VENEZIA PUO’ ESSERE CAPITALE DELLA SOSTENIBILITÀ?IL CORAGGIO DI FARE!
Venezia mi ha sempre attratta, io friulana di origine ma cresciuta in Provincia di Treviso fin da giovane ero incuriosita da questa città unica per storia ed urbanistica, ideata e creata come una elegante palafitta sull’acqua. Erano gli anni ’90, e Venezia era una meta ambita per gite nel weekend e visite scolastiche nonché per la rinomata Università, ma mai avrei pensato di venire qui a vivere e diventare cittadina Veneziana. Ma i sogni, quelli nascosti nel nostro cuore, con grande convinzione e speranza fattiva si avverano nelle forme piu’ curiose.
Qui ho studiato, Università Cà Foscari, mi sono iscritta all’esame di ammissione di un nuovo corso di Laurea in Scienze Ambientali, una cellula della Facoltà di Chimica Industriale, che mi ha accolta come studentessa. Mi sentivo di essere nel posto giusto al momento giusto.
Ero a Venezia nel Sito Patrimonio Mondiale UNESCO assieme a tanti altri studenti che da qualsiasi parte del mondo, vengono qui a vivere la globalizzazione culturale ed umana in un sito storico dove respiriamo ogni giorno la Bellezza. WOW!!!
Ma come mai il 1’ corso in Italia di Scienze Ambientali nasce a Venezia?
Ovviamente le idee camminano sugli uomini, ed allora dei professori visionari come prof. Zanetto e Prof. Ghetti, che ora ci guardano dal cielo, avevano intuito che la Laguna e la Terra negli anni avrebbero avuto gran bisogno di Cure Ambientali e soprattutto a Venezia dove stava per essere catalogato uno dei Siti Italiani piu’ inquinati.
La storia dell’Area industriale di Porto Marghera inizia nel Luglio del 1917 accordo tra Comune e Stato Italiano. Parte cosi’ la realizzazione della grande zona industriale di Porto Marghera, in terraferma, bonificando i terreni lagunari e costruendo ferrovie, canali artificiali navigabili e strade. Si insediano inizialmente industrie di base che lavoravano materie prime povere, poi vengono realizzati impianti di distillazione del carbon fossile e produzione di vetro in lastre, produzione di acido solforico, di fertilizzanti fosfatici, di prodotti anticrittogamici, un cantiere navale, una raffineria, una serie di depositi di oli minerali.
La forte antropizzazione dell’area ha modificato e mascherato l’originario assetto ambientale, incidendo particolarmente sull’idrografia locale e sulle aree barenali. L’avanzamento della linea di costa e l’interramento di intere aree barenali è avvenuto utilizzando dapprima i materiali provenienti dallo scavo dei canali industriali e veneziani (imbonimento prima zona industriale) e successivamente utilizzando anche rifiuti e scarti di lavorazione dai diversi settori produttivi insediati (siderurgico, fertilizzanti, petrolifero).
A partire dagli anni ‘30, si sviluppò l’industria metallurgica e dei materiali non ferrosi (alluminio e sue leghe, zinco) e venne realizzato un grande impianto per la produzione dell’ammoniaca sintetica per concimi azotati (utilizzando il gas di cokeria), a cui si aggiunsero stabilimenti alimentari.

Nel 1935 Marghera disponeva inoltre della più potente centrale termica d’Italia, ma già Nel 1883 entrò in funzione la centrale termoelettrica che inaugurò il servizio di distribuzione pubblica dell’energia elettrica.
Porto Marghera diventa un polo di lavoro: nel 1924 nelle prime industrie chimiche, i lavoratori sono 6000 nel 1930; 16000 nel 1950 e 35000 nel 1975. Già dai primi anni ’60 si configura come dei maggiori poli industriali d’Europa. L’inizio del declino alla fine degli anni ’80 con i primi gravi incidenti, e l’inizio delle lotte sindacali.
Per avvicinarsi a capire cosa è stato e cosa è oggi Porto Marghera invito alla visione di questo video in 6 parti (le restanti 5 sono su youtube):
L’avvento delle prime normative in campo ambientale Legge 319/76 “Legge Merli”; D.P.R. 915/82 “Legge Ronchi”, DM 471/99 impongono [finalmente] limiti precisi agli scarichi a tutela della Laguna di Venezia e dei centri abitati circostanti.
Nel 1998, la Legge 426/98 identificato l’area di Porto Marghera come sito ad alto rischio ambientale ed i 3000 ettari che erano stati al centro dell’Industria chimica Italiana, e del lavoro del Nord Est, diventano sito appare caratterizzato da un’inquinamento diffuso dei suoli e delle acque sotterranee! Un bel problema da gestire e risolvere serve un progetto di bonifica complessiva e servono competenze tecniche, che il corso di Laurea in Scienze Ambientali puo’ dare.
Non si parlava in quegli anni di Agenda 2030[1], e dei 17 Goals dell’ONU per un mondo sostenibile, e nemmeno di GREEN DEAL Europeo[2], eppure sia i lavoratori, che le imprese che l’Amministrazione Pubblica e quindi la politica avevano capito che era finita l’era dello sviluppo del territorio senza tenere conto della sua cura: persone ed ambiente.
E lo Studio dell’Ambiente entra nella mia vita, a Venezia e in un’area tra le piu’ inquinate d’Italia. Il tutto mi appassiona perché grande è il desiderio di difendere Venezia e la sua Laguna, e tutti i territori che poi incontrerò nella mia vita professionale. Ad un giovane come me, si apre un mondo nuovo, dove il senso dello studio si tramuta nella realizzazione di progetti tecnici CHE HANNO SENSO, che diventano utili e necessari per migliorare lo stato del territorio. La SPERANZA per un giovane è una PAROLA ATTIVA, che si tramuta in azioni utili e fa crescere l’animo pensando agli altri.
La mia carriera professionale e la mia storia d’amore per l’Ambiente, la trovate qui: https://www.repubblica.it/economia/2021/04/25/news/gabriella_chiellino_donne_impresa-298007496/
E proprio un progetto di Bonifica e Monitoraggio dei terreni di Marghera mi portano al Parco Scientifico e Tecnologico Vega di Venezia, che chiedeva una gestione e controllo dell’inquinamento delle acque, e qui ho sognato di costruire l’azienda eAmbiente. E cosi’ è stato tra tante peripezie, tanta fatica ma sacrifici che oggi ricordo con un sorriso. Negli anni 2000 era piu’ facile trovare collaboratori, i laureati in materie tecniche rimanevano in Italia e vedevano Venezia come punto di approdo; alcuni arrivavano dal Corso di Scienze Ambientali, dove avevo iniziato ad insegnare, altri da ingegneria o geologia di Padova; fino ad oggi dove la provenienza è da molte regioni di Italia ed anche dall’estero perchè Venezia per uno straniero puo’ essere una meta per trasferirVi e vivere.
Ma Venezia e la sua terraferma, con questa storia di inquinamento puo’ essere Capitale della Sostenibilità?
Questa è la SFIDA che attende tutti da Marghera, a Venezia, al Veneto e oltre. SI puo’ e si deve credere che è realizzabile una Venezia Sostenibile e che tutti siamo parte di questo processo che approda all’Ecologia Integrale.
Il 2015 è stato un anno di ispirazione globale: a) la COP[3] di PARIGI determina il limite di innalzamento della temperatura Globale (non oltre 1.5 C); b) La redazione dell’Agenda 2030 dell’ONU; c) La pubblicazione dell’Enciclica Laudato Si[4] di Papa Francesco, dove nasce il concetto di ecologia integrale.
E sempre nel 2015 l’Italia ospita EXPO Mondiale a Milano, e Venezia costruisce il Padiglione EXPO proprio a Marghera, all’interno del quale ho avuto l’onore di presentare l’Enciclica Laudato Si, con il Patriarca di Venezia Francesco.

Questa enciclica vuole rispondere al grido della Terra, e ricostruisce il dilemma tra crescita economica ed impatto ambientale, paradosso che deve essere necessariamente superato, dimostrando che il DECOUPLING CLIMATICO[5] è possibile!
L’ecologia integrale, che troviamo nell’enciclica Laudato Si’, si fonda sull’idea che la preoccupazione per la natura, la giustizia verso i poveri, l’impegno nella società e la pace interiore siano inseparabili e interconnessi. Questo approccio olistico promuove una “conversione ecologica” attraverso l’educazione e la spiritualità per un cambiamento culturale e culturale che non riguarda il nostro vicino, ma noi stessi.
Quali sono i principi alla base della conversione? Li riassumo in 7 principi che solo insieme, in forma integrale ci permetteranno di lasciare alle future generazioni un Pianeta migliore di quello che abbiamo trovato:
- Non far piangere il pianeta: prendersi cura dell’Ambiente;
- Non far Piangere i Poveri: occuparsi di chi non ha nulla e/o meno di noi;
- Non costruire un economia per pochi: ma costruire un economia ecologica, che si prenda cura di tutti; pensate come nel lavoro, nello spendere e comprare rendiamo piu’ ricchi già i ricchi; invece di costruire per chi un equilibrio sociale;
- Educare e formare a questi concetti di ecologia integrale i nostri vicini e tutti;
- Cambiare il nostro stile di vita assieme alla comunità, basterebbe che il 20/30 % della popolazione cambiasse stile vita per salvare il pianeta;
- Non fare da solo: impegnarci nella comunità e nelle relazioni, fare insieme;
- Avere una Spiritualità Ecologica: la nostra dimensione interiore è sempre alla ricerca del senso profondo dell’esistenza e di una connessione con qualcosa di superiore o trascendente, dobbiamo dare un senso a ciò che facciamo nella ocnsapevolezza che rispetti la casa comune;
Mi sento profondamente legata al pensiero di San Francesco e al suo “Cantico delle Creature”, che rappresenta il mio codice deontologico di vita. È a partire dal XIV secolo, con la filosofia francescana, che nasce il modello di economia di mercato, fondato su pilastri come la divisione del lavoro, la nozione di sviluppo e l’accumulazione responsabile di beni. Questo modello ha portato allo sviluppo che, negli ultimi cento anni, ha avuto un forte impatto sul clima e sull’ambiente. Oggi, il vero obiettivo è vivere in un mondo che accolga 8 miliardi di persone, in cui tutti abbiano accesso a cibo, educazione, sanità e vivano in pace. La soluzione, secondo Papa Francesco nella sua enciclica Laudato Si’, è l’”ecologia integrale”, che ci invita ad avere cura della nostra “Casa Comune” con spirito di sobrietà. Questo è l’unico compromesso possibile: trasformare le nostre vite.
Papa Francesco, proprio 1 anno fa a Venezia, parlando ai Giovani della città riuniti intorno a Lui alla Basilica della Salute, diceva: ‘È bello vedervi! Trovarci insieme ci permette di condividere, anche solo attraverso una preghiera, uno sguardo e un sorriso, la meraviglia che siamo. Infatti, tutti noi abbiamo ricevuto un dono grande, quello di essere figli di Dio amati, e siamo chiamati a realizzare il sogno del Signore: testimoniare e vivere la sua gioia. Non c’è cosa più bella. Non so se vi è capitato di vivere alcune esperienze così belle da non riuscire a tenerle per voi, ma da sentire il bisogno di condividerle.’
‘Amici, qui a Venezia, città della bellezza, viviamo insieme un bel momento di incontro, ma stasera, quando ciascuno sarà a casa, e poi domani e nei giorni a venire, da dove ripartire per accogliere la bellezza che siamo e alimentare, da dove ripartiamo per cogliere questa bellezza? Vi suggerisco due verbi, per ripartire, due verbi pratici perché materni: due verbi di movimento che animavano il cuore giovane di Maria, Madre di Dio e nostra. Lei, per diffondere la gioia del Signore e aiutare chi era nel bisogno, «si alzò e andò» (Lc 1,39). Alzarsi e andare.’
L’invito che ci è stato fatto, in questi anni dopo il Covid, dove sembra che ci siamo afflosciati su noi stessi, Papa Francesco ci chiama:
‘Prima di tutto, alzarsi. Alzarsi da terra, perché siamo fatti per il Cielo. Alzarsi dalle tristezze per levare lo sguardo in alto. Alzarsi per stare in piedi di fronte alla vita, non seduti sul divano…siamo fragili, e le due cose vanno insieme: un po’ come Venezia, che è splendida e delicata al tempo stesso. È bella e delicata, ha qualche fragilità che dev’essere curata.’ Ci dobbiamo impegnare per avere a CURA VENEZIA tutta, tutta la sua popolazione di oltre 250.000 abitanti, tutto il suo territorio dall’acqua alla terraferma!
Ed ancora: ‘E, una volta rialzati, tocca a noi restare in piedi. Prima rialzarsi poi stare in piedi, “rimanere” quando viene voglia di sedersi, di lasciarsi andare, di lasciar perdere. Non è facile, ma è il segreto. Sì, il segreto di grandi conquiste è la costanza. È vero che a volte c’è questa fragilità che ti tira giù, ma la costanza è quello che ti porta avanti, è il segreto. Oggi si vive di emozioni veloci, di sensazioni momentanee, di istinti che durano istanti. Ma così non si va lontano. I campioni dello sport, come pure gli artisti, gli scienziati, mostrano che i grandi traguardi non si raggiungono in un attimo, tutto e subito.’
Questo non dà risultati: occorre perseverare, giorno dopo giorno. E farlo insieme, perché l’insieme ci aiuta sempre ad andare avanti. Insieme: il “fai da te” nelle grandi cose non funziona. Per questo vi dico: non isolatevi, cercate gli altri, …
Se voi siete cittadini veneziani, imparate a remare con costanza per andare lontano! Certo, per remare occorre regolarità; ma la costanza premia, anche se costa fatica.’
Penso che a noi Veneziani spetta ora questo lascito, di fare fatica, di avere coraggio di poter migliorare le cose: io desidero continuare a sognare in questo territorio e continuare il cammino di conversione ecologica qui.
La sfida di una nuova Economia (OIKOS e NOMOS: regole della casa) per Venezia: le regole della casa possono cambiare per il bene della nostra città!
Gabriella Chiellino
Venezia, 13 settembre 2025
[1] Agenda 2030: L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è un piano d’azione globale adottato da tutti i 193 Paesi membri delle Nazioni Unite nel 2015 per combattere la povertà, proteggere il pianeta e garantire la prosperità e la pace a livello mondiale entro il 2030. Si basa su 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) e 169 traguardi specifici, che rappresentano un impegno collettivo e indivisibile per creare un futuro più sostenibile e inclusivo per tutti.
[2] Il Green Deal europeo è la strategia di crescita sostenibile dell’Unione Europea lanciata nel 2019, con l’obiettivo di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, trasformando l’UE in una società moderna, equa e competitiva, con un’economia a emissioni nette zero
[3] Cop Parigi” si riferisce alla COP21, la XXI Conferenza delle Parti della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), che si è tenuta a Parigi nel 2015 e ha portato all’adozione dell’Accordo di Parigi. Questo accordo globale vincolante mira a limitare l’aumento della temperatura globale ben al di sotto dei 2°C rispetto ai livelli preindustriali, puntando a 1,5°C, e a raggiungere la neutralità climatica nella seconda metà del secolo.
[4] L’Enciclica è costituita da 6 capitoli, il Papa evidenzia che la nostra terra, maltrattata e saccheggiata, richiede una “conversione ecologica”, un “cambiamento di rotta” affinché l’uomo si assuma la responsabilità di un impegno per “la cura della casa comune”.
[5] Il decoupling climatico, si riferisce al processo di separazione tra la crescita economica e le emissioni di gas serra, ossia permettere all’economia di crescere senza che ciò comporti un aumento delle emissioni nocive per il clima.