilità e culture della nostra area. Da parte dei DC e Popolari serve costruire un’ampia AREA POPOLARE, partendo proprio  dalle diverse realtà regionali. Un processo che nascendo dalla base potrebbe favorire l’emergere di una nuova classe dirigente. Vino nuovo in otri nuove, sostenevano molti amici pessimisti sugli esiti dei tentativi avviati e l’AREA POPOLARE che nascesse dal basso, potrebbe essere proprio lo strumento più efficace ed opportuno per riportare in campo la nostra cultura politica.

In questa fase dominata dalla destra, solo un’ampia collaborazione tra le culture politiche della migliore storia democratica repubblicana potrà garantire pace sociale e sviluppo democratico, sulla base di un condivisa proposta di programma che sappia saldare gli interessi dei ceti medi produttivi con quelli delle classi popolari, in alternativa a politiche, come quelle che stanno emergendo dal governo della destra, fondate sull’aggravamento delle condizioni di disuguaglianza  e di povertà, foriere di conflitti sociali di ardua composizione.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 26 Novembre 2022

 

 

 


Mai così divisi

 

E’ dal 2012 che mi batto per la ricomposizione dell’area  politica democratico cristiana e dei Popolari. Dopo la lunga stagione della diaspora ( 2012-2022), purtroppo, quell’obiettivo che avevo individuato con l’On Publio Fiori e che, grazie all’amico, il compianto On Silvio Lega, ci permise di promuovere l’ autoconvocazione del consiglio nazionale della DC storica, “partito mai giuridicamente  sciolto”, la situazione, oggi, è ancor più lacerata che mai.

A sinistra, coloro che dal PPI scelsero di concorrere alla nascita della Margherita prima e a entrare a pieno titolo nel PD poi,  sembrano adesso tra “color che son sospesi”, con un piede dentro e un piede fuori; delusi dagli eredi del vecchio PC-PDS-DS, che hanno ripreso e stanno consolidando la gestione del partito, molti dei nostri vecchi amici sembrano incapaci di assumere scelte definitive alternative, mentre, alcuni di loro, hanno deciso di sperimentare la strada del Terzo Polo.

A destra, molte realtà di ex DC, come quella di Giovanardi e dei Popolari liberali stanno per celebrare un convegno a Modena imperniato sul tema: “I Popolari liberali di ispirazione cristiana nel centro destra”, che vedrà la partecipazione di una quindicina di movimenti e associazioni di area cattolica e di destra. Gianfranco Rotondi, già esponente di fede democristiana nel partito del Cavaliere, dopo la fugace esperienza dei Verdi Popolari è passato con armi e bagagli al partito della Meloni, ricevendo in cambio l’elezione al collegio uninominale alla Camera di Avellino. Ora sarebbe impegnato nella velleitaria idea di trasformare Fratelli d’Italia nella DC 4.0. Molti dei militanti di Comunione e Liberazione, espressione più esplicita dei cattolici della morale, infine, hanno scelto da tempo l’area di centro destra e, anche in quest’occasione elettorale, il voto per il trio Meloni-Salvini-Berlusconi. Credo che, mai come nel voto del 25 Settembre scorso, una parte così rilevante dell’area cattolica si sia orientata a destra e mai tutti noi siamo stati così divisi. Nel mezzo, tra i Popolari schierati a sinistra e indecisi sulle prospettive, si colloca tutta la frastagliata presenza dei diversi partiti e movimenti che si richiamano, a diverso titolo, alla DC, incapaci di presentarsi autonomamente alle elezioni politiche, limitandosi a qualche avventurosa sortita in quelle scadenze elettorali nelle quali vige un sistema elettorale proporzionale; com’è avvenuto in Sicilia, non senza contrasti, con la lista della DC nuova di Cuffaro, alleata anch’essa con il centro destra. Unica eccezione quella rappresentata dall’amico On Giorgio Merlo, già presidente del movimento politico organizzato da Clemente Mastella ( Noi di centro europeisti), il quale, alla fine si  è schierato al centro, con gli amici del Terzo Polo di Italia Viva, di Matteo  Renzi e di Azione, di Carlo Calenda.

Da vecchio “ DC non pentito” ho scritto ripetutamente che il nostro ruolo politico è stato e dovrebbe continuare a essere quello di contribuire a saldare anche sul piano della rappresentanza politica gli interessi dei ceti medi produttivi e delle classi popolari, ispirati dai principi della dottrina sociale cristiana. Ciò comporta il superamento della dicotomia tra cattolici della morale e cattolici del sociale, se vogliamo assumere unitariamente quanto indicato dalle encicliche sociali scritte dai pontefici nell’età che stiamo vivendo della globalizzazione. Per far questo la nostra posizione non può essere né all’interno di un partito della destra, né in uno di sinistra, ma, forti dei nostri valori, dovremmo contribuire alla costruzione di un centro politico nuovo della politica italiana nella quale possano trovare pari cittadinanza le grandi culture politiche della nostra storia repubblicana: popolare, liberale, socialista e democratico repubblicana. Punto di convergenza unitario: la fedeltà alla Costituzione repubblicana che ci si impegna a difendere e attuare integralmente. Questo si potrà sperimentare con gli amici del Terzo Polo, se prevarrà la volontà di impegnarsi insieme rispettando tutti i valori e la cultura politica di ciascuno. Premessa indispensabile sarà organizzare la raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare per reintrodurre il sistema elettorale proporzionale di tipo tedesco, con le preferenze e l’istituto della sfiducia costruttiva. Un programma di politica economica e sociale dovrà essere concordato nel quale siano garantiti i principi di sussidiarietà e solidarietà indicati dalla Costituzione, così come su quello economico finanziario, sarà decisivo battersi per il ritorno alla legge bancaria del 1936, reintroducendo la netta separazione tra banche di prestito e banche di speculazione finanziaria. Solo al centro si potrà ricomporre nel modo più opportuno e politicamente possibile la nostra area socio-culturale, abbandonando ogni velleitaria e, talora semplicemente  opportunistica opzione a destra o a sinistra, lontana mille miglia dalla nostra migliore storia e tradizione politica.

 

Ettore Bonalberti

22 Novembre 2022

 

 


Né a destra né a sinistra

 

Leggendo la nota di Giorgio Merlo, riferita all’On Bettini, su Il Domani d’Italia e quella del direttore, Lucio D’Ubaldo, sulla situazione in cui versa il PD, si comprende la sofferenza dei Popolari ex Margherita, che avevano creduto in quel progetto, oggi tornato nella gestione confusa degli eredi del vecchio PCI, con loro che, o sono usciti, o vivono una condizione di forte subalternità.

Se questa è la condizione degli amici ex DC a sinistra, non meno tranquilla è quella di coloro che  hanno sostenuto la destra della Meloni, nella presunzione di costituire il centro di quel polo, sino all’incredibile velleitaria proposta annunciata da Rotondi di trasformare Fratelli d’Italia in una rinnovata DC 4.0.

La realtà è che il nostro Paese oggi non è più guidato né da una coalizione di centro sinistra, riferimento troppo importante per la storia politica italiana, né di centro destra. Siamo in presenza di un governo di destra a tutto tondo, con molti esponenti ai massimi livelli istituzionali e di governo, eredi dell’antica cultura almirantiana e post fascista.

Con questo governo legittimato dal voto popolare, grazie anche a una legge elettorale, il rosatellum, che il PD e il M5S non hanno voluto modificare, si tratta, perciò, di fare i conti, tanto sul versante della politica economica, sociale e finanziaria, che su quello istituzionale.

La posizione dei Popolari e dei DC non pentiti, come scrivo come un mantra da sempre, deve restare al centro, alternativa alla destra nazionalista e sovranista e distinta e distante dalla sinistra tuttora alla ricerca affannosa della propria identità.

Avevamo sperato e continuiamo a sperare nel Terzo Polo, nel quale, però, va superata l’inguaribile idiosincrasia democristiana di Carlo Calenda, se si vuol dar vita a un centro politico nuovo ampio e articolato, espressione della grandi culture politiche della nostra storia repubblicana: quella popolare, insieme a quella liberale, repubblicana e socialista, ossia le culture migliori del riformismo del nostro Paese.

A Matteo Renzi, figlio della nostra cultura DC, il compito di far comprendere a Calenda i limiti della sua impostazione azionista, la quale, senza l’apporto dei popolari, com’è stato in tutta la lunga storia democratica italiana, finirebbe con l’assumere una definitiva connotazione minoritaria, elitaria senza futuro e, in ogni caso, incapace di rappresentare con la sinistra un’alternativa credibile alla destra del trio Meloni-Salvini-Berlusconi.

La prossima assemblea nazionale del 4 Dicembre a Milano annunciata dal duo di Azione e Italia Viva, potrebbe essere il luogo nel quale si potrebbe/dovrebbe concretamente accertare la disponibilità alla costruzione di questo nuovo centro ampio e plurale.

E’ evidente, però, che permanendo l’attuale legge elettorale di tipo maggioritario, i due capisaldi di attrazione: a destra Fratelli d’Italia e a sinistra il PD, tenderanno a conservare la loro condizione di privilegio, la quale, tuttavia, obbligherebbe l’Italia a un bipartitismo forzato, incapace di rappresentare la realtà culturale, sociale e politica del Paese assai più vasta e articolata. Certo, singoli personaggi della nostra area politica in cerca di sopravvivenza, com’è già accaduto con Berlusconi, il PD e la Lega prima e, ora, con la Meloni a dx e lo stesso PD a sx ( anche se adesso, con assai maggiori difficoltà) continueranno a offrirsi al miglior offerente dei due poli,  ma ciò renderà impossibile, com’è accaduto nella lunga stagione della diaspora DC ( 1993-2022) la ricomposizione politica di una forza cattolico democratica e cristiano sociale al centro dello schieramento politico.

Ecco perché, compito dei Popolari e dei DC, come abbiamo discusso nell’ultima riunione del direttivo della Federazione Popolare DC e mi auguro si discuta nel prossimo incontro del direttivo della DC guidata da Renato Grassi, dovrebbe essere quello di attivare la presentazione di una legge di iniziativa popolare con la quale si propone di introdurre una legge elettorale di tipo proporzionale con preferenze, coerentemente con l’impostazione generale di tipo proporzionalista della nostra Costituzione e in linea con la nostra migliore tradizione. Un impegno di grande valore istituzionale, che dovrebbe essere unito a  quello per la difesa della repubblica parlamentare e per l’attuazione integrale della Costituzione, a partire dall’applicazione in tutti i partiti dell’art.49 della carta costituzionale.

A tale impegno politico istituzionale, per il quale ci si dovrà impegnare insieme a tutte le altre grandi culture riformiste, dovremmo richiedere politiche economiche finanziarie e sociali, alternative a quelle collegate agli interessi dei poteri finanziari dominanti, dopo il fallimento strategico di una globalizzazione che ha ridotto l’economia reale a fattore servente della finanza e la stessa politica a un ruolo subalterno. Una degenerazione che sta causando una gravissima crisi economica e sociale a livello mondiale e che, anche in Italia, ha colpito e colpisce duramente i ceti medi produttivi e le classi popolari.  Avevamo indicato in alcuni punti essenziali di programma tale progetto che, in via preliminare, richiede il ritorno immediato alla legge bancaria del 1936, reintroducendo la netta separazione tra banche di prestito e banche di speculazione finanziaria, premessa indispensabile a qualsiasi politica riformatrice nel nostro Paese.

Un centro che fosse in grado di proporre e battersi per questi due grandi obiettivi: legge elettorale proporzionale con preferenze, da un lato, e ritorno alla legge bancaria del 1936, dall’altro, potrebbe porsi come elemento di riferimento e di rappresentanza soprattutto di quel vasto elettorato che, da molto tempo, è renitente al voto, stanco dell’offerta politica presente.

Mi auguro che gli amici el Terzo Polo vogliano raccogliere queste nostre sollecitazioni e, intanto, perché non partiamo dalla base, attivando ovunque possibile, dei comitati democratici dei riformisti popolari, liberali, socialisti e repubblicani, come luoghi di partecipazione politica dal basso e per la selezione di una nuova e credibile classe dirigente?

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 18 Novembre 2022

 


Un vaste programme

 

E’ bastato questo tweet scritto stamattina: “Migranti. Fronte disumanitario. Italia, Grecia, Malta e Cipro contro le navi delle Ong”. Così il quotidiano Avvenire oggi. Ai tanti cattolici che hanno votato per la destra guidata dalla Meloni un motivo di riflessione,  specie per coloro che si considerano fedelissimi agli insegnamenti della Chiesa”, per riaprire un vivace confronto con persone, alcune delle quali, amiche di vecchia data, si sono sentite colpite da un semplice richiamo alla riflessione. Ennesima dimostrazione della divisione esistente nell’area sociale e culturale cattolica, una parte consistente della quale ha scelto di votare a destra alle elezioni politiche del 25 settembre scorso. Orfani del partito, la DC, che dal 1945 al 1993 era stato il riferimento politico di larga parte dei cattolici italiani, consumate le diverse opzioni che dalla fine politica della DC hanno caratterizzato la lunga stagione della diaspora democratico cristiana, il 25 settembre si è consumata la divisione netta tra i cattolici della morale e i cattolici del  sociale. I primi, stanchi delle scelte laiciste e radicali del PD sui temi inerenti ai “ valori negoziabili”, hanno finito con l’orientare il loro consenso alla coalizione di destra anche con alcuni voltafaccia incomprensibili di qualche amico di provata fede DC.

Non mi hanno sorpreso le reazioni di altri del movimento di Comunione e Liberazione che, da molto tempo, si è posto a destra, in alternativa alle posizioni della sinistra in materia di scelte antropologiche sulla vita e la morte, il matrimonio e la cultura del gender.

Leggendo l’ultima bella nota di Giorgio Merlo, in Il Domani d’Italia, sulla sinistra sociale e politica della DC e sul ruolo svolto, soprattutto da quest’ultima, in tema di autonomia della politica da sottrarre al rigido condizionamento di tipo clericale proveniente dalla Chiesa pacelliana degli anni ’50 e per quasi tutti i ’60, ho compreso la necessità esistente nel nostro tempo di riprendere il confronto tra i cattolici, tenendo presente il grado di divisione e di smarrimento esistente nella stessa Chiesa. Un realtà quella ecclesiastica, dove persone espressione di malcelati integralismi preconciliari, sono pronte a contestare non solo il quotidiano della CEI, ma lo stesso Papa Francesco, che non manca, non a caso, di chiedere ogni volta di pregare per lui.

Le nostre difficoltà politiche e organizzative inerenti alla ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale scontano queste divisioni  nella più vasta realtà cattolica, nella quale la rottura tra cattolici della morale e cattolici del sociale appare difficilmente componibile. L’amico Franco Banchi in una recente nota scritta alla vigilia del voto, sosteneva come non ci dovessero esserci “cattolici della morale” e “cattolici del sociale”. È nostra convinzione, scriveva Banchi, “a maggior ragione a fondamento degli impegni elettorali volti al bene comune, che l’ispirazione e l’azione dei cattolici deve coniugare obbligatoriamente entrambi gli aspetti. Perché, egli continuava, accettare di essere circoscritti al solo campo, peraltro irrinunciabile, della difesa dei principi morali e subire passivamente la resa in quello del sociale, in cui non dobbiamo essere per forza liberali o socialisti? Per questo dobbiamo iniziare la “riscossa” in un campo che fin dalla Costituente è stato il nostro luogo eccellente. Uno dei capisaldi da riprendere, sviluppando ed attualizzando l’articolo 118 della Costituzione, è quello  che definisce il profilo di massima della sussidiarietà, a sua volta riferibile agli studi giuridici del pensiero cristiano medievale. E proprio da qui comincia il nostro lavoro di trasferimento attivo dei principi di sussidiarietà nel terzo millennio italiano”.

Utile suggerimento quello di Banchi di fare riferimento ai valori cristiani che i padri costituenti hanno saputo trasferire nella nostra Carta fondamentale, come quelli della sussidiarietà e della solidarietà, compresi quelli enunciati a sostegno della persona e della famiglia. E’ evidente, però, che nel concreto svolgersi del confronto politico e culturale del tempo presente, una riflessione seria deve essere compiuto anche dai partiti e dai movimenti che di questa realtà sono gli attori protagonisti.

Pensare di continuare a ragionare a prescindere da questa scissione politica e culturale del mondo cattolico, ritengo sia un errore che non permette di colmare il divario esistente tra la realtà della politica e della sua rappresentanza istituzionale e la mancata partecipazione al voto di oltre il 50% degli elettori, a diverso titolo e motivazione, stanchi e sfiduciati di ciò che passa il convento. Una seria riflessione dovrà farsi nella vasta area cattolica caratterizzata da molte articolazioni

Analoga riflessione dovrà anche essere compiuta dalle e nelle forze politiche a cominciare dalla sinistra e per essa, dal suo principale caposaldo, il PD, nel quale è aperta la riflessione sul ruolo che i Popolari ex DC hanno svolto sin qui e potranno ancora svolgere, in un partito che è alla ricerca affannosa della propria identità. Analogamente nel terzo polo, dove, Matteo Renzi, dovrà battersi per superare l’idiosincrasia DC di Calenda, neo azionista post litteram, tenendo presente che un Terzo Polo senza una forte componente di ispirazione DC e popolare è destinato a svolgere un ruolo del tutto minoritario in campo politico e istituzionale.

La destra a guida di Giorgia Meloni, ha sin qui saputo raccogliere di risulta  larga parte del voto dei cattolici della morale, i quali, tuttavia, non potranno, alla fine, sottrarsi dagli impegni che a loro derivano dalla coerenza ai principi e ai valori fondamentali della dottrina sociale cristiana. La cultura e i valori di provenienza di Fratelli d’Italia, infatti, sono lontani mille miglia da quelli che, dalla Rerum Novarum in poi, la Chiesa cattolica ha saputo indicarci, sino all’Evangelii gaudium, Laudato SI e Fratelli tutti.

A quanti, infine, a diverso titolo e legittimità si richiamano alla storia della DC, “partito mai giuridicamente sciolto”, spetta il compito di favorire il progetto della loro ricomposizione, premessa indispensabile per concorrere da protagonisti alla costruzione del centro nuovo della politica italiana insieme alle componenti di  ispirazione liberale e socialista riformista.

Un “vaste programme” indubbiamente, ma vale la pena di perseguirlo con forte determinazione.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 13 Novembre 2022

 

 

 

 


Tributo a Mirco Marzaro, dai veneziani" DC  per sempre”

 

Ieri è stata una giornata molto positiva per  i veneziani "democratici cristian per sempre”. Continuando una bella tradizione avviata dall’amico Cesare Campa, dopo il tributo rivolto l’anno scorso all’On Gianfranco Rocelli, quest’anno abbiamo voluto rendere omaggio all’On Mirco Marzaro, che, nei mesi scorsi, ha compiuto la venerabile età di cent’anni.

Una Santa Messa molto partecipata è stata celebrata, alla presenza del figlio di Marzaro, assente per una stagionale indisposizione, nella quale le letture sono state tutte declinate sul versante della pace e, subito dopo, un simposio presso l’Hotel Bologna. E’ stato un ritrovarsi tra tanti vecchi amici accomunati da due elementi essenziali: il sentimento dell’amicizia, che è stato sempre alla base dei rapporti tra i soci democratico cristiani  e il forte radicamento nei valori fondamentali testimoniati dai nostri grandi padri e fratelli: Vincenzo Gagliardi e Mario Ferrari Aggradi, Costante Degan, Vito Orcalli, Alfeo Zannini, Anselmo Boldrin, Luigi Tartari, Giorgio Longo e Marino Cortese e i tanti altri che hanno segnato la storia della DC e della politica veneziana, veneta e nazionale. Non dimenticando il contributo offerto alla Resistenza dai nostri combattenti Partigiani Cristiani, Mario Ferrai Aggradi e Anselmo Boldrin.

Un ringraziamento speciale a Cesare Campa, come sempre efficace organizzatore di eventi e custode della nostra memoria storica. Proprio discutendo a pranzo con alcuni amici è sorta l’idea di dar vita all’associazione dei “ DC veneziani per sempre” che potrebbe costituire l’avvio di uno strumento di partecipazione democratica finalizzata a conservare la memoria di ciò che siamo stati, e di offrire l’opportunità di trasmettere i nostri valori alle nuove generazioni. Mai come in questo momento, infatti, c’è la necessità di concorrere alla costruzione di un nuovo centro della politica italiana, ampio e plurale: democratico, popolare, liberale, riformista, euro atlantista, alternativo alla destra nazionalista e sovranista e distinto e distante dalla sinistra senza identità. Un Centro interessato a collaborare con quanti intendono difendere e attuare integralmente la Costituzione.

Al fine di evitare l’errore del Terzo Polo, dominato da Calenda, responsabile di un’idiosincrasia anti DC, propria di un “azionista di risulta” che rischia di condannare quell’area a un’espressione minoritaria laico liberale senza futuro, servirà organizzare una forte presenza della nostra cultura politica. Dovremmo far partire da Venezia il progetto del nuovo centro della politica italiana come su indicato, nel quale sia ben presente la nostra area politica cattolico democratica e cristiano sociale. Con l’aiuto indispensabile di Campa dovremmo attivare la nostra associazione dei “ DC veneziani per sempre” ( o come la vorremo diversamente connotare), la quale potrebbe favorire una ricomposizione culturale prima ancora che politica, indispensabile per il progetto più ampio del nuovo centro.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 6 Novembre 2022

 

 

 

 

  • Non facciamo la fine della kupamandika

     

    Da “ osservatore non partecipante” ho letto con molta attenzione gli interventi nel consiglio nazionale della DC del 26 ottobre scorso, tenendo presente che le mie dimissioni dagli incarichi di partito non annullano la mia condizione di “ democristiano non pentito” che cercherò di mantenere sino alla fine.

    Avevo inviato una nota alla vigilia del consiglio nazionale, pubblicata con grande onestà intellettuale da Mons Stenico su Il Popolo, con la quale rilevavo la necessità di restare al centro della politica italiana: alternativi alla destra nazionalista e sovranista e distinti e distanti dalla sinistra alla ricerca della propria identità.

    Avevo ricevuto una telefonata dall’amico Grassi al quale avevo espresso questa mia indicazione che, onestamente, ritrovo espressa anche nella sua relazione. Diverso il tono e le argomentazione sostenute dall’amico Gubert, chiuse nella necessità di costruire il soggetto politico coerente alle indicazioni di valore proprie della dottrina sociale cristiana, soprattutto con riferimento ai “ valori non negoziabili”.

    Credo che su questa strada integralistica la prospettiva degli ultimi mohicani della DC sarebbe molto debole e minoritaria, tale da non considerare gli errori e le insufficienze riscontrate da quel 2012, anno nel quale tentammo di ridare pratica attuazione alla sentenza della suprema corte di Cassazione n, 25999 del 23.12.2010, secondo cui: la DC non è mai stata sciolta giuridicamente.

    L’amico Gubert dovrebbe prendere atto che, dopo dieci anni e la lunga Demodissea che ho tentato di ricostruire nel mio ultimo libro:Demodissea: la DC nella lunga stagione della diaspora democristiana ( 1993-2020) . edizioni il Mio Libro, ha segnato una serie di fallimenti acuitisi  dopo l’ultimo congresso del 2018 che, anziché concorrere alla ricomposizione ha dovuto sperimentare ulteriori rotture e divisioni che fanno salire a quasi due mani il numero delle DC che, a diverso titolo, si rifanno alla DC storica, quella che ha cessato giuridicamente la sua vita nel  1992-93.

    Consiglierei a Gubert la lettura del bel libro di Amarthya Sen: Globalizzazione e Libertà ( ed. Mondadori 2003) nel quale l’autore descrive la parabola della ranocchia- kupamandika. Dai testi indiani sanscriti antichi: una ranocchia vive tutta la vita rinchiusa in un pozzo sospettosa di tutto ciò che accade fuori. Dal  500 a.C.: quattro  testi sanscriti (Ganapatha- Hitopadesà- Prasamaraghava- Battikavya) esortano tutti a non comportarsi allo stesso modo della kupamandika. La ranocchia aveva una “visione del mondo”, il suo mondo, ma era ovviamente circoscritta a quel piccolo pozzo. Se fosse prevalsa la visione della kupamandika, senza i necessari scambi interculturali, avremmo avuto una diversa e assai più limitata storia scientifica, economica e culturale dell’umanità.

    Ecco io temo che questa visione, tutta incentrata su ciò che rimasto della DC che pensammo di ricomporre politicamente nel 2012 e che si è andata, invece, progressivamente, decomponendo, sia il vero limite della prospettiva politica indicata da Gubert.

    Trovo, altresì, alquanto ingenerosa e insufficiente l’analisi di Grassi su quello che lui definisce” lesperienza tramontata”” della Federazione Popolare dei DC. Caro Renato, il limite di quel progetto avviato dall’amico Gargani insieme ad alcuni di noi, non è stato dovuto solo al venir meno dell’adesione di Cesa e Rotondi, ma anche della “ tiepidezza” con cui molti dei nostri amici DC avevano accolto quell’iniziativa. Da parte mia continuo, invece, a ritenere che proprio da quel tentativo avviato con una cinquantina di partiti, movimenti, associazioni della nostra area politico culturale si dovrebbe ripartire, certo con una DC confermata su questa strada dal prossimo congresso, con una rinnovata dirigenza come auspicato da Grassi nel suo intervento.

    Nessuna velleità integralistica da nostalgica e anacronistica kupamandika, ma la netta determinazione nel voler occupare una posizione nel centro della politica italiana, insieme a quanti intendono concorrere alla costruzione del soggetto politico nuovo democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, atlantista, trans nazionale, alternativo alle destra nazionalista e populista e distinto e distante dalla sinistra alla ricerca della propria identità. Un centro pronto a collaborare con quanti intendono difendere e attuare integralmente la nostra Costituzione repubblicana. Da “ osservatore non partecipante”, anche proprio per le ragioni indicate da Grassi, ossia di favorire l’emergere di una nuova classe dirigente, non parteciperò al prossimo congresso nazionale, felice se da esso potrà derivare, con la nuova e più giovane dirigenza, la conferma di una linea centrale dei democratici cristiani di cui il Paese avrebbe bisogno.

     

    Ettore Bonalberti

    Venezia, 28 Ottobre 2022

     

     


Restiamo al centro

 

Privati del nostro simbolo storico, da troppo tempo rendita del duo Cesa-De Poli caudatari della destra, senza parlamentari eletti, abbiamo vissuto una netta divisione alle elezioni politiche del 25 Settembre scorso. Diversi amici hanno votato per l’alleanza di destra soprattutto in alternativa alla deriva laicista del PD che, come da profezia del prof Del Noce, ha assunto sempre di più la fisionomia di un “ partito radicale di massa”.

Ora nel partito di Enrico Letta, alla vigilia del loro congresso nazionale, si levano voci come quella di Bruno Simili, vice direttore della rivista Il Mulino, il quale invita il partito a ripartire dalle diseguaglianze, consapevole che il suo spazio non è al centro, ma a sinistra.

Se questa è e sarà la prospettiva del partito che ha tentato di mettere insieme la vecchia tradizione del PCI-PD-PDS con quella di una parte della sinistra politica della DC, anche per noi DC e Popolari è tempo di condividere un progetto politico in grado di corrispondere agli interessi e ai valori del terzo stato produttivo e dei ceti popolari, per assolvere al ruolo che è sempre stato quello dei popolari sturziani prima e della DC, negli oltre quarant’anni della sua egemonia politica in Italia.

Nostro obiettivo dovrà essere, quindi, quello di concorrere alla costruzione di un soggetto politico nuovo di centro: democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, trans nazionale, alternativo alla destra nazionalista e sovranista e distinto e distante dalla sinistra alla ricerca della propria identità. Non possiamo ridurci ad essere una corrente interna o esterna alla destra, come ha deciso di essere l’UDC, o, peggio, una componente integrata della destra meloniana, come ha deciso di fare “ il miglior fico del biconcio”, Rotondi. Strana parabola quella dell’ex giovane avellinese: dalla sinistra DC di Forze Nuove con Gerardo Bianco al seguito del Cavaliere in Forza Italia, poi fondatore dei Verdi Popolari che finisce col confluire armi e bagagli nel partito di Giorgia Meloni, con la velleitaria presunzione di rappresentarne la componente democratico cristiana.

Né possiamo ridurci a diventare una corrente interna o esterna al PD, come sembra procedere il dibattito nel partito guidato da Bruno Tabacci, Centro Democratico.

La collocazione all’interno del PD, come corrente più o meno formalmente organizzata, da Marini, Castagneti, Franceschini, Fioroni, è già stata sperimentata, col risultato che diversi amici alla fine sono usciti dal partito e, oggi, come ha scritto in maniera esemplare Giorgio Merlo nei suoi ultimi editoriali su “ Il domani d’Italia” sono pronti per un progetto di ricomposizione politica dell’area popolare.

Ho preso le distanze dagli amici della DC guidata da Renato Grassi, dopo che avevo verificato che dal caso siciliano gestito da Totò Cuffaro dell’alleanza con la destra, era evidente il rischio di uno sbandamento a destra del partito anche a livello nazionale, in contrasto non solo con quanto avevamo indicato prima del voto, ma con tutta la nostra storia di democratici cristiani e popolari. Il Terzo Polo ha costituito elemento di interesse per alcuni di noi, anche se la piega laicista e anti democristiana di Calenda, ha impedito a Renzi di sviluppare un progetto che poteva e potrebbe ancora avere buoni sviluppi, a condizione che la componente di matrice popolare assuma una seria e condivisa rappresentazione.

Sono molti anni che combatto per la ricomposizione politica della nostra area e credo che vada raccolta l’ appassionata indicazione dell’amico Giorgio Merlo, per concretizzare la quale dovremmo condividere la redazione di un manifesto appello ai DC e ai Popolari italiani, con alcune indicazioni di programma coerenti con i nostri valori espressi dalla dottrina sociale cristiana e adeguati agli interessi del terzo stato produttivo e dei ceti popolari ai quali dovremmo garantire la massima partecipazione e rappresentanza politica. Con il manifesto appello dei Popolari, alla redazione del quale dovremmo chiamare tutti gli amici della vasta e articolata area cattolico democratica e cristiano sociale, si dovrebbero in parallelo attivare in tutte le realtà locali dei comitati civico democratici popolari, per la partecipazione politica dei cittadini. Un progetto, dunque, che dovrebbe muoversi sia dall’alto ( definizione del manifesto appello) che dal basso ( formazione dei comitati civico popolari), per giungere alla convocazione degli stati generali dei Popolari, un’assemblea che, con la partecipazione dei rappresentanti di tutta la base, potrebbe dar vita al soggetto politico del nuovo centro della politica italiana.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 25 Ottobre 2022

 


Un po’ di chiarezza

 

Nell’ultima nota avevo indicato una proposta di" programma elementare”, così definita dato che comporta l’approvazione di una semplice legge ordinaria se si intende ripristinare la legge bancaria del 1936, che stabiliva la netta separazione tra banche di prestito e banche di speculazione finanziaria, una premessa indispensabile per ricondurre il sistema bancario al servizio delle persone, delle famiglie e delle imprese.

E’ tempo di fare luce su ciò che è accaduto e su ciò che si dovrebbe fare nell’interesse nazionale. La legge bancaria del 1936 fu introdotta dal Duce, su indicazione del dr Alberto Beneduce (un dirigente pubblico, economista, politico e accademico italiano, amministratore di importanti aziende statali nell'Italia liberale e fascista, amministratore delegato dell'INA, tra gli artefici della creazione dell'IRI e suo primo presidente, oltre che ministro e deputato), ad imitazione della Legge Glass Steagall introdotta negli USA da Roosvelt nel 1933, per superare gli effetti drammatici della crisi del 1929.

La DC, con la guida della Banca d’Italia affidata a Guido Carli, mantenne in vigore quella legge sino al 1992, anno infausto nel quale fu approvato il d.lgs n.481/1992 a firma Amato, Barucci e Colombo, con il quale si è giunti all’attuale situazione.  Se, come ci auguriamo, il nuovo governo della destra e le forze autenticamente riformiste del nostro Paese decidessero la reintroduzione della legge bancaria del 1936, dovrebbero contestualmente abolire il provvedimento della Banca d’Italia del 31 Luglio 1992 firmato da Lamberto Dini, al fine di fermare l’evasione fiscale verso i fondi speculatori petroliferi kazari proprietari della city of London e sede fiscale a tassazione zero nello stato USA del Delaware.

Va ricordato che all’interrogazione rivolta all’allora ministro dell’economia e finanze, dagli Onn. Alessio Villarosa,Alberti, Pesco, Sibilia e Ruocco ( interrogazione a risposta immediata in commissione n.5/10709-testo di Mercoledì 1 Marzo 2017, seduta n.751 ) si chiedeva il ruolo svolto da questi hedge funds nel controllo del capitale flottante delle banche detentrici del controllo di Banca d’Italia. Ruolo esercitato attraverso la delega a un’unica persona fisica di uno noto studio milanese di avvocati.
La risposta con lettera scritta del Ministero dell’economia e delle Finanze-Ufficio del coordinamento Legislativo-Economia- Q.T.453 del 2 Marzo 2017, confermava quanto indicato dagli interroganti, ossia che Banca d’Italia è di fatto sotto il controllo di questi fondi speculativi che, quindi, possono agire secondo i propri diretti interessi.

Ecco perché il governo che l’On Meloni si accinge a comporre se, come reiteratamente ha dichiarato durante le elezioni, intendesse operare “per il bene dell’Italia”, la prima azione riformatrice che dovrebbe assumere, sarebbe quella di tornare al pieno controllo di Banca d’Italia e al ripristino della legge bancaria del 1936. Su tale decisione, d’altronde, si valuterà non solo la corrispondenza tra il dire e il fare della maggioranza, ma se e come l’opposizione e/o le opposizioni voteranno rispetto a questo progetto, propedeutico a qualsiasi altro obiettivo di politica economica e finanziaria.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 21 Ottobre 2022

 

Testimonianza del dr Nino Galloni


Il Dr Nino Galloni, economista, condividendo la nota sulla proposta elementare di riforma, mi ha inviato l’allegata personale testimonianza autorizzandomi a renderla pubblica:

“Apprendo con gioia questa notizia, sebbene non capisca perché la truffa si sia risolta a Londra invece che in Italia: personalmente l'ho sempre denunciata, fin dall'inizio.

Quando si era capito che i tassi d'interesse sarebbero crollati (a seguito della crisi SME del settembre 1992, prevista da me in precedenza) le amministrazioni furono indotte, dalle banche dealer a sottoscrivere il seguente derivato o scommessa: se i tassi aumentano, la prestatrice rinuncia all'ulteriore guadagno; se il tasso diminuisce l'amministrazione continua a pagare in base a quello precedentemente esistente. Ma le banche sapevano benissimo come stavano le cose mentre gli amministratori erano ignari di tutto.

In seguito stimai la perdita complessiva per l'erario in  165 miliardi di euro che, in gran parte spiegano perché con avanzi primari sistematici, il debito pubblico abbia continuato a crescere.

Anni fa a seguito delle mie denunce, di interrogazioni parlamentari e di due convegni istituzionali fu fatta l'audizione della direttrice generale competente, dottoressa Cannata; la quale, a precise domande, ispirate dal sottoscritto, non trovò di meglio che opporre il Segreto di Stato.

Tutto fu quindi sepolto a parte qualche pronunciamento della Corte dei Conti.

Antonino Galloni”


Una proposta di programma “elementare” per il nuovo governo


Importante sentenza dell’alta corte di Londra per il comune di Venezia: i derivati comprati da Dexia Crediop e INTESA sono nulli e inapplicabili. Con questa sentenza l'amministrazione è legittimata a sospendere i pagamenti dei differenziali futuri a favore delle banche. Considerati gli attuali tassi di interesse, si tratta di un risparmio di circa 30 milioni di euro. Inoltre otterrà la restituzione delle somme versate dalla data di sottoscrizione dei contratti.  Una sentenza decisiva per molti altri comuni italiani. Ricorderò che il solo Comune di Torino ha sottoscritto 21 derivati quando sindaco nel 2001 era l’On Piero Fassino.

L’amico Alessandro Govoni, già CTU del Tribunale di Cremona in materia bancaria e finanziaria, interpellato nel merito, mi ha scritto quanto segue:” Secondo un rapporto della Guardia di Finanza  900 Comuni italiani su 6000,  45 Province su 90, e 12 Regioni su 21, hanno sottoscritto derivati sul tasso come quelli sottoscritti dal Comune di Venezia,  che la Corte di Londra ha finalmente sancito che debba  essere risarcito di tutte le perdite arrecate e che nulla più deve sui flussi futuri. Tutti questi derivati fatti sottoscrivere agli Enti italiani sono delle truffe perché  riportano un algoritmo nascosto tra le righe del contratto per cui ogni 6 mesi la banca d'affari incassa il tasso ( Euribor + spread), mentre il Comune vi e' scritto che incassa solo l' Euribor, perdendoci il Comune ogni 6 mesi lo spread  in genere del 2% calcolato sul mutuo sottostante,  in genere, in media  i mutui sottoscritti dai Comuni sono di 350 milioni di euro,  ciò significa che ogni 6 mesi agli Enti locali italiani sono stati prelevati dal conto corrente 7 milioni di euro, dal 2001 ad oggi, i contratti derivati hanno la durata  del mutuo sottostante in genere 30 anni.  Scrive ancora Govoni: “ E' necessario che il governo emetta un decreto che imponga ai Sindaci e ai Governatori i cui Enti hanno sottoscritto derivati, di procedere sia in sede civile che penale e un decreto che autorizzi  alla Magistratura italiana di procedere d'ufficio contro le banche d' affari per dichiarare truffa contrattuale tutti questi derivati che incorporano già una perdita certa alla stipula per l' Ente locale italiano.  E continua: “Si rammenta che tutte queste banche d' affari Dexia Crediop, Nomura, Morgan Stanley appartengono ai fondi delle grandi famiglie luterane tedesco orientali Rothshild Rockfeller. I luterani tedesco orientali pensano che l' uomo non possa essere giudicato dall' uomo, ma solo da Dio, ma poiché sono atei,  pensano che   nessuno li possa giudicare in terra , pertanto si sentono liberi di truffare, manipolare, usurare fino ad eliminare fisicamente chi si frappone ai loro interessi. I Rothshild e i Rockfeller, proprietari della IG Farben che era proprietaria dei campi di sterminio, eliminarono gli ebrei perché gli ebrei avevano scoperto la cura dei tumori biologica nutrizionale che andava contro agli interessi della IG Farben  unica produttrice mondiale di preparati chemioterapici,  su cui la IG Farben  guadagnava e guadagna ancora oggi con Bayer/BASF, Pzifer,  80 volte i suoi costi di produzione, mentre sulla cura dei tumori con terapia biologica nutrizionale i Rothshild, Rockfeller non avrebbero guadagnati nulla perché non brevettabile”.

Credo ci sia materia di seria riflessione giuridica, politica e amministrativa e invece di assistere alle quotidiane schermaglie di una maggioranza già in fibrillazione in vista della formazione del nuovo governo, credo dovrebbero essere questi alcuni dei temi di interesse della politica. Ho scritto più volte sul ruolo svolto dai poteri finanziari degli hedge funds anglo caucasici/kazari, con sede operativa nella city of London e fiscale, a tassazione zero, nello stato USA del Delaware (BlackRock, Bridgewater Associates, Citibank, Goldman
Sachs, JP Morgan, Morgan Stanley, Pioneer e Vanguard, tutte multinazionali finanziarie luterane tedesco orientali)
proponendo alcune idee di politica economica finanziaria riassumibili ina una proposta semplicissima: il ritorno alla legge bancaria del 1936, con la riconferma della netta separazione tra banche di prestito e banche di speculazione finanziaria. Ci piacerebbe che, nel programma che Giorgia Meloni esporrà alle Camere appena sarà incaricata per formare il nuovo governo, assumesse questo impegno, ossia quello della riproposizione di una legge voluta dal suo mentore di formazione giovanile, il Duce che, sollecitato dal fidato Alberto Beneduce, volle quella legge bancaria che la DC, con Guido Carli, difese sino al 1992. Senza quella riforma che, vista la grande maggioranza parlamentare potrebbe essere varata facilmente con una legge ordinaria, ogni altro progetto per dare risposte alla crisi economica e sociale italiana risulterà una velleitaria indicazione propagandistica. E sarebbe anche un’ottima cartina di tornasole per valutare il grado di condizionamento dei poteri finanziari citati sui diversi partiti e parlamentari italiani.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 19 Ottobre 2022

 

 

Perché mi dimetto dalla DC di Grassi

 

Sento il dovere di esporre agli amici con i quali ho condiviso molte delle mie riflessioni dal 2012, anno nel quale, con Silvio Lega abbiamo organizzato la raccolta delle firme, su mia iniziativa, per l’autoconvocazione del Consiglio nazionale della DC; del partito, cioè, che, secondo la sentenza inappellabile n. 25999 del 23.12.2010 della suprema Corte di Cassazione: non è mai stato giuridicamente sciolto. Il nostro impegno era di dare pratica attuazione politica a quella sentenza, tentando di ricomporre l’unità dei DC che, secondo la  formula degasperiana doveva restare: un partito di centro che guarda a sinistra.

Con questo spirito nel 2012 avevamo sostenuto la candidatura e l’elezione dell’amico Gianni Fontana, così come nel 2018 quella di Renato Grassi, due persone con le quali abbiamo condiviso larga parte della nostra esperienza politico culturale.

Le vicende del voto siciliano dove  Totò Cuffaro, contravvenendo al deliberato della direzione nazionale della DC del 9 Agosto 2022, ha deciso di abbandonare la scelta centrista  a sostegno del terzo Polo per quella a favore della destra, hanno stravolto le ragioni della maggioranza che nel 2018 aveva sostenuto Grassi su posizioni centriste.

A Renato Grassi avevo inviato la lettera personale che, allo stato degli atti, rendo pubblica allegandola affinché conosciate la dinamica che mi hanno indotto alla scelta di abbandonare il partito in cui ho militato dal lontano 1962.

Testo della mia lettera a Renato Grassi:

Caro Renato,

tu conosci la mia stima e fiducia nei tuoi confronti, nata dall’esperienza vissuta insieme nel MG della DC di Bonalumi e poi consolidatasi nel CN del partito e nelle vicende che ci hanno visti protagonisti dal 2012 ad oggi.

Comprendo la soddisfazione per l’avvenuta elezione di alcuni consiglieri regionali siciliani, grazie, credo soprattutto, all’azione di Totò Cuffaro. Ribadisco, tuttavia, che quella dell’alleanza a destra non può essere la linea strategica della DC in campo nazionale, restando il centro, il nostro luogo politico nel quale rappresentare gli interessi e i valori dei ceti medi produttivi e delle classi popolari. Se la DC nazionale decidesse di assumere la scelta a destra come quella strategica del partito, non avrei più alcun interesse a rimanere nel partito ridotto al ruolo di ascaro di Cesa e C. So che, per alcuni di voi ,sarebbe il ritorno alla casa madre post DC, dell’UDC, ma, da parte mia non intendo essere risucchiato da un partito che ha “ abusato”, per pura rendita personale di pochi, del nostro glorioso simbolo scudo crociato, riducendosi al ruolo di ruota di scorta di Forza Italia prima e poi della Lega, specie da noi nel Veneto, dove De Poli la fa da padrone, anche se, per essere rieletto, Cesa ha dovuto richiedere alla destra un posto sicuro in un collegio ……delle Marche.

Nemmeno il ruolo di  minoranza critica, cui sono stato ben allenato dalla mia lunga militanza nella sinistra sociale DC di Forze Nuove, potrebbe essere esercitato in un partito che fosse Cesa-Cuffaro dipendente.

Scrivo a te questa nota, per il particolare rapporto umano e politico che ci lega da una vita, scusandomi se non sono riuscito, in questi dieci anni, a fare di più di ciò che con tutta la mia passione ho cercato di infondere a sostegno della DC. Resterò, come ho scritto altre volte, un “ osservatore non partecipante”, sempre disponibile a impegnarmi in un partito di centro democratico, popolare, liberale, riformista, euro-atlantista, alternativo alla destra nazionalista e sovranista, oggi alla  prova di governo per volontà della maggioranza del 64% degli elettori italiani, distinto e distante da una sinistra alla ricerca affannosa della propria identità. Se fosse confermata la nostra tradizionale linea ribadita dal XX congresso del 2018 in poi, sarei bel felice di continuare la mia militanza, che, invece, qualora la DC sterzasse a destra, cesserebbe con effetto immediato.

Grazie per quanto hai fatto in tutti questi anni e un fraterno saluto.

Ettore Bonalberti

 

Venezia, 29 settembre 2022

 

Nessuna risposta a questa lettera da parte di Grassi, mentre, ricevevo dall’amico Carmagnola, segretario amministrativo, legittimo rappresentante della DC, una nota di replica all’On Alessi che vi allego:

Il giorno 09 ott 2022, alle ore 17:05, Mauro Carmagnola <carmagnolamauro@gmail.com> ha scritto:

Caro Alberto, cari Amici,
innanzitutto è stato convocato l'Ufficio Politico e non la Direzione o il Consiglio Nazionale.
Spero per parlare del futuro del partito che si dovrà allineare ai risultati lusinghieri che la Dc siciliana ha ottenuto entro una formula politica di coerenza.
Sono indette per "domani" le elezioni regionali della Lombardia e del Lazio e questo è il problema della Dc: esserci, non con chi esserci.
Nessuno sa quante camicie nere sfileranno tra qualche giorno davanti a Palazzo Chigi per esultare, probabilmente nessuna.
Di certo sappiamo che la ministra renziana e cattolica-adulta Elena Bonetti è riuscita ancora una volta, in extremis, di fronte ai problemi immani che le imprese e le famiglie hanno, emettere in zona Cesarini - scorrettamente - un regolamento educativo pro-gender.
Sono questi gli alleati prediletti da una parte della direzione del partito?
Non so se le camicie nere marceranno su Palazzo Chigi, pacificamente, perchè hanno vinto e non devono compiere alcun golpe.
Sono certo di una cosa.
Che il governo Meloni non avrà come priorità il frociume, coi suoi pseudo-diritti che sono abusi nei confronti degli altri e del buon senso comune, vero e proprio tarlo della sinistra debosciata e dei renziani che di questa sinistra debosciata restano una componente (l'altra fetta del terzo polo è rappresentata da un signore che è l'esatto contrario del pensiero e della prassi politica di Carlo Donat-Cattin, ma i nostri ex forzanovisti non l'hanno ancora capito).
Quindi spero che l'Ufficio Politico non si attardi su queste polemiche, ma proceda all'organizzazione delle prossime regionali, col nostro drappo, così non avremo pretesti per parlar male di Cesa e De Poli: spero ci pensino gli iscritti all'Udc che sono ridotti a zerbino di due personaggi che, risolti i loro problemi all'uninominale, se ne sono fregati della lista Noi Moderati al proporzionale; cosa capita da subito, ma che non ci ha impedito da fare una battaglia, per noi, di coerenza: essere il centro del centro-destra.
E proceda all'organizzazione del Congresso, che se dovrà essere una conta tra chi guarda al frociume ed ai liberali europei e chi resta ancorato ai valori cristiani ed al Ppe sarà finalmente un congresso sull'attualità politica e non sull'evoluzione di Carlo Donat-Cattin che diventa paladino del turbocapitalismo e della lobby gay.
Martedì mattina ci sarò.
Grazie Renato.
Mauro

Alla nota di Carmagnola, che confermava la scelta della DC come “ centro del centro destra” ho risposto con la nota che vi allego nella quale annunci le mie dimissioni irrevocabili dal partito.


Inizio messaggio inoltrato:

Da: Ettore Bonalberti
Oggetto: Re: DC
Data: 9 ottobre 2022 18:37:36 CEST
A: Mauro Carmagnola
Cc: Alberto Alessi , Toto’ Cuffaro , Carlo Senaldi , Stenico Tommaso , Filippo Chiaramonte , Luigi Rapisarda , Luigi D'Agro' , Luigi Baruffi , Renato Grassi , Renato Grassi , Salvatore On Cuffaro

Caro Mauro, Renato Grassi ha partecipato, come anche il sottoscritto, il 6 ottobre scorso al direttivo ella Federazione popolare DC e in quell’occasione ha evidenziato  il valore locale della scelta a destra fatta dall’amico Cuffaro in Sicilia, mentre a livello nazionale ha confermato la scelta al centro della DC alternativa alla destra nazionalista e sovranista e alla sinistra. Ora leggo ( ma l’avevo inteso da tempo) che tu vorresti una DC come il centro del centro destra. La tua antica provenienza UDC è, probabilmente, il richiamo della foresta che conferma come noi “fessi” manteniamo dei principi, mentre voi “furbi” avete solo dei fini. Se questa sarà la linea del partito, diversa da quella che Renato aveva ribadito nei giorni scorsi al direttivo della Federazione Popolare dei DC, come ho già scritto al segretario io non farò più parte del partito ( la lettera se Renato crede potrà essere portata a conoscenza degli amici del CN), né intenderò svolgere una funzione di minoranza di sinistra che, in quelle condizioni e considerati i tuoi superficiali giudizi, risulterebbe più che inutile, patetica. Cose nuove accadranno nella politica italiana e il ruolo dei cattolici democratici e dei cristiano sociali sarà ancora una volta al centro della politica italiana e non ridotti alla subalternità della destra sovranista e nazionalista. Per il resto lascia stare Donat Cattin e Forze Nuove, della cui storia non ricordo tu abbia avuto contezza o svolto un ruolo di qualche rilievo.
attendo le conclusioni cui perverrete nel prossimo ufficio politico, anche se ritengo abbia ragione l’avv Rapisarda, che sarebbe stato meglio convocare il consiglio nazionale, deputato statutariamente a discutere dell’esito elettorale.
Auguro in ogni caso ogni bene al partito in cui ho militato per quasi sessant’anni che, però, con le tue indicazioni coerenti con le scelte siciliane di Cuffaro, non è più il mio partito. Rassegno con effetto immediato le mie dimissioni da ogni incarico e vi saluto cordialmente.
Ettore Bonalberti

E’ un momento doloroso per me, “ DC non pentito”, che ora mi batterò con gli amici della Federazione Popolare dei DC e a quanti della nostra area saranno disponibili, per concorrere alla ricomposizione politica  dell’area cattolico democratica e cristiano sociale, alternativa alla destra nazionalista e sovranista e distinta e distante dalla sinistra alla ricerca della propria identità.

Per chi, come molti o alcuni di voi, segue le mie note, sa che questo è l’obiettivo che continuo a proporre da molto tempo e che manterrò come stella polare del mio ultimo impegno politico. Seguirò da “ osservatore non partecipante” le vicende interne della DC che, temo, con la deriva cuffariana finirà nelle braccia di Cesa e dell’UDC, per ridursi al ruolo di valvassino inutile della destra italiana.

Si chiude una fase importante della mia vita politica, confermandovi che resterò sempre quel “ DC non pentito” che conoscete, sino alla fine…..

Cordiali saluti

 

Ettore Bonalberti

 

Venezia, 11 Ottobre 2022

 

SI al dialogo con l’opposizione parlamentare riformista

 

Dopo il voto settembrino è nata una maggioranza articolata e scomposta, insieme a tre opposizioni: quella più numerosa del PD che, con il congresso avviato, è alla ricerca della sua identità; una di tipo populista, guidata da Conte col M5S e una di tipo liberal democratica riformista rappresentata dal terzo polo di Calenda e Renzi.

Noi DC sopravvissuti alla lunga stagione della diaspora ( 1992-2022) viviamo una fase particolarmente difficile, nella quale emergono due posizioni ben distinte: quella di coloro che hanno condiviso la scelta di Totò Cuffaro che, in Sicilia, ha scelto l’alleanza con la destra, e quella di coloro che come me, sono rimasti coerenti con la scelta per un centro politico nuovo democratico, popolare,liberale, riformista, euro- atlantista, alternativo alla destra nazionalista e populista e distinto e distante dalla sinistra senza identità.

Ora il partito, alla vigilia del congresso nazionale, si trova a un bivio: confermare la scelta siciliana per aderire a un’alleanza con la destra italiana, oppure riprendere il dialogo con i parlamentari del Terzo polo disponibili a concorrere alla costruzione del nuovo centro della politica italiana. Considero la scelta a destra del partito errata e contraria a tutta la storia politica e culturale dei cattolici democratici e cristiano sociali di cui, in questi dieci anni ( 2012-2022), ci siamo considerati legittimi eredi. Una scelta tanto più improponibile da realizzare con amici come i sopravvissuti dell’UDC, i quali, come ha ben scritto Carmagnola, in tutti questi anni hanno “abusato” dell’utilizzo del nostro glorioso simbolo scudo crociato per esclusiva rendita politica personale, spostandosi ora dalla parte di Forza Italia, ora da quella della Lega e finendo nel ruolo subalterno della destra estrema di Fratelli d’Italia e della Meloni. Come si possa ipotizzare addirittura l’unificazione con l’UDC, dopo le tante prove negative vissute, se può trovare una giustificazione tattica nella scelta di Cuffaro, con la quale sei consiglieri regionali si sono potuti eleggere al parlamento siciliano, o per tanti degli amici i quali quell’esperienza UDC l’avevano già vissuta dopo la fine della DC storica, non può assolutamente trovare l’adesione da chi, come il sottoscritto, dal 1993 si è battuto per la ricomposizione politica della DC, partito mai giuridicamente sciolto, da “ democristiano non pentito”. Nessuna pregiudiziale, ovviamente, per ricomporre l’unità possibile dei DC, ma sull’alleanza con la destra della politica italiana, non ci sarà mai la mia adesione, sempre convinto dagli insegnamenti dei nostri padri fondatori che vollero la DC partito “ democratico, popolare e antifascista”, rifuggendo sempre le tentazioni di alleanze organiche con la destra italiana.

Quanto ha scritto l’amico Giorgio Merlo su “ Il Domani d’Italia” in merito al progetto politico del terzo polo che non potrà perseguire l’obiettivo calendiano di “un partito repubblicano di massa”, una sorta di azionismo ex post che, ora come allora, non potrebbe che risultare del tutto minoritario, coincide con la nostra stessa idea; semmai, condividendo quanto espresso da Matteo Renzi nell’intervista all’Avvenire del 1 Ottobre, vorremmo concorrere alla costruzione di un partito nel quale la presenza della componente cattolica fosse decisiva. Certo, come scrive Renzi:” I sovranisti e i populisti prendono pezzi di mondo cattolico, ma l’anima culturale del pensiero politico popolare guarda al centro riformista”. Sì, tra l’adesione alla destra, per me un suicidio strategico per la DC, e il NO all’alleanza con l’opposizione populista del M5S o a quella con il PD in corso di restauro strutturale, credo che la nostra prospettiva sia quella di un incontro con l’opposizione di centro riformista che potrebbe assumere un ruolo decisivo per gli equilibri politici dell’Italia. Progetto al quale io credo potrebbe concorrere anche l’amico Bruno Tabacci, di sicura antica fede democratico cristiana.

Ridursi al ruolo di valvassini della destra se può garantire, come a Cesa e De Poli, il galleggiamento politico, ora di qua e ora di là dei collegi elettorali sicuri, non può essere il progetto politico del partito che intende collegarsi alla storia del popolarismo sturziano e della DC di De Gasperi, Fanfani , Moro, Zaccagnini, Marcora e Donat Cattin. Riprendere il dialogo al centro con l’opposizione riformista liberal democratica, credo, possa e debba essere la strada migliore da intraprendere con fiducia e forte determinazione.

 

Ettore Bonalberti

4 Ottobre, 2022

 

 

 


Le due colonne portanti della Prima Repubblica, è tempo di riflessione

 

Con la vittoria della destra alle politiche d’autunno emerge il deserto delle culture politiche che sono state le colonne portanti della prima repubblica: quella della DC e dell’area cattolico democratica e cristiano  sociale e quella del riformismo social comunista, che il PD non ha saputo rappresentare nella lunga stagione del passaggio traumatico del 1993, nel quale il PCI seppe trarre vantaggio dal ruolo svolto dalla magistratura a senso unico, per volute inadempienze o per impossibilità, come il neo deputato Carlo Nordio, ebbe modo di evidenziare quando svolgeva le sue funzione di magistrato inquirente, oggi eletto nella lista di Fratelli d’Italia.

Da un lato la DC paga il conto della lunga stagione della diaspora ( 1993-2022) non ancora giunta al suo termine, con diversi naviganti che hanno saputo sopravvivere, a destra e a sinistra; in alcuni casi ( Cesa e C.), abusando per mera rendita personale dello scudo crociato consegnato loro in eredità illegittima da Casini, finendo col diventare valvassini di Forza Italia prima e, poi, della Lega. In altri ( Rotondi, come già Raffaele Fitto) passando dalla scuderia del Cavaliere a quella di Fratelli d’Italia, dimentico Rotondi del suo antico percorso nella sinistra sociale della DC, con Gerardo Bianco e Carlo Donat Cattin.

Anche noi che dal 2012 abbiamo tentato di dare pratica attuazione alla sentenza della Cassazione n.25999 del 23.12.2010 ( “ La DC non è mai stata giuridicamente sciolta”) battendoci per la ricomposizione dell’area DC, dobbiamo amaramente constatare il fallimento del nostro progetto, non essendo stati in grado di presentare né il simbolo, né nostre candidature alle ultime elezioni politiche.

Qualche amico si consola, per il risultato ottenuto dalla cosiddetta “ Nuova DC” di Totò Cuffaro in Sicilia, dove, nonostante la disponibilità offerta dal terzo Polo a sostegno della candidatura del Prof Armao, ha deciso di cambiare alleanza, legandosi alla destra e alla candidatura alla presidenza regionale dell’On Schifani. Un risultato che non può che dirsi riuscito sul piano tattico, con l’elezione avvenuta di sei consiglieri regionali “cuffariani”, ma senza una reale prospettiva strategica, almeno sul piano nazionale. Restiamo convinti dell’idea che il leader della DC cilena, Gabriel Valdes, pronunciò al tempo della lotta contro Pinochet: “ se vinci con la destra è la destra che vince”. Il tempo, e credo anche a breve termine, ci dirà come andranno le cose, ma, da parte mia, continuo a pensare che per la DC, o  per ciò che ancora rimane di essa, se non ci si vuol ridurre al ruolo di ascari del trio Cesa e C. e della trimurti di destra ( Meloni-Salvini-Berlusconi) il suo ruolo politico debba rimanere quello di un partito di centro democratico, popolare, liberale, riformista, euro atlantista, alternativo alla destra nazionalista e populista e distinto e distante da una sinistra senza identità. Come seppe fare la DC nella prima Repubblica, compito di un partito di centro siffatto dovrebbe essere quello di saper favorire l’equilibro degli interessi e dei valori tra ceto medio produttivo e classi popolari, venendo meno il quale, con la fine della DC, hanno potuto emergere i populismi del Cavaliere prima e poi, in rapida successione: della Lega , del M5S sino all’attuale egemonia della destra di Fratelli d’Italia e della sua leader Giorgia Meloni.

Nessuna possibilità che questo ruolo possa essere svolto senza una seria riflessione all’interno della complessa e articolata area culturale e sociale cattolica. 

E’ suonato forte e chiaro il monito del presidente della CEI, card Zuppi  che, alla viglia del voto, richiamando l’appello alle donne e agli uomini del nostro Paese del Consiglio episcopale permanente riunitosi a Matera, ha affermato: “l’agenda dei problemi del nostro Paese è fitta: le povertà in aumento costante e preoccupante, l’inverno demografico, la protezione degli anziani, i divari tra i territori, la transizione ecologica e la crisi energetica, la difesa dei posti di lavoro, soprattutto per i giovani, l’accoglienza, la tutela, la promozione e l’integrazione dei migranti, il superamento delle lungaggini burocratiche, le riforme dell’espressione democratica dello Stato e della legge elettorale”. 

Temi e indicazioni da approfondire sono anche quelli evidenziati nell’appello delle cinquanta personalità di area cattolico democratica, che hanno indicato obiettivi e priorità strategiche dell’Italia alla vigilia del voto.

Di diverso orientamento quello indicato da una decina di movimenti e gruppi di area cattolica moderata che hanno scelto di votare per Forza Italia e lo schieramento di destra, considerando il partito del Cavaliere “il simbolo piu' vicino al nostro patrimonio culturale e politico”.  Sono proprio questi due ultimi appelli l’estrema semplificazione della distinzione espressa poi nel voto tra i cattolici della morale e cattolici del sociale; una distinzione che non era mai intervenuta, seppur presente, né nell’esperienza sturziana del PPI che nella DC da De Gasperi sino alla fine politica di quel partito. Tra quelle due esperienze storiche e il tempo che viviamo si è vissuto la dolorosa “demodissea post DC”, nella lunga stagione della diaspora che, col voto di domenica scorsa, ha raggiunto il suo apogeo.

Ricomporre questa complessa realtà cattolica, sociale, culturale e politica comporterà un’azione di notevole impegno a partire dalle realtà ecclesiali che, dai vertici della CEI dovrà veder scendere per li rami, tra i vescovi delle diverse diocesi e tra i parroci di tutte le chiese territoriali, quanto indicato dal Papa e dalla CEI sull’impegno politico dei cattolici. In quelle sedi si dovrà riconsiderare criticamente il tempo del disimpegno politico dei cattolici e quello della testimonianza plurima nei diversi partiti, che fu la scelta della stagione ruiniana, che, alla fine, ci ha condotto alla nostra attuale definitiva irrilevanza. Anche dopo il voto il cardinale emiliano è intervenuto, anche stavolta con una netta propensione e apertura nei confronti della destra, sempre in linea con la sua antica alternatività a Dossetti e al dossettismo politico.

Analoga riflessione dovrà essere compiuta nel PD, erede della seconda colonna portante della prima Repubblica, nato dalla fusione a freddo tra gli eredi del PCI e una parte della sinistra politica della DC. Qui si tratta di superare il limite d’origine denunciato dal prof Del Noce, quando il partito, da strumento rappresentativo dei lavoratori, ha assunto progressivamente i caratteri di un partito vicino alle posizioni neo liberiste e dei gruppi finanziari dominanti, dando anche ampio spazio all’interno alle posizioni laiciste e radicali degli Zan e delle Cirinnà, alternative a quella dei cattolici della morale, difensori dei valori non negoziabili, che, anche per questo, hanno finito col sostenere i partiti della destra italiani.

Gravissima responsabilità è quella assunta dal PD nell’avallare il sostegno alla legge elettorale del rosatellum che, in assenza dell’alleanza vasta col M5S a sinistra, ha finito col favorire nei collegi uninominali le candidature unitarie della destra. Anche noi DC e popolari se vogliamo concorrere alla costruzione del nuovo centro, abbiamo bisogno di tornare alla legge elettorale proporzionale con le preferenze, sul modello tedesco, unico strumento in grado di rappresentare la reale consistenza del consenso popolare, drammaticamente sceso al punto morto inferiore, con meno del 64 % dei partecipanti al voto il 25 settembre scorso.

Il tema prevalente e prioritario cui ci si dovrà impegnare nelle proposte di programma è quello della lotta alle diseguaglianze sociali e territoriali che caratterizzano la società italiana, squassata da una povertà di oltre sei milioni di cittadini, con punte di povertà assoluta attorno al milione e cinquecentomila unità. Su questo tema si misurerà il confronto con le politiche della destra ora chiamata a governare l’Italia, insieme a quelle che attengono alle nostre scelte in politica estera europea e atlantica. Il prossimo seminario annunciato dai cattolici democratici mi auguro possa fornire alcune indicazioni positive nel merito, così come il dibattito precongressuale aperto da Letta nel PD, darà modo di esprimersi alle diverse realtà presenti in quel partito, dove non mancano componenti ispirate da interessi e valori compatibili con quelli che anche noi DC e Popolari ritroviamo espressi nella Carta fondamentale della Repubblica; la Carta che intendiamo difendere e attuare in tutte le sue parti, a cominciare dall’applicazione dell’art.49 all’interno di tutti i partiti, insieme alla forma di repubblica parlamentare consegnataci dai nostri padri costituenti. Se da quelle che furono le colonne portanti della prima Repubblica e, soprattutto, dai mondi culturali e sociali che a esse hanno fatto e fanno ancora riferimento, verranno alcune proposte di programma all’altezza dei bisogni della società italiana, anche dall’opposizione democratica al governo della destra, potrà venire un contributo positivo per l’Italia.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 30 Settembre 2022

La parola al consiglio nazionale della DC

 

Nel prendere atto che diverse associazioni e movimenti dell’area cattolica hanno sostenuto le liste della destra italiana e che il nostro amico Cuffaro in Sicilia, rovesciando l’indicazione della direzione nazionale del 9  agosto ha deciso di cambiare l’alleanza con il terzo polo, in Sicilia favorevole alla DC, per stipulare quella con la destra, ritengo sia giunto il tempo di un confronto serio in sede nazionale per discutere la linea che ci eravamo dati al XX Congresso nazionale del partito nel 2018; linea riconfermata in tutte le riunioni del CN e della direzione nazionale  successive.

So che alcuni amici del consiglio nazionale sono orientati a destra, mentre da parte mia intendo confermare la posizione storica della DC, ossia quella di un partito “ democratico, popolare e antifascista”, aperto alla collaborazione con chi intende difendere e attuare integralmente la Costituzione repubblicana.

Non appartengo alla schiera di coloro che attribuiscono all’On Meloni il rischio di ritorni impossibili al fascismo, ma sono seriamente preoccupato per quanto prima e durante il passaggio elettorale, Fratelli d’Italia ha dichiarato sul piano delle scelte europee e sulla politica economica e finanziaria del Paese. So che pensare di essere da soli nel mondo è il limite del sovranismo. Non solo siamo collegati, ma sono i poteri finanziari che, nell’età della globalizzazione,  dettano il tempo e fissano le condizioni, i termini e i modi all’economia reale e alla stessa politica. Attendiamo il nuovo governo della destra all’impegno di guida del Paese e formuleremo i nostri giudizi su atti e fatti concreti. Avevamo indicato alcune proposte di riforma economiche e finanziarie, di cui non si trova traccia in nessuno dei partiti che si sono presentati alle elezioni. Il PD paga il suo errore d’origine che, ben aveva evidenziato il prof Augusto Del Noce, ossia quello di una deriva da partito dei lavoratori a partito radicale di massa. Gravissimo l’aver dato fiato alle spinte degli Zan e delle Cirinnà, in netta alternativa al sentir medio dell’elettorato cattolico, giustamente a difesa dei valori non negoziabili. Un elettorato che, alla fine, con molte organizzazioni di area ha deciso di scegliere il voto a sostegno della destra.  Prendiamo, però, realisticamente atto che non si tratta più di avere come interlocutore il centro destra a trazione forza Italia, ma di una destra centro egemonizzata dal prevalere del partito di Fratelli d’Italia. La DC, come nei momenti migliori della sua storia, a mio parere dovrà essere opposizione a questa destra per concorrere al progetto di ricomposizione del centro nuovo della politica italiana, alternativo alla destra nazionalista e populista e distinto e distante dalla sinistra senza identità. Dovremo allacciare rapporti con i pochi parlamentari eletti sia nel terzo polo, che negli altri partiti, i quali siano collegati alla nostra tradizione culturale, sociale e politica. Il terzo polo non ha raggiunto il risultato sperato e l’aspirazione azionista di Calenda si è infranta contro la realtà di un Paese nel quale quella cultura è sempre stata espressione minoritaria e di élites laico radicali. Mi auguro che Matteo Renzi se ne sia reso conto e torni a considerare la possibilità di un incontro con la cultura democratico cristiana e popolare di cui il Paese ha bisogno. Continuiamo a ritenere, infatti, che in quel 50% di renitenti al voto che indicano la grave crisi di rappresentanza politico istituzionale italiana, un ruolo consistente sia stato esercitato da elettrici ed elettori che non trovano più risposte ai loro interessi e ai loro valori, tra i quali, molti della nostra area culturale, sociale e politica.

Dovremo riprendere i rapporti con gli amici della Federazione Popolare, di cui siamo parte integrante e attiva, a quelli  di Insieme e alle numerose associazioni e gruppi dell’area cattolico democratica e cristiano sociale che si collegano alla tradizione politica sturziana e degasperiana. Dobbiamo ritrovarci a condividere un programma dei DC e Popolari per l’Italia con il quale intendiamo inverare nella “città dell’uomo” le indicazioni della dottrina sociale della Chiesa, come scrive l’amico Gubert, nella loro “ integralità”. Netta la nostra scelta euro atlantica, contro ogni tentativo che Salvini e gli amici della Meloni intendessero indebolirla, così come forte dovrà essere il nostro impegno per combattere le diseguaglianze intollerabili presenti nella società italiana, cause importanti del risultato elettorale. Sappiamo che compete innanzi tutto a noi concorrere alla difesa e attuazione integrale della Costituzione, a quella della repubblica parlamentare, al ritorno alla legge elettorale proporzionale con preferenze, conditio sine qua non per la rinascita del centro, e per l’applicazione in tutti i partiti dell’art 49 della Costituzione. Sappiamo, infine, che compito dei DC e dei Popolari, come nella migliore storia repubblicana, sia quello di impegnarsi per garantire l’equilibri tra interessi e valori dei ceti medi produttivi e delle classi popolari. Un equilibrio precario che, con le scadenze e gli impegni d’autunno, sarà messo a dura prova. Il presidente Gubert convocherà il nostro consiglio nazionale e con gli eletti all’ultimo congresso del partito, alla luce del voto del 25 settembre, saremo chiamati a decidere se e come procedere, alla fine di questa ingloriosa Demodissea, che ha connotato la dolorosa diaspora degli ultimi trent’anni ( 1993-2022).

 

Ettore Bonalberti

 

Venezia, 27 settembre 2022

 

Nelle mani di Giorgia

 

L’Italia vira a destra e ha deciso di mettersi nelle mani di Giorgia Meloni. Gli elettori italiani, con una partecipazione al voto, seppure quella peggiore alle elezioni politiche ( 64%), è risultata  superiore a quella prevista, bocciano Draghi e scelgono la destra, affidando il governo alla leader più estremista della storia nazionale dopo Benito Mussolini. Vince, infatti, il partito di estrema destra e quello della protesta a corrente alternata di Conte; escono sconfitti pesantemente PD e Lega, col terzo polo che non sfonda. Anche Forza Italia sconta le perdita d’appeal del Cavaliere, finendo con l’assumere il volto della fotocopia della Lega in netto calo di consensi. Fallimentare l’investimento di Tabacci su Di Maio, che termina la sua corsa parlamentare insieme ai fedelissimi che l’hanno seguito nella scissione del movimento grillino e di Forza Italia. Ha nettamente prevalso il voto di protesta contro la lunga stagione del PD al governo e contro le scelte dello stesso Draghi, che gli elettori hanno considerato una criticità anziché una risorsa.

Cambia pelle il centro destra italiano che, dalla guida del Cavaliere prima e di Salvini per una breve stagione poi, diventa a tutti gli effetti la destra a egemonia della “ sora Giorgia”, non a caso immediatamente acclamata dagli euroscettici ungheresi di Orban e dal partito spagnolo dell’estrema destra. Con la vittoria della destra anche in Svezia, cambia profondamente la composizione del Consiglio europeo, sin qui basato sull’asse competitivo-collaborativo popolari-socialisti.

Si apre una stagione completamente nuova e diversa della politica italiana, in attesa delle reazioni dei nostri alleati euro atlantici e dei mercati finanziari, termometri sensibilissimi e influenti nell’età della supremazia della finanza sull’economia reale, sulla politica e sui suoi esponenti più rilevanti. Molto dipenderà dalla formazione del nuovo governo e dalle principali scelte che lo stesso assumerà verso l’Unione europea e nei rapporti con gli USA e la NATO. Assai pesanti sono i problemi che la destra di governo dovrà immediatamente affrontare: debito pubblico, pensioni, fisco e concorrenza, sono le questioni più urgenti alle quali sono collegati i fondi previsti dal PNRR, la cui disponibilità è nelle mani dell’esecutivo europeo.  Ad essi si aggiungono la posizione dell’Italia sulla guerra di invasione russa all’Ucraina, l’inflazione, la crisi energetica e quella di tante piccole  e medie industrie italiane. Tutti fattori che annunciano un autunno caldissimo per l’occupazione e la stessa tenuta del sistema sociale. Alla Meloni, futura leader di governo, spetterà trovare soluzioni coerenti e compatibili dopo le strambate più volte espresse da Salvini, leader azzoppato di una Lega il cui elettorato si è trasferito in gran numero a Fratelli d’Italia, specie nelle realtà regionali del suo più importante insediamento al Nord del Paese. Toccherà a Lei decidere se restare coerente alle precedenti ondivaghe dichiarazioni o prendere atto del realismo che la guida di governo comporterà. Il Sud ha scelto la strada dell’assistenzialismo assicurato e ha votato Conte e il M5S, terzo partito italiano col suo leader, avvocato d’ufficio del reddito di cittadinanza, che brandirà come una clava contro ogni tentativo di modifica e/o di annullamento.

La sinistra e il PD in particolare, paga la lunga stagione di permanenza al governo, senza più identità e l’incapacità di costruire un’alleanza forte che, visti i risultati, avrebbe potuto meglio sostenere il confronto con la destra. Si apre nel partito il congresso che deciderà la leadership nella nuova fase di principale partito di opposizione.

Il Terzo Polo non è riuscito a sfondare, ma, in ogni caso, penso sia anche con loro che DC e Popolari dovranno tentare di ricomporre il centro nuovo della politica italiana. Un centro, oggi scomparso dopo il voto di ieri. Il velleitario tentativo di Calenda di presentarsi come l’erede della nobile storia del partito d’azione, ha confermato che quella cultura politica era e rimane un elemento minoritario ed elitario della politica italiana.

Noi DC e Popolari, privati del nostro simbolo e di candidati di nostra diretta rappresentanza, eravamo liberi di votare secondo scienza e coscienza, per cui nello scontro destra-sinistra, è mancato l’apporto della componente cattolico democratica e cristiano sociale che ha svolto un ruolo decisivo in molti momenti decisivi della lunga storia nazionale e repubblicana in particolare.

Quanti dell’area cattolico moderata, e sono stati molti, hanno scelto di votare a destra dovranno sperimentare l’aforisma di un grande leader della DC cilena di Rodomiro Tomic, Gabriel Valdés:” se vinci con la destra, è la destra che vince”.

Anche quelli fra di noi, come l’amico Cuffaro, che, alle regionali siciliane, ha deciso di cambiare alleanza, passando dal terzo polo a destra, se, da un lato, porterà alcuni suoi fidati amici nel consiglio regionale, dall’altro  verificherà che, a destra, non ci sarà prospettiva strategica per la DC. Una seria riflessione si imporrà anche al nostro interno, squassato da divisioni che, soprattutto, nelle elezioni siciliane, sono state particolarmente forti. Una cosa è certa: da soli non siamo riusciti nemmeno a presentare una nostra lista, e continuando così non avremo futuro. La ricomposizione della nostra area sociale, culturale e politica, sarà un’opera di grande impegno e di lungo tempo, da avviarsi a partire da un progetto di formazione pre politico che compete a quanti, dopo di noi della quarta e ultima generazione democratico cristiana, intendono battersi per un progetto di ispirazione popolare in grado di saldare gli interessi dei ceti medi produttivi con quelli delle classi popolari.

Noi il nostro compito l’abbiamo svolto nella lunga stagione della diaspora che, con questo voto, è giunta al suo epilogo. Molto, se non tutto, è stato sbagliato e tutto è da rifare. Mondo cattolico nella sua multiforme espressione, categorie sociali di ispirazione cattolica, movimenti e gruppi di area, dovranno ricostruire dal basso l’unità possibile che è drammaticamente mancata per questo ennesimo appuntamento politico.

E’ tempo di concordare un progetto politico fondato sui valori e i principi della dottrina sociale cristiana, come nella migliore storia dei Popolari sturziani prima e del democratici cristiani per oltre quarant’anni di egemonia nella politica italiana. Le risorse dottrinali non ci mancano, se, rileggendo le ultime encicliche sociali della Chiesa, ci si impegnerà a proporne le concrete traduzioni nella “ città dell’uomo” di oggi. Dopo, solo dopo, si porrà la questione del progetto organizzativo per l’unità possibile, che, inseguita per quasi vent’anni ( 1993-2022) col voto di ieri si è dimostrato errato e drammaticamente fallito.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 26 Settembre 2022

 

 


La nostra prospettiva resta quella del centro della politica italiana

 

Qualunque sia l’esito del voto e tutto fa presupporre che, ahinoi, prevarrà la destra con la Meloni  e Fratelli d’Italia primo partito, la nostra prospettiva rimane al centro della politica italiana. Grave e per molti versi stupido, secondo il terzo principio della stupidità di Cipolla, il NO di Calenda al nostro simbolo e alla partecipazione di nostri candidati nella lista del terzo polo, e neghittosa l’accettazione di Renzi di quel diktat. Calenda coltiva l’ambizione di rappresentare l’area liberale e di un nuovo e fuori tempo “azionismo de noantri” che, in continuità con quella storia, non può che aborrire un’alleanza con la DC e i Popolari. Meno comprensibile Renzi che, di questa nostra storia politica e culturale, è stato pure partecipe. I risultati del prossimo 25 settembre ci diranno se e chi ha avuto ragione. Noi, privati del simbolo e di candidati, come ha condiviso la direzione nazionale DC del 6 settembre scorso, saremo liberi di votare secondo scienza e coscienza, decidendo in base ai candidati presenti nelle diverse liste più vicini ai nostri principi, interessi e valori.

Da parte mia, come ho più volte sostenuto, non sarò mai a sostegno della destra nazionalista e sovranista, che ai nostri alleati euro atlantici appare, da un lato, continuatrice della cultura post fascista  e anti europea( la Meloni) e dall’altra ( Salvini) filo putiniana.

Spiace che qualche autorevole amico abbia deciso, credo per preminenti ragioni tattiche, l’alleanza con questa destra e, soprattutto, con amici come quelli del trio UDC di Cesa e C. con i quali abbiamo un contenzioso aperto da molti anni, nei quali il trio UDC dei sopravvissuti a destra, hanno lucrato abbondantemente dell’”abuso” dell’utilizzo del nostro storico simbolo scudo crociato, come ha ben evidenziato l’amico Carmagnola, il quale ha annunciato di riaprire il contenzioso su questo tema dopo il voto.

Nessuna possibilità di alleanza strategica con la destra, e spiace quella fatta da quel campione di sopravvivenza al galleggiamento fatta dall’amico Rotondi che consideravo “ il miglior fico del bigoncio”, il quale, navigando da manca a dritta e di bolina, ha finito col diventare uno dei più appassionati sostenitori della “Sora Giorgia”, alleata della destra di Orban. La DC dopo il voto, in continuità della sua storia politica, ossia di un partito che, noi vecchi DC della DC storica, abbiamo sempre connotato come: “ popolare, democratico e antifascista”, saremo ancora una volta alternativi alla destra nazionalista e populista e distinti e distanti dalla sinistra senza identità. Contrariamente a qualche amico che, per errate considerazioni sul piano etico, ha scelto la destra, crediamo, infatti, che dopo il voto sarà  necessario riprendere a tessere il filo con gli amici del terzo polo e con quanti anche nell’area del PD, sono interessati a concorrere alla ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale. Sì un centro politico nuovo è possibile e la partecipazione di una forte componente popolare e democratica indispensabile. Ci auguriamo che Matteo Renzi, torni ai principi e ai valori della sua origine politica, che è quella dei popolari e democratico cristiani e con lui e con gli amici che saranno eletti del terzo polo, si possa, quindi, riaprire un dialogo, stupidamente interrotto dal diktat calendiano. L’idea ambiziosa della ricostruzione del vecchio partito d’azione, Renzi la lasci a Calenda, convinto, insieme a noi che, come nella migliore storia della nostra Repubblica, l’apporto della componente democratica cristiana e  popolare è tuttora determinante. Avremo modo di ragionare con più elementi a disposizione dopo il voto del 25 settembre, ma, intanto, riconfermiamo che il nostro progetto politico era e rimane quello di un centro politico nuovo nel quale la componente democristiana e popolare sia ben rappresentata. Nel frattempo, come DC e Popolari lanciamo l’idea di un comitato per la difesa della repubblica parlamentare, il ritorno alla legge elettorale proporzionale con le preferenze e l’applicazione dell’art.49 della Costituzione in tutti i partiti politici che intendono concorrere alla vita politica della nazione.

 

Ettore Bonalberti

22 Settembre 2022


Al di là della distinzione tra cattolici della morale e cattolici del sociale

 

Seguo con interesse il dibattito apertosi sulla questione dell’impegno politico dei cattolici italiani che, dopo l’infelice fase ruiniana della testimonianza diffusa e plurima nei diversi partiti, sembra faccia tornare l’esigenza di una rinnovata presenza politica e organizzativa se non dei cattolici, almeno di una larga parte di cattolici italiani.

Ho speso gli ultimi venti anni (1993-2022) del mio impegno politico per l’obiettivo della ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale, ossia dei due filoni essenziali nei quali si è sviluppata la nostra storia, dal popolarismo alla Democrazia Cristiana. Mai si pose in quella lunga stagione la distinzione euristica tra cattolici della morale e cattolici del sociale, questione che si è venuta caratterizzando soprattutto nel momento in cui, gli eredi confusi e indistinti della vecchia sinistra marxista, si sono incontrati con alcune componenti della sinistra politica della DC, dovendo subire, alla fine, una deriva di tipo radicale e laicista, come aveva ben profetizzato il prof. Augusto Del Noce.

Di qui l’emergere di una sinistra sempre più dimentica di quei valori non negoziabili dei cattolici, dimenticanza mai sufficientemente contrastata all’interno di quel partito dagli ex DC, i cosiddetti “cattolici adulti”. Gioco facile, allora, per la destra assumere, con diversa reale consapevolezza, la difesa pubblica di qualcuno di quei valori, finendo col caratterizzare il bipolarismo forzato da leggi maggioritarie insulse ( dal mattarellum, porcellum, rosatellum) tra una destra, espressione dell’area della morale e una sinistra di quella del sociale. Almeno così sembra essere vissuta da molte frange della nostra vasta e articolata area culturale e politico sociale. Emblematica al riguardo la scelta di Cesana e di CL a sostegno del centro destra e anche di alcuni amici della nostra area DC.

Una rappresentazione, in realtà falsa e strumentale, giunta persino all’ostentazione pubblica del rosario da parte di Salvini, mentre la difesa del matrimonio, intesa come unione di un uomo e una donna, se a sinistra é superata dalle diverse teorie del gender et similia sempre evidenziate dai cattolici della morale, a destra,  è assunta da tre leader che sono, o non sposati ( Meloni), o con qualche matrimonio alle spalle ( Salvini), sino alla caricatura dell’invenzione del nuovo matrimonio fasullo come quello ultimo del Cavaliere. E, noi cattolici, privi di un partito di riferimento condiviso, siamo costretti, come nel prossimo voto politico, a scegliere tra questa destra, quella sinistra, o rifugiarci nell’astensione, dopo che il terzo polo, nostro approdo naturale, ci ha rifiutato la rappresentanza facendo prevalere il NO secco del rinato azionismo calendiano “de noantri”. E’ evidente che condivido con gli amici “cattolici della morale” la difesa strenua dei nostri valori non negoziabili, convinto come sono che, come ha scritto recentemente l’amico Franco Banchi:  non ci devono essere “cattolici della morale” e “cattolici del sociale” come se i secondi potessero rinunciare ai principi e ai valori di riferimento essenzaili. È nostra convinzione, a maggior ragione a fondamento degli impegni elettorali volti al bene comune, che l’ispirazione e l’azione dei cattolici deve coniugare obbligatoriamente entrambi gli aspetti”. E questo vale sia per coloro che voteranno a destra, per evitare che si continui a predicare bene razzolando male, che a sinistra, dove le posizioni radical laiciste alla Zan, ahinoi mai contestate dagli ex DC, Letta, Franceschini, Bindi e C., debbano prevalere. Com’ è ben noto, né a destra, né a sinistra ci troviamo a nostro agio. Il terzo polo era e sarà l’area nella quale dovremo concorrere alla costruzione del centro politico nuovo che, come scrivo da sempre, dovrà essere un centro democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, alternativo alla destra nazionalista e populista, distinto e distante dalla destra.

Non credo abbia senso discutere sul pericolo del “fascismo” di questa destra, quanto, piuttosto, della possibilità che questa classe dirigente da essa espressa possa guidare il Paese in una delle più difficili fasi della sua storia e in presenza di quelle che ho definito le cinque piaghe del nostro autunno: la guerra, la pandemia, l’inflazione, la crisi energetica, la siccità. Cinque piaghe alle quali si aggiunge il dato drammatico della povertà, che colpisce oltre sei milioni di persone, con 1,5 milioni in condizioni di povertà assoluta. Tutto questo, in un Paese in preda a una crisi di sistema caratterizzato da un’astensione dal voto di oltre il 50%, destinata ad ampliarsi. E non si tratta solo delle competenze specifiche delle personalità politiche in questione, ma della loro reale credibilità ai livelli europei e atlantici, ossia verso i nostri storici alleati della cui collaborazione e amicizia politica l’Italia ha assoluta necessità. In politica “ vale ciò che appare” e ai nostri alleati euroatlantici la credibilità e fedeltà dei leader della destra è ridotta a zero. Sono partite le prime “veline” sui fondi russi ai partiti europei e il ministro degli esteri, non un Di Maio qualsiasi, ha già annunciato l’arrivo del dossier italiano. Di fronte a una crisi sociale dovuta alle cinque piaghe, con la possibilità che possa sfociare in una rivolta sociale molto più consistente di quella dei “gilet gialli” francesi, un governo guidato dal trio nel quale uno è alleato del partito di Putin, l’altra con quello di Orban, e il Cavaliere ridotto a un ectoplasma, non potrà durare che l’espace du matin. Comunque la si giri la ricomposizione politica della nostra area cattolico democratica e cristiano sociale, non è una mera chimera di nostalgici “ DC non pentiti”, ma un’esigenza reale del Paese, come lo è stata in altri momenti fondamentali della nostra storia.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 18 settembre 2022

Va bene ripartire dalla base, ma servono alcune regole

 

Al mio editoriale pubblicato su www.ilpopolo.cloud : Il nostro ruolo in una fase delicatissima della vita politica italiana, un caro amico DC polesano, il prof Roberto Berveglieri, ha replicato con questa nota: Caro Ettore ti ho già detto che sei un animo generoso, ma purtroppo c è un proverbio ferrarese che dovresti conoscere: "Cal sumar quando l’ha impara ad lassar lì ad magnar l'è mort ( quel somaro quando ha imparato a smettere di mangiare, è morto). Voglio dirti che bisogna abbandonare l’ idea di chiamare i soliti noti. Basta, bisogna partire dal basso, una "Camaldoli nuova con gente nuova, e penso anche un altro luogo simile, a presto, ciao”.

Una riflessione amichevole e franca che fa il paio con quella di un altro dirigente già della DC di Cremona, il Dr Giampiero Comolli, il quale scrive: “Caro Ettore grazie ancora per gli sforzi, la passione, la costanza e la proposizione lucida e corretta di tutti i tuoi recenti interventi che messi in ordine temporale confermano anche una linearità di pensiero politico morale-sociale sostanziale e formale. Cacciari ha ragione: dovremmo come cattolici prenderne atto al 100% soprattutto in termini di operatività e scelte politiche chiare nette. La DC non si rifonda più. Lo sparpagliato individualismo, senza una barra dritta da 30 anni è la prova inattaccabile. Camaldoli2022 deve riproporre una figura politica senza pregiudiziali, senza citare destra e sinistra, mettere insieme non a parole ma con progetti sociale e morale, terzo settore e finanza, economia e servizi alla persona soprattutto laici, guardare ai giovani e non a qualche cariatide egoista solitaria pronta all’inchino. Questa non è progetto politico: dobbiamo sposare una formula laica-etica di concrete proposte ordinarie quotidiane diffuse che elimini tutte le disuguaglianze concrete non morali. La costituzione ha bisogno di adeguamenti come la legge elettorale, come le regole in parlamento. Come il partigianato non può essere appannaggio solo di una parte politica e di 40enni neanche figli e nipoti di veri partigiani! Dopo 70 anni alcuni cambi pesanti sono un segnale e progetto politico vero!  Oggi lavoro, reddito, casa, salute, scuola, ambiente, economia reale ...devono essere gli altri punti solidi.  Tutto il resto sono dibattiti di folclore e di salottieri inutili che allontanano dalla politica sana e vera. Non voglio negare la DC assolutamente, ma oggi solo la sua sigla fa venire a molti la scarlattina! Sbagliato certamente, ma se vuoi fare politica devi saperti anche proporre e adeguare modus per modi. Un abbraccio grande grande e ....sperem!”

Credo si debba partire da queste indicazioni anche critiche, che si dovranno approfondire ancor meglio dopo i risultati delle prossime elezioni politiche.

E’ evidente che, da alcuni amici da sempre vicini alle nostre posizioni, emerga una sfiducia generalizzata sulle conseguenze delle nostre  insufficienze e responsabilità culminate nel rifiuto di Carlo Calenda, ertosi a rappresentante del nuovo azionismo italico, al riconoscimento del nostro simbolo e di nostre candidature nelle liste del terzo polo. Un rifiuto che, seppur ci lascia piena libertà di voto, non per questo deve farci deflettere dalla decisione assunta unanimemente nella direzione nazionale del 9 agosto scorso, per un voto al centro, alternativo alla destra nazionalista e populista e distinto e distante dalla sinistra senza identità. Crediamo, infatti, che la nostra prospettiva strategica rimanga quella di concorrere alla costruzione del centro politico nuovo della politica italiana, nel quale il ruolo degli amici DC, della Federazione Popolare DC, di Insieme  e delle numerose associazioni, movimenti e gruppi di area cattolico democratica e cristiano sociale che condividono tale obiettivo sia ben rappresentato.

Avevo indicato come strumento operativo urgente la creazione di un Comitato dei popolari per la difesa della repubblica parlamentare, l’introduzione della legge elettorale proporzionale con preferenze, e l’applicazione rigida dell’art.49 nella vita interna di tutti i partiti che intendo concorrere alla politica italiana.

Mi si osserva, giustamente, che chi ha sbagliato o si è rivelato insufficiente in questa lunga fase della nostra Demodissea, si debba fare da parte per far posto a una nuova classe dirigente. Come non condividere tale giudizio, specie da chi come me, verso la soglia degli  ottanta, da tanto tempo sostiene con l’aforisma volterriano che: “ compito di quelli della nostra età dovrebbe essere solo quello di dare dei buoni consigli, considerato che non siamo nemmeno più in grado di offrire dei cattivi esempi”. Non mancano iniziative, come quelle avviate dagli amici Gargani, Pomicino e Giuseppe De Mita in Campania, dell’avvio dell’esperienza dell’associazione dei Popolari italiani. Essa, se ho ben inteso, si propone di dar vita a partiti regionali nella comune condivisione dei valori popolari e democratico cristiani, con ampia autonomia territoriale. Partiti da far sorgere in ogni realtà regionale italiana  per poi ritrovarsi insieme a livello nazionale. Partire dalla base è un buon segno, ma allora, se proprio si intende favorire la nascita di una rinnovata classe dirigente, tanto vale partire dai livelli comunali e su per li rami provinciali e regionale decidere i nuovi responsabili del partito che si intende costruire. Torna utile, io credo, la mia vecchia idea di comitati civico popolari locali, di ampia partecipazione democratica, nei quali potrebbero ritrovarsi le diverse e articolate espressioni dell’area cattolico democratica e cristiano sociale, aperti alla partecipazione di quanti dell’area democratica liberale e riformista condividono il progetto della costruzione di un centro politico come su descritto. E’ evidente che, nonostante il doloroso e inaccettabile rifiuto calendiano, si dovranno riprendere i rapporti con gli amici del terzo polo, soprattutto con quelli della componente renziana, considerato che è da quell’area che si potranno avere alcuni interlocutori politici a livello istituzionale parlamentare dopo il voto del 25 settembre prossimo, insieme a quegli amici ex DC schierati nettamente a sostegno dell’esperienza di governo Draghi. Condividere alcune regole nell’avvio di questi comitato civico popolari sarebbe opportuno pur nell’autonoma responsabilità propria di ciascuna realtà locale.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 15 settembre 2022

 

 

 

 

Il nostro ruolo in una fase delicatissima della vita politica italiana

 

Stiamo vivendo, anche e soprattutto in questa vigilia elettorale, la condizione di irrilevanza politica non solo del nostro partito, ma dell’intera nostra area di riferimento etico, culturale e sociale. E’, dunque, necessario partire da una riflessione seria sulla situazione di quella vasta e complessa realtà culturale, sociale e politica della cosiddetta “area cattolica”, caratterizzata oggi dalla sua multiforme rappresentanza di espressioni organizzate, privata di un soggetto politico in grado di rappresentarne gli interessi e i valori. Non si tratta solo della divisione tra cattolici della morale e cattolici del sociale che, alla vigilia delle prossime elezioni, vede i primi orientati soprattutto a destra, i secondi a sinistra, o in un centro nel quale, però, è prevalsa l’egemonia di un tardo azionismo rappresentato da Carlo Calenda, che è portavoce di una sorta di idiosincrasia verso la DC, sino a imporre la sua pregiudiziale a Matteo Renzi che, sull’apertura ai DC e ai Popolari contava per il successo del terzo polo.

Molti di noi che, tanto nella DC, che nella Federazione Popolare DC, avevamo puntato su tale scelta, siamo rimasti orfani e senza simbolo e candidati di riferimento nei diversi collegi, ci troviamo, quindi, liberi di votare secondo scienza e coscienza, impegnati, soprattutto, a evitare un risultato della destra tale da mettere in pericolo la stessa integrità della nostra carta costituzionale, il patto cioè che ha garantito l’unità del Paese dal 1947 in poi.

La crisi dell’area cattolica parte da lontano e si riscontra anche all’interno della Chiesa, dove, è sempre più sentita l’esigenza di una riflessione sul ruolo dei cattolici nella politica italiana. Una riflessione che ci auguriamo la CEI presieduta dal card. Zuppi possa aprire subito dopo il voto del prossimo 25 settembre.

Compito del nostro partito dovrebbe essere quello di analizzare e proporre le condizioni, i termini e i modi per ricomporre gli interessi e i valori dei ceti medi produttivi e delle classi popolari, che è il ruolo essenziale di un centro politico democratico e popolare, ai fini del mantenimento dell’unità sociale e culturale del nostro Paese. Compito che seppe svolgere la DC per oltre quarant’anni. Quando salta questo equilibrio, alla fine, dopo i diversi tentativi dei capitani del popolo, è la destra che si prende la regia e il palcoscenico. Massimo Cacciari in un esemplare editoriale su La Stampa del 5 Settembre l’ha scritto così: : “…. il 50% degli italiani che non vota è in gran parte formato da persone disperate ormai di veder risolti i propri problemi con competenza ed efficacia? Chi sono questi concittadini? La distribuzione del voto tra centri e periferie la dice lunga a proposito. Vi è chi vuol scelte moderate perché tira avanti più o meno facilmente anche in questa perenne crisi e teme il famoso salto nel buio – e chi avrebbe tutto l’interesse a scelte radicali, ma ormai è del tutto disincantato sulla loro praticabilità. Ogni giorno di più costoro formano, non solo in Italia, una nuova plebe. Una plebe che ha cercato i suoi tribuni senza mai riuscire a trovarli, passata da delusione a delusione. Ma, lo si sappia, una plebe senza tribuni è la negazione dell’idea stessa di repubblica, è dunque l’origine stessa del  principato”.

Ecco, noi dovremmo approfondire tutto questo che, io credo, sarà il tema dominante nel dopo voto, insieme a quelle che, in altro articolo, ho chiamato “ le cinque piaghe dell’autunno italiano”: la guerra, la pandemia, l’inflazione, la crisi energetica, la siccità. Cinque piaghe alle quali si aggiunge il dato drammatico della povertà, che colpisce oltre sei milioni di persone, con 1,5 milioni in condizioni di povertà assoluta.

Nessuna delle forze politiche che si contendono il voto esprime una cultura politica in grado di affrontare tali problemi. Risposte che, ancora una volta, dovranno essere fornite dai fondamentali della cultura politica cattolico democratica e cristiano sociale. Dovremo approfondire e proporre la traduzione possibile sul piano istituzionale delle indicazioni pastorali fornite dalla dottrina sociale cristiana. Quelle della Centesimus annus, della Caritas in veritate, della Fratelli Tutti e Laudato SI; ossia dalle indicazioni culturalmente più avanzate offerte dalla cultura cattolica nell’età della globalizzazione.

Su questo la DC e la Federazione dei Popolari DC con gli amici di Insieme dovrebbero promuovere, con le migliori espressioni della cultura cattolica, un incontro a Camaldoli, per concordare con le diverse articolazioni della nostra area culturale e sociale una proposta di programma per l’Italia del XXI secolo. Sarà la nostra Camaldoli 2022.

Contro i rischi di una vittoria travolgente della destra sovranista e nazionalista, la DC e la Federazione dei Popolari dovrebbero attivare, infine, il comitato dei Popolari per la difesa della repubblica parlamentare, per il ritorno alla legge elettorale proporzionale con preferenze, per l’applicazione in tutti i partiti italiani, che intendono concorrere alla vita politica, dell’art 49 della Costituzione. Parta dai DC e Popolari la difesa dei valori fondanti del nostro sistema istituzionale.

 

Ettore Bonalberti

 

Venezia, 13 settembre 2022

 

 

 

Sintesi intervento di Bonalberti alla direzione nazionale DC del 6 Settembre 2022

 

Ringrazio l’amico Baruffi per la convocazione con l’augurio per un pronto ristabilimento dell’amico Grassi.

Nostro obiettivo primario deve essere quello del mantenimento della nostra unità. Verificata la condizione risultante dal NO di Calenda, essendo rimasti senza simbolo in alcuna lista nazionale e senza candidati, ritengo sia opportuno lasciare i nostri iscritti e simpatizzanti liberi di votare secondo scienza e coscienza, tenendo conto dei candidati presenti nelle diverse liste nei collegi elettorali. Si sceglierà tenendo conto dei nostri principi e valori di riferimento. Scelte diverse che indicassero preferenze a destra o a sinistra sarebbero divisive e metterebbero in crisi la nostra unità.

Ritengo sbagliata la scelta compiuta dall’amico Cuffaro in Sicilia, con lo stravolgimento di quanto avevamo indicato nella direzione del 9 agosto scorso. Cuffaro avrà anche avuto le sue ragioni e potrà anche garantirsi l’elezione di qualche consigliere regionale. Ritengo, però, strategicamente sbagliata quella scelta, specie se applicata in sede nazionale. In Sicilia il terzo polo, anche Calenda, era ed è disponibile a sostenere il candidato prof Armao, nella cui lista si è candidato l’arch. Giuseppe Alessi. Schierarsi con la destra e con Cesa e C., significa correre il rischio di diventare supporto di un gruppo politico con il quale abbiamo un lungo e sperimentato contenzioso. Carmagnola giustamente annuncia la riapertura dello stesso dopo il voto, considerando “l’abuso” che il trio di Cesa da molti anni fa del nostro glorioso scudo crociato.

Continuo a ritenere che la nostra scelta strategica sia  quella al centro, l’unica che ci consente di riannodare i fili con gli amici di Insieme e della stessa Federazione Popolare, i quali hanno pure dovuto subire l’esclusione dalle liste del terzo Polo. Calenda persegue un suo preciso disegno politico, rinverdendo l’antica idiosincrasia azionista per la DC, da loro sempre considerata una sorta di occupante abusiva del potere di governo in Italia.

In definitiva, proporrei di dare un netto segnale di denuncia del comportamento di Calenda contro la DC; libertà di voto per iscritti e simpatizzanti, riconfermando la nostra scelta al centro della politica italiana, interessati a concorrere alla costruzione di un centro  politico democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, alternativo alla destra nazionalista e sovranista e alla sinistra senza identità. Un centro nel quale risulti decisiva la presenza dei DC e dei Popolari. Concetti che erano stati ben espressi da Renato Grassi nella sua lettera inviata a Matteo Renzi per l’avvio delle trattive con il terzo polo. Peccato che Renzi abbia subito l’egemonia di Calenda.


9 Settembre 2022

 

 

Le cinque piaghe dell’autunno italiano

 

Alla vigilia del voto del prossimo 25 settembre abbiamo esaminato la situazione in due riunioni, pressoché contemporanee: alla direzione nazionale della DC e nel direttivo della Federazione Popolare DC. Ho potuto partecipare a entrambe on line, nelle quali è emersa la dura realtà che, ancora una volta, ci vede senza simbolo e senza candidati nelle prossime liste elettorali. Qualche “catecumeno di casa DC”, in cerca di gloria e utilizzando in maniera distorta l’incarico cui è stato chiamato, cerca di addebitare tale situazione all’incapacità dei nostri amici che hanno svolto le trattative col terzo polo. In realtà, gli amici interessati, Grassi e Alessi, avevano instaurato un buon rapporto con Matteo Renzi; rapporto conclusosi in malo modo, dopo l’alleanza fatta da Renzi con Carlo Calenda.

Al di là del noto carattere egocentrico di Calenda, “fasso tuto mi” e della sua già sperimentata idiosincrasia DC nelle ultime elezioni per il consiglio comunale di Roma, la verità del rifiuto calendiano nei nostri confronti, trova ben più fondate ragioni, dal suo punto di vista, volendosi egli attribuire il ruolo di continuatore della storia dell’azionismo politico italiano, che ha avuto il suo massimo esponente nella figura resistenziale di Ferruccio Parri. Tentativo che Calenda intende svolgere in Europa, al parlamento della quale egli è stato eletto sotto le insegne del PD, ora transitato sulle posizioni di Macron e dei conservatori liberali europei.

L’azionismo non ha una buona storia con noi DC, dato  che quella minoranza radical liberale repubblicana, ha sempre avuto  “ in gran dispitto” l’esperienza e il ruolo politico egemone svolto dai cattolici democratici e cristiano sociali della DC nel governo dell’Italia.

Spiace che Matteo Renzi, figlio della nostra tradizione, abbia accettato di svolgere questo ruolo oggettivamente subalterno, impegnato soprattutto a garantirsi la sua elezione e quella di alcuni dei suoi amici più fidati. Tanto nella DC, che nella Federazione Popolare, pur prendendo atto criticamente della situazione e lasciando libertà di voti ai nostri iscritti e simpatizzanti, continuiamo a ritenere che compito nostro sia quello di mantenere dritta la barra al centro per concorrere a costruire il centro nuovo democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, alternativo alla destra nazionalista e sovranista, distinto e distante dalla sinistra senza identità. E questo resterà il tema che intendiamo sviluppare dopo il voto del 25 settembre. Un voto che dovrà fare i conti con le cinque piaghe dell’autunno italiano: la guerra, la pandemia, l’inflazione, la crisi energetica, la siccità. Cinque piaghe alle quali si aggiunge il dato drammatico della povertà, che colpisce oltre sei milioni di persone, con 1,5 milioni in condizioni di povertà assoluta. Tutto questo, in un Paese in preda a una crisi di sistema caratterizzato da un’astensione dal voto di oltre il 50%, destinata ad ampliarsi. Una situazione, insomma, caratterizzata dall’esistenza di una fortissima diseguaglianza sociale che potrebbe sfociare in una ben più pericolosa rivolta sociale. Massimo Cacciari nel suo bell’editoriale su “ La Stampa” di ieri, evidenzia  così lo stato dell’arte: “…. il 50% degli italiani che non vota è in gran parte formato da persone disperate ormai di veder risolti i propri problemi con competenza ed efficacia? Chi sono questi concittadini? La distribuzione del voto tra centri e periferie la dice lunga a proposito. Vi è chi vuol scelte moderate perché tira avanti più o meno facilmente anche in questa perenne crisi e teme il famoso salto nel buio – e chi avrebbe tutto l’interesse a scelte radicali, ma ormai è del tutto disincantato sulla loro praticabilità. Ogni giorno di più costoro formano, non solo in Italia, una nuova plebe. Una plebe che ha cercato i suoi tribuni senza mai riuscire a trovarli, passata da delusione a delusione. Ma, lo si sappia, una plebe senza tribuni è la negazione dell’idea stessa di repubblica, è dunque l’origine stessa del  principato”.

A me sembra  evidente che ciò che è saltato è l’equilibrio, sempre garantito dalla DC e dai suoi governi, tra interessi e valori dei ceti medi produttivi e quelli delle classi popolari. Un equilibrio per ricostruire il quale è necessario mettere in campo e attuare nelle istituzioni le indicazioni pastorali delle ultime encicliche sociali della Chiesa: dalla Centesimus Annus, alla Caritas in veritate, dalla Fratelli tutti alla Laudato SI. E dobbiamo anche rifarci al pensiero sturziano. Farlo oggi significa tenere presenti i fondamentali della sua politica, che si riassumono nella critica alle  “ tre male bestie della politica italiana: la partitocrazia, lo statalismo e lo sperpero del denaro pubblico.

Quanto alla partitocrazia, oggi siamo nella situazione peggiore della storia repubblicana. Partiti senza applicazione interna dell’art 49, spesso ridotti a proprietà personali del leader o della ristretta cerchia dei capi bastone che, grazie alla legge del porcellum, decidono i candidati “ nominati”, espressione  non della sovranità popolare, ma della fedeltà ai dante causa.

Lo statalismo che sarà ancor più accentuato dalla vittoria della destra meloniana che presenta programmi ancor di più fondati sullo sperpero del denaro pubblico. Tre condizioni che vanno considerate insieme al ruolo che il gruppo del trio dei rentiers Cesa e C. svolgono, di scendiletto di quell’area.

Noi dobbiamo restare fermi al centro, per poter riannodare i fili dopo il voto insieme agli amici di Insieme, della Federazione Popolare DC e di quanti sono interessati a ricomporre politicamente l’area cattolico democratica e cristiano sociale. Dobbiamo approfondire i temi indicati dalle ultime encicliche sociali della Chiesa per tradurli nella città dell’uomo, al fine di collegare gli interessi dei ceti medi produttivi con quelli delle classi popolari, che resta il problema essenziale della democrazia italiana. Unica strada necessaria per superare il vallo enorme che si è creato, per diverse ragioni, tra politica e società civile, tra istituzioni e corpo elettorale.

Nel deserto delle culture politiche che ha caratterizzato la seconda e l’avvio di questa terza repubblica, al trionfo dei populismi e dei sovranismi, dobbiamo proporre il messaggio forte del cattolicesimo democratico, del popolarismo fondato sui principi della solidarietà e sussidiarietà. Dobbiamo impegnarci a condividere in quest’area un programma per il Paese, che tenga conto delle priorità e delle attese della povera gente e dei ceti medi produttivi.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 6 Settembre 2022

 

 

 

 


Ultime stazioni della  mia Via Crucis nella DC che ho contribuito a riproporre


Lettera inviata a Renzo Gubert, presidente del CN della DC


Caro Renzo, senza tanti giri di parole, da tempo abbiamo constatato di avere due visioni diverse del partito. Io credo che sia indispensabile ricomporre politicamente la nostra area di riferimento culturale, tu intendi conservare e sviluppare ciò che rimane della nostra amata DC. Il mio progetto, insieme anche a Grassi, abbiamo tentato di realizzarlo con la Federazione Popolare dei DC ( Gargani), progetto incompiuto per le congiunte volontà di Rotondi ( Verde popolare, alla fine sempre nella scuderia sicura del Cavaliere) e di  Cesa, il solito distruttore di ogni tentativo di ricomposizione che non sia a suo esclusivo vantaggio. Io credo a una DC fedele alla sua storia migliore di "partito di centro che guarda a sinistra”; tu a un partito di centro disponibile anche ad alleanze con la destra. La querelle tra cattolici della morale e cattolici del sociale ha solide e antiche fondamenta, ma, se seguissimo il tuo ragionamento, ci ridurremmo a un partito integralista, minoritario, in una società fortemente secolarizzata e sempre meno cristiana. Progetto lodevole per un movimento pre politico, ma assolutamente inefficace per un partito di cattolici, come ha dimostrato la lunga storia dei Popolari prima e poi della DC. La mia esperienza DC, iniziata nel 1962 ( avevo 17 anni), dal 1964, congresso di Roma, l’ho sempre svolta nella corrente di Forze Nuove, erede della storia della sinistra sociale popolare dei Miglioli, Donati, Grandi, Gronchi e DC poi con Pastore e Donat Cattin, Vittorino Colombo, Guido Bodrato, Sandro Fontana, Lillo Mannino….Credo ancora che quella della rappresentanza politica dei ceti popolari e del terzo stato produttivo sia il compito del nostro partito. Credo, infine, che solo restando fermi al centro, dopo il voto del 25 settembre, si potranno riannodare i fili per la nostra ricomposizione politica.
Quanto ai nostri fatti interni più recenti:tutto parte da questa nota inviatami dall’amico Grassi, il quale mi scrive: 

Questa è  la lettera che , previa telefonata ,è stata  inviata a Renzi che ha delegato l'on Rosato per ogni interlocuzione.

Il resto è  storia nota.

copia lettera di Grassi a Renzi:

Egr.Sen.

la D.C.è  impegnata a recuperare, per quanto possibile un'area politico culturale espressione del cattolicesimo democratico e cristiano sociale per favorirne l'aggregazione con le forze liberal democratiche presenti al centro nello schieramento politico e parlamentare italiano. 

Il "terzo polo" ci sembra il contenitore idoneo a rappresentare la  pluralita delle componenti partitiche che vi aderiscono favorendone la sintesi in un unico progetto politico e programmatico. 

La attenzione della D.C.verso "Italia Viva" determinata da una ampia convergenza politica e programmatica  ci consente di ribadire la validità di un comune impegno  nella competizione elettorale in corso.

Abbiamo illustrato la nostra iniziativa all'on.Rosato e auspichiamo una   sua cortese attenzione.

Cordialmente 

Renato Grassi

Segr. Naz.le Democrazia Cristiana

Il 9 Agosto in direzione, cui ho partecipato da remoto ( condivido, con tutti i limiti del caso) ciò che è stato deciso è riassunto nella nota ufficiale de Il Popolo che ti allego:

Ribadisco quanto ho già evidenziato a Grassi: la scelta del terzo polo è quella che ci permetteva e ci permette ancora di riprendere la nostra difficile trama politica, anche dopo il voto settembrino. La nostra frustrazione per l’esclusione impostaci da Calenda è quella stessa vissuta dagli amici di Insieme e della Federazione Popolare con i quali si dovranno riprendere i rapporti se vogliamo dare risposte concrete a ciò che Galli della Loggia ha scritto sull’assenza politica dei cattolici italiani… Quella indicata da Grassi è la linea di equilibrio ragionevole che ci permette di stare insieme. Se, vecchi amici già UDC, pensassero nella prossima direzione di spostare il nostro asse a destra, quell’equilibrio verrebbe frantumato e la nostra divisione politica ed elettorale sarebbe inevitabile. Meglio allora lasciare liberi iscritti ed elettori nel voto, frutto di una legge elettorale oscena che ci impone il dilemma: a destra, a sinistra o astensione. Se indicassimo di votare a sinistra o a destra, il nostro potenziale elettorato si dividerebbe e non saremmo più in grado di ricomporlo.
Comprendo le tue ragioni di difesa dei valori non negoziabili e da tempo condivido, sin dall’UDC di Buttiglione di cui fui componente della direzione nazionale, il giudizio sul PD fatta da Del Noce, ossia di “ un partito radicale di massa”. Ci sono, tuttavia, altre possibilità per sostenere in questa difficile stagione politica le linee di governo indicate da Draghi e la difesa strategica delle nostre storiche alleanze euro atlantiche che, mi sembra, tu sottovaluti.  Sul caso Rapisarda, meglio stendere un velo pietoso, stante l’abnormità del suo comportamento doppio, inaccettabile e che mi dispiace nessuno della direzione abbia contestato. I suoi perfidi giudizi sul mio conto e la mia storia politica e culturale rientrano nella terza legge della stupidità di Carlo Cipolla. Infine sul mio trascorso professionale, sappi che non fu Formigoni a chiamarmi a dirigere l’assessorato alle OO.PP., politiche per la casa e la protezione civile, né Sanese, ma l’assessore socialista competente Carlo Lio. Ti allego per tua opportuna conoscenza il mio CV, che evidenzia tutto il mio passato professionale fatto di impegno, tanto nel settore privato che in quello pubblico. Ti confermo che, senza riportare l’azione del presidente del collegio dei probiviri alla sua corretta funzione, e se passasse una linea opposta a quella concordata il 9 Agosto scorso, il mio impegno nella DC, almeno in questa DC, finirebbe. In quel caso con un colpo solo avreste fatto fuori due vice segretari: Alessi e il sottoscritto. Proprio un capolavoro, dopo oltre dieci anni di impegno politico profuso quasi quotidianamente. Non potrei mai accettare una DC al guinzaglio della trimurti di destra, insieme al trio dei rentiers Cesa e C.
Con la solita e solida amicizia di sempre, ti saluto cordialmente.
Ettore Bonalberti

Il giorno 30 ago 2022, alle ore 02:46, info@renzogubert.com ha scritto:

Caro Ettore,

ci troveremo via internet in Direzione la prossima settimana, ms penso utile continuare il dialogo tra noi tutti via posta elettronica, che consente di esporre con più precisione le diverse posizioni. Rispetto a quanto osservi, molto apprezzato dall'on. Alessi, vorrei esporti alcune mie riflessioni:

1. nella  riunione della Direzione del 9 agosto è stata approvata la relazione del Segretario politico Renato Grassi, che si era espresso  in modo più complesso di quello che tu usi spesso. Eri collegato a distanza, con più difficoltà a seguire  relazione e dibattito, ma come sempre prendo gli appunti per mia memoria, che Pagano mi ha poi chiesto ed ho inviato alla segreteria. Le scelte sono state; a) la ricerca di unità per le elezioni con formazioni politiche (partiti, movimenti, associazioni) di ispirazione cristiana; unica esclusione motivata dall'accordo da ultimo stretto dal Popolo della famiglia con Fratelli d'Italia. b) la collocazione politica in una alleanza di centro con il partito di Renzi, a condizione che l'apporto DC sia riconosciuto (sottinteso: nel simbolo e con candidati); c) Direzione convocata in modo permanente, con riunioni via internet per valutare l'esito della nostra proposta e fatti nuovi. Allo stato dei fatti  non si è avuta notizia di ricerca di rapporti con altri soggetti politici di ispirazione cristiana, nè di disponibilità del terzo polo, di Renzi come di Calenda, di accettare come partner la DC. E non si  è voluto riunire la Direzione per evitare, come tu hai scritto, possibili conflitti tra noi sul come procedere, in palese violazione dello Statuto e del deliberato della Direzione;

2. il ridurre l'identità politica della DC storica  alla scelta euroatlantica mi pare inaccettabile, Lo Statuto della DC dice ben altro e fa riferimento al pensiero sociale cristiano, come lo fecero i fondatori Degasperi, Sturzo, Dossetti, Moro, Fanfani, Piccoli  e tutti i DC della sinistra sociale che citi. La scelta euroatlantica è condivisa da tuttte le formazioni politiche di qualche rilievo, comprese quelle della destra e del centro alleato con la destra. Un democratico cristiano fedele all'ispirazione del partito non può escludere dalle valutazioni circa prossimità e distanze da altre formazioni politiche gli orientamenti  riguardanti  la questione antropologica. Sostenere l'aborto come diritto, non considerrando il diritto del concepito alla vita, legittimare il matrimonio tra omosessuali, togliendo ai bambini in qualche modo acquisiti il diritto ad avere un padre  e una madre e orientando alla pratica dell'utero in affitto, favorire pratiche eutanasiche quando la vita è sofferente, e si potrebbe proseguire, non sono elementi baghetellari che un cristiano impegnato in politica può permettersi di trascurare nel valutare le scelte politiche. Nulla da dire al riguardo?

3. Il rilievo politico di un partito in democrazia dipende per gran parte dal consenso elettorale. La DC riattivata  ha dimostrato finora difficoltà ad avere significativi consensi, salvo che in Sicilia. Eppure penso che essa possa avere un peso che non va minimizzato. Ci possono essere "cagnolini da passeggio", ma non vedo tra noi nessuno disposto a farlo, come non credo che lo facciano politici come Quagliariello, Lupi, Binetti e altri che militano in formazioni politiche di ispirazione cristiana. Abbiamo avuto cattive esperienze nei rapporti con l'UDC, per l'inaffidabilità dei suoi dirigenti, Cesa e DePoli, in alcune occasioni, ma non dobbiamo dimenticare che prima CCD e CDU e poi UDC sono stati gli unici continuatori politici di una parte della DC dopo che il suo CN ha deliberato la sua cessazione e trasformazione in PPI. Sei stato tra i protagonisti della creazione della Federazione Popolare dei Democratici Cristiani e proprio l'UDC con la DC riattivata aveva dato il suo contributo. Poi nell'UDC sono prevalsi calcoli di piccolo opportunismo che hanno tradito il progetto di unità, ma un partito non è fatto solo dai suoi massimi dirigenti nazionali.

4. i tuoi rilievi, aspri, contro l'avv.Rapisarda, ricambiano quelli aspri che egli ti ha indirizzato. Penso che dopo la Perdonanza de l'Aquila di ieri, celebrata da Papa Francesco, entrambi dobbiate riconciliarvi. Entrambi amate la Democrazia Cristiana e ciò lo impone. Tu hai da tempo perseguito la confluenza della DC in un insieme più ampio, anche di area laica liberale; Rapisarda spende energie per tutelare giuridicamente la DC nazionale e per rafforzare il partito, non solo a Roma (lo ha fatto anche per la DC trentina a Rovereto in occasione del dibattito sull'ultimo referendum popolare).

Da ultimo una nota biografica che richiami ricordando i nostri comuni impegni di testimonanza democratico-cristiana contro gli anti-Dc contestatori di Lotta Continua e delle Brigate Rosse (fondate peraltro dopo a Milano). Vedi, tu sei poi andato, se non ricordo male, a lavorare nel settore forestale con amministratori della Regione Lombardia, Formigoni, Sanese, ecc.. Io sono rimasto a Sociologia a Trento come docente e ho sempre dovuto lottare con la sinistra imperante, non solo sul piano scientifico, ma anche delle possibilità di carriera e sul ruolo nell'Università. Non mi è stato mai concesso di presiedere una sessione di laurea: non ero di sinistra. Sono esperienze che lasciano il segno e lo spirito egemonico della sinistra, che peraltro ho rivisto in Parlamento, ha lasciato tracce che per me non è facile trascurare. Ho avuto Beniamino Andreatta come capogruppo alla Camera e con lui lavorava anche Letta. Spirito di superiorità verso gli altri che hanno opinioni diverse e discorsi sempre intrisi di interessi economici. Non hanno sopportato che il successore di Martinazzoli fosse Buttiglione, che invece sul piano dei valori chiamati poi "non negoziabili" non faceva sconti. La DC che vogliamo costruire non è quella che viveva Andreatta, figlio di banchiere, ma quella del pensiero sociale cristiano nella sua integralità, come Papa Giovanni Paolo II e Papa Ratzinger, con approcci diversi, ci hanno insegnato e con la larghezza di spirito che Papa Bergoglio ci invita ad avere.

Cordiali saluti,

Renzo Gubert

Ricominciamo  dai fondamentali e dalla base


Grazie alla mediazione del segretario nazionale Renato Grassi nella direzione del 9 Agosto scorso avevamo unanimemente concordato: “ l'impegno del Partito a recuperare e a valorizzare, per quanto possibile, l'area politico culturale espressione del cattolicesimo democratico e cristiano sociale, ancora largamente presente nella società italiana e a favorirne l'aggregazione con le forze liberal democratiche presenti al centro dello schieramento politico e parlamentare italiano. Il "Terzo Polo" promosso da Renzi e Calenda sembra il contenitore idoneo a rappresentate  la pluralità delle componenti partitiche ed associative che vi aderiscono favorendone la sintesi in un unico progetto politico e programmatico in grado di evitare la scelta tra la destra sovranista e populista e una sinistra dalla identità indefinita tra radicalismo e estremismo. L’attenzione  pregressa della D.C. su "Italia Viva", determinata da una ampia convergenza politica e programmatica, consente di ribadire la validità  di un comune impegno che riproponga nella competizione elettorale i temi che hanno caratterizzato l'attività del Governo Draghi. In particolare va ribadita la linea rigorosa di adesione alla scelta euro atlantica  nella quale la D.C., in coerenza con la sua migliore storia si riconosce pienamente”. Il netto rifiuto di Calenda a riconoscere col nostro simbolo anche solo la presenza di nostri candidati nelle liste del terzo polo nei diversi collegi elettorali, rende oggettivamente difficile, se non impossibile, chiedere ai nostri iscritti e simpatizzanti di votare chi ci ha respinto. Grazie alla nostra dirigenza e, in particolare al segretario amministrativo, Mauro Carmagnola, questa volta siamo riusciti a depositare il nostro simbolo al ministero degli interni, con esito positivo. Qualche chiarezza, al riguardo, è stata fatta nei confronti di alcuni sedicenti movimenti che si auto proclamavano senza alcun fondamento, eredi della DC. L’amico Gubert ha sollecitato più volte la riconvocazione della direzione nazionale per valutare altre opzioni rispetto a quella che avevamo unitariamente condiviso l’8 agosto scorso. L’intervenuta indisposizione, per motivi gravi di salute del segretario nazionale, hanno impedito tale riconvocazione che, se fosse stata fatta, avrebbe reso evidente la spaccatura al nostro interno tra un gruppo orientato a sostenere il centro destra e un gruppo fermo nella difesa della posizione centrale della DC, alternativa alla destra nazionalista e sovranista e alla sinistra senza identità. La scelta del terzo polo, in effetti, era e rimane quella che ci permette di conservare la nostra unità, anche se nel voto del prossimo 25 settembre, il rosatellum, ci costringerà a una scelta rispetto al trilemma: voto a destra o a sinistra, oppure astensione. Comunque la si voglia esaminare continuiamo nella lunga strada della difficoltà a esprimere sul campo la nostra presenza qualificata. Credo che, in linea con quanto la direzione ha deciso l’8 Agosto scorso, il nostro dovere sarà quello di orientarci a sostenere liste con candidati vicini alle nostre posizioni etico culturali, impegnati nella difesa del PNRR dell’agenda Draghi e fermi nelle scelte di politica internazionale, quali l’adesione all’UE e alla nostra tradizionale alleanza atlantica. Dopo il voto si dovrà esaminare con molto coraggio lo stato dell’arte e, a mio parere, servirà tornare ai fondamentali della nostra storia politica, derivando dal popolarismo sturziano e dall’esperienza degasperiana e della DC storica, le linee guida per la nostra ripresa politica. Credo che dovremo batterci, innanzi tutto, a difesa della Repubblica parlamentare contro le insorgenti tentazioni presidenzialistiche avanzate dalla destra italiana; per il ritorno alla legge elettorale proporzionale con le preferenze, per superare l’attuale andazzo dei “nominati” dalle ristrette cerchie dei fedelissimi ai capi di turno dei partiti e richiedere che in tutti i partiti italiani sia rispettato quel “metodo democratico” interno fissato dall’art.49 della Costituzione. Anche sul piano organizzativo dovremo rivedere la nostra impostazione, ancora ferma allo statuto DC del 1992, avviando su tutto il territorio nazionale la costituzione di comitati civico popolari per la partecipazione democratica dei cittadini che, condividendo inostri valori, intendono concorrere alla vita politica locale, regionale e nazionale. Ampio spazio si dovrà prevedere all’utilizzo della formazione di reti locali, regionali e interregionali, con regole concordate e controllate/bili per la partecipazione e l’adempimento dell’elettorato attivo e passivo ai nostri soci anche da remoto. Una scuola di formazione politica on line si dovrà attivare, al fine di favorire la selezione di una nuova classe dirigente che, dotata di passione civile, sappia interpretare al meglio i valori e gli interessi della nostra gente, garantendo il punto di mediazione tra quelli del terzo stato produttivo e delle classi più bisognose. Il congresso nazionale, da celebrarsi dopo il voto di settembre, sia l’occasione per ritrovarci tutti  insieme a discutere e a confrontarci con spirito costruttivo nella comune volontà di favorire, finalmente, con il superamento della trentennale suicida diaspora democristiana, la ricomposizione culturale e politica della nostra area cattolico democratica e cristiano sociale.

Ettore Bonalberti

Venezia, 22 Agosto 2022

Gettiamo il seme per la nascita del centro del sistema politico italiano

 

La crisi di sistema dell’Italia che, più volte, ho connotato con il concetto sociologico durkheimiano di anomia, intesa come assenza di regole, discrepanza tra i mezzi e i fini che la società propone ai suoi componenti o, come  il venir meno del ruolo dei corpi intermedi, ha assunto dimensioni ampie tanto sul piano etico e culturale che su quello economico e sociale. Espressione ultima di questa crisi a livello politico istituzionale è quella rappresentata dal distacco tra il paese reale e quello legale indicato dall’elevata renitenza al voto che, a più riprese e livelli delle competizioni elettorali, sfiora e supera oramai più della metà del corpo elettorale.

Con la fine della “Prima Repubblica”, Berlusconi mise in scacco la “gioiosa macchina da guerra” occhettiana con la promessa di “ un nuovo miracolo italiano”. Fu una promessa vana che naufragò nella lunga stagione del periodo prodiano (2006-2008)  e nella lunga querelle nazionale Berlusconi-Prodi che, alla fine, si accompagnò all’esplosione del malcontento sociale e l’avvio del fenomeno dei Cinque stelle.

Con la crisi del 2011 ( “il colpo di stato” per i fedelissimi del Cavaliere) la crisi dei partiti e la loro incapacità di rappresentare gli interessi e i valori reali presenti nella società civile condusse ai governi a guida dei tecnici, di cui quello presieduto da Mario Draghi rappresenta lo strumento con il quale l’Italia ha, almeno sin qui, evitato la mano pesante della troika europea e una fine non dissimile da quella vissuta dalla Grecia.

E’ evidente che la crisi di sistema è, soprattutto, l’espressione del venir meno di quella saldatura tra gli interessi e i valori dei ceti medi produttivi e delle classi popolari che la Democrazia Cristiana seppe sempre garantire nella lunga stagione della sua egemonia-dominio (1948-1993). E’ indubbio, altresì, che la lunga stagione della diaspora democristiana ( 1993-2022) tuttora in corso, nonostante i diversi tentativi operati a destra, a sinistra e al centro dello schieramento, ha coinciso con quella della rottura dell’equilibrio di cui sopra. Una rottura che impone come prioritaria la ricomposizione al centro di una vasta area democratica, popolare, liberale, riformista, europeista, collegata strettamente alle scelte di politica estera volute da De Gasperi e dalla  DC nel 1949 (NATO) e UE ( 1954) . Una ricomposizione solo con la quale si potrà ridare effettiva rappresentanza politica al terzo stato produttivo ( piccoli e medi industriali, artigiani, agricoltori, commercianti, professionisti, operatori efficienti della PA) e riportare alle urne quel cinquanta e passa per cento di renitenti al voto. Per far questo, però, sarebbe servita una legge elettorale di tipo proporzionale, meglio secondo il modello tedesco, con sbarramento e istituto della sfiducia costruttiva e con le preferenze, al fine di evitare le liste dei “nominati” dai capi e capetti a Roma. Nominati che hanno accompagnato la più squallida stagione del trasformismo politico della storia repubblicana italiana, le cui ultime tragicomiche recite le stiamo vedendo in  queste ultime ore che ci separano dalla presentazione delle liste e dei simboli in gara per le prossime elezioni politiche.

Al posto della legge proporzionale i partiti rappresentati nel parlamento di una legislatura alla fine della sua vita, hanno preferito la conservazione del rosatellum, che favorisce una bipolarizzazione destra-sinistra che, oggettivamente,  impedisce la nascita di quel centro di cui il Paese avrebbe assoluta necessità per la stabilità del sistema.

Era ed è questo l’obiettivo strategico cui sono chiamati gli ex e i neo democratici cristiani, compresi quei “DC non pentiti” della terza e quarta generazione DC  come molti di noi. E lo dobbiamo perseguire non per mera nostalgia ( pur comprensibile rispetto al nanismo e all’improvvisazione dei politici oggi in campo),ma per la necessità di garantire un equilibrio al centro della politica che il sistema richiede.

Se non vogliamo costringere la scelta al trilemma favorito dal rosatellum: destra, sinistra o astensione, è necessario concorrere a piantare un piccolo seme  al centro del confronto politico con chi è disponibile a superare il dilemma PD-Fratelli d’Italia, la cui soluzione, qualunque fosse e sarà col voto del 25 settembre, non garantirebbe e non garantirà la soluzione della crisi di sistema, inevitabilmente aggravata dalle condizioni economiche e sociali che si dovranno affrontare nel prossimo autunno. Ecco perché nell’odierna direzione nazionale della DC, convocata on line dal segretario, Renato Grassi, abbiamo appoggiato convintamente la sua linea per convergere sulla lista di Matteo Renzi, che si pone come momento di aggregazione di uno schieramento centrale, alternativo sia alla destra nazionalista e sovranista, che alla sinistra in grande confusione mentale. Certo chiederemo a Renzi che ci sia riconosciuta la nostra identità politica, col nostro simbolo di partito e con alcune presenze di nostri candidati autorevoli. Certo avremmo preferito e abbiamo anche sollecitato gli amici di Mastella e Calenda per una loro convergenza ampia al centro e ci auguriamo che , superando ogni tatticismo e miopi valutazioni egoistiche, alla fine prevalga il buon senso. Con Calenda ci si sta riuscendo, Mastella persegue obiettivi più familistici.Noi DC alle prossime elezioni dobbiamo esserci, forti della nostra storia politica, del nostro simbolo ( a proposito riprenderemo nelle sedi opportune la questione dello scudo crociato sin qui utilizzato come mera rendita politica personale dal trio Cesa-Binetti-De Poli, al servizio subalterno di Lega e Forza Italia, oggi sotto il dominio della signora Meloni) e con alcuni nostri candidati. Sappiamo che sarà la seminagione di un piccolo seme che, se opportunamente coltivato, fiorirà. Dal voto del 25 settembre siamo certi che si avvierà una fase di forte ristrutturazione e ricomposizione delle forze politiche italiane e la DC, ancora una volta, sarà al centro, nella fedeltà ai valori della dottrina sociale cristiana e della Costituzione repubblicana.

 

Ettore Bonalberti

Vice segretario nazionale DC

Venezia, 9 Agosto 2022

 

 

Un tributo a Riccardo Misasi

 

Voglio ringraziare l’amico prof Pino Nisticò, già presidente della Giunta regionale calabrese, per aver voluto e curato questa raccolta di testimonianze sulla figura di Riccardo Misasi, uno dei più autorevoli esponenti della terza generazione democratico cristiana.

Ricevute alcune copie del libro ho iniziato a leggere il saggio con passione, al punto che, ogni volta che interrompevo per una pausa, non riuscivo a stare in riposo se non per qualche minuto, stimolato a riprendere immediatamente le riflessioni e i ricordi che tanti amici DC calabresi e non solo hanno voluto scrivere sul loro leader politico e amico.

Amici della sua corrente o appartenenti ad altre della costellazione interna democristiana, hanno espresso tutti il ricordo delle loro esperienze vissute insieme a Misasi, considerato unanimemente una personalità di grande spessore umano, culturale e politico, che, giustamente suo figlio Maurizio ha sintetizzato in una splendida immagine, quella di una persona che “ha concepito la politica come un servizio all’Uomo e alla sua libertà”. Una personalità che come è scritto nel motto della  Fondazione a lui intestata è: “guardare al futuro con cuore antico”.

Sì l’On Misasi questo seppe indicare a tutta la comunità democratico cristiana calabrese, ossia la capacità e la volontà di “guardare al futuro con cuore antico”. Lui che, alla Cattolica di Milano con gli amici che, dopo pochi anni, a Belgirate con Albertino Marcora,  Ciriaco De Mita, Gerardo Bianco, Luigi Granelli e Giovanni Galloni, concorse alla fondazione della corrente DC della Base, dotato di una cultura straordinaria storica, sociologica, filosofica, giuridica e  politico istituzionale, mise a capo degli obiettivi della sua azione politica, il riscatto della sua terra dalle condizioni di isolamento e di arretratezza. A lui, infatti, si devono molte delle istituzioni che con la sua attività politica da ministro e parlamentare seppe realizzare in Calabria: dall’università  della Calabria (Unical) ad Arcacavata di Rende ( Cosenza) , del CUD ( Università a distanza) del progetto Telcal ( Telematica Calabria) e di numerose altre scuole prima assenti nel territorio, sempre coerenti con la linea della promozione umana e sociale con particolare riguardo ai giovani. La cultura come strumento di elevazione della condizione di emarginazione dei giovani della sua terra.

Commovente la testimonianza del suo amico e concorrente politico nel partito, il compianto  Carmelo Pujia, l’uomo forte dell’area dorotea, che finì col formare un sodalizio fortissimo, una sorta di due dioscuri calabresi: l’uno, Pujia, impegnato soprattutto sul fronte locale  e regionale e  l’altro, Misasi, su quello nazionale dove, oltre agli incarichi ministeriali, durante la segreteria nazionale dell’On De Mita, assunse il ruolo di capo della segreteria politica prima nel partito e di sottosegretario alla presidenza del consiglio nel governo presieduto dal leader avellinese. Un ruolo di dominus che, in un mio intervento al consiglio nazionale della DC amichevolmente paragonai a quello di un “ Minosse”, colui che, nelle nomine consigliava De Mita con l’autorevolezza di chi “ giudica e manda secondo ch’avvinghia”. Chi, come me, ha potuto conoscerlo e frequentarlo nelle occasioni dei lavori del consiglio nazionale del partito, non può dimenticare i tratti del carattere di Misasi, ben descritti nel libro. Quelli di un uomo sapiente, dai tratti gentili e sinceri sempre ispirati dalla volontà di concorrere all’equilibrio e alla ricomposizione dei contrasti; un politico che nei suoi interventi rivelava una capacità di eloquenza che lo rendeva unico tra i molti esponenti politici della DC. Fu proprio grazie a un suo appassionato intervento al congresso nazionale della DC del 1964, insieme a quelli dell’On Carlo Donat Cattin, che, diciannovenne, scelsi di militare nella sinistra allora unita della DC e per tutto il resto della mia vita.

Di Misasi, al fine di comprendere la statura morale, culturale, giuridica e politica dell’uomo basterà ricordare, con le opere da lui promosse come l’apertura dell’università anche ai figli delle classi meno abbienti provenienti dagli istituti medi superiori e l’avvio dell’università della Calabria e delle due facoltà di farmacia calabresi, l’essere stato l’interlocutore privilegiato di Aldo Moro. Fu, infatti, Riccardo Misasi, il politico democristiano cui Moro dal carcere delle BR inviò la lettera nella quale chiedeva di intervenire nella DC, con tutte le argomentazioni giuridiche e politico istituzionali  insieme a quelle  etico morali più opportune per favorire la sua liberazione. Sarà il più grande cruccio di Misasi quello di non essere riuscito a far prevalere quelle indicazioni e a convocare, su delega ricevuta dallo stesso Moro, il consiglio nazionale del partito. Prevalse, ahinoi, la linea della fermezza e con la morte di Moro si aprì la lunga stagione del declino e della fine politica del nostro partito.

Edito da Rubbettino questo tributo a Misasi curato da Pino Nisticò, mi auguro avvii una serie di studi e approfondimenti su coloro che nei diversi territori regionali e in sede nazionale sono stati i rappresentanti più autorevoli dei loro elettori e del nostro partito. Da parte mia, con l’amico Mario Tassone e alcuni autorevoli professori di storia dell’università di Padova abbiamo promosso il comitato 10 Dicembre 2021 che, tra i suoi obiettivi, ha proprio quello di approfondire lo studio delle figure più autorevoli della DC veneta. Un obiettivo che la DC dovrebbe far proprio in tutte le nostre realtà locali, anche per superare la damnatio memoriae con cui una pubblicistica radicale, laicista e anti DC, ha sin qui relegato la nostra storia politica e amministrativa.

 

Ettore Bonalberti

Vice segretario nazionale DC

Venezia, 7 Agosto 2022 

 


L’ultimo stadio del trasformismo politico

 

Una legislatura caratterizzata dal più alto numero di voltagabbana (304 cambi di casacca per 214 parlamentari) è stata dominata dal trasformismo politico, conseguenza anche di una legge elettorale indecente, senza preferenze e alla mercé di partiti personali impegnati a selezionare dei “nominati” disponibili a ogni avventura. Nella formazione delle liste tuttora in corso, il trasformismo politico sta raggiungendo il suo ultimo stadio, grazie proprio al permanere di una legge elettorale, il rosatellum, che favorisce la conservazione di un falso sistema bipolare, con l’aggiunta di una regola per la presentazione delle liste che concede un potere di compravendita efficace ai detentori di un simbolo già presente tra i parlamentari uscenti; unica strada per evitare la difficile raccolta delle firme in tempi così brevi.

La mancata approvazione di una legge elettorale proporzionale con sbarramento, preferenze e istituto della sfiducia costruttiva, in sintesi, il sistema proporzionale alla tedesca, ha garantito ai maggiori partiti dei due poli, PD e FdI, un potere attrattivo privilegiato alimentando uno scontro bipolare sinistra-destra che, impedisce la nascita di quel centro democratico, popolare, liberale e riformista, euro atlantico che avevamo sperato di vedere realizzato. Assistiamo, invece, all’affannosa rincorsa finale di un posto sicuro, a destra e a manca, dopo che “il principe dei capitani di ventura” della politica italiana, Calenda, ha sparigliato le carte, forte di una presunta capacità d’ interdizione, imponendo al giovane Letta la rinuncia al 30% dei seggi uninominali disponibili. In tal modo, al campo largo, obiettivo originario del PD, sta nascendo un campo variegato mentre si pronunciano fatwe e pregiudiziali insensate che non porteranno fortuna elettorale. Abbiamo sempre sostenuto che una legge in larga parte maggioritaria come il rosatellum, avrebbe tripartito la nostra area politica e culturale di riferimento; l’area cattolico democratica e cristiano sociale che, di fronte allo scontro forzato bipolare PD e coalizione di destra, rischia la tripartizione del voto: a destra, a sinistra, o rifugio nell’astensione. Sono riemerse le vecchie distinzioni del tempo ruiniano tra teodem e teocom, le desuete categorie di fascismo e antifascismo, mentre permane la diaspora suicida post democristiana della lunga “demodissea” del trentennio 1993-2022.

Avevamo sperato che in queste ultime ore un barlume di lucidità potesse ricomporre l’unità elettorale tra Mastella, Tabacci e Renzi, ma, alla fine, siglato il patto PD-Calenda, anche questa ultima speranza sembra svanire. La scelta infelice di Mastella di personalizzare il suo nuovo partito, fa pendant con quella suicida dell’amico Tabacci di investire pressoché tutto sul giovane Di Maio, sino a intestargli la lista di Impegno civico. Una proposta durata lo spazio di un mattino se, dopo l’offerta di un collegio uninominale sicuro dal PD a Di Maio, anche quella lista è diventata obsoleta. La più grande amarezza, infine, resta quella della riconfermata impotenza della DC guidata da Renato Grassi, l’unica legittimata nel percorso seguito dalla sentenza della Cassazione che ha sancito come la DC storica non sia mai stata giuridicamente sciolta, che, tuttavia, non è riuscita nel progetto di ricomposizione politica di ciò che rimaneva di quella storia. Una “rimanenza” che si è andata vieppiù frantumando in tanti rivoli senza progetto e senza speranza. La mancanza del simbolo, ancora una volta utilizzato dal trio Cesa-De Poli-Binetti, quale rendita di posizione elettorale personale, messo al servizio della destra del trio Meloni-Salvini-Berlusconi, e l’assenza di amici eletti nel Parlamento, hanno reso oggettivamente difficile l’azione pre elettorale di Grassi, nonostante la direzione nazionale del partito avesse assunto nel merito una posizione netta e politicamente gestibile. Serviva più disponibilità anche dalle altre componenti citate, ma, alla fine, questa non c’è stata, preoccupati tutti, innanzi tutto del proprio “particulare”.

Ho conosciuto, in questi giorni, diversi gruppi e associazioni di area cattolica e democratico cristiana, che, hanno espresso e sostengono di votare a destra, sotto valutando le conseguenze di questa scelta. Impossibilitati a condividere le scelte in materia di diritti civili fatte dal PD, talune nettamente contrarie ai valori negoziabili di noi cattolici, questi amici, ritengono di essere più tutelati sul piano dei valori da una destra che, di quei valori, è molto spesso una predicatrice astratta rispetto ai comportamenti reali praticati dai singoli esponenti.  E’ assente o, quanto meno è sottovalutato, il giudizio su ciò che sta accadendo in Europa e nel mondo, dove Russia e Cina stanno tentando di modificare gli equilibri geopolitici di Yalta, puntando a dividere l’Unione europea e la NATO, anche con l’aiuto di politici presenti nell’area della destra italiana. Chiedevamo un voto di netta scelta euro atlantica, coerente con le grandi decisioni di politica estera assunte dall’Italia con la DC di De Gasperi , e a sostegno dell’Agenda Draghi. Ultima speranza la lista di Tabacci miseramente fallita e adesso, che il Signore ci assista!

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 4 Agosto 2022

 

 

 


Ultimo appello prima della presentazione delle liste  



Cari amici, dal mio buen retiro mestrino mi giungono notizie di candidature sparse in diverse liste, alcune delle quali di mera testimonianza. Mi preme ribadire quanto con estrema lucidità ha espresso Enrico Letta: il 28 Settembre gli italiani dovranno scegliere tra lui e la Meloni. Se non nasce l’alleanza centrista ampia, democratica, popolare, liberale e riformista pro Draghi, col sistema maggioritario, ogni altra presenza di pura testimonianza favorirà il polo della destra. E ne pagheremo le conseguenze. Mi auguro prevalga il buon senso e si possa ancora attivare quell’ampia alleanza in grado di porsi in alternativa credibile alla destra ondivaga in politica estera e impotente ad attuare il PNRR, ultima opportunità, quest’ultima, per superare le gravi difficoltà economico, finanziarie e sociali dell’Italia. 

 

Cordiali saluti

Ettore Bonalberti

Vice segretario nazionale DC

Venezia, 28 Luglio 2022

A poche settimane dal voto ho inviato ai dirigenti delle varie formazioni politiche di area DC e popolare, la seguente lettera


Insieme a sostegno dell’area Draghi

 

Cari amici, dobbiamo inviare un segnale forte di unità a un’area cattolico democratica e cristiano sociale divisa e disorientata. Il rosatellum maggioritario induce alla tripartizione delle scelte: dx, sx o astensione. Si corre veramente il rischio che il Paese venga consegnato, al trio de noantri: Meloni,Salvini, Berlusconi. Sarebbe la vittoria di Putin che con i suoi amici, con la guerra d’invasione e il ricatto energetico, punta a dividere l’Unione europea e la NATO. Riuniamoci tutti insieme a sostegno dell’alleanza per l’agenda Draghi concorrendo alla costituzione di un centro democratico, popolare, liberale, riformista, europeista e che conferma l’adesione alla NATO fatta dalla DC di De GASPERI    nel 1949. Condividiamo la denuncia appello dell’amico Brunetta: 

“Dieci anni fa il ‘whatever it takes’ di Draghi salvò l’euro, oggi l’Europa va salvata dai sovranisti opportunisti”

"Nessuno si salva da solo. Dieci anni fa a Londra Mario Draghi, allora presidente della Bce, pronunciò le tre parole che cambiarono la storia dell’euro e dell’Europa. Whatever it takes.

Davanti al rischio concreto di un crollo della moneta unica e di una speculazione che scommetteva sul suo naufragio, Draghi decise di rompere gli indugi e di promettere, con perfetto tempismo, che Francoforte avrebbe fatto tutto ciò che era in suo potere per salvare l’euro, sull’esempio di quattro anni prima della Federal Reserve e del Tesoro degli Stati Uniti.

È stata anche la lezione politica del Mario Draghi premier italiano dal 2021: attivare tutte le migliori energie per mettere in sicurezza il Paese dal punto di vista sanitario, economico e sociale; compiere ogni sforzo per riconquistare all’Italia credibilità, affidabilità e reputazione. Questa è stata la missione del Governo e questa è l’eredità che lascia, il campo magnetico che le forze politiche che hanno a cuore questo Paese non possono permettersi di abbandonare. Bisogna continuare su questa strada, difendendo la politica della speranza, della responsabilità e della fiducia dai sovranisti opportunisti e dall’egoismo della solitudine. Il salto di maturità che l’unità nazionale aveva reso possibile fino alla scorsa settimana era stata la capacità di andare oltre le miopie, oltre gli ideologismi, oltre le manovre elettorali di piccolo cabotaggio. Qualcuno ha colpevolmente scelto di tornare indietro, dimenticando che non c’è crescita e non c’è sviluppo senza l’Europa. Che il futuro dell’ordine democratico globale è sulle nostre spalle. Che nessuno si salva da solo”.

Vi prego, non perdiamo quest’occasione così decisiva per le sorti del nostro Paese. Un cordiale saluto

 

Ettore Bonalberti

Vice segretario nazionale DC

Venezia, 26 Luglio 2022

Si annuncia un clima da’48

 

Era prevedibile che lo sconquasso aperto da Conte, Salvini e Berlusconi con la sfiducia al governo Draghi, avviasse una campagna elettorale che sta assumendo i toni di quella storica del 1948. Carlo Nordio, il magistrato veneto che era ipotizzato come ministro del futuro governo di destra, ospite della war room di Enrico Cisnetto, ha detto testualmente: "Non abbiamo prove - premette Nordio - ma le coincidenze sono diventate indizi gravi, precisi e concordanti". E aggiungeva: "Sono rimasto inorridito dalle parole di Berlusconi e Salvini che rappresentavano una sorta di endorsement a Putin. L'aggressione russa all'Ucraina è folle, criminale e ingiustificata, e sarebbe inammissibile un governo che non sostenesse, in politica estera, la linea di Draghi, ovvero un sostegno all'Ucraina senza se e senza ma". Tali affermazioni di un gentiluomo liberale, dato già per futuro ministro della destra, fa il paio con quelle pronunciate da Luttwack in TV contro gli stessi Salvini e Berlusconi, il quale ha testualmente dichiarato: "Visto in TV Draghi in piedi con Di Maio alla sua sinistra e Guerini sulla sua destra -la squadra che ha tenuto l'Italia nel patto Atlantico con (piccole) forniture di armi all'Ukraina. Contro ci sono gli amici di Putin: Berlusconi, Conte, Salvini  + i "Pacifisti", inutili".

E’ evidente che, in tale quadro, si comprende meglio la foto dell’indegno incontro avvenuto a Villa Grande nella quale il Cavaliere, mano nella mano della sua…..”consorte”, dà l’ordine ai rappresentanti della destra di governo per la sfiducia al governo Draghi. Per noi democratici cristiani che abbiamo avuto l’onore di conoscere uomini politici della levatura di Moro, Fanfani, Andreotti, Rumor, Taviani, Colombo, Bisaglia, Marcora, Misasi, Donat Cattin e De Mita, mai avremmo creduto che si potesse giungere a un tale livello di bassa macelleria politica. Ancor per noi più deprimente è stato vedere l’On Cesa, UDC, come ruota di scorta della destra, passiva comparsa di una tragicomica performance. E’ intollerabile pensare che Cesa col suo trio continui a utilizzare il glorioso scudo crociato, come rendita per la personale sopravvivenza  parlamentare, inserito in una destra a guida Meloni-Salvini, estranea a tutta la tradizione e alla storia della DC. Questo inganno, che dura da troppi anni, va immediatamente denunciato e noi DC lo faremo in tutte le sedi opportune. Ci confortano le conclusioni della nostra direzione nazionale del 21 Luglio scorso, che hanno confermato la disponibilità del partito a concorrere, nell’autonomia, alla formazione di un’alleanza parlamentare di ispirazione euro atlantica, unita dalla volontà di perseguire l’agenda Draghi; del leader, cioè, che ci proponiamo di indicare al Presidente della Repubblica, se, come siamo convinti, l’alleanza Draghi vincerà le prossime elezioni politiche. Il clima che sta montando, sin dalle prime ore della campagna elettorale, ricorda quello vissuto dai nostri padri nel 1948. Si tratta, infatti, di scegliere da che parte stare: in quella coerente con le scelte fatte dalla DC di De Gasperi nel 1949 con l’adesione al Patto Atlantico e nel 1954 con quella all’UEO ( Unione Europea Occidentale), o in quella ambigua degli amici di Putin e dei nazionalisti e sovranisti amici di Orban e dell’estrema destra europea. Accanto a questa scelta  dirimente nella politica estera, si tratta di decidere se l’Italia debba essere guidata dalla destra a dominanza di  Giorgia Meloni e Matteo Salvini, col Cavaliere dimezzato, che continua con le sue promesse politiche di marinaio, o da una coalizione di forze democratiche, popolari, liberali e riformiste impegnate a salvaguardare il lavoro, i conti pubblici e i portafogli degli italiani. Risparmi e portafogli che le sciagurate azioni di Conte, guidato dal risentimento e di Salvini e Berlusconi, sollecitati dalla voglia di leadership perdute e/o da equivoche frequentazioni internazionali, stanno mettendo a dura prova in questi giorni e ore. Andamento di borsa, incremento dello spread, sfiducia generalizzata sull’Italia, considerata oggi meno affidabile della stessa Grecia, sono con l’inflazione da costi fuori controllo, la crisi energetica, ambientale e sanitaria, le grandi emergenze alle quali un governo del trio di destra non potrà mai dare soluzione. Loro sono stati il fiammifero che ha innescato la crisi; tocca alle forze politiche più responsabili della sinistra e del centro, concorrere a indicare le soluzioni. La Democrazia cristiana, come nei momenti più importanti della sua storia, si è pronunciata e faremo tutto quanto è possibile per favorire l’avvio dell’alleanza elettorale per Draghi presidente.

 

Ettore Bonalberti

Vice segretario nazionale DC

Venezia, 22 Luglio 2022

Fedeli alla nostra storia

 

Oggi ho partecipato in video conferenza alla riunione della direzione nazionale della DC, convocata dal segretario Renato Grassi, in una situazione assai diversa da quella che pensavamo solo alcune settimane prima. La crisi di governo aperta da Conte e dal M5S, cui hanno fatto sponda Salvini e Berlusconi, oltre alle elezioni anticipate di autunno, ha avviato un processo di scomposizione delle forze politiche destinato a non arrestarsi. Di Maio con diversi grillini prima, la Gelmini con Brunetta e Cangini usciti da Forza Italia oggi, sono antesignani di una deriva che porterà a una diversa ricomposizione delle forze politiche. Ieri abbiamo assistito allo spettacolo “ inusuale” di esponenti di centro destra di governo convocati nella casa privata da un signore, il quale, assistito da una gentile compagna, dettava ai suoi adepti la linea. Peccato che a quell’incontro della destra di governo partecipasse anche Lorenzo Cesa, come un cavalier servente, che, ancora una volta utilizza lo scudo crociato per un progetto politico estraneo alla nostra cultura, storia e tradizione politica. E’ evidente, infatti, che il prossimo scontro elettorale avverrà, com’era prevedibile, tra una destra dominata dal duo Meloni e Salvini e, almeno mi auguro, una coalizione elettorale di partiti uniti dalla comune scelta euro atlantica e pronti ad offrire una proposta politico programmatica in grado di rispondere alle attese del terzo stato produttivo e della povera gente. Alla decomposizione progressiva del M5S e di Forza Italia, anche nella Lega, specie nel Veneto e Friuli, non mancheranno scosse di assestamento, con la pressione di amministratori locali e piccoli e medi imprenditori contrari alla crisi politico istituzionale, che si aggiunge a quella economico sociale derivante da pandemia, inflazione da costi, massimi quelli dell’energia, e timorosi delle conseguenze che tale crisi potrà avere a livello europeo e internazionale per il nostro Paese.

Nel mio intervento in direzione ho sostenuto la necessità che la DC non si estraniasse dal processo di scomposizione e ricomposizione in essere, riaffermando le ragioni storiche della nostra scelta euro atlantica. Una scelta che ci dà piena legittimità di concorrere, mantenendo la nostra autonomia, a un’alleanza elettorale euro atlantica insieme agli amici Tabacci, Casini, Renzi, Calenda, Toti, Gelmini, Carfagna. Ho molto apprezzato l’intervento di Casini e Renzi ieri al Senato, entrambi figli della nostra tradizione. Quella che, dopo Yalta, portò De Gasperi alla firma del Patto Atlantico il 4 Aprile 1949 e il 23 Dicembre 1954 al voto per l’adesione dell’Italia all’Unione Europea Occidentale (UEO). Un voto che portò all’espulsione immediata dal partito degli Onn. Mario Melloni ( il futuro Fortebraccio dell’Unità) e Ugo Bartesaghi, già sindaco di Lecco dal 1948 al 1954, per aver votato contro quel trattato. Era segretario del partito, Amintore Fanfani. Altri tempi e ben altri leader politici! Con la scelta determinante fatta da quattro leaders DC europei per l’avvio della CEE: De Gasperi, Adenauer, Monnet e Schuman, riteniamo di avere tutte le  carte in  regola per concorrere insieme ad altri partiti a tale alleanza elettorale. Ora spetterà a Draghi decidere, non di dar vita a un suo partito, ma di accettare la leadership di tale alleanza che lo proporrebbe capolista indicato come capo del governo dopo la verifica elettorale. E’ evidente che compito della DC sarà anche quello di offrire alcune idee di programma ispirate dai valori dell’umanesimo cristiano e della dottrina sociale della Chiesa, quali quelli della solidarietà e sussidiarietà. Insomma programma e alleanza elettorale di un centro democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, atlantista, alternativo alla destra nazionalista e sovranista. Una scelta con la quale intendiamo riaffermare la validità della nostra migliore tradizione e concorrere a sconfiggere la linea putiniana che gioca a dividere l’Europa euro-atlantica attraverso la guerra e il ricatto energetico. Una seria verifica andrà compiuta nelle nostre periferie per preparare al meglio le prossime elezioni politiche e indicare una classe dirigente credibile, che assuma il codice etico sturziano come riferimento morale per i propri comportamenti politici e amministrativi.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 21 Luglio 2022

 

 

Lettera aperta  all’amico On. Carlo Giovanardi

 

Caro Carlo, ieri sera ho avuto conferma di molte posizioni “clerico moderate”, che rendono assai difficile un progetto politico comune. Battendomi da molti anni per la ricomposizione della nostra area culturale e politica, sono ben consapevole che posizioni come quella espresse ieri sera da alcuni partecipanti, sono state sempre presenti nella storia dei Popolari e della stessa DC. Non a caso ho citato il caso dell’On Stefano Cavazzoni, deputato popolare di Guastalla, che tanti problemi creò a Sturzo, prima, durante e dopo il Congresso dei Popolari  a Torino del 1923.  Ho sempre apprezzato la tua coerenza e la strenua difesa dei valori non negoziabili di noi cattolici in materia di vita, persona e famiglia.

Nella situazione politica odierna, con una destra dominata dalle posizioni della Meloni e di Salvini ( non si tratta del mio presidente Zaia o di Fedriga), come ho sostenuto ieri sera, credo sia primaria l’esigenza dell’unità delle forze che si ispirano all’euro atlantisimo e credono nella Costituzione repubblicana. Ritengo anche che questo  collante possa essere garantito dalla leadership di Mario Draghi.

Ricordo che, il 4 Aprile 1949 il Trattato NATO viene firmato a Washington da 12 Stati membri fondatori e cioè Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Islanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito e Stati Uniti d'America. Scelta derivante dagli accordi di Yalta ai quali, la DC e il governo di De Gasperi, aderirono con grande vantaggio per il futuro del nostro Paese. Qualche anno più tardi, il 23 Dicembre 1954, segretario della DC, Amintore Fanfani, le carriere politiche di Mario Melloni ( futuro Fortebraccio dell’Unità’) e di Ugo Bartesaghi (già sindaco DC di  Lecco dal 1948 al 1954)subirono una brusca interruzione, in occasione della discussione parlamentare sull’adesione dell’Italia all’Unione europea occidentale (UEO).Fermamente contrari a un’alleanza politico-militare che avrebbe consentito il riarmo della Repubblica federale tedesca e ulteriormente esacerbato le logiche dello scontro bipolare sul piano internazionale come su quello interno, il Melloni – insieme con il collega e compagno di partito U. Bartesaghi – presentò un emendamento che proponeva di procrastinare l’entrata in vigore degli accordi di tre mesi, nel nome «dell’urgenza politica di sperimentare fino all’ultima ora, fino all’ultimo minuto, tutte le possibilità di trattare che la situazione, prima di divenire gravissima o addirittura irreparabile, ancora avaramente ci consente». La proposta dei due deputati fu respinta ed entrambi votarono contro la ratifica dell’adesione alla UEO; qualche ora, dopo la conclusione della seduta della Camera, la direzione centrale della DC – presieduta dal neosegretario A. Fanfani – deliberò all’unanimità la loro immediata espulsione dal partito. Come tu ben sai la scelta euro atlantica è uno dei capisaldi della nostra politica estera che ispirò i padri fondatori DC dell’Unione europea (CECA e successive trasformazioni): De Gasperi, Adenauer, Monnet e Schuman. Sentire quel signore “liberale” (?!) di ieri sera sottovalutare tale scelta,  mi pare un elemento che rende alquanto difficile un’intesa politica. Così come mi è parsa inaccettabile la tua sottovalutazione del ruolo della DC guidata da Renato Grassi, il quale, presente alla riunione, poco dopo, credo sconfortato, ha abbandonato la stessa. Udire gli sproloqui di quel clerico moderato (?!)  chirurgo di Firenze, Paoletti, contro la DC e il suo congresso, mi ha impedito di restare ancora collegato alla riunione.  Ho sempre apprezzato le tue battaglie coerenti in difesa di principi e valori, ma, ripeto, nella situazione attuale, alla fine, con il rosatellum che non sarà abbandonato, la tua scelta finirà a sostegno del blocco conservatore a guida sovranista e nazionalista. Questa non è la mia scelta che, mi preme evidenziare, resta quella di favorire la nascita di un centro democratico, popolare, liberale e riformista che, stante la situazione internazionale ( crisi in Francia di Macron, in GB dopo le dimissioni di Boris Johnson, della Germania di Scholz, ora squassata dallo scandalo a luci rosse droga dello stupro, oltre da una recessione e inflazione consistente, la fine di Joe Biden negli USA) la cui unità possibile può trovarsi nel sostegno della politica estera euro atlantica. Un centro, dunque, alternativo alla destra nazionalista e populista e alla sinistra senza identità, che per annuncio dello stesso Landini-CGIL, non è nemmeno più in grado di rappresentare il mondo del lavoro a livello parlamentare. Serve un centro nel quale sia forte la presenza di ispirazione democratico cristiana e popolare, capace di esprimere, accanto alla fedeltà alla politica estera euro atlantica, coerente con le scelte dei padri fondatori DC, un progetto di programma all’altezza dei bisogni del terzo stato produttivo e delle attese della povera gente ( che fu l’obiettivo storicamente perseguito dalla DC). Un centro che, ovviamente, potrà e dovrà necessariamente collaborare con quanti, condividendo tali scelte strategiche, intendono con noi difendere e attuare integralmente la Costituzione, a partire dall’applicazione dell’art.49 in materia di democrazia interna dei partiti. Resto interessato a concorrere all’organizzazione di un’assemblea costituente per la ricomposizione politica della nostra area culturale e politica, un progetto che potrebbe essere facilitato solo se venisse adottata una legge elettorale proporzionale. Temo, invece, che, restando il rosatellum maggioritario, le nostre posizioni finiranno inevitabilmente col tripartirsi : a destra, a sinistra o nell’astensione dal voto. Ti ringrazio per l’impegno che, come a Orvieto alcuni anni fa, abbiamo ancora una volta cercato di sollecitare e, con immutata stima e amicizia, ti saluto cordialmente.

Ettore Bonalberti

Venezia, 19 Luglio 2022

 

 


Non è tempo di polemiche, ma di ricomposizione

 

Stimolato dall’ultimo articolo di Giorgio Merlo su “ Il Domani d’Italia” (NO alla DC, si a una Democrazia di ispirazione cristiana) ho redatto questa mia riflessione. Appartengo a quegli indomabili “ultimi mohicani democristiani” che, dal 2011, perseguono l’obiettivo della ripresa politica della DC, dopo che la Corte di Cassazione, con sentenza definitiva n.25999 del 23.12.2010, ha stabilito che: “ la DC non è mai stata giuridicamente sciolta”. Un progetto avviato da un’indicazione dell’amico Publio Fiori e dall’impegno assunto con il compianto Silvio Lega per l’autoconvocazione dell’ultimo consiglio nazionale del partito. Un’autoconvocazione che riuscimmo a realizzare nel 2012. Sono passati dieci anni e, tra vicende alterne, alcune delle quali dolorose, il 14 Ottobre 2018 si è celebrato il XIX Congresso nazionale della DC, nel  quale Renato Grassi è stato eletto segretario nazionale.

La recente sentenza n.10654 del 4.7.2022 del tribunale di Roma ha posto fine alla ridda dei se-dicenti capi e capetti di fantomatiche Democrazie Cristiane, che tanta confusione ha creato in molti amici presenti nelle diverse realtà territoriali. Comprendo le difficoltà di amici ex DC, i quali, avendo vissuto l’esperienza del passaggio dal PPI di Martinazzoli, Marini e Castagnetti all’Ulivo di Prodi e, quindi, al PD, dopo un lungo travaglio, si ritrovano adesso nella situazione ambigua e difficile di ex democratici cristiani (magari confortati dal perentorio giudizio dell’On Bodrato sul “prezioso cristallo infranto”) senza un partito e con alle spalle una militanza infelice nel PD, nel quale, per dirla con Donat Cattin, alla fine hanno fatto esperienza di quell’aforisma  secondo cui: “ è sempre il cane che muove la coda”.

Condivido con Merlo l’idea della costruzione di “una democrazia di ispirazione cristiana”, ma, nel contesto politico concreto dell’Italia oggi, alla vigilia di un confronto elettorale che si annuncia durissimo e su alcuni valori fondanti della storia politica della nostra Repubblica, come quelli della scelta nella politica estera, penso che servirebbe un partito organizzato, cristianamente ispirato, anche se non si desidera chiamarlo Democrazia Cristiana. Nessuno di noi pensa di rifare la DC storica, semmai di concorrere a costruire un partito che si rifà a quella tradizione politica, nel contesto storico politico presente. Caro Giorgio, non basta richiamarsi a Sturzo e a De Gasperi, ai governi di Moro e Fanfani, alle grandi scuole della sinistra sociale di Donat Cattin e politico istituzionale di De Mita, se, alla fine, tutto ciò si riduce a una generica richiesta di “una democrazia di ispirazione cristiana”.

Come scrivo con monotonia anche su questo giornale, da molto tempo mi batto per la ricomposizione politica della nostra area cattolico democratica e cristiano sociale, per concorrere alla formazione di un blocco culturale,  sociale, economico e politico istituzionale, nettamente schierato per l’Unione europea e per la scelta atlantica in politica estera, coerentemente con la migliore tradizione politica della DC. Un blocco che, mi auguro, possa costruire alle prossime elezioni una lista unitaria progressista, alternativa alla destra nazionalista e populista, nella quale il ruolo della parte democratico cristiana e popolare sia ben garantito. Per quest’obiettivo serviranno tutte le diverse parti oggi frastagliate e divise dalla lunga stagione della diaspora e servirà, al contempo, superare anche quella situazione di stallo, di surplace, di amici come gli ex popolari già presenti nel PD, i quali hanno il dovere di riconoscere i limiti di un partito che ha permesso lo sviluppo e l’egemonia sempre più diffusa di una cultura radicale di massa,  contraria ai valori fondanti non negoziabili di noi cattolici in materia di persona, vita e famiglia. Una cultura che allontana dal voto non solo i teocom, ma molti elettori ed elettrici del terzo stato produttivo ( artigiani, agricoltori, commercianti, piccoli e medi imprenditori, professionisti) che credono nei principi indicati dalla dottrina sociale della Chiesa. Essenziale sarà trovare un minimo comun denominatore che, nella situazione politica attuale, aggravata dalla crisi aperta da Giuseppe Conte e da ciò che resta del M5S, ritengo possa proprio trovarsi nella scelta unitaria euro atlantica e in un progetto di politica economica, finanziaria e sociale in grado di garantire l’equilibrio tra gli interessi dei ceti medi produttivi e quelli delle classi popolari. In questo contesto, non servono le polemiche superficiali  e gli astratti riferimenti a progetti ideali, ma, piuttosto, metterci tutti veramente alla stanga, per costruire una formazione politica e una lista elettorale che, permanendo questo indecente sistema elettorale, possa competere in alternativa democratica al blocco conservatore sovranista e nazionalista guidato da Fratelli d’Italia e dalla Lega salviniana.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 15 Luglio 2022

La stella polare della politica italiana

 

La politica estera, con la realistica scelta degasperiana post Yalta dell’alleanza occidentale, è stata la stella polare della politica italiana, confermata da tutti i governi che si sono succeduti alla guida del Paese in tutta la storia della nostra Repubblica. Oggi viviamo una condizione di guerra causata dalla brutale invasione russa dell’Ucraina, aperta sfida all’Europa e all’Occidente, nel tentativo dell’autocrate Putin di ricomporre la vecchia Unione Sovietica e di superare gli equilibri geopolitici di Yalta ( Febbraio 1945), nel “secolo asiatico” a dominanza cinese.  Non mancano esponenti e gruppi politici italiani già orientati verso Russia e Cina che, anche in questo momento di aperto conflitto bellico, mostrano malcelate disponibilità filo russo, alimentando quello che viene oramai denominato “ putinismo italico”.

La condizione di grave crisi economica e sociale, politico e istituzionale dell’Italia, ha generato il forte malessere tradottosi nel voto a vantaggio dei “vaffa” nel 2018 e nella sempre più forte astensione dal voto di oltre la metà degli elettori, sia nelle elezioni politiche nazionali che locali.

Il governo di ampia convergenza a guida di Mario Draghi è stata la risposta che, auspice il Quirinale, si è cercato di dare al Paese. Un governo che, dopo quello del Conte 2, ha dovuto affrontare con la continuazione, tuttora in atto, di una delle pandemie più gravi della storia contemporanea, quella della guerra che sta sconvolgendo i rapporti internazionali utilizzando con le forze militari messe in campo da Russia e Nato, le leve strategiche dell’energia da parte di Putin e del controllo dei cereali destinati all’alimentazione di miliardi di persone, specie nei Paesi più poveri del mondo. E’ in atto un’inflazione da costi che non si vedeva da decenni, col rischio di successiva stagnazione, una stagflation che nel nostro Paese si aggiunge a una disuguaglianza sociale come quella denunciata dal recente rapporto ISTAT. Una diseguaglianza espressa in questi termini: in Italia nel 1980 gli AD più pagati prendevano 45 volte i loro operai, 649 volte nel 2020. Quanto siamo lontani dalla regola morale  di Adriano Olivetti: «Nessun dirigente, neanche il più alto in grado, deve guadagnare più di dieci volte l'ammontare del salario minimo».  E’ evidente che, con una disoccupazione crescente alimentata dalla crisi e chiusura annunciata di oltre 100.000 aziende, e un’inflazione oltre l’8%, che si ripercuote soprattutto nella borsa della spesa delle categorie più povere, ci prepariamo ad affrontare un autunno molto caldo. Una situazione che, se non è messa sotto controllo, rischia l’esplosione sociale. Che in tale contesto, Giuseppe Conte stia mettendo a rischio la tenuta del governo Draghi, se è comprensibile rispetto a un movimento che col reddito di cittadinanza si era illuso di proclamare “ la fine della povertà”, è del tutto ingiustificabile considerando che, persa la leadership dell’uomo allineato al mainstream occidentale, l’assenza di un’alternativa credibile può solo arrecare ulteriori danni alla già grave situazione italiana. Salvini ha subito dichiarato nella giornata di ieri: "240 giorni poi vince il centrodestra a guida Lega". Credo che trattasi di un whisful thinking del leader leghista che sembra non stia facendo i conti con la concorrenza della Meloni e di Fratelli d’Italia. Berlusconi, riavutosi dal momento di afasia e preoccupato dai movimenti centrifughi in Forza Italia, ha colto al balzo la situazione chiedendo, come ai tempi della prima Repubblica, un’immediata verifica di governo. Si troverà un compromesso oppure NO? Lo vedremo nelle prossime ore. Intanto, però, io credo che, tenendo fissa la nostra stella polare , noi democratici cristiani e popolari abbiamo il dovere di impegnarci nella costruzione di una forte alleanza politico elettorale euro atlantica, in coerenza con la nostra storia migliore, quella dei padri fondatori DC dell’Unione europea: De Gasperi, Adenauer, Monnet e Schuman.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 12 Luglio 2022

 

I programmi languono, si pensa alle alleanze

 

Molti convengono che prima delle alleanze bisognerebbe discutere di programmi. Ho tentato di offrire alcune idee di programma, per la verità senza trovare, almeno sin qui, interlocutori disponibili. Alla fine, in quasi tutti, sembra prevalere il tema delle alleanze. Un tema scivoloso per il quale. all’interno della nostra area di ispirazione cattolico democratica e cristiano sociale, sopravvive la distinzione tra neocon e neodem che caratterizzò la stagione di egemonia ruiniana nella Chiesa italiana, elemento divisivo sul piano politico. E’ una distinzione che porta allo scontro tra coloro che assumono in via prioritaria la difesa dei cosiddetti “valori non negoziabili” ( vita, persona, famiglia) e quelli che privilegiano i temi della giustizia sociale e i principi indicati dalla dottrina sociale cristiana della solidarietà e sussidiarietà. Altra distinzione che si conserva è quella che si sviluppò nella lunga storia della DC tra la sinistra sociale e la sinistra politica, acuitasi al  congresso del partito del 1980, quello del “ preambolo”, che divise i sostenitori dell’alleanza con i socialisti da quanti proponevano un rapporto preferenziale con i comunisti. Divisioni di un’epoca lontana che sopravvive solo tra i combattenti e i reduci d’antan….

Se a tali distinzioni fra i diversi movimenti, partiti, associazioni, gruppi e attori della vasta e complessa realtà politico culturale, aggiungiamo le difficoltà ancora presenti in quella ecclesiale italiana, appare evidente quanto sia difficile uscire dalla lunga stagione della diaspora, avviatasi con la fine della DC ( 1993-94) e continuata nella Demodissea che sopravvive tuttora nei nostri giorni.

Credo sia fondamentale porci alcuni obiettivi principali della nostra azione politica, con i quali dovremmo tentare di offrire risposte politiche concrete a quelle che Giorgio La Pira definiva “ le attese della povera gente”, collegate alla situazione particolarmente grave che il nostro Paese sta vivendo anche a livello internazionale. Se,infatti, all’interno prevale una condizione di anomia sociale, culturale e politico istituzionale, anche a livello europeo esiste una condizione di forte crisi tra alcune delle principali realtà democratiche del continente. Alle dimissioni di Boris Johnson in Gran Bretagna, alla perdita della maggioranza parlamentare di Macron in Francia, alla debole leadership di Olaf Sholz in Germania, si aggiunge il progressivo sfaldarsi dell’ampia maggioranza del governo per l’emergenza a guida Draghi in Italia. In tale quadro interno e internazionale, venendosi a delineare nel nostro Paese in maniera sempre più evidente lo scontro tra uno schieramento nettamente orientato a sostegno delle alleanze euro atlantiche e un altro sovranista e nazionalista ondivago in politica estera, è evidente che la scelta della Democrazia Cristiana, non potrà che corrispondere a quella che fu scritta da De Gasperi e dalla nostra prima generazione DC a favore del Patto atlantico e dell’Unione europea. Quest’ultima fu una scelta che vide la DC protagonista assoluta con lo stesso leader trentino insieme a Adenauer, Monet e Schuman. Ecco perché la nostra decisione a sostegno dello schieramento euro atlantico che si organizzerà per le prossime elezioni politiche è prioritaria nella nostra strategia. Rafforzati dalla recente sentenza del tribunale di Roma che riconosce piena legittimità e continuità storica al nostro partito, dobbiamo, pertanto, compiere ogni azione utile e opportuna, tanto sul fronte del PPE, che con i partiti e i movimenti che condividono con noi la scelta euro atlantica. Sarebbe utile che una grande iniziativa in tal senso fosse organizzata dal nostro partito a livello nazionale, invitando le realtà politiche e culturali dell’area liberale e riformista, come quelle presenti nella nostra area di riferimento. Un ruolo privilegiato andrebbe svolto insieme agli amici del Centro Democratico, dei Popolari Liberali, del Popolari per l’Italia, Insieme, Rete Bianca e con tutte le altre formazioni partitiche che si pongono in alternativa alla destra nazionalista e populista, restando distinti e distanti dalla sinistra tuttora alla ricerca della propria identità. Manca la garanzia di un centro forte alla realizzazione del quale il nostro contributo sarà decisivo e senza il quale, il pur importante ruolo di garanzia che  Enrico Letta sta facendo assumere al PD, sarà insufficiente ad opporsi alla deriva di destra egemonizzata dal duo Melloni-Salvini. Un duo incerto e ondivago in politica estera, incapace da solo di corrispondere alle attesa dei ceti medi produttivi e delle classi popolari che alla Democrazia Cristiana hanno sempre fatto riferimento per quasi cinquant’anni nella storia della Repubblica.

 Consapevoli che da soli non si va da nessuna parte, sia nel caso restasse in vigore l’attuale legge elettorale maggioritaria del “rosatellum” ( in quel caso tanto le dirigenze nazionali che il nostro elettorale rischierebbero la tripartizione tra destra, sinistra e astensione dal voto), sia se, alla fine, prevalesse, come pare stia avanzando, l’idea di una legge proporzionale con sbarramento e premio di maggioranza. In questo caso, infatti, solo se saremo uniti potremo superare la soglia dello sbarramento che verrà stabilito. Da parte mia riconfermo che la nostra scelta politica sulle alleanze, non potrà che essere coerente con quella che ha sempre visto la DC schierarsi con i partiti impegnati a difendere e attuare integralmente la Costituzione repubblicana.

Pienamente legittimati nella nostra iniziativa di partito si dovranno, quindi, mettere in campo una serie di azioni programmatiche e organizzative che mi propongo di presentare alla riunione della direzione nazionale del partito annunciata per il prossimo 23 Luglio.

 

Ettore Bonalberti

Vice segretario nazionale DC

Venezia, 8 Luglio 2022

 

 

Tempo di convegni e di strategie elettorali

 

Si è aperta la stagione dei convegni e degli incontri politici estivi, tanto più interessanti alla vigilia delle elezioni sempre più vicine. Si incontrano le correnti del PD, come quella del ministro Franceschini a Cortona e si annunciano incontri, in presenza fisica o virtuale via web, all’interno e tra i partiti, movimenti e associazioni delle diverse aree politiche. Non è ancora chiaro con quale legge elettorale si andrà a votare, ma, sia che permanga il rosatellum maggioritario, o che, alla fine, si adotti una legge proporzionale con sbarramento, è opportuno utilizzare il periodo estivo-autunnale per mettere a punto le strategie e le tattiche in vista delle elezioni programmate per la primavera 2023.

Oggi, poi, è un momento particolarmente importante per l’area politica cattolico democratica e cristiano sociale, oggetto della riflessione svolta da Marco Da Milano su il “ Domani” (4 Luglio 2022) , commentata in maniera approfondita  dal sen D’Ubaldo,oggi, su “Il Domani d’Italia. “Il ritorno dei cattolici in politica” da Zuppi a Tommasi, è il titolo dell’articolo di Da Milano, che evidenzia molti argomenti su cui discutiamo da diverso tempo. Avendo vissuto in tutta la sua estenuante durata  la stagione della diaspora democratico cristiana ( 1993-2022), alla vigilia delle prossime elezioni politiche è tempo di tentare la raccolta della semina sin qui compiuta. Viviamo ancora oggi una situazione di stallo, caratterizzata da diversi tentativi di ricomposizione, ahimè, quasi tutti inficiati dall’eterno vezzo italico per il quale: tutti vorrebbero coordinare e nessuno vuol essere coordinato. Permane la distinzione propria della fase ruiniana tra teocon e teodem, che si traduce, in molti casi, nella divisione tra i sostenitori dell’alleanza a destra con quelli di un rapporto privilegiato a sinistra; ultimi colpi di coda di una dicotomia che ha origini ancor più antiche, alcune delle quali risalenti al tempo della scelta divisiva del “preambolo”, al congresso della DC del 1980. La grave situazione internazionale causata dalla guerra di invasione russa in Ucraina e lo sconvolgimento degli equilibri internazionali fissati a Yalta (Febbraio 1945), nella nuova realtà multipolare che si sta delineando nei rapporti tra le grandi potenze, assegnano alla politica estera un ruolo decisivo per qualsivoglia opzione strategica che si intenda perseguire in vista delle prossime elezioni politiche. Ritengo, infatti, che di là delle vecchie distinzioni tra centro destra e centro sinistra, il prossimo scontro elettorale sarà imperniato sul confronto scontro tra partiti schierati nettamente a sostegno della scelta euro atlantica e partiti sovranisti e nazionalisti, in Italia guidati dal duo Meloni-Salvini. Il grande travaglio presente nel mondo cattolico, che richiederà tempi di soluzione incompatibili con quelli più brevi imposti dalla politica italiana, ci costringerà a scegliere inevitabilmente sulla base dell’opzione decisiva in politica estera. Fu così per la DC di De Gasperi, all’indomani della seconda guerra mondiale e, seppur in una diversa situazione interna, lo sarà anche per noi il prossimo anno. Personalmente ho sempre sostenuto l’idea che compito dei DC e dei Popolari avrebbe dovuto essere, come credo ancora sia, quello di concorrere a costruire un centro democratico, popolare, liberale, riformista, europeista e filo atlantico, alternativo alla  destra nazionalista e populista e distinto e distante dalla sinistra tuttora in cerca della propria identità. Una sinistra nella quale permangono visioni etico morali antitetiche ai valori non negoziabili di noi cattolici, tanto da rendere concreta l’idea di Augusto Del Noce di una sinistra “partito radicale di massa” con cui, per molti dei nostri elettori, risulta difficile, se non impossibile, la collaborazione. E’ tempo però di assumere, tra quanti sostengono l’opzione euro-atlantica, una seria disponibilità a comprendere gli uni le ragioni degli altri, riconoscendosi unitariamente nei valori fondanti della nostra Costituzione. Con l’amico Carlo Giovanardi (Popolari Liberali) abbiamo deciso di ritrovarci in una riunione on line, nel mese di Luglio, per una prima verifica con quanti sono interessati al progetto di ricomposizione politica della nostra area. Molti hanno aderito con entusiasmo all’iniziativa; altri hanno confermato la loro partecipazione; qualcuno ha espresso riserve, nel timore di pregiudiziali sulle alleanze. Scelte queste ultime che, condivisa quella sulla politica internazionale dell’Italia, ritengo si debbano fare solo dopo che, anche sulla politica economica, finanziaria e sociale, ossia sul programma, si saranno trovati i necessari accordi. Anche dalla base si stanno muovendo positivamente con il medesimo obiettivo,, stanchi delle incertezze e dei rinvii dei vertici nazionali. E’ il caso degli amici lucani del “Centro Leone XIII” di Rionero in Vulture e degli “Amici dei valori della DC”, con la loro pagina facebook; azioni che, partendo dai territori, tentano di coinvolgere il maggior numero di adesioni di movimenti, gruppi, associazioni, in preparazione di un’assemblea costituente per la ricomposizione politica dei DC e Popolari, assolutamente indispensabile qualunque possa essere, alla fine, la legge elettorale con cui si voterà nel 2023, anche per scegliere una rinnovata classe dirigente coerente con la nostra migliore tradizione.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 5 Luglio 2022

 

 

Tirem innanz da Liberi e Forti

 

Ho partecipato da remoto alla riunione dell’ufficio politico della DC il 24 Giugno scorso, apprezzando la relazione introduttiva del segretario nazionale, Renato Grassi che ho approvato. Con Renato abbiamo vissuto  larga parte della nostra vita politica nel Movimento Giovanile DC prima, nel partito storico della DC poi, e nella travagliata stagione della diaspora (1992-2022). Sono stato tra i più convinti sostenitori della sua elezione al congresso nazionale dell’ottobre 2018, che considero tutt’ora l’unico atto legittimo di continuità storico politica del partito dopo la sentenza della Cassazione del 2010. Della relazione Grassi ho apprezzato il richiamo alla nostra scelta preferenziale per la legge elettorale proporzionale con le preferenze, che, a mio parere, è la precondizione indispensabile se vogliamo perseguire la ricomposizione politica della nostra area cattolico democratica e cristiano sociale.

Ho anche apprezzato la scelta definitiva di rifiuto nei confronti dell’UDC di Cesa, le cui offerte pre elettorali si sono rivelate sempre inaffidabili.

Grassi su questo punto è stato netto, così come quando ha affermato, coerentemente con la mozione congressuale votata per la sua elezione alla segreteria, quanto segue: Proprio la stagione elettorale può invece favorire un ampio processo di aggregazione che consenta di creare i presupposti di una ampia rappresentanza unitaria a livello istituzionale premessa questa si per la formalizzazione di un nuova  formazione politica con una forte caratterizzazione identitaria.
E questa a mio giudizio ,realisticamente la strada da seguire con la speranza che ci venga in  aiuto una nuova legge  elettorale proporzionale.
Le prossime scadenze elettorali in Sicilia, Lazio e Lombardia  possono essere il banco di prova per rafforzare la nostra presenza istituzionale e la capacità di interlocuzione con le componenti centriste”
.

Va da sé che il nostro congresso slitterà presumibilmente nel gennaio 2023, dopo il voto delle elezioni regionali citate. Credo che se governo e Parlamento decideranno di adottare la legge elettorale di tipo proporzionale, ogni tesi sostenitrice della nostra pur necessaria autonomia sarà insostenibile, dato che uno sbarramento al 4 o 5% renderà inevitabile prima di tutto la nostra ricomposizione d’area. Non ci si illuda che, il pur prezioso risultato elettorale siciliano, sia sufficiente per garantirci una nostra partecipazione solitaria alle prossime elezioni politiche nazionali.

Ho ricordato nel mio intervento all’ufficio politico che, impossibilitati a utilizzare lo scudo crociato, rendita di posizione gratuita e illegittima dell’UDC, non sarà col simbolo usato dalla DC di Cuffaro in Sicilia che ci si potrà presentare alle elezioni nazionali. Semmai si potrebbe utilizzare il simbolo che insieme abbiamo condiviso della Federazione Popolare DC, già depositato dall’amico Gargani nelle sedi istituzionali competenti. Non liquiderei, come sta sostenendo qualche amico con eccessiva  sufficienza, quanto sta accadendo nell’area centrale così ben analizzato da Grassi nella sua relazione. Innanzi tutto la netta presa di posizione di Bruno Tabacci per la legge elettorale e il suo sostegno all’azione di scomposizione avviata da Di Maio, che prefigura la formazione di un blocco sociale  e politico euro atlantico attorno alla leadership politica di Mario Draghi. Un progetto centrale che corrisponde ad alcuni dei fondamentali della politica estera sostenuti storicamente dalla DC e che, tuttora, noi condividiamo. Certo non siamo disponibili a partecipare come cani sciolti a tale disegno; semmai, intendiamo concorrere da democratici cristiani a questo progetto. E, prima ancora, intendiamo favorire la ricomposizione politica della nostra area. In una riunione dell’Ufficio direttivo della Federazione popolare DC, promossa da Peppino Gargani, con Tassone e Rotondi e dopo aver ricevuto l’adesione di Carlo Giovanardi ( Popolari liberali), di Gemelli ed Eufemi, avremmo concordato di incontrarci entro Luglio per definire la nostra idea di programma per l’Italia, premessa indispensabile per convocare a Settembre una grande assemblea costituente di ricomposizione politica della nostra area. Agli incerti e nostalgici del tempo antico, come agli appassionati catecumeni neo DC, vorrei ricordare una parabola indiana citata da Amarthya Sen nel suo: “ Globalizzazione e Libertà”. Dai testi indiani sanscriti antichi: una ranocchia vive tutta la vita rinchiusa in un pozzo sospettosa di tutto ciò che accade fuori. Dal  500 a.C.: quattro  testi sanscriti (Ganapatha- Hitopadesà- Prasamaraghava- Battikavya) esortano tutti a non comportarsi allo stesso modo della kupamandika.

La ranocchia aveva una “visione del mondo”, il suo mondo, ma era ovviamente circoscritta a quel piccolo pozzo. Se fosse prevalsa la visione della kupamandika, senza i necessari scambi interculturali, avremmo avuto  una diversa e assai più limitata storia scientifica, economica e culturale dell’umanità. Ecco, cerchiamo di guardare al di là dei nostri confini, non per perdere i nostri connotati storici di democratici cristiani, ma per aprirci alle novità e a ciò che la concreta realtà politica effettuale ci offre. Dalla relazione di Grassi, approvata all’unanimità, ripartiamo con l’entusiasmo e la determinazione dimostrata dal 2012 a oggi. Sì, cari amici: tirem innanz, come sempre da Liberi e Forti.

 

Ettore Bonalberti

Vice segretario nazionale DC

Venezia, 26 Giugno 2022

 

 

 

La riflessione al centro di Comolli

 

La scissione del M5S insegna qualcosa, soprattutto a noi moderati “Noi di Centro” oppure “Punto al Centro”. Infatti il fatto eclatante atteso da mesi se non da anni mette in luce due aspetti, e non tanto marginali,  della mentalità e del modello politico del “terzo millennio” ma decisamente importanti che obbligano a una riflessione.  Una coalizione di persone con origine e passioni diverse va bene in una fase di attacco e di aventinismo del “tutto da cambiare” fuori dai palazzi e in piazza,  ma non va assolutamente bene per governare un Paese complesso e così frammentato per storia e cultura come l’Italia, e per un motivo solo: emerge chiaramente la mancanza di una educazione, formazione, scuola dal basso di chi si vuole impegnare a fare cose pubbliche collettive e istituzionali per altri, cioè fare politica. Seconda riflessione, un’idea nuova di politica, una politica trasparente, una politica rivolta al 100%, non meno, ai bisogni, interessi, necessità e responsabilità diretta del singolo cittadino-elettore paga in termini di attenzione e consenso se c’è una capacità di guida (non necessariamente carismatica e unipersonale) chiara, netta, unica . Quando il singolo  “eletto” (non elevato) pensa più al suo tornaconto e si adegua, anzi diventa furbetto interprete dei regolamenti interni parlamentari che gli consentono di fare quello che vuole senza rendere conto a nessuno, ecco che il rapporto fiduciario crolla in consensi, ma soprattutto in progetti politici. Poi ci saranno anche altre normali e banali motivazioni e semplici differenti visioni che fanno scattare i divorzi. Fatto sta che il campo largo sembra non perdere numeri nell’emiciclo,  ma quanto può perdere o guadagnare nel campo aperto delle prossime elezioni politiche? 

 

Il 2023 è domani e con l’attuale legge elettorale si rischia una catastrofe non solo di eletti, da 900 a 600, ma soprattutto ancor più del legame candidati-collegi, regioni-rappresentanti. Per questo una legge elettorale nuova è necessaria, senza tanti studi, basta copiare!  Resto convinto che “l’intero” impianto e non parziale della legge tedesca sia sufficientemente coerente sia con la rappresentanza territoriale, sia con i vincoli di mandato, sia con la stabilità di governo, sia con anche –un aspetto che mi sta a cuore – il rapporto fra numero di cittadini votanti e numero di eletti. Infatti, il parlamento tedesco può essere composto, di volta in volta, da 600 a 900 parlamentari senza bisogno di tanti giochetti. Più cittadini vanno a votare, più sono i parlamentari.  Sono anche dell’idea che il bicameralismo perfetto non esiste, diventa un modello eccezionale di dialettica e confronto politico ripetuto soprattutto per diversi ambiti territoriali ma che conduce a  decisioni lente e lunghe che oggi non fanno bene al Paese. L ’”Insieme” al centro, e quindi tutti i movimenti o partiti che oggi ne parlano, appare per un vecchio appassionato come il sottoscritto,  come una scelta ovvia: diventa il polo, se uno solo, che determina la stabilità ma anche la corretta innovazione con il cambio di legislatura, dando al cittadino-elettore la “prova” che una alternativa c’è, che una alternanza è sempre dietro l’angolo in forma costruttiva  senza bisogno di alchimie parlamentari, legislative, neonati gruppuscoli . Un aiuto in tal senso viene anche da una ri-organizzazione amministrativa con macroregioni (1 governo locale ogni 2 o 3 o 4 attuali) che già questo non avrebbe bisogno dell’ennesimo passaggio di un “quadro normativo”, ma di una determinazione federativa già pronta. Gli stessi comuni-enti locali, oggi, con meno di 3000-4000 residenti fissi, sono territori abbandonati anche amministrativamente,  quando invece potrebbero essere una risorsa “ecosistemica e occupazionale certa” dimenticandosi di essere territori già abbandonati, difficili, vulnerabili.  

 

Un  eventuale “Insieme al centro”, già l’amico Ettore Bonalberti nel 2008 con altri pensò all’importanza dell’avverbio “insieme” più che a coalizione, non può prescindere da valori, moralità, etica, educazione, rispetto verso gli elettori, coerenza…. e non può non formare un progetto politico che ponga il nucleo primario della famiglia (mi permetto di far rientrare, come cattolico impegnato nella politica del Paese,  anche una famiglia laica e diversa) “al centro” inteso come visione futura,  assistenza ai deboli che possono essere una risorsa, comunione sempre di diritti e doveri, onesto lavoro e corretto stipendio, sanità pubblica da imitare, scuola pubblica un esempio per tutti, meno debito pubblico e più responsabilità ai macroterritori, meno inquinamento al nord e visione caratteriale e autonoma del nostro sud…ma anche meno burocrati e più vera semplificazione e non doppioni, meno spreco e più solidarietà, meno finanza e più economia, meno scartoffie e più vigili per le strade,  meno nazionalismo camuffato e più federalismo europeo su fisco, difesa, esteri, lavoro… 

In questo programma e progetto politico  chissà dove si collocheranno i dimaiani. Ma fra i lettiani e i contiani c’è ancora posto?  E dove si metteranno fra i vari renziani, calendiani, totiani, tabacciani  e forse i casiniani? Una chiosa finale:  un augurio, un pericolo, un lancio spot maldestro… E se anche Berlusconi e molti dei suoi, fedelissimi e fedelissime, dicesse si al centro e non al centro destra….il neo gruppo “Insieme per il futuro” che farebbe? Resterebbe nel campetto o campo largo di sinistra con i vecchi compagni del M5S? Una ipotesi anche questa. Ma è tutta una altra storia…

 

Giampietro Comolli

Piacenza, 25 Giugno 2022  

 

 

Risposta a Rapisarda

 

Ho atteso l’esito elettorale delle elezioni amministrative prima di replicare alla nota dell’Avv. Rapisarda edita sul nostro giornale on line: I corifei del nuovo centro- tra aporie, visioni erranti, strategie impervie.

E’ vero caro avvocato, con l’amico Giorgio Merlo condividiamo una lunga militanza nella sinistra sociale della DC, la corrente di Forze Nuove, che è stata la nostra scuola di formazione partitica, sotto la guida di un maestro straordinario quale fu Carlo Donat Cattin. Entrambi condividiamo l’idea che manchi al centro della politica italiana un partito o una federazione di partiti, ispirati dai valori dell’umanesimo cristiano, strettamente collegato/i alla nostra migliore tradizione euro atlantica, erede/i della storia politica, sociale e culturale dei Popolari e della DC. Scriviamo, senza alcun accordo predefinito e in assoluta libertà personale, molte note e saggi, tanto da assumere ai suoi occhi, il ruolo di “corifei”, maestri del coro a sostegno della costruzione di “un centro nuovo”, per usare l’espressione che Alberto Alessi suggerì di inserire nel documento che siglammo insieme a Gargani, Grassi, Tassone, Eufemi, Gemelli, Giannone e a tanti altri esponenti di movimenti e associazioni per la Federazione Popolare DC.

In sostanza il suo distinguersi da questi due vecchi esponenti DC forzanovisti, consisterebbe nella sua tesi che si dovrebbe procedere in solitaria, come DC, nella costruzione del nostro progetto politico. Una tesi ragionevole che è stata alla base del mio impegno, sin dal 2011, come potrà verificare rileggendo la bella nota riassuntiva della nostra ultima storia, pubblicata sul nostro quotidiano on line: La democrazia tra cronaca e storia.1994-2019. Ed è proprio da quell’esperienza che, allo stato degli atti, dobbiamo riconoscere che quell’obiettivo non l’abbiamo raggiunto, dato che ci troviamo tuttora alla presenza di oltre quindici realtà che, a diverso titolo e legittimità, si rifanno alla DC. Siamo a tutt’oggi privi del nostro simbolo storico, lo scudo crociato, usucapito senza diritto da Casini e soci, sino a diventare una comoda e gratuita rendita di posizione per i soliti noti dell’UDC, con Cesa, de facto, subordinato all’egemonia di De Poli, entrambi al servizio della Lega di Salvini e, adesso, sotto il ruolo guida di Fratelli d’Italia e  della Meloni. Continuiamo una guerra lacerante anche con alcuni consiglieri nazionali eletti nel nostro ultimo congresso nazionale dell’ottobre 2018, i quali, si rincorrono tra ristoranti romani, finti congressi e baruffe assai poco edificanti, per ascriversi il ruolo di papa e anti papa DC. Una tragicomica sequela di corsi e ricorsi che assume ogni giorno di più i caratteri di una psicopatica farsa pseudo politica.

Con l’amico Giorgio Merlo, e mi auguro con tanti altri amici DC non pentiti, personalmente condivido, invece, l’idea che compito prioritario di noi democratici cristiani sia quello di concorrere alla ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale italiana. E lo sostiene uno come me, ossia uno di quelli che insieme a tanti altri, dal 2012 ha seguito il percorso legittimo previsto dallo statuto DC e dai pronunciamenti dei tribunali: da quello della suprema corte di Cassazione del 2010, alla decisione del giudice Romano, grazie alla quale abbiamo potuto celebrare il XIX Congresso nazionale dell’ottobre 2018, nel quale, anche con il mio sostegno fattuale al Nord e dell’amico Antonio Fago al Sud, Renato Grassi è stato eletto alla segreteria nazionale del partito. Nessun dubbio, dunque, sulla volontà di confermare e valorizzare il nostro status di eredi legittimi della DC storica. Detto questo, però, è con la realtà effettuale della politica italiana oggi che si devono fare i conti.

Non a caso ho voluto attendere i risultati delle elezioni del 12 Giugno scorso. Avevo molto sperato nel fatto nuovo della DC di Cuffaro-Grassi in Sicilia e su pochi amici, già DC, impegnati in alcune liste civiche nel Veneto. Da questi risultati dobbiamo oggettivamente costatare che, a Palermo, abbiamo appena superato la soglia minima (5 %) e a Messina abbiamo raccolto il 2%. A Padova la lista civica che vedeva impegnati alcuni amici importanti della nostra area politica, non si é arrivati all’1%, per non parlare degli amici del “Popolo della Famiglia” che hanno ottenuto un misero 0,34 %.

Come ho scritto sulla pagina facebook della DC di Cuffaro: é importante aver riportato qualche amico in consiglio comunale a Palermo. Grazie, dunque, agli amici DC siciliani per il loro impegno. Ora, però, dobbiamo riflettere sul che fare sia per il programma che per le alleanze. Da parte mia, ripeto che con una destra a guida della Meloni e un’ UDC al servizio di Salvini e della stessa Meloni, io non sarò mai da quella parte. Noi dobbiamo restare fermi al centro, disponibili ad allearci con quanti in quell'area si rifanno ai valori dell'umanesimo cristiano e alla scelta internazionale euro atlantica, avviata da De Gasperi e sempre perseguita dalla DC storica. Prima, però, serve ricomporre la nostra unità politica, almeno quella concretamente possibile, da realizzarsi sia dall'alto, con gli attori nazionali disponibili, che dalla base, partendo dai nostri territori. Certo, molto dipenderà dalla legge elettorale che, alla fine, il Parlamento deciderà di adottare. Insisto sino alla noia: se restasse l’attuale rosatellum maggioritario, temo che nessuna ricomposizione sarà possibile. I diversi attori nazionali cercheranno rifugio nelle liste disponibili ad accoglierli, di destra o di sinistra, mentre il nostro potenziale elettorato si tripartirà: a dx, a sx e nell’astensione, contribuendo ad alimentare, così, quell’oltre 50% di renitenti che ormai da troppo tempo hanno deciso di rinunciare all’esercizio del voto. Solo se sarà votata una nuova legge elettorale di tipo proporzionale che, mi auguro alla tedesca, con sbarramento, preferenze e introduzione dell’istituto della sfiducia costruttiva, il progetto di ricomposizione politica della nostra area sarà non solo possibile, ma inevitabile, se non si vogliono inseguire consensi da prefisso telefonico. Caro Rapisarda, si convinca: da soli non si va da nessuna parte; magari si va più veloci, ma solo insieme si va più lontano.

 

Ettore Bonalberti

Vice segretario DC

Venezia, 14 Giugno 2022

 

 

 

 

Sì al progetto indicato da Merlo

L’ultimo articolo di Giorgio Merlo pubblicato da “ Il Domani d’Italia”: Centro, che può essere? Non la replica della Dc, ma qualcosa che ne costituisca la ripresa in termini di valori e contenuti” è un contributo importante al progetto di ricomposizione politica della nostra area culturale e sociale. Vorrei innanzi tutto confermare che nemmeno noi che, dal 2011-12, tentiamo di dare pratica attuazione alla sentenza della Cassazione n.25999 del 23.12.2010, secondo cui: “ la DC non è mai stata giuridicamente sciolta”, abbiamo pensato che si potesse rifare la DC storica; il partito che per molti di noi è stato quello dell’ intera vita e rimane ancora oggi il proprio riferimento ideale. Ciò che è stato è stato e non può essere replicato nelle nuove e assai mutate condizioni storico politiche dell’Italia e del mondo. Altra prospettiva, come anche rileva Merlo, é concorrere a dar vita a “ qualcosa che ne costituisca la ripresa in termini di valori e di contenuti”. Ecco, per tale prospettiva anche noi, che ci siamo organizzati dal 2012 nella DC guidata prima da Gianni Fontana e oggi da Grassi, siamo pronti a offrire il nostro contributo; non per un nostalgico ricordo di ciò che fu, ma nella consapevolezza che di un centro politico nuovo ispirato ai valori dell’umanesimo cristiano ha ancora bisogno il nostro Paese. C’è la necessità di superare quel “bipolarismo selvaggio” introdotto in Italia dopo la fine della Prima Repubblica, soprattutto per offrire a un elettorato stanco e sfiduciato, sempre più renitente al voto, una nuova speranza. Ho evidenziato più volte la condizione di anomia morale, culturale, sociale e politica in cui versa il Paese. La crisi prodotta da una globalizzazione nella quale è prevalso il superamento del NOMA ( Non Overlapping Magisteriae), per citare un frequente concetto espresso dal prof Zamagni: il prevalere della finanza sull’economia reale, con la riduzione della stessa politica ad un ruolo ancillare, mentre sul piano politico si assiste allo scontro tra una destra nazionalista e sovranista e una sinistra divisa, tra il PD alla ricerca della propria identità e il M5S, espressione del rancore dei “vaffa” nel voto del 2018, tradottosi nel trasformismo progressivo di quanti impegnati ad “ aprire il parlamento come una scatoletta di tonno”, hanno finito con l’assumere le più diverse posizioni, pur di non perdere i vantaggi di potere conseguiti. Risultato? Il terzo stato produttivo e i ceti popolari, dalla cui saldatura, sempre garantita dalla DC sul piano politico e istituzionale, dipende la tenuta democratica del Paese, non si riconoscono più in un centro destra dominato dalle posizioni estreme di Salvini e della Meloni, o in quelle equivoche di un’alleanza PD-M5S messa in crisi ogni giorno dagli ondivaghi atteggiamenti dell’ex presidente Conte. Uniche certezze, espressioni di stabilità istituzionale e politica,  sono quelle rappresentate dal Presidente della Repubblica, Mattarella, e dal capo di governo, Draghi, esponenti dell’area euro atlantica italiana, erede della migliore tradizione politica di tutta la storia repubblicana. Ha ragione Merlo, alla fine, sono molto poche le residue “casematte” della diaspora democratico cristiana. A parte quella, come l’UDC, impegnata nella difesa della rendita di posizione di un simbolo, lo scudo crociato, sin qui utilizzato solo per la sopravvivenza politica a destra dei soliti noti, io credo che tutte le altre esperienze, come quella di Insieme di Infante-Tarolli, della DC di Grassi e Cuffaro, del Centro di Mastella e dello stesso Merlo, e con esse, anche l’esperienza avviata da Rotondi dei Verdi Popolari, possono e debbono compiere il salto di qualità per la ricomposizione politica dell’area. Se per motivi diversi non cogliessero tale necessità, mi auguro che il processo avviato dalla base ( bottom up) per la convocazione di  un’assemblea costituente per detta ricomposizione, potrebbe favorire il progetto. Certo molto dipenderà dalla legge elettorale che, alla fine, sarà adottata. Permanesse l’attuale maggioritario del rosatellum, senza una forte componente unita di area cattolico democratica e popolare, inserita in una più vasta federazione di laici, liberale e riformista, unita nella difesa dell’euro atlantismo, obbligato dall’ennesima necessità di scegliere tra destra e sinistra, il nostro potenziale elettorato si tripartirebbe, con l’aggiunta, tra la scelta a destra o a sinistra, di una terza componente renitente al voto. Se, viceversa, e come ci auguriamo, alla fine prevarrà la legge proporzionale con sbarramento e preferenze e con l’introduzione dell’istituto della sfiducia costruttiva anti trasformismo parlamentare, tale ricomposizione sarebbe non solo opportuna,  ma indispensabile, proprio per evitare il rischio di quei partiti bonsai, a diverso titolo DC, cui fa riferimento Merlo nel suo articolo. C’è, tra di noi, chi pensa giustamente al voto dei millenians che non hanno mai conosciuto la storia della DC, se non nella versione deformata della “damnatio memoriae” cui è stata relegata, ma tale opera di formazione, certamente meritoria, ma metapolitica, ha scadenze inevitabili  di medio-lungo periodo, incompatibili con quelle che la realtà politica ci impone. In previsione delle prossime elezioni nazionali, credo, invece, che il nostro dovere prioritario sia proprio quello di impegnarci, ognuno per la sua parte e nell’ambito politico organizzativo in cui si ritrova, per favorire quel soggetto politico nuovo che se non sarà la DC, dovrà essere “qualcosa che ne costituisca la ripresa in termini di valori e di contenuti”.

Ettore Bonalberti

Vice segretario nazionale DC-Presidente dell’associazione ALEF ( Associazione Liberi e Forti)

Venezia, 3 Giugno 2022

 

 


L'amico Giampietro Comolli interviene nel dibattito avviato da alcuni miei recenti articoli con due note che pubblichiamo per approfondire la discussione sul nuovo centro della politica italiana

Il contributo di Giampietro Comolli (parte prima)

 

Leggo con molto interesse il dibattito e la discussione aperta dall’amico stimato Ettore Bonalberti su diverse testate e in diversi incontri, meeting e convegni. Desidero esprimere un sostegno allo sforzo compiuto da Ettore e da tanti altri miei coetanei (a cavallo dei 70 anni) in quanto impegnato in diverse attività, vicino a figli e nipoti, attento ai discorsi e agli obiettivi di chi rappresenta o può rappresentare il futuro di questo paese. In primis credo che nessuna nostalgia e risorgenza della democrazia cristiana (intesa come la ex DC) possa oggi catalizzare e proporre una adeguata riflessione politica in una società nazionale (anche europea) che ha vissuto 30 anni di forti rivoluzioni mentali, formative che hanno nelle 2 generazioni successive alla nostra influito non poco. Viceversa, soprattutto le generazioni millennium e zero hanno costatato un’assenza totale di rispetto, di attenzione, di disponibilità all’ascolto dei veri problemi , individuali e collettivi, che stanno affrontando e che hanno davanti, senza che nessuno abbia mai mosso un dito. Molti di loro, soprattutto coloro che non vanno a votare da 10-20 anni, sono lontani dall’attuale modello e governo politico perché non vedono applicati nella cosa pubblica e anche nella filiera privata principi di etica, moralità, servizio ai più deboli, preminenza alla vulnerabilità, applicazione della Costituzione, politiche del lavoro e delle famiglie diverse, sicurezza e prospettive sociali e civili. Un modello di civiltà che si deve incastrare in una società attenta anche ai valori repubblicani, sistemi liberali, laicità collettive e condivise, difesa delle scelte individuali in un contesto aperto e anche multietnico che necessita formazione continua, educazione, rispetto dei diritti come dei doveri. Noto due generazioni pronte all’impegno ma senza blocchi. Quindi nessun revival della ex DC, ma attenzione, accoglienza, impegno, difesa di  valori umani e sociali collegati al modello cristiano della accoglienza, del rispetto e dell’aiuto a chi veramente sta male e ha bisogno di aiuto… questo è condiviso in molti. Nulla di orizzontale e lineare sia nei diritti che parimenti nei doveri, nei bisogni e nel servizio verso gli altri. Qualunque tipo di scuola dell’obbligo e non dell’obbligo sta alla base di una società civile che guarda al futuro con speranza e favore, una scuola che può anche avere costi sociali alti e non coperti a bilancio. Scuola e Salute di tutti i cittadini italiani, come tali riconosciuti da leggi eque solidali aperte ma controllate e indirizzate, sono prioritari a qualunque forma di sussidi e di reddito e possono presentare bilanci statali e regionali in rosso. A seguire l’ordine di priorità c’è il lavoro, ma che sia gratificato e con il giusto reddito e valore in base all’effettivo impegno materiale e mentale non basato su parametri minimali e sindacali, ma su una soddisfazione personale, ma con regole chiare di appartenenza e di disponibilità verso il lavoro e il datore, cercando di meritare carriera, stipendio, benefit in modo uguale sia fa uomini e donne, sia fra funzione pubblica e privata. Addirittura tutto il mondo della PA deve diventare monito,  esempio di riferimento per la parte lavorativa privata. 

Bisogna cambiare il modo mentale di agire, non solo riformare leggi e norme. Un plauso, se ho capito bene, alla ministra Carfagna e ai suoi consulenti perché finalmente lo sviluppo del grande Sud italiano non è in funzione dello “status” del settentrione, bensì come attore principale, come motore di un Mediterraneo fondamentale in cui il Sud nazionale è trainante, è punto di riferimento, è  motore per tutti i paesi che sono baciati dalle acque “nostrae”. Questa è una grande funzione che diventa un motore di sviluppo, di una nuova mentalità,  di sguardi lunghi e di proposte imprenditoriali legate da un destino e da un futuro similare da condividere. E’ con una migrazione reciproca, con uno scambio e contaminazione di conoscenze e di prodotti che si crea anche una pace solidale e solida in un’area che sarà sempre più calda sotto tanti punti di vista. Per questo il grande comparto-filiera agro-ambientale-alimentare, il vecchio settore primario, diventa “il punto base” di un ecosistema ambientale, una transizione digitale, una economia reale, meno inquinamento e spreco di suolo, migliore qualità agroalimentare, tutela dei territorio svantaggiati e vulnerabili…. visto che oggi può usufruire di innovazione tecnologica, più integrazione produttiva, più multilateralismo. In una proposta programmatica  “di costituente” dinamica movimentista aperta allargata (non monocolore, ribadisco) si può aprire una nuova fase politica nazionale, anche di esempio per altri paesi europei,  che dia un reale contributo e  “un segnale” forte e diverso soprattutto verso quel 50% di italiani aventi diritto al voto (è un grande rammarico personale) che da anni e in crescendo non vanno a votare perché totalmente delusi da una politica e da partiti rivoltati su se stessi, a caccia di prebende, di interessi elettorali, di eletti che cambiano vita e casacca, di meccanismi dentro il palazzo che interpretano ed elasticizzano anche principi puri della Costituzione. Costituzione che forse necessita di alcuni fondamentali limitati ritocchi anche per completare riforme impure e incompiute negli ultimi 40 anni.  

 

Giampietro Comolli 

(1974-1981) Direttivo Centro Studi Giovani Cristiano Democratici – Piacenza

(1981-1990) Dirigente Federazione Coltivatori Diretti – Segretario di Zona – Piacenza/Bologna/Roma  

(1985-1989) Responsabile provinciale ufficio Agricoltura DC Provinciale – Piacenza      

(1989-1991) Membro Comitato Provinciale – Membro Direttivo Cittadino  – Responsabile Ufficio economico  DC- Piacenza  

  Venezia, 31 Maggio 2022

Il contributo di Giampietro Comolli (parte seconda)

 

Le parole, i principi, i pensieri, i ragionamenti, le discussioni …..in politica….come molti autorevoli segretari di partiti politici hanno detto, e tutt’ora qualcuno ancora sostiene, sono i fattori determinanti nella costruzione di un modello politico, anche partitico, ma nel rispetto di quanto chiaramente dice la Costituzione senza stiracchiamenti o adattamenti spesso avvenuti con modifiche quasi sempre imparziali e dettate dalla occasionalità del momento. Non è il tempo dei rammendi e rattoppi, va asfaltata una strada nuova con nuovi indirizzi e modelli e con pochissimi obiettivi reali certi esclusivi per le nuove generazioni. Il cosi detto “ polo centrista” deve dare una prospettiva di futuro, non di passato, ma di attuale. Si lavora oggi, si fanno sacrifici oggi….per il domani di altri.  Quello che vedo come contenuto  della “zona centro” nel contesto politico italiano è una visione fondante su azioni e comportamenti di ampio respiro e di lungo periodo, partendo anche da un “federalismo europeo” vero con più Europa, cioè con un’assunzione diretta di responsabilità da parte di Bruxelles, e segnatamente la Commissione, oltre alla sola moneta, che diano concretezza all’idea di Costituente europea, senza tentennamenti. Difesa, politica estera comune e fiscalità…tanto per iniziare, dovrebbe essere unica e valida in tutti i 27 paesi, ma nello stesso tempo molta meno burocrazia e lentezza nelle scelte, più condivisione delle problematiche economiche sociali e civili, corretta proporzionalità e ponderatezza fra grandi e piccoli, fra deboli e forti. Ma veniamo a Noi, al polo centrista, movimentista equidistante ed estraneo dai populismi di destra e sinistra, dai massimalismi e positivismi di destra e di sinistra. Noi “vecchietti” dobbiamo preparare un terreno nuovo, aperto, largo, concreto, pragmatico, rispettoso dei valori etici e morali di chi ci rappresenta, fermo nella funzione di delega. Ecco alcuni temi politici, anche in ordine di importanza:          

-          Grandi personaggi politici che hanno dato un forte contributo negli ultimi 40 anni all’area cosi detta “ di centro” devono essere pilastro di insegnamento mettendosi a disposizione di  giovani uomini e donne che vogliono fare politica non di mestiere, con principi etici e morali individuali necessari per organizzare una corretta e aperta collettività laica;       

-          Costituzione Repubblicana da difendere, completamento dei minimi adeguamenti dettati da un’attualità e in linea con più pace nazionale ed europea, legame con Costituente UE, attenzione al rapporto elettore-eletto, più efficienza e chiarezza Stato-Regioni con una ottimizzazione delle dimensioni e funzioni territoriali, una Camera legislativa e molto rappresentata, una Camera delle Regioni e Enti Locali propositiva ;

-          Legge elettorale proporzionale che salvaguardi le diversità di visioni con sbarramento, stimolante impegni preventivi e alleanze durature in parlamento, riduzione regolamenti applicativi elettorali in Parlamento, eliminazione  cambi di casacca, collegi su macroregioni, una legge che invogli ad andare a votare, premi con più eletti più sono gli elettori, sistema tedesco; esempio per uniformare il più possibile tutti i sistemi elettorali europei;

-          Welfare e Lavoro sicuri, scelta del lavoratore con opzioni di beneficio e di impegno in base al reddito, meno disuguaglianza di stipendio fra vertice e ultimo, cuneo fiscale rivisto e usato per una integrativa assistenza pensionistica pubblica;  reddito di sostegno pubblico a fronte di un lavoro reale di servizio pubblico crescente in base alla vulnerabilità territoriale e sociale, uguali regole pubblico e privato, riordino oneri deduzioni per tutti i lavoratori in base al reddito Irpef; norme diverse fra imprese piccole e grandi; vantaggi fiscali alle imprese che assumono e che investono in servizi sociali e ecosistema ambientale; chi più guadagna più paga in tasse e imposte, nulla di lineare, esenzione sotto un reddito lordo per Isee, proporzionalità crescente per alti redditi, tasse su rendite finanziari e plusvalenze;

-          Scuola e Sanità sono un obbligo pubblico di efficienza ed efficacia; più insegnanti assunti nelle scuole e massima mobilità delle cattedre e stipendio adeguato ai costi di vita, più educazione civica, più scuole pratiche e differenti binari istruttivi, indirizzi scolastici basati sul lavoro non sulle materie; più infermieri assistenti in centri ospedalieri; più medici di base e Uca, sanità di comunità al servizio alla persona; pronto soccorso day hospital al servizio dei territori  e non per numero di abitanti;  certi servizi sanitari devono essere a pagamento per redditi alti;  modelli ospedalieri basati su terapia e non medicina;

-          Famiglia centrale ma in cambiamento, differenze da capire e accettare dettate da troppi fattori negli ultimi 40 anni; occorre un tempo di recupero e di attenzione; accompagnare scelte cattoliche e laiche con equità, misura e adeguamento sociale e civile, ambito privato e ambito pubblico; asili pubblici e privati controllati e sostenuti; sostegni per figli che vanno a scuola e rispetto regole laiche del paese in base al reddito della famiglia; incentivi per volontariato e terzo settore nazionale;

-          Macchina PA Stato efficiente, efficace, senza compromessi al ribasso, costi centralizzati  da limare, personale motivato anche per merito, competenza diretta di funzioni sovra nazionali; difesa asset-produttivi nazionali (turismo, agricoltura, porti…) , valorizzazione della autonomie compiute secondo modelli di macroregioni e aggregazione di Regioni; eliminazione eccessi burocratici di ufficio e competenze doppie fra organi pubblici; responsabilità a monte con tempistiche certe e più controlli a valle con sanzioni e pene immediate reali; eliminazione enti inutili; favorire unioni di comuni sotto 1000 residenti; un Sud autonomo centrale e motore dello sviluppo dell’intero Mediterraneo ;

-          Ambiente Ecosistema come istruzione dalla scuola dell’obbligo, conoscenza del territorio, azioni di assistenza civile e sussidiaria, tasse e imposte alte per chi inquina, più mezzi pubblici non inquinanti, sistema energia alternativa obbligatoria in tutti gli uffici pubblici, modello fonte di molti posti di lavoro, tutela di 2/3 del territorio nazionale composto da monti&colli&isole vulnerabili con incentivi a fare impresa individuale e collettiva  

-          Giustizia Sicurezza Diritto Doveri   per il cittadino, per il colpevole e per l’innocente; innovativa, responsabile, diretta,  veloce separazione dei reati emendabili e sanzionabili da quelli più pericolosi per individuo e collettività;   separazione carriere; potere separato sancito e autogoverno non controllati controllori; carriere di merito e con attestazioni di efficienza; processo penale certo;  carceri solo per certi reati e più vivibili, sanzioni in servizi sociali di lungo periodo e sotto autocontrollo, certezza della sentenza per i reati gravi

 

Giampietro Comolli 

(1974-1981) Direttivo Centro Studi Giovani Cristiano Democratici – Piacenza

(1981-1990) Dirigente Federazione Coltivatori Diretti – Segretario di Zona – Piacenza/Bologna/Roma  

(1985-1989) Responsabile provinciale ufficio Agricoltura DC Provinciale – Piacenza      

(1989-1991) Membro Comitato Provinciale – Membro Direttivo Cittadino  – Responsabile Ufficio economico  DC- Piacenza  

 Venezia, 31 Maggio 2022

Dalla CEI importanti indicazioni pastorali

 

Non appartengo a quel manipolo di cattolici integralisti, oppositori nemmeno malcelati di Papa Francesco, i quali hanno accolto con dispetto anche la nomina del card.Zuppi a Presidente della CEI. Sono un papista ortodosso, fedele agli insegnamenti della Chiesa e credo nell’assistenza dello Spirito Santo ai cardinali raccolti in conclave al momento della scelta del successore di Pietro. Ho anche accolto con favore la scelta del card Zuppi, all’interno della terna formulata dall’assemblea dei vescovi italiani, fatta da Papa Francesco, del successore del Presidente, oggi vescovo emerito di Perugia, card  Bassetti, sostenendo che questa nomina “ apre i cuori alla speranza”.

Ho seguito i lavoro dell’assemblea della CEI tenutasi dal 23 al 27 Maggio a Roma, e credo che il documento finale approvato andrebbe letto e meditato anche da tutti noi impegnati nel tentativo di ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale.

Intervenendo alla conferenza stampa svoltasi al termine dei lavori dell’Assemblea generale della CEI, il neo Presidente CEI, card  Matteo Zuppi, ha ricordato i temi sociali emergenti nella situazione italiana: “ l'abbandono degli anziani, il disagio abitativo, le fragilità giovanili, i morti sul lavoro e la violenza sulle donne, senza dimenticare le migrazioni e la tragedia delle morti in mare. "Su tutto questo - ha concluso - non dobbiamo spegnare i riflettori".

Ecco, credo spetti a tutti noi tenere accesi i riflettori e inserire nel programma attorno al quale ricomporre la nostra unità politica proprio queste priorità.

Ho tentato nelle settimane scorse di redigere un contributo per il programma, inviato agli amici del Consiglio nazionale della DC guidata da Renato Grassi e della Federazione Popolare DC, presieduta da Giuseppe Gargani, evidenziando che, alla base di ogni progetto di riforma economico sociale, è essenziale procedere al rovesciamento della logica che, nell’età della globalizzazione, ha posto il primato della finanza sull’economia reale  e sulla stessa politica; quest’ultima ridotta a un ruolo ancillare, con molti dei suoi esponenti assoldati dai gestori delle multinazionali della finanza padrone del mondo.

Riassumo quelle indicazioni:

1. Obbligo di cessione al Tesoro dello Stato italiano da parte di Telecom Italia Sparkle

della proprietà dei cavi sottomarini, necessari alla comunicazione intranet dei movimenti

elettronici del denaro nel sistema bancario italiano (=abolizione della L.58 del 28 Gennaio

1992 e della Legge n. 35 del 29 gennaio 1992)

2. Controllo Statale sulla raccolta del risparmio tra il pubblico mediante compagnie

assicurative statali = abolizione del DPR n. 350/1985 firmato da Sandro Pertini

3. Obbligo di cessione da parte di Banca Intesa, Unicredit, Cassa Risparmio Bologna,

Carige e BNL del 51% delle loro azioni al Tesoro dello Stato Italiano al fine che lo Stato

italiano abbia, con 265 voti su 529, il controllo del 51% di Banca d’Italia (abolizione della L.82

del 7 Febbraio 1992), al fine che Banca d’Italia possa di nuovo dopo 25 anni tornare a vigilare

per impedire truffe sui derivati e su azioni/bond carta straccia, e per impedire anatocismo e

usura bancaria.

4. Reintroduzione della Legge Bancaria del 1936 (abolizione del decreto legislativo n.

385/1993):

5. SEPARAZIONE TRA BANCHE DI PRESTITO (loan bank) e BANCHE SPECULATIVE (investment bank) : abolizione del d.lgs n.481/1992 firmato da Giuliano Amato, Barucci e Colombo. Automatica re-introduzione della contabilità bancaria esistente prima del 31 Luglio 1992 (abolizione del Provvedimento di Banca d’ Italia del 31 Luglio 1992 firmato da Lamberto Dini al fine di fermare l’evasione fiscale verso i fondi speculatori petroliferi kazari proprietari della City of London e sede fiscale a tassazione zero nello stato USA del Delaware)

6. Divieto di prestare denaro creato con un clic elettronico anziché raccolto tra il

pubblico

7. Riduzione del capitale flottante di Banca Intesa, Unicredit, Cassa Risparmio Bologna,

Carige, BNL e di ogni altra società italiana strategica quotata in borsa (ENI,…) dall’attuale

85% del capitale totale, al 15%, al fine di evitare scalate da parte dei fondi speculatori

petroliferi kazari.

8. Divieto di vendite allo scoperto (divieto di short -selling) sia di tipo naked (presa in

prestito di titoli inesistenti per es. di MPS per farle crollare, le uniche finora vietate dall’UE) e

di quelle piene. Divieto in sostanza di ogni tipo di vendita allo scoperto contro titoli di società

italiane quotate alla borsa di Milano.

9. Abolizione del CICR (è l’ufficio di controllo occulto di Banca d’Italia)

10. Conferire il potere ISPETTIVO sia a Banca d’Italia che alla Consob, in aggiunta a quello

di vigilanza

11. Separare la Consob dal controllo di Banca d’Italia al fine di avere un organo ispettivo

indipendente. Possibilità anche per la GDF e per la Polizia di Stato di compiere ispezioni in

materia finanziaria, in materia di borsa.

12. Divieto per famiglie, imprese ed enti locali italiani di sottoscrivere derivati sulla valuta(=abolizione del DPR n.556/1987 emesso su proposta del Ministro del Tesoro Giuliano

Amato) e derivati sul tasso (=abolizione del D.M. del Tesoro n. 44 del 18 febbraio 1992

firmato da Mario Draghi)

13. Divieto al Governatore di Banca d’Italia di variare il tasso ufficiale di sconto (abolizione della L.n. 82 del 7 Febbraio 1992) al fine di evitare le truffe sui derivati sul tasso

14. Divieto di anatocismo nei conti correnti, leasing, mutui, prestiti con cessione del quinto e in ogni altra forma di prestito

15. Abolizione del piano di ammortamento alla francese, lecito solo il piano di

ammortamento all’italiana (quote capitali sempre uguali).

16. Divieto di usura oggettiva (supero tasso soglia) e divieto di usura soggettiva (supero

tasso medio). Introduzione della rilevanza immediatamente penale anche del supero del tasso

medio indipendentemente dalla situazione di difficoltà economica-finanziaria del soggetto

cliente

17. Abolizione della disciplina fondiaria ex art 38 e seg. TUB

18. Riforma del Tribunale delle Esecuzioni immobiliari sulla prima casa e sull’immobile

sede dell’attività: divieto di esecuzione immobiliare sulla prima casa e sulla sede dell’attività,

obbligo di prolungamento del mutuo, in caso di difficoltà, ad un tasso massimo pari al tasso

d’inflazione. Divieto di neutralizzazione del Fondo Patrimoniale (è una figura giuridica

prevista dal 1936 a tutela della famiglia italiana).

19. Divieto di concentrazione immobiliare diretta o per interposte persone (massimo 3

immobili) in soggetti posti in qualsiasi ruolo e funzione del Tribunale addetti all’esecuzioni

immobiliari e nella sezione fallimentare.

Divieto di concentrazione immobiliare diretta o per interposte persone (massimo 3

immobili) nell’avvocato e dottore commercialista della curatela fallimentare, dei sequestri

immobiliari e quali procuratori per le banche nelle esecuzioni immobiliari e nel custode e

nel notaio delle esecuzioni immobiliari

20. Creazione della Procura Nazionale contro i Reati finanziari commessi da soggetti

speculatori esteri, con distaccamento in ogni DDA, collegata all’INTERPOL e per la

prevenzione di attentati terroristici e jihadisti da parte dei fondi speculatori atti a riottenere il

controllo privato delle banche italiane e dell’Ente dell’Energia italiano

21. Obbligo di almeno cinque Parlamentari di ogni forza politica di partecipare all’

Assemblea Annuale di Approvazione del Bilancio delle banche italiane azioniste di

maggioranza di Banca d’Italia, in quanto vero governo del sistema e termometro della salute

del paese.

Ritengo che, se vogliamo tradurre nella “città dell’uomo” le indicazioni pastorali emerse dall’assemblea generale dei vescovi italiani, sia indispensabile porre queste proposte nel programma del partito o federazione dei partiti che si ispirano ai valori del cattolicesimo democratico e cristiano sociali, per le prossime elezioni politiche. Un’assemblea costituente ad hoc per promuovere tale ricomposizione dovrebbe essere convocata quanto prima. E ciò che con alcuni amici abbiamo avviato, partendo dalla base, augurandoci che, anche i responsabili dei diversi partiti, movimenti, associazioni e gruppi che si rifanno ai medesimi principi e valori, concorrano con noi alla realizzazione di tale progetto. Solo così supereremo lo stallo in cui siamo finiti, dopo la lunga stagione della diaspora post DC e potremo riprendere la nostra strada.

Ettore Bonalberti, vicesegretario nazionale DC

Venezia, 29 Maggio 2022

 

 

Documento appello per la Costituente dei democratici cristiani e popolari italiani

Alla vigilia delle prossime elezioni politiche facciamo appello alle donne e agli uomini,  ai giovani e agli anziani che ritengono doveroso e necessario impegnarsi in questo momento di grave crisi  sociale ed economica che interessa il nostro Paese nel quale l'integrazione europea è diventata parte della nostra vita quotidiana; una crisi aggravata dal permanere di un conflitto insensato determinato dalla guerra prodotta dall’aggressione russa all’Ucraina;

crediamo nei  valori e nelle  tradizioni che hanno permesso all'Italia di trasformarsi da "terra povera" e di "dolorosa emigrazione" in un'area tra le più industrializzate del pianeta; valori e tradizioni che si basano sul primato della persona e della famiglia e sulle realtà associative che, operando in ambito sociale, economico, culturale e politico, intendono continuare la nostra tradizionale "voglia di fare insieme" anche ricorrendo agli strumenti più avanzati delle moderne tecnologie.

Siamo impegnati per la costruzione di un'Europa dei valori, unita, aperta, diversa e più umana, che tragga linfa vitale dalle sue radici cristiane e delle libertà civili, all'interno della quale le peculiarità e le particolarità regionali e locali possano lavorare assieme per promuovere il benessere di tutti, superando i limiti dell’attuale organizzazione burocratica senza un riferimento costituzionale condiviso.

Crediamo in  un libero mercato ed una libera concorrenza che sono alla base di un "welfare" che sappia coniugare in modo equilibrato libertà individuale, responsabilità personale, sviluppo economico e solidarietà sociale.

Riconosciamo il primato della politica come momento di sintesi ideale e come luogo di rappresentanza reale di valori e di bisogni diversi e diffusi; per una politica che rifugga le inutili conflittualità personalistiche e di parte e che riassuma i valori del popolarismo inteso come diretta partecipazione dell'Uomo - Cittadino alla costituzione del futuro suo e dei suoi Figli.

Siamo convinti assertori di un sistema elettorale proporzionale con sbarramento, preferenze e istituto della sfiducia costruttiva. Intendiamo, pertanto, impegnarci con urgenza per modificare la legge elettorale in vigore che, con l'abolizione delle preferenze, ha di fatto eliminato ogni forma di legittimazione popolare alle classi dirigenti parlamentari. Diciamo NO a un sistema elettorale che senza garantire stabilità di governo ha favorito solo il più indegno trasformismo parlamentare.

Siamo convinti che le cose nuove non partano dai vertici ma dall’ascolto della base; partono dal popolo che si sottrae al populismo e al leaderismo. Le cose nuove partono dalla base sconfitta ed umiliata rimasta senza partito negli ultimi trent’anni. Ecco perché facciamo appello ai nostri concittadini affinché  si pongano come entità libere, pronti ad autodeterminarsi, ad autorappresentarsi sulla base di un consenso che derivi da un dibattito, anzi da un dialogo in fermento e dunque fertile, una entità attiva, estesa, partecipata, forma di “cultura dell’incontro in una pluriforme armonia”, come papa Francesco chiede. Facciamo buona politica e diamo finalmente una casa al nostro popolo. E sarà la casa nella quale ci riconosciamo tutti, matrice immagine identità speranza e forza.

Crediamo che la politica non debba essere esclusivamente strumento per vincere le competizioni elettorali, ma debba agire per salvaguardare e costruire anche gli interessi delle generazioni future, alle quali dobbiamo saper garantire quel lungo periodo di pace, di libertà e di benessere che i nostri padri hanno assicurato a noi.

Sosteniamo con forza l'idea di uno Stato Federale che sappia essere popolare e che nelle sue articolazioni territoriali riconosca le funzioni costituzionalmente garantite dei Comuni, delle Province, e delle Regioni.

Viviamo l'autonomia locale come forma di massima libertà, esaltando la partecipazione responsabile nel rispetto del principio di sussidiarietà in quella prospettiva europea che oggi ci appartiene. Una sussidiarietà tuttavia che deve riguardare non solo le istituzioni, ma anche il rapporto tra istituzioni e società civile; ciò che può fare meglio il cittadino, singolo o associato, non deve essere fatto dalle istituzioni pubbliche.

Abbiamo vissuto la lunga stagione della diaspora che dal 1993 ha frantumato la presenza politica organizzata dei cattolici italiani e intendiamo  dar vita a un’iniziativa che, partendo dal basso, sappia organizzare l’assemblea costituente e di ricomposizione politica  dell’area cattolico democratica e cristiano sociale.

Diamo vita, dunque, ad un modello di valori e di democrazia che sappia coinvolgere tutti coloro che fanno riferimento agli ideali e ai programmi del Partito Popolare Europeo, tutti coloro che con entusiasmo e motivazione ideale intendono mettere a disposizione le propria intelligenza, capacità e professionalità per il bene comune.

 

E’ comune la volontà di concorrere alla costruzione di un nuovo soggetto politico di centro: laico, democratico, popolare, riformista, europeista, ispirato ai valori della dottrina sociale cristiana, inserita a pieno titolo nel PPE, da far tornare ai principi dei padri fondatori DC e popolari: Adenauer, De Gasperi, Monnet e Schuman, alternativo alla deriva nazionalista e populista e alla sinistra senza identità. Massima disponibilità a collaborare con chi assuma come programma la difesa e la completa attuazione della carta costituzionale, compresi quanti di area liberale e riformista si riconoscono crocianamente nei valori dell’umanesimo cristiano.

 

Chiediamo a quanti si riconoscono in questi valori e in questa proposta di sottoscrivere il documento e di partecipare attivamente alla prossima assemblea costituente nazionale di ricomposizione politica dell’area democratico cristiana e popolare che insieme convocheremo con procedure democratiche condivise dai territori in sede locale sino all’assemblea dei delegati che deciderà su nome, simbolo, programma e classe dirigente del nuovo partito.

 

Ettore Bonalberti – Dina Maragno- Gianfranco Rocelli –Mario Donnini- Veneto

Pasquale Tucciariello- Raffaele Libutti-Basilicata

Bruno Cassinari- Emilia Romagna

Pietro Falbo- Calabria

Mariella D’Amore- Vincenzo Drimarco-Puglia 

 

 

 

Come si potrebbe procedere

 

C’è una gran voglia di un centro nuovo e diverso da quello sin qui espresso dopo la fine della prima repubblica (1948-1993) e sino ai nostri giorni. Ho raccolto nella mia cartella elettronica oltre settanta interventi di esponenti di diversi partiti, associazioni e movimenti politici che fanno riferimento, sia all’area cattolico democratica e cristiano sociale, che a quella liberal democratica e riformista socialista, tutti inneggianti all’avvio di un nuovo centro. Ho più volte sostenuto che per far decollare il nuovo centro serve, innanzi tutto, ricomporre politicamente la nostra area di riferimento democristiana e popolare sin qui frammentata e vittima di una diaspora (1993-2022) che continua tuttora. Una diaspora, molta parte della quale collegata alle diverse modeste ambizioni  di personaggi interessati, soprattutto, alla loro sopravvivenza politica personale. Quella garantita sin qui dalla sistemazione nei poli di destra o di sinistra, favoriti dal bipolarismo forzato conseguente alle diverse leggi elettorali in larga misura maggioritarie: mattarellum, porcellum e rosatellum.

La nostra ricomposizione d’area può e deve favorire una più ampia federazione con parti politiche d’ispirazione liberal democratica e riformistico sociale, alternativa alla destra nazionalista e populista e alla sinistra senza identità. Il problema è come realizzare detta ricomposizione. Credo, come ho ripetuto ad abundatiam, che sarebbe inefficace e inopportuno partire dalle alleanze, ossia da una decisione che, inevitabilmente divisiva, dovrebbe, semmai, essere il risultato di una verifica di compatibilità politiche e programmatiche conseguenti anche al tipo di legge elettorale che, alla fine, sarà adottato per le prossime elezioni politiche. Non condivido quanto sostenuto dall’amico Giorgio Merlo (vedi il suo recente articolo su il domani d’Italia: centro sì, al di là della riforma elettorale- 10 Maggio 2022 ) secondo cui il centro nuovo potrà e dovrà nascere anche nel caso in cui permanesse l’attuale legge elettorale prevalentemente maggioritaria. Credo, infatti, che nell’ipotesi di un bipolarismo ancora una volta riproposto e che potrebbe avere il carattere di uno scontro tra una destra guidata dalla Meloni e una sinistra dal PD, i nostri potenziali elettori si tripartirebbero tra destra, sinistra e astensione.

Ecco perché ho scritto le ragioni della nostra scelta per una legge proporzionale alla tedesca (vedi www.ilpopolo.cloud - 9 Maggio 2022) che, last but non least, favorirebbe certamente la nostra ricomposizione, ma, soprattutto, permetterebbe di superare una situazione nella quale, col rosatellum, possono nascere certamente delle coalizioni elettorali, ma non è affatto garantita la governabilità, come verificatosi nei lunghi anni della nostra lunga e dolorosa Demodissea. Aggiungo che con questo sistema, abbiamo sin qui portato in Parlamento dei “nominati”, ligi solo ai poteri dei capi partito, e, spesso, senza alcun legame con gli elettori del loro territorio.

Se la proporzionale è, almeno secondo me, la premessa per la ricomposizione, confermo che per procedere serve definire un programma politico organizzativo all’altezza dei valori e degli interessi degli elettori che intendiamo rappresentare. Un modesto contributo al riguardo è stato da me offerto nei giorni scorsi, con la speranza che possa aprire un costruttivo confronto. Ciò che ha impedito sin qui la nostra ricomposizione è l’appartenenza alle diverse realtà politiche e associative, nelle quali alcuni ritengono di poter meglio garantirsi la sopravvivenza politica. Ora è tempo di dichiarare espressamente se siamo disponibili a un salto di qualità e a passare dall’attuale frammentazione alla ricomposizione politica e organizzativa. Abbiamo già e sin troppo accertato che con le nostre divisioni, sul piano elettorale, proporzionale o maggioritario, non si garantisce alcuno, tranne “i soliti noti”, pronti ad accasarsi nel polo più disponibile all’accoglienza, per svolgere, alla fine un ruolo subordinato e irrilevante.

Suggerirei allora di condividere un appello per un’assemblea costituente di ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale italiana; documento che potrebbe essere redatto da alcune delle personalità più autorevoli di questa vasta e complessa realtà e di aprire l’adesione a tutte le cittadine e i cittadini italiani interessati al progetto. Un sistema condiviso per l’elezione di delegati provinciali e/o regionali all’assemblea costituente nazionale da parte di coloro che avessero sottoscritto il documento appello e aderito col versamento di una quota simbolica ( 5 o 10 €), favorirebbe la convocazione dell’assemblea costituente nazionale nella quale decidere insieme: programma e scelta della classe dirigente del nuovo partito. Nessuna leadership precostituita, consapevoli che molti di noi, figli della prima repubblica, hanno consumato le proprie energie e logorato la propria capacità di consenso specie tra le nuove generazioni, ma certi, che solo dal confronto libero e democratico che si potrà svolgere ai livelli territoriali provinciali e regionali, potranno emergere i nuovi leaders per l’assemblea costituente.

Solo dopo aver condiviso una proposta di programma, sarà l’assemblea costituente a decidere le possibili e più opportune alleanze che dovranno, in ogni caso, garantire la difesa e piena attuazione della Costituzione, nel rispetto dei principi essenziali della solidarietà e sussidiarietà  propri dell’umanesimo cristiano.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 11 Maggio 2022

  1. Perché la legge proporzionale


    Alcuni giorni fa ho scritto dello sfarinamento progressivo delle attuali alleanze politiche: a destra con lo scontro Meloni-Salvini, a sinistra con la rottura progressiva tra PD e M5S, aggiungendo: è tempo di ritorno al  proporzionale con le preferenze e di sfiducia costruttiva.

    Quello della legge elettorale è un tema che si propone costantemente alla vigilia di elezioni politiche, quasi che la  crisi di sistema vissuto dall’Italia si possa risolvere col mutamento delle regole elettorali. Certo, dal mattarellum al porcellum e sino al rosatellum, sono stati numerosi i tentativi di trovare soluzioni, in ogni caso sempre corrispondenti agli interessi delle maggioranze di governo e parlamentari che hanno deciso di adottarle. Non sempre ai propositi hanno corrisposto i risultati. Ci aveva provato senza successo anche De Mita che, in odio a Forlani e a Craxi, sostenne lo sciagurato referendum Segni (1991), con cui si scelse di abbandonare il sistema elettorale proporzionale, avviando la lunga stagione del maggioritario che ha caratterizzato e favorito il passaggio dalla prima alla seconda repubblica e sino alla consumazione di quest’ultima.

    Un Parlamento alla fine è risultato costituito da “nominati” (grazie a una legge elettorale, il rosatellum, rivelatasi inadeguata) che, in questa legislatura, hanno dato vita a oltre duecento cambi di casacca: un’autentica propensione al peggior trasformismo parlamentare, finendo col dimostrare che il bipolarismo forzato all’italiana non è in grado di garantire la governabilità. Si possono costituire dei comitati elettorali che il bipolarismo, anziché ridurli a due, ha moltiplicato progressivamente, ma essi non garantiscono stabilità di governo. Ecco perché, anche stavolta, alla vigilia delle prossime elezioni, è utile e opportuno cambiare la legge elettorale.

    Nella vicenda dell’ultimo voto per l’elezione del presidente della Repubblica era riemerso il tema del semi presidenzialismo, che taluni intendevano introdurre per via surrettizia, come  annunciò il ministro Giorgetti, o altri, più esplicitamente, quale obiettivo politico privilegiato, come la destra di Fratelli d’Italia. E’ evidente che la natura costituzionale rigida della nostra Repubblica non potrebbe sopportare la semplice modifica del sistema di elezione presidenziale, senza una riscrittura totale della nostra Costituzione; riscrittura che solo un’assemblea costituente potrebbe compiere. Su tale questione ha espresso giudizi esemplari l’amico On Giorgio Pizzol in un articolo pubblicato su www.ilpopolo.cloud il 3 ottobre 2021: “la nostra è una Costituzione democratica “pura” ed esige una legge proporzionale “pura”.

    E continuava: “ a rafforzare la conclusione sopra esposta aggiungeremo che l’articolo 49 della Costituzione dice: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.” Il senso dell’articolo è intuitivo. Lo riassumeremo così. Ogni partito ha diritto di essere rappresentato in parlamento in proporzione esatta dei voti che riesce ad ottenere dagli elettori. In questo momento, con un Parlamento di soli 600 membri, una legge proporzionale pura è indispensabile per conservare la democrazia rappresentativa  come prevista dagli articoli della Costituzione sopra citati”.

    E’, dunque, evidente, come il tema della legge elettorale, stante la scadenza delle politiche del 2023, non si possa più eludere o rinviare e, infatti, è entrato a pieno titolo nell’agenda politica italiana insieme ai tanti e ancor più decisivi temi che l’Italia deve affrontare in questa difficile congiuntura interna e internazionale.

    Perché scegliere un modello di legge elettorale “ alla tedesca”?

    La storia italiana, com’è noto, si è svolta secondo schemi assai simili a quelli della storia tedesca e, alla luce di ciò che è accaduto e accade in Europa, non possiamo che ribadire come la scelta per il modello elettorale tedesco della legge elettorale proporzionale con sbarramento, utilizzo delle preferenze e istituto della sfiducia costruttiva, sia il più coerente con essa. Proporre come da taluni partiti ed esponenti politici ancor oggi sostengono, sistemi derivati dalle esperienze francesi o inglesi, significa forzare una realtà storico culturale e politica come quella italiana, che, similmente alla storia politica tedesca, ha avuto sviluppi diversi da quei Paesi europei caratterizzati dal fattore unificante e accentratore delle loro grandi monarchie nazionali. Uno sviluppo capitalistico concentrato nel tempo e nello spazio, la nascita di partiti di sinistra prima ancora dei sindacati, in Italia come nella Germania, hanno accompagnato un processo di unificazione nazionale che, in Germania si è svolto sotto la guida di Bismarck e della Prussia, e in Italia, quella di Cavour e del Regno piemontese, impegnati entrambi a mettere insieme le diverse e conflittuali realtà territoriali. Un processo che in Germania, dopo la tragica esperienza hitleriana, e il ritorno alla democrazia, ha assunto il carattere di una struttura federale ad ampia autonomia dei Landers, mentre in Italia, dopo l’accentramento imposto sul modello piemontese post risorgimentale, il sistema regionale si poté compiere solo nel 1970 con l’avvento del sistema frammentato delle attuali regioni.

    Resta il fatto che la Germania col suo sistema elettorale di tipo  proporzionale con sbarramento e l’istituto della sfiducia costruttiva è riuscita a garantirsi governi stabili, sia prima che dopo la riunificazione compiuta dal cancelliere Kohl, sperimentando per lunghi tratti coalizioni unitarie e di ampia convergenza politica. Anche noi italiani dovremmo prendere a modello il sistema elettorale tedesco, tanto più che il sistema elettorale è quello sotteso alla stessa costruzione istituzionale indicata dalla Carta fondamentale. Legge elettorale e Carta costituzionale sono strettamente collegate e la difesa di quest’ultima deve essere sostenuta da un sistema elettorale coerente. Ovviamente e al fine di evitare la scelta dei “nominati” attuali nelle liste bloccate del rosatellum, con la legge elettorale dovrà essere re introdotto il sistema delle preferenze che offrono agli elettori la possibilità di indicare le loro scelte e decidere gli “eletti”. Importante, infine, l’istituto della sfiducia costruttiva: nessun governo può essere sfiduciato in assenza di una maggioranza parlamentare alternativa. Last but non least, almeno per noi dell’area cattolico democratica e cristiano sociale, la legge proporzionale con sbarramento, come più volte evidenziato in diversi miei articoli e dell’amico Giorgio Merlo, è essenziale per il nostro progetto di ricomposizione politica, salvo che non si voglia continuare una suicida diaspora senza prospettive. Ecco perché sottoscriviamo in toto quanto hanno scritto nel loro “ Manifesto Appello per la riforma elettorale in senso proporzionale” il gruppo dei “ Riformisti per davvero” ( www.ildomaniditalia.eu, 17 Febbraio 2022) augurandoci che governo e Parlamento decidano per la proporzionale .

     

    Ettore Bonalberti

    Venezia, 9 Maggio 2022

     

 

Alcune idee di programma

 

Se intendiamo concorrere al progetto di ricomposizione politica dell’area cattolico

democratica e cristiano sociale, come ho  più volte evidenziato, serve condividere alcune idee di programma. Un progetto che potrebbe essere sviluppato con metodo top down ( dall’alto in basso) oppure bottom up ( dal basso in alto). Quanto al primo, a me pare non ci siano, almeno sinora, indicazioni operative da parte delle diverse realtà che appartengono alla nostra area, così come, nonostante alcuni tentativi compiuti, siamo ben lontani da quel tempo in cui i nostri padri fondatori seppero promuovere il progetto dei democratici cristiani per l’Italia del dopoguerra.  Gli anni delle “Idee ricostruttive” di Alcide De Gasperi e del Codice di Camaldoli.

Ecco perché, con l’aiuto di alcuni docenti dell’università di Padova, esperti in metodologia delle scienze sociali, abbiamo predisposto un questionario che, nei prossimi giorni utilizzeremo con un vasto campione, per raccogliere dal territorio le attese dei nostri amici e potenziali elettori di area.

Da parte mia è da diverso tempo che discuto da “osservatore partecipante” sulle condizioni culturali, sociali, economiche e politico istituzionali dell’Italia e sulle scelte, a mio parere, più opportune per corrispondere alle attese, soprattutto, del terzo stato produttivo e dei ceti popolari, in coerenza con i loro interessi e  valori e una visione propria dell’umanesimo cristiano. In attesa di conoscere ciò che emergerà dai risultati della ricerca  sociologica più approfondita di cui al questionario annunciato, mi permetto di offrire agli amici interessati/bili alcune idee per il programma da cui partire per il progetto della nostra ricomposizione politica. In estrema sintesi:

 

1.     Riconferma della nostra storica alleanza europeista e occidentale, con l’impegno a costruire un’Unione europea di tipo federale, che sappia superare i limiti e le contraddizioni del patto di Maastricht e del sistema delle decisioni all’unanimità, e che, specie dopo questa tragica vicenda della guerra russo-ucraina, sappia organizzare una propria force de frappe in alleanza con la NATO;

2.     Conferma della costituzione repubblicana, piccoli adeguamenti a garanzia dell’elettore/cittadino, nuovo rapporto Stato/Regioni con funzioni solo nazionali e autonomia per tutti, da nord a sud, a gradi con verifiche pattuite per delega; più attenzione, sanzioni certe e controlli degli atti pubblici; 

3.     Stato più efficiente, meno costoso, semplificazione ministeri, massima digitalizzazione; dipendente pubblico un esempio positivo per il privato; meno dirigenti, più responsabilità, più stipendio; riduzione dei passaggi; libertà di accesso e autocertificazioni, ma controlli severi immediati sanzioni certe a valle; no flattax lineare, ma tasse più imposte sempre proporzionali al reddito familiare, ISEE per tutto su base biennale; una sola Camera legislativa; un Senato per alte questioni; meno regioni e più Macroregioni; Province più efficaci di aggregazione;  Comuni confinanti aggregati, minimo 3000 abitanti per comune, massimo 4 fusioni; 

4.     Ambiente clima come primario obiettivo salute; contatti con associazioni propositive e con soluzioni; niente barricate, ma progetti concreti urbani;  puntare al 100% di mezzi pubblici non inquinanti; uffici pubblici tutti con utenze non inquinanti da scuole a comuni; fotovoltaico solo su tetti e aree già cementate; recupero ovunque acqua piovana, più bacini; solo pompe di calore e solo auto in garage per nuove costruzioni;    

5.     Programma di politica attiva del lavoro non slegato da riforme fiscali e del cuneo contributivo, oltre che con l’inserimento di una pensione autonoma integrativa legata a quella previdenziale pubblica; uguaglianza contrattuale e stipendi uomini donne, di genere, pubblici e privati; normare contratti regionali e specialistici; governare le differenze fra imprese piccole e grandi; regime fiscale plusvalenze grandi imprese; modello scolastico performante il lavoro; per certi aspetti fiscali e tributari il lavoro del politico equiparato agli altri; diritti e doveri hanno lo stesso peso sociale e civile; 

6.     Riduzione perequazione sociale reddituale; reddito sociale minimo dopo severi controlli individuali e di famiglia un ISEE per tutto (anche per diversi pagamenti); assegnazione lavori di pubblica utilità servizio assistenza a chi percepisce un reddito vitale; ripristinare a scuola l’educazione civica e morale e inclusione; tariffe e canoni in base al reddito; reddito in base al ricavo lordo per tutti i lavoratori; sanità scuola lavoro sono le uniche voci dello Stato (non delle macroregioni) che possono essere in rosso o possono creare debito pubblico; più controlli preventivi e a valle con più forze dell’ordine per strada in luoghi pubblici; 

7.     Famiglia prima figura sociale di educazione formazione, base essenziale della società, da difendere e promuovere per le sue funzioni e aspetti personali e  sociali

8.     Valorizzazione dei corpi intermedi, indispensabili per un’autentica politica ispirata dai principi della solidarietà e sussidiarietà

9.     Europa sempre, ma meno burocrazia e costi fissi; più perequazione su certi temi: una difesa unica; ufficio unico per affari esteri; fiscalità e tributi uguali in area euro in proporzione produttività e redditività netta; tasse e imposte uguali per tutte le major del web, energia, farmaceutica; contratti strategici unici; difesa della qualità a tavola; lealtà e rispetto degli asset singolo paese; condivisione surplus finanziari; 

10. Predisporre un piano nazionale industriale che manca da 40 anni partendo dagli asset pubblici-privati e quelli privati (turismo, alimentazione, porti, meccatronica, acciaio …) inalienabili, che siano reddituali o almeno autosufficienti; e anche un piano nazionale agroalimentare che sia ambientale e strategico per le nuove generazioni; 

11. Predisporre un piano economico nazionale sociale-civile-vitale legato alla sussidiarietà attiva,  sociale, civile, sussidiaria ecologica e ambientale, deve essere prioritaria in ogni esercizio e campo al posto di quella solo monetaria e solo finanziaria, ritorno alla economia reale in certi settori, chiudere le delocalizzazioni d’imprese,  controllo e tassazione delle mega rendite anche finanziarie e della gestione patrimoni e assicurazioni da reinvestire nel sociale transizione ecologica, 

12. Grande progetto integrato da più funzioni per i 2/3 del territorio italiano montano/collinare più vulnerabile, svantaggiato, difficile, abbandonato che può crollare a valle, ma anche premiato e autentico patrimonio culturale paesaggistico nazionale che ha in se già milioni di posti di lavoro e fare in modo che ritornino gli occupati a fare impresa e servizi, dalle scuole ai pronto soccorso, dalle regimazioni idrauliche all’antropologia di servizio;  

13. Giustizia a misura del cittadino e non del magistrato;  veloce, certo, equo; separazione drastica delle carriere; autogoverno magistrati composto da meno membri più laici e meno togati, non attivi; eliminare legame amministrativo legale fra politico e magistrato; nessun rientro di carriera chi fa il politico;  sanzioni esemplari per fuga di notizie e veline di atti processuali di chiunque;  carriere certificate con parametri pubblici; nuovo processo penale, carceri più vivibili, più sanzioni amministrative e servizi sociali al posto delle pene lievi, certezza assoluta e nessuna discrezionalità della sentenza definitiva per i reati gravi

Tutto ciò avendo consapevolezza, che ciò che ci aspetta dopo la fine della sanguinosa guerra di aggressione russa all’Ucraina, sarà particolarmente oneroso per le famiglie e le imprese, permanendo l’esigenza di trovare le alternative alla nostra attuale dipendenza energetica al gas e al petrolio russo, incrementando l’utilizzo delle energie alternative e delle disponibilità di gas del nostro territorio, nuove fonti di approvvigionamento internazionali, accanto allo sviluppo delle nuove tecnologie dell’idrogeno e del nucleare.

Prioritarie restano da risolvere con estrema urgenza: la ricostruzione della Sanità pubblica, la digitalizzazione del Paese, l’edilizia scolastica, la conversione energetica, la sicurezza idrogeologica del territorio. Suggerisco, infine, quanto ho già avuto occasione di esporre, ossia che per un’autentica ed efficace politica riformatrice tale da contrastare e battere lo strapotere della finanza che ha sin qui reso subalterne ai propri obiettivi sia l’economia reale che la stessa politica, sia indispensabile compiere le seguenti scelte di politica economica  finanziaria:

1. Obbligo di cessione al Tesoro dello Stato italiano da parte di Telecom Italia Sparkle

della proprietà dei cavi sottomarini, necessari alla comunicazione intranet dei movimenti

elettronici del denaro nel sistema bancario italiano (=abolizione della L.58 del 28 Gennaio

1992 e della Legge n. 35 del 29 gennaio 1992)

2. Controllo Statale sulla raccolta del risparmio tra il pubblico mediante compagnie

assicurative statali = abolizione del DPR n. 350/1985 firmato da Sandro Pertini

3. Obbligo di cessione da parte di Banca Intesa, Unicredit, Cassa Risparmio Bologna,

Carige e BNL del 51% delle loro azioni al Tesoro dello Stato Italiano al fine che lo Stato

italiano abbia, con 265 voti su 529, il controllo del 51% di Banca d’Italia (abolizione della L.82

del 7 Febbraio 1992), al fine che Banca d’Italia possa di nuovo dopo 25 anni tornare a vigilare

per impedire truffe sui derivati e su azioni/bond carta straccia, e per impedire anatocismo e

usura bancaria.

4. Reintroduzione della Legge Bancaria del 1936 (abolizione del decreto legislativo n.

385/1993):

5. SEPARAZIONE TRA BANCHE DI PRESTITO (loan bank) e BANCHE SPECULATIVE (investment bank) : abolizione del d.lgs n.481/1992 firmato da Giuliano Amato, Barucci e Colombo. Automatica re-introduzione della contabilità bancaria esistente prima del 31 Luglio 1992 (abolizione del Provvedimento di Banca d’ Italia del 31 Luglio 1992 firmato da Lamberto Dini al fine di fermare l’evasione fiscale verso i fondi speculatori petroliferi kazari proprietari della City of London e sede fiscale a tassazione zero nello stato USA del Delaware)

6. Divieto di prestare denaro creato con un clic elettronico anziché raccolto tra il

pubblico

7. Riduzione del capitale flottante di Banca Intesa, Unicredit, Cassa Risparmio Bologna,

Carige, BNL e di ogni altra società italiana strategica quotata in borsa (ENI,…) dall’attuale

85% del capitale totale, al 15%, al fine di evitare scalate da parte dei fondi speculatori

petroliferi kazari.

8. Divieto di vendite allo scoperto (divieto di short -selling) sia di tipo naked (presa in

prestito di titoli inesistenti per es. di MPS per farle crollare, le uniche finora vietate dall’UE) e

di quelle piene. Divieto in sostanza di ogni tipo di vendita allo scoperto contro titoli di società

italiane quotate alla borsa di Milano.

9. Abolizione del CICR (è l’ufficio di controllo occulto di Banca d’Italia)

10. Conferire il potere ISPETTIVO sia a Banca d’Italia che alla Consob, in aggiunta a quello

di vigilanza

11. Separare la Consob dal controllo di Banca d’Italia al fine di avere un organo ispettivo

indipendente. Possibilità anche per la GDF e per la Polizia di Stato di compiere ispezioni in

materia finanziaria, in materia di borsa.

12. Divieto per famiglie, imprese ed enti locali italiani di sottoscrivere derivati sulla valuta(=abolizione del DPR n.556/1987 emesso su proposta del Ministro del Tesoro Giuliano

Amato) e derivati sul tasso (=abolizione del D.M. del Tesoro n. 44 del 18 febbraio 1992

firmato da Mario Draghi)

13. Divieto al Governatore di Banca d’Italia di variare il tasso ufficiale di sconto (abolizione della L.n. 82 del 7 Febbraio 1992) al fine di evitare le truffe sui derivati sul tasso

14. Divieto di anatocismo nei conti correnti, leasing, mutui, prestiti con cessione del quinto e in ogni altra forma di prestito

15. Abolizione del piano di ammortamento alla francese, lecito solo il piano di

ammortamento all’italiana (quote capitali sempre uguali).

16. Divieto di usura oggettiva (supero tasso soglia) e divieto di usura soggettiva (supero

tasso medio). Introduzione della rilevanza immediatamente penale anche del supero del tasso

medio indipendentemente dalla situazione di difficoltà economica-finanziaria del soggetto

cliente

17. Abolizione della disciplina fondiaria ex art 38 e seg. TUB

18. Riforma del Tribunale delle Esecuzioni immobiliari sulla prima casa e sull’immobile

sede dell’attività: divieto di esecuzione immobiliare sulla prima casa e sulla sede dell’attività,

obbligo di prolungamento del mutuo, in caso di difficoltà, ad un tasso massimo pari al tasso

d’inflazione. Divieto di neutralizzazione del Fondo Patrimoniale (è una figura giuridica

prevista dal 1936 a tutela della famiglia italiana).

19. Divieto di concentrazione immobiliare diretta o per interposte persone (massimo 3

immobili) in soggetti posti in qualsiasi ruolo e funzione del Tribunale addetti all’esecuzioni

immobiliari e nella sezione fallimentare.

Divieto di concentrazione immobiliare diretta o per interposte persone (massimo 3

immobili) nell’avvocato e dottore commercialista della curatela fallimentare, dei sequestri

immobiliari e quali procuratori per le banche nelle esecuzioni immobiliari e nel custode e

nel notaio delle esecuzioni immobiliari

20. Creazione della Procura Nazionale contro i Reati finanziari commessi da soggetti

speculatori esteri, con distaccamento in ogni DDA, collegata all’INTERPOL e per la

prevenzione di attentati terroristici e jihadisti da parte dei fondi speculatori atti a riottenere il

controllo privato delle banche italiane e dell’Ente dell’Energia italiano

21. Obbligo di almeno cinque Parlamentari di ogni forza politica di partecipare all’

Assemblea Annuale di Approvazione del Bilancio delle banche italiane azioniste di

maggioranza di Banca d’Italia, in quanto vero governo del sistema e termometro della salute

del paese.

Spero che questi miei contributi possano servire ad avviare un proficuo dibattito, dal quale si possa giungere a un possibile accordo sul programma, indispensabile pre condizione per gli sviluppi politico organizzativi successivi.

Ettore Bonalberti

Venezia, 5 Maggio 2022

 

 

 

Che fare?

 

Parafrasando il celebre saggio di Lenin, con cui il leader sovietico delineò l’organizzazione e la strategia rivoluzionaria del suo partito, credo sia giunto il tempo di tentare di delineare come potremmo e/o dovremmo procedere chi, come molti di noi, si sentono di appartenere a quel vasto e articolato fiume carsico dell’area politica cattolico democratica e cristiano sociale.

Sono oltre vent’anni che ci proviamo, un tempo nel quale sono prevalsi sin qui le ambizioni e i tentativi di sopravvivenza di molti amici combattenti e reduci della “Prima Repubblica”, i quali, finita politicamente l’esperienza della DC, scelsero di appartenere “al nuovo che avrebbe dovuto avanzare”: chi a destra e chi a sinistra e quanti, come il sottoscritto, hanno tentato di dare attuazione pratica e politica alla sentenza della Cassazione n. 25999 del 23.12.2010, secondo cui: la DC non è mai stata giuridicamente sciolta.

Tentativo avviato nel 2011, concretizzato nel 2012 col XIX congresso nazionale convocato dal consiglio nazionale del partito autoconvocatosi a norma di statuto, nel quale congresso venne eletto alla segreteria del partito  Gianni Fontana, così come nel XX Congresso nazionale dell’Ottobre 2018, eleggemmo  segretario, l’attuale Renato Grassi.

Dobbiamo riconoscere onestamente che non siamo stati capaci di raggiungere l’obiettivo originario, nonostante il coraggioso ultimo tentativo della Federazione Popolare DC  promosso dall’amico Gargani, tenendo presente il permanere della questione dello storico simbolo scudocrociato, utilizzato come sicura rendita di posizione personale dagli eredi di Casini e Follini dell’UDC, finiti dal Pdl al PD, con Cesa, vittima del predominio del padovano De Poli, al ruolo di reggicoda della destra veneta di Galan prima e della lega salviniana attuale. Una posizione che, con quella di Rotondi, sempre organico al Cavaliere, ha di fatto reso impraticabile il disegno di Gargani e di altri amici ( Tassone, Eufemi, Gemelli….) della Federazione Popolare. Sono stati dieci anni (2012-2022) nei quali alla ricomposizione ha continuato a perpetuarsi la diaspora che tuttora persiste, accentuata dai velleitari tentativi di altri personaggi minori, capaci solo di amplificare la confusione di un’eterna “ Demodissea” DC. Tutto ciò in un Paese caratterizzato dal prevalere di una condizione etica, culturale, sociale ed  economica  di anomia ( assenza di regole, discrepanza tra mezzi e fini, venir meno del ruolo dei gruppi sociali intermedi), vittima di una crisi di sistema che si esprime nel forte astensionismo elettorale ( quasi il 50%) e con molta parte delle diverse componenti del sistema sociale, in primis quelle del terzo stato produttivo e delle classi popolari, alla ricerca di un centro democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, ispirato ai valori dell’umanesimo cristiano, alternativo alla destra nazionalista, ai diversi populismi e a una sinistra tuttora alla ricerca di una propria identità nell’età della globalizzazione. Trattasi della  ricerca di un nuovo equilibrio politico, tanto più necessario in questo tempo caratterizzato dalla tragica guerra russo ucraina, destinata a mettere a soqquadro gli equilibri che avevano retto l’Europa e il mondo da Yalta (4-11 Febbraio1945) e dalla nascita dell’OCSE, dopo la conferenza di Helsinki del 1975.

Credo che, a qualunque partito, gruppo o movimento si appartenga, siamo tutti convinti che la premessa per un processo di ricomposizione politica della nostra area sia costituita dall’approvazione di una legge elettorale di tipo proporzionale con sbarramento e introduzione del sistema delle preferenze e dell’istituto della sfiducia costruttiva.

In secondo luogo, si fa sempre più condivisa l’opinione che, prima di dividersi sul tema delle alleanze, sia indispensabile concordare una piattaforma programmatica che, come nei tempi migliori della storia politica dei cattolici ( Idee ricostruttive di De Gasperi e Codice di Camaldoli) sia in grado di intercettare i bisogni emergenti soprattutto dalle classi popolari e dai ceti medi produttivi, dalla saldatura degli interessi e dei valori dei quali, dipende la tenuta stessa del sistema sociale, politico e istituzionale del Paese.

Quanto al tema del programma tenterò in un prossimo articolo di proporre alcune idee, anticipando che, con un gruppo di esperti dell’Università di Padova, stiamo redigendo un questionario con il quale ci proponiamo di raccogliere con metodo bottom up le richieste prevalenti esistenti tra i nostri potenziale elettori nelle diverse realtà italiane.

Concordata la proposta di programma, si potranno definire le regole per la convocazione di un’assemblea nazionale costituente del nuovo centro democratico, popolare, liberale e riformista, nel quale potrà riconoscersi la maggioranza del popolo italiano. Solo allora, dalla volontà della base, sarà decisa la nuova classe dirigente da proporre alla guida del partito e al giudizio degli elettori.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 28 Aprile 2022

Al di là della nostalgia

 

Seguo sempre con interesse le note politiche dell’amico Giorgio Merlo il quale è intervenuto ieri, 8 Aprile, su Il Domani d’Italia, con un articolo dal titolo emblematico: La DC e chi la voterebbe ancora. Da un lato Merlo sostiene che la DC va archiviata come “fatto storico” e “prodotto politico”, dall’altra, citando una recente ricerca Ipsos su come votano oggi i cittadini che nel 1992 scelsero la DC, costata come quegli elettori si siano divisi tra Fratelli d’Italia e il PD. Conclude, tuttavia, che “la storia e l’esperienza della Democrazia Cristiana continuano ad essere attuali ed importanti. E quella politica e quel modo d’essere nella politica chiedono ancora di essere rappresentati e di essere interpretati nella società contemporanea. Piaccia o non piaccia ai populisti e ai sovranisti di turno”.

A me pare una lettura insufficiente della complessa realtà venutasi a creare dopo la fine politica del partito che ha rappresentato l’architrave del sistema italiano per oltre quarant’anni. Anche le conclusioni Ipsos sull’attuale tendenza elettorale degli ex DC non tiene conto che, dal 1993 in poi, il voto degli ex DC si sono divisi tra la nuova esperienza del movimento partito del Cavaliere, Forza Italia, che, grazie agli amici Sandro Fontana e don Gianni Baget Bozzo, scelse di aderire al PPE; quella della Margherita e poi del PD, insieme alla frastagliata serie di cespugli che, a diverso titolo, si rifanno alla DC. Questi ultimi sono il risultato della dolorosa diaspora DC ( 1993-2022) tuttora in corso.

Avendo attivato insieme a Silvio Lega e con il contributo di amici, tra i quali determinante il ruolo svolto presso ministero degli Interni e sentenze dei tribunali, da Leo Pellegrino, l’autoconvocazione del CN della DC fu fatta nel 2012 per dare pratica attuazione alla sentenza della Cassazione n.25999 del 23.12.2010, secondo cui: la DC non è mai stata giuridicamente sciolta, trovo ingenerosa e superficiale e insufficiente la lettura di quegli avvenimenti e dei suoi esiti. Ho scritto su questa triste vicenda il mio ultimo libro: DEMODISSEA, la Democrazia cristiana nella stagione della diaspora ( 1993-2020) edizioni Il Libro, nel quale testimonio da “osservatore partecipante” i travagli vissuti per il tentativo di ricomporre politicamente la Democrazia Cristiana.

Tentativo svolto con la segreteria di Gianni Fontana prima e di Renato Grassi, attuale segretario politico, mentre sono sorti tanti cespugli di pseudo aspiranti leader democratico cristiani. Una dispersione suicida che si è tentato, anche qui con enormi difficoltà, di superare con la Federazione DC e Popolare coordinata da Giuseppe Gargani.

Seguo quotidianamente le note su facebook e whatsapp di Insieme guidata da Giancarlo Infante e degli amici DC di Giulio Andreotti, come le diatribe dai risvolti tragicomici di altri “personaggetti”, per sottolineare come tra nostalgia e vacui velleitarismi non mancano i tentativi di costruire un’offerta politica in linea con la nostra migliore tradizione. Ho accolto con molto interesse le conclusioni del convegno di Viterbo su De Gasperi e il documento finale : “Boarding card- Idee ricostruttive oggi”. Anche qui non è la nostalgia ma una visione realistica della politica. Essenziale resta l’esigenza di ricomporre quanto oggi è ancora frammentato. Si tratta di tenere conto, da un lato, della struttura socio economica e culturale dell’Italia, nell’età della globalizzazione, e, dall’altra, delle esortazioni provenienti dalla Chiesa come quella espressa dal card Bassetti in un’ intervista al Corsera (9 Novembre 2019): “È necessaria una nuova presenza di cattolici in politica. Una nuova presenza che non implica solo nuovi volti nelle campagne elettorali, ma principalmente nuovi metodi che permettano di forgiare alternative che contemporaneamente siano critiche e costruttive” che riprende quanto a più riprese ha affermato Papa Francesco.

Con la mia teoria, definita euristicamente, dei “quattro stati”: la casta, i diversamente tutelati, il terzo stato produttivo, il quarto non Stato, ho tentato di rappresentare sociologicamente l’attuale complessa composizione sociale italiana, caratterizzata da interesse e valori diversi e in taluni casi contrapposti, che richiedono risposte ispirate, oggi come nelle fasi precedenti della rivoluzione industriale, dalla dottrina sociale cristiana.

Siamo, dunque, alla presenza di una domanda, soprattutto del terzo stato produttivo e dei diversamente  tutelati, che non trova nell’attuale assetto politico del Paese, un’offerta politica che sta riducendosi a un tripolarismo forzato tra destra guidata da Fratelli d’Italia, PD e M5S.

Si deve uscire da questo trilemma dal quale le formule di governo sin qui prodotte sono prevalenti quelle guidate da personalità  di natura tecnica, espressione di una crisi politica che sta sempre più caratterizzandosi come crisi di sistema . Una situazione aggravatasi con la pandemia prima e con l’attuale guerra russo-ucraina, destinata a mutare l’intero assetto geopolitico europeo e mondiale.

Sono convinto che in tale contesto serve attivare un forte centro democratico, popolare, liberale e riformista, europeista e occidentale, alternativo alla destra nazionalista e distinto e distante dalla sinistra alla faticosa ricerca della propria identità. Un centro nel quale andrebbero ricomposte tutte le fratture esistenti nel campo degli ex DC, aperto alla collaborazione con le culture liberal democratiche e riformiste socialiste, per il quale la DC di Grassi e la Federazione Popolare DC, insieme alle altre realtà di ispirazione popolare, cattolico democratica e cristiano sociale, sono tutte impegnate.

Servirà, innanzi tutto, definire un programma all’altezza dei bisogni del terzo stato produttivo e delle classi popolari presenti tra i diversamente tutelati, per garantire quella saldatura tra ceti medi e classi popolari che è stato il ruolo storico politico sociale e istituzionale più importante della DC di Gasperi, Fanfani, Moro, sino all’ultimo esperienza di Martinazzoli.

Su questi fondamentali, anche con la DC di Grassi e la Federazione Popolare e dei DC, siamo tutti coinvolti e ci auguriamo di ricomporci al centro con quanti intendono impegnarsi per un’area politico culturale e sociale di cattolici democratici e cristiano sociali, ispirata dai valori della dottrina sociale cristiana. Non di nostalgie regressive, dunque, si tratta, ma della volontà di offrire ancora una volta alla società italiana una proposta politica che adesso, ahinoi, non esiste.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 9 Aprile 2022

 

 

 

Ricomponiamoci  per un’alleanza euro-atlantica

 

Il prossimo election day del 12 Giugno, scade in un momento particolarmente difficile della situazione internazionale per la guerra russo-ucraina e le sue drammatiche e  dolorose conseguenze, non solo interne all’Ucraina, ma per la stessa Unione europea e per l’Italia.

In tale quadro caratterizzato dal venir meno della compattezza dei partiti della maggioranza, interessati a ritagliarsi un ruolo autonomo e attivo in previsione delle politiche del 2023, considerate le difficoltà sin qui incontrate dal processo di ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale, credo sia opportuno ripartire dal basso, dai territori in cui si svolgeranno le prossime elezioni amministrative.

Ho scritto, al riguardo: per l’election day del 12 Giugno proviamo a far partire dai territori  interessati, la formazione di liste unitarie di cattolici democratici e cristiano sociali, ispirati dai valori del popolarismo, alternativi alla destra nazionalista e populista e alla sinistra senza identità? Liste di cattolici democratici che sappiano affermare i valori patriottici e solidaristici che nazionalisti e reduci di sinistra non sanno più portare avanti in modo credibile.

Il M5S che, dopo il voto del 2018, è ancora il partito di maggioranza relativa in parlamento, con le ultime prese di posizione del riconfermato leader, Giuseppe Conte, ha introdotto elementi di forte instabilità, proprio sul tema della politica estera che è sempre stato uno dei capisaldi della strategia politica italiana.

La scelta del Patto Atlantico compiuta dalla DC di De Gasperi, non senza difficoltà interne  al partito, con quella dell’Unione europea, costituirà uno dei fondamentali della politica italiana, entrambi sempre difesi negli oltre quarant’anni di egemonia-dominio della DC alla guida dei governi, insieme alle altre componenti di area liberal democratica e socialista con cui abbiamo condiviso la responsabilità di governo ( 1948- 1993).

La guerra russo ucraina ha fatto riemergere uno scontro tra movimenti e partiti schierati più nettamente a sostegno, anche militare, dell’Ucraina, con altri, minoritari, legati più o meno esplicitamente alla Russia putiniana. Una guerra destinata a sconvolgere i vecchi equilibri internazionali fissati a Yalta e all’illusione di un’egemonia esclusiva americana, dopo il crollo del muro di Berlino, sta rivelando la realtà di un multipolarismo che, superando il vecchio conflitto della guerra fredda URSS-NATO, deve fare i conti non solo con l’aspirazione imperialistica putiniana, ma con il nuovo “secolo asiatico” interpretato da India e Cina con gli altri stati dell’estremo oriente del pianeta. E’ in questo nuovo scenario che la politica italiana deve fare i conti, con un partito di maggioranza relativa da qualche tempo in fase di seria frammentazione sul piano parlamentare e, sempre più ondivago su quello delle scelte strategiche, come quella in materia di fedeltà ai patti internazionali sottoscritti. Atteggiamenti e comportamenti come quelli di Giuseppe Conte e del presidente cinque stelle della commissione esteri del Senato, Petrocelli, minano fortemente la credibilità dell’Italia con i propri alleati occidentali. Quest’altalenante comportamento grillino dimostra che il movimento del “vaffa” può sicuramente raccogliere, come nel 2018, il voto del disagio e del qualunquismo sempre latente tra gli elettori italiani, ma, difficilmente, consente di guidare il governo del Paese. Di qui la necessità di ricomporre un’area politica di ispirazione popolare in grado di raccogliere il consenso di una parte importante dell’elettorato italiano e capace di allearsi con le componenti di area liberal democratica e riformista, alle prossime elezioni politiche del 2023, per dar vita a una forte intesa euro atlantica a sostegno della leadership di Mario Draghi. Le elezioni amministrative del 12 Giugno sono, quindi, l’occasione utile e opportuna per avviare proprio dai territori interessati, il processo-progetto della nostra ricomposizione politica. Non c’è più tempo e spazio per i rinvii o, peggio, per i piccoli cabotaggi delle ambizioni personali dei soliti noti.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 1 Aprile 2022

 

 

 

Tra  fede e responsabilità politica

 

Della guerra russo ucraina su un dato di fatto indiscutibile ritengo siamo tutti d’accordo: Putin è l’invasore e l’Ucraina la vittima. Sui modi per concorrere alla pace le posizioni sono molto diverse, anche se prevale la dicotomia tra quanti intendono sostenere militarmente i resistenti e quanti si professano pacifisti senza se e senza ma.

Fedele alla nostra storica tradizione democratico cristiana a sostegno dell’ Unione europea e dell’alleanza atlantica, mi sono fin dall’inizio schierato tra coloro che hanno scelto la linea del governo Draghi, coerente con la fedeltà ai nostri trattati comunitari e della NATO.

Dopo il netto pronunciamento di ieri di Papa Francesco contro i governi che hanno deliberato l’aumento delle spese militari al 2%, come da molto tempo richiede la NATO, vivo un serio imbarazzo.

Che fare allora per aiutare i resistenti valorosissimi dell’Ucraina, novelli Davide contro il gigante russo Golia? Oltre alle sanzioni che UE e USA hanno stabilito in forme assolutamente inedite e ampie, o si aiutano inviando loro armi e munizioni tenendo conto della superiorità incommensurabile  tra le dotazioni dei due contendenti, o si ricorre alle rogazioni e alle marce per la pace che dovrebbero favorire la diplomazia.

Papa Francesco si è nettamente dichiarato per queste ultime opzioni, dopo che il segretario di Stato, card Parolin, aveva ammesso la legittimità della difesa operata dagli ucraini vittime dell’occupazione putiniana e del loro sostegno anche militare. Comprendo e condivido il richiamo al vangelo di Luca che avrebbe consigliato al presidente Zelensky di fare bene i conti prima di decidere di sostenere l’impraticabile scontro, così come, ovviamente, quello di Papa Francesco ispirato ai valori fondamentali della nostra fede cristiana. Ricordo anche la nostra Costituzione che all’art. 11 stabilisce: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”, anche se all’art.52 pone la difesa della patria quale “sacro dovere”. Un dovere che non vale solo per noi, ma anche per i valorosi resistenti ucraini.

Furono temi molto dibattuti all’assemblea costituente, resi drammaticamente attuali da questa infame guerra. Nella difficilissima possibile azione diplomatica richiesta alla Santa Sede, dallo stesso presidente ucraino, è ragionevole ritenere che la netta presa di posizione neutrale di Papa Francesco serva anche a favorire tale opportunità, resa tanto più difficile dopo che la chiesa ortodossa russa, divisa dall’altra chiesa di Kiev, si è posta come sostegno morale e culturale al dominio putiniano della Russia.

Noi cattolici, siamo di fronte al permanente dilemma: come restare fedeli agli orientamenti pastorali della Chiesa e alle nostre responsabilità politiche, che discendono dalla nostra azione autonoma e pienamente responsabile di laici impegnati nella “città dell’uomo”.

Se da un lato, non possiamo che accogliere con rispetto le indicazioni del Pontefice, coerenti con i fondamentali della nostra dottrina sociale e per noi degli insegnamenti sturziani in materia, dall’altro, dobbiamo essere rispettosi degli impegni che derivano all’Italia dalla sua partecipazione all’Unione europea e alla NATO. NATO e UE sono due scelte che appartengono alla storia, compiute da governi a guida DC e hanno costituito le fondamenta della politica estera dell’Italia dal secondo dopoguerra sino ad oggi,  a parte  la triste caduta russo cinese del governo giallo-verde di Conte e Salvini. Sappiamo che, comunque finisca questa tragica guerra, non saranno più gli equilibri di Yalta a sopravvivere. Essi, infatti, sono stati fatti saltare da questa scelta scellerata di Putin, contraria a ogni regola e principio di diritto internazionale. Esistono molti motivi per i quali noi cattolici democratici e cristiano sociali siamo critici con l’Occidente dell’età della globalizzazione. Superato il principio del NOMA ( Non Overlapping Magisteriae) non possiamo condividere una situazione nella quale politica ed economia reale sono ridotte al ruolo servente del potere dei gruppi finanziari dominanti; così come non possiamo condividere il prevalere di un relativismo morale che intende sconvolgere i più elementari diritti naturali su cui si fonda tutta la nostra eredità morale, culturale e sociale, elevando a diritto ogni desiderio individuale. Non possiamo accettare, a forziori, che l'8% della popolazione mondiale che detiene il 90% delle risorse del pianeta giochi a fare la guerra Sappiamo anche, però, che non potremo mai rinunciare ai valori di democrazia, giustizia e  libertà che, insieme alle altre culture di ispirazione democratica, laica e liberale abbiamo contribuito a iscrivere nel patto costituzionale. C’eravamo illusi con il nostro Beato Giorgio La Pira, che, nell’età nucleare, non valesse più il principio: si vis pacem para bellum. Putin sta dimostrando che questo non solo è possibile, ma è disponibile ad andare avanti sino alla fine; sino, cioè, a quella che sarebbe la fine del mondo. Non sono tempi di scelte facili, specie per noi cattolici divisi tra fede e realismo politico, eppure, come ci ammoniva Aldo Moro: questo è il tempo che c’è dato di vivere. Parteciperemo a preghiere e alle marce della pace, non mancando, però, di sostenere gli impegni internazionali del Paese e contiamo fiduciosi sul ruolo  che il Santo Padre potrà assumere per por fine a questo immane massacro.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 25 Marzo 2022

 

Movimenti sparsi d’area

 

Con l’avvio della primavera sono annunciati diversi movimenti dell’area politico culturale cattolico democratica e cristiano sociale. Sono iniziative che il mitico Gianni Brera, da un punto di vista calcistico, descriverebbe come quelli della fase della partita dei “mena torrone”, ossia di una melina improduttiva di centro campo senza finalizzazione efficiente ed efficace. Gli amici siciliani, meglio la definirebbero come un esempio pratico del verbo “annacare”  che, come mi spiegò un giorno Leoluca Orlando, significherebbe : il massimo di movimento col minimo spostamento. In definitiva, stiamo assistendo alla ripresa di iniziative sparse e ancora una volta senza alcun collegamento tra di loro.

Probabilmente la più interessante è quella del movimento/partito di Insieme, che annuncia una proposta programmatica condivisibile, ma ancora sostenuta dall’idea dell’autosufficienza; anzi dell’ambizione di assumere un ruolo guida autonomo, reso tuttavia, incerto dalle stesse difficoltà di conservazione dell’unità all’interno della stessa esperienza politica.

Anche Gianfranco Rotondi, che ho più volte definito: “ il miglior fico del bigoncio”, annuncia la convocazione addirittura di un congresso nazionale del suo nuovo movimento-partito, Verde è Popolare. Trattasi di un progetto che, avviato un anno fa, intende mettere insieme quanti, cattolici e laici si ritrovano sugli orientamenti pastorali della “ Laudato SI”. Un progetto che deve scontare, da un lato, la permanenza mai messa in discussione del leader irpino tra i fedelissimi del Cavaliere e, dall’altra, le scelte dell’articolata realtà dei verdi italiana, pressoché unitariamente orientata a sinistra. Come possa riuscire a combinare questo difficile rebus, pur in una fase politica caratterizzata dal diffuso trasformismo, solo il tempo ci darà conto del suo esito.

Nella scompaginata area dei diversi attori e movimenti post diaspora DC, spetta alla DC guidata da Renato Grassi, sin qui l’unica legittimata da sentenze del tribunale romano, compiere il miracolo di una ricomposizione, dovendo fare i conti permanenti con il partito di Cesa, l’UDC, gestore del simbolo scudo crociato, ma, adesso, di fatto dominato dal sen padovano,  Antonio De Poli, reggicoda da sempre dell’area di destra a guida leghista e forza italiota.

Molto opportuna e interessante l’iniziativa annunciata da Ivano Tonoli e Corrado Gardina il 23 Marzo p.v. a Roma, per la presentazione del “Comitato per la raccolta di firme sulla legge elettorale proporzionale” . Come scrivono i promotori, sarà questa “ l’occasione per incontrare autorevoli democristiani d’Italia e di analizzare la necessità di creare un gruppo unito di moderati”

Da parte mia, da sempre auto nominatomi “ DC non pentito”, resto fedele alla mia casa, la DC, anche se ho concorso a sostenere il generoso impegno dell’amico, On Peppino Gargani, di una Federazione dei Popolari e DC, sin qui ferma al surplace, per il costante disimpegno de facto dei soliti Cesa e Rotondi.

La situazione nuova e pericolosa venutasi a creare con la guerra russo-ucraina e le sue inevitabili conseguenze sul piano geopolitico europeo e mondiale, come bene ha scritto l’amico Giorgio Merlo su Il domani d’Italia, comporterà scelte difficili e non più rinviabili anche nello scacchiere politico interno italiano.

Credo che dovremo rafforzare l’unità delle culture politiche euro-atlantiche che, con più coerenza, stanno sostenendo l’impegno della guida di governo di Mario Draghi, nella convinzione che della guida del capo di governo avremo bisogno anche dopo il voto che, auspicabilmente, si terrà nel 2023. Qualunque potrà essere la legge elettorale che governo e parlamento decideranno di adottare, un rassemblement euro atlantico guidato da Draghi, ritengo sia la soluzione più opportuna per l’Italia.

Come sempre a tale raggruppamento democratico, liberale e riformista, sarebbe utile e necessario apportare il nostro contributo di idee, di valori e di interessi della nostra area politica culturale e sociale di cui, mai come in questo momento, con la guerra alle porte, il nostro Paese ha bisogno.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 21 Aprile 2022

 

Tempo in scadenza, se non già scaduto

 

In piena emergenza bellica, con la guerra che potrebbe coinvolgere la stessa UE, sembra anacronistico discutere della politica di casa nostra e, in particolare, di quanto sta accadendo nella nostra area di riferimento culturale. Ha suscitato un forte interesse la lectio magistralis del card. Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, al convegno presso l’aula magna pontificia dell’università San Tommaso d’Acquino a Roma,  Mercoledì 9 Marzo scorso. Non è la prima volta che la gerarchia ecclesiastica discute dell’impegno politico dei cattolici, ma, onestamente, dobbiamo evidenziare che queste sollecitazioni, assai raramente da Roma, sono raccolte tra i vescovi diocesani e i parroci in sede locale. Tra questi ultimi continua a prevalere, infatti, l’indifferenza, quando non anche la forte e deliberata opposizione, ai tentativi che movimenti e gruppi di laici fanno nascere dalla base. E’ sicuramente importante ricevere orientamenti e sollecitazioni dall’alto, ma sarebbe necessario che a quelle sollecitazioni corrispondessero non solo l’impegno dei laici credenti, ma anche la disponibilità degli esponenti  periferici della struttura ecclesiale.

E’ difficile comprendere come in piena emergenza bellica, in Italia, le Camere  siano impegnate ad approvare il suicidio assistito, mentre in Ucraina si realizza il genocidio volontario. E’ anche questa la manifestazione del prevalere del relativismo morale nella società occidentale,  destinata, così, a soccombere alla volontà di dominio del “secolo asiatico”.

Il voto di ieri alla Camera rappresenta il punto morto inferiore e la dimostrazione del ruolo insignificante svolto politicamente da quelli che, a diverso titolo, continuano a definirsi gli eredi della grande tradizione del cattolicesimo democratico e cristiano sociale. Questi ultimi sono gli inefficienti e inefficaci presunti interpreti di una vasta e complessa realtà, fatta di associazioni,  movimenti e gruppi sociali e culturali, incapaci sin qui di esprimere una sintesi politica all’altezza delle indicazioni pastorali della Chiesa, da un lato, e, dall’altro, delle esigenze di una società dominata dall’anomia sociale, culturale e politica, nella quale è assente quel riferimento democratico e popolare che ha contrassegnato una parte importante della storia nazionale. Un riferimento che, nella storia italiana, con la DC, ha saputo saldare gli interessi dei ceti medi e delle classi popolari impedendo in tal modo il rifugio nelle scelte nazionaliste e autoritarie duramente vissute dal popolo italiano.

Al progetto di costruzione dell’unità nazionale il cattolicesimo democratico e cristiano sociale seppe concorrere autorevolmente insieme alle altre forze liberal democratiche e riformiste di ispirazione socialista, con le quali siglò il patto costituzionale. Una carta fondamentale dei diritti e dei doveri assai impregnata dei valori della dottrina sociale cristiana, grazie al contributo dei padri costituenti democratico cristiani: da De Gasperi a Gonella, Gronchi, Dossetti, La Pira, Mortati, Moro e Fanfani, i quali lasciarono un’impronta indelebile nella nostra Costituzione.

Quando leggiamo che, premessa per una ricomposizione politica della nostra area servirebbe partire dal programma, a me pare che la risposta più semplice ed efficace rimanga quella di fare riferimento ai principi della dottrina sociale cristiana, aggiornati dalle encicliche dell’età della globalizzazione ( dalla Centesimus Annus, alla Caritas in veritate, all’Evangeli Gaudium, Laudato SI  e Fratelli Tutti) e all‘impegno di attuazione integrale della Costituzione repubblicana. L’amico Giannone ha indicato i sei pilastri (Umanesimo integrale, Dottrina Sociale Cristiana, Popolarismo e Personalismo, Ecologia integrale ed Etica ecologica, Costituzione repubblicana e CEDU- Carta Europea dei Diritti Umani)che, ancor meglio, definiscono le coordinate del nostro impegno e credo che, al di là delle loro concrete applicazioni nel tempo che ci è dato di vivere, siano proprio quelle le scelte strategiche per un movimento politico che intendesse porsi quale strumento di ricomposizione politica della nostra area. Un movimento politico tanto più necessario, nello stallo che permane, derivato da un bipolarismo forzato nel quale si assiste al dominio, da un lato, della destra nazionalista e populista e, dall’altro, di una sinistra ancora alla ricerca della propria identità. A breve, anche se andassimo a votare alla scadenza naturale, il problema delle alleanze si porrà, specie se permarrà l’attuale legge elettorale maggioritaria. In ogni caso, tuttavia, ritengo che prioritaria rimanga la necessità di una nostra ricomposizione al centro. Abbiamo tentato con la Federazione Popolare DC di facilitare tale progetto-processo, sin qui senza esito positivo. Alla fine, come accade da molti anni, puntuale è scattato il condizionamento dell’UDC, sempre disponibile a parole a ricongiungersi con i fratelli DC separati, ma a ogni prova del nove elettorale, sempre unita in posizione marginale servente della destra a dominanza leghista e, oggi, di Fratelli d’Italia. Questa contraddizione si deve superare, così come va superata la frantumazione della diaspora tra la venti diverse DC sparse nel Paese, che rappresentano una situazione tragicomica inaccettabile, non solo da chi della DC storica ha fatto diretta esperienza, ma dalla stragrande maggioranza degli elettori italiani. A Grassi il compito di facilitare il progetto.

Anche gli ammirevoli tentativi degli amici di Costruire Insieme, della Rete Bianca, come quelli dell’On Rotondi con il suo Verde è Popolare, unitamente a quelli dell’On Mastella con NOI di Centro, se non troveranno il modo di giungere a una ricomposizione rischiano di ridursi, come già sperimentato negli anni, a partitini di testimonianza con consensi da prefisso telefonico, efficaci solo ed eventualmente per qualche sistemazione personale in liste disponibili all’accoglienza dei capi.

Ho più volte sollecitato, sin qui senza riscontro, un incontro fra tutti gli amici di queste esperienze alla ricerca di un ubi consistam, auspicando anche che dalla base potessero, contemporaneamente, avviarsi dei comitati civico popolari di partecipazione democratica, dai quali far emergere una nuova classe dirigente credibile e dalla forte passione civile. A me pare che non ci sia più tempo da perdere, anzi che il tempo sia quasi scaduto, ma sono consapevole di essere un povero don Chisciotte, chiuso nel suo buen retiro forzato veneziano; un “medico scalzo” senza potere, spinto solo dalla volontà di concorrere all’unità politica possibile dei cattolici democratici e cristiano sociali.

 

Ettore Bonalberti

 

Venezia, 11 Marzo 2022

 

Superare i pregiudizi antichi

 

Mi auguro che riesca il tentativo avviato dall’amico Renato Grassi, segretario nazionale della DC ricostituita politicamente dopo la decisione della Cassazione del 23.12.2010, sentenza n.25999 ( “la DC non è mai stata giuridicamente sciolta”), di invitare i diversi partiti, associazioni, movimenti e gruppi dell’area cattolico democratica e cristiano sociale in una sede come l’Istituto Sturzo, per discutere della loro possibile ricomposizione politica.

Come ho scritto altre volte, sono anche convinto, però, che all’azione avviata dall’alto ( top down) che deve sempre scontare le ambizioni di molti leader o presunti tali e le difficoltà che hanno caratterizzato la lunga stagione della diaspora post DC ( 1993-2022) si debba aggiungere quella dalla base (bottom up) . L’iniziativa, cioè, che punti a ricomporre nelle diverse realtà territoriali l’avvicinamento di quegli stessi partiti, associazioni, movimenti e gruppi, a partire dalle elezioni amministrative che si terranno nella prossima primavera. Un’occasione  non rinviabile per organizzare liste civiche di area popolare insieme a esponenti dell’area liberal democratica e riformista, alternative alla destra nazionalista e alla sinistra alla ricerca della propria identità. Per facilitare l’avvio di tale progetto in sede locale, la costituzione di comitati civico popolari di partecipazione democratica può risultare un efficace strumento, in assenza di partiti organizzati sul territorio secondo le forme del passato, per la selezione di una rinnovata classe dirigente da proporre nelle candidature delle liste elettorali.

Credo che, in ogni caso, sia indispensabile superare una serie di pregiudizi, alcuni dei quali, frutto delle antiche divisioni già vissute nella DC, al tempo dello scontro tra filo socialisti e filo comunisti. Il tempo del “preambolo” che segnò una fase importante della vita politica nazionale. Una divisione, tuttavia, che non ha più alcuna ragione di esistere nella nuova situazione nella quale i partiti del 1980 ( Congresso DC del Febbraio di quell’anno)  non esistono più e il tema odierno non è più quello della maggiore o minore distanza dal PCI, ma se e come affrontare l’alternativa a una destra nazionalista che si sta affermando quale primo partito secondo gli ultimi sondaggi. Mantenere, dunque, le vecchie divisioni, oltre che anacronistico, si sta rivelando un atteggiamento stupido che, alla fine, produrrebbe del male solo a noi stessi e a quelle stesse classi medie e popolari orfane di una rappresentanza politica di centro seria e affidabile. Come nella lunga storia nazionale è ben noto a noi DC che, quando viene meno la saldatura di interessi e di valori tra ceti medi e classi popolari, si apre un vuoto politico occupato o occupabile dalla destra e/o dall’uomo forte al comando. Nella crisi politico istituzionale del Paese, in questa  e nella passata legislatura, si è ricorso alla formula dei tecnici esterni non eletti alla guida del governo, sino alla leadership attuale di Mario Draghi del “governo delle larghe intese”, ma l’insufficienza e la debolezza di tale soluzione sta emergendo ogni giorno di più. Una debolezza tanto più  grave considerando gli impegni derivanti all’Italia da ciò che essa ha assunto con il Next Generation UE e gli adempimenti conseguenti del PNRR.

Serve ricostruire un centro politico forte, risultante dalla collaborazione tra esponenti delle culture politiche che sono state alla base del patto costituzionale, tra le quali, essenziale è e sarà l’apporto di quella popolare. Devono, però, essere superati tra di noi i vecchi pregiudizi e le nostre distinzioni. Uniti nei valori di riferimento e nella volontà di tradurre nelle istituzioni gli orientamenti indicati dalle encicliche sociali della Chiesa e nell’attuazione integrale della Costituzione repubblicana, e affermata da tutti noi la scelta irreversibile dell’alternatività alla destra nazionalista e populista, non può essere agitata la discriminante dell’apertura apriori a sinistra come dirimente per la nostra ricomposizione. Ritengo questa premessa inopportuna sul piano tattico e insufficiente su quello strategico, tale da favorire soltanto la nostra divisione. Sarà sui contenuti di una piattaforma condivisa di programma e sulla volontà di attuare integralmente la Costituzione che, alla fine, insieme decideremo la scelta delle alleanze, tenendo anche presente la legge elettorale di cui disporremo e che ci auguriamo di tipo proporzionale. Ecco perché adesso è l’ora di ritrovarci a Roma e di impegnarci nel lavoro di base nelle periferie, per facilitare il progetto di ricomposizione politica utile per noi e per il nostro Paese.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 18 Febbraio 2022

 

 


Riflessioni sulla  pandemia

 

Sono vaccinato con tre dosi e ho condiviso sia le scelte compiute dal Governo Conte e commissario Arcuri, all’inizio della pandemia, che quelle successive di Draghi-Figliuolo. Confesso che non ho mai volutamente replicato alle posizioni estreme di alcuni amici novax sostenitori di fantomatici processi di Norimberga, spesso accompagnati dall’uso di espressioni ingiuriose contro il governo, inaccettabili. Riconosco, tuttavia, che non mancano le ragioni di critiche, sempre utili e necessarie, specie quando si tratta, come nel caso del Covid, di un fenomeno del tutto nuovo tra le pandemie da virus sin qui conosciute.

Ho più volte espresso, in sintonia con l’amico dr Alessandro Govoni, le mie forti critiche sul sistema finanziario internazionale dominato dagli hedge funds anglo caucasici/kazari ("BlackRock, BridgewaterAssociates, Citibank, GoldmanSachs, JP Morgan, Morgan Stanley, Pioneer e Vanguard, tutte multinazionali finanziarie luterane tedesco orientali ), con sede operativa nella city of London e fiscale nello stato USA del Delaware, a tassazione zero e sul loro controllo di Big Pharma e di tantissimo altro.

Mi ha indotto a scrivere questa riflessione sulla situazione pandemica proprio una nota di Govoni pervenutami in data odierna, che riporto integralmente. Scrive Govoni:

“Se il Ministro della Salute avesse avuto l' "accortezza" di leggere gli studi dell' Istituto Italiano Tumori che le Procure gli  avevano già trasmesso dal 2019,  avrebbe "compreso"  che i sintomi più lievi ( raffreddore e febbre) sono dovuti ai batteri delle deiezioni dei polli spruzzati nell' aria nei campi,  chiamati impropriamente Covid,  e i sintomi più gravi (tosse secca persistente , dispnea notturna, polmoniti bilaterali),  sono dovuti all' esposizione al catrame che a Cremona, Bergamo, Brescia, Milano e in tante altre città delle pianure italiane,   sono oltre alla soglia di tollerabilità umana da almeno 10 anni, e dopo 10 anni i sintomi da esposizione al catrame,  accertò negli anni 30 l' istituto italiano tumori, poi nel 1943 secretato col copyright, sono questi (tosse secca persistente, dispensa notturna, poi polmoniti bilaterali).  Il Ministro della Salute ha però stranamente omesso di farlo, come mai? Il problema è che l' esposizione al catrame provoca proliferazione batterica e parassitaria dell' Anchilostoma. Il problema è con la "vigile attesa", la proliferazione batterica  va avanti, col "paracetamolo" contenendo esso, come è noto,  anilina che è un derivato del catrame, la proliferazione batterica diventa abnorme, con "no antibiotici"  la proliferazione batterica non si arresta, con "no sport" le spore dei batteri e  le larve dell' Anchilostoma, che con la sudorazione verrebbero espulse, non vengono espulse e la proliferazione batterica e quella dell' Anchilostoma non viene diminuita. Il problema è che con queste errate cure domiciliari, si crea un’infiammazione batterica e parassitaria dell' Anchilostoma che porta al cancro su cui Pzifer e Moderna con i preparati chemioterapici guadagnano 80 volte i loro costi di produzione.

Come mai il Ministro della Salute Roberto Speranza ha stranamente omesso di considerare gli studi desegretati dal copyright dell' Istituto Italiano Tumori  che le Procure gli avevano già trasmesso dal 2019?

Come mai il Ministro della Salute Roberto Speranza ha stranamente  omesso di considerare gli 800 deceduti nel 2018 per polmoniti bilaterali già  accertati dalla Procura di Brescia?

 Come mai il Ministro della Salute Roberto Speranza, al presentarsi nel 2020 dei primi deceduti per polmoniti bilaterali, ha stranamente omesso di  far  aprire i corpi per accertare la vera  causa, invece che far incenerire i corpi?

Come mai il Ministro della Salute Roberto Speranza ha stranamente omesso di considerare che nel vaccino anti SARS Cov- 2  vi sono anche eccipienti,  dichiarati da Pzifer e Moderna nel RCP  Paragrafo 6.1, come

potassio cloruro,colesterolo, potassio, diidrogenato, ALC 0315, che provocano proliferazione batterica,  che,  alla lunga,  come accertò l' Istituto Italiano Tumori,  porta al cancro? 

 Non sarà  colluso con queste stesse  industrie farmaceutiche che guadagnano 80 volte i loro costi di produzione sui preparati chemioterapici ?”

 A queste forti domande-accuse rivolta al ministro Speranza e al governo, ho replicato a Govoni così: la tua analisi è convincente, ma possibile che tutto il mondo sia caduto in questo errore per ignoranza o, peggio, per colpevole meditata sottovalutazione della pandemia? La replica di Govoni: “Con le privatizzazioni moltissimi governi sono caduti in balia di queste multinazionali, se pensiamo che Vanguard, il più grande fondo speculatore dei Rothshild/Rockfeller, detiene oggi un patrimonio di 25.000  miliardi di dollari, cioè è 50 volte più ricco dell' Italia, la nazionalizzazione di settori come energia,  farmaceutica, Sanità, e banche, è diventata imprescindibile”.

Analisi e indicazioni di proposte politiche su cui riflettere, con un dibattito serio e approfondito tra tutti noi DC e Popolari e con la più vasta area degli amici liberal democratici e riformisti italiani, se non vogliamo ridurre la politica al ruolo di ancella servente dei poteri finanziari dominanti.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 16 Febbraio 2022

 

 

 


Mario Draghi e il cantiere aperto del centro

 

Che Mario Draghi  un lavoro “possa trovarselo da solo” non abbiamo alcun dubbio, così come crediamo al suo diniego ad assumere il ruolo di federatore dei tanti centrini in cerca di riunificazione. Riteniamo anche che il suo ruolo di capo del governo debba rimanere sino al raggiungimento degli adempimenti previsti dall’UE per il PNRR. Ciò non toglie, tuttavia, che ci si debba impegnare per costruire il nuovo centro della politica italiana che, come ho scritto più volte, non può risultare dalla semplice sommatoria dei diversi addendi sul campo, ma dovrebbe rappresentare l’incontro delle principali culture politiche riformiste presenti in Italia. Nell'ambiente laico purtroppo, tranne qualche lodevole eccezione, sembra prevalere il deserto culturale. Dopo la caduta del Muro, si sono avuti molti atti di apostasia dalle dottrine social-democratiche e liberal-democratiche e si è notato l’abbracciare, con stolto entusiasmo, il neo-liberismo o finanz-capitalismo, pseudo-ideologia che non ha niente a che vedere col liberalismo di Benedetto Croce. Assai più attrezzata, almeno sul piano culturale, è l’area cattolico democratica e cristiano sociale, considerato che le ultime encicliche sociali della Chiesa Cattolica ( Centesimus Annus, Caritas in veritate, Evangelii gaudium, Laudato SI, Fratelli tutti) insieme all’appello di Papa Francesco in occasione della LV Giornata della pace, costituiscono le più avanzate risposte ai problemi connessi all’età della globalizzazione, in un momento nel quale quella che Papa Francesco ha dichiarato essere la terza guerra mondiale a tappe, sembra stia volgendo alle sue tragiche e drammatiche conseguenze.

Nel colpevole silenzio dell’ONU e il timido cinguettare dell’UE, privata di una politica estera e di una forza militare comune, i Paesi europei rischiano di fare la fine del vaso di coccio tra i due vasi di ferro. Anche in Italia c’è bisogno che, al di là del ruolo di sicura fedeltà atlantica ed europea assicurato da Draghi, e dell’impegno del giovane ministro degli esteri, ben lontano dalle competenze dell’antico maestro Andreotti, prendano finalmente voce le culture politiche e democratiche che sono state alla base del patto costituzionale.

L’obiettivo, dunque, è sicuramente quello di costruire un centro rinnovato che, come scrivo alla noia, dovrà essere ampio e articolato, di tipo laico, democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, alternativo alla destra nazionalista e populista e distinto e distante da una sinistra tuttora alla ricerca della propria identità. Un centro nel quale ci si possa trovare uniti dalla volontà di difendere e attuare integralmente la Costituzione repubblicana, ed al quale, noi eredi della migliore tradizione cattolico democratica e cristiano sociale, dovremmo offrire il miglior contributo di idee e di classe dirigente.

Non è importante se Mario Draghi vorrà assumere la guida di un tale progetto in cantiere, per il quale, ripeto, non basterà la volontà dei rappresentanti ufficiali dei gruppi romani, mentre alla leadership di governo di Mario Draghi, compatibile con gli impegni derivanti dal Next Generation UE e all’attuazione del PNRR italiano, non mi sembra ci siano credibili candidature  alternative. Sarà, invece essenziale che, accanto alla ricerca di tale patto federativo da definirsi sul piano nazionale, si realizzi nelle realtà territoriali un processo di avvicinamento delle tre culture: popolare, liberale  e riformiste che hanno fatto grande l’Italia. A maggior ragione e con più forte determinazione non è più rinviabile il processo di riunificazione politica della vasta e articolata area cattolica, culturale e sociale, la quale, ancora una volta, come nelle migliori fasi della storia italiana, potrà/dovrà offrire il proprio indispensabile contributo, traducendo nelle istituzioni, e in collaborazione con le altre componenti politico culturali, molte delle indicazioni della dottrina sociale cristiana.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 14 Febbraio 2022

 

 

Pensare globalmente  e agire localmente

 

Considero molto positiva l’iniziativa assunta da Renato Grassi, segretario nazionale della DC, di invitare gli amici dei diversi partiti, movimenti, associazioni e gruppi dell’area cattolico democratica e cristiano sociale per la ricomposizione politica. Mi auguro che l’Istituto Sturzo, depositario della memoria storica dei Popolari e della DC, accetti di offrirci l’ospitalità, così come spero che, finalmente questa volta, tutti accolgano l’invito senza diserzione di alcuno.

Credo anche che un incontro dei vertici romani,  il quale nei lunghi anni della diaspora (1993-2022) non si è mai potuto realizzare, possa servire certamente come indicazione di una strada che, tuttavia, richiede un diretto e forte coinvolgimento delle realtà territoriali. Un progetto di tipo top down, che si limitasse a un incontro dei vertici con i tutti i limiti e i condizionamenti che sin qui hanno impedito di andare avanti, non sortirebbe esiti positivi se nelle diverse realtà territoriali non si promuovesse un processo di dialogo e ricomposizione tra le diverse espressioni culturali, sociali e politico organizzative della nostra vasta, complessa e articolata area di riferimento.

Era ed è tuttora questo anche il progetto della Federazione Popolare dei DC, guidata da Peppino Gargani, espressione di un patto sottoscritto da una cinquantina di associazioni, movimenti e gruppi, compresi alcuni dei  partiti di area DC, che, tuttavia, fatica a decollare; vuoi per la tiepidezza di alcuni, vuoi per il voltafaccia che in occasione delle ultime elezioni regionali calabresi ha fatto l’UDC di Cesa e De Poli, ma, soprattutto, per il mancato coinvolgimento delle realtà di base di cui quei sottoscrittori del patto federativo sono o dovrebbero essere espressione. Nei prossimi giorni sarà convocata una riunione on line dei soci della Federazione e da parte mia solleciterò Gargani e amici a sostenere l’iniziativa della DC per ritrovarci tuti insieme a discutere dei modi e dei tempi utili e necssari per la nostra ricomposizione politica, delle cui motivazioni si è scritto e si scrive da parte di molti e su diverse testate.

Questa volta, però, è indispensabile favorire iniziative di ricomposizione che sollecitate dall’alto, devono vedere impegnate tutte le realtà territoriali in sede locale. Privi di risorse finanziarie e di sedi fisiche di incontro, a Venezia ho pensato di avviare lo strumento di un gruppo facebook (https://www.facebook.com/groups/272778101596179/?ref=share),

quale sede virtuale; uno strumento per favorire la conoscenza e la partecipazione al dibattito culturale e politico dei cittadini e cittadine elettrici ed elettori, simpatizzanti e non della nostra area . In poche ore ho raccolto diverse adesioni mentre con il Comitato 10 Dicembre (https://www.facebook.com/search/top?q=comitato%2010%20dicembre) insieme a un gruppo di storici intendiamo approfondire la storia della DC, soprattutto attraverso la presentazione degli uomini del partito che hanno contribuito allo sviluppo dell’Italia, difendendo la libertà e i valori costituzionali e con essi, quella degli umili servitori della Repubblica, donne e uomini impegnati per oltre cinquant’anni negli enti locali della penisola. Di essi vorremmo fosse conosciuta la storia, dopo che una falsa vulgata anti DC li ha accomunati senza alcuna distinzione critica, nella damnatio memoriae seguita a “mani pulite”, di cui si dovrà presto ricostruire la verità dei fatti.

C’è nel Paese un desiderio di un centro nuovo della politica italiana e non saranno i tragicomici movimenti parlamentari dei diversi “nominati”, in larga parte transumanti partitici a rispondere alle esigenze di rinnovamento e di riconquista della credibilità della politica, se compiuti da molti di coloro che di questa sfiducia sono stati e/o sono apparsi (“ in politica vale ciò che appare”) come corresponsabili o diretti interpreti.

Solo dal dialogo e dal confronto politico dal basso, dalle realtà di base, con giovani e anziani impegnati a pensare globalmente e agire localmente, potrà emergere una nuova classe dirigente che sarà in grado di assumere con passione civile il testimone della nostra migliore tradizione politica.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 11 Febbraio 2022


    • Alcuni ricordi e un’interessante iniziativa

     

    Leggendo la nota di Lucio D’Ubaldo su Giovanni Di Capua ( www.ildomaniditalia.eu) , un amico caro con il quale abbiamo dialogato sia nella DC  che durante la lunga stagione della diaspora, mi ha incuriosito leggere l’articolo che Di Capua scrisse sul congresso nazionale della DC nel quale eleggemmo alla segreteria nazionale Benigno Zaccagnini in alternativa ad Arnaldo Forlani ( Luglio 1975).

    Ricordo che fummo Angelo Sanza ed io che in quel congresso, nel quale il segretario nazionale era eletto direttamente dai delegati congressuali, raccogliemmo le firme per la presentazione della candidatura del leader romagnolo. Ricordo con quanta passione svolgemmo quel compito, iniziato nella mattinata e concluso solo a notte avanzata ai seggi, ansiosi di conoscere il risultato delle votazioni. Alla fine tornammo ciascuno tra i propri amici di corrente che avevano sostenuto la candidatura di Zaccagnini, salutata col ripetuto grido di “ Zac, Zac, Zaccagnini”, che sarà il leit motif che risuonerà dopo poco tempo al primo festival dell’amicizia di Palmanova del Friuli ( Settembre 1977)  che con Zaccagnini permise il recupero elettorale del partito dopo che nel 1976 il PCI aveva tentato il sorpasso.

    Il mio rapporto con Zaccagnini si consolidò per i frequenti viaggi che da Bologna ebbi modo di fare con lui in aereo per Roma. Ero ammirato dalla sua gentilezza e apertura al dialogo, anche con una persona molto più giovane com’ero io e dalla conoscenza delle sue radici cristiano sociali esemplarmente testimoniate nella resistenza emiliano romagnola, come quella dell’amico Ermanno Gorrieri. Sapendo che venivo dal Polesine e conoscendo la mia appartenenza alla corrente di Forze Nuove, Zaccagnini era curioso di conoscere la realtà di una DC dominata dai dorotei e, in particolare, dal ruolo che a Rovigo e nel Veneto era svolto da Antonio Bisaglia.  Il mio rapporto con il leader polesano era assai contrastato e complesso, fondato su una reciproca stima e da un’amicizia profonda che si manifestò in uno dei momenti più difficili della vita di Bisaglia, dopo l’incidente d’auto che lo costrinse a una forzata assenza, almeno fisica, dal ministero delle partecipazioni statali che reggeva in quel frangente. Sul piano politico interno al partito, era netta la nostra alternatività che portava Bisaglia, sempre attivo e presente nella vita interna del partito, a giungere direttamente da Roma nella mia sezione di appartenenza per confrontarsi con me a sostegno dei suoi amici dorotei locali, la maggior parte dei quali iscritti contemporaneamente alla Coldiretti e alla DC. Se mi iscrissi alla DC, nel 1962 a soli diciasette anni, fu proprio per la sollecitazione dell’amico Toni al mio arciprete, dopo una sua conferenza tenutasi nel mia parrocchia, nella quale, da lettore assiduo di “Avvenire” del direttore La Valle e di Pratesi, lo contestai da sinistra suscitando nell’allora ancor giovane segretario provinciale un certo interesse. Seguì la sua proposta di candidarmi alla delegazione provinciale del MG della DC di Rovigo, una proposta che ritirò qualche tempo dopo, al mio rientro dal Congresso nazionale del partito del 1964 a Roma, dal quale ritornai colpito dal ruolo assunto della sinistra DC unita nella corrente di Forze Nuove con Carlo Donat Cattin, Marcora,  Galloni, Misasi, De Mita, Bodrato, Granelli..

    Bisaglia m’invitò nel suo studio alla direzione provinciale della Coldiretti di Rovigo e molto onestamente mi disse: hai fatto la tua scelta e adesso nel MG DC polesano ho pensato che la soluzione migliore sia quella di eleggere il tuo compaesano e amico, Ilario Bellinazzi.

    Questo era Bisaglia, un uomo politico di straordinaria capacità politica e organizzativa sempre fondata sulla lealtà nei rapporti interni e personali. Quante volte nei nostri non frequenti incontri mi ammoniva: ah se tu avessi scelto di rimanere con me ……Ricordo quella volta che  nella sua auto, che raramente guidava, eravamo nel 1983, mi informò che aveva scelto un giovane di Bologna cui aveva favorito, con il lavoro, la candidatura alle elezioni politiche. Era Pierferdinando Casini che, proprio nella squadra di Bisaglia e dei dorotei, iniziò la sua carriera parlamentare. Zaccagnini sul modello di Moro aveva una sorta di idiosincrasia nel rapporto con alcuni esponenti dorotei, anche se intatta era la sua fede nella Democrazia Cristiana, sempre considerata lo strumento per la difesa della giustizia e della libertà nella coerenza ai principi della dottrina sociale cristiana, di cui fu un esemplare testimone per tutta la sua vita. Dovremmo far conoscere di più gli uomini della DC che hanno concorso alla difesa e al consolidamento della democrazia, insieme allo sviluppo del nostro Paese. E’ proprio l’obiettivo che ci siamo posti con il Comitato 10 Dicembre, ossia di un gruppo di amici che con alcuni storici autorevoli intendono proporre documenti, testimonianze scritte e orali, raccolte da amici delle diverse realtà locali nelle quali vissero i nostri più importanti esponenti, insieme a quella miriade di saggi amministratori locali che seppero guidare le loro comunità, spesso dimenticati o, peggio, confusi nella damnatio memoriae della vulgata anti DC scatenata durante “mani pulite”. Serve comporre questo mosaico della nostra storia, non per un regressivo seppur nobile sentimento nostalgico, ma per far conoscere alle nuove generazioni quale sia stato il ruolo reale svolto dai cattolici democratici e cristiano sociali della Democrazia Cristiana nella politica e nella storia dell’Italia.

     

    Ettore Bonalberti

    Venezia, 8 Febbraio 2022

     

    P.S.: per chi fosse interessato a seguire e partecipare alle attività del comitato 10 Dicembre può scrivere agli indirizzi di posta elettronica dei seguenti amici:

    ettore@bonalberti.com

    mariorossivr53@gmail.com

    pasruga58@gmail.com

    mariotassone43@gmail.com

     


  1. Consolidiamo la nostra casa

     

    Con alcuni amici DC, avevo tentato di avviare un progetto di federazione per il quale ho creduto nell’impegno generoso dell’amico Peppino Gargani, che non finirò mai di ringraziare, ma, l’ennesimo voltafaccia di Cesa, dominato all’interno dell’UDC da De Poli, e la freddezza di altri interlocutori, hanno ridotto all’impotenza quel tentativo che, pure, aveva visto l’adesione di quasi cinquanta tra associazioni, movimenti e gruppi della  nostra area politico culturale.

    Resto convinto della necessità di concorrere da DC e Popolari alla costruzione di un nuovo centro politico alternativo alla destra nazionalista e populista e distinto e distante dalla sinistra alla ricerca della propria identità. Il presidente Berlusconi, sempre attento a ciò che sta accadendo nel centro destra e forte della partecipazione con Forza Italia al PPE ( scelta che gli fu suggerita a suo tempo dagli amici Sandro Fontana e don Gianni Baget Bozzo), tenta di dar vita a una nuova formazione centrista nel segno del PPE. Un progetto che, temo, troverà ancora una volta tra i promotori, “ il miglior fico del bigoncio”, l’amico On Rotondi, che è tuttora un esponente parlamentare importante di Forza Italia e dopo l’illusione della nascita di un nuovo partito Verde Popolare,. L’idea berlusconiana è quella di richiamare sotto la sua protezione e guida mediatica i diversi gruppi e gruppetti parlamentari ( Renzi, Calenda, Toti, Brugnaro) per sottrarli al richiamo della foresta leghista e in alternativa alla destra nazionalista della Meloni.

    Che la Lega, a partire dagli amici leghisti veneti, aderisse al PPE è stato sempre uno degli obiettivi auspicati anche da noi DC e Popolari veneti, al fine di promuovere quella CSU veneta, sul modello bavarese, che era stata una delle ultime intuizioni della nostra DC regionale, prima della scomparsa improvvisa del sen Toni Bisaglia. Non mi pare ci siano ancora le condizioni per tale scelta per cui, a distanza di poco più di un anno dalle prossime elezioni politiche, governo Draghi sopravvivendo, il  nuovo centro di marca berlusconiana rischia di assumere le sembianze di un centro indistinto e dalle voci confuse, tenuto insieme più dal collante mediatico del gruppo Mediaset che da un’autentica comunanza di progetto e ispirazione ideale. Un tale centro potrà anche garantire qualche seggio parlamentare per i soliti noti, ma non è la prospettiva che personalmente e come partito dovremmo perseguire, almeno noi che dal 2011-2012, ci siamo impegnati con il rilancio della DC storica dopo la sentenza della Cassazione n.25999 ( La DC non è mai stata giuridicamente sciolta) del 23.12.2010. La prospettiva era e rimane quella di concorrere alla ricomposizione politica dell’area cattolica democratica e cristiano sociale in Italia. Un progetto che nasce dalla  convinzione che serva all’Italia un partito in grado di rappresentare la migliore tradizione democratico cristiana e popolare,  impegnato a inverare nella città dell’uomo i principi della dottrina sociale della Chiesa  e a difendere  e attuare integralmente la Costituzione.

    Ecco perché, ritengo sia necessario restare nella vecchia casa mai abbandonata, quella che, dal 2011-12, con Silvio Lega e altri pochi amici abbiamo contribuito  a ricostruire, impegnandomi con l’amico Renato Grassi nel partito, che è stato una parte essenziale della mia vita.  Serve innanzi tutto consolidare la nostra casa. La stessa scelta, quella di restare nella vecchia casa, che fece Carlo Donat Cattin nel 1971, nel momento in cui Livio Labor  lo invitava al passaggio dall’ACPOL al MCL.

    Il recente ufficio politico della DC ha dato mandato a Grassi di sollecitare un incontro presso l’Istituto Sturzo di tutti i partiti, associazioni, movimenti e gruppi che appartengono alla nostra area politico culturale, interessati/bili a procedere sulla via della ricomposizione. Nella prossima primavera celebreremo il XX Congresso nazionale della DC, cui saranno chiamati a partecipare gli iscritti delle varie realtà regionali e locali. Consolidati e rinnovati i quadri dirigenziali e raccolte dalla base le indicazioni prioritarie per il nostro programma, contribuiremo a elaborare la nostra proposta politica, che dovrà declinare realisticamente quella che ormai viene definita l’” Agenda Mattarella” . “Primum vivere”, avevo scritto nell’ultima nota, quindi aggregarci con quanti della nostra area culturale e socio-economica sono interessati a concorrere da DC e Popolari uniti e in conformità alla legge elettorale che sarà scelta dal parlamento per le politiche del 2023, alla nascita di un nuovo centro ampio, democratico e popolare, europeista, liberale e riformista, alternativo alla destra nazionalista e alla sinistra senza identità. Servirà grande generosità da parte di tutti e il concorso attivo delle diverse realtà sociali, culturali, economiche, finanziarie e politiche del grande fiume carsico del cattolicesimo sociale e politico italiano che credono in questo obiettivo. Contemporaneamente in tutte le sedi locali dove sia possibile, attiviamo dei centri civico popolari di partecipazione democratica dai quali emergerà la nuova classe dirigente che, con passione civile, assumerà il testimone della nostra migliore tradizione politica e ammnistrativa.

     

    Ettore Bonalberti

    Vice segretario nazionale DC

    Venezia, 7 Febbraio 2022

Primum vivere

 

Oggi si è svolto l’ufficio politico della DC al quale ho partecipato da remoto. Ottima la relazione introduttiva del segretario politico, Renato Grassi, il quale, confermata la collocazione del partito al centro, in alternativa alla destra e alla sinistra, ha sottolineato il permanere delle difficoltà nei confronti dell’UDC, dopo le tristi esperienze vissute dalle ultime elezioni europee  sino alle recenti elezioni regionali calabresi.

 

Grassi ha espresso interesse per quanto sta avvenendo al centro della politica italiana dopo le elezioni presidenziali per il Quirinale, dopo le quali, salutato con affettuosa amicizia la rielezione del presidente Mattarella, si sta verificando un processo di scomposizione e ricomposizione delle forze politiche interessante per la DC.  Sui problemi organizzativi interni del partito, permanendo la pandemia, è probabile che la data del nostro prossimo XX congresso nazionale possa/debba slittare. Decisione che sarà assunta dagli organi statutari, ma che, probabilmente, si terrà a primavera.

 

“Primum vivere”, ho iniziato così il mio intervento al dibattito apertosi dopo la relazione di Grassi, riconoscendo la necessità di confermare/rinnovare una struttura dirigenziale del partito, premessa indispensabile per un riconoscimento che nasca dalla realtà rappresentata dagli iscritti nei diversi contesti territoriali italiani. Ho espresso un vivo plauso, a quanto gli amici siciliani hanno compiuto e stanno svolgendo sotto la guida di Totò Cuffaro, Grassi e Alessi in Sicilia, insieme al riconoscimento delle difficoltà in regioni, come il Veneto, dove il richiamo della DC non ha sin qui sollecitato le stesse adesioni del 2018.  Ho, tuttavia, rilevato come il nostro ruolo, da soli e in assenza di presenze parlamentari, si riduca a quello di spettatori tra i quali, non a caso, mi sono assegnato il connotato di “osservatore non partecipante”. Concorreremo, dunque, alla celebrazione del nostro XX Congresso nazionale, favorendo la nascita di una rinnovata classe dirigente, nella convinzione, tuttavia, che da soli non si va da nessuna parte.

 

Preso atto che, se permanesse una legge elettorale di tipo maggioritario( rosatellum o consimile) il nostro potenziale residuo elettorato si  tripartirebbe tra coloro che voterebbero col blocco di destra, altri con quello di sinistra e, i rimanenti, forse i più numerosi, si asterrebbero, cogliamo favorevolmente quanto sta maturando dal PD alla stessa Lega a sostegno di una legge di tipo proporzionale. Una legge, meglio se di tipo alla tedesca, con sbarramento e sfiducia costruttiva e con la re-introduzione delle preferenze, per ricostruire una rappresentanza elettorale di eletti e non di nominati, disponibili, come nelle ultime legislature, al più deteriore trasformismo e alla indecente transumanza parlamentare ( oltre 200 cambi di casacca nell’ultima legislatura).

 

Ribadito che “ da soli non si va da nessuna parte”, ho proposto che il segretario della DC, mentre prepariamo le scadenze e procedure organizzative precongressuali, inviti presso l’Istituto Luigi Sturzo tutte le diverse realtà partitiche, associative dei movimenti e gruppi dell’area cattolico democratica e cristiano sociale, con l’obiettivo di concordare tempi e modi per il superamento della travagliata e suicida stagione della diaspora democratico cristiana (1993-2022).  In polemica con la lettura riduttiva dell’amico Follini sul ruolo della DC che, oggi, a suo parere, sarebbe inattuale nel nuovo contesto storico politico, ho evidenziato che, come la DC nacque in continuità con l’esperienza del Partito Popolare di Sturzo, il quale aveva tentato di tradurre nella città dell’uomo gli orientamenti pastorali della Rerum Novarum al tempo della prima rivoluzione industriale e, De Gasperi, con le idee ricostruttive della DC (Luglio 1943)  e quanto espresso nel codice di Camaldoli (Luglio 1943), si fece interprete politicamente degli orientamenti della Quadragesimo Anno (1931)  nella fase difficilissima del dopoguerra, così compete oggi ai cattolici democratici e cristiano sociali il dovere di tradurre nelle istituzioni democratiche le indicazioni delle ultime encicliche sociali della Chiesa cattolica ( Centesimus Annus,  Caritas in veritate, Laudato SI, Fratelli tutti e il Messaggio di Papa Francesco per la LV giornata mondiale della pace); indicazioni che rappresentano quanto di più avanzato sia stato elaborato sulle conseguenze economiche, sociali e politiche della globalizzazione. Un’epoca nella quale, superate le regole del NOMA (Non Overlapping Magisteria), la finanza determina i fini e subordina ai propri interessi, nelle mani di pochi proprietari degli hedge funds internazionali, quelli dell’economia reale e della stessa politica ridotta a un ruolo servente.

 

Interesse è stato rappresentato da Grassi nella sua relazione per i fermenti che si  muovono al centro, rispetto ai quali, però, abbiamo tutti condiviso, serve rafforzare la componente della nostra area politico culturale, proponendo un programma all’altezza dei bisogni emergenti dai territori con particolare riferimento a quelli del terzo stato produttivo e delle classi popolari, che, scontato un forte deficit di rappresentanza politica, contribuiscono in larga misura all’astensionismo elettorale. Se la DC seppe compiere un autentico miracolo nella storia italiana, saldando gli interessi dei ceti medi con quelli delle classi popolari, così la nuova DC con la più ampia area democratica e popolare dovrà concorrere a rappresentare gli interessi del terzo stato produttivo e di quelli che Giorgio La Pira connotò come “ le attese della povera gente”.

 

Dottrina sociale della Chiesa, nel suo aggiornamento in questa età della globalizzazione e strenua difesa della Costituzione dei padri fondatori, da attuare integralmente, a partire dall’applicazione in tutti i partiti dell’art.49, sono questi i capisaldi attorno ai quali sviluppare il confronto con tutti gli amici della nostra vasta e articolata area politica e con coloro che sono espressione di altre culture come quelle liberal democratica e riformista, con le quali dar vita al nuovo centro della politica italiana. 

 

Ettore Bonalberti

V.segretario nazionale DC

Venezia, 3 Febbraio 2022

 

 


Il contributo dei DC e Popolari per il nuovo centro

 

Nell’elezione de presidente della Repubblica è emersa  nemmeno sotto traccia la funzione dei molti parlamentari di origine DC presenti nei diversi partiti rappresentati in Parlamento, così come più netto è stato il ruolo svolto da alcune componenti interessate a dar vita al nuovo centro della politica italiana: Renzi, Calenda, Toti, Brugnaro.

Nella mia recente nota di commento ( Io triumphe) avevo evidenziato questo fatto e sostenuto che potrebbe trattarsi di “ un centro al quale anche noi DC e Popolari dovremo guardare con interesse, dato che serve concorrere alla costruzione di un centro democratico popolare, liberale e riformista, ampio e plurale, alternativo alla destra nazionalista e populista, distinto e distante dalla sinistra ancora alla ricerca della sua identità”. Un interesse crescente, come testimoniato dalle molte lettere di consenso ricevute da parte di molti amici.

 

Se, come appare possibile, alla fine ci si orienterà per una legge elettorale, che ci auguriamo, sul modello tedesco, di tipo proporzionale con sbarramento, preferenze e con l’istituto della sfiducia costruttiva, è evidente che si impone, come non più rinviabile, il tema della ricomposizione politica dell’area culturale che fa rifermento al cattolicesimo democratico e cristiano sociale. Tutto ciò affinché nel processo di costruzione di un centro politico nuovo come quello in fieri, non manchi il contributo decisivo della nostra cultura politica.

So di non avere alcun titolo per promuovere niente, al di fuori di una personale testimonianza di amore smisurato per il partito, la DC, che ha rappresentato l’impegno di larga parte della mia vita (1962-1993). Un impegno continuato dopo la fine politica della DC e l’inizio delle divisioni suicide, come da me descritto nel saggio: DEMODISSEA- La democrazia cristiana nella lunga stagione della diaspora (1993-2020) (Ed.Il mio Libro).

Da “ osservatore non partecipante” mi permetto solo di suggerire a quanti sono interessati  un’iniziativa da assumere insieme, ossia di riunirci presso l’Istituto Luigi Sturzo a Roma con tutti i rappresentanti delle diverse realtà dei partiti, movimenti e associazioni che fanno riferimento alla nostra area sociale, culturale e politica. Sarà quella la sede per discutere dei modi utili e necessari per avviare il progetto, premessa indispensabile per partecipare insieme alle prossime elezioni politiche, tenendo presente quella che sarà la legge elettorale che governo e parlamento intenderanno adottare per il 2023.

Agli amici assai più autorevoli del sottoscritto, come il mio segretario nazionale DC, Renato Grassi, il presidente della Federazione Popolare DC, Gargani, gli amici: Tassone (NCDU), Infante e Tarolli ( Insieme); D’Ubaldo ( Rete Bianca), Mastella ( Noi di Centro), Rotondi (Verde Popolare), Tabacci ( Centro democratico), Mario Mauro ( Popolari per l’Italia),  il compito di prendere gli opportuni contatti con l’Istituto Sturzo e concordare la data e l’ora in cui convocarci. Un incontro preliminare tra loro sarebbe utile e opportuno, mentre in tutte le sedi territoriali regionali e provinciali, si potrebbero organizzare incontri tra gli amici delle diverse parti d’area per preparare i cahiers de doléance, ossia le necessità esistenti dei cittadini/e, utili per la redazione di un programma e per favorire l’emergere dal basso di una nuova classe dirigente .Con il Comitato 10 Dicembre sorto a Venezia (pagina facebook: Comitato 10 Dicembre), alla fine dell’anno scorso, con il compito di approfondire storicamente il ruolo svolto dagli uomini della DC che hanno contribuito alla difesa della democrazia e allo sviluppo dell’Italia, stiamo favorendo questo processo di conoscenza, formazione e di incontro e aggregazione, ricevendo in pochi giorni molte adesioni da varie parti dell’Italia. Siamo impegnati ad approfondire il messaggio di Papa Francesco con il suo Manifesto scritto per la LV Giornata mondiale della Pace, sintesi mirabile con la Laudato SI e Fratelli tutti, della dottrina sociale della Chiesa nell’età della globalizzazione. Proprio l’impegno a inverare nella città dell’uomo questi orientamenti pastorali è e sarà il compito di una nuova classe dirigente popolare pronta a concorrere con altre culture politiche, quali quelle liberali e riformiste, alla formazione del nuovo centro politico capace di offrire una nuova speranza all’Italia.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 31 Gennaio 2022

 

 


Io triumphe

 

Io triumphe, così si acclamava  a Roma l’elezione dell’imperatore e così scriveva Gianni Brera nel 1982, dopo la vittoria dell’Italia ai mondiali di calcio. Uso anch’io quest’acclamazione con la riconferma del due Mattarella-Draghi, innanzi tutto perché comporta garanzia di stabilità politica e istituzionale  di cui il Paese ha bisogno, e anche perché, modestamente, era ciò che avevo indicato il 18 Gennaio scorso con la mia nota: prevalga il buon senso.

Il buon senso ha prevalso e pure c’è stato l’appello al Presidente Mattarella di Mario Draghi a nome della maggioranza di governo; appello confermato dalla visita processionale dei gruppi parlamentari al Quirinale nel primo pomeriggio di oggi. I tentativi di Salvini di imporre un presidente di centro destra sono falliti, così come quelli operati sino all’ultimo dalla Meloni di rompere l’unità della maggioranza di governo. Il centro destra ha vissuto  la difficoltà del gruppo di Forza Italia privata della presenza del suo leader, insieme alla serie di errori tattici di Salvini,stretto nella morsa tra restare dentro la maggioranza di governo e conservare l’unità del centro destra, sempre più egemonizzato dalla Meloni e Fratelli d’Italia.

Il centro destra esce distrutto da questa vicenda, con la Meloni che si riconferma nel suo ruolo di unica opposizione parlamentare, mentre si sta costruendo una proposta di nuovo centro politico (Toti, Calenda, Renzi, Brugnaro) facilitato dalla saggia decisione di Pierferdinando Casini di ritirare la sua candidatura, nel momento in cui la maggioranza di governo, comprensiva del suo partito, il PD, ha deciso di fare appello alla disponibilità di Mattarella per il reincarico. Un centro al quale anche noi DC e Popolari dovremo guardare con interesse, dato che serve concorrere alla costruzione di un centro democratico popolare, liberale e riformista, ampio e plurale, alternativo alla destra nazionalista e populista, distinto e distante dalla sinistra ancora alla ricerca della sua identità

Forti tensioni anche nel M5S dove Conte dovrà tenere presenti le dissonanze del giovane rampante Di Maio che, in una fase delicata come quella di ieri, all’annuncio di una possibile candidatura della Belloni, con un comunicato improvvido è riuscito a smarcarsi insieme da Conte e dallo stesso capo spirituale Beppe Grillo. Insomma un’elezione che rappresenta un momento di svolta rilevante della politica italiana per la quale non si può applicare la formula gattopardesca del: cambiare tutto perché tutto resti come prima, dato che nelle prossime settimane assisteremo a processi seri e, in taluni casi dolorosi, di scomposizione e ricomposizione nelle e tra le forze politiche.

Resta confermata la maggioranza di governo che potrà/dovrà impegnarsi a risolvere le grandi questioni aperte: pandemia, energia, inflazione, disoccupazione, debito pubblico con tutti gli adempimenti connessi al PNRR, sino alla scadenza naturale della Legislatura. Ancora una volta, alla fine, nonostante lo spettacolo di questa settimana, amplificato da una copertura mediatica (radio,TV e social media) senza precedenti, il buon senso è riuscito a prevalere, anche se sarà molto difficile restare fedeli al mandato costituzionale dell’elezione indiretta del presidente della Repubblica. Anche a chi come molti di noi sono fedeli, senza se e senza ma, alla Repubblica parlamentare, un serio approfondimento su questa delicata materia si imporrà. Avendo ereditato dai nostri padri “ la più bella Costituzione del mondo”, qualora si mettesse mano a uno stravolgimento istituzionale clamoroso come quello del passaggio a una Repubblica di tipo presidenziale, è evidente che l’intero assetto repubblicano andrebbe rivisto. Un cambiamento per il quale solo un’assemblea costituente eletta ad hoc potrebbe por mano. Prima di un tale rivolgimento, però, serviranno ben altri partiti da organizzarsi e consolidarsi su basi autenticamente democratiche secondo i dettami dell’art. 49 della Costituzione.

 

Ettore Bonalberti

29 Gennaio 2022


Il Manifesto di Papa Francesco: dialogo fra le generazioni, educazione e lavoro, presentato il 1 Gennaio scorso, andrebbe meditato da quanti, come noi DC e Popolari, intendono ricomporre la nostra area politico culturale. Esso è un programma aggiornato della dottrina sociale cristiana da tradurre nella “città dell’uomo”.

Ettore Bonalberti

Venezia, 21 Gennaio 2022



Ecco il testo integrale:


MESSAGGIO DI SUA SANTITÀ
PAPA FRANCESCO

PER LA LV GIORNATA MONDIALE DELLA PACE

1° GENNAIO 2022

Dialogo fra generazioni, educazione e lavoro:
strumenti per edificare una pace duratura

 

1. «Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace» (Is 52,7).

Le parole del profeta Isaia esprimono la consolazione, il sospiro di sollievo di un popolo esiliato, sfinito dalle violenze e dai soprusi, esposto all’indegnità e alla morte. Su di esso il profeta Baruc si interrogava: «Perché ti trovi in terra nemica e sei diventato vecchio in terra straniera? Perché ti sei contaminato con i morti e sei nel numero di quelli che scendono negli inferi?» (3,10-11). Per questa gente, l’avvento del messaggero di pace significava la speranza di una rinascita dalle macerie della storia, l’inizio di un futuro luminoso.

Ancora oggi, il cammino della pace, che San Paolo VI ha chiamato col nuovo nome di sviluppo integrale, [1] rimane purtroppo lontano dalla vita reale di tanti uomini e donne e, dunque, della famiglia umana, che è ormai del tutto interconnessa. Nonostante i molteplici sforzi mirati al dialogo costruttivo tra le nazioni, si amplifica l’assordante rumore di guerre e conflitti, mentre avanzano malattie di proporzioni pandemiche, peggiorano gli effetti del cambiamento climatico e del degrado ambientale, si aggrava il dramma della fame e della sete e continua a dominare un modello economico basato sull’individualismo più che sulla condivisione solidale. Come ai tempi degli antichi profeti, anche oggi il grido dei poveri e della terra [2] non cessa di levarsi per implorare giustizia e pace.

In ogni epoca, la pace è insieme dono dall’alto e frutto di un impegno condiviso. C’è, infatti, una “architettura” della pace, dove intervengono le diverse istituzioni della società, e c’è un “artigianato” della pace che coinvolge ognuno di noi in prima persona. [3] Tutti possono collaborare a edificare un mondo più pacifico: a partire dal proprio cuore e dalle relazioni in famiglia, nella società e con l’ambiente, fino ai rapporti fra i popoli e fra gli Stati.

Vorrei qui proporre tre vie per la costruzione di una pace duratura. Anzitutto, il dialogo tra le generazioni, quale base per la realizzazione di progetti condivisi. In secondo luogo, l’educazione, come fattore di libertà, responsabilità e sviluppo. Infine, il lavoro per una piena realizzazione della dignità umana. Si tratta di tre elementi imprescindibili per «dare vita ad un patto sociale», [4] senza il quale ogni progetto di pace si rivela inconsistente.

2. Dialogare fra generazioni per edificare la pace

In un mondo ancora stretto dalla morsa della pandemia, che troppi problemi ha causato, «alcuni provano a fuggire dalla realtà rifugiandosi in mondi privati e altri la affrontano con violenza distruttiva, ma tra l’indifferenza egoista e la protesta violenta c’è un’opzione sempre possibile: il dialogo. Il dialogo tra le generazioni». [5]

Ogni dialogo sincero, pur non privo di una giusta e positiva dialettica, esige sempre una fiducia di base tra gli interlocutori. Di questa fiducia reciproca dobbiamo tornare a riappropriarci! L’attuale crisi sanitaria ha amplificato per tutti il senso della solitudine e il ripiegarsi su sé stessi. Alle solitudini degli anziani si accompagna nei giovani il senso di impotenza e la mancanza di un’idea condivisa di futuro. Tale crisi è certamente dolorosa. In essa, però, può esprimersi anche il meglio delle persone. Infatti, proprio durante la pandemia abbiamo riscontrato, in ogni parte del mondo, testimonianze generose di compassione, di condivisione, di solidarietà.

Dialogare significa ascoltarsi, confrontarsi, accordarsi e camminare insieme. Favorire tutto questo tra le generazioni vuol dire dissodare il terreno duro e sterile del conflitto e dello scarto per coltivarvi i semi di una pace duratura e condivisa.

Mentre lo sviluppo tecnologico ed economico ha spesso diviso le generazioni, le crisi contemporanee rivelano l’urgenza della loro alleanza. Da un lato, i giovani hanno bisogno dell’esperienza esistenziale, sapienziale e spirituale degli anziani; dall’altro, gli anziani necessitano del sostegno, dell’affetto, della creatività e del dinamismo dei giovani.

Le grandi sfide sociali e i processi di pacificazione non possono fare a meno del dialogo tra i custodi della memoria – gli anziani – e quelli che portano avanti la storia – i giovani –; e neanche della disponibilità di ognuno a fare spazio all’altro, a non pretendere di occupare tutta la scena perseguendo i propri interessi immediati come se non ci fossero passato e futuro. La crisi globale che stiamo vivendo ci indica nell’incontro e nel dialogo fra le generazioni la forza motrice di una politica sana, che non si accontenta di amministrare l’esistente «con rattoppi o soluzioni veloci», [6] ma che si offre come forma eminente di amore per l’altro, [7] nella ricerca di progetti condivisi e sostenibili.

Se, nelle difficoltà, sapremo praticare questo dialogo intergenerazionale «potremo essere ben radicati nel presente e, da questa posizione, frequentare il passato e il futuro: frequentare il passato, per imparare dalla storia e per guarire le ferite che a volte ci condizionano; frequentare il futuro, per alimentare l’entusiasmo, far germogliare i sogni, suscitare profezie, far fiorire le speranze. In questo modo, uniti, potremo imparare gli uni dagli altri». [8] Senza le radici, come potrebbero gli alberi crescere e produrre frutti?

Basti pensare al tema della cura della nostra casa comune. L’ambiente stesso, infatti, «è un prestito che ogni generazione riceve e deve trasmettere alla generazione successiva». [9] Vanno perciò apprezzati e incoraggiati i tanti giovani che si stanno impegnando per un mondo più giusto e attento a salvaguardare il creato, affidato alla nostra custodia. Lo fanno con inquietudine e con entusiasmo, soprattutto con senso di responsabilità di fronte all’urgente cambio di rotta, [10] che ci impongono le difficoltà emerse dall’odierna crisi etica e socio-ambientale [11] .

D’altronde, l’opportunità di costruire assieme percorsi di pace non può prescindere dall’educazione e dal lavoro, luoghi e contesti privilegiati del dialogo intergenerazionale. È l’educazione a fornire la grammatica del dialogo tra le generazioni ed è nell’esperienza del lavoro che uomini e donne di generazioni diverse si ritrovano a collaborare, scambiando conoscenze, esperienze e competenze in vista del bene comune.

3. L’istruzione e l’educazione come motori della pace

Negli ultimi anni è sensibilmente diminuito, a livello mondiale, il bilancio per l’istruzione e l’educazione, considerate spese piuttosto che investimenti. Eppure, esse costituiscono i vettori primari di uno sviluppo umano integrale: rendono la persona più libera e responsabile e sono indispensabili per la difesa e la promozione della pace. In altri termini, istruzione ed educazione sono le fondamenta di una società coesa, civile, in grado di generare speranza, ricchezza e progresso.

Le spese militari, invece, sono aumentate, superando il livello registrato al termine della “guerra fredda”, e sembrano destinate a crescere in modo esorbitante. [12]

È dunque opportuno e urgente che quanti hanno responsabilità di governo elaborino politiche economiche che prevedano un’inversione del rapporto tra gli investimenti pubblici nell’educazione e i fondi destinati agli armamenti. D’altronde, il perseguimento di un reale processo di disarmo internazionale non può che arrecare grandi benefici allo sviluppo di popoli e nazioni, liberando risorse finanziarie da impiegare in maniera più appropriata per la salute, la scuola, le infrastrutture, la cura del territorio e così via.

Auspico che all’investimento sull’educazione si accompagni un più consistente impegno per promuovere la cultura della cura. [13] Essa, di fronte alle fratture della società e all’inerzia delle istituzioni, può diventare il linguaggio comune che abbatte le barriere e costruisce ponti. «Un Paese cresce quando dialogano in modo costruttivo le sue diverse ricchezze culturali: la cultura popolare, la cultura universitaria, la cultura giovanile, la cultura artistica e la cultura tecnologica, la cultura economica e la cultura della famiglia, e la cultura dei media». [14] È dunque necessario forgiare un nuovo paradigma culturale, attraverso «un patto educativo globale per e con le giovani generazioni, che impegni le famiglie, le comunità, le scuole e le università, le istituzioni, le religioni, i governanti, l’umanità intera, nel formare persone mature». [15] Un patto che promuova l’educazione all’ecologia integrale, secondo un modello culturale di pace, di sviluppo e di sostenibilità, incentrato sulla fraternità e sull’alleanza tra l’essere umano e l’ambiente. [16]

Investire sull’istruzione e sull’educazione delle giovani generazioni è la strada maestra che le conduce, attraverso una specifica preparazione, a occupare con profitto un giusto posto nel mondo del lavoro. [17]

4. Promuovere e assicurare il lavoro costruisce la pace

Il lavoro è un fattore indispensabile per costruire e preservare la pace. Esso è espressione di sé e dei propri doni, ma anche impegno, fatica, collaborazione con altri, perché si lavora sempre con o per qualcuno. In questa prospettiva marcatamente sociale, il lavoro è il luogo dove impariamo a dare il nostro contributo per un mondo più vivibile e bello.

La pandemia da Covid-19 ha aggravato la situazione del mondo del lavoro, che stava già affrontando molteplici sfide. Milioni di attività economiche e produttive sono fallite; i lavoratori precari sono sempre più vulnerabili; molti di coloro che svolgono servizi essenziali sono ancor più nascosti alla coscienza pubblica e politica; l’istruzione a distanza ha in molti casi generato una regressione nell’apprendimento e nei percorsi scolastici. Inoltre, i giovani che si affacciano al mercato professionale e gli adulti caduti nella disoccupazione affrontano oggi prospettive drammatiche.

In particolare, l’impatto della crisi sull’economia informale, che spesso coinvolge i lavoratori migranti, è stato devastante. Molti di loro non sono riconosciuti dalle leggi nazionali, come se non esistessero; vivono in condizioni molto precarie per sé e per le loro famiglie, esposti a varie forme di schiavitù e privi di un sistema di welfare che li protegga. A ciò si aggiunga che attualmente solo un terzo della popolazione mondiale in età lavorativa gode di un sistema di protezione sociale, o può usufruirne solo in forme limitate. In molti Paesi crescono la violenza e la criminalità organizzata, soffocando la libertà e la dignità delle persone, avvelenando l’economia e impedendo che si sviluppi il bene comune. La risposta a questa situazione non può che passare attraverso un ampliamento delle opportunità di lavoro dignitoso.

Il lavoro infatti è la base su cui costruire la giustizia e la solidarietà in ogni comunità. Per questo, «non si deve cercare di sostituire sempre più il lavoro umano con il progresso tecnologico: così facendo l’umanità danneggerebbe sé stessa. Il lavoro è una necessità, è parte del senso della vita su questa terra, via di maturazione, di sviluppo umano e di realizzazione personale». [18] Dobbiamo unire le idee e gli sforzi per creare le condizioni e inventare soluzioni, affinché ogni essere umano in età lavorativa abbia la possibilità, con il proprio lavoro, di contribuire alla vita della famiglia e della società.

È più che mai urgente promuovere in tutto il mondo condizioni lavorative decenti e dignitose, orientate al bene comune e alla salvaguardia del creato. Occorre assicurare e sostenere la libertà delle iniziative imprenditoriali e, nello stesso tempo, far crescere una rinnovata responsabilità sociale, perché il profitto non sia l’unico criterio-guida.

In questa prospettiva vanno stimolate, accolte e sostenute le iniziative che, a tutti i livelli, sollecitano le imprese al rispetto dei diritti umani fondamentali di lavoratrici e lavoratori, sensibilizzando in tal senso non solo le istituzioni, ma anche i consumatori, la società civile e le realtà imprenditoriali. Queste ultime, quanto più sono consapevoli del loro ruolo sociale, tanto più diventano luoghi in cui si esercita la dignità umana, partecipando così a loro volta alla costruzione della pace. Su questo aspetto la politica è chiamata a svolgere un ruolo attivo, promuovendo un giusto equilibrio tra libertà economica e giustizia sociale. E tutti coloro che operano in questo campo, a partire dai lavoratori e dagli imprenditori cattolici, possono trovare sicuri orientamenti nella dottrina sociale della Chiesa.

Cari fratelli e sorelle! Mentre cerchiamo di unire gli sforzi per uscire dalla pandemia, vorrei rinnovare il mio ringraziamento a quanti si sono impegnati e continuano a dedicarsi con generosità e responsabilità per garantire l’istruzione, la sicurezza e la tutela dei diritti, per fornire le cure mediche, per agevolare l’incontro tra familiari e ammalati, per garantire sostegno economico alle persone indigenti o che hanno perso il lavoro. E assicuro il mio ricordo nella preghiera per tutte le vittime e le loro famiglie.

Ai governanti e a quanti hanno responsabilità politiche e sociali, ai pastori e agli animatori delle comunità ecclesiali, come pure a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, faccio appello affinché insieme camminiamo su queste tre strade: il dialogo tra le generazioni, l’educazione e il lavoro. Con coraggio e creatività. E che siano sempre più numerosi coloro che, senza far rumore, con umiltà e tenacia, si fanno giorno per giorno artigiani di pace. E che sempre li preceda e li accompagni la benedizione del Dio della pace!

Dal Vaticano, 8 dicembre 2021


Francesco

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[1] Cfr Lett. enc. Populorum progressio (26 marzo 1967), 76ss.

[2] Cfr Lett. enc. Laudato si’ (24 maggio 2015), 49 .

[3] Cfr Lett. enc. Fratelli tutti (3 ottobre 2020), 231.

[4] Ibid., 218.

[5] Ibid., 199.

[6] Ibid., 179.

[7] Cfr ibid., 180.

[8] Esort. ap. postsin. Christus vivit (25 marzo 2019), 199.

[9] Lett. enc. Laudato si’ (24 maggio 2015), 159.

[10] Cfr ibid., 163; 202.

[11] Cfr ibid., 139.

[12] Cfr Messaggio ai partecipanti al 4° Forum di Parigi sulla pace, 11-13 novembre 2021.

[13] Cfr Lett. enc. Laudato si’ (24 maggio 2015), 231; Messaggio per la LIV Giornata Mondiale della Pace. La cultura della cura come percorso di pace (8 dicembre 2020).

[14] Lett. enc. Fratelli tutti (3 ottobre 2020), 199.

[15] Videomessaggio per il Global Compact on Education. Together to Look Beyond (15 ottobre 2020).

[16] Cfr Videomessaggio per l’High Level Virtual Climate Ambition Summit (13 dicembre 2020).

[17] Cfr S. Giovanni Paolo II, Lett. enc. Laborem exercens (14 settembre 1981), 18.

[18] Lett. enc. Laudato si’ (24 maggio 2015), 128.



 

Prevalga il buon senso

 

La situazione è alquanto agitata e confusa, tra il centro destra in progressiva fibrillazione, dopo che il tentativo del Cavaliere sembra ormai considerato da Salvini superabile/to e la sinistra  che rimane ferma in un surplace impotente. Ho salutato con grande soddisfazione l’indicazione di alcuni ex parlamentari grillini della candidatura del prof Paolo Maddalena, costituzionalista a tutto tondo e uno dei più strenui difensori della Carta fondamentale della Repubblica. Sembra, però, che stiano prevalendo gli interessi e le motivazioni “particulari” di singoli, movimenti  e gruppi parlamentari non più sostenuti da quei legami forti che erano alla base dei partiti della prima repubblica, e forte è il rischio di una saga dei franchi tiratori preoccupati solo del loro stipendio e dell’agognato vitalizio.

 

La fragile situazione economico sociale di un Paese sfibrato da una crisi pandemica ben lungi dal potersi considerare finita, suggerirebbe di tener in debita considerazione il motto: quieta non movere et mota quietare, non agitare ciò che è calmo, ma calma piuttosto ciò che è agitato. Recitava così il broccardo latino espressione di un’antica sperimentata saggezza. La saggezza che dovrebbe assistere gli elettori del prossimo Presidente della Repubblica.

 

Il binomio Mattarella presidente della Repubblica, Draghi capo del governo, ha assicurato sin qui all’Italia stabilità politica e un’affidabilità internazionale senza pari, l’unica che può garantire la prosecuzione della legislatura sino al suo termine naturale. E’ noto il reiterato NO del presidente Mattarella a una sua rielezione; un NO motivato dal ricordo di Segni e della sua proposta di “ non rieleggibilità del Presidente della Repubblica”. Come ha sostenuto, tuttavia, con grande rispetto Paolo Cirino Pomicino al TG2,  a riguardo della candidatura del Cavaliere, ma come regola generale: “al Quirinale non ci si candida, ma si viene scelti”. E, allora, perché non attenersi alla saggezza del broccardo latino?

 

Anche le reiterate e motivate indisponibilità espresse da Mattarella, se avvenisse un voto a larghissima maggioranza del Parlamento integrato dai rappresentanti regionali, sono convinto che possano essere superate. Sarebbe la soluzione più semplice e adeguata alla complessità della situazione politica, economica, sociale e istituzionale dell’Italia. La stessa rielezione del Presidente Napolitano costituisce un precedente da considerare. Quando è in atto una situazione di crisi tra e nelle forze politiche che accompagna e amplifica quella stessa della rappresentanza, servono soluzioni che permettano di garantire una tregua per favorire una ricomposizione e il graduale ritorno  a un nuovo equilibrio da realizzare con il voto previsto alla scadenza naturale della legislatura. Ogni altra soluzione, al di là dei tatticismi e promesse vane collegate/bili al voto dei 1009 che inizia il prossimo Lunedì, è certo che provocherebbe l’immediata crisi di governo e le elezioni anticipate con una legge maggioritaria foriera della conservazione di un bipolarismo forzato, incapace di garantire la governabilità di cui l’Italia ha assoluta necessità in questa fase delicatissima della sua storia politico istituzionale. Il bis di Mattarella e la continuazione del governo delle larghe intese, con i possibili aggiustamenti, è ciò che serve. E’ la soluzione più semplice che richiede  un suggeritore autorevole come il capo del governo. Rompere questo equilibrio porterebbe soltanto alla confusione e al triste spettacolo dei nominati parlamentari, molti dei quali transumanti seriali. Auguriamoci che prevalga il buon senso e che Mario Draghi sappia lanciare il suo autorevole appello.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 18 Gennaio 2022

Ripartire dalla base per una Federazione popolare, riformista e liberale

 

Nella crisi di sistema dell’Italia e con la scomparsa delle culture politiche che furono alla base del patto costituzionale, l’assenza di un centro capace di rappresentare gli interessi e i valori del terzo stato produttivo e delle classi popolari, alimenta la renitenza al voto. Un’astensione elettorale  aggravata dalla presenza di una classe dirigente sempre più lontana dalle attese dei cittadini. In questo quadro, tuttavia, permangono intatti gli ideali del popolarismo sturziano e degasperiano, così come s’impongono gli orientamenti indicati dalle ultime encicliche dei Papi: San Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco, le quali attualizzano la dottrina sociale della Chiesa Cattolica nell’età della globalizzazione.

Perché allora, dopo quasi un trentennio dalla fine della DC, continua la maledizione della diaspora post democristiana, nonostante il vitalismo diffuso di movimenti, gruppi, associazioni e partiti che si rifanno a quella tradizione politica? Credo che molta parte di ciò sia collegata alla scarsa attendibilità di molti degli attori protagonisti che, con diversa legittimità e fortuna, hanno tentato la ricomposizione politica e culturale di quest’area. Esauriti tutti i tentativi sin qui compiuti per la ricomposizione politica della nostra area, stanco e sfiduciato ho scelto di collocarmi tra gli “ osservatori non partecipanti”, convinto che in questo fallimento abbia influito anche la scarsa e, in taluni casi, nulla credibilità di molti degli attori protagonisti in campo, quasi tutti interpreti di diversi ruoli e responsabilità nella difficile fase di transizione tra la fine della DC e l’avvio delle nuove e differenti personali avventure politiche spesso risultate di mera sopravvivenza. Ecco perché è necessario prendere atto che non spetta più a questi attori, vecchi e logorati nella loro affidabilità, svolgere ruoli di guida, i quali potranno/dovranno essere assunti, invece, da una nuova generazione. Un’autocritica questa che, ovviamente, ci coinvolge tutti noi che apparteniamo alla quarta e ultima generazione della DC storica. Non si può più operare dall’alto in basso ( top down), come ancora sta avvenendo in questi giorni con l’assegnazione di incarichi dal centro ad alcuni amici di realtà locali, una sorta di “missi dominici” del dominus romano, ma serve ripartire dal basso, con un procedimento bottom up, ricomponendo a livello territoriale l’unità possibile di quanti si riconoscono nei valori sturziani cattolico democratici e cristiano sociali, facendo emergere dal confronto democratico di base la nuova classe dirigente. Non uno, ma due passi indietro, dunque, specie da parte di coloro che hanno, sin qui, lucrato personali posizioni di rendita dal riferimento alla DC e/o dall’utilizzo strumentale del suo storico simbolo, lasciando campo aperto ai giovani in grado di interpretare gli orientamenti della dottrina sociale cristiana nei tempi nuovi della globalizzazione. L’unità possibile dell’area cattolico democratica e cristiano sociale in sede locale è, o dovrebbe essere, la premessa per una più ampia collaborazione con le altre culture democratiche liberali e riformiste che, insieme alla nostra, sono state a fondamento del patto costituzionale e hanno fatto grande l’Italia. Ciò comporta:

-       disponibilità dei  grandi vecchi della politica democristiana di mettersi a disposizione dei giovani;

-       individuare i giovani meritevoli che possono rappresentare democraticamente tutte le anime e voci esistenti;

-       eliminare ogni riferimento a diaspore e simboli che possono essere barriere d’entrata;

-       rinsaldare i principi cristiani in una visione laica moderna;

-       presentarsi compatti, uniti, forti e decisi al pubblico, subito in questi giorni, proponendo in primis un Mattarella bis secondo le condizioni anche temporali del capo dello Stato in carica e sostenere fino in fondo in modo unanime questa candidatura di continuità per far finire il lavoro a Draghi poi si vedrà.

 

 

Uniti sì, ma per quali obiettivi?

 

Quanto al merito: i contenuti di un possibile programma politico vanno assolutamente saldati intorno ad un polo europeista, liberale, non estremista, dialogante, che sia di ispirazione degasperiana ed einaudiana, di  valori cristiani e laici e che accolga e riconosca le diversità, che premi la meritocrazia, valorizzi i  giovani con uno scambio reciproco con chi ha costruito il paese,  dia slancio e spazio (vero e non per quote) alle donne, spinga il Paese alla valorizzazione delle imprese, lo renda meno schiavo di una presenza statale "asfissiante e soffocante", che ci salvi da un debito pubblico insostenibile, che abbia capacità di programmazione per i futuri 30 anni,  che possa e sappia dare un Sogno e un Futuro alle nuove generazioni, che  sappia garantire il lavoro e salvare la pensione ai giovani, e un riconfermato ruolo alla democrazia repubblicana oggi subordinata agli interessi dei poteri finanziari dominanti.

 

Si dovrà aprire un dibattito su un progetto di programma politico per una federazione di centro aperto popolare, riformista e liberale, sintetizzabile nell’allegato decalogo:

 

1.     Conferma della costituzione repubblicana, no a deformazioni, si a un armonico e organico aggiornamento ai tempi dopo 70 anni di democrazia compiuta eliminando certi doppioni e chiudendo alcuni capitoli e titoli ancora incompiuti che creano problemi allo Stato, al rapporto Sato-Regioni e alle funzioni-spese delle  Regioni  rispondendo alla opzione di una autonomia a gradi e solo su alcuni temi;

2.     Lo Stato deve costare meno in soldi in tempi morti e il dipendente pubblico deve essere un esempio per il dipendente privato, essere pagato in base al lavoro fatto, meno dirigenze e più responsabilità, più semplificazione, più velocità di accesso alle pratiche, riduzione dei passaggi da un tavolo all’altro, controlli a valle dei processi burocratici; più attenzione al cittadino-elettore, tasse e imposte proporzionali al reddito, proporzionalità crescente e decrescente; una Camera legislativa e un Senato di controllo generale e di partecipazione delle regioni; un numero minore di Regioni; aggregazione province volontariamente; aggregazione obbligata dei comuni confinanti con meno di 3000 abitanti e massimo 4 fusioni;

3.     Uguaglianza di tutti i parametri e contratti per tutti i lavoratori, attenzione diversa fra imprese piccole e imprese grandi, partecipazione sindacale federale più unitaria possibile,  sindacati moderni e misurati al reddito dei lavoratori, non lasciare indietro nessuno dal migrante al gender, ma con regole uguali per tutti, diritti e doveri sullo stesso piano, in primis e soprattutto per i politici; 

4.     Lavoro (reddito minimo sociale a fronte sempre di un servizio reso), scuole (+ formazione educazione inclusione), sanità (+assistenza per tipo di malato e non per reparto/malattia/ primariati)  sono gli unici campi-ministeri dove è possibile fare debito pubblico e deficit statale e regionale, in una linea precisa di ampia occupazione-servizi-qualità di assistenza, reddito equo in base a responsabilità e controlli a tutti i livelli

5.     La famiglia è la prima figura sociale di riferimento crescita educazione formazione, ma anche moderna, dinamica, presente, aggregata e come punto per diverse iniziative legislative

6.     Europa sempre, ma meno burocrazia, costi fissi, arrivismo statalista, finanza, monetarista, più egualitaria, partecipante a problemi comuni, per una difesa unica comune, per un’azione comune all’estero su certi temi, modello fiscale e aliquote unico in base a produttività e redditività, condivisione dei surplus finanziari ; 

7.     Individuazione degli asset-paese (turismo, alimentazione, portualità, acciaio, medicali....) anche privati inalienabili, che siano reddituali o almeno in grado di essere autosufficienti economicamente,  da difendere sempre con interventi pubblici ad hoc, mettere in atto tutte le norme già esistenti in materia

8.     Economia sociale civile sussidiaria ecologica ambientale, deve essere prioritaria in ogni esercizio e campo al posto di quella solo monetaria e solo finanziaria, ritorno alla economia reale in certi campi, controllo e tassazione delle mega rendite anche finanziarie e della gestione patrimoni e assicurazioni da ristornare al cittadino, regole e tasse eque ai colossi del web, energia, finanza, farmaceutica;

9.     Grande progetto integrato da più funzioni per i 2/3 del territorio italiano montano/collinare più vulnerabile, svantaggiato, difficile, abbandonato che può crollare a valle, ma anche premiato e autentico patrimonio culturale paesaggistico nazionale che ha in sé già milioni di posti di lavoro e fare in modo che ritornino gli occupati a fare impresa e servizi, dalle scuole ai pronto soccorso, dalle regimazioni idrauliche all’antropologia di servizio

10. Una giustizia nuova, veloce, vera, equa, separazione delle carriere, un autogoverno sui temi costituzionali e non su altro, carriere certificate con parametri pubblici, nuovo processo penale, carceri più vivibili,più sanzioni amministrative e servizi sociali, certezza della sentenza per i reati gravi.

 

Mi auguro che sia possibile individuare, come ha ben scritto il prof Sandro Campanini, una sede permanente di dialogo e confronto in cui tale dibattito si possa svolgere. Al di fuori dei diversi cantieri aperti, spesso in conflitto tra di loro,  non potrebbe assumere l’iniziativa l’Istituto Sturzo?

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 9 Gennaio 2022

 

 


Solo se saremo uniti saremo forti

 

E’ numerosa la schiera degli amici alla ricerca del centro perduto, considerato da tutti il luogo della politica privilegiato per rappresentare gli interessi e i valori del terzo stato produttivo  e dei ceti popolari. Nel mio archivio elettronico, nel merito, ho raccolto oltre 180 testimonianze, tra le quali le più numerose sono quelle della nostra area politico culturale cattolico democratica e cristiano sociale. Ciascuna è meritevole di interesse e di attenzione anche se, non conoscendo quale sarà, alla fine, la legge elettorale che sarà adottata, è evidente che ognuna di esse, da sola, non sia in grado di garantire alcuna traduzione degli obiettivi prefissati sul piano politico istituzionale. Interesse e attenzione, ovviamente, in primis per la mia DC, per la rinascita politica della quale mi sono battuto sin dal 2011, ma, che, rispetto a essa, ora vivo una condizione di “osservatore non partecipante”, considerato che, dopo dieci anni di impegno costante, permangono e, anzi, si sono moltiplicate, le divisioni, con una diffusa germinazione di sigle e simboli alla ricerca del glorioso scudo crociato, tuttora nella disponibilità elettorale e come rendita di posizione del trio UDC: Cesa-De Poli-Saccone. I buoni risultati elettorali nei comuni siciliani con il ritorno alla politica dell’amico Totò Cuffaro, sono un ottimo segnale, ancorché insufficiente a garantire una sicura prospettiva in vista delle prossime elezioni politiche sul piano nazionale.

Anche l’esperienza della Federazione Popolare DC avviata con l’amico Peppino Gargani, non è riuscita a sfociare nella formazione di quel “soggetto politico nuovo” che, insieme all’amico Alberto Alessi avevamo indicato, come soluzione compatibile, in attesa delle decisioni sempre promesse e mai attuate di Cesa e dell’UDC. E’ mancata alla Federazione, da un lato, l’accettazione reale del progetto da parte dell’UDC che, alla fine, ha confermato la sua ferma appartenenza al centro destra a guida prevalentemente leghista; una partecipazione ridotta a un ruolo subordinato e di mera sopravvivenza del trio; dall’altro, il mancato convinto coinvolgimento della DC di Grassi, più interessata a una riconferma del proprio ruolo di unica legittima continuità giuridica della DC storica. Infine, non ha contribuito il tentativo intelligente, seppur tutto da verificare, dell’amico Rotondi con la sua intuizione di Verde Popolare, ossia il tentativo di coinvolgere in un nuovo movimento/lista/partito, espressioni di area cattolica con quelle dei verdi, unite dai valori espressi dalla Laudato SI di Papa Francesco: i temi strategici del nostro tempo in materia di clima e ambiente.  Anche il tentativo di  Clemente Mastella con il suo NOI DI CENTRO, sconta il limite della riproposizione di un modello di partito di tipo personalistico assai lontano dalla nostra tradizione democratica popolare.

Con l’incontro di ieri del direttivo della Federazione Popolare si è preso atto delle criticità esistenti e con l’amico Gargani si è condivisa l’idea di partire dalle realtà locali e regionali per verificare le concrete possibilità esistenti di attivazione di un raggruppamento al centro di componenti politico culturali di area cattolico democratica e cristiano sociale, con quelle di area liberale e riformista. Un centro, dunque, ampio, plurale e democratico a guida collegiale, capace di rappresentare gli interessi e i valori di larga parte di quell’elettorale da troppo tempo renitente al voto.

Le esperienze positive sperimentate in diversi comuni della Campania nelle recenti elezioni amministrative, come a Napoli, Salerno e Benevento, con risultati attorno al 5% di liste unitarie di centro, dimostrano che, partendo dal locale, con una visione forte sul piano più generale, possano nascere aggregazioni politiche con le quali costruire un’assemblea costituente nazionale di un soggetto politico nuovo di centro, finalmente denominato come “ Popolare, Liberale, Riformista”, capace di rappresentare una nuova credibile realtà della politica italiana. Non un partito di qualcuno, ma un partito a guida democratica e collegiale, rappresentativo di tutte le istanze proprie di un nuovo centro italiano. Si è anche evidenziata la necessità che questo soggetto politico nuovo, partendo dalle realtà locali, raccogliendo le indicazioni di programma a misura dei bisogni esistenti, sia guidato da una rinnovata classe dirigente alla quale si potranno affiancare quei “consiglieri anziani “ in grado di offrire le loro migliori competenze. La presenza al direttivo della Federazione convocato ieri da Gargani dell’amico Gianfranco Rotondi, lascia ben sperare che, alla fine, anche la sua bella iniziativa possa incontrarsi con quella che la Federazione Popolare DC intende sviluppare nelle diverse realtà locali. E’ un invito questo rivolto anche agli amici di Insieme, di Rete Bianca e di Centro democratico, nella convinzione che, ancora una volta, solo se “saremo uniti saremo forti, e se saremo forti, saremo liberi” di portare avanti nelle sedi istituzionali le nostre proposte politiche.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 21 Dicembre 2021

 

COMITATO 10 DICEMBRE

Per squarciare il velo del silenzio e offrire un contributo alla verità

 

Scomparso Sandro Fontana, uno dei più illustri storici di matrice cattolica e democratico cristiana, Francesco Malgeri è probabilmente uno degli ultimi esponenti delle scienze storiche che hanno scritto della DC con occhi non deformati dalla “damnatio memoriae”. E’, infatti, questo il condizionamento ideologico che sembra orientare quasi tutti gli storici italiani che, sulla DC e i suoi esponenti, sembra abbiano eretto un muro di silenzio, quando non si riducano a considerare la presenza della DC come un freno alla crescita democratica del Paese. E’ tempo di sollevare questo velo e di sollecitare gli studiosi della storia contemporanea a un esame più rigoroso dei documenti, degli atti, degli uomini e dei fatti che hanno caratterizzato la lunga stagione della guida democratico cristiana dell’Italia (1948-1993).

Avendo organizzato un incontro dibattito nei giorni scorsi a Mestre, per la presentazione del libro di Giorgio Aimetti: Carlo Donat Cattin, la vita e le idee di un democratico cristiano scomodo, con Mario Tassone, Pasquale Ruga e Mario Rossi, si è deciso di costituire il COMITATO 10 DICEMBRE ( la data in cui si è svolto l’incontro) con l’obiettivo di discutere nelle varie realtà italiane, dei personaggi più rappresentativi della storia politica democratico cristiana. Un modo per avvicinare i giovani alla conoscenza di coloro che hanno contribuito alla nascita, alla difesa e al consolidamento della democrazia italiana.

Stimolato dalla pubblicazione dell’amico D’Ubaldo sulla testata on line: Il domani d’Italia, sul settimanale “Democratici cristiani “Per l’Azione”, voglio esprimere tutto il mio apprezzamento per una rivista che si inserisce nella migliore tradizione politica e culturale dei democratici cristiani. Ringrazio la direttrice Maria Chiara Mattesini e D’Ubaldo, per l’accostamento della testata a “ Per l’Azione”, il periodico che, per noi della quarta generazione DC, costituì un punto di riferimento importante per la nostra formazione politica. Tentando di ricercare notizie su Francesco Mattioli, che di quella rivista fu la guida politico culturale ( tutta la documentazione è raccolta presso l’Istituto Sturzo a Roma) per il MG DC della stagione guidata da Luciano Benadusi e Gilberto Bonalumi, mi sono imbattuto casualmente anche in un libro dei “I Quaderni del Ferrari”, scritto da Dario Mengozzi su: La “ sinistra” cattolica modenese- cronache di una singolare esperienza politica di base. Trattasi di una miniera preziosa di documenti e informazioni redatta nel 75° anniversario della morte di Francesco Luigi Ferrari, avvenuta a Parigi nel 1933. Com’è scritto nella prefazione: Questo Quaderno  si colloca in questo percorso, presentandoci le vicende della sinistra modenese,  una esperienza politica del movimento cattolico modenese guidata da Ermanno Gorrieri a partire dagli anni del secondo dopoguerra fino alla fine degli anni settanta. Mengozzi dice chiaramente nella introduzione che il suo lavoro non è e non intende essere un testo storiografico. Può tuttavia essere considerato una “cronaca”, o un “diario” (anche se si tratta di un “diario ex-post”) le cui tappe sono scandite da un elenco di avvenimenti  e di persone .

Come avviene per tutti i diari, anche in questo caso l’autore ha scelto fatti e nomi soprattutto sulla base di un coinvolgimento diretto: ricordi, ideali, priorità, giudizi di valore non sono resi espliciti, ma hanno improntato la successione cronachistica e sono il vero filtro del lavoro di ricerca che ha preceduto la stesura finale.

Siamo certi che in ogni città italiana siano presenti studi, documenti, testimonianze che potranno essere di stimolo per approfondire la storia del partito dei cattolici democratici e dei cristiano democratici. Siamo già pronti per concorrere con il nostro COMITATO 1O DICEMBRE alla presentazione del prossimo libro redatto dall’amico prof Pino Nisticò, già presidente della Regione Calabria, dedicato al ricordo di Riccardo Misasi, una delle colonne portanti della sinistra DC di Base e della guida politica demitiana della DC. Crediamo che da ogni città, provincia e Regione si faranno avanti gli amici democratici cristiani, come il sottoscritto  “ non pentiti”, per offrire il proprio contributo a squarciare il velo di omertà e di falsificazione sulla storia del nostro partito. E chissà che qualche storico senza pregiudizi non raccolga il nostro invito e la nostra provocazione. Sollecitiamo anche con quest’articolo di aderire al COMITATO 10 DICEMBRE al fine di favorire l’emersione dei tesori culturali rappresentati dalle vicende politico amministrative degli uomini della DC che hanno contribuito alla difesa e allo sviluppo della democrazia italiana.

 

Ettore Bonalberti

Venezia, 14 Dicembre 2021

 

Come al palio di Siena

 

Tutti alla ricerca del miglior allineamento  come i fantini con i loro cavalli al palio di Siena. Qui non si tratta di fantini assoldati dalla propria contrada e disponibili alla compravendita fedifraga del miglior offerente, ma di diversi “conducator” alla ricerca delle possibili alleanze pre elettorali.

La “giostra” era iniziata con l’incontro dell’on Gianfranco Rotondi con il suo nuovo movimento-partito, “Verde popolare”, foriero di una possibile alleanza elettorale bianco verde. Resta il dubbio se potrà coesistere una coalizione tra un amico, ancora organicamente legato a Berlusconi e a Forza Italia e l’on Bonelli, la cui rappresentanza reale dei verdi italiani è tutta da verificare.

Scontata la posizione a destra del trio dell’UDC: Cesa, De Poli, Saccone, ridotto al ruolo di ruota di scorta della Lega salviniana (spiace che su tali posizioni non si dissoci quella nobil donna della senatrice Binetti), dall’assemblea nazionale di Noi Di Centro, riunitasi stamattina a Roma su invito dell’on Clemente Mastella,  è giunto un segnale di orientamento opposto, ossia quello di costruire una sorta di Margherita 2.0, essenziale, a detta del sindaco di Benevento, per garantire maggioranza e governabilità al PD, al quale si richiede un ritorno all’ULIVO dei tempi prodiani. Anche qui un centro subalterno, smemori del fatto che,  come ci ha insegnato Donat Cattin: è sempre il cane che muove la coda, specie nelle condizioni attuali, tanto a sinistra che a destra.

Come a Venezia, negli anni’ 50, andava di moda la SVAC (Società Veneziana Aspiranti Conti), l’aspirazione nostalgica di una media borghesia di parvenu agli usi e costumi dell’antica aristocrazia, così, da diverso tempo, a Roma sembra sorta la SIAC (Società Italiana Aspiranti Conducator), particolarmente diffusa tra esponenti ex democratico cristiani. Ciascuno è impegnato a costruire un proprio partito/ino, col bel triste risultato che a furia di costruzioni, il villaggio delle diverse formazioni conta ormai un numero impressionante di casematte, molte delle quali senza alcuna prospettiva  elettorale concreta. A un bel gridare Merlo, che ha aperto i lavori dell’assemblea, contro i partiti personali, se, alla fine, nel simbolo di NOI DI CENTRO, appare in bella evidenza il nome di Mastella. Noi vecchi democristiani siamo stati allevati in una scuola dove i partiti, non solo erano rispettosi dell’art 49 della Costituzione, ma nei quali le leadership si conquistavano sul campo, nel duro lavoro del confronto politico anche più serrato.  Credo sia stato un errore inserire il nome di Mastella nel simbolo del partito, se si voleva evitare la critica di un ennesimo tentativo di personalizzazione della politica. Altro errore non aver esteso l’invito ai tanti amici di area DC e popolare che, anche per questo, non erano presenti.

Oggi il Teatro Brancaccio era, comuqnue, al completo, nel rispetto delle regole anti-covid, e forte è stata la risposta delle “truppe mastellate”, sempre pronte a raccogliere l’invito del loro leader. Donne e uomini di tutte le estrazioni sociali, con molti giovani- prevalevano gli accenti meridionali , ma erano presenti anche amici di altre realtà territoriali italiane.

Occhio benevolo rivolto ai renziani e ad altri gruppi di un centro politico in movimento, con un netto rifiuto per l’”asino di Buridano”, Calenda, il quale, a furia di considerarsi al centro del mondo,  a detta di Mastella, rischia di finire, appunto, come quell’asino triste. Netta la disponibilità a raccordarsi con Renzi, ma, è proprio di oggi  la notizia che Italia Viva intende unificarsi in Parlamento col gruppo di Toti e Brugnaro. Manovre dei fantini prima del Palio del Quirinale?

Un’osservazione espressa anche da diverse persone che ho avuto modo di sentire al Brancaccio era la seguente: ma perché non impegnarsi innanzi tutto a ricomporre la vasta area cattolico democratica e cristiano sociale, aperti alla collaborazione con espressioni culturali dell’area liberale e riformista socialista e repubblicana, in alternativa alla destra nazionalista e populista e alla sinistra ancora in cerca della propria identità’, piuttosto che continuare a frazionarsi in mille rivoli ?

In questo assai confuso allineamento, manca il mossiere del Palio, che, allo stato degli atti, potrà dare il via, solo dopo l’elezione del presidente della repubblica e la decisione definitiva di governo e parlamento sulla legge elettorale.

Positiva la conferma di Mastella a favore della legge elettorale proporzionale, purché combinata con le preferenze, ma, mi permetto di insistere: prima di avviare un altro partito di centro, non sarebbe meglio tentare la ricomposizione di tutte le diverse espressioni della nostra area sociale, culturale e politica? Continuare a giocare da soli potrà, forse, anche garantire un ruolo subalterno in qualche lista-rifugio, ma non risolve il problema storico politico italiano e della sua crisi di sistema; una crisi che non è solo riconducibile all’assenza di un centro in grado, come seppe fare la DC, di saldare gli interessi dei ceti medi produttivi con quelli delle classi popolari, dando loro efficace rappresentanza politica,  ma anche e, soprattutto, è legata all’esigenza del ritorno in campo di una cultura politica cattolico democratica e cristiano sociale ispirata dai valori e orientamenti espressi dalle ultime encicliche sociali dell’età della globalizzazione.

Guai se, tra l’egoistica volontà di competizione alla ricerca di un’affermazione personale o di un ristretto gruppo di aficionados e la necessità della collaborazione, prevalesse la prima. L’antropologia culturale ci ricorda che nell’isola di PASQUA, esempio del prevalere dello scontro, la competizione tra i diversi clan Rapa Nui  li portò ad esaurire le risorse sino alla scomparsa della loro civiltà. Per costruire le grandi statue lipidee utilizzarono, infatti, grandissime quantità del legno dei boschi dell’isola sino all’esaurimento di quelle risorse e al progressivo depauperamento della biodiversità e della loro stessa civiltà.

L’Isola di ANITA,  invece,  sopravvive tutt’oggi, grazie alla collaborazione di tutti i suoi abitanti. Essa è la dimostrazione antropologica che la collaborazione vince sulla competizione. Vale sempre l’aforisma secondo  cui: da soli si va più veloci, insieme si va più lontano.

Sono anni che, da profeta disarmato, auspico questa ricomposizione della nostra area, per cui  formulo anche agli amici Clemente Mastella e al neo presidente dell’assemblea costituente di NOI DI CENTRO, Giorgio Merlo, i migliori auguri, nella speranza che anche il loro encomiabile sforzo possa facilitare quell’unità possibile di un’area politica decisiva per il superamento della crisi di sistema dell’Italia.

 

Ettore Bonalberti

Presidente ALEF ( Associazione Liberi e Forti) (www.alefpopolaritaliani.it)

Venezia, 4 Dicembre 2021

 

 

 

 


 

 

Prove di Centro

 

Sono aperte le prove di formazione del nuovo centro della politica italiana. Ha iniziato Gianfranco  Rotondi con l’incontro del 26 Novembre a Roma di “Verde è popolare”; un tentativo di mettere insieme l’area ex DC guidata dall’amico campano con almeno una parte dei Verdi, sotto il segno dell’ambientalismo ispirato dall’enciclica di Papa Francesco, Laudato SI. Trattasi dell’annuncio di un nuovo movimento-partito che si pone l’obiettivo di preparare una lista bianco-verde per le prossime elezioni politiche. Seguirà il 3 Dicembre l’ennesima assemblea dell’UDC di Cesa col suo trio, sempre fermo nel ruolo subalterno al centro destra a dominanza leghista. Il 4 Dicembre, poi, sarà la volta dell’”Assemblea nazionale costituente  di “Noi di Centro” indetta da Clemente Mastella, tentativo che seguirò con particolare attenzione, se, come mi auguro, rappresenterà lo strumento in grado di favorire il processo di ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale verso un centro più ampio, allargato alle componenti liberali e riformiste socialiste e repubblicane. Infine, il consiglio nazionale della DC guidata da Renato Grassi convocato il 15 Dicembre  per decidere la data del XX Congresso nazionale del partito.

 

Considero positivamente ogni iniziativa finalizzata al superamento della diaspora DC che ha caratterizzato i quasi trent’anni che ci separano dalla fine politica della Democrazia Cristiana (1993), sia che intenda rilanciare politicamente il partito “mai giuridicamente sciolto”, sia e ancor di più, se intende allargare l’area di centro che considero essenziale per il sistema politico italiano. Legge elettorale da un lato e necessità di dare finalmente adeguata rappresentanza politica al terzo stato produttivo e ai ceti popolari, sono le pre condizioni da cui si dovrebbe partire anche da parte di chi formula superficiali sentenze sui diversi tentativi sin qui compiuti, come quelli della Federazione Popolare dei DC guidata da Giuseppe Gargani, messi in crisi miseramente dal permanente gioco di ostruzione condotto dal trio dell’UDC, dalle elezioni europee alle ultime amministrative d’autunno.

 

Guai se, come qualcuno giustamente paventa, le diverse scadenze programmate dovessero servire come miseri espedienti, già sperimentati negli anni, per garantire semplicemente a qualche amico una personale candidatura alle prossime elezioni politiche. Non servirebbero né al progetto di ricomposizione politica dei DC e Popolari, né, soprattutto, a dare risposta alla disaffezione che sta tenendo lontana dal voto la maggioranza degli italiani. Il tema della disaffezione  dal voto rappresenta inequivocabilmente la crisi del sistema politico italiano. Un sistema che vede da moli anni succedersi alla guida dei governi personalità tecniche o improvvisati politici senza elezione parlamentare e il continuo scivolamento della repubblica parlamentare verso forme più o meno palesi di repubblica presidenziale o, come avviene, pressoché quotidianamente da diverso tempo, una via di mezzo al limite del dettato costituzionale. Lo stesso dibattito su Draghi a Palazzo Chigi o al Quirinale (questa seconda ipotesi intesa, vedi Giorgetti, come garanzia di una guida dal Colle più alto, de facto di tipo presidenziale, anche senza il mutamento della norma costituzionale) è espressione della confusione che regna sovrana, tipica di un sistema politico istituzionale in crisi. Una crisi che è conseguenza di quella dei partiti, ridotti a meri comitati elettorali al servizio dei capi di turno, o, addirittura, eterodiretti, catalizzatori di “nominati” fisiologicamente indotti al trasformismo politico e parlamentare che è la condizione permanente di questa triste fase della nostra Repubblica. Convinto come sono che serva ricomporre una grande forza di centro democratica, popolare, liberale, riformista socialista e repubblicana, mi auguro che alla fine, da tutte le diverse assise di area annunciate, emerga netta questa determinazione, considerato anche che tale formula sarebbe efficace ed efficiente tanto nel caso in cui il parlamento dei nominati decidesse di conservare il sistema elettorale maggioritario attuale, che nel caso sia approvata una legge elettorale proporzionale alla tedesca, con le preferenze, come da sempre auspicato. A Venezia, nei prossimi giorni discuteremo di questo progetto con gli amici socialisti, liberali e repubblicani, per lanciare anche dalla città lagunare il progetto di un nuovo centro alternativo alla  destra nazionalista e populista e distinto e distante dalla sinistra ancora alla ricerca della proprio identità. Un centro pronto alla collaborazione con quanti intendono difendere e attuare integralmente la Costituzione repubblicana.

 

Ettore Bonalberti

Presidente ALEF ( Associazione Liberi e Forti- www.alefpopolaritaliani.it)

 

Venezia, 29 Novembre 2021