Dazi USA-UE:Europa debole, Italia esposta. Serve una strategia politica, non solo tecnica
La recente intesa tra Stati Uniti e Unione Europea sui dazi commerciali, presentata come una tregua, rappresenta in realtà una resa diplomatica e strategica da parte dell’Europa. Una sconfitta che peserà sull’economia italiana, già esposta, e che riflette una crisi più profonda: la mancanza di una leadership politica europea capace di affrontare il mondo multipolare in cui viviamo.
Come ha evidenziato Sergio Fabbrini, l’Unione non ha solo subito un’intesa svantaggiosa: ha perso una battaglia di idee. Ha accettato un’impostazione interamente americana — dove sicurezza e commercio sono trattati insieme, dove il protezionismo è dichiarato — senza proporre un’alternativa forte.
La Commissione europea si è comportata da organismo tecnico, mentre la controparte americana, con Donald Trump in pieno controllo politico, ha trattato da soggetto politico.
Chi pagherà le conseguenze di questo disequilibrio saranno i Paesi esportatori come l’Italia, e in particolare le piccole e medie imprese, già messe alla prova da anni di instabilità.
Si parla di oltre 14 miliardi di euro di potenziale impatto negativo solo per il nostro sistema produttivo, in un contesto aggravato dalla svalutazione del dollaro e dalla concorrenza di filiere industriali più protette.
La trattativa è avvenuta senza trasparenza, senza dibattito pubblico, senza una vera valutazione degli effetti per i cittadini e le imprese europee. È difficile, oggi, comprendere su quali basi Bruxelles abbia accettato una serie di impegni (tra cui acquisti energetici e investimenti diretti negli USA) che rischiano di spostare risorse e decisioni fuori dal perimetro europeo.
In tutto questo, l’Italia resta esposta e poco influente. Mentre altri governi si muovono con chiarezza a difesa dei propri interessi nazionali, da noi prevale l’ambiguità: si fanno dichiarazioni rassicuranti, ma manca una linea coerente e una capacità reale di influenzare l’agenda europea.
Servono, con urgenza:
1. Una guida politica per l’Europa, che superi la logica intergovernativa e costruisca una visione comune, sostenuta da strumenti efficaci e da una rappresentanza democratica forte;
2. Una strategia economica nazionale più autorevole e indipendente, che difenda i settori produttivi strategici italiani da pressioni esterne e compromessi al ribasso;
3. Misure concrete di tutela e compensazione per le imprese italiane danneggiate da questi nuovi equilibri, in modo da salvaguardare occupazione, investimenti e competitività.
Il rischio non è solo economico. È politico, culturale e strategico. Se l’Europa accetta di giocare un ruolo subalterno, e se l’Italia non alza la voce per difendere i propri interessi vitali, il nostro spazio nel mondo si ridurrà.
Non è il momento delle frasi rituali: è il momento della responsabilità.
Paolo Bonafè
Venezia, 3 agosto 2025