ARCHIVIO EDITORIALE

  • Serve un’assemblea costituente Lo scontro avvenuto nei giorni scorsi tra Luca Zaia e l’On De Luca jr sul progetto di autonomia differenziata ripropone anche a noi DC e Popolari un tema che, specie nel Veneto, ha rappresentato per molti anni un fattore di seria riflessione, sfociato nella proposta che, come Popolari del Veneto, formulammo nel 2015, della macroregione del Nord -Est. Alla fine del 2015, infatti, con molti autorevoli amici veneti, avevamo condiviso l’idea della macroregione del Nord-Est, convinti come eravamo e siamo che esista, ed è costituzionalmente previsto, un meccanismo, mai esplorato, per arrivare alla macroregione “speciale” triveneta, con Trentino e Friuli-Venezia Giulia, omogenee per cultura, storia, caratteristiche economiche e tessuto sociale, a costo “zero” per lo Stato. Attraverso, cioè, l’applicazione dell’art. 132, comma 1, della Costituzione, ossia promuovendo la richiesta di fusione delle tre regioni venete da parte di tanti consigli comunali quanti rappresentino 1/3 della popolazione complessiva (circa metà del Veneto). In tal caso si determinerebbe la convocazione di un referendum, che, se avesse esito positivo obbligherebbe le camere a discutere una legge costituzionale di accorpamento del Triveneto. Fondere due regioni speciali e una ordinaria avrebbe comportato necessariamente la creazione di una macroregionespeciale, in cui vi sarebbe stata una diversa modulazione, anche mantenendole invariate, delle attuali risorse dello Stato per il medesimo territorio, altresì potendo l’intero triveneto beneficiare della autonomia fiscale ora riconosciuta solo a TTAA e FVA. Inoltre, sul piano strategico una macroregione del nordest, cuore e crocevia degli assi nord/sud ed est/ovest dell’Europa, appariva a tutti noi uno straordinario strumento di attrazione di investimenti, nonché di interlocuzione autorevole con le istituzioni italiane ed europee a immediato beneficio della crescita dell’intero territorio.La proposta avrebbe potuto nascere da alcuni Sindaci di importanti città venete, sotto l’egida di autorevoli riferimenti veneti nel mondo del diritto, delle professioni, dell’economia, della cultura, dell’editoriaQuella nostra indicazione, ahimè, non fu raccolta dalle forze politiche presenti nel Consiglio regionale del Veneto e cadde tra i “wishful thinkings” (pensieri vaghi) impotenti e insoddisfatti. Peccato, perché sarebbero bastati i pronunciamenti dei consigli comunali dei sette comuni capoluoghi del Veneto per far scattare quel referendum. La Lega e il Presidente Zaia, con la maggioranza del consiglio regionale veneto, decisero diversamente, proponendo la strada di un referendum consultivo per la cui indizione si è ebbe via libera dalla Corte costituzionale.Comprensibili le opposizioni di chi considerava quella consultazione senza effetti concreti sul piano istituzionale; tuttavia, dopo che altre due richieste avanzate negli ultimi vent’anni erano state ignorate, noi Popolari veneti ritenevamo che non ci si dovesse  far sfuggire l’occasione per gridare alto e forte la nostra volontà di acquisire una più ampia autonomia del tutto simile a quelle di cui godono i nostri fratelli del triveneto: friulani, trentini  e alto-atesiniAlla fine, perciò, anche noi popolari veneti partecipammo convintamente al voto referendario del 22 Ottobre 2017 a sostegno di quell’autonomia regionale che è  parte essenziale della nostra migliore tradizione e cultura politica.Una forte partecipazione fu ottenuta in quel voto, così come fu plebiscitario il sostegno a una maggiore autonomia della nostra Regione, costituendo, come di fatto è avvenuto, la precondizione politica per aprire un confronto con il governo centrale non più rinviabile. Ritenevamo, ora come allora, che 50 miliardi di fondi versati da Lombardia e Veneto al governo centrale, sottratti dall’imposizione fiscale dei lombardo-veneti siano una cifra enorme non più sostenibile. Non intendevamo e non intendiamo sottrarci ai doveri della solidarietà a favore delle regioni italiane meno fortunate, ma riteniamo che non possano più essere accettati gli sprechi e il malgoverno di realtà istituzionali come quelle che reggono la sanità campana e di altre realtà meridionali o lo sfregio a ogni logica elementare di buona amministrazione cui è stata condotta la Regione Sicilia.Da molto tempo sosteniamo, con l’insegnamento del compianto prof. Miglio, l’idea di un’Italia federale organizzata sulla base di cinque o sei macroregioni, ma, ahimè, sin qui le nostre sono state inutili “grida nel deserto”, in un Paese centralista che non si rende conto, così com’è attualmente organizzato, di essere destinato al fallimento.Il tema è ancor più attuale oggi con la volontà espressa dal governo Meloni di procedere verso un premierato che si potrebbe accettare solo se bilanciato da una struttura istituzionale di tipo federale sul modello tedesco, ossia, con la presenza di un sistema organizzato su cinque o sei macroregioni in grado di superare l’attuale frammentazione non più compatibile con la realtà italiana nel contesto europeo e internazionale. Saremmo di fronte a una profonda modifica dell’assetto costituzionale perseguibile non con il ricorso a referendum a cascata sulle principali modifiche istituzionali, ma solo con l’indizione di una nuova assemblea costituente con noi DC e Popolari disponibili a sostenere un cancellierato sul modello tedesco, espresso da una legge elettorale di tipo proporzionale con sbarramento e sfiducia costruttiva e con un bilanciamento istituzionale garantito tra cancellierato e macroregioni. Auguriamoci che i due progetti di riforma presenti in parlamento per il premierato e l’autonomia differenziata, non siano solo motivo di scambio politico tra Fratelli d’Italia e Lega, di un governo espressione di un parlamento eletto da una minoranza del corpo elettorale, ma l’occasione per un dibattito serio istituzionalmente risolvibile solo attraverso un’assemblea costituente non più rinviabile.Ettore BonalbertiVenezia, 8 Aprile 2024   Se non ora dopo il voto ritessiamo la tela Giorgio Merlo con i suoi due ultimi articoli pubblicati su “Il domani d’Italia” evidenzia alcuni fatti indiscutibili: alle europee il centro della politica italiana sarà rappresentato da tre formazioni principali: Forza Italia, guidata da Taiani inserita stabilmente nel PPE, il raggruppamento Bonino-Renzi-Cuffaro (?!) collegato al partito Renew di Macron e Azione di Calenda, espressione autonoma di una linea liberale neo-azionista anti DC, anch’essa collegata al partito macroniano.All’alleanza guidata dalla Bonino si attribuisce una funzione meramente tecnico tattica, funzionale al superamento della soglia del 4% previsto dalla legge elettorale, con libertà dei singoli contraenti di ritrovarsi sulle posizioni politiche proprie dopo il voto.Trattasi di una situazione paradossale in grado di favorire quel trasformismo che è la condizione permanente scaturita nella politica italiana dopo la fine dei partiti della cosiddetta prima repubblica. Con l’amico Merlo e con molti amici di Tempi Nuovi condividiamo l’idea che al nostro Paese serva la nascita di un centro politico nuovo, ampio e plurale, nel quale possano trovare cittadinanza le culture politiche di ispirazione popolare, liberale, repubblicana e socialista, accomunate dalla volontà di difendere e attuare integralmente la Costituzione e di perseguire in politica estera la tradizionale politica italiana euro atlantica che il Paese ha scelto, sotto la guida della Democrazia Cristiana. Avremmo dovuto avere più coraggio e impegnarci alla raccolta delle firme per una lista unitaria di ispirazione DC e popolare, alternativa alla destra nazionalista e sovranista e distinta e distante da una sinistra sempre più lontana dalla sua cultura originaria. Non l’abbiamo fatto e, quindi, alle europee, privi di una lista di riferimento, ci limiteremo ad appoggiare quel candidato o candidata a noi più vicina/o presente in alcune delle tre liste del centro in costruzione.Da tempo sostengo che per noi DC e Popolari la scelta più coerente dovrebbe essere quella di ritrovarci uniti a sostegno del PPE, partito di cui la DC è stata cofondatrice erede dei grandi padri DC dell’Europa: De Gasperi, Adenauer, Monnet e Schuman.Taiani, alla guida del partito italiano inserito a pieno titolo nel PPE, grazie alla scelta che Berlusconi fece a suo tempo su sollecitazione di Sandro Fontana e don Gianni Baget Bozzo, avrebbe dovuto guardare più in là della sua immediata convenienza e rispondere positivamente all’offerta di collaborazione fatta dalla DC di Cuffaro e Grassi. Ha preferito non rispondere, convinto della buona sorte che Forza Italia sta sperimentando, anche per le confuse politiche del suo partner di governo e competitore elettorale, Matteo Salvini.A Forza Italia basterà aprire le liste nei diversi collegi a qualche candidato DC e popolare, per assicurarsi il voto di molti elettori della nostra area politica. Ritengo che sarà molto più difficile che elettori cattolici italiani possano sostenere una lista guidata dalla radicale Bonino, le cui idee valoriali sono alternative e incompatibili con le nostre ispirate dai principi della dottrina sociale cristiana. Ci auguriamo che, alla fine, dal centro oggi tripolare, qualche deputato della nostra area venga eletto al Parlamento europeo, e che, soprattutto, ciò che non siamo riusciti a compiere prima del voto di giugno, si possa, anzi si debba riprendere subito dopo.Dovremo ritessere con pazienza la tela della nostra ricomposizione politica insieme alla costruzione del centro nuovo della politica italiana, essenziale al superamento di un bipolarismo forzato che, solo una legge elettorale iniqua e da cambiare, ha potuto sin qui facilitare. Ettore BonalbertiVenezia, 1° aprile 2024  Come avviare il nuovo progetto E’ condivisa l’idea che da soli e divisi non si va da nessuna parte, nel migliore dei casi, come è accaduto in questi anni, ci si riduce al ruolo di subalterni ininfluenti a destra o a sinistra. Il ruolo di esponenti dell’area ex DC o popolari svolto in partiti di destra o di sinistra, come ben ci ammoniva Donat Cattin riferendosi ai cosiddetti “ indipendenti di sinistra” (ma vale anche per quelli di destra), alla fine, è quella di coloro che si ridurranno a sperimentare come sia sempre “ il cane che muove la coda”. Il tema della ripresa di un ruolo politico dei cattolici in Italia, già sottolineato dall’insegnamento degli ultimi papi, è stato recentemente evidenziato dai vescovi lombardi e non dovrebbe risultare estraneo nemmeno alle più alte gerarchie della Chiesa italiana. Il tema di un rinnovato soggetto politico che intenda assumere, nella totale autonomia e responsabilità laicale, l’ispirazione dall’umanesimo cristiano e dai principi della dottrina sociale cristiana è, infatti, cruciale se si vuole concorrere alla nascita di un centro nuovo della politica italiana, alternativo alla destra nazionalista e sovranista e alla sinistra alla ricerca affannosa della propria identità, attualmente condizionata da orientamenti di stampo radicale lontani dalla sua storica tradizione. Un centro ampio e plurale in cui possano ritrovarsi le migliori tradizioni repubblicane, unite dalla volontà di difendere e attuare integralmente la Costituzione. Ciò, per quanto ci riguarda, presuppone la ricomposizione della nostra area politica, sociale e culturale, vittima della suicida diaspora post-democristiana, per troppo tempo alla mercè di divisioni dettate da egoistiche logiche personalistiche, tuttora in atto. Le elezioni europee, regolate da una legge di tipo proporzionale, avrebbero dovuto essere l’occasione speciale per superare le vecchie casematte e per dar vita a una lista unitaria dei DC e Popolari. In realtà non abbiamo avuto la determinazione di impegnarci nella raccolta delle firme e, adesso, per quella strada non ci sarebbe più tempo. Divisi sulle prospettive di appartenenza alle diverse famiglie politiche europee, come conseguenza più delle scelte compiute e che si intendono consolidare in campo nazionale, tutte foriere di ruoli subalterni come su indicato, ciascuna di queste diverse realtà si sono orientate verso liste di amici di destra o di sinistra.Conseguenza di tutto questo, il rischio di incrementare le fratture e le difficoltà di ricomposizione. Avendo come obiettivo strategico la nascita del nuovo centro della politica italiana, noi DC e Popolari, impossibilitati a costruire una lista da soli, dovremmo cercare di concorrere alla costruzione di una lista compatibile con i nostri valori e tale da porsi come strumento di ulteriore aggregazione al centro successivamente. Non mancano tentativi in questa direzione, che stanno cercando di organizzare una lista di area centrale di DC e Popolari con Matteo Renzi e il partito di Italia Viva, non solo per eleggere qualche deputato al parlamento europeo, ma, soprattutto, per avviare il progetto del nuovo centro politico che sarebbe quanto mai prezioso per l’Italia.Un’iniziativa che dovrebbe essere favorita dalla più ampia realtà del mondo cattolico italiano, se non vogliamo disperdere quanto di positivo la cultura politica dei cattolici democratici, liberali e cristiano sociali hanno saputo esprimere nella lunga storia dell’unità nazionale, drammaticamente interrotta con l’uccisione di Aldo Moro, la fine della prima repubblica e la successiva diaspora democratico cristiana. Spero che possa prevalere il buon senso e la disponibilità di quanti, al di là degli interessi personali dei singoli, sapranno operare per favorire la riuscita di questo progetto.Condizioni geopolitiche internazionali e le difficoltà istituzionali interne rappresentate dall’ormai permanente astensione elettorale e conseguente rottura dell’equilibro tra gli interessi e i valori dei ceti medi produttivi e delle classi popolari, con un perdurante patologico bipolarismo forzato da una legge elettorale da cambiare, reclamano la nascita di un centro politico nuovo che, con molti amici DC e Popolari andiamo invocando da tempo. Un progetto che non può più essere rinviato. Ettore BonalbertiVenezia, 27 Marzo 2024 Unità di tutti coloro che si riconoscono nel PPE L’agognato federatore del centro nuovo della politica italiana, Mario Draghi, è renitente all’appello e dall’intervista della sua signora a “ il Foglio”, sembra dire NO anche alla chiamata in Europa, preferendosi ritirare nel privato.Sperare nella capacità di manovra di Matteo Renzi, in rotta col dioscuro liberal-radicale Calenda, si rischia di subire le ondivaghe giravolte del pur abile toscano, già leader del PD, ora sostenitore del candidato della destra in Basilicata e da molti considerato assai inaffidabile.Alla vigilia delle elezioni europee solo da Iniziativa Popolare ( Tassone, Gemelli, Orioli, Ruga)  e dalla DC guidata da Cuffaro, è emersa una netta scelta a sostegno del PPE. Iniziativa Popolare da tempo ha evidenziato come il tema della ricomposizione politica dell’area cattolica, nelle sue tre principali espressioni: democratica, liberale e cristiano sociale, lungi dall’essere favorita dalle elezioni europee, nelle quali pur vige la legge elettorale proporzionale, si dovrà sviluppare con l’obiettivo di giungere a una lista unitaria possibile alle prossime elezioni politiche nazionali.Per le europee, dunque, il tema è come orientarsi, tenendo presenti le condizioni del confronto scontro tra culture dichiaratamente europeiste e culture nazionalistico sovraniste che saranno le protagoniste del duro scontro nel voto di giugno.Considerati i programmi dei diversi partiti presenti in Europa e la delicatissima situazione geopolitica europea e mondiale, per noi “DC non pentiti” e Popolari che si rifanno al pensiero sturziano e moroteo, non c’è dubbio che, pur con tutti i limiti e le insufficienze, il partito più vicino ai nostri interessi e ai nostri valori sia il PPE.Ecco perché abbiamo chiesto a Forza Italia, ossia il partito più importante italiano presente nel PPE, di farsi promotore di un’ampia alleanza con quanti del mondo cattolico si riconoscono sulle posizioni del PPE. E’ ormai acquisito come in questa area sociale, culturale e politica, sia ben netta la frattura tra chi, come gli ex popolari del PD, voteranno per candidati che se eletti saranno acquisiti nel gruppo parlamentare del PSE e chi, come gli amici di Tempi Nuovi , siano orientati a sostenere a livello europeo, il PDE e Renew, il partito del presidente Macron.Va preso atto di questa netta distinzione di voto alle elezioni europee e, da parte nostra è necessario impegnarci a promuovere la più ampia unità tra gli elettori di area cattolica a sostegno del PPE e di favorire una lista con gli amici di Forza Italia, nella quale sia riconoscibile la nostra presenza, da soci eredi dei fondatori del PPE e dei suoi mentori storici: De Gasperi, Adenauer, Monnet e Schuman.Le spericolate manifestazioni di dissenso di Salvini in politica estera stanno aprendo spazi ampi al centro a favore di Forza Italia. Una lista orientata a sostenere in Europa il PPE con l’esplicito apporto degli amici DC e popolari potrebbe rappresentare l’avvio di una formazione di centro politico nuovo che, dopo il voto europeo, si potrà sviluppare in maniera positiva per il nostro Paese. Un centro democratico, popolare, liberale e riformista, alternativo alla destra nazionalista e sovranista e distinto e distante dalla sinistra sempre più radicale, potrebbe rappresentare il fatto politico veramente innovativo per il sistema Italia. All’On Taiani il compito di farsi protagonista di questo progetto. Ettore BonalbertiALEF ( www.alefpopolaritaliani.it)Venezia, 20 Marzo 2024  
  • Divisi alle europee, prepariamoci alla ricomposizione per le elezioni  politiche nazionali Alle prossime elezioni europee risulta evidente che, allo stato dell’arte, la possibilità di costruire una lista unitaria dell’area politica cattolica ( democratica, liberale e cristiano sociale) sia impossibile. Da un lato, ci sono gli amici ex popolari del PD che sono ben orientati a sostenere il PSE di cui si è celebrato il congresso proprio in Italia. Il gruppo di Tempi Nuovi, se non abbiamo equivocato, sembrerebbe diviso tra chi è nettamente schierato con il PDE sulle posizioni del francese Francois Bayrou, con altri silenti ( Fioroni) o nettamente dalla parte del PPE, come l’On Ivo Tarolli. Con gli amici di Iniziativa Popolare siamo nettamente a sostegno del PPE, così come è pure schierata la DC di Cuffaro e Grassi.Il voto abruzzese ha dimostrato che l’elettorato di centro, in una regione storicamente generosa per la DC, o si rifugia nell’astensionismo, che permane oltre il 50%, o tende a collocarsi su Forza Italia, allontanandosi sia dalla Lega  che dal M5S.Forza Italia è a sostegno del PPE,, grazie alle scelte fatte a suo tempo da Berlusconi grazie alla forte sollecitazione degli amici compianti, Sandro Fontana e don Gianni Baget Bozzo, rappresentando, a tutt’oggi, la componente italiana  più forte e autorevole di quel partito europeo. Resta da valutare se e quando il partito guidato dall’On Taiani, sarà in grado di liberarsi dal condizionamento pressante di casa Berlusconi, per assumere a tutto tondo i caratteri di un partito retto secondo i principi fissati dall’art.49 della Costituzione, con una leadership contendibile (una testa un voto) e capace di assumere una reale assetto di centro, distinto e distante dalla destra nazionalista e sovranista guidata dalla Meloni e dalla Lega in caduta libera  di Salvini.Allo stato degli atti, dunque, la speranza di una nostra ricomposizione è una mera chimera ealle europee si andrà divisi. Una divisione che, anziché facilitare, probabilmente, renderà ancor più ardua la ricomposizione successiva alle prossime elezioni politiche.Come ha scritto nel suo bell’articolo la prof.ssa Campus su Il domani d’Italia, è stato molto utile e positivo quanto avvenuto al convegno di Roma organizzato dagli amici di Civiltà dell’amore con numerose associazioni e gruppi di area cattolica, nel quale è apparso che Piattaforma 24 potrebbe assumere la funzione di catalizzatore del progetto di ricomposizione per le elezioni di giugno. Una funzione tanto più efficace, se sostenuta da iniziative della base, essenziali anche per le diverse scadenze elettorali comunali e provinciali. Attendiamo il documento conclusivo di quell’incontro.Potevamo impegnarci tutti insieme alla raccolta delle firme per una lista unitaria dei DC e Popolari per le europee, ma, ahinoi, o non abbiamo avuto il coraggio o sono prevalse logiche dettate da mediocri calcoli e piccole ambizioni personali. Non si è fatto e, adesso, qualcuno ce lo ritroveremo candidato su liste di destra o di sinistra, ridotto al ruolo di gregario subalterno e di ininfluente altrui.Ribadendo l’opzione a sostegno di candidati europei impegnati con i programmi e i valori del PPE, ci daremo appuntamento dopo il voto, con tutti i democratici cristiani e i popolari interessati a convergere su un programma e su alleanze compatibili con i nostri valori e, dunque, con una lista unitaria alle elezioni politiche nazionali. Ettore BonalbertiVenezia, 13 Marzo 2024 
  • Speranze perdute Avevo sperato che la situazione di surplace, nella quale sembravano bloccate le diverse formazioni politiche di ispirazione popolare, venisse superata, per puntare a un progetto di unificazione efficiente ed efficace a partire dalle prossime elezioni europee, in ciò facilitato dalla legge elettorale proporzionale. Ciò che sta avvenendo, in realtà, conferma la permanenza di forti ostacoli, sia per i silenzi incomprensibili da parte di qualcuno, sia per le strane virate laiciste radicali di quelli  amici che dichiarano la propria convinta adesione al partito della destra-centro macroniano nell’Unione europea.Ho evidenziato questa contraddizione in una nota pubblicata su facebook, con la quale scrivevo: “quelli che in Italia inseguono Macron e il suo partito Renew, dopo il diritto d’aborto in costituzione e la programmata legge sull’eutanasia, ora devono fare i conti con la scomparsa della Croce e dei simboli cristiani a Parigi. Ma come fanno ancora a dichiarare di essere eredi di Luigi Sturzo e di Aldo Moro? “ Condividendo il suggerimento dell’amico prof Antonino Giannone, mi permetto di aggiungere:  per favore un po’ di etica e verità: facciano un passo indietro con i loro principi di riferimento ad altre culture relativiste e nichiliste e non gettino fango su Padri della Repubblica e grandi Testimoni Cristiani!Questa mia provocazione ha avuto alcune immediate repliche da parte di alcuni amici, come quella di Paolo Mele:” La Francia é alla deriva sociale, addirittura Macron preme per la guerra.  La Europa é in preda alla follia troppi politicanti materialisti”. O quella di Bruno Cassinari che, con molta chiarezza scrive: “Si deve oggettivamente riconoscere che il Ppe é l’unica formazione politica presente nel Parlamento europeo guidata da democristiani. L’evidente spostamento a destra é, comunque, più accettabile della deriva laicista dei macroniani”.Considerato, come lo stesso Cassinari sottolinea, che Weber, leader del PPE, ha escluso accordi con Lepen, Orban e Afd e che, in ogni caso il Ppe sarà in maggioranza con socialisti e liberali o con conservatori e liberali, a me sembra evidente che alle elezioni europee la posizione dei DC e dei Popolari che intendono restare fedeli alla migliore tradizione democratico cristiana e popolare, non potrà che essere quella a fianco del PPE.E’ la posizione scelta dalla DC di Cuffaro-Grassi e da Iniziativa Popolare ( Tassone e amici), come credo sia anche quella condivisa dagli amici di Piattaforma 24 dell’On Ivo Tarolli e degli amici dei Popolari per l’Italia, nonostante l’assordante silenzio di Mario Mauro.La posizione degli aspiranti macroniani mal si concilia con quella di quelli ancora indecisi tra l’allontanarsi o meno dal PSE, tanto che il pur pregevole documento redatto da Giorgio Merlo non risulta ancora sottoscritto dall’On Fioroni e, in ogni caso, se quella fosse la scelta per le europee non faciliterebbe il progetto di ricomposizione politica dell’area cattolica: democratica, liberal e cristiano sociale per le elezioni politiche nazionali successive.Allo stato degli atti ho perso ogni speranza sulla disponibilità a riunirsi dei vertici romani, divisi da opposte visioni strategico tattiche e/o da assai meno commendevoli piccole ambizioni personali e, a questo punto, ritengo che solo un processo di più lunga maturazione, che parta dalla base, potrà favorire la ricomposizione politica della nostra area culturale e sociale.Organizziamo, dunque, incontri tra le varie anime e componenti socioculturali presenti nei diversi territori e predisponiamo liste unitarie per i rinnovi dei prossimi consigli comunali, provinciali e per quelli delle elezioni regionali in programma. Lì discuteremo dei problemi e dei temi di interesse della nostra gente, utilizzando la regola del “pensare globalmente e agire localmente”, offrendo le soluzioni politico amministrative più adeguate, ispirate dai nostri valori di riferimento della dottrina sociale cristiana. E, proprio da quegli incontri emergerà, con naturale selezione democratica, la nuova classe dirigente della futura area politica di ispirazione DC e popolare. Ettore BonalbertiVenezia, 10 Marzo 2024   

Non si registrano reazioni 

Seguo le vicende politiche italiane da “vecchio DC non pentito”, nel mio buen retiro mestrino, come un “ osservatore assai poco partecipante” che raccoglie le sue informazioni da amici più giovani e ben presenti nelle vicende romane. Con l’ultima mia nota mi attendevo qualche risposta, in particolare dall’amico Mario Mauro, con il quale, insieme al compianto on Potito Salatto, ho concorso alla nascita del movimento-partito dei Popolari per l’Italia. Sin qui da Mauro un silenzio incomprensibile che, conoscendo l’amico Mario, non vorrei fosse legato a condizionamenti dovuti a oggettive difficoltà  presenti anche per lui, quanto all’obbligo della raccolta delle firme, o, peggio, ad eventuali condizionamenti esterni, che lo trattengono dal compiere scelte più rischiose rispetto a quella di un’eventuale candidatura personale in una lista di centro destra.

Avevo suggerito agli amici di Iniziativa Popolare, con i quali condivido strategia e tattica in questa complessa fase della vicenda politica italiana, di promuovere la raccolta delle firme per una lista unitaria dell’area cattolica: democratica, liberale e cristiano sociale, ma, di fronte alle oggettive difficoltà, si è preferito valutare l’idea di altre strade percorribili come quelle da me indicate nell’ultimo articolo. Ho sempre creduto che rispetto all’obiettivo strategico di un centro politico nuovo alternativo alla destra nazionalista e sovranista oggi dominante nella versione meloniana, sia indispensabile la discesa in campo di una forte componente organizzata dell’area cattolica democratica, sperando che la legge proporzionale delle europee favorisse tale progetto.

Allo stato degli atti, invece, prendo atto che, dopo il surplace dei mesi scorsi, si stanno verificando azioni che non facilitano il processo. Tempi Nuovi e Insieme annunciano un documento comune, che alcuni osservatori mi dicono non essere, in realtà, mai stato realmente sottoscritto; anche perché, se fosse vera la vulgata dell’amico Giancarlo Infante, sarebbe molto difficile comprendere come si potrebbero conciliare le posizioni europee nettamente omogenee al PPE di Insieme con quelle per il PSE di Fioroni e amici. Sin qui le uniche certezze sono quelle della DC di Cuffaro- Grassi e degli amici di Iniziativa Popolare (Tassone, Gemelli, Orioli, Ruga con il sottoscritto) nettamente schierate con il PPE e il manifesto programma a sostegno di Ursula Von der Leyen. Senza una netta presa di posizione di Mario Mauro e dei Popolari per l’Italia, è evidente l’esigenza di un accordo almeno tecnico operativo con Italia viva indispensabile, da un lato, per superare il vincolo della raccolta delle firme e, dall’altro, lo sbarramento del 4%. Un progetto questo che sarebbe assai facilitato se anche gli amici di Azione decidessero di superare le pregiudiziali, che l’On Calenda aveva a suo tempo espresso nei confronti della DC alle ultime elezioni comunali romane. Alle europee si svolgerà una verifica importante per la politica non solo europea, ma anche per quella italiana, e, da parte mia, sono convinto che l’obiettivo più importante sarà quello di facilitare la nascita di una coalizione di centro ampio e plurale che non potrà che essere il risultato dell’accordo tra le grandi culture storico politiche che hanno fatto grande l’Italia: popolare, liberale, repubblicana, socialista, le quali insieme sono state alla base della fondazione del patto costituzionale. Ecco perché ci permettiamo di reitare l’appello per un impegno politico attivo di Mario Draghi che, a nostro parere, potrebbe essere il vero federatore possibile di un tale schieramento di centro, espressione della mediazione tra gli interessi e i valori dei ceti medi produttivi e delle classi popolari, asse portante della tenuta del sistema politico istituzionale dell’Italia. Corollario indispensabile a tale progetto, in ogni caso, rimane la nostra ricomposizione politica, senza la quale nessuna alternativa credibile potrà nascere al dominio dell’attuale destra nazionalista e sovranista, dalle posizioni ambivalenti e contraddittorie in politica estera e in quelle economico, sociali e istituzionali per il Paese.

Ettore Bonalberti

Venezia, 8 Marzo 2024

Tra il federatore Mario Mauro e Matteo Renzi

In attesa di conoscere le decisioni del possibile “federatore” del centro nuovo della politica italiana, alternativo alla destra nazionalista e sovranista e distinto e distante dalla sinistra radicale, che a suo tempo avevo indicato nel presidente Mario Draghi, sin qui assai riluttante a una sua discesa nella politica attiva di partito; considerate le difficoltà oggettive della raccolta delle firme in tempi ormai stretti, dobbiamo attendere le decisioni dell’amico Mario Mauro dei Popolari per l’Italia. Ai Popolari per l’Italia ho partecipato al loro congresso di fondazione e ho condiviso il loro progetto, che è lo stesso che accomuna tante altre realtà politico associative dell’area cattolica: democratica, liberale e cristiano sociale, ossia, la ricomposizione politico organizzativa della stessa.

Mario Mauro col suo partito è nelle condizioni di poter presentare la lista alle prossime europee e persegue obiettivi politici coerenti con quelli del PPE e largamente condivisi dalle diverse formazioni partitiche e associative di area cattolica in Italia.

Ho inviato alcune sollecitazioni al sen Mauro in tal senso e attendo fiducioso una sua risposta. Sarebbe l’avvio di un progetto per attivare la Federazione dei Democratici cristiani e Popolari italiani con cui presentarci uniti alle prossime elezioni europee, premessa positiva per le successive elezioni politiche nazionali. Segnali positivi in tal senso sono già pervenuti da alcuni partiti e movimenti di ispirazione DC e Popolare.

Tale progetto potrebbe essere favorito da iniziative proveniente dalla base, grazie all’attivazione di progetti di ricomposizione delle diverse esperienze associative presenti nei diversi territori, occasioni utilissime per la selezione di una nuova classe dirigente espressione della cultura popolare di ispirazione cristiana.

Se, malauguratamente Mario Mauro non rispondesse positivamente all’invito, anche la disponibilità espressa da Matteo Renzi con Italia Viva per la ricostruzione del nuovo centro della politica italiana, potrebbe essere considerata, a condizione che fosse chiara la nostra partecipazione di DC e Popolari nella lista per le europee e la nostra successiva collocazione a fianco del PPE.

Quelle indicate sono le opzioni possibili per una ripresa di iniziativa politico istituzionale organizzata dei cattolici, in assenza delle quali non vedo alternative se non quelle di assumere funzioni subalterne da ascari ininfluenti a destra o a sinistra, col solo compito di offrire voti a partiti e progetti politici diversi e alternativi a quelli dei nostri valori di riferimento ideali, culturali, sociali e politici.

Ettore Bonalberti

Venezia, 7 Marzo 2024

Lettera inviata al sen Mario Mauro e agli amici dell’area politica cattolica per organizzare la lista unitaria dei DC  e Popolari

alle prossime elezioni europee

Caro Mario,

ho seguito fin dall’inizio l’attività dei Popolari per l’Italia di cui ho condiviso e condivido gli obiettivi, sempre orientati a consolidare i principi e i valori dei Popolari, sia con riferimento alla nostra matrice politico culturale italiana che in Europa.

Ora si presenta un’opportunità unica e irripetibile con le prossime elezioni europee, dove sarebbe necessaria una presenza unitaria ampia e qualificata della nostra area cattolica: democratica, liberale e cristiano sociale.

Il sistema elettorale proporzionale favorisce questa opportunità, rendendo vane e/o strumentali le idee di quegli amici che, per ragioni diverse anche le più nobili, sperano di trovare collocazione in liste che puntano a collocarsi in Europa in versanti diversi e , in taluni casi, opposti e  alternativi a quello del PPE.

I Popolari per l’Italia sono l’unico partito-movimento in grado di presentare una lista di area cattolica senza l’obbligo della raccolta delle firme. Un’operazione questa possibile solo con un ampio coinvolgimento degli amici di periferia, tanto più difficile per i tempi stretti in cui si dovrebbe svolgere.

Per la tua convinta fede popolare e democratico cristiana e per le comuni battaglie condotte in questi anni sono a chiederti di farti promotore con gli amici in indirizzo di una forte iniziativa politica, che ci conduca a costruire una lista unitaria di area DC e Popolare in tutti i collegi elettorali europei. Si tratterebbe di un’azione che ci permetterebbe di mobilitare tutti i liberi e forti presenti nelle nostre realtà territoriali; un impegno importante non solo per le europee, ma in vista anche delle prossime elezioni politiche nazionali.

La programmazione di una Camaldoli 2024 dei cattolici italiani, che ci permettesse di coinvolgere le migliori risorse sociali, culturali e politiche della nostra area, potrebbe essere lo strumento per condividere una seria proposta programmatica per l’Italia e per l’Europa, in grado di garantire nel rispetto dei nostri principi della dottrina sociale cristiana, l’equilibrio tra gli interessi e i valori dei ceti medi produttivi e delle classi popolari, oggi non rappresentati e in molta parte rifugiati nella vasta schiera dei renitenti al voto delle diverse scadenze elettorali.

Ti prego di superare ogni dubbio e perplessità, nella fiducia che tutti insieme sapremo finalmente ridare voce e rappresentanza politica alla nostra area sociale e culturale, così come prego gli amici in indirizzo di organizzare in tempi brevissimi un incontro per definire le più opportune modalità per la migliore riuscita del progetto. Confidando nella disponibilità di tutti voi, vi saluto cordialmente

Ettore Bonalberti

Venezia, 29 Febbraio 2024

  1. Non è più tempo di galleggianti seriali La sua lista alle regionali sarde ha ottenuto lo 0,3 %, poco più di duemila voti e l’UDC di Cesa il 2,8%, 19.056 voti. Passi per Cesa, organico da tempo della destra leghista col suo alter ego padovano De Poli, ma ciò che lascia interdetti è la lettera post voto dell’On Rotondi alla Meloni: “Cara Giorgia, convoca subito un vertice con Maurizio Lupi, Lorenzo Cesa, me e Cuffaro. Facciamo sì che questa nostra area di confine sia ricondotta a una sintesi unitaria, in coordinazione con FdI”.Spiace che una persona intelligente come Rotondi, allievo della scuola politica DC avellinese di Gerardo Bianco, con il quale abbiamo condotto molte iniziative nella DC, nella corrente di Forze Nuove, si sia ridotta al galleggiamento permanente; prima, con il Cavaliere e, adesso, con Fratelli d’Italia. In poco tempo da “miglior fico del bigoncio”, Rotondi si è ridotto al ruolo di consulente turiferario e inutile supporto della destra. Altro che “area di confine”, semplicemente guardia confinaria in attesa di ordini dalla capa.E’ormai chiaro che l’appello lanciato a un’area di destra come quella di Lupi, Cesa e Cuffaro, alla vigilia di altre scadenze elettorali regionali, come quelle dell’Abruzzo e della Basilicata e in attesa di quelle prossime europee, ponga anche a tutti noi, che continuiamo a credere nel progetto di ricomposizione politica dell’area cattolica, la necessità di scelte da farsi nella chiarezza senza infingimenti.Apparteniamo a quell’area politica cattolico democratica, liberale e cristiano sociale che si considera alternativa alla destra nazionalista e sovranista, oggi dominata dal partito di Fratelli d’Italia, distinta e distante da una sinistra tuttora alla ricerca di una sua più forte e certa identità.Siamo convinti che al Paese, che vive una condizione di anomia sociale, culturale e politica, caratterizzata dalla divisione sempre più marcata tra interessi e valori dei ceti medi produttivi e delle classi popolari, serva la nascita di un centro politico nuovo ampio e plurale, espressione delle culture essenziali della nostra Repubblica: popolare, liberale, repubblicana, socialista.Come ha insegnato il voto della Sardegna, servirà un’ampia alleanza con quanti credono nei valori dell’umanesimo cristiano e nei principi della nostra Costituzione repubblicana. Premessa indispensabile per tale alleanza resta quella di favorire la più vasta ricomposizione politica possibile dell’area cattolica, se non ci si vuole ridurre a ruoli subalterni e ininfluenti delle componenti più attrezzate.Sono vari i cantieri che stanno lavorando in tale direzione e, finalmente, funziona anche un tavolo di coordinamento che favorisce il dialogo. Si tratta di non indugiare, tenendo presente che alle regionali sarà inevitabile scegliere tra blocchi alternativi, mentre alle europee varrà la legge proporzionale. Per entrambe le scadenze, in ogni caso, sarà indispensabile definire una nostra piattaforma di programma ispirata ai nostri valori di riferimento, in base alla quale decidere con chi schierarci alle regionali, preparandoci a dar vita a una nostra lista per le elezioni europee, con l’obiettivo di presentarci ancor più forti alle politiche, che potrebbero svolgersi prima della loro scadenza naturale. Non è più tempo per i galleggianti seriali e degli opportunisti che da troppo tempo vivono di rendita. E’ tempo di ridare voce alla nostra base e ai tanti liberi e forti che si riconoscono ancora nelle culture politiche sturziana e degasperiana, che costituiscono tuttora una delle eredità più preziose della storia repubblicana nazionale. Ettore BonalbertiVenezia, 28 Febbraio 2024 

Dall’anomia alla proposta politica della nostra area

La rivolta del mondo delle campagne in Europa e in Italia, la grave situazione della sicurezza nel lavoro, la crisi dei ceti medi e le difficoltà sempre più forti delle classi popolari, caratterizzano una situazione sociale e politica che ho più volte denominato col termine sociologico di “ anomia”.

Una condizione caratterizzata dal venir meno delle regole, dalla crisi dell’intermediazione dei corpi sociali, dalla forte discrepanza tra i mezzi disponibili e i fini che la società propone come quelli da raggiungere. Insomma, una situazione nella quale prevale una diffusa frustrazione che può generare diverse forme di aggressività individuali e sociali. E’evidente l’emergere di uno squilibrio tra gli interessi e i valori dei ceti medi produttivi e quelli delle classi popolari, non più favorito e mediato dai partiti, lontani mille miglia dal dettato costituzionale dell’art.49, e con un governo più preoccupato della gara a rubacchiarsi qualche regione in più o in meno, che a trovare una sintesi su temi strategici decisivi come quelli della politica estera. Se, da un lato, monta l’attesa per il voto aperto in parlamento sul terzo mandato ai presidenti di regione e per il voto di domenica prossima in Sardegna, dall’altro nulla sembra scalfire un esecutivo diviso sulla scelta geo strategica dell’Italia. Da una parte, Meloni e Taiani con i loro partiti schierati con l’area euro atlantica e, dall’altra, Salvini con la Lega, fedele al suo patto con il partito di Putin, in netta posizione filo russa.

In epoche repubblicane normali, una situazione nella quale la scelta del presidente del consiglio fosse risultata alternativa a quella del suo principale alleato di governo, avrebbe portato all’immediata crisi di governo. Oggi, invece, si continua come se nulla fosse, in attesa dei risultati del voto sardo, e/o di ciò che potrà accadere in parlamento sul voto per il terzo mandato.

Ciò che appare in netta evidenza è la debolezza socioculturale, prima ancora che politica, dei partiti che reggono l’attuale maggioranza di governo; legittima sul piano parlamentare, minoritaria, di fatto, per quanto attiene alla sua reale capacità di rappresentanza degli elettori e delle elettrici italiani. Ecco perché, al di là delle tante dissertazioni sociopolitico-culturali tuttora aperte, a me pare sia quanto mai opportuno il ritorno organizzato di una cultura politica come quella di matrice cattolico democratica, liberale e cristiano sociale; ossia di quella cultura di matrice popolare,

democratico cristiana ispirata dai valori della dottrina sociale della Chiesa cattolica. Una cultura che, oggi come ieri, è indispensabile per offrire politiche generali ispirate dai principi di solidarietà e sussidiarietà e da politiche economico finanziare sostenute da quelli dell’economia civile, in una fase della società dominata dai poteri del turbo capitalismo finanziario dominanti nella società della globalizzazione. La ricomposizione politico organizzativa di quest’area non è e non potrà essere il risultato di un anacronistico e regressivo sentimento nostalgico, che pure abbiamo sostenuto dalla fine della DC  e per il lungo tempo della diaspora suicida, ma la constatazione realistica che ai problemi di una società come quella italiana in preda a una condizione di anomia, serve un progetto politico in grado di offrire speranza e equilibrio a ceti medi e popolari, indispensabili per la tenuta stessa del sistema. Un equilibrio e una speranza che, dopo l’illusione del voto settembrino 2022, sembrano affievolirsi ogni giorno di più, mentre si rafforza l’esigenza di un’alternativa al governo della destra, ampia e plurale: democratica, popolare, liberale, repubblicana e riformista socialista.

Sono aperti molti cantieri per la ricomposizione politica dell’area DC e Popolare e, finalmente, opera un comitato di coordinamento nazionale. Ci auguriamo prevalga il buon senso e, quanto prima, la fedeltà alla nostra migliore storia politica.

Ettore Bonalberti

Venezia, 22 Febbraio 2024

Mancano pochi mesi

Mancano meno di quattro mesi alle elezioni europee e dalla nostra area ancora nulla di concreto.

Un’indagine del dr Pagnoncelli pubblicata su Avvenire evidenzia come i cattolici al voto si presentino “un po’ egoisti e senza nostalgia di un partito”.

Non è, dunque, la nostalgia il sentimento su cui poter far leva, considerando che se la nostalgia può essere ancora presente nelle generazioni più anziane, essa è del tutto assente nelle nuove generazioni che della DC non hanno alcuna idea, se non quelle deformate da una pubblicistica che ha sostenuto la damnatio memoriae del partito per tutto il tempo della diaspora suicida, e anche oltre.

E’ essenziale ripartire dai fondamentali, come da diverso tempo è impegnato l’amico prof Antonino Giannone, con i suoi corsi di etica politica rivolti ai giovani imperniati sui sei pilastri della cultura per ricostruire la polis e ridare un amalgama al popolo italiano. Sono quelli dell’Umanesimo integrale, della Dottrina sociale cristiana, del Popolarismo e Personalismo, dell’Ecologia integrale ed etica ecologica, della Costituzione della Repubblica italiana e della Carta dei Diritti Umani ( CEDU).

Iniziativa altrettanto meritoria quella programmata da Il Popolo ( www.ilpopolo.cloud) di corsi di formazione politica per i giovani. Sono attività prepolitiche indispensabili per far emergere una nuova classe dirigente di giovani dotati di passione civile, ispirati dai valori fondanti della nostra migliore tradizione storico politica sturziana e degasperiana. Va da sé, però, che sono progetti a media e lunga scadenza non traducibili nei tempi brevi che la politica reclama, specie nella condizione attuale e  rispetto ai quali sono molti i tentativi avviati, inevitabilmente portati avanti da protagonisti di stagioni politiche passate e, in quanto tali, difficilmente appetibili, non solo alle nuove generazioni, ma frammentati tra i diversi supporters delle antiche esperienze.

In questi giorni si è sentita la voce dell’On Boschi che, con Italia viva del suo collega Renzi, punta a dar vita alle elezioni europee a una lista unica anti-sovranista con Emma Bonino di +Europa, in alternativa al veto di Calenda, definito: “lotta nel fango”.

Anche nel fronte dei sedicenti liberal democratici, dunque, permangono divisioni, accentuate dal protagonismo dell’”azionista de noantri romano”, pronto a saltare da un fronte all’altro con la presunzione velleitaria di catalizzare da solo l’alternativa.

A sinistra, servirà più coraggio dagli ex Popolari del PD, i quali dovrebbero uscire dalla condizione di comodo convivenza o di costante frustrazione vissuta nel “partito radicale vasto” della Schlein, favorendo il progetto avviato dall’On Fioroni, così come più ampia disponibilità dovrebbe esserci dagli amici del Centro Democratico di Tabacci, rafforzando quanto positivamente stanno svolgendo Tempi Nuovi e gli amici di Base Popolare.

Anche dalla DC e dagli altri amici che, come il sottoscritto, si riconoscono nei valori del PPE, dovrebbe essere favorito lo sforzo unitario avviato da Iniziativa Popolare per la ricomposizione politica dell’area cattolica: democratica, liberale e cristiano sociale. Mi riferisco agli amici di Insieme e di Piattaforma Popolare 2024, avendo come obiettivo le elezioni politiche nazionali.

Credo, infatti, che a pochi mesi dalle elezioni europee non ci sia più il tempo per la costruzione del centro nuovo della politica italiana, per il quale ci si dovrà impegnare per la prossima scadenza delle politiche nazionali. Si tratterà di partire con quanti sono interessati a dar vita all’alternativa politica alla destra nazionalista e sovranista oggi dominata da Fratelli d’Italia, consapevoli che servirà un’alleanza ampia e plurale delle componenti di cultura popolare, democratico cristiana, liberale, repubblicana e socialista. Un’alleanza da far partire dalla base, ricostruendo questa unità di intenti sin dalle prossime elezioni comunali, provinciali e regionali. Alle europee si andrà inevitabilmente divisi, tra quanti resteranno collegati al PSE, altri al Renew, e al PPI.

Nel frattempo servirà sperimentare alla base, con grande impegno, positivi processi di ricomposizione fra tutte le diverse presenze popolari, indispensabili anche per far emergere la nuova classe dirigente dei liberi e forti.

Venezia, 13 Febbraio 2024

Alla ricerca di un federatore

 Tra la Meloni e la Lega continua la lotta sotterranea per la conquista dei voti a destra, specie in questa fase di forte contestazione del mondo agricolo. La Coldiretti è divisa tra le aspirazioni elettorali del suo presidente, Ettore Prandini e la rivolta di una base sempre più indisponibile a seguire gli equivoci connubi prandiniani con l’inadeguato ministro Lollobrigida di cui si chiedono le dimissioni.

Nella nostra area socioculturale e politica continuano le divisioni ereditate dalla lunga e dolorosa diaspora post DC. Da un lato ci sono gli amici che, facenti parte del PD, intendono continuare la loro appartenenza “innaturale” al PSE; altri  che  hanno deciso di aderire al partito europeo Renew di Macron; altri ancora, sono quelli che intendono restare ben stretti alla propria cultura politica nel PPE e, infine, l’On Cesa con l’UDC, ancora una volta schierati a fianco della Lega, a destra in Italia e in Europa.

Assai meritoria è l’azione condotta dagli amici di Iniziativa Popolare per tentare di favorire senza riserve il progetto di ricomposizione politica dell’area cattolica: democratica, liberale e cristiano sociale.

Trattasi di un progetto difficile il cui traguardo, più che alle prossime elezioni europee, potrà e dovrà essere spostato alla scadenza delle elezioni politiche nazionali nel loro termine naturale o anticipato. La difficoltà risiede nelle divisioni delle diverse fazioni indicate, per favorire il superamento delle quali ho proposto l’idea di un confronto aperto, a tutto campo con la nostra vasta e articolata realtà culturale e sociale, in quella che ho chiamato la Camaldoli 2024.

Qualche amico ha giustamente rilevato, com’era anche a me ben evidente, che non siamo nelle condizioni storico politiche del 1943. Non abbiamo, come ho scritto, né un Demofilo/De Gasperi, né una realtà cattolica oggi assimilabile a quella dell’Italia di quel tempo.

Da molte persone si sottolinea che servirebbe un federatore capace di avviare il progetto con un’autorevolezza tale da facilitare la ricomposizione basata sulla fedeltà ad alcuni fattori portanti; l’ispirazione ai principi della dottrina sociale cristiana, la fedeltà ai valori della Costituzione repubblicana e a quelli dell’europeismo e dell’Occidente.

Come trovare questo federatore?

O si parte dalla base o si sollecita una delle personalità già in campo, disponibile ad assumersi il ruolo che seppe compiere Demofilo/De Gasperi nel Luglio 1943. Se allora il compito era quello di presentare e attivare le “idee ricostruttive della Democrazia Cristiana”, ora si tratta di redigere un manifesto per la costruzione del centro nuovo della politica italiana: democratico, popolare, liberale, riformista, euro atlantista, alternativo alla destra nazionalista e sovranista e alla sinistra lontanissima dalle sue origini.

Penso che questa personalità sia ben presente nella realtà italiana e europea. Mi riferisco a Mario Draghi, che potrebbe svolgere efficacemente il ruolo di federatore del nuovo centro della politica italiana. Un appello unitario affinché assumesse tale ruolo, di tutte le diverse componenti di area cattolica DC e popolare, sarebbe al riguardo utile e opportuno.

Ci sono momenti della nostra storia politica, nei quali l’assunzione di responsabilità dirette nell’agone politico è molto più importante di qualunque altro incarico pubblico, e quello che sta attraversando l’Italia è proprio uno di questi.

L’altra strada sarebbe quella di ripartire dalla base, organizzando in tutte le province e regioni italiane, incontri unitari tra le diverse componenti della nostra area; assemblee di DC e Popolari dalle quali fare emergere con i cahiers de doléance e le proposte dei nostri concittadini e elettori, una nuova classe dirigente in grado di assumersi la responsabilità di rappresentare nelle diverse realtà elettorali e istituzionali, gli interessi e i valori dei ceti medi e popolari dal cui equilibrio dipende la tenuta del nostro sistema sociale.

Certo la prima strada indicata sarebbe la più efficace e tempestiva, mentre la seconda necessiterebbe di tempi più lunghi, nei quali, comunque, il processo di ricomposizione politica sarebbe facilitato. Credo sia quanto mai giusto e opportuno provarle entrambe, convinti che, se rimanessimo inerti, la nostra condizione di irrilevanza si protrarrebbe ancora per lungo tempo, a tutto danno del nostro Paese.

Ettore Bonalberti

Venezia, 10 Febbraio 2024

  1. Perché e come avviare una nuova Camaldoli ? Nei giorni scorsi ho scritto una nota con cui indicavo l’obiettivo di una Camaldoli 2024, ricordando quanto seppero fare i nostri padri politici nel Luglio 1943, creando i presupposti programmatici della DC, che Demofilo-De Gasperi aveva  indicato con le “ Idee ricostruttive della DC”. In una situazione storico politica molto diversa e dopo la lunga stagione della diaspora succeduta alla fine politica della DC, condividiamo tutti insieme l’esigenza di una ricomposizione politica dell’area cattolica ( democratica, liberale e cristiano sociale) e non per un regressivo seppur nobile sentimento nostalgico, ma nella convinzione che serva al Paese la nascita di un centro politico nuovo, ampio e plurale, nel quale è indispensabile la presenza di una forte componente di cultura politica popolare e democratico cristiana.Sono in atto diversi e meritori tentativi, come quelli degli amici di Iniziativa Popolare, Tempi Nuovi, Piattaforma Popolare, Agenda Popolare, Base Popolare, da sostenere e favorire, ma credo sia opportuno ampliare la partecipazione alla più vasta e complessa realtà culturale, sociale e politico organizzativa del mondo cattolico italiano e delle aree liberal democratiche ispirate dai valori dell’umanesimo cristiano.Qualunque progetto che nascesse dalla confluenza di quanti sono espressione dei partiti della cosiddetta prima repubblica, rischierebbe di risultare poco attrattivo non solo per le nuove generazioni, tra le quali molti sono inconsapevoli della nostra storia, ma anche di quell’ampia maggioranza di cittadini renitenti al voto da diverse elezioni.Credevamo e personalmente credo ancora, che la legge proporzionale vigente alle prossime elezioni europee avesse potuto favorire la formazione di una lista unitaria della nostra area, sperando che, alla fine, avrebbe prevalso il buon senso. In realtà quella scadenza così vicina e propizia rischia ancora di essere foriera di divisioni tra quanti, come il sottoscritto e tanti altri amici, ritengono che la nostra collocazione politica naturale in Europa sia con il PPE, che sarà guidato nel dialogo e scontro elettorale dalla presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, e altri che guardano al partito del centro demo liberale macroniano di Renew, oltre a quelli, come i Popolari del PD, sempre uniti ai partiti che fanno riferimento al PSE.In tale situazione le elezioni europee, anziché facilitare rischiano di confermare la continuazione della diaspora suicida che ha portato a una condizione di irrilevanza e alla permanente divisione della nostra area politica.Ecco perché credo sia necessario traguardare il nostro obiettivo oltre le europee e preparaci per le prossime elezioni politiche. Si tratta di  partire, da un lato, dalla base, con la formazione di liste unitarie d’area ovunque sia possibile nei comuni, province e regioni chiamate al voto nei prossimi mesi, e, dall’altra, a organizzare la nuova Camaldoli dei cattolici italiani, nella quale affrontare i temi più urgenti della nostra società e individuare le soluzioni più opportune secondo i criteri ispiratori della nostra cultura politica, ossia i principi della dottrina sociale cristiana e quelli fondamentali scritti nella Costituzione repubblicana.Per tale incontro credo che, più dei vecchi e nuovi esponenti della variegata galassia DC e Popolare, potrebbe essere più utile, efficiente ed efficace, un’iniziativa che venisse assunta dai direttori delle principali testate giornalistiche dell’area cattolica, a partire da quelli che da anni si battono per la nostra ricomposizione politica.Mi auguro che questa sollecitazione sia raccolta e con rinnovato spirito di amicizia ci si possa incontrare quanto prima nella Camaldoli della ripresa politico culturale dei cattolici italiani. Ettore BonalbertiVenezia, 2 Febbraio 2024Camaldoli 2024: le nostre risposte alle attese degli italiani Dal surplace all’eliminatoria a squadre ( australiana), sperando di risultare vincenti. Seguo la metafora del ciclismo su pista, tenuto presente che, alla fase di immobilismo- surplace di qualche tempo fa, ora si è ingrossata la fila dei concorrenti al progetto di ricomposizione politica dell’area cattolica: democratica, liberale e cristiano sociale. Dopo Iniziativa Popolare, Tempi Nuovi, Insieme, Piattaforma 2024, si è aggiunta la squadra di Base Popolare, mentre dall’area liberal repubblicana, Carlo Calenda, che al tempo delle ultime elezioni per il consiglio comunale di Roma, aveva respinto l’offerta per una lista con i DC romani, ora intende offrire una casa ai Popolari “ per continuare a esistere insieme”.Da parte mia ripeterò che è bene tutto ciò che va nella direzione della nostra ricomposizione politica, ma, a questo punto, è indispensabile trovare un ubi consistam non solo per il nostro stare insieme, ma, soprattutto per offrire all’Italia delle risposte politiche adeguate alle attese della nostra gente.Lo fecero i nostri padri con le idee ricostruttive della DC di Demofilo ( De Gasperi), nello stesso mese di Luglio del 1943 in cui si svolse l’incontro dell’area cattolica, nel quale si definì il Codice di Camaldoli, da cui derivò il programma politico della DC per il Paese.Dopo il surplace non serve più la gara affannosa tra chi è ancora scettico sul fare una lista unitaria alle elezioni europee e chi, invece, spinge per questo obiettivo; o, peggio, il ruolo di qualche improvvido amico alla ricerca della sola affermazione personale.Intellettuali di fede cattolica a Camaldoli nel 1943 discussero di  tutti i temi della vita sociale: dalla famiglia al lavoro, dall’attività economica al rapporto cittadino-stato. Lo scopo fu quello di fornire alle forze sociali cattoliche una base unitaria che ne guidasse l’azione nell’Italia liberata. Il Codice di Camaldoli funse da ispirazione e linea guida per l’azione della Democrazia Cristiana e, come  ha ben scritto Bruno Di Giacomo Russo su Il domani d’Italia ( 16 settembre 2023): ” Il Codice di Camaldoliintrinseco di valori e principi, corrisponde al diretto precedente culturale della Costituzione italiana.Una delle ragioni per cui ancora oggi nella nostra azione politica  intendiamo continuare a ispirarci ai principi fondamentali della Carta costituzionale che, insieme a quelli della dottrina sociale cristiana nell’età della globalizzazione, sono stati indicati dai Papi San Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco.Con queste due stelle polari, dottrina sociale cristiana e Costituzione repubblicana, ci si dovrà incontrare nella Camaldoli 2024 con gli esponenti più importanti della cultura e delle realtà sociali e politiche cattoliche, per discutere delle attese degli italiani nella realtà odierna e con ciò che ci attende a medio e lungo termine.Alla gara inopportuna e inefficace dell’eliminatoria a squadre deve, dunque, subentrare il confronto e il dialogo con le diverse realtà presenti del mondo cattolico per definire il programma che i DC e Popolari intendono offrire al Paese. Un programma che dovrà essere coerente con i nostri valori e in relazioni agli interessi dei ceti medi e delle classi popolari cui intendiamo dar voce a livello istituzionale. Ridare voce a quella maggioranza di elettrici e di elettori che da molto, troppo tempo, sono renitenti al voto, indifferenti all’offerta politica di un bipartitismo forzato e da una legge elettorale iniqua e schizoide che permette il governo del Paese a una finta maggioranza non espressione della realtà sociale e culturale reale dell’Italia. Quali sono le attese degli italiani oggi? Secondo lo studio realizzato da Brunswick e Hokuto, presentato al Convegno “ L’economia che fa il bene: cosa significa per gli italiani?” di Avvenire ( Milano- 15 Novembre 2023) lo sviluppo, il clima e l’integrazione sono i temi risultanti prioritari. Al primo posto, dunque, lo sviluppo economico e l’occupazione lavorativa, seguiti dalla gestione dell’immigrazione. Segue la questione ambientale insieme alla tutela del territorio e la lotta all’inquinamento, il cambiamento climatico e la transizione energetica insieme al tema delle fonti e del costo dell’energie. Solo in coda ai risultati del campione i temi dell’opportunità dei giovani e della parità di genere. La risposta più importante per affrontare e dare soluzione a questi temi è stata individuata nell’economia civile, ossia una nuova forma di economia che mira al benessere comune; un’economia come quella che i proff. Bruni e Zamagni da molto tempo sostengono, alternativa a quella dominante nell’età della globalizzazione, nella quale trionfa il principio del NOMA ( Non Overlapping Magisteria)posto alla base dell’economia politica mentre, per l’economia civile, l’economia non può essere staccata dai principi dell’etica e della politica.Se oltre a questi temi discuteremo di quello drammatico dei rischi della terza guerra mondiale, oggi vissuta “ a pezzi”, come l’ha egregiamente connotata Papa Francesco, e dell’esigenza di avviare progetti di pace che tengano conto della nuova realtà multipolare della geopolitica, ritengo che ancora una volta i cattolici italiani, dalla Camaldoli 2024, potranno offrire risposte coerenti alle “attese della povera gente” e a quel ceto medio i cui interessi e valori devono essere rappresentati in equilibrio con quelli delle classi popolari. Questo è il compito che, a mio parere, spetta a tutti noi eredi della cultura politica del popolarismo sturziano e della Democrazia Cristiana, il partito che ha rappresentato per quasi cinquant’anni la maggioranza degli italiani. Ettore BonalbertiVenezia, 30 Gennaio 2024     

DC e Popolari: l’unità è indispensabile

Il popolarismo sturziano è stata la cultura che ha favorito l’impegno politico dei cattolici all’inizio del secolo scorso, assicurando la partecipazione alla vita politica di vasti ceti popolari e intermedi ispirati dai valori della dottrina sociale della Chiesa espressi nella Rerum Novarum. Un’esperienza straordinaria avviata partendo dai comuni, attraverso la partecipazione attiva di realtà associative e culturali, consolidata grazie all’estensione giolittiana del diritto di voto, stroncata dalla violenza delle squadracce fasciste e, dopo il Concordato,  dall’esilio di don Luigi Sturzo.

Quell’eredità fu raccolta dalla prima generazione democratico cristiana che, con “ le idee ricostruttive della Democrazia Cristiana”( Demofilo: 26 Luglio 1943) e il programma del “ Codice di Camaldoli” (Luglio 1943) seppe organizzare la DC e assumere la guida ininterrotta del governo del Paese per oltre quarant’anni.

La DC è stata storicamente la più grande espressione dell’unità politica dei cattolici italiani (democratici, liberali e cristiano sociali) e, sul piano sociale, lo strumento capace di garantire a livello istituzionale, il punto di equilibrio degli interessi e dei valori delle genti del Nord e del Sud e quello dei ceti medi produttivi e delle classi popolari. Equilibrio senza il quale salta il sistema del nostro Paese.

Finita politicamente la DC (1993), si interrompe l’unità tra Nord e Sud ( esplode il fenomeno della Lega)  e, dopo l’illusione liberale di Berlusconi e Forza Italia, irrompe il populismo qualunquista del M5S e la falsa supremazia della destra nazionalista e sovranista, espressione della maggioranza della minoranza degli elettori. La maggioranza oltre il 50%, infatti, nel 2022 si è astenuta dal voto. E l’On Meloni può guidare legittimamente il Paese solo grazie a una legge elettorale anacronistica e iniqua.

La condizione di anomia sociale e politica in cui versa l’Italia guidata da una pseudo maggioranza è il risultato del venir meno dell’equilibrio di cui sopra, minacciato dal progetto di autonomia differenziata, destinato ad aggravare il divario Nord-Sud, e dalla condizione di crisi economica, non solo delle classi popolari, evidenziata dai dati della povertà assoluta rilevati dall’ultimo rapporto della Caritas italiana, ma dello stesso terzo stato produttivo e dei ceti medi, come evidenziato, da un lato, dai sindacati e, dall’altro, dal presidente di Confindustria, Carlo Bonomi.

Venuto meno il ruolo di Forza Italia, dopo la scomparsa del Cavaliere, la condizione della maggioranza di governo è quella del dominio della destra degli eredi almirantiani, preoccupati di occupare tutti gli spazi di potere disponibili, portatori di una cultura in netto contrasto con i fondamentali costituzionali della Repubblica.

Questo progetto, il primo della triade della destra ( premierato, autonomia differenziata, riforma della magistratura con la separazione delle carriere) è destinato, infatti, a mutare la natura stessa della nostra repubblica parlamentare. Contro tale disegno di “deforma costituzionale” è essenziale attivare i comitati per il NO, a partire da quello dell’area politica dei DC e Popolari.

Questa nostra area è affollata di partiti, movimenti, associazioni e gruppi che, a diverso titolo, si richiamano ai valori del popolarismo sturziano e della DC degasperiana, risultanti dalla suicida diaspora che ha caratterizzato la lunga stagione seguita alla fine della DC e solo da poco tempo in via di ricomposizione.

I Cattolici, che hanno l’obbligo di non disinteressarsi della politica e del servizio ai cittadini, è ora che escano allo scoperto e difendano pubblicamente i valori di riferimento del progetto di vita che non è confinato solo nelle scelte individuali, ma anzi deve raccordarsi anche nella società con gli altri nel contesto della propria fede, della dottrina sociale della Chiesa

Con i recenti incontri promossi da Iniziativa Popolare, Tempi Nuovi e da Piattaforma 2024, sono emerse nettamente le volontà di impegnarsi per concorrere a ricostruire una presenza forte e unitaria dei cattolici nella politica italiana, aperti alla collaborazione con altre culture politiche liberali e riformiste interessate alla difesa e all’attuazione integrale della Costituzione.

Persistono alcune perplessità specie da parte di amici che antepongono al progetto unitario la scelta delle alleanze in vista delle elezioni europee. Una strategia sbagliata e inefficace, di fatto, contro producente rispetto al progetto di ricomposizione politica .

Condivido pienamente l’appello pronunciato dall’On Ivo Tarolli a conclusione dei lavori dell’incontro di Piattaforma 2024, con cui ha affermato come” lo stare uniti venga prima, stia sopra a qualsiasi decisione successiva ( liste, candidature e alleanze)

A coloro che mantengono ancora riserve evidenziamo che siamo giunti a un tempo in cui è obbligatorio imboccare la strada della nostra ricomposizione, passaggio politico decisivo

per il bene dell’Italia. Un centro nuovo della politica italiana, infatti, non può nascere dall’incontro delle soli culture liberal democratiche e repubblicane,  perché da sole sarebbero

sempre minoritarie senza la partecipazione di una forte componente politica organizzata dei cattolici.

Dobbiamo avere più coraggio e meno rivalità negativa: “Insieme” possiamo dare una speranza e un futuro migliore a un popolo che si va rassegnando o che subisce i cupi scenari dei poteri forti, dobbiamo sostenere la fiducia nei giovani che numerosi invece si vanno addormentando con l’uso delle droghe e dello “sballo” del sabato sera. Abbiamo il dovere di attrarre un nuovo interesse ed entusiasmo perché ciascuno dia un progetto alla propria vita, con “i talenti ricevuti” e alla collettività che s’ispiri ai valori forti che sono nel Vangelo di Gesù e nell’insegnamento del Magistero della Chiesa e nei principi della nostra Costituzione repubblicana.

È tempo di respingere le facili scorciatoie, di adottare politiche in grado di  contrastare i dominio dei poteri forti del sistema finanziario nazionale e internazionale e  di altri poteri occulti, per attuare integralmente il dettato costituzionale. E’ tempo di procedere senza indugi e logoranti rinvii all’unità politica possibile dei DC e Popolari presenti in Italia. Il futuro è ancora nelle nostre mani, ma vorremmo costruirlo insieme da cattolici e laici per il bene del popolo italiano e per il futuro delle giovani generazioni.

Ettore Bonalberti

Venezia, 25 Gennaio 2024

  • Qualcosa si muove, ma in ordine sparso Si moltiplicano le iniziative per la ricomposizione politica dell’area cattolica DC e popolare. Aveva avviato il confronto Iniziativa Popolare, il 15 Gennaio, in una riunione nella quale gli Onn Tassone e Gemelli, con Mattia Orioli, avevano presentato un documento politico che sarà esaminato dai diversi partiti e movimenti, avendo già incontrato l’adesione degli amici della DC guidata da Cuffaro e Grassi. Il 18 Gennaio, Tempi Nuovi ha organizzato un interessante convegno sul tema: L’ Appello di Sturzo tra progressisti e conservatori, al quale hanno partecipato, tra gli altri, gli Onn.Gozi e Fioroni. Ho potuto assistere on line all’incontro, coordinato dal sen D’Ubaldo, insieme ad altri amici, per comprendere la direzione che Tempi Nuovi intende assumere in vista dei prossimi  impegni elettorali.Con l’intervento dell’On Gozi si è confermata la scelta del movimento a far parte del partito Renew a livello europeo, in alternativa al PSE e al PPE.Come ho avuto modo di evidenziare in altri articoli, questa decisione non favorisce il processo di ricomposizione politica dei DC e Popolari, e, personalmente, trovo assai difficile conciliare la scelta di continuità col popolarismo sturziano insieme a un partito, quello egemonizzato da Macron, ossia da uno degli esponenti più qualificati dei poteri finanziari europei e internazionali. Continuo a ritenere che l’area politica di riferimento dei DC e Popolari in Europa non possa che essere quella del PPE, il partito che ha avuto come padri fondatori i grandi leader DC: De Gasperi, Adenauer, Monnet e Schuman, il quale poggia i suoi riferimenti valoriali sui principi della dottrina sociale cristiana della centralità della persone e dei corpi intermedi, della solidarietà e sussidiarietà.Comprendo che la scelta con Gozi e Calenda possa facilitare la presentazione di candidature alle europee e la possibilità di superare il tetto del  4 % per l’eventuale elezione di candidati, ma vale la pena impedire o, quanto meno rinviare, il processo di ricomposizione politica della nostra area, per qualche candidatura su una lista destinata  a consegnare, nell’ipotesi migliore, qualche deputato in più a Macron?Resta, peraltro, da verificare se e come combinare la scelta con Calenda, tenendo presente che, su posizioni alternative, ancorché allineate con Renew, sembrerebbero muoversi anche Renzi e Franceschini. Tempi Nuovi conferma, dopo il convegno di ieri, la sua scelta di collaborazione con la sinistra inserendosi a livello europeo in contrapposizione al PPE.Netta, invece, la scelta per il PPE di Iniziativa Popolare e della DC, così come, credo, sarà confermata domani anche da Tarolli con il suo documento “ Ritornare Uniti e Paritari”.Credo, ahimè, che non saranno le elezioni europee l’occasione per mettere in campo una lista unitaria dei DC e Popolari, se, alla fine, prevarrà come sembra, la via più facile per la presentazione di candidature e le speranze di elezione. Più opportune e interessanti le scadenze elettorali regionali e amministrativo locali, in preparazione delle quali, servirà attivare con urgenza iniziative di confronto e  dialogo tra le diverse realtà rappresentative della nostra area culturale e sociale in quelle sedi.E’ tempo di formulare proposte di programma ispirate dai nostri principi, tenendo presente le attese della povera gente, vittima di politiche del governo della destra, sempre più promotori di ingiustizia sociale, e a quelli dei ceti medi, sempre più impoveriti e vittime di un’anomia sociale nella quale si impone una netta divaricazione tra i mezzi disponibili e i fini che la società propone come modelli da perseguire; il venir meno delle regole e del ruolo dei corpi intermedi. In una parola, la condizione che favorisce il distacco progressivo dalla politica di questi ceti, il disimpegno elettorale e, dopo l’illusione del voto al Cavaliere e alla Lega prima, e nel 2022 alla destra meloniana, alla renitenza sempre più accentuata al voto.E’ tempo di chiamare a raccolta quanti, ispirandosi ai valori del popolarismo sturziano e degasperiano, e alla migliore tradizione democratico cristiana, intendono concorrere alla nascita di un centro politico nuovo, capace di saldare gli interessi e i valori dei ceti medi produttivi e delle classi popolari, in alternativa alla destra nazionalista e sovranista e alla sinistra all’affannosa ricerca della propria identità. Ettore BonalbertiVenezia, 19 Gennaio 2024
  1. Bilancio di governo e prospettiva dei DC e Popolari
    Dopo oltre quindici mesi dalle elezioni politiche del 2022, alla vigilia delle prossime consultazioni elettorali che chiameranno al voto gli italiani per rinnovare il parlamento europeo, cinque consigli regionali e alcune migliaia di consigli comunali, credo sia giunto il tempo per un bilancio sull’azione di governo dell’On Meloni e di valutare anche il nostro “che fare “ come ex DC e Popolari.A Settembre del 2022 il voto, grazie a un sistema elettorale schizoide, ha offerto la guida del Paese a una maggioranza, espressione di una minoranza del corpo elettorale: un centro destra a forte dominanza del partito di Fratelli d’Italia. Primo risultato: l’elezione di  un Presidente del Senato che giura sulla Costituzione repubblicana, conservando intatta la sua fede nei valori familiari di stretta osservanza vetero e post fascista. Fatto nuovo nella nostra storia la guida del governo a una donna, alla leader del partito di maggioranza relativa, l’On Meloni, che, dopo più di un anno, anche nell’ultima conferenza stampa d’inizio 2024, continua ad attribuire ai precedenti governi le responsabilità dei problemi del Paese e a immaginare presunti tentativi di intimorirla o condizionarla da non precisate fonti esterne.In realtà ciò che appare sempre più nettamente è il forte divario esistente tra le promesse elettorali fatte e i risultati concreti della sua azione di governo, tanto sul fronte degli sbarchi degli immigrati che aveva promesso di fermare, quanto su quello delle pensioni e della sanità, mentre si aggrava la situazione economico sociale dei ceti più poveri, le ingiustizie sociali e la condizione di vita della stessa classe media.Ogni giorni di più, infine, emergono la cultura e la natura del partito di Fratelli d’Italia, con   manifestazioni diffuse di nostalgici del tempo che fu; con un deputato che va alle festa armato di pistola, mentre un altro propone il ritorno al minculpop, dopo il  decretato bavaglio alla stampa. Ormai non si contano più i casi di esponenti del governo implicati in questioni giudiziarie o di dubbia opportunità etico politica, senza che alcun provvedimento sia assunto dalla Presidente del Consiglio nei loro confronti.Emerge, insomma, sempre di più la cultura originaria di una destra nazionalista e sovranista. alternativa ai valori fondanti della nostra Costituzione repubblicana.La confermata volontà di sostenere il premierato, alternativo alla natura di repubblica parlamentare indicata dai padri costituenti, è coerente con un’impostazione culturale e organizzativa di “un partito del capo”, lontano mille miglia dai dettami dell’art 49 della Costituzione.Alle prossime elezioni  regionali stanno emergendo forti difficoltà di tenuta della maggioranza, per la netta determinazione del partito della Meloni a conquistare posizioni di leadership in alcune delle realtà, come il Veneto e la Sardegna, già tenute dai suoi partner di governo. In questo quadro, in cui si evidenziano oggettive difficoltà di una maggioranza tra i partiti della destra, con Forza Italia ridotta a un ruolo di mero supporto ininfluente, assistiamo alla guerra di logoramento progressivo tra le principali forze di opposizione, PD e M5S, senza che appaia un progetto credibile di ricomposizione politica dell’area cattolico democratica, liberale e cristiano sociale, senza la quale un centro credibile, alternativo alla destra nazionalista e sovranista e distinto e distante da una sinistra in cerca di una sua aggiornata identità, non sarà facile far tornare al voto quel 50% e più di renitenti elettori ed elettrici, e di garantire quell’equilibrio tra interessi e valori dei ceti popolari e medio produttivi, che costituisce l’asse portante  del nostro sistema sociale.I diversi partitini, movimenti, associazioni, gruppi della nostra area politico culturale, sembrano impotenti, bloccati in un defatigante surplace fatto di sguardi prudenti e maliziosi e di timidi tentativi di ripartenza, sempre dominati da velleitarismi o da egoismi particolaristici che impediscono di giungere, se non a soluzioni unitarie, almeno di tipo federalistico. Viviamo una stagione difficile, a partire dal mondo ecclesiale italiano, in cui non mancano fratture e divisioni anche rispetto all’azione pastorale di Papa Francesco. Divisioni che non facilitano l’avvio di quel progetto di ricomposizione politica dei cattolici, dopo la lunga stagione ruiniana della testimonianza plurale nei diversi partiti, che ci ha condotto alla sostanziale irrilevanza a destra, come alla sinistra.Si sostiene da molti amici che mancherebbe un federatore in grado di avviare il processo. Certo, non saranno i sopravvissuti alla grande stagione democratico cristiana, quelli in grado di assumere la guida, dopo la lunga e dolorosa diaspora tuttora aperta, molti dei quali hanno vissuto  le più diverse e opposte esperienze politico organizzative, perdendo credibilità. Ritengo, invece, che solo partendo dalla base, attraverso il confronto e il dialogo tra le diverse realtà della nostra area presenti nei territori, possa emergere una nuova classe dirigente in grado di assumere la nuova leadership del progetto.Due stelle polari dovranno guidarci: la fedeltà ai principi della dottrina sociale cristiana, aggiornati dalle ultime encicliche pontificie di Papa San Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco, e la forte determinazione per la difesa della Costituzione repubblicana contro tutti i tentativi di deformarla in una repubblica di un uomo solo o di una donna sola al comando.Prima dovremo puntare alla nostra ricomposizione da sperimentare, se sarà possibile, con una lista unitaria d’area alle europee, e con liste unitarie alle elezioni regionali e locali, e, insieme, l’alleanza con quanti, eredi dei valori e dei partiti fondatori della Costituzione, intendono favorire il progetto di governo alternativo a quello della destra, foriero solo di divisioni, incapace di garantire più solidarietà e maggiore giustizia nella società italiana. Ettore BonalbertiVenezia, 8 Gennaio 2024  
  2. Risposta all’On SustaL’on Susta con spirito di “ correzione fraterna” ha giudicato il mio articolo “ datato” e, in qualche misura, disinformato sulla reale natura del Partito Democratico Europeo, del quale Susta è stato membro autorevole, così come parte altrettanto autorevole è stato del PD italiano, insieme a molti dei Popolari da lui nominati cofondatori del PDE. Quel PD dal quale, molti degli stessi attuali esponenti di Tempi nuovi, sono usciti, dopo l’infelice esperienza vissuta da sostanziali emarginati di un partito nel quale “ è sempre il cane che muove la coda”.Caro Susta, ciò che ci divide in questo momento è la diversa prospettiva: tu continui a guardare al tema delle alleanze, verso quel sol dell’avvenire che si dovrebbe incontrare con una rinnovata collaborazione con Renzi e il PD europeo. Un PDE che, a parte i soci cofondatori da te citati, oggi è inconfondibilmente caratterizzato dall’egemonia del partito più forte, ossia di Macron ( En marche), mentre, da parte mia, rivolgo interesse primario al tema della nostra ricomposizione politica. Intendo quella della vasta e articolata area cattolica, nelle sue tre espressioni storico culturali più importanti: democratica, liberale e cristiano sociale. Tema che si può efficacemente perseguire, non dividendoci sulle alleanze a destra o a sinistra, ma rimanendo fermamente al centro, alternativi alla destra nazionalista e sovranista e alla sinistra ridotta dalla Schlein a “ partito radicale di massa”. Perché tale progetto si avveri  non possiamo dividerci alle elezioni europee tra chi, come me e tanti altri amici, dalla DC di Cuffaro e Grassi ad Iniziativa Popolare, Federazione dei DC e Popolari e altri movimenti e gruppi politici, intendono rimanere legati al Partito Popolare Europeo dei padri fondatori DC, pena la nostra sostanziale irrilevanza. Il PPE è il partito nel quale il ruolo preminente oggi è quello della CDU tedesca, il cui programma è quello più vicino alla nostra cultura politica, sia con riferimento ai principi della dottrina sociale cristiana, che a quelli euro-atlantici da sempre difesi e consolidati da Adenauer, Khol, Merkel e dall’attuale presidente, Ursula von der Leyen. Scegliere, come ha deciso Tempi Nuovi e da te condiviso, di andare al voto europeo insieme al Partito Democratico europeo, vorrebbe dire rinunciare ai voti di quell’area cattolica liberale e cristiano sociale che è fortemente orientata per il PPE.In secondo luogo, come ho scritto nel mio articolo “ datato”, la scelta di Tempi Nuovi comporta lasciare a Forza Italia e all’UDC di Cesa il ruolo dominante italiano nel PPE. Io credo, invece, che una lista unitaria della nostra area, che si presentasse forte nelle sue tre componenti con chiaro orientamento per e nel PPE, potrebbe raccogliere il consenso ampio delle tre aree della nostra realtà, ma, soprattutto, favorirebbe il ritorno al voto dei tanti renitenti che hanno abbandonato la scheda da diverse tornate elettorali.Come è emerso nel recente importante incontro promosso dagli amici di Iniziativa Popolare con alcuni esponenti della nostra area DC e Popolare, altra cosa sarebbe quella di un accordo di lista con amici del centro già collegati con il PDE, al fine di favorire una futura convergenza europea come quella che ha portato all’elezione alla Presidenza UE della Von der Leyen. Anche in tal caso, però, meglio, molto meglio e più opportuno, presentarci  tutti noi uniti nella lista dei DC e Popolari italiani.Sarò “ datato”, caro Susta, ma vengo da una scuola politica di una grande leader, Carlo Donat Cattin, che ci ha sempre insegnato che il nostro ruolo era di porci come parte avanzata di un partito di centro moderato, piuttosto che, come avete dolorosamente sperimentato molti di voi, sottoposti in un partito di sinistra, senza più i riferimenti storico culturali della sua tradizione.Continuo a ritenere che, alla fine, prevarrà il buon senso e insieme ci impegneremo tutti per riportare in campo gli interessi e i valori della nostra migliore storia politica.Ettore BonalbertiVenezia, 22 Dicembre 2023

Segnali timidi e contraddittori

Il 14 Dicembre scorso si è riunito il comitato direttivo nazionale di Tempi Nuovi, di cui “ Il Domani d’Italia”, ha pubblicato il testo dell’introduzione dell’On Fioroni. Non sapendo se, alla fine, sia stato approvato un documento, posso solo fare riferimento a quanto indicato da Fioroni nel suo intervento.  Credo sia quanto mai interessante e condivisibile quanto affermato da Fioroni: “Occorre da un lato ricomporre l’area cattolico popolare e sociale, oggi ancora frammentata e troppo dispersa o ridotta a giocare un ruolo del tutto ininfluente, se non addirittura inutile, sia a destra che a sinistra; come pure, dall’altro, rilanciare un Centro dinamico, innovativo, riformista e di governo attraverso la riscoperta di una vera e credibile “politica di centro”. Obiettivi che richiedono, però, uno sforzo di unità e di inclusione che superino definitivamente ed irreversibilmente le piccole meschinità, personali e politiche, a cui abbiamo assistito in questi ultimi tempi in un campo che era e resta decisivo per il rinnovamento e il cambiamento della politica italiana. Perché un luogo politico centrista e riformista non potrà che essere culturalmente plurale e con una leadership diffusa. Dove, cioè, vince il pluralismo e la convergenza di più culture politiche per riaffermare con forza e convinzione un progetto politico che sia in grado di battere alla radice quel bipolarismo e quella radicalizzazione della lotta politica che erano e restano nefasti per la qualità della  nostra democrazia”.

Una proposta che, tuttavia, contraddice nel suo proposito di ricomporre, quanto lo stesso Fioroni, poco più avanti afferma: “Tempi Nuovi ha pertanto aderito al Partito Democratico Europeo perché sicuramente, più di quanto possa accadere stando nel Partito Popolare Europeo – tradizionale luogo di convergenza storica, fino all’ingresso di Forza Italia e del Partido Popular, dei partiti di autentica matrice democratico cristiana – questa scelta garantisce il prosieguo della cooperazione tra le grandi famiglie dell’europeismo, in contrasto con l’avventura di un governo europeo di tipo conservatore, fatalmente esposto alle insidie della destra nazionalista”.

Come ho avuto modo di esporre in un mio articolo ( vedi Il Domani d’Italia del 7 Giugno scorso: Dibattito- Uniti alle europee? Occorre superare la diaspora  post DC) ; “il discrimine da condividere alle europee dovrebbe essere la scelta a sostegno del Partito Popolare Europeo, l’unica famiglia politica nella quale possiamo collocarci in continuità con la scelta dei padri fondatori: De Gasperi, Adenauer, Monnet e Schuman. Guai se favorissimo, con scelte divisive e miopi, il tentativo della Meloni di collegare i conservatori e la destra europea al Ppe perché, a quel punto, di ricomposizione della nostra area politico culturale ne parleranno i nostri nipoti. “

Non comprendo perché i DC e i Popolari dovrebbero cambiare la loro naturale collocazione nella casa fondata dai padri, per inserirsi in quel partito di Macron, espressione dei poteri finanziari a livello europeo e mondiale, lasciando la strada aperta nel Ppe ai partiti dell’area di destra e moderata della politica italiana. Meglio lasciare questa, a mio parere errata direzione di marcia, al leader di Rignano sull’Arno, Matteo Renzi, noto consulente e relatore ai seminari di studio di quei poteri. Renzi che, da leader del PD, non fu una della cause delle difficoltà di diversi amici Popolari a restare in quel partito nel quale, come ben ammoniva Carlo Donat Cattin: “ è sempre il cane che muove la coda”?.

Come ho scritto più volte, impegniamoci prima a raccogliere le firme per la presentazione di una lista unitaria della nostra area alle elezioni europee, ricompattando a livello territoriale le diverse componenti, sin qui sparse e/o disperse, preparando in tal modo il terreno per riproporre le nostre indicazioni di programma dettate dalla lettura dei bisogni della società italiana, alla luce dei principi della dottrina sociale cristiana e della fedeltà ai valori della Costituzione repubblicana, alle successive elezioni amministrative e alle politiche nazionali.

Ettore Bonalberti

Venezia, 20 Dicembre 2023

Non perdiamo altro tempo

Siamo al limite del tempo massimo consentito per l’eventuale raccolta delle firme per una lista unitaria dell’area politica cattolica: democratica, liberale e cristiano sociale, necessarie per poter partecipare autonomamente alle prossime elezioni europee.

La possibilità offerta dalla legge elettorale proporzionale che regola il voto europeo dovrebbe suggerire il buon senso e permetterci di superare le suicide divisioni che hanno caratterizzato la lunga stagione della diaspora, tutt’ora in atto. A sinistra, si è sentita la voce  dell’amico Castagnetti interessato a richiedere “ un posto in segreteria” per i  popolari nel partito democratico, per il quale la Schlein ha contribuito a confermare la profezia di Del Noce di un “ partito radicale di massa”. Da quel fronte, dunque, come ha ben rilevato Giorgio Merlo nel suo ultimo articolo su “Il Domani d’Italia”, nessun segnale di novità o di movimento, quanto piuttosto la continuazione del vecchio gioco degli “indipendenti di sinistra “ di ricercare o ricevere qualche posizione sicura nel partito e nelle liste elettorali.

Anche sul fronte delle diverse formazioni partitiche di ex DC al centro, sono timidi i segnali orientati al progetto di ricomposizione politica, anche se qualche novità è emersa dal gruppo di Insieme, Iniziativa Popolare e di Piattaforma Popolare 24, in attesa di conoscere se e quali decisioni saranno assunte dagli amici di Tempi Nuovi.

Interessante e fuori dagli schemi consueti la proposta della DC di Cuffaro di una lista unitaria dei “Liberi e Forti”, che potrebbe rappresentare lo strumento per presentare finalmente una rappresentanza ampia e plurale dell’area cattolica e popolare alle elezioni europee.

Una lista che necessiterebbe della raccolta delle firme per esser rappresentata; un impegno che permetterebbe di sondare la consistenza reale del consenso esistente nei diversi  collegi elettorali. Auguriamoci che tale offerta vada a buon segno, quale scelta alternativa al prevalere di logiche derivanti da egoistici interessi particulari di quanti sembrano preferire la più comoda collocazione in sicure liste di destra o di sinistra.

Una cosa è certa: o cogliamo quest’occasione e facciamo prevalere il buon senso, sperando che, come scrive Manzoni nei Promessi sposi, non se ne stia “nascosto per paura del senso comune”, oppure non ci resterà che ripartire, con grande umiltà, dalle periferie, cercando di rimettere insieme quanti si ritrovano sui valori del popolarismo sturziano e degasperiano, in vista delle elezioni locali: comunali, provinciali e regionali.

Tutto ciò per preparare al meglio la lista unitaria dei cattolici democratici, liberali e cristiano sociali alle prossime elezioni politiche, per le quali sarà indispensabile batterci per una legge elettorale proporzionale. Obiettivo che si potrà ottenere, io credo, solo cercando la più ampia maggioranza politica e parlamentare sul sistema del cancellierato alla tedesca. Un punto di mediazione tra la “deforma costituzionale” della Meloni, e la difesa passiva dell’esistente. Con il cancellierato alla tedesca, si reintrodurrebbe la legge elettorale proporzionale e si sperimenterebbe l’istituto della sfiducia costruttiva, che ha garantito alla Germania la stabilità politica. Servirà anche una seria revisione degli errori compiuti con la modifica al Titolo  Quinto della Costituzione, per garantire un diverso e innovativo rapporto tra Stato e Regioni, sul piano dell’autonomia differenziata, nella garanzia dell’uniformità dei servizi fondamentali dal Nord al Sud d’Italia. Questo, io credo, sarebbe quanto dovremmo impegnarci a perseguire, in una fase storico politica interna e internazionale nella quale la presenza di una realtà politica organizzata di ispirazione democratica e popolare è quanto mai necessaria.

Ettore Bonalberti

Venezia, 12 Dicembre 2023

  • Scelte chiare per il Parlamento europeo
  • Si è aperta una gara fratricida a destra tra Salvini e Meloni per accreditarsi i voti alle prossime europee, con grave danno per l’immagine del nostro Paese all’estero. Presidente del consiglio con il vice Taiani, ministro degli esteri, schierati su posizioni nettamente euro atlantiste, mentre l’altro vice presidente del consiglio, Salvini, è fermo su posizioni anti UE e filo putiniane. In situazioni analoghe nella prima  Repubblica si andava alla crisi di governo. Ora sarebbe logico attendersi da parte delle minoranze la richiesta di un dibattito parlamentare sulla politica estera del governo, da concludersi con un voto, affinché ogni attore in commedia si assuma le proprie responsabilità.Se a destra ci si rincorre tra Fratelli d’Italia e Lega per non perdere il voto sovranista e nazionalista, anche al centro e alla sinistra le cose non vanno meglio, considerati i diversi schieramenti cui i partiti di quest’area fanno riferimento a livello europeo.Considerato  che si voterà per l’elezione del nuovo parlamento europeo, a me sembra che sarebbe corretto chiarire agli elettori e alle elettrici a quali aree politiche ci si intende collegare dopo il voto. Se a sinistra sembra scontato che i diversi partiti di quest’area faranno tutti riferimento a livello europeo al PSE, assai più frastagliata è la  situazione dei partiti che, a diverso titolo, si dichiarano “al centro” della politica italiana.Una divaricazione tanto più incomprensibile per i diversi partiti e movimenti dell’area cattolica, i quali, volendo essere coerenti con la loro storia e tradizione culturale e politica, dovrebbero tutti riferirsi al PPE, non solo perché quella è la casa dei padri fondatori, ma considerando  che il programma del maggior partito di questo schieramento europeo, la CDU, è quello che fa diretto riferimento ai principi dell’economia sociale di mercato e ai principi della dottrina sociale cristiana. Ecco perché non comprendiamo la disponibilità espressa da qualche amico per un’alleanza preventiva con Renzi, il quale ha già deciso che, in caso di elezione a Strasburgo e a Bruxelles, farà riferimento allo schieramento di Macron che, con la nostra tradizione politica, ha ben poco da spartire.Ancor più incomprensibile quanto hanno più volte espresso amici come l’On Fioroni e altri, che sognano il ritorno alla Margherita o all’Ulivo, e che, in caso di elezione al parlamento europeo, finirebbero con lo schierarsi a fianco dei partiti del gruppo socialista.Certo oggi il PPE vede la più ampia rappresentanza italiana espressa da Forza Italia la quale, acquisita la disponibilità della DC di Cuffaro, ne ha declinato l’offerta, escludendo in ogni caso l’inserimento del simbolo di quel partito insieme a quello del partito del Cavaliere.Cuffaro ha rilanciato ipotizzando la lista dei “Liberi e Forti”, un progetto interessante che andrebbe seriamente discusso se, come da qualche tempo anche gli amici di Iniziativa Popolare perseguono, fosse lo strumento per un primo passo di ricomposizione politica dell’area cattolica, unita nella prospettiva del sostegno al PPE e, strategicamente orientata a realizzare analoghe convergenze alle prossime elezioni comunali, provinciali e regionali, sino alle future elezioni politiche.L’incontro annunciato a Roma dai giovani coordinatori del gruppo di Iniziativa Popolare, Mattia Orioli e Roberta  Ruga, il prossimo 12 dicembre con i rappresentanti dei diversi partiti e movimenti politici dell’area cattolica italiana, servirà proprio a verificare la disponibilità di quanti sono pronti per la raccolta delle firme necessarie per la presentazione delle liste nei diversi collegi, insieme alla volontà di battersi per una proposta di segno alternativo al progetto di deforma costituzionale indicato dal governo della destra, come già si fece al tempo del referendum promosso da Renzi. Ci auguriamo che il 12 dicembre possa nascere un progetto serio di Federazione dei DC e Popolari, che sappia riprendere quanto di positivo avevamo già sperimentato con l’iniziativa  dell’On Gargani, alla quale aderirono oltre cinquanta tra partiti, movimenti, associazioni e gruppi della nostra area DC e Popolare. Ettore Bonalberti
  • 6 Dicembre 2023
     

E’ sempre il cane che muove la coda

A quegli amici che negli anni ’70-80 dopo la DC tentavano l’avventura nel PCI, Carlo Donat Cattin ricordava che in quel partito: è sempre il cane che muove la coda. Un aforisma che se vale per la sinistra si conferma quanto mai attuale anche per la destra oggi al potere.

Quelli che hanno fatto l’esperienza nel PD hanno potuto accertare sulla propria pelle la fondatezza di quel monito, ma la stessa condizione è quella vissuta dai vari  ex DC, oggi vassalli di Forza Italia o della Lega. Solo il vecchio “fico del bigoncio”, Rotondi, pur di galleggiare, continua a sostenere l’assurda teoria del partito della Meloni come nuova DC 2.0.

Nonostante tutto ciò e i molti tentativi sin qui compiuti per la ricomposizione politica dell’area cattolica, alla vigilia delle prossime elezioni europee, gli ex DC e Popolari si dividono tra chi cerca una facile candidatura in una lista di destra o di sinistra e chi, come Iniziativa Popolare, sollecita una lista unitaria dei cattolici, raccogliendo insieme le firme necessarie per la sua presentazione. Se l’obiettivo principale fosse quello di inviare qualche rappresentante al parlamento europeo, la scelta più facile dell’inserimento in una delle liste d’area, sarebbe comprensibile. In quel caso, però, si dovrebbe chiarire l’esito successivo di quella scelta, considerate le diverse e opposte opzione che destra e sinistra si accingono a compiere sul piano europeo. La sinistra, divisa tra la fedeltà al PSE e i renziani già accasati con “en marche”, il partito di Macron;  la destra, altrettanto divisa tra le opzioni della Meloni ( conservatori con Fitto ?) o estrema destra con Salvini. Sono entrambe posizioni incompatibili per noi DC e Popolari con i quali, fedeli alla migliore tradizione europeista dei padri fondatori DC, riteniamo sia il PPE la nostra casa madre di riferimento.

Oggi quell’area è ben presidiata da Forza Italia, grazie alla scelta che, a suo tempo, compì Berlusconi, sollecitato da due democristiani di razza, come Sandro Fontana e don Gianni Baget Bozzo. E’ la scelta che Cuffaro ha già deciso di far compiere alla DC, divenuta il suo feudo ben presidiato dal consenso siciliano, conseguente a quelle da lui già compiute in sede regionale con tutta la destra.

Gli amici di Tempi Nuovi, per bocca di Fioroni, sembrano ambire a un’alleanza con ciò che rimane del PD renziano. Una prospettiva assai lontana da quanto l’amico Merlo va descrivendo con i suoi ottimi articoli sulla storia e la tradizione politica della sinistra sociale democratico cristiana.

Restano gli amici di Insieme ( Infante) e di Base Popolare ( Mario Mauro, Quagliariello, De Mita) e quelli coordinati dall’On Tarolli e gli oltre cinquanta firmatari dell’atto costitutivo della Federazione dei DC e Popolari presieduta dall’On Gargani. Infine dobbiamo valutare il ruolo che possono e debbono svolgere, con la vasta area di movimenti, gruppi, associazioni dell’area cattolica,  le numerose casematte democristiana nate dalla diaspora post 1993 tuttora dolorosamente in atto.

Credo, però, che rispetto a quest’obiettivo dell’elezione di un deputato al parlamento europeo, sia molto più importante quello di avviare il progetto di ricomposizione politica dei cattolici, convinto come sono, che un centro democratico, alternativo alla destra nazionalista e falsamente sovranista e alla sinistra ridotta a partito radicale di massa, non possa nascere senza l’apporto di una forte componente cattolica: democratica, liberale e cristiano sociale. Ecco perché impegnarci tutti insieme alla raccolta delle firme necessarie per la presentazione di una lista alle europee, può e deve rappresentare l’occasione per verificare quanti siamo, su chi possiamo effettivamente contare e preparare, in tal modo, una mobilitazione dal basso, premessa indispensabile per poter partecipare alle successive elezioni regionali, provinciali e comunali e a quelle delle prossime elezioni politiche.

Ettore Bonalberti

Venezia, 1 Dicembre 2023

Stato dell’arte

Impegnati a concorrere alla costruzione di un’alternativa credibile al governo della destra nel nostro Paese, è necessario partire dai dati concreti della realtà effettuale, per non cadere in velleità ideologiche senza riscontro nei fatti.

In questi giorni l’ultima valutazione del rating ha visto Moody’s confermare la sostanziale stabilità dell’Italia e un aumento dell’outlook, dimostrazione di un giudizio positivo dei poteri finanziari sulle scelte moderate del ministro Giorgetti, in attesa di ciò che potrà accadere a breve in merito al voto sul MES, cartina di tornasole non più rinviabile dei rapporti tra governo Meloni e Unione Europea.

Se con il giudizio di Moody’s il governo può cantare legittimamente vittoria, molto diversa è la concreta realtà sociale ed economica del Paese.

Il recente rapporto della Caritas stima la povertà assoluta dell’Italia vicina al 10%, più di due milio di famiglie, con oltre un milione di giovani in una condizione di precarietà destinata a essere ereditata tra le generazioni. Scrive infatti il rapporto della Caritas: “Quasi il 45% di nuovi poveri nei centri Caritas. Uno su cinque tra gli assistiti, cresciuti del 12% in un anno, ha un lavoro. Continua lo scandalo di 1,3 milioni di minori in povertà educativa; aumentano poveri assoluti a quota 5,6 milioni; in 14 a rischio’”. Siamo al triplo rispetto a quindici anni fa. Da fenomeno “residuale” a fenomeno “ strutturale”.

A questa situazione si può porre rimedio soltanto con una politica orientata alla crescita economica che reclamerebbe, però, una politica fiscale e industriale o carente, come nel caso della seconda, o, addirittura rovesciata nei fini, per quanto attiene alla politica fiscale.

Ho più volte evidenziato che ogni politica di riforme serie in Italia e in Europa è difficile da attuare se non si supera la condizione di subordinazione dell’economia reale e della stessa politica alla finanza di un turbo capitalismo, che ha rovesciato i principi essenziale del NOMA ( Non Overlapping Magisteria) di cui ha scritto pagine encomiabili il prof  Zamagni.

Ciò comporterebbe per l’Italia l’immediato ritorno alla legge bancaria del 1936, che stabiliva la netta separazione tra banche di prestito e banche di speculazione finanziaria. Una legge nata dopo la crisi del 1929, a imitazione di quella USA, Glass-Steagall, su iniziativa di Beneduce e conservata dalla Banca d’Italia guidata da Guido Carli sino all’infausto Decreto Amato-Ciampi che ha determinato l’attuale situazione.

La questione fiscale italiana è rappresentata dagli ultimi dati che vedono redditi dichiarati dal solo 44% e  con il 14% ( per lo più lavoratori e pensionati) che sostengono il carico prevalente IRPEF nel nostro Paese. il 44 per cento dei contribuenti paga oltre il 92 per cento dell’imposta, con un gettito complessivo pari a 175,17 miliardi di euro nel 2021. Il restante 56 per cento contribuisce al gettito fiscale per il 7,38 per cento.

Una condizione, che nel Paese dei nostri cugini francesi riempirebbe le piazze di protesta, in Italia sollecita,invece, uno dei vice presidenti del consiglio a prendersela con i sindacati CGIL e UIL, ricevendo come risposta, quella di uno striscione dei manifestanti a Padova: “Salvini invece di precettare vai a lavorare….. “

Questo scempio a ogni ragionevole condizione di rispetto dell’art 53 della Costituzione (Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività) deve essere superato, mentre il governo della Meloni continua a strizzare gli occhi agli evasori, con provvedimenti tesi a lisciare loro il pelo, alla ricerca di un facile consenso elettorale.

Sarà la situazione sociale ed economico fiscale concreta del Paese a creare le condizioni di una crisi, che si riverbererà sul piano politico istituzionale, per il venire meno di quell’equilibrio di interessi e di valori che sta alla base della tenuta del sistema. Ecco perché continuiamo a credere che serva all’Italia il ritorno in campo della cultura del popolarismo, ispirato dai principi della dottrina sociale cristiana e dalla volontà di difendere e attuare integralmente la Costituzione repubblicana, per il quale è indispensabile batterci tutti insieme per la ricomposizione politica  della nostra area. Altro che le deformazioni costituzionali indicate dalla Meloni, contro le quali dobbiamo mettere in campo subito il nostro comitato dei Popolari per il NO.

Ettore Bonalberti

Venezia, 19 Novembre 2023

Vogliamo dialogare su alcune idee di programma?

Raccolgo l’invito dell’amico Davicino espresso nel suo articolo del 15 Novembre su Il Giornale d’Italia ( “ Centro barcollante, non rinunciamo a un progetto di ampio respiro”) inviando alcune idee di programma, come contributo personale di “un osservatore partecipante”, con la speranza che possa aprirsi un proficuo confronto con gli amici dell’area politica di ispirazione cattolica: democratica, liberale e cristiano sociale.

Alla vigilia delle elezioni europee (primavera 2024) e con l’avvio del progetto di deforma costituzionale decretato dal governo della destra, credo che, accanto alle indicate priorità di una lista unitaria d’area e dell’avvio del comitato dei DC e Popolari per il NO, sia opportuno dialogare su alcune proposte di programma coerenti con gli interessi e i valori del nuovo centro che vorremmo concorrere a realizzare, noi di area cattolica  ispirati dai principi dell’umanesimo cristiano e della dottrina sociale cristiana.

In estrema sintesi le mie idee sono:

1. Riconferma della nostra storica alleanza europeista e occidentale, con l’impegno a

costruire un’Unione europea di tipo federale, che sappia superare i limiti e le

contraddizioni del patto di Maastricht e del sistema delle decisioni all’unanimità, e che,

specie dopo questa tragica vicenda della guerra russo-ucraina, sappia organizzare una

propria force de frappe in alleanza con la NATO, uscendo dalla condizione di gigante economico, nano politico, ectoplasma militare. Per le prossime elezioni europee lista unitaria dell’area cattolica democratica, liberale, cristiano sociale, collegata al PPE.

2. Conferma della costituzione repubblicana, piccoli adeguamenti a garanzia

dell’elettore/cittadino, nuovo rapporto Stato/Regioni con funzioni solo nazionali e

autonomia per tutti, da nord a sud, a gradi con verifiche pattuite per delega; più

attenzione, sanzioni certe e controlli degli atti pubblici. Contro il progetto di deformazione costituzionale avviato dalla destra al governo, formazione immediata del comitato dei DC e Popolari per il NO.

3. Stato più efficiente, meno costoso, semplificazione ministeri, massima digitalizzazione;

dipendente pubblico un esempio positivo per il privato; meno dirigenti, più

responsabilità, più stipendio; riduzione dei passaggi; libertà di accesso e

autocertificazioni, ma controlli severi immediati sanzioni certe a valle; no flat tax

lineare, ma tasse più imposte sempre proporzionali al reddito familiare, ISEE per tutto

su base biennale; una sola Camera legislativa; un Senato per alte questioni; meno

regioni e più macroregioni; Province più efficaci di aggregazione; Comuni confinanti

aggregati, minimo 3000 abitanti per comune, massimo 4 fusioni;

4. Legge elettorale di tipo proporzionale e istituto della sfiducia costruttiva.

5. Applicazione dell’art.49 della Costituzione sulla democrazia interna dei partiti

6. Ambiente clima come primario obiettivo salute; contatti con associazioni propositive e

con soluzioni; niente barricate, ma progetti concreti urbani; puntare al 100% di mezzi

pubblici non inquinanti; uffici pubblici tutti con utenze non inquinanti da scuole a

comuni; fotovoltaico solo su tetti e aree già cementate; recupero ovunque acqua

piovana, più bacini; solo pompe di calore e solo auto in garage per nuove costruzioni;

7. Programma di politica attiva del lavoro non slegato da riforme fiscali e del cuneo

contributivo, oltre che con l’inserimento di una pensione autonoma integrativa legata a

quella previdenziale pubblica; uguaglianza contrattuale e stipendi uomini donne, di

genere, pubblici e privati; normare contratti regionali e specialistici; governare le

differenze fra imprese piccole e grandi; regime fiscale plusvalenze grandi imprese;

modello scolastico performante il lavoro; per certi aspetti fiscali e tributari il lavoro del

politico equiparato agli altri; diritti e doveri hanno lo stesso peso sociale e civile;

8. Riduzione perequazione sociale reddituale; reddito sociale minimo dopo severi

controlli individuali e di famiglia un ISEE per tutto (anche per diversi pagamenti);

assegnazione lavori di pubblica utilità servizio assistenza a chi percepisce un reddito

vitale; ripristinare a scuola l’educazione civica e morale e inclusione; tariffe e canoni in

base al reddito; reddito in base al ricavo lordo per tutti i lavoratori; sanità scuola

lavoro sono le uniche voci dello Stato (non delle macroregioni) che possono essere in

rosso o possono creare debito pubblico; più controlli preventivi e a valle con più forze

dell’ordine per strada in luoghi pubblici;

9. Famiglia prima figura sociale di educazione formazione, base essenziale della società,

da difendere e promuovere per le sue funzioni e aspetti personali e sociali

10. Valorizzazione dei corpi intermedi, indispensabili per un’autentica politica ispirata dai

principi della solidarietà e sussidiarietà

11. Europa sempre, ma meno burocrazia e costi fissi; più perequazione su certi temi: una

difesa unica; ufficio unico per affari esteri; fiscalità e tributi uguali in area euro in

proporzione produttività e redditività netta; tasse e imposte uguali per tutte le major

del web, energia, farmaceutica; contratti strategici unici; difesa della qualità a tavola;

lealtà e rispetto degli asset singolo paese; condivisione surplus finanziari;

12. Predisporre un piano nazionale industriale che manca da 40 anni partendo dagli asset

pubblici-privati e quelli privati (turismo, alimentazione, porti, meccatronica, acciaio …)

inalienabili, che siano reddituali o almeno autosufficienti; e anche un piano nazionale

agroalimentare che sia ambientale e strategico per le nuove generazioni;

13. Predisporre un piano economico nazionale sociale-civile-vitale legato alla sussidiarietà

attiva, sociale, civile, sussidiaria ecologica e ambientale, deve essere prioritaria in ogni

esercizio e campo al posto di quella solo monetaria e solo finanziaria, ritorno alla

economia reale in certi settori, chiudere le delocalizzazioni d’imprese, controllo e

tassazione delle mega rendite anche finanziarie e della gestione patrimoni e

assicurazioni da reinvestire nel sociale transizione ecologica,

14. Grande progetto integrato da più funzioni per i 2/3 del territorio italiano

montano/collinare più vulnerabile, svantaggiato, difficile, abbandonato che può

crollare a valle, ma anche premiato e autentico patrimonio culturale paesaggistico

nazionale che ha in se già milioni di posti di lavoro e fare in modo che ritornino gli

occupati a fare impresa e servizi, dalle scuole ai pronto soccorso, dalle regimazioni

idrauliche all’antropologia di servizio;

15. Giustizia a misura del cittadino e non del magistrato; veloce, certo, equo; separazione

drastica delle carriere; autogoverno magistrati composto da meno membri più laici e

meno togati, non attivi; eliminare legame amministrativo legale fra politico e

magistrato; nessun rientro di carriera chi fa il politico; sanzioni esemplari per fuga di

notizie e veline di atti processuali di chiunque; carriere certificate con parametri

pubblici; nuovo processo penale, carceri più vivibili, più sanzioni amministrative e

servizi sociali al posto delle pene lievi, certezza assoluta e nessuna discrezionalità della

sentenza definitiva per i reati gravi

Tutto ciò avendo consapevolezza, che ciò che ci aspetta dopo la fine della sanguinosa guerra di

aggressione russa all’Ucraina, sarà particolarmente oneroso per le famiglie e le imprese,

permanendo l’esigenza di trovare le alternative alla nostra attuale dipendenza energetica al

gas e al petrolio russo, incrementando l’utilizzo delle energie alternative e delle disponibilità

di gas del nostro territorio, nuove fonti di approvvigionamento internazionali, accanto allo

sviluppo delle nuove tecnologie dell’idrogeno e del nucleare.

Prioritarie restano da risolvere con estrema urgenza: la ricostruzione della Sanità pubblica, la

digitalizzazione del Paese, l’edilizia scolastica, la conversione energetica, la sicurezza

idrogeologica del territorio. Suggerisco, infine, quanto ho già avuto occasione di esporre, ossia

che per un’autentica ed efficace politica riformatrice tale da contrastare e battere lo

strapotere della finanza che ha sin qui reso subalterne ai propri obiettivi sia l’economia reale

che la stessa politica, sia indispensabile compiere le seguenti scelte di politica economica

finanziaria:

1. Obbligo di cessione al Tesoro dello Stato italiano da parte di Telecom Italia Sparkle

della proprietà dei cavi sottomarini, necessari alla comunicazione intranet dei movimenti

elettronici del denaro nel sistema bancario italiano (=abolizione della L.58 del 28 Gennaio

1992 e della Legge n. 35 del 29 gennaio 1992)

2. Controllo Statale sulla raccolta del risparmio tra il pubblico mediante compagnie

assicurative statali = abolizione del DPR n. 350/1985 firmato da Sandro Pertini

3. Obbligo di cessione da parte di Banca Intesa, Unicredit, Cassa Risparmio Bologna,

Carige e BNL del 51% delle loro azioni al Tesoro dello Stato Italiano al fine che lo Stato

italiano abbia, con 265 voti su 529, il controllo del 51% di Banca d’Italia (abolizione della L.82

del 7 Febbraio 1992), al fine che Banca d’Italia possa di nuovo dopo 25 anni tornare a vigilare

per impedire truffe sui derivati e su azioni/bond carta straccia, e per impedire anatocismo e

usura bancaria.

4. Reintroduzione della Legge Bancaria del 1936 (abolizione del decreto legislativo n.

385/1993):

5. SEPARAZIONE TRA BANCHE DI PRESTITO (loan bank) e BANCHE SPECULATIVE

(investment bank) : abolizione del d.lgs n.481/1992 firmato da Giuliano Amato, Barucci e

Colombo. Automatica re-introduzione della contabilità bancaria esistente prima del 31 Luglio

1992 (abolizione del Provvedimento di Banca d’ Italia del 31 Luglio 1992 firmato da Lamberto

Dini al fine di fermare l’evasione fiscale verso i fondi speculatori petroliferi kazari proprietari

della City of London e sede fiscale a tassazione zero nello stato USA del Delaware)

6. Divieto di prestare denaro creato con un clic elettronico anziché raccolto tra il

pubblico

7. Riduzione del capitale flottante di Banca Intesa, Unicredit, Cassa Risparmio Bologna,

Carige, BNL e di ogni altra società italiana strategica quotata in borsa (ENI,…) dall’attuale

85% del capitale totale, al 15%, al fine di evitare scalate da parte dei fondi speculatori

petroliferi kazari.

8. Divieto di vendite allo scoperto (divieto di short -selling) sia di tipo naked (presa in

prestito di titoli inesistenti per es. di MPS per farle crollare, le uniche finora vietate dall’UE) e

di quelle piene. Divieto in sostanza di ogni tipo di vendita allo scoperto contro titoli di società

italiane quotate alla borsa di Milano.

9. Abolizione del CICR (è l’ufficio di controllo occulto di Banca d’Italia)

10. Conferire il potere ISPETTIVO sia a Banca d’Italia che alla Consob, in aggiunta a quello

di vigilanza

11. Separare la Consob dal controllo di Banca d’Italia al fine di avere un organo ispettivo

indipendente. Possibilità anche per la GDF e per la Polizia di Stato di compiere ispezioni in

materia finanziaria, in materia di borsa.

12. Divieto per famiglie, imprese ed enti locali italiani di sottoscrivere derivati sulla

valuta(=abolizione del DPR n.556/1987 emesso su proposta del Ministro del Tesoro Giuliano

Amato) e derivati sul tasso (=abolizione del D.M. del Tesoro n. 44 del 18 febbraio 1992

firmato da Mario Draghi)

13. Divieto al Governatore di Banca d’Italia di variare il tasso ufficiale di sconto (abolizione

della L.n. 82 del 7 Febbraio 1992) al fine di evitare le truffe sui derivati sul tasso

14. Divieto di anatocismo nei conti correnti, leasing, mutui, prestiti con cessione del quinto e

in ogni altra forma di prestito

15. Abolizione del piano di ammortamento alla francese, lecito solo il piano di

ammortamento all’italiana (quote capitali sempre uguali).

16. Divieto di usura oggettiva (supero tasso soglia) e divieto di usura soggettiva (supero

tasso medio). Introduzione della rilevanza immediatamente penale anche del supero del tasso

medio indipendentemente dalla situazione di difficoltà economica-finanziaria del soggetto

cliente

17. Abolizione della disciplina fondiaria ex art 38 e seg. TUB

18. Riforma del Tribunale delle Esecuzioni immobiliari sulla prima casa e sull’immobile

sede dell’attività: divieto di esecuzione immobiliare sulla prima casa e sulla sede dell’attività,

obbligo di prolungamento del mutuo, in caso di difficoltà, ad un tasso massimo pari al tasso

d’inflazione. Divieto di neutralizzazione del Fondo Patrimoniale (è una figura giuridica

prevista dal 1936 a tutela della famiglia italiana).

19. Divieto di concentrazione immobiliare diretta o per interposte persone (massimo 3

immobili) in soggetti posti in qualsiasi ruolo e funzione del Tribunale addetti all’esecuzioni

immobiliari e nella sezione fallimentare.

Divieto di concentrazione immobiliare diretta o per interposte persone (massimo 3

immobili) nell’avvocato e dottore commercialista della curatela fallimentare, dei sequestri

immobiliari e quali procuratori per le banche nelle esecuzioni immobiliari e nel custode e

nel notaio delle esecuzioni immobiliari

20. Creazione della Procura Nazionale contro i Reati finanziari commessi da soggetti

speculatori esteri, con distaccamento in ogni DDA, collegata all’INTERPOL e per la

prevenzione di attentati terroristici e jihadisti da parte dei fondi speculatori atti a riottenere il

controllo privato delle banche italiane e dell’Ente dell’Energia italiano

21. Obbligo di almeno cinque Parlamentari di ogni forza politica di partecipare all’

Assemblea Annuale di Approvazione del Bilancio delle banche italiane azioniste di

maggioranza di Banca d’Italia, in quanto vero governo del sistema e termometro della salute

del paese.

Spero che questi miei contributi possano servire ad avviare un proficuo dibattito, dal quale si

possa giungere a un possibile accordo sul programma, indispensabile pre condizione per gli

sviluppi politico organizzativi successivi.

Ettore Bonalberti

Venezia, 17 Novembre  2023

Comitato dei DC e Popolari per il NO e Lista unitaria alle europee, le nostre priorità

I sondaggi politico elettorali sono profezie che si auto-adempiono o si auto-distruggono. La vulgata che si sta diffondendo, col sostegno del governo della destra e dei vari organi di stampa a esso vicini, sarebbe quella secondo cui: “ il popolo sarebbe favorevole al premierato”. E’ una tesi azzardata e  pericolosa, diffusa da una maggioranza fittizia che, alle ultime elezioni politiche, ha prevalso con un voto rappresentativo di metà dell’elettorato attivo italiano, ma che oggi controlla la quasi totalità dell’informazione radio televisiva.

Ora però, se si vuole contrastare questa pericolosa deriva, è necessario che i partiti e i movimenti delle culture che hanno contribuito al patto costituzionale, avvino senza indugi i comitati per il NO. Ciò è indispensabile anche per la vasta platea di partiti, movimenti, associazioni e gruppi dell’area cattolica: democratica, liberale e cristiano sociale. Abbiamo già svolto questa importante funzione al tempo del referendum renziano e, a maggior ragione, dobbiamo farlo ora, che si tenta di stravolgere la costruzione alla quale hanno contribuito i nostri padri DC fondatori: De Gasperi, Dossetti, La Pira, Mortati, Moro, Gonella….

Ecco perché rivolgiamo un pressante appello agli amici della Federazione DC e Popolari che furono, con l’On Gargani, Tassone e altri, i promotori di quel Comitato, affinché avviino immediatamente la costituzione del comitato dei Popolari per il NO, con gli amici della DC, di Insieme, di Tempi Nuovi e delle tante altre realtà della galassia DC e Popolare presenti in Italia. Non c’è più tempo da perdere, come non c’è più tempo per tergiversare sul progetto di una lista unitaria dei DC e Popolari alle prossime elezioni europee. Sarà quella una tappa importante, necessaria, ancorché non sufficiente, per concorrere alla costruzione del centro nuovo della politica italiana: democratico, popolare, liberale, riformista, euro atlantista, alternativo alla destra nazionalista e sovranista e a una sinistra ridotta a partito radicale di massa. L’equilibrio democratico dell’Italia è sempre stato fondato sulla saldatura tra gli interessi e i valori del terzo stato produttivo e delle classi popolari. Un equilibrio che la DC seppe garantire per oltre quarant’anni, insieme alle altre componenti di ispirazione laica, repubblicana, liberale e socialista.

Ancora una volta il centro nuovo della politica italiana dovrà nascere dalla confluenza di queste culture sulla base dell’incontro dei valori di riferimento essenziali; quelli dell’umanesimo popolare, liberale e socialista.

Noi di Iniziativa Popolare siamo pronti per tale progetto, attendiamo la disponibilità di tutti.

Ettore Bonalberti

Venezia, 15 Novembre 2023

Gli eventi si ripetono, ma ora servono decisioni

Sono intervenuto diverse volte sul tema della difesa idrogeologica del nostro Paese (vedi la nota della primavera scorsa che potete leggere su “Il Popolo” del 18 Maggio 2023).

Dopo le recenti vicende delle alluvioni in Toscana e nel Veneto, ho ripetuto il mantra: “Si ripetono alluvioni, smottamenti, frane, morti e ritorna la brutta realtà di un Paese vittima di un permanente degrado geologico. Vale sempre l’aforisma di Leo Longanesi: “ Italia, Paese di inaugurazioni e non di manutenzioni”. Intervenire ex post costa molto di più di prevenire” .

Un amico friulano, il Dr Danilo Bertoli, letta questa mia nota, mi ha scritto:

Caro Ettore, ti fornisco una chicca relativa al tema delle manutenzioni: nella mia attività parlamentare ho difeso l’autonomia funzionale e di bilancio del Centro di ricerche sismologiche di Udine dentro l’Osservatorio geofisico di Trieste.  A seguire il CRS di Udine ha siglato convenzioni con le Regioni Friuli-Venezia Giulia, Veneto e Trentino- Alto Adige per mettere giù le stazioni di rilevamento sistematico del fenomeno e la loro elaborazione a fini predittivi. Oltre 20 anni fa, al momento in cui il prof.  Riuscetti era direttore di Dipartimento grandi rischi dell’Università di Udine, venne fatta la previsione che il prossimo terremoto si  verificherà tra Montebelluna e Sacile e farà 300 morti. Studi scientifici dicono che se si accadesse oggi un terremoto in Friuli come quello del 1976, che fece mille morti, le vittime non sarebbero  piu di 200 max 300. Ebbene, da allora il CRS di Udine non elabora i dati rilevati. Non sarebbe il caso che ci attivassimo perché le tre Regioni:

– rifinanzino la Convenzione e dotino il CRS del personale adeguato?

– nell’ambito dei fondi PNRR le Regioni Friuli-Venezia Giulia e Veneto facciano insieme un piano di interventi antisismici almeno nell’area Montebelluna Sacile.

Secondo il prof Riuscetti,  prosegue Bertoli, agendo in questo modo subito, le vite umane sacrificate potrebbero essere 30 max 40 invece delle 300 da mettere in conto senza i lavori edilizi per l’antisismica…

Giro il tema ai responsabili politici del Triveneto.

Venendo a un caso che ha riguardato sempre il Triveneto, come quello della tempesta Vaiache è stato un evento meteorologico estremo che ha interessato il nord-est italiano (in particolare l’area montana delle Dolomiti e delle Prealpi Venete) dal 26 al 30 ottobre 2018 sono ancor più gravi gli errori e le omissioni compiuti. A 5 anni da Vaia, infatti, nessun ripensamento sulla totale distruzione del sistema forestale regionale Veneto, dal 1977 di totale competenza regionale! Prima c’era l’Azienda regionale delle Foreste che, un’improvvida decisione della giunta Galan decise di incorporare in Veneto agricoltura, un ente che ha resistito tra mille difficoltà e molteplici competenze, sino alla fase dei “commissari tutto fare” e al progressivo svuotamento delle competenze e del ruolo del settore forestale. Credo che una riflessione critica su quanto accaduto andrebbe fatta nelle sedi competenti e si riconsiderino scelte politico  organizzative rivelatesi inefficienti e inefficaci.

Serve un piano nazionale di difesa idrogeologica e piani territoriali regionali ad hoc, impegnando i bilanci dello Stato e delle Regioni in un’opera di difesa idrogeologica dell’Italia non più rinviabile, se non vogliamo vedere il Bel Paese sbriciolarsi, con costi in vite umane e economico sociali sempre più alti e insostenibili.

Ettore Bonalberti

Venezia, 7 Novembre 2023

Perché al centro con il PPE

Dal tempo dell’Opera dei Congressi (1874-1904) alla nascita del PPI (18 Gennaio 1919) i cattolici  decisero di scendere in campo nella politica italiana, con l’obiettivo di inverare nella città dell’uomo gli orientamenti pastorali della dottrina sociale della Chiesa. Dalla “Rerum Novarum “di Papa Leone XIII alle encicliche giovannee: “ Mater et Magistra” e “ Pacem in terris” sino a quella paolina: “ Populorum progressio”, furono sempre i principi ispiratori della DSC a guidare la loro azione politica,  dai Popolari di Sturzo alla DC di De Gasperi, Fanfani, Moro e degli ultimi democristiani della nostra quarta generazione.

Nella lunga stagione della diaspora ( 1993-2023), dopo la fine del partito, la DC, che aveva per oltre quarant’anni raccolto in larghissima parte il voto cattolico, si è accentuata sempre più fortemente la divisione tra cattolici della morale e cattolici del sociale, e si sono approfondite le fratture tra le tre componenti storiche da sempre presenti tra i cattolici italiani. Se “i cattolici democratici” hanno in larga parte concorso alla nascita del PD, dopo l’esperienza della “Margherita”, “i cattolici liberali” hanno finito col sostenere il partito di Berlusconi prima, e, nel 2022, almeno in parte, lo stesso partito di estrema destra di Giorgia Meloni.  Molti di noi, che siamo legati alla tradizione dei “cristiano sociali”, da Miglioli, Grandi, Gronchi, Pastore, Donat Cattin, Labor, Vittorino Colombo, Bodrato, Marini, Sandro Fontana, abbiamo scelto il ruolo di “ DC non pentiti”, ponendoci l’obiettivo assai arduo della ricomposizione politica dell’area cattolica, considerato che la suicida separazione del trentennio della diaspora, ha prodotto una sostanziale irrilevanza delle nostre voci.

Credo che adesso, com’è stato per tutto il tempo dell’esperienza politica dei cattolici italiani, anche alla luce dei recenti insegnamenti e sollecitazioni provenienti dagli ultimi pontefici, nostro obiettivo politico strategico debba rimanere quello dell’impegno a tradurre nelle istituzioni i principi della dottrina sociale cristiana, accanto al dovere di difendere e attuare integralmente i dettami della Carta costituzionale. Le encicliche sociali di papa Francesco ( “Laudato SI”, “Fratelli tutti”, insieme all’ultima esortazione apostolica “ Laudate Deum”) sono le stelle polari che indicano le priorità per noi cattolici nel tempo che ci è dato di vivere. Credo che sarebbe, dunque, necessario assumere decisioni sul piano politico organizzativo coerenti con tali insegnamenti.

Sappiamo che la condizione necessaria, anche se non sufficiente, per facilitare il progetto  della nostra ricomposizione politica, sta nel superamento delle leggi maggioritarie che, dal referendum Segni  in poi, hanno ridotto il sistema politico italiano a un bipartitismo forzato, che non esprime la realtà del Paese, stante una renitenza al voto sempre più elevata.

Ci eravamo illusi che col voto europeo, che si svolgerà con legge elettorale proporzionale, prevalesse il buon senso, favorendo l’avvicinamento delle diverse frazioni in cui tuttora si scompone la complessa  e articolata realtà culturale e politica dell’area cattolica. Invece, ancora una volta, sembrano prevalere nostalgie di vecchie formule già sperimentate all’interno del partito della sinistra, il PD, presentate come una seconda fase della vecchia Margherita, probabilmente con il compito di ricontrattare dall’esterno, in condizioni diverse, ciò che non si era potuto raggiungere prima, nella condizione subalterna vissuta in quel partito.

A me sembra un calcolo sbagliato, specie se per svolgerlo, si propone l’adesione al partito di Macron, “en marche”, nella sua versione di “Renew for Europe”. Che un movimento/partito, come “Tempi Nuovi”, di Popolari già facenti parte del PD, si propongano di partecipare alle prossime elezioni europee insieme a Calenda e/o Renzi, credo sia una strana capriola dalla Margherita in versione aperta alla sinistra, con Rutelli verso Veltroni, a una Margherita aperta a destra, verso i rappresentanti più autorevoli, come Macron, dei poteri finanziari dominanti.

Come si possano conciliare i principi e i valori della dottrina sociale cristiana con un partito che propone l’inserimento costituzionale del diritto all’aborto, credo sia molto difficile da spiegare all’elettorato di area cattolica. D’altronde l’area liberal democratica che già si trova inserita in quel polo, tra l’originale primigenio ( Renzi-Calenda) e il surrogato di risulta, temo che finirà per scegliere il primo.

Come ho scritto più volte, ritengo che l’unità della lista per le europee della nostra area culturale si possa raggiungere, dopo un’attenta lettura dei programmi che per l’Europa propongono i due schieramenti del centro: quello del Partito Democratico, Renew per l’Europe,  e quello della CDU, partito principale del PPE. Quest’ultimo è ispirato dai principi del solidarismo cristiano e della sussidiarietà, coerenti con quelli della dottrina sociale cristiana, cattolica e protestante, che confermano il permanere dei legami profondi con i principi dei padri DC fondatori dell’Unione europea: Adenauer, De Gasperi, Monnet e Schuman.

Un’alleanza, dunque, con i partiti che fanno riferimento al PPE, considerato  che la CDU ha chiuso nettamente alla destra estremista e intende continuare la politica avviata dalla Merkel e da Ursula Von der Leyen a BXL.

Un amico autorevole mi invita a chiarire come superare l’ostacolo di Forza Italia, il partito italiano più importante, almeno sin qui, inserito nel PPE. Fu grazie al convincimento svolto su Berlusconi dai compianti Sandro Fontana e don Gianni Baget Bozzo, che il partito del Cavaliere scelse l’adesione al PPE e, oggi, può utilizzare il suo diritto di veto. Una lista che in Italia raccogliesse l’unità di tutte o della maggior parte delle componenti di area DC e Popolare, ritengo, tuttavia, che non avrebbe difficoltà a farsi riconoscere quale componente attiva del PPE, del partito, cioè, di cui  la DC storicamente è stata cofondatrice. Tanto più se permanesse in Italia l’alleanza di Forza Italia con due partiti, Fratelli d’Italia e la Lega, distinti e distanti nettamente dagli obiettivi politici del PPE.

Penso, infine, che, presentandoci uniti alle europee con candidati nei collegi credibili, il nostro elettorato saprebbe ritrovare le ragioni di una partecipazione ampia al voto, e il risultato sarebbe la premessa della nascita di quel centro politico nuovo, ampio e plurale, basato sull’umanesimo cristiano, aperto alla collaborazione con le altre culture ispirate dall’umanesimo laico liberale e riformista socialista. Servirà tanto impegno e molta generosità, a partire dalle periferie, nelle quali chiamare a raccolta tutti i movimenti, associazioni e gruppi che si richiamano alla nostra migliore tradizione culturale e politica.

Ettore Bonalberti

Venezia, 23 Ottobre 2023

Quale centro vogliamo?

Col bipartitismo forzato introdotto in Italia, dopo il referendum maggioritario di Segni del 1993, con la fine politica della DC è scomparso il centro che aveva garantito l’equilibrio politico istituzionale e la crescita e lo sviluppo economico-sociale dell’Italia.

Alla fine dei partiti storici sono subentrate le formazioni politiche di tipo personale-aziendale col prevalere dei caratteri populistici nella versione berlusconiana d’antan, della Lega nordista e del M5S nella sua espressione più rilevante del qualunquismo italico e, alla fine, al prevalere della destra estrema col risultato elettorale del settembre 2022.

Chi, come il sottoscritto, ha impegnato gli ultimi vent’anni di impegno politico nel progetto di ricomposizione politica dell’area cattolico democratica, liberale e cristiano sociale (nella convinzione che all’Italia serva, come nei momenti migliori della sua storia, la presenza di una forza politica ispirata dai valori della dottrina sociale cristiana, erede della migliore tradizione popolare e democratico cristiana),  ritiene che, nella condizione attuale del Paese, retto dalla maggioranza di una minoranza dell’elettorato italiano, per costruire un’alternativa alla destra nazionalista e sovranista oggi al potere, serva costruire un’alleanza ampia e articolata di centro sinistra, nella quale sia forte la componente centrale: democratica, popolare, liberale, riformista, euro-atlantista, nella quale possano convivere i principi e i valori dell’umanesimo cristiano, liberale e socialista.

Un centro, dunque, alternativo alla destra dominata dagli eredi almirantiani e alla sinistra che, con la Schlein, ha assunto il carattere di un partito radicale di massa, distinto e distante dai valori dell’umanesimo cristiano e dalla stessa migliore tradizione del vecchio partito comunista.

Condizione preliminare perché possa nascere questo centro è il ritorno alla legge proporzionale e il modello del sistema elettorale tedesco potrebbe essere quello su cui si potrebbe trovare un ampio consenso a livello politico e parlamentare.

Ecco perché con gli amici di Iniziativa Popolare intendiamo aprire una forte iniziativa per il ritorno alla legge elettorale proporzionale e all’applicazione dell’art.49 della Costituzione sulla democraticità interna ai partiti che, con i nuovi movimenti-partito personalistico aziendali, è stata del tutto disattesa.

Credo che quanti si dichiarano interessati a tale progetto di ricomposizione politica dell’area cattolica, dovrebbero orientare le loro scelte tattico operative in coerenza con questa prospettiva.

Certamente le prossime elezioni europee, nelle quali vige la legge elettorale di tipo proporzionale con sbarramento al 4%, è l’occasione irripetibile per favorire la formazione di una lista unitaria d’area, avendo consapevolezza, che tale passaggio elettorale, costituisce un passo importante, necessario, ma non sufficiente per il progetto più ampio che riguarda il nuovo assetto politico del nostro Paese. Un passaggio però che, a mio parere, dovrebbe tener conto degli sviluppi possibili successivi.

Da diverse settimane siamo attenti a ciò che si sta muovendo tra diversi gruppi, partiti e movimenti di questa vasta e composita area, una frammentazione pulviscolare conseguente alla dolorosa diaspora democratico cristiana (1993-2023) e rileviamo atteggiamenti e comportamenti diversificati, alcuni dei quali condizionati da vecchie nostalgie di segno regressivo. Tralasciando la schiera di coloro che, ben ancorati nei due raggruppamenti del bipartitismo forzato destra-sinistra, aspirano a collocarsi comodamente in una delle due liste del raggruppamento di appartenenza, siamo più interessati alle vicende di quanti, almeno a parole, si dichiarano interessati al progetto di ricomposizione politica dell’area cattolica, quale elemento decisivo per la costruzione del nuovo centro ampio e plurale di cui sopra.

Con gli amici di Iniziativa Popolare crediamo che ci siano le condizioni per avviare un serio dialogo con gli amici della DC, i quali, tuttavia, dovranno confermare che la scelta per una lista unitaria alle europee unita al Partito Popolare Europeo, deve rappresentare una scelta di campo dalle inevitabili conseguenze operative sul piano delle alleanze in Italia. E’ vero che Forza Italia, grazie a quanto indicarono a suo tempo i compianti amici Sandro Fontana e don Gianni Baget Bozzo a Berlusconi di aderire al PPE, è oggi il più importante partito italiano inserito a pieno titolo nel PPE, ma è altrettanto vero, che tale scelta si pone in netta alternativa a quelle della Meloni e di Salvini nettamente a destra in Italia e in Europa.

Se, da un lato chiediamo chiarezza alla DC su questo piano, altrettanto chiarezza vorremmo dagli amici di Tempi Nuovi dopo l’annuncio da loro pronunciato di adesione in Europa al partito “en marche” di Macron nella sua versione europea di Renew Europe. Quale coerenza in tale decisione per un movimento che pure si ispira ai valori e ai principi del cattolicesimo democratico? Come conciliare tali valori con un partito marcatamente laicista che è quello che ha chiesto di inserire nella Costituzione europea il diritto all’aborto?

Confidiamo che, alla fine, in Tempi Nuovi prevalga la coerenza e si superi la nostalgia per una Margherita che, nella versione pro Macron, assumerebbe il carattere di uno spostamento a destra di quella stessa idea.

Penso che con gli amici di Insieme guidati da Giancarlo Infante sia possibile aprire un dialogo fecondo, anche alla luce delle loro indicazioni di programma sin qui espresse molto vicine a quelle che sono indicate nel dibattito interno alla CDU, partito guida del PPE, che ha chiuso nettamente a ogni collaborazione con la destra estrema tedesca.

Credo che Iniziativa Popolare, dovrebbe favorire questo processo di ricomposizione, nel quale invitare tutte le diverse espressioni che si dichiarano interessate a una presenza forte dei democratici cristiani e popolari italiani, in larga parte facenti parte di quel vasto elettorato italiano renitente al voto, che sta solo attendendo la voce di un nuovo centro politico affidabile, espressione degli interessi e dei valori della povera gente e dei ceti medi produttivi.

Ettore Bonalberti

Venezia, 17 Ottobre 2023

Si può sempre galleggiare, ma, alla fine, si tradiscono le proprie radici

Ho conosciuto Gianfranco Rotondi alla fine degli anni ’80, in uno dei tradizionali incontri annuali di St Vincent della nostra corrente DC di Forze Nuove, nella quale partecipò, graditissimo ospite, Gerardo Bianco, appena uscito indenne dallo scontro politico avellinese e nazionale con De Mita. Rotondi  si rivelò subito dotato di grande appeal, eloquio chiaro e diretto e una cultura storico politica inusuale tra i giovani della sua età.

Sin da allora lo considerai, se non il migliore, uno dei “migliori fichi del bigoncio” dei giovani della quinta e ultima generazione dei democratici cristiani.

Anche lui divenne componente importante della corrente della sinistra sociale DC, Forze Nuove, che con Pastore ( Rinnovamento), Donat Cattin, Labor, Acquaviva, Bodrato, Vittorino Colombo, Mannino, Macario, Marini, Sandro Fontana, Toros, Fracanzani,  Girardin,  e molti altri esponenti , hanno rappresentato i miei riferimenti politico organizzativi.

Con la diaspora del 1993, tutta quella grande esperienza cessò, e si avviarono i diversi tentativi per farla sopravvivere. Chi, pensando che avrebbe potuto esistere all’interno dei fronti contrapposti del bipolarismo forzato da una legge elettorale impropria come quella del mattarellum, e quanti, me compreso (che dal 2011 cercarono di dare pratica attuazione alla sentenza della Corte di Cassazione n.25999 del 23.12.2010, secondo cui: la DC non è mai stata giuridicamente sciolta) si sono impegnati per far rinascere, senza successo, la Democrazia Cristiana.

Rotondi, da scaltro politico, fu tra quelli che innanzi tutto pensò con altri, che la discesa in campo del Cavaliere, poteva rappresentare l’occasione per dar vita al centro nuovo della politica italiana. Obiettivo condiviso da autorevoli amici come Sandro Fontana e don Gianni Baget Bozzo, che furono gli ispiratori della scelta strategica decisiva di Berlusconi per il PPE . Una rendita di posizione  importante utilizzata sino ai nostri giorni da Forza Italia e accoliti.

Rotondi cercò sempre di mantenere viva la sua etichetta di democratico cristiano, che rappresentava il marchio necessario per le trattative alle diverse scadenze elettorali, grazie alla quale seppe sempre garantirsi una posizione sicura, alle regionali lombarde prima, alle politiche poi, sempre per se stesso e qualche altro stretto amico collaboratore.

Non sono mancati tentativi operati da Rotondi per ricomporre un’area centrale, contando sulla presunta disponibilità di alcuni amici e amiche, tanto che si inventò la formula di Verde Popolare, presentato proprio a St Vincent nel 2021.

Gli è che, quando con Gargani, Tassone, il sottoscritto e altri abbiamo tentato di avviare la Federazione dei DC e Popolari, Rotondi traccheggiò, assunse una posizione di surplace; nella sostanza non aderì a quello che poteva rappresentare un tentativo serio di ricomposizione politica dell’area cattolica nelle su tre componenti essenziali: democratica, liberale e cristiano sociale.

Con la vittoria della destra di Giorgia Meloni alle elezioni politiche del Settembre 2022, si assiste all’ultima giravolta del nostro “fico del bigoncio”. Ora la soluzione, secondo lui, sarebbe quella di stare tutti con la destra, con la presunzione di essere il traghettatore-trasformatore della stessa, dal partito degli eredi almirantiani a una nuova Democrazia Cristiana formato 2.0.

Penso che anche la più sottile lucidità e il più ostinato realismo politici non possano superare certi limiti di compatibilità con i propri valori, salvo ridurre la politica a mero strumento di sopravvivenza e di gestione del potere.

Leggere il programma annunciato di una nuova edizione di St Vincent sotto le insegne di Fratelli d’Italia- Fondazione Democrazia Cristiana-Fiorentino Sullo, costituisce, da un lato, il disconoscimento della storia politica di un uomo integerrimo come Sullo, uno dei padri della sinistra politica DC della Base, e, dall’altra, l’ennesima capriola del “nuovo Tarzan della politica italiana”. Celebrare a St Vincent l’entrata ufficiale di Rotondi nell’area della destra meloniana costituisce, infine, il più grande torto alla memoria di Carlo Donat Cattin, che dei convegni di St Vincent, della sinistra sociale DC di Forze Nuove, fu l’inventore e l’interprete unico e non replicabile. Gli italiani, scriveva Ennio Flaiano: ” sono sempre pronti a salire sul carro del vincitore“, e, Prezzolini scriveva nel suo ” Codice della Vita italiana”: i fessi hanno dei principi, i furbi soltanto dei fini”.  Col trasformismo si può sempre galleggiare, ma si finisce col tradire le proprie radici.

Ettore Bonalberti

Venezia, 6 Ottobre 2023

Per una risposta positiva all’invito di Renzi

Con alcuni amici di area democratico cristiana e popolare è da tempo che perseguiamo il progetto di un centro nuovo della politica italiana che intendevamo dovesse essere: ampio, plurale, democratico, popolare, liberale, riformista, euro-atlantista, alternativo alla destra nazionalista e sovranista e distinto e distante dalla sinistra che, con la segreteria Schlein, ha assunto il carattere di un partito radicale di massa.

Era questo l’obiettivo specifico della Federazione dei DC e Popolari che, guidata con grande passione dall’On Giuseppe Gargani, non è riuscita a realizzarlo, per il venir meno dell’adesione di alcuni autorevoli amici; chi, per la più sicura collocazione nell’area della destra, come l’On Rotondi, chi, più legato alla propria realtà organizzativa della DC, come l’amico Grassi che, alla fine, ha consegnato la guida di quel partito al più attrezzato Totò Cuffaro, con lo spostamento definitivo a destra anche di quell’esperienza politica avviata insieme agli Onn. Silvio Lega, Luciano Faraguti, Clelio Darida e altri nel 2012.

E’ continuata, così, la lunga Demodissea della diaspora democratico cristiana esplosa dopo la fine del partito storico dello scudo crociato, che era stato l’architrave per quasi cinquant’anni della democrazia italiana. E’ di questi giorni l’annuncio del sen Matteo Renzi di avviare il progetto di una lista di Centro, alternativa alla destra e alla sinistra, per chiedere il consenso alle prossime elezioni europee.

Confesso che in questi anni sono state molte le ragioni di dissenso con il giovane leader di Rignano sull’Arno. La più importante, quella che ci portò a organizzare il Comitato dei Popolari per il NO alla “deforma costituzionale”; comitato con il quale offrimmo un buon contributo alla difesa della nostra Costituzione. Ora, però, ci troviamo di fronte a un fatto nuovo e interessante della vita politica italiana. Consumata l’unità di Italia Viva con Azione, un aggregato che avrebbe dovuto tenere insieme il partito di Renzi con quello di Calenda, entrambi caratterizzati da mutevoli e disinvolti atteggiamenti politico programmatici, Renzi ha annunciato un nuovo inizio. L’unità del duo Calenda-Renzi non poteva durare, stante le diverse culture politiche di provenienza. Il primo, Renzi, figlio di una tradizione cattolico democratica, sostenuta da una giovanile esperienza ciellina, mentre il secondo, Calenda, aspirante interprete di un azionismo d’antan che, con le sue disinvolte piroette, aveva finito con l’assumere piuttosto il carattere di un “azionismo de noantri”, impregnato di una sistematica velleitaria idiosincrasia democristiana. Un’alleanza, insomma che, al di là degli immediati interessi organizzativo parlamentari, si è conclusa con un fallimento.

Alle elezioni europee varrà la legge elettorale proporzionale, una condizione che permette, da un lato, alle diverse culture politiche presenti nella realtà italiana di contarsi, e, dall’altra , con lo sbarramento al 4%, di favorire liste ampie di candidati che possano ragionevolmente concorrere al superamento di quel traguardo.

All’annuncio di Renzi dell’avvio del suo centro, ho espresso il mio interesse al progetto che, tuttavia, richiede alcuni chiarimenti di fondo, tenendo presente che noi DC e Popolari siamo interessati a collegarci alla migliore tradizione storico politica dei padri fondatori DC dell’Unione europea: De Gasperi, Adenauer, Monnet e Schuman, oggi tenuta in vita, seppur con qualche contraddizione, dai partiti di ispirazione DC in Europa, tra i quali, essenziali la CDU e la CSU di Germania.

Con questi partiti vogliamo, come anche ha sostenuto Renzi, portare avanti un progetto di riforma dell’Unione europea da declinare meglio sui principi della dottrina sociale cristiana, quali quelli della solidarietà, fraternità e sussidiarietà e per la costruzione di un’Europa federale nella quale debbano prevalere i valori democratici e popolari su quelli della finanza propri del turbo-capitalismo dominante.

Certo il Centro nuovo della politica italiana dovrà essere in grado di intercettare nel modo più ampio quanto esiste nell’elettorato del Paese, sia in quello attivo, e, ancor di più, in quello sin qui renitente al voto. L’elettorato, cioè, di area democristiana, popolare, liberale, riformista socialista e repubblicana, e per far questo si richiede che debba essere applicato integralmente nel partito quanto indicato dall’art.49 della Costituzione. Il sistema delle regole democratiche dovrà essere alla base della sua vita interna, così come sul piano programmatico dovremo saper indicare soluzioni rivolte al bene comune nel rispetto dei principi fondamentali della Costituzione repubblicana.

Se Renzi fosse disponibile a sviluppare la propria azione nel rispetto di questi orientamenti credo che dalla composita area politica cattolico democratica, liberale e cristiano sociale, dovrebbe giungere una risposta positiva al suo invito.

Ettore Bonalberti

Venezia, 7 Settembre 2023

Stato dell’arte per la nostra ricomposizione politica

La decisione del tribunale di Roma di respingere il ricorso presentato da Totò Cuffaro per la riappropriazione del simbolo dello scudo crociato riconsegna per l’ennesima volta l’utilizzo di quello storico simbolo all’On Lorenzo Cesa. Simbolo grazie al quale, Cesa e i suoi pochi accoliti si garantiscano da molti anni la sopravvivenza politica a fianco dei partiti della destra italiana. Prima Forza Italia e la Lega e, oggi, Fratelli d’Italia, in virtù di una rendita  che snatura il valore storico politico di quel glorioso simbolo della Democrazia Cristiana.

Un ricorso fallito quello di Cuffaro, tanto più grave per una sentenza che, come si legge nell’ordinanza del giudice Paolo Goggi,  sostiene essere “fondata” l’eccezione sollevata dal partito guidato da Cesa, secondo cui Cuffaro e “la sedicente Dc che sostiene di rappresentare” sono “privi di qualsivoglia legittimazione ad agire, in quanto l’associazione non sarebbe espressione dello storico partito” e Cuffaro “non sarebbe in alcun modo legittimato ad agire quale suo rappresentante”. Il giudice rileva come l’ex senatore ed ex presidente della Regione Sicilia non abbia offerto “idonea dimostrazione dei poteri di colui che nel ricorso afferma essere il segretario amministrativo del partito”. E nemmeno, aggiunge, ci sono “elementi sufficienti da cui poter desumere la necessaria continuità associativa” fra l’associazione di Cuffaro e “e lo storico partito della Democrazia cristiana”. E quindi il diritto a utilizzare lo scudo crociato come simbolo resta all’Udc. Tesi quanto meno contraddittoria, tenuto presente che nemmeno all’UDC di Cesa quella “necessaria continuità associativa” può essere seriamente riconosciuta.

E’ dal 2011, su indicazione dell’amico Publio Fiori, che abbiamo tentato con i compianti Silvio Lega e Clelio Darida, la ricostruzione della DC, partito che, secondo la sentenza n.2512 del 23.12.2010 della suprema corte di cassazione “ non è mai stato giuridicamente sciolto”, con la riconvocazione del consiglio nazionale del partito, che ci permise di eleggere alla segreteria nazionale, Gianni Fontana prima e Renato Grassi poi. Un percorso complesso e irto di ostacoli che ho descritto nel mio saggio: “ Demodissea, la Democrazia Cristiana nella stagione della diaspora- Considerazioni sul periodo 1993-2020” Edizione A.L.E.F. ( Il Mio Libro). Prima dell’ultimo congresso nazionale del partito ( il XX svoltosi a Roma il 6-7 Maggio 2023) , ho rassegnato le dimissioni da vice segretario nazionale, non condividendo lo spostamento a destra assunto dal partito, dopo l’alleanza realizzata in Sicilia da Cuffaro, alla fine risultato nettamente maggioritario ed eletto alla segreteria nazionale.

Con la sentenza di Roma fallisce quindi l’ambizione di Cuffaro di riunire lo scudo crociato con la DC. “Non presenteremo ricorso“, commenta l’ex senatore, affermando che l’operazione ha senso “solo se tutte le diverse anime di ispirazione democristiana troveranno le ragioni per farlo e per tornare insieme, ma è una decisione politica”. “Per quanto riguarda noi, ha  aggiunto , abbiamo già il nostro simbolo e il nostro nome che nessuno può toglierci. Andiamo avanti col nostro segno al quale ci siamo affezionati, che è stato riconosciuto e convalidato dal ministero degli Interni e apprezzato dagli elettori e che ci sta dando grandi soddisfazioni”.

Da vecchio DC non pentito penso sarebbe cosa utile smetterla con la guerra per lo scudo crociato e opportuno consegnare lo stesso all’Istituto Lugi Sturzo, come bene immateriale della storia democristiana, quella  del partito di De Gasperi, Gonella, Fanfani, Moro, Rumor, Taviani, Colombo, Donat Cattin, Marcora e degli amici compianti della terza generazione: Forlani, De Mita, Misasi, Bisaglia, Malfatti, che non può essere rappresentata da Cesa e dai suoi amici per mera rendita politica personale.

Ritengo anche che, dopo il fallimento del coraggioso tentativo fatto dall’On Giuseppe Gargani con la Federazione DC e Popolare, per il venir meno della condivisione degli amici Rotondi, Grassi e dello stesso Cesa, per chi fosse realmente interessato al progetto di ricomposizione della nostra area politico culturale, dovrebbe tenere presente che:

a)    la nostra è un’area vasta e complessa, articolata almeno in tre sezioni principale: quella dei cattolici democratici, dei cattolici liberali e dei cristiano sociali. Nessuna di esse dovrebbe essere esclusa dal progetto.

b)   La ricomposizione può essere facilitata in presenza di un sistema elettorale di tipo proporzionale.

c)    È indispensabile una forte mobilitazione della realtà sociale, culturale, economica e associativa dell’area cattolica dalle gerarchie sino alle parrocchie e alle periferie del nostro vivace associazionismo.

L’obiettivo per detta ricomposizione è la volontà di concorrere alla costruzione di un centro nuovo della politica italiana, ampio e plurale: democratico, popolare, liberale e riformista, euro atlantista, alternativo alla destra nazionalista e sovranista, distinto e distante da una sinistra che, con la guida della Schlein, ha assunto il carattere, preconizzato dal prof Augusto Del Noce, di un partito radicale di massa.

Le prossime elezioni europee come quelle per i rinnovi dei consigli regionali in scadenza, si svolgeranno con leggi elettorali proporzionali che facilitano il progetto.

Certo, quelli che da tempo sono schierati a fianco della destra o della sinistra si illuderanno di trovare posto nelle liste di queste due aree, continuando a svolgere una funzione di ascari reggicoda ininfluenti. Se vogliamo veramente facilitare il progetto, anche tenendo conto dello sbarramento esistente per l’elezione di deputati al parlamento europeo, sarà necessaria la più ampia unità di quanti si riconoscono nell’esigenza di far tornare in campo la nostra cultura politica. Con gli amici di Iniziativa Popolare, oggi coordinata da due giovani, Matteo Orioli e Roberta Ruga, ci stiamo muovendo in questa direzione, nella quale ci auguriamo di incontrare gli amici di Costruire Insieme, di Infante e  di Tarolli, quelli di Piattaforma Popolare di D’Ubaldo, Merlo, Sanza e delle diverse e sparse DC con le quali è indispensabile riprendere il dialogo. Ce la faremo? Credo sia una delle ultime possibilità, dopo la quale, il tema della ricomposizione politica dell’area cattolica sarà oggetto di svolgimento, forse, dei nostri nipoti.

Ettore Bonalberti

Venezia, 19 Agosto 2023

  • Riprendiamo la proposta della macroregione del NordEst Sono trascorsi più di duemila giorni dal referendum veneto per l’autonomia e i segnali che giungono dal governo della destra meloniana non offrono alcuna speranza, nonostante le minacce del ministro Calderoli, che si è così  espresso: “se non passa l’autonomia differenziata lascio la politica e, stavolta, non come Renzi”.Pur comprendendo alcune delle obiezioni che gli amici delle regioni meridionali sostengono, nel timore che, con l’autonomia differenziata, prevista dalla Costituzione, si possano creare situazioni, peraltro già esistenti, di forte differenziazione in Italia su alcune materie rilevanti come: scuola, sanità e servizi, vorrei evidenziare che la mia Regione è una delle poche che nel suo Statuto, approvato con  legge regionale n. 340 del 22 Maggio 1971, si parla esplicitamente di “popolo veneto”.A quel giudice della Corte Costituzionale (nella quale il compianto avv. Ivone Cacciavillani si era presentato poco tempo fa a sostegno delle tesi della Regione Veneto contro il ricorso presentato al governo centrale sulla legge regionale per l’autonomia veneta) il quale, sentendo parlare di “autogoverno del popolo veneto”, intervenne in modo assai poco consuetudinario, durante l’arringa del difensore,  affermando che: “ in quest’aula si può parlare solo di popolo italiano”, il Nostro replicò,  con un efficace proverbio veneto: “la bocca la si lega solo ai sacchi”. Una felice espressione del nostro dialetto che, con le rigorose argomentazioni giuridiche esposte da Cacciavillani, favorì la vittoria in giudizio del Veneto.Ora siamo a un punto morto e credo che, come abbiamo proposto alcuni anni fa, proprio insieme all’avv. Cacciavillani e all’amico On Domenico Menorello, si dovrebbe riaprire il tema della macroregione del Nord Est, nel quadro di una più ampia riforma in senso federale del nostro Paese.L’Italia vive la realtà istituzionale regionale diversa tra cinque Regioni a statuto speciale e 15 regioni a statuto ordinario; 20 Regioni che hanno raggiunto un livello  di  costi non più sostenibile dal bilancio nazionaleUna congerie di competenze  accumulate in maniera confusa e  progressiva:  dai decreti delega che, dal 1977,  hanno affidato alle regioni molte competenze amministrative, alle caotiche funzioni relative al controllo del territorio, ripartite e spesso rimpallate tra regioni, città metropolitane e comuni, sino al decentramento delle leggi Bassanini e alla modifica del Titolo V della Costituzione con l’invenzione delle competenze concorrenti, fonti del caos permanente dei ricorsi presso la Corte Costituzionale. E’ questa la triste realtà in cui versa il nostro regionalismo permanendo l’ormai incomprensibile, iniqua e anti storica differenziazione tra regioni a statuto ordinario e regioni a statuto speciale.Se a questo gravissimo ircocervo istituzionale si aggiunge una sostanziale irresponsabilità amministrativa delle Regioni che vivono una schizofrenica situazione, tra competenze dirette  in materia di spesa e competenze pressoché nulle in materia di entrate, in larga parte derivate dallo Stato, e, dulcis in fundo, gli immorali comportamenti sperimentati con i casi di corruzione-concussione e scandalo di rimborsopoli o di cattiva gestione come in alcune regioni, appare pressoché impossibile difendere l’attuale assetto istituzionale regionale.Della lezione regionalista sturziana si è data un’interpretazione fuorviante che si è accompagnata da un esercizio distorto delle competenze che, in origine, avrebbero dovuto restare quelle di legislazione, programmazione e controllo e che, viceversa, sono diventate sempre più funzioni di gestione diretta e indiretta attraverso una congerie di enti e aziende partecipate che concorrono in larga misura all’enorme deficit strutturale dell’Italia.Di qui la necessità di ripensare al nostro assetto istituzionale, ricollegandoci a una corretta interpretazione del pensiero regionalista sturziano e alla lezione del prof Miglio che, per primo, teorizzò l’idea delle macroregioni come possibile soluzione al complesso e disorganico processo di formazione storico politica dell’unità nazionale.Sostenitori della tesi del prof Miglio, da anni proponiamo in Italia  il passaggio dalle attuali 20 regioni a 5- 6 macroregioni. Fu presentato a suo tempo una proposta di legge da parte di due deputati PD, Roberto Morassut e Raffaele Ranucci, che prevedeva la riduzione delle attuali 20 regioni a otto regioni così individuate: Regione Alpina (Piemonte-Liguria – Val d’Aosta)-Lombardia- Regione Triveneto- Regione Emilia-Romagna-Regione Appenninica- Regione Adriatica- Regione Roma Capitale- Regione Tirrenica-Regione del Levante-Regione del Ponente- Regione Sicilia-Regione Sardegna. Insomma la proposta sembrava cominciare a farsi strada.Nel Veneto, in speciale modo, viviamo l’ormai insostenibile condizione di terra di confine con due regioni a statuo speciale quali il Friuli Venezia Giulia e il Trentino Alto Adige.E’ stata l’intuizione dei democratici cristiani veneti a sviluppare agli inizi degli anni’80 l’idea di Alpe –Adria, nella concezione berniniana dell’”Europa delle Regioni”, nella quale un ruolo trainante poteva e doveva essere assunto dall’area del Nord-Est o del Triveneto.Esaurita la falsa prospettiva dell’indipendenza del Veneto e ridotte al lumicino quelle sull’autonomia differenziata, assai più realistica può diventare quella della costruzione della macroregione del Nord-Est o del Triveneto.Non si tratta di togliere o ridurre l’autonomia che, seppur in maniera diversa, godono oggi il Friuli V. Giulia e  il Trentino Alto Adige, ma,  di spalmare su tutte e tre le regioni la stessa autonomia.Ci soccorrono due articoli della nostra Costituzione ai quali possiamo ricorrere: Articolo 116 (vedi ultimo comma)Il Friuli Venezia Giulia [cfr. X], la Sardegna, la Sicilia, il Trentino-Alto Adige/Südtirol e la Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste dispongono di forme e condizioni particolari di autonomia, secondo i rispettivi statuti speciali adottati con legge costituzionale.La Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol è costituita dalle Province autonome di Trento e di Bolzano.Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace, n) e s), possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei princìpi di cui all’articolo 119. La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata. E’ la strada intrapresa giunta nell’attuale stand by. Articolo 132 Si può con legge costituzionale, sentiti i Consigli regionali, disporre la fusione di Regioni esistenti o la creazione di nuove Regioni con un minimo di un milione d’abitanti, quando ne facciano richiesta tanti Consigli comunali che rappresentino almeno un terzo delle popolazioni interessate, e la proposta sia approvata con referendum dalla maggioranza delle popolazioni stesse [cfr. XI].Si può, con l’approvazione della maggioranza delle popolazioni della Provincia o delle Province interessate e del Comune o dei Comuni interessati espressa mediante referendum e con legge della Repubblica, sentiti i Consigli regionali, consentire che Provincie e Comuni, che ne facciano richiesta, siano staccati da una Regione ed aggregati ad un’altra.Questa dell’art.132, è l’ultima possibilità che ci rimarrebbe da sostenere, anche attraverso il referendum consultivo, certamente privo di efficacia giuridica concreta, ma dall’indubbio valore politico, sull’autonomia del Veneto.E’ tempo di passare dalle parole ai fatti e procedere secondo le strade indicate dalla nostra Carta costituzionale. Ettore BonalbertiVenezia, 11 Luglio 2023   
  • Agli amici dell’associazione “ Tempi Nuovi-Popolari uniti”, alla vigilia dell’assemblea convocata a Roma Venerdì 14 Luglio p.v., ho inviato la lettera allegata:

  • Cari amici, 
  • seguo con molta attenzione la vostra iniziativa del prossimo 14 Luglio che, come indicato dall’amico Fioroni, si pone l’obiettivo della ricomposizione politica dell’area cattolica democratica e cristiano sociale.Un obiettivo che perseguo anch’io da molto tempo, da “ DC non pentito”, e che condivido con quanto l’amico Giorgio Merlo scrive su Il Domani d’Italia, ossia di favorire il progetto di un centro nuovo della politica italiana, alternativo alla destra nazionalista e sovranista, distinto e distante da una sinistra che si va ricomponendo su posizioni estreme e radicali, lontane e incompatibili con i nostri valori.Eredi della migliore tradizione dei padri DC e Popolari, fondatori dell’Unione Europea: De Gasperi, Adenauer, Monnet, Schuman, intendiamo sostenere l’idea di un’Europa federale ispirata da quei principi, nella quale torni a prevalere  il primato della politica, oggi ridotta a un ruolo subalterno alla finanza e all’economia, nel tempo dei dominio dei poteri finanziari nell’età della globalizzazione.Obiettivo primario dovrà essere quello di impegnarsi a costruire una lista unitaria delle diverse anime dell’area cattolica: democratica, liberale e cristiano sociale, indispensabile in un passaggio elettorale guidato da una legge di tipo proporzionale con preferenze e tenendo presente lo sbarramento esistente per l’elezione dei deputati al parlamento europeo. Ragioni legate alla mia età, che esclude ogni velleitaria presunzione di candidature e/o ruoli diversi da quello di “osservatore timidamente partecipante”, capace solo di fornire eventuali “buoni consigli”, non potendo nemmeno più “dare dei cattivi esempi”, non mi consentono di essere con voi a Roma al vostro importante appuntamento. Sarò presente, tuttavia, con tutto il mio cuore, garantendo il mio sostegno alla lista che riuscirete a formare.Avanti, dunque, sempre da Liberi e Forti, nel solco tracciato dai nostri padri: Sturzo, De Gasperi, Moro, Zaccagnini, Galloni, Granelli, Misasi, Marcora, Donat Cattin, Bodrato  e tanti altri con cui abbiamo compiuto un lungo tratto del nostro impegno politico.Ettore BonalbertiVenezia, 6 Luglio 2023  

Un progetto di economia solidaristica

Con alcuni amici, abbiamo riflettuto da tempo su com’è strutturata la società occidentale dominata dal turbo capitalismo finanziario e siamo giunti ad una conclusione, che desideriamo porre alla tua attenzione per avere una tua cortese opinione.

La conclusione a cui siamo arrivati prevede che una politica orientata al cambiamento, per essere efficace, deve essere attuata in due fasi.

Una Politica prima alla portata della società civile (denominabile perciò Metapolitica) da questa attuata attraverso un adeguato strumento la cui diffusione sia socialmente desiderabile e il cui “sottoprodotto” consista, di conseguenza, in un consenso elettorale per le forze politiche che patrocinano la detta Metapolitica.

Una Politica seconda attraverso la quale le forze politiche in questione, forti del menzionato consenso elettorale, potranno attuare le riforme che rendono il sistema economico più etico.

Detto questo, se è oramai evidente che gran parte dei mali che affliggono l’intero ecosistema provengono dal sistema economico e sociale capitalista, oramai degenerato conformemente al suo DNA, è altresì evidente che occorre urgentemente sostituirlo…con qualcosa di migliore.

In che modo?

Visti i danni che hanno caratterizzato i sistemi nati da “rivoluzioni”, ad es. Francese e Bolscevica (comunque oggi, fortunatamente, impossibili in Occidente), è alquanto evidente che un cambiamento salvifico non può che venire da una opportuna “metamorfosi”, cioè da un cambiamento interno, più o meno rapido, al livello delle “singole cellule” del sistema, oltretutto la sola oggi non solo possibile ma anche di una banalità sconcertante (!), quantomeno sul piano concettuale.

Da notare, però, che le “singole cellule”, sopra menzionate, NON SONO, contrariamente a quanto qualcuno vuol far credere, le singole persone: si tratterebbe di una via impraticabile!

Si tratta, invece, di singoli “beni e servizi” di consumo famigliare di prima necessità : un “segreto” di cui nessun economista vi parlerà, sia esso in buona fede (per ignoranza) o cattiva fede (per divieto da parte dei suoi “padroni”).

Vediamo meglio.

Consideriamo che gran parte dei detti beni e servizi possono essere prodotti:

– sia  per essere destinati a terzi (“valori di scambio” oggetto di compravendita sul Mercato).

Qui siamo nel Paradigma dell’Eteronomia  dove (teoricamente) vige la concorrenza fra produttori (aziende composte da Lavoro e Capitale dove quest’ultimo generalmente predomina: da cui l’appellativo Capitalismo) e dove il “pesce grande” mangia il “pesce piccolo” (la concorrenza, ipotizzata nella teoria, va scemando nella pratica, con conseguente concentrazione della ricchezza in poche mani).

B – sia per consumo proprio (“valori d’uso” destinati alla collettività produttrice, quale una famiglia o, in Occidente, una Cooperativa di auto-produzione, cioè una Mutua). Le collettività qui in questione sono quelle private : quelle pubbliche (costituite dai cittadini di Comuni, Regioni e Nazioni)sono vocate all’auto-produzione di servizi collettivi, indivisibili, come ad es. l’ordine pubblico, erogati gratuitamente e finanziati con la fiscalità.

Qui siamo nel Paradigma dell’Autonomia dove vige la solidarietà: non c’è competizione né interna (fra il Capitale e il Lavoro) né esterna (fra le diverse collettività auto-produttrici che tenderanno, anzi, a collaborare dato che “l’unione fa la forza”).

Ed ecco, finalmente,il modo (il solo) attraverso il quale si può cambiare il sistema economico e sociale in senso favorevole all’ecosistema:

“Occorre provocare una sua metamorfosi , attraverso una Metapolitica attuata dalla società civile, consistente nel trasferimento di un certo numero di beni e servizi di prima necessità dal Paradigma dell’Eteronomia a quello dell’Autonomia. E questo realizzando inedite Cooperative di auto-produzione (Mutue) multi-attività, denominate Convivi, caratterizzate, proprio grazie alla multi-attività, da una presenza relativamente elevata di soci-lavoratori (oltre che utenti). Tali Cooperative sono destinate a diffondersi ovunque coesistano “risorse produttive inutilizzate” , lavoro in primis, e “bisogni essenziali non soddisfatti”. Seguendo questa via, implicante la (re)localizzazione di molte attività produttive, ad esempio dell’agroalimentare, può essere eliminata l’inattività involontaria in un sistema economico, dove permane la libera iniziativa, e che tende alla sostenibilità ambientale, oltre che sociale.

Si ricordi qui la “profezia” di Alexander Langer: “La conversione ecologica potrà affermarsi soltanto se apparirà socialmente desiderabile”.

Detto altrimenti: la conversione ecologica potrà aver luogo non tanto per una diffusa, quanto illusoria, responsabilità sociale  implicante un costo individuale (una strada in salita), bensì seguendo una via, ad oggi occultata (!), che porta all’interesse collettivo (comprendente la conversione ecologica)attraverso il perseguimento dell’interesse individuale tra cui un reddito da lavoro per chiunque lo desideri (una strada in discesa).

La Metapolitica imperniata sulla diffusione dei Convivi, attuabile dalla società civile, mira proprio alla sostenibilità socio-ambientale attraverso una particolare metamorfosi del sistema.

Da notare che una tale metamorfosi è non solo alla portata della società civile, ma quest’ultima è anche la sola che può attuarla (beninteso con la normativa vigente perché, in caso contrario, essa sarebbe alla mercé della “Politica seconda” la quale è nelle mani di chi dispone degli organi d’informazione e cioè dei fautori del rovinoso status-quo).

In altre parole le principali aspirazioni di una società, e cioè la piena attività permanente (disoccupazione zero)e la libera iniziativa  economica, ottenute nel rispetto della natura (pilastri della Dottrina sociale cristiana), considerate inconciliabili (sic!) dalla cosiddetta “Scienza economica” in quanto questa dà per scontata la sola presenza del Capitalismo (da cui il dogma del TINA-There Is No Alternative, colossale “fake news” dei nostri tempi!), sono esclusivo appannaggio di una Metapolitica (Politica prima), attuabile dalla società civile, e NON della Politica seconda, fosse anche impostata democraticamente, vocata unicamente alla formulazione delle norme.

I Partiti politici che approvano gli obiettivi della detta Metapolitica ispirata alla“ Ideologia” cristiana, potranno fare, al più, da Patrocinatori, incorporando tale ruolo nel loro programma (mettendo così in pratica la Sussidiarietà, altro pilastro della Dottrina sociale cristiana) raccogliendo in tal modo il consenso elettorale, che costituisce il prezioso “sottoprodotto” della detta Metapolitica , e utilizzandolo a buon fine.

Domande ricorrenti (D) & Risposte ultra-sintetiche (R)

Per approfondimenti si rinvia alla documentazione disponibile gratuitamente, su richiesta, all’indirizzo: gianfranco.trabuio@gmail.com.

D1: Se l’auto-produzione riguarda beni e servizi già disponibili sul mercato (es. una casalinga che si mette a produrre pane per la propria famiglia), non è che la nuova attività (in ambito auto-produttivo/Autonomia) sostituisce una attività preesistente sul mercato (Eteronomia), dando luogo ad un “buco nell’acqua” in termini occupazionali?

R1: No. La famiglia della casalinga non riduce la sua domanda (spesa) sul  mercato ma la trasforma (es. meno pane e più servizi culturali), trasferendo occupazione sul mercato (dal comparto della panificazione a quello culturale). Cosicché la nuova attività, seppur informale, della casalinga è aggiuntiva  nel sistema. Questo vale, ovviamente, anche per la nuova attività, formale in tal caso, avente luogo nei Convivi.

D2: Con un numero così ridotto di beni e servizi, di fatto quelli auto-prodotti in un ambito famigliare tradizionale, come si può impattare efficacemente sul sistema?

R2: Questi beni e servizi sono sicuramente pochima coinvolgono un grandenumero di famiglie (quasi tutte). Anche i soci essenzialmente utenti, infatti, si sentiranno coinvolti, alla prova dei fatti, se il rapporto prezzo/qualità (accertabile) sarà favorevole. Ciò dovrebbe tradursi in un conseguente consenso elettorale per le forze politiche che patrocinano la Metapolitica in questione, in vista di una uscita dal Capitalismo degenere. Il che dovrebbe permettere di ridurre la pressione delle grandi imprese sulla Politica, la quale potrà finalmente renderle più etiche sia sul piano sociale che ambientale.

D3: Come mai una tale Metapolitica non è stata ancora attuata… e nemmeno avviata?

R3: Perché non esiste ancora:

 un soggetto Patrocinatore, la cui funzione consiste nell’apportare le risorse umane alla base della compagine societaria delle Cooperative di auto-produzione multi-attività (a cominciare da una prima realizzazione sperimentale che, una volta finalizzata, possa servire da “prototipo” per una diffusione di tale modello standard sul territorio)

 un soggetto Attuatore, idealmente un consorzio di piccole imprese commerciali avente nel suo ambito competenze diverse (informatica, architettura, gestione aziendale, credito), la cui funzione è di apportare le risorse materialiil “core business” del quale consiste nella fornitura di servizi agli investitori proprietari degli spazi produttivi dati in affitto alle cooperative di auto-produzione.

D4: Siamo sicuri che la produttività di queste Cooperative sia tale da rendere vantaggiosi gli acquisti, in termini di rapporto prezzo/qualità, da parte dei soci?

R4: Si. In quanto l’intero circuito di produzione-consumo è programmato a tal fine. La prima realizzazione sperimentale serve a definire correttamente i vari aspetti: tipologie di beni e servizi, loro modalità di produzione, numerosità dei soci lavoratori e/o utenti… tutti fattori collegati). Tale convenienza agli acquisti è, oltretutto, destinata ad accrescersi, con la diffusione dei Convivi rendendo possibili acquisti in comune di input di produzione o, per alcuni di essi, una auto-produzione consorziata.

D5: La diffusione dei Convivi è garantita?

R5: Si. In effetti oltre alla citata convenienza a diventare soci lavoratori e/o utenti e alla convenienza per i risparmiatori ad investire nelle strutture produttive date in affitto ai Convivi (imprese non soggette a “mortalità” come quelle del contesto concorrenziale), la loro diffusione è facilitata dalla loro sostenibilità economica (non necessitano di fondi pubblici), dal loro carattere standard molto importante nella gestione (la quale costituisce un fattore essenziale per ogni impresa) e, soprattutto, dalla non necessità di innovazione, di prodotto e di processo (producono beni e servizi correnti con procedimenti ordinari), la quale risulta invece essenziale (e spesso purtroppo illusoria) per le start-up del contesto concorrenziale.

Vorremo tentare di sperimentare i convivi citati nella realtà di Mestre-Marghera, il tuo contributo critico costruttivo, sarebbe quanto mai prezioso. In attesa di leggerti gradisci i più cordiali saluti.

Ettore Bonalberti

Presidente ALEF ( Associazione Liberi e Forti- www.alefpopolaritaliani.it)

Venezia, 3 Luglio 2023

⁃   

Dopo il forum di Padova: che fare, a partire dal Veneto un tempo “ bianco”?

Ho partecipato al forum organizzato a Padova, Domenica scorsa, da Il Giornale del Veneto, diretto dall’amico Dino Bertocco, sul tema: Civismo, Popolarismo, Sussidiarietà. Dopo la relazione iniziale, quanto mai coinvolgente, di Paolo Giaretta e la sintesi introduttiva di Bertocco, erano molto attesi gli interventi delle due ex ministre: Mariastella Gelmini ( Azione –Calenda) e Elena Bonetti ( Italia Viva- Renzi). Interpreti qualificate del pensiero cattolico, hanno entrambe sostenuto la necessità dell’impegno per ricomporre la più ampia unità tra le culture di ispirazione liberal democratica e riformista con quella della tradizione popolare, riconosciuta come fondamentale della loro formazione politica.

Nel mio intervento ho evidenziato la positività di queste affermazioni, che hanno fatto seguito alle ultime svolte da Calenda, poiché superano quella che, con una certa ironia, avevo connotato come una sorta di “azionismo de noantri”, espressione di una cultura radicaleggiante anti cattolica e anti popolare, che, se fosse confermata, condannerebbe quell’esperienza a una condizione di permanente minorità.

Siamo alla vigilia di due importanti scadenze politico elettorali: le elezioni per il rinnovo del parlamento europeo e di alcune realtà regionali, mentre tanto il terzo polo che la nostra frastagliata area cattolico democratica, liberale e cristiano sociale, sono accomunate dall’opposizione alla destra sovranista e nazionalista a dominanza di Fratelli d’Italia, e dalla distinzione e distanza da una sinistra oggi avviata sulla strada di una progressiva radicalizzazione, come confermato dal recente incontro  di Campobasso della Schlein con Conte e  Fratoianni.

Se l’obiettivo strategico è fissato sull’esigenza di un’alternativa concreta al governo della destra in Italia, i passaggi intermedi delle europee e regionali, favoriscono, col sistema proporzionale, una nostra possibile e doverosa  ricomposizione, premessa indispensabile per concorrere alla formazione di un più ampio centro plurale con le culture politiche liberal democratiche e riformiste come è emerso dal forum di Padova. Un autentico spartiacque della politica per noi veneti da cui intendiamo ripartire. Positivo ciò che si è avviato con la piattaforma popolare 2024 dagli amici Tarolli e D’Ubaldo.

Nella nostra Regione del Veneto stiamo vivendo un momento molto delicato del partito che dal 2010 ha assunto la guida del governo regionale. La Lega ha appena eletto segretario il giovane Stefani, battendo nettamente il pur bravo Manzato, espressione più vicina all’impostazione tradizionale del leghismo veneto, cui è mancato l’apporto indispensabile del gruppo dell’assessore Marcato, che aveva denunciato il clima di violenza in cui si erano svolti i congressi provinciali. Il caso delle dimissioni del sindaco leghista di Castelfranco veneto si aggiunge alle denunce di Marcato, per cui sembra si stia verificando la teoria paretiana delle volpi e dei leoni: le volpi leghiste della prima ora si sono lentamente trasformate nei leoni che, certo dispongono del potere derivante dal controllo assoluto regionale e di molti enti locali, ma, come ha denunciato Marcato, difettano “ nella testa, nei piedi e nel cuore”. L’assessore regionale padovano intendeva rilevare la carenza strategico tattica del partito, il venir meno dell’impegno diffuso sui territori, e una passione civile che non è più quella dei tempi eroici della prima ora della Liga Veneta.

Credo vada fatta una seria riflessione sulla Lega Veneta, considerato che i cinquant’anni della vita regionale sono contrassegnati dagli oltre venti anni di egemonia dominio della DC (1970-1995) con l’intervallo giunta Pupillo ( 1993-94); il quindicennio infausto di Galan (1995-2010) ( quello del: “Il Veneto sono io”), e i tredici anni ( 2010-2023) del presidente Zaia tuttora in atto.

Guai se riducessima la nostra analisi a una semplificazione eccessiva del fenomeno leghista.

Sarebbe utile un seminario sul Veneto a oltre cinquant’anni dall’istituzione regionale: dall’egemonia DC a quella leghista (2010-2023) che segue i quindici anni di guida di Galan ( 1995-2010),  oggi insidiata dalla destra e con una partecipazione elettorale passata dal 94,6 % degli anni ’70 al 66,4 % degli anni’70 a poco più del 50% oggi

Partiamo da una prima considerazione: il Veneto era bianco finché la società civile era bianca dominata dalla cultura delle parrocchie. Mutamento nel contesto socio culturale religioso dei veneti e mutamenti politico elettorale. Dalla religione di senso comune all’autonomia del credere…. Una commissione di studio da me coordinata formata dai proff. Nicola Berti, storico, Ulderico Bernardi, sociologo, e Ferrucio Bresolin, economista, fu organizzata dalla DC veneta a metà degli anni ’80, al verificarsi dei primi smottamenti elettorali verso la Lega specie nell’area pedemontana del Veneto. Partiva dalla realtà artigiana, contadina e commerciale quel disimpegno dal voto alla DC, identificata come responsabile di “ Roma ladorna”.

La Lega, che assume l’egemonia-dominio dal 2010 in poi, non riesce tuttavia a imporre un proprio modello culturale incentrato sulla primigenia idea della “veneticità”: il basso continuo, in senso metaforico, rappresentato dal cattolicesimo, nonostante i colpi subiti a causa della secolarizzazione, esercita ancora una discreta influenza, mentre  invece “il venetismo” della Lega si limita a mettere il cappello ( ideologico) sulla vitalità linguistica e dei costumi popolari che la società veneta continua ad esprimere.

Dal Comitato regionale per la programmazione economica alla programmazione come metodo d’ intervento in concorso dello Stato: il ruolo dell’IRSEV ( Prof Innocenzo Gasparini) sua soppressione nel 1992 al Programma Regionale di sviluppo e al Piano territoriale di coordinamento, sono le esperienze introdotte dai governi DC del Veneto; esperienze che permangono nella nuova situazione a dominanza leghista, caratterizzata dagli impegni derivanti dall’Unione Europea ( PRS-FESR)

Il percorso legislativo e amministrativo regionale andrebbe analizzato tenendo presente l’evoluzione della società, dell’economia, della cultura venete intervenute dal 1970 a oggi.

Il Ruolo della “famiglia impresa” dagli anni antichi e sino a oggi : dai metalmezzadri degli anni ’60-70, anche nelle nuove professioni rimane la famiglia come centro di autofinanziamento e di risparmio,

Osserviamo che, dopo oltre 2000 giorni dal referendum vinto per l’autonomia, si è ancora al surplace per l’autonomia differenziata, che vede scarse possibilità di concreta realizzazione.

Persa la battaglia per l’autonomia, cosa rimane, allora, se non alcuni valori originari discendenti dalla cultura familiare di origine bianca in larga parte ereditata da molti dei dirigenti e quadri della Lega, che abbiamo personalmente sperimentato nell’appoggio ricevuto nella battaglia vinta dal comitato dei Popolari per il NO alla deforma costituzionale renziana ?

Credo che esistano le condizioni per una svolta nella politica del Veneto, se, come ci auguriamo anche dopo l’incontro di Padova, riusciremo a costruire un’ampia alleanza popolare, liberale, socialista e repubblicana , ossia un centro alternativo alla destra nazionalista e sovranista che, anche nel Veneto, sta erodendo consensi alla Lega e a ciò che rimane di Forza Italia dopo la scomparsa di Berlusconi, capace di rappresentare gli interessi e i valori di quel 50% di elettorato che anche nel Veneto è renitente al voto.

Un centro, terzo polo, che, come confermato Domenica scorsa al forum, non può ridursi a una rappresentazione tardo azionista, anticlericale e anti popolare, considerato che, nel Veneto, ancor più che nel resto del Paese, la cultura dei Popolari e dei democratici cristiani che hanno rappresentato quella dei fondatori della nostra Regione interpreti della migliore parte della nostra storia regionale, da Tomelleri a Bernini, sino a Bottin e  a Frigo, rimane una di quelle ancora importanti nella nostra società, nonostante l’impetuoso fenomeno della secolarizzazione e del relativismo etico anche da noi così diffusi.

Ettore Bonalberti

Venezia, 26 Giugno 2023

Alle obiezioni fatte dall’amico On Lucio D’Ubaldo , direttore de Il Domani d’Italia (www.ildomaniditalia.it) ho risposto con la nota seguente:

Vogliamo provarci?

Caro D’Ubaldo, rispondo al commento con il quale hai presentato la mia nota ieri su Il Domani d’Italia, ripetendo quanto da me già scritto: le elezioni europee regolate dalla legge elettorale di tipo proporzionale con le preferenze e lo sbarramento al 4%, favoriscono, da un lato, il confronto tra le diverse culture politiche in campo, e, dall’altro, non obbligano a quelle alleanze cui sprona la legge elettorale maggioritaria, tanto a destra quanto a sinistra.

Per gli amici che si rifanno alla tradizione politica DC e popolare, si tratta di un’importante opportunità  per verificare lo stato di rappresentanza che riusciamo ancora a svolgere, specie nei confronti di quel 50% di elettori renitenti al voto, che, da molto tempo, non trovano più risposte ai loro interessi e ai loro valori dai partiti del bipolarismo forzato destra-sinistra, oggi rappresentato, da un lato, a destra, dall’egemonia di Giorgia Meloni, specie dopo la scomparsa del Cavaliere, e, a sinistra, dalla Schlein, che guida il PD su posizioni radicali. Idee e proposte politiche quelle della leader del PD, che confliggono con i valori e i principi di larga parte dei Popolari che un tempo avviarono l’esperienza della Margherita e la confluenza nel PD, rivelatasi insostenibile.

Ecco perché credo sia opportuno rivolgere un invito a tutti gli amici dell’area cattolica: democratica, liberale e cristiano sociale e a quanti militano nelle diverse realtà organizzate a livello territoriale, a un incontro, che potremmo svolgere anche in via telematica, per un primo scambio di idee, con l’obiettivo di concorrere tutti insieme alla formazione di una lista unitaria alle prossime elezioni europee.

Credo che la discriminante per detta formazione possa essere la scelta condivisa a sostegno dei principi ispiratori dei padri fondatori DC e Popolari dell’Unione europea e l’appartenenza al Partito Popolare Europeo.

L’obiettivo principale sarà quello di avviare il progetto di ricomposizione politica della nostra area, dopo la lunga stagione della diaspora scoppiata dopo la fine ingloriosa della DC ( 1993-2023). In secondo luogo, raggiungere e superare il 4 % dello sbarramento alle europee, necessario per eleggere qualche nostro rappresentante al Parlamento europeo. Obiettivo impossibile, se ciascuna delle nostre realtà organizzate pensasse di presentarsi con lista autonoma. Anche qualora non superassimo lo sbarramento, insieme, dopo il voto, rappresenteremo una realtà politica concreta, misurata sul campo, disponibile a scegliere programmi e alleanze per le elezioni regionali e nazionale, attraverso un congresso politico, da indire da un’assemblea nazionale, le cui modalità saranno da concordare circa i tempi e le  condizioni della sua realizzazione. Qualcuno sta ipotizzando di ricomporre la vecchia casa della libertà ideata da Berlusconi, rimanendo nell’area del centro destra, oggi sempre di più destra-centro. Altri, addirittura, sognano di trasformare Fratelli d’Italia nella nuova DC. Ipotesi scellerata  espressa da chi, da anni, utilizza rendite di posizioni per mera sopravvivenza politica personale.

Noi crediamo, invece, che sia indispensabile impegnarci tutti per la nostra ricomposizione, per la conferma dei nostri principi e valori, e, dopo, solo dopo, ci si porrà il tema delle alleanze politico programmatiche nazionale e di quelle regionali, da decidere con gli amici delle nostre realtà territoriali. Non comprendiamo le titubanze di chi, scottato dall’esperienza nel PD, ne è uscito, ma continua a ipotizzare l’idea di correggere la rotta di quel partito. Al riguardo gli amici Giorgio Merlo e Giuseppe Fioroni hanno scritto note importanti sulla fine di quell’esperienza. Ecco perché alla tua domanda: va bene la nostra unità, ma con chi? Rispondo così: con chi ci sta ed è pronto per questa sfida.

Cordiali saluti

Ettore Bonalberti

Roma , 16 Giugno 2023

  1. Superare le  divisioni, uniti al centro sui valori della dottrina sociale cristiana Con la morte di Silvio Berlusconi il centro della politica italiana vivrà un profondo rivolgimento. La scelta al Cavaliere dell’adesione di Forza Italia al Partito Popolare Europeo, suggerita da Sandro Fontana e da don Gianni Baget Bozzo, fu una di quelle strategiche più importanti, che assegnarono al partito di Berlusconi un ruolo decisivo negli equilibri interni del partito europeo.Non a caso Marcello Pera è intervenuto in questi giorni per sollecitare una scelta della Meloni e di Fratelli d’Italia sulla strada a suo tempo intrapresa da Berlusconi, nel momento in cui lo stesso PPE va alla ricerca di un partito forte italiano in sostituzione di Forza Italia, che sembrerebbe destinata a un’inevitabile erosione, se non drammatica implosione, tra filo meloniani e filo leghisti. Sbaglieremmo, però, come fa Travaglio e il Fatto Quotidiano a ridurre il partito del Cavaliere a un gruppo di potere che, dopo la morte di Berlusconi si dividerà tra Fratelli d’Italia e Lega. Ritengo, infatti, che l’essere Forza Italia l’unico partito italiano  che si riconosce nel PPE, lasci uno spazio non solo di sopravvivenza, ma anzi di crescita in un nuovo partito PPE Italia che, superando Forza Italia, che da molti è stata vista come partito di gestione troppo personale, raggruppi tutte le forze di centro. Un partito nel quale, finalmente, trovi una sua concreta presenza, la componente di matrice cattolico democratica, liberale e cristiano sociale.Ciò presuppone impegnarci tutti insieme a superare le nostre divisioni e a costruire la lista unitaria dei DC e Popolari alle prossime elezioni europee. Elezioni che, grazie alla legge elettorale con preferenze, ci libera dalla necessità di alleanze a destra o a sinistra. E’, d’altronde, evidente, che lo sbarramento al 4%, imponga l’unità di tutte le diverse anime della nostra articolata area politico culturale, considerando che, da soli, non si va da nessuna parte.Se, alle europee, le discriminanti dovrebbero essere quelle dell’adesione senza riserve alle scelte euro atlantiche dei padri fondatori e l’appartenenza al Partito Popolare Europeo, alle prossime elezioni regionali e in vista di quelle politiche, l’obiettivo sarà quello di costruire un centro ampio e plurale nel quale possano confluire le grandi culture politiche che hanno fondato la repubblica: popolare, liberale, socialista e repubblicana. Un centro alternativo alla destra nazionalista e sovranista, distinto e distante dalla sinistra alla ricerca della propria identità, oggi ridotta alla condizione di un “ partito radicale di massa”. Alle regionali e alle politiche, dopo la verifica del voto europeo, questo centro ampio e plurale potrebbe rappresentare il rifugio di larga parte di quell’elettorato che da troppo tempo è renitente al voto, estraneo al bipolarismo forzato, favorito da una legge elettorale dimostratasi incapace di esprimere l’equilibrio reale degli interessi e dei valori presenti nella società italiana.Sarebbe da suicidi non cogliere quest’opportunità e lasciare campo aperto all’iniziativa della Meloni e di Fratelli d’Italia, pronta a raccogliere parte importante dell’eredità politica di Forza Italia, e verso la quale molti dei “cattolici della morale” e dell’area più moderata hanno espresso sin qui adesione.E’ tempo del coraggio e di raccogliere sino in fondo l’appello della lettera spedita nei giorni scorsi da Papa Francesco ai dirigenti del Partito Popolare Europeo, con la quale ha richiamato la necessità di rifarsi ai valori dei padri fondatori e ai principi essenziali della dottrina sociale cristiana. Ettore BonalbertiVenezia, 14 Giugno 2023   @font-face {font-family:”MS 明朝”; mso-font-charset:78; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 1791491579 18 0 131231 0;}@font-face {font-family:”Cambria Math”; panose-1:2 4 5 3 5 4 6 3 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 1107305727 0 0 415 0;}@font-face {font-family:Cambria; panose-1:2 4 5 3 5 4 6 3 2 4; mso-font-charset:0; mso-generic-font-family:auto; mso-font-pitch:variable; mso-font-signature:-536870145 1073743103 0 0 415 0;}p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal {mso-style-unhide:no; mso-style-qformat:yes; mso-style-parent:””; margin:0cm; margin-bottom:.0001pt; mso-pagination:widow-orphan; font-size:12.0pt; font-family:Cambria; mso-ascii-font-family:Cambria; mso-ascii-theme-font:minor-latin; mso-fareast-font-family:”MS 明朝”; mso-fareast-theme-font:minor-fareast; mso-hansi-font-family:Cambria; mso-hansi-theme-font:minor-latin; mso-bidi-font-family:”Times New Roman”; mso-bidi-theme-font:minor-bidi;}.MsoChpDefault {mso-style-type:export-only; mso-default-props:yes; font-family:Cambria; mso-ascii-font-family:Cambria; mso-ascii-theme-font:minor-latin; mso-fareast-font-family:”MS 明朝”; mso-fareast-theme-font:minor-fareast; mso-hansi-font-family:Cambria; mso-hansi-theme-font:minor-latin; mso-bidi-font-family:”Times New Roman”; mso-bidi-theme-font:minor-bidi;}div.WordSection1 {page:WordSection1;}

Iniziativa Popolare per l’unità dei DC e Popolari 

“Iniziativa Popolare”, gruppi di Democristiani e Popolari che favoriscono la nascita del nuovo soggetto politico di ispirazione cristiana, è tornata a riunirsi con lo scopo di dare seguito ai due incontri di Roma, del 19 Dicembre 2022 e del 13 Maggio scorso, ed a quelli tenuti da remoto negli ultimi giorni.

     Nell’incontro di ieri hanno partecipato solo esponenti di chiara impronta centrista, né legati al centrodestra e né legati al centrosinistra.

     Il nuovo soggetto politico, Iniziativa Popolare, è formazione politica di centro, nasce come movimento a struttura leggera, è aperto a nuovi gruppi politici e associativi simili, spazia nel campo dell’astensionismo elettorale inteso non come luogo avverso alla politica o apolitico, ma luogo politico che sceglie di non votare perché non si sente rappresentato dalle destre e dalle sinistre. Iniziativa Popolare rappresenta gli elettori assenti, anzi chiama ad un nuovo protagonismo attivo di presenza e di partecipazione. Il web, il virtuale, conducono alla solitudine e facilitano forme di individualismo libertario. Ogni persona attiva, invece, è in ontologica relazione con gli altri ed è soggetto che favorisce identità, appartenenza, solidarietà, progresso. Nei prossimi giorni verranno definiti gli assetti temporanei di Iniziativa Popolare. Tra i promotori Ettore Bonalberti, Mario Tassone, Pasquale Tucciariello.

Roma, 9 Giugno 2023

Un tentativo di metapolitica a Venezia

L’impegno politico dei cattolici italiani che permise il superamento della questione romana, portando sulla scena politica la realtà delle grandi masse contadine e dei ceti medi produttivi, insieme a una parte rilevante della classe operaia, fu sollecitato dagli orientamenti pastorali della Dottrina sociale cristiana (Dsc).

Dalla Rerum Novarum di Papa Leone XIII, alla Quadragesimo Anno di Papa Pio XII, Il PPI di don Luigi Sturzo prima e la DC di De Gasperi poi, furono i partiti storici di larga parte dei cattolici italiani e di laici cristianamente ispirati che realizzarono politiche rette dai principi di solidarietà e sussidiarietà e per la difesa dei valori non negoziabili della fede cattolica.

Fu così anche per la nostra quarta e ultima generazione DC, entrata nel partito al tempo delle encicliche giovannee, Mater Magistra e Pacem in Terris, e della Populorum progressio di Papa San Paolo VI,  sino ai giorni della fine della DC( 1993) e l’avvio di quella tragica diaspora post DC tuttora in atto.

Nel frattempo, la società italiana che aveva vissuto la grande trasformazione da prevalentemente agricola a industriale e terziaria, con l’avvento della globalizzazione, si trova a fare i conti con la fine del NOMA ( Non Overlapping Magisteriae): il prevalere della finanza sull’economia reale e la subordinazione della stessa politica agli interessi dominanti rappresentati dagli hedge funds anglo caucasici-kazari, con sede operativa nella city of London e fiscale nello stato USA, del Delaware a tassazione fiscale zero. Poteri dominanti delle industrie energetiche, farmaceutiche, agro alimentari, della comunicazione e degli stessi sistemi bancari di larga parte del mondo occidentale.

Fenomeno quello della globalizzazione già analizzato dalla Centesimus Annus di Papa San Giovanni Paolo II, e, successivamente, dalle encicliche Caritas in veritate di Papa Benedetto XVI e le ultime di Papa Francesco: Laudato SI e Fratelli tutti.

Costante il richiamo dei pontefici all’impegno politico dei cattolici, tanto più doveroso oggi che, dopo la lunga stagione della diaspora, stiamo vivendo una condizione di irrilevanza politica in un sistema caratterizzato da un bipolarismo forzato da una legge elettorale assurda e da un’astensione dal voto  che colpisce oltre la metà del corpo elettorale.

Con gli amici Gerardi e Trabuio, responsabili del gruppo World-Lab di Venezia ( www.worldlabnetwork.ru) , da diverso tempo stiamo cercando di sviluppare un progetto di economia solidaristica, diversa da quella corrente di tipo turbo capitalistica dominata dalla finanza, coerente con le indicazioni  pastorali della dottrina sociale cristiana..

L’avvio di tale progetto prevede la realizzazione pilota a Venezia, nella sede territoriale di Mestre-Marghera, di un’ inedita mutua multi-attivita’, comprendente beni e servizi di prima necessità , denominata convivio.

La diffusione di tale mutua, dovuta all’indubbio interesse che ne traggono i soci, comprovato dall’odierna proliferazione di realizzazioni analoghe ( seppur tutte mono attività!), ma anche favorita dalla sua sostenibilità economica, dal suo carattere standard e dalla non necessità di innovazione (di prodotto e/o di processo) ne farebbe lo strumento di una metapoliticadi ispirazione cristiana, cioè in grado di generare, al tempo stesso, nuova occupazione e solidarietà sociale concreta.

Se patrocinata da una coalizione di forze politiche di analoga ispirazione, farebbe di quest’ultima un possibile soggetto centrale assolutamente nuovo nello stantio panorama politico attuale (nel quale le due sponde politiche “contrapposte” corrono, come recentemente affermato da Massimo Cacciari, su “rotaie diverse di uno stesso binario”).

In effetti, la diffusione dei convivi alla base della detta metapolitica, implicando una nuova importante presenza del mutualismo (produzione di “valori d’uso”) a fianco del mercato (produzione di “valori di scambio”), avrebbe come effetto nientemeno che una metamorfosi  del sistema economico e sociale rendendolo conforme alla Dottrina sociale cristiana i cui principali pilastri, considerati oggi incompatibili (sic) da una c.d. “scienza” economica, sono:

a) la disoccupazione zero permanente,

b) la libera iniziativa privata e

c) un ruolo sussidiario del settore pubblico.

E’ così che la Dsc diverrebbe la stella polare per una “visione del mondo” (weltanchauung)  oggi tragicamente mancante.

Per non cadere vittima, in fase elettorale, del “Capitolo quinto” (in dialetto veneto: chi che manovra l’informassion ga vinto) occorre, insomma, che la Coalizione sia portatrice di una Metapolitica dai grandissimi effetti tangibili fondata su una visione del mondo, come quella cristiana bimillenaria, ricca di valori etici e spirituali. Solo così, coadiuvata localmente da opportune associazioni di volontariato, potrà diventare un “soggetto mediatico” raccogliendo il meritato consenso che , successivamente,  le consentirà di orientare la Politica in modo da completare la salvifica metamorfosi,diventata oramai urgente agli occhi dei più, cioè di una parte della società che va ben oltre (!) quella del “non voto”.

Un’utopia impossibile? Intesa nel senso di pensiero critico noi ci crediamo e ci vogliamo provare, altrimenti che senso avrebbe dirci cristiani oggi, nell’età della globalizzazione turbo capitalistica? Un’importante sfida per tutti i cattolici e per gli amici DC e dell’area popolare.

Ettore Bonalberti

Venezia, 8 Giugno 2023

Lista unitaria dei DC e Popolari alle europee?

Credo sia questa la domanda che molti amici dell’area cattolico democratica, liberale e cristiano sociale si stiano ponendo alla vigilia delle elezioni europee che si celebreranno nel 2024. Gli amici, cioè, che sono  espressione e interpreti delle tre più importanti tradizioni che hanno caratterizzato la storia politica dei cattolici italiani.

La legge elettorale proporzionale, con preferenze e sbarramento al 4%, dovrebbe escludere ogni residua disponibilità a convergere in posizioni di risulta nelle liste di destra o di sinistra, se non nei casi dei soliti noti, pronti a tale “sacrificio” per il proprio particulare, ma, semmai, proprio il tentare di favorire il progetto di ricomposizione politica. Una ricomposizione che potrebbe avvenire dopo la lunga stagione della suicida diaspora post democristiana (1993-2023) tuttora in corso.

 Purtroppo contro questa elementare evidenza permangono le antiche divisioni, non solo tra gli eredi della sinistra DC: quelli della sinistra sociale e della cosiddetta sinistra politica, ma quelli di sempre tra cattolici  democratici e dell’area liberal conservatrice e, ancor più forti tra i cattolici della morale e i cattolici del  sociale.

Se la frattura tra le due sinistre storiche della DC fu consumata nel Febbraio 1980 al XIV Congresso nazionale del partito, quello nel quale Carlo Donat Cattin presentò il cosiddetto “ preambolo”, che prese il suo nome, con il quale sosteneva che “ allo stato degli atti” non era possibile la collaborazione di governo col PCI; un documento che rovesciò le alleanze congressuali e mutò il corso della politica italiana. La frattura tra i cattolici della morale e i cattolici del sociale si è ulteriormente approfondita, dopo che il PD, con la segreteria Schlein, ha assunto sino in  fondo i caratteri di quel “partito radicale di massa” profetizzati molti anni addietro dal prof. Augusto Del Noce.

Nel 1980 la divisione nella sinistra DC era tra i fautori dell’alleanza col PCI e quelli per la ripresa dei rapporti con il PSI di Craxi e dell’area socialdemocratica e liberal- repubblicana, mentre oggi si dovrebbe tener conto tutti della nuova realtà rappresentata da un governo della destra guidata dagli eredi dei post fascisti almirantiani, con l’egemonia della premier Meloni, assai attenta al rispetto di quei valori non negoziabili su cui confidano i  cattolici della morale e molta parte dell’area liberal moderata dei vecchi elettori DC.

A me pare che, continuare a sostenere come un mantra il vecchio insegnamento degasperiano di “una DC che guarda a sinistra” se era comprensibile negli anni in cui il fronte popolare PCI-PSI rappresentava larga parte delle realtà operaia italiana, nella sicurezza di scelte euroatlantiche che tenevano il PCI di Togliatti-Longo e sino a Berlinguer ben lontano dal ruolo di partito di governo, andrebbe diversamente declinato oggi che l’avversario è rappresentato da una destra nazionalista e sovranista, non solo pronta a cavalcare, come giustamente sta facendo necessitata la Meloni, la scelta euro atlantica, ma, insieme, la difesa dei valori non negoziabili per la quale ha raccolto molti voti dell’area cattolica e continua a mietere consensi sia a livello nazionale che locale.

Ecco perché con gli amici di Iniziativa Popolare continuiamo a sostenere che, prima delle alleanze, utilizzando la legge elettorale proporzionale e le preferenze vigente per le prossime elezioni europee, il primo obiettivo da perseguire deve essere quello della ricomposizione politica della nostra area che vuol dire, puntare a costruire una forte compagine di centro ampio e plurale, alternativa alla destra nazionalista e sovranista, distinta e distante dalla sinistra alla ricerca della propria identità. Ciò dovrebbe valere per tutti, e, in primis, proprio per quelli amici che dalla Margherita confluirono nel PD, per abbandonarlo dopo le tristi esperienze vissute recentemente. Per facilitare questo progetto, però, se si mette davanti la scelta preferenziale a sinistra non si riuscirà a comporre una lista unitaria insieme ai rappresentanti delle componenti moderate e dell’area dei cattolici della morale, indispensabili per puntare a un risultato positivo alle europee. Solo se uniti, ancora una volta, saremo forti e, probabilmente in grado di superare lo sbarramento del 4% previsto. Qualora non fossimo in grado di raggiungere quel risultato, all’indomani delle europee sapremmo finalmente, in ogni caso, la nostra consistenza elettorale nazionale e in sede locale e dopo, solo dopo, in un congresso nazionale del partito, potremo decidere in libertà e sulla base di un condiviso programma politico le alleanze. Certo il discrimine da condividere alle europee dovrebbe essere la scelta a sostegno del Partito Popolare Europeo, l’unica famiglia politica nella quale possiamo collocarci in continuità con la scelta dei padri fondatori: De Gasperi, Adenauer, Monnet e Schuman. Guai se favorissimo, con scelte divisive e miopi, il tentativo della Meloni di collegare i conservatori e la destra europea al PPE perché, a quel punto, di ricomposizione della nostra area politico culturale ne parleranno i nostri nipoti.

Ettore Bonalberti

Venezia, 6 Giugno 2023 ,

Prima il voto europeo uniti al PPE

Dopo l’infausta fine della prima repubblica, il centro era stato rappresentato dal “partito di plastica” del Cavaliere che, in alternativa alla gloriosa macchina da guerra occhettiana , conquistò la maggioranza del voto alle elezioni del 1994, sfruttando l’immagine di “ uomo nuovo” della politica italiana e i voti dei reduci del PSI e di molta parte degli ex DC.

Berlusconi, grazie alle sollecitazioni di Sandro Fontana e di don Gianni Baget Bozzo, suo intelligente mentore ideologico, scelse di allearsi a livello europeo con il PPE, di cui divenne uno dei più autorevoli leader per consenso elettorale e ruolo istituzionale. Oggi, dopo il voto di Settembre 2022, quella situazione è totalmente mutata e quello che un tempo era il centro destra a dominanza del partito di Forza Italia,  è diventata un’alleanza di destra-centro egemonizzata dal partito di estrema destra di Giorgia Meloni, nel quale, nonostante le chiare scelte euro atlantiche compiute dalla presidente del consiglio, convivono molti esponenti di culture nazionaliste e sovraniste di nostalgici post e neo fascisti.

Ipotizzare alleanze a destra dei DC e Popolari legati alla cultura originaria democratico cristiana e popolare con tale maggioranza, a me pare solo possibile come  scelta tattica, forse comprensibile a livello locale, ma assolutamente incompatibile in quello nazionale, considerate le distanze esistenti tra gli ideali e i valori che ispirano la destra meloniana da quelli propri della nostra tradizione sturziana, degasperiana e morotea .

Anche a sinistra, con un PD a dominanza della neo segretaria Elly Schlein, ridotto al ruolo di un “ partito radicale di massa”, la nostra incompatibilità è evidente. Una incompatibilità confermata dalle decisioni che amici, popolari ex Margherita, hanno compiuto, come Fioroni e altri, uscendo da un partito i cui valori, alla fine, sono risultati incompatibili con quelli fondanti della nostra cultura politica.

Qualcuno si era illuso sul terzo polo del duo Calenda-Renzi, ma proprio in questi giorni si è potuto vedere quanto le divisioni tra di loro siano profonde e che solo l’esigenza di conservare il supporto finanziario del gruppo parlamentare unificato, abbia rappresentato la condizione utilizzata e imposta da Renzi per il varo di una lista unitaria alle prossime europee.

Giorgio Merlo nella sua ultima nota su Il Domani d’Italia ( Il Centro è credibile se è credibile chi lo rappresenta), sulla base di un sondaggio del dr Lorenzo Pregliasco, confermerebbe la profezia di uno spazio elettorale attorno al 10 % a un centro che fosse equidistante dai due poli della destra e della sinistra, con personalità credibili alla sua guida.

Gli è che, da un lato, i cosiddetti cattolici della morale, flirtano con la destra già da molti votata, e, dall’altra, quelli del sociale, o sono coerentemente fermi al centro, come il sottoscritto e molti altri, o ripensano nostalgicamente a una nuova Margherita in formato 4.0, sempre con lo sguardo rivolto a quella sinistra da cui sono appena fuggiti, dopo la vittoria congressuale della leader statunitense nazionalizzata svizzera.

Ecco, se veramente fossimo tutti interessati, come affermato sia al Convegno del Parco dei Principi del 25 Febbraio che a quello del 13 maggio al teatro parrocchiale di San Lorenzo in Lucina, alla ricomposizione politica dell’area popolare: cattolico democratica, liberale e cristiano sociale, è evidente che, utilizzando finalmente alle prossime elezioni europee il sistema elettorale proporzionale con preferenze, l’unica scelta che dovremmo compiere è quella della formazione di una lista unitaria di tutte le componenti della nostra area, tanto quelle che fanno capo agli amici di Tempi Nuovi-Popolari uniti, che a quelle di Insieme e, infine, ma non meno decisivi, di Iniziativa Popolare con tutti gli amici a diverso titolo democratici cristiani e con tutte le diverse associazioni e movimenti che sottoscrissero il patto della Federazione DC e Popolari.

Ogni altra scelta che puntasse di andare ciascuno per proprio conto sarebbe miope e contro producente, giacché da sole, nessuna delle diverse formazioni potrebbe superare realisticamente la soglia minima obbligatoria prevista dalla legge elettorale europea per  l’assegnazione dei seggi.

Unica discriminante per il voto europeo dovrebbe esser la comuna volontà di far parte della più ampia squadra del Partito Popolare Europeo, poiché tutti eredi del partito che, con De Gasperi fu, con Adenauer, Monnet e Schuman, tra i fondatori della compagine popolare europea, lasciando a un futuro congresso nazionale la decisione delle scelte politico programmatiche e delle alleanze sul piano interno italiano.

Ecco perché mi sento di rivolgere l’ennesimo appello a tutti gli amici delle diverse realtà politico culturali citate, affinché si rinviino  le decisioni sulle alleanze e ci si impegni tutti uniti per dar vita a una lista unitaria dei DC e Popolari alle prossime elezioni europee, con l’obiettivo di riportare finalmente nel Parlamento a Strasburgo e a BXL, alcuni deputati rappresentativi della nostra cultura politica.

Ettore Bonalberti

Venezia, 26 Maggio 2023

Il linguaggio della verità

Ci sono molte iniziative di associazioni, movimenti, partiti, interessati alla costruzione di un nuovo centro politico dell’Italia, con particolare attività nella vasta e complessa area culturale e sociale cattolico popolare: democratica, liberale e cristiano sociale.

E’ prioritario il tema della ricomposizione politica di quest’area, considerata quanto mai necessaria per sviluppare un più ampio movimento politico alternativo alla destra nazionalista e sovranista, egemonizzata da Fratelli d’Italia, e al populismo grillino, distinto e distante dalla sinistra alla ricerca affannosa della propria identità che, con la segreteria Schlein, ha assunto sempre più distintamente quella di un “ partito radicale di massa”.

Non saranno certo gli eredi della quarta e ultima generazione democratico cristiana, come la mia, che potranno assumere un ruolo da protagonisti, considerata l’età avanzata di noi tutti, consapevoli che: possiamo solo fornire dei buoni consigli, visto che non siamo nemmeno più in grado, fortunatamente, di offrire dei cattivi esempi. Il nostro ruolo, e dovremmo esserne tutti realisticamente consapevoli, può solo essere quello dei traghettatori, capaci di consegnare il testimone a una nuova generazione di donne e di giovani interessati a portare avanti gli interessi e i valori ispirati dai principi della dottrina sociale cristiana e della carta costituzionale repubblicana.

Se per la nostra generazione la nostalgia è in larga parte il sentimento che ha animato e sostiene la volontà di continuare a batterci, ai giovani delle nuove generazioni che si sono succedute, dopo la fine della DC, molti dei quali testimoni dei disastri della nostra diaspora politica (1993-2023), è invece indispensabile spiegare a loro che cosa sia veramente successo negli anni che portarono alla fine ingloriosa della prima repubblica.

Ho sintetizzato in questi punti le ragioni della fine della DC:

la DC è finita per aver raggiunto il suo scopo sociale: la fine dei totalitarismi di destra e di

sinistra contro cui si era battuto il movimento dei cattolici in un secolo di storia;

la DC è finita per il venir meno di molte delle ragioni ideali che ne avevano determinato l’origine, sopraffatta dai particolarismi egoistici di alcuni che, con i loro deteriori comportamenti, hanno coinvolto nel baratro un’intera esperienza politica;

la DC è finita per il combinato disposto mediatico giudiziario che l’ha travolta insieme agli altri partiti democratici e di governo della Prima Repubblica;

la DC è finita quando sciaguratamente scelse la strada del maggioritario, per l’iniziativa improvvida di Mariotto Segni, auspice De Mita in odio a Craxi e Forlani, abbandonando il tradizionale sistema proporzionale che le garantiva il ruolo centrale dello schieramento politico italiano.

E, soprattutto, ed è la cosa più grave e incomprensibile, la DC è finita senza combattere. Con una parte, quella anticomunista, messa alla gogna giudiziaria, e quella di sinistra demitiana succube e imbelle, alla mercé dei ricatti della sinistra giustizialista.

E finivo affermando che “la DC è finita e nessuno sarà più in grado di rifondarla”, consapevole che la nostalgia, nobile sentimento romantico, ma regressivo sul piano politico, culturale ed esistenziale, può rappresentare un fattore servente, forse necessario, ma, certo, non sufficiente per ricostruire alcunché.

 Alla fine della DC concorsero pure alcune nostre gravi colpe e inadempienze:

• la mancanza di una vera trasmissione della fede e dei valori nel costruire la città dell’uomo ( scarsa applicazione laica della Dottrina sociale della Chiesa);

• la mancanza di sostegno forte alla famiglia specie a quelle con più figli;

• la mancanza di riconoscimento sociale alle casalinghe;

• la mancanza di formazione dei giovani nella fede religiosa, nella passione e fede politica;

• la quiescenza nei confronti della criminalità’ organizzata;

• la tiepida lotta alla corruzione dei politici e dei burocrati, nella quale concorsero, ahimè, anche molti amici del nostro partito;

• la tiepida lotta all’evasione fiscale;

• la scarsa cultura per la responsabilità, per la meritocrazia e le difficoltà nel ricambio del ceto politico;

• l’ eccesso di sprechi per creazione di enti inutili;

• il cumulo esagerato nel cumulo di incarichi pubblichi ;

• la poca attenzione a sostenere programmi per la ricerca e l’innovazione, ma solo finanziamenti a pioggia per progetti talora fasulli e opere mai completate;

• i pochi o nessun investimento su risorse della PA da mandare all’UE;

• lo scarso utilizzo dei fondi europei senza follow up sui finanziamenti ottenuti dai progetti italiani;

• gli enormi investimenti senza controllo nella Cassa del Mezzogiorno;

• l’ eccesso di appiattimento nell’ accettare e condividere le richieste dei comunisti con gravi oneri per le finanze pubbliche

Insomma abbiamo consapevolezza delle nostre colpe, dei nostri errori e dei nostri limiti e, non a caso, dopo quell’esperienza è arrivata la diaspora e la frantumazione dei democratici cristiani nelle piccole formazioni a diverso titolo ispirate alla Democrazia Cristiana.

Sono, però, convinto che sia indispensabile approfondire le ragioni più profonde geo politiche e economico-finanziarie internazionali che concorsero a determinare quella fine.

E’ necessario compiere quello che non abbiamo saputo o non abbiamo voluto fare; un processo alla storia di quegli anni tormentati e drammatici, cercando di ricostruire i passaggi più dolorosi, chiedendoci: chi ha ucciso Aldo Moro? Chi ha ucciso politicamente amici autorevoli come Giulio Andreotti e Calogero Mannino? Perché Martinazzoli fece la scissione, sbagliando persino i modi giuridici del passaggio da DC a PPI? Perché alcuni dei nostri amici, come Casini e Mastella corsero in fretta alla casa di Berlusconi?

Quanto al caso Moro, non v’è dubbio che alle tante ragioni messe in evidenza seppur non in maniera esaustiva dalle tante commissioni d’indagine parlamentari, furono alcune scelte di politica economica e finanziaria, destinate a  indebolire il ruolo dominante dei poteri finanziari internazionali, le concause che spinsero il progetto di eliminazione del leader della DC italiana.  Aldo Moro, infatti, stava ledendo con la sua zione politica gli interessi delle grandi famiglie luterane di origine tedesco orientali ( Rothshild/ Rockfeller/J.P. Morgan) di cui Kissinger è membro e rappresentante, dato che intendeva:

-cancellare con un colpo di penna, senza pagarlo, il debito di guerra del Tesoro italiano verso le banche (Casse di Risparmio) controllate dai Rothshild/ Rockfeller (J.P. Morgan).  Alla sua morte infatti il debito del Tesoro verso le Casse  di Risparmio non fu più cancellato con un colpo di penna, produce tuttora interessi; 

-stampare con le BIN (banche d’interesse nazionale che erano pubbliche) una prima tranche di 5 miliardi di euro di banconote cartacee da 500 lire  per finanziare le opere pubbliche.  Alla sua morte infatti le 500 lire in banconote cartacee non furono stampate dalle BIN;  

-non voleva inoltre che Banca d’Italia fosse estromessa dall’acquisto dei titoli di Stato che rimanevano venduti . Alla sua morte, infatti, Banca d’Italia fu estromessa dall’acquisto dei BTP rimasti invenduti, l’Italia cedette al ricatto dei Rothshild/ Rockfeller   ” se vuoi  che ti compri i titoli di stato rimasti invenduti, pagami interessi”. 

E, sempre sul piano della geopolitica, andrebbe meglio studiato, quanto accadde nel 1992 sul panfilo Britannia. Scrisse al riguardo il compianto Marcello Di Tondo:

Il modello di un capitalismo finanziario dominante, da importare in Italia sulla base di un

accordo tra la sinistra post comunista e la massoneria internazionale, con il contributo di

una serie di personaggi riconducibili alla cultura catto-comunista, fu definito, nel 1992,

nel corso della poco conosciuta crociera che si svolse, appena al di fuori delle acque territoriali

italiane, a bordo del Panfilo Britannia, di proprietà della regina Elisabetta II, cugina del Duca di Kent,

Gran Maestro della Massoneria inglese.

In quell’ occasione  (sapientemente ed intelligentemente tratteggiata da una intervista che

Giulio Tremonti rilasciò al Corriere della Sera il 23 luglio 2005) fu stabilito un accordo

tra i poteri massonici nazionali ed internazionali ed i post comunisti, eredi diretti del Pci,

sulla base del quale alla sinistra sarebbe andato il controllo economico e politico del Paese

e alla massoneria il controllo economico e finanziario.

Si mise così in moto un processo, conosciuto come “Mani Pulite” che spazzò via  in pochi mesi la DC

e i suoi alleati (Psi, Psdi,  Pri e Pli) che avevano governato il Paese sino ad allora, pur con evidenti

limiti a partire dalla seconda metà degli anni ’80, riuscendo nell’incredibile impresa di portare

l’Italia, dalla desolazione di una nazione sconfitta e distrutta dell’immediato dopo guerra,

al 5° posto tra le maggiori economie mondiali.

Ma quei Partiti rappresentavano, in quel momento, l’ostacolo politico e istituzionale per

la realizzazione di quel progetto.

Contemporaneamente, fu accelerato il percorso di privatizzazione di banche e di società

a controllo pubblico per oltre 100.000 miliardi di vecchie lire, processo preparato ed avviato,

nei primi anni ‘90, dai Governi Ciampi e Amato.

La variabile non prevista, fu l’entrata in campo politico, alle elezioni del 1994, di Silvio Berlusconi

che, rompendo gli schemi e gli accordi che erano stati siglati, sconvolse il quadro generale ed

introdusse una forte ed imprevedibile variabile allo schema prospettato sul Britannia.

Da quel momento, iniziò la sconvolgente persecuzione giudiziaria di Silvio Berlusconi.

La storia vale la pena di essere conosciuta anche attraverso i tanti “dietro le quinte” del grande teatro mediatico che, in  tutto il mondo viene propinato all’opinione pubblica.

Partire da questi fatti e spiegarli alle nuove generazioni credo sia l’impegno prioritario se si intendono cambiare le cose. Non c’è più tempo, in ogni caso, per restare nel ruolo di reggicoda della destra o della sinistra, ma di impegnarci sin dalle prossime elezioni europee e regionali, per liste unitarie dell’area DC e Popolare. Se De Gasperi con la DC seppe porsi come argine al populismo e al qualunquismo di quel tempo, oggi spetta ancora ai cattolici democratici, liberali e cristiano sociali, concorrere alla costruzione del nuovo centro politico in grado di riconquistare la fiducia dei ceti medi produttivi e delle classi popolari che, in larga parte, stanno disertando le urne a tutti i livelli istituzionali.

Ettore Bonalberti

Venezia, 21 Maggio 2023

Alcune proposte per la difesa idrogeologica dell’Italia

Con cadenza frequente e sistematica l’Italia vive la grave situazione causata dagli eventi, alluvioni e frane, che evidenziano il grado di dissesto idrogeologico del Paese in tutta la sua estensione, dalle Alpi alla Sicilia. Un dissesto dalle conseguenze enormi sul piano economico e sociale, all’origine del quale, oltre al cambiamento climatico in atto, concorrono molte responsabilità di noi esseri umani per le nostre azioni e quelle dei responsabili della cosa pubblica ai diversi livelli, per i quali vale sempre l’aforisma di Leo Longanesi, secondo cui: “ L’Italia è un Paese di inaugurazioni e non di manutenzioni”.

Dopo quanto è accaduto negli ultimi tempi e la drammatica situazione che molti comuni dell’Emilia Romagna, Marche e Toscana, stanno vivendo, risulta ormai evidente che ciò che un tempo sembrava saltuario, seppur con frequenza ricorrente, ora si deve prendere atto che trattasi di fenomeno destinato a ripetersi sistematicamente, tale da imporre un cambio di strategia globale, sia in materia di politiche ambientali, urbanistiche e territoriali, che di difesa idrogeologica.

Da direttore generale dell’assessorato alle Opere Pubbliche, Politiche per la casa e Protezione civile di Regione Lombardia (2001-2005), in accordo con alcuni docenti del Politecnico di Milano, ho redatto il PRO.MO.S. ( Progetto Montagna Sicura) che, credo, si potrebbe riprendere al servizio del Paese. Se in quarant’anni, i danni di alluvioni e frane sono stati stimati in oltre 50 miliardi, è evidente che il tema non può più essere rinviato, pena il disastro ambientale italiano. Un disastro tanto più grave in un Paese come il nostro, che detiene il primato mondiale di presenza dei beni artistico culturali e che gode di una diffusa e ampia realtà di piccole e medie aziende costituenti il tessuto produttivo vitale dell’Italia.

Credo che, accanto a una nuova politica di approvvigionamento, conservazione e distribuzione dell’acqua, bene primario assoluto, sia da considerare il ruolo strategico della montagna alla quale si deve offrire il massimo sostegno.

La montagna Italiana deve essere considerata non una criticità, ma una risorsa strategica per il Paese. Premessa essenziale è quella di metterla in sicurezza per garantire sicurezza anche agli altri ecosistemi del Paese. Serve, come individuammo nel PRO.MO.S., approfondire la conoscenza dei seguenti temi inerenti alla difesa e alla sostenibilità degli eco sistemi montani:

Ø Necessità di una raccolta organica dei dati a disposizione sull’ambiente montano ed esposizione delle esperienze sinora acquisite, quali ad esempio l’individuazione dei principali temi idrologici e geoidrologici attinenti specificatamente i bacini montani:

·      idrologia delle zone alpine lombarde;

·      portate di piena nei bacini alpini;

·      trasporto solido nei corsi d’acqua nei versanti;

·      fenomeni erosivi;

·      fenomeni franosi e loro correlazione con quelli idrologici;

·      individuazione dei principali temi botanici, forestali, biologici ed ambientali in generale;

·      individuazione dei bacini campione su cui studiare con appositi finanziamenti anche europei;

·      correlazione tra interventi tradizionali e risposta del territorio;

·      proposte di interventi di tipo naturalistico ed avvio di programmate fasi di controllo e di verifica della risposta dei singoli bacini in esame.

Sempre in relazione all’idea progetto PRO.MO.S. si suggerisce di acquisire ed implementare con adeguate azioni di ricerca e sviluppo i seguenti sotto-progetti:

Sottoprogetto 1

Assetto geologico e rischi naturali del territorio

1. Analisi e mappatura dei rischi naturali (frane, alluvioni, valanghe, sismi);

2. Analisi delle prevenzioni naturali esistenti (foreste, stato di fiumi e torrenti);

3. Definizione di linee guida di intervento mirati alla riduzione dei rischi maggiori;

4. Progetto di reti di monitoraggio geologico e valutazione dei costi;

5. Progetto di qualche caso pilota di consolidamento geologico e valutazione dei costi;

6. Definizione di piani di gestione delle emergenze in caso di disastri naturali.

Sottoprogetto 2

Valorizzazione del paesaggio, degli insediamenti rurali e dei beni culturali minori

7.   Salvaguardia delle specie animali e dei biotipi vegetali;

8.   Analisi dello stato di conservazione degli insediamenti rurali tipici del territorio;

9.     Analisi dello stato dei servizi esistenti per le popolazioni rurali;

10.  Mappatura dei beni culturali minori di potenziale interesse turistico;

11.  Progetto di consolidamento e recupero del tessuto rurale e dei beni culturali minori

Sottoprogetto 3

Accessibilità e sicurezza delle zone di interesse turistico, paesaggistico ed economico

12. Analisi dei sistemi di trasporto esistenti e dell’impatto sul territorio;

13. Analisi delle capacità ricettive e di accoglienza e della loro accessibilità;

14. Definizione di linee guida per lo sviluppo di un sistema di trasporto locale;

15. Progetto di sistemi innovativi di trasporto locale a basso impatto ambientale;

16. Potenziamento di piste ciclabili e percorsi per il tracking compresi tra posti di ristoro.

Sottoprogetto 4

Sviluppo economico e qualità della vita delle popolazioni rurali

17. Analisi delle potenzialità economiche.

18. Analisi delle potenzialità turistiche del territorio.

19. Individuazione delle linee di possibile sviluppo compatibile con l’ambiente.

20. Mappatura delle strutturali esistenti per le popolazioni locali (case, scuole, asili);

21. Progetto di interventi per migliorare tali strutture per qualche caso campione.

Sottoprogetto 5

Ripristino del ciclo del legno per l’assetto geologico e lo sviluppo economico

22. Valutazione dell’interesse geologico, ambientale ed economico del ciclo del legno;

23. Analisi dello stato attuale, dei possibili margini di sviluppo e dei costi;

24.  Definizione di linee guida per uno sviluppo compatibile con 1’ ambiente ed il territorio,

25.  Progetto di una serie organica di interventi finalizzati al potenziamento del Ciclo del Legno.

Progetti e sotto progetti da sviluppare in tutte le realtà montane italiane, allo scopo di attivare azioni coordinate finalizzate a:

         promuovere la valorizzazione delle risorse naturali utilizzando l’analisi territoriale ambientale per permettere agli enti locali di dotarsi della certificazione territoriale ambientale;

         incentivare le azioni necessarie per la tracciabilità totale dei prodotti montani e promuovendo forme di divulgazione degli ambienti montani certificati;

         difendere la tipicità dei prodotti agricoli delle zone montane, in particolare di quelli legati all’allevamento del bestiame, per favorire il mantenimento delle attività agricole nelle zone montane e la conservazione degli ambienti ad esse legati;

         qualificare i prodotti della selvicoltura, secondo i principi della eco-certificazione, per dare un vantaggio competitivo ai prodotti delle foreste montane italiane, gestite secondo tecniche selvicolturali vicine alla natura;

         mettere in atto azioni decise di rinaturalizzazione dei torrenti e dei fiumi alpini, in particolare garantendo adeguati spazi ai loro alvei e sufficienti aree di espansione in caso di piena;

         riconoscere la multifunzionalità delle aziende agricole di montagna, mettendo in atto azioni concrete di coinvolgimento degli agricoltori nella manutenzione del territorio secondo la positiva esperienza dei “presidi agricoli”;

         sostenere l’associazionismo forestale come strumento cardine per la gestione dei boschi privati, parte della foresta italiana finora più trascurata e che tanta parte potrebbe avere nel rilancio delle attività forestali nel Paese;

         sostenere la meccanizzazione delle attività forestali favorendo l’impiego delle tecnologie più avanzate ed aprendo finalmente la foresta italiana all’innovazione tecnologica  per abbattere i costi di utilizzazione e favorire una coltivazione diffusa dei boschi delle aree montane;

         favorire l’utilizzo del legno nell’edilizia, con azioni specifiche a favore delle abitazioni in legno, anche al fine di passivizzare la CO2;

         incentivare l’uso energetico del legno, soprattutto per la produzione di energia termica a piccola e media scala, favorendo processi di filiera a scala locale;

         valorizzare le altre fonti rinnovabili di energia, abbondanti nelle zone montane, puntando ad istituire “carbon-free areas”, aree pilota in cui le comunità locali si svincolano completamente dall’uso di fonti fossili, lasciando in loco tutta la ricchezza legata alla produzione ed alla distribuzione dell’energia.

Ettore Bonalberti

Venezia, 19 Maggio 2023

Quel guazzabuglio dell’animo dei democristiani

Sembra di combattere contro i mulini a vento anche per un don Chisciotte come me che ha assunto questo pseudonimo dal 1993, anno della fine politica della Democrazia Cristiana.

Dopo trent’anni di continue battaglie segnate dalla scomposizione progressiva del partito che aveva governato l’Italia per oltre quarant’anni ( 1948-1993) e la sua frantumazione nei mille rivoli della diaspora.

Sono nate tante piccole casematte che hanno spezzettato anche ciò che rimaneva della DC in periferia, alcune delle quali semplici aggregazioni di notabilati di alcune personalità interessate soprattutto a sopravvivere a destra o a sinistra nella lunga stagione di passaggio dalla Prima Repubblica e sino ai giorni nostri.

Un primo tentativo di ricomposizione era stato tentato con la Federazione DC e Popolari presieduta dall’On Peppino Gargani, che era stata avviata con un atto fondativo sottoscritto da una cinquantina di movimenti, associazioni, gruppi e partiti, con l’impegno di dar vita a un soggetto politico nuovo di centro alternativo alla destra nazionalista e sovranista e distinto e distante dalla sinistra alla ricerca della propria identità. Quel tentativo non ha potuto decollare per il NO degli amici Rotondi e Cesa e il debole appoggio di altri insieme ad alcuni errori di conduzione tattica mal digeriti da qualche autorevole sottoscrittore del patto.

Anche tra i presunti eredi della DC, anziché raggiungere la ricomposizione,la platea si è andata via via ampliando di sigle e di sedicenti segretari nazionali; ferma restando le ragioni legali di continuità giuridica della DC, nata dall’autoconvocazione del Consiglio nazionale del partito nel 2012, con l’elezione poi della segreteria di Gianni Fontana prima e di Renato Grassi dal 2018, al quale è succeduto al XX Congresso di quest’anno, Totò Cuffaro.

Il permanere del sistema elettorale largamente maggioritario del rosatellum, ha favorito i tatticismi dei soliti noti, interessati a garantirsi il posto al sole nelle liste della destra o della sinistra, sino a verificare l’egemonia della destra alle politiche del settembre 2022. Una destra che ha assunto per la prima volta dal 1948 la guida del governo del Paese. Questa nuova e per certi versi inedita situazione politica si incrocia con la prossima scadenza elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo. Una scadenza nella quale, finalmente, sarà vigente la legge elettorale proporzionale con preferenze, ossia una condizione che libererà la nostra area sociale e culturale dalla necessità di scegliere l’alleanza a destra o a sinistra.

Ecco perché da molto tempo continuo a sostenere il progetto della ricomposizione politica dell’area popolare, avendo consapevolezza che essa è caratterizzata dai “ cattolici della morale” e  dai “ cattolici del sociale” e, in definitiva, dalle tre culture che hanno segnato profondamente la sua storia: quella dei cattolici democratici, dei cattolici liberali e dei cristiano sociali. I primi, sulla base del documento approvato al Parco dei Principi, hanno dato vita al gruppo “ Tempi Nuovi-Popolari Uniti”, così come è sorto il movimento di Iniziativa Popolare coordinato da Mario Tassone e ben strutturato è pure il movimento-partito “ Insieme” guidato da Giancarlo Infante. Anche il sen Ivo Tarolli ha dato vita con alcuni amici al movimento “ Piattaforma Popolare 2024”.

Iniziativa Popolare è sorta sulla base della condivisione di un documento politico Bonalberti-Fiori-Tassone-Tucciariello che si pone l’obiettivo della ricomposizione politica dell’area cattolica, come affermato nel convegno del 13 Maggio scorso a Roma al teatro parrocchiale di San Lorenzo in Lucina.  Sono subito emersi i primi distinguo e da qualcuno la volontà di proseguire in solitaria un’avventura che, in quelle condizioni, può solo votarsi all’ennesimo suicidio politico. Alle elezioni europee servirà raggiungere una soglia minima pari a quasi  quattro milioni di voti. Un’ipotesi già difficilissima se condotta con una lista unitaria, ma che diventerebbe impossibile e del tutto velleitaria se fosse condotta con liste separate.

Se qualcuno pensasse di conservare le vecchie etichette o di ricostituire consumate esperienze ( Margherita 2.0?!) sperando di essere attrattivi per l’intera area, temo sia fuori strada. Salvo che lo stesso non predichi bene e razzoli male, simulando l’unità e dissimulando la ricerca più sicura in qualche lista della destra o della sinistra, è evidente che l’unica strada ragionevole percorribile sia quella della formazione di una lista unitaria rappresentativa delle diverse anime dell’ampia, articolata e complessa realtà sociale e culturale cattolica popolare.

Siamo chiamati tutti, comunque, a un grande senso di responsabilità e a usare pazienza e tolleranza, coerenti con l’insegnamento degasperiano dettato al Congresso DC di Venezia (1949): solo se uniti saremo forti e se siamo forti saremo liberi…”.

Ettore Bonalberti

Venezia, 17 Maggio 2023

Intervento di Ettore Bonalberti

Convegno di Iniziativa Popolare

Roma- Teatro parrocchiale di San Lorenzo in Lucina

13 Maggio 2023

Abbiamo raccolto un’esigenza diffusa: superare la nostra “Demodissea”, la diaspora che ci ha divisi per oltre trent’anni ( 1993-2023) e per offrire al Paese il contributo politico culturale dei cattolici, come è avvenuto nelle svolte decisive della nostra storia: dalla Rerum Novarum al PPI, dalla Quadragesimo Anno alla DC di De Gasperi alle ultime encicliche sociali di Papa San Giovanni XXIII, San Paolo VI, San Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco.

Basta con le divisioni vogliamo favorire la ricomposizione della nostra area, tra i cattolici della morale  e cattolici del  sociale; vogliamo costruire la nuova casa comune dei cattolici democratici, dei cattolici liberali e dei cristiano sociali.

Vogliamo partire dalla base, nei territori, dove sollecitiamo l’avvio di comitati civico popolari di partecipazione democratica nei quali favorire finalmente il dialogo tra le diverse componenti presenti, accomunate nella difesa dei principi della dottrina sociale cristiana e dei valori costituzionali dei padri fondatori, come i nostri De Gasperi, Dossetti, Mortati, La Pira. Moro, Gonella.

Intendiamo concorrere alla costruzione di un centro politico nuovo: alternativo alla destra nazionalista e sovranista e distinto e distante da una sinistra che, con la segreteria Schlein ha assunto i caratteri definitivi annunciati dal prof Del Noce di “ un partito radicale di massa”.

Con Mario Tassone e Pasquale Tucciariello siamo solo i catalizzatori di  avvio di un processo che vede coinvolti gli amici della DC di Cuffaro-Grassi,  di Giovanardi con i cattolici liberali, di Insieme con Infante, dei Popolari D’Ubaldo, Merlo, ma i veri protagonisti dovrete essere tutti voi, ciascuno di voi nelle vostre realtà territoriali, nei quali deciderete democraticamente la nuova classe dirigente . Un’assemblea costituente che pensiamo si possa organizzare per l’autunno prossimo, servirà a definire, sulla base degli orientamenti di programma che emergeranno dal confronto della base, il programma politico di Iniziativa Popolare e la guida politica della stessa.

Alcune priorità sul piano istituzionale: NO al presidenzialismo, ma SI alla repubblica parlamentare. Siamo sempre stati favorevoli al sistema istituzionale del cancellierato tedesco che, però, presuppone: legge elettorale proporzionale con sbarramento e sfiducia costruttiva; organizzazione dello Stato di tipo federale e, soprattutto, l’esistenza di partiti, nei quali sia applicato l’art.49 della Costituzione. Alcuni di questi, figli della “rivoluzione passiva” del 1993, mantengono la natura di partito- azienda e/o personalistici, per cui credo si aprirà una duro confronto per il quale, come già facemmo contro la “deforma costituzionale renziana”, i DC e i Popolari dovranno organizzare il comitato per il NO al presidenzialismo da sviluppare in tutte le sedi territoriali.

Difesa del lavoro, dei salari, di una sanità pubblica più efficiente, attenzione alla grave emergenza climatica che ci permetta di superare l’aforisma di Longanesi: Italia, paese di inaugurazioni e non di manutenzioni. Riforma fiscale che garantisca finalmente quanto stabilito dalla Costituzione, dicendo Stop a un sistema che si regge sul contributo prevalente e determinante dei lavoratori dipendenti pubblici e privati e dei pensionati.

Una politica economico finanziaria, che, seguendo quanto la DC seppe garantire per tutto il tempo del suo governo con la direzione della Banca d’Italia di Guido Carli, comporti: il ritorno alla legge bancaria del 1936, che stabiliva la netta distinzione tra banche di prestito e banche di speculazione finanziaria. Distinzione, superata la quale, si è dato via libera al dominio dei poteri finanziari che hanno subordinato l’economia reale ai loro interessi e la stessa politica a un ruolo sussidiario ancillare.

A Venezia, con l’avvio del comitato civico popolare  di partecipazione democratica, stiamo organizzando con gli amici di World-Lab un modello sperimentale di economia solidale, un progetto di  metapolitica che intende tradurre nella città dell’uomo gli orientamenti pastorali della dottrina sociale cristiana. Di esso forniremo a chi fosse interessato tutte le informazioni più precise.

Cari amici, dal 2012 sono passati più di dieci anni nei quali, come “medici scalzi”, le abbiamo tentate quasi tutte. Ora si tratta di rimboccarci le maniche, avendo come obiettivi immediati: la difesa della repubblica parlamentare e la preparazione di una lista unitaria di Iniziativa Popolare per le prossime elezioni europee.

Dipenderà dall’impegno di ciascuno di noi far sì che, ancora una volta i cattolici italiani, possano contribuire  da protagonisti e non da paria della destra o della sinistra alla difesa e allo sviluppo della democrazia italiana.

Roma, 13 Maggio 2023

Indicazione unanime per l’unità dei DC e Popolari

L’assemblea di Iniziativa Popolare riunitasi a Roma il 13 maggio 2023 presso il teatro parrocchiale di San Lorenzo in Lucina ,sentiti gli esponenti dei gruppi e movimenti partecipanti, all’unanimità ha deciso di dare mandato ai rappresentanti dei diversi gruppi di costituire un’associazione per concordare :  

a) la nascita di una formazione politica unitaria dell’aria popolare: cattolico democratica, liberale e Cristiano sociale;

 b) di attivare i gruppi unitari di base per la partecipazione democratica delle realtà popolari esistenti a livello territoriale;

 c) il programma politico secondo i principi della dottrina sociale Cristiana e dei valori costituzionali per offrire una nuova speranza al Paese;

 d) di eleggere democraticamente dai comitati di base i delegati dell’assemblea costituente del nuovo partito che sarà convocata in autunno;

 e) il nome e il simbolo del nuovo partito che parteciperà unitariamente alle prossime elezioni europee in sintonia con il PPE.

 Allo stato attuale il coordinamento organizzativo temporaneo dei gruppi politici viene affidato all’On Mario Tassone che ha presieduto l’odierno convegno

Roma 13 maggio 2023

Ancora sul caso MORO

Ho letto con interesse l’articolo di Lucio D’Ubaldo pubblicato l’8 Maggio su “Il Domani d’Italia” relativo al caso Moro (“ La verità sul caso Moro scuote la coscienza della nazione”). Una nota che allarga la visuale sulle circostanze e le motivazioni che potrebbero essere state alla base dell’assassinio del presidente della DC. Come ho avuto modo di scrivere all’autore ritengo, però, parziale la narrazione che, sin qui, si è fatta su uno degli episodi decisivi che portarono alla fine della DC, dei partiti che con essa avevano governato l’Italia per quasi trent’anni e della stessa “prima repubblica”.

Credo sia giunto il tempo di considerare le questioni economiche che concorsero in maniera, io credo, decisiva a quell’azione eversiva di “attacco al cuore dello Stato”. Aldo Moro, infatti, stava ledendo con la sua zione politica gli interessi delle grandi famiglie luterane di origine tedesco orientali ( Rothshild/ Rockfeller/J.P. Morgan) di cui Kissinger è membro e rappresentante, dato che intendeva:

-cancellare con un colpo di penna, senza pagarlo, il debito di guerra del Tesoro italiano verso le banche (Casse di Risparmio) controllate dai Rothshild/ Rockfeller (J.P. Morgan).  Alla sua morte infatti il debito del Tesoro verso le Casse  di Risparmio non fu più cancellato con un colpo di penna, produce tuttora interessi; 

-stampare con le BIN (banche d’interesse nazionale che erano pubbliche) una prima tranche di 5 miliardi di euro di banconote cartacee da 500 lire  per finanziare le opere pubbliche.  Alla sua morte infatti le 500 lire in banconote cartacee non furono stampate dalle BIN;  

-non voleva inoltre che Banca d’Italia fosse estromessa dall’acquisto dei titoli di Stato che rimanevano venduti , 

Alla sua morte, infatti, Banca d’Italia fu estromessa dall’acquisto dei BTP rimasti invenduti, l’Italia cedette al ricatto dei Rothshild/ Rockfeller   ” se vuoi  che ti compri i titoli di stato rimasti invenduti, pagami interessi”. 

Sarebbe utile che questa tesi fosse meglio studiata e approfondita dai media che, ahimè, subiscono lo stesso controllo diretto e indiretto che l’economia finanziaria esercita sull’economia reale e sulla stessa politica ridotta a un ruolo ancillare.

Più volte ho scritto, ricordando come nell’età della globalizzazione si sia superato, come ben argomenta il prof Zamagni, il principio del NOMA( Non Overlapping Magisteria) per cui: è l’economia finanziaria a prevalere sull’economia reale e sulla politica, evidenziando come una delle strade possibili da percorrere per ovviare strutturalmente al condizionamento, sia il ripristino della legge bancaria del 1936, reintroducendo la netta separazione tra banche di prestito e banche di speculazione finanziaria.

Moro ci tentò con i provvedimenti citati e, alla fine, ha pagato con la vita. Il governo della destra a guida di Giorgia Meloni sarà capace di tale coraggio? In fondo dovrebbe tornare ad applicare una legge che, su consiglio di Beneduce, Benito Mussolini adottò nel 1936, per rispondere alla grave crisi scoppiata negli USA e nel mondo dal 1929.

Fedeli all’impostazione che Guido Carli seppe sempre garantire alla Banca d’Italia, noi DC e Popolari dovremo tutti insieme richiedere questa scelta strategica di politica economica e finanziaria. Il ripristino della legge bancaria del 1936, con la separazione tra banche commerciali e banche speculative, vorrebbe dire riappropriarci della sovranità  monetaria,  sottratta all’Italia nel 1992/93 col d.lgs n. 481 del 14 Dicembre 1992 che abolì di soppiatto, dopo 56 anni, la separazione  bancaria; decreto emesso da Amato e Barucci e sottratta col Provvedimento di Banca d’Italia del 31 Luglio 1992, emesso da Lamberto Dini, con cui è stata modificata inspiegabilmente all’insaputa di tutti, non essendo,  né una legge , né un decreto legge , né un decreto legislativo, la contabilità di partita doppia del sistema bancario italiano; fatto che avrebbe consentito, a questi fondi speculatori , secondo alcuni autori,  una colossale miliardaria evasione fiscale (circa 1350 miliardi di euro evasi).

Ettore Bonalberti

Venezia, 8 Maggio 2023

Le ragioni della nostra iniziativa politica con il Convegno del prossimo 13 Maggio a Roma sono ben espresse nella nota allegata.. Alla sollecitazione degli amici a Roma, si dovrebbe far  partire in tutte le realtà locali, provinciali e regionali, la nascita di comitati civico popolari di partecipazione democratica, aperti a quanti si ritrovano nei principi e nei valori dei democratici cristiani e popolari e nella più vasta realtà cattolica: democratica, liberale e cristiano sociale. Sarà quello il luogo nel quale, democraticamente, si favorirà l’emergere della nuova classe dirigente.

GLI ASTENUTI MAGGIORANZA ASSOLUTA, IL TERZO POLO DISSOLTO, IL PD PARTITO GENDER, LA DESTRA DI GOVERNO CON UNA PROPOSTA DIVERSA E DISTINTA DAL NOSTRO PROGETTO SOCIALE. URGE LA RICOMPOSIZIONE DELL’AEREA DEL POPOLARISMO. SABATO 13 MAGGIO INCONTRO A ROMA.

Di Publio Fiori

Le ultime elezioni regionali (Lazio, Lombardia, Friuli) hanno confermato un dato significativo: la maggioranza assoluta degli aventi diritto al voto (55%-60%) si è astenuta, manifestando così, con un “silenzio assordante”, di non riconoscersi né nella Destra, né in questo Centro, né nella Sinistra.

I partiti hanno finto di non accorgersene limitandosi a discutere sulle percentuali ottenute.

Come anche la maggior parte dei commentatori politici che hanno ignorato il dato più significativo: dette percentuali sono calcolate sul numero dei votanti e non degli aventi diritto al voto.

Cioè un partito, ad esempio, che vanta il 30% dei consensi; questo 30% è sul 40% dei votanti e quindi è il 12%. Così il c.d. Centro di Renzi e Calenda che vantava circa l’8% in realtà ha ottenuto l’8% del 40% e cioè circa il 3%.

E così per tutti gli altri partiti.

La conseguenza è che, sempre ad esempio, una maggioranza del 50% rappresenta in realtà il 50% del 40% e quindi solo il 20%.

Questo dato ci costringe a due inevitabili considerazioni.

Innanzitutto una democrazia, che anziché guidata dalla maggioranza degli elettori (quelli aventi diritto al voto) lo è da parte di una modesta minoranza, è una democrazia “malata” che potrebbe accingersi a svolte riformistiche preoccupanti dove il consenso della gente conti meno e dove il voto così ridotto sia suscettibile di essere soggiogato da suggestive tentazioni leaderistiche.

Poi è emerso chiaramente che il “Centro” (come dimostra la rottura tra Renzi e Calenda) non c’è perché manca un partito capace di interpretare e rappresentare quei cittadini che si riconoscono in un complesso di valori legati alla nostra storia, alla tradizione, all’etica; in una parola ai principi fondamentali della Costituzione dove sono forti i riferimenti al cattolicesimo politico e sociale.

Perché il “Centro” non è una nozione geografica di formale equidistanza opportunistica tra Destra e Sinistra, ma è una visione della società nella quale i cittadini si riconoscono perché esprime un alto progetto di convivenza civile che rispetta le attese della gente.

D’altra parte quando il 60% si astiene vuol dire che gli italiani non vogliono il bipolarismo che se non c’è nella società (come negli USA) non si può imporre con una legge.

A ciò si aggiunge la “mutazione” del PD che è passato dai “diritti sociali” ai c.d. “diritti civili”, con una rivoluzione antropologica in violazione dei diritti naturali dell’art. 2 della Costituzione (teoria Gender, demolizione delle differenze biologiche, transizione di genere, utero in affitto, aborto generalizzato anche in violazione della stessa legge 194/78, famiglia arcobaleno, eutanasia, figli con due padri o due madri, attacco alla genitorialità tradizionale).

Con una Destra di governo che non appare capace di interpretare i valori, le istanze e le attese del Mondo cattolico.

Il “Centro”, che sta in quel 60% di astensioni, attende che qualcuno (come fece Don Sturzo) si assuma il compito di riaggregare l’area del Cattolicesimo politico-sociale.

Ponendo fine all’arcipelago delle Democrazie Cristiane prive di sostanziale legittimazione politica, nonché agli scontri giudiziari che rivendicano in esclusiva la successione alla DC di De Gasperi.

E’ urgente avviare un processo di ricomposizione.

A tal fine sono necessarie due passaggi: un gesto di generosità di tutti questi segretari nazionali DC e una grande iniziativa politica che muovendo dai livelli locali colleghi tutti i partiti, i movimenti e i comitati di cattolici che spontaneamente si sono organizzati nei comuni per testimoniare la loro volontà di rilanciare il cattolicesimo politico.

Abbiamo, pertanto assunto l’iniziativa di promuovere per sabato 13 maggio a Roma un primo incontro aperto ai rappresentanti dei partiti, associazioni e comitati che si riconoscano nella tradizione del Popolarismo Sturziano e del Cattolicesimo politico-sociale.

Naturalmente l’invito è rivolto anche agli amici che ritrovandosi nel PD, anche alla luce delle recenti esternazioni della Schlein sentano l’imbarazzo di tale collocazione.

Chi è interessato è pregato di comunicarlo alle email indicate.

A presto e cari saluti.

Ettore Bonalberti (ettore@bonalberti.com)

Publio Fiori (fioripublio@gmail.com)

Mario Tassone (mario.tassone43@gmail.com)

Pasquale Tucciariello (pasqualetucciariello@libero.it)

La luna di miele del governo sta per finire

In carica dal 22 Ottobre 2022, alla vigilia del sesto mese, per il governo Meloni, la luna di miele sta per finire. Confermate le scelte fondamentali della politica estera italiana, tanto sul versante atlantico che europeo, la leader romana deve fare i conti quasi quotidianamente con le simpatie putiniane diffuse nella Lega e in alcuni settori del partito del Cavaliere, mentre permangono forti criticità con l’Unione europea sia per la politica immigratoria, che sul mancato OK all’avvio del MES, e, soprattutto, con i ritardi negli adempimenti collegati all’attuazione del PNRR. Su quest’ultimo punto la strada scelta dalla Meloni e dai suoi ministri sembra quella di attribuire la responsabilità ai procedenti governi, ma, come ha già avuto modo di intervenire l’On Tabacci in aula, e il prof Giavazzi con il suo articolo sul Corsera, non mancherà presto la dura replica di Mario Draghi che, a quel punto, sarà quanto mai influente e non solo sul piano della politica interna.

A me pare che l’On Meloni, al di là delle preoccupazioni che si temevano all’avvio del suo incarico, sia riuscita a tenere la barra dritta del governo, nel quale, semmai, suonano stonati molti degli interventi e degli atti di alcuni suoi ministri a partire dall’alleato concorrente Salvini che, da ministro dei Trasporti e delle Opere pubbliche, è l’espressione coerente dell’aforisma di Leo Longanesi ( “Italia Paese di inaugurazioni e non di manutenzioni”) vista la sua ben nota astensione dalla presenza al ministero, sostituita da una frequenza insolita a tutte le inaugurazioni e manifestazioni di propaganda politica, alla ricerca del consenso perduto. Ogni giorno che passa emerge netta la discrepanza tra le facili promesse elettorali e le decisioni concrete che il governo assume. Dagli annunciati “blocchi navali” all’impotenza assoluta, sino alle forti contraddizioni e malcelate responsabilità come nella tragedia di Cutro; ai limiti delle proposte di riforma fiscale con l’occhiolino agli evasori, sino all’impotenza sin qui espressa per quanto riguarda, ad esempio, la legge sulla concorrenza, senza la quale le risorse finanziarie del PNRR rischiano di diventare un miraggio.

Con concessioni balneari che rendono oltre 3 milioni all’anno e per le quali alcuni privati pagano 10.000 euro, o uso esclusivo di spiagge in Sardegna da super Hotel, al costo di 520 euro, attendiamo le decisioni nel merito del governo italiano. Sono in attesa anche gli organi comunitari che, come noi, non comprendono tale assurda situazione.

Immigrazione, fisco e giustizia sono alcuni dei settori nei quali emerge con più nettezza lo scarto tra quanto si era promesso in campagna elettorale e ciò che concretamente si riesce a decidere sul piano del governo, tenendo conto delle concrete situazioni e condizionamenti interni e internazionali in cui si deve operare.

Evidenziare tali criticità suscita una particolare reazione da ambienti e persone di area cattolica, già simpatizzanti se non addirittura votanti DC, che avendo scelto di sostenere col proprio voto le liste della destra, si trovano spiazzati, diventando aggressivi come quei soggetti che avendo perseguito un obiettivo, si ritrovano a vederlo sempre più appannato e lontano, cadendo, in tal modo, in un’ inevitabile frustrazione che, lungi dal portarli al silenzio regressivo, alimenta in loro un’aggressività, anche da parte di amici che consideravamo indenni da tali sentimenti.

Certo, se la denuncia dei limiti e delle difficoltà nell’azione di governo rientra a pieno titolo nella disponibilità di “un osservatore non partecipante”, non può certo essere la cifra di un’azione politica che intenda porsi in alternativa all’attuale maggioranza di destra del  governo a dominanza del partito di Giorgia Meloni. Un compito che spetta innanzi tutto ai partiti della sinistra e del terzo polo, mentre per noi cattolici di area democratica, liberale e cristiano sociale, sostanzialmente ininfluenti e assenti dal Parlamento, compete quello primario di impegno per la nostra ricomposizione politica. Dovremmo partire da ciò che Papa Francesco ha ricordato ai giovani  del “ Progetto Policoro” ricevuti in udienza nei giorni scorsi: “ oggi c’è bisogno di buona politica- oggi la politica non gode di ottima fama. Soprattutto fra i giovani. Perché vedono gli scandali, tante cose che tutti conosciamo. Le cause sono molteplici. Ma come non pensare alla corruzione, all’inefficienza, alla distanza dalla vita della gente?” Come dovremmo riflettere sulle parole del card Zuffi, presidente della CEI, pronunciate all’apertura del consiglio permanente della Conferenza Episcopale Italiana: “È davvero per tutti tempo di scelte coraggiose e non di opportunismi”. Perché siamo a “un preludio di primavera”, dopo l’“inverno” che ha connotato gli anni passati”. Parole che mi hanno fatto ricordare quelle che Don Luigi Sturzo espresse al congresso di Torino del PPI nel 1923, rivolgendosi a Cavazzoni e Tovini, pronti all’accordo con il fascismo, da lui definiti: “ foglie secche” di un albero che sarebbe rifiorito in una futura primavera.

E’ l’augurio che anche noi facciamo nostro, consapevoli che, in questa delicatissima fase della politica italiana ed europea, la nostra prima responsabilità sia quella di impegnarci a tutti i livelli, a Roma come nelle sedi territoriali di base, a favorire la ricomposizione politica della nostra area culturale e sociale, al fine di superare un forzato bipolarismo tra una destra a egemonia nazionalista e sovranista e una sinistra ridotta a partito radicale di massa.

Ettore Bonalberti

Venezia, 1 Aprile 2023

A proposito delle alleanze

Giorgio Merlo con la sua ultima nota su “Il domani d’Italia” (Il centro e le alleanze-tema non aggirabile), pone una questione cruciale, quale quella delle alleanze. Una questione che, tuttavia, posta in questa fase di ristrutturazione delle forze politiche e alla ricerca della nostra ricomposizione politica, rischia di creare più polemiche e divisioni che unità.

Esiste una parte rilevante dell’area cattolica democratica, liberale e cristiano sociale, che, sollecitata soprattutto dalla fedeltà ai valori, espressione di quella parte importante di amici che potremmo definire “cristiani della morale”, non accetterà mai una collaborazione con “un partito radicale di massa”, come quello che il PD ha assunto in via definitiva con la nuova segreteria di Elly Schlein.

Eppure questa parte di amici ed elettori di area ex DC e popolare è essenziale, se vogliamo ricomporre la nostra unità politica. Un’unità che non può che derivare dalla convivenza necessaria tra “cattolici della morale” e “ cattolici del sociale”, come sempre è stato nella lunga stagione di egemonia-dominio della DC.

Credo che premessa indispensabile per un rapporto non equivoco con questi amici, sia assumere come riferimento ideale e culturale l’idea che Alcide De Gasperi aveva del partito; la DC come “ partito di centro che guarda a sinistra”, formulata in un momento storico, dove il PCI di Togliatti era forma e  sostanza assai diversa da quella del PD attuale della Schlein.

Nell’attuale situazione politica, da molto tempo continuo a ritenere che compito dei DC e dei Popolari sia quello di concorrere alla formazione di un centro politico nuovo ampio e plurale: laico, democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, atlantista, alternativo alla destra nazionalista e sovranista, distinto e distante dalla sinistra, che è alla ricerca affannosa della propria identità, dopo i tanti sbandamenti subiti dopo la fine del PCI.

Le alleanze per noi possibili, caro Merlo, non potranno che essere fatte con quanti intendono difendere e attuare integralmente la Costituzione Repubblicana, dal rispetto dei principi fondamentali in essa contenuti, espressione del migliore compromesso etico, politico e culturale compiuto dai nostri padri costituenti come De Gasperi, Fanfani La Pira, Dossetti, Lazzati, Gonella e Aldo Moro, con i partiti, che con loro, posero le basi del nostro assetto costituzionale. Essenziale sarà trovare un accordo sulla legge elettorale, che per noi non potrà che essere di tipo proporzionale con sbarramento e preferenza unica, e su un progetto di politica economica e finanziaria in grado di rispettare il principio del primato della politica sulla finanza e sull’economia. Quel NOMA ( Non Overlapping Magisteriae) che richiede, in primis, il ritorno alla legge bancaria del 1936, sempre difesa dalla DC con Guido Carli alla guida di Banca d’Italia. Legge che garantiva la netta separazione tra banche di prestito e banche di speculazione finanziaria, il superamento della quale è all’origine di tutti i problemi di subordinazione dell’economia reale alla finanza, della politica ai poteri dominanti, e delle gravi crisi finanziarie che, con frequenza settennale, si ripetono dal 2008 in poi.

Credo che su queste due premesse fondamentali sia opportuno e necessario, non solo favorire il nostro progetto di ricomposizione politica, su basi non equivoche, ma anche, di individuare le alleanze più opportune indispensabili per assumere un ruolo non di mera testimonianza politica, ma di concreta azione di governo.

Pensare che tutto ciò possa nascere dall’alto, con metodo top down, per semplice accomodamento e compromesso di alcuni vertici, credo sarebbe miope ed errato, alla luce di ciò che abbiamo già sperimentato nel merito, nei lunghi anni della diaspora democristiana. Serve, certamente, una forte iniziativa dei responsabili nazionali dei diversi partiti e movimenti d’area che deve, però, esser sostenuta dal basso, con procedimento bottom up, come quello che, con i comitati civico popolari di partecipazione democratica, luoghi di incontro e di dialogo tra tutte le componenti ex DC e popolari presenti nei territori, sapremo favorire e  organizzare.

Ettore Bonalberti

Venezia, 22 Marzo 2023

Luciano Faraguti un autentico democratico cristiano

Sono trascorsi cinque anni dalla scomparsa di Luciano Faraguti, che è stato uno degli amici e colleghi di partito tra i più importanti della mia esperienza politica.

L’avevo conosciuto che non avevo vent’anni, lui di sette anni più vecchio di me, in quello che al tempo era un fisiologico ricambio nel Movimento  Giovanile della DC. Mi bastò il suo sguardo, sempre caratterizzato da una sottile ironia e quel buffetto datomi sulla guancia,  invitandomi a meglio attrezzarmi in fatto di abiti dei politici, quasi a predirmi una futura vita di parlamentare DC, che era nella prospettiva di quasi tutti i migliori giovani della Democrazia Cristiana.

La scelta della comune adesione alla corrente di Forze Nuove e la partecipazione al movimento aclista di Livio Labor, furono alla base di una militanza che ci vedrà impegnati  insieme per oltre quarant’anni; lui da parlamentare e, più avanti, da componente del governo, e, insieme a me, da membri del consiglio nazionale della DC sino alla fine politica del partito.

Quante battaglie abbiamo condotto nella DC, sempre a fianco di Carlo Donat Cattin; dalle prime  per il centro sinistra, alla  scelta del “preambolo”;  in alternativa al dominio demitiano del partito, e, più avanti, dopo la morte del leader piemontese, insieme a Franco Marini nella fase di nascita del PPI.

Donat Cattin aveva nei suoi confronti un atteggiamento di costante affezione, nel riconoscimento di una fedeltà e capacità di tattica politica senza uguali. Non a caso lo confermò per molti anni nella Direzione nazionale della DC, in rappresentanza della corrente di Forze Nuove.

Con l’avvio della lunga stagione della diaspora democristiana (1993-94), Faraguti mantenne sempre forte la sua fedeltà ai valori democratici cristiani e insieme iniziammo (2011) a dar vita al progetto di ricomposizione dell’area DC, con Publio Fiori, Lillo Mannino, Silvio Lega, Sergio Bindi e altri, sino all’elezione a segretario del partito, nel contestato XIX Congresso nazionale (2012), di Gianni Fontana.

Le nostre strade si divisero nella difficile mediazione per l’elezione della Presidente del Consiglio Nazionale del partito, di Ombretta Fumagalli Carulli, quando Faraguti non volle rinunciare alla candidatura del nostro comune amico e già compagno di corrente, il carissimo e compianto Ugo Grippo. Non venne però mai meno la nostra amicizia, consolidata dai lunghi anni di militanza nella corrente e della partecipazione di entrambi per quasi vent’anni nel Consiglio nazionale della DC, insieme alla sua amatissima compagna, Carla Tanzi.

Profonda era la sua capacità di analisi e di interpretazione degli avvenimenti politici, sempre svolte coerentemente alla nostra comune matrice cristiano sociale. Forte era la sua curiosità e il desiderio di approfondire con me i fatti che si succedevano dentro e fuori quell’area popolare di comune interesse di noi “DC non pentiti”.

Quante discussioni sui temi più vari: sociali, culturali e politici nei quali Faraguti apportava tutta la sua competenza. Spesso gli rimproveravo una certa ritrosia a scrivere i pensieri e i discorsi importanti che elaborava e che  teneva con persuasiva e appassionata oratoria. E’ mancata così la raccolta di una serie di contributi  scritti, che manterrebbero ancora oggi una loro validità, su alcuni temi essenziali della nostra vita politica.

Convinti assertori della DC, quale “ partito popolare, democratico e antifascista”, Luciano sarebbe ancor oggi in prima linea a sostegno di un progetto per la nostra ricomposizione politica, dopo quella fallita con la DC e della stessa Federazione Popolare dei DC, e ci conforterebbe col suo entusiasmo e una passione civile che gli proveniva dalle sue radici cattoliche e democratico cristiane dell’amata città di La Spezia. 

Caro Luciano, amico di tante battaglie politiche, mi manca il tuo affettuoso sorriso e il conforto dei tuoi suggerimenti, resta il ricordo indelebile di una testimonianza di vita, di pensiero e di azione politica di cui sarebbe così utile poter disporre in questa travagliata fase della nostra vicenda culturale, sociale, economica e politica dell’Italia e dell’Europa.

Ettore Bonalberti

Presidente ALEF (Associazione Liberi e Forti- www.alefpopolaritaliani.it )

Venezia, 13 Marzo 2023

Per l’unità politica dell’Area Popolare

Concorrere al progetto di ricomposizione dell’area popolare significa impegnarsi per costruire l’unità politica dei cattolici democratici, cattolici liberali e cristiano sociali, premessa indispensabile per dar vita al centro nuovo della politica italiana. Un centro ampio e plurale nel quale possano trovare cittadinanza le culture politiche che hanno fatto grande l’Italia e concorsero in maniera decisiva a costruire le fondamenta costituzionali della Repubblica.

Tale progetto può svilupparsi dalla scomposizione di ciò che ha caratterizzato la lunga stagione della seconda repubblica, quella che coincide con la dolorosa diaspora democristiana tuttora in atto ( 1993-2023). Una scomposizione che, da un lato, scuote il Partito Democratico, specie dopo la nuova leadership della Schlein, che conferma la profezia del Prof Del Noce che già connotò il PCI come: “ il partito radicale di massa” e, dall’altra, mette in movimento gruppi e persone dai partiti che, con diversa legittimità e fortuna, si posero il problema della rinascita politica della Democrazia Cristiana.

Così dal PD sono usciti diversi amici Popolari che non si riconoscono più in quel partito, sino all’autorevole denuncia dell’On Fioroni, mentre il duo Bindi-Castagnetti, ultimi dei mohicani dossettian-prodiani già DC, confermano la loro permanenza nel PD, da “ cattolici adulti”, aperti al relativismo etico prevalente di quel partito.

Con Fioroni, diversi amici che si rifanno al cattolicesimo democratico, come Sanza, Merlo, D’Ubaldo, Infante e altri, hanno avviato un serio processo di ricomposizione con l’incontro del Parco dei Principi e la sottoscrizione di un documento politico che indica una positiva strada di collaborazione. Un limite che, personalmente, mi sono permesso di evidenziare nella loro azione, è l’eccessiva apertura alla collaborazione col terzo polo di Calenza-Renzi, dato che da quei due partiti in via di unificazione, permane un’incomprensibile idiosincrasia anti DC da parte di Calenda, neo “azionista de noantri”. Come ho più volte scritto, per costruire un centro politico nuovo ampio e plurale, che non si riduca a un soggetto laico radicale destinato a un ruolo minoritario ininfluente nel Paese, serve costruire la più ampia unità politica dell’area popolare, identificando, oltre ai valori ideali di riferimento comuni, proposte programmatiche coerenti e condivise. Anticipare, come frequentemente appare in alcune prese di posizione degli amici, la questione delle alleanze, come scelta prioritaria, a me pare, cosa sbagliata e assai inopportuna. Una decisione che non facilita il processo di aggregazione, a mio parere del tutto prioritario. E’ questa la ragione per cui, denunciati i limiti dell’esperienza della DC, che dal 2011-12 ho contribuito al tentativo di rilanciare politicamente e che, oggi, sta vivendo un pericoloso sbandamento a destra, dopo le scelte operate alle recenti elezioni regionali in Sicilia, Lazio e Lombardia, con gli amici Fiori, Tassone, Tucciariello e Minisini, quest’ultimo direttore dell’Idea Popolare, la testata storica sturziana, abbiamo deciso di offrire un serio contributo al progetto di ricomposizione politica dell’area popolare, con Iniziativa Popolare e la sottoscrizione di un documento politico che, richiamandosi ai valori sturziani e degasperiani, indica alcune linee di programma che vorremmo discutere e approfondire con quanti sono interessati al progetto. Iniziativa Popolare è uno strumenti di dialogo e di riflessione, aperto al contributo della vasta area cattolica e laico popolare. Uno strumento tanto più efficiente ed efficace, se sarà sostenuto dall’adesione dei tanti comitati civico popolari di partecipazione democratica che intendiamo sviluppare nelle diverse realtà locali per attivare, con metodo democratico, l’emergere di una nuova classe dirigente dotata di passione civile, disponibile a tradurre nella città dell’uomo, con gli orientamenti pastorali della dottrina sociale della Chiesa, i valori fondanti della Costituzione Repubblicana.

Ettore Bonalberti

Venezia, 11 Marzo 2023

Il nostro contributo al progetto di unità politica dell’area popolare

Cari amici,                                                                                                                   

abbiamo deciso di rompere gli indugi per la ricomposizione dell’Area Popolare, viste le tante difficoltà e indecisioni registrate.                                                    

Intendiamo superare la fase delle federazioni e delle associazioni per puntare ad una vera riunificazione dell’arcipelago popolare con un nuovo soggetto (INIZIATIVA POPOLARE) sulla base del documento allegato, che naturalmente è una proposta suscettibile di modifiche e integrazioni.                                                                         

Il primo obiettivo è un Comitato formato dai rappresentanti di tutti i soggetti collettivi che aderiranno, che provvederà alla costituzione formale e alle norme (statuto) che dovranno regolare la vita del nuovo soggetto, con rigoroso rispetto dei principi di democrazia interna.                                                                                                  

Vorremmo organizzare un primo incontro informale a Roma ad Aprile per una mezza giornata (dalle 11 alle 18).                                                                              

Chi è interessato può rispondere a ettore@bonalberti.com e fioripublio@gmail.com.

Cordiali saluti                                                                                                                 

Ettore Bonalberti

Publio Fiori

Gemelli Vitaliano

Minisini Amedeo Massimo

Mario Tassone  

Pasquale Tucciariello                                                                                                                 

PER L’UNITA’ POLITICA DELL’AEREA POPOLARE

In un momento delicato della vita italiana, a 103 anni dall”Appello di don Luigi Sturzo ai “  Liberi e Forti”, donne, uomini, anziani e giovani che credono nei principi e nei valori della dottrina sociale della Chiesa e che ritengono doveroso e necessario impegnarsi politicamente per ridare una speranza alla politica italiana, chiedono a tutte le persone impegnate sul piano sociale, culturale e politico di area cattolico-democratica e cristiano- sociale di superare definitivamente la lunga e dolorosa stagione delle divisioni e di ritrovarsi uniti nell’area popolare italiana.

LA GRANDE TRADIZIONE STURZIANA E DE GASPERIANA CON LE ENCICLICHE SOCIALI

Siamo eredi della grande tradizione sturziana e degasperiana che ha rappresentato nella politica italiana uno straordinario fattore di progresso, permettendo al nostro Paese di trasformarsi da “terra povera” e di “dolorosa emigrazione” in un’area tra le più industrializzate del mondo.

Facciamo riferimento a principi e valori che si basano sul primato della Persona e della Famiglia e sulle realtà associative che, operando in ambito sociale, economico, culturale e politico, intendono continuare la nostra tradizionale “voglia di fare insieme”, anche ricorrendo agli strumenti più avanzati delle moderne tecnologie.

Intendiamo costruire un movimento di ampie convergenze, capace di superare antiche e nuove divisioni per ritrovare, nei valori del popolarismo le ragioni del nostro impegno politico. Intendiamo tradurre nella “città dell’uomo” gli orientamenti pastorali espressi dalle encicliche sociali della Chiesa: dalla “Rerum Novarum” alle “Caritas in veritate”, “Laudato SI” e “Fratelli tutti”. Esse sono le più credibili e avanzate risposte ai limiti della globalizzazione, che ha determinato il primato della finanza sull’economia e la riduzione della politica a un ruolo subordinato ai poteri finanziari dominanti.

L’EUROPA DEI VALORI

Siamo impegnati per la costruzione di un’Europa dei valori, unita, aperta, diversa e più umana, che tragga linfa vitale dalle sue radici cristiane e dalle libertà civili, all’interno della quale le peculiarità e le particolarità regionali e locali possano lavorare insieme per il benessere di Tutti.  Un’Europa che riaffermi il contrasto con ogni forma di totalitarismo e di aggressione, come l’ inaccettabile e disumana invasione russa in Ucraina dove l’Europa deve far sentire la sua voce per chiedere l’avvio immediato di un processo di pace, nel rispetto dei principi fondamentali del diritto internazionale così pesantemente violati.

Crediamo nel libero mercato e nella libera concorrenza che sono alla base di un “welfare” che sappia, però, coniugare e integrare in modo equilibrato libertà e responsabilità personali, sviluppo economico e solidarietà sociale. Siamo consapevoli dei limiti di un sistema capitalistico incapace di garantire l’obiettivo per noi irrinunciabile di “disoccupazione zero”, raggiungibile solo con una profonda trasformazione dell’attuale sistema e livello interno, europeo e internazionale secondo i principi del solidarismo cristiano e dell’economia civile.

Siamo contrari alla ideologia gender, alla carriera alias nelle scuole, al cambio di sesso per minori e all’opposizione alla libertà educativa dei genitori; e a tutte le politiche che assecondano i desideri, gli istinti, le mode contro il diritto naturale, anziché guidare la società secondo valori condivisi.

LA POLITICA FISCALE E DEL LAVORO

Intendiamo proporre e sviluppare un programma di politica attiva del lavoro non slegato da riforme fiscali e del cuneo contributivo. Riteniamo utile, sia per il gettito fiscale che per un forte segnale di giustizia sociale l’introduzione di un Tributo straordinario sui grandi patrimoni.

Poi l’inserimento di una pensione autonoma integrativa legata a quella previdenziale pubblica; uguaglianza contrattuale uomini-donne, pubblica e privata con contratti regionali e specialistici; governare le differenze fra imprese piccole e grandi; regime fiscale sulle plusvalenze delle grandi imprese; modello scolastico inclusivo performante il lavoro con libertà d’insegnamento; per certi aspetti tributari il lavoro del politico equiparato agli altri; diritti e doveri hanno lo stesso peso sociale e civile;

Perequazione delle pensioni; reddito sociale minimo alle famiglie dopo severi controlli sullo stato di bisogno e limitato nel tempo; lavori di pubblica utilità e servizio assistenza a chi percepisce un reddito vitale; ripristinare una scuola inclusiva con “l’educazione civica”; tariffe e canoni in base al reddito; sanità, scuola e lavoro uniche voci dello Stato (non delle macroregioni) che possono essere in rosso o possono creare debito pubblico; più controlli preventivi e a valle con più forze dell’ordine per strada e  in luoghi pubblici per un effettivo controllo del territorio.

LA GIUSTIZIA

Chiediamo una Giustizia a misura del cittadino e non del magistrato; veloce, certa, equa; separazione drastica delle carriere; autogoverno dei magistrati composto da più laici e meno togati; eliminare il legame fra politico e magistrato. Nessun rientro di carriera per chi fa il politico; sanzioni esemplari per fuga di notizie e veline di atti processuali di chiunque; carriere certificate con parametri pubblici; nuovo processo penale, carceri più vivibili, più sanzioni amministrative e servizi sociali al posto delle pene lievi, certezza assoluta e nessuna discrezionalità della sentenza definitiva per i reati gravi.

LE SFIDE DA AFFRONTARE: ECOLOGIA, POLITICA SOCIALE, RISANAMENTO TERRITORIALE, ACCOGLIENZA, FISCO.

La sfida che ci pone il nuovo scenario ambientale a livello planetario, richiede il nostro impegno per tradurre nella politica italiana ed europea gli orientamenti pastorali della “Laudato SI” partendo da una grande piano per sostenere la diffusione capillare delle nuove energie solari e fotovoltaiche e per la sistemazione idraulico forestale dell’Italia, “Paese di inaugurazioni e non di manutenzioni”.

Chiediamo al governo di predisporre un piano economico nazionale sociale-civile-vitale legato alla sussidiarietà attiva,  sociale, civile, sussidiaria ecologica ambientale; deve essere prioritaria in ogni esercizio e campo al posto di quella solo monetaria e  finanziaria; ritorno alla economia reale in certi settori, chiudere le delocalizzazioni d’imprese,  controllo e tassazione delle mega rendite finanziarie, dei titoli derivati e della gestione patrimoni e assicurazioni da reinvestire nel sociale con la transizione ecologica. 

 Serve predisporre un grande progetto integrato da più funzioni per i 2/3 del territorio italiano montano/collinare più vulnerabile, svantaggiato, difficile, abbandonato che può crollare a valle, ma anche premiato e autentico patrimonio culturale paesaggistico nazionale, che ha in se già milioni di posti di lavoro e fare in modo che ritornino gli occupati a fare impresa e servizi: dalle scuole ai pronto soccorsi, dalle regimazioni idrauliche all’antropologia di servizio.

Non ci sottraiamo all’esigenza di una politica dell’accoglienza che non si limiti a sollecitare l’Europa a fare la sua parte.

Perché siamo stati anche noi emigranti (negli anni tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 furono 20 milioni gli italiani che varcarono l’oceano per sfuggire alla fame e alla disoccupazione); e poi perché la nostra tradizione etica, religiosa e civile non ci consente di volgerci dall’altra parte.

QUALE PRIMATO DELLA POLITICA

Riconosciamo il primato della politica come momento di sintesi ideale e come luogo di rappresentanza reale dei bisogni diversi e diffusi; una politica che rifugga da inutili conflittualità personalistiche e di parte e che riassuma i valori del popolarismo inteso come diretta partecipazione della Persona-cittadino alla costituzione del suo futuro e dei suoi Figli

Siamo convinti assertori di un sistema elettorale proporzionale con preferenza unica, superando l’attuale sistema che ha sin qui prodotto frammentazione partitica e trasformismo parlamentare, riducendo il sistema a una contrapposizione forzata tra aggregazione elettorali incapaci di garantire efficace governabilità.

La politica non deve essere esclusivamente strumento per vincere le competizioni elettorali, ma deve agire per salvaguardare e costruire anche gli interessi delle generazioni future.

LA RICOMPOSIZIONE DELL’AREA POPOLARE: FINE DEL COMPROMESSO STORICO.

Viviamo l’autonomia locale come forma di massima libertà, esaltando la partecipazione responsabile nel rispetto del principio di sussidiarietà. Una sussidiarietà che deve riguardare non solo le istituzioni, ma anche il rapporto tra queste e la società civile: ciò che può fare meglio il cittadino, singolo o associato, non deve essere fatto dalle istituzioni pubbliche.

Senza alcuna nostalgia di un passato, pure carico di indiscutibili positività, crediamo sia giunto il momento di unire tutte le energie locali, provinciali, regionali e nazionali, affinché la nostra cultura politica torni ad essere rappresentata nelle istituzioni italiane e europee.

In una chiara posizione autonoma e di Centro, distinta sia dalla Destra che dalla Sinistra, per la diversità e l’inconciliabilità dei valori di riferimento.

Un’azione capillare di promozione del dibattito culturale e politico su tutto il territorio nazionale sarà attivata per favorire la più ampia partecipazione dei cittadini e delle associazioni che intendono dare il loro fattivo contributo per la ricomposizione politica dell’area popolare.

Ben consapevoli che la linea politica adottata dal PD con la nuova Segreteria, con l’esaltazione dei c.d. diritti civili  (espressione di permissivismo, relativismo ed egoismi) rompe definitivamente con la strategia di Gramsci, Togliatti e Berlinguer fondata sull’intesa con i cattolici nel rispetto dei nostri valori.

Firmato da: (ordine alfabetico dei sottoscrittori)

Bonalberti Ettore

Fiori Publio

Gemelli Vitaliano

Mario Tassone

Pasquale Tucciariello

PER L’UNITA’ POLITICA DELL’AEREA POPOLARE

In un momento delicato della vita italiana, a 103 anni dall”Appello di don Luigi Sturzo ai “  Liberi e Forti”, donne, uomini, anziani e giovani che credono nei principi e nei valori della dottrina sociale della Chiesa e che ritengono doveroso e necessario impegnarsi politicamente per ridare una speranza alla politica italiana, chiedono a tutte le persone impegnate sul piano sociale, culturale e politico di area cattolico-democratica e cristiano- sociale di superare definitivamente la lunga e dolorosa stagione delle divisioni e di ritrovarsi uniti nell’area popolare italiana.

LA GRANDE TRADIZIONE STURZIANA E DE GASPERIANA CON LE ENCICLICHE SOCIALI

Siamo eredi della grande tradizione sturziana e degasperiana che ha rappresentato nella politica italiana uno straordinario fattore di progresso, permettendo al nostro Paese di trasformarsi da “terra povera” e di “dolorosa emigrazione” in un’area tra le più industrializzate del mondo.

Facciamo riferimento a principi e valori che si basano sul primato della Persona e della Famiglia e sulle realtà associative che, operando in ambito sociale, economico, culturale e politico, intendono continuare la nostra tradizionale “voglia di fare insieme”, anche ricorrendo agli strumenti più avanzati delle moderne tecnologie.

Intendiamo costruire un movimento di ampie convergenze, capace di superare antiche e nuove divisioni per ritrovare, nei valori del popolarismo le ragioni del nostro impegno politico. Intendiamo tradurre nella “città dell’uomo” gli orientamenti pastorali espressi dalle encicliche sociali della Chiesa: dalla “Rerum Novarum” alle “Caritas in veritate”, “Laudato SI” e “Fratelli tutti”. Esse sono le più credibili e avanzate risposte ai limiti della globalizzazione, che ha determinato il primato della finanza sull’economia e la riduzione della politica a un ruolo subordinato ai poteri finanziari dominanti.

L’EUROPA DEI VALORI

Siamo impegnati per la costruzione di un’Europa dei valori, unita, aperta, diversa e più umana, che tragga linfa vitale dalle sue radici cristiane e dalle libertà civili, all’interno della quale le peculiarità e le particolarità regionali e locali possano lavorare insieme per il benessere di Tutti.  Un’Europa che riaffermi il contrasto con ogni forma di totalitarismo e di aggressione, come l’ inaccettabile e disumana invasione russa in Ucraina dove l’Europa deve far sentire la sua voce per chiedere l’avvio immediato di un processo di pace, nel rispetto dei principi fondamentali del diritto internazionale così pesantemente violati.

Crediamo nel libero mercato e nella libera concorrenza che sono alla base di un “welfare” che sappia, però, coniugare e integrare in modo equilibrato libertà e responsabilità personali, sviluppo economico e solidarietà sociale. Siamo consapevoli dei limiti di un sistema capitalistico incapace di garantire l’obiettivo per noi irrinunciabile di “disoccupazione zero”, raggiungibile solo con una profonda trasformazione dell’attuale sistema e livello interno, europeo e internazionale secondo i principi del solidarismo cristiano e dell’economia civile.

Siamo contrari alla ideologia gender, alla carriera alias nelle scuole, al cambio di sesso per minori e all’opposizione alla libertà educativa dei genitori; e a tutte le politiche che assecondano i desideri, gli istinti, le mode contro il diritto naturale, anziché guidare la società secondo valori condivisi.

LA POLITICA FISCALE E DEL LAVORO

Intendiamo proporre e sviluppare un programma di politica attiva del lavoro non slegato da riforme fiscali e del cuneo contributivo. Riteniamo utile, sia per il gettito fiscale che per un forte segnale di giustizia sociale l’introduzione di un Tributo straordinario sui grandi patrimoni.

Poi l’inserimento di una pensione autonoma integrativa legata a quella previdenziale pubblica; uguaglianza contrattuale uomini-donne, pubblica e privata con contratti regionali e specialistici; governare le differenze fra imprese piccole e grandi; regime fiscale sulle plusvalenze delle grandi imprese; modello scolastico inclusivo performante il lavoro con libertà d’insegnamento; per certi aspetti tributari il lavoro del politico equiparato agli altri; diritti e doveri hanno lo stesso peso sociale e civile;

Perequazione delle pensioni; reddito sociale minimo alle famiglie dopo severi controlli sullo stato di bisogno e limitato nel tempo; lavori di pubblica utilità e servizio assistenza a chi percepisce un reddito vitale; ripristinare una scuola inclusiva con “l’educazione civica”; tariffe e canoni in base al reddito; sanità, scuola e lavoro uniche voci dello Stato (non delle macroregioni) che possono essere in rosso o possono creare debito pubblico; più controlli preventivi e a valle con più forze dell’ordine per strada e  in luoghi pubblici per un effettivo controllo del territorio.

LA GIUSTIZIA

Chiediamo una Giustizia a misura del cittadino e non del magistrato; veloce, certa, equa; separazione drastica delle carriere; autogoverno dei magistrati composto da più laici e meno togati; eliminare il legame fra politico e magistrato. Nessun rientro di carriera per chi fa il politico; sanzioni esemplari per fuga di notizie e veline di atti processuali di chiunque; carriere certificate con parametri pubblici; nuovo processo penale, carceri più vivibili, più sanzioni amministrative e servizi sociali al posto delle pene lievi, certezza assoluta e nessuna discrezionalità della sentenza definitiva per i reati gravi.

LE SFIDE DA AFFRONTARE: ECOLOGIA, POLITICA SOCIALE, RISANAMENTO TERRITORIALE, ACCOGLIENZA, FISCO.

La sfida che ci pone il nuovo scenario ambientale a livello planetario, richiede il nostro impegno per tradurre nella politica italiana ed europea gli orientamenti pastorali della “Laudato SI” partendo da una grande piano per sostenere la diffusione capillare delle nuove energie solari e fotovoltaiche e per la sistemazione idraulico forestale dell’Italia, “Paese di inaugurazioni e non di manutenzioni”.

Chiediamo al governo di predisporre un piano economico nazionale sociale-civile-vitale legato alla sussidiarietà attiva,  sociale, civile, sussidiaria ecologica ambientale; deve essere prioritaria in ogni esercizio e campo al posto di quella solo monetaria e  finanziaria; ritorno alla economia reale in certi settori, chiudere le delocalizzazioni d’imprese,  controllo e tassazione delle mega rendite finanziarie, dei titoli derivati e della gestione patrimoni e assicurazioni da reinvestire nel sociale con la transizione ecologica. 

 Serve predisporre un grande progetto integrato da più funzioni per i 2/3 del territorio italiano montano/collinare più vulnerabile, svantaggiato, difficile, abbandonato che può crollare a valle, ma anche premiato e autentico patrimonio culturale paesaggistico nazionale, che ha in se già milioni di posti di lavoro e fare in modo che ritornino gli occupati a fare impresa e servizi: dalle scuole ai pronto soccorsi, dalle regimazioni idrauliche all’antropologia di servizio.

Non ci sottraiamo all’esigenza di una politica dell’accoglienza che non si limiti a sollecitare l’Europa a fare la sua parte.

Perché siamo stati anche noi emigranti (negli anni tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 furono 20 milioni gli italiani che varcarono l’oceano per sfuggire alla fame e alla disoccupazione); e poi perché la nostra tradizione etica, religiosa e civile non ci consente di volgerci dall’altra parte.

QUALE PRIMATO DELLA POLITICA

Riconosciamo il primato della politica come momento di sintesi ideale e come luogo di rappresentanza reale dei bisogni diversi e diffusi; una politica che rifugga da inutili conflittualità personalistiche e di parte e che riassuma i valori del popolarismo inteso come diretta partecipazione della Persona-cittadino alla costituzione del suo futuro e dei suoi Figli

Siamo convinti assertori di un sistema elettorale proporzionale con preferenza unica, superando l’attuale sistema che ha sin qui prodotto frammentazione partitica e trasformismo parlamentare, riducendo il sistema a una contrapposizione forzata tra aggregazione elettorali incapaci di garantire efficace governabilità.

La politica non deve essere esclusivamente strumento per vincere le competizioni elettorali, ma deve agire per salvaguardare e costruire anche gli interessi delle generazioni future.

LA RICOMPOSIZIONE DELL’AREA POPOLARE: FINE DEL COMPROMESSO STORICO.

Viviamo l’autonomia locale come forma di massima libertà, esaltando la partecipazione responsabile nel rispetto del principio di sussidiarietà. Una sussidiarietà che deve riguardare non solo le istituzioni, ma anche il rapporto tra queste e la società civile: ciò che può fare meglio il cittadino, singolo o associato, non deve essere fatto dalle istituzioni pubbliche.

Senza alcuna nostalgia di un passato, pure carico di indiscutibili positività, crediamo sia giunto il momento di unire tutte le energie locali, provinciali, regionali e nazionali, affinché la nostra cultura politica torni ad essere rappresentata nelle istituzioni italiane e europee.

In una chiara posizione autonoma e di Centro, distinta sia dalla Destra che dalla Sinistra, per la diversità e l’inconciliabilità dei valori di riferimento.

Un’azione capillare di promozione del dibattito culturale e politico su tutto il territorio nazionale sarà attivata per favorire la più ampia partecipazione dei cittadini e delle associazioni che intendono dare il loro fattivo contributo per la ricomposizione politica dell’area popolare.

Ben consapevoli che la linea politica adottata dal PD con la nuova Segreteria, con l’esaltazione dei c.d. diritti civili  (espressione di permissivismo, relativismo ed egoismi) rompe definitivamente con la strategia di Gramsci, Togliatti e Berlinguer fondata sull’intesa con i cattolici nel rispetto dei nostri valori.

Firmato da: (ordine alfabetico dei sottoscrittori)

Bonalberti Ettore

Fiori Publio

Mario Tassone

Pasquale Tucciariello

Ora o mai più

L’assemblea del 25 Febbraio al Parco dei Principi è stata una tappa importante nel processo di ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale. Dopo quasi trent’anni della diaspora democristiana (1993-2023) si sono riuniti amici che, in quella dolorosa stagione politica, hanno vissuto esperienze di divisione e  contrapposizione.

E’ evidente che il progetto potrà svilupparsi, solo se dalla base si costruiranno le condizioni politico organizzative per il ricongiungimento delle diverse componenti presenti in sede territoriale della nostra area. Non esistono scorciatoie o strade privilegiate, al di fuori di quelle che possono e devono nascere dalle nostre realtà locali.

E’ evidente che l’obiettivo più vicino sia quello di costituire una lista unitaria di area popolare alle prossime elezioni europee. Un obiettivo che non deve, tuttavia, farci correre il rischio di passaggi frettolosi verso un Terzo polo ancora carico di contraddizioni e di pregiudizi, già dolorosamente sperimentati nelle recenti elezioni comunali romane e regionali.

Credo sia opportuno attendere come si evolverà il progetto del partito unitario del Terzo Polo tra Calenda e Renzi, avendo presente l’idiosincrasia verso i DC e i Popolari che, Calenda in particolare, ha sin qui dimostrato verso la nostra tradizione politico culturale.

I cattolici e il loro ruolo politico non è riducibile al surrogato di riduttiva ed errata interpretazione calendiana di un strano incidente della storia nazionale, avendo rappresentato il PPI, prima e la DC, per oltre  quarant’anni, alcune delle esperienze  politico parlamentari più importanti della fine dell’Italia liberale, con Sturzo prima e di tutta la storia repubblicana, con la DC di De Gasperi, Moro e dei loro eredi.

Noi a quelle tradizioni politiche vogliamo rifarci, derivandone i loro elementi migliori Ecco perché, prima di scelte affrettate di alleanze elettorali, intendiamo concorrere alla ricomposizione politica della nostra area. Una ricomposizione che dovrà costruirsi dalla base, attraverso l’avvio di comitati civico popolari di partecipazione democratica, strumenti in grado di facilitare il dialogo e il confronto tra le diverse realtà di base. Lì si raccoglieranno le attese della nostra gente alle quali corrispondere con efficaci proposte di programma. Lì si selezionerà la nuova classe dirigente, che non potrà essere scelta dall’alto per cooptazione, ma dalle procedure democratiche locali, sia per i ruoli del partito, che per le candidature. Certo il nuovo sistema della rete che è partito dal Parco dei Principi potrà favorire il progetto, ma guai se, come altre volte è già avvenuto in passato, fosse dal centro che si pensasse di definire, orientare e gestire questo originale e innovativo processo.

Prima, dunque, partendo dalla base, ricomponiamo tutto ciò che sia possibile e il documento del Parco dei Principi può costituire un punto di riferimento e di riconoscimento unitario quanto mai opportuno, e, poi, salendo con metodo democratico dalle realtà locali, provinciali e regionali, si potrà giungere a quell’assemblea costituente nazionale del nuovo soggetto politico di centro, ampio e plurale: democratico, popolare, ispirato dai valori della dottrina sociale della Chiesa, alternativo alla destra nazionalista e sovranista, distinto e distante dalla sinistra alla ricerca della propria identità.

Credo che per facilitare questo processo di ricomposizione sarebbe quanto mai utile e opportuna una riunione a Roma dei principali attori dei diversi movimenti e partiti che, sin qui, hanno tentato, seppur divisi, di organizzare le risorse sparse e divise presenti sul territorio. Un invito da rivolgere anche a coloro che, per scelta improvvida o disattenzione, non fossero stati invitati il 25 febbraio scorso. Sarebbe un segnale efficiente ed efficace per tutti gli amici in periferia. Una cosa è certa: il dado è tratto e stavolta o mai più. Avanti, allora tutti, da Liberi e Forti per il bene dell’Italia.

Ettore Bonalberti

Presidente ALEF ( Associazione Liberi e Forti- www.alefpopolaritaliani.it )

Venezia, 1 Marzo 2023 

Un’occasione da non perdere

Il convegno organizzato dagli amici di area popolare, Sabato 25 Febbraio scorso, all’Hotel Parco dei Principi a Roma, costituisce un passaggio fondamentale nel progetto di ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale. Un progetto che, da parte mia, perseguo da molto tempo, come ben sa chi segue le mie note pubblicate nella lunga e dolorosa stagione della diaspora post DC.

Trattasi di un’occasione da non perdere anche da parte degli amici della DC che, dal 2012, sono impegnati nel progetto di ricostruzione politica della DC, ossia per dare pratica attuazione alla sentenza n.25999 del 23.12.2010 della Cassazione, secondo cui: La DC non è mai stata giuridicamente sciolta.

Un progetto cui ho dato un contributo con tutte le mie forze in sede locale e nazionale, che si è, almeno per me, interrotto, dopo la deriva a destra assunta dal partito, come ben evidenziato dalle scelte regionali e nazionali nelle elezioni di Sicilia, Lazio e Lombardia.

Avevo scritto in un editoriale del 13 Gennaio scorso, che il partito della Meloni, Fratelli d’Italia, non è la nuova DC e che esistono enormi difficoltà di natura ideali e culturali che separano la nostra storia e tradizione politica da quella degli eredi del neofascismo almirantiano. Ho anche più volte sottolineato che scelte compiute a destra o a sinistra da parte della DC, avrebbero ridotto il partito al ruolo di ascaro reggicoda dei due partiti egemoni, nei quali, alla fine: “ è sempre il cane che muove la coda”.

Ciò che è avvenuto Sabato scorso con la relazione introduttiva di Giuseppe De Mita e ben sintetizzato nel documento finale che si allega, rappresenta il superamento di una lunga stagione di divisioni fomentate dai personalismi di quanti hanno privilegiato il loro “ particulare” politico all’interesse più generale di un’area che, scomparsa dalle istituzioni, sopravvive nella realtà delle molte frazionate espressioni sociali, culturali e politiche a livello locale e nazionale.

Quanto ha scritto l’On Fioroni oggi su Il Domani d’Italia è la presa d’atto della difficoltà/impossibilità per i Popolari di continuare a militare in un partito che, con la vittoria congressuale della Schlein, assume definitivamente il carattere profetizzato dal prof De Noce per il PCI/PD di “ partito radicale di massa”. Nulla a che spartire con la nostra tradizione politico culturale sturziana e degasperiana. Ecco perché, come è ben descritto nel documento finale, oggi esistono le condizioni per concorrere tutti insieme alla nostra ricomposizione politica partendo dai fondamentali sturziani che sono all’origine del nostro impegno politico.

A Venezia stiamo tentando di attivare il comitato civico popolare di partecipazione democratica, ossia lo strumento nel quale avviare il dialogo e il confronto tra le diverse espressioni della nostra area sociale, culturale e politica, premessa indispensabile per costruire il POP veneziano e regionale del Veneto.

Da vecchio “ DC non pentito”, osservatore non partecipante, ma non per questo estraneo o peggio, distante dalle vicende del partito in cui ho speso larga parte della mia stessa vita, mi permetto di suggerire a Grassi e amici di cogliere l’occasione offerta dal documento del Parco dei Principi e di sottoscriverlo con gli altri firmatari a nome di tutta la DC. Non si comprenderebbe l’eventuale assenza del partito che, più di altri, dal 2012 ha tentato il rilancio politico del partito di De Gasperi, Fanfani, Moro, Zaccagnini sino a De Mita, Forlani e Martinazzoli, per cui, superando ogni difficoltà, mi auguro che la DC  sappia compiere quella scelta che molti dei nostri iscritti ed elettori si attendono, ossia di concorrere al progetto di ricomposizione politica dopo la lunga e dolorosa stagione della diaspora democristiana.

Ettore Bonalberti

Venezia, 27 Febbraio 2023

Il documento di area popolare

Il susseguirsi di maggioranze parlamentari, di successi elettorali e di trionfi e cadute di leadership a forte impatto mediatico, non ha spostato l’orizzonte politico del paese e non ha ridotto il senso di insicurezza che attraversa la società italiana.

Crescono significativamente il livello di astensione al voto, la volatilità delle scelte elettorali, il senso di sfiducia nei partiti e in una certa misura verso le istituzioni democratiche della rappresentanza.

Eppure, nella pubblica opinione resiste la speranza dell’arrivo di qualcosa che sia allo stesso tempo nuovo e antico; innovativo e tradizionale; capace di riformare e attento a conservare: qualcosa che rivesta di novità la continuità.

Le opzioni tecnocratiche e populistiche, convergenti nel ritenere il popolo un oggetto e non il protagonista della vicenda democratica, si sono rapidamente trasformate da soluzione a problema delle democrazie.

In questo contesto e su queste basi di comune riflessione è maturata un’esigenza diffusa di ricomposizione del variegato universo politico di movimenti, associazioni, liste civiche e personalità, che si riconoscono nella comune radice culturale del popolarismo.

Ciò viene significativamente alla luce a 100 anni da quel congresso del Partito Popolare – simbolo di fedeltà ai valori democratici – che costò l’esilio a Luigi Sturzo

I problemi del presente impongono un impegno diretto nell’elaborazione e nell’azione concreta per senso di responsabilità storica e non per evocare una teoria del passato.

Nulla dice che questa condizione di incertezza preluda a facili successi, ma nulla impedisce di assumere l’impegno di offrire possibili soluzioni.

Il pluralismo delle diverse esperienze popolari avverte dunque necessario ricercare le forme più efficaci perché esse si esprimano in forme politicamente unitarie.

Pertanto, si è deciso di lavorare alla costruzione di una comune Piattaforma Popolare che raccolga i movimenti politici e associativi, le esperienze amministrative, sociali e culturali che trovano nel popolarismo la comune radice di pensiero.

Una Piattaforma Popolare che, conservando l’autonomia dei partecipanti, consenta la formazione di un riferimento unitario e organico che rappresenti anzitutto uno spazio di impegno culturale e quindi di elaborazione programmatica, con il chiaro obiettivo di favorire l’individuazione di scelte organizzative disponibili alle collaborazioni più ampie, inclusive ed efficaci sul piano politico.

Le prime firme (con relativi gruppi o associazioni)

Fioroni Giuseppe – Centro Studi Aldo Moro                     

Coordinamento nazionale “Insieme” (Infante Giancarlo, Mosti Eleonora, Cotta Maurizio)

De Mita Giuseppe – POP Popolari in rete

Amoruso Donato – Puglia in Movimento 

Arnone Vincenzo – POP Calabria 

Attaguile Francesco – POP Sicilia

Bazzoni Giacomo – I Popolari Brescia

Bertoli Danilo – Istituto Friulano per la storia del movimento politico dei cattolici

Binato Fabio – POP Veneto                                           

Burresi Pietro – Associazione Aldo Moro Siena 

Caprioli Nicola – Rete Bianca Bologna 

Cerciello Emanuel – POP Toscana

Ciambella Luisa – Per il bene comune Viterbo 

Clemente Sergio – AICS Foggia 

Dellai Lorenzo – Pop Trento

Di Giovanni Antonio – Fondazione Sturzo Caltagirone

Di Natale Graziano – La migliore Calabria

D’Ubaldo Lucio – Associazione Nazionale dei Democratici Cristiani

Fauttilli Federico – Città d’Europa

Gargani Giuseppe – Popolari per l’Europa

Ginoble Tommaso – Popolari per l’Abruzzo                              

Grassi Gero – Associazione Aldo Moro Bari

Grassi Giuseppe – Per il bene comune Roma                                               

Lebbro David – Campania Domani

Mauro Mario – Popolari per l’Italia

Mazzoni Erminia – POP Campania

Mennea Ruggero – Per il bene comune BAT

Merlo Giorgio – POP Piemonte

Molinari Giuseppe – Associazione Popolari Basilicata

Monda Dante – Rete Bianca Roma

Porzi Donatella – Per il bene comune Umbria

Rigoni Andrea – I Popolari Massa Carrara

Ruta Roberto – Per il bene comune Molise

Santi Aurelio – I Popolari Modena

Sanza Angelo – POP Popolari in rete

Tanzilli Alberto – Per il bene comune Roma

Tuccillo Francescomaria – Popoli e Polis                    

Valiante Simone – Per il bene comune Salerno

Vassallo Maurizio – Per il bene comune Rieti                                               

Venanzoni  Diego – Fare Centro Napoli

Visani Roberto – I Popolari Imola
Zucchetti Roberto – POP Lombardi

Per un’alternativa alla destra di governo

Siamo consapevoli che una reale alternativa politica alla destra di governo nazionalista e sovranista, oggi egemonizzata dal partito della Meloni, si può solo costruire con un’ampia alleanza tra un centro nuovo della politica e una sinistra che ritrovi, finalmente, la propria identità. Non esistono vie preferenziali o peggio scorciatoie tattiche, come quelle intraprese da alcuni amici  DC, che hanno scelto di assumere una funzione ancillare da ascari subordinati al partito della Meloni: in Sicilia con Cuffaro, e in Lombardia e nel Lazio, dove, con scarso successo, hanno appoggiato le liste guidate dai candidati di destra.

Proprio per questa deriva a destra della DC guidata da Renato Grassi, mi sono dimesso dall’incarico di vice segretario del partito, tornando al mio ruolo assunto fin dal 1993, di “ DC non pentito”, quello di un medico scalzo alla ricerca della ricomposizione politica dell’area popolare, cattolico democratica e cristiano sociale.

Un tentativo coraggioso è stato avviato con l’amico Peppino Gargani e la Federazione Popolare dei DC, messa in crisi dall’opposizione netta di Cesa e di Rotondi, organicamente collegati alla destra, e da quella indecisa dello stesso Grassi.

Ecco perché guardiamo con interesse a ciò che accade tra gli amici di Insieme di Giancarlo Infante, quelli di Ivo Tarolli e, soprattutto, con il progetto avviato da Giorgio Merlo, Angelo Sanza con Giuseppe De Mita, per la ricomposizione politica dell’area popolare.

Il prossimo 25 Febbraio si terrà l’incontro di questi amici per fare il punto della situazione. Incontro al quale desidero partecipare, presentando l’esperienza che abbiamo indicato a Venezia, con l’avvio del comitato  civico popolare di partecipazione democratica, nel quale vorremmo offrire alle diverse espressioni dell’area politico culturale veneziana, lo strumento per garantire il dialogo e il confronto necessario alla ricomposizione politica di questa vasta  e complessa area, divisa nella lunga stagione della diaspora DC ( 1993-2023).

E’ evidente che un’alternativa politica credibile alla destra nazionalista e sovranista, oggi egemone con la Meloni al governo del Paese, potrà nascere solo dall’alleanza tra le culture politiche che sono state alla base della formazione della Repubblica Italiana. Ciò comporta, da un lato, la definizione corretta dell’identità del PD, che potrà uscire dal loro prossimo congresso, e, dall’altra, dalla nascita del centro nuovo della politica italiana in grado di allearsi con quanti intendono difendere e attuare integralmente la Costituzione repubblicana, contro i tentativi già annunciati dalla destra di governo, come quello  della trasformazione della nostra Repubblica, da parlamentare, come la vollero i padri costituenti, a presidenziale.

Fallito l’esperimento della “Margherita” di confluire nei DS per dar vita al PD, nel quale, alla fine, per il prossimo congresso emergono due linee a confronto: quella di Bonaccini, più direttamente collegata alla tradizione dell’ex PCI e quella della Schlein, espressione coerente della natura trasformista assunta dal “neo partito radicale di massa”. Due linee entrambe ostili ed estranee a quella della tradizione dei Popolari che, con Marini e Castagnetti, decisero di sostenere quel progetto.

Anche ciò che accade al cosiddetto terzo polo, di Calenda e Renzi, in forte difficoltà dopo i risultati insoddisfacenti delle recenti elezioni regionali, è la dimostrazione dei limiti di un progetto che, per Calenda doveva rappresentare l’avvio di una sorta di federazione laico liberale repubblicana, che, ha finito con l’assumere i caratteri di una sorta di “ azionismo de noantri”, fortemente critico con tutto ciò che appartiene alla nostra tradizione politica DC e popolare, ossia quella stessa tradizione culturale e politica d’origine di Matteo Renzi.

Ecco perché per poter costruire una reale alternativa politica alla destra di governo, in attesa delle conclusioni cui perverrà il PD,  il nostro compito primario è quello di concorrere alla ricomposizione politica della nostra area cattolico democratica e cristiano sociale, premessa indispensabile per la costruzione del nuovo centro della politica italiana nel quale potranno ritrovarsi le storiche culture politiche che hanno fatto grande l’Italia: quella popolare, laico liberale, riformista socialista e repubblicana, in grado di allearsi con una sinistra forte della sua identità e disponibile a combattere per la difesa e completa attuazione della Costituzione, a partire, da quella della Repubblica parlamentare; per il ritorno alla legge proporzionale con preferenze e l’applicazione in tutti i partiti dell’art.49 della Costituzione. Il 25 Febbraio con gli amici di area popolare ci confronteremo, con la volontà di avviare un progetto finalmente decisivo per l’alternativa alla destra di governo, vincente, non se risulterà come l’ennesimo tentativo di  riunire  alcuni amici al vertice, ma solo se sarà sostenuto dai molti comitati civico popolari di partecipazione democratica che, come mi auguro a Venezia e nel Veneto, sorgeranno dalla base in tutto il Paese.

Ettore Bonalberti

Venezia, 20 Febbraio 2023

Nel 1991 fu l’On Publio Fiori a segnalarmi la sentenza della Cassazione n. 25999 del 23.12.2010 che poneva fine al lungo contenzioso fra i presunti eredi della DC, stabilendo in via definitiva che “ la DC non è mai stata sciolta”. Partì da quella notizia l’azione da me condotta per l’autoconvocazione del consiglio nazionale della DC storica, presieduto dall’On Rosa Russo Jervolino, azione che potei portare a compimento con l’aiuto decisivo dei compianti Onn. Silvio Lega e Clemente Darida. Da quel momento iniziarono pure i tentativi compiuti, nel 2012 con il XVIII Congresso nazionale della DC, che elesse alla segreteria nazionale del partito, Gianni Fontana e dell’Ottobre 2018, con   elezione di Renato Grassi da me sostenuta con totale solidarietà.

Ringrazio l’On Fiori che, ancora una volta promuove, con la riedizione dell’Idea Popolare, la storica testata giornalistica sturziana, il progetto di ricomposizione politica  dell’area popolare, come ben evidenziato nella nota trasmessami, che  pubblico assai volentieri sulla nostra rivista on line. Buona lettura

Ettore Bonalberti

Venezia, 15 Febbraio 2023

Publio Fiori: GLI ELETTORI STANNO ABBANDONANDO QUESTI PARTITI. RICOMPONIAMO L’AREA POPOLARE. LIBERA DA VINCOLI E SUDDITANZE.

“Sono maturi i tempi per una iniziativa che ispirandosi al popolarismo Sturziano ricomponga l’arcipelago democristiano e recuperi l’unità politica dei cattolici con un soggetto politico di centro, democratico, popolare, laico, riformista, europeista, alternativo alla sinistra smarrita e alla destra populista, inserito nel PPE”.

Lo ha dichiarato Publio Fiori a seguito della inquietante caduta della partecipazione elettorale.

“E’ evidente – ha proseguito Fiori – la disaffezione della gente che non si sente più rappresentata da questi partiti incapaci di una visione alta fondata su quei valori della Costituzione che rimangono inattuati o addirittura stravolti (diritti fondamentali, lavoro, famiglia, dignità della persona, partecipazione, solidarietà e sussidiarietà); partiti che anziché guidare secondo principi condivisi assecondano mode, istinti e pseudo diritti che violano la dignità delle persone e i diritti inviolabili dell’art. 2 della Costituzione.

E anche a causa di un bipolarismo imposto di fatto dalla legge elettorale ma che non corrisponde all’effettiva articolazione della nostra società.

“Ne emerge – ha continuato Fiori – una società globalizzata, nichilista, individualista, indifferente e assoggettata a un capitalismo finanziario che fa crescere differenze, povertà, disoccupazione, limitando gli spazi e la qualità della democrazia e rende necessario un profondo cambiamento con il recupero dei valori del popolarismo che, in antitesi al populismo, sono presenti nella nostra Costituzione”.

“Per questo obiettivo – ha detto ancora Fiori – sono già in atto molte iniziative: l’assemblea del 25 febbraio organizzata da Gargani e da Sanza, l’incontro tra Casini e Mastella, l’associazione realizzata da Ettore Bonalberti tra i gruppi DC del nord-est, gli innumerevoli partiti e comitati locali DC nati spontaneamente in tutta Italia, la riedizione dell’Idea Popolare (il periodico di don Sturzo) che ha organizzato per il 15 marzo una assemblea nazionale a Roma e le sollecitazioni della Gerarchia (Cardinali Parolin e Bassetti) nell’incontro “Ditelo dai tetti” del marzo 2022 dove è stato riaffermato il diritto-dovere dei cattolici all’impegno politico per una ‘politica migliore’ “.

“Naturalmente – ha concluso Fiori – questo tentativo deve puntare ad un soggetto del tutto autonomo e non opportunisticamente legato o peggio subalterno ad altri partiti che pur dichiarandosi di “Centro” nulla hanno in comune con la nostra Storia”.

Contributo al dibattito per la ricomposizione dell’area popolare

Prof Roberto Berveglieri

Questa mio pensiero potrebbe apparire come “la solitudine dei numeri primi”, ma è importante lanciare un messaggio per riportare il valore etico nella politica e nell’economia. Per questo mi rifaccio al profeta Michea, simbolo universale di tre punti indelebili, perché contemporanei in ogni società: “1. lotta contro i governanti e le caste del tempo che affamavano il popolo, e chiedeva che la giustizia venisse ripristinata; 2. egli ci porta la notizia di un grande cambiamento, che una volta all’anno la liturgia ci ricorda, cioè la nascita di Betlemme; 3. ci dà lo stesso segnale di Isaia, ‘il bene trionferà’, perché nello stesso tempo ci dice che radunerà attorno a se un gruppo di giusti, il bene vincerà, e si prenderà cura dei bisognosi”. Egli ci dà un messaggio, che è quello di metterci in gioco e parlare, promuovere quello che noi consideriamo il bene comune.

Dunque, il mio sforzo è trovare l’equilibrio tra il diritto (che è la scienza della esistenza regolata da norme giuridiche) e l’etica, che è la capacità di distinguere ciò che è giusto e ingiusto; perciò dobbiamo essere coraggiosi, aperti, esatti. E allora che dobbiamo dire.

In sostanza, metterci in gioco, e parlare di quello che si considera il bene comune.

Alcuni personaggi che sono contemporanei della società, i loro scritti sono datati, ma le intuizioni sono contemporanee. Prendiamo le quattro intuizioni di Sturzo: 1. La tensione etica; 2. La laicità; 3. Il bene comune; 4. Il coraggio di un riformismo operativo.

Ecco, io penso con voi di aggiungere non nozioni a quelle già tante volte chiaramente esposte, bensì la nota dell’esperienza vissuta, perché quando uno arriva a una certa età non ha più nemmeno la possibilità di fare un saggio di ricerca di idee nuove; ma fare una riflessione sulla storia, su quello che abbiamo vissuto. Quindi, le cose che io vi dirò non le ho prese dai libri, se non dal libro più importante che ciascuno ha in se. Conoscevo un bravo padre, il quale diceva che il più bel libro di lettura spirituale è spogliare la propria vita, e alle volte io ho pensato che avendo dedicato tutta la mia vita a studiare le questioni sociali e politiche, la dottrina sociale della Chiesa, gestire la pubblica amministrazione, forse sono in grado di dire come vedo io questa crisi terribile che stiamo vivendo. Quali sono le cause vere? Ma perché siamo arrivati a questo punto? Ed è possibile venirne fuori? E se è possibile venirne fuori, come? Con le risposte a queste domande noi potremmo girare l’Italia e avremmo risolto i problemi del paese. Il mio è un contributo sul quale poi, ciascuno potrà riflettere ed  essere più o meno d’accordo.

Comincerò col dire che la crisi che stiamo vivendo è una crisi del tutto anomala, straordinaria, non è comune, è una crisi che ha radici complesse di natura politica, di natura economica, di natura culturale; quindi, non si risolve soltanto sul piano dell’economia.

Permettete che ha modo di introduzione vi dica quello che io penso dell’Europa, perché poi questo mi aiuta a comprendere la crisi dell’Italia.

A mio modo di vedere, e date il valore che volete alle cose che vi dico, l’Europa è nata male, è nata con il peccato originale, perché è nata come comunità economica. Già il grande architetto dell’Europa, il francese Jean Monnet, una settimana prima di morire scriveva nel suo diario: “Se dovessimo cominciare di nuovo a costruire l’Europa io comincerei non dall’economia, ma dalla cultura, perché non si tratta di mettere intorno a un tavolo il più di Stato dell’Italia, della Francia, della Germania e di mettersi d’accordo sul mercato dell’acciaio. Ma si tratta di unire i popoli. Unire gli italiani, francesi e tedeschi è una questione culturale per l’Europa”.

I nostri padri fondatori, tutti bravi, e santi, come li conosciamo, Adenauer, De Gasperi e Schuman avevano il problema della pace. Non è possibile, come avvenuto per tutti i secoli anteriori al ventesimo, che in ogni secolo i popoli europei si sianodistrutti a vicenda con la guerra; e l’ultima guerra mondiale, così terribile, ci ha fatto capire che è necessario costruire la pace. Ma come potevano fare? Mettiamo in comune la produzione dell’acciaio con cui si fanno i cannoni, gli aeroplani le armi. Allora, se avremo un comune mercato dell’acciaio, avremo in mano l’elemento per garantire la pace; al tempo stesso quando poi si è scoperto l’atomo facciamo anche le Euratom, l’Unione Europea atomica per la protezione dalle radiazioni, e quindi garantire la pace. Ottima idea; e abbiamo avuto 70 anni di pace incredibili, nonostante alcuni focolai qua e là, ma abbiamo goduto di un periodo stupendo di pace.

Ma l’errore è stato l’aver cominciato con l’economia e aver messo l’accento sull’economia, che poi è diventata moneta unica, che poi è diventata dominio della finanza (mai avere un uomo della finanza o un banchiere alla guida del ministero dell’economia o del governo). E i popoli non si sono Uniti fra di loro, si sono uniti i governi, con risentimenti perché si è imposta una regola dura, non sforare l’equilibrio tra prodotto interno lordo è debito; con tutti i drammi che sono venuti fuori; basti pensare come è stata trattata la Grecia. Vedere un popolo ridotto a quella situazione di sofferenza sociale, di ingiustizia nel nome dell’economia (peggio finanza), che ha dettato la politica all’Europa è conseguenza del peccato originale; è il frutto del peccato originale, da cui si tenta di venir fuori. Quindi, le critiche che si fanno sono necessarie e buone.

Ma se io, politico, volessi rifondare l’Europa, fossi il rifondatore dell’Europa, di nuovo io comincerei dalla cultura.  Abbiamo un esempio di come si può costruire la casa comune?

Allora voi permettete che mi rifaccia a un’antica immagine che ormai da tanti anni ho usato soprattutto parlando agli studenti, ma anche a conferenze e convegni pubblici diversi.

Il problema della casa comune, che è il problema del XXI secolo: noi non possiamo costruire una società, un’Italia nuova del XXI secolo senza imparare quella che è la Regola fondamentale del mondo globalizzato“imparare a vivere Uniti, rispettandoci, diversi. Amici miei,questa è la regola cardine della costruzione della Nuova Europa, della nuova Italia, del nuovo mondo globalizzato. E allora l’esempio che portavo è molto banale ma rimane nell’immaginazione: è la costruzione di una casa. Quand’è che una nazione diventa Stato, diventa Popolo unito? Quando esiste una omogeneità di valori: il costume, la fede, l’arte, la lingua, che danno unità culturale a un popolo, che ha un suo territorio.

Quello che io direi nella costruzione della casa è la funzione delle fondamenta e del pavimento; non si può cominciare a costruire la casa dai muri o dal tetto. La casa si costruisce dalle fondamenta, e il fondamento della casa comune è la cultura di un popolo, sono i valori, il modo di parlare, l’arte, il costume, tutto quello che è anche ricchezza creatività, fede religiosa. Quando questo è omogeneo c’è il pavimento.

La cultura non rimane mai un discorso accademico, una tavola rotonda in televisione. La cultura si esprime sempre in Istituzioni che sono i muri della casa comune. Quindi le grandi leggi istituzioni che governano la casa comune: la magistratura, la scuola, la famiglia, il lavoro, la politica, la fede, sono i muri maestri della casa, che si devono fondare sul fondamento culturale della casa. La Cultura, che diventa Istituzione, alimenta le istituzioni.

Quindi, il diritto di famiglia italiano sarà diverso dal diritto di famiglia africano, tedesco e altri, perché la cultura è quella che determina anche le forme istituzionali. Quando ho costruito il modello, abbiamo il modello di società.

Se pigliamo in mano la Carta repubblicana ci accorgiamo che i primi 12 articoli sono il fondamento dell’Italia; sono quei valori, quel costume, quella tradizione bimillenaria che costituiscono l’humus, il terreno, l’anima del popolo italiano. La seconda parte riguarda le Istituzioni. Tanto è vero che la seconda parte è molto datata. E le riforme istituzionali vanno fatte perché il paese è cresciuto; e le istituzioni, che sono come l’abito, si rompono da tutte le parti, perché il corpo è cresciuto: ma non mettiamo in discussione le fondamenta, mentre dobbiamo rinnovare l’Italia e rinnovare l’Europa. Ricominciamo dal pavimento, dalla cultura, dai valori; uniamo i popoli, le culture e le lingue. Cerchiamo di costruire insieme il pavimento dei valori, che poi è quello che si trova nelle Costituzioni delle democrazie moderne. Non li dobbiamo inventare, abbiamo la nostra Costituzione che è validissima nel pavimento (nei fondamentali), quindi non dobbiamo inventarlo. E i grandi valori si trovano oggi in tutte le nazioni, in tutte le etnie.

Ero curioso quando Papa Giovanni Paolo II, nel cinquantesimo dell’ONU, parlò all’assemblea delle Nazioni Unite. Mi son detto, vediamo un po’ come fa il Papa a cavarsela. Aveva davanti a se i cristiani, cattolici, buddisti, musulmani, indù, shint, atei; aveva davanti razza bianca, razza nera, razza gialla, occhi a mandorla, occhi rotondi: le diversità di tutti i popoli del mondo. Come farà il Papa a progettare l’Unità del mondo in questa diversità; vediamo come fa. E Lui ha usato un termine che mi ha colpito molto, e l’ho adoperato anch’io poi in alcune conferenze. Ha detto: “esiste una grammatica etica comune in tutte le coscienze umane, bianche, nere, Indù, musulmane, cattoliche, atee; tutti abbiamo dei valori comuni che in un mondo globalizzato devono servire a costituire il nucleo centrale di un nuovo Umanesimo”.

Il nuovo fondamento, il pavimento del XXI secolo non può più essere quello di una nazione; il sovranismo e nazionalismo è antistorico, perché ormai stiamo diventando un’unica famiglia.

Andiamo per le strade di Milano o altri luoghi. Prima i musulmani li trovavate in Asia, i buddisti in Giappone, i cattolici più o meno in Occidente, nei paesi del Sud Europa, nel nord i protestanti; ma questo è finito.

Se andiamo per le strade di Milano o altrove, incontriamo tutte le razze e le culture del mondo e altri, e forse c’è ancora qualche cattolico. Voglio dire, che ormai la famiglia delle famiglie umane è una realtà. Non solo di tipo economico, perché riusciamo a trasmettere capitali interi con un bip da uno Stato all’altro, ma anche a livello politico, a livello giuridico. Come sono le grandi carte dell’ONU, e i diritti fondamentali dell’uomo. Quindi è un mondo che si unifica. Che cosa vuol dire fare una frontiera col filo spinato, mi fai ridere. Ma credi tu di frenare i gommisti che vengono su attraverso il Mediterraneo, mandando la marina militare a sparare. Ma sei matto. Ma non vedi lo squilibrio demografico che c’è tra nord e sud dell’equatore. Al nord dell’equatore un miliardo più o meno di ricchi, al sud dell’equatore 6 miliardi di poveri che sopravvivono col 17% delle riserve dell’umanità. Proprietà di tutta l’umanità che vengono sciupate nel superfluo per l’83% nel nord. Con un problema demografico enorme, perché noi oggi stiamo tutti invecchiando. Ringraziamo il Signore, arriviamo tutti a 90, 100 anni, benissimo. Facciamo le case per gli anziani. È novità inventare le case per gli anziani. Ma le idee, la forza, la creatività chi ce l’ha? Ce l’ha quel 40% del Sud dell’equatore che oggi hanno 14 anni; aspettate che arrivino a 30, quando noi saremo tutti centenari, chi fabbrica? chi lavora? Andiamo a sparare con la Marina Militare contro i gommoni. Quella della emigrazione è una questione strutturale, che non si può affrontare come abbiamo fatto fino ad ora, affrontandola in modo casuale, chiudendo i porti, oppure disinteressandoci. Io non accetto nessuno, non ha senso! Perché la crisi che stiamo vivendo non è una crisi congiunturale.

Se noi prendiamo un libro di storia, in ogni capitolo troveremo una crisi congiunturale; finisce un governo se ne fa un altro; muore un bravo letterato ne emerge un altro, e sono capitoli nuovi. Ma il modello di società che noi chiamiamo civiltà e che è la cultura istituzionalizza, quella può durare secoli. Quello che sta accadendo ai nostri giorni, amici miei, è che alla fine del Novecento è finita anche la civiltà industriale, parlando dell’Occidente, perché per l’Asia e l’Africa sarebbero altri problemi. Il che vuol dire che è una civiltà, una cultura che è durata 300 anni, dalla prima rivoluzione industriale, alla rivoluzione francese, alla scoperta dell’America.

Però di quando in quando queste evoluzioni suppongono una crisi strutturale, che non è congiunturale; bisogna ripensare il modello di casa. Per 300 anni abbiamo cambiato gli equilibri interni, economici, politici, ma il modello era quello.

Oggi è saltato il modello, e la nostra grande missione di generazione, che senza averlo scelto, ci troviamo a vivere, è il passaggio da una civiltà all’altra; che è quella tecnologica, post moderna. Bisogna andare per strade nuove, bisogna inventare un modello nuovo, perché i modelli di ieri non servono più; i modelli di domani non li abbiamo ancora, ma noi dobbiamo andare avanti. Allora si può anche sbagliare nelle scelte del nuovo, ma occorre che ci mettiamo tutti a cercare l’unità, nel rispetto della diversità, perché il pluralismo non è un guaio è una ricchezza.  Immaginatevi che noia se tutti fossimo uguali; ha parlato Berveglieri, possiamo tutti andare a casa perché ha parlato, siamo tutti uguali. Menomale che lui dice, un altro dice, l’altro dice, e il pluralismo ci arricchisce, ma bisogna fare unità.

Ecco la grammatica etica comune, di cui parlava Papa Giovanni Paolo, che poi erano i valori fondamentali della nostra Carta repubblicana: la dignità della persona. Oggi non troviamo nessun documento internazionale, nessuna Costituzione moderna che non la mette al primo posto.

La solidarietà, la persona umana ha bisogno dell’altro, la società nasce in noi, non è un etichetta che si incolla sul collo della bottiglia. Il bambino è l’inizio della società. La famiglia è cellula della società. La società, la solidarietà è essenziale, nessuno di noi può fare tutto da solo, non solo quando è piccolo, ma anche quando è grande.

La sussidiarietà, cioè fare in modo che l’istanza superiore non sostituisca quello può fare l’istanza inferiore. Quindi, il problema delle regioni, il problema delle partecipazioni dei corpi intermedi, e quindi sindacati, e quindi tutte le varie manifestazioni, anche delle minoranze, che devono avere una loro responsabilità, nel bene comune; quindi la democrazia matura; il bene comune, cioè il fatto che esistono dei beni che non sono individuali. Ci sono dei beni che sono individuali, la mia salute è individuale, e se la perdo è un bel guaio, e mi potranno solo aiutare.

Ma ci sono dei beni comuni che o li raggiungiamo tutti insieme, o moriamo tutti insieme. Se voi avete notato, tutti i problemi nuovi che oggi nascono sono problemi planetari; non c’è più una sola nazione che riesce a gestire unicamente con le sue forze i problemi che nascono, cominciando dalla casa comune dell’ecologia. Il problema ecologico, uno può firmare o non firmare il trattato di Parigi. Ma si muore. Non sappiamo più che cosa mangiamo. Quello dei Tumori a Taranto andrà accertato meglio. Però ci sono dei casi di autodistruzione in cui noi non possiamo far finta di risolverli da soli; non ce la facciamo.

La pace o la facciamo tutti insieme o non ci sarà mai la pace; è la vittoria della povertà, come purtroppo sta accadendo col la guerra della Russia all’Ucraina. L’Europa, e con disgusto anche l’Italia, non ha messo in campo nessuna iniziativa di pace. Solo armi.

L’evoluzione, il nuovo sistema di produzione a livello globale che va assolutamente instaurato con le nuove tecnologie, o è un’opera comune o non si vive. È finito il tempo di una nazione leader, come gli Stati Uniti che erano la polizia del mondo. Non ce la fa più; e quando costruisce dei muri è il segno della sua debolezza, perché non è costruendo il muro col Messico che risolvi il problema dell’emigrazione, o facendo la gara con la Cina.

E se l’Europa non diventa la terza superpotenza, nella nuova Geopolitica, se non sarà in grado di confrontarsi con i Mercati, con la cultura della Cina, degli Stati Uniti, dell’India dei grandi popoli emergenti, perdiamo il treno della storia. Ed è ridicolo sentire i nostri politici che parlano di sovranismo, prima gli italiani; gli italiani da soli fanno solo Africa, senza aver dispregio per l’Africa, perché diventiamo Africa; e se continuiamo ancora così, se ci opponiamo perfino alle Istituzioni europee, non è il modo di proposi; è antistorico, è ideologico.

Allora Voi capite come la crisi della politica sta nell’aver perso il fondamento dell’Europa, che è l’ispirazione etica,ha perso il fondamento etico dell’operare, che è la morte della politica. La politica è come un essere vivente. Gli esseri viventi hanno un’anima, e quando un essere vivente perde l’anima che cosa succede? Marcisce, si corrompe. Guardate la televisione, possibile che non esista un giorno, un telegiornale in cui non ci sia uno scandalo di corruzione. Ma che cosa fanno questi uomini pubblici, che hanno raggiunto responsabilità di bene comune grande, che non hanno il buon senso di vincere la tentazione dei soldi! Perfino nel CSM, ma chi lo va a pensare, ma dove siamo. Accade perché abbiamo perso un’anima. Abbiamo perso il fondamento, e i muri senza fondamenta vengono giù; i muri crollano, le Istituzioni non reggono.

La crisi della disoccupazione, non è solo congiunturale, come si studiava all’università; i cicli economici crescono, si abbassano, l’inflazione sale, scende. No! quella è congiuntura, qui si tratta di struttura, perché non si produce più come si produceva 20 anni fa; la catena di montaggio della Fiat non esiste più, non esistono più 100 operai che per 8 ore al giorno devono fare tutti la stessa manovra, perché la cinghia gira e se no il prodotto non viene. Oggi sei un uomo seduto, colletto bianco, al computer, che regola il processo produttivo; se c’è un difetto si accende la lampadina, si ferma tutto, si aggiusta e si riparte; il prodotto è più perfetto di prima. E che cosa mangiano gli altri 100 che sono diventati inutili?

È il problema di una disoccupazione strutturale, e necessita trovare una soluzione strutturale, non congiunturale, dando soldi di qua e di la, o facendo quota 100, reddito di cittadinanza, o altre cose di questo tipo. Questi sono pannolini caldi! Bisogna ripensare le leggi del mercato, della produzione, il modo dello sviluppo! È lì che non ci siamo. Ci manca una classe politica preparata, perché va bene il fondamento, quindi i valori, la tensione etica, ma se manca l’entusiasmo non fate politica per favore.

Io non ho nulla contro i notai, sono preziosi. Ma io non posso fare il politico come fa il notaio. Ci sono professioni che senza una vocazione non si possono fare; un medico senza vocazione è un disastro, perché il medico non fa il medico solo per prendere i soldi, ma per curare i malati, non ha orario, lo chiamano di notte, nei casi più disperati deve essere pronto, è una vocazione; il prete senza vocazione è un disastro. Io aggiungo, scherzando, che molte volte è un disastro anche quando ce l’ha. Però, a parte le eccezioni, ad un certo punto, se uno non ha la vocazione cambi. Molti di questi politici che ci stanno governando sono lì da professionisti! I professionisti della politica sono la morte della politica. La politica non è una professione è una vocazione. E se uno non si dona con entusiasmo, cambi mestiere, non si faccia prete, non si faccia medico, non si faccia politico, perché farà dei danni più grandi. Il medico è chiamato a sanare i corpi, non a riempire il cielo di anime, non è la sua missione. Mandare in paradiso la gente, ci pensa qualche altro. Ma per fare questo bisogna però avere tensione ideale, e al tempo stesso professionalità e competenza. C’è una frase straordinaria di Paolo VI: ‘La politica è la forma più alta di carità’. Ed è assolutamente vero.

Io non vorrei scandalizzare, ma qualche volta ce la metto apposta. Per riuscirci non basta essere santi per essere bravi politici; se uno non è santo, cioè non ha l’entusiasmo, non ha l’etica non combina niente, anche se ha professionalità. Ma se manca la professionalità, non basta la santità; e se uno è solo un professionista che cerca il proprio successo, le proprie affermazioni, i soldi, la propria sedia, e non ha la tensione ideale, la spiritualità della vocazione, cambi mestiere, perché è una rovina.

Ad uno degl’ultimi incontri, Padre Sorge mi diceva dell’esperienza della Scuola di azione politica fatta a Palermo, quando i superiori, dopo tanti anni alla Civiltà Cattolica gli dicono di andare là. A fare cosa? Non lo sappiamo nemmeno noi, ma c’è una situazione drammatica, la criminalità ha in mano tutto; c’è un centro culturale dei Gesuiti in città che stenta a vivere, vedi un po’. Quando ho visto, “mi son detto che la prima cosa da fare è formare una nuova classe dirigente; abbiamo bisogno di politici che siano onesti, con tensione ideale, e competenti; non si può fare economia, politica, le leggi, con l’ignoranza di chi va così a tastoni. Ma non si può, … il bene comune, gli equilibri internazionali …

Come si decidono queste leggi, ad esempio, la TAV non la si vuole ideologicamente. E allora che si fa? Costi e benefici. Quanto spendo e quanto guadagno. Ma ci sono delle scelte che non hanno nulla a che fare con i costi e benefici. C’è una Europa da unire (anche politicamente, con politica estera comune, esercito comune, politica sociale comune, …).

C’è una vena culturale da stendere dall’uno all’altro mare, oceano, che sarà il futuro del mondo; che forse anche non ti rende magari qualche dollaro in più, ma non è quello.

Ecco, questo è mancanza di tensione etica, di creatività; abbiamo bisogno di Statisti che leggano la storia e sappiano intuire dove va il mondo.

Lasciatemi dire che le Brigate Rosse uccidendo Moro hanno colpito giusto, perché hanno ucciso uno Statista, che aveva il coraggio di vedere il futuro, di vedere oltre, e di ipotizzare la terza fase famosa, di cui lui parlava, che era la democrazia matura, che sarebbe stata una cosa eccezionale; ma senza chi la guida non si realizza.

Uccidendo Moro, le Brigate Rosse hanno ucciso il futuro dell’Italia.

Però non possiamo nemmeno legarci a un uomo, ce ne sono tante di intelligenze e capacità; quando poi bisogna pensare in europeo, bisogna pensare in europeo, non in italiano. Se io continuo a pensare in italiano, prima gli italiani, mentre il mondo pensa in europeo e addirittura pensa della via della seta e pensa globalizzato, io perdo il treno della storia, mi ritroverò isolato, povero, sottosviluppato.

Dove sono gli uomini che pensano in europeo, che pensano in globalizzazione, che pensano in futuro, pur avendo i piedi per terra, avendo i piedi nel locale. Ma pensando in universale; abbiamo bisogno di questi politici. Ecco la formazione della classe politica.

Ecco, allora il vero problema di oggi è che stiamo vivendo una crisi strutturale, non abbiamo le strutture nuove perché non esistono; esistono quelle vecchie, che si cerca rapidamente di aggiustare, ma non avendo la cultura universale, che è il fondamento del nuovo Umanesimoche bisogna fondare su valori condivisi, per poi avanzare insieme verso un Umanesimo ancora più pronto.

E al tempo stesso ci manca la classe dirigente. Quindi, è una crisi terribile, e bisogna non perdere più tempo. Che cosa fare. Tre anni fa, a Brescia, abbiamo ricordato il Centenario di Sturzo, ne parlavamo con il professor Maddalena e con padre Sorge.

Noi abbiamo nella storia della cultura alcuni personaggi che sono contemporanei del futuro, perché hanno intuito la verità. Il segreto di essere contemporanei del futuro è dire la verità. Se uno si mette alle false notizie, alle leggende, perde tempo, sono favole che il tempo distrugge. Ad esempio, perché ‘I Promessi Sposi’ di Alessandro Manzoni non invecchiano mai? Perché è un romanzo che dice la verità.

Don Sturzo è stato un genio della politica, oltre a essere un Santo, ha avuto delle intuizioni che sono vere, e sono le intuizioni del popolarismo. Anche lui è datato, ha 100 anni, e li dimostra tutti, anche leggendo i suoi scritti, perché lui e figlio della sua epoca.

Ma le intuizioni del genio sono contemporanee, valgono sempre lo sforzo.

La mia preoccupazione è stata questa:

Prendiamo le quattro intuizioni, sempre vergini, sempre vere di Don Sturzo, e cerchiamo di rileggerle oggi. Anche perché Papa Francesco, che è un papà profeta, nella Evangelii Gaudium dedica quattro paragrafi ai quattro elementi fondamentali di una buona politica.

Quali sono le regole della buona politica?

Lui non parla dei cattolici, come Struzzo che non parlava dei cattolici, ma parlava dei liberi e forti: chiunque condivide. Allora senza saperlo, questo lo penso io, il Papa ha riletto in modo moderno le quattro intuizioni di don Sturzo.

La prima grande intuizione di Sturzo, sempre valida, la tensione etica! Lui parlava chiaramente anche di tensione trascendente, e parlava della religione cristiana. E qui permettetemi un riferimento storico interessante. Conoscete tutti il nome di Benedetto Croce, il patriarca della cultura Laica;quando si pronuncia il suo nome inchiniamo la testa; non religioso. In un suo studio che ebbi occasione di approfondire anni fa, in sintesi dice questo: “Nessun modello di società può rimanere in piedi se manca il fondamento etico”. Detto da lui che fu un intelligenza notevole, senza etica non c’è vita sociale, che è il fondamento famoso della politica. Ma poi aggiungeva: “Ma il fondamento etico non può sussistere senza il contributo della coscienza religiosa”; detto da lui che non credeva!

Altrimenti è quella che padre Sorge, io e altri, chiamiamo religione civile, che è la strumentalizzazione politica della religione, per cui bacio il crocifisso, il rosario, bacio il Vangelo. Mi raccomando al cuore immacolato di Maria, che ha detto che Trionferà, quindi la lega trionferà (ostentazione strumentale).

Quella invece era vera come intuizione, perché se manca la dimensione trascendente non sta in piedi l’etica, che è il fondamento della vita sociale.

I mezzi? I primi dodici articoli sono i dodici valori fondamentali della Costituzione. Sono il fondamento etico di ogni costruzione dell’Italia, con la sua cultura bimillenaria.  Ma questo non sta in piedi se manca una coscienza religiosa, che non deve essere la confessionalizzazione della politica; non posso usare la politica a fini religiosi, e la religione a fini politici. Il Concilio in questo è stato chiarissimo. Non dico che nemmeno la Chiesa è arrivata a tanto, perché troviamo ancora dei preti, magari anche dei cardinali, che usano la politica per fini religiosi, ed è lo stesso errore di quelli che usano la religione a fini politici per avere dei voti.

Il cammino e lungo, ma la strada sta nell’autonomia. Noi abbiamo grazie a Dio anche a livello giuridico, la revisione del concordato che è stata fatta anche alla luce del Concilio Vaticano II, che ha fatto proprie queste nuove visioni; quindi la strada è quella, ma il cammino è lungo.

La prima cosa quindi la tensione etica. Ricominciamo dai valori, dalla cultura, dalla formazione. Se uno mi dicesse, lei ha detto un fiume di parole, esiste unaparola unica che riassume tutto? Esiste, e ve la lascio in ricordo: ‘formazione’.

Di fronte a una crisi strutturale di civiltà siamo tutti impreparati, uomini di cultura, uomini di politica, uomini di chiesa, perché la crisi è venuta che non ce ne siamo accorti.

Fino a pochi giorni prima della caduta del Muro di Berlino, nessuno prevedeva la caduta del muro. Nonostante che prevedessero la fine dell’Impero Sovietico, in modo lucidissimo.

Noi non abbiamo visto arrivare la crisi strutturale. Noi, abbiamo dalla parte nostra il Signore che ha indetto un concilio degli anni 60, che anticipava i problemi del ventunesimo secolo. Per me è una delle prove dell’esistenza di Dio il Concilio. Perché solo lo Spirito Santo poteva prevedere quali sarebbero state le sfide del XXI secolo.

Detto questo, formare! Tutto quello che investiremo in formazione ha futuro. Anche se poca gente viene agli incontri, io mi congratulo con gli organizzatori di questi incontri, perché in altri tempi un tema come questo avrebbe riempito i teatri, anzi, non ci stava la gente; oggi, vengono poche persone intelligenti. Ma bastano quelle per seminare. Al seme basta una persona.

Allora concludendo, ‘La seconda intuizione di Sturzo era quella della laicità’, una laicità che diventa sempre più importante. Non è più la laicità ottocentesca in cui si parlava solo di Stato e Chiesa. Esiste anche una laicità ideologica. Perché esiste un confessionalismo ideologico.

Cosa vuol dire laicità: superamento dei dogmatismi confessionali o ideologici, per poter fare insieme il bene comune.

Mi è rimasto impressa la crisi del governo Prodi, quando ha messo tutti insieme, con la maggioranza di due voti in Senato, ed erano di Rifondazione Comunista. La crisi del governo è accaduta perché i due di Rifondazione erano i più confessionali del governo. Loro han detto: la lotta di classe è un dogma, non la possiamo contraddire, piuttosto che approvare questa legge, crisi di governo. Questo è mancanza di laicità! Laicità vuol dire ricerca di quello che ci unisce, superando i propri muri. Ponti, non muri.

Il terzo principio, intuizione di Sturzo, valido ancora oggi, è il bene comune. Ci sono dei beni comuni che o raggiungiamo tutti insieme, o moriamo tutti insieme; li ho già accennati prima: tutti i problemi nuovi sono planetari nessuna nazione da solo può affrontarli.

Il quarto ed ultimo principio, il coraggio di un riformismo aperto. Qui Sturzo era feroce. Nell’ultima pagina del discorso di Caltagirone del 1905, famoso, se la prende con quei cattolici conservatori; e dice che i cattolici conservatori sono mummie, anche se son cattolici stanno bene nei musei; non sappiamo che farcene, perché la società va riformata. Bisogna avere il coraggio delle riforme; il Vangelo è rivoluzionario; si ispira a modelli di Coraggio, di Giustizia, di Amore, che sono rivoluzionari.

Allora, mettendo insieme questi valori, nasce la possibilità di superare la crisi, non in modo convenzionale, o litigando con l’Europa, o creando muri, o chiudendo porti, non è questo! Ma costruendo insieme una nuova coscienza etica basata sui valori costituzionali allargati a livello mondiale, benedicendo e vivendo la laicità di chi pure ispirandosi a valori che sono dogmatici come quelli della Fede deve mediare questi valori in leggi politiche, e la mediazione non è mai la trasposizione dei valori non negoziabili in termini di legge; impossibile!

Bene comune, e poi tutto l’entusiasmo per un rinnovamento di un mondo migliore perché il mondo non può fermarsi, la storia non si può fermare, però si può e si deve orientare! Ed è la sfida di chi vive come noi il passaggio epocale dalla civiltà industriale o moderna, in civiltà post moderna o tecnologica, in cui non abbiamo più modelli definiti e dobbiamo andare per strade nuove, ma illuminati da questi valori possiamo scegliere con professionalità. Però, mettendo insieme anche una classe politica capace di fare questi passi. Capite come è grave la nostra situazione, ma non è senza speranza. Ecco, creare una nuova classe politica, questo è il nostro ruolo, il nostro compito.  Grazie, Roberto.

Per le cose immediate da fare basta riprendere le ultime mie conferenze.

Padri fondatori dellUnione europea sono considerati il francese Jean Monnet, il franco- tedesco Robert Schuman, gli italiani Altiero Spinelli e Alcide De Gasperi, il belga Paul-Henri Spaak, il tedesco Konrad Adenauer. 

Non c’è più tempo da perdere

Le riflessioni degli amici Fioroni e D’Ubaldo su Il Domani d’Italia di oggi (  Il PD fa passi indietro: tempi nuovi per i Popolari?) e quella di Giorgio Merlo ( Cambio di scena: destra sinistra e centro….non più tabù) confermano le difficoltà/impossibilità di continuare l’esperienza politica in un PD sempre più orientato a ricomporsi nella sua unità originaria della sinistra italiana. Anche a destra, come scrive Giorgio Merlo, la presidente Meloni tenta “di interpretare con eleganza e diligenza, la destra politica, culturale e sociale italiana”.

Contrariamente a quanto alcuni amici democratico cristiani hanno deciso, nel recente ufficio politico di quel partito, ossia di scendere in campo anche nelle prossime elezioni regionali del Lazio e della Lombardia a sostegno delle candidature di destra, appartengo a quel gruppo di “ DC non pentiti” convinti che la fedeltà alla nostra migliore tradizione storico politica, ci imponga di concorrere alla ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale. Una ricomposizione dell’area popolare, premessa indispensabile per favorire la nascita del centro nuovo della politica italiana, ampio e plurale: democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, atlantista, ispirato ai valori dell’umanesimo cristiano, alternativo alla destra nazionalista e populista, distinto e distante dalla sinistra alla ricerca della propria identità.

Un centro aperto alla collaborazione con quanti intendono difendere e attuare integralmente la Costituzione repubblicana. E’ quanto con gli amici della Federazione Popolare DC ci siamo proposti alcuni anni fa e che, adesso, potrebbe essere concretamente sperimentato con gli amici Popolari già partecipi dell’esperienza nel PD.

Uniti sui valori fondanti della dottrina sociale cristiana e sulla fedeltà alla Costituzione repubblicana, dovremmo impegnarci tutti insieme per un progetto indispensabile al rafforzamento del sistema democratico del nostro Paese.

A Venezia siamo interessati a favorire l’avvio di un centro civico popolare di partecipazione democratica, nel quale aprire finalmente, dopo anni di silenzi e di divisioni nella diaspora post democristiana ( 1993-2023), il dialogo tra i diversi movimenti, associazioni, gruppi e persone appartenenti alla vasta area politico culturale popolare.

Se anche dal centro nazionale tale progetto fosse favorito, con l’obiettivo di preparare un’assemblea costituente nella quale definire la proposta politico programmatica di area popolare e scegliere la nuova classe dirigente, credo che sarebbe oltremodo utile e opportuno.

Lasciamo alle foglie caduche d’autunno di quanti sono interessati, pur di sopravvivere, al ruolo di ascari reggicoda della destra o della sinistra, di sottrarsi a questo impegno. Crediamo, invece, che spetti ancora ai “liberi e forti italiani del XXI secolo”, raccogliere il testimone della migliore tradizione sturziana e degasperiana, per offrire una nuova speranza a un Paese in grave crisi culturale, economica e sociale, e una sponda sicura per il sistema democratico italiano. 

Ettore Bonalberti

Venezia, 27 Gennaio 2023

Alcune  proposte di riforma per il Paese

Da Sindaco DC di un paese altopolesano, agli inizi degli anni’70, profilandosi i decreti Stammati, che avrebbero introdotto il finanziamento diretto dello Stato agli enti locali sulla base della spesa storica, essendo aperto un forte dibattito tra gli amministratori DC, in maggioranza in quasi tutti i comuni del Veneto,  decisi di chiamare i capifamiglia del mio paese in Comune per verificare le situazioni reali economico patrimoniali di ciascuno. Realizzai la più importante e analitica revisione dell’imposta di famiglia, ultimo strumento nelle mani degli enti locali, grazie alla quale negli anni successivi il mio comune poté contare sul finanziamento statale correlato all’ultima entrata che da quel censimento era stato fatta, con piena adesione, seppur con qualche mugugno, dei cittadini.

L’introduzione del welfare state alla fine degli anni ’60, che è stata una delle grandi conquiste della DC e del centro-sinistra, si è accompagnata alla riforma fiscale del 1974 voluta dall’allora ministro Visentini, con le conseguenze che derivarono da quella scelta da lui fortemente perseguita e attuata: la scissione tra il momento dell’autonomia ed il momento delle responsabilità, ossia il venir meno di uno dei capisaldi fondamentali di tutto l’insegnamento sturziano, con l’instaurarsi di una pericolosissima prassi fondata su un unico sportello centralizzato delle entrate ed oltre 30.000 sportelli incontrollati ed incontrollabili della spesa, con le conseguenze ben note sul piano del deficit pubblico. Da un punto di vista strutturale, con la trattenuta fiscale alla fonte dei redditi da lavoro dipendente (con i datori di lavoro, pubblici e privati, in funzione di esattori fiscali per conto dello Stato) si realizzava una condizione assurda e iniqua, per cui il peso prevalente del welfare state veniva pressoché totalmente sostenuto dalle categorie a reddito di lavoro accertabile, mentre largo spazio alla accumulazione veniva lasciato ai detentori di capitali finanziari destinati a sostenere con l’acquisto dei titoli il debito pubblico e, dunque, con un sistema vizioso in cui si drenano i capitali dai redditi di lavoro e di impresa e si pompano gli interessi del debito pubblico che, nel 2022, a fine Dicembre, ha raggiunto la cifra enorme di circa 2750 miliardi di €.

Estensione progressiva del welfare state ed enorme sperequazione a livello fiscale in cui evasione, erosione ed elusione lasciano pressoché fuori controllo oltre un terzo del reddito nazionale prodotto: sono queste le situazioni da cui partire per impostare seriamente un programma di risanamento e di rilancio della nostra economia. Dobbiamo tornare a Sturzo, se vogliamo conservare intatti i caratteri di un partito popolare, ma ciò significa: da un lato ricomporre la frattura tra il momento dell’autonomia e quello delle responsabilità e, dunque, ri-attribuire una concreta capacità impositiva agli enti locali che dovranno concorrere con lo Stato, sin dal momento dell’accertamento, alla determinazione della politica delle entrate, insieme all’assunzione in presa diretta delle responsabilità nella politica delle uscite; dall’altro a por mano, senza più rinvii ed esitazioni, ad una rigorosa riforma fiscale che annulli le attuali insopportabili ingiustizie e sperequazioni. Due grandi obiettivi,dunque, politico programmatici: la riforma della finanza nazionale e locale e la riforma fiscale.

E’ evidente, infatti, come mi scrive l’amico On. Bruno Tabacci, che “ con un 20 per cento di Pil nero e un 6-7 per cento di malavitoso un Paese non regge, perché produce troppe distorsioni e disuguaglianze”. E non regge nemmeno un Paese in cui il terzo stato produttivo sostiene il sistema a favore della “casta”, dei “diversamente tutelati” e del “quarto non Stato”, di cui da tempo scrivo con la mia teoria euristica dei quattro stati, in cui suddivido, “ ai fini del ragionamento”, la società italiana. Non possiamo più continuare con un sistema nel quale larga parte dello  scambio di beni e servizi si regge sul dilemma: con o senza fattura? Si tratta, come l’amico Tabacci sostiene da molti anni, di introdurre il conflitto di interesse tra le due parti, autorizzando la possibilità di produrre nella dichiarazione dei redditi i titoli certficati delle spese effettuate per una serie di beni e servizi ammessi, eliminando così l’interesse reciproco delle parti a sottrarre il dovuto fiscale allo Stato e alle sue necessità.

Serve una nuova politica economica e un ripensamento organico della costruzione europea giunta a un punto morto inferiore e che, distrutta la sovranità popolare nazionale, non ha saputo garantirla a un livello più elevato e partecipato, quello europeo. Di fatto abbiamo costruito un ircocervo iper-burocratico che ci ha spogliato del potere fondamentale sulla moneta senza offrirci contropartite adeguate, che non siano i gravi costi sociali conseguenti alle politiche del rigore basate sulle illegittime prescrizioni dei fiscal compact (denunciate a suo tempo dal prof Guarino) e del pareggio di bilancio vigilate a BXL con una Banca centrale priva del potere di emissione della moneta proprio di ogni istituto con quelle competenze e funzioni.

In Italia, poi, servirà una tosatura a zero della spesa pubblica: dalle 20 Regioni e società derivate si potrebbe/dovrebbe passare a 5-6 macroregioni con competenze esclusivamente legislative di programmazione e controllo, con totale dismissione di tutte le partecipate et similia; un’analoga tosatura nelle spese dello Stato a livello ministeriale e negli enti derivati. Idem ai livelli territoriali regionali e locali.

Se le caste economiche, politiche e burocratiche tenteranno ancora una volta di opporsi, insieme ai nodi scorsoi impostoci dalle assurde e illegittime norme europee ( Guarino docet) e dai poteri finanziari internazionali che hanno sovvertito il NOMA ( Non Overlapping Magisteria)  stabilendo il primato della finanza sull’ economia e la politica ridotte a ruoli ancillari, stavolta non sarà la ghigliottina, ma una  nuova “ assemblea della pallacorda”   destinata a compiere una rivoluzione politico istituzionale levatrice della nuova repubblica o una drammatica rottura di tipo autoritario. Per adesso la sfiducia e la delusione degli elettori sono state raccolte dalla destra a guida di Fratelli d’Italia, con una maggioranza ibrida che, io credo difficilmente saprà e/o vorrà affrontare questi nodi gordiani dal caso italiano.

Spero di sbagliarmi, ma naso-metricamente non vedo orizzonti diversi. Di questo, credo, invece, che noi DC e Popolari dovremo seriamente discutere, dai comitati civico popolari territoriali all’assemblea costituente del nuovo partito di centro, da organizzarsi quanto prima per il bene dell’Italia.

Ettore Bonalberti

Venezia, 21 Gennaio 2023

Fratelli d’Italia non è la nuova  DC

Con sondaggi che danno il partito di Giorgia Meloni oltre il 30%, qualche amico, anche tra coloro che si dichiarano “Popolari” di questa o quella regione d’Italia e che hanno, verosimilmente, votato per FdI, si illudono di aver trovato la loro nuova DC.

Il recente incontro romano con il leader tedesco del PPE, Weber, ha favorito tale convincimento. Stessa illusione già patita al tempo in cui Berlusconi, sollecitato da Sandro Fontana e da Don Gianni Baget Bozzo, decise di portare Forza Italia ad aderire al PPE, diventando il principale partito “moderato” italiano presente nel Partito Popolare Europeo. In realtà, strada ben diversa fu fatta nelle varie realtà regionali, a cominciare dal Veneto, dove i leader di Forza Italia, liberali e/o socialisti, iniziarono una sistematica battaglia contro i vecchi DC. Anche nella destra nazionalista e sovranista a guida meloniana, chi sta assumendo un ruolo dominante, non sono certo i supporters esterni ex DC, come Cesa e Rotondi, tranne l’ex governatore pugliese, Fitto da tempo del partito dei conservatori europei, ma il cognato “del Presidente”: l’On Lollobrigida, deus ex machina di tutto ciò che oggi ruota attorno alle nomine del potere governativo.

Nella nostra secolare storia ci sono sempre state correnti e movimenti di pensiero e di azione conservatori, fin dall’Opera dei Congressi. Basterà ricordare il ruolo svolto dalla destra clericale e filo fascista dei Cavazzoni e Tovini, al tempo di Sturzo del congresso di Torino del 1923.

Certo, se una parte non indifferente di ex DC nelle ultime elezioni politiche ha scelto di votare a destra, qualche autocritica seria dovremo pur farla, specie noi che, dal 1993 e nella lunga stagione della diaspora DC, abbiamo tentato, sin qui senza successo, di batterci per la ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale.

L’assenza di un’alternativa credibile al centro della politica italiana, ispirata dai valori della dottrina sociale cristiana e dalla fedeltà ai principi costituzionali, ha favorito, da un lato, la grande astensione dal voto ( quasi il 50% degli elettori) e, dall’altro, stante l’assenza di una reale e credibile alternativa a sinistra, dopo una lunga stagione di governo largamente insufficiente della stessa, la maggioranza relativa alla coalizione di destra centro, e al ruolo dominante del partito della Meloni.

Se, come ho scritto nelle mie ultime note, non si riesce a mettere in moto la macchina a tra le diverse realtà di area in sede nazionale, è indispensabile partire dalla base, come ha anche scritto Armando Dicone su “Il domani d’Italia” il 13 gennaio, nella quale vanno promossi comitati civico popolari di partecipazione democratica tra le diverse realtà presenti di area cattolico democratica e cristiano sociale. Non si tratta, come ben ha scritto Dicone, di costruire l’unità politica dei cattolici ( mai esistita, nemmeno al tempo della DC storica), ma di favorire quella “ dei Popolari di centro”.

Essenziale sarà chiarirci tra di noi sul caso di Fratelli d’Italia. Questo partito non è e non potrà mai essere una nuova DC, dato che le sue radici etico culturali e politico organizzative sono distanti anni luce dalla nostra storia e tradizione etica, culturale, sociale e politica. I riferimenti culturali dell’On Meloni, per quanto si è potuto sin qui comprendere, dalle sue dichiarazioni pubbliche o dalla lettura del suo libro autobiografico: “Io sono Giorgia. Le mie radici, le mie idee”, non sono, né potranno mai essere le nostre.  Difficile, se non impossibile, trovare elementi di omogeneità culturali tra chi si considera erede della tradizione sturziana e degasperiana, con una leader che a Julus Evola , così caro alla cultura neofascista almirantiana e missina, ha deciso di scegliere  Roger Scruton, filosofo conservatore morto nel 2020 o lo scrittore della “Filosofia infinita”, Micheal Ende, inventore del protagonista, il piccolo Atreju,  nel riferimento al quale, Fratelli d’Italia ogni anno organizza il suo incontro di approfondimento formativo. Gli eredi della Democrazia Cristiana, lontani da queste ideologie, hanno come riferimenti essenziali, gli orientamenti pastorali della dottrina sociale cristiana, dalla Rerum novarum alle ultime encicliche sociali di Papa Francesco: Laudato SI e Fratelli Tutti e i principi di solidarietà e sussidiarietà scritti dai nostri padri fondatori nella Costituzione repubblicana. Il nostro vero compito è e sarà proprio quello di tradurre nella città dell’uomo quei principi, adattandoli alle esigenze di questo difficilissimo tempo della globalizzazione dominante. Dobbiamo rifuggire da ogni facile tentazione di ridurci al ruolo di ruota di scorta della destra o della sinistra italiana, ma, semmai, impegnarci, a partire dalle nostre realtà locali, a favorire la ricomposizione al centro della nostra area cattolico democratica e cristiano sociale. Il tempo della diaspora e della nostra Demodissea finirà, se ciascuno di noi si farà portatore di questa necessità e sostenitore di questo impegno.

Ettore Bonalberti

Venezia, 14 Gennaio 2023

  1. Non è più tempo di attesa Non possiamo continuare a restare fermi in attesa di Godot, il surplace non può essere la condizione dei cattolici nella politica italiana. I Popolari della Margherita, tranne alcuni ultimi ancora fiduciosi, hanno già preso atto del fallimento del progetto aperto al Lingotto da Veltroni nel 2007 e dell’irrimediabile deriva a sinistra di quel partito.Anche a destra, dopo l’illusione del risultato “specialissimo” della nuova DC di Cuffaro in Sicilia, a molti di noi “ DC non pentiti” appare suicida l’ipotesi di alleanze a destra col solo obiettivo di far sopravvivere nel galleggiamento qualche esponente politico.Cosa si aspetta a favorire l’avvio di liste di area popolare, tanto nelle prossime elezioni regionali di Lombardia e Lazio che in quelle  locali della prossima primavera e, in prospettiva, per le europee del 2024?Se Maometto non va alla montagna, la montagna andrà a Maometto. Se capi e capetti delle diverse casematte di area DC e popolare in sede romana non sono in grado di avviare un dialogo e un confronto tra di loro,  dobbiamo far partire dalla base l’iniziativa politica.Nelle diverse realtà territoriali locali esistono partiti, movimenti, associazioni e gruppi di area cattolico democratica e cristiano sociale che potrebbero incontrarsi e formare dei comitati di partecipazione democratica e popolare, strumenti indispensabili per definire le priorità politiche e programmatiche a livello glocale e selezionare una nuova classe dirigente indispensabile a rappresentare la nostra cultura politica a livello elettorale.Certo, un’iniziativa che fosse promossa da Roma potrebbe favorire il progetto, ma, permanendo questa condizione di stallo e di incomunicabilità, è dalla base che deve partire lo stesso. Favoriti dal sistema elettorale proporzionale con preferenze in tutte le prossime elezioni citate, non ci sono più alibi, se non l’egoistica ambizione di qualche solito noto, per contrastare la formazione di liste unitarie di area popolare.E’ tempo di superare la divisione tra cattolici della morale e cattolici del sociale per ritrovare insieme le ragioni di condivisione dei fondamentali della dottrina sociale cristiana che resta, con la fedeltà alla Costituzione, la base della nostra comune ispirazione etica, politica e culturale. Il popolarismo sturziano e la lezione degasperiana e della storia migliore della DC sono i nostri riferimenti storico politici, da interpretare alla luce delle esigenze nuove presenti nella nostra società, squassata da disuguaglianze incompatibili con le priorità indicate dai principi di solidarietà e sussidiarietà proprie della nostra cultura.Non mancano iniziative impegnate nel progetto di ricomposizione politica della nostra area cattolico democratica e cristiano sociale. Cito, tra le più rilevanti, quelle di area popolare promosse dagli amici Merlo e Sanza, della Federazione popolare dei DC di Gargani, Tassone, Gemelli, Eufemi; il movimento partito di Insieme di Giancarlo Infante e Ivo Tarolli;  il costante tentativo di mantenere viva la storia e cultura politica della DC di Grassi e tanti altri amici. Esistono a livello di base tante altre realtà associative che andrebbero sollecitate ad assumere azioni positive e di coordinamento culturale. Molto importante è anche il ruolo svolto dalle testate giornalistiche e on line della DC ( www.democraziactistiana.cloud), del domani d’Italia (www.ildomaniditalia.eu), di Politica Insieme (www.politicainsieme.com), cui si è aggiunta da qualche settimana la riedizione della gloriosa testata sturziana del L’Idea popolare( www.lideapopolare.it) . Sono luoghi di confronto e di riflessione che possono favorire il dialogo e lo stesso processo di ricomposizione politica di cui il Paese ha necessità.Premessa indispensabile sarà quella di avviare una seria iniziativa per una legge popolare per il ritorno alla proporzionale con preferenze, conditio sine qua non, se si intende costruire il centro nuovo della politica italiana, alternativo alla destra nazionalista e populista e distinto e distante dalla sinistra alla ricerca affannosa della propria identità. In parallelo, si dovrebbe ricostituire il vittorioso comitato dei Popolari per il NO alla deforma costituzionale, a suo tempo avviato con l’amico Gargani, al fine di contrastare le derive presidenzialistiche annunciate da una destra nazionalista e sovranista. Dalla base emergeranno i cahiers de doléance, sulla base dei quali il nuovo centro democratico popolare definirà il programma per l’Italia del 2023, secondo una logica glocale, indispensabile nell’età della globalizzazione. In alternativa a una destra di governo, che sta mostrando tutti i suoi limiti e contraddizioni e di una sinistra incapace di ridefinire il suo ruolo, è indispensabile, come nei momenti migliori della storia nazionale, che salga dalla vasta e articolata realtà del mondo cattolico, una nuova speranza per la società italiana. Ettore BonalbertiPresidente ALEF ( Associazione Liberi e Forti- www.alefpopolaritaliani.it)Venezia, 10 Gennaio 2023  
  2. Un gradito ritorno premessa di un rinnovato impegno Il ritorno della gloriosa testata sturziana “ L’Idea Popolare” rappresenta un’opportunità di cui approfittare, per riprendere con entusiasmo  il progetto della ricomposizione culturale e politica dei cattolici democratici e cristiano sociali, ossia di coloro che, con diverse sensibilità, appartengono alla tradizione migliore del popolarismo sturziano.Dopo la lunga stagione che, nel mio saggio del 2021 ho definito la “ Demodissea” democristiana, ossia quella vissuta nel periodo doloroso della diaspora DC ( 1993-2020), con le numerose “casematte DC” che si combattono l’eredità legittima del partito storico di De Gasperi, Fanfani, Moro, Zaccagnini, De Mita, Forlani e Martinazzoli e con il governo del Paese passato nelle mani della destra a prevalente conduzione del partito nazionalista e sovranista di Fratelli d’Italia, credo sia indispensabile tornare ad approfondire i nostri fondamentali; quelli che derivano da quanto seppe indicare ai “Liberi e Forti” del suo tempo, don Luigi Sturzo.Il Popolarismo come antidoto e alternativa al populismo: questo dovrebbe essere il tema dominante del nostro impegno politico, così come ci ha indicato magistralmente Papa Francesco che, nel videomessaggio in spagnolo inviato, in occasione dell’apertura dei lavori, ai partecipanti alla Conferenza Internazionale “A Politics Rooted in the People” organizzata nell’aprile 2021, dal Centre for Theology & Community, ha affermato: “La vera risposta all’ascesa del populismo non è più individualismo, ma il contrario: una politica di fraternità, radicata nella vita del popolo”. “Popolarismo”: così Francesco definisce l’antidoto al populismo, per dar vita ad una “politica con la maiuscola”, ad una “politica come servizio, che apra nuovi cammini affinché il popolo si organizzi e si esprima”. Si tratta, specifica il Papa, di “una politica non solo per il popolo, ma con il popolo, radicata nelle sue comunità e nei suoi valori”.E’ questa la premessa da cui partire, insieme a quanto il compianto maestro e amico Carlo Donat Cattin scrisse celebrando l’anniversario del 18 Gennaio 1919, data di fondazione del Partito Popolare, con l’appello ai Liberi e Forti: ”Noi non siamo marxisti ne’ siamo liberali. Siamo cresciuti dal solco tracciato per faticosi decenni nella gleba dell’Italia contadina, tra le minoranze cattoliche dei quartieri operai e degli opifici di vallata della prima e della seconda industrializzazione, nel popolo minuto dedito all’artigianato e al commercio, nella schiera interminabile di educatori, intellettuali, uomini di pensiero, nella più stretta schiera di imprenditori, di scienziati, di ricercatori chiamati alla vita sociale dalla ispirazione cristiana. Siamo popolo nell’accezione sociologica, chiamato alla politica secondo una spinta partita dalla base del mondo cattolico, alla conquista di una dimensione laica. E siamo i continuatori della tradizione politica del popolarismo.” Ecco perché siamo impegnati come “DC non pentiti” nel progetto di ricomposizione dell’area popolare, per concorrere a costruire il soggetto politico nuovo di centro, democratico, popolare, riformista, europeista, alternativo alla sinistra e alla destra sovranista e populista, inserito a pieno titolo nel PPE da far tornare ai principi dei padri fondatori DC: De Gasperi, Adenauer, Monnet e Schuman.Un progetto di ampio respiro che deve partire dalla base, dato che i diversi tentativi sin qui esperiti, si sono esauriti nella misera affermazione di questo o quel leader che, a destra come a sinistra, alla fine, ha dovuto sperimentare il vecchio aforisma applicato ai cosiddetti esponenti della “sinistra indipendente” del PCI: è sempre il cane che muove la coda.Serve uno scatto di orgoglio e il desiderio di autentica autonomia dalla destra e dalla sinistra, convinti che, come in tutta la storia dei cattolici democratici e cristiano sociali, la nostra collocazione deve rimanere al centro, nel quale intendiamo apportare i principi e i valori della dottrina sociale cristiana così come si è sviluppata: dalla Rerum Novarum alle due ultime di Papa Francesco, Fratelli tutti e Laudato SI, unitamente alla fedeltà al dettato costituzionale. Quei principi e quelle regole che i padri costituenti democratico cristiano seppero tradurre in maniera encomiabile nella Carta fondamentale della Repubblica.Certo per poter occupare la posizione centrale nella politica italiana forti dei nostri valori, dovrà essere superato il sistema elettorale di tipo maggioritario che, dal mattarellum all’attuale rosatellum, ha favorito il mantenimento di un bipolarismo forzato. Un bipolarismo che, con la vittoria del partito di Giorgia Meloni, è di fatto anch’esso superato, dato che al dualismo classico del centro destra e centro sinistra è subentrato quello assai più asfittico tra una destra estrema e una sinistra confusa alla ricerca della propria identità. Non abbiamo la forza nella rappresentanza parlamentare per tornare alla legge elettorale proporzionale con le preferenze, ma possiamo attivarci per una legge di iniziativa popolare per questo obiettivo. Potrebbe essere un primo banco di prova necessario per verificare il grado di compatibilità tra le diverse realtà partitiche, associative, di movimenti e gruppi della vasta e articolata area cattolica e popolare. Insieme a questa decisiva iniziativa politica, dovremmo far partire dalla base, nei diversi territori regionali, provinciali e comunali, dei comitati di partecipazione tra le diverse realtà presenti che si riconoscono nei principi e nei valori popolari. Comitati di partecipazione democratica, nei quali emergeranno i bisogni reali dei cittadini e si selezionerà con metodo democratico la nuova classe dirigente ai diversi livelli territoriali. Un’assemblea costituente nazionale sarà la tappa finale di questo progetto-processo, nella quale definiremo il nostro progetto popolare per il Paese, conforme ai nostri principi e tale da superare la dicotomia tra cattolici della morale e cattolici del sociale che ha, soprattutto nella fase della diaspora, accentuata la nostra divisione. Un progetto-processo ambizioso per il quale servirà la disponibilità di tutti gli uomini di buona volontà, liberi e forti del nostro tempo, insieme alla generosità di coloro che hanno sin qui frenato o reso difficile questo percorso.Noi esponenti della quarta e ultima generazione della DC storica dovremo semplicemente accompagnare il progetto, nella convinzione che spetterà a una nuova generazione di cattolici democratici e cristiano sociali assumerne la guida, ai quali dovremo solo favorire la consegna del testimone della nostra migliore tradizione politica. Ettore BonalbertiPresidente ALEF ( Associazione Liberi e Forti- www.alefpopolaritaliani.it)Venezia, 31 Dicembre 2022  

Alle prossime elezioni regionali e locali, liste unitarie di area popolare

Se la situazione interna al PD, alla vigilia del loro congresso nazionale, è alquanto complessa, assai più ardua è quella della vasta e articolata area cattolico democratica e cristiano sociale. La diaspora democratico cristiana, che in un mio saggio dell’anno scorso ho connotato come la nostra “Demodissea”, nonostante i numerosi tentativi di superamento, non è ancora risolta.

A sinistra, dopo l’assemblea dei Popolari convocata da Pierluigi Castagnetti, è emersa con nettezza la difficoltà degli ex DC all’interno di un partito in cui, come ha ben descritto Giorgio Merlo nel suo ultimo articolo su Il Domani d’Italia, le due candidature principali alla segreteria, quelle di Bonaccini e della Schlein, sono entrambe collegate alla tradizione del PCI-PDS-DS e il ruolo dei cattolici democratici emarginato e subalterno. Si attendono sviluppi, nella speranza che non prevalgano gli aggiustamenti degli interessi “ particulari” dei soliti noti.

Nell’area democratico cristiana, accanto all’interessante e aperta relazione dell’On Mario Tassone all’assemblea del NCDU, con cui si è riproposta la visione di un partito aperto al superamento della sua stessa realtà organizzativa per concorrere alla formazione di un centro politico nuovo alternativo alla destra sovranista e nazionalista, distinto e distante dalla sinistra alla ricerca della propria identità, disponibile a collaborare con quanti intendono difendere e attuare la Costituzione repubblicana, si sono confermate alcune pesanti criticità.

Dopo quell’assemblea, infatti, l’amico Tassone mi ha inviato copia della lettera ricevuta dell’On Gianfranco Rotondi con cui, quello che consideravo “ il miglior fico del bigoncio”, dopo il tentativo a andato a vuoto dei Verdi Popolari, propone la riunificazione dei DC a sostegno della maggioranza di destra dell’On Giorgia Meloni e del suo partito Fratelli d’Italia.

Ho scritto a Tassone che, se il buon giorno si vede dal mattino, la proposta di Rotondi, per quanto mi riguarda, è assolutamente inaccettabile, poiché lontana mille miglia dalla nostra migliore tradizione culturale e politica da Sturzo a De Gasperi, da Fanfani a Moro sino a Zaccagnini, De Mita e Forlani. Da parte mia propongo ciò che da molto tempo vado scrivendo, ossia che, prima, dovremmo ricomporre politicamente la nostra area dei cattolici democratici e cristiano sociali sulla base dei comuni valori ispirati dalla dottrina sociale cristiana e dalla fedeltà alla Costituzione, condividendo un programma credibile per il Paese e dopo, solo dopo, porci il tema delle alleanze, che non potrà che svolgersi con chi intende difendere e attuare integralmente la Costituzione, Non certo con chi, come ha anche ben denunciato Tassone nella sua relazione, si propone di introdurre ipotesi di repubblica presidenziale o semi presidenziale, che snaturerebbero l’equilibrio delicatissimo della carta fondamentale dei padri fondatori. Molto interessante, invece, a mio parere, è quanto si sta svolgendo nel dibattito interno al movimento-partito di Insieme, guidato da Giancarlo Infante, dove si ritrovano molti degli elementi  in grado di favorire il processo di ricomposizione politica della nostra area. Abbiamo due scadenze a breve che si potrebbero utilizzare per una prima prova di unità dell’area popolare, partendo proprio dalle indicazioni provenienti dalle realtà territoriali interessate. Perché alle prossime elezioni regionali del Lazio e della Lombardia e in quelle amministrative locali del prossimo anno, non tentiamo di organizzare liste unitarie dell’area popolare? In queste elezioni, come in quella per il rinnovo del parlamento europeo del 2024, sarà vigente la legge elettorale proporzionale con le preferenze, quindi, nessun alibi per scelte di convenienza in coalizioni di destra o di sinistra con candidature garantite. Saranno gli amici delle diverse realtà di area cattolico democratica e cristiano sociali presenti nei territori interessati a indicare i nostri candidati, unica modalità per garantire l’emergere di quella nuova classe dirigente di cui tutti parliamo e senza la quale la nostra “demodissea” non avrà mai fine. Comitati promotori locali e regionali della Federazione di area popolare saranno gli strumenti indispensabili per questa costruzione dalla base del soggetto politico nuovo di centro, di cui la politica italiana ha bisogno, se si intende superare un bipolarismo forzato tra destra e sinistra sin qui favorito anche da un sistema elettorale che dal mattarellum in poi, ha concorso alla distruzione del centro.

Ettore Bonalberti

Venezia, 22 Dicembre 2022

Ci vogliamo provare?

Sono molti anni che ci dividiamo sul tema delle alleanze, sulla scelta, cioè, del “con chi collegarci”, piuttosto che con il “che cosa e come realizzare” un nostro autonomo progetto politico. A destra, qualche amico, sulla scia della predicazione del “miglior fico del bigoncio”, l’On Rotondi, si sta convincendo che quello di Sora Giorgia sia la nuova DC 2.0. Un ossimoro insensato, o, nel caso di Rotondi, un “ whisful thinking”,  una velleitaria illusione, che contrasta con ciò che tutti insieme abbiamo vissuto: dalla DC di De Gasperi e Fanfani, a quella di Moro e De Mita, sino all’ultima fase delle segreterie di Forlani e Martinazzoli.

A sinistra, coloro  che concorsero a dar vita alla Margherita e alla formazione del PD a vocazione maggioritaria, o se ne sono già andati da quel partito, o stanno realisticamente prendendo atto dell’antico aforisma donat-cattiniano, secondo cui: a sinistra è sempre il cane che muove che coda. Un aforisma che, come già accadde in Forza Italia, a maggior ragione, si confermerebbe anche nella destra a egemonia meloniana.

E’ tragicomico che tra gli eredi di coloro che attivarono contro la DC la battaglia della “questione morale”, stiano emergendo alcune figure del PD, responsabili della più sconvolgente monnezza della storia politica dell’Unione europea; un’autentica cloaca maxima dell’indecenza corruttiva senza analoghi precedenti. E, intanto, al centro, sopravvivono vecchie e gloriose sigle e minuscole casematte, espressione di nobili testimonianze politiche, ma impotenti, da separati in casa, a svolgere un ruolo politico istituzionale efficace ed efficiente nella politica italiana.

Proprio per superare la vecchia dicotomia destra e sinistra, avevamo valutato con simpatia la formazione del Terzo Polo, dove, però, permane l’idiosincrasia DC di Calenda, neo “azionista de noantri, incapace, almeno sin qui, di superare il limite di una concezione laicista radicale collegata a quella deriva anti cattolica che ha sottratto allo stesso PD il consenso di molti ex DC. Auguriamoci che Matteo Renzi lo faccia riflettere, anche se, molto dipende anche da noi.

E’ evidente, infatti, che rimanendo ciascuno rinserrato nella propria casamatta, faremmo tutti la fine della “kupamandica” ( la ranocchia che aveva una “visione del mondo”, il suo mondo, ma era ovviamente circoscritta a quel piccolo pozzo in cui viveva isolata. Se fosse prevalsa la visione della kupamandika, senza i necessari scambi interculturali, avremmo avuto  una diversa e assai più limitata storia scientifica, economica e culturale dell’umanità), non costituendo un momento di interesse e di attrazione politica né per i nostri potenziali sostenitori né per i possibili nostri alleati.

Ecco perché dovremmo tutti impegnarci a superare le nostre antiche appartenenze e sforzarci di ricomporre l’unità politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale. Abbiamo alcune scadenze elettorali importanti davanti a noi: le elezioni regionali nel Lazio e in Lombardia, alle quali seguiranno altre elezioni in sedi locali e, più in là, le elezioni europee. Tutte scadenze regolate da leggi elettorali di tipo proporzionale, che, come tali, non ci sottopongono all’obbligo dell’apparentamento a destra o a sinistra. Nei prossimi giorni si riunirà l’assemblea generale del NCDU guidato da Mario Tassone e nel merito, credo che dovrebbe essere indicata una coerente prospettiva di unità. Preso atto che il grande sforzo compiuto dall’amico Gargani con la Federazione Popolare dei DC, non ha potuto sin qui decollare, sia per il disimpegno di Cesa ( UDC) e di Rotondi ( Verdi Popolari) che per  lo scarso interesse dimostrato dallo stesso Grassi ( DC), sono convinto che si debba superare lo schema top down ( dall’alto in basso) rivelatosi sin qui strumentale solo alle egoistiche aspirazioni di alcuni, attivando, invece, processi di tipo bottom up ( dal basso verso l’alto); ossia organizzando l’unità delle varie componenti cattolico democratiche e cristiano sociali presenti nei diversi territori. Costruire in ogni provincia e regione dei comitati promotori provinciali e regionali della Federazione nazionale dei Popolari uniti, sarebbe anche il mezzo per far emergere una nuova classe dirigente sugli interessi e motivazioni reali della base. Compito della nostra quarta e ultima generazione della DC storica dovrebbe essere, infine, solo quello della consegna del nostro miglior testimone politico alle nuove generazioni. Credo che ci si dovrebbe impegnare per la ricomposizione dell’area popolare, uniti nella fedeltà ai valori della dottrina sociale cristiana e a quelli della Costituzione repubblicana. Non dovremo proporre troppe e confuse idee di programma, ma limitarci a chiedere, sul piano istituzionale: il ritorno alla legge elettorale proporzionale e l’applicazione in tutti i partiti dell’art.49 della Costituzione. Sul piano economico finanziario, l’elementare necessaria pre condizione per qualsivoglia reale politica riformatrice: il controllo pubblico effettivo di Banca d’Italia e il ritorno alle legge bancaria del 1936, col ripristino della separazione tra banche di prestito e banche di speculazione finanziaria. Le alleanze verranno dopo, aperti a collaborare con chi insieme a noi intende difendere e attuare integralmente la Costituzione. Ci vogliamo provare?

Ettore Bonalberti

Presidente ALEF ( www.alefpopolaritaliani.it)

Venezia, 15 Dicembre 2022

A proposito di autonomia di Banca d’Italia

Ogni volta che si apre una discussione sul ruolo di Banca d’Italia, com’è accaduto anche nei giorni scorsi, dopo l’audizione parlamentare del dr Balassone sulla manovra economica 2023-2025 e le polemiche successive sulle osservazioni fatte alla bozza del bilancio predisposta dal governo, immediatamente scattano i difensori dell’autonomia della banca centrale, quale organo di garanzia per il sistema Paese.

Una domanda, da qualche tempo, a me sorge spontanea: é proprio reale questa “ autonomia” conclamata e strenuamente difesa dai più importanti esponenti delle istituzioni pubbliche? In diverse occasioni ho ricordato l’interrogazione parlamentare rivolta all’allora ministro dell’economia e finanze, dagli Onn. Alessio Villarosa, Alberti, Pesco, Sibilia e Ruocco ( interrogazione a risposta immediata in commissione n.5/10709-testo di Mercoledì 1 Marzo 2017, seduta n.751 ) con la quale si chiedeva il ruolo svolto dagli hedge funds internazionali nel controllo del capitale flottante delle banche detentrici del controllo di Banca d’Italia. Ruolo esercitato attraverso la delega a un’unica persona fisica di un noto studio milanese di avvocati La risposta, con lettera scritta del Ministero dell’economia e delle Finanze-Ufficio del coordinamento Legislativo-Economia- Q.T.453 del 2 Marzo 2017, confermava quanto indicato dagli interroganti, ossia che Banca d’Italia è di fatto sotto il controllo di questi fondi speculativi che, quindi, possono agire secondo i propri diretti interessi. Difficile mantenere l’autonomia, se il controllo del capitale flottante è nelle mani di questi poteri finanziari con sedi legali extra UE. Di qui la necessità, come scrissi nella nota del 21 ottobre scorso ( Fare chiarezza) di tornare al controllo pubblico reale di Banca d’Italia e alla legge bancaria del 1936, che prevedeva la netta separazione tra banche di prestito e banche di speculazione finanziaria.

A corollario di tale indicazione, che il governo attuale potrebbe facilmente realizzare con legge ordinaria, proponevo le seguenti scelte di politica economica e finanziaria, se si intende perseguire realmente una volontà riformatrice come quella annunciata dal ministro Nordio per la riforma della Giustizia:

1. Obbligo di cessione al Tesoro dello Stato italiano da parte di Telecom Italia Sparkle

della proprietà dei cavi sottomarini, necessari alla comunicazione intranet dei movimenti

elettronici del denaro nel sistema bancario italiano (=abolizione della L.58 del 28 Gennaio

1992 e della Legge n. 35 del 29 gennaio 1992)

2. Controllo Statale sulla raccolta del risparmio tra il pubblico mediante compagnie

assicurative statali = abolizione del DPR n. 350/1985 firmato da Sandro Pertini

3. Obbligo di cessione da parte di Banca Intesa, Unicredit, Cassa Risparmio Bologna,

Carige e BNL del 51% delle loro azioni al Tesoro dello Stato Italiano al fine che lo Stato

italiano abbia, con 265 voti su 529, il controllo del 51% di Banca d’Italia (abolizione della L.82

del 7 Febbraio 1992), al fine che Banca d’Italia possa di nuovo dopo 25 anni tornare a vigilare

per impedire truffe sui derivati e su azioni/bond carta straccia, e per impedire anatocismo e

usura bancaria.

4. Reintroduzione della Legge Bancaria del 1936 (abolizione del decreto legislativo n.

385/1993):

5. SEPARAZIONE TRA BANCHE DI PRESTITO (loan bank) e BANCHE

SPECULATIVE (investment bank) : abolizione del d.lgs n.481/1992 firmato da Giuliano

Amato, Barucci e Colombo. Automatica re-introduzione della contabilità bancaria

esistente prima del 31 Luglio 1992 (abolizione del Provvedimento di Banca d’ Italia del 31

Luglio 1992 firmato da Lamberto Dini al fine di fermare l’evasione fiscale verso i fondi

speculatori petroliferi kazari proprietari della City of London)

6. Divieto di prestare denaro creato con un clic elettronico anziché raccolto tra il

pubblico

7. Riduzione del capitale flottante di Banca Intesa, Unicredit, Cassa Risparmio Bologna,

Carige, BNL e di ogni altra società italiana strategica quotata in borsa (ENI,…) dall’attuale

85% del capitale totale, al 15%, al fine di evitare scalate da parte dei fondi speculatori

petroliferi kazari.

8. Divieto di vendite allo scoperto (divieto di short -selling) sia di tipo naked (presa in

prestito di titoli inesistenti per es di MPS per farle crollare, le uniche finora vietate dall’UE) e

di quelle piene. Divieto in sostanza di ogni tipo di vendita allo scoperto contro titoli di società

italiane quotate alla borsa di Milano.

9. Abolizione del CICR (è l’ufficio di controllo occulto di Banca d’Italia)

10. Conferire il potere ISPETTIVO sia a Banca d’Italia che alla Consob, in aggiunta a quello

di vigilanza

11. Separare la Consob dal controllo di Banca d’Italia al fine di avere un organo ispettivo

indipendente. Possibilità anche per la GDF e per la Polizia di Stato di compiere ispezioni in

materia finanziaria, in materia di borsa.

12. Divieto per famiglie, imprese ed enti locali italiani di sottoscrivere derivati sulla

valuta(=abolizione del DPR n.556/1987 emesso su proposta del Ministro del Tesoro Giuliano

Amato) e derivati sul tasso (=abolizione del D.M. del Tesoro n. 44 del 18 febbraio 1992

firmato da Mario Draghi)

13. Divieto al Governatore di Banca d’Italia di variare il tasso ufficiale di

sconto (abolizione della L.n. 82 del 7 Febbraio 1992) al fine di evitare le truffe sui derivati sul

tasso

14. Divieto di anatocismo nei conti correnti, leasing, mutui, prestiti con cessione del quinto e in

ogni altra forma di prestito

15. Abolizione del piano di ammortamento alla francese, lecito solo il piano di

ammortamento all’italiana (quote capitali sempre uguali).

16. Divieto di usura oggettiva (supero tasso soglia) e divieto di usura soggettiva (supero

tasso medio). Introduzione della rilevanza immediatamente penale anche del supero del tasso

medio indipendentemente dalla situazione di difficoltà economica-finanziaria del soggetto

cliente

17. Abolizione della disciplina fondiaria ex art 38 e seg. TUB

18. Riforma del Tribunale delle Esecuzioni immobiliari sulla prima casa e sull’immobile

sede dell’attività: divieto di esecuzione immobiliare sulla prima casa e sulla sede dell’attività,

obbligo di prolungamento del mutuo, in caso di difficoltà, ad un tasso massimo pari al tasso

d’inflazione. Divieto di neutralizzazione del Fondo Patrimoniale (è una figura giuridica

prevista dal 1936 a tutela della famiglia italiana).

19. Divieto di concentrazione immobiliare diretta o per interposte persone (massimo 3

immobili) in soggetti posti in qualsiasi ruolo e funzione del Tribunale addetti all’esecuzioni

immobiliari e nella sezione fallimentare.

Divieto di concentrazione immobiliare diretta o per interposte persone (massimo 3

immobili) nell’avvocato e dottore commercialista della curatela fallimentare, dei sequestri

immobiliari e quali procuratori per le banche nelle esecuzioni immobiliari e nel custode e

nel notaio delle esecuzioni immobiliari

20. Creazione della Procura Nazionale contro i Reati finanziari commessi da soggetti

speculatori esteri, con distaccamento in ogni DDA, collegata all’INTERPOL e per la

prevenzione di attentati terroristici e jihadisti da parte dei fondi speculatori atti a riottenere il

controllo privato delle banche italiane e dell’Ente dell’Energia italiano

21. Obbligo di almeno cinque Parlamentari di ogni forza politica di partecipare all’

Assemblea Annuale di Approvazione del Bilancio delle banche italiane azioniste di

maggioranza di Banca d’Italia, in quanto vero governo del sistema e termometro della salute

del paese

Ettore Bonalberti- Venezia, 7 Dicembre 2022

Torniamo ai fondamentali

Nel deserto dominante della politica italiana, non si comprende a quali culture politiche si rifacciano gli attuali partiti presenti in Parlamento, mentre siamo certi che DC e Popolari possono contare sui principi e gli orientamenti valoriali indicati dalla dottrina sociale della Chiesa. Credo che una rilettura critica delle encicliche papali, dalla Rerum Novarum in poi, sarebbe oltremodo necessaria. Noi della  quarta e ultima generazione della DC storica, ci siamo formati negli insegnamenti delle grandi encicliche giovannee degli anni ’60: Mater et Magistra e Pacem in Terris e in quelle di Papa Paolo VI: Populorum progressio, Octogesima Adveniens e Humanae Vitae. Se la Rerum Novarum seppe indicare ai Popolari di Sturzo gli orientamenti pastorali nella fase di avvio e di sviluppo della prima rivoluzione industriale, è con le encicliche di San Giovanni Paolo II ( Centesimus Annus), di Papa Benedetto XVI ( Caritas in veritate) e di Papa Francesco ( Evangelii gaudium, Laudato SI e Fratelli tutti) che abbiamo ricevuto le analisi e le indicazioni più rigorose sugli esiti, i limiti e le criticità dello sviluppo capitalistico nell’età della globalizzazione.

Solo la cultura cattolica può contare su una tale ricchezza di analisi e di proposte sui grandi temi del nostro tempo, di interesse sia personale che dell’intera comunità mondiale.

Ecco perché non abbiamo bisogno di manifesti laburisti o di falsi azionismi radicali, convinti come siamo, che DC e Popolari dovrebbero impegnarsi più sulla loro ricomposizione politica che sulle diverse opzioni che ci hanno sin qui divisi tra destra, sinistra e/o terzo polo.

Una seria riflessione andrebbe promossa, da farsi insieme alla vasta realtà sociale, culturale e organizzativa del mondo cattolico, con una sorta di Camaldoli 2.0, dalla quale derivare un manifesto politico programmatico in grado di offrire risposte alle attese della società italiana, nella quale resta necessario garantire il giusto equilibrio tra interessi e valori del terzo stato produttivo con quelli delle classi popolari. Un equilibrio che rappresenta l’unico antidoto al prevalere delle spinte populiste su cui poggia il consenso della destra nazionale.

Molti, troppi tentativi si sono fatti per ricomporre le tante sigle e le diverse casematte in cui si sono  frantumati politicamente i cattolici dopo la fine  della DC. Fallimenti in larga parte legati al prevalere di interessi  e ambizioni personali di amici preoccupati, soprattutto, di garantirsi la propria sopravvivenza politica. Ora quel metodo va abbandonato e, come ho scritto in una recente nota, si deve ripartire dalla base, per tentare di ricomporre dal basso l’unità di quanti, accomunati dai principi e dai valori della dottrina sociale cristiana, intendono declinarli insieme, nella città dell’uomo. Sarà questo processo, che abbiamo connotato come la costruzione dell’AREA POPOLARE, il modo più democratico per far emergere la nuova classe dirigente, espressione di una partecipazione democratica e popolare, dal basso, ben al di là delle diverse provenienze e collegamenti nazionali dei diversi soggetti. Solo esaurita questa fase nelle varie realtà regionali e locali italiane si potrà organizzare un’assemblea costituente nazionale del soggetto politico nuovo di centro: democratico, popolare, aperto alla collaborazione con quanti di altre aree politiche intendono con noi difendere e attuare integralmente la Costituzione repubblicana. Una carta nella quale i padri fondatori DC seppero concorrere a scrivere articoli importanti ispirati dai nostri valori cristiani. Oggi come allora compete ai cattolici democratici e ai cristiano sociali coniugare l’ispirazione della dottrina sociale cristiana ai valori costituzionali. Un modo di azione che, io credo, potrebbe ricondurre alla partecipazione politica e all’esercizio del voto quella grande massa di renitenti che, da troppo tempo, disertano i seggi elettorali. Le prossime elezioni locali e regionali potrebbero essere il terreno di prova per l’Area Popolare.

Ettore Bonalberti

Venezia, 13 Dicembre 2022

VERSO UN MONDO NUOVO

Più volte ho scritto sulla necessità che, quanti si richiamano alla cultura democratico cristiana e popolare, si impegnino a tradurre nella città dell’uomo i principi e i valori della dottrina sociale cristiana. Quei principi e valori, cioè, che sono indicati nelle lettere encicliche che, dalla Rerum Novarum in poi, hanno costituito il patrimonio degli insegnamenti della Chiesa dalla prima rivoluzione industriale ai tempi attuali della globalizzazione.

WORLD-LAB è una “rete informale” di esperti internazionali di diverse formazioni scientifiche ed estrazioni culturali, facenti capo al sito www.worldlabnetwork.ru ,con sede a Mestre (VE). Essi condividono la duplice convinzione:

  • che l’attuale modello di sviluppo occidentale, oramai imperante, è avviato al collasso sociale ed ambientale;
  • che esiste un’ insperata via d’uscita, alla nostra portata, da imboccare urgentemente.

Alcuni studiosi mestrini, i Proff. Gianfranco Trabuio e Dino Gerardi, nel 2015 hanno dato alle stampe con WORLD-LAB, l’associazione da loro costituita, I risultati delle loro ricerche socio economiche, presentando un modello economico mai esplorato in precedenza, frutto di una rivisitazione dell’enciclica Rerum Novarum di Papa Leone XIII, promulgata nel 1891, sviluppando “il mutualismo in chiave di attualità, dando vita a un’inedita forma di prassi denominata Convivio, alternativa ai disastri prodotti a livello sociale e ambientale dalla degenerazione del liberismo”.  Tale modello, definito nel saggio “ La dignità delle nazioni”, si connette assai bene con quanto indicato dall’enciclica di Papa Francesco:“ Laudato SI”, promulgata nel Giugno dello stesso anno, 2015.

Nel 2016, Trabuio e Gerardi, hanno dato alle stampe un altro volume, edito sempre da Amazon, dal titolo: “ Manifesto del civismo” col quale chiariscono ancor meglio il nuovo modello economico messo a punto nel precedente volume. Nel Luglio di quest’anno è stato editato il saggio: “ Verso un mondo nuovo”, con il quale è riproposto il valore della solidarietà che dovrebbe tradursi in modelli concreti di vita vissuta, come quello avviato da Davide Lazzareti ( Il Cristo dell’Amiata- 1834-1878) sul Monte Labbro comune di Arcidosso ( Arezzo) esempio straordinario di comunità fondata sulla solidarietà organica. Un modello che si dovrebbe tentare di realizzare in altre realtà territoriali, con la volontà di tornare al solidarismo, così tanto apprezzato nella dottrina sociale della Chiesa cattolica, anche se spesso interpretato soprattutto, se non quasi esclusivamente in versione assistenziale. Considero il saggio “ Verso un mondo nuovo” un libro utilissimo da leggere, in quanto descrive con grande rigore un nuovo modello di società alternativo a quelli attualmente in atto nell’età della globalizzazione. L’ho trovato di grande efficacia comunicativa, grazie anche alle splendide tavole illustrative dell’arch Massimiliano Manchiaro. Ottime anche le sintesi delle encicliche sociali della Chiesa scritte alla fine del saggio. Tutte le pubblicazioni si possono trovare cliccando sul sito (http://www.worldlabnetwork.ru/?page_id=34&lang=it) del gruppo WORLD-LAB e i files in  pdf delle stesse, possono essere richiesti gratuitamente all’amico Trabuio, scrivendo alla sua mail: gianfranco.trabuio@gmail.com.

Ettore Bonalberti

Venezia, 2 Dicembre 2022

Ripartiamo dalla base

Ho letto con interesse l’intervista rilasciata a Il Foglio, giovedì 24 novembre scorso, dall’ex ministro del Lavoro, On Orlando, che ha detto, tra l’altro: il Pd, per non tradire la sua funzione storica, per non finire travolto dagli eventi, non possa che darsi una prospettiva neosocialista, pur sapendo che qualcuno potrebbe non riconoscervisi più”. E più avanti, sempre nell’intervista:

Anzitutto, occorre liberarci dell’ansia della vocazione maggioritaria,  anacronistica in uno scenario ormai nei fatti proporzionale, perché ci ha portato troppo spesso a eludere alcune questioni profonde. E questo lo dico anche a chi, con una certa dose di ipocrisia, invoca lo smantellamento delle correnti in nome di un unitarismo che poi si risolve nella sospensione del giudizio. Siamo arrivati al voto in una condizione di unità interna senza precedenti, ed è andata come sappiamo” In un recente intervento in direzione, infine, lo stesso On Orlando aveva detto: Dobbiamo andare fino in fondo nel confronto tra di noi, pur accettando il rischio che alla fine del percorso non saremo gli stessi che eravamo all’inizio”. Un’altra scissione imminente?

Credo che questi ragionamenti precongressuali dovrebbero essere valutati con estrema attenzione, specialmente dagli amici Popolari che dalla Margherita decisero di aderire al progetto di fondazione del Partito Democratico. Emerge con chiarezza la volontà di un importante esponente ex comunista del partito di ricollegarsi alla propria tradizione politica e culturale, di tipo neo socialista, con buona pace per quegli ex democratico cristiani che speravano in un ben diverso assetto politico organizzativo finale. Emerge con chiarezza come tra gli ex comunisti, insidiati nella loro stessa  base sociale e politico culturale dal M5S, stia prevalendo il richiamo dell’antica casa . E’ evidente, infatti, come nel deserto dominante della politica e con il rischio del prevalere di una condizione di egemonia della destra nazionalista e sovranista, emerga la volontà di tornare a riscoprire i fondamentali che concorsero alla costruzione della Repubblica. Una volontà condivisa anche dagli ex socialisti, liberali e repubblicani, ossia dalle componenti fondanti il patto costituzionale. Assai più lacerata e confusa è la situazione di quell’altra essenziale cultura politica che concorse, con i suoi uomini e donne migliori, alla battaglia resistenziale prima e alla scrittura della Costituzione del 1947. Sono intervenuto più volte sul progetto di ricomposizione politica dell’area cattolica democratica e cristiano sociale e leggo con molta attenzione su ciò che si scrive su vari organi di stampa, sino all’interessante scambio epistolare tra gli amici Cerocchi e Castagnetti  sulla ripresa editoriale della testata  de “Il Popolo” della DC storica. Per la verità, grazie alla volontà di un coraggioso sacerdote, Mons Tommaso Stenico, da molto tempo è editata on line la testata: www.ilpopolo.cloud, nella quale, come su Il Domani d’Italia, si svolge un proficuo dibattito sul tema della ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale. A me sembra, tuttavia, che, falliti i diversi tentativi sin qui operati dall’alto per la mera riunificazione delle diverse realtà partitiche e associative che, a diverso titolo e con diversa legittimazione si rifanno alla DC storica, si debba ripartire dal basso, dalle realtà locali, nelle quali riprendere il dialogo e il confronto tra le diverse sensibilità e culture della nostra area. Da parte dei DC e Popolari serve costruire un’ampia AREA POPOLARE, partendo proprio  dalle diverse realtà regionali. Un processo che nascendo dalla base potrebbe favorire l’emergere di una nuova classe dirigente. Vino nuovo in otri nuove, sostenevano molti amici pessimisti sugli esiti dei tentativi avviati e l’AREA POPOLARE che nascesse dal basso, potrebbe essere proprio lo strumento più efficace ed opportuno per riportare in campo la nostra cultura politica.

In questa fase dominata dalla destra, solo un’ampia collaborazione tra le culture politiche della migliore storia democratica repubblicana potrà garantire pace sociale e sviluppo democratico, sulla base di un condivisa proposta di programma che sappia saldare gli interessi dei ceti medi produttivi con quelli delle classi popolari, in alternativa a politiche, come quelle che stanno emergendo dal governo della destra, fondate sull’aggravamento delle condizioni di disuguaglianza  e di povertà, foriere di conflitti sociali di ardua composizione.

Ettore Bonalberti

Venezia, 26 Novembre 2022

Mai così divisi

E’ dal 2012 che mi batto per la ricomposizione dell’area  politica democratico cristiana e dei Popolari. Dopo la lunga stagione della diaspora ( 2012-2022), purtroppo, quell’obiettivo che avevo individuato con l’On Publio Fiori e che, grazie all’amico, il compianto On Silvio Lega, ci permise di promuovere l’ autoconvocazione del consiglio nazionale della DC storica, “partito mai giuridicamente  sciolto”, la situazione, oggi, è ancor più lacerata che mai.

A sinistra, coloro che dal PPI scelsero di concorrere alla nascita della Margherita prima e a entrare a pieno titolo nel PD poi,  sembrano adesso tra “color che son sospesi”, con un piede dentro e un piede fuori; delusi dagli eredi del vecchio PC-PDS-DS, che hanno ripreso e stanno consolidando la gestione del partito, molti dei nostri vecchi amici sembrano incapaci di assumere scelte definitive alternative, mentre, alcuni di loro, hanno deciso di sperimentare la strada del Terzo Polo.

A destra, molte realtà di ex DC, come quella di Giovanardi e dei Popolari liberali stanno per celebrare un convegno a Modena imperniato sul tema: “I Popolari liberali di ispirazione cristiana nel centro destra”, che vedrà la partecipazione di una quindicina di movimenti e associazioni di area cattolica e di destra. Gianfranco Rotondi, già esponente di fede democristiana nel partito del Cavaliere, dopo la fugace esperienza dei Verdi Popolari è passato con armi e bagagli al partito della Meloni, ricevendo in cambio l’elezione al collegio uninominale alla Camera di Avellino. Ora sarebbe impegnato nella velleitaria idea di trasformare Fratelli d’Italia nella DC 4.0. Molti dei militanti di Comunione e Liberazione, espressione più esplicita dei cattolici della morale, infine, hanno scelto da tempo l’area di centro destra e, anche in quest’occasione elettorale, il voto per il trio Meloni-Salvini-Berlusconi. Credo che, mai come nel voto del 25 Settembre scorso, una parte così rilevante dell’area cattolica si sia orientata a destra e mai tutti noi siamo stati così divisi. Nel mezzo, tra i Popolari schierati a sinistra e indecisi sulle prospettive, si colloca tutta la frastagliata presenza dei diversi partiti e movimenti che si richiamano, a diverso titolo, alla DC, incapaci di presentarsi autonomamente alle elezioni politiche, limitandosi a qualche avventurosa sortita in quelle scadenze elettorali nelle quali vige un sistema elettorale proporzionale; com’è avvenuto in Sicilia, non senza contrasti, con la lista della DC nuova di Cuffaro, alleata anch’essa con il centro destra. Unica eccezione quella rappresentata dall’amico On Giorgio Merlo, già presidente del movimento politico organizzato da Clemente Mastella ( Noi di centro europeisti), il quale, alla fine si  è schierato al centro, con gli amici del Terzo Polo di Italia Viva, di Matteo  Renzi e di Azione, di Carlo Calenda.

Da vecchio “ DC non pentito” ho scritto ripetutamente che il nostro ruolo politico è stato e dovrebbe continuare a essere quello di contribuire a saldare anche sul piano della rappresentanza politica gli interessi dei ceti medi produttivi e delle classi popolari, ispirati dai principi della dottrina sociale cristiana. Ciò comporta il superamento della dicotomia tra cattolici della morale e cattolici del sociale, se vogliamo assumere unitariamente quanto indicato dalle encicliche sociali scritte dai pontefici nell’età che stiamo vivendo della globalizzazione. Per far questo la nostra posizione non può essere né all’interno di un partito della destra, né in uno di sinistra, ma, forti dei nostri valori, dovremmo contribuire alla costruzione di un centro politico nuovo della politica italiana nella quale possano trovare pari cittadinanza le grandi culture politiche della nostra storia repubblicana: popolare, liberale, socialista e democratico repubblicana. Punto di convergenza unitario: la fedeltà alla Costituzione repubblicana che ci si impegna a difendere e attuare integralmente. Questo si potrà sperimentare con gli amici del Terzo Polo, se prevarrà la volontà di impegnarsi insieme rispettando tutti i valori e la cultura politica di ciascuno. Premessa indispensabile sarà organizzare la raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare per reintrodurre il sistema elettorale proporzionale di tipo tedesco, con le preferenze e l’istituto della sfiducia costruttiva. Un programma di politica economica e sociale dovrà essere concordato nel quale siano garantiti i principi di sussidiarietà e solidarietà indicati dalla Costituzione, così come su quello economico finanziario, sarà decisivo battersi per il ritorno alla legge bancaria del 1936, reintroducendo la netta separazione tra banche di prestito e banche di speculazione finanziaria. Solo al centro si potrà ricomporre nel modo più opportuno e politicamente possibile la nostra area socio-culturale, abbandonando ogni velleitaria e, talora semplicemente  opportunistica opzione a destra o a sinistra, lontana mille miglia dalla nostra migliore storia e tradizione politica.

Ettore Bonalberti

22 Novembre 2022

Né a destra né a sinistra

Leggendo la nota di Giorgio Merlo, riferita all’On Bettini, su Il Domani d’Italia e quella del direttore, Lucio D’Ubaldo, sulla situazione in cui versa il PD, si comprende la sofferenza dei Popolari ex Margherita, che avevano creduto in quel progetto, oggi tornato nella gestione confusa degli eredi del vecchio PCI, con loro che, o sono usciti, o vivono una condizione di forte subalternità.

Se questa è la condizione degli amici ex DC a sinistra, non meno tranquilla è quella di coloro che  hanno sostenuto la destra della Meloni, nella presunzione di costituire il centro di quel polo, sino all’incredibile velleitaria proposta annunciata da Rotondi di trasformare Fratelli d’Italia in una rinnovata DC 4.0.

La realtà è che il nostro Paese oggi non è più guidato né da una coalizione di centro sinistra, riferimento troppo importante per la storia politica italiana, né di centro destra. Siamo in presenza di un governo di destra a tutto tondo, con molti esponenti ai massimi livelli istituzionali e di governo, eredi dell’antica cultura almirantiana e post fascista.

Con questo governo legittimato dal voto popolare, grazie anche a una legge elettorale, il rosatellum, che il PD e il M5S non hanno voluto modificare, si tratta, perciò, di fare i conti, tanto sul versante della politica economica, sociale e finanziaria, che su quello istituzionale.

La posizione dei Popolari e dei DC non pentiti, come scrivo come un mantra da sempre, deve restare al centro, alternativa alla destra nazionalista e sovranista e distinta e distante dalla sinistra tuttora alla ricerca affannosa della propria identità.

Avevamo sperato e continuiamo a sperare nel Terzo Polo, nel quale, però, va superata l’inguaribile idiosincrasia democristiana di Carlo Calenda, se si vuol dar vita a un centro politico nuovo ampio e articolato, espressione della grandi culture politiche della nostra storia repubblicana: quella popolare, insieme a quella liberale, repubblicana e socialista, ossia le culture migliori del riformismo del nostro Paese.

A Matteo Renzi, figlio della nostra cultura DC, il compito di far comprendere a Calenda i limiti della sua impostazione azionista, la quale, senza l’apporto dei popolari, com’è stato in tutta la lunga storia democratica italiana, finirebbe con l’assumere una definitiva connotazione minoritaria, elitaria senza futuro e, in ogni caso, incapace di rappresentare con la sinistra un’alternativa credibile alla destra del trio Meloni-Salvini-Berlusconi.

La prossima assemblea nazionale del 4 Dicembre a Milano annunciata dal duo di Azione e Italia Viva, potrebbe essere il luogo nel quale si potrebbe/dovrebbe concretamente accertare la disponibilità alla costruzione di questo nuovo centro ampio e plurale.

E’ evidente, però, che permanendo l’attuale legge elettorale di tipo maggioritario, i due capisaldi di attrazione: a destra Fratelli d’Italia e a sinistra il PD, tenderanno a conservare la loro condizione di privilegio, la quale, tuttavia, obbligherebbe l’Italia a un bipartitismo forzato, incapace di rappresentare la realtà culturale, sociale e politica del Paese assai più vasta e articolata. Certo, singoli personaggi della nostra area politica in cerca di sopravvivenza, com’è già accaduto con Berlusconi, il PD e la Lega prima e, ora, con la Meloni a dx e lo stesso PD a sx ( anche se adesso, con assai maggiori difficoltà) continueranno a offrirsi al miglior offerente dei due poli,  ma ciò renderà impossibile, com’è accaduto nella lunga stagione della diaspora DC ( 1993-2022) la ricomposizione politica di una forza cattolico democratica e cristiano sociale al centro dello schieramento politico.

Ecco perché, compito dei Popolari e dei DC, come abbiamo discusso nell’ultima riunione del direttivo della Federazione Popolare DC e mi auguro si discuta nel prossimo incontro del direttivo della DC guidata da Renato Grassi, dovrebbe essere quello di attivare la presentazione di una legge di iniziativa popolare con la quale si propone di introdurre una legge elettorale di tipo proporzionale con preferenze, coerentemente con l’impostazione generale di tipo proporzionalista della nostra Costituzione e in linea con la nostra migliore tradizione. Un impegno di grande valore istituzionale, che dovrebbe essere unito a  quello per la difesa della repubblica parlamentare e per l’attuazione integrale della Costituzione, a partire dall’applicazione in tutti i partiti dell’art.49 della carta costituzionale.

A tale impegno politico istituzionale, per il quale ci si dovrà impegnare insieme a tutte le altre grandi culture riformiste, dovremmo richiedere politiche economiche finanziarie e sociali, alternative a quelle collegate agli interessi dei poteri finanziari dominanti, dopo il fallimento strategico di una globalizzazione che ha ridotto l’economia reale a fattore servente della finanza e la stessa politica a un ruolo subalterno. Una degenerazione che sta causando una gravissima crisi economica e sociale a livello mondiale e che, anche in Italia, ha colpito e colpisce duramente i ceti medi produttivi e le classi popolari.  Avevamo indicato in alcuni punti essenziali di programma tale progetto che, in via preliminare, richiede il ritorno immediato alla legge bancaria del 1936, reintroducendo la netta separazione tra banche di prestito e banche di speculazione finanziaria, premessa indispensabile a qualsiasi politica riformatrice nel nostro Paese.

Un centro che fosse in grado di proporre e battersi per questi due grandi obiettivi: legge elettorale proporzionale con preferenze, da un lato, e ritorno alla legge bancaria del 1936, dall’altro, potrebbe porsi come elemento di riferimento e di rappresentanza soprattutto di quel vasto elettorato che, da molto tempo, è renitente al voto, stanco dell’offerta politica presente.

Mi auguro che gli amici el Terzo Polo vogliano raccogliere queste nostre sollecitazioni e, intanto, perché non partiamo dalla base, attivando ovunque possibile, dei comitati democratici dei riformisti popolari, liberali, socialisti e repubblicani, come luoghi di partecipazione politica dal basso e per la selezione di una nuova e credibile classe dirigente?

Ettore Bonalberti

Venezia, 18 Novembre 2022

Un vaste programme

E’ bastato questo tweet scritto stamattina: “Migranti. Fronte disumanitario. Italia, Grecia, Malta e Cipro contro le navi delle Ong”. Così il quotidiano Avvenire oggi. Ai tanti cattolici che hanno votato per la destra guidata dalla Meloni un motivo di riflessione,  specie per coloro che si considerano fedelissimi agli insegnamenti della Chiesa”, per riaprire un vivace confronto con persone, alcune delle quali, amiche di vecchia data, si sono sentite colpite da un semplice richiamo alla riflessione. Ennesima dimostrazione della divisione esistente nell’area sociale e culturale cattolica, una parte consistente della quale ha scelto di votare a destra alle elezioni politiche del 25 settembre scorso. Orfani del partito, la DC, che dal 1945 al 1993 era stato il riferimento politico di larga parte dei cattolici italiani, consumate le diverse opzioni che dalla fine politica della DC hanno caratterizzato la lunga stagione della diaspora democratico cristiana, il 25 settembre si è consumata la divisione netta tra i cattolici della morale e i cattolici del  sociale. I primi, stanchi delle scelte laiciste e radicali del PD sui temi inerenti ai “ valori negoziabili”, hanno finito con l’orientare il loro consenso alla coalizione di destra anche con alcuni voltafaccia incomprensibili di qualche amico di provata fede DC.

Non mi hanno sorpreso le reazioni di altri del movimento di Comunione e Liberazione che, da molto tempo, si è posto a destra, in alternativa alle posizioni della sinistra in materia di scelte antropologiche sulla vita e la morte, il matrimonio e la cultura del gender.

Leggendo l’ultima bella nota di Giorgio Merlo, in Il Domani d’Italia, sulla sinistra sociale e politica della DC e sul ruolo svolto, soprattutto da quest’ultima, in tema di autonomia della politica da sottrarre al rigido condizionamento di tipo clericale proveniente dalla Chiesa pacelliana degli anni ’50 e per quasi tutti i ’60, ho compreso la necessità esistente nel nostro tempo di riprendere il confronto tra i cattolici, tenendo presente il grado di divisione e di smarrimento esistente nella stessa Chiesa. Un realtà quella ecclesiastica, dove persone espressione di malcelati integralismi preconciliari, sono pronte a contestare non solo il quotidiano della CEI, ma lo stesso Papa Francesco, che non manca, non a caso, di chiedere ogni volta di pregare per lui.

Le nostre difficoltà politiche e organizzative inerenti alla ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale scontano queste divisioni  nella più vasta realtà cattolica, nella quale la rottura tra cattolici della morale e cattolici del sociale appare difficilmente componibile. L’amico Franco Banchi in una recente nota scritta alla vigilia del voto, sosteneva come non ci dovessero esserci “cattolici della morale” e “cattolici del sociale”. È nostra convinzione, scriveva Banchi, “a maggior ragione a fondamento degli impegni elettorali volti al bene comune, che l’ispirazione e l’azione dei cattolici deve coniugare obbligatoriamente entrambi gli aspetti. Perché, egli continuava, accettare di essere circoscritti al solo campo, peraltro irrinunciabile, della difesa dei principi morali e subire passivamente la resa in quello del sociale, in cui non dobbiamo essere per forza liberali o socialisti? Per questo dobbiamo iniziare la “riscossa” in un campo che fin dalla Costituente è stato il nostro luogo eccellente. Uno dei capisaldi da riprendere, sviluppando ed attualizzando l’articolo 118 della Costituzione, è quello  che definisce il profilo di massima della sussidiarietà, a sua volta riferibile agli studi giuridici del pensiero cristiano medievale. E proprio da qui comincia il nostro lavoro di trasferimento attivo dei principi di sussidiarietà nel terzo millennio italiano”.

Utile suggerimento quello di Banchi di fare riferimento ai valori cristiani che i padri costituenti hanno saputo trasferire nella nostra Carta fondamentale, come quelli della sussidiarietà e della solidarietà, compresi quelli enunciati a sostegno della persona e della famiglia. E’ evidente, però, che nel concreto svolgersi del confronto politico e culturale del tempo presente, una riflessione seria deve essere compiuto anche dai partiti e dai movimenti che di questa realtà sono gli attori protagonisti.

Pensare di continuare a ragionare a prescindere da questa scissione politica e culturale del mondo cattolico, ritengo sia un errore che non permette di colmare il divario esistente tra la realtà della politica e della sua rappresentanza istituzionale e la mancata partecipazione al voto di oltre il 50% degli elettori, a diverso titolo e motivazione, stanchi e sfiduciati di ciò che passa il convento. Una seria riflessione dovrà farsi nella vasta area cattolica caratterizzata da molte articolazioni

Analoga riflessione dovrà anche essere compiuta dalle e nelle forze politiche a cominciare dalla sinistra e per essa, dal suo principale caposaldo, il PD, nel quale è aperta la riflessione sul ruolo che i Popolari ex DC hanno svolto sin qui e potranno ancora svolgere, in un partito che è alla ricerca affannosa della propria identità. Analogamente nel terzo polo, dove, Matteo Renzi, dovrà battersi per superare l’idiosincrasia DC di Calenda, neo azionista post litteram, tenendo presente che un Terzo Polo senza una forte componente di ispirazione DC e popolare è destinato a svolgere un ruolo del tutto minoritario in campo politico e istituzionale.

La destra a guida di Giorgia Meloni, ha sin qui saputo raccogliere di risulta  larga parte del voto dei cattolici della morale, i quali, tuttavia, non potranno, alla fine, sottrarsi dagli impegni che a loro derivano dalla coerenza ai principi e ai valori fondamentali della dottrina sociale cristiana. La cultura e i valori di provenienza di Fratelli d’Italia, infatti, sono lontani mille miglia da quelli che, dalla Rerum Novarum in poi, la Chiesa cattolica ha saputo indicarci, sino all’Evangelii gaudium, Laudato SI e Fratelli tutti.

A quanti, infine, a diverso titolo e legittimità si richiamano alla storia della DC, “partito mai giuridicamente sciolto”, spetta il compito di favorire il progetto della loro ricomposizione, premessa indispensabile per concorrere da protagonisti alla costruzione del centro nuovo della politica italiana insieme alle componenti di  ispirazione liberale e socialista riformista.

Un “vaste programme” indubbiamente, ma vale la pena di perseguirlo con forte determinazione.

Ettore Bonalberti

Venezia, 13 Novembre 2022

Tributo a Mirco Marzaro, dai veneziani” DC  per sempre”

Ieri è stata una giornata molto positiva per  i veneziani “democratici cristian per sempre”. Continuando una bella tradizione avviata dall’amico Cesare Campa, dopo il tributo rivolto l’anno scorso all’On Gianfranco Rocelli, quest’anno abbiamo voluto rendere omaggio all’On Mirco Marzaro, che, nei mesi scorsi, ha compiuto la venerabile età di cent’anni.

Una Santa Messa molto partecipata è stata celebrata, alla presenza del figlio di Marzaro, assente per una stagionale indisposizione, nella quale le letture sono state tutte declinate sul versante della pace e, subito dopo, un simposio presso l’Hotel Bologna. E’ stato un ritrovarsi tra tanti vecchi amici accomunati da due elementi essenziali: il sentimento dell’amicizia, che è stato sempre alla base dei rapporti tra i soci democratico cristiani  e il forte radicamento nei valori fondamentali testimoniati dai nostri grandi padri e fratelli: Vincenzo Gagliardi e Mario Ferrari Aggradi, Costante Degan, Vito Orcalli, Alfeo Zannini, Anselmo Boldrin, Luigi Tartari, Giorgio Longo e Marino Cortese e i tanti altri che hanno segnato la storia della DC e della politica veneziana, veneta e nazionale. Non dimenticando il contributo offerto alla Resistenza dai nostri combattenti Partigiani Cristiani, Mario Ferrai Aggradi e Anselmo Boldrin.

Un ringraziamento speciale a Cesare Campa, come sempre efficace organizzatore di eventi e custode della nostra memoria storica. Proprio discutendo a pranzo con alcuni amici è sorta l’idea di dar vita all’associazione dei “ DC veneziani per sempre” che potrebbe costituire l’avvio di uno strumento di partecipazione democratica finalizzata a conservare la memoria di ciò che siamo stati, e di offrire l’opportunità di trasmettere i nostri valori alle nuove generazioni. Mai come in questo momento, infatti, c’è la necessità di concorrere alla costruzione di un nuovo centro della politica italiana, ampio e plurale: democratico, popolare, liberale, riformista, euro atlantista, alternativo alla destra nazionalista e sovranista e distinto e distante dalla sinistra senza identità. Un Centro interessato a collaborare con quanti intendono difendere e attuare integralmente la Costituzione.

Al fine di evitare l’errore del Terzo Polo, dominato da Calenda, responsabile di un’idiosincrasia anti DC, propria di un “azionista di risulta” che rischia di condannare quell’area a un’espressione minoritaria laico liberale senza futuro, servirà organizzare una forte presenza della nostra cultura politica. Dovremmo far partire da Venezia il progetto del nuovo centro della politica italiana come su indicato, nel quale sia ben presente la nostra area politica cattolico democratica e cristiano sociale. Con l’aiuto indispensabile di Campa dovremmo attivare la nostra associazione dei “ DC veneziani per sempre” ( o come la vorremo diversamente connotare), la quale potrebbe favorire una ricomposizione culturale prima ancora che politica, indispensabile per il progetto più ampio del nuovo centro.

Ettore Bonalberti

Venezia, 6 Novembre 2022

  • Non facciamo la fine della kupamandika Da “ osservatore non partecipante” ho letto con molta attenzione gli interventi nel consiglio nazionale della DC del 26 ottobre scorso, tenendo presente che le mie dimissioni dagli incarichi di partito non annullano la mia condizione di “ democristiano non pentito” che cercherò di mantenere sino alla fine.Avevo inviato una nota alla vigilia del consiglio nazionale, pubblicata con grande onestà intellettuale da Mons Stenico su Il Popolo, con la quale rilevavo la necessità di restare al centro della politica italiana: alternativi alla destra nazionalista e sovranista e distinti e distanti dalla sinistra alla ricerca della propria identità.Avevo ricevuto una telefonata dall’amico Grassi al quale avevo espresso questa mia indicazione che, onestamente, ritrovo espressa anche nella sua relazione. Diverso il tono e le argomentazione sostenute dall’amico Gubert, chiuse nella necessità di costruire il soggetto politico coerente alle indicazioni di valore proprie della dottrina sociale cristiana, soprattutto con riferimento ai “ valori non negoziabili”.Credo che su questa strada integralistica la prospettiva degli ultimi mohicani della DC sarebbe molto debole e minoritaria, tale da non considerare gli errori e le insufficienze riscontrate da quel 2012, anno nel quale tentammo di ridare pratica attuazione alla sentenza della suprema corte di Cassazione n, 25999 del 23.12.2010, secondo cui: la DC non è mai stata sciolta giuridicamente.L’amico Gubert dovrebbe prendere atto che, dopo dieci anni e la lunga Demodissea che ho tentato di ricostruire nel mio ultimo libro:Demodissea: la DC nella lunga stagione della diaspora democristiana ( 1993-2020) . edizioni il Mio Libro, ha segnato una serie di fallimenti acuitisi  dopo l’ultimo congresso del 2018 che, anziché concorrere alla ricomposizione ha dovuto sperimentare ulteriori rotture e divisioni che fanno salire a quasi due mani il numero delle DC che, a diverso titolo, si rifanno alla DC storica, quella che ha cessato giuridicamente la sua vita nel  1992-93.Consiglierei a Gubert la lettura del bel libro di Amarthya Sen: Globalizzazione e Libertà ( ed. Mondadori 2003) nel quale l’autore descrive la parabola della ranocchia- kupamandika. Dai testi indiani sanscriti antichi: una ranocchia vive tutta la vita rinchiusa in un pozzo sospettosa di tutto ciò che accade fuori. Dal  500 a.C.: quattro  testi sanscriti (Ganapatha- Hitopadesà- Prasamaraghava- Battikavya) esortano tutti a non comportarsi allo stesso modo della kupamandika. La ranocchia aveva una “visione del mondo”, il suo mondo, ma era ovviamente circoscritta a quel piccolo pozzo. Se fosse prevalsa la visione della kupamandika, senza i necessari scambi interculturali, avremmo avuto una diversa e assai più limitata storia scientifica, economica e culturale dell’umanità.Ecco io temo che questa visione, tutta incentrata su ciò che rimasto della DC che pensammo di ricomporre politicamente nel 2012 e che si è andata, invece, progressivamente, decomponendo, sia il vero limite della prospettiva politica indicata da Gubert.Trovo, altresì, alquanto ingenerosa e insufficiente l’analisi di Grassi su quello che lui definisce” lesperienza tramontata”” della Federazione Popolare dei DC. Caro Renato, il limite di quel progetto avviato dall’amico Gargani insieme ad alcuni di noi, non è stato dovuto solo al venir meno dell’adesione di Cesa e Rotondi, ma anche della “ tiepidezza” con cui molti dei nostri amici DC avevano accolto quell’iniziativa. Da parte mia continuo, invece, a ritenere che proprio da quel tentativo avviato con una cinquantina di partiti, movimenti, associazioni della nostra area politico culturale si dovrebbe ripartire, certo con una DC confermata su questa strada dal prossimo congresso, con una rinnovata dirigenza come auspicato da Grassi nel suo intervento.Nessuna velleità integralistica da nostalgica e anacronistica kupamandika, ma la netta determinazione nel voler occupare una posizione nel centro della politica italiana, insieme a quanti intendono concorrere alla costruzione del soggetto politico nuovo democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, atlantista, trans nazionale, alternativo alle destra nazionalista e populista e distinto e distante dalla sinistra alla ricerca della propria identità. Un centro pronto a collaborare con quanti intendono difendere e attuare integralmente la nostra Costituzione repubblicana. Da “ osservatore non partecipante”, anche proprio per le ragioni indicate da Grassi, ossia di favorire l’emergere di una nuova classe dirigente, non parteciperò al prossimo congresso nazionale, felice se da esso potrà derivare, con la nuova e più giovane dirigenza, la conferma di una linea centrale dei democratici cristiani di cui il Paese avrebbe bisogno. Ettore BonalbertiVenezia, 28 Ottobre 2022  

Restiamo al centro

Privati del nostro simbolo storico, da troppo tempo rendita del duo Cesa-De Poli caudatari della destra, senza parlamentari eletti, abbiamo vissuto una netta divisione alle elezioni politiche del 25 Settembre scorso. Diversi amici hanno votato per l’alleanza di destra soprattutto in alternativa alla deriva laicista del PD che, come da profezia del prof Del Noce, ha assunto sempre di più la fisionomia di un “ partito radicale di massa”.

Ora nel partito di Enrico Letta, alla vigilia del loro congresso nazionale, si levano voci come quella di Bruno Simili, vice direttore della rivista Il Mulino, il quale invita il partito a ripartire dalle diseguaglianze, consapevole che il suo spazio non è al centro, ma a sinistra.

Se questa è e sarà la prospettiva del partito che ha tentato di mettere insieme la vecchia tradizione del PCI-PD-PDS con quella di una parte della sinistra politica della DC, anche per noi DC e Popolari è tempo di condividere un progetto politico in grado di corrispondere agli interessi e ai valori del terzo stato produttivo e dei ceti popolari, per assolvere al ruolo che è sempre stato quello dei popolari sturziani prima e della DC, negli oltre quarant’anni della sua egemonia politica in Italia.

Nostro obiettivo dovrà essere, quindi, quello di concorrere alla costruzione di un soggetto politico nuovo di centro: democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, trans nazionale, alternativo alla destra nazionalista e sovranista e distinto e distante dalla sinistra alla ricerca della propria identità. Non possiamo ridurci ad essere una corrente interna o esterna alla destra, come ha deciso di essere l’UDC, o, peggio, una componente integrata della destra meloniana, come ha deciso di fare “ il miglior fico del biconcio”, Rotondi. Strana parabola quella dell’ex giovane avellinese: dalla sinistra DC di Forze Nuove con Gerardo Bianco al seguito del Cavaliere in Forza Italia, poi fondatore dei Verdi Popolari che finisce col confluire armi e bagagli nel partito di Giorgia Meloni, con la velleitaria presunzione di rappresentarne la componente democratico cristiana.

Né possiamo ridurci a diventare una corrente interna o esterna al PD, come sembra procedere il dibattito nel partito guidato da Bruno Tabacci, Centro Democratico.

La collocazione all’interno del PD, come corrente più o meno formalmente organizzata, da Marini, Castagneti, Franceschini, Fioroni, è già stata sperimentata, col risultato che diversi amici alla fine sono usciti dal partito e, oggi, come ha scritto in maniera esemplare Giorgio Merlo nei suoi ultimi editoriali su “ Il domani d’Italia” sono pronti per un progetto di ricomposizione politica dell’area popolare.

Ho preso le distanze dagli amici della DC guidata da Renato Grassi, dopo che avevo verificato che dal caso siciliano gestito da Totò Cuffaro dell’alleanza con la destra, era evidente il rischio di uno sbandamento a destra del partito anche a livello nazionale, in contrasto non solo con quanto avevamo indicato prima del voto, ma con tutta la nostra storia di democratici cristiani e popolari. Il Terzo Polo ha costituito elemento di interesse per alcuni di noi, anche se la piega laicista e anti democristiana di Calenda, ha impedito a Renzi di sviluppare un progetto che poteva e potrebbe ancora avere buoni sviluppi, a condizione che la componente di matrice popolare assuma una seria e condivisa rappresentazione.

Sono molti anni che combatto per la ricomposizione politica della nostra area e credo che vada raccolta l’ appassionata indicazione dell’amico Giorgio Merlo, per concretizzare la quale dovremmo condividere la redazione di un manifesto appello ai DC e ai Popolari italiani, con alcune indicazioni di programma coerenti con i nostri valori espressi dalla dottrina sociale cristiana e adeguati agli interessi del terzo stato produttivo e dei ceti popolari ai quali dovremmo garantire la massima partecipazione e rappresentanza politica. Con il manifesto appello dei Popolari, alla redazione del quale dovremmo chiamare tutti gli amici della vasta e articolata area cattolico democratica e cristiano sociale, si dovrebbero in parallelo attivare in tutte le realtà locali dei comitati civico democratici popolari, per la partecipazione politica dei cittadini. Un progetto, dunque, che dovrebbe muoversi sia dall’alto ( definizione del manifesto appello) che dal basso ( formazione dei comitati civico popolari), per giungere alla convocazione degli stati generali dei Popolari, un’assemblea che, con la partecipazione dei rappresentanti di tutta la base, potrebbe dar vita al soggetto politico del nuovo centro della politica italiana.

Ettore Bonalberti

Venezia, 25 Ottobre 2022

Un po’ di chiarezza

Nell’ultima nota avevo indicato una proposta di” programma elementare”, così definita dato che comporta l’approvazione di una semplice legge ordinaria se si intende ripristinare la legge bancaria del 1936, che stabiliva la netta separazione tra banche di prestito e banche di speculazione finanziaria, una premessa indispensabile per ricondurre il sistema bancario al servizio delle persone, delle famiglie e delle imprese.

E’ tempo di fare luce su ciò che è accaduto e su ciò che si dovrebbe fare nell’interesse nazionale. La legge bancaria del 1936 fu introdotta dal Duce, su indicazione del dr Alberto Beneduce (un dirigente pubblico, economista, politico e accademico italiano, amministratore di importanti aziende statali nell’Italia liberale e fascista, amministratore delegato dell’INA, tra gli artefici della creazione dell’IRI e suo primo presidente, oltre che ministro e deputato), ad imitazione della Legge Glass Steagall introdotta negli USA da Roosvelt nel 1933, per superare gli effetti drammatici della crisi del 1929.

La DC, con la guida della Banca d’Italia affidata a Guido Carli, mantenne in vigore quella legge sino al 1992, anno infausto nel quale fu approvato il d.lgs n.481/1992 a firma Amato, Barucci e Colombo, con il quale si è giunti all’attuale situazione.  Se, come ci auguriamo, il nuovo governo della destra e le forze autenticamente riformiste del nostro Paese decidessero la reintroduzione della legge bancaria del 1936, dovrebbero contestualmente abolire il provvedimento della Banca d’Italia del 31 Luglio 1992 firmato da Lamberto Dini, al fine di fermare l’evasione fiscale verso i fondi speculatori petroliferi kazari proprietari della city of London e sede fiscale a tassazione zero nello stato USA del Delaware.

Va ricordato che all’interrogazione rivolta all’allora ministro dell’economia e finanze, dagli Onn. Alessio Villarosa,Alberti, Pesco, Sibilia e Ruocco ( interrogazione a risposta immediata in commissione n.5/10709-testo di Mercoledì 1 Marzo 2017, seduta n.751 ) si chiedeva il ruolo svolto da questi hedge funds nel controllo del capitale flottante delle banche detentrici del controllo di Banca d’Italia. Ruolo esercitato attraverso la delega a un’unica persona fisica di uno noto studio milanese di avvocati.
La risposta con lettera scritta del Ministero dell’economia e delle Finanze-Ufficio del coordinamento Legislativo-Economia- Q.T.453 del 2 Marzo 2017, confermava quanto indicato dagli interroganti, ossia che Banca d’Italia è di fatto sotto il controllo di questi fondi speculativi che, quindi, possono agire secondo i propri diretti interessi.

Ecco perché il governo che l’On Meloni si accinge a comporre se, come reiteratamente ha dichiarato durante le elezioni, intendesse operare “per il bene dell’Italia”, la prima azione riformatrice che dovrebbe assumere, sarebbe quella di tornare al pieno controllo di Banca d’Italia e al ripristino della legge bancaria del 1936. Su tale decisione, d’altronde, si valuterà non solo la corrispondenza tra il dire e il fare della maggioranza, ma se e come l’opposizione e/o le opposizioni voteranno rispetto a questo progetto, propedeutico a qualsiasi altro obiettivo di politica economica e finanziaria.

Ettore Bonalberti

Venezia, 21 Ottobre 2022

Testimonianza del dr Nino Galloni

Il Dr Nino Galloni, economista, condividendo la nota sulla proposta elementare di riforma, mi ha inviato l’allegata personale testimonianza autorizzandomi a renderla pubblica:

“Apprendo con gioia questa notizia, sebbene non capisca perché la truffa si sia risolta a Londra invece che in Italia: personalmente l’ho sempre denunciata, fin dall’inizio.

Quando si era capito che i tassi d’interesse sarebbero crollati (a seguito della crisi SME del settembre 1992, prevista da me in precedenza) le amministrazioni furono indotte, dalle banche dealer a sottoscrivere il seguente derivato o scommessa: se i tassi aumentano, la prestatrice rinuncia all’ulteriore guadagno; se il tasso diminuisce l’amministrazione continua a pagare in base a quello precedentemente esistente. Ma le banche sapevano benissimo come stavano le cose mentre gli amministratori erano ignari di tutto.

In seguito stimai la perdita complessiva per l’erario in  165 miliardi di euro che, in gran parte spiegano perché con avanzi primari sistematici, il debito pubblico abbia continuato a crescere.

Anni fa a seguito delle mie denunce, di interrogazioni parlamentari e di due convegni istituzionali fu fatta l’audizione della direttrice generale competente, dottoressa Cannata; la quale, a precise domande, ispirate dal sottoscritto, non trovò di meglio che opporre il Segreto di Stato.

Tutto fu quindi sepolto a parte qualche pronunciamento della Corte dei Conti.

Antonino Galloni”

Una proposta di programma “elementare” per il nuovo governo

Importante sentenza dell’alta corte di Londra per il comune di Venezia: i derivati comprati da Dexia Crediop e INTESA sono nulli e inapplicabili. Con questa sentenza l’amministrazione è legittimata a sospendere i pagamenti dei differenziali futuri a favore delle banche. Considerati gli attuali tassi di interesse, si tratta di un risparmio di circa 30 milioni di euro. Inoltre otterrà la restituzione delle somme versate dalla data di sottoscrizione dei contratti.  Una sentenza decisiva per molti altri comuni italiani. Ricorderò che il solo Comune di Torino ha sottoscritto 21 derivati quando sindaco nel 2001 era l’On Piero Fassino.

L’amico Alessandro Govoni, già CTU del Tribunale di Cremona in materia bancaria e finanziaria, interpellato nel merito, mi ha scritto quanto segue:” Secondo un rapporto della Guardia di Finanza  900 Comuni italiani su 6000,  45 Province su 90, e 12 Regioni su 21, hanno sottoscritto derivati sul tasso come quelli sottoscritti dal Comune di Venezia,  che la Corte di Londra ha finalmente sancito che debba  essere risarcito di tutte le perdite arrecate e che nulla più deve sui flussi futuri. Tutti questi derivati fatti sottoscrivere agli Enti italiani sono delle truffe perché  riportano un algoritmo nascosto tra le righe del contratto per cui ogni 6 mesi la banca d’affari incassa il tasso ( Euribor + spread), mentre il Comune vi e’ scritto che incassa solo l’ Euribor, perdendoci il Comune ogni 6 mesi lo spread  in genere del 2% calcolato sul mutuo sottostante,  in genere, in media  i mutui sottoscritti dai Comuni sono di 350 milioni di euro,  ciò significa che ogni 6 mesi agli Enti locali italiani sono stati prelevati dal conto corrente 7 milioni di euro, dal 2001 ad oggi, i contratti derivati hanno la durata  del mutuo sottostante in genere 30 anni.  Scrive ancora Govoni: “ E’ necessario che il governo emetta un decreto che imponga ai Sindaci e ai Governatori i cui Enti hanno sottoscritto derivati, di procedere sia in sede civile che penale e un decreto che autorizzi  alla Magistratura italiana di procedere d’ufficio contro le banche d’ affari per dichiarare truffa contrattuale tutti questi derivati che incorporano già una perdita certa alla stipula per l’ Ente locale italiano.  E continua: “Si rammenta che tutte queste banche d’ affari Dexia Crediop, Nomura, Morgan Stanley appartengono ai fondi delle grandi famiglie luterane tedesco orientali Rothshild Rockfeller. I luterani tedesco orientali pensano che l’ uomo non possa essere giudicato dall’ uomo, ma solo da Dio, ma poiché sono atei,  pensano che   nessuno li possa giudicare in terra , pertanto si sentono liberi di truffare, manipolare, usurare fino ad eliminare fisicamente chi si frappone ai loro interessi. I Rothshild e i Rockfeller, proprietari della IG Farben che era proprietaria dei campi di sterminio, eliminarono gli ebrei perché gli ebrei avevano scoperto la cura dei tumori biologica nutrizionale che andava contro agli interessi della IG Farben  unica produttrice mondiale di preparati chemioterapici,  su cui la IG Farben  guadagnava e guadagna ancora oggi con Bayer/BASF, Pzifer,  80 volte i suoi costi di produzione, mentre sulla cura dei tumori con terapia biologica nutrizionale i Rothshild, Rockfeller non avrebbero guadagnati nulla perché non brevettabile”.

Credo ci sia materia di seria riflessione giuridica, politica e amministrativa e invece di assistere alle quotidiane schermaglie di una maggioranza già in fibrillazione in vista della formazione del nuovo governo, credo dovrebbero essere questi alcuni dei temi di interesse della politica. Ho scritto più volte sul ruolo svolto dai poteri finanziari degli hedge funds anglo caucasici/kazari, con sede operativa nella city of London e fiscale, a tassazione zero, nello stato USA del Delaware (BlackRock, Bridgewater Associates, Citibank, Goldman
Sachs, JP Morgan, Morgan Stanley, Pioneer e Vanguard, tutte multinazionali finanziarie luterane tedesco orientali) proponendo alcune idee di politica economica finanziaria riassumibili ina una proposta semplicissima: il ritorno alla legge bancaria del 1936, con la riconferma della netta separazione tra banche di prestito e banche di speculazione finanziaria. Ci piacerebbe che, nel programma che Giorgia Meloni esporrà alle Camere appena sarà incaricata per formare il nuovo governo, assumesse questo impegno, ossia quello della riproposizione di una legge voluta dal suo mentore di formazione giovanile, il Duce che, sollecitato dal fidato Alberto Beneduce, volle quella legge bancaria che la DC, con Guido Carli, difese sino al 1992. Senza quella riforma che, vista la grande maggioranza parlamentare potrebbe essere varata facilmente con una legge ordinaria, ogni altro progetto per dare risposte alla crisi economica e sociale italiana risulterà una velleitaria indicazione propagandistica. E sarebbe anche un’ottima cartina di tornasole per valutare il grado di condizionamento dei poteri finanziari citati sui diversi partiti e parlamentari italiani.

Ettore Bonalberti

Venezia, 19 Ottobre 2022

Perché mi dimetto dalla DC di Grassi

Sento il dovere di esporre agli amici con i quali ho condiviso molte delle mie riflessioni dal 2012, anno nel quale, con Silvio Lega abbiamo organizzato la raccolta delle firme, su mia iniziativa, per l’autoconvocazione del Consiglio nazionale della DC; del partito, cioè, che, secondo la sentenza inappellabile n. 25999 del 23.12.2010 della suprema Corte di Cassazione: non è mai stato giuridicamente sciolto. Il nostro impegno era di dare pratica attuazione politica a quella sentenza, tentando di ricomporre l’unità dei DC che, secondo la  formula degasperiana doveva restare: un partito di centro che guarda a sinistra.

Con questo spirito nel 2012 avevamo sostenuto la candidatura e l’elezione dell’amico Gianni Fontana, così come nel 2018 quella di Renato Grassi, due persone con le quali abbiamo condiviso larga parte della nostra esperienza politico culturale.

Le vicende del voto siciliano dove  Totò Cuffaro, contravvenendo al deliberato della direzione nazionale della DC del 9 Agosto 2022, ha deciso di abbandonare la scelta centrista  a sostegno del terzo Polo per quella a favore della destra, hanno stravolto le ragioni della maggioranza che nel 2018 aveva sostenuto Grassi su posizioni centriste.

A Renato Grassi avevo inviato la lettera personale che, allo stato degli atti, rendo pubblica allegandola affinché conosciate la dinamica che mi hanno indotto alla scelta di abbandonare il partito in cui ho militato dal lontano 1962.

Testo della mia lettera a Renato Grassi:

Caro Renato,

tu conosci la mia stima e fiducia nei tuoi confronti, nata dall’esperienza vissuta insieme nel MG della DC di Bonalumi e poi consolidatasi nel CN del partito e nelle vicende che ci hanno visti protagonisti dal 2012 ad oggi.

Comprendo la soddisfazione per l’avvenuta elezione di alcuni consiglieri regionali siciliani, grazie, credo soprattutto, all’azione di Totò Cuffaro. Ribadisco, tuttavia, che quella dell’alleanza a destra non può essere la linea strategica della DC in campo nazionale, restando il centro, il nostro luogo politico nel quale rappresentare gli interessi e i valori dei ceti medi produttivi e delle classi popolari. Se la DC nazionale decidesse di assumere la scelta a destra come quella strategica del partito, non avrei più alcun interesse a rimanere nel partito ridotto al ruolo di ascaro di Cesa e C. So che, per alcuni di voi ,sarebbe il ritorno alla casa madre post DC, dell’UDC, ma, da parte mia non intendo essere risucchiato da un partito che ha “ abusato”, per pura rendita personale di pochi, del nostro glorioso simbolo scudo crociato, riducendosi al ruolo di ruota di scorta di Forza Italia prima e poi della Lega, specie da noi nel Veneto, dove De Poli la fa da padrone, anche se, per essere rieletto, Cesa ha dovuto richiedere alla destra un posto sicuro in un collegio ……delle Marche.

Nemmeno il ruolo di  minoranza critica, cui sono stato ben allenato dalla mia lunga militanza nella sinistra sociale DC di Forze Nuove, potrebbe essere esercitato in un partito che fosse Cesa-Cuffaro dipendente.

Scrivo a te questa nota, per il particolare rapporto umano e politico che ci lega da una vita, scusandomi se non sono riuscito, in questi dieci anni, a fare di più di ciò che con tutta la mia passione ho cercato di infondere a sostegno della DC. Resterò, come ho scritto altre volte, un “ osservatore non partecipante”, sempre disponibile a impegnarmi in un partito di centro democratico, popolare, liberale, riformista, euro-atlantista, alternativo alla destra nazionalista e sovranista, oggi alla  prova di governo per volontà della maggioranza del 64% degli elettori italiani, distinto e distante da una sinistra alla ricerca affannosa della propria identità. Se fosse confermata la nostra tradizionale linea ribadita dal XX congresso del 2018 in poi, sarei bel felice di continuare la mia militanza, che, invece, qualora la DC sterzasse a destra, cesserebbe con effetto immediato.

Grazie per quanto hai fatto in tutti questi anni e un fraterno saluto.

Ettore Bonalberti

Venezia, 29 settembre 2022

Nessuna risposta a questa lettera da parte di Grassi, mentre, ricevevo dall’amico Carmagnola, segretario amministrativo, legittimo rappresentante della DC, una nota di replica all’On Alessi che vi allego:

Il giorno 09 ott 2022, alle ore 17:05, Mauro Carmagnola <carmagnolamauro@gmail.com> ha scritto:

Caro Alberto, cari Amici,

innanzitutto è stato convocato l’Ufficio Politico e non la Direzione o il Consiglio Nazionale.

Spero per parlare del futuro del partito che si dovrà allineare ai risultati lusinghieri che la Dc siciliana ha ottenuto entro una formula politica di coerenza.

Sono indette per “domani” le elezioni regionali della Lombardia e del Lazio e questo è il problema della Dc: esserci, non con chi esserci.

Nessuno sa quante camicie nere sfileranno tra qualche giorno davanti a Palazzo Chigi per esultare, probabilmente nessuna.

Di certo sappiamo che la ministra renziana e cattolica-adulta Elena Bonetti è riuscita ancora una volta, in extremis, di fronte ai problemi immani che le imprese e le famiglie hanno, emettere in zona Cesarini – scorrettamente – un regolamento educativo pro-gender.

Sono questi gli alleati prediletti da una parte della direzione del partito?

Non so se le camicie nere marceranno su Palazzo Chigi, pacificamente, perchè hanno vinto e non devono compiere alcun golpe.

Sono certo di una cosa.

Che il governo Meloni non avrà come priorità il frociume, coi suoi pseudo-diritti che sono abusi nei confronti degli altri e del buon senso comune, vero e proprio tarlo della sinistra debosciata e dei renziani che di questa sinistra debosciata restano una componente (l’altra fetta del terzo polo è rappresentata da un signore che è l’esatto contrario del pensiero e della prassi politica di Carlo Donat-Cattin, ma i nostri ex forzanovisti non l’hanno ancora capito).

Quindi spero che l’Ufficio Politico non si attardi su queste polemiche, ma proceda all’organizzazione delle prossime regionali, col nostro drappo, così non avremo pretesti per parlar male di Cesa e De Poli: spero ci pensino gli iscritti all’Udc che sono ridotti a zerbino di due personaggi che, risolti i loro problemi all’uninominale, se ne sono fregati della lista Noi Moderati al proporzionale; cosa capita da subito, ma che non ci ha impedito da fare una battaglia, per noi, di coerenza: essere il centro del centro-destra.

E proceda all’organizzazione del Congresso, che se dovrà essere una conta tra chi guarda al frociume ed ai liberali europei e chi resta ancorato ai valori cristiani ed al Ppe sarà finalmente un congresso sull’attualità politica e non sull’evoluzione di Carlo Donat-Cattin che diventa paladino del turbocapitalismo e della lobby gay.

Martedì mattina ci sarò.

Grazie Renato.

Mauro

Alla nota di Carmagnola, che confermava la scelta della DC come “ centro del centro destra” ho risposto con la nota che vi allego nella quale annunci le mie dimissioni irrevocabili dal partito.

Inizio messaggio inoltrato:

Da: Ettore Bonalberti

Oggetto: Re: DC

Data: 9 ottobre 2022 18:37:36 CEST

A: Mauro Carmagnola

Cc: Alberto Alessi , Toto’ Cuffaro , Carlo Senaldi , Stenico Tommaso , Filippo Chiaramonte , Luigi Rapisarda , Luigi D’Agro’ , Luigi Baruffi , Renato Grassi , Renato Grassi , Salvatore On Cuffaro

Caro Mauro, Renato Grassi ha partecipato, come anche il sottoscritto, il 6 ottobre scorso al direttivo ella Federazione popolare DC e in quell’occasione ha evidenziato  il valore locale della scelta a destra fatta dall’amico Cuffaro in Sicilia, mentre a livello nazionale ha confermato la scelta al centro della DC alternativa alla destra nazionalista e sovranista e alla sinistra. Ora leggo ( ma l’avevo inteso da tempo) che tu vorresti una DC come il centro del centro destra. La tua antica provenienza UDC è, probabilmente, il richiamo della foresta che conferma come noi “fessi” manteniamo dei principi, mentre voi “furbi” avete solo dei fini. Se questa sarà la linea del partito, diversa da quella che Renato aveva ribadito nei giorni scorsi al direttivo della Federazione Popolare dei DC, come ho già scritto al segretario io non farò più parte del partito ( la lettera se Renato crede potrà essere portata a conoscenza degli amici del CN), né intenderò svolgere una funzione di minoranza di sinistra che, in quelle condizioni e considerati i tuoi superficiali giudizi, risulterebbe più che inutile, patetica. Cose nuove accadranno nella politica italiana e il ruolo dei cattolici democratici e dei cristiano sociali sarà ancora una volta al centro della politica italiana e non ridotti alla subalternità della destra sovranista e nazionalista. Per il resto lascia stare Donat Cattin e Forze Nuove, della cui storia non ricordo tu abbia avuto contezza o svolto un ruolo di qualche rilievo.

attendo le conclusioni cui perverrete nel prossimo ufficio politico, anche se ritengo abbia ragione l’avv Rapisarda, che sarebbe stato meglio convocare il consiglio nazionale, deputato statutariamente a discutere dell’esito elettorale.

Auguro in ogni caso ogni bene al partito in cui ho militato per quasi sessant’anni che, però, con le tue indicazioni coerenti con le scelte siciliane di Cuffaro, non è più il mio partito. Rassegno con effetto immediato le mie dimissioni da ogni incarico e vi saluto cordialmente.

Ettore Bonalberti

E’ un momento doloroso per me, “ DC non pentito”, che ora mi batterò con gli amici della Federazione Popolare dei DC e a quanti della nostra area saranno disponibili, per concorrere alla ricomposizione politica  dell’area cattolico democratica e cristiano sociale, alternativa alla destra nazionalista e sovranista e distinta e distante dalla sinistra alla ricerca della propria identità.

Per chi, come molti o alcuni di voi, segue le mie note, sa che questo è l’obiettivo che continuo a proporre da molto tempo e che manterrò come stella polare del mio ultimo impegno politico. Seguirò da “ osservatore non partecipante” le vicende interne della DC che, temo, con la deriva cuffariana finirà nelle braccia di Cesa e dell’UDC, per ridursi al ruolo di valvassino inutile della destra italiana.

Si chiude una fase importante della mia vita politica, confermandovi che resterò sempre quel “ DC non pentito” che conoscete, sino alla fine…..

Cordiali saluti

Ettore Bonalberti

Venezia, 11 Ottobre 2022

SI al dialogo con l’opposizione parlamentare riformista

Dopo il voto settembrino è nata una maggioranza articolata e scomposta, insieme a tre opposizioni: quella più numerosa del PD che, con il congresso avviato, è alla ricerca della sua identità; una di tipo populista, guidata da Conte col M5S e una di tipo liberal democratica riformista rappresentata dal terzo polo di Calenda e Renzi.

Noi DC sopravvissuti alla lunga stagione della diaspora ( 1992-2022) viviamo una fase particolarmente difficile, nella quale emergono due posizioni ben distinte: quella di coloro che hanno condiviso la scelta di Totò Cuffaro che, in Sicilia, ha scelto l’alleanza con la destra, e quella di coloro che come me, sono rimasti coerenti con la scelta per un centro politico nuovo democratico, popolare,liberale, riformista, euro- atlantista, alternativo alla destra nazionalista e populista e distinto e distante dalla sinistra senza identità.

Ora il partito, alla vigilia del congresso nazionale, si trova a un bivio: confermare la scelta siciliana per aderire a un’alleanza con la destra italiana, oppure riprendere il dialogo con i parlamentari del Terzo polo disponibili a concorrere alla costruzione del nuovo centro della politica italiana. Considero la scelta a destra del partito errata e contraria a tutta la storia politica e culturale dei cattolici democratici e cristiano sociali di cui, in questi dieci anni ( 2012-2022), ci siamo considerati legittimi eredi. Una scelta tanto più improponibile da realizzare con amici come i sopravvissuti dell’UDC, i quali, come ha ben scritto Carmagnola, in tutti questi anni hanno “abusato” dell’utilizzo del nostro glorioso simbolo scudo crociato per esclusiva rendita politica personale, spostandosi ora dalla parte di Forza Italia, ora da quella della Lega e finendo nel ruolo subalterno della destra estrema di Fratelli d’Italia e della Meloni. Come si possa ipotizzare addirittura l’unificazione con l’UDC, dopo le tante prove negative vissute, se può trovare una giustificazione tattica nella scelta di Cuffaro, con la quale sei consiglieri regionali si sono potuti eleggere al parlamento siciliano, o per tanti degli amici i quali quell’esperienza UDC l’avevano già vissuta dopo la fine della DC storica, non può assolutamente trovare l’adesione da chi, come il sottoscritto, dal 1993 si è battuto per la ricomposizione politica della DC, partito mai giuridicamente sciolto, da “ democristiano non pentito”. Nessuna pregiudiziale, ovviamente, per ricomporre l’unità possibile dei DC, ma sull’alleanza con la destra della politica italiana, non ci sarà mai la mia adesione, sempre convinto dagli insegnamenti dei nostri padri fondatori che vollero la DC partito “ democratico, popolare e antifascista”, rifuggendo sempre le tentazioni di alleanze organiche con la destra italiana.

Quanto ha scritto l’amico Giorgio Merlo su “ Il Domani d’Italia” in merito al progetto politico del terzo polo che non potrà perseguire l’obiettivo calendiano di “un partito repubblicano di massa”, una sorta di azionismo ex post che, ora come allora, non potrebbe che risultare del tutto minoritario, coincide con la nostra stessa idea; semmai, condividendo quanto espresso da Matteo Renzi nell’intervista all’Avvenire del 1 Ottobre, vorremmo concorrere alla costruzione di un partito nel quale la presenza della componente cattolica fosse decisiva. Certo, come scrive Renzi:” I sovranisti e i populisti prendono pezzi di mondo cattolico, ma l’anima culturale del pensiero politico popolare guarda al centro riformista”. Sì, tra l’adesione alla destra, per me un suicidio strategico per la DC, e il NO all’alleanza con l’opposizione populista del M5S o a quella con il PD in corso di restauro strutturale, credo che la nostra prospettiva sia quella di un incontro con l’opposizione di centro riformista che potrebbe assumere un ruolo decisivo per gli equilibri politici dell’Italia. Progetto al quale io credo potrebbe concorrere anche l’amico Bruno Tabacci, di sicura antica fede democratico cristiana.

Ridursi al ruolo di valvassini della destra se può garantire, come a Cesa e De Poli, il galleggiamento politico, ora di qua e ora di là dei collegi elettorali sicuri, non può essere il progetto politico del partito che intende collegarsi alla storia del popolarismo sturziano e della DC di De Gasperi, Fanfani , Moro, Zaccagnini, Marcora e Donat Cattin. Riprendere il dialogo al centro con l’opposizione riformista liberal democratica, credo, possa e debba essere la strada migliore da intraprendere con fiducia e forte determinazione.

Ettore Bonalberti

4 Ottobre, 2022

Le due colonne portanti della Prima Repubblica, è tempo di riflessione

Con la vittoria della destra alle politiche d’autunno emerge il deserto delle culture politiche che sono state le colonne portanti della prima repubblica: quella della DC e dell’area cattolico democratica e cristiano  sociale e quella del riformismo social comunista, che il PD non ha saputo rappresentare nella lunga stagione del passaggio traumatico del 1993, nel quale il PCI seppe trarre vantaggio dal ruolo svolto dalla magistratura a senso unico, per volute inadempienze o per impossibilità, come il neo deputato Carlo Nordio, ebbe modo di evidenziare quando svolgeva le sue funzione di magistrato inquirente, oggi eletto nella lista di Fratelli d’Italia.

Da un lato la DC paga il conto della lunga stagione della diaspora ( 1993-2022) non ancora giunta al suo termine, con diversi naviganti che hanno saputo sopravvivere, a destra e a sinistra; in alcuni casi ( Cesa e C.), abusando per mera rendita personale dello scudo crociato consegnato loro in eredità illegittima da Casini, finendo col diventare valvassini di Forza Italia prima e, poi, della Lega. In altri ( Rotondi, come già Raffaele Fitto) passando dalla scuderia del Cavaliere a quella di Fratelli d’Italia, dimentico Rotondi del suo antico percorso nella sinistra sociale della DC, con Gerardo Bianco e Carlo Donat Cattin.

Anche noi che dal 2012 abbiamo tentato di dare pratica attuazione alla sentenza della Cassazione n.25999 del 23.12.2010 ( “ La DC non è mai stata giuridicamente sciolta”) battendoci per la ricomposizione dell’area DC, dobbiamo amaramente constatare il fallimento del nostro progetto, non essendo stati in grado di presentare né il simbolo, né nostre candidature alle ultime elezioni politiche.

Qualche amico si consola, per il risultato ottenuto dalla cosiddetta “ Nuova DC” di Totò Cuffaro in Sicilia, dove, nonostante la disponibilità offerta dal terzo Polo a sostegno della candidatura del Prof Armao, ha deciso di cambiare alleanza, legandosi alla destra e alla candidatura alla presidenza regionale dell’On Schifani. Un risultato che non può che dirsi riuscito sul piano tattico, con l’elezione avvenuta di sei consiglieri regionali “cuffariani”, ma senza una reale prospettiva strategica, almeno sul piano nazionale. Restiamo convinti dell’idea che il leader della DC cilena, Gabriel Valdes, pronunciò al tempo della lotta contro Pinochet: “ se vinci con la destra è la destra che vince”. Il tempo, e credo anche a breve termine, ci dirà come andranno le cose, ma, da parte mia, continuo a pensare che per la DC, o  per ciò che ancora rimane di essa, se non ci si vuol ridurre al ruolo di ascari del trio Cesa e C. e della trimurti di destra ( Meloni-Salvini-Berlusconi) il suo ruolo politico debba rimanere quello di un partito di centro democratico, popolare, liberale, riformista, euro atlantista, alternativo alla destra nazionalista e populista e distinto e distante da una sinistra senza identità. Come seppe fare la DC nella prima Repubblica, compito di un partito di centro siffatto dovrebbe essere quello di saper favorire l’equilibro degli interessi e dei valori tra ceto medio produttivo e classi popolari, venendo meno il quale, con la fine della DC, hanno potuto emergere i populismi del Cavaliere prima e poi, in rapida successione: della Lega , del M5S sino all’attuale egemonia della destra di Fratelli d’Italia e della sua leader Giorgia Meloni.

Nessuna possibilità che questo ruolo possa essere svolto senza una seria riflessione all’interno della complessa e articolata area culturale e sociale cattolica. 

E’ suonato forte e chiaro il monito del presidente della CEI, card Zuppi  che, alla viglia del voto, richiamando l’appello alle donne e agli uomini del nostro Paese del Consiglio episcopale permanente riunitosi a Matera, ha affermato: “l’agenda dei problemi del nostro Paese è fitta: le povertà in aumento costante e preoccupante, l’inverno demografico, la protezione degli anziani, i divari tra i territori, la transizione ecologica e la crisi energetica, la difesa dei posti di lavoro, soprattutto per i giovani, l’accoglienza, la tutela, la promozione e l’integrazione dei migranti, il superamento delle lungaggini burocratiche, le riforme dell’espressione democratica dello Stato e della legge elettorale”. 

Temi e indicazioni da approfondire sono anche quelli evidenziati nell’appello delle cinquanta personalità di area cattolico democratica, che hanno indicato obiettivi e priorità strategiche dell’Italia alla vigilia del voto.

Di diverso orientamento quello indicato da una decina di movimenti e gruppi di area cattolica moderata che hanno scelto di votare per Forza Italia e lo schieramento di destra, considerando il partito del Cavaliere “il simbolo piu’ vicino al nostro patrimonio culturale e politico”.  Sono proprio questi due ultimi appelli l’estrema semplificazione della distinzione espressa poi nel voto tra i cattolici della morale e cattolici del sociale; una distinzione che non era mai intervenuta, seppur presente, né nell’esperienza sturziana del PPI che nella DC da De Gasperi sino alla fine politica di quel partito. Tra quelle due esperienze storiche e il tempo che viviamo si è vissuto la dolorosa “demodissea post DC”, nella lunga stagione della diaspora che, col voto di domenica scorsa, ha raggiunto il suo apogeo.

Ricomporre questa complessa realtà cattolica, sociale, culturale e politica comporterà un’azione di notevole impegno a partire dalle realtà ecclesiali che, dai vertici della CEI dovrà veder scendere per li rami, tra i vescovi delle diverse diocesi e tra i parroci di tutte le chiese territoriali, quanto indicato dal Papa e dalla CEI sull’impegno politico dei cattolici. In quelle sedi si dovrà riconsiderare criticamente il tempo del disimpegno politico dei cattolici e quello della testimonianza plurima nei diversi partiti, che fu la scelta della stagione ruiniana, che, alla fine, ci ha condotto alla nostra attuale definitiva irrilevanza. Anche dopo il voto il cardinale emiliano è intervenuto, anche stavolta con una netta propensione e apertura nei confronti della destra, sempre in linea con la sua antica alternatività a Dossetti e al dossettismo politico.

Analoga riflessione dovrà essere compiuta nel PD, erede della seconda colonna portante della prima Repubblica, nato dalla fusione a freddo tra gli eredi del PCI e una parte della sinistra politica della DC. Qui si tratta di superare il limite d’origine denunciato dal prof Del Noce, quando il partito, da strumento rappresentativo dei lavoratori, ha assunto progressivamente i caratteri di un partito vicino alle posizioni neo liberiste e dei gruppi finanziari dominanti, dando anche ampio spazio all’interno alle posizioni laiciste e radicali degli Zan e delle Cirinnà, alternative a quella dei cattolici della morale, difensori dei valori non negoziabili, che, anche per questo, hanno finito col sostenere i partiti della destra italiani.

Gravissima responsabilità è quella assunta dal PD nell’avallare il sostegno alla legge elettorale del rosatellum che, in assenza dell’alleanza vasta col M5S a sinistra, ha finito col favorire nei collegi uninominali le candidature unitarie della destra. Anche noi DC e popolari se vogliamo concorrere alla costruzione del nuovo centro, abbiamo bisogno di tornare alla legge elettorale proporzionale con le preferenze, sul modello tedesco, unico strumento in grado di rappresentare la reale consistenza del consenso popolare, drammaticamente sceso al punto morto inferiore, con meno del 64 % dei partecipanti al voto il 25 settembre scorso.

Il tema prevalente e prioritario cui ci si dovrà impegnare nelle proposte di programma è quello della lotta alle diseguaglianze sociali e territoriali che caratterizzano la società italiana, squassata da una povertà di oltre sei milioni di cittadini, con punte di povertà assoluta attorno al milione e cinquecentomila unità. Su questo tema si misurerà il confronto con le politiche della destra ora chiamata a governare l’Italia, insieme a quelle che attengono alle nostre scelte in politica estera europea e atlantica. Il prossimo seminario annunciato dai cattolici democratici mi auguro possa fornire alcune indicazioni positive nel merito, così come il dibattito precongressuale aperto da Letta nel PD, darà modo di esprimersi alle diverse realtà presenti in quel partito, dove non mancano componenti ispirate da interessi e valori compatibili con quelli che anche noi DC e Popolari ritroviamo espressi nella Carta fondamentale della Repubblica; la Carta che intendiamo difendere e attuare in tutte le sue parti, a cominciare dall’applicazione dell’art.49 all’interno di tutti i partiti, insieme alla forma di repubblica parlamentare consegnataci dai nostri padri costituenti. Se da quelle che furono le colonne portanti della prima Repubblica e, soprattutto, dai mondi culturali e sociali che a esse hanno fatto e fanno ancora riferimento, verranno alcune proposte di programma all’altezza dei bisogni della società italiana, anche dall’opposizione democratica al governo della destra, potrà venire un contributo positivo per l’Italia.

Ettore Bonalberti

Venezia, 30 Settembre 2022

La parola al consiglio nazionale della DC

Nel prendere atto che diverse associazioni e movimenti dell’area cattolica hanno sostenuto le liste della destra italiana e che il nostro amico Cuffaro in Sicilia, rovesciando l’indicazione della direzione nazionale del 9  agosto ha deciso di cambiare l’alleanza con il terzo polo, in Sicilia favorevole alla DC, per stipulare quella con la destra, ritengo sia giunto il tempo di un confronto serio in sede nazionale per discutere la linea che ci eravamo dati al XX Congresso nazionale del partito nel 2018; linea riconfermata in tutte le riunioni del CN e della direzione nazionale  successive.

So che alcuni amici del consiglio nazionale sono orientati a destra, mentre da parte mia intendo confermare la posizione storica della DC, ossia quella di un partito “ democratico, popolare e antifascista”, aperto alla collaborazione con chi intende difendere e attuare integralmente la Costituzione repubblicana.

Non appartengo alla schiera di coloro che attribuiscono all’On Meloni il rischio di ritorni impossibili al fascismo, ma sono seriamente preoccupato per quanto prima e durante il passaggio elettorale, Fratelli d’Italia ha dichiarato sul piano delle scelte europee e sulla politica economica e finanziaria del Paese. So che pensare di essere da soli nel mondo è il limite del sovranismo. Non solo siamo collegati, ma sono i poteri finanziari che, nell’età della globalizzazione,  dettano il tempo e fissano le condizioni, i termini e i modi all’economia reale e alla stessa politica. Attendiamo il nuovo governo della destra all’impegno di guida del Paese e formuleremo i nostri giudizi su atti e fatti concreti. Avevamo indicato alcune proposte di riforma economiche e finanziarie, di cui non si trova traccia in nessuno dei partiti che si sono presentati alle elezioni. Il PD paga il suo errore d’origine che, ben aveva evidenziato il prof Augusto Del Noce, ossia quello di una deriva da partito dei lavoratori a partito radicale di massa. Gravissimo l’aver dato fiato alle spinte degli Zan e delle Cirinnà, in netta alternativa al sentir medio dell’elettorato cattolico, giustamente a difesa dei valori non negoziabili. Un elettorato che, alla fine, con molte organizzazioni di area ha deciso di scegliere il voto a sostegno della destra.  Prendiamo, però, realisticamente atto che non si tratta più di avere come interlocutore il centro destra a trazione forza Italia, ma di una destra centro egemonizzata dal prevalere del partito di Fratelli d’Italia. La DC, come nei momenti migliori della sua storia, a mio parere dovrà essere opposizione a questa destra per concorrere al progetto di ricomposizione del centro nuovo della politica italiana, alternativo alla destra nazionalista e populista e distinto e distante dalla sinistra senza identità. Dovremo allacciare rapporti con i pochi parlamentari eletti sia nel terzo polo, che negli altri partiti, i quali siano collegati alla nostra tradizione culturale, sociale e politica. Il terzo polo non ha raggiunto il risultato sperato e l’aspirazione azionista di Calenda si è infranta contro la realtà di un Paese nel quale quella cultura è sempre stata espressione minoritaria e di élites laico radicali. Mi auguro che Matteo Renzi se ne sia reso conto e torni a considerare la possibilità di un incontro con la cultura democratico cristiana e popolare di cui il Paese ha bisogno. Continuiamo a ritenere, infatti, che in quel 50% di renitenti al voto che indicano la grave crisi di rappresentanza politico istituzionale italiana, un ruolo consistente sia stato esercitato da elettrici ed elettori che non trovano più risposte ai loro interessi e ai loro valori, tra i quali, molti della nostra area culturale, sociale e politica.

Dovremo riprendere i rapporti con gli amici della Federazione Popolare, di cui siamo parte integrante e attiva, a quelli  di Insieme e alle numerose associazioni e gruppi dell’area cattolico democratica e cristiano sociale che si collegano alla tradizione politica sturziana e degasperiana. Dobbiamo ritrovarci a condividere un programma dei DC e Popolari per l’Italia con il quale intendiamo inverare nella “città dell’uomo” le indicazioni della dottrina sociale della Chiesa, come scrive l’amico Gubert, nella loro “ integralità”. Netta la nostra scelta euro atlantica, contro ogni tentativo che Salvini e gli amici della Meloni intendessero indebolirla, così come forte dovrà essere il nostro impegno per combattere le diseguaglianze intollerabili presenti nella società italiana, cause importanti del risultato elettorale. Sappiamo che compete innanzi tutto a noi concorrere alla difesa e attuazione integrale della Costituzione, a quella della repubblica parlamentare, al ritorno alla legge elettorale proporzionale con preferenze, conditio sine qua non per la rinascita del centro, e per l’applicazione in tutti i partiti dell’art 49 della Costituzione. Sappiamo, infine, che compito dei DC e dei Popolari, come nella migliore storia repubblicana, sia quello di impegnarsi per garantire l’equilibri tra interessi e valori dei ceti medi produttivi e delle classi popolari. Un equilibrio precario che, con le scadenze e gli impegni d’autunno, sarà messo a dura prova. Il presidente Gubert convocherà il nostro consiglio nazionale e con gli eletti all’ultimo congresso del partito, alla luce del voto del 25 settembre, saremo chiamati a decidere se e come procedere, alla fine di questa ingloriosa Demodissea, che ha connotato la dolorosa diaspora degli ultimi trent’anni ( 1993-2022).

Ettore Bonalberti

Venezia, 27 settembre 2022

Nelle mani di Giorgia

L’Italia vira a destra e ha deciso di mettersi nelle mani di Giorgia Meloni. Gli elettori italiani, con una partecipazione al voto, seppure quella peggiore alle elezioni politiche ( 64%), è risultata  superiore a quella prevista, bocciano Draghi e scelgono la destra, affidando il governo alla leader più estremista della storia nazionale dopo Benito Mussolini. Vince, infatti, il partito di estrema destra e quello della protesta a corrente alternata di Conte; escono sconfitti pesantemente PD e Lega, col terzo polo che non sfonda. Anche Forza Italia sconta le perdita d’appeal del Cavaliere, finendo con l’assumere il volto della fotocopia della Lega in netto calo di consensi. Fallimentare l’investimento di Tabacci su Di Maio, che termina la sua corsa parlamentare insieme ai fedelissimi che l’hanno seguito nella scissione del movimento grillino e di Forza Italia. Ha nettamente prevalso il voto di protesta contro la lunga stagione del PD al governo e contro le scelte dello stesso Draghi, che gli elettori hanno considerato una criticità anziché una risorsa.

Cambia pelle il centro destra italiano che, dalla guida del Cavaliere prima e di Salvini per una breve stagione poi, diventa a tutti gli effetti la destra a egemonia della “ sora Giorgia”, non a caso immediatamente acclamata dagli euroscettici ungheresi di Orban e dal partito spagnolo dell’estrema destra. Con la vittoria della destra anche in Svezia, cambia profondamente la composizione del Consiglio europeo, sin qui basato sull’asse competitivo-collaborativo popolari-socialisti.

Si apre una stagione completamente nuova e diversa della politica italiana, in attesa delle reazioni dei nostri alleati euro atlantici e dei mercati finanziari, termometri sensibilissimi e influenti nell’età della supremazia della finanza sull’economia reale, sulla politica e sui suoi esponenti più rilevanti. Molto dipenderà dalla formazione del nuovo governo e dalle principali scelte che lo stesso assumerà verso l’Unione europea e nei rapporti con gli USA e la NATO. Assai pesanti sono i problemi che la destra di governo dovrà immediatamente affrontare: debito pubblico, pensioni, fisco e concorrenza, sono le questioni più urgenti alle quali sono collegati i fondi previsti dal PNRR, la cui disponibilità è nelle mani dell’esecutivo europeo.  Ad essi si aggiungono la posizione dell’Italia sulla guerra di invasione russa all’Ucraina, l’inflazione, la crisi energetica e quella di tante piccole  e medie industrie italiane. Tutti fattori che annunciano un autunno caldissimo per l’occupazione e la stessa tenuta del sistema sociale. Alla Meloni, futura leader di governo, spetterà trovare soluzioni coerenti e compatibili dopo le strambate più volte espresse da Salvini, leader azzoppato di una Lega il cui elettorato si è trasferito in gran numero a Fratelli d’Italia, specie nelle realtà regionali del suo più importante insediamento al Nord del Paese. Toccherà a Lei decidere se restare coerente alle precedenti ondivaghe dichiarazioni o prendere atto del realismo che la guida di governo comporterà. Il Sud ha scelto la strada dell’assistenzialismo assicurato e ha votato Conte e il M5S, terzo partito italiano col suo leader, avvocato d’ufficio del reddito di cittadinanza, che brandirà come una clava contro ogni tentativo di modifica e/o di annullamento.

La sinistra e il PD in particolare, paga la lunga stagione di permanenza al governo, senza più identità e l’incapacità di costruire un’alleanza forte che, visti i risultati, avrebbe potuto meglio sostenere il confronto con la destra. Si apre nel partito il congresso che deciderà la leadership nella nuova fase di principale partito di opposizione.

Il Terzo Polo non è riuscito a sfondare, ma, in ogni caso, penso sia anche con loro che DC e Popolari dovranno tentare di ricomporre il centro nuovo della politica italiana. Un centro, oggi scomparso dopo il voto di ieri. Il velleitario tentativo di Calenda di presentarsi come l’erede della nobile storia del partito d’azione, ha confermato che quella cultura politica era e rimane un elemento minoritario ed elitario della politica italiana.

Noi DC e Popolari, privati del nostro simbolo e di candidati di nostra diretta rappresentanza, eravamo liberi di votare secondo scienza e coscienza, per cui nello scontro destra-sinistra, è mancato l’apporto della componente cattolico democratica e cristiano sociale che ha svolto un ruolo decisivo in molti momenti decisivi della lunga storia nazionale e repubblicana in particolare.

Quanti dell’area cattolico moderata, e sono stati molti, hanno scelto di votare a destra dovranno sperimentare l’aforisma di un grande leader della DC cilena di Rodomiro Tomic, Gabriel Valdés:” se vinci con la destra, è la destra che vince”.

Anche quelli fra di noi, come l’amico Cuffaro, che, alle regionali siciliane, ha deciso di cambiare alleanza, passando dal terzo polo a destra, se, da un lato, porterà alcuni suoi fidati amici nel consiglio regionale, dall’altro  verificherà che, a destra, non ci sarà prospettiva strategica per la DC. Una seria riflessione si imporrà anche al nostro interno, squassato da divisioni che, soprattutto, nelle elezioni siciliane, sono state particolarmente forti. Una cosa è certa: da soli non siamo riusciti nemmeno a presentare una nostra lista, e continuando così non avremo futuro. La ricomposizione della nostra area sociale, culturale e politica, sarà un’opera di grande impegno e di lungo tempo, da avviarsi a partire da un progetto di formazione pre politico che compete a quanti, dopo di noi della quarta e ultima generazione democratico cristiana, intendono battersi per un progetto di ispirazione popolare in grado di saldare gli interessi dei ceti medi produttivi con quelli delle classi popolari.

Noi il nostro compito l’abbiamo svolto nella lunga stagione della diaspora che, con questo voto, è giunta al suo epilogo. Molto, se non tutto, è stato sbagliato e tutto è da rifare. Mondo cattolico nella sua multiforme espressione, categorie sociali di ispirazione cattolica, movimenti e gruppi di area, dovranno ricostruire dal basso l’unità possibile che è drammaticamente mancata per questo ennesimo appuntamento politico.

E’ tempo di concordare un progetto politico fondato sui valori e i principi della dottrina sociale cristiana, come nella migliore storia dei Popolari sturziani prima e del democratici cristiani per oltre quarant’anni di egemonia nella politica italiana. Le risorse dottrinali non ci mancano, se, rileggendo le ultime encicliche sociali della Chiesa, ci si impegnerà a proporne le concrete traduzioni nella “ città dell’uomo” di oggi. Dopo, solo dopo, si porrà la questione del progetto organizzativo per l’unità possibile, che, inseguita per quasi vent’anni ( 1993-2022) col voto di ieri si è dimostrato errato e drammaticamente fallito.

Ettore Bonalberti

Venezia, 26 Settembre 2022

La nostra prospettiva resta quella del centro della politica italiana

Qualunque sia l’esito del voto e tutto fa presupporre che, ahinoi, prevarrà la destra con la Meloni  e Fratelli d’Italia primo partito, la nostra prospettiva rimane al centro della politica italiana. Grave e per molti versi stupido, secondo il terzo principio della stupidità di Cipolla, il NO di Calenda al nostro simbolo e alla partecipazione di nostri candidati nella lista del terzo polo, e neghittosa l’accettazione di Renzi di quel diktat. Calenda coltiva l’ambizione di rappresentare l’area liberale e di un nuovo e fuori tempo “azionismo de noantri” che, in continuità con quella storia, non può che aborrire un’alleanza con la DC e i Popolari. Meno comprensibile Renzi che, di questa nostra storia politica e culturale, è stato pure partecipe. I risultati del prossimo 25 settembre ci diranno se e chi ha avuto ragione. Noi, privati del simbolo e di candidati, come ha condiviso la direzione nazionale DC del 6 settembre scorso, saremo liberi di votare secondo scienza e coscienza, decidendo in base ai candidati presenti nelle diverse liste più vicini ai nostri principi, interessi e valori.

Da parte mia, come ho più volte sostenuto, non sarò mai a sostegno della destra nazionalista e sovranista, che ai nostri alleati euro atlantici appare, da un lato, continuatrice della cultura post fascista  e anti europea( la Meloni) e dall’altra ( Salvini) filo putiniana.

Spiace che qualche autorevole amico abbia deciso, credo per preminenti ragioni tattiche, l’alleanza con questa destra e, soprattutto, con amici come quelli del trio UDC di Cesa e C. con i quali abbiamo un contenzioso aperto da molti anni, nei quali il trio UDC dei sopravvissuti a destra, hanno lucrato abbondantemente dell’”abuso” dell’utilizzo del nostro storico simbolo scudo crociato, come ha ben evidenziato l’amico Carmagnola, il quale ha annunciato di riaprire il contenzioso su questo tema dopo il voto.

Nessuna possibilità di alleanza strategica con la destra, e spiace quella fatta da quel campione di sopravvivenza al galleggiamento fatta dall’amico Rotondi che consideravo “ il miglior fico del bigoncio”, il quale, navigando da manca a dritta e di bolina, ha finito col diventare uno dei più appassionati sostenitori della “Sora Giorgia”, alleata della destra di Orban. La DC dopo il voto, in continuità della sua storia politica, ossia di un partito che, noi vecchi DC della DC storica, abbiamo sempre connotato come: “ popolare, democratico e antifascista”, saremo ancora una volta alternativi alla destra nazionalista e populista e distinti e distanti dalla sinistra senza identità. Contrariamente a qualche amico che, per errate considerazioni sul piano etico, ha scelto la destra, crediamo, infatti, che dopo il voto sarà  necessario riprendere a tessere il filo con gli amici del terzo polo e con quanti anche nell’area del PD, sono interessati a concorrere alla ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale. Sì un centro politico nuovo è possibile e la partecipazione di una forte componente popolare e democratica indispensabile. Ci auguriamo che Matteo Renzi, torni ai principi e ai valori della sua origine politica, che è quella dei popolari e democratico cristiani e con lui e con gli amici che saranno eletti del terzo polo, si possa, quindi, riaprire un dialogo, stupidamente interrotto dal diktat calendiano. L’idea ambiziosa della ricostruzione del vecchio partito d’azione, Renzi la lasci a Calenda, convinto, insieme a noi che, come nella migliore storia della nostra Repubblica, l’apporto della componente democratica cristiana e  popolare è tuttora determinante. Avremo modo di ragionare con più elementi a disposizione dopo il voto del 25 settembre, ma, intanto, riconfermiamo che il nostro progetto politico era e rimane quello di un centro politico nuovo nel quale la componente democristiana e popolare sia ben rappresentata. Nel frattempo, come DC e Popolari lanciamo l’idea di un comitato per la difesa della repubblica parlamentare, il ritorno alla legge elettorale proporzionale con le preferenze e l’applicazione dell’art.49 della Costituzione in tutti i partiti politici che intendono concorrere alla vita politica della nazione.

Ettore Bonalberti

22 Settembre 2022

Al di là della distinzione tra cattolici della morale e cattolici del sociale

Seguo con interesse il dibattito apertosi sulla questione dell’impegno politico dei cattolici italiani che, dopo l’infelice fase ruiniana della testimonianza diffusa e plurima nei diversi partiti, sembra faccia tornare l’esigenza di una rinnovata presenza politica e organizzativa se non dei cattolici, almeno di una larga parte di cattolici italiani.

Ho speso gli ultimi venti anni (1993-2022) del mio impegno politico per l’obiettivo della ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale, ossia dei due filoni essenziali nei quali si è sviluppata la nostra storia, dal popolarismo alla Democrazia Cristiana. Mai si pose in quella lunga stagione la distinzione euristica tra cattolici della morale e cattolici del sociale, questione che si è venuta caratterizzando soprattutto nel momento in cui, gli eredi confusi e indistinti della vecchia sinistra marxista, si sono incontrati con alcune componenti della sinistra politica della DC, dovendo subire, alla fine, una deriva di tipo radicale e laicista, come aveva ben profetizzato il prof. Augusto Del Noce.

Di qui l’emergere di una sinistra sempre più dimentica di quei valori non negoziabili dei cattolici, dimenticanza mai sufficientemente contrastata all’interno di quel partito dagli ex DC, i cosiddetti “cattolici adulti”. Gioco facile, allora, per la destra assumere, con diversa reale consapevolezza, la difesa pubblica di qualcuno di quei valori, finendo col caratterizzare il bipolarismo forzato da leggi maggioritarie insulse ( dal mattarellum, porcellum, rosatellum) tra una destra, espressione dell’area della morale e una sinistra di quella del sociale. Almeno così sembra essere vissuta da molte frange della nostra vasta e articolata area culturale e politico sociale. Emblematica al riguardo la scelta di Cesana e di CL a sostegno del centro destra e anche di alcuni amici della nostra area DC.

Una rappresentazione, in realtà falsa e strumentale, giunta persino all’ostentazione pubblica del rosario da parte di Salvini, mentre la difesa del matrimonio, intesa come unione di un uomo e una donna, se a sinistra é superata dalle diverse teorie del gender et similia sempre evidenziate dai cattolici della morale, a destra,  è assunta da tre leader che sono, o non sposati ( Meloni), o con qualche matrimonio alle spalle ( Salvini), sino alla caricatura dell’invenzione del nuovo matrimonio fasullo come quello ultimo del Cavaliere. E, noi cattolici, privi di un partito di riferimento condiviso, siamo costretti, come nel prossimo voto politico, a scegliere tra questa destra, quella sinistra, o rifugiarci nell’astensione, dopo che il terzo polo, nostro approdo naturale, ci ha rifiutato la rappresentanza facendo prevalere il NO secco del rinato azionismo calendiano “de noantri”. E’ evidente che condivido con gli amici “cattolici della morale” la difesa strenua dei nostri valori non negoziabili, convinto come sono che, come ha scritto recentemente l’amico Franco Banchi:  “non ci devono essere “cattolici della morale” e “cattolici del sociale” come se i secondi potessero rinunciare ai principi e ai valori di riferimento essenzaili. È nostra convinzione, a maggior ragione a fondamento degli impegni elettorali volti al bene comune, che l’ispirazione e l’azione dei cattolici deve coniugare obbligatoriamente entrambi gli aspetti”. E questo vale sia per coloro che voteranno a destra, per evitare che si continui a predicare bene razzolando male, che a sinistra, dove le posizioni radical laiciste alla Zan, ahinoi mai contestate dagli ex DC, Letta, Franceschini, Bindi e C., debbano prevalere. Com’ è ben noto, né a destra, né a sinistra ci troviamo a nostro agio. Il terzo polo era e sarà l’area nella quale dovremo concorrere alla costruzione del centro politico nuovo che, come scrivo da sempre, dovrà essere un centro democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, alternativo alla destra nazionalista e populista, distinto e distante dalla destra.

Non credo abbia senso discutere sul pericolo del “fascismo” di questa destra, quanto, piuttosto, della possibilità che questa classe dirigente da essa espressa possa guidare il Paese in una delle più difficili fasi della sua storia e in presenza di quelle che ho definito le cinque piaghe del nostro autunno: la guerra, la pandemia, l’inflazione, la crisi energetica, la siccità. Cinque piaghe alle quali si aggiunge il dato drammatico della povertà, che colpisce oltre sei milioni di persone, con 1,5 milioni in condizioni di povertà assoluta. Tutto questo, in un Paese in preda a una crisi di sistema caratterizzato da un’astensione dal voto di oltre il 50%, destinata ad ampliarsi. E non si tratta solo delle competenze specifiche delle personalità politiche in questione, ma della loro reale credibilità ai livelli europei e atlantici, ossia verso i nostri storici alleati della cui collaborazione e amicizia politica l’Italia ha assoluta necessità. In politica “ vale ciò che appare” e ai nostri alleati euroatlantici la credibilità e fedeltà dei leader della destra è ridotta a zero. Sono partite le prime “veline” sui fondi russi ai partiti europei e il ministro degli esteri, non un Di Maio qualsiasi, ha già annunciato l’arrivo del dossier italiano. Di fronte a una crisi sociale dovuta alle cinque piaghe, con la possibilità che possa sfociare in una rivolta sociale molto più consistente di quella dei “gilet gialli” francesi, un governo guidato dal trio nel quale uno è alleato del partito di Putin, l’altra con quello di Orban, e il Cavaliere ridotto a un ectoplasma, non potrà durare che l’espace du matin. Comunque la si giri la ricomposizione politica della nostra area cattolico democratica e cristiano sociale, non è una mera chimera di nostalgici “ DC non pentiti”, ma un’esigenza reale del Paese, come lo è stata in altri momenti fondamentali della nostra storia.

Ettore Bonalberti

Venezia, 18 settembre 2022

Va bene ripartire dalla base, ma servono alcune regole

Al mio editoriale pubblicato su www.ilpopolo.cloud : Il nostro ruolo in una fase delicatissima della vita politica italiana, un caro amico DC polesano, il prof Roberto Berveglieri, ha replicato con questa nota: Caro Ettore ti ho già detto che sei un animo generoso, ma purtroppo c è un proverbio ferrarese che dovresti conoscere: “Cal sumar quando l’ha impara ad lassar lì ad magnar l’è mort ( quel somaro quando ha imparato a smettere di mangiare, è morto). Voglio dirti che bisogna abbandonare l’ idea di chiamare i soliti noti. Basta, bisogna partire dal basso, una “Camaldoli nuova con gente nuova, e penso anche un altro luogo simile, a presto, ciao”.

Una riflessione amichevole e franca che fa il paio con quella di un altro dirigente già della DC di Cremona, il Dr Giampiero Comolli, il quale scrive: “Caro Ettore grazie ancora per gli sforzi, la passione, la costanza e la proposizione lucida e corretta di tutti i tuoi recenti interventi che messi in ordine temporale confermano anche una linearità di pensiero politico morale-sociale sostanziale e formale. Cacciari ha ragione: dovremmo come cattolici prenderne atto al 100% soprattutto in termini di operatività e scelte politiche chiare nette. La DC non si rifonda più. Lo sparpagliato individualismo, senza una barra dritta da 30 anni è la prova inattaccabile. Camaldoli2022 deve riproporre una figura politica senza pregiudiziali, senza citare destra e sinistra, mettere insieme non a parole ma con progetti sociale e morale, terzo settore e finanza, economia e servizi alla persona soprattutto laici, guardare ai giovani e non a qualche cariatide egoista solitaria pronta all’inchino. Questa non è progetto politico: dobbiamo sposare una formula laica-etica di concrete proposte ordinarie quotidiane diffuse che elimini tutte le disuguaglianze concrete non morali. La costituzione ha bisogno di adeguamenti come la legge elettorale, come le regole in parlamento. Come il partigianato non può essere appannaggio solo di una parte politica e di 40enni neanche figli e nipoti di veri partigiani! Dopo 70 anni alcuni cambi pesanti sono un segnale e progetto politico vero!  Oggi lavoro, reddito, casa, salute, scuola, ambiente, economia reale …devono essere gli altri punti solidi.  Tutto il resto sono dibattiti di folclore e di salottieri inutili che allontanano dalla politica sana e vera. Non voglio negare la DC assolutamente, ma oggi solo la sua sigla fa venire a molti la scarlattina! Sbagliato certamente, ma se vuoi fare politica devi saperti anche proporre e adeguare modus per modi. Un abbraccio grande grande e ….sperem!”

Credo si debba partire da queste indicazioni anche critiche, che si dovranno approfondire ancor meglio dopo i risultati delle prossime elezioni politiche.

E’ evidente che, da alcuni amici da sempre vicini alle nostre posizioni, emerga una sfiducia generalizzata sulle conseguenze delle nostre  insufficienze e responsabilità culminate nel rifiuto di Carlo Calenda, ertosi a rappresentante del nuovo azionismo italico, al riconoscimento del nostro simbolo e di nostre candidature nelle liste del terzo polo. Un rifiuto che, seppur ci lascia piena libertà di voto, non per questo deve farci deflettere dalla decisione assunta unanimemente nella direzione nazionale del 9 agosto scorso, per un voto al centro, alternativo alla destra nazionalista e populista e distinto e distante dalla sinistra senza identità. Crediamo, infatti, che la nostra prospettiva strategica rimanga quella di concorrere alla costruzione del centro politico nuovo della politica italiana, nel quale il ruolo degli amici DC, della Federazione Popolare DC, di Insieme  e delle numerose associazioni, movimenti e gruppi di area cattolico democratica e cristiano sociale che condividono tale obiettivo sia ben rappresentato.

Avevo indicato come strumento operativo urgente la creazione di un Comitato dei popolari per la difesa della repubblica parlamentare, l’introduzione della legge elettorale proporzionale con preferenze, e l’applicazione rigida dell’art.49 nella vita interna di tutti i partiti che intendo concorrere alla politica italiana.

Mi si osserva, giustamente, che chi ha sbagliato o si è rivelato insufficiente in questa lunga fase della nostra Demodissea, si debba fare da parte per far posto a una nuova classe dirigente. Come non condividere tale giudizio, specie da chi come me, verso la soglia degli  ottanta, da tanto tempo sostiene con l’aforisma volterriano che: “ compito di quelli della nostra età dovrebbe essere solo quello di dare dei buoni consigli, considerato che non siamo nemmeno più in grado di offrire dei cattivi esempi”. Non mancano iniziative, come quelle avviate dagli amici Gargani, Pomicino e Giuseppe De Mita in Campania, dell’avvio dell’esperienza dell’associazione dei Popolari italiani. Essa, se ho ben inteso, si propone di dar vita a partiti regionali nella comune condivisione dei valori popolari e democratico cristiani, con ampia autonomia territoriale. Partiti da far sorgere in ogni realtà regionale italiana  per poi ritrovarsi insieme a livello nazionale. Partire dalla base è un buon segno, ma allora, se proprio si intende favorire la nascita di una rinnovata classe dirigente, tanto vale partire dai livelli comunali e su per li rami provinciali e regionale decidere i nuovi responsabili del partito che si intende costruire. Torna utile, io credo, la mia vecchia idea di comitati civico popolari locali, di ampia partecipazione democratica, nei quali potrebbero ritrovarsi le diverse e articolate espressioni dell’area cattolico democratica e cristiano sociale, aperti alla partecipazione di quanti dell’area democratica liberale e riformista condividono il progetto della costruzione di un centro politico come su descritto. E’ evidente che, nonostante il doloroso e inaccettabile rifiuto calendiano, si dovranno riprendere i rapporti con gli amici del terzo polo, soprattutto con quelli della componente renziana, considerato che è da quell’area che si potranno avere alcuni interlocutori politici a livello istituzionale parlamentare dopo il voto del 25 settembre prossimo, insieme a quegli amici ex DC schierati nettamente a sostegno dell’esperienza di governo Draghi. Condividere alcune regole nell’avvio di questi comitato civico popolari sarebbe opportuno pur nell’autonoma responsabilità propria di ciascuna realtà locale.

Ettore Bonalberti

Venezia, 15 settembre 2022

Il nostro ruolo in una fase delicatissima della vita politica italiana

Stiamo vivendo, anche e soprattutto in questa vigilia elettorale, la condizione di irrilevanza politica non solo del nostro partito, ma dell’intera nostra area di riferimento etico, culturale e sociale. E’, dunque, necessario partire da una riflessione seria sulla situazione di quella vasta e complessa realtà culturale, sociale e politica della cosiddetta “area cattolica”, caratterizzata oggi dalla sua multiforme rappresentanza di espressioni organizzate, privata di un soggetto politico in grado di rappresentarne gli interessi e i valori. Non si tratta solo della divisione tra cattolici della morale e cattolici del sociale che, alla vigilia delle prossime elezioni, vede i primi orientati soprattutto a destra, i secondi a sinistra, o in un centro nel quale, però, è prevalsa l’egemonia di un tardo azionismo rappresentato da Carlo Calenda, che è portavoce di una sorta di idiosincrasia verso la DC, sino a imporre la sua pregiudiziale a Matteo Renzi che, sull’apertura ai DC e ai Popolari contava per il successo del terzo polo.

Molti di noi che, tanto nella DC, che nella Federazione Popolare DC, avevamo puntato su tale scelta, siamo rimasti orfani e senza simbolo e candidati di riferimento nei diversi collegi, ci troviamo, quindi, liberi di votare secondo scienza e coscienza, impegnati, soprattutto, a evitare un risultato della destra tale da mettere in pericolo la stessa integrità della nostra carta costituzionale, il patto cioè che ha garantito l’unità del Paese dal 1947 in poi.

La crisi dell’area cattolica parte da lontano e si riscontra anche all’interno della Chiesa, dove, è sempre più sentita l’esigenza di una riflessione sul ruolo dei cattolici nella politica italiana. Una riflessione che ci auguriamo la CEI presieduta dal card. Zuppi possa aprire subito dopo il voto del prossimo 25 settembre.

Compito del nostro partito dovrebbe essere quello di analizzare e proporre le condizioni, i termini e i modi per ricomporre gli interessi e i valori dei ceti medi produttivi e delle classi popolari, che è il ruolo essenziale di un centro politico democratico e popolare, ai fini del mantenimento dell’unità sociale e culturale del nostro Paese. Compito che seppe svolgere la DC per oltre quarant’anni. Quando salta questo equilibrio, alla fine, dopo i diversi tentativi dei capitani del popolo, è la destra che si prende la regia e il palcoscenico. Massimo Cacciari in un esemplare editoriale su La Stampa del 5 Settembre l’ha scritto così: : “…. il 50% degli italiani che non vota è in gran parte formato da persone disperate ormai di veder risolti i propri problemi con competenza ed efficacia? Chi sono questi concittadini? La distribuzione del voto tra centri e periferie la dice lunga a proposito. Vi è chi vuol scelte moderate perché tira avanti più o meno facilmente anche in questa perenne crisi e teme il famoso salto nel buio – e chi avrebbe tutto l’interesse a scelte radicali, ma ormai è del tutto disincantato sulla loro praticabilità. Ogni giorno di più costoro formano, non solo in Italia, una nuova plebe. Una plebe che ha cercato i suoi tribuni senza mai riuscire a trovarli, passata da delusione a delusione. Ma, lo si sappia, una plebe senza tribuni è la negazione dell’idea stessa di repubblica, è dunque l’origine stessa del  principato”.

Ecco, noi dovremmo approfondire tutto questo che, io credo, sarà il tema dominante nel dopo voto, insieme a quelle che, in altro articolo, ho chiamato “ le cinque piaghe dell’autunno italiano”: la guerra, la pandemia, l’inflazione, la crisi energetica, la siccità. Cinque piaghe alle quali si aggiunge il dato drammatico della povertà, che colpisce oltre sei milioni di persone, con 1,5 milioni in condizioni di povertà assoluta.

Nessuna delle forze politiche che si contendono il voto esprime una cultura politica in grado di affrontare tali problemi. Risposte che, ancora una volta, dovranno essere fornite dai fondamentali della cultura politica cattolico democratica e cristiano sociale. Dovremo approfondire e proporre la traduzione possibile sul piano istituzionale delle indicazioni pastorali fornite dalla dottrina sociale cristiana. Quelle della Centesimus annus, della Caritas in veritate, della Fratelli Tutti e Laudato SI; ossia dalle indicazioni culturalmente più avanzate offerte dalla cultura cattolica nell’età della globalizzazione.

Su questo la DC e la Federazione dei Popolari DC con gli amici di Insieme dovrebbero promuovere, con le migliori espressioni della cultura cattolica, un incontro a Camaldoli, per concordare con le diverse articolazioni della nostra area culturale e sociale una proposta di programma per l’Italia del XXI secolo. Sarà la nostra Camaldoli 2022.

Contro i rischi di una vittoria travolgente della destra sovranista e nazionalista, la DC e la Federazione dei Popolari dovrebbero attivare, infine, il comitato dei Popolari per la difesa della repubblica parlamentare, per il ritorno alla legge elettorale proporzionale con preferenze, per l’applicazione in tutti i partiti italiani, che intendono concorrere alla vita politica, dell’art 49 della Costituzione. Parta dai DC e Popolari la difesa dei valori fondanti del nostro sistema istituzionale.

Ettore Bonalberti

Venezia, 13 settembre 2022

Sintesi intervento di Bonalberti alla direzione nazionale DC del 6 Settembre 2022

Ringrazio l’amico Baruffi per la convocazione con l’augurio per un pronto ristabilimento dell’amico Grassi.

Nostro obiettivo primario deve essere quello del mantenimento della nostra unità. Verificata la condizione risultante dal NO di Calenda, essendo rimasti senza simbolo in alcuna lista nazionale e senza candidati, ritengo sia opportuno lasciare i nostri iscritti e simpatizzanti liberi di votare secondo scienza e coscienza, tenendo conto dei candidati presenti nelle diverse liste nei collegi elettorali. Si sceglierà tenendo conto dei nostri principi e valori di riferimento. Scelte diverse che indicassero preferenze a destra o a sinistra sarebbero divisive e metterebbero in crisi la nostra unità.

Ritengo sbagliata la scelta compiuta dall’amico Cuffaro in Sicilia, con lo stravolgimento di quanto avevamo indicato nella direzione del 9 agosto scorso. Cuffaro avrà anche avuto le sue ragioni e potrà anche garantirsi l’elezione di qualche consigliere regionale. Ritengo, però, strategicamente sbagliata quella scelta, specie se applicata in sede nazionale. In Sicilia il terzo polo, anche Calenda, era ed è disponibile a sostenere il candidato prof Armao, nella cui lista si è candidato l’arch. Giuseppe Alessi. Schierarsi con la destra e con Cesa e C., significa correre il rischio di diventare supporto di un gruppo politico con il quale abbiamo un lungo e sperimentato contenzioso. Carmagnola giustamente annuncia la riapertura dello stesso dopo il voto, considerando “l’abuso” che il trio di Cesa da molti anni fa del nostro glorioso scudo crociato.

Continuo a ritenere che la nostra scelta strategica sia  quella al centro, l’unica che ci consente di riannodare i fili con gli amici di Insieme e della stessa Federazione Popolare, i quali hanno pure dovuto subire l’esclusione dalle liste del terzo Polo. Calenda persegue un suo preciso disegno politico, rinverdendo l’antica idiosincrasia azionista per la DC, da loro sempre considerata una sorta di occupante abusiva del potere di governo in Italia.

In definitiva, proporrei di dare un netto segnale di denuncia del comportamento di Calenda contro la DC; libertà di voto per iscritti e simpatizzanti, riconfermando la nostra scelta al centro della politica italiana, interessati a concorrere alla costruzione di un centro  politico democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, alternativo alla destra nazionalista e sovranista e alla sinistra senza identità. Un centro nel quale risulti decisiva la presenza dei DC e dei Popolari. Concetti che erano stati ben espressi da Renato Grassi nella sua lettera inviata a Matteo Renzi per l’avvio delle trattive con il terzo polo. Peccato che Renzi abbia subito l’egemonia di Calenda.

9 Settembre 2022

Le cinque piaghe dell’autunno italiano

Alla vigilia del voto del prossimo 25 settembre abbiamo esaminato la situazione in due riunioni, pressoché contemporanee: alla direzione nazionale della DC e nel direttivo della Federazione Popolare DC. Ho potuto partecipare a entrambe on line, nelle quali è emersa la dura realtà che, ancora una volta, ci vede senza simbolo e senza candidati nelle prossime liste elettorali. Qualche “catecumeno di casa DC”, in cerca di gloria e utilizzando in maniera distorta l’incarico cui è stato chiamato, cerca di addebitare tale situazione all’incapacità dei nostri amici che hanno svolto le trattative col terzo polo. In realtà, gli amici interessati, Grassi e Alessi, avevano instaurato un buon rapporto con Matteo Renzi; rapporto conclusosi in malo modo, dopo l’alleanza fatta da Renzi con Carlo Calenda.

Al di là del noto carattere egocentrico di Calenda, “fasso tuto mi” e della sua già sperimentata idiosincrasia DC nelle ultime elezioni per il consiglio comunale di Roma, la verità del rifiuto calendiano nei nostri confronti, trova ben più fondate ragioni, dal suo punto di vista, volendosi egli attribuire il ruolo di continuatore della storia dell’azionismo politico italiano, che ha avuto il suo massimo esponente nella figura resistenziale di Ferruccio Parri. Tentativo che Calenda intende svolgere in Europa, al parlamento della quale egli è stato eletto sotto le insegne del PD, ora transitato sulle posizioni di Macron e dei conservatori liberali europei.

L’azionismo non ha una buona storia con noi DC, dato  che quella minoranza radical liberale repubblicana, ha sempre avuto  “ in gran dispitto” l’esperienza e il ruolo politico egemone svolto dai cattolici democratici e cristiano sociali della DC nel governo dell’Italia.

Spiace che Matteo Renzi, figlio della nostra tradizione, abbia accettato di svolgere questo ruolo oggettivamente subalterno, impegnato soprattutto a garantirsi la sua elezione e quella di alcuni dei suoi amici più fidati. Tanto nella DC, che nella Federazione Popolare, pur prendendo atto criticamente della situazione e lasciando libertà di voti ai nostri iscritti e simpatizzanti, continuiamo a ritenere che compito nostro sia quello di mantenere dritta la barra al centro per concorrere a costruire il centro nuovo democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, alternativo alla destra nazionalista e sovranista, distinto e distante dalla sinistra senza identità. E questo resterà il tema che intendiamo sviluppare dopo il voto del 25 settembre. Un voto che dovrà fare i conti con le cinque piaghe dell’autunno italiano: la guerra, la pandemia, l’inflazione, la crisi energetica, la siccità. Cinque piaghe alle quali si aggiunge il dato drammatico della povertà, che colpisce oltre sei milioni di persone, con 1,5 milioni in condizioni di povertà assoluta. Tutto questo, in un Paese in preda a una crisi di sistema caratterizzato da un’astensione dal voto di oltre il 50%, destinata ad ampliarsi. Una situazione, insomma, caratterizzata dall’esistenza di una fortissima diseguaglianza sociale che potrebbe sfociare in una ben più pericolosa rivolta sociale. Massimo Cacciari nel suo bell’editoriale su “ La Stampa” di ieri, evidenzia  così lo stato dell’arte: “…. il 50% degli italiani che non vota è in gran parte formato da persone disperate ormai di veder risolti i propri problemi con competenza ed efficacia? Chi sono questi concittadini? La distribuzione del voto tra centri e periferie la dice lunga a proposito. Vi è chi vuol scelte moderate perché tira avanti più o meno facilmente anche in questa perenne crisi e teme il famoso salto nel buio – e chi avrebbe tutto l’interesse a scelte radicali, ma ormai è del tutto disincantato sulla loro praticabilità. Ogni giorno di più costoro formano, non solo in Italia, una nuova plebe. Una plebe che ha cercato i suoi tribuni senza mai riuscire a trovarli, passata da delusione a delusione. Ma, lo si sappia, una plebe senza tribuni è la negazione dell’idea stessa di repubblica, è dunque l’origine stessa del  principato”.

A me sembra  evidente che ciò che è saltato è l’equilibrio, sempre garantito dalla DC e dai suoi governi, tra interessi e valori dei ceti medi produttivi e quelli delle classi popolari. Un equilibrio per ricostruire il quale è necessario mettere in campo e attuare nelle istituzioni le indicazioni pastorali delle ultime encicliche sociali della Chiesa: dalla Centesimus Annus, alla Caritas in veritate, dalla Fratelli tutti alla Laudato SI. E dobbiamo anche rifarci al pensiero sturziano. Farlo oggi significa tenere presenti i fondamentali della sua politica, che si riassumono nella critica alle  “ tre male bestie della politica italiana: la partitocrazia, lo statalismo e lo sperpero del denaro pubblico.

Quanto alla partitocrazia, oggi siamo nella situazione peggiore della storia repubblicana. Partiti senza applicazione interna dell’art 49, spesso ridotti a proprietà personali del leader o della ristretta cerchia dei capi bastone che, grazie alla legge del porcellum, decidono i candidati “ nominati”, espressione  non della sovranità popolare, ma della fedeltà ai dante causa.

Lo statalismo che sarà ancor più accentuato dalla vittoria della destra meloniana che presenta programmi ancor di più fondati sullo sperpero del denaro pubblico. Tre condizioni che vanno considerate insieme al ruolo che il gruppo del trio dei rentiers Cesa e C. svolgono, di scendiletto di quell’area.

Noi dobbiamo restare fermi al centro, per poter riannodare i fili dopo il voto insieme agli amici di Insieme, della Federazione Popolare DC e di quanti sono interessati a ricomporre politicamente l’area cattolico democratica e cristiano sociale. Dobbiamo approfondire i temi indicati dalle ultime encicliche sociali della Chiesa per tradurli nella città dell’uomo, al fine di collegare gli interessi dei ceti medi produttivi con quelli delle classi popolari, che resta il problema essenziale della democrazia italiana. Unica strada necessaria per superare il vallo enorme che si è creato, per diverse ragioni, tra politica e società civile, tra istituzioni e corpo elettorale.

Nel deserto delle culture politiche che ha caratterizzato la seconda e l’avvio di questa terza repubblica, al trionfo dei populismi e dei sovranismi, dobbiamo proporre il messaggio forte del cattolicesimo democratico, del popolarismo fondato sui principi della solidarietà e sussidiarietà. Dobbiamo impegnarci a condividere in quest’area un programma per il Paese, che tenga conto delle priorità e delle attese della povera gente e dei ceti medi produttivi.

Ettore Bonalberti

Venezia, 6 Settembre 2022

Ultime stazioni della  mia Via Crucis nella DC che ho contribuito a riproporre

Lettera inviata a Renzo Gubert, presidente del CN della DC

Caro Renzo, senza tanti giri di parole, da tempo abbiamo constatato di avere due visioni diverse del partito. Io credo che sia indispensabile ricomporre politicamente la nostra area di riferimento culturale, tu intendi conservare e sviluppare ciò che rimane della nostra amata DC. Il mio progetto, insieme anche a Grassi, abbiamo tentato di realizzarlo con la Federazione Popolare dei DC ( Gargani), progetto incompiuto per le congiunte volontà di Rotondi ( Verde popolare, alla fine sempre nella scuderia sicura del Cavaliere) e di  Cesa, il solito distruttore di ogni tentativo di ricomposizione che non sia a suo esclusivo vantaggio. Io credo a una DC fedele alla sua storia migliore di “partito di centro che guarda a sinistra”; tu a un partito di centro disponibile anche ad alleanze con la destra. La querelle tra cattolici della morale e cattolici del sociale ha solide e antiche fondamenta, ma, se seguissimo il tuo ragionamento, ci ridurremmo a un partito integralista, minoritario, in una società fortemente secolarizzata e sempre meno cristiana. Progetto lodevole per un movimento pre politico, ma assolutamente inefficace per un partito di cattolici, come ha dimostrato la lunga storia dei Popolari prima e poi della DC. La mia esperienza DC, iniziata nel 1962 ( avevo 17 anni), dal 1964, congresso di Roma, l’ho sempre svolta nella corrente di Forze Nuove, erede della storia della sinistra sociale popolare dei Miglioli, Donati, Grandi, Gronchi e DC poi con Pastore e Donat Cattin, Vittorino Colombo, Guido Bodrato, Sandro Fontana, Lillo Mannino….Credo ancora che quella della rappresentanza politica dei ceti popolari e del terzo stato produttivo sia il compito del nostro partito. Credo, infine, che solo restando fermi al centro, dopo il voto del 25 settembre, si potranno riannodare i fili per la nostra ricomposizione politica.

Quanto ai nostri fatti interni più recenti:tutto parte da questa nota inviatami dall’amico Grassi, il quale mi scrive: 

Questa è  la lettera che , previa telefonata ,è stata  inviata a Renzi che ha delegato l’on Rosato per ogni interlocuzione.

Il resto è  storia nota.

copia lettera di Grassi a Renzi:

Egr.Sen.

la D.C.è  impegnata a recuperare, per quanto possibile un’area politico culturale espressione del cattolicesimo democratico e cristiano sociale per favorirne l’aggregazione con le forze liberal democratiche presenti al centro nello schieramento politico e parlamentare italiano. 

Il “terzo polo” ci sembra il contenitore idoneo a rappresentare la  pluralita delle componenti partitiche che vi aderiscono favorendone la sintesi in un unico progetto politico e programmatico. 

La attenzione della D.C.verso “Italia Viva” determinata da una ampia convergenza politica e programmatica  ci consente di ribadire la validità di un comune impegno  nella competizione elettorale in corso.

Abbiamo illustrato la nostra iniziativa all’on.Rosato e auspichiamo una   sua cortese attenzione.

Cordialmente 

Renato Grassi

Segr. Naz.le Democrazia Cristiana

Il 9 Agosto in direzione, cui ho partecipato da remoto ( condivido, con tutti i limiti del caso) ciò che è stato deciso è riassunto nella nota ufficiale de Il Popolo che ti allego:

Ribadisco quanto ho già evidenziato a Grassi: la scelta del terzo polo è quella che ci permetteva e ci permette ancora di riprendere la nostra difficile trama politica, anche dopo il voto settembrino. La nostra frustrazione per l’esclusione impostaci da Calenda è quella stessa vissuta dagli amici di Insieme e della Federazione Popolare con i quali si dovranno riprendere i rapporti se vogliamo dare risposte concrete a ciò che Galli della Loggia ha scritto sull’assenza politica dei cattolici italiani… Quella indicata da Grassi è la linea di equilibrio ragionevole che ci permette di stare insieme. Se, vecchi amici già UDC, pensassero nella prossima direzione di spostare il nostro asse a destra, quell’equilibrio verrebbe frantumato e la nostra divisione politica ed elettorale sarebbe inevitabile. Meglio allora lasciare liberi iscritti ed elettori nel voto, frutto di una legge elettorale oscena che ci impone il dilemma: a destra, a sinistra o astensione. Se indicassimo di votare a sinistra o a destra, il nostro potenziale elettorato si dividerebbe e non saremmo più in grado di ricomporlo.

Comprendo le tue ragioni di difesa dei valori non negoziabili e da tempo condivido, sin dall’UDC di Buttiglione di cui fui componente della direzione nazionale, il giudizio sul PD fatta da Del Noce, ossia di “ un partito radicale di massa”. Ci sono, tuttavia, altre possibilità per sostenere in questa difficile stagione politica le linee di governo indicate da Draghi e la difesa strategica delle nostre storiche alleanze euro atlantiche che, mi sembra, tu sottovaluti.  Sul caso Rapisarda, meglio stendere un velo pietoso, stante l’abnormità del suo comportamento doppio, inaccettabile e che mi dispiace nessuno della direzione abbia contestato. I suoi perfidi giudizi sul mio conto e la mia storia politica e culturale rientrano nella terza legge della stupidità di Carlo Cipolla. Infine sul mio trascorso professionale, sappi che non fu Formigoni a chiamarmi a dirigere l’assessorato alle OO.PP., politiche per la casa e la protezione civile, né Sanese, ma l’assessore socialista competente Carlo Lio. Ti allego per tua opportuna conoscenza il mio CV, che evidenzia tutto il mio passato professionale fatto di impegno, tanto nel settore privato che in quello pubblico. Ti confermo che, senza riportare l’azione del presidente del collegio dei probiviri alla sua corretta funzione, e se passasse una linea opposta a quella concordata il 9 Agosto scorso, il mio impegno nella DC, almeno in questa DC, finirebbe. In quel caso con un colpo solo avreste fatto fuori due vice segretari: Alessi e il sottoscritto. Proprio un capolavoro, dopo oltre dieci anni di impegno politico profuso quasi quotidianamente. Non potrei mai accettare una DC al guinzaglio della trimurti di destra, insieme al trio dei rentiers Cesa e C.

Con la solita e solida amicizia di sempre, ti saluto cordialmente.

Ettore Bonalberti

Il giorno 30 ago 2022, alle ore 02:46, info@renzogubert.com ha scritto:

Caro Ettore,

ci troveremo via internet in Direzione la prossima settimana, ms penso utile continuare il dialogo tra noi tutti via posta elettronica, che consente di esporre con più precisione le diverse posizioni. Rispetto a quanto osservi, molto apprezzato dall’on. Alessi, vorrei esporti alcune mie riflessioni:

1. nella  riunione della Direzione del 9 agosto è stata approvata la relazione del Segretario politico Renato Grassi, che si era espresso  in modo più complesso di quello che tu usi spesso. Eri collegato a distanza, con più difficoltà a seguire  relazione e dibattito, ma come sempre prendo gli appunti per mia memoria, che Pagano mi ha poi chiesto ed ho inviato alla segreteria. Le scelte sono state; a) la ricerca di unità per le elezioni con formazioni politiche (partiti, movimenti, associazioni) di ispirazione cristiana; unica esclusione motivata dall’accordo da ultimo stretto dal Popolo della famiglia con Fratelli d’Italia. b) la collocazione politica in una alleanza di centro con il partito di Renzi, a condizione che l’apporto DC sia riconosciuto (sottinteso: nel simbolo e con candidati); c) Direzione convocata in modo permanente, con riunioni via internet per valutare l’esito della nostra proposta e fatti nuovi. Allo stato dei fatti  non si è avuta notizia di ricerca di rapporti con altri soggetti politici di ispirazione cristiana, nè di disponibilità del terzo polo, di Renzi come di Calenda, di accettare come partner la DC. E non si  è voluto riunire la Direzione per evitare, come tu hai scritto, possibili conflitti tra noi sul come procedere, in palese violazione dello Statuto e del deliberato della Direzione;

2. il ridurre l’identità politica della DC storica  alla scelta euroatlantica mi pare inaccettabile, Lo Statuto della DC dice ben altro e fa riferimento al pensiero sociale cristiano, come lo fecero i fondatori Degasperi, Sturzo, Dossetti, Moro, Fanfani, Piccoli  e tutti i DC della sinistra sociale che citi. La scelta euroatlantica è condivisa da tuttte le formazioni politiche di qualche rilievo, comprese quelle della destra e del centro alleato con la destra. Un democratico cristiano fedele all’ispirazione del partito non può escludere dalle valutazioni circa prossimità e distanze da altre formazioni politiche gli orientamenti  riguardanti  la questione antropologica. Sostenere l’aborto come diritto, non considerrando il diritto del concepito alla vita, legittimare il matrimonio tra omosessuali, togliendo ai bambini in qualche modo acquisiti il diritto ad avere un padre  e una madre e orientando alla pratica dell’utero in affitto, favorire pratiche eutanasiche quando la vita è sofferente, e si potrebbe proseguire, non sono elementi baghetellari che un cristiano impegnato in politica può permettersi di trascurare nel valutare le scelte politiche. Nulla da dire al riguardo?

3. Il rilievo politico di un partito in democrazia dipende per gran parte dal consenso elettorale. La DC riattivata  ha dimostrato finora difficoltà ad avere significativi consensi, salvo che in Sicilia. Eppure penso che essa possa avere un peso che non va minimizzato. Ci possono essere “cagnolini da passeggio”, ma non vedo tra noi nessuno disposto a farlo, come non credo che lo facciano politici come Quagliariello, Lupi, Binetti e altri che militano in formazioni politiche di ispirazione cristiana. Abbiamo avuto cattive esperienze nei rapporti con l’UDC, per l’inaffidabilità dei suoi dirigenti, Cesa e DePoli, in alcune occasioni, ma non dobbiamo dimenticare che prima CCD e CDU e poi UDC sono stati gli unici continuatori politici di una parte della DC dopo che il suo CN ha deliberato la sua cessazione e trasformazione in PPI. Sei stato tra i protagonisti della creazione della Federazione Popolare dei Democratici Cristiani e proprio l’UDC con la DC riattivata aveva dato il suo contributo. Poi nell’UDC sono prevalsi calcoli di piccolo opportunismo che hanno tradito il progetto di unità, ma un partito non è fatto solo dai suoi massimi dirigenti nazionali.

4. i tuoi rilievi, aspri, contro l’avv.Rapisarda, ricambiano quelli aspri che egli ti ha indirizzato. Penso che dopo la Perdonanza de l’Aquila di ieri, celebrata da Papa Francesco, entrambi dobbiate riconciliarvi. Entrambi amate la Democrazia Cristiana e ciò lo impone. Tu hai da tempo perseguito la confluenza della DC in un insieme più ampio, anche di area laica liberale; Rapisarda spende energie per tutelare giuridicamente la DC nazionale e per rafforzare il partito, non solo a Roma (lo ha fatto anche per la DC trentina a Rovereto in occasione del dibattito sull’ultimo referendum popolare).

Da ultimo una nota biografica che richiami ricordando i nostri comuni impegni di testimonanza democratico-cristiana contro gli anti-Dc contestatori di Lotta Continua e delle Brigate Rosse (fondate peraltro dopo a Milano). Vedi, tu sei poi andato, se non ricordo male, a lavorare nel settore forestale con amministratori della Regione Lombardia, Formigoni, Sanese, ecc.. Io sono rimasto a Sociologia a Trento come docente e ho sempre dovuto lottare con la sinistra imperante, non solo sul piano scientifico, ma anche delle possibilità di carriera e sul ruolo nell’Università. Non mi è stato mai concesso di presiedere una sessione di laurea: non ero di sinistra. Sono esperienze che lasciano il segno e lo spirito egemonico della sinistra, che peraltro ho rivisto in Parlamento, ha lasciato tracce che per me non è facile trascurare. Ho avuto Beniamino Andreatta come capogruppo alla Camera e con lui lavorava anche Letta. Spirito di superiorità verso gli altri che hanno opinioni diverse e discorsi sempre intrisi di interessi economici. Non hanno sopportato che il successore di Martinazzoli fosse Buttiglione, che invece sul piano dei valori chiamati poi “non negoziabili” non faceva sconti. La DC che vogliamo costruire non è quella che viveva Andreatta, figlio di banchiere, ma quella del pensiero sociale cristiano nella sua integralità, come Papa Giovanni Paolo II e Papa Ratzinger, con approcci diversi, ci hanno insegnato e con la larghezza di spirito che Papa Bergoglio ci invita ad avere.

Cordiali saluti,

Renzo Gubert

Ricominciamo  dai fondamentali e dalla base

Grazie alla mediazione del segretario nazionale Renato Grassi nella direzione del 9 Agosto scorso avevamo unanimemente concordato: “ l’impegno del Partito a recuperare e a valorizzare, per quanto possibile, l’area politico culturale espressione del cattolicesimo democratico e cristiano sociale, ancora largamente presente nella società italiana e a favorirne l’aggregazione con le forze liberal democratiche presenti al centro dello schieramento politico e parlamentare italiano. Il “Terzo Polo” promosso da Renzi e Calenda sembra il contenitore idoneo a rappresentate  la pluralità delle componenti partitiche ed associative che vi aderiscono favorendone la sintesi in un unico progetto politico e programmatico in grado di evitare la scelta tra la destra sovranista e populista e una sinistra dalla identità indefinita tra radicalismo e estremismo. L’attenzione  pregressa della D.C. su “Italia Viva”, determinata da una ampia convergenza politica e programmatica, consente di ribadire la validità  di un comune impegno che riproponga nella competizione elettorale i temi che hanno caratterizzato l’attività del Governo Draghi. In particolare va ribadita la linea rigorosa di adesione alla scelta euro atlantica  nella quale la D.C., in coerenza con la sua migliore storia si riconosce pienamente”. Il netto rifiuto di Calenda a riconoscere col nostro simbolo anche solo la presenza di nostri candidati nelle liste del terzo polo nei diversi collegi elettorali, rende oggettivamente difficile, se non impossibile, chiedere ai nostri iscritti e simpatizzanti di votare chi ci ha respinto. Grazie alla nostra dirigenza e, in particolare al segretario amministrativo, Mauro Carmagnola, questa volta siamo riusciti a depositare il nostro simbolo al ministero degli interni, con esito positivo. Qualche chiarezza, al riguardo, è stata fatta nei confronti di alcuni sedicenti movimenti che si auto proclamavano senza alcun fondamento, eredi della DC. L’amico Gubert ha sollecitato più volte la riconvocazione della direzione nazionale per valutare altre opzioni rispetto a quella che avevamo unitariamente condiviso l’8 agosto scorso. L’intervenuta indisposizione, per motivi gravi di salute del segretario nazionale, hanno impedito tale riconvocazione che, se fosse stata fatta, avrebbe reso evidente la spaccatura al nostro interno tra un gruppo orientato a sostenere il centro destra e un gruppo fermo nella difesa della posizione centrale della DC, alternativa alla destra nazionalista e sovranista e alla sinistra senza identità. La scelta del terzo polo, in effetti, era e rimane quella che ci permette di conservare la nostra unità, anche se nel voto del prossimo 25 settembre, il rosatellum, ci costringerà a una scelta rispetto al trilemma: voto a destra o a sinistra, oppure astensione. Comunque la si voglia esaminare continuiamo nella lunga strada della difficoltà a esprimere sul campo la nostra presenza qualificata. Credo che, in linea con quanto la direzione ha deciso l’8 Agosto scorso, il nostro dovere sarà quello di orientarci a sostenere liste con candidati vicini alle nostre posizioni etico culturali, impegnati nella difesa del PNRR dell’agenda Draghi e fermi nelle scelte di politica internazionale, quali l’adesione all’UE e alla nostra tradizionale alleanza atlantica. Dopo il voto si dovrà esaminare con molto coraggio lo stato dell’arte e, a mio parere, servirà tornare ai fondamentali della nostra storia politica, derivando dal popolarismo sturziano e dall’esperienza degasperiana e della DC storica, le linee guida per la nostra ripresa politica. Credo che dovremo batterci, innanzi tutto, a difesa della Repubblica parlamentare contro le insorgenti tentazioni presidenzialistiche avanzate dalla destra italiana; per il ritorno alla legge elettorale proporzionale con le preferenze, per superare l’attuale andazzo dei “nominati” dalle ristrette cerchie dei fedelissimi ai capi di turno dei partiti e richiedere che in tutti i partiti italiani sia rispettato quel “metodo democratico” interno fissato dall’art.49 della Costituzione. Anche sul piano organizzativo dovremo rivedere la nostra impostazione, ancora ferma allo statuto DC del 1992, avviando su tutto il territorio nazionale la costituzione di comitati civico popolari per la partecipazione democratica dei cittadini che, condividendo inostri valori, intendono concorrere alla vita politica locale, regionale e nazionale. Ampio spazio si dovrà prevedere all’utilizzo della formazione di reti locali, regionali e interregionali, con regole concordate e controllate/bili per la partecipazione e l’adempimento dell’elettorato attivo e passivo ai nostri soci anche da remoto. Una scuola di formazione politica on line si dovrà attivare, al fine di favorire la selezione di una nuova classe dirigente che, dotata di passione civile, sappia interpretare al meglio i valori e gli interessi della nostra gente, garantendo il punto di mediazione tra quelli del terzo stato produttivo e delle classi più bisognose. Il congresso nazionale, da celebrarsi dopo il voto di settembre, sia l’occasione per ritrovarci tutti  insieme a discutere e a confrontarci con spirito costruttivo nella comune volontà di favorire, finalmente, con il superamento della trentennale suicida diaspora democristiana, la ricomposizione culturale e politica della nostra area cattolico democratica e cristiano sociale.

Ettore Bonalberti

Venezia, 22 Agosto 2022

Gettiamo il seme per la nascita del centro del sistema politico italiano

La crisi di sistema dell’Italia che, più volte, ho connotato con il concetto sociologico durkheimiano di anomia, intesa come assenza di regole, discrepanza tra i mezzi e i fini che la società propone ai suoi componenti o, come  il venir meno del ruolo dei corpi intermedi, ha assunto dimensioni ampie tanto sul piano etico e culturale che su quello economico e sociale. Espressione ultima di questa crisi a livello politico istituzionale è quella rappresentata dal distacco tra il paese reale e quello legale indicato dall’elevata renitenza al voto che, a più riprese e livelli delle competizioni elettorali, sfiora e supera oramai più della metà del corpo elettorale.

Con la fine della “Prima Repubblica”, Berlusconi mise in scacco la “gioiosa macchina da guerra” occhettiana con la promessa di “ un nuovo miracolo italiano”. Fu una promessa vana che naufragò nella lunga stagione del periodo prodiano (2006-2008)  e nella lunga querelle nazionale Berlusconi-Prodi che, alla fine, si accompagnò all’esplosione del malcontento sociale e l’avvio del fenomeno dei Cinque stelle.

Con la crisi del 2011 ( “il colpo di stato” per i fedelissimi del Cavaliere) la crisi dei partiti e la loro incapacità di rappresentare gli interessi e i valori reali presenti nella società civile condusse ai governi a guida dei tecnici, di cui quello presieduto da Mario Draghi rappresenta lo strumento con il quale l’Italia ha, almeno sin qui, evitato la mano pesante della troika europea e una fine non dissimile da quella vissuta dalla Grecia.

E’ evidente che la crisi di sistema è, soprattutto, l’espressione del venir meno di quella saldatura tra gli interessi e i valori dei ceti medi produttivi e delle classi popolari che la Democrazia Cristiana seppe sempre garantire nella lunga stagione della sua egemonia-dominio (1948-1993). E’ indubbio, altresì, che la lunga stagione della diaspora democristiana ( 1993-2022) tuttora in corso, nonostante i diversi tentativi operati a destra, a sinistra e al centro dello schieramento, ha coinciso con quella della rottura dell’equilibrio di cui sopra. Una rottura che impone come prioritaria la ricomposizione al centro di una vasta area democratica, popolare, liberale, riformista, europeista, collegata strettamente alle scelte di politica estera volute da De Gasperi e dalla  DC nel 1949 (NATO) e UE ( 1954) . Una ricomposizione solo con la quale si potrà ridare effettiva rappresentanza politica al terzo stato produttivo ( piccoli e medi industriali, artigiani, agricoltori, commercianti, professionisti, operatori efficienti della PA) e riportare alle urne quel cinquanta e passa per cento di renitenti al voto. Per far questo, però, sarebbe servita una legge elettorale di tipo proporzionale, meglio secondo il modello tedesco, con sbarramento e istituto della sfiducia costruttiva e con le preferenze, al fine di evitare le liste dei “nominati” dai capi e capetti a Roma. Nominati che hanno accompagnato la più squallida stagione del trasformismo politico della storia repubblicana italiana, le cui ultime tragicomiche recite le stiamo vedendo in  queste ultime ore che ci separano dalla presentazione delle liste e dei simboli in gara per le prossime elezioni politiche.

Al posto della legge proporzionale i partiti rappresentati nel parlamento di una legislatura alla fine della sua vita, hanno preferito la conservazione del rosatellum, che favorisce una bipolarizzazione destra-sinistra che, oggettivamente,  impedisce la nascita di quel centro di cui il Paese avrebbe assoluta necessità per la stabilità del sistema.

Era ed è questo l’obiettivo strategico cui sono chiamati gli ex e i neo democratici cristiani, compresi quei “DC non pentiti” della terza e quarta generazione DC  come molti di noi. E lo dobbiamo perseguire non per mera nostalgia ( pur comprensibile rispetto al nanismo e all’improvvisazione dei politici oggi in campo),ma per la necessità di garantire un equilibrio al centro della politica che il sistema richiede.

Se non vogliamo costringere la scelta al trilemma favorito dal rosatellum: destra, sinistra o astensione, è necessario concorrere a piantare un piccolo seme  al centro del confronto politico con chi è disponibile a superare il dilemma PD-Fratelli d’Italia, la cui soluzione, qualunque fosse e sarà col voto del 25 settembre, non garantirebbe e non garantirà la soluzione della crisi di sistema, inevitabilmente aggravata dalle condizioni economiche e sociali che si dovranno affrontare nel prossimo autunno. Ecco perché nell’odierna direzione nazionale della DC, convocata on line dal segretario, Renato Grassi, abbiamo appoggiato convintamente la sua linea per convergere sulla lista di Matteo Renzi, che si pone come momento di aggregazione di uno schieramento centrale, alternativo sia alla destra nazionalista e sovranista, che alla sinistra in grande confusione mentale. Certo chiederemo a Renzi che ci sia riconosciuta la nostra identità politica, col nostro simbolo di partito e con alcune presenze di nostri candidati autorevoli. Certo avremmo preferito e abbiamo anche sollecitato gli amici di Mastella e Calenda per una loro convergenza ampia al centro e ci auguriamo che , superando ogni tatticismo e miopi valutazioni egoistiche, alla fine prevalga il buon senso. Con Calenda ci si sta riuscendo, Mastella persegue obiettivi più familistici.Noi DC alle prossime elezioni dobbiamo esserci, forti della nostra storia politica, del nostro simbolo ( a proposito riprenderemo nelle sedi opportune la questione dello scudo crociato sin qui utilizzato come mera rendita politica personale dal trio Cesa-Binetti-De Poli, al servizio subalterno di Lega e Forza Italia, oggi sotto il dominio della signora Meloni) e con alcuni nostri candidati. Sappiamo che sarà la seminagione di un piccolo seme che, se opportunamente coltivato, fiorirà. Dal voto del 25 settembre siamo certi che si avvierà una fase di forte ristrutturazione e ricomposizione delle forze politiche italiane e la DC, ancora una volta, sarà al centro, nella fedeltà ai valori della dottrina sociale cristiana e della Costituzione repubblicana.

Ettore Bonalberti

Vice segretario nazionale DC

Venezia, 9 Agosto 2022

Un tributo a Riccardo Misasi

Voglio ringraziare l’amico prof Pino Nisticò, già presidente della Giunta regionale calabrese, per aver voluto e curato questa raccolta di testimonianze sulla figura di Riccardo Misasi, uno dei più autorevoli esponenti della terza generazione democratico cristiana.

Ricevute alcune copie del libro ho iniziato a leggere il saggio con passione, al punto che, ogni volta che interrompevo per una pausa, non riuscivo a stare in riposo se non per qualche minuto, stimolato a riprendere immediatamente le riflessioni e i ricordi che tanti amici DC calabresi e non solo hanno voluto scrivere sul loro leader politico e amico.

Amici della sua corrente o appartenenti ad altre della costellazione interna democristiana, hanno espresso tutti il ricordo delle loro esperienze vissute insieme a Misasi, considerato unanimemente una personalità di grande spessore umano, culturale e politico, che, giustamente suo figlio Maurizio ha sintetizzato in una splendida immagine, quella di una persona che “ha concepito la politica come un servizio all’Uomo e alla sua libertà”. Una personalità che come è scritto nel motto della  Fondazione a lui intestata è: “guardare al futuro con cuore antico”.

Sì l’On Misasi questo seppe indicare a tutta la comunità democratico cristiana calabrese, ossia la capacità e la volontà di “guardare al futuro con cuore antico”. Lui che, alla Cattolica di Milano con gli amici che, dopo pochi anni, a Belgirate con Albertino Marcora,  Ciriaco De Mita, Gerardo Bianco, Luigi Granelli e Giovanni Galloni, concorse alla fondazione della corrente DC della Base, dotato di una cultura straordinaria storica, sociologica, filosofica, giuridica e  politico istituzionale, mise a capo degli obiettivi della sua azione politica, il riscatto della sua terra dalle condizioni di isolamento e di arretratezza. A lui, infatti, si devono molte delle istituzioni che con la sua attività politica da ministro e parlamentare seppe realizzare in Calabria: dall’università  della Calabria (Unical) ad Arcacavata di Rende ( Cosenza) , del CUD ( Università a distanza) del progetto Telcal ( Telematica Calabria) e di numerose altre scuole prima assenti nel territorio, sempre coerenti con la linea della promozione umana e sociale con particolare riguardo ai giovani. La cultura come strumento di elevazione della condizione di emarginazione dei giovani della sua terra.

Commovente la testimonianza del suo amico e concorrente politico nel partito, il compianto  Carmelo Pujia, l’uomo forte dell’area dorotea, che finì col formare un sodalizio fortissimo, una sorta di due dioscuri calabresi: l’uno, Pujia, impegnato soprattutto sul fronte locale  e regionale e  l’altro, Misasi, su quello nazionale dove, oltre agli incarichi ministeriali, durante la segreteria nazionale dell’On De Mita, assunse il ruolo di capo della segreteria politica prima nel partito e di sottosegretario alla presidenza del consiglio nel governo presieduto dal leader avellinese. Un ruolo di dominus che, in un mio intervento al consiglio nazionale della DC amichevolmente paragonai a quello di un “ Minosse”, colui che, nelle nomine consigliava De Mita con l’autorevolezza di chi “ giudica e manda secondo ch’avvinghia”. Chi, come me, ha potuto conoscerlo e frequentarlo nelle occasioni dei lavori del consiglio nazionale del partito, non può dimenticare i tratti del carattere di Misasi, ben descritti nel libro. Quelli di un uomo sapiente, dai tratti gentili e sinceri sempre ispirati dalla volontà di concorrere all’equilibrio e alla ricomposizione dei contrasti; un politico che nei suoi interventi rivelava una capacità di eloquenza che lo rendeva unico tra i molti esponenti politici della DC. Fu proprio grazie a un suo appassionato intervento al congresso nazionale della DC del 1964, insieme a quelli dell’On Carlo Donat Cattin, che, diciannovenne, scelsi di militare nella sinistra allora unita della DC e per tutto il resto della mia vita.

Di Misasi, al fine di comprendere la statura morale, culturale, giuridica e politica dell’uomo basterà ricordare, con le opere da lui promosse come l’apertura dell’università anche ai figli delle classi meno abbienti provenienti dagli istituti medi superiori e l’avvio dell’università della Calabria e delle due facoltà di farmacia calabresi, l’essere stato l’interlocutore privilegiato di Aldo Moro. Fu, infatti, Riccardo Misasi, il politico democristiano cui Moro dal carcere delle BR inviò la lettera nella quale chiedeva di intervenire nella DC, con tutte le argomentazioni giuridiche e politico istituzionali  insieme a quelle  etico morali più opportune per favorire la sua liberazione. Sarà il più grande cruccio di Misasi quello di non essere riuscito a far prevalere quelle indicazioni e a convocare, su delega ricevuta dallo stesso Moro, il consiglio nazionale del partito. Prevalse, ahinoi, la linea della fermezza e con la morte di Moro si aprì la lunga stagione del declino e della fine politica del nostro partito.

Edito da Rubbettino questo tributo a Misasi curato da Pino Nisticò, mi auguro avvii una serie di studi e approfondimenti su coloro che nei diversi territori regionali e in sede nazionale sono stati i rappresentanti più autorevoli dei loro elettori e del nostro partito. Da parte mia, con l’amico Mario Tassone e alcuni autorevoli professori di storia dell’università di Padova abbiamo promosso il comitato 10 Dicembre 2021 che, tra i suoi obiettivi, ha proprio quello di approfondire lo studio delle figure più autorevoli della DC veneta. Un obiettivo che la DC dovrebbe far proprio in tutte le nostre realtà locali, anche per superare la damnatio memoriae con cui una pubblicistica radicale, laicista e anti DC, ha sin qui relegato la nostra storia politica e amministrativa.

Ettore Bonalberti

Vice segretario nazionale DC

Venezia, 7 Agosto 2022 

L’ultimo stadio del trasformismo politico

Una legislatura caratterizzata dal più alto numero di voltagabbana (304 cambi di casacca per 214 parlamentari) è stata dominata dal trasformismo politico, conseguenza anche di una legge elettorale indecente, senza preferenze e alla mercé di partiti personali impegnati a selezionare dei “nominati” disponibili a ogni avventura. Nella formazione delle liste tuttora in corso, il trasformismo politico sta raggiungendo il suo ultimo stadio, grazie proprio al permanere di una legge elettorale, il rosatellum, che favorisce la conservazione di un falso sistema bipolare, con l’aggiunta di una regola per la presentazione delle liste che concede un potere di compravendita efficace ai detentori di un simbolo già presente tra i parlamentari uscenti; unica strada per evitare la difficile raccolta delle firme in tempi così brevi.

La mancata approvazione di una legge elettorale proporzionale con sbarramento, preferenze e istituto della sfiducia costruttiva, in sintesi, il sistema proporzionale alla tedesca, ha garantito ai maggiori partiti dei due poli, PD e FdI, un potere attrattivo privilegiato alimentando uno scontro bipolare sinistra-destra che, impedisce la nascita di quel centro democratico, popolare, liberale e riformista, euro atlantico che avevamo sperato di vedere realizzato. Assistiamo, invece, all’affannosa rincorsa finale di un posto sicuro, a destra e a manca, dopo che “il principe dei capitani di ventura” della politica italiana, Calenda, ha sparigliato le carte, forte di una presunta capacità d’ interdizione, imponendo al giovane Letta la rinuncia al 30% dei seggi uninominali disponibili. In tal modo, al campo largo, obiettivo originario del PD, sta nascendo un campo variegato mentre si pronunciano fatwe e pregiudiziali insensate che non porteranno fortuna elettorale. Abbiamo sempre sostenuto che una legge in larga parte maggioritaria come il rosatellum, avrebbe tripartito la nostra area politica e culturale di riferimento; l’area cattolico democratica e cristiano sociale che, di fronte allo scontro forzato bipolare PD e coalizione di destra, rischia la tripartizione del voto: a destra, a sinistra, o rifugio nell’astensione. Sono riemerse le vecchie distinzioni del tempo ruiniano tra teodem e teocom, le desuete categorie di fascismo e antifascismo, mentre permane la diaspora suicida post democristiana della lunga “demodissea” del trentennio 1993-2022.

Avevamo sperato che in queste ultime ore un barlume di lucidità potesse ricomporre l’unità elettorale tra Mastella, Tabacci e Renzi, ma, alla fine, siglato il patto PD-Calenda, anche questa ultima speranza sembra svanire. La scelta infelice di Mastella di personalizzare il suo nuovo partito, fa pendant con quella suicida dell’amico Tabacci di investire pressoché tutto sul giovane Di Maio, sino a intestargli la lista di Impegno civico. Una proposta durata lo spazio di un mattino se, dopo l’offerta di un collegio uninominale sicuro dal PD a Di Maio, anche quella lista è diventata obsoleta. La più grande amarezza, infine, resta quella della riconfermata impotenza della DC guidata da Renato Grassi, l’unica legittimata nel percorso seguito dalla sentenza della Cassazione che ha sancito come la DC storica non sia mai stata giuridicamente sciolta, che, tuttavia, non è riuscita nel progetto di ricomposizione politica di ciò che rimaneva di quella storia. Una “rimanenza” che si è andata vieppiù frantumando in tanti rivoli senza progetto e senza speranza. La mancanza del simbolo, ancora una volta utilizzato dal trio Cesa-De Poli-Binetti, quale rendita di posizione elettorale personale, messo al servizio della destra del trio Meloni-Salvini-Berlusconi, e l’assenza di amici eletti nel Parlamento, hanno reso oggettivamente difficile l’azione pre elettorale di Grassi, nonostante la direzione nazionale del partito avesse assunto nel merito una posizione netta e politicamente gestibile. Serviva più disponibilità anche dalle altre componenti citate, ma, alla fine, questa non c’è stata, preoccupati tutti, innanzi tutto del proprio “particulare”.

Ho conosciuto, in questi giorni, diversi gruppi e associazioni di area cattolica e democratico cristiana, che, hanno espresso e sostengono di votare a destra, sotto valutando le conseguenze di questa scelta. Impossibilitati a condividere le scelte in materia di diritti civili fatte dal PD, talune nettamente contrarie ai valori negoziabili di noi cattolici, questi amici, ritengono di essere più tutelati sul piano dei valori da una destra che, di quei valori, è molto spesso una predicatrice astratta rispetto ai comportamenti reali praticati dai singoli esponenti.  E’ assente o, quanto meno è sottovalutato, il giudizio su ciò che sta accadendo in Europa e nel mondo, dove Russia e Cina stanno tentando di modificare gli equilibri geopolitici di Yalta, puntando a dividere l’Unione europea e la NATO, anche con l’aiuto di politici presenti nell’area della destra italiana. Chiedevamo un voto di netta scelta euro atlantica, coerente con le grandi decisioni di politica estera assunte dall’Italia con la DC di De Gasperi , e a sostegno dell’Agenda Draghi. Ultima speranza la lista di Tabacci miseramente fallita e adesso, che il Signore ci assista!

Ettore Bonalberti

Venezia, 4 Agosto 2022

Ultimo appello prima della presentazione delle liste

Cari amici, dal mio buen retiro mestrino mi giungono notizie di candidature sparse in diverse liste, alcune delle quali di mera testimonianza. Mi preme ribadire quanto con estrema lucidità ha espresso Enrico Letta: il 28 Settembre gli italiani dovranno scegliere tra lui e la Meloni. Se non nasce l’alleanza centrista ampia, democratica, popolare, liberale e riformista pro Draghi, col sistema maggioritario, ogni altra presenza di pura testimonianza favorirà il polo della destra. E ne pagheremo le conseguenze. Mi auguro prevalga il buon senso e si possa ancora attivare quell’ampia alleanza in grado di porsi in alternativa credibile alla destra ondivaga in politica estera e impotente ad attuare il PNRR, ultima opportunità, quest’ultima, per superare le gravi difficoltà economico, finanziarie e sociali dell’Italia. 

Cordiali saluti

Ettore Bonalberti

Vice segretario nazionale DC

Venezia, 28 Luglio 2022

A poche settimane dal voto ho inviato ai dirigenti delle varie formazioni politiche di area DC e popolare, la seguente lettera

Insieme a sostegno dell’area Draghi

Cari amici, dobbiamo inviare un segnale forte di unità a un’area cattolico democratica e cristiano sociale divisa e disorientata. Il rosatellum maggioritario induce alla tripartizione delle scelte: dx, sx o astensione. Si corre veramente il rischio che il Paese venga consegnato, al trio de noantri: Meloni,Salvini, Berlusconi. Sarebbe la vittoria di Putin che con i suoi amici, con la guerra d’invasione e il ricatto energetico, punta a dividere l’Unione europea e la NATO. Riuniamoci tutti insieme a sostegno dell’alleanza per l’agenda Draghi concorrendo alla costituzione di un centro democratico, popolare, liberale, riformista, europeista e che conferma l’adesione alla NATO fatta dalla DC di De GASPERI    nel 1949. Condividiamo la denuncia appello dell’amico Brunetta: 

“Dieci anni fa il ‘whatever it takes’ di Draghi salvò l’euro, oggi l’Europa va salvata dai sovranisti opportunisti”

“Nessuno si salva da solo. Dieci anni fa a Londra Mario Draghi, allora presidente della Bce, pronunciò le tre parole che cambiarono la storia dell’euro e dell’Europa. Whatever it takes.

Davanti al rischio concreto di un crollo della moneta unica e di una speculazione che scommetteva sul suo naufragio, Draghi decise di rompere gli indugi e di promettere, con perfetto tempismo, che Francoforte avrebbe fatto tutto ciò che era in suo potere per salvare l’euro, sull’esempio di quattro anni prima della Federal Reserve e del Tesoro degli Stati Uniti.

È stata anche la lezione politica del Mario Draghi premier italiano dal 2021: attivare tutte le migliori energie per mettere in sicurezza il Paese dal punto di vista sanitario, economico e sociale; compiere ogni sforzo per riconquistare all’Italia credibilità, affidabilità e reputazione. Questa è stata la missione del Governo e questa è l’eredità che lascia, il campo magnetico che le forze politiche che hanno a cuore questo Paese non possono permettersi di abbandonare. Bisogna continuare su questa strada, difendendo la politica della speranza, della responsabilità e della fiducia dai sovranisti opportunisti e dall’egoismo della solitudine. Il salto di maturità che l’unità nazionale aveva reso possibile fino alla scorsa settimana era stata la capacità di andare oltre le miopie, oltre gli ideologismi, oltre le manovre elettorali di piccolo cabotaggio. Qualcuno ha colpevolmente scelto di tornare indietro, dimenticando che non c’è crescita e non c’è sviluppo senza l’Europa. Che il futuro dell’ordine democratico globale è sulle nostre spalle. Che nessuno si salva da solo”.

Vi prego, non perdiamo quest’occasione così decisiva per le sorti del nostro Paese. Un cordiale saluto

Ettore Bonalberti

Vice segretario nazionale DC

Venezia, 26 Luglio 2022

Si annuncia un clima da’48

Era prevedibile che lo sconquasso aperto da Conte, Salvini e Berlusconi con la sfiducia al governo Draghi, avviasse una campagna elettorale che sta assumendo i toni di quella storica del 1948. Carlo Nordio, il magistrato veneto che era ipotizzato come ministro del futuro governo di destra, ospite della war room di Enrico Cisnetto, ha detto testualmente: “Non abbiamo prove – premette Nordio – ma le coincidenze sono diventate indizi gravi, precisi e concordanti“. E aggiungeva: “Sono rimasto inorridito dalle parole di Berlusconi e Salvini che rappresentavano una sorta di endorsement a Putin. L’aggressione russa all’Ucraina è folle, criminale e ingiustificata, e sarebbe inammissibile un governo che non sostenesse, in politica estera, la linea di Draghi, ovvero un sostegno all’Ucraina senza se e senza ma“. Tali affermazioni di un gentiluomo liberale, dato già per futuro ministro della destra, fa il paio con quelle pronunciate da Luttwack in TV contro gli stessi Salvini e Berlusconi, il quale ha testualmente dichiarato: “Visto in TV Draghi in piedi con Di Maio alla sua sinistra e Guerini sulla sua destra -la squadra che ha tenuto l’Italia nel patto Atlantico con (piccole) forniture di armi all’Ukraina. Contro ci sono gli amici di Putin: Berlusconi, Conte, Salvini  + i “Pacifisti”, inutili“.

E’ evidente che, in tale quadro, si comprende meglio la foto dell’indegno incontro avvenuto a Villa Grande nella quale il Cavaliere, mano nella mano della sua…..”consorte”, dà l’ordine ai rappresentanti della destra di governo per la sfiducia al governo Draghi. Per noi democratici cristiani che abbiamo avuto l’onore di conoscere uomini politici della levatura di Moro, Fanfani, Andreotti, Rumor, Taviani, Colombo, Bisaglia, Marcora, Misasi, Donat Cattin e De Mita, mai avremmo creduto che si potesse giungere a un tale livello di bassa macelleria politica. Ancor per noi più deprimente è stato vedere l’On Cesa, UDC, come ruota di scorta della destra, passiva comparsa di una tragicomica performance. E’ intollerabile pensare che Cesa col suo trio continui a utilizzare il glorioso scudo crociato, come rendita per la personale sopravvivenza  parlamentare, inserito in una destra a guida Meloni-Salvini, estranea a tutta la tradizione e alla storia della DC. Questo inganno, che dura da troppi anni, va immediatamente denunciato e noi DC lo faremo in tutte le sedi opportune. Ci confortano le conclusioni della nostra direzione nazionale del 21 Luglio scorso, che hanno confermato la disponibilità del partito a concorrere, nell’autonomia, alla formazione di un’alleanza parlamentare di ispirazione euro atlantica, unita dalla volontà di perseguire l’agenda Draghi; del leader, cioè, che ci proponiamo di indicare al Presidente della Repubblica, se, come siamo convinti, l’alleanza Draghi vincerà le prossime elezioni politiche. Il clima che sta montando, sin dalle prime ore della campagna elettorale, ricorda quello vissuto dai nostri padri nel 1948. Si tratta, infatti, di scegliere da che parte stare: in quella coerente con le scelte fatte dalla DC di De Gasperi nel 1949 con l’adesione al Patto Atlantico e nel 1954 con quella all’UEO ( Unione Europea Occidentale), o in quella ambigua degli amici di Putin e dei nazionalisti e sovranisti amici di Orban e dell’estrema destra europea. Accanto a questa scelta  dirimente nella politica estera, si tratta di decidere se l’Italia debba essere guidata dalla destra a dominanza di  Giorgia Meloni e Matteo Salvini, col Cavaliere dimezzato, che continua con le sue promesse politiche di marinaio, o da una coalizione di forze democratiche, popolari, liberali e riformiste impegnate a salvaguardare il lavoro, i conti pubblici e i portafogli degli italiani. Risparmi e portafogli che le sciagurate azioni di Conte, guidato dal risentimento e di Salvini e Berlusconi, sollecitati dalla voglia di leadership perdute e/o da equivoche frequentazioni internazionali, stanno mettendo a dura prova in questi giorni e ore. Andamento di borsa, incremento dello spread, sfiducia generalizzata sull’Italia, considerata oggi meno affidabile della stessa Grecia, sono con l’inflazione da costi fuori controllo, la crisi energetica, ambientale e sanitaria, le grandi emergenze alle quali un governo del trio di destra non potrà mai dare soluzione. Loro sono stati il fiammifero che ha innescato la crisi; tocca alle forze politiche più responsabili della sinistra e del centro, concorrere a indicare le soluzioni. La Democrazia cristiana, come nei momenti più importanti della sua storia, si è pronunciata e faremo tutto quanto è possibile per favorire l’avvio dell’alleanza elettorale per Draghi presidente.

Ettore Bonalberti

Vice segretario nazionale DC

Venezia, 22 Luglio 2022

Fedeli alla nostra storia

Oggi ho partecipato in video conferenza alla riunione della direzione nazionale della DC, convocata dal segretario Renato Grassi, in una situazione assai diversa da quella che pensavamo solo alcune settimane prima. La crisi di governo aperta da Conte e dal M5S, cui hanno fatto sponda Salvini e Berlusconi, oltre alle elezioni anticipate di autunno, ha avviato un processo di scomposizione delle forze politiche destinato a non arrestarsi. Di Maio con diversi grillini prima, la Gelmini con Brunetta e Cangini usciti da Forza Italia oggi, sono antesignani di una deriva che porterà a una diversa ricomposizione delle forze politiche. Ieri abbiamo assistito allo spettacolo “ inusuale” di esponenti di centro destra di governo convocati nella casa privata da un signore, il quale, assistito da una gentile compagna, dettava ai suoi adepti la linea. Peccato che a quell’incontro della destra di governo partecipasse anche Lorenzo Cesa, come un cavalier servente, che, ancora una volta utilizza lo scudo crociato per un progetto politico estraneo alla nostra cultura, storia e tradizione politica. E’ evidente, infatti, che il prossimo scontro elettorale avverrà, com’era prevedibile, tra una destra dominata dal duo Meloni e Salvini e, almeno mi auguro, una coalizione elettorale di partiti uniti dalla comune scelta euro atlantica e pronti ad offrire una proposta politico programmatica in grado di rispondere alle attese del terzo stato produttivo e della povera gente. Alla decomposizione progressiva del M5S e di Forza Italia, anche nella Lega, specie nel Veneto e Friuli, non mancheranno scosse di assestamento, con la pressione di amministratori locali e piccoli e medi imprenditori contrari alla crisi politico istituzionale, che si aggiunge a quella economico sociale derivante da pandemia, inflazione da costi, massimi quelli dell’energia, e timorosi delle conseguenze che tale crisi potrà avere a livello europeo e internazionale per il nostro Paese.

Nel mio intervento in direzione ho sostenuto la necessità che la DC non si estraniasse dal processo di scomposizione e ricomposizione in essere, riaffermando le ragioni storiche della nostra scelta euro atlantica. Una scelta che ci dà piena legittimità di concorrere, mantenendo la nostra autonomia, a un’alleanza elettorale euro atlantica insieme agli amici Tabacci, Casini, Renzi, Calenda, Toti, Gelmini, Carfagna. Ho molto apprezzato l’intervento di Casini e Renzi ieri al Senato, entrambi figli della nostra tradizione. Quella che, dopo Yalta, portò De Gasperi alla firma del Patto Atlantico il 4 Aprile 1949 e il 23 Dicembre 1954 al voto per l’adesione dell’Italia all’Unione Europea Occidentale (UEO). Un voto che portò all’espulsione immediata dal partito degli Onn. Mario Melloni ( il futuro Fortebraccio dell’Unità) e Ugo Bartesaghi, già sindaco di Lecco dal 1948 al 1954, per aver votato contro quel trattato. Era segretario del partito, Amintore Fanfani. Altri tempi e ben altri leader politici! Con la scelta determinante fatta da quattro leaders DC europei per l’avvio della CEE: De Gasperi, Adenauer, Monnet e Schuman, riteniamo di avere tutte le  carte in  regola per concorrere insieme ad altri partiti a tale alleanza elettorale. Ora spetterà a Draghi decidere, non di dar vita a un suo partito, ma di accettare la leadership di tale alleanza che lo proporrebbe capolista indicato come capo del governo dopo la verifica elettorale. E’ evidente che compito della DC sarà anche quello di offrire alcune idee di programma ispirate dai valori dell’umanesimo cristiano e della dottrina sociale della Chiesa, quali quelli della solidarietà e sussidiarietà. Insomma programma e alleanza elettorale di un centro democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, atlantista, alternativo alla destra nazionalista e sovranista. Una scelta con la quale intendiamo riaffermare la validità della nostra migliore tradizione e concorrere a sconfiggere la linea putiniana che gioca a dividere l’Europa euro-atlantica attraverso la guerra e il ricatto energetico. Una seria verifica andrà compiuta nelle nostre periferie per preparare al meglio le prossime elezioni politiche e indicare una classe dirigente credibile, che assuma il codice etico sturziano come riferimento morale per i propri comportamenti politici e amministrativi.

Ettore Bonalberti

Venezia, 21 Luglio 2022

Lettera aperta  all’amico On. Carlo Giovanardi

Caro Carlo, ieri sera ho avuto conferma di molte posizioni “clerico moderate”, che rendono assai difficile un progetto politico comune. Battendomi da molti anni per la ricomposizione della nostra area culturale e politica, sono ben consapevole che posizioni come quella espresse ieri sera da alcuni partecipanti, sono state sempre presenti nella storia dei Popolari e della stessa DC. Non a caso ho citato il caso dell’On Stefano Cavazzoni, deputato popolare di Guastalla, che tanti problemi creò a Sturzo, prima, durante e dopo il Congresso dei Popolari  a Torino del 1923.  Ho sempre apprezzato la tua coerenza e la strenua difesa dei valori non negoziabili di noi cattolici in materia di vita, persona e famiglia.

Nella situazione politica odierna, con una destra dominata dalle posizioni della Meloni e di Salvini ( non si tratta del mio presidente Zaia o di Fedriga), come ho sostenuto ieri sera, credo sia primaria l’esigenza dell’unità delle forze che si ispirano all’euro atlantisimo e credono nella Costituzione repubblicana. Ritengo anche che questo  collante possa essere garantito dalla leadership di Mario Draghi.

Ricordo che, il 4 Aprile 1949 il Trattato NATO viene firmato a Washington da 12 Stati membri fondatori e cioè Belgio, Canada, Danimarca, Francia, Islanda, Italia, Lussemburgo, Norvegia, Paesi Bassi, Portogallo, Regno Unito e Stati Uniti d’America. Scelta derivante dagli accordi di Yalta ai quali, la DC e il governo di De Gasperi, aderirono con grande vantaggio per il futuro del nostro Paese. Qualche anno più tardi, il 23 Dicembre 1954, segretario della DC, Amintore Fanfani, le carriere politiche di Mario Melloni ( futuro Fortebraccio dell’Unità’) e di Ugo Bartesaghi (già sindaco DC di  Lecco dal 1948 al 1954)subirono una brusca interruzione, in occasione della discussione parlamentare sull’adesione dell’Italia all’Unione europea occidentale (UEO).Fermamente contrari a un’alleanza politico-militare che avrebbe consentito il riarmo della Repubblica federale tedesca e ulteriormente esacerbato le logiche dello scontro bipolare sul piano internazionale come su quello interno, il Melloni – insieme con il collega e compagno di partito U. Bartesaghi – presentò un emendamento che proponeva di procrastinare l’entrata in vigore degli accordi di tre mesi, nel nome «dell’urgenza politica di sperimentare fino all’ultima ora, fino all’ultimo minuto, tutte le possibilità di trattare che la situazione, prima di divenire gravissima o addirittura irreparabile, ancora avaramente ci consente». La proposta dei due deputati fu respinta ed entrambi votarono contro la ratifica dell’adesione alla UEO; qualche ora, dopo la conclusione della seduta della Camera, la direzione centrale della DC – presieduta dal neosegretario A. Fanfani – deliberò all’unanimità la loro immediata espulsione dal partito. Come tu ben sai la scelta euro atlantica è uno dei capisaldi della nostra politica estera che ispirò i padri fondatori DC dell’Unione europea (CECA e successive trasformazioni): De Gasperi, Adenauer, Monnet e Schuman. Sentire quel signore “liberale” (?!) di ieri sera sottovalutare tale scelta,  mi pare un elemento che rende alquanto difficile un’intesa politica. Così come mi è parsa inaccettabile la tua sottovalutazione del ruolo della DC guidata da Renato Grassi, il quale, presente alla riunione, poco dopo, credo sconfortato, ha abbandonato la stessa. Udire gli sproloqui di quel clerico moderato (?!)  chirurgo di Firenze, Paoletti, contro la DC e il suo congresso, mi ha impedito di restare ancora collegato alla riunione.  Ho sempre apprezzato le tue battaglie coerenti in difesa di principi e valori, ma, ripeto, nella situazione attuale, alla fine, con il rosatellum che non sarà abbandonato, la tua scelta finirà a sostegno del blocco conservatore a guida sovranista e nazionalista. Questa non è la mia scelta che, mi preme evidenziare, resta quella di favorire la nascita di un centro democratico, popolare, liberale e riformista che, stante la situazione internazionale ( crisi in Francia di Macron, in GB dopo le dimissioni di Boris Johnson, della Germania di Scholz, ora squassata dallo scandalo a luci rosse droga dello stupro, oltre da una recessione e inflazione consistente, la fine di Joe Biden negli USA) la cui unità possibile può trovarsi nel sostegno della politica estera euro atlantica. Un centro, dunque, alternativo alla destra nazionalista e populista e alla sinistra senza identità, che per annuncio dello stesso Landini-CGIL, non è nemmeno più in grado di rappresentare il mondo del lavoro a livello parlamentare. Serve un centro nel quale sia forte la presenza di ispirazione democratico cristiana e popolare, capace di esprimere, accanto alla fedeltà alla politica estera euro atlantica, coerente con le scelte dei padri fondatori DC, un progetto di programma all’altezza dei bisogni del terzo stato produttivo e delle attese della povera gente ( che fu l’obiettivo storicamente perseguito dalla DC). Un centro che, ovviamente, potrà e dovrà necessariamente collaborare con quanti, condividendo tali scelte strategiche, intendono con noi difendere e attuare integralmente la Costituzione, a partire dall’applicazione dell’art.49 in materia di democrazia interna dei partiti. Resto interessato a concorrere all’organizzazione di un’assemblea costituente per la ricomposizione politica della nostra area culturale e politica, un progetto che potrebbe essere facilitato solo se venisse adottata una legge elettorale proporzionale. Temo, invece, che, restando il rosatellum maggioritario, le nostre posizioni finiranno inevitabilmente col tripartirsi : a destra, a sinistra o nell’astensione dal voto. Ti ringrazio per l’impegno che, come a Orvieto alcuni anni fa, abbiamo ancora una volta cercato di sollecitare e, con immutata stima e amicizia, ti saluto cordialmente.

Ettore Bonalberti

Venezia, 19 Luglio 2022

Non è tempo di polemiche, ma di ricomposizione

Stimolato dall’ultimo articolo di Giorgio Merlo su “ Il Domani d’Italia” (NO alla DC, si a una Democrazia di ispirazione cristiana) ho redatto questa mia riflessione. Appartengo a quegli indomabili “ultimi mohicani democristiani” che, dal 2011, perseguono l’obiettivo della ripresa politica della DC, dopo che la Corte di Cassazione, con sentenza definitiva n.25999 del 23.12.2010, ha stabilito che: “ la DC non è mai stata giuridicamente sciolta”. Un progetto avviato da un’indicazione dell’amico Publio Fiori e dall’impegno assunto con il compianto Silvio Lega per l’autoconvocazione dell’ultimo consiglio nazionale del partito. Un’autoconvocazione che riuscimmo a realizzare nel 2012. Sono passati dieci anni e, tra vicende alterne, alcune delle quali dolorose, il 14 Ottobre 2018 si è celebrato il XIX Congresso nazionale della DC, nel  quale Renato Grassi è stato eletto segretario nazionale.

La recente sentenza n.10654 del 4.7.2022 del tribunale di Roma ha posto fine alla ridda dei se-dicenti capi e capetti di fantomatiche Democrazie Cristiane, che tanta confusione ha creato in molti amici presenti nelle diverse realtà territoriali. Comprendo le difficoltà di amici ex DC, i quali, avendo vissuto l’esperienza del passaggio dal PPI di Martinazzoli, Marini e Castagnetti all’Ulivo di Prodi e, quindi, al PD, dopo un lungo travaglio, si ritrovano adesso nella situazione ambigua e difficile di ex democratici cristiani (magari confortati dal perentorio giudizio dell’On Bodrato sul “prezioso cristallo infranto”) senza un partito e con alle spalle una militanza infelice nel PD, nel quale, per dirla con Donat Cattin, alla fine hanno fatto esperienza di quell’aforisma  secondo cui: “ è sempre il cane che muove la coda”.

Condivido con Merlo l’idea della costruzione di “una democrazia di ispirazione cristiana”, ma, nel contesto politico concreto dell’Italia oggi, alla vigilia di un confronto elettorale che si annuncia durissimo e su alcuni valori fondanti della storia politica della nostra Repubblica, come quelli della scelta nella politica estera, penso che servirebbe un partito organizzato, cristianamente ispirato, anche se non si desidera chiamarlo Democrazia Cristiana. Nessuno di noi pensa di rifare la DC storica, semmai di concorrere a costruire un partito che si rifà a quella tradizione politica, nel contesto storico politico presente. Caro Giorgio, non basta richiamarsi a Sturzo e a De Gasperi, ai governi di Moro e Fanfani, alle grandi scuole della sinistra sociale di Donat Cattin e politico istituzionale di De Mita, se, alla fine, tutto ciò si riduce a una generica richiesta di “una democrazia di ispirazione cristiana”.

Come scrivo con monotonia anche su questo giornale, da molto tempo mi batto per la ricomposizione politica della nostra area cattolico democratica e cristiano sociale, per concorrere alla formazione di un blocco culturale,  sociale, economico e politico istituzionale, nettamente schierato per l’Unione europea e per la scelta atlantica in politica estera, coerentemente con la migliore tradizione politica della DC. Un blocco che, mi auguro, possa costruire alle prossime elezioni una lista unitaria progressista, alternativa alla destra nazionalista e populista, nella quale il ruolo della parte democratico cristiana e popolare sia ben garantito. Per quest’obiettivo serviranno tutte le diverse parti oggi frastagliate e divise dalla lunga stagione della diaspora e servirà, al contempo, superare anche quella situazione di stallo, di surplace, di amici come gli ex popolari già presenti nel PD, i quali hanno il dovere di riconoscere i limiti di un partito che ha permesso lo sviluppo e l’egemonia sempre più diffusa di una cultura radicale di massa,  contraria ai valori fondanti non negoziabili di noi cattolici in materia di persona, vita e famiglia. Una cultura che allontana dal voto non solo i teocom, ma molti elettori ed elettrici del terzo stato produttivo ( artigiani, agricoltori, commercianti, piccoli e medi imprenditori, professionisti) che credono nei principi indicati dalla dottrina sociale della Chiesa. Essenziale sarà trovare un minimo comun denominatore che, nella situazione politica attuale, aggravata dalla crisi aperta da Giuseppe Conte e da ciò che resta del M5S, ritengo possa proprio trovarsi nella scelta unitaria euro atlantica e in un progetto di politica economica, finanziaria e sociale in grado di garantire l’equilibrio tra gli interessi dei ceti medi produttivi e quelli delle classi popolari. In questo contesto, non servono le polemiche superficiali  e gli astratti riferimenti a progetti ideali, ma, piuttosto, metterci tutti veramente alla stanga, per costruire una formazione politica e una lista elettorale che, permanendo questo indecente sistema elettorale, possa competere in alternativa democratica al blocco conservatore sovranista e nazionalista guidato da Fratelli d’Italia e dalla Lega salviniana.

Ettore Bonalberti

Venezia, 15 Luglio 2022

La stella polare della politica italiana

La politica estera, con la realistica scelta degasperiana post Yalta dell’alleanza occidentale, è stata la stella polare della politica italiana, confermata da tutti i governi che si sono succeduti alla guida del Paese in tutta la storia della nostra Repubblica. Oggi viviamo una condizione di guerra causata dalla brutale invasione russa dell’Ucraina, aperta sfida all’Europa e all’Occidente, nel tentativo dell’autocrate Putin di ricomporre la vecchia Unione Sovietica e di superare gli equilibri geopolitici di Yalta ( Febbraio 1945), nel “secolo asiatico” a dominanza cinese.  Non mancano esponenti e gruppi politici italiani già orientati verso Russia e Cina che, anche in questo momento di aperto conflitto bellico, mostrano malcelate disponibilità filo russo, alimentando quello che viene oramai denominato “ putinismo italico”.

La condizione di grave crisi economica e sociale, politico e istituzionale dell’Italia, ha generato il forte malessere tradottosi nel voto a vantaggio dei “vaffa” nel 2018 e nella sempre più forte astensione dal voto di oltre la metà degli elettori, sia nelle elezioni politiche nazionali che locali.

Il governo di ampia convergenza a guida di Mario Draghi è stata la risposta che, auspice il Quirinale, si è cercato di dare al Paese. Un governo che, dopo quello del Conte 2, ha dovuto affrontare con la continuazione, tuttora in atto, di una delle pandemie più gravi della storia contemporanea, quella della guerra che sta sconvolgendo i rapporti internazionali utilizzando con le forze militari messe in campo da Russia e Nato, le leve strategiche dell’energia da parte di Putin e del controllo dei cereali destinati all’alimentazione di miliardi di persone, specie nei Paesi più poveri del mondo. E’ in atto un’inflazione da costi che non si vedeva da decenni, col rischio di successiva stagnazione, una stagflation che nel nostro Paese si aggiunge a una disuguaglianza sociale come quella denunciata dal recente rapporto ISTAT. Una diseguaglianza espressa in questi termini: in Italia nel 1980 gli AD più pagati prendevano 45 volte i loro operai, 649 volte nel 2020. Quanto siamo lontani dalla regola morale  di Adriano Olivetti: «Nessun dirigente, neanche il più alto in grado, deve guadagnare più di dieci volte l’ammontare del salario minimo».  E’ evidente che, con una disoccupazione crescente alimentata dalla crisi e chiusura annunciata di oltre 100.000 aziende, e un’inflazione oltre l’8%, che si ripercuote soprattutto nella borsa della spesa delle categorie più povere, ci prepariamo ad affrontare un autunno molto caldo. Una situazione che, se non è messa sotto controllo, rischia l’esplosione sociale. Che in tale contesto, Giuseppe Conte stia mettendo a rischio la tenuta del governo Draghi, se è comprensibile rispetto a un movimento che col reddito di cittadinanza si era illuso di proclamare “ la fine della povertà”, è del tutto ingiustificabile considerando che, persa la leadership dell’uomo allineato al mainstream occidentale, l’assenza di un’alternativa credibile può solo arrecare ulteriori danni alla già grave situazione italiana. Salvini ha subito dichiarato nella giornata di ieri: “240 giorni poi vince il centrodestra a guida Lega”. Credo che trattasi di un whisful thinking del leader leghista che sembra non stia facendo i conti con la concorrenza della Meloni e di Fratelli d’Italia. Berlusconi, riavutosi dal momento di afasia e preoccupato dai movimenti centrifughi in Forza Italia, ha colto al balzo la situazione chiedendo, come ai tempi della prima Repubblica, un’immediata verifica di governo. Si troverà un compromesso oppure NO? Lo vedremo nelle prossime ore. Intanto, però, io credo che, tenendo fissa la nostra stella polare , noi democratici cristiani e popolari abbiamo il dovere di impegnarci nella costruzione di una forte alleanza politico elettorale euro atlantica, in coerenza con la nostra storia migliore, quella dei padri fondatori DC dell’Unione europea: De Gasperi, Adenauer, Monnet e Schuman.

Ettore Bonalberti

Venezia, 12 Luglio 2022

I programmi languono, si pensa alle alleanze

Molti convengono che prima delle alleanze bisognerebbe discutere di programmi. Ho tentato di offrire alcune idee di programma, per la verità senza trovare, almeno sin qui, interlocutori disponibili. Alla fine, in quasi tutti, sembra prevalere il tema delle alleanze. Un tema scivoloso per il quale. all’interno della nostra area di ispirazione cattolico democratica e cristiano sociale, sopravvive la distinzione tra neocon e neodem che caratterizzò la stagione di egemonia ruiniana nella Chiesa italiana, elemento divisivo sul piano politico. E’ una distinzione che porta allo scontro tra coloro che assumono in via prioritaria la difesa dei cosiddetti “valori non negoziabili” ( vita, persona, famiglia) e quelli che privilegiano i temi della giustizia sociale e i principi indicati dalla dottrina sociale cristiana della solidarietà e sussidiarietà. Altra distinzione che si conserva è quella che si sviluppò nella lunga storia della DC tra la sinistra sociale e la sinistra politica, acuitasi al  congresso del partito del 1980, quello del “ preambolo”, che divise i sostenitori dell’alleanza con i socialisti da quanti proponevano un rapporto preferenziale con i comunisti. Divisioni di un’epoca lontana che sopravvive solo tra i combattenti e i reduci d’antan….

Se a tali distinzioni fra i diversi movimenti, partiti, associazioni, gruppi e attori della vasta e complessa realtà politico culturale, aggiungiamo le difficoltà ancora presenti in quella ecclesiale italiana, appare evidente quanto sia difficile uscire dalla lunga stagione della diaspora, avviatasi con la fine della DC ( 1993-94) e continuata nella Demodissea che sopravvive tuttora nei nostri giorni.

Credo sia fondamentale porci alcuni obiettivi principali della nostra azione politica, con i quali dovremmo tentare di offrire risposte politiche concrete a quelle che Giorgio La Pira definiva “ le attese della povera gente”, collegate alla situazione particolarmente grave che il nostro Paese sta vivendo anche a livello internazionale. Se,infatti, all’interno prevale una condizione di anomia sociale, culturale e politico istituzionale, anche a livello europeo esiste una condizione di forte crisi tra alcune delle principali realtà democratiche del continente. Alle dimissioni di Boris Johnson in Gran Bretagna, alla perdita della maggioranza parlamentare di Macron in Francia, alla debole leadership di Olaf Sholz in Germania, si aggiunge il progressivo sfaldarsi dell’ampia maggioranza del governo per l’emergenza a guida Draghi in Italia. In tale quadro interno e internazionale, venendosi a delineare nel nostro Paese in maniera sempre più evidente lo scontro tra uno schieramento nettamente orientato a sostegno delle alleanze euro atlantiche e un altro sovranista e nazionalista ondivago in politica estera, è evidente che la scelta della Democrazia Cristiana, non potrà che corrispondere a quella che fu scritta da De Gasperi e dalla nostra prima generazione DC a favore del Patto atlantico e dell’Unione europea. Quest’ultima fu una scelta che vide la DC protagonista assoluta con lo stesso leader trentino insieme a Adenauer, Monet e Schuman. Ecco perché la nostra decisione a sostegno dello schieramento euro atlantico che si organizzerà per le prossime elezioni politiche è prioritaria nella nostra strategia. Rafforzati dalla recente sentenza del tribunale di Roma che riconosce piena legittimità e continuità storica al nostro partito, dobbiamo, pertanto, compiere ogni azione utile e opportuna, tanto sul fronte del PPE, che con i partiti e i movimenti che condividono con noi la scelta euro atlantica. Sarebbe utile che una grande iniziativa in tal senso fosse organizzata dal nostro partito a livello nazionale, invitando le realtà politiche e culturali dell’area liberale e riformista, come quelle presenti nella nostra area di riferimento. Un ruolo privilegiato andrebbe svolto insieme agli amici del Centro Democratico, dei Popolari Liberali, del Popolari per l’Italia, Insieme, Rete Bianca e con tutte le altre formazioni partitiche che si pongono in alternativa alla destra nazionalista e populista, restando distinti e distanti dalla sinistra tuttora alla ricerca della propria identità. Manca la garanzia di un centro forte alla realizzazione del quale il nostro contributo sarà decisivo e senza il quale, il pur importante ruolo di garanzia che  Enrico Letta sta facendo assumere al PD, sarà insufficiente ad opporsi alla deriva di destra egemonizzata dal duo Melloni-Salvini. Un duo incerto e ondivago in politica estera, incapace da solo di corrispondere alle attesa dei ceti medi produttivi e delle classi popolari che alla Democrazia Cristiana hanno sempre fatto riferimento per quasi cinquant’anni nella storia della Repubblica.

 Consapevoli che da soli non si va da nessuna parte, sia nel caso restasse in vigore l’attuale legge elettorale maggioritaria del “rosatellum” ( in quel caso tanto le dirigenze nazionali che il nostro elettorale rischierebbero la tripartizione tra destra, sinistra e astensione dal voto), sia se, alla fine, prevalesse, come pare stia avanzando, l’idea di una legge proporzionale con sbarramento e premio di maggioranza. In questo caso, infatti, solo se saremo uniti potremo superare la soglia dello sbarramento che verrà stabilito. Da parte mia riconfermo che la nostra scelta politica sulle alleanze, non potrà che essere coerente con quella che ha sempre visto la DC schierarsi con i partiti impegnati a difendere e attuare integralmente la Costituzione repubblicana.

Pienamente legittimati nella nostra iniziativa di partito si dovranno, quindi, mettere in campo una serie di azioni programmatiche e organizzative che mi propongo di presentare alla riunione della direzione nazionale del partito annunciata per il prossimo 23 Luglio.

Ettore Bonalberti

Vice segretario nazionale DC

Venezia, 8 Luglio 2022

Tempo di convegni e di strategie elettorali

Si è aperta la stagione dei convegni e degli incontri politici estivi, tanto più interessanti alla vigilia delle elezioni sempre più vicine. Si incontrano le correnti del PD, come quella del ministro Franceschini a Cortona e si annunciano incontri, in presenza fisica o virtuale via web, all’interno e tra i partiti, movimenti e associazioni delle diverse aree politiche. Non è ancora chiaro con quale legge elettorale si andrà a votare, ma, sia che permanga il rosatellum maggioritario, o che, alla fine, si adotti una legge proporzionale con sbarramento, è opportuno utilizzare il periodo estivo-autunnale per mettere a punto le strategie e le tattiche in vista delle elezioni programmate per la primavera 2023.

Oggi, poi, è un momento particolarmente importante per l’area politica cattolico democratica e cristiano sociale, oggetto della riflessione svolta da Marco Da Milano su il “ Domani” (4 Luglio 2022) , commentata in maniera approfondita  dal sen D’Ubaldo,oggi, su “Il Domani d’Italia. “Il ritorno dei cattolici in politica” da Zuppi a Tommasi, è il titolo dell’articolo di Da Milano, che evidenzia molti argomenti su cui discutiamo da diverso tempo. Avendo vissuto in tutta la sua estenuante durata  la stagione della diaspora democratico cristiana ( 1993-2022), alla vigilia delle prossime elezioni politiche è tempo di tentare la raccolta della semina sin qui compiuta. Viviamo ancora oggi una situazione di stallo, caratterizzata da diversi tentativi di ricomposizione, ahimè, quasi tutti inficiati dall’eterno vezzo italico per il quale: tutti vorrebbero coordinare e nessuno vuol essere coordinato. Permane la distinzione propria della fase ruiniana tra teocon e teodem, che si traduce, in molti casi, nella divisione tra i sostenitori dell’alleanza a destra con quelli di un rapporto privilegiato a sinistra; ultimi colpi di coda di una dicotomia che ha origini ancor più antiche, alcune delle quali risalenti al tempo della scelta divisiva del “preambolo”, al congresso della DC del 1980. La grave situazione internazionale causata dalla guerra di invasione russa in Ucraina e lo sconvolgimento degli equilibri internazionali fissati a Yalta (Febbraio 1945), nella nuova realtà multipolare che si sta delineando nei rapporti tra le grandi potenze, assegnano alla politica estera un ruolo decisivo per qualsivoglia opzione strategica che si intenda perseguire in vista delle prossime elezioni politiche. Ritengo, infatti, che di là delle vecchie distinzioni tra centro destra e centro sinistra, il prossimo scontro elettorale sarà imperniato sul confronto scontro tra partiti schierati nettamente a sostegno della scelta euro atlantica e partiti sovranisti e nazionalisti, in Italia guidati dal duo Meloni-Salvini. Il grande travaglio presente nel mondo cattolico, che richiederà tempi di soluzione incompatibili con quelli più brevi imposti dalla politica italiana, ci costringerà a scegliere inevitabilmente sulla base dell’opzione decisiva in politica estera. Fu così per la DC di De Gasperi, all’indomani della seconda guerra mondiale e, seppur in una diversa situazione interna, lo sarà anche per noi il prossimo anno. Personalmente ho sempre sostenuto l’idea che compito dei DC e dei Popolari avrebbe dovuto essere, come credo ancora sia, quello di concorrere a costruire un centro democratico, popolare, liberale, riformista, europeista e filo atlantico, alternativo alla  destra nazionalista e populista e distinto e distante dalla sinistra tuttora in cerca della propria identità. Una sinistra nella quale permangono visioni etico morali antitetiche ai valori non negoziabili di noi cattolici, tanto da rendere concreta l’idea di Augusto Del Noce di una sinistra “partito radicale di massa” con cui, per molti dei nostri elettori, risulta difficile, se non impossibile, la collaborazione. E’ tempo però di assumere, tra quanti sostengono l’opzione euro-atlantica, una seria disponibilità a comprendere gli uni le ragioni degli altri, riconoscendosi unitariamente nei valori fondanti della nostra Costituzione. Con l’amico Carlo Giovanardi (Popolari Liberali) abbiamo deciso di ritrovarci in una riunione on line, nel mese di Luglio, per una prima verifica con quanti sono interessati al progetto di ricomposizione politica della nostra area. Molti hanno aderito con entusiasmo all’iniziativa; altri hanno confermato la loro partecipazione; qualcuno ha espresso riserve, nel timore di pregiudiziali sulle alleanze. Scelte queste ultime che, condivisa quella sulla politica internazionale dell’Italia, ritengo si debbano fare solo dopo che, anche sulla politica economica, finanziaria e sociale, ossia sul programma, si saranno trovati i necessari accordi. Anche dalla base si stanno muovendo positivamente con il medesimo obiettivo,, stanchi delle incertezze e dei rinvii dei vertici nazionali. E’ il caso degli amici lucani del “Centro Leone XIII” di Rionero in Vulture e degli “Amici dei valori della DC”, con la loro pagina facebook; azioni che, partendo dai territori, tentano di coinvolgere il maggior numero di adesioni di movimenti, gruppi, associazioni, in preparazione di un’assemblea costituente per la ricomposizione politica dei DC e Popolari, assolutamente indispensabile qualunque possa essere, alla fine, la legge elettorale con cui si voterà nel 2023, anche per scegliere una rinnovata classe dirigente coerente con la nostra migliore tradizione.

Ettore Bonalberti

Venezia, 5 Luglio 2022

Tirem innanz da Liberi e Forti

Ho partecipato da remoto alla riunione dell’ufficio politico della DC il 24 Giugno scorso, apprezzando la relazione introduttiva del segretario nazionale, Renato Grassi che ho approvato. Con Renato abbiamo vissuto  larga parte della nostra vita politica nel Movimento Giovanile DC prima, nel partito storico della DC poi, e nella travagliata stagione della diaspora (1992-2022). Sono stato tra i più convinti sostenitori della sua elezione al congresso nazionale dell’ottobre 2018, che considero tutt’ora l’unico atto legittimo di continuità storico politica del partito dopo la sentenza della Cassazione del 2010. Della relazione Grassi ho apprezzato il richiamo alla nostra scelta preferenziale per la legge elettorale proporzionale con le preferenze, che, a mio parere, è la precondizione indispensabile se vogliamo perseguire la ricomposizione politica della nostra area cattolico democratica e cristiano sociale.

Ho anche apprezzato la scelta definitiva di rifiuto nei confronti dell’UDC di Cesa, le cui offerte pre elettorali si sono rivelate sempre inaffidabili.

Grassi su questo punto è stato netto, così come quando ha affermato, coerentemente con la mozione congressuale votata per la sua elezione alla segreteria, quanto segue: Proprio la stagione elettorale può invece favorire un ampio processo di aggregazione che consenta di creare i presupposti di una ampia rappresentanza unitaria a livello istituzionale premessa questa si per la formalizzazione di un nuova  formazione politica con una forte caratterizzazione identitaria.
E questa a mio giudizio ,realisticamente la strada da seguire con la speranza che ci venga in  aiuto una nuova legge  elettorale proporzionale.
Le prossime scadenze elettorali in Sicilia, Lazio e Lombardia  possono essere il banco di prova per rafforzare la nostra presenza istituzionale e la capacità di interlocuzione con le componenti centriste”
.

Va da sé che il nostro congresso slitterà presumibilmente nel gennaio 2023, dopo il voto delle elezioni regionali citate. Credo che se governo e Parlamento decideranno di adottare la legge elettorale di tipo proporzionale, ogni tesi sostenitrice della nostra pur necessaria autonomia sarà insostenibile, dato che uno sbarramento al 4 o 5% renderà inevitabile prima di tutto la nostra ricomposizione d’area. Non ci si illuda che, il pur prezioso risultato elettorale siciliano, sia sufficiente per garantirci una nostra partecipazione solitaria alle prossime elezioni politiche nazionali.

Ho ricordato nel mio intervento all’ufficio politico che, impossibilitati a utilizzare lo scudo crociato, rendita di posizione gratuita e illegittima dell’UDC, non sarà col simbolo usato dalla DC di Cuffaro in Sicilia che ci si potrà presentare alle elezioni nazionali. Semmai si potrebbe utilizzare il simbolo che insieme abbiamo condiviso della Federazione Popolare DC, già depositato dall’amico Gargani nelle sedi istituzionali competenti. Non liquiderei, come sta sostenendo qualche amico con eccessiva  sufficienza, quanto sta accadendo nell’area centrale così ben analizzato da Grassi nella sua relazione. Innanzi tutto la netta presa di posizione di Bruno Tabacci per la legge elettorale e il suo sostegno all’azione di scomposizione avviata da Di Maio, che prefigura la formazione di un blocco sociale  e politico euro atlantico attorno alla leadership politica di Mario Draghi. Un progetto centrale che corrisponde ad alcuni dei fondamentali della politica estera sostenuti storicamente dalla DC e che, tuttora, noi condividiamo. Certo non siamo disponibili a partecipare come cani sciolti a tale disegno; semmai, intendiamo concorrere da democratici cristiani a questo progetto. E, prima ancora, intendiamo favorire la ricomposizione politica della nostra area. In una riunione dell’Ufficio direttivo della Federazione popolare DC, promossa da Peppino Gargani, con Tassone e Rotondi e dopo aver ricevuto l’adesione di Carlo Giovanardi ( Popolari liberali), di Gemelli ed Eufemi, avremmo concordato di incontrarci entro Luglio per definire la nostra idea di programma per l’Italia, premessa indispensabile per convocare a Settembre una grande assemblea costituente di ricomposizione politica della nostra area. Agli incerti e nostalgici del tempo antico, come agli appassionati catecumeni neo DC, vorrei ricordare una parabola indiana citata da Amarthya Sen nel suo: “ Globalizzazione e Libertà”. Dai testi indiani sanscriti antichi: una ranocchia vive tutta la vita rinchiusa in un pozzo sospettosa di tutto ciò che accade fuori. Dal  500 a.C.: quattro  testi sanscriti (Ganapatha- Hitopadesà- Prasamaraghava- Battikavya) esortano tutti a non comportarsi allo stesso modo della kupamandika.

La ranocchia aveva una “visione del mondo”, il suo mondo, ma era ovviamente circoscritta a quel piccolo pozzo. Se fosse prevalsa la visione della kupamandika, senza i necessari scambi interculturali, avremmo avuto  una diversa e assai più limitata storia scientifica, economica e culturale dell’umanità. Ecco, cerchiamo di guardare al di là dei nostri confini, non per perdere i nostri connotati storici di democratici cristiani, ma per aprirci alle novità e a ciò che la concreta realtà politica effettuale ci offre. Dalla relazione di Grassi, approvata all’unanimità, ripartiamo con l’entusiasmo e la determinazione dimostrata dal 2012 a oggi. Sì, cari amici: tirem innanz, come sempre da Liberi e Forti.

Ettore Bonalberti

Vice segretario nazionale DC

Venezia, 26 Giugno 2022

La riflessione al centro di Comolli

La scissione del M5S insegna qualcosa, soprattutto a noi moderati “Noi di Centro” oppure “Punto al Centro”. Infatti il fatto eclatante atteso da mesi se non da anni mette in luce due aspetti, e non tanto marginali,  della mentalità e del modello politico del “terzo millennio” ma decisamente importanti che obbligano a una riflessione.  Una coalizione di persone con origine e passioni diverse va bene in una fase di attacco e di aventinismo del “tutto da cambiare” fuori dai palazzi e in piazza,  ma non va assolutamente bene per governare un Paese complesso e così frammentato per storia e cultura come l’Italia, e per un motivo solo: emerge chiaramente la mancanza di una educazione, formazione, scuola dal basso di chi si vuole impegnare a fare cose pubbliche collettive e istituzionali per altri, cioè fare politica. Seconda riflessione, un’idea nuova di politica, una politica trasparente, una politica rivolta al 100%, non meno, ai bisogni, interessi, necessità e responsabilità diretta del singolo cittadino-elettore paga in termini di attenzione e consenso se c’è una capacità di guida (non necessariamente carismatica e unipersonale) chiara, netta, unica . Quando il singolo  “eletto” (non elevato) pensa più al suo tornaconto e si adegua, anzi diventa furbetto interprete dei regolamenti interni parlamentari che gli consentono di fare quello che vuole senza rendere conto a nessuno, ecco che il rapporto fiduciario crolla in consensi, ma soprattutto in progetti politici. Poi ci saranno anche altre normali e banali motivazioni e semplici differenti visioni che fanno scattare i divorzi. Fatto sta che il campo largo sembra non perdere numeri nell’emiciclo,  ma quanto può perdere o guadagnare nel campo aperto delle prossime elezioni politiche? 

Il 2023 è domani e con l’attuale legge elettorale si rischia una catastrofe non solo di eletti, da 900 a 600, ma soprattutto ancor più del legame candidati-collegi, regioni-rappresentanti. Per questo una legge elettorale nuova è necessaria, senza tanti studi, basta copiare!  Resto convinto che “l’intero” impianto e non parziale della legge tedesca sia sufficientemente coerente sia con la rappresentanza territoriale, sia con i vincoli di mandato, sia con la stabilità di governo, sia con anche –un aspetto che mi sta a cuore – il rapporto fra numero di cittadini votanti e numero di eletti. Infatti, il parlamento tedesco può essere composto, di volta in volta, da 600 a 900 parlamentari senza bisogno di tanti giochetti. Più cittadini vanno a votare, più sono i parlamentari.  Sono anche dell’idea che il bicameralismo perfetto non esiste, diventa un modello eccezionale di dialettica e confronto politico ripetuto soprattutto per diversi ambiti territoriali ma che conduce a  decisioni lente e lunghe che oggi non fanno bene al Paese. L ’”Insieme” al centro, e quindi tutti i movimenti o partiti che oggi ne parlano, appare per un vecchio appassionato come il sottoscritto,  come una scelta ovvia: diventa il polo, se uno solo, che determina la stabilità ma anche la corretta innovazione con il cambio di legislatura, dando al cittadino-elettore la “prova” che una alternativa c’è, che una alternanza è sempre dietro l’angolo in forma costruttiva  senza bisogno di alchimie parlamentari, legislative, neonati gruppuscoli . Un aiuto in tal senso viene anche da una ri-organizzazione amministrativa con macroregioni (1 governo locale ogni 2 o 3 o 4 attuali) che già questo non avrebbe bisogno dell’ennesimo passaggio di un “quadro normativo”, ma di una determinazione federativa già pronta. Gli stessi comuni-enti locali, oggi, con meno di 3000-4000 residenti fissi, sono territori abbandonati anche amministrativamente,  quando invece potrebbero essere una risorsa “ecosistemica e occupazionale certa” dimenticandosi di essere territori già abbandonati, difficili, vulnerabili.  

Un  eventuale “Insieme al centro”, già l’amico Ettore Bonalberti nel 2008 con altri pensò all’importanza dell’avverbio “insieme” più che a coalizione, non può prescindere da valori, moralità, etica, educazione, rispetto verso gli elettori, coerenza…. e non può non formare un progetto politico che ponga il nucleo primario della famiglia (mi permetto di far rientrare, come cattolico impegnato nella politica del Paese,  anche una famiglia laica e diversa) “al centro” inteso come visione futura,  assistenza ai deboli che possono essere una risorsa, comunione sempre di diritti e doveri, onesto lavoro e corretto stipendio, sanità pubblica da imitare, scuola pubblica un esempio per tutti, meno debito pubblico e più responsabilità ai macroterritori, meno inquinamento al nord e visione caratteriale e autonoma del nostro sud…ma anche meno burocrati e più vera semplificazione e non doppioni, meno spreco e più solidarietà, meno finanza e più economia, meno scartoffie e più vigili per le strade,  meno nazionalismo camuffato e più federalismo europeo su fisco, difesa, esteri, lavoro… 

In questo programma e progetto politico  chissà dove si collocheranno i dimaiani. Ma fra i lettiani e i contiani c’è ancora posto?  E dove si metteranno fra i vari renziani, calendiani, totiani, tabacciani  e forse i casiniani? Una chiosa finale:  un augurio, un pericolo, un lancio spot maldestro… E se anche Berlusconi e molti dei suoi, fedelissimi e fedelissime, dicesse si al centro e non al centro destra….il neo gruppo “Insieme per il futuro” che farebbe? Resterebbe nel campetto o campo largo di sinistra con i vecchi compagni del M5S? Una ipotesi anche questa. Ma è tutta una altra storia…

Giampietro Comolli

Piacenza, 25 Giugno 2022  

Risposta a Rapisarda

Ho atteso l’esito elettorale delle elezioni amministrative prima di replicare alla nota dell’Avv. Rapisarda edita sul nostro giornale on line: I corifei del nuovo centro- tra aporie, visioni erranti, strategie impervie.

E’ vero caro avvocato, con l’amico Giorgio Merlo condividiamo una lunga militanza nella sinistra sociale della DC, la corrente di Forze Nuove, che è stata la nostra scuola di formazione partitica, sotto la guida di un maestro straordinario quale fu Carlo Donat Cattin. Entrambi condividiamo l’idea che manchi al centro della politica italiana un partito o una federazione di partiti, ispirati dai valori dell’umanesimo cristiano, strettamente collegato/i alla nostra migliore tradizione euro atlantica, erede/i della storia politica, sociale e culturale dei Popolari e della DC. Scriviamo, senza alcun accordo predefinito e in assoluta libertà personale, molte note e saggi, tanto da assumere ai suoi occhi, il ruolo di “corifei”, maestri del coro a sostegno della costruzione di “un centro nuovo”, per usare l’espressione che Alberto Alessi suggerì di inserire nel documento che siglammo insieme a Gargani, Grassi, Tassone, Eufemi, Gemelli, Giannone e a tanti altri esponenti di movimenti e associazioni per la Federazione Popolare DC.

In sostanza il suo distinguersi da questi due vecchi esponenti DC forzanovisti, consisterebbe nella sua tesi che si dovrebbe procedere in solitaria, come DC, nella costruzione del nostro progetto politico. Una tesi ragionevole che è stata alla base del mio impegno, sin dal 2011, come potrà verificare rileggendo la bella nota riassuntiva della nostra ultima storia, pubblicata sul nostro quotidiano on line: La democrazia tra cronaca e storia.1994-2019. Ed è proprio da quell’esperienza che, allo stato degli atti, dobbiamo riconoscere che quell’obiettivo non l’abbiamo raggiunto, dato che ci troviamo tuttora alla presenza di oltre quindici realtà che, a diverso titolo e legittimità, si rifanno alla DC. Siamo a tutt’oggi privi del nostro simbolo storico, lo scudo crociato, usucapito senza diritto da Casini e soci, sino a diventare una comoda e gratuita rendita di posizione per i soliti noti dell’UDC, con Cesa, de facto, subordinato all’egemonia di De Poli, entrambi al servizio della Lega di Salvini e, adesso, sotto il ruolo guida di Fratelli d’Italia e  della Meloni. Continuiamo una guerra lacerante anche con alcuni consiglieri nazionali eletti nel nostro ultimo congresso nazionale dell’ottobre 2018, i quali, si rincorrono tra ristoranti romani, finti congressi e baruffe assai poco edificanti, per ascriversi il ruolo di papa e anti papa DC. Una tragicomica sequela di corsi e ricorsi che assume ogni giorno di più i caratteri di una psicopatica farsa pseudo politica.

Con l’amico Giorgio Merlo, e mi auguro con tanti altri amici DC non pentiti, personalmente condivido, invece, l’idea che compito prioritario di noi democratici cristiani sia quello di concorrere alla ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale italiana. E lo sostiene uno come me, ossia uno di quelli che insieme a tanti altri, dal 2012 ha seguito il percorso legittimo previsto dallo statuto DC e dai pronunciamenti dei tribunali: da quello della suprema corte di Cassazione del 2010, alla decisione del giudice Romano, grazie alla quale abbiamo potuto celebrare il XIX Congresso nazionale dell’ottobre 2018, nel quale, anche con il mio sostegno fattuale al Nord e dell’amico Antonio Fago al Sud, Renato Grassi è stato eletto alla segreteria nazionale del partito. Nessun dubbio, dunque, sulla volontà di confermare e valorizzare il nostro status di eredi legittimi della DC storica. Detto questo, però, è con la realtà effettuale della politica italiana oggi che si devono fare i conti.

Non a caso ho voluto attendere i risultati delle elezioni del 12 Giugno scorso. Avevo molto sperato nel fatto nuovo della DC di Cuffaro-Grassi in Sicilia e su pochi amici, già DC, impegnati in alcune liste civiche nel Veneto. Da questi risultati dobbiamo oggettivamente costatare che, a Palermo, abbiamo appena superato la soglia minima (5 %) e a Messina abbiamo raccolto il 2%. A Padova la lista civica che vedeva impegnati alcuni amici importanti della nostra area politica, non si é arrivati all’1%, per non parlare degli amici del “Popolo della Famiglia” che hanno ottenuto un misero 0,34 %.

Come ho scritto sulla pagina facebook della DC di Cuffaro: é importante aver riportato qualche amico in consiglio comunale a Palermo. Grazie, dunque, agli amici DC siciliani per il loro impegno. Ora, però, dobbiamo riflettere sul che fare sia per il programma che per le alleanze. Da parte mia, ripeto che con una destra a guida della Meloni e un’ UDC al servizio di Salvini e della stessa Meloni, io non sarò mai da quella parte. Noi dobbiamo restare fermi al centro, disponibili ad allearci con quanti in quell’area si rifanno ai valori dell’umanesimo cristiano e alla scelta internazionale euro atlantica, avviata da De Gasperi e sempre perseguita dalla DC storica. Prima, però, serve ricomporre la nostra unità politica, almeno quella concretamente possibile, da realizzarsi sia dall’alto, con gli attori nazionali disponibili, che dalla base, partendo dai nostri territori. Certo, molto dipenderà dalla legge elettorale che, alla fine, il Parlamento deciderà di adottare. Insisto sino alla noia: se restasse l’attuale rosatellum maggioritario, temo che nessuna ricomposizione sarà possibile. I diversi attori nazionali cercheranno rifugio nelle liste disponibili ad accoglierli, di destra o di sinistra, mentre il nostro potenziale elettorato si tripartirà: a dx, a sx e nell’astensione, contribuendo ad alimentare, così, quell’oltre 50% di renitenti che ormai da troppo tempo hanno deciso di rinunciare all’esercizio del voto. Solo se sarà votata una nuova legge elettorale di tipo proporzionale che, mi auguro alla tedesca, con sbarramento, preferenze e introduzione dell’istituto della sfiducia costruttiva, il progetto di ricomposizione politica della nostra area sarà non solo possibile, ma inevitabile, se non si vogliono inseguire consensi da prefisso telefonico. Caro Rapisarda, si convinca: da soli non si va da nessuna parte; magari si va più veloci, ma solo insieme si va più lontano.

Ettore Bonalberti

Vice segretario DC

Venezia, 14 Giugno 2022

Sì al progetto indicato da Merlo

L’ultimo articolo di Giorgio Merlo pubblicato da “ Il Domani d’Italia”: Centro, che può essere? Non la replica della Dc, ma qualcosa che ne costituisca la ripresa in termini di valori e contenuti” è un contributo importante al progetto di ricomposizione politica della nostra area culturale e sociale. Vorrei innanzi tutto confermare che nemmeno noi che, dal 2011-12, tentiamo di dare pratica attuazione alla sentenza della Cassazione n.25999 del 23.12.2010, secondo cui: “ la DC non è mai stata giuridicamente sciolta”, abbiamo pensato che si potesse rifare la DC storica; il partito che per molti di noi è stato quello dell’ intera vita e rimane ancora oggi il proprio riferimento ideale. Ciò che è stato è stato e non può essere replicato nelle nuove e assai mutate condizioni storico politiche dell’Italia e del mondo. Altra prospettiva, come anche rileva Merlo, é concorrere a dar vita a “ qualcosa che ne costituisca la ripresa in termini di valori e di contenuti”. Ecco, per tale prospettiva anche noi, che ci siamo organizzati dal 2012 nella DC guidata prima da Gianni Fontana e oggi da Grassi, siamo pronti a offrire il nostro contributo; non per un nostalgico ricordo di ciò che fu, ma nella consapevolezza che di un centro politico nuovo ispirato ai valori dell’umanesimo cristiano ha ancora bisogno il nostro Paese. C’è la necessità di superare quel “bipolarismo selvaggio” introdotto in Italia dopo la fine della Prima Repubblica, soprattutto per offrire a un elettorato stanco e sfiduciato, sempre più renitente al voto, una nuova speranza. Ho evidenziato più volte la condizione di anomia morale, culturale, sociale e politica in cui versa il Paese. La crisi prodotta da una globalizzazione nella quale è prevalso il superamento del NOMA ( Non Overlapping Magisteriae), per citare un frequente concetto espresso dal prof Zamagni: il prevalere della finanza sull’economia reale, con la riduzione della stessa politica ad un ruolo ancillare, mentre sul piano politico si assiste allo scontro tra una destra nazionalista e sovranista e una sinistra divisa, tra il PD alla ricerca della propria identità e il M5S, espressione del rancore dei “vaffa” nel voto del 2018, tradottosi nel trasformismo progressivo di quanti impegnati ad “ aprire il parlamento come una scatoletta di tonno”, hanno finito con l’assumere le più diverse posizioni, pur di non perdere i vantaggi di potere conseguiti. Risultato? Il terzo stato produttivo e i ceti popolari, dalla cui saldatura, sempre garantita dalla DC sul piano politico e istituzionale, dipende la tenuta democratica del Paese, non si riconoscono più in un centro destra dominato dalle posizioni estreme di Salvini e della Meloni, o in quelle equivoche di un’alleanza PD-M5S messa in crisi ogni giorno dagli ondivaghi atteggiamenti dell’ex presidente Conte. Uniche certezze, espressioni di stabilità istituzionale e politica,  sono quelle rappresentate dal Presidente della Repubblica, Mattarella, e dal capo di governo, Draghi, esponenti dell’area euro atlantica italiana, erede della migliore tradizione politica di tutta la storia repubblicana. Ha ragione Merlo, alla fine, sono molto poche le residue “casematte” della diaspora democratico cristiana. A parte quella, come l’UDC, impegnata nella difesa della rendita di posizione di un simbolo, lo scudo crociato, sin qui utilizzato solo per la sopravvivenza politica a destra dei soliti noti, io credo che tutte le altre esperienze, come quella di Insieme di Infante-Tarolli, della DC di Grassi e Cuffaro, del Centro di Mastella e dello stesso Merlo, e con esse, anche l’esperienza avviata da Rotondi dei Verdi Popolari, possono e debbono compiere il salto di qualità per la ricomposizione politica dell’area. Se per motivi diversi non cogliessero tale necessità, mi auguro che il processo avviato dalla base ( bottom up) per la convocazione di  un’assemblea costituente per detta ricomposizione, potrebbe favorire il progetto. Certo molto dipenderà dalla legge elettorale che, alla fine, sarà adottata. Permanesse l’attuale maggioritario del rosatellum, senza una forte componente unita di area cattolico democratica e popolare, inserita in una più vasta federazione di laici, liberale e riformista, unita nella difesa dell’euro atlantismo, obbligato dall’ennesima necessità di scegliere tra destra e sinistra, il nostro potenziale elettorato si tripartirebbe, con l’aggiunta, tra la scelta a destra o a sinistra, di una terza componente renitente al voto. Se, viceversa, e come ci auguriamo, alla fine prevarrà la legge proporzionale con sbarramento e preferenze e con l’introduzione dell’istituto della sfiducia costruttiva anti trasformismo parlamentare, tale ricomposizione sarebbe non solo opportuna,  ma indispensabile, proprio per evitare il rischio di quei partiti bonsai, a diverso titolo DC, cui fa riferimento Merlo nel suo articolo. C’è, tra di noi, chi pensa giustamente al voto dei millenians che non hanno mai conosciuto la storia della DC, se non nella versione deformata della “damnatio memoriae” cui è stata relegata, ma tale opera di formazione, certamente meritoria, ma metapolitica, ha scadenze inevitabili  di medio-lungo periodo, incompatibili con quelle che la realtà politica ci impone. In previsione delle prossime elezioni nazionali, credo, invece, che il nostro dovere prioritario sia proprio quello di impegnarci, ognuno per la sua parte e nell’ambito politico organizzativo in cui si ritrova, per favorire quel soggetto politico nuovo che se non sarà la DC, dovrà essere “qualcosa che ne costituisca la ripresa in termini di valori e di contenuti”.

Ettore Bonalberti

Vice segretario nazionale DC-Presidente dell’associazione ALEF ( Associazione Liberi e Forti)

Venezia, 3 Giugno 2022

 

L’amico Giampietro Comolli interviene nel dibattito avviato da alcuni miei recenti articoli con due note che pubblichiamo per approfondire la discussione sul nuovo centro della politica italiana

Il contributo di Giampietro Comolli (parte prima)

Leggo con molto interesse il dibattito e la discussione aperta dall’amico stimato Ettore Bonalberti su diverse testate e in diversi incontri, meeting e convegni. Desidero esprimere un sostegno allo sforzo compiuto da Ettore e da tanti altri miei coetanei (a cavallo dei 70 anni) in quanto impegnato in diverse attività, vicino a figli e nipoti, attento ai discorsi e agli obiettivi di chi rappresenta o può rappresentare il futuro di questo paese. In primis credo che nessuna nostalgia e risorgenza della democrazia cristiana (intesa come la ex DC) possa oggi catalizzare e proporre una adeguata riflessione politica in una società nazionale (anche europea) che ha vissuto 30 anni di forti rivoluzioni mentali, formative che hanno nelle 2 generazioni successive alla nostra influito non poco. Viceversa, soprattutto le generazioni millennium e zero hanno costatato un’assenza totale di rispetto, di attenzione, di disponibilità all’ascolto dei veri problemi , individuali e collettivi, che stanno affrontando e che hanno davanti, senza che nessuno abbia mai mosso un dito. Molti di loro, soprattutto coloro che non vanno a votare da 10-20 anni, sono lontani dall’attuale modello e governo politico perché non vedono applicati nella cosa pubblica e anche nella filiera privata principi di etica, moralità, servizio ai più deboli, preminenza alla vulnerabilità, applicazione della Costituzione, politiche del lavoro e delle famiglie diverse, sicurezza e prospettive sociali e civili. Un modello di civiltà che si deve incastrare in una società attenta anche ai valori repubblicani, sistemi liberali, laicità collettive e condivise, difesa delle scelte individuali in un contesto aperto e anche multietnico che necessita formazione continua, educazione, rispetto dei diritti come dei doveri. Noto due generazioni pronte all’impegno ma senza blocchi. Quindi nessun revival della ex DC, ma attenzione, accoglienza, impegno, difesa di  valori umani e sociali collegati al modello cristiano della accoglienza, del rispetto e dell’aiuto a chi veramente sta male e ha bisogno di aiuto… questo è condiviso in molti. Nulla di orizzontale e lineare sia nei diritti che parimenti nei doveri, nei bisogni e nel servizio verso gli altri. Qualunque tipo di scuola dell’obbligo e non dell’obbligo sta alla base di una società civile che guarda al futuro con speranza e favore, una scuola che può anche avere costi sociali alti e non coperti a bilancio. Scuola e Salute di tutti i cittadini italiani, come tali riconosciuti da leggi eque solidali aperte ma controllate e indirizzate, sono prioritari a qualunque forma di sussidi e di reddito e possono presentare bilanci statali e regionali in rosso. A seguire l’ordine di priorità c’è il lavoro, ma che sia gratificato e con il giusto reddito e valore in base all’effettivo impegno materiale e mentale non basato su parametri minimali e sindacali, ma su una soddisfazione personale, ma con regole chiare di appartenenza e di disponibilità verso il lavoro e il datore, cercando di meritare carriera, stipendio, benefit in modo uguale sia fa uomini e donne, sia fra funzione pubblica e privata. Addirittura tutto il mondo della PA deve diventare monito,  esempio di riferimento per la parte lavorativa privata. 

Bisogna cambiare il modo mentale di agire, non solo riformare leggi e norme. Un plauso, se ho capito bene, alla ministra Carfagna e ai suoi consulenti perché finalmente lo sviluppo del grande Sud italiano non è in funzione dello “status” del settentrione, bensì come attore principale, come motore di un Mediterraneo fondamentale in cui il Sud nazionale è trainante, è punto di riferimento, è  motore per tutti i paesi che sono baciati dalle acque “nostrae”. Questa è una grande funzione che diventa un motore di sviluppo, di una nuova mentalità,  di sguardi lunghi e di proposte imprenditoriali legate da un destino e da un futuro similare da condividere. E’ con una migrazione reciproca, con uno scambio e contaminazione di conoscenze e di prodotti che si crea anche una pace solidale e solida in un’area che sarà sempre più calda sotto tanti punti di vista. Per questo il grande comparto-filiera agro-ambientale-alimentare, il vecchio settore primario, diventa “il punto base” di un ecosistema ambientale, una transizione digitale, una economia reale, meno inquinamento e spreco di suolo, migliore qualità agroalimentare, tutela dei territorio svantaggiati e vulnerabili…. visto che oggi può usufruire di innovazione tecnologica, più integrazione produttiva, più multilateralismo. In una proposta programmatica  “di costituente” dinamica movimentista aperta allargata (non monocolore, ribadisco) si può aprire una nuova fase politica nazionale, anche di esempio per altri paesi europei,  che dia un reale contributo e  “un segnale” forte e diverso soprattutto verso quel 50% di italiani aventi diritto al voto (è un grande rammarico personale) che da anni e in crescendo non vanno a votare perché totalmente delusi da una politica e da partiti rivoltati su se stessi, a caccia di prebende, di interessi elettorali, di eletti che cambiano vita e casacca, di meccanismi dentro il palazzo che interpretano ed elasticizzano anche principi puri della Costituzione. Costituzione che forse necessita di alcuni fondamentali limitati ritocchi anche per completare riforme impure e incompiute negli ultimi 40 anni.  

Giampietro Comolli 

(1974-1981) Direttivo Centro Studi Giovani Cristiano Democratici – Piacenza

(1981-1990) Dirigente Federazione Coltivatori Diretti – Segretario di Zona – Piacenza/Bologna/Roma  

(1985-1989) Responsabile provinciale ufficio Agricoltura DC Provinciale – Piacenza      

(1989-1991) Membro Comitato Provinciale – Membro Direttivo Cittadino  – Responsabile Ufficio economico  DC- Piacenza  

  Venezia, 31 Maggio 2022

Il contributo di Giampietro Comolli (parte seconda)

Le parole, i principi, i pensieri, i ragionamenti, le discussioni …..in politica….come molti autorevoli segretari di partiti politici hanno detto, e tutt’ora qualcuno ancora sostiene, sono i fattori determinanti nella costruzione di un modello politico, anche partitico, ma nel rispetto di quanto chiaramente dice la Costituzione senza stiracchiamenti o adattamenti spesso avvenuti con modifiche quasi sempre imparziali e dettate dalla occasionalità del momento. Non è il tempo dei rammendi e rattoppi, va asfaltata una strada nuova con nuovi indirizzi e modelli e con pochissimi obiettivi reali certi esclusivi per le nuove generazioni. Il cosi detto “ polo centrista” deve dare una prospettiva di futuro, non di passato, ma di attuale. Si lavora oggi, si fanno sacrifici oggi….per il domani di altri.  Quello che vedo come contenuto  della “zona centro” nel contesto politico italiano è una visione fondante su azioni e comportamenti di ampio respiro e di lungo periodo, partendo anche da un “federalismo europeo” vero con più Europa, cioè con un’assunzione diretta di responsabilità da parte di Bruxelles, e segnatamente la Commissione, oltre alla sola moneta, che diano concretezza all’idea di Costituente europea, senza tentennamenti. Difesa, politica estera comune e fiscalità…tanto per iniziare, dovrebbe essere unica e valida in tutti i 27 paesi, ma nello stesso tempo molta meno burocrazia e lentezza nelle scelte, più condivisione delle problematiche economiche sociali e civili, corretta proporzionalità e ponderatezza fra grandi e piccoli, fra deboli e forti. Ma veniamo a Noi, al polo centrista, movimentista equidistante ed estraneo dai populismi di destra e sinistra, dai massimalismi e positivismi di destra e di sinistra. Noi “vecchietti” dobbiamo preparare un terreno nuovo, aperto, largo, concreto, pragmatico, rispettoso dei valori etici e morali di chi ci rappresenta, fermo nella funzione di delega. Ecco alcuni temi politici, anche in ordine di importanza:          

–          Grandi personaggi politici che hanno dato un forte contributo negli ultimi 40 anni all’area cosi detta “ di centro” devono essere pilastro di insegnamento mettendosi a disposizione di  giovani uomini e donne che vogliono fare politica non di mestiere, con principi etici e morali individuali necessari per organizzare una corretta e aperta collettività laica;       

–          Costituzione Repubblicana da difendere, completamento dei minimi adeguamenti dettati da un’attualità e in linea con più pace nazionale ed europea, legame con Costituente UE, attenzione al rapporto elettore-eletto, più efficienza e chiarezza Stato-Regioni con una ottimizzazione delle dimensioni e funzioni territoriali, una Camera legislativa e molto rappresentata, una Camera delle Regioni e Enti Locali propositiva ;

–          Legge elettorale proporzionale che salvaguardi le diversità di visioni con sbarramento, stimolante impegni preventivi e alleanze durature in parlamento, riduzione regolamenti applicativi elettorali in Parlamento, eliminazione  cambi di casacca, collegi su macroregioni, una legge che invogli ad andare a votare, premi con più eletti più sono gli elettori, sistema tedesco; esempio per uniformare il più possibile tutti i sistemi elettorali europei;

–          Welfare e Lavoro sicuri, scelta del lavoratore con opzioni di beneficio e di impegno in base al reddito, meno disuguaglianza di stipendio fra vertice e ultimo, cuneo fiscale rivisto e usato per una integrativa assistenza pensionistica pubblica;  reddito di sostegno pubblico a fronte di un lavoro reale di servizio pubblico crescente in base alla vulnerabilità territoriale e sociale, uguali regole pubblico e privato, riordino oneri deduzioni per tutti i lavoratori in base al reddito Irpef; norme diverse fra imprese piccole e grandi; vantaggi fiscali alle imprese che assumono e che investono in servizi sociali e ecosistema ambientale; chi più guadagna più paga in tasse e imposte, nulla di lineare, esenzione sotto un reddito lordo per Isee, proporzionalità crescente per alti redditi, tasse su rendite finanziari e plusvalenze;

–          Scuola e Sanità sono un obbligo pubblico di efficienza ed efficacia; più insegnanti assunti nelle scuole e massima mobilità delle cattedre e stipendio adeguato ai costi di vita, più educazione civica, più scuole pratiche e differenti binari istruttivi, indirizzi scolastici basati sul lavoro non sulle materie; più infermieri assistenti in centri ospedalieri; più medici di base e Uca, sanità di comunità al servizio alla persona; pronto soccorso day hospital al servizio dei territori  e non per numero di abitanti;  certi servizi sanitari devono essere a pagamento per redditi alti;  modelli ospedalieri basati su terapia e non medicina;

–          Famiglia centrale ma in cambiamento, differenze da capire e accettare dettate da troppi fattori negli ultimi 40 anni; occorre un tempo di recupero e di attenzione; accompagnare scelte cattoliche e laiche con equità, misura e adeguamento sociale e civile, ambito privato e ambito pubblico; asili pubblici e privati controllati e sostenuti; sostegni per figli che vanno a scuola e rispetto regole laiche del paese in base al reddito della famiglia; incentivi per volontariato e terzo settore nazionale;

–          Macchina PA Stato efficiente, efficace, senza compromessi al ribasso, costi centralizzati  da limare, personale motivato anche per merito, competenza diretta di funzioni sovra nazionali; difesa asset-produttivi nazionali (turismo, agricoltura, porti…) , valorizzazione della autonomie compiute secondo modelli di macroregioni e aggregazione di Regioni; eliminazione eccessi burocratici di ufficio e competenze doppie fra organi pubblici; responsabilità a monte con tempistiche certe e più controlli a valle con sanzioni e pene immediate reali; eliminazione enti inutili; favorire unioni di comuni sotto 1000 residenti; un Sud autonomo centrale e motore dello sviluppo dell’intero Mediterraneo ;

–          Ambiente Ecosistema come istruzione dalla scuola dell’obbligo, conoscenza del territorio, azioni di assistenza civile e sussidiaria, tasse e imposte alte per chi inquina, più mezzi pubblici non inquinanti, sistema energia alternativa obbligatoria in tutti gli uffici pubblici, modello fonte di molti posti di lavoro, tutela di 2/3 del territorio nazionale composto da monti&colli&isole vulnerabili con incentivi a fare impresa individuale e collettiva  

–          Giustizia Sicurezza Diritto Doveri   per il cittadino, per il colpevole e per l’innocente; innovativa, responsabile, diretta,  veloce separazione dei reati emendabili e sanzionabili da quelli più pericolosi per individuo e collettività;   separazione carriere; potere separato sancito e autogoverno non controllati controllori; carriere di merito e con attestazioni di efficienza; processo penale certo;  carceri solo per certi reati e più vivibili, sanzioni in servizi sociali di lungo periodo e sotto autocontrollo, certezza della sentenza per i reati gravi

Giampietro Comolli 

(1974-1981) Direttivo Centro Studi Giovani Cristiano Democratici – Piacenza

(1981-1990) Dirigente Federazione Coltivatori Diretti – Segretario di Zona – Piacenza/Bologna/Roma  

(1985-1989) Responsabile provinciale ufficio Agricoltura DC Provinciale – Piacenza      

(1989-1991) Membro Comitato Provinciale – Membro Direttivo Cittadino  – Responsabile Ufficio economico  DC- Piacenza  

 Venezia, 31 Maggio 2022

Dalla CEI importanti indicazioni pastorali

Non appartengo a quel manipolo di cattolici integralisti, oppositori nemmeno malcelati di Papa Francesco, i quali hanno accolto con dispetto anche la nomina del card.Zuppi a Presidente della CEI. Sono un papista ortodosso, fedele agli insegnamenti della Chiesa e credo nell’assistenza dello Spirito Santo ai cardinali raccolti in conclave al momento della scelta del successore di Pietro. Ho anche accolto con favore la scelta del card Zuppi, all’interno della terna formulata dall’assemblea dei vescovi italiani, fatta da Papa Francesco, del successore del Presidente, oggi vescovo emerito di Perugia, card  Bassetti, sostenendo che questa nomina “ apre i cuori alla speranza”.

Ho seguito i lavoro dell’assemblea della CEI tenutasi dal 23 al 27 Maggio a Roma, e credo che il documento finale approvato andrebbe letto e meditato anche da tutti noi impegnati nel tentativo di ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale.

Intervenendo alla conferenza stampa svoltasi al termine dei lavori dell’Assemblea generale della CEI, il neo Presidente CEI, card  Matteo Zuppi, ha ricordato i temi sociali emergenti nella situazione italiana: “ l’abbandono degli anziani, il disagio abitativo, le fragilità giovanili, i morti sul lavoro e la violenza sulle donne, senza dimenticare le migrazioni e la tragedia delle morti in mare. “Su tutto questo – ha concluso – non dobbiamo spegnare i riflettori”.

Ecco, credo spetti a tutti noi tenere accesi i riflettori e inserire nel programma attorno al quale ricomporre la nostra unità politica proprio queste priorità.

Ho tentato nelle settimane scorse di redigere un contributo per il programma, inviato agli amici del Consiglio nazionale della DC guidata da Renato Grassi e della Federazione Popolare DC, presieduta da Giuseppe Gargani, evidenziando che, alla base di ogni progetto di riforma economico sociale, è essenziale procedere al rovesciamento della logica che, nell’età della globalizzazione, ha posto il primato della finanza sull’economia reale  e sulla stessa politica; quest’ultima ridotta a un ruolo ancillare, con molti dei suoi esponenti assoldati dai gestori delle multinazionali della finanza padrone del mondo.

Riassumo quelle indicazioni:

1. Obbligo di cessione al Tesoro dello Stato italiano da parte di Telecom Italia Sparkle

della proprietà dei cavi sottomarini, necessari alla comunicazione intranet dei movimenti

elettronici del denaro nel sistema bancario italiano (=abolizione della L.58 del 28 Gennaio

1992 e della Legge n. 35 del 29 gennaio 1992)

2. Controllo Statale sulla raccolta del risparmio tra il pubblico mediante compagnie

assicurative statali = abolizione del DPR n. 350/1985 firmato da Sandro Pertini

3. Obbligo di cessione da parte di Banca Intesa, Unicredit, Cassa Risparmio Bologna,

Carige e BNL del 51% delle loro azioni al Tesoro dello Stato Italiano al fine che lo Stato

italiano abbia, con 265 voti su 529, il controllo del 51% di Banca d’Italia (abolizione della L.82

del 7 Febbraio 1992), al fine che Banca d’Italia possa di nuovo dopo 25 anni tornare a vigilare

per impedire truffe sui derivati e su azioni/bond carta straccia, e per impedire anatocismo e

usura bancaria.

4. Reintroduzione della Legge Bancaria del 1936 (abolizione del decreto legislativo n.

385/1993):

5. SEPARAZIONE TRA BANCHE DI PRESTITO (loan bank) e BANCHE SPECULATIVE (investment bank) : abolizione del d.lgs n.481/1992 firmato da Giuliano Amato, Barucci e Colombo. Automatica re-introduzione della contabilità bancaria esistente prima del 31 Luglio 1992 (abolizione del Provvedimento di Banca d’ Italia del 31 Luglio 1992 firmato da Lamberto Dini al fine di fermare l’evasione fiscale verso i fondi speculatori petroliferi kazari proprietari della City of London e sede fiscale a tassazione zero nello stato USA del Delaware)

6. Divieto di prestare denaro creato con un clic elettronico anziché raccolto tra il

pubblico

7. Riduzione del capitale flottante di Banca Intesa, Unicredit, Cassa Risparmio Bologna,

Carige, BNL e di ogni altra società italiana strategica quotata in borsa (ENI,…) dall’attuale

85% del capitale totale, al 15%, al fine di evitare scalate da parte dei fondi speculatori

petroliferi kazari.

8. Divieto di vendite allo scoperto (divieto di short -selling) sia di tipo naked (presa in

prestito di titoli inesistenti per es. di MPS per farle crollare, le uniche finora vietate dall’UE) e

di quelle piene. Divieto in sostanza di ogni tipo di vendita allo scoperto contro titoli di società

italiane quotate alla borsa di Milano.

9. Abolizione del CICR (è l’ufficio di controllo occulto di Banca d’Italia)

10. Conferire il potere ISPETTIVO sia a Banca d’Italia che alla Consob, in aggiunta a quello

di vigilanza

11. Separare la Consob dal controllo di Banca d’Italia al fine di avere un organo ispettivo

indipendente. Possibilità anche per la GDF e per la Polizia di Stato di compiere ispezioni in

materia finanziaria, in materia di borsa.

12. Divieto per famiglie, imprese ed enti locali italiani di sottoscrivere derivati sulla valuta(=abolizione del DPR n.556/1987 emesso su proposta del Ministro del Tesoro Giuliano

Amato) e derivati sul tasso (=abolizione del D.M. del Tesoro n. 44 del 18 febbraio 1992

firmato da Mario Draghi)

13. Divieto al Governatore di Banca d’Italia di variare il tasso ufficiale di sconto (abolizione della L.n. 82 del 7 Febbraio 1992) al fine di evitare le truffe sui derivati sul tasso

14. Divieto di anatocismo nei conti correnti, leasing, mutui, prestiti con cessione del quinto e in ogni altra forma di prestito

15. Abolizione del piano di ammortamento alla francese, lecito solo il piano di

ammortamento all’italiana (quote capitali sempre uguali).

16. Divieto di usura oggettiva (supero tasso soglia) e divieto di usura soggettiva (supero

tasso medio). Introduzione della rilevanza immediatamente penale anche del supero del tasso

medio indipendentemente dalla situazione di difficoltà economica-finanziaria del soggetto

cliente

17. Abolizione della disciplina fondiaria ex art 38 e seg. TUB

18. Riforma del Tribunale delle Esecuzioni immobiliari sulla prima casa e sull’immobile

sede dell’attività: divieto di esecuzione immobiliare sulla prima casa e sulla sede dell’attività,

obbligo di prolungamento del mutuo, in caso di difficoltà, ad un tasso massimo pari al tasso

d’inflazione. Divieto di neutralizzazione del Fondo Patrimoniale (è una figura giuridica

prevista dal 1936 a tutela della famiglia italiana).

19. Divieto di concentrazione immobiliare diretta o per interposte persone (massimo 3

immobili) in soggetti posti in qualsiasi ruolo e funzione del Tribunale addetti all’esecuzioni

immobiliari e nella sezione fallimentare.

Divieto di concentrazione immobiliare diretta o per interposte persone (massimo 3

immobili) nell’avvocato e dottore commercialista della curatela fallimentare, dei sequestri

immobiliari e quali procuratori per le banche nelle esecuzioni immobiliari e nel custode e

nel notaio delle esecuzioni immobiliari

20. Creazione della Procura Nazionale contro i Reati finanziari commessi da soggetti

speculatori esteri, con distaccamento in ogni DDA, collegata all’INTERPOL e per la

prevenzione di attentati terroristici e jihadisti da parte dei fondi speculatori atti a riottenere il

controllo privato delle banche italiane e dell’Ente dell’Energia italiano

21. Obbligo di almeno cinque Parlamentari di ogni forza politica di partecipare all’

Assemblea Annuale di Approvazione del Bilancio delle banche italiane azioniste di

maggioranza di Banca d’Italia, in quanto vero governo del sistema e termometro della salute

del paese.

Ritengo che, se vogliamo tradurre nella “città dell’uomo” le indicazioni pastorali emerse dall’assemblea generale dei vescovi italiani, sia indispensabile porre queste proposte nel programma del partito o federazione dei partiti che si ispirano ai valori del cattolicesimo democratico e cristiano sociali, per le prossime elezioni politiche. Un’assemblea costituente ad hoc per promuovere tale ricomposizione dovrebbe essere convocata quanto prima. E ciò che con alcuni amici abbiamo avviato, partendo dalla base, augurandoci che, anche i responsabili dei diversi partiti, movimenti, associazioni e gruppi che si rifanno ai medesimi principi e valori, concorrano con noi alla realizzazione di tale progetto. Solo così supereremo lo stallo in cui siamo finiti, dopo la lunga stagione della diaspora post DC e potremo riprendere la nostra strada.

Ettore Bonalberti, vicesegretario nazionale DC

Venezia, 29 Maggio 2022

Documento appello per la Costituente dei democratici cristiani e popolari italiani

Alla vigilia delle prossime elezioni politiche facciamo appello alle donne e agli uomini,  ai giovani e agli anziani che ritengono doveroso e necessario impegnarsi in questo momento di grave crisi  sociale ed economica che interessa il nostro Paese nel quale l’integrazione europea è diventata parte della nostra vita quotidiana; una crisi aggravata dal permanere di un conflitto insensato determinato dalla guerra prodotta dall’aggressione russa all’Ucraina;

crediamo nei  valori e nelle  tradizioni che hanno permesso all’Italia di trasformarsi da “terra povera” e di “dolorosa emigrazione” in un’area tra le più industrializzate del pianeta; valori e tradizioni che si basano sul primato della persona e della famiglia e sulle realtà associative che, operando in ambito sociale, economico, culturale e politico, intendono continuare la nostra tradizionale “voglia di fare insieme” anche ricorrendo agli strumenti più avanzati delle moderne tecnologie.

Siamo impegnati per la costruzione di un’Europa dei valori, unita, aperta, diversa e più umana, che tragga linfa vitale dalle sue radici cristiane e delle libertà civili, all’interno della quale le peculiarità e le particolarità regionali e locali possano lavorare assieme per promuovere il benessere di tutti, superando i limiti dell’attuale organizzazione burocratica senza un riferimento costituzionale condiviso.

Crediamo in  un libero mercato ed una libera concorrenza che sono alla base di un “welfare” che sappia coniugare in modo equilibrato libertà individuale, responsabilità personale, sviluppo economico e solidarietà sociale.

Riconosciamo il primato della politica come momento di sintesi ideale e come luogo di rappresentanza reale di valori e di bisogni diversi e diffusi; per una politica che rifugga le inutili conflittualità personalistiche e di parte e che riassuma i valori del popolarismo inteso come diretta partecipazione dell’Uomo – Cittadino alla costituzione del futuro suo e dei suoi Figli.

Siamo convinti assertori di un sistema elettorale proporzionale con sbarramento, preferenze e istituto della sfiducia costruttiva. Intendiamo, pertanto, impegnarci con urgenza per modificare la legge elettorale in vigore che, con l’abolizione delle preferenze, ha di fatto eliminato ogni forma di legittimazione popolare alle classi dirigenti parlamentari. Diciamo NO a un sistema elettorale che senza garantire stabilità di governo ha favorito solo il più indegno trasformismo parlamentare.

Siamo convinti che le cose nuove non partano dai vertici ma dall’ascolto della base; partono dal popolo che si sottrae al populismo e al leaderismo. Le cose nuove partono dalla base sconfitta ed umiliata rimasta senza partito negli ultimi trent’anni. Ecco perché facciamo appello ai nostri concittadini affinché  si pongano come entità libere, pronti ad autodeterminarsi, ad autorappresentarsi sulla base di un consenso che derivi da un dibattito, anzi da un dialogo in fermento e dunque fertile, una entità attiva, estesa, partecipata, forma di “cultura dell’incontro in una pluriforme armonia”, come papa Francesco chiede. Facciamo buona politica e diamo finalmente una casa al nostro popolo. E sarà la casa nella quale ci riconosciamo tutti, matrice immagine identità speranza e forza.

Crediamo che la politica non debba essere esclusivamente strumento per vincere le competizioni elettorali, ma debba agire per salvaguardare e costruire anche gli interessi delle generazioni future, alle quali dobbiamo saper garantire quel lungo periodo di pace, di libertà e di benessere che i nostri padri hanno assicurato a noi.

Sosteniamo con forza l’idea di uno Stato Federale che sappia essere popolare e che nelle sue articolazioni territoriali riconosca le funzioni costituzionalmente garantite dei Comuni, delle Province, e delle Regioni.

Viviamo l’autonomia locale come forma di massima libertà, esaltando la partecipazione responsabile nel rispetto del principio di sussidiarietà in quella prospettiva europea che oggi ci appartiene. Una sussidiarietà tuttavia che deve riguardare non solo le istituzioni, ma anche il rapporto tra istituzioni e società civile; ciò che può fare meglio il cittadino, singolo o associato, non deve essere fatto dalle istituzioni pubbliche.

Abbiamo vissuto la lunga stagione della diaspora che dal 1993 ha frantumato la presenza politica organizzata dei cattolici italiani e intendiamo  dar vita a un’iniziativa che, partendo dal basso, sappia organizzare l’assemblea costituente e di ricomposizione politica  dell’area cattolico democratica e cristiano sociale.

Diamo vita, dunque, ad un modello di valori e di democrazia che sappia coinvolgere tutti coloro che fanno riferimento agli ideali e ai programmi del Partito Popolare Europeo, tutti coloro che con entusiasmo e motivazione ideale intendono mettere a disposizione le propria intelligenza, capacità e professionalità per il bene comune.

E’ comune la volontà di concorrere alla costruzione di un nuovo soggetto politico di centro: laico, democratico, popolare, riformista, europeista, ispirato ai valori della dottrina sociale cristiana, inserita a pieno titolo nel PPE, da far tornare ai principi dei padri fondatori DC e popolari: Adenauer, De Gasperi, Monnet e Schuman, alternativo alla deriva nazionalista e populista e alla sinistra senza identità. Massima disponibilità a collaborare con chi assuma come programma la difesa e la completa attuazione della carta costituzionale, compresi quanti di area liberale e riformista si riconoscono crocianamente nei valori dell’umanesimo cristiano.

Chiediamo a quanti si riconoscono in questi valori e in questa proposta di sottoscrivere il documento e di partecipare attivamente alla prossima assemblea costituente nazionale di ricomposizione politica dell’area democratico cristiana e popolare che insieme convocheremo con procedure democratiche condivise dai territori in sede locale sino all’assemblea dei delegati che deciderà su nome, simbolo, programma e classe dirigente del nuovo partito.

Ettore Bonalberti – Dina Maragno- Gianfranco Rocelli –Mario Donnini- Veneto

Pasquale Tucciariello- Raffaele Libutti-Basilicata

Bruno Cassinari- Emilia Romagna

Pietro Falbo- Calabria

Mariella D’Amore- Vincenzo Drimarco-Puglia 

Come si potrebbe procedere

C’è una gran voglia di un centro nuovo e diverso da quello sin qui espresso dopo la fine della prima repubblica (1948-1993) e sino ai nostri giorni. Ho raccolto nella mia cartella elettronica oltre settanta interventi di esponenti di diversi partiti, associazioni e movimenti politici che fanno riferimento, sia all’area cattolico democratica e cristiano sociale, che a quella liberal democratica e riformista socialista, tutti inneggianti all’avvio di un nuovo centro. Ho più volte sostenuto che per far decollare il nuovo centro serve, innanzi tutto, ricomporre politicamente la nostra area di riferimento democristiana e popolare sin qui frammentata e vittima di una diaspora (1993-2022) che continua tuttora. Una diaspora, molta parte della quale collegata alle diverse modeste ambizioni  di personaggi interessati, soprattutto, alla loro sopravvivenza politica personale. Quella garantita sin qui dalla sistemazione nei poli di destra o di sinistra, favoriti dal bipolarismo forzato conseguente alle diverse leggi elettorali in larga misura maggioritarie: mattarellum, porcellum e rosatellum.

La nostra ricomposizione d’area può e deve favorire una più ampia federazione con parti politiche d’ispirazione liberal democratica e riformistico sociale, alternativa alla destra nazionalista e populista e alla sinistra senza identità. Il problema è come realizzare detta ricomposizione. Credo, come ho ripetuto ad abundatiam, che sarebbe inefficace e inopportuno partire dalle alleanze, ossia da una decisione che, inevitabilmente divisiva, dovrebbe, semmai, essere il risultato di una verifica di compatibilità politiche e programmatiche conseguenti anche al tipo di legge elettorale che, alla fine, sarà adottato per le prossime elezioni politiche. Non condivido quanto sostenuto dall’amico Giorgio Merlo (vedi il suo recente articolo su il domani d’Italia: centro sì, al di là della riforma elettorale- 10 Maggio 2022 ) secondo cui il centro nuovo potrà e dovrà nascere anche nel caso in cui permanesse l’attuale legge elettorale prevalentemente maggioritaria. Credo, infatti, che nell’ipotesi di un bipolarismo ancora una volta riproposto e che potrebbe avere il carattere di uno scontro tra una destra guidata dalla Meloni e una sinistra dal PD, i nostri potenziali elettori si tripartirebbero tra destra, sinistra e astensione.

Ecco perché ho scritto le ragioni della nostra scelta per una legge proporzionale alla tedesca (vedi www.ilpopolo.cloud – 9 Maggio 2022) che, last but non least, favorirebbe certamente la nostra ricomposizione, ma, soprattutto, permetterebbe di superare una situazione nella quale, col rosatellum, possono nascere certamente delle coalizioni elettorali, ma non è affatto garantita la governabilità, come verificatosi nei lunghi anni della nostra lunga e dolorosa Demodissea. Aggiungo che con questo sistema, abbiamo sin qui portato in Parlamento dei “nominati”, ligi solo ai poteri dei capi partito, e, spesso, senza alcun legame con gli elettori del loro territorio.

Se la proporzionale è, almeno secondo me, la premessa per la ricomposizione, confermo che per procedere serve definire un programma politico organizzativo all’altezza dei valori e degli interessi degli elettori che intendiamo rappresentare. Un modesto contributo al riguardo è stato da me offerto nei giorni scorsi, con la speranza che possa aprire un costruttivo confronto. Ciò che ha impedito sin qui la nostra ricomposizione è l’appartenenza alle diverse realtà politiche e associative, nelle quali alcuni ritengono di poter meglio garantirsi la sopravvivenza politica. Ora è tempo di dichiarare espressamente se siamo disponibili a un salto di qualità e a passare dall’attuale frammentazione alla ricomposizione politica e organizzativa. Abbiamo già e sin troppo accertato che con le nostre divisioni, sul piano elettorale, proporzionale o maggioritario, non si garantisce alcuno, tranne “i soliti noti”, pronti ad accasarsi nel polo più disponibile all’accoglienza, per svolgere, alla fine un ruolo subordinato e irrilevante.

Suggerirei allora di condividere un appello per un’assemblea costituente di ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale italiana; documento che potrebbe essere redatto da alcune delle personalità più autorevoli di questa vasta e complessa realtà e di aprire l’adesione a tutte le cittadine e i cittadini italiani interessati al progetto. Un sistema condiviso per l’elezione di delegati provinciali e/o regionali all’assemblea costituente nazionale da parte di coloro che avessero sottoscritto il documento appello e aderito col versamento di una quota simbolica ( 5 o 10 €), favorirebbe la convocazione dell’assemblea costituente nazionale nella quale decidere insieme: programma e scelta della classe dirigente del nuovo partito. Nessuna leadership precostituita, consapevoli che molti di noi, figli della prima repubblica, hanno consumato le proprie energie e logorato la propria capacità di consenso specie tra le nuove generazioni, ma certi, che solo dal confronto libero e democratico che si potrà svolgere ai livelli territoriali provinciali e regionali, potranno emergere i nuovi leaders per l’assemblea costituente.

Solo dopo aver condiviso una proposta di programma, sarà l’assemblea costituente a decidere le possibili e più opportune alleanze che dovranno, in ogni caso, garantire la difesa e piena attuazione della Costituzione, nel rispetto dei principi essenziali della solidarietà e sussidiarietà  propri dell’umanesimo cristiano.

Ettore Bonalberti

Venezia, 11 Maggio 2022

  1. Perché la legge proporzionale
    Alcuni giorni fa ho scritto dello sfarinamento progressivo delle attuali alleanze politiche: a destra con lo scontro Meloni-Salvini, a sinistra con la rottura progressiva tra PD e M5S, aggiungendo: è tempo di ritorno al  proporzionale con le preferenze e di sfiducia costruttiva.Quello della legge elettorale è un tema che si propone costantemente alla vigilia di elezioni politiche, quasi che la  crisi di sistema vissuto dall’Italia si possa risolvere col mutamento delle regole elettorali. Certo, dal mattarellum al porcellum e sino al rosatellum, sono stati numerosi i tentativi di trovare soluzioni, in ogni caso sempre corrispondenti agli interessi delle maggioranze di governo e parlamentari che hanno deciso di adottarle. Non sempre ai propositi hanno corrisposto i risultati. Ci aveva provato senza successo anche De Mita che, in odio a Forlani e a Craxi, sostenne lo sciagurato referendum Segni (1991), con cui si scelse di abbandonare il sistema elettorale proporzionale, avviando la lunga stagione del maggioritario che ha caratterizzato e favorito il passaggio dalla prima alla seconda repubblica e sino alla consumazione di quest’ultima.Un Parlamento alla fine è risultato costituito da “nominati” (grazie a una legge elettorale, il rosatellum, rivelatasi inadeguata) che, in questa legislatura, hanno dato vita a oltre duecento cambi di casacca: un’autentica propensione al peggior trasformismo parlamentare, finendo col dimostrare che il bipolarismo forzato all’italiana non è in grado di garantire la governabilità. Si possono costituire dei comitati elettorali che il bipolarismo, anziché ridurli a due, ha moltiplicato progressivamente, ma essi non garantiscono stabilità di governo. Ecco perché, anche stavolta, alla vigilia delle prossime elezioni, è utile e opportuno cambiare la legge elettorale.Nella vicenda dell’ultimo voto per l’elezione del presidente della Repubblica era riemerso il tema del semi presidenzialismo, che taluni intendevano introdurre per via surrettizia, come  annunciò il ministro Giorgetti, o altri, più esplicitamente, quale obiettivo politico privilegiato, come la destra di Fratelli d’Italia. E’ evidente che la natura costituzionale rigida della nostra Repubblica non potrebbe sopportare la semplice modifica del sistema di elezione presidenziale, senza una riscrittura totale della nostra Costituzione; riscrittura che solo un’assemblea costituente potrebbe compiere. Su tale questione ha espresso giudizi esemplari l’amico On Giorgio Pizzol in un articolo pubblicato su www.ilpopolo.cloud il 3 ottobre 2021: “la nostra è una Costituzione democratica “pura” ed esige una legge proporzionale “pura”.E continuava: “ a rafforzare la conclusione sopra esposta aggiungeremo che l’articolo 49 della Costituzione dice: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.” Il senso dell’articolo è intuitivo. Lo riassumeremo così. Ogni partito ha diritto di essere rappresentato in parlamento in proporzione esatta dei voti che riesce ad ottenere dagli elettori. In questo momento, con un Parlamento di soli 600 membri, una legge proporzionale pura è indispensabile per conservare la democrazia rappresentativa  come prevista dagli articoli della Costituzione sopra citati”.E’, dunque, evidente, come il tema della legge elettorale, stante la scadenza delle politiche del 2023, non si possa più eludere o rinviare e, infatti, è entrato a pieno titolo nell’agenda politica italiana insieme ai tanti e ancor più decisivi temi che l’Italia deve affrontare in questa difficile congiuntura interna e internazionale.Perché scegliere un modello di legge elettorale “ alla tedesca”?La storia italiana, com’è noto, si è svolta secondo schemi assai simili a quelli della storia tedesca e, alla luce di ciò che è accaduto e accade in Europa, non possiamo che ribadire come la scelta per il modello elettorale tedesco della legge elettorale proporzionale con sbarramento, utilizzo delle preferenze e istituto della sfiducia costruttiva, sia il più coerente con essa. Proporre come da taluni partiti ed esponenti politici ancor oggi sostengono, sistemi derivati dalle esperienze francesi o inglesi, significa forzare una realtà storico culturale e politica come quella italiana, che, similmente alla storia politica tedesca, ha avuto sviluppi diversi da quei Paesi europei caratterizzati dal fattore unificante e accentratore delle loro grandi monarchie nazionali. Uno sviluppo capitalistico concentrato nel tempo e nello spazio, la nascita di partiti di sinistra prima ancora dei sindacati, in Italia come nella Germania, hanno accompagnato un processo di unificazione nazionale che, in Germania si è svolto sotto la guida di Bismarck e della Prussia, e in Italia, quella di Cavour e del Regno piemontese, impegnati entrambi a mettere insieme le diverse e conflittuali realtà territoriali. Un processo che in Germania, dopo la tragica esperienza hitleriana, e il ritorno alla democrazia, ha assunto il carattere di una struttura federale ad ampia autonomia dei Landers, mentre in Italia, dopo l’accentramento imposto sul modello piemontese post risorgimentale, il sistema regionale si poté compiere solo nel 1970 con l’avvento del sistema frammentato delle attuali regioni.Resta il fatto che la Germania col suo sistema elettorale di tipo  proporzionale con sbarramento e l’istituto della sfiducia costruttiva è riuscita a garantirsi governi stabili, sia prima che dopo la riunificazione compiuta dal cancelliere Kohl, sperimentando per lunghi tratti coalizioni unitarie e di ampia convergenza politica. Anche noi italiani dovremmo prendere a modello il sistema elettorale tedesco, tanto più che il sistema elettorale è quello sotteso alla stessa costruzione istituzionale indicata dalla Carta fondamentale. Legge elettorale e Carta costituzionale sono strettamente collegate e la difesa di quest’ultima deve essere sostenuta da un sistema elettorale coerente. Ovviamente e al fine di evitare la scelta dei “nominati” attuali nelle liste bloccate del rosatellum, con la legge elettorale dovrà essere re introdotto il sistema delle preferenze che offrono agli elettori la possibilità di indicare le loro scelte e decidere gli “eletti”. Importante, infine, l’istituto della sfiducia costruttiva: nessun governo può essere sfiduciato in assenza di una maggioranza parlamentare alternativa. Last but non least, almeno per noi dell’area cattolico democratica e cristiano sociale, la legge proporzionale con sbarramento, come più volte evidenziato in diversi miei articoli e dell’amico Giorgio Merlo, è essenziale per il nostro progetto di ricomposizione politica, salvo che non si voglia continuare una suicida diaspora senza prospettive. Ecco perché sottoscriviamo in toto quanto hanno scritto nel loro “ Manifesto Appello per la riforma elettorale in senso proporzionale” il gruppo dei “ Riformisti per davvero” ( www.ildomaniditalia.eu, 17 Febbraio 2022) augurandoci che governo e Parlamento decidano per la proporzionale . Ettore BonalbertiVenezia, 9 Maggio 2022 

Alcune idee di programma

Se intendiamo concorrere al progetto di ricomposizione politica dell’area cattolico

democratica e cristiano sociale, come ho  più volte evidenziato, serve condividere alcune idee di programma. Un progetto che potrebbe essere sviluppato con metodo top down ( dall’alto in basso) oppure bottom up ( dal basso in alto). Quanto al primo, a me pare non ci siano, almeno sinora, indicazioni operative da parte delle diverse realtà che appartengono alla nostra area, così come, nonostante alcuni tentativi compiuti, siamo ben lontani da quel tempo in cui i nostri padri fondatori seppero promuovere il progetto dei democratici cristiani per l’Italia del dopoguerra.  Gli anni delle “Idee ricostruttive” di Alcide De Gasperi e del Codice di Camaldoli.

Ecco perché, con l’aiuto di alcuni docenti dell’università di Padova, esperti in metodologia delle scienze sociali, abbiamo predisposto un questionario che, nei prossimi giorni utilizzeremo con un vasto campione, per raccogliere dal territorio le attese dei nostri amici e potenziali elettori di area.

Da parte mia è da diverso tempo che discuto da “osservatore partecipante” sulle condizioni culturali, sociali, economiche e politico istituzionali dell’Italia e sulle scelte, a mio parere, più opportune per corrispondere alle attese, soprattutto, del terzo stato produttivo e dei ceti popolari, in coerenza con i loro interessi e  valori e una visione propria dell’umanesimo cristiano. In attesa di conoscere ciò che emergerà dai risultati della ricerca  sociologica più approfondita di cui al questionario annunciato, mi permetto di offrire agli amici interessati/bili alcune idee per il programma da cui partire per il progetto della nostra ricomposizione politica. In estrema sintesi:

1.     Riconferma della nostra storica alleanza europeista e occidentale, con l’impegno a costruire un’Unione europea di tipo federale, che sappia superare i limiti e le contraddizioni del patto di Maastricht e del sistema delle decisioni all’unanimità, e che, specie dopo questa tragica vicenda della guerra russo-ucraina, sappia organizzare una propria force de frappe in alleanza con la NATO;

2.     Conferma della costituzione repubblicana, piccoli adeguamenti a garanzia dell’elettore/cittadino, nuovo rapporto Stato/Regioni con funzioni solo nazionali e autonomia per tutti, da nord a sud, a gradi con verifiche pattuite per delega; più attenzione, sanzioni certe e controlli degli atti pubblici; 

3.     Stato più efficiente, meno costoso, semplificazione ministeri, massima digitalizzazione; dipendente pubblico un esempio positivo per il privato; meno dirigenti, più responsabilità, più stipendio; riduzione dei passaggi; libertà di accesso e autocertificazioni, ma controlli severi immediati sanzioni certe a valle; no flattax lineare, ma tasse più imposte sempre proporzionali al reddito familiare, ISEE per tutto su base biennale; una sola Camera legislativa; un Senato per alte questioni; meno regioni e più Macroregioni; Province più efficaci di aggregazione;  Comuni confinanti aggregati, minimo 3000 abitanti per comune, massimo 4 fusioni; 

4.     Ambiente clima come primario obiettivo salute; contatti con associazioni propositive e con soluzioni; niente barricate, ma progetti concreti urbani;  puntare al 100% di mezzi pubblici non inquinanti; uffici pubblici tutti con utenze non inquinanti da scuole a comuni; fotovoltaico solo su tetti e aree già cementate; recupero ovunque acqua piovana, più bacini; solo pompe di calore e solo auto in garage per nuove costruzioni;    

5.     Programma di politica attiva del lavoro non slegato da riforme fiscali e del cuneo contributivo, oltre che con l’inserimento di una pensione autonoma integrativa legata a quella previdenziale pubblica; uguaglianza contrattuale e stipendi uomini donne, di genere, pubblici e privati; normare contratti regionali e specialistici; governare le differenze fra imprese piccole e grandi; regime fiscale plusvalenze grandi imprese; modello scolastico performante il lavoro; per certi aspetti fiscali e tributari il lavoro del politico equiparato agli altri; diritti e doveri hanno lo stesso peso sociale e civile; 

6.     Riduzione perequazione sociale reddituale; reddito sociale minimo dopo severi controlli individuali e di famiglia un ISEE per tutto (anche per diversi pagamenti); assegnazione lavori di pubblica utilità servizio assistenza a chi percepisce un reddito vitale; ripristinare a scuola l’educazione civica e morale e inclusione; tariffe e canoni in base al reddito; reddito in base al ricavo lordo per tutti i lavoratori; sanità scuola lavoro sono le uniche voci dello Stato (non delle macroregioni) che possono essere in rosso o possono creare debito pubblico; più controlli preventivi e a valle con più forze dell’ordine per strada in luoghi pubblici; 

7.     Famiglia prima figura sociale di educazione formazione, base essenziale della società, da difendere e promuovere per le sue funzioni e aspetti personali e  sociali

8.     Valorizzazione dei corpi intermedi, indispensabili per un’autentica politica ispirata dai principi della solidarietà e sussidiarietà

9.     Europa sempre, ma meno burocrazia e costi fissi; più perequazione su certi temi: una difesa unica; ufficio unico per affari esteri; fiscalità e tributi uguali in area euro in proporzione produttività e redditività netta; tasse e imposte uguali per tutte le major del web, energia, farmaceutica; contratti strategici unici; difesa della qualità a tavola; lealtà e rispetto degli asset singolo paese; condivisione surplus finanziari; 

10. Predisporre un piano nazionale industriale che manca da 40 anni partendo dagli asset pubblici-privati e quelli privati (turismo, alimentazione, porti, meccatronica, acciaio …) inalienabili, che siano reddituali o almeno autosufficienti; e anche un piano nazionale agroalimentare che sia ambientale e strategico per le nuove generazioni; 

11. Predisporre un piano economico nazionale sociale-civile-vitale legato alla sussidiarietà attiva,  sociale, civile, sussidiaria ecologica e ambientale, deve essere prioritaria in ogni esercizio e campo al posto di quella solo monetaria e solo finanziaria, ritorno alla economia reale in certi settori, chiudere le delocalizzazioni d’imprese,  controllo e tassazione delle mega rendite anche finanziarie e della gestione patrimoni e assicurazioni da reinvestire nel sociale transizione ecologica, 

12. Grande progetto integrato da più funzioni per i 2/3 del territorio italiano montano/collinare più vulnerabile, svantaggiato, difficile, abbandonato che può crollare a valle, ma anche premiato e autentico patrimonio culturale paesaggistico nazionale che ha in se già milioni di posti di lavoro e fare in modo che ritornino gli occupati a fare impresa e servizi, dalle scuole ai pronto soccorso, dalle regimazioni idrauliche all’antropologia di servizio;  

13. Giustizia a misura del cittadino e non del magistrato;  veloce, certo, equo; separazione drastica delle carriere; autogoverno magistrati composto da meno membri più laici e meno togati, non attivi; eliminare legame amministrativo legale fra politico e magistrato; nessun rientro di carriera chi fa il politico;  sanzioni esemplari per fuga di notizie e veline di atti processuali di chiunque;  carriere certificate con parametri pubblici; nuovo processo penale, carceri più vivibili, più sanzioni amministrative e servizi sociali al posto delle pene lievi, certezza assoluta e nessuna discrezionalità della sentenza definitiva per i reati gravi

Tutto ciò avendo consapevolezza, che ciò che ci aspetta dopo la fine della sanguinosa guerra di aggressione russa all’Ucraina, sarà particolarmente oneroso per le famiglie e le imprese, permanendo l’esigenza di trovare le alternative alla nostra attuale dipendenza energetica al gas e al petrolio russo, incrementando l’utilizzo delle energie alternative e delle disponibilità di gas del nostro territorio, nuove fonti di approvvigionamento internazionali, accanto allo sviluppo delle nuove tecnologie dell’idrogeno e del nucleare.

Prioritarie restano da risolvere con estrema urgenza: la ricostruzione della Sanità pubblica, la digitalizzazione del Paese, l’edilizia scolastica, la conversione energetica, la sicurezza idrogeologica del territorio. Suggerisco, infine, quanto ho già avuto occasione di esporre, ossia che per un’autentica ed efficace politica riformatrice tale da contrastare e battere lo strapotere della finanza che ha sin qui reso subalterne ai propri obiettivi sia l’economia reale che la stessa politica, sia indispensabile compiere le seguenti scelte di politica economica  finanziaria:

1. Obbligo di cessione al Tesoro dello Stato italiano da parte di Telecom Italia Sparkle

della proprietà dei cavi sottomarini, necessari alla comunicazione intranet dei movimenti

elettronici del denaro nel sistema bancario italiano (=abolizione della L.58 del 28 Gennaio

1992 e della Legge n. 35 del 29 gennaio 1992)

2. Controllo Statale sulla raccolta del risparmio tra il pubblico mediante compagnie

assicurative statali = abolizione del DPR n. 350/1985 firmato da Sandro Pertini

3. Obbligo di cessione da parte di Banca Intesa, Unicredit, Cassa Risparmio Bologna,

Carige e BNL del 51% delle loro azioni al Tesoro dello Stato Italiano al fine che lo Stato

italiano abbia, con 265 voti su 529, il controllo del 51% di Banca d’Italia (abolizione della L.82

del 7 Febbraio 1992), al fine che Banca d’Italia possa di nuovo dopo 25 anni tornare a vigilare

per impedire truffe sui derivati e su azioni/bond carta straccia, e per impedire anatocismo e

usura bancaria.

4. Reintroduzione della Legge Bancaria del 1936 (abolizione del decreto legislativo n.

385/1993):

5. SEPARAZIONE TRA BANCHE DI PRESTITO (loan bank) e BANCHE SPECULATIVE (investment bank) : abolizione del d.lgs n.481/1992 firmato da Giuliano Amato, Barucci e Colombo. Automatica re-introduzione della contabilità bancaria esistente prima del 31 Luglio 1992 (abolizione del Provvedimento di Banca d’ Italia del 31 Luglio 1992 firmato da Lamberto Dini al fine di fermare l’evasione fiscale verso i fondi speculatori petroliferi kazari proprietari della City of London e sede fiscale a tassazione zero nello stato USA del Delaware)

6. Divieto di prestare denaro creato con un clic elettronico anziché raccolto tra il

pubblico

7. Riduzione del capitale flottante di Banca Intesa, Unicredit, Cassa Risparmio Bologna,

Carige, BNL e di ogni altra società italiana strategica quotata in borsa (ENI,…) dall’attuale

85% del capitale totale, al 15%, al fine di evitare scalate da parte dei fondi speculatori

petroliferi kazari.

8. Divieto di vendite allo scoperto (divieto di short -selling) sia di tipo naked (presa in

prestito di titoli inesistenti per es. di MPS per farle crollare, le uniche finora vietate dall’UE) e

di quelle piene. Divieto in sostanza di ogni tipo di vendita allo scoperto contro titoli di società

italiane quotate alla borsa di Milano.

9. Abolizione del CICR (è l’ufficio di controllo occulto di Banca d’Italia)

10. Conferire il potere ISPETTIVO sia a Banca d’Italia che alla Consob, in aggiunta a quello

di vigilanza

11. Separare la Consob dal controllo di Banca d’Italia al fine di avere un organo ispettivo

indipendente. Possibilità anche per la GDF e per la Polizia di Stato di compiere ispezioni in

materia finanziaria, in materia di borsa.

12. Divieto per famiglie, imprese ed enti locali italiani di sottoscrivere derivati sulla valuta(=abolizione del DPR n.556/1987 emesso su proposta del Ministro del Tesoro Giuliano

Amato) e derivati sul tasso (=abolizione del D.M. del Tesoro n. 44 del 18 febbraio 1992

firmato da Mario Draghi)

13. Divieto al Governatore di Banca d’Italia di variare il tasso ufficiale di sconto (abolizione della L.n. 82 del 7 Febbraio 1992) al fine di evitare le truffe sui derivati sul tasso

14. Divieto di anatocismo nei conti correnti, leasing, mutui, prestiti con cessione del quinto e in ogni altra forma di prestito

15. Abolizione del piano di ammortamento alla francese, lecito solo il piano di

ammortamento all’italiana (quote capitali sempre uguali).

16. Divieto di usura oggettiva (supero tasso soglia) e divieto di usura soggettiva (supero

tasso medio). Introduzione della rilevanza immediatamente penale anche del supero del tasso

medio indipendentemente dalla situazione di difficoltà economica-finanziaria del soggetto

cliente

17. Abolizione della disciplina fondiaria ex art 38 e seg. TUB

18. Riforma del Tribunale delle Esecuzioni immobiliari sulla prima casa e sull’immobile

sede dell’attività: divieto di esecuzione immobiliare sulla prima casa e sulla sede dell’attività,

obbligo di prolungamento del mutuo, in caso di difficoltà, ad un tasso massimo pari al tasso

d’inflazione. Divieto di neutralizzazione del Fondo Patrimoniale (è una figura giuridica

prevista dal 1936 a tutela della famiglia italiana).

19. Divieto di concentrazione immobiliare diretta o per interposte persone (massimo 3

immobili) in soggetti posti in qualsiasi ruolo e funzione del Tribunale addetti all’esecuzioni

immobiliari e nella sezione fallimentare.

Divieto di concentrazione immobiliare diretta o per interposte persone (massimo 3

immobili) nell’avvocato e dottore commercialista della curatela fallimentare, dei sequestri

immobiliari e quali procuratori per le banche nelle esecuzioni immobiliari e nel custode e

nel notaio delle esecuzioni immobiliari

20. Creazione della Procura Nazionale contro i Reati finanziari commessi da soggetti

speculatori esteri, con distaccamento in ogni DDA, collegata all’INTERPOL e per la

prevenzione di attentati terroristici e jihadisti da parte dei fondi speculatori atti a riottenere il

controllo privato delle banche italiane e dell’Ente dell’Energia italiano

21. Obbligo di almeno cinque Parlamentari di ogni forza politica di partecipare all’

Assemblea Annuale di Approvazione del Bilancio delle banche italiane azioniste di

maggioranza di Banca d’Italia, in quanto vero governo del sistema e termometro della salute

del paese.

Spero che questi miei contributi possano servire ad avviare un proficuo dibattito, dal quale si possa giungere a un possibile accordo sul programma, indispensabile pre condizione per gli sviluppi politico organizzativi successivi.

Ettore Bonalberti

Venezia, 5 Maggio 2022

Che fare?

Parafrasando il celebre saggio di Lenin, con cui il leader sovietico delineò l’organizzazione e la strategia rivoluzionaria del suo partito, credo sia giunto il tempo di tentare di delineare come potremmo e/o dovremmo procedere chi, come molti di noi, si sentono di appartenere a quel vasto e articolato fiume carsico dell’area politica cattolico democratica e cristiano sociale.

Sono oltre vent’anni che ci proviamo, un tempo nel quale sono prevalsi sin qui le ambizioni e i tentativi di sopravvivenza di molti amici combattenti e reduci della “Prima Repubblica”, i quali, finita politicamente l’esperienza della DC, scelsero di appartenere “al nuovo che avrebbe dovuto avanzare”: chi a destra e chi a sinistra e quanti, come il sottoscritto, hanno tentato di dare attuazione pratica e politica alla sentenza della Cassazione n. 25999 del 23.12.2010, secondo cui: la DC non è mai stata giuridicamente sciolta.

Tentativo avviato nel 2011, concretizzato nel 2012 col XIX congresso nazionale convocato dal consiglio nazionale del partito autoconvocatosi a norma di statuto, nel quale congresso venne eletto alla segreteria del partito  Gianni Fontana, così come nel XX Congresso nazionale dell’Ottobre 2018, eleggemmo  segretario, l’attuale Renato Grassi.

Dobbiamo riconoscere onestamente che non siamo stati capaci di raggiungere l’obiettivo originario, nonostante il coraggioso ultimo tentativo della Federazione Popolare DC  promosso dall’amico Gargani, tenendo presente il permanere della questione dello storico simbolo scudocrociato, utilizzato come sicura rendita di posizione personale dagli eredi di Casini e Follini dell’UDC, finiti dal Pdl al PD, con Cesa, vittima del predominio del padovano De Poli, al ruolo di reggicoda della destra veneta di Galan prima e della lega salviniana attuale. Una posizione che, con quella di Rotondi, sempre organico al Cavaliere, ha di fatto reso impraticabile il disegno di Gargani e di altri amici ( Tassone, Eufemi, Gemelli….) della Federazione Popolare. Sono stati dieci anni (2012-2022) nei quali alla ricomposizione ha continuato a perpetuarsi la diaspora che tuttora persiste, accentuata dai velleitari tentativi di altri personaggi minori, capaci solo di amplificare la confusione di un’eterna “ Demodissea” DC. Tutto ciò in un Paese caratterizzato dal prevalere di una condizione etica, culturale, sociale ed  economica  di anomia ( assenza di regole, discrepanza tra mezzi e fini, venir meno del ruolo dei gruppi sociali intermedi), vittima di una crisi di sistema che si esprime nel forte astensionismo elettorale ( quasi il 50%) e con molta parte delle diverse componenti del sistema sociale, in primis quelle del terzo stato produttivo e delle classi popolari, alla ricerca di un centro democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, ispirato ai valori dell’umanesimo cristiano, alternativo alla destra nazionalista, ai diversi populismi e a una sinistra tuttora alla ricerca di una propria identità nell’età della globalizzazione. Trattasi della  ricerca di un nuovo equilibrio politico, tanto più necessario in questo tempo caratterizzato dalla tragica guerra russo ucraina, destinata a mettere a soqquadro gli equilibri che avevano retto l’Europa e il mondo da Yalta (4-11 Febbraio1945) e dalla nascita dell’OCSE, dopo la conferenza di Helsinki del 1975.

Credo che, a qualunque partito, gruppo o movimento si appartenga, siamo tutti convinti che la premessa per un processo di ricomposizione politica della nostra area sia costituita dall’approvazione di una legge elettorale di tipo proporzionale con sbarramento e introduzione del sistema delle preferenze e dell’istituto della sfiducia costruttiva.

In secondo luogo, si fa sempre più condivisa l’opinione che, prima di dividersi sul tema delle alleanze, sia indispensabile concordare una piattaforma programmatica che, come nei tempi migliori della storia politica dei cattolici ( Idee ricostruttive di De Gasperi e Codice di Camaldoli) sia in grado di intercettare i bisogni emergenti soprattutto dalle classi popolari e dai ceti medi produttivi, dalla saldatura degli interessi e dei valori dei quali, dipende la tenuta stessa del sistema sociale, politico e istituzionale del Paese.

Quanto al tema del programma tenterò in un prossimo articolo di proporre alcune idee, anticipando che, con un gruppo di esperti dell’Università di Padova, stiamo redigendo un questionario con il quale ci proponiamo di raccogliere con metodo bottom up le richieste prevalenti esistenti tra i nostri potenziale elettori nelle diverse realtà italiane.

Concordata la proposta di programma, si potranno definire le regole per la convocazione di un’assemblea nazionale costituente del nuovo centro democratico, popolare, liberale e riformista, nel quale potrà riconoscersi la maggioranza del popolo italiano. Solo allora, dalla volontà della base, sarà decisa la nuova classe dirigente da proporre alla guida del partito e al giudizio degli elettori.

Ettore Bonalberti

Venezia, 28 Aprile 2022

Al di là della nostalgia

Seguo sempre con interesse le note politiche dell’amico Giorgio Merlo il quale è intervenuto ieri, 8 Aprile, su Il Domani d’Italia, con un articolo dal titolo emblematico: La DC e chi la voterebbe ancora. Da un lato Merlo sostiene che la DC va archiviata come “fatto storico” e “prodotto politico”, dall’altra, citando una recente ricerca Ipsos su come votano oggi i cittadini che nel 1992 scelsero la DC, costata come quegli elettori si siano divisi tra Fratelli d’Italia e il PD. Conclude, tuttavia, che “la storia e l’esperienza della Democrazia Cristiana continuano ad essere attuali ed importanti. E quella politica e quel modo d’essere nella politica chiedono ancora di essere rappresentati e di essere interpretati nella società contemporanea. Piaccia o non piaccia ai populisti e ai sovranisti di turno”.

A me pare una lettura insufficiente della complessa realtà venutasi a creare dopo la fine politica del partito che ha rappresentato l’architrave del sistema italiano per oltre quarant’anni. Anche le conclusioni Ipsos sull’attuale tendenza elettorale degli ex DC non tiene conto che, dal 1993 in poi, il voto degli ex DC si sono divisi tra la nuova esperienza del movimento partito del Cavaliere, Forza Italia, che, grazie agli amici Sandro Fontana e don Gianni Baget Bozzo, scelse di aderire al PPE; quella della Margherita e poi del PD, insieme alla frastagliata serie di cespugli che, a diverso titolo, si rifanno alla DC. Questi ultimi sono il risultato della dolorosa diaspora DC ( 1993-2022) tuttora in corso.

Avendo attivato insieme a Silvio Lega e con il contributo di amici, tra i quali determinante il ruolo svolto presso ministero degli Interni e sentenze dei tribunali, da Leo Pellegrino, l’autoconvocazione del CN della DC fu fatta nel 2012 per dare pratica attuazione alla sentenza della Cassazione n.25999 del 23.12.2010, secondo cui: la DC non è mai stata giuridicamente sciolta, trovo ingenerosa e superficiale e insufficiente la lettura di quegli avvenimenti e dei suoi esiti. Ho scritto su questa triste vicenda il mio ultimo libro: DEMODISSEA, la Democrazia cristiana nella stagione della diaspora ( 1993-2020) edizioni Il Libro, nel quale testimonio da “osservatore partecipante” i travagli vissuti per il tentativo di ricomporre politicamente la Democrazia Cristiana.

Tentativo svolto con la segreteria di Gianni Fontana prima e di Renato Grassi, attuale segretario politico, mentre sono sorti tanti cespugli di pseudo aspiranti leader democratico cristiani. Una dispersione suicida che si è tentato, anche qui con enormi difficoltà, di superare con la Federazione DC e Popolare coordinata da Giuseppe Gargani.

Seguo quotidianamente le note su facebook e whatsapp di Insieme guidata da Giancarlo Infante e degli amici DC di Giulio Andreotti, come le diatribe dai risvolti tragicomici di altri “personaggetti”, per sottolineare come tra nostalgia e vacui velleitarismi non mancano i tentativi di costruire un’offerta politica in linea con la nostra migliore tradizione. Ho accolto con molto interesse le conclusioni del convegno di Viterbo su De Gasperi e il documento finale : “Boarding card- Idee ricostruttive oggi”. Anche qui non è la nostalgia ma una visione realistica della politica. Essenziale resta l’esigenza di ricomporre quanto oggi è ancora frammentato. Si tratta di tenere conto, da un lato, della struttura socio economica e culturale dell’Italia, nell’età della globalizzazione, e, dall’altra, delle esortazioni provenienti dalla Chiesa come quella espressa dal card Bassetti in un’ intervista al Corsera (9 Novembre 2019): “È necessaria una nuova presenza di cattolici in politica. Una nuova presenza che non implica solo nuovi volti nelle campagne elettorali, ma principalmente nuovi metodi che permettano di forgiare alternative che contemporaneamente siano critiche e costruttive” che riprende quanto a più riprese ha affermato Papa Francesco.

Con la mia teoria, definita euristicamente, dei “quattro stati”: la casta, i diversamente tutelati, il terzo stato produttivo, il quarto non Stato, ho tentato di rappresentare sociologicamente l’attuale complessa composizione sociale italiana, caratterizzata da interesse e valori diversi e in taluni casi contrapposti, che richiedono risposte ispirate, oggi come nelle fasi precedenti della rivoluzione industriale, dalla dottrina sociale cristiana.

Siamo, dunque, alla presenza di una domanda, soprattutto del terzo stato produttivo e dei diversamente  tutelati, che non trova nell’attuale assetto politico del Paese, un’offerta politica che sta riducendosi a un tripolarismo forzato tra destra guidata da Fratelli d’Italia, PD e M5S.

Si deve uscire da questo trilemma dal quale le formule di governo sin qui prodotte sono prevalenti quelle guidate da personalità  di natura tecnica, espressione di una crisi politica che sta sempre più caratterizzandosi come crisi di sistema . Una situazione aggravatasi con la pandemia prima e con l’attuale guerra russo-ucraina, destinata a mutare l’intero assetto geopolitico europeo e mondiale.

Sono convinto che in tale contesto serve attivare un forte centro democratico, popolare, liberale e riformista, europeista e occidentale, alternativo alla destra nazionalista e distinto e distante dalla sinistra alla faticosa ricerca della propria identità. Un centro nel quale andrebbero ricomposte tutte le fratture esistenti nel campo degli ex DC, aperto alla collaborazione con le culture liberal democratiche e riformiste socialiste, per il quale la DC di Grassi e la Federazione Popolare DC, insieme alle altre realtà di ispirazione popolare, cattolico democratica e cristiano sociale, sono tutte impegnate.

Servirà, innanzi tutto, definire un programma all’altezza dei bisogni del terzo stato produttivo e delle classi popolari presenti tra i diversamente tutelati, per garantire quella saldatura tra ceti medi e classi popolari che è stato il ruolo storico politico sociale e istituzionale più importante della DC di Gasperi, Fanfani, Moro, sino all’ultimo esperienza di Martinazzoli.

Su questi fondamentali, anche con la DC di Grassi e la Federazione Popolare e dei DC, siamo tutti coinvolti e ci auguriamo di ricomporci al centro con quanti intendono impegnarsi per un’area politico culturale e sociale di cattolici democratici e cristiano sociali, ispirata dai valori della dottrina sociale cristiana. Non di nostalgie regressive, dunque, si tratta, ma della volontà di offrire ancora una volta alla società italiana una proposta politica che adesso, ahinoi, non esiste.

Ettore Bonalberti

Venezia, 9 Aprile 2022

Ricomponiamoci  per un’alleanza euro-atlantica

Il prossimo election day del 12 Giugno, scade in un momento particolarmente difficile della situazione internazionale per la guerra russo-ucraina e le sue drammatiche e  dolorose conseguenze, non solo interne all’Ucraina, ma per la stessa Unione europea e per l’Italia.

In tale quadro caratterizzato dal venir meno della compattezza dei partiti della maggioranza, interessati a ritagliarsi un ruolo autonomo e attivo in previsione delle politiche del 2023, considerate le difficoltà sin qui incontrate dal processo di ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale, credo sia opportuno ripartire dal basso, dai territori in cui si svolgeranno le prossime elezioni amministrative.

Ho scritto, al riguardo: per l’election day del 12 Giugno proviamo a far partire dai territori  interessati, la formazione di liste unitarie di cattolici democratici e cristiano sociali, ispirati dai valori del popolarismo, alternativi alla destra nazionalista e populista e alla sinistra senza identità? Liste di cattolici democratici che sappiano affermare i valori patriottici e solidaristici che nazionalisti e reduci di sinistra non sanno più portare avanti in modo credibile.

Il M5S che, dopo il voto del 2018, è ancora il partito di maggioranza relativa in parlamento, con le ultime prese di posizione del riconfermato leader, Giuseppe Conte, ha introdotto elementi di forte instabilità, proprio sul tema della politica estera che è sempre stato uno dei capisaldi della strategia politica italiana.

La scelta del Patto Atlantico compiuta dalla DC di De Gasperi, non senza difficoltà interne  al partito, con quella dell’Unione europea, costituirà uno dei fondamentali della politica italiana, entrambi sempre difesi negli oltre quarant’anni di egemonia-dominio della DC alla guida dei governi, insieme alle altre componenti di area liberal democratica e socialista con cui abbiamo condiviso la responsabilità di governo ( 1948- 1993).

La guerra russo ucraina ha fatto riemergere uno scontro tra movimenti e partiti schierati più nettamente a sostegno, anche militare, dell’Ucraina, con altri, minoritari, legati più o meno esplicitamente alla Russia putiniana. Una guerra destinata a sconvolgere i vecchi equilibri internazionali fissati a Yalta e all’illusione di un’egemonia esclusiva americana, dopo il crollo del muro di Berlino, sta rivelando la realtà di un multipolarismo che, superando il vecchio conflitto della guerra fredda URSS-NATO, deve fare i conti non solo con l’aspirazione imperialistica putiniana, ma con il nuovo “secolo asiatico” interpretato da India e Cina con gli altri stati dell’estremo oriente del pianeta. E’ in questo nuovo scenario che la politica italiana deve fare i conti, con un partito di maggioranza relativa da qualche tempo in fase di seria frammentazione sul piano parlamentare e, sempre più ondivago su quello delle scelte strategiche, come quella in materia di fedeltà ai patti internazionali sottoscritti. Atteggiamenti e comportamenti come quelli di Giuseppe Conte e del presidente cinque stelle della commissione esteri del Senato, Petrocelli, minano fortemente la credibilità dell’Italia con i propri alleati occidentali. Quest’altalenante comportamento grillino dimostra che il movimento del “vaffa” può sicuramente raccogliere, come nel 2018, il voto del disagio e del qualunquismo sempre latente tra gli elettori italiani, ma, difficilmente, consente di guidare il governo del Paese. Di qui la necessità di ricomporre un’area politica di ispirazione popolare in grado di raccogliere il consenso di una parte importante dell’elettorato italiano e capace di allearsi con le componenti di area liberal democratica e riformista, alle prossime elezioni politiche del 2023, per dar vita a una forte intesa euro atlantica a sostegno della leadership di Mario Draghi. Le elezioni amministrative del 12 Giugno sono, quindi, l’occasione utile e opportuna per avviare proprio dai territori interessati, il processo-progetto della nostra ricomposizione politica. Non c’è più tempo e spazio per i rinvii o, peggio, per i piccoli cabotaggi delle ambizioni personali dei soliti noti.

Ettore Bonalberti

Venezia, 1 Aprile 2022

Tra  fede e responsabilità politica

Della guerra russo ucraina su un dato di fatto indiscutibile ritengo siamo tutti d’accordo: Putin è l’invasore e l’Ucraina la vittima. Sui modi per concorrere alla pace le posizioni sono molto diverse, anche se prevale la dicotomia tra quanti intendono sostenere militarmente i resistenti e quanti si professano pacifisti senza se e senza ma.

Fedele alla nostra storica tradizione democratico cristiana a sostegno dell’ Unione europea e dell’alleanza atlantica, mi sono fin dall’inizio schierato tra coloro che hanno scelto la linea del governo Draghi, coerente con la fedeltà ai nostri trattati comunitari e della NATO.

Dopo il netto pronunciamento di ieri di Papa Francesco contro i governi che hanno deliberato l’aumento delle spese militari al 2%, come da molto tempo richiede la NATO, vivo un serio imbarazzo.

Che fare allora per aiutare i resistenti valorosissimi dell’Ucraina, novelli Davide contro il gigante russo Golia? Oltre alle sanzioni che UE e USA hanno stabilito in forme assolutamente inedite e ampie, o si aiutano inviando loro armi e munizioni tenendo conto della superiorità incommensurabile  tra le dotazioni dei due contendenti, o si ricorre alle rogazioni e alle marce per la pace che dovrebbero favorire la diplomazia.

Papa Francesco si è nettamente dichiarato per queste ultime opzioni, dopo che il segretario di Stato, card Parolin, aveva ammesso la legittimità della difesa operata dagli ucraini vittime dell’occupazione putiniana e del loro sostegno anche militare. Comprendo e condivido il richiamo al vangelo di Luca che avrebbe consigliato al presidente Zelensky di fare bene i conti prima di decidere di sostenere l’impraticabile scontro, così come, ovviamente, quello di Papa Francesco ispirato ai valori fondamentali della nostra fede cristiana. Ricordo anche la nostra Costituzione che all’art. 11 stabilisce: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”, anche se all’art.52 pone la difesa della patria quale “sacro dovere”. Un dovere che non vale solo per noi, ma anche per i valorosi resistenti ucraini.

Furono temi molto dibattuti all’assemblea costituente, resi drammaticamente attuali da questa infame guerra. Nella difficilissima possibile azione diplomatica richiesta alla Santa Sede, dallo stesso presidente ucraino, è ragionevole ritenere che la netta presa di posizione neutrale di Papa Francesco serva anche a favorire tale opportunità, resa tanto più difficile dopo che la chiesa ortodossa russa, divisa dall’altra chiesa di Kiev, si è posta come sostegno morale e culturale al dominio putiniano della Russia.

Noi cattolici, siamo di fronte al permanente dilemma: come restare fedeli agli orientamenti pastorali della Chiesa e alle nostre responsabilità politiche, che discendono dalla nostra azione autonoma e pienamente responsabile di laici impegnati nella “città dell’uomo”.

Se da un lato, non possiamo che accogliere con rispetto le indicazioni del Pontefice, coerenti con i fondamentali della nostra dottrina sociale e per noi degli insegnamenti sturziani in materia, dall’altro, dobbiamo essere rispettosi degli impegni che derivano all’Italia dalla sua partecipazione all’Unione europea e alla NATO. NATO e UE sono due scelte che appartengono alla storia, compiute da governi a guida DC e hanno costituito le fondamenta della politica estera dell’Italia dal secondo dopoguerra sino ad oggi,  a parte  la triste caduta russo cinese del governo giallo-verde di Conte e Salvini. Sappiamo che, comunque finisca questa tragica guerra, non saranno più gli equilibri di Yalta a sopravvivere. Essi, infatti, sono stati fatti saltare da questa scelta scellerata di Putin, contraria a ogni regola e principio di diritto internazionale. Esistono molti motivi per i quali noi cattolici democratici e cristiano sociali siamo critici con l’Occidente dell’età della globalizzazione. Superato il principio del NOMA ( Non Overlapping Magisteriae) non possiamo condividere una situazione nella quale politica ed economia reale sono ridotte al ruolo servente del potere dei gruppi finanziari dominanti; così come non possiamo condividere il prevalere di un relativismo morale che intende sconvolgere i più elementari diritti naturali su cui si fonda tutta la nostra eredità morale, culturale e sociale, elevando a diritto ogni desiderio individuale. Non possiamo accettare, a forziori, che l’8% della popolazione mondiale che detiene il 90% delle risorse del pianeta giochi a fare la guerra Sappiamo anche, però, che non potremo mai rinunciare ai valori di democrazia, giustizia e  libertà che, insieme alle altre culture di ispirazione democratica, laica e liberale abbiamo contribuito a iscrivere nel patto costituzionale. C’eravamo illusi con il nostro Beato Giorgio La Pira, che, nell’età nucleare, non valesse più il principio: si vis pacem para bellum. Putin sta dimostrando che questo non solo è possibile, ma è disponibile ad andare avanti sino alla fine; sino, cioè, a quella che sarebbe la fine del mondo. Non sono tempi di scelte facili, specie per noi cattolici divisi tra fede e realismo politico, eppure, come ci ammoniva Aldo Moro: questo è il tempo che c’è dato di vivere. Parteciperemo a preghiere e alle marce della pace, non mancando, però, di sostenere gli impegni internazionali del Paese e contiamo fiduciosi sul ruolo  che il Santo Padre potrà assumere per por fine a questo immane massacro.

Ettore Bonalberti

Venezia, 25 Marzo 2022

Movimenti sparsi d’area

Con l’avvio della primavera sono annunciati diversi movimenti dell’area politico culturale cattolico democratica e cristiano sociale. Sono iniziative che il mitico Gianni Brera, da un punto di vista calcistico, descriverebbe come quelli della fase della partita dei “mena torrone”, ossia di una melina improduttiva di centro campo senza finalizzazione efficiente ed efficace. Gli amici siciliani, meglio la definirebbero come un esempio pratico del verbo “annacare”  che, come mi spiegò un giorno Leoluca Orlando, significherebbe : il massimo di movimento col minimo spostamento. In definitiva, stiamo assistendo alla ripresa di iniziative sparse e ancora una volta senza alcun collegamento tra di loro.

Probabilmente la più interessante è quella del movimento/partito di Insieme, che annuncia una proposta programmatica condivisibile, ma ancora sostenuta dall’idea dell’autosufficienza; anzi dell’ambizione di assumere un ruolo guida autonomo, reso tuttavia, incerto dalle stesse difficoltà di conservazione dell’unità all’interno della stessa esperienza politica.

Anche Gianfranco Rotondi, che ho più volte definito: “ il miglior fico del bigoncio”, annuncia la convocazione addirittura di un congresso nazionale del suo nuovo movimento-partito, Verde è Popolare. Trattasi di un progetto che, avviato un anno fa, intende mettere insieme quanti, cattolici e laici si ritrovano sugli orientamenti pastorali della “ Laudato SI”. Un progetto che deve scontare, da un lato, la permanenza mai messa in discussione del leader irpino tra i fedelissimi del Cavaliere e, dall’altra, le scelte dell’articolata realtà dei verdi italiana, pressoché unitariamente orientata a sinistra. Come possa riuscire a combinare questo difficile rebus, pur in una fase politica caratterizzata dal diffuso trasformismo, solo il tempo ci darà conto del suo esito.

Nella scompaginata area dei diversi attori e movimenti post diaspora DC, spetta alla DC guidata da Renato Grassi, sin qui l’unica legittimata da sentenze del tribunale romano, compiere il miracolo di una ricomposizione, dovendo fare i conti permanenti con il partito di Cesa, l’UDC, gestore del simbolo scudo crociato, ma, adesso, di fatto dominato dal sen padovano,  Antonio De Poli, reggicoda da sempre dell’area di destra a guida leghista e forza italiota.

Molto opportuna e interessante l’iniziativa annunciata da Ivano Tonoli e Corrado Gardina il 23 Marzo p.v. a Roma, per la presentazione del “Comitato per la raccolta di firme sulla legge elettorale proporzionale” . Come scrivono i promotori, sarà questa “ l’occasione per incontrare autorevoli democristiani d’Italia e di analizzare la necessità di creare un gruppo unito di moderati”

Da parte mia, da sempre auto nominatomi “ DC non pentito”, resto fedele alla mia casa, la DC, anche se ho concorso a sostenere il generoso impegno dell’amico, On Peppino Gargani, di una Federazione dei Popolari e DC, sin qui ferma al surplace, per il costante disimpegno de facto dei soliti Cesa e Rotondi.

La situazione nuova e pericolosa venutasi a creare con la guerra russo-ucraina e le sue inevitabili conseguenze sul piano geopolitico europeo e mondiale, come bene ha scritto l’amico Giorgio Merlo su Il domani d’Italia, comporterà scelte difficili e non più rinviabili anche nello scacchiere politico interno italiano.

Credo che dovremo rafforzare l’unità delle culture politiche euro-atlantiche che, con più coerenza, stanno sostenendo l’impegno della guida di governo di Mario Draghi, nella convinzione che della guida del capo di governo avremo bisogno anche dopo il voto che, auspicabilmente, si terrà nel 2023. Qualunque potrà essere la legge elettorale che governo e parlamento decideranno di adottare, un rassemblement euro atlantico guidato da Draghi, ritengo sia la soluzione più opportuna per l’Italia.

Come sempre a tale raggruppamento democratico, liberale e riformista, sarebbe utile e necessario apportare il nostro contributo di idee, di valori e di interessi della nostra area politica culturale e sociale di cui, mai come in questo momento, con la guerra alle porte, il nostro Paese ha bisogno.

Ettore Bonalberti

Venezia, 21 Aprile 2022

Tempo in scadenza, se non già scaduto

In piena emergenza bellica, con la guerra che potrebbe coinvolgere la stessa UE, sembra anacronistico discutere della politica di casa nostra e, in particolare, di quanto sta accadendo nella nostra area di riferimento culturale. Ha suscitato un forte interesse la lectio magistralis del card. Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, al convegno presso l’aula magna pontificia dell’università San Tommaso d’Acquino a Roma,  Mercoledì 9 Marzo scorso. Non è la prima volta che la gerarchia ecclesiastica discute dell’impegno politico dei cattolici, ma, onestamente, dobbiamo evidenziare che queste sollecitazioni, assai raramente da Roma, sono raccolte tra i vescovi diocesani e i parroci in sede locale. Tra questi ultimi continua a prevalere, infatti, l’indifferenza, quando non anche la forte e deliberata opposizione, ai tentativi che movimenti e gruppi di laici fanno nascere dalla base. E’ sicuramente importante ricevere orientamenti e sollecitazioni dall’alto, ma sarebbe necessario che a quelle sollecitazioni corrispondessero non solo l’impegno dei laici credenti, ma anche la disponibilità degli esponenti  periferici della struttura ecclesiale.

E’ difficile comprendere come in piena emergenza bellica, in Italia, le Camere  siano impegnate ad approvare il suicidio assistito, mentre in Ucraina si realizza il genocidio volontario. E’ anche questa la manifestazione del prevalere del relativismo morale nella società occidentale,  destinata, così, a soccombere alla volontà di dominio del “secolo asiatico”.

Il voto di ieri alla Camera rappresenta il punto morto inferiore e la dimostrazione del ruolo insignificante svolto politicamente da quelli che, a diverso titolo, continuano a definirsi gli eredi della grande tradizione del cattolicesimo democratico e cristiano sociale. Questi ultimi sono gli inefficienti e inefficaci presunti interpreti di una vasta e complessa realtà, fatta di associazioni,  movimenti e gruppi sociali e culturali, incapaci sin qui di esprimere una sintesi politica all’altezza delle indicazioni pastorali della Chiesa, da un lato, e, dall’altro, delle esigenze di una società dominata dall’anomia sociale, culturale e politica, nella quale è assente quel riferimento democratico e popolare che ha contrassegnato una parte importante della storia nazionale. Un riferimento che, nella storia italiana, con la DC, ha saputo saldare gli interessi dei ceti medi e delle classi popolari impedendo in tal modo il rifugio nelle scelte nazionaliste e autoritarie duramente vissute dal popolo italiano.

Al progetto di costruzione dell’unità nazionale il cattolicesimo democratico e cristiano sociale seppe concorrere autorevolmente insieme alle altre forze liberal democratiche e riformiste di ispirazione socialista, con le quali siglò il patto costituzionale. Una carta fondamentale dei diritti e dei doveri assai impregnata dei valori della dottrina sociale cristiana, grazie al contributo dei padri costituenti democratico cristiani: da De Gasperi a Gonella, Gronchi, Dossetti, La Pira, Mortati, Moro e Fanfani, i quali lasciarono un’impronta indelebile nella nostra Costituzione.

Quando leggiamo che, premessa per una ricomposizione politica della nostra area servirebbe partire dal programma, a me pare che la risposta più semplice ed efficace rimanga quella di fare riferimento ai principi della dottrina sociale cristiana, aggiornati dalle encicliche dell’età della globalizzazione ( dalla Centesimus Annus, alla Caritas in veritate, all’Evangeli Gaudium, Laudato SI  e Fratelli Tutti) e all‘impegno di attuazione integrale della Costituzione repubblicana. L’amico Giannone ha indicato i sei pilastri (Umanesimo integrale, Dottrina Sociale Cristiana, Popolarismo e Personalismo, Ecologia integrale ed Etica ecologica, Costituzione repubblicana e CEDU- Carta Europea dei Diritti Umani)che, ancor meglio, definiscono le coordinate del nostro impegno e credo che, al di là delle loro concrete applicazioni nel tempo che ci è dato di vivere, siano proprio quelle le scelte strategiche per un movimento politico che intendesse porsi quale strumento di ricomposizione politica della nostra area. Un movimento politico tanto più necessario, nello stallo che permane, derivato da un bipolarismo forzato nel quale si assiste al dominio, da un lato, della destra nazionalista e populista e, dall’altro, di una sinistra ancora alla ricerca della propria identità. A breve, anche se andassimo a votare alla scadenza naturale, il problema delle alleanze si porrà, specie se permarrà l’attuale legge elettorale maggioritaria. In ogni caso, tuttavia, ritengo che prioritaria rimanga la necessità di una nostra ricomposizione al centro. Abbiamo tentato con la Federazione Popolare DC di facilitare tale progetto-processo, sin qui senza esito positivo. Alla fine, come accade da molti anni, puntuale è scattato il condizionamento dell’UDC, sempre disponibile a parole a ricongiungersi con i fratelli DC separati, ma a ogni prova del nove elettorale, sempre unita in posizione marginale servente della destra a dominanza leghista e, oggi, di Fratelli d’Italia. Questa contraddizione si deve superare, così come va superata la frantumazione della diaspora tra la venti diverse DC sparse nel Paese, che rappresentano una situazione tragicomica inaccettabile, non solo da chi della DC storica ha fatto diretta esperienza, ma dalla stragrande maggioranza degli elettori italiani. A Grassi il compito di facilitare il progetto.

Anche gli ammirevoli tentativi degli amici di Costruire Insieme, della Rete Bianca, come quelli dell’On Rotondi con il suo Verde è Popolare, unitamente a quelli dell’On Mastella con NOI di Centro, se non troveranno il modo di giungere a una ricomposizione rischiano di ridursi, come già sperimentato negli anni, a partitini di testimonianza con consensi da prefisso telefonico, efficaci solo ed eventualmente per qualche sistemazione personale in liste disponibili all’accoglienza dei capi.

Ho più volte sollecitato, sin qui senza riscontro, un incontro fra tutti gli amici di queste esperienze alla ricerca di un ubi consistam, auspicando anche che dalla base potessero, contemporaneamente, avviarsi dei comitati civico popolari di partecipazione democratica, dai quali far emergere una nuova classe dirigente credibile e dalla forte passione civile. A me pare che non ci sia più tempo da perdere, anzi che il tempo sia quasi scaduto, ma sono consapevole di essere un povero don Chisciotte, chiuso nel suo buen retiro forzato veneziano; un “medico scalzo” senza potere, spinto solo dalla volontà di concorrere all’unità politica possibile dei cattolici democratici e cristiano sociali.

Ettore Bonalberti

Venezia, 11 Marzo 2022

Superare i pregiudizi antichi

Mi auguro che riesca il tentativo avviato dall’amico Renato Grassi, segretario nazionale della DC ricostituita politicamente dopo la decisione della Cassazione del 23.12.2010, sentenza n.25999 ( “la DC non è mai stata giuridicamente sciolta”), di invitare i diversi partiti, associazioni, movimenti e gruppi dell’area cattolico democratica e cristiano sociale in una sede come l’Istituto Sturzo, per discutere della loro possibile ricomposizione politica.

Come ho scritto altre volte, sono anche convinto, però, che all’azione avviata dall’alto ( top down) che deve sempre scontare le ambizioni di molti leader o presunti tali e le difficoltà che hanno caratterizzato la lunga stagione della diaspora post DC ( 1993-2022) si debba aggiungere quella dalla base (bottom up) . L’iniziativa, cioè, che punti a ricomporre nelle diverse realtà territoriali l’avvicinamento di quegli stessi partiti, associazioni, movimenti e gruppi, a partire dalle elezioni amministrative che si terranno nella prossima primavera. Un’occasione  non rinviabile per organizzare liste civiche di area popolare insieme a esponenti dell’area liberal democratica e riformista, alternative alla destra nazionalista e alla sinistra alla ricerca della propria identità. Per facilitare l’avvio di tale progetto in sede locale, la costituzione di comitati civico popolari di partecipazione democratica può risultare un efficace strumento, in assenza di partiti organizzati sul territorio secondo le forme del passato, per la selezione di una rinnovata classe dirigente da proporre nelle candidature delle liste elettorali.

Credo che, in ogni caso, sia indispensabile superare una serie di pregiudizi, alcuni dei quali, frutto delle antiche divisioni già vissute nella DC, al tempo dello scontro tra filo socialisti e filo comunisti. Il tempo del “preambolo” che segnò una fase importante della vita politica nazionale. Una divisione, tuttavia, che non ha più alcuna ragione di esistere nella nuova situazione nella quale i partiti del 1980 ( Congresso DC del Febbraio di quell’anno)  non esistono più e il tema odierno non è più quello della maggiore o minore distanza dal PCI, ma se e come affrontare l’alternativa a una destra nazionalista che si sta affermando quale primo partito secondo gli ultimi sondaggi. Mantenere, dunque, le vecchie divisioni, oltre che anacronistico, si sta rivelando un atteggiamento stupido che, alla fine, produrrebbe del male solo a noi stessi e a quelle stesse classi medie e popolari orfane di una rappresentanza politica di centro seria e affidabile. Come nella lunga storia nazionale è ben noto a noi DC che, quando viene meno la saldatura di interessi e di valori tra ceti medi e classi popolari, si apre un vuoto politico occupato o occupabile dalla destra e/o dall’uomo forte al comando. Nella crisi politico istituzionale del Paese, in questa  e nella passata legislatura, si è ricorso alla formula dei tecnici esterni non eletti alla guida del governo, sino alla leadership attuale di Mario Draghi del “governo delle larghe intese”, ma l’insufficienza e la debolezza di tale soluzione sta emergendo ogni giorno di più. Una debolezza tanto più  grave considerando gli impegni derivanti all’Italia da ciò che essa ha assunto con il Next Generation UE e gli adempimenti conseguenti del PNRR.

Serve ricostruire un centro politico forte, risultante dalla collaborazione tra esponenti delle culture politiche che sono state alla base del patto costituzionale, tra le quali, essenziale è e sarà l’apporto di quella popolare. Devono, però, essere superati tra di noi i vecchi pregiudizi e le nostre distinzioni. Uniti nei valori di riferimento e nella volontà di tradurre nelle istituzioni gli orientamenti indicati dalle encicliche sociali della Chiesa e nell’attuazione integrale della Costituzione repubblicana, e affermata da tutti noi la scelta irreversibile dell’alternatività alla destra nazionalista e populista, non può essere agitata la discriminante dell’apertura apriori a sinistra come dirimente per la nostra ricomposizione. Ritengo questa premessa inopportuna sul piano tattico e insufficiente su quello strategico, tale da favorire soltanto la nostra divisione. Sarà sui contenuti di una piattaforma condivisa di programma e sulla volontà di attuare integralmente la Costituzione che, alla fine, insieme decideremo la scelta delle alleanze, tenendo anche presente la legge elettorale di cui disporremo e che ci auguriamo di tipo proporzionale. Ecco perché adesso è l’ora di ritrovarci a Roma e di impegnarci nel lavoro di base nelle periferie, per facilitare il progetto di ricomposizione politica utile per noi e per il nostro Paese.

Ettore Bonalberti

Venezia, 18 Febbraio 2022

Riflessioni sulla  pandemia

Sono vaccinato con tre dosi e ho condiviso sia le scelte compiute dal Governo Conte e commissario Arcuri, all’inizio della pandemia, che quelle successive di Draghi-Figliuolo. Confesso che non ho mai volutamente replicato alle posizioni estreme di alcuni amici novax sostenitori di fantomatici processi di Norimberga, spesso accompagnati dall’uso di espressioni ingiuriose contro il governo, inaccettabili. Riconosco, tuttavia, che non mancano le ragioni di critiche, sempre utili e necessarie, specie quando si tratta, come nel caso del Covid, di un fenomeno del tutto nuovo tra le pandemie da virus sin qui conosciute.

Ho più volte espresso, in sintonia con l’amico dr Alessandro Govoni, le mie forti critiche sul sistema finanziario internazionale dominato dagli hedge funds anglo caucasici/kazari (“BlackRock, BridgewaterAssociates, Citibank, GoldmanSachs, JP Morgan, Morgan Stanley, Pioneer e Vanguard, tutte multinazionali finanziarie luterane tedesco orientali ), con sede operativa nella city of London e fiscale nello stato USA del Delaware, a tassazione zero e sul loro controllo di Big Pharma e di tantissimo altro.

Mi ha indotto a scrivere questa riflessione sulla situazione pandemica proprio una nota di Govoni pervenutami in data odierna, che riporto integralmente. Scrive Govoni:

“Se il Ministro della Salute avesse avuto l’ “accortezza” di leggere gli studi dell’ Istituto Italiano Tumori che le Procure gli  avevano già trasmesso dal 2019,  avrebbe “compreso”  che i sintomi più lievi ( raffreddore e febbre) sono dovuti ai batteri delle deiezioni dei polli spruzzati nell’ aria nei campi,  chiamati impropriamente Covid,  e i sintomi più gravi (tosse secca persistente , dispnea notturna, polmoniti bilaterali),  sono dovuti all’ esposizione al catrame che a Cremona, Bergamo, Brescia, Milano e in tante altre città delle pianure italiane,   sono oltre alla soglia di tollerabilità umana da almeno 10 anni, e dopo 10 anni i sintomi da esposizione al catrame,  accertò negli anni 30 l’ istituto italiano tumori, poi nel 1943 secretato col copyright, sono questi (tosse secca persistente, dispensa notturna, poi polmoniti bilaterali).  Il Ministro della Salute ha però stranamente omesso di farlo, come mai? Il problema è che l’ esposizione al catrame provoca proliferazione batterica e parassitaria dell’ Anchilostoma. Il problema è con la “vigile attesa”, la proliferazione batterica  va avanti, col “paracetamolo” contenendo esso, come è noto,  anilina che è un derivato del catrame, la proliferazione batterica diventa abnorme, con “no antibiotici”  la proliferazione batterica non si arresta, con “no sport” le spore dei batteri e  le larve dell’ Anchilostoma, che con la sudorazione verrebbero espulse, non vengono espulse e la proliferazione batterica e quella dell’ Anchilostoma non viene diminuita. Il problema è che con queste errate cure domiciliari, si crea un’infiammazione batterica e parassitaria dell’ Anchilostoma che porta al cancro su cui Pzifer e Moderna con i preparati chemioterapici guadagnano 80 volte i loro costi di produzione.

Come mai il Ministro della Salute Roberto Speranza ha stranamente omesso di considerare gli studi desegretati dal copyright dell’ Istituto Italiano Tumori  che le Procure gli avevano già trasmesso dal 2019?

Come mai il Ministro della Salute Roberto Speranza ha stranamente  omesso di considerare gli 800 deceduti nel 2018 per polmoniti bilaterali già  accertati dalla Procura di Brescia?

 Come mai il Ministro della Salute Roberto Speranza, al presentarsi nel 2020 dei primi deceduti per polmoniti bilaterali, ha stranamente omesso di  far  aprire i corpi per accertare la vera  causa, invece che far incenerire i corpi?

Come mai il Ministro della Salute Roberto Speranza ha stranamente omesso di considerare che nel vaccino anti SARS Cov- 2  vi sono anche eccipienti,  dichiarati da Pzifer e Moderna nel RCP  Paragrafo 6.1, come

potassio cloruro,colesterolo, potassio, diidrogenato, ALC 0315, che provocano proliferazione batterica,  che,  alla lunga,  come accertò l’ Istituto Italiano Tumori,  porta al cancro? 

 Non sarà  colluso con queste stesse  industrie farmaceutiche che guadagnano 80 volte i loro costi di produzione sui preparati chemioterapici ?”

 A queste forti domande-accuse rivolta al ministro Speranza e al governo, ho replicato a Govoni così: la tua analisi è convincente, ma possibile che tutto il mondo sia caduto in questo errore per ignoranza o, peggio, per colpevole meditata sottovalutazione della pandemia? La replica di Govoni: “Con le privatizzazioni moltissimi governi sono caduti in balia di queste multinazionali, se pensiamo che Vanguard, il più grande fondo speculatore dei Rothshild/Rockfeller, detiene oggi un patrimonio di 25.000  miliardi di dollari, cioè è 50 volte più ricco dell’ Italia, la nazionalizzazione di settori come energia,  farmaceutica, Sanità, e banche, è diventata imprescindibile”.

Analisi e indicazioni di proposte politiche su cui riflettere, con un dibattito serio e approfondito tra tutti noi DC e Popolari e con la più vasta area degli amici liberal democratici e riformisti italiani, se non vogliamo ridurre la politica al ruolo di ancella servente dei poteri finanziari dominanti.

Ettore Bonalberti

Venezia, 16 Febbraio 2022

Mario Draghi e il cantiere aperto del centro

Che Mario Draghi  un lavoro “possa trovarselo da solo” non abbiamo alcun dubbio, così come crediamo al suo diniego ad assumere il ruolo di federatore dei tanti centrini in cerca di riunificazione. Riteniamo anche che il suo ruolo di capo del governo debba rimanere sino al raggiungimento degli adempimenti previsti dall’UE per il PNRR. Ciò non toglie, tuttavia, che ci si debba impegnare per costruire il nuovo centro della politica italiana che, come ho scritto più volte, non può risultare dalla semplice sommatoria dei diversi addendi sul campo, ma dovrebbe rappresentare l’incontro delle principali culture politiche riformiste presenti in Italia. Nell’ambiente laico purtroppo, tranne qualche lodevole eccezione, sembra prevalere il deserto culturale. Dopo la caduta del Muro, si sono avuti molti atti di apostasia dalle dottrine social-democratiche e liberal-democratiche e si è notato l’abbracciare, con stolto entusiasmo, il neo-liberismo o finanz-capitalismo, pseudo-ideologia che non ha niente a che vedere col liberalismo di Benedetto Croce. Assai più attrezzata, almeno sul piano culturale, è l’area cattolico democratica e cristiano sociale, considerato che le ultime encicliche sociali della Chiesa Cattolica ( Centesimus Annus, Caritas in veritate, Evangelii gaudium, Laudato SI, Fratelli tutti) insieme all’appello di Papa Francesco in occasione della LV Giornata della pace, costituiscono le più avanzate risposte ai problemi connessi all’età della globalizzazione, in un momento nel quale quella che Papa Francesco ha dichiarato essere la terza guerra mondiale a tappe, sembra stia volgendo alle sue tragiche e drammatiche conseguenze.

Nel colpevole silenzio dell’ONU e il timido cinguettare dell’UE, privata di una politica estera e di una forza militare comune, i Paesi europei rischiano di fare la fine del vaso di coccio tra i due vasi di ferro. Anche in Italia c’è bisogno che, al di là del ruolo di sicura fedeltà atlantica ed europea assicurato da Draghi, e dell’impegno del giovane ministro degli esteri, ben lontano dalle competenze dell’antico maestro Andreotti, prendano finalmente voce le culture politiche e democratiche che sono state alla base del patto costituzionale.

L’obiettivo, dunque, è sicuramente quello di costruire un centro rinnovato che, come scrivo alla noia, dovrà essere ampio e articolato, di tipo laico, democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, alternativo alla destra nazionalista e populista e distinto e distante da una sinistra tuttora alla ricerca della propria identità. Un centro nel quale ci si possa trovare uniti dalla volontà di difendere e attuare integralmente la Costituzione repubblicana, ed al quale, noi eredi della migliore tradizione cattolico democratica e cristiano sociale, dovremmo offrire il miglior contributo di idee e di classe dirigente.

Non è importante se Mario Draghi vorrà assumere la guida di un tale progetto in cantiere, per il quale, ripeto, non basterà la volontà dei rappresentanti ufficiali dei gruppi romani, mentre alla leadership di governo di Mario Draghi, compatibile con gli impegni derivanti dal Next Generation UE e all’attuazione del PNRR italiano, non mi sembra ci siano credibili candidature  alternative. Sarà, invece essenziale che, accanto alla ricerca di tale patto federativo da definirsi sul piano nazionale, si realizzi nelle realtà territoriali un processo di avvicinamento delle tre culture: popolare, liberale  e riformiste che hanno fatto grande l’Italia. A maggior ragione e con più forte determinazione non è più rinviabile il processo di riunificazione politica della vasta e articolata area cattolica, culturale e sociale, la quale, ancora una volta, come nelle migliori fasi della storia italiana, potrà/dovrà offrire il proprio indispensabile contributo, traducendo nelle istituzioni, e in collaborazione con le altre componenti politico culturali, molte delle indicazioni della dottrina sociale cristiana.

Ettore Bonalberti

Venezia, 14 Febbraio 2022

Pensare globalmente  e agire localmente

Considero molto positiva l’iniziativa assunta da Renato Grassi, segretario nazionale della DC, di invitare gli amici dei diversi partiti, movimenti, associazioni e gruppi dell’area cattolico democratica e cristiano sociale per la ricomposizione politica. Mi auguro che l’Istituto Sturzo, depositario della memoria storica dei Popolari e della DC, accetti di offrirci l’ospitalità, così come spero che, finalmente questa volta, tutti accolgano l’invito senza diserzione di alcuno.

Credo anche che un incontro dei vertici romani,  il quale nei lunghi anni della diaspora (1993-2022) non si è mai potuto realizzare, possa servire certamente come indicazione di una strada che, tuttavia, richiede un diretto e forte coinvolgimento delle realtà territoriali. Un progetto di tipo top down, che si limitasse a un incontro dei vertici con i tutti i limiti e i condizionamenti che sin qui hanno impedito di andare avanti, non sortirebbe esiti positivi se nelle diverse realtà territoriali non si promuovesse un processo di dialogo e ricomposizione tra le diverse espressioni culturali, sociali e politico organizzative della nostra vasta, complessa e articolata area di riferimento.

Era ed è tuttora questo anche il progetto della Federazione Popolare dei DC, guidata da Peppino Gargani, espressione di un patto sottoscritto da una cinquantina di associazioni, movimenti e gruppi, compresi alcuni dei  partiti di area DC, che, tuttavia, fatica a decollare; vuoi per la tiepidezza di alcuni, vuoi per il voltafaccia che in occasione delle ultime elezioni regionali calabresi ha fatto l’UDC di Cesa e De Poli, ma, soprattutto, per il mancato coinvolgimento delle realtà di base di cui quei sottoscrittori del patto federativo sono o dovrebbero essere espressione. Nei prossimi giorni sarà convocata una riunione on line dei soci della Federazione e da parte mia solleciterò Gargani e amici a sostenere l’iniziativa della DC per ritrovarci tuti insieme a discutere dei modi e dei tempi utili e necssari per la nostra ricomposizione politica, delle cui motivazioni si è scritto e si scrive da parte di molti e su diverse testate.

Questa volta, però, è indispensabile favorire iniziative di ricomposizione che sollecitate dall’alto, devono vedere impegnate tutte le realtà territoriali in sede locale. Privi di risorse finanziarie e di sedi fisiche di incontro, a Venezia ho pensato di avviare lo strumento di un gruppo facebook (https://www.facebook.com/groups/272778101596179/?ref=share),

quale sede virtuale; uno strumento per favorire la conoscenza e la partecipazione al dibattito culturale e politico dei cittadini e cittadine elettrici ed elettori, simpatizzanti e non della nostra area . In poche ore ho raccolto diverse adesioni mentre con il Comitato 10 Dicembre (https://www.facebook.com/search/top?q=comitato%2010%20dicembre) insieme a un gruppo di storici intendiamo approfondire la storia della DC, soprattutto attraverso la presentazione degli uomini del partito che hanno contribuito allo sviluppo dell’Italia, difendendo la libertà e i valori costituzionali e con essi, quella degli umili servitori della Repubblica, donne e uomini impegnati per oltre cinquant’anni negli enti locali della penisola. Di essi vorremmo fosse conosciuta la storia, dopo che una falsa vulgata anti DC li ha accomunati senza alcuna distinzione critica, nella damnatio memoriae seguita a “mani pulite”, di cui si dovrà presto ricostruire la verità dei fatti.

C’è nel Paese un desiderio di un centro nuovo della politica italiana e non saranno i tragicomici movimenti parlamentari dei diversi “nominati”, in larga parte transumanti partitici a rispondere alle esigenze di rinnovamento e di riconquista della credibilità della politica, se compiuti da molti di coloro che di questa sfiducia sono stati e/o sono apparsi (“ in politica vale ciò che appare”) come corresponsabili o diretti interpreti.

Solo dal dialogo e dal confronto politico dal basso, dalle realtà di base, con giovani e anziani impegnati a pensare globalmente e agire localmente, potrà emergere una nuova classe dirigente che sarà in grado di assumere con passione civile il testimone della nostra migliore tradizione politica.

Ettore Bonalberti

Venezia, 11 Febbraio 2022

    • Alcuni ricordi e un’interessante iniziativa
     Leggendo la nota di Lucio D’Ubaldo su Giovanni Di Capua ( www.ildomaniditalia.eu) , un amico caro con il quale abbiamo dialogato sia nella DC  che durante la lunga stagione della diaspora, mi ha incuriosito leggere l’articolo che Di Capua scrisse sul congresso nazionale della DC nel quale eleggemmo alla segreteria nazionale Benigno Zaccagnini in alternativa ad Arnaldo Forlani ( Luglio 1975).Ricordo che fummo Angelo Sanza ed io che in quel congresso, nel quale il segretario nazionale era eletto direttamente dai delegati congressuali, raccogliemmo le firme per la presentazione della candidatura del leader romagnolo. Ricordo con quanta passione svolgemmo quel compito, iniziato nella mattinata e concluso solo a notte avanzata ai seggi, ansiosi di conoscere il risultato delle votazioni. Alla fine tornammo ciascuno tra i propri amici di corrente che avevano sostenuto la candidatura di Zaccagnini, salutata col ripetuto grido di “ Zac, Zac, Zaccagnini”, che sarà il leit motif che risuonerà dopo poco tempo al primo festival dell’amicizia di Palmanova del Friuli ( Settembre 1977)  che con Zaccagnini permise il recupero elettorale del partito dopo che nel 1976 il PCI aveva tentato il sorpasso.Il mio rapporto con Zaccagnini si consolidò per i frequenti viaggi che da Bologna ebbi modo di fare con lui in aereo per Roma. Ero ammirato dalla sua gentilezza e apertura al dialogo, anche con una persona molto più giovane com’ero io e dalla conoscenza delle sue radici cristiano sociali esemplarmente testimoniate nella resistenza emiliano romagnola, come quella dell’amico Ermanno Gorrieri. Sapendo che venivo dal Polesine e conoscendo la mia appartenenza alla corrente di Forze Nuove, Zaccagnini era curioso di conoscere la realtà di una DC dominata dai dorotei e, in particolare, dal ruolo che a Rovigo e nel Veneto era svolto da Antonio Bisaglia.  Il mio rapporto con il leader polesano era assai contrastato e complesso, fondato su una reciproca stima e da un’amicizia profonda che si manifestò in uno dei momenti più difficili della vita di Bisaglia, dopo l’incidente d’auto che lo costrinse a una forzata assenza, almeno fisica, dal ministero delle partecipazioni statali che reggeva in quel frangente. Sul piano politico interno al partito, era netta la nostra alternatività che portava Bisaglia, sempre attivo e presente nella vita interna del partito, a giungere direttamente da Roma nella mia sezione di appartenenza per confrontarsi con me a sostegno dei suoi amici dorotei locali, la maggior parte dei quali iscritti contemporaneamente alla Coldiretti e alla DC. Se mi iscrissi alla DC, nel 1962 a soli diciasette anni, fu proprio per la sollecitazione dell’amico Toni al mio arciprete, dopo una sua conferenza tenutasi nel mia parrocchia, nella quale, da lettore assiduo di “Avvenire” del direttore La Valle e di Pratesi, lo contestai da sinistra suscitando nell’allora ancor giovane segretario provinciale un certo interesse. Seguì la sua proposta di candidarmi alla delegazione provinciale del MG della DC di Rovigo, una proposta che ritirò qualche tempo dopo, al mio rientro dal Congresso nazionale del partito del 1964 a Roma, dal quale ritornai colpito dal ruolo assunto della sinistra DC unita nella corrente di Forze Nuove con Carlo Donat Cattin, Marcora,  Galloni, Misasi, De Mita, Bodrato, Granelli..Bisaglia m’invitò nel suo studio alla direzione provinciale della Coldiretti di Rovigo e molto onestamente mi disse: hai fatto la tua scelta e adesso nel MG DC polesano ho pensato che la soluzione migliore sia quella di eleggere il tuo compaesano e amico, Ilario Bellinazzi.Questo era Bisaglia, un uomo politico di straordinaria capacità politica e organizzativa sempre fondata sulla lealtà nei rapporti interni e personali. Quante volte nei nostri non frequenti incontri mi ammoniva: ah se tu avessi scelto di rimanere con me ……Ricordo quella volta che  nella sua auto, che raramente guidava, eravamo nel 1983, mi informò che aveva scelto un giovane di Bologna cui aveva favorito, con il lavoro, la candidatura alle elezioni politiche. Era Pierferdinando Casini che, proprio nella squadra di Bisaglia e dei dorotei, iniziò la sua carriera parlamentare. Zaccagnini sul modello di Moro aveva una sorta di idiosincrasia nel rapporto con alcuni esponenti dorotei, anche se intatta era la sua fede nella Democrazia Cristiana, sempre considerata lo strumento per la difesa della giustizia e della libertà nella coerenza ai principi della dottrina sociale cristiana, di cui fu un esemplare testimone per tutta la sua vita. Dovremmo far conoscere di più gli uomini della DC che hanno concorso alla difesa e al consolidamento della democrazia, insieme allo sviluppo del nostro Paese. E’ proprio l’obiettivo che ci siamo posti con il Comitato 10 Dicembre, ossia di un gruppo di amici che con alcuni storici autorevoli intendono proporre documenti, testimonianze scritte e orali, raccolte da amici delle diverse realtà locali nelle quali vissero i nostri più importanti esponenti, insieme a quella miriade di saggi amministratori locali che seppero guidare le loro comunità, spesso dimenticati o, peggio, confusi nella damnatio memoriae della vulgata anti DC scatenata durante “mani pulite”. Serve comporre questo mosaico della nostra storia, non per un regressivo seppur nobile sentimento nostalgico, ma per far conoscere alle nuove generazioni quale sia stato il ruolo reale svolto dai cattolici democratici e cristiano sociali della Democrazia Cristiana nella politica e nella storia dell’Italia. Ettore BonalbertiVenezia, 8 Febbraio 2022 P.S.: per chi fosse interessato a seguire e partecipare alle attività del comitato 10 Dicembre può scrivere agli indirizzi di posta elettronica dei seguenti amici:ettore@bonalberti.commariorossivr53@gmail.compasruga58@gmail.commariotassone43@gmail.com 
  1. Consolidiamo la nostra casaCon alcuni amici DC, avevo tentato di avviare un progetto di federazione per il quale ho creduto nell’impegno generoso dell’amico Peppino Gargani, che non finirò mai di ringraziare, ma, l’ennesimo voltafaccia di Cesa, dominato all’interno dell’UDC da De Poli, e la freddezza di altri interlocutori, hanno ridotto all’impotenza quel tentativo che, pure, aveva visto l’adesione di quasi cinquanta tra associazioni, movimenti e gruppi della  nostra area politico culturale.Resto convinto della necessità di concorrere da DC e Popolari alla costruzione di un nuovo centro politico alternativo alla destra nazionalista e populista e distinto e distante dalla sinistra alla ricerca della propria identità. Il presidente Berlusconi, sempre attento a ciò che sta accadendo nel centro destra e forte della partecipazione con Forza Italia al PPE ( scelta che gli fu suggerita a suo tempo dagli amici Sandro Fontana e don Gianni Baget Bozzo), tenta di dar vita a una nuova formazione centrista nel segno del PPE. Un progetto che, temo, troverà ancora una volta tra i promotori, “ il miglior fico del bigoncio”, l’amico On Rotondi, che è tuttora un esponente parlamentare importante di Forza Italia e dopo l’illusione della nascita di un nuovo partito Verde Popolare,. L’idea berlusconiana è quella di richiamare sotto la sua protezione e guida mediatica i diversi gruppi e gruppetti parlamentari ( Renzi, Calenda, Toti, Brugnaro) per sottrarli al richiamo della foresta leghista e in alternativa alla destra nazionalista della Meloni.Che la Lega, a partire dagli amici leghisti veneti, aderisse al PPE è stato sempre uno degli obiettivi auspicati anche da noi DC e Popolari veneti, al fine di promuovere quella CSU veneta, sul modello bavarese, che era stata una delle ultime intuizioni della nostra DC regionale, prima della scomparsa improvvisa del sen Toni Bisaglia. Non mi pare ci siano ancora le condizioni per tale scelta per cui, a distanza di poco più di un anno dalle prossime elezioni politiche, governo Draghi sopravvivendo, il  nuovo centro di marca berlusconiana rischia di assumere le sembianze di un centro indistinto e dalle voci confuse, tenuto insieme più dal collante mediatico del gruppo Mediaset che da un’autentica comunanza di progetto e ispirazione ideale. Un tale centro potrà anche garantire qualche seggio parlamentare per i soliti noti, ma non è la prospettiva che personalmente e come partito dovremmo perseguire, almeno noi che dal 2011-2012, ci siamo impegnati con il rilancio della DC storica dopo la sentenza della Cassazione n.25999 ( La DC non è mai stata giuridicamente sciolta) del 23.12.2010. La prospettiva era e rimane quella di concorrere alla ricomposizione politica dell’area cattolica democratica e cristiano sociale in Italia. Un progetto che nasce dalla  convinzione che serva all’Italia un partito in grado di rappresentare la migliore tradizione democratico cristiana e popolare,  impegnato a inverare nella città dell’uomo i principi della dottrina sociale della Chiesa  e a difendere  e attuare integralmente la Costituzione.Ecco perché, ritengo sia necessario restare nella vecchia casa mai abbandonata, quella che, dal 2011-12, con Silvio Lega e altri pochi amici abbiamo contribuito  a ricostruire, impegnandomi con l’amico Renato Grassi nel partito, che è stato una parte essenziale della mia vita.  Serve innanzi tutto consolidare la nostra casa. La stessa scelta, quella di restare nella vecchia casa, che fece Carlo Donat Cattin nel 1971, nel momento in cui Livio Labor  lo invitava al passaggio dall’ACPOL al MCL.Il recente ufficio politico della DC ha dato mandato a Grassi di sollecitare un incontro presso l’Istituto Sturzo di tutti i partiti, associazioni, movimenti e gruppi che appartengono alla nostra area politico culturale, interessati/bili a procedere sulla via della ricomposizione. Nella prossima primavera celebreremo il XX Congresso nazionale della DC, cui saranno chiamati a partecipare gli iscritti delle varie realtà regionali e locali. Consolidati e rinnovati i quadri dirigenziali e raccolte dalla base le indicazioni prioritarie per il nostro programma, contribuiremo a elaborare la nostra proposta politica, che dovrà declinare realisticamente quella che ormai viene definita l’” Agenda Mattarella” . “Primum vivere”, avevo scritto nell’ultima nota, quindi aggregarci con quanti della nostra area culturale e socio-economica sono interessati a concorrere da DC e Popolari uniti e in conformità alla legge elettorale che sarà scelta dal parlamento per le politiche del 2023, alla nascita di un nuovo centro ampio, democratico e popolare, europeista, liberale e riformista, alternativo alla destra nazionalista e alla sinistra senza identità. Servirà grande generosità da parte di tutti e il concorso attivo delle diverse realtà sociali, culturali, economiche, finanziarie e politiche del grande fiume carsico del cattolicesimo sociale e politico italiano che credono in questo obiettivo. Contemporaneamente in tutte le sedi locali dove sia possibile, attiviamo dei centri civico popolari di partecipazione democratica dai quali emergerà la nuova classe dirigente che, con passione civile, assumerà il testimone della nostra migliore tradizione politica e ammnistrativa. Ettore BonalbertiVice segretario nazionale DCVenezia, 7 Febbraio 2022

Primum vivere

Oggi si è svolto l’ufficio politico della DC al quale ho partecipato da remoto. Ottima la relazione introduttiva del segretario politico, Renato Grassi, il quale, confermata la collocazione del partito al centro, in alternativa alla destra e alla sinistra, ha sottolineato il permanere delle difficoltà nei confronti dell’UDC, dopo le tristi esperienze vissute dalle ultime elezioni europee  sino alle recenti elezioni regionali calabresi.

Grassi ha espresso interesse per quanto sta avvenendo al centro della politica italiana dopo le elezioni presidenziali per il Quirinale, dopo le quali, salutato con affettuosa amicizia la rielezione del presidente Mattarella, si sta verificando un processo di scomposizione e ricomposizione delle forze politiche interessante per la DC.  Sui problemi organizzativi interni del partito, permanendo la pandemia, è probabile che la data del nostro prossimo XX congresso nazionale possa/debba slittare. Decisione che sarà assunta dagli organi statutari, ma che, probabilmente, si terrà a primavera.

“Primum vivere”, ho iniziato così il mio intervento al dibattito apertosi dopo la relazione di Grassi, riconoscendo la necessità di confermare/rinnovare una struttura dirigenziale del partito, premessa indispensabile per un riconoscimento che nasca dalla realtà rappresentata dagli iscritti nei diversi contesti territoriali italiani. Ho espresso un vivo plauso, a quanto gli amici siciliani hanno compiuto e stanno svolgendo sotto la guida di Totò Cuffaro, Grassi e Alessi in Sicilia, insieme al riconoscimento delle difficoltà in regioni, come il Veneto, dove il richiamo della DC non ha sin qui sollecitato le stesse adesioni del 2018.  Ho, tuttavia, rilevato come il nostro ruolo, da soli e in assenza di presenze parlamentari, si riduca a quello di spettatori tra i quali, non a caso, mi sono assegnato il connotato di “osservatore non partecipante”. Concorreremo, dunque, alla celebrazione del nostro XX Congresso nazionale, favorendo la nascita di una rinnovata classe dirigente, nella convinzione, tuttavia, che da soli non si va da nessuna parte.

Preso atto che, se permanesse una legge elettorale di tipo maggioritario( rosatellum o consimile) il nostro potenziale residuo elettorato si  tripartirebbe tra coloro che voterebbero col blocco di destra, altri con quello di sinistra e, i rimanenti, forse i più numerosi, si asterrebbero, cogliamo favorevolmente quanto sta maturando dal PD alla stessa Lega a sostegno di una legge di tipo proporzionale. Una legge, meglio se di tipo alla tedesca, con sbarramento e sfiducia costruttiva e con la re-introduzione delle preferenze, per ricostruire una rappresentanza elettorale di eletti e non di nominati, disponibili, come nelle ultime legislature, al più deteriore trasformismo e alla indecente transumanza parlamentare ( oltre 200 cambi di casacca nell’ultima legislatura).

Ribadito che “ da soli non si va da nessuna parte”, ho proposto che il segretario della DC, mentre prepariamo le scadenze e procedure organizzative precongressuali, inviti presso l’Istituto Luigi Sturzo tutte le diverse realtà partitiche, associative dei movimenti e gruppi dell’area cattolico democratica e cristiano sociale, con l’obiettivo di concordare tempi e modi per il superamento della travagliata e suicida stagione della diaspora democratico cristiana (1993-2022).  In polemica con la lettura riduttiva dell’amico Follini sul ruolo della DC che, oggi, a suo parere, sarebbe inattuale nel nuovo contesto storico politico, ho evidenziato che, come la DC nacque in continuità con l’esperienza del Partito Popolare di Sturzo, il quale aveva tentato di tradurre nella città dell’uomo gli orientamenti pastorali della Rerum Novarum al tempo della prima rivoluzione industriale e, De Gasperi, con le idee ricostruttive della DC (Luglio 1943)  e quanto espresso nel codice di Camaldoli (Luglio 1943), si fece interprete politicamente degli orientamenti della Quadragesimo Anno (1931)  nella fase difficilissima del dopoguerra, così compete oggi ai cattolici democratici e cristiano sociali il dovere di tradurre nelle istituzioni democratiche le indicazioni delle ultime encicliche sociali della Chiesa cattolica ( Centesimus Annus,  Caritas in veritate, Laudato SI, Fratelli tutti e il Messaggio di Papa Francesco per la LV giornata mondiale della pace); indicazioni che rappresentano quanto di più avanzato sia stato elaborato sulle conseguenze economiche, sociali e politiche della globalizzazione. Un’epoca nella quale, superate le regole del NOMA (Non Overlapping Magisteria), la finanza determina i fini e subordina ai propri interessi, nelle mani di pochi proprietari degli hedge funds internazionali, quelli dell’economia reale e della stessa politica ridotta a un ruolo servente.

Interesse è stato rappresentato da Grassi nella sua relazione per i fermenti che si  muovono al centro, rispetto ai quali, però, abbiamo tutti condiviso, serve rafforzare la componente della nostra area politico culturale, proponendo un programma all’altezza dei bisogni emergenti dai territori con particolare riferimento a quelli del terzo stato produttivo e delle classi popolari, che, scontato un forte deficit di rappresentanza politica, contribuiscono in larga misura all’astensionismo elettorale. Se la DC seppe compiere un autentico miracolo nella storia italiana, saldando gli interessi dei ceti medi con quelli delle classi popolari, così la nuova DC con la più ampia area democratica e popolare dovrà concorrere a rappresentare gli interessi del terzo stato produttivo e di quelli che Giorgio La Pira connotò come “ le attese della povera gente”.

Dottrina sociale della Chiesa, nel suo aggiornamento in questa età della globalizzazione e strenua difesa della Costituzione dei padri fondatori, da attuare integralmente, a partire dall’applicazione in tutti i partiti dell’art.49, sono questi i capisaldi attorno ai quali sviluppare il confronto con tutti gli amici della nostra vasta e articolata area politica e con coloro che sono espressione di altre culture come quelle liberal democratica e riformista, con le quali dar vita al nuovo centro della politica italiana. 

Ettore Bonalberti

V.segretario nazionale DC

Venezia, 3 Febbraio 2022

Il contributo dei DC e Popolari per il nuovo centro

Nell’elezione de presidente della Repubblica è emersa  nemmeno sotto traccia la funzione dei molti parlamentari di origine DC presenti nei diversi partiti rappresentati in Parlamento, così come più netto è stato il ruolo svolto da alcune componenti interessate a dar vita al nuovo centro della politica italiana: Renzi, Calenda, Toti, Brugnaro.

Nella mia recente nota di commento ( Io triumphe) avevo evidenziato questo fatto e sostenuto che potrebbe trattarsi di “ un centro al quale anche noi DC e Popolari dovremo guardare con interesse, dato che serve concorrere alla costruzione di un centro democratico popolare, liberale e riformista, ampio e plurale, alternativo alla destra nazionalista e populista, distinto e distante dalla sinistra ancora alla ricerca della sua identità”. Un interesse crescente, come testimoniato dalle molte lettere di consenso ricevute da parte di molti amici.

Se, come appare possibile, alla fine ci si orienterà per una legge elettorale, che ci auguriamo, sul modello tedesco, di tipo proporzionale con sbarramento, preferenze e con l’istituto della sfiducia costruttiva, è evidente che si impone, come non più rinviabile, il tema della ricomposizione politica dell’area culturale che fa rifermento al cattolicesimo democratico e cristiano sociale. Tutto ciò affinché nel processo di costruzione di un centro politico nuovo come quello in fieri, non manchi il contributo decisivo della nostra cultura politica.

So di non avere alcun titolo per promuovere niente, al di fuori di una personale testimonianza di amore smisurato per il partito, la DC, che ha rappresentato l’impegno di larga parte della mia vita (1962-1993). Un impegno continuato dopo la fine politica della DC e l’inizio delle divisioni suicide, come da me descritto nel saggio: DEMODISSEA- La democrazia cristiana nella lunga stagione della diaspora (1993-2020) (Ed.Il mio Libro).

Da “ osservatore non partecipante” mi permetto solo di suggerire a quanti sono interessati  un’iniziativa da assumere insieme, ossia di riunirci presso l’Istituto Luigi Sturzo a Roma con tutti i rappresentanti delle diverse realtà dei partiti, movimenti e associazioni che fanno riferimento alla nostra area sociale, culturale e politica. Sarà quella la sede per discutere dei modi utili e necessari per avviare il progetto, premessa indispensabile per partecipare insieme alle prossime elezioni politiche, tenendo presente quella che sarà la legge elettorale che governo e parlamento intenderanno adottare per il 2023.

Agli amici assai più autorevoli del sottoscritto, come il mio segretario nazionale DC, Renato Grassi, il presidente della Federazione Popolare DC, Gargani, gli amici: Tassone (NCDU), Infante e Tarolli ( Insieme); D’Ubaldo ( Rete Bianca), Mastella ( Noi di Centro), Rotondi (Verde Popolare), Tabacci ( Centro democratico), Mario Mauro ( Popolari per l’Italia),  il compito di prendere gli opportuni contatti con l’Istituto Sturzo e concordare la data e l’ora in cui convocarci. Un incontro preliminare tra loro sarebbe utile e opportuno, mentre in tutte le sedi territoriali regionali e provinciali, si potrebbero organizzare incontri tra gli amici delle diverse parti d’area per preparare i cahiers de doléance, ossia le necessità esistenti dei cittadini/e, utili per la redazione di un programma e per favorire l’emergere dal basso di una nuova classe dirigente .Con il Comitato 10 Dicembre sorto a Venezia (pagina facebook: Comitato 10 Dicembre), alla fine dell’anno scorso, con il compito di approfondire storicamente il ruolo svolto dagli uomini della DC che hanno contribuito alla difesa della democrazia e allo sviluppo dell’Italia, stiamo favorendo questo processo di conoscenza, formazione e di incontro e aggregazione, ricevendo in pochi giorni molte adesioni da varie parti dell’Italia. Siamo impegnati ad approfondire il messaggio di Papa Francesco con il suo Manifesto scritto per la LV Giornata mondiale della Pace, sintesi mirabile con la Laudato SI e Fratelli tutti, della dottrina sociale della Chiesa nell’età della globalizzazione. Proprio l’impegno a inverare nella città dell’uomo questi orientamenti pastorali è e sarà il compito di una nuova classe dirigente popolare pronta a concorrere con altre culture politiche, quali quelle liberali e riformiste, alla formazione del nuovo centro politico capace di offrire una nuova speranza all’Italia.

Ettore Bonalberti

Venezia, 31 Gennaio 2022

Io triumphe

Io triumphe, così si acclamava  a Roma l’elezione dell’imperatore e così scriveva Gianni Brera nel 1982, dopo la vittoria dell’Italia ai mondiali di calcio. Uso anch’io quest’acclamazione con la riconferma del due Mattarella-Draghi, innanzi tutto perché comporta garanzia di stabilità politica e istituzionale  di cui il Paese ha bisogno, e anche perché, modestamente, era ciò che avevo indicato il 18 Gennaio scorso con la mia nota: prevalga il buon senso.

Il buon senso ha prevalso e pure c’è stato l’appello al Presidente Mattarella di Mario Draghi a nome della maggioranza di governo; appello confermato dalla visita processionale dei gruppi parlamentari al Quirinale nel primo pomeriggio di oggi. I tentativi di Salvini di imporre un presidente di centro destra sono falliti, così come quelli operati sino all’ultimo dalla Meloni di rompere l’unità della maggioranza di governo. Il centro destra ha vissuto  la difficoltà del gruppo di Forza Italia privata della presenza del suo leader, insieme alla serie di errori tattici di Salvini,stretto nella morsa tra restare dentro la maggioranza di governo e conservare l’unità del centro destra, sempre più egemonizzato dalla Meloni e Fratelli d’Italia.

Il centro destra esce distrutto da questa vicenda, con la Meloni che si riconferma nel suo ruolo di unica opposizione parlamentare, mentre si sta costruendo una proposta di nuovo centro politico (Toti, Calenda, Renzi, Brugnaro) facilitato dalla saggia decisione di Pierferdinando Casini di ritirare la sua candidatura, nel momento in cui la maggioranza di governo, comprensiva del suo partito, il PD, ha deciso di fare appello alla disponibilità di Mattarella per il reincarico. Un centro al quale anche noi DC e Popolari dovremo guardare con interesse, dato che serve concorrere alla costruzione di un centro democratico popolare, liberale e riformista, ampio e plurale, alternativo alla destra nazionalista e populista, distinto e distante dalla sinistra ancora alla ricerca della sua identità

Forti tensioni anche nel M5S dove Conte dovrà tenere presenti le dissonanze del giovane rampante Di Maio che, in una fase delicata come quella di ieri, all’annuncio di una possibile candidatura della Belloni, con un comunicato improvvido è riuscito a smarcarsi insieme da Conte e dallo stesso capo spirituale Beppe Grillo. Insomma un’elezione che rappresenta un momento di svolta rilevante della politica italiana per la quale non si può applicare la formula gattopardesca del: cambiare tutto perché tutto resti come prima, dato che nelle prossime settimane assisteremo a processi seri e, in taluni casi dolorosi, di scomposizione e ricomposizione nelle e tra le forze politiche.

Resta confermata la maggioranza di governo che potrà/dovrà impegnarsi a risolvere le grandi questioni aperte: pandemia, energia, inflazione, disoccupazione, debito pubblico con tutti gli adempimenti connessi al PNRR, sino alla scadenza naturale della Legislatura. Ancora una volta, alla fine, nonostante lo spettacolo di questa settimana, amplificato da una copertura mediatica (radio,TV e social media) senza precedenti, il buon senso è riuscito a prevalere, anche se sarà molto difficile restare fedeli al mandato costituzionale dell’elezione indiretta del presidente della Repubblica. Anche a chi come molti di noi sono fedeli, senza se e senza ma, alla Repubblica parlamentare, un serio approfondimento su questa delicata materia si imporrà. Avendo ereditato dai nostri padri “ la più bella Costituzione del mondo”, qualora si mettesse mano a uno stravolgimento istituzionale clamoroso come quello del passaggio a una Repubblica di tipo presidenziale, è evidente che l’intero assetto repubblicano andrebbe rivisto. Un cambiamento per il quale solo un’assemblea costituente eletta ad hoc potrebbe por mano. Prima di un tale rivolgimento, però, serviranno ben altri partiti da organizzarsi e consolidarsi su basi autenticamente democratiche secondo i dettami dell’art. 49 della Costituzione.

Ettore Bonalberti

29 Gennaio 2022

Il Manifesto di Papa Francesco: dialogo fra le generazioni, educazione e lavoro, presentato il 1 Gennaio scorso, andrebbe meditato da quanti, come noi DC e Popolari, intendono ricomporre la nostra area politico culturale. Esso è un programma aggiornato della dottrina sociale cristiana da tradurre nella “città dell’uomo”.

Ettore Bonalberti

Venezia, 21 Gennaio 2022

Ecco il testo integrale:

MESSAGGIO DI SUA SANTITÀ
PAPA FRANCESCO

PER LA LV GIORNATA MONDIALE DELLA PACE

1° GENNAIO 2022

Dialogo fra generazioni, educazione e lavoro:
strumenti per edificare una pace duratura

1. «Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace» (Is 52,7).

Le parole del profeta Isaia esprimono la consolazione, il sospiro di sollievo di un popolo esiliato, sfinito dalle violenze e dai soprusi, esposto all’indegnità e alla morte. Su di esso il profeta Baruc si interrogava: «Perché ti trovi in terra nemica e sei diventato vecchio in terra straniera? Perché ti sei contaminato con i morti e sei nel numero di quelli che scendono negli inferi?» (3,10-11). Per questa gente, l’avvento del messaggero di pace significava la speranza di una rinascita dalle macerie della storia, l’inizio di un futuro luminoso.

Ancora oggi, il cammino della pace, che San Paolo VI ha chiamato col nuovo nome di sviluppo integrale[1] rimane purtroppo lontano dalla vita reale di tanti uomini e donne e, dunque, della famiglia umana, che è ormai del tutto interconnessa. Nonostante i molteplici sforzi mirati al dialogo costruttivo tra le nazioni, si amplifica l’assordante rumore di guerre e conflitti, mentre avanzano malattie di proporzioni pandemiche, peggiorano gli effetti del cambiamento climatico e del degrado ambientale, si aggrava il dramma della fame e della sete e continua a dominare un modello economico basato sull’individualismo più che sulla condivisione solidale. Come ai tempi degli antichi profeti, anche oggi il grido dei poveri e della terra [2] non cessa di levarsi per implorare giustizia e pace.

In ogni epoca, la pace è insieme dono dall’alto e frutto di un impegno condiviso. C’è, infatti, una “architettura” della pace, dove intervengono le diverse istituzioni della società, e c’è un “artigianato” della pace che coinvolge ognuno di noi in prima persona. [3] Tutti possono collaborare a edificare un mondo più pacifico: a partire dal proprio cuore e dalle relazioni in famiglia, nella società e con l’ambiente, fino ai rapporti fra i popoli e fra gli Stati.

Vorrei qui proporre tre vie per la costruzione di una pace duratura. Anzitutto, il dialogo tra le generazioni, quale base per la realizzazione di progetti condivisi. In secondo luogo, l’educazione, come fattore di libertà, responsabilità e sviluppo. Infine, il lavoro per una piena realizzazione della dignità umana. Si tratta di tre elementi imprescindibili per «dare vita ad un patto sociale», [4] senza il quale ogni progetto di pace si rivela inconsistente.

2. Dialogare fra generazioni per edificare la pace

In un mondo ancora stretto dalla morsa della pandemia, che troppi problemi ha causato, «alcuni provano a fuggire dalla realtà rifugiandosi in mondi privati e altri la affrontano con violenza distruttiva, ma tra l’indifferenza egoista e la protesta violenta c’è un’opzione sempre possibile: il dialogo. Il dialogo tra le generazioni». [5]

Ogni dialogo sincero, pur non privo di una giusta e positiva dialettica, esige sempre una fiducia di base tra gli interlocutori. Di questa fiducia reciproca dobbiamo tornare a riappropriarci! L’attuale crisi sanitaria ha amplificato per tutti il senso della solitudine e il ripiegarsi su sé stessi. Alle solitudini degli anziani si accompagna nei giovani il senso di impotenza e la mancanza di un’idea condivisa di futuro. Tale crisi è certamente dolorosa. In essa, però, può esprimersi anche il meglio delle persone. Infatti, proprio durante la pandemia abbiamo riscontrato, in ogni parte del mondo, testimonianze generose di compassione, di condivisione, di solidarietà.

Dialogare significa ascoltarsi, confrontarsi, accordarsi e camminare insieme. Favorire tutto questo tra le generazioni vuol dire dissodare il terreno duro e sterile del conflitto e dello scarto per coltivarvi i semi di una pace duratura e condivisa.

Mentre lo sviluppo tecnologico ed economico ha spesso diviso le generazioni, le crisi contemporanee rivelano l’urgenza della loro alleanza. Da un lato, i giovani hanno bisogno dell’esperienza esistenziale, sapienziale e spirituale degli anziani; dall’altro, gli anziani necessitano del sostegno, dell’affetto, della creatività e del dinamismo dei giovani.

Le grandi sfide sociali e i processi di pacificazione non possono fare a meno del dialogo tra i custodi della memoria – gli anziani – e quelli che portano avanti la storia – i giovani –; e neanche della disponibilità di ognuno a fare spazio all’altro, a non pretendere di occupare tutta la scena perseguendo i propri interessi immediati come se non ci fossero passato e futuro. La crisi globale che stiamo vivendo ci indica nell’incontro e nel dialogo fra le generazioni la forza motrice di una politica sana, che non si accontenta di amministrare l’esistente «con rattoppi o soluzioni veloci», [6] ma che si offre come forma eminente di amore per l’altro, [7] nella ricerca di progetti condivisi e sostenibili.

Se, nelle difficoltà, sapremo praticare questo dialogo intergenerazionale «potremo essere ben radicati nel presente e, da questa posizione, frequentare il passato e il futuro: frequentare il passato, per imparare dalla storia e per guarire le ferite che a volte ci condizionano; frequentare il futuro, per alimentare l’entusiasmo, far germogliare i sogni, suscitare profezie, far fiorire le speranze. In questo modo, uniti, potremo imparare gli uni dagli altri». [8] Senza le radici, come potrebbero gli alberi crescere e produrre frutti?

Basti pensare al tema della cura della nostra casa comune. L’ambiente stesso, infatti, «è un prestito che ogni generazione riceve e deve trasmettere alla generazione successiva». [9] Vanno perciò apprezzati e incoraggiati i tanti giovani che si stanno impegnando per un mondo più giusto e attento a salvaguardare il creato, affidato alla nostra custodia. Lo fanno con inquietudine e con entusiasmo, soprattutto con senso di responsabilità di fronte all’urgente cambio di rotta, [10] che ci impongono le difficoltà emerse dall’odierna crisi etica e socio-ambientale [11] .

D’altronde, l’opportunità di costruire assieme percorsi di pace non può prescindere dall’educazione e dal lavoro, luoghi e contesti privilegiati del dialogo intergenerazionale. È l’educazione a fornire la grammatica del dialogo tra le generazioni ed è nell’esperienza del lavoro che uomini e donne di generazioni diverse si ritrovano a collaborare, scambiando conoscenze, esperienze e competenze in vista del bene comune.

3. L’istruzione e l’educazione come motori della pace

Negli ultimi anni è sensibilmente diminuito, a livello mondiale, il bilancio per l’istruzione e l’educazione, considerate spese piuttosto che investimenti. Eppure, esse costituiscono i vettori primari di uno sviluppo umano integrale: rendono la persona più libera e responsabile e sono indispensabili per la difesa e la promozione della pace. In altri termini, istruzione ed educazione sono le fondamenta di una società coesa, civile, in grado di generare speranza, ricchezza e progresso.

Le spese militari, invece, sono aumentate, superando il livello registrato al termine della “guerra fredda”, e sembrano destinate a crescere in modo esorbitante. [12]

È dunque opportuno e urgente che quanti hanno responsabilità di governo elaborino politiche economiche che prevedano un’inversione del rapporto tra gli investimenti pubblici nell’educazione e i fondi destinati agli armamenti. D’altronde, il perseguimento di un reale processo di disarmo internazionale non può che arrecare grandi benefici allo sviluppo di popoli e nazioni, liberando risorse finanziarie da impiegare in maniera più appropriata per la salute, la scuola, le infrastrutture, la cura del territorio e così via.

Auspico che all’investimento sull’educazione si accompagni un più consistente impegno per promuovere la cultura della cura. [13] Essa, di fronte alle fratture della società e all’inerzia delle istituzioni, può diventare il linguaggio comune che abbatte le barriere e costruisce ponti. «Un Paese cresce quando dialogano in modo costruttivo le sue diverse ricchezze culturali: la cultura popolare, la cultura universitaria, la cultura giovanile, la cultura artistica e la cultura tecnologica, la cultura economica e la cultura della famiglia, e la cultura dei media». [14] È dunque necessario forgiare un nuovo paradigma culturale, attraverso «un patto educativo globale per e con le giovani generazioni, che impegni le famiglie, le comunità, le scuole e le università, le istituzioni, le religioni, i governanti, l’umanità intera, nel formare persone mature». [15] Un patto che promuova l’educazione all’ecologia integrale, secondo un modello culturale di pace, di sviluppo e di sostenibilità, incentrato sulla fraternità e sull’alleanza tra l’essere umano e l’ambiente. [16]

Investire sull’istruzione e sull’educazione delle giovani generazioni è la strada maestra che le conduce, attraverso una specifica preparazione, a occupare con profitto un giusto posto nel mondo del lavoro. [17]

4. Promuovere e assicurare il lavoro costruisce la pace

Il lavoro è un fattore indispensabile per costruire e preservare la pace. Esso è espressione di sé e dei propri doni, ma anche impegno, fatica, collaborazione con altri, perché si lavora sempre con o per qualcuno. In questa prospettiva marcatamente sociale, il lavoro è il luogo dove impariamo a dare il nostro contributo per un mondo più vivibile e bello.

La pandemia da Covid-19 ha aggravato la situazione del mondo del lavoro, che stava già affrontando molteplici sfide. Milioni di attività economiche e produttive sono fallite; i lavoratori precari sono sempre più vulnerabili; molti di coloro che svolgono servizi essenziali sono ancor più nascosti alla coscienza pubblica e politica; l’istruzione a distanza ha in molti casi generato una regressione nell’apprendimento e nei percorsi scolastici. Inoltre, i giovani che si affacciano al mercato professionale e gli adulti caduti nella disoccupazione affrontano oggi prospettive drammatiche.

In particolare, l’impatto della crisi sull’economia informale, che spesso coinvolge i lavoratori migranti, è stato devastante. Molti di loro non sono riconosciuti dalle leggi nazionali, come se non esistessero; vivono in condizioni molto precarie per sé e per le loro famiglie, esposti a varie forme di schiavitù e privi di un sistema di welfare che li protegga. A ciò si aggiunga che attualmente solo un terzo della popolazione mondiale in età lavorativa gode di un sistema di protezione sociale, o può usufruirne solo in forme limitate. In molti Paesi crescono la violenza e la criminalità organizzata, soffocando la libertà e la dignità delle persone, avvelenando l’economia e impedendo che si sviluppi il bene comune. La risposta a questa situazione non può che passare attraverso un ampliamento delle opportunità di lavoro dignitoso.

Il lavoro infatti è la base su cui costruire la giustizia e la solidarietà in ogni comunità. Per questo, «non si deve cercare di sostituire sempre più il lavoro umano con il progresso tecnologico: così facendo l’umanità danneggerebbe sé stessa. Il lavoro è una necessità, è parte del senso della vita su questa terra, via di maturazione, di sviluppo umano e di realizzazione personale». [18] Dobbiamo unire le idee e gli sforzi per creare le condizioni e inventare soluzioni, affinché ogni essere umano in età lavorativa abbia la possibilità, con il proprio lavoro, di contribuire alla vita della famiglia e della società.

È più che mai urgente promuovere in tutto il mondo condizioni lavorative decenti e dignitose, orientate al bene comune e alla salvaguardia del creato. Occorre assicurare e sostenere la libertà delle iniziative imprenditoriali e, nello stesso tempo, far crescere una rinnovata responsabilità sociale, perché il profitto non sia l’unico criterio-guida.

In questa prospettiva vanno stimolate, accolte e sostenute le iniziative che, a tutti i livelli, sollecitano le imprese al rispetto dei diritti umani fondamentali di lavoratrici e lavoratori, sensibilizzando in tal senso non solo le istituzioni, ma anche i consumatori, la società civile e le realtà imprenditoriali. Queste ultime, quanto più sono consapevoli del loro ruolo sociale, tanto più diventano luoghi in cui si esercita la dignità umana, partecipando così a loro volta alla costruzione della pace. Su questo aspetto la politica è chiamata a svolgere un ruolo attivo, promuovendo un giusto equilibrio tra libertà economica e giustizia sociale. E tutti coloro che operano in questo campo, a partire dai lavoratori e dagli imprenditori cattolici, possono trovare sicuri orientamenti nella dottrina sociale della Chiesa.

Cari fratelli e sorelle! Mentre cerchiamo di unire gli sforzi per uscire dalla pandemia, vorrei rinnovare il mio ringraziamento a quanti si sono impegnati e continuano a dedicarsi con generosità e responsabilità per garantire l’istruzione, la sicurezza e la tutela dei diritti, per fornire le cure mediche, per agevolare l’incontro tra familiari e ammalati, per garantire sostegno economico alle persone indigenti o che hanno perso il lavoro. E assicuro il mio ricordo nella preghiera per tutte le vittime e le loro famiglie.

Ai governanti e a quanti hanno responsabilità politiche e sociali, ai pastori e agli animatori delle comunità ecclesiali, come pure a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, faccio appello affinché insieme camminiamo su queste tre strade: il dialogo tra le generazioni, l’educazione e il lavoro. Con coraggio e creatività. E che siano sempre più numerosi coloro che, senza far rumore, con umiltà e tenacia, si fanno giorno per giorno artigiani di pace. E che sempre li preceda e li accompagni la benedizione del Dio della pace!

Dal Vaticano, 8 dicembre 2021


Francesco

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[1] Cfr Lett. enc. Populorum progressio (26 marzo 1967), 76ss.

[2] Cfr Lett. enc. Laudato si’ (24 maggio 2015), 49 .

[3] Cfr Lett. enc. Fratelli tutti (3 ottobre 2020), 231.

[4] Ibid., 218.

[5] Ibid., 199.

[6] Ibid., 179.

[7] Cfr ibid., 180.

[8] Esort. ap. postsin. Christus vivit (25 marzo 2019), 199.

[9] Lett. enc. Laudato si’ (24 maggio 2015), 159.

[10] Cfr ibid., 163; 202.

[11] Cfr ibid., 139.

[12] Cfr Messaggio ai partecipanti al 4° Forum di Parigi sulla pace, 11-13 novembre 2021.

[13] Cfr Lett. enc. Laudato si’ (24 maggio 2015), 231; Messaggio per la LIV Giornata Mondiale della Pace. La cultura della cura come percorso di pace (8 dicembre 2020).

[14] Lett. enc. Fratelli tutti (3 ottobre 2020), 199.

[15] Videomessaggio per il Global Compact on Education. Together to Look Beyond (15 ottobre 2020).

[16] Cfr Videomessaggio per l’High Level Virtual Climate Ambition Summit (13 dicembre 2020).

[17] Cfr S. Giovanni Paolo II, Lett. enc. Laborem exercens (14 settembre 1981), 18.

[18] Lett. enc. Laudato si’ (24 maggio 2015), 128.

Prevalga il buon senso

La situazione è alquanto agitata e confusa, tra il centro destra in progressiva fibrillazione, dopo che il tentativo del Cavaliere sembra ormai considerato da Salvini superabile/to e la sinistra  che rimane ferma in un surplace impotente. Ho salutato con grande soddisfazione l’indicazione di alcuni ex parlamentari grillini della candidatura del prof Paolo Maddalena, costituzionalista a tutto tondo e uno dei più strenui difensori della Carta fondamentale della Repubblica. Sembra, però, che stiano prevalendo gli interessi e le motivazioni “particulari” di singoli, movimenti  e gruppi parlamentari non più sostenuti da quei legami forti che erano alla base dei partiti della prima repubblica, e forte è il rischio di una saga dei franchi tiratori preoccupati solo del loro stipendio e dell’agognato vitalizio.

La fragile situazione economico sociale di un Paese sfibrato da una crisi pandemica ben lungi dal potersi considerare finita, suggerirebbe di tener in debita considerazione il motto: quieta non movere et mota quietare, non agitare ciò che è calmo, ma calma piuttosto ciò che è agitato. Recitava così il broccardo latino espressione di un’antica sperimentata saggezza. La saggezza che dovrebbe assistere gli elettori del prossimo Presidente della Repubblica.

Il binomio Mattarella presidente della Repubblica, Draghi capo del governo, ha assicurato sin qui all’Italia stabilità politica e un’affidabilità internazionale senza pari, l’unica che può garantire la prosecuzione della legislatura sino al suo termine naturale. E’ noto il reiterato NO del presidente Mattarella a una sua rielezione; un NO motivato dal ricordo di Segni e della sua proposta di “ non rieleggibilità del Presidente della Repubblica”. Come ha sostenuto, tuttavia, con grande rispetto Paolo Cirino Pomicino al TG2,  a riguardo della candidatura del Cavaliere, ma come regola generale: “al Quirinale non ci si candida, ma si viene scelti”. E, allora, perché non attenersi alla saggezza del broccardo latino?

Anche le reiterate e motivate indisponibilità espresse da Mattarella, se avvenisse un voto a larghissima maggioranza del Parlamento integrato dai rappresentanti regionali, sono convinto che possano essere superate. Sarebbe la soluzione più semplice e adeguata alla complessità della situazione politica, economica, sociale e istituzionale dell’Italia. La stessa rielezione del Presidente Napolitano costituisce un precedente da considerare. Quando è in atto una situazione di crisi tra e nelle forze politiche che accompagna e amplifica quella stessa della rappresentanza, servono soluzioni che permettano di garantire una tregua per favorire una ricomposizione e il graduale ritorno  a un nuovo equilibrio da realizzare con il voto previsto alla scadenza naturale della legislatura. Ogni altra soluzione, al di là dei tatticismi e promesse vane collegate/bili al voto dei 1009 che inizia il prossimo Lunedì, è certo che provocherebbe l’immediata crisi di governo e le elezioni anticipate con una legge maggioritaria foriera della conservazione di un bipolarismo forzato, incapace di garantire la governabilità di cui l’Italia ha assoluta necessità in questa fase delicatissima della sua storia politico istituzionale. Il bis di Mattarella e la continuazione del governo delle larghe intese, con i possibili aggiustamenti, è ciò che serve. E’ la soluzione più semplice che richiede  un suggeritore autorevole come il capo del governo. Rompere questo equilibrio porterebbe soltanto alla confusione e al triste spettacolo dei nominati parlamentari, molti dei quali transumanti seriali. Auguriamoci che prevalga il buon senso e che Mario Draghi sappia lanciare il suo autorevole appello.

Ettore Bonalberti

Venezia, 18 Gennaio 2022

Ripartire dalla base per una Federazione popolare, riformista e liberale

Nella crisi di sistema dell’Italia e con la scomparsa delle culture politiche che furono alla base del patto costituzionale, l’assenza di un centro capace di rappresentare gli interessi e i valori del terzo stato produttivo e delle classi popolari, alimenta la renitenza al voto. Un’astensione elettorale  aggravata dalla presenza di una classe dirigente sempre più lontana dalle attese dei cittadini. In questo quadro, tuttavia, permangono intatti gli ideali del popolarismo sturziano e degasperiano, così come s’impongono gli orientamenti indicati dalle ultime encicliche dei Papi: San Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco, le quali attualizzano la dottrina sociale della Chiesa Cattolica nell’età della globalizzazione.

Perché allora, dopo quasi un trentennio dalla fine della DC, continua la maledizione della diaspora post democristiana, nonostante il vitalismo diffuso di movimenti, gruppi, associazioni e partiti che si rifanno a quella tradizione politica? Credo che molta parte di ciò sia collegata alla scarsa attendibilità di molti degli attori protagonisti che, con diversa legittimità e fortuna, hanno tentato la ricomposizione politica e culturale di quest’area. Esauriti tutti i tentativi sin qui compiuti per la ricomposizione politica della nostra area, stanco e sfiduciato ho scelto di collocarmi tra gli “ osservatori non partecipanti”, convinto che in questo fallimento abbia influito anche la scarsa e, in taluni casi, nulla credibilità di molti degli attori protagonisti in campo, quasi tutti interpreti di diversi ruoli e responsabilità nella difficile fase di transizione tra la fine della DC e l’avvio delle nuove e differenti personali avventure politiche spesso risultate di mera sopravvivenza. Ecco perché è necessario prendere atto che non spetta più a questi attori, vecchi e logorati nella loro affidabilità, svolgere ruoli di guida, i quali potranno/dovranno essere assunti, invece, da una nuova generazione. Un’autocritica questa che, ovviamente, ci coinvolge tutti noi che apparteniamo alla quarta e ultima generazione della DC storica. Non si può più operare dall’alto in basso ( top down), come ancora sta avvenendo in questi giorni con l’assegnazione di incarichi dal centro ad alcuni amici di realtà locali, una sorta di “missi dominici” del dominus romano, ma serve ripartire dal basso, con un procedimento bottom up, ricomponendo a livello territoriale l’unità possibile di quanti si riconoscono nei valori sturziani cattolico democratici e cristiano sociali, facendo emergere dal confronto democratico di base la nuova classe dirigente. Non uno, ma due passi indietro, dunque, specie da parte di coloro che hanno, sin qui, lucrato personali posizioni di rendita dal riferimento alla DC e/o dall’utilizzo strumentale del suo storico simbolo, lasciando campo aperto ai giovani in grado di interpretare gli orientamenti della dottrina sociale cristiana nei tempi nuovi della globalizzazione. L’unità possibile dell’area cattolico democratica e cristiano sociale in sede locale è, o dovrebbe essere, la premessa per una più ampia collaborazione con le altre culture democratiche liberali e riformiste che, insieme alla nostra, sono state a fondamento del patto costituzionale e hanno fatto grande l’Italia. Ciò comporta:

–       disponibilità dei  grandi vecchi della politica democristiana di mettersi a disposizione dei giovani;

–       individuare i giovani meritevoli che possono rappresentare democraticamente tutte le anime e voci esistenti;

–       eliminare ogni riferimento a diaspore e simboli che possono essere barriere d’entrata;

–       rinsaldare i principi cristiani in una visione laica moderna;

–       presentarsi compatti, uniti, forti e decisi al pubblico, subito in questi giorni, proponendo in primis un Mattarella bis secondo le condizioni anche temporali del capo dello Stato in carica e sostenere fino in fondo in modo unanime questa candidatura di continuità per far finire il lavoro a Draghi poi si vedrà.

Uniti sì, ma per quali obiettivi?

Quanto al merito: i contenuti di un possibile programma politico vanno assolutamente saldati intorno ad un polo europeista, liberale, non estremista, dialogante, che sia di ispirazione degasperiana ed einaudiana, di  valori cristiani e laici e che accolga e riconosca le diversità, che premi la meritocrazia, valorizzi i  giovani con uno scambio reciproco con chi ha costruito il paese,  dia slancio e spazio (vero e non per quote) alle donne, spinga il Paese alla valorizzazione delle imprese, lo renda meno schiavo di una presenza statale “asfissiante e soffocante”, che ci salvi da un debito pubblico insostenibile, che abbia capacità di programmazione per i futuri 30 anni,  che possa e sappia dare un Sogno e un Futuro alle nuove generazioni, che  sappia garantire il lavoro e salvare la pensione ai giovani, e un riconfermato ruolo alla democrazia repubblicana oggi subordinata agli interessi dei poteri finanziari dominanti.

Si dovrà aprire un dibattito su un progetto di programma politico per una federazione di centro aperto popolare, riformista e liberale, sintetizzabile nell’allegato decalogo:

1.     Conferma della costituzione repubblicana, no a deformazioni, si a un armonico e organico aggiornamento ai tempi dopo 70 anni di democrazia compiuta eliminando certi doppioni e chiudendo alcuni capitoli e titoli ancora incompiuti che creano problemi allo Stato, al rapporto Sato-Regioni e alle funzioni-spese delle  Regioni  rispondendo alla opzione di una autonomia a gradi e solo su alcuni temi;

2.     Lo Stato deve costare meno in soldi in tempi morti e il dipendente pubblico deve essere un esempio per il dipendente privato, essere pagato in base al lavoro fatto, meno dirigenze e più responsabilità, più semplificazione, più velocità di accesso alle pratiche, riduzione dei passaggi da un tavolo all’altro, controlli a valle dei processi burocratici; più attenzione al cittadino-elettore, tasse e imposte proporzionali al reddito, proporzionalità crescente e decrescente; una Camera legislativa e un Senato di controllo generale e di partecipazione delle regioni; un numero minore di Regioni; aggregazione province volontariamente; aggregazione obbligata dei comuni confinanti con meno di 3000 abitanti e massimo 4 fusioni;

3.     Uguaglianza di tutti i parametri e contratti per tutti i lavoratori, attenzione diversa fra imprese piccole e imprese grandi, partecipazione sindacale federale più unitaria possibile,  sindacati moderni e misurati al reddito dei lavoratori, non lasciare indietro nessuno dal migrante al gender, ma con regole uguali per tutti, diritti e doveri sullo stesso piano, in primis e soprattutto per i politici; 

4.     Lavoro (reddito minimo sociale a fronte sempre di un servizio reso), scuole (+ formazione educazione inclusione), sanità (+assistenza per tipo di malato e non per reparto/malattia/ primariati)  sono gli unici campi-ministeri dove è possibile fare debito pubblico e deficit statale e regionale, in una linea precisa di ampia occupazione-servizi-qualità di assistenza, reddito equo in base a responsabilità e controlli a tutti i livelli

5.     La famiglia è la prima figura sociale di riferimento crescita educazione formazione, ma anche moderna, dinamica, presente, aggregata e come punto per diverse iniziative legislative

6.     Europa sempre, ma meno burocrazia, costi fissi, arrivismo statalista, finanza, monetarista, più egualitaria, partecipante a problemi comuni, per una difesa unica comune, per un’azione comune all’estero su certi temi, modello fiscale e aliquote unico in base a produttività e redditività, condivisione dei surplus finanziari ; 

7.     Individuazione degli asset-paese (turismo, alimentazione, portualità, acciaio, medicali….) anche privati inalienabili, che siano reddituali o almeno in grado di essere autosufficienti economicamente,  da difendere sempre con interventi pubblici ad hoc, mettere in atto tutte le norme già esistenti in materia

8.     Economia sociale civile sussidiaria ecologica ambientale, deve essere prioritaria in ogni esercizio e campo al posto di quella solo monetaria e solo finanziaria, ritorno alla economia reale in certi campi, controllo e tassazione delle mega rendite anche finanziarie e della gestione patrimoni e assicurazioni da ristornare al cittadino, regole e tasse eque ai colossi del web, energia, finanza, farmaceutica;

9.     Grande progetto integrato da più funzioni per i 2/3 del territorio italiano montano/collinare più vulnerabile, svantaggiato, difficile, abbandonato che può crollare a valle, ma anche premiato e autentico patrimonio culturale paesaggistico nazionale che ha in sé già milioni di posti di lavoro e fare in modo che ritornino gli occupati a fare impresa e servizi, dalle scuole ai pronto soccorso, dalle regimazioni idrauliche all’antropologia di servizio

10. Una giustizia nuova, veloce, vera, equa, separazione delle carriere, un autogoverno sui temi costituzionali e non su altro, carriere certificate con parametri pubblici, nuovo processo penale, carceri più vivibili,più sanzioni amministrative e servizi sociali, certezza della sentenza per i reati gravi.

Mi auguro che sia possibile individuare, come ha ben scritto il prof Sandro Campanini, una sede permanente di dialogo e confronto in cui tale dibattito si possa svolgere. Al di fuori dei diversi cantieri aperti, spesso in conflitto tra di loro,  non potrebbe assumere l’iniziativa l’Istituto Sturzo?

Ettore Bonalberti

Venezia, 9 Gennaio 2022

Solo se saremo uniti saremo forti

E’ numerosa la schiera degli amici alla ricerca del centro perduto, considerato da tutti il luogo della politica privilegiato per rappresentare gli interessi e i valori del terzo stato produttivo  e dei ceti popolari. Nel mio archivio elettronico, nel merito, ho raccolto oltre 180 testimonianze, tra le quali le più numerose sono quelle della nostra area politico culturale cattolico democratica e cristiano sociale. Ciascuna è meritevole di interesse e di attenzione anche se, non conoscendo quale sarà, alla fine, la legge elettorale che sarà adottata, è evidente che ognuna di esse, da sola, non sia in grado di garantire alcuna traduzione degli obiettivi prefissati sul piano politico istituzionale. Interesse e attenzione, ovviamente, in primis per la mia DC, per la rinascita politica della quale mi sono battuto sin dal 2011, ma, che, rispetto a essa, ora vivo una condizione di “osservatore non partecipante”, considerato che, dopo dieci anni di impegno costante, permangono e, anzi, si sono moltiplicate, le divisioni, con una diffusa germinazione di sigle e simboli alla ricerca del glorioso scudo crociato, tuttora nella disponibilità elettorale e come rendita di posizione del trio UDC: Cesa-De Poli-Saccone. I buoni risultati elettorali nei comuni siciliani con il ritorno alla politica dell’amico Totò Cuffaro, sono un ottimo segnale, ancorché insufficiente a garantire una sicura prospettiva in vista delle prossime elezioni politiche sul piano nazionale.

Anche l’esperienza della Federazione Popolare DC avviata con l’amico Peppino Gargani, non è riuscita a sfociare nella formazione di quel “soggetto politico nuovo” che, insieme all’amico Alberto Alessi avevamo indicato, come soluzione compatibile, in attesa delle decisioni sempre promesse e mai attuate di Cesa e dell’UDC. E’ mancata alla Federazione, da un lato, l’accettazione reale del progetto da parte dell’UDC che, alla fine, ha confermato la sua ferma appartenenza al centro destra a guida prevalentemente leghista; una partecipazione ridotta a un ruolo subordinato e di mera sopravvivenza del trio; dall’altro, il mancato convinto coinvolgimento della DC di Grassi, più interessata a una riconferma del proprio ruolo di unica legittima continuità giuridica della DC storica. Infine, non ha contribuito il tentativo intelligente, seppur tutto da verificare, dell’amico Rotondi con la sua intuizione di Verde Popolare, ossia il tentativo di coinvolgere in un nuovo movimento/lista/partito, espressioni di area cattolica con quelle dei verdi, unite dai valori espressi dalla Laudato SI di Papa Francesco: i temi strategici del nostro tempo in materia di clima e ambiente.  Anche il tentativo di  Clemente Mastella con il suo NOI DI CENTRO, sconta il limite della riproposizione di un modello di partito di tipo personalistico assai lontano dalla nostra tradizione democratica popolare.

Con l’incontro di ieri del direttivo della Federazione Popolare si è preso atto delle criticità esistenti e con l’amico Gargani si è condivisa l’idea di partire dalle realtà locali e regionali per verificare le concrete possibilità esistenti di attivazione di un raggruppamento al centro di componenti politico culturali di area cattolico democratica e cristiano sociale, con quelle di area liberale e riformista. Un centro, dunque, ampio, plurale e democratico a guida collegiale, capace di rappresentare gli interessi e i valori di larga parte di quell’elettorale da troppo tempo renitente al voto.

Le esperienze positive sperimentate in diversi comuni della Campania nelle recenti elezioni amministrative, come a Napoli, Salerno e Benevento, con risultati attorno al 5% di liste unitarie di centro, dimostrano che, partendo dal locale, con una visione forte sul piano più generale, possano nascere aggregazioni politiche con le quali costruire un’assemblea costituente nazionale di un soggetto politico nuovo di centro, finalmente denominato come “ Popolare, Liberale, Riformista”, capace di rappresentare una nuova credibile realtà della politica italiana. Non un partito di qualcuno, ma un partito a guida democratica e collegiale, rappresentativo di tutte le istanze proprie di un nuovo centro italiano. Si è anche evidenziata la necessità che questo soggetto politico nuovo, partendo dalle realtà locali, raccogliendo le indicazioni di programma a misura dei bisogni esistenti, sia guidato da una rinnovata classe dirigente alla quale si potranno affiancare quei “consiglieri anziani “ in grado di offrire le loro migliori competenze. La presenza al direttivo della Federazione convocato ieri da Gargani dell’amico Gianfranco Rotondi, lascia ben sperare che, alla fine, anche la sua bella iniziativa possa incontrarsi con quella che la Federazione Popolare DC intende sviluppare nelle diverse realtà locali. E’ un invito questo rivolto anche agli amici di Insieme, di Rete Bianca e di Centro democratico, nella convinzione che, ancora una volta, solo se “saremo uniti saremo forti, e se saremo forti, saremo liberi” di portare avanti nelle sedi istituzionali le nostre proposte politiche.

Ettore Bonalberti

Venezia, 21 Dicembre 2021

COMITATO 10 DICEMBRE

Per squarciare il velo del silenzio e offrire un contributo alla verità

Scomparso Sandro Fontana, uno dei più illustri storici di matrice cattolica e democratico cristiana, Francesco Malgeri è probabilmente uno degli ultimi esponenti delle scienze storiche che hanno scritto della DC con occhi non deformati dalla “damnatio memoriae”. E’, infatti, questo il condizionamento ideologico che sembra orientare quasi tutti gli storici italiani che, sulla DC e i suoi esponenti, sembra abbiano eretto un muro di silenzio, quando non si riducano a considerare la presenza della DC come un freno alla crescita democratica del Paese. E’ tempo di sollevare questo velo e di sollecitare gli studiosi della storia contemporanea a un esame più rigoroso dei documenti, degli atti, degli uomini e dei fatti che hanno caratterizzato la lunga stagione della guida democratico cristiana dell’Italia (1948-1993).

Avendo organizzato un incontro dibattito nei giorni scorsi a Mestre, per la presentazione del libro di Giorgio Aimetti: Carlo Donat Cattin, la vita e le idee di un democratico cristiano scomodo, con Mario Tassone, Pasquale Ruga e Mario Rossi, si è deciso di costituire il COMITATO 10 DICEMBRE ( la data in cui si è svolto l’incontro) con l’obiettivo di discutere nelle varie realtà italiane, dei personaggi più rappresentativi della storia politica democratico cristiana. Un modo per avvicinare i giovani alla conoscenza di coloro che hanno contribuito alla nascita, alla difesa e al consolidamento della democrazia italiana.

Stimolato dalla pubblicazione dell’amico D’Ubaldo sulla testata on line: Il domani d’Italia, sul settimanale “Democratici cristiani “Per l’Azione”, voglio esprimere tutto il mio apprezzamento per una rivista che si inserisce nella migliore tradizione politica e culturale dei democratici cristiani. Ringrazio la direttrice Maria Chiara Mattesini e D’Ubaldo, per l’accostamento della testata a “ Per l’Azione”, il periodico che, per noi della quarta generazione DC, costituì un punto di riferimento importante per la nostra formazione politica. Tentando di ricercare notizie su Francesco Mattioli, che di quella rivista fu la guida politico culturale ( tutta la documentazione è raccolta presso l’Istituto Sturzo a Roma) per il MG DC della stagione guidata da Luciano Benadusi e Gilberto Bonalumi, mi sono imbattuto casualmente anche in un libro dei “I Quaderni del Ferrari”, scritto da Dario Mengozzi su: La “ sinistra” cattolica modenese- cronache di una singolare esperienza politica di base. Trattasi di una miniera preziosa di documenti e informazioni redatta nel 75° anniversario della morte di Francesco Luigi Ferrari, avvenuta a Parigi nel 1933. Com’è scritto nella prefazione: Questo Quaderno  si colloca in questo percorso, presentandoci le vicende della sinistra modenese,  una esperienza politica del movimento cattolico modenese guidata da Ermanno Gorrieri a partire dagli anni del secondo dopoguerra fino alla fine degli anni settanta. Mengozzi dice chiaramente nella introduzione che il suo lavoro non è e non intende essere un testo storiografico. Può tuttavia essere considerato una “cronaca”, o un “diario” (anche se si tratta di un “diario ex-post”) le cui tappe sono scandite da un elenco di avvenimenti  e di persone .

Come avviene per tutti i diari, anche in questo caso l’autore ha scelto fatti e nomi soprattutto sulla base di un coinvolgimento diretto: ricordi, ideali, priorità, giudizi di valore non sono resi espliciti, ma hanno improntato la successione cronachistica e sono il vero filtro del lavoro di ricerca che ha preceduto la stesura finale.

Siamo certi che in ogni città italiana siano presenti studi, documenti, testimonianze che potranno essere di stimolo per approfondire la storia del partito dei cattolici democratici e dei cristiano democratici. Siamo già pronti per concorrere con il nostro COMITATO 1O DICEMBRE alla presentazione del prossimo libro redatto dall’amico prof Pino Nisticò, già presidente della Regione Calabria, dedicato al ricordo di Riccardo Misasi, una delle colonne portanti della sinistra DC di Base e della guida politica demitiana della DC. Crediamo che da ogni città, provincia e Regione si faranno avanti gli amici democratici cristiani, come il sottoscritto  “ non pentiti”, per offrire il proprio contributo a squarciare il velo di omertà e di falsificazione sulla storia del nostro partito. E chissà che qualche storico senza pregiudizi non raccolga il nostro invito e la nostra provocazione. Sollecitiamo anche con quest’articolo di aderire al COMITATO 10 DICEMBRE al fine di favorire l’emersione dei tesori culturali rappresentati dalle vicende politico amministrative degli uomini della DC che hanno contribuito alla difesa e allo sviluppo della democrazia italiana.

Ettore Bonalberti

Venezia, 14 Dicembre 2021

Come al palio di Siena

Tutti alla ricerca del miglior allineamento  come i fantini con i loro cavalli al palio di Siena. Qui non si tratta di fantini assoldati dalla propria contrada e disponibili alla compravendita fedifraga del miglior offerente, ma di diversi “conducator” alla ricerca delle possibili alleanze pre elettorali.

La “giostra” era iniziata con l’incontro dell’on Gianfranco Rotondi con il suo nuovo movimento-partito, “Verde popolare”, foriero di una possibile alleanza elettorale bianco verde. Resta il dubbio se potrà coesistere una coalizione tra un amico, ancora organicamente legato a Berlusconi e a Forza Italia e l’on Bonelli, la cui rappresentanza reale dei verdi italiani è tutta da verificare.

Scontata la posizione a destra del trio dell’UDC: Cesa, De Poli, Saccone, ridotto al ruolo di ruota di scorta della Lega salviniana (spiace che su tali posizioni non si dissoci quella nobil donna della senatrice Binetti), dall’assemblea nazionale di Noi Di Centro, riunitasi stamattina a Roma su invito dell’on Clemente Mastella,  è giunto un segnale di orientamento opposto, ossia quello di costruire una sorta di Margherita 2.0, essenziale, a detta del sindaco di Benevento, per garantire maggioranza e governabilità al PD, al quale si richiede un ritorno all’ULIVO dei tempi prodiani. Anche qui un centro subalterno, smemori del fatto che,  come ci ha insegnato Donat Cattin: è sempre il cane che muove la coda, specie nelle condizioni attuali, tanto a sinistra che a destra.

Come a Venezia, negli anni’ 50, andava di moda la SVAC (Società Veneziana Aspiranti Conti), l’aspirazione nostalgica di una media borghesia di parvenu agli usi e costumi dell’antica aristocrazia, così, da diverso tempo, a Roma sembra sorta la SIAC (Società Italiana Aspiranti Conducator), particolarmente diffusa tra esponenti ex democratico cristiani. Ciascuno è impegnato a costruire un proprio partito/ino, col bel triste risultato che a furia di costruzioni, il villaggio delle diverse formazioni conta ormai un numero impressionante di casematte, molte delle quali senza alcuna prospettiva  elettorale concreta. A un bel gridare Merlo, che ha aperto i lavori dell’assemblea, contro i partiti personali, se, alla fine, nel simbolo di NOI DI CENTRO, appare in bella evidenza il nome di Mastella. Noi vecchi democristiani siamo stati allevati in una scuola dove i partiti, non solo erano rispettosi dell’art 49 della Costituzione, ma nei quali le leadership si conquistavano sul campo, nel duro lavoro del confronto politico anche più serrato.  Credo sia stato un errore inserire il nome di Mastella nel simbolo del partito, se si voleva evitare la critica di un ennesimo tentativo di personalizzazione della politica. Altro errore non aver esteso l’invito ai tanti amici di area DC e popolare che, anche per questo, non erano presenti.

Oggi il Teatro Brancaccio era, comuqnue, al completo, nel rispetto delle regole anti-covid, e forte è stata la risposta delle “truppe mastellate”, sempre pronte a raccogliere l’invito del loro leader. Donne e uomini di tutte le estrazioni sociali, con molti giovani- prevalevano gli accenti meridionali , ma erano presenti anche amici di altre realtà territoriali italiane.

Occhio benevolo rivolto ai renziani e ad altri gruppi di un centro politico in movimento, con un netto rifiuto per l’”asino di Buridano”, Calenda, il quale, a furia di considerarsi al centro del mondo,  a detta di Mastella, rischia di finire, appunto, come quell’asino triste. Netta la disponibilità a raccordarsi con Renzi, ma, è proprio di oggi  la notizia che Italia Viva intende unificarsi in Parlamento col gruppo di Toti e Brugnaro. Manovre dei fantini prima del Palio del Quirinale?

Un’osservazione espressa anche da diverse persone che ho avuto modo di sentire al Brancaccio era la seguente: ma perché non impegnarsi innanzi tutto a ricomporre la vasta area cattolico democratica e cristiano sociale, aperti alla collaborazione con espressioni culturali dell’area liberale e riformista socialista e repubblicana, in alternativa alla destra nazionalista e populista e alla sinistra ancora in cerca della propria identità’, piuttosto che continuare a frazionarsi in mille rivoli ?

In questo assai confuso allineamento, manca il mossiere del Palio, che, allo stato degli atti, potrà dare il via, solo dopo l’elezione del presidente della repubblica e la decisione definitiva di governo e parlamento sulla legge elettorale.

Positiva la conferma di Mastella a favore della legge elettorale proporzionale, purché combinata con le preferenze, ma, mi permetto di insistere: prima di avviare un altro partito di centro, non sarebbe meglio tentare la ricomposizione di tutte le diverse espressioni della nostra area sociale, culturale e politica? Continuare a giocare da soli potrà, forse, anche garantire un ruolo subalterno in qualche lista-rifugio, ma non risolve il problema storico politico italiano e della sua crisi di sistema; una crisi che non è solo riconducibile all’assenza di un centro in grado, come seppe fare la DC, di saldare gli interessi dei ceti medi produttivi con quelli delle classi popolari, dando loro efficace rappresentanza politica,  ma anche e, soprattutto, è legata all’esigenza del ritorno in campo di una cultura politica cattolico democratica e cristiano sociale ispirata dai valori e orientamenti espressi dalle ultime encicliche sociali dell’età della globalizzazione.

Guai se, tra l’egoistica volontà di competizione alla ricerca di un’affermazione personale o di un ristretto gruppo di aficionados e la necessità della collaborazione, prevalesse la prima. L’antropologia culturale ci ricorda che nell’isola di PASQUA, esempio del prevalere dello scontro, la competizione tra i diversi clan Rapa Nui  li portò ad esaurire le risorse sino alla scomparsa della loro civiltà. Per costruire le grandi statue lipidee utilizzarono, infatti, grandissime quantità del legno dei boschi dell’isola sino all’esaurimento di quelle risorse e al progressivo depauperamento della biodiversità e della loro stessa civiltà.

L’Isola di ANITA,  invece,  sopravvive tutt’oggi, grazie alla collaborazione di tutti i suoi abitanti. Essa è la dimostrazione antropologica che la collaborazione vince sulla competizione. Vale sempre l’aforisma secondo  cui: da soli si va più veloci, insieme si va più lontano.

Sono anni che, da profeta disarmato, auspico questa ricomposizione della nostra area, per cui  formulo anche agli amici Clemente Mastella e al neo presidente dell’assemblea costituente di NOI DI CENTRO, Giorgio Merlo, i migliori auguri, nella speranza che anche il loro encomiabile sforzo possa facilitare quell’unità possibile di un’area politica decisiva per il superamento della crisi di sistema dell’Italia.

Ettore Bonalberti

Presidente ALEF ( Associazione Liberi e Forti) (www.alefpopolaritaliani.it)

Venezia, 4 Dicembre 2021

Prove di Centro

Sono aperte le prove di formazione del nuovo centro della politica italiana. Ha iniziato Gianfranco  Rotondi con l’incontro del 26 Novembre a Roma di “Verde è popolare”; un tentativo di mettere insieme l’area ex DC guidata dall’amico campano con almeno una parte dei Verdi, sotto il segno dell’ambientalismo ispirato dall’enciclica di Papa Francesco, Laudato SI. Trattasi dell’annuncio di un nuovo movimento-partito che si pone l’obiettivo di preparare una lista bianco-verde per le prossime elezioni politiche. Seguirà il 3 Dicembre l’ennesima assemblea dell’UDC di Cesa col suo trio, sempre fermo nel ruolo subalterno al centro destra a dominanza leghista. Il 4 Dicembre, poi, sarà la volta dell’”Assemblea nazionale costituente  di “Noi di Centro” indetta da Clemente Mastella, tentativo che seguirò con particolare attenzione, se, come mi auguro, rappresenterà lo strumento in grado di favorire il processo di ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale verso un centro più ampio, allargato alle componenti liberali e riformiste socialiste e repubblicane. Infine, il consiglio nazionale della DC guidata da Renato Grassi convocato il 15 Dicembre  per decidere la data del XX Congresso nazionale del partito.

Considero positivamente ogni iniziativa finalizzata al superamento della diaspora DC che ha caratterizzato i quasi trent’anni che ci separano dalla fine politica della Democrazia Cristiana (1993), sia che intenda rilanciare politicamente il partito “mai giuridicamente sciolto”, sia e ancor di più, se intende allargare l’area di centro che considero essenziale per il sistema politico italiano. Legge elettorale da un lato e necessità di dare finalmente adeguata rappresentanza politica al terzo stato produttivo e ai ceti popolari, sono le pre condizioni da cui si dovrebbe partire anche da parte di chi formula superficiali sentenze sui diversi tentativi sin qui compiuti, come quelli della Federazione Popolare dei DC guidata da Giuseppe Gargani, messi in crisi miseramente dal permanente gioco di ostruzione condotto dal trio dell’UDC, dalle elezioni europee alle ultime amministrative d’autunno.

Guai se, come qualcuno giustamente paventa, le diverse scadenze programmate dovessero servire come miseri espedienti, già sperimentati negli anni, per garantire semplicemente a qualche amico una personale candidatura alle prossime elezioni politiche. Non servirebbero né al progetto di ricomposizione politica dei DC e Popolari, né, soprattutto, a dare risposta alla disaffezione che sta tenendo lontana dal voto la maggioranza degli italiani. Il tema della disaffezione  dal voto rappresenta inequivocabilmente la crisi del sistema politico italiano. Un sistema che vede da moli anni succedersi alla guida dei governi personalità tecniche o improvvisati politici senza elezione parlamentare e il continuo scivolamento della repubblica parlamentare verso forme più o meno palesi di repubblica presidenziale o, come avviene, pressoché quotidianamente da diverso tempo, una via di mezzo al limite del dettato costituzionale. Lo stesso dibattito su Draghi a Palazzo Chigi o al Quirinale (questa seconda ipotesi intesa, vedi Giorgetti, come garanzia di una guida dal Colle più alto, de facto di tipo presidenziale, anche senza il mutamento della norma costituzionale) è espressione della confusione che regna sovrana, tipica di un sistema politico istituzionale in crisi. Una crisi che è conseguenza di quella dei partiti, ridotti a meri comitati elettorali al servizio dei capi di turno, o, addirittura, eterodiretti, catalizzatori di “nominati” fisiologicamente indotti al trasformismo politico e parlamentare che è la condizione permanente di questa triste fase della nostra Repubblica. Convinto come sono che serva ricomporre una grande forza di centro democratica, popolare, liberale, riformista socialista e repubblicana, mi auguro che alla fine, da tutte le diverse assise di area annunciate, emerga netta questa determinazione, considerato anche che tale formula sarebbe efficace ed efficiente tanto nel caso in cui il parlamento dei nominati decidesse di conservare il sistema elettorale maggioritario attuale, che nel caso sia approvata una legge elettorale proporzionale alla tedesca, con le preferenze, come da sempre auspicato. A Venezia, nei prossimi giorni discuteremo di questo progetto con gli amici socialisti, liberali e repubblicani, per lanciare anche dalla città lagunare il progetto di un nuovo centro alternativo alla  destra nazionalista e populista e distinto e distante dalla sinistra ancora alla ricerca della proprio identità. Un centro pronto alla collaborazione con quanti intendono difendere e attuare integralmente la Costituzione repubblicana.

Ettore Bonalberti

Presidente ALEF ( Associazione Liberi e Forti- www.alefpopolaritaliani.it)

Venezia, 29 Novembre 2021

Ringrazio l’On Clemente Mastella per essersi assunto l’onere e l’onore di avviare il progetto di costituzione del nuovo centro politico democratico, popolare, liberale e riformista di cui da tempo sostengo la necessità per il nostro Paese. Serviva un leader che assumesse il coraggio di partire. L’invito a ritrovarsi SABATO’ 4 DICEMBRE alle ore 10 al Teatro Brancaccio di Roma è rivolto a quanti sono interessati a questo progetto. Noi Democratici cristiani possiamo e dobbiamo essere parte non secondaria di questo progetto che, sia con la DC guidata da Grassi che dalla Federazione Popolare DC guidata da Giuseppe Gargani, l’abbiamo considerato come la meta indispensabile per riportare in campo le culture politiche che hanno fatto grande l’Italia. Esso sarà anche l’occasione per facilitare la stessa ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale, unita nella volontà di concorrere alla formazione di un centro politico alternativo alla destra nazionalista e populista e distinto e distante dalla sinistra ancora in cerca della sua identità. Un centro aperto alla collaborazione con quanti intendono, come noi, difendere e attuare la Costituzione repubblicana. Partecipiamo, dunque, numerosi  all’incontro di Sabato 4 Dicembre prossimo per l’Assemblea Costituente di NOI DI CENTRO, impegnati ad andare avanti sempre da Liberi e Forti.

Ettore Bonalberti

Presidente di ALEF ( Associazione Liberi e Forti)

www.alefpopolaritaliani.it

Venezia, 23 Novembre 2021

Avanti al centro per il bene dell’Italia

Sono iniziate le manovre che precedono l’elezione del capo dello Stato. Le votazioni in Parlamento che hanno visto il venir meno della maggioranza di governo hanno evidenziato i giochi che, in questa fase, hanno avuto come protagonisti il solito Renzi “sfasciacarrozze” e alcuni deputati della Lega. Fuori da ogni regola il comportamento della ministra leghista on Stefani, la quale, ha abbandonato il consiglio dei ministri per recarsi in parlamento a votare contro il governo di cui fa parte.

Il parlamento dei “nominati “ uscito dalle elezioni del 2018 è la più squallida espressione del trasformismo politico che ha caratterizzato diversi momenti della cosiddetta seconda repubblica, quella che è succeduta ai partiti storici finiti politicamente nel 1993.

Sembra che Berlusconi nel tentativo di raggiungere il quorum necessario per l’improbabile elezione a capo dello Stato, stia facendo breccia anche tra alcuni deputati e senatori del M5S, quelli che erano stati “ nominati” con l’impegno di “aprire il parlamento come una scatola di tonno” e che, sperimentati i vantaggi degli emolumenti e collegati vari allo scranno miracolosamente occupato, le stanno tentando tutte pur di conservare l’impareggiabile pagnotta.

Debolissima la leadership dell’ex premier Conte, messa a quotidiana verifica dal ringalluzzito Di Maio, il movimento dei grillini è vittima dell’insufficienza dimostrata alle prove dei governi locali e nazionale, e della difficile situazione di stallo della propria condizione tra movimento e partito e tra azione di governo e di opposizione d’antan.

Anche la Lega è vittima della stessa situazione, mentre Forza Italia vive la fase più difficile della sua lunga stagione costantemente collegata alle vicende alterne di un Cavaliere sempre più affaticato dagli anni e dagli affanni di una vita.

In tali condizioni è indispensabile attivare tutte le energie disponibili a costruire una forza politica di centro alternativa alla destra nazionalista e populista e distinta e distante da una sinistra alla ricerca di un’identità faticosamente  perduta. Un centro che si riconosca nei valori del popolarismo e del riformismo liberal democratico, dell’Europa e dell’atlantismo e nel quale sia forte la presenza delle componenti di ispirazione cristiana. Un centro pronto a collaborare con quanti sono interessati a difendere e ad attuare integralmente la Costituzione repubblicana. Un centro, infine, capace di interpretare e dare risposte alle attese della povera gente e dei ceti medi produttivi rimasti sin qui senza rappresentanza. Il tempo delle sirene leghiste e dei pentastellati è finito e serve, invece, riportare in campo le espressioni delle migliori culture politiche che hanno fatto grande l’Italia: quella cattolica, quella socialista, liberale e repubblicana, ossia le più autentiche voci del riformismo italiano.

Dobbiamo ringraziare Mario Draghi per aver accettato di guidare il Paese in una fase delicatissima d’emergenza, ma, tenendo conto delle sue reali ambizioni, serve predisporre un’uscita di sicurezza che ponga fine al clima di trasformismo e di irresponsabilità che sta caratterizzando la vita del parlamento e dello stesso governo.

Passaggio decisivo sarà la decisione sulla legge elettorale, tenendo presente che, tanto nel caso in cui si conservi il “rosatellum” maggioritario, quanto e a maggior ragione, si scelga quello proporzionale con sbarramento, una forza di centro ampia come quella indicata sarà indispensabile per mettere in sicurezza il sistema democratico del Paese.

Serve che qualcuno si assuma credibilmente il compito di avviare il progetto in tempi certi e brevi con la speranza che, alla chiamata, rispondano positivamente i tanti democratici oggi sparsi tra  la disaffezione e/o il disimpegno, sapendo che è giunto il tempo in cui possa partire una rinnovata componente politica centrale dello schieramento nazionale, essenziale per garantire l’equilibrio della politica italiana.

Ettore Bonalberti

Venezia, 20 Novembre 2021

Uno scatto d’orgoglio

Proseguono i tentativi per la ricomposizione politica dei cattolici democratici e cristiano sociali. Ora, però, serve uno scatto d’orgoglio in avanti per superare il surplace inefficiente che mantiene in vita le vecchie casematte, ognuna delle quali sopravvivono con l’ambizione/presunzione di poter accasare le altre esperienze in campo. Se non si supera questa condizione di stallo, si arriverà alla scadenza delle elezioni politiche ancora divisi e irrilevanti.

In un incontro informale di alcuni amici, l’On Publio Fiori, ieri, ci ricordava come fosse prassi della DC nei momenti più difficili ricorrere alla convocazione di un’assemblea nazionale; una sorte di stati generali dai quali vennero sempre idee e soluzioni politico programmatiche importanti per il partito e per il Paese.

Nella pluralità dei linguaggi che sono stati sin qui espressi dai diversi attori, a me sembra che la proposta di Fiori potrebbe essere favorevolmente accolta, non solo dagli amici della Federazione Popolare DC, della DC guidata da Renato Grassi, di Insieme, di Rete Bianca e delle tante associazioni, movimenti e gruppi di ispirazione democristiana e popolare, ma anche da quella più vasta realtà culturale e organizzativo- sociale del mondo cattolico.

Un comitato promotore dei diversi organismi potrebbe fissare le regole organizzative di questa’assemblea nazionale sul tema della ricomposizione politica dei cattolici democratici e cristiano sociali italiani. In parallelo a questa iniziativa, nelle diverse realtà territoriali gli amici aderenti alle varie realtà associative potrebbero attivare dei comitati civico popolari di partecipazione democratica, aperti alle comunità locali, nei quali poter discutere dei principali temi di interesse dei cittadini. Comitato civico popolari che favorirebbero la partecipazione più ampia e l’emergere delle istanze locali nell’assemblea nazionale.

Se vogliamo reagire al clima dominante di relativismo morale e culturale, di anomia sociale e di nostra sostanziale irrilevanza politica, bisogna ripartire dalle realtà locali e dai concreti bisogni dei cittadini: elettrici ed elettori, che da troppo tempo alimentano la vasta platea dei renitenti al voto.

In alternativa alle velleitarie ambizioni dei soliti noti, che da molti, troppi anni, galleggiano, favorendola, sulla suicida diaspora succeduta alla fine politica della DC; personaggi non più credibili per rappresentare la fase nuova dell’impegno politico dei cattolici democratici e popolari italiani, dai comitati civico popolari territoriali e dall’assemblea nazionale emergerà la nuova classe dirigente, destinata a inverare nella città dell’uomo le politiche economiche, finanziarie e sociali ispirate dai valori della dottrina sociale cristiana. E con la selezione di una nuova classe dirigente, l’elaborazione di una proposta di programma all’altezza dei bisogni e delle attese della povera gente e dei ceti medi produttivi, unico antidoto alla crisi di rappresentanza e di partecipazione politica, che è alla base della crisi del sistema democratico italiano.

Ettore Bonalberti

Venezia, 11 Novembre 2021

Come i polli di Renzo?

Nella grave crisi di sistema che stiamo vivendo, è acuta l’afonia della cultura politica cattolico democratica  e cristiano sociale, salvo alcune voci che si rincorrono sul tema della costruzione del nuovo centro della politica italiana. E’ divisiva e fuorviante la discussione sulle alleanze che, da alcuni esponenti e gruppi, viene svolta senza tener conto della legge elettorale che, alla fine, governo e Parlamento decideranno di adottare e senza un confronto serio sui contenuti di un programma politico economico, sociale e finanziario all’altezza della situazione glocale e delle attese dei ceti medi produttivi e delle classi popolari. All’altezza, cioè, delle attese di quell’oltre 50% di renitenti al voto, altra espressione della grave crisi della democrazia italiana.

Non mancano tentativi di ricomposizione politico organizzativa, come quelli che dal 2012 stiamo svolgendo, per dare pratica attuazione alla sentenza della Cassazione n.25999 del 23.12.2010, secondo cui: “ la DC non è mai stata giuridicamente sciolta”, come quelli che gli amici della Federazione Popolare DC, di Insieme, di Rete Bianca e  di altre numerose associazioni, movimenti e gruppi, stanno svolgendo, ispirati dalle stesse motivazioni ideali.

Ci sono poi alcuni che, molto sbrigativamente, sostengono l’impossibilità o impraticabilità di tentare questa strada, quasi che ci fosse in noi la velleitaria pretesa di ricostruire tal quale la DC finita politicamente nel 1993. Condividiamo il giudizio di Bodrato: “ la DC era come un cristallo che si è rotto, frantumandosi in mille pezzi non più ricomponibili”, tuttavia non ci rassegniamo e continuiamo a perseguire il progetto di ricomposizione di un’area politico culturale che riteniamo, anche oggi, indispensabile per superare la crisi di sistema.

A chi ci chiede quali sarebbero le motivazioni per tale impegno, rispondiamo che, come nei tempi più importanti della storia politica nazionale ed europea, anche nell’età della globalizzazione, spetta ai cattolici il dovere di impegnarsi in politica per tradurre nella città dell’uomo gli orientamenti pastorali indicati dalla dottrina sociale della Chiesa, così come espressi nelle ultime encicliche sociali: dalla “ Centesimus Annus” di Papa Santo Giovanni Paolo II, “ Caritas in veritate” di Papa Benedetto XVI, e di Papa Francesco: “ Laudato SI” e “ Fratelli Tutti”. Se la “Rerum Novarum” fu la pietra miliare dell’impegno politico dei cattolici, quale risposta alla questione sociale posta dalla prima rivoluzione industriale, le ultime encicliche sono quelle che hanno affrontato in maniera più rigorosa i temi posti dalla globalizzazione e ai drammatici problemi delle crisi energetica e ambientale del nostro tempo.

Avvilente è costatare come di fronte a questi eccezionali emergenze, economiche, finanziarie e climatico- ambientali, che stanno mettendo in gioco non solo le democrazie, ma la stessa sopravvivenza della nostra specie e del pianeta, la vasta e complessa realtà della nostra area politico culturale continui nella diaspora, rischiando di fare la fine dei polli di Renzo. Non solo continuiamo a coltivare le divisioni tra le diverse casematte costruite nei vent’anni che ci separano dalla fine politica della DC, ma, all’interno delle stesse si consumano quotidianamente diatribe, e scontri espressione di una diffusa stupidità, come descritta da Carlo Cipolla : stupido è colui che con i suoi comportamenti fa del male e se stesso e agli altri.

Due sono le principali questioni alle quali, alla luce dei principi ispiratori della dottrina sociale cristiana, dovremmo porre attenzione, che si aggiungono a quelli etici non negoziabili: il tema del superamento del NOMA ( Non Overlapping Magisteria) assai ben descritto dal prof  Zamagni; ossia del prevalere della finanza sull’economia reale e sulla stessa politica, ridotta a un ruolo ancillare e servente agli interessi dei poteri finanziari dominanti; il tema della crisi di sistema, da affrontare sulla base dei principi di solidarietà e sussidiarietà, tenendo conto del ruolo dell’Italia nel quadro geopolitico mediterraneo, europeo e internazionale. Quanto al primo, ho tentato di evidenziare alcune proposte di politico economica e finanziaria, sin qui ignorate (vedi elenco allegato).

In merito alla crisi di sistema, riproponendo una tesi già esposta all’inizio della seconda Repubblica, ossia della necessità di convocare un’assemblea costituente attraverso la quale procedere con metodo democratico ai necessari adattamenti della nostra Carta costituzionale, riterrei indispensabile avviare un dibattito sulla nuova legge elettorale da adottare per le prossime  elezioni politiche. Sono convinto che noi DC e Popolari si debba sostenere la legge proporzionale con sbarramento e preferenze, per superare il bipolarismo forzato dimostratosi, dalla riforma Segni in poi, corresponsabile dell’ingovernabilità. Una democrazia retta dal 50% di non partecipanti non è democrazia. De Gasperi diceva che la democrazia muore se non vi è partecipazione.

Una legge elettorale di tipo proporzionale con preferenze è il modo efficace per risanare istituzioni in super critica sofferenza e restituire una classe dirigente diversa e rappresentativa di interessi reali della società . La legge elettorale, infatti,  è, per buona parte, la madre per un’ articolazione istituzionale democratica popolare .

Molto opportunamente credo che, come mi scrive la prof. Campus,  sarebbe il caso di costruire un movimento di opinione che sostenga il tema: “bipolarismo forzato all’italiana=no-democrazia“, anche al fine di evitare che le modifiche sulle leggi elettorali restino un make-up della politica e degli attuali  partiti che, con il rosatellum, hanno espresso “il parlamento dei nominati”, oggetto del rifiuto del quasi 60% degli elettori italiani. Evitiamo, dunque, di fare la fine dei polli di Renzo e attiviamoci seriamente a sostegno della riforma della politica economica e finanziaria e di una legge elettorale proporzionale di tipo tedesco, con sbarramento e le preferenze.

Venezia, 7 Novembre 2021

Ettore Bonalberti

Alcune proposte di politica economica e finanziaria dei DC e Popolari

L’unico programma politico che TECNICAMENTE consentirebbe ancora, dopo 25 anni, lo

Sviluppo dello STATO ITALIANO e della Sua CLASSE MEDIA (94% della popolazione italiana)

e che renderebbe tecnicamente possibile ogni altro obiettivo in qualsiasi altro settore sarebbe

il seguente :

1. Obbligo di cessione al Tesoro dello Stato italiano da parte di Telecom Italia Sparkle

della proprietà dei cavi sottomarini, necessari alla comunicazione intranet dei movimenti

elettronici del denaro nel sistema bancario italiano (=abolizione della L.58 del 28 Gennaio

1992 e della Legge n. 35 del 29 gennaio 1992)

2. Controllo Statale sulla raccolta del risparmio tra il pubblico mediante compagnie

assicurative statali = abolizione del DPR n. 350/1985 firmato da Sandro Pertini

3. Obbligo di cessione da parte di Banca Intesa, Unicredit, Cassa Risparmio Bologna,

Carige e BNL del 51% delle loro azioni al Tesoro dello Stato Italiano al fine che lo Stato

italiano abbia, con 265 voti su 529, il controllo del 51% di Banca d’Italia (abolizione della L.82

del 7 Febbraio 1992), al fine che Banca d’Italia possa di nuovo dopo 25 anni tornare a vigilare

per impedire truffe sui derivati e su azioni/bond carta straccia, e per impedire anatocismo e

usura bancaria.

4. Reintroduzione della Legge Bancaria del 1936 (abolizione del decreto legislativo n.

385/1993):

5. SEPARAZIONE TRA BANCHE DI PRESTITO (loan bank) e BANCHE

SPECULATIVE (investment bank) : abolizione del d.lgs n.481/1992 firmato da Giuliano

Amato, Barucci e Colombo.

Automatica re-introduzione della contabilità bancaria esistente prima del 31 Luglio

1992 (abolizione del Provvedimento di Banca d’ Italia del 31 Luglio 1992 firmato da

Lamberto Dini al fine di fermare l’evasione fiscale verso i fondi speculatori petroliferi kazari

proprietari della City of London)

6. Divieto di prestare denaro creato con un clic elettronico anziché raccolto tra il

pubblico

7. Riduzione del capitale flottante di Banca Intesa, Unicredit, Cassa Risparmio Bologna,

Carige, BNL e di ogni altra società italiana strategica quotata in borsa (ENI,…) dall’attuale

85% del capitale totale, al 15%, al fine di evitare scalate da parte dei fondi speculatori

petroliferi kazari.

8. Divieto di vendite allo scoperto (divieto di short -selling) sia di tipo naked (presa in

prestito di titoli inesistenti per es di MPS per farle crollare, le uniche finora vietate dall’UE) e

di quelle piene. Divieto in sostanza di ogni tipo di vendita allo scoperto contro titoli di società

italiane quotate alla borsa di Milano.

9. Abolizione del CICR (è l’ufficio di controllo occulto di Banca d’Italia)

10. Conferire il potere ISPETTIVO sia a Banca d’Italia che alla Consob, in aggiunta a quello

di vigilanza

11. Separare la Consob dal controllo di Banca d’Italia al fine di avere un organo ispettivo

indipendente. Possibilità anche per la GDF e per la Polizia di Stato di effettuare ispezioni in

materia finanziaria, in materia di borsa.

12. Divieto per famiglie, imprese ed enti locali italiani di sottoscrivere derivati sulla

valuta(=abolizione del DPR n.556/1987 emesso su proposta del Ministro del Tesoro Giuliano

Amato) e derivati sul tasso (=abolizione del D.M. del Tesoro n. 44 del 18 febbraio 1992

firmato da Mario Draghi)

13. Divieto al Governatore di Banca d’Italia di variare il tasso ufficiale di

sconto (abolizione della L.n. 82 del 7 Febbraio 1992) al fine di evitare le truffe sui derivati sul

tasso

14. Divieto di anatocismo nei conti correnti, leasing, mutui, prestiti con cessione del quinto e in

ogni altra forma di prestito

15. Abolizione del piano di ammortamento alla francese, lecito solo il piano di

ammortamento all’italiana (quote capitali sempre uguali).

16. Divieto di usura oggettiva (supero tasso soglia) e divieto di usura soggettiva (supero

tasso medio). Introduzione della rilevanza immediatamente penale anche del supero del tasso

medio indipendentemente dalla situazione di difficoltà economica-finanziaria del soggetto

cliente

17. Abolizione della disciplina fondiaria ex art 38 e seg. TUB

18. Riforma del Tribunale delle Esecuzioni immobiliari sulla prima casa e sull’immobile

sede dell’attività: divieto di esecuzione immobiliare sulla prima casa e sulla sede dell’attività,

obbligo di prolungamento del mutuo, in caso di difficoltà, ad un tasso massimo pari al tasso

d’inflazione. Divieto di neutralizzazione del Fondo Patrimoniale (è una figura giuridica

prevista dal 1936 a tutela della famiglia italiana).

19. Divieto di concentrazione immobiliare diretta o per interposte persone (massimo 3

immobili) in soggetti posti in qualsiasi ruolo e funzione del Tribunale addetti all’esecuzioni

immobiliari e nella sezione fallimentare.

Divieto di concentrazione immobiliare diretta o per interposte persone (massimo 3

immobili) nell’avvocato e dottore commercialista della curatela fallimentare, dei sequestri

immobiliari e quali procuratori per le banche nelle esecuzioni immobiliari e nel custode e

nel notaio delle esecuzioni immobiliari

20. Creazione della Procura Nazionale contro i Reati finanziari commessi da soggetti

speculatori esteri, con distaccamento in ogni DDA, collegata all’INTERPOL e per la

prevenzione di attentati terroristici e jihadisti da parte dei fondi speculatori atti a riottenere il

controllo privato delle banche italiane e dell’Ente dell’Energia italiano

21. Obbligo di almeno cinque Parlamentari di ogni forza politica di partecipare all’

Assemblea Annuale di Approvazione del Bilancio delle banche italiane azioniste di

maggioranza di Banca d’Italia, in quanto vero governo del sistema e termometro della salute

del paese

Attraverso queste essenziali riforme l’Italia potrà riprendere quel ruolo che la DC seppe

garantirle in passato e uscire dalla grave crisi nella quale una classe dirigente in larga parte

incompetente e orientata su una deriva nazionalista e populista l’ha condotta in gravissimo

isolamento politico e strategico europeo e internazionale.

N.B.:

* Da documenti desecretati e da rilievi matematici confermati dal Ministero dell’Economia

delle Finanze sull’assetto di controllo delle banche quotate italiane ( risposta del Ministero

all’interrogazione parlamentare dell’On Villarosa (M5S) nel Febbraio 2017) maggiori

azioniste di Banca d’Italia con 265 voti su 529, da parte , attraverso le SUB-DELEGHE conferite

agli avvocati (avv. Cardarelli, ..) dello studio legale Trevisan di viale Maino –Milano, risultano

una decina di fondi petroliferi nonché speculatori finanziari georgiani/ arzebajani di antica

origine tedesca (Vanguard, State Street, Northern Trust , Fidelity , Jp Morgan Trust, Black Rock

, Bnp Paribas Trust, Franklyn Templeton e il loro fondo immobiliare comune Black Stone, già

proprietario di quasi tutti gli outlet village in Italia e di oltre 1 MILIONE di mq di centri

logistici sempre in Italia), cd ariani o KAZARI o askenazita-kazari , indagati dal 15 Gennaio

2018 anche dalla Procura di New York e dallo Stato di New York per PROCURATO DISASTRO

AMBIENTALE e per avere fermato lo sviluppo dell’energia solare, hedge fund e come tali, unici

fondi al mondo autorizzati a compiere amorali , immorali, illegittime VENDITE ALLO

SCOPERTO (presa in prestito di titoli di società terze a loro insaputa per venderli al fine di

farne crollare la quotazione, per acquistarli a prezzi stracciati ad ogni programmato

settennale avvenuto crollo della borsa di Milano, da quando dal 1992/93, abolita purtroppo in

Italia la separazione bancaria tra banche di prestito e banche speculative a causa del decreto

legislativo n. 481 del 14 Dicembre 1992 firmato da Amato e Barucci, essi imperano , crolli

della borsa di Milano infatti avvenuti ogni circa sette anni 1994, 2001, 2008 , 2016, crolli che

hanno impoverito circa 20 milioni di piccoli azionisti italiani che hanno perso tutti i loro

risparmi ) definiti fondi speculatori anche dal D.M. del Tesoro n. 98/1999.

Trattasi di decreti già emessi , non disegni di legge, decreti che comprovano l’avvento in Italia

dal 1992/93 di questi fondi speculatori con sede legale nella City of London , proprietari della

City of London, e sede fiscale nel PARADISO FISCALE del Deleware come dimostrato dalla

Relazione della SEC (organo di vigilanza della borsa degli Stati Uniti , indipendente dal 2001).

Fondi speculatori che il sito governativo britannico beta.companieshouse.gov.uk ha

dimostrato che le società che essi controllano appartengono a TRUSHELFCO, DIKAPPA più un

numero delle sette famiglie kazare , georgiane /arzebajane di antica origine tedesca dei

Rothshild , J.P. Morgan, Warburg , Walker Bush, Rockfeller, Jeferson Clinton, Johnson,

convertiti all’ateismo nel 1820 per poter usufruire senza limiti e remore, con l’invenzione

della trivella, ancora del business del petrolio che era terminato in superficie nel 1400 dopo

Cristo in Georgia/Arzebajan decretando la fine dell’impero KAZARO (600 avanti Cristo -1400

dopo Cristo), un impero inspiegabilmente cancellato dagli inventori kazari delle tipografie, dai

libri storia occidentali, ma ben presente nei libri di storia dell’Armenia, dell’Ucraina.

Attenti alla realtà effettuale

Perseguo il sogno della rinascita politica della DC dal 1994, anno della sua fine mai consumatasi sul piano giuridico come da sentenza della Cassazione n.25999 del 23.12.2010, e ripreso con alcuni amici dal 2012, sin qui con molti ostacoli. Comprendo le ragioni che Guido Bodrato ha sintetizzato con un’immagine: “la DC era come un cristallo che si è frantumato e non è più ricomponibile”, tanto più che molti dei frammenti di quel cristallo sono animati da pulsioni egoistiche o, peggio, da colpevoli responsabilità che si tenta di occultare anche manovrando taluni sabotatori seriali.

Non a caso ho partecipato all’ultimo XIX congresso nazionale (ottobre 2018) nel quale ho contribuito all’elezione dell’amico Renato Grassi alla segreteria del partito. La DC è il partito di cui continuo a far parte, convinto come sono che, anch’esso possa e debba concorrere alla ricomposizione dell’area più vasta cattolico democratica e cristiano sociale. Ecco perché non raccolgo le provocazioni di qualche amicoC, che vorrebbe dimostrarsi più democristiano di quanti come me lo sono da una vita e lo saranno per sempre. Una cosa, però. è il sogno e un’altra la realtà effettuale della politica italiana. Ragionare in termini esclusivi di ricostruzione della DC può essere una condizione necessaria ma, certamente, non sufficiente per dare risposte concrete all’esigenza di un centro politico di cui il Paese ha necessità.

Basta analizzare, come faccio da diverso tempo, il tipo di legge elettorale che sarà scelta per le prossime elezioni politiche. Se restasse l’attuale “rosatellum” o analoga legge maggioritaria, una DC, ancorché riunificata  (operazione sin qui risultata impossibile) potrebbe forse garantire qualche candidatura a qualche amico in uno dei due poli in cui si ripartirebbe la scelta politica, mentre il nostro residuo elettorato, come già sperimentato, si tripartirebbe tra destra, sinistra e non voto. In tal caso, insomma, la battaglia per la semplice e pur importante riunificazione dei DC, sarebbe quanto mai velleitaria. Se, invece, fosse adottata una legge elettorale di tipo proporzionale con sbarramento, è evidente che una DC da sola non andrebbe da nessuna parte, rischiando risultati con percentuali tali da non superare il 3 o 4 per cento richiesto. Anche e a maggior ragione in questo caso, servirebbe un’ampia unione di componenti dell’area cattolico democratica e cristiano sociale. 

Dopo la formazione dell’attuale governo Draghi, si sta verificando un processo di seria scomposizione-ricomposizione delle forze politiche all’interno del quale assume realistica possibilità, come annunciato da più parti,  quella di una Federazione di centro di cui ho scritto nella mia ultima nota politica. In sostanza, restando la legge maggioritaria, il progetto della rinascita politica della DC, ancorché meritevole sarebbe inefficace se non per le ambizioni di qualcuno, come lo è stata la rendita di posizione garantita a destra dall’utilizzo per grazia ricevuta del simbolo dello scudo crociato, dal trio dell’UDC: Cesa, De Poli, Saccone insieme alla sen Binetti. Con la legge di tipo proporzionale, essenziale sarebbe l’unità più vasta d’area. Se consideriamo ciò che si sta muovendo nello scenario politico italiano, l’idea di una Federazione di un centro come più volte da me connotato, penso sia la proposta politico- organizzativa più valida, efficiente ed efficace per garantire una soluzione laica, democratica, popolare, riformista, ispirata ai valori dell’europeismo e dell’atlantismo, della difesa della costituzione repubblicana, nella quale una forte componente di ispirazione cattolico democratica e cristiano sociale sarebbe oltremodo utile e opportuna.

Ettore Bonalberti

Venezia, 26 ottobre 2021

Verso una Federazione del Centro?

Da diverso tempo si susseguono interventi tesi a promuovere l’avvio di un rinnovato centro della politica italiana, alternativo alla destra nazionalista e populista, distinto e distante dalla sinistra alla ricerca della propria identità. Lo stiamo facendo da molti anni noi della DC, legittima erede del partito storico, come la stessa Federazione Popolare dei DC insieme a numerose associazioni, movimenti, gruppi facenti parte della vasta e articolata area dei cattolici democratici e cristiano sociali.

E’ mancata sino a oggi la capacità di collegare queste esperienze con quelle assai interessanti degli amici di Rete Bianca, di Insieme, del Centro democratico, persistendo le divisioni che ci hanno visto correre frammentati e, dunque, irrilevanti, anche nelle recenti elezioni amministrative. Uniche interessanti eccezioni: quella dei DC siciliani con Cuffaro, aperti alla collaborazione con Forza Italia e quella di Mastella a Benevento, con una lista sostenuta da un’ampia aggregazione di consenso dal centro a parti importanti della sinistra.

La sconfitta della destra-centro nel voto ottobrino, ha favorito, sollecitato dalla Meloni, l’incontro di Mercoledì scorso a Roma, a Villa Zeffirelli di proprietà del Cavaliere, alla fine del quale sono state raggiunte alcune conclusioni evidenziate nella nota resa pubblica. Da essa si evince l’impegno a procedere uniti verso l’elezione del Presidente della Repubblica e un netto rifiuto del sistema proporzionale. Quanto al primo obiettivo, considerato come il piano A della destra-centro, concesso al Cavaliere come un miraggio nel quale solo Berlusconi crede, esso potrebbe essere il prezzo pagato per l’eventuale premiership della Meloni, così come indicato dalle regole sin qui condivise nel destra-centro: guida chi prende più voti. Insomma due obiettivi che, allo stato degli atti, sembrano premesse di due sicure sconfitte.  L’idea di conservare unito il destra-centro si tiene con quella del mantenimento di un forzato bipolarismo che, dal mattarellum in poi, ha saputo sfornare governi instabili a ripetizione finendo col far prevalere l’epistocrazia (governo dei competenti, alla fine, dei tecnici) sulla democrazia. Immediata la reazione negativa di Carlo Calenda all’idea della legge maggioritaria  dato che, come tutti noi DC, è interessato a un sistema elettorale di tipo proporzionale. E’ proprio dalle posizioni espresse dall’amico Mastella a Benevento, con l’orizzonte aperto all’impegno più ampio di un centro democratico nazionale e da quelle di Calenda che si potrebbe ripartire. Per non cadere nella trappola che sarebbe mortale per il nostro potenziale elettorato di area DC e popolare, il quale, con una legge di tipo maggioritario si tripartirebbe tra destra, sinistra e astensione dal voto, è indispensabile concorrere alla costruzione di un centro ampio che, come scrivo da molto tempo, potrebbe assumere i connotati di un centro laico, democratico, popolare, liberale, riformista, europeista., trans nazionale, alternativo alla destra nazionalista populista e anti europea e alla sinistra sin qui senza identità. Un centro aperto alla collaborazione con quanti intendono difendere e attuare integralmente la Costituzione repubblicana. Ecco perché guardiamo con interesse al progetto di una Federazione di partiti e movimenti che credono in tale progetto, nel quale la partecipazione di una vasta componente ispirata dai valori del cattolicesimo democratico e cristiano sociale sarebbe oltremodo utile e necessaria. Senza la pretesa di salvifici federatori se dicenti a priori, ma lasciando al campo aperto della politica e del confronto democratico la decisione su chi potrà assumersi l’onere e l’onore di guidare il progetto, credo che insieme a Mastella e a Calenda, anche gli amici di Rotondi e dei Verdi disponibili, così come agli amici di Forza Italia delusi dal mantenere un ruolo subordinato alla destra della Meloni e di Salvini: Carfagna, Gelmini, Brunetta, con quelli di Matteo Renzi, si potrebbe concorrere con tutti gli amici dell’area DC e popolare alla costruzione di una grande centro così come ipotizzato. Un centro che sappia offrire risposte politiche e programmatiche ai bisogni insoddisfatti dei renitenti al voto del 17 e 18 Ottobre scorsi.

Ettore Bonalberti

Venezia, 22 Ottobre 2021

Riflessioni dopo il voto di un democratico cristiano

Quasi il 60% di renitenti al voto alle elezioni comunali. Da lì bisogna ripartire per comprendere il grado di crisi della nostra democrazia. La disaffezione della politica, il disagio sociale e le manifestazioni di piazza, la crisi morale, culturale e sociale, in una parola l’anomia che pervade la società italiana, sono state le ragioni della mancata partecipazione al voto. Tutte concorrenti a rappresentare la crisi dei partiti che sta alla base della crisi del sistema.

 In questa mancata partecipazione al voto, pesantissima  è stata la nostra assenza, ossia quella del nostro partito e di altri movimenti e gruppi che insieme a noi sono interessati al processo di ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale.

Tranne alcuni amici coraggiosi come i DC siciliani, i DC e popolari di Rionero, i DC piemontesi, è pressoché raro trovare liste di democratici cristiani, salvo qualche candidato inserito in liste di partiti più o meno affini e dei quali non conosciamo gli esiti.

Ha vinto il PD di Letta e hanno perso le destre nazionaliste e populiste della Meloni e di Salvini. Gli elettori, ancorché solo il 25% votanti, hanno deciso che queste destre non sono adeguate a guidare le città, e, permanendo le loro posizioni estreme di contestazione al governo, come quelle della Meloni, e collegate con partiti antieuropei, come anche la Lega, difficilmente potranno aspirare alla guida del governo nazionale.

Anche la sinistra dovrà fare i conti con la crisi del M5S e con le difficoltà che, il progetto di “ campo largo” annunciato da Enrico Letta, incontrerà passando dai propositi alla concreta realizzazione. Dopo questo voto si annuncia un processo di scomposizione e ricomposizione delle forze politiche italiane. Primo banco di prova, la prossime elezione del Presidente della Repubblica, nella quale il Parlamento allargato alle rappresentanze regionali, dovrà decidere quale ruolo assegnare a Draghi, da tutti considerato la garanzia migliore dell’Italia sul piano internazionale e per l’attuazione del PNRR. E con l’elezione del Presidente della Repubblica, decisiva sarà anche la scelta della legge elettorale da parte di un Parlamento nel quale, molti deputati e senatori sono assai incerti del loro futuro.

Quanto a noi DC dobbiamo renderci conto che se permanesse una legge maggioritaria, il progetto politico avviato nel 2012, ossia di dare pratica attuazione alla sentenza della Cassazione 25999 del 23.12.2010 ( “ La DC non è mai stata giuridicamente sciolta”) è praticamente impossibile. Com’è già accaduto in diversi comuni, il nostro residuo potenziale elettorato si tripartirebbe tra destra, sinistra e astensione e anche al nostro interno si proporrebbe la stessa inevitabile divisione.

Solo con una legge proporzionale con sbarramento il progetto più ampio di ricomposizione politica dell’area  cattolico democratica e cristiano sociale potrebbe avere ancora, non solo una possibilità, ma sarebbe quanto mai utile per il nostro Paese. Tale progetto, però, richiede di riprendere da subito una forte iniziativa con quanti della nostra area culturale e  politica sono interessati a questo obiettivo. Va superata la rincorsa inutile sin qui tentata verso l’UDC, ferma nel subalterno ruolo alla destra sovranista e nazionalista, e a cui dovrà essere definitivamente  contestata la rendita derivante dall’utilizzo del nostro storico scudo crociato, mentre si dovranno ricercare tutte le possibilità di dialogo con gli amici della Federazione Popolare, di Rete bianca, di Insieme, e dei tanti gruppi, movimenti e associazioni che sentono come noi l’esigenza di un ritorno in campo della nostra cultura politica. Obiettivo concorrere alla costruzione di un centro laico, democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, transnazionale, inserito a pieno titolo nel PPE da far tornare ai principi dei padri fondatori, alternativo alla destra nazionalista e populista, distinto e distante dalla sinistra senza identità, ispirato dai principi della dottrina sociale della Chiesa, disponibile alla collaborazione con quanti intendono difendere e attuare la Costituzione repubblicana.

Falliti sin qui i tentativi a livello centrale, dovremo ripartire dai territori: regione per regione, comune per comune, attivando comitati civico popolari di amici, elettrici ed elettori, che si ritrovano sui valori del popolarismo sturziano e degasperiano.  Per una nuova partecipazione politica dalla base sui temi prevalenti glocali, ispirati dai valori della dottrina sociale cristiana. A quel 60% di renitenti al voto va offerta una nuova speranza e, come altre volte nella storia dell’Italia, spetterà ancora ai cattolici democratici e ai cristiano sociali concorrere a tale necessità.

Ettore Bonalberti

Vice segretario nazionale DC

Venezia, 19 ottobre 2021

Riflessioni dal Nord Est

L’astensione è stata ovunque ampia e diffusa. Più forte nei centri città, a Milano e a Bologna, e assai più consistente  nelle periferie, come a Roma. L’astensionismo lo paga soprattutto il M5S che, non solo perde i suoi sindaci, ma è decisivo solo in accoppiata col PD a sinistra. Dalle urne delle amministrative emergono due netti vincitori: il PD di Letta e Fratelli d’Italia della Meloni che si annunciano come i poli di riferimento essenziali a sinistra e a destra della politica italiana. Netta la sconfitta di Salvini e della sua idea del partito leghista che, invece, nel Nord Est fa il pieno di voti nei comuni delle regioni guidate da Zaia e da Fedriga.

Sarà importante analizzare la composizione sociale e culturale del quasi 50% dei renitenti al voto che, a una prima superficiale lettura, sembrerebbe attecchire nelle due fasce intermedie dei “diversamente tutelati” e del “terzo stato produttivo”, escludendo “casta” e “quarto Non stato”, sempre attenti a tutelare i loro interessi le loro condizioni di privilegio palesi e occulte.

E’ una battuta d’arresto oggettiva e clamorosa per il populismo, mentre appare evidente l’assenza di un centro politico democratico e popolare senza il quale la polarizzazione premia i due partiti di più antico insediamento territoriale e dalle strutture organizzative consolidate.

Servirà anche decifrare l’orientamento del voto giovanile; di quei giovani, cioè, che pochi giorni prima del voto avevano riempito le piazze e le strade italiane per le battaglie ambientaliste, assai più disponibili alle logiche dei movimenti che a quelle dei partiti. Eppure il problema di questa caduta della partecipazione elettorale in sede locale, là dove si costruisce il consenso sui temi e i bisogni specifici dei cittadini, dovrebbe far riflettere sulla crisi della nostra democrazia. Una crisi che, in larga parte, si accompagna a quella più generale e profonda dei partiti per i quali, oggi ancor più di ieri, s’impone l’applicazione non più rinviabile dell’art 49 della Costituzione.

Venendo alla nostra area di riferimento sociale, culturale e politico, dobbiamo onestamente riflettere sull’eterogeneità e improvvisazione della nostra partecipazione nei diversi ambienti territoriali, nei quali scontiamo gli effetti devastanti della persistente diaspora che continua a impedire quella ricomposizione politica di cui la politica italiana avrebbe necessità.

Tranne alcuni casi molto isolati nei quali, la DC o la Federazione Popolare dei DC, sono riusciti a presentare, per la verità senza molto successo, liste autonome, sono prevalse le scelte a destra dell’UDC che continua a sostenere una politica, forse opportuna e utile per la sopravvivenza dei soliti noti, ma che impedisce la formazione di un centro democratico e popolare, liberale e riformista, europeista e trans-nazionale, inserito a pieno titolo nel PPE, alternativo alla destra nazionalista e populista e alla sinistra senza identità.

Vedremo come saranno interpretati i risultati dai partiti presenti nel Parlamento italiano, in base alla valutazione dei quali dipenderà la decisione sulla legge elettorale da adottare alle prossime elezioni politiche. Credo che, sulla base del voto amministrativo, nonostante le spinte al voto di Giorgia Meloni, difficilmente si avranno elezioni anticipate e, dunque, il governo Draghi dovrebbe durare sino alla scadenza della legislatura.  

Se a livello nazionale la linea ondivaga di lotta e di governo di Salvini è stata sconfitta, trionfante è invece stata, dove ha prevalso, come in Friuli e nel Veneto, quella dei governatori del Nord Est. Da Pordenone a Chioggia a Montebelluna, infatti, il centrodestra conquista tutti i principali comuni veneto friulani  in cui si è votato. Qui domina la Lega di Zaia e Fedriga con una base sociale e culturale dalle antiche radici bianche. Il vecchio disegno bisagliano di una CSU del Nord potrebbe, dunque, essere ripreso. La crisi di una sinistra senza identità in queste realtà impone una seria analisi da parte di quanti come noi si riconoscono nella tradizione e nella cultura politica dei cattolici democratici e cristiano sociali, al fine di riprendere i ragionamenti nel punto in cui li abbiamo interrotti con Toni Bisaglia, alla vigilia della sua scomparsa e della fine politica della Democrazia Cristiana.

La nostra ricomposizione politica prima e, insieme, l’apertura con quanti intendono collegarsi all’esperienza più ampia del Partito Popolare Europeo, sono gli obiettivi da perseguire con forte determinazione.

Ettore Bonalberti

Venezia, 5 Ottobre 2021

Il confronto continua

Ho sollecitato l’apertura del confronto all’interno della DC e della Federazione Popolare DC partendo dalla convinzione che per superare l’attuale frammentazione, prima della scelta delle alleanze, sia necessario trovare la condivisione sui contenuti di un programma in grado di rispondere alle attese del “terzo stato produttivo” e della “povera gente”; di coloro ,cioè, che sono i riferimenti naturali di un partito e/o di una federazione di partiti ispirati dai valori del popolarismo e della dottrina sociale cristiana.

Avevo già inviato agli interessati una bozza di programma articolato che, per la verità, non ha suscitato alcun riscontro. Ho replicato nei giorni scorsi ripresentando, come priorità, le scelte in materia di politica economica e finanziaria, indispensabili per contrastare il dominio dei poteri finanziari che, come gli hedge funds anglo caucasici/kazari, hanno la sede operativa nella City of London e quella legale nello stato USA del Delaware, a tassazione fiscale zero.

Va ricordato, infatti, che da documenti de-secretati e da rilievi matematici confermati dal Ministero dell’Economia delle Finanze sull’assetto di controllo delle banche quotate italiane ( risposta del Ministero all’interrogazione parlamentare dell’On Villarosa (M5S) nel Febbraio 2017) maggiori azioniste di Banca d’Italia con 265 voti su 529, da parte , attraverso le SUB-DELEGHE conferite agli avvocati (avv. Cardarelli, ..) dello studio legale Trevisan di viale Maino –Milano, risultano una decina di fondi petroliferi nonché speculatori finanziari georgiani/ arzebajani di antica origine tedesca (Vanguard, State Street, Northern Trust , Fidelity , Jp Morgan Trust, Black Rock, Bnp Paribas Trust, Franklyn Templeton e il loro fondo immobiliare comune Black Stone, già proprietario di quasi tutti gli outlet village in Italia e di oltre 1 MILIONE di mq di centri logistici sempre in Italia), cd ariani o KAZARI o askenazita-kazari , indagati dal 15 Gennaio 2018 anche dalla Procura di New York e dallo Stato di New York per PROCURATO DISASTRO AMBIENTALE e per avere fermato lo sviluppo dell’energia solare, hedge fund e come tali, unici fondi al mondo autorizzati a compiere amorali , immorali, illegittime VENDITE ALLO SCOPERTO (presa in prestito di titoli di società terze a loro insaputa per venderli al fine di farne crollare la quotazione, per acquistarli a prezzi stracciati ad ogni programmato settennale avvenuto crollo della borsa di Milano, da quando dal 1992/93, abolita purtroppo in

Italia la separazione bancaria tra banche  di prestito e banche speculative a causa del decreto

legislativo n. 481 del 14 Dicembre 1992 firmato da Amato e Barucci, essi imperano , crolli

della borsa di Milano infatti avvenuti ogni circa sette anni 1994, 2001, 2008 , 2016, crolli che

hanno impoverito circa 20 milioni di piccoli azionisti italiani che hanno perso tutti i loro

risparmi ) definiti fondi speculatori anche dal D.M. del Tesoro n. 98/1999.

Trattasi di decreti già emessi , non disegni di legge, decreti che comprovano l’avvento in Italia

dal 1992/93 di questi fondi speculatori con sede legale nella City of London , proprietari della

City of London, e sede fiscale nel PARADISO FISCALE del Delaware come dimostrato dalla Relazione della SEC (organo di vigilanza della borsa degli Stati Uniti , indipendente dal 2001).

Fondi speculatori che il sito governativo britannico beta.companieshouse.gov.uk ha dimostrato che le società che essi controllano appartengono a TRUSHELFCO, DIKAPPA più un

numero delle sette famiglie kazare, georgiane/arzebajane di antica origine tedesca dei Rothshild , J.P. Morgan, Warburg , Walker Bush, Rockfeller, Jeferson Clinton, Johnson, convertiti all’ateismo nel 1820 per poter usufruire senza limiti e remore, con l’invenzione della trivella, ancora del business del petrolio che era terminato in superficie nel 1400 dopo

Cristo in Georgia/Arzebajan decretando la fine dell’impero KAZARO (600 avanti Cristo -1400

dopo Cristo), un impero inspiegabilmente cancellato dagli inventori kazari delle tipografie, dai

libri storia occidentali, ma ben presente nei libri di storia dell’Armenia, dell’Ucraina.

Senza questa premessa non si comprenderebbero le ventidue proposte in materia di scelte economico finanziarie sulle quali ho invitato a discutere gli amici del partito e della Federazione popolare DC.

Sino ad oggi sono intervenuti alcuni amici che hanno condiviso le mie indicazioni, ma non sono mancate le critiche di altri, come gli amici Rapisarda e Palumbo, o le osservazioni più bonarie di Elisabetta Campus e Renzo Gubert.

Le critiche riguardano o l’oggettiva incapacità di portare avanti questa sfida, considerando la nostra consistenza operativa sul piano politico organizzativo e nulla su quello istituzionale ( Palumbo); o l’aver “volato  troppo in alto” rispetto ai bisogni e alle attese concrete degli elettori ( Rapisarda).

Quanto al primo rilievo non posso che condividerlo: così come siamo, ancora vittime della persistente Demodissea della diaspora DC, la mia proposta ha soprattutto la funzione di favorire il confronto nell’ampia e disarticolata area politica dei cattolici democratici e cristiano sociali, al fine di ricercare innanzi tutto un accordo sui contenuti, rinviando solo dopo la scelta delle alleanze. Una scelta inevitabilmente condizionata dal tipo di legge elettorale che, alla fine, sarà indicata dal governo e votata dal Parlamento. Su tale punto ho chiarito più volte che, se restasse la legge maggioritaria, nessuna possibilità di riunificazione sarebbe possibile, dato che in una scelta bipolare, i nostri potenziali elettori si dividerebbero in tre parti: una parte voterà a destra, un’altra parte a sinistra e molti altri finiranno con l’astenersi dal voto.

Se passasse invece la legge proporzionale con sbarramento al 3 o 4% sarebbe indispensabile unire tutte le forze per non fare la fine dei “polli di Renzo”. Forzare il confronto volendo anticipare la scelta preventiva delle alleanze, oltre che inefficace non essendo ancora certi della legge elettorale, favorirebbe solo la divisione.

Molto più intrigante la questione sollevata da Rapisarda secondo cui avrei volato troppo in alto, rischiando una sorta di “manifesto  programmatico velleitario”….

Su questo rilievo vorrei dire che ho ben presente che i problemi da risolvere con estrema urgenza oggi, riguardano la ricostruzione della sanità pubblica, la digitalizzazione del Paese, l’edilizia scolastica, la conversione energetica, la sicurezza idrogeologica del territorio. Sono, tuttavia, convinto che questi stessi problemi, sui quali si gioca la grande partita del lavoro e dell’equilibrio sociale del Paese, non si potranno risolvere con le sole scelte del PNRR indicateci dall’UE, se non si affrontano i nodi strutturali economico finanziari come quelli evidenziati nelle mie proposte, le quali rientrano nella migliore tradizione culturale e politica della DC e delle scelte fatte dalla Banca d’Italia guidata da Guido Carli, sempre difese dalla DC.

Ettore Bonalberti

Venezia, 25 Settembre 2021

Quali riforme?

Romano Prodi ha dichiarato ieri alla trasmissione dell’Annunziata: “ Con Letta ci siamo sentiti parecchie volte. Il principale consiglio che gli ho dato è che ci vuole una proposta sul lavoro, sul tipo di crescita, sull’organizzazione della società post pandemia“.  Più modestamente, nelle settimane scorse agli amici della DC e della Federazione Popolare DC, avevo proposto alcune idee per un progetto strategico di riforma per l’Italia. Un progetto che che si riassume in questi punti:

1.    Obbligo di cessione al Tesoro dello Stato italiano  da parte di Telecom Italia Sparkle della proprietà dei cavi sottomarini,  necessari alla comunicazione intranet dei movimenti elettronici del denaro nel sistema bancario italiano (=abolizione della L.58 del 28 Gennaio 1992 e della Legge n. 35 del 29 gennaio 1992)

2.    Controllo Statale  sulla  raccolta del risparmio tra il pubblico mediante compagnie assicurative  statali = abolizione del DPR n. 350/1985 firmato da Sandro Pertini

3.    Obbligo di cessione da parte di Banca Intesa, Unicredit, Cassa Risparmio Bologna, Carige e BNL del 51% delle loro azioni al Tesoro dello Stato Italiano  al fine che lo Stato italiano abbia,  con 265 voti su 529, il controllo del 51% di Banca d’Italia (abolizione della L.82 del 7 Febbraio 1992), al fine che Banca d’Italia possa di nuovo dopo 25 anni tornare a vigilare per  impedire truffe sui derivati e su azioni/bond carta straccia, e per impedire anatocismo e usura bancaria.  

4.    Reintroduzione della Legge Bancaria del 1936 (abolizione deldecreto legislativo n. 385/1993):

5.    SEPARAZIONE TRA BANCHE DI PRESTITO (loan bank) e BANCHE SPECULATIVE (investment bank) : abolizione del d.lgs n.481/1992 firmato da Giuliano Amato, Barucci e Colombo. Automatica re-introduzione della contabilità bancaria esistente prima del 31 Luglio 1992 (abolizione del Provvedimento di Banca d’ Italia del 31 Luglio 1992 firmato da Lamberto Dini al fine di fermare l’evasione fiscale verso i fondi speculatori petroliferi kazari proprietari della City of London)  

6.    Divieto di prestare denaro creato con un clic elettronico anziché raccolto tra il pubblico

7.    Riduzione del capitale flottante di Banca Intesa, Unicredit, Cassa Risparmio Bologna, Carige, BNL e di ogni altra società italiana strategica quotata in borsa (ENI,…)  dall’attuale 85% del capitale totale, al 15%, al fine di evitare scalate da parte dei fondi speculatori petroliferi kazari.

8.    Divieto di vendite allo scoperto (divieto di short -selling) sia di tipo naked (presa in prestito di titoli inesistenti per es di MPS per farle crollare, le uniche finora vietate dall’UE) e di quelle piene. Divieto in sostanza di ogni tipo di vendita allo scoperto contro titoli di società italiane quotate alla borsa di Milano.

9.    Abolizione del CICR (è l’ufficio di controllo occulto di Banca d’Italia)

10. Conferire il potere ISPETTIVO  sia a Banca d’Italia che alla Consob, in aggiunta a quello di vigilanza  

11. Separare la Consob dal controllo di Banca d’Italia al fine di avere un organo ispettivo indipendente. Possibilità anche per la GDF e per la Polizia di Stato di compiere ispezioni in materia finanziaria, in materia di borsa.  

12.  Divieto per famiglie, imprese ed enti locali italiani di sottoscrivere derivati sulla valuta(=abolizione del DPR n.556/1987 emesso su proposta del Ministro del Tesoro Giuliano Amato) e derivati sul tasso (=abolizione del D.M. del Tesoro n. 44 del 18  febbraio 1992 firmato  da Mario Draghi)

13. Divieto al Governatore di Banca d’Italia di variare il tasso ufficiale di sconto (abolizione della L.n. 82 del 7 Febbraio 1992) al fine di evitare le truffe sui derivati sul tasso 

14. Divieto di anatocismo nei conti correnti, leasing, mutui, prestiti con cessione del quinto e in ogni altra forma di prestito 

15. Abolizione del piano di ammortamento alla francese, lecito solo il piano di ammortamento all’italiana (quote capitali sempre uguali). 

16. Divieto di usura oggettiva (supero tasso soglia) e divieto di usura soggettiva (supero tasso medio). Introduzione della rilevanza immediatamente penale anche del supero del tasso medio indipendentemente dalla situazione di difficoltà economica-finanziaria del soggetto cliente

17. Abolizione della disciplina fondiaria ex art 38 e seg.  TUB 

18. Riforma del Tribunale delle Esecuzioni immobiliari sulla prima casa e sull’immobile sede dell’attività: divieto di esecuzione immobiliare sulla prima casa e sulla sede dell’attività, obbligo di prolungamento del mutuo, in caso di difficoltà,  ad un tasso massimo pari al tasso d’inflazione. Divieto di neutralizzazione del Fondo Patrimoniale (è una figura giuridica prevista dal 1936 a tutela della famiglia italiana).   

19. Divieto di concentrazione immobiliare diretta o per interposte persone (massimo 3 immobili) in soggetti posti in qualsiasi ruolo e funzione del Tribunale addetti all’esecuzioni immobiliari e nella sezione fallimentare.

 Divieto di concentrazione immobiliare diretta o per interposte persone (massimo 3 immobili) nell’avvocato e dottore commercialista della curatela fallimentare, dei sequestri immobiliari e quali procuratori per le banche nelle  esecuzioni immobiliari e nel custode  e nel  notaio delle esecuzioni immobiliari

20. Creazione della Procura Nazionale contro i Reati finanziari commessi da soggetti speculatori esteri, con distaccamento in ogni DDA, collegata all’INTERPOL e per la prevenzione di attentati terroristici e jihadisti da parte dei fondi speculatori atti a riottenere il controllo privato delle banche italiane e dell’Ente dell’Energia italiano

21. Obbligo di almeno cinque  Parlamentari di ogni  forza politica di partecipare all’ Assemblea Annuale di Approvazione del Bilancio delle banche italiane azioniste di maggioranza di Banca d’Italia, in quanto vero governo del sistema e termometro della salute del paese

Attraverso queste essenziali riforme l’Italia potrà riprendere quel ruolo che la DC seppe garantirle in passato e uscire dalla grave crisi nella quale una classe dirigente, in larga parte incompetente e orientata su una deriva nazionalista e populista, l’aveva condotta in gravissimo isolamento politico e strategico europeo e internazionale, prima che Conte e Draghi rimediassero nel merito.

Sarei curioso di conoscere l’opinione di Prodi e del PD, e, soprattutto, del premier Draghi su questi punti, senza i quali ogni progetto di riforma non sarà in grado di affrontare i nodi strutturali che condizionano l’economia e la finanza italiana.

Ettore Bonalberti

Venezia, 20 Settembre 2021

Come riprendere il cammino

C’è un grande fermento al centro, alla ricerca di un punto di equilibrio che, dopo la fine della DC, manca nella politica italiana. Ci stiamo provando noi della DC guidata da Renato Grassi, dopo la sentenza della Cassazione n. 25999 del 23.12.2010 ( “ la DC non è mai stato giuridicamente sciolta”). Prima con Fiori, Lega, Darida, Alessi e il sottoscritto, insieme a Leo Pellegrino, instancabile nel perseguire la rinascita del partito; poi con Gianni Fontana e tanti altri amici sino alla segreteria attuale di Grassi. Il nostro percorso (2012-2021) è stato ostacolato dalle iniziative di alcuni ben noti “sabotatori seriali”, alcuni dei quali esecutori di mandanti non estranei agli illeciti perpetrati negli atti finali dell’esperienza democratica cristiana. Illeciti mai giudicati e sanzionati. Lo stanno tentando gli amici di “Insieme”, anche se non mancano le divisioni al loro interno tra la linea di Infante e quella di Tarolli. Abbiamo rilanciato il tentativo con l’amico Peppino Gargani, attraverso la Federazione Popolare dei DC, sperimentando, ahimè ancora una volta, la posizione equivoca di Cesa e dell’ UDC;  un partito oggi dominato dal sen De Poli, eterna costola subalterna di Forza Italia e della Lega nel Veneto come a Roma. Anche “ il miglior fico del bigoncio”, Gianfranco Rotondi, da sempre inserito da democratico cristiano nel gruppo di Forza Italia, sta tentando l’ardita sperimentazione della nascita di una possibile convergenza tra ciò che rimane della Balena bianca con l’area dei Verdi italiani, sul modello dell’alleanza esistente tra la CDU e i Verdi tedeschi. Non mancano fermenti nell’area degli ex DC che, fatta l’esperienza nel PD, stanno vivendo un momento di sofferta riflessione in Rete Bianca, convinti, come loro sono, sicuramente della necessità di una ricomposizione della nostra area, sempre, però, fondata sul primato di una collocazione a sinistra, anche se non sono più chiari, a loro come a tutti noi, gli elementi di identità del partito di Enrico Letta, dopo la sofferta e complessa camaleontica trasformazione da PCI, PDS, DS, Ulivo, Margherita, PD. Ho cercato, invano, di indicare nella condivisione di una proposta programmatica ( Camaldoli 2) la base di una possibile ricomposizione dell’area cattolico democratica e cristiano sociale, avanzando alcune idee sul piano della politica economica e finanziaria che, ritengo, essenziali per qualsivoglia progetto riformistico credibile nella condizione di sovranità limitata monetaria e popolare del nostro Paese. Partire dalle alleanze, come ho scritto più volte, non facilita, anzi ostacola il progetto.

Anche il Cavaliere è ridisceso in campo con l’ultima intervista rilasciata al giornale di famiglia, tentando di ripresentarsi come elemento di continuità, nientemeno, dell’esperienza degasperiana. Ci aveva provato un’altra volta, riuscendovi, come suggeritogli dagli amici scomparsi, Sandro Fontana e don Gianni Baget Bozzo, che gli indicarono l’entrata nel PPE, forte, in quegli anni, di una rappresentanza consistente di voti in sede nazionale ed europea. Ora, con Forza Italia stretta nella morsa del centro destra che dalla guida di Salvini sta diventando sottoposta a quella estrema della Meloni e di Fratelli d’Italia, lo sforzo di Berlusconi sembra al limite del patetico, nell’impossibile sogno di una sua elezione al Quirinale, per il quale anche una riverniciatura dorotea potrebbe servire alla causa. Devo onestamente ammettere che, dopo tanto combattere, sono stanco e sfiduciato, ancorché sempre interessato a concorrere al progetto di ricomposizione dell’area cattolico democratica e cristiano sociale. Un progetto che continuo a ritenere indispensabile per ricostruire un centro laico, democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, inserito a pieno titolo nel PPE da far tornare ai principi dei padri fondatori: De Gasperi, Adenauer, Monnet e Schuman, alternativo alla destra nazionalista e populista e alla sinistra senza identità. Sono ancor più convinto che per realizzare questo progetto sia necessario che tutti i vecchi attori, compresi quelli della mia generazione, molti dei quali responsabili delle difficoltà sin qui riscontrate, facciano non uno, ma anche due passi indietro e che il testimone della migliore tradizione politico culturale DC e popolare, venga assunto da una nuova generazione alla quale noi dovremmo limitarci a fornire dei buoni consigli. Diversi tentativi sono stati compiuti, sin qui senza successo, cercando di rispettare statuti e regolamenti delle diverse realtà dei partiti e associative dell’area. Penso che, allo stato degli atti, sarebbe molto più opportuno, utile ed efficace organizzare un’Assemblea Nazionale aperta a tutti coloro che, firmando un apposito documento, si riconoscono nei valori, nella storia e nei programmi della DC e nel decalogo etico sturziano. Superando tutte le oligarchie, i centri di potere e i giochi delle tessere che si sono sin qui riproposti e  con un regolamento semplice che consenta l’emergere di una nuova classe dirigente. Ritengo, infatti, che ci siano ancora molti democratici cristiani e popolari in Italia, i quali attendono solo di essere chiamati da protagonisti a decidere come riprendere il cammino.

Ettore Bonalberti

Venezia, 1 Settembre 2021

Il decalogo del buon politico di Luigi Sturzo

1. È prima regola dell’attività politica essere sincero e onesto. Prometti poco e realizza quel che hai promesso.

2. Se ami troppo il denaro, non fare attività politica.

3. Rifiuta ogni proposta che tenda all’inosservanza della legge per un presunto vantaggio politico.

4. Non ti circondare di adulatori. L’adulazione fa male all’anima, eccita la vanità e altera la visione della realtà.

5. Non pensare di essere l’uomo indispensabile, perché da quel momento farai molti errori.

6. È più facile dal No arrivare al Si che dal Sì retrocedere al No. Spesso il No è più utile del Sì.

7. La pazienza dell’uomo politico deve imitare la pazienza che Dio ha con gli uomini. Non disperare mai.

8. Dei tuoi collaboratori al governo fai, se possibile, degli amici, mai dei favoriti.

9. Non disdegnare il parere delle donne che si interessano alla politica. Esse vedono le cose da punti di vista concreti, che possono sfuggire agli uomini.

10. Fare ogni sera l’esame di coscienza è buona abitudine anche per l’uomo politico.

Appello all’unità

Cari amici, 

diciamocelo apertamente stiamo vivendo un tempo, ormai da diversi anni, per alcuni da decenni, di particolare sconforto prossimo alla rassegnazione, constatando  come la lunga diaspora della nostra area DC e cattolico democratico e cristiano sociale, lungi dall’essere in via di superamento, continua in una lacerante frammentazione irragionevole e suicida.

Proviamo tutti insieme a vedere ciò che ci unisce e poi eventualmente a vedere ciò che ci divide. 

Prima di tutto esaminiamo la cultura dalla quale tutti noi Democristiani e Popolari proveniamo:  i principi del Popolarismo, del Cattolicesimo  democratico, della Dottrina Sociale della Chiesa per un aggiornamento che serva per un grande progetto politico. 

Formuliamo a tutti Noi questa domanda: e’ ancora possibile in Italia pensare cristianamente il futuro della società e contribuire a costruire con laicità degasperiana la Polis, la città dell’Uomo?

Non basta voler rivendicare di essere i continuatori della DC storica e del suo simbolo per attrarre milioni di persone a dare il loro consenso elettorale 

Formuliamo prima a tutti noi questa domanda: e’ ancora possibile in Italia pensare cristianamente il futuro della società e contribuire a costruire con laicità degasperiana la Polis, la città dell’Uomo?

La risposta a questa  domanda l’ha data nel 2020 il C.S. della Fondazione Democrazia Cristiana/Fiorentino Sullo formato da 89 esperti, nelle più diverse discipline professionali, distribuiti in Gruppi di Lavoro di 22 Aree tematiche che corrispondono alle funzioni dei Ministeri e dei settori di attività più ricorrenti nella società: https://www.fondazionedemocraziacristiana.it/) 

Il C.S. è composto anche da tre Membri Emeriti: Alberto Alessi, Achille Colombo Clerici, Giuseppe Nisticò 

Ci si chiederà: qual è la Mission culturale del Comitato Scientifico?

La risposta è quella che abbiamo dato alla domanda iniziale: Noi del Comitato Scientifico pensiamo che sia possibile fare Politica da Cristiani per il miglioramento del Bene Comune, come accadde, dopo la 2^ Guerra mondiale, con la Vision della Democrazia Cristiana di Alcide De Gasperi 

Pensiamo che per il futuro dei giovani, dei Millennials e per lo sviluppo della società italiana che loro governeranno sia necessario e urgente promuovere e sviluppare un’ampia cultura che possa sostenere la Visione di un progetto politico che non sia improvvisato e superficiale, né legato al semplice leaderismo di un politico di destra, di sinistra, del sovranismo e dell’emozione di milioni di followers seguendo gli slogan di comici e avvocati azzeccagarbugli. 

Serve un progetto fondato su una cultura ampia e non superficiale che sia radicata nei cittadini, nel popolo italiano, fondata su principi di un pensiero forte e comune, basata  su valori fondanti, laici e cristiani. 

Valori di moderazione e di riforme, ma con un ‘amalgama ed etica condivisa per poter affrontare le grandi difficoltà sociali, economiche, esistenziali della globalizzazione, ma anche per saper utilizzare le grandi opportunità delle innovazioni tecnologiche dell’era digitale.

Noi del Comitato Scientifico proponiamo e promuoviamo questa Cultura, basata sui seguenti Pilastri:

– Umanesimo integrale: al centro vi sono Persona e Dignità

– Dottrina Sociale della Chiesa, con le Encicliche dei Pontefici, dalla Rerum Novarum di Leone XIII°, alla Populorum Progressio di Paolo VI°, alla Laborem Exercens di Giovanni Paolo II°, alla Caritas in Veritate di Benedetto XVI°, alla Evangelii Gaudium e alla Laudato Si’ di Papa Francesco

– Popolarismo e Personalismo. I Testimoni che hanno fatto diventare nel 1987 l’Italia la V^ Potenza industriale nel mondo

– Ecologia integrale ed Etica ecologica, con il riferimento ai contenuti della Enciclica Laudato Sì

– Costituzione della Repubblica Italiana

– CEDU (Carta Europea dei Diritti Umani)

Noi promuoviamo e sviluppiamo questa Cultura nei giovani e nei Millennials (nati dal 1980 al 1920) e nella società, per contribuire a favorire la costruzione di progetti politici che si ispirino a questi principi per migliorare realmente le carenze di Bene Comune e di Etica nella società.

Oggi, stiamo ancora scontando la grave emergenza economica intervenuta a seguito dei DPCM e delle scelte del Governo giallo-rosso (M5S+ PD) di Giuseppe Conte e per fortuna l’arrivo di Mario Draghi, peraltro un neo liberista internazionale, con il Gen. Figliuolo hanno contenuto gli effetti della pandemia Covid19 con un’efficace piano di vaccinazione e decisioni, meno filo cinesi e più atlantiste, per favorire la ripresa economica. 

In queste fasi di crisi, vogliamo richiamare  l’insegnamento dei grandi Testimoni Italiani del Popolarismo e della Democrazia Cristiana: Don Luigi Sturzo, Alcide de Gasperi, Amintore Fanfani, Aldo Moro, Carlo Donat Cattin, Albertino Marcora, Mariano Rumor,Remo Gaspari, e altri Statisti che hanno dimostrato che è possibile “Servire la Politica e non servirsi della politica” (Luigi Sturzo 101 anni fa).

Allora quale può essere la soluzione politica, ci sembra che riunire assieme un un’unica DC tutti i Democristiani non sia la soluzione ne’ per la comunicazione di massa ne’ per la praticabilità. Oggi i Millennials sono più propensi al termine Federazione e per noi la Federazione Popolare dei DC  ha rappresentato e rappresenta il tentativo più concreto di ricomposizione di tutti i Democristiani (almeno  le quattro componenti che fanno riferimento a: Grassi- De Simone- Luciani- Sandri) ; tentativo al quale le posizioni di rendita lucrate dall’UDC a guida depoliana, hanno sin qui impedito di decollare in maniera positiva.

Io e l’amico  prof Antonino Giannone, Presidente del Comitato Scientifico ci permettiamo di rivolgervi un ultimo appello affinché tutte le diverse anime che fanno riferimento alla DC si ritrovino in un incontro a Roma per definire le condizioni, termini e modi per la celebrazione di un Congresso DC di ricomposizione politica da farsi entro ottobre p.v.

Esso potrebbe essere propedeutico a un’assemblea costituente più ampia da compiersi con tutti gli amici dell’area più vasta cattolico democratica e cristiano sociale  (Insieme, Rete Bianca, Associazioni, Movimenti fino alla recente Associazione promossa da Gianfranco Rotondi Verde e’ Popolare). In pratica l’amalgama comune di partenza dovrebbe essere la Cultura di base dei 6 Pilastri da condividere  

In questo modo la Federazione Popolare con la DC ricomposta da tutte le componenti potrebbero-dovrebbero organizzare liste unitarie di ispirazione DC e Popolare alle prossime elezioni politiche. L’assemblea costituente servirebbe per redigere il programma dei DC e Popolari per l’Italia del XXI^ secolo e per l’elezione della nuova classe dirigente

Ci sembra quindi appropriata al nostro tempo la frase di Aldo Moro presa dal suo ultimo discorso ai Gruppi Parlamentari nel 28 febbraio 1978, pronunciata prima di essere rapito dalle Brigate Rosse e poi barbaramente ucciso. Moro è rimasto un martire cristiano in Politica, un esempio morale per il futuro delle giovani generazioni dei Millennials e della società italiana:

 “Se fosse possibile dire: saltiamo questo tempo e andiamo direttamente a questo domani, credo che tutti accetteremmo di farlo, ma, cari amici, non è possibile; oggi dobbiamo vivere, oggi è la nostra responsabilità. Si tratta di essere coraggiosi e fiduciosi al tempo stesso, si tratta di vivere il tempo che ci è stato dato con tutte le sue difficoltà… Camminiamo insieme perché l’avvenire appartiene in larga misura ancora a noi”.

Per concludere : siamo tutti in Cammino per realizzare una nuova Civiltà dell’Amore, come ci hanno più volte richiamato a fare i nostri Pontefici. 

Ritroviamo la nostra unità politica di Cattolici, senza aggettivi, e Democristiani non pentiti in cammino verso la  meta comune e finale per tutti e che e’ più vicina per noi più Anziani 

– Ettore Bonalberti

Presidente ALEF 

Membro Comitato Politico Federazione Popolare dei Democristiani

Vice Segretario Democrazia Cristiana  

– Antonino Giannone.

Professore di Leadership and Ethics. 

Presidente Comitato Scientifico Fondazione Democrazia Cristiana/Fiorentino Sullo

Membro della  Direzione Nazionale DC 

Roma, 12 Agosto 2020

Un “preambolo” oggi, ma con chi e perché?

Leggere la nota di Giorgio Merlo su “ il domani d’Italia” del 19 Luglio titolata: “Adesso serve un nuovo “preambolo”. Contro  i populismi”, mi fa tornare alla mente quella mattina del Febbraio 1980 a Roma,  attorno all’altare della chiesetta sconsacrata dell’ex Convento della Minerva,  sul quale Carlo Donat Cattin scrisse di pugno con la sua stilografica quello che passerà alla storia politica italiana, come “il preambolo Donat Cattin”. Eravamo presenti: Sandro Fontana, Emerenzio Barbieri, Luciano Faraguti, Pino Leccisi, e il sottoscritto, ancora incerti sul risultato di quell’autentica sortita del capo, che avrebbe segnato la conclusione vittoriosa del XIV Congresso nazionale della DC per l’area che si opponeva all’alleanza con il PCI.

Quella conclusione, da un lato, permise la ripresa della collaborazione di governo col PSI ,PSDI e PRI, garantendo alla DC più di dieci anni di guida del Paese. Essa segnò anche, però, la rottura dolorosissima della nostra corrente di Forze Nuove e con gli altri amici della Base e morotei, che, come giustamente ricorda Merlo, non si sarebbe più rimarginata e continua a influenzare molte delle scelte differenti tra le schegge sparse della diaspora democristiana, comprese le diverse sistemazioni dei molti dei personaggi sopravvissuti a destra e a sinistra delle attuali forze politiche.

Merlo propone di redigere un nuovo manifesto, un “preambolo politico anti populista per la salvaguardia e conservazione della nostra democrazia”. In sostanza, un preambolo in chiave anti M5S e anti Lega, con un chiaro riferimento critico  alle scelte politiche indicate per il PD da Zingaretti prima e ora da Enrico Letta. E’ arduo proporre modelli di soluzioni politiche validi per tempi profondamente diversi, come quelli dell’Italia degli anni’80   con quelli attuali. Quando Donat Cattin propose il preambolo, al di là  delle difficoltà interne al partito, superate con un‘indicazione che non poteva non far breccia, come infatti accadde, nel corpo grosso doroteo moderato della DC, esistevano le condizioni politico parlamentari per un’alternativa al “governo della solidarietà nazionale”, che il PSI, il PSDI e il PRI seppero immediatamente cogliere, partecipando a  una formula di governo che sopravvisse, tra alterne vicissitudini, sino al 1992.

Non nutro particolari simpatie per il movimento-partito degli ex “vaffa”, anche se stimo quanto il presidente Giuseppe Conte ha saputo realizzare, sia nella prima fase di lotta alla pandemia, che nell’azione condotta per il riconoscimento dell’UE delle risorse del Recovery fund. Una positiva azione che, mi auguro, Conte sappia continuare, ora che ha assunto la guida del M5S in condominio col garante Grillo. Sono, in ogni caso, interessato a comprendere le ragioni che hanno portato oltre il 32% degli elettori a garantire ai grillini nel 2018 la maggioranza  relativa nell’attuale parlamento. Inesperienza, errori e nel clima di trasformismo parlamentare dominante, transumanze incomprensibili a destra e a sinistra, al di là del discredito accumulato dagli esponenti cinque stelle, non eliminano, infatti, le ragioni, le motivazioni dei voti a  loro dati, da larga parte delle classi popolari e dei ceti medi produttivi. Ragioni e motivazioni, che non sono venute meno, ma, probabilmente si sono  aggravate sul piano sociale ed economico, dopo questo lungo periodo della  pandemia. Mi domando, allora: ipotizzare come fa l’amico Merlo, un manifesto sostanzialmente anti M5S, quale alternativa politica reale propone, se, come credo,  ovviamente si esclude quella  di un centro destra sempre più baldanzoso e a netta dominanza leghista dell’estrema meloniana?

Alla fine, il problema ritorna inevitabilmente agli orientamenti e alle scelte politiche di un centro da tutti noi auspicato, nel quale un ruolo decisivo dovrebbe essere assunto da esponenti dell’area cattolico democratica e cristiano sociale. Un centro, però, che sino a oggi, non sembra ancora in grado di decollare. E’ vero che il tema delle alleanze, come sosteneva Martinazzoli, è sempre stato centrale nella politica italiana, ma la questione rimane: prima delle alleanze bisognerebbe concorrere a costruirlo il centro, un progetto che con altri amici, su diverse posizioni, inseguiamo da molto tempo, ma che, sinora, sembra ancora un miraggio.

Ho scritto più volte che partire dalle alleanze non facilita il perseguimento dell’obiettivo; prima ritroviamoci su un programma in grado di dare risposte alle attese del terzo stato produttivo e della povera gente con proposte ispirate ai principi della dottrina sociale cristiana e a politiche economiche a quelli dell’economia sociale di mercato e dell’economia civile; riunifichiamo politicamente la nostra area cattolico democratica e cristiano sociale, e allarghiamoci a quanti, ambientalisti e riformisti sono interessati a condividere con noi la difesa e l’attuazione integrale della Costituzione. Anche per questo, certo, ci vorrebbero uomini come Donat Cattin, Marcora e Bisaglia, ma, ahimè, loro non ci sono più  e allora,  pur con tutti i nostri limiti, spetta a noi, se ancora ci crediamo, portare avanti il progetto.

Ettore Bonalberti

Venezia, 21 Luglio 2021

Ultimi appelli all’unità

L’amico On Mario Tassone ci ha inviato ieri, 18 Luglio, la seguente lettera:

I primi di giugno avevo rivolto un appello al segretario e al presidente dell’Udc, Cesa e De Poli, perché l’Udc ritornasse alle ragioni di fondo della sua costituzione avvenuta il 2 dicembre del 2002: unire movimenti, formazioni ed esponenti politici che si ispirano alla Democrazia Cristiana e al popolarismo sociale. Proponevo, anche, che l’Udc ritornasse al nome originario: Unione democratici cristiani e di centro modificato senza che intervenisse alcuna decisione congressuale e degli organismi di partito. Oggi è il tempo di riprendere il cammino, preservare l’originalità del progetto del dicembre del 2002, impedire che la nostra storia con il simbolo dello scudo crociato scompaiano sotto i colpi di un opportunismo che non rende onore a tanti sacrifici e mortifica tante attese. (Di seguito il testo della mia sollecitazione per avere una risposta che non ho avuto)

Carissimi Lorenzo e Antonio, giorni or sono avevo fatto un appello accorato per ritornare all’originale progetto politico dell’Udc, del dicembre del 2002. Ripropongo con forza il mio appello per ricomporre antiche fratture e ritrovarci assieme per occupare lo spazio che storicamente appartiene ai cristiani democratici e al popolarismo sociale. L’Udc aveva raggiunto risultati politici ed elettorali importanti in un crescendo di attenzione. Un’area moderata,di centro prendeva corpo dando rappresentanza e voce ai ceti produttivi, al variegato mondo del volontariato, dei giovani, delle donne. Fu una risposta dopo il crollo della D.C., fu una scelta perché valori, principi trovassero robusti riferimenti. Fu una grande sfida perché una storia con il suo bagaglio di conquiste civili,non fosse consegnata all’oblio. Un Partito non evita il suo snaturamento con scelte opportuniste che ne impediscono le virtuose visioni del futuro. Se un Partito non pensa,non mobilita,non suscita entusiasmi, se smarrisce il senso della sua storia,se rinuncia alla propria autonomia e si accontenta di essere appendice,non è più tale ma si trasforma in movimento che si svende in una umiliante rincorsa dove prevale il servilismo. Chi porta le insegne di un Partito che costrui materialmente e spiritualmente il Paese, che,uni gli Italiani dopo i disastri,le tragedie delle dittatura e delle guerre, ha il dovere di agire perché un lascito politico e culturale non sia offeso e commercializzato. Chiudiamo una lunga parentesi che ha svuotato l’Udc:il partito della nazione (chi non ricorda Todi, convegno dove volutamente era stato eliminato lo scudo crociato,la proposta di Casini, che liquidava l’Udc e il suo l segretario Cesa,rassegnato come se fosse una vicenda personale e privatistica),l’adesione al governo Letta e la scelta di Monti come esclusivo riferimento del centro e anche nostro. Lo slogan martellante di Casini, non sufficientemente contraddetto, “per Monti,con Monti senza “se”e senza “ma”. Ora io propongo di chiudere quella fase deviante per riprendere il cammino interrotto. Bisogna trovare le soluzioni attraverso la politica cosi come fu fatto per la costituzione dell’Udc. Non è impossibile. Io ci sono con il NCDU,ma ci sono i tanti amici della Federazione Popolare dei democratici cristiani coordinata da Peppino Gargani. Ora è tempo delle decisioni. O si va all’appuntamento con la storia oppure si rimane silenti per non disturbare i potenti. Mi auguro che tutti assieme possiamo ritrovare il gusto della politica e l’orgoglio della appartenenza. Una Assemblea Costituente del prossimo autunno potrebbe segnare la fase della ripresa di un progetto che non può e non deve morire. Nessuno di noi ha il diritto di uccidere un passato che vive in tanti cuori e si proietta nel futuro.Attendo fiducioso una risposta. Sarebbe utile un incontro a breve tra una delegazione dell’Udc e della Federazione popolare dei democratici cristiani. Con i saluti più cari. Mario Tassone

 Questa la mia risposta inviata in data odierna a tutti i soci della Federazione Popolare dei DC


Cari amici,

condividendo l’appassionata nota redatta dall’amico Mario Tassone ricevuta ieri,  vi sollecito ad andare avanti superando i residui opportunismi egoistici che sono stati in larga parte la causa della lunga stagione della diaspora democratico cristiana (1994-2020), la nostra DEMODISSEA. L’idea inseguita da qualcuno di continuare a lucrare sulla rendita di posizione conseguente all’utilizzo elettorale dello scudo crociato, sino a sostenere  l’ipotesi che il nostro glorioso simbolo possa finire nel calderone della destra nazionalista e populista, è assolutamente sbagliata e da contrastare con tutte le nostre forze. Quanti hanno condiviso lo statuto-patto federativo del settembre 2019 e che condividono ancora quel progetto, hanno il dovere di andare avanti senza altri indugi. Le preoccupazioni personali di alcuni amici non possono e non devono più ostacolare la ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale. Peppino Gargani assuma l’iniziativa per la convocazione urgente di un’assemblea generale dei soci della Federazione per preparare tre incontri di programma al Nord, Centro e Sud d’Italia e l’avvio della Costituente del soggetto politico nuovo di centro democratico, popolare, liberale, riformista, ambientalista, europeista, ispirato dai valori della dottrina sociale cristiana, inserito a pieno titolo nel PPE da far tornare ai principi dei padri fondatori: Adenauer, De Gasperi, Schumann, alternativo alla destra nazionalista e populista e alla sinistra senza identità. Non c’é più tempo da perdere e chi pensa di svolgere il ruolo di cavaliere servente della destra italiana insegua il proprio misero tornaconto personale, mentre a noi competerà il dovere di riportare in campo la nostra migliore cultura politica democratico cristiana e popolare con una nuova e giovane classe dirigente.

E’ tempo di scelte non più rinviabili.

Cordiali saluti

Ettore Bonalberti

Presidente ALEF ( www.alefpopolaritaliani.it)

  1. Priorità per il programmaPartiamo dal programma e solo dopo, nell’assemblea costituente del soggetto politico nuovo di centro democratico e popolare, decideremo le alleanze e sceglieremo la nuova classe dirigente. Così ho scritto in alcuni miei editoriali  ( www.alefpopolaritaliani.it), mentre diversi amici ci sollecitano a presentare il programma dei DC e Popolari per il XXI secolo.A Roma, al convegno della Federazione Popolare DC di Sabato 19 Giugno, si è avviato il confronto sui temi economico sociali, che continuerà nei prossimi incontri territoriali ( Nord-Centro e Sud) con i mondi vitali, espressione degli interessi e dei valori dei ceti medi produttivi e delle classi popolari.Alla vigilia del convegno avevo inviato agli amici del Consiglio nazionale della DC e ai soci della Federazione Popolare DC, un mio ampio contributo programmatico, per la verità, sin qui senza alcun riscontro. Provo a sintetizzare la mia proposta, partendo dalla constatazione che i problemi da risolvere con estrema urgenza riguardano la ricostruzione della Sanità pubblica, la digitalizzazione del Paese, l’edilizia scolastica, la conversione energetica, la sicurezza idrogeologica del territorio. Sono i temi ai quali il governo Draghi dovrà dare soluzione, tenendo presenti i paletti richiesti dall’UE per l’utilizzo delle risorse del recovery fund. Fondi da spendere, come ha dichiarato Draghi martedì 22 all’incontro con la Von der Leyen a Cinecittà:“ con efficienza, efficacia e onestà”. L’unico programma politico che, tuttavia, consentirebbe ancora, dopo 25 anni, lo sviluppo dello stato italiano e della sua classe media (94% della popolazione italiana) e che renderebbe tecnicamente possibile ogni altro obiettivo in qualsiasi altro settore sarebbe il seguente :  1.      Obbligo di cessione al Tesoro dello Stato italiano  da parte di Telecom Italia Sparkle della proprietà dei cavi sottomarini,  necessari alla comunicazione intranet dei movimenti elettronici del denaro nel sistema bancario italiano (=abolizione della L.58 del 28 Gennaio 1992 e della Legge n. 35 del 29 gennaio 1992).2.    Controllo statale  sulla  raccolta del risparmio tra il pubblico mediante compagnie assicurative  statali = abolizione del DPR n. 350/1985 firmato da Sandro Pertini.3.    Obbligo di cessione da parte di Banca Intesa, Unicredit, Cassa Risparmio Bologna, Carige e BNL del 51% delle loro azioni al Tesoro dello Stato Italiano  al fine che lo Stato italiano abbia,  con 265 voti su 529, il controllo del 51% di Banca d’Italia (abolizione della L.82 del 7 Febbraio 1992), al fine che Banca d’Italia possa di nuovo dopo 25 anni tornare a vigilare per  impedire truffe sui derivati e su azioni/bond carta straccia, e per impedire anatocismo e usura bancaria.  4.    Reintroduzione della Legge Bancaria del 1936 (abolizione deldecreto legislativo n. 385/1993) sempre difesa dalla DC e dal governatore Guido Carli:5.    SEPARAZIONE TRA BANCHE DI PRESTITO (loan bank) e BANCHE SPECULATIVE (investment bank) : abolizione del d.lgs n.481/1992 firmato da Giuliano Amato, Barucci e Colombo. Automatica re-introduzione della contabilità bancaria esistente prima del 31 Luglio 1992 (abolizione del Provvedimento di Banca d’ Italia del 31 Luglio 1992 firmato da Lamberto Dini al fine di fermare l’evasione fiscale verso i fondi speculatori petroliferi kazari proprietari della City of London)  6.    Divieto di prestare denaro creato con un clic elettronico anziché raccolto tra il pubblico7.    Riduzione del capitale flottante di Banca Intesa, Unicredit, Cassa Risparmio Bologna, Carige, BNL e di ogni altra società italiana strategica quotata in borsa (ENI,…)  dall’attuale 85% del capitale totale, al 15%, al fine di evitare scalate da parte dei fondi speculatori petroliferi kazari.8.    Divieto di vendite allo scoperto (divieto di short -selling) sia di tipo naked (presa in prestito di titoli inesistenti per es di MPS per farle crollare, le uniche finora vietate dall’UE) e di quelle piene. Divieto in sostanza di ogni tipo di vendita allo scoperto contro titoli di società italiane quotate alla borsa di Milano.9.    Abolizione del CICR (è l’ufficio di controllo occulto di Banca d’Italia)10. Conferire il potere ISPETTIVO  sia a Banca d’Italia che alla Consob, in aggiunta a quello di vigilanza  11. Separare la Consob dal controllo di Banca d’Italia al fine di avere un organo ispettivo indipendente. Possibilità anche per la GDF e per la Polizia di Stato di eseguire ispezioni in materia finanziaria, in materia di borsa.  12.  Divieto per famiglie, imprese ed enti locali italiani di sottoscrivere derivati sulla valuta(=abolizione del DPR n.556/1987 emesso su proposta del Ministro del Tesoro Giuliano Amato) e derivati sul tasso (=abolizione del D.M. del Tesoro n. 44 del 18  febbraio 1992 firmato  da Mario Draghi)13. Divieto al Governatore di Banca d’Italia di variare il tasso ufficiale di sconto (abolizione della L.n. 82 del 7 Febbraio 1992) al fine di evitare le truffe sui derivati sul tasso 14. Divieto di anatocismo nei conti correnti, leasing, mutui, prestiti con cessione del quinto e in ogni altra forma di prestito 15. Abolizione del piano di ammortamento alla franceselecito solo il piano di ammortamento all’italiana (quote capitali sempre uguali). 16. Divieto di usura oggettiva (supero tasso soglia) e divieto di usura soggettiva (supero tasso medio). Introduzione della rilevanza immediatamente penale anche del supero del tasso medio indipendentemente dalla situazione di difficoltà economica-finanziaria del soggetto cliente17. Abolizione della disciplina fondiaria ex art 38 e seg.  TUB 18. Riforma del Tribunale delle Esecuzioni immobiliari sulla prima casa e sull’immobile sede dell’attività: divieto di esecuzione immobiliare sulla prima casa e sulla sede dell’attività, obbligo di prolungamento del mutuo, in caso di difficoltà,  ad un tasso massimo pari al tasso d’inflazione. Divieto di neutralizzazione del Fondo Patrimoniale (è una figura giuridica prevista dal 1936 a tutela della famiglia italiana).   19. Divieto di concentrazione immobiliare diretta o per interposte persone (massimo 3 immobili) in soggetti posti in qualsiasi ruolo e funzione del Tribunale addetti all’esecuzioni immobiliari e nella sezione fallimentare. Divieto di concentrazione immobiliare diretta o per interposte persone (massimo 3 immobili) nell’avvocato e dottore commercialista della curatela fallimentare, dei sequestri immobiliari e quali procuratori per le banche nelle  esecuzioni immobiliari e nel custode  e nel  notaio delle esecuzioni immobiliari20. Creazione della Procura Nazionale contro i Reati finanziari commessi da soggetti speculatori esteri, con distaccamento in ogni DDA, collegata all’INTERPOL e per la prevenzione di attentati terroristici e jihadisti da parte dei fondi speculatori atti a riottenere il controllo privato delle banche italiane e dell’Ente dell’Energia italiano21. Obbligo di almeno cinque  parlamentari di ogni  forza politica di partecipare all’ Assemblea Annuale di Approvazione del Bilancio delle banche italiane azioniste di maggioranza di Banca d’Italia, in quanto vero governo del sistema e termometro della salute del paeseAttraverso queste essenziali riforme l’Italia potrà riprendere quel ruolo che la DC seppe garantirle in passato e uscire dalla grave crisi nella quale una classe dirigente, in larga parte incompetente e  orientata su una deriva nazionalista e populista, l’ha condotta in gravissimo isolamento politico e strategico europeo e internazionale. Mario Draghi adotterà questi provvedimenti alternativi al dominio del turbo capitalismo finanziario? Ce lo auguriamo, ma, se non per lui, questo, secondo me, dovrà essere il nostro impegno nella politica economica e finanziaria italiana.Ettore BonalbertiVenezia, 25 Giugno 2021  Condivisione da parte della DC della Nota Verbale della SantaIl Segretario Nazionale e i Dirigenti della Democrazia Cristiana manifestano la condivisione della Nota Verbale con cui la Santa Sede ha chiesto “informalmente” al govern0o italiano di modificare il disegno di legge contro l’omofobia.Nel linguaggio diplomatico la Nota verbale è una forma di corrispondenza tra Ambasciate e redatta in terza persona timbrata e non firmata.La Nota osserva che «alcuni contenuti attuali della proposta legislativa in esame presso il Senato riducono la libertà garantita alla Chiesa Cattolica dall’articolo 2, commi 1 e 3 dell’accordo di revisione del Concordato del 1984».Il comma 1 assicura «libertà di organizzazione, di pubblico esercizio di culto, di esercizio del magistero e del ministero episcopale».  Il comma 3 garantisce «ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione». E sono i veri nodi della questione.Per questo con grande discrezione la Santa Sede «auspica che la parte italiana possa tenere in debita considerazione le argomentazioni e trovare così una diversa modulazione del testo continuando a garantire il rispetto dei Patti lateranensi».La Democrazia Cristiana ritiene che la Santa Sede abbia tutto il diritto di rivolgersi ai propri interlocutori diplomatici a livello istituzionale e che, pertanto, il suo intervento non sia da ritenersi una indebita ingerenza negli affari correnti di uno Stato positivamente laico. Fin quando rimangono consolidati gli Accordi Lateranensi benché rivisti nel 1984… “pacta sunt servanda”!Le libertà tutelate dal Concordato Stato-Chiesa sono una preziosa e specifica applicazione di libertà positivamente laiche che sono fondamentali per tutti nell’espressione di visioni e opinioni, nell’insegnamento, nell’organizzazione associativa.La Democrazia Cristiana condivide con la Santa Sede la preoccupazione in merito al timore che l’approvazione della legge possa arrivare a comportare rischi di natura giudiziaria.La Democrazia Cristiana non chiede in alcun modo che sia bloccato il DDL Zan. La preoccupazione e la richiesta di rimodulazione riguarda i problemi interpretativi che potrebbero derivare in caso di approvazione di un testo i cui contenuti dovessero essere vaghi e prestarsi a differenti interpretazioni e che potrebbero rendere necessario l’intervento della Giustizia in quanto la normativa contempla una rilevanza penale.Per questi motivi la Democrazia Cristiana chiede che sia rimodulato e meglio definito l’articolo 1 paragrafi b. e d. laddove si fa riferimento al concetto di “identità di genere” che, come espresso nel DDL, è assai lontano dalla antropologia e dalla psicologia che si rifanno al nuovo umanesimo.Analogamente la DC esprime la richiesta di rimodulazione o chiarificazione dell’articolo 7 relativo alle attività da intraprendere in occasione della Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia nelle scuole di ogni genere e grado. In questo caso sono chiamati in causa gli organi collegiali delle istituzioni scolastiche, che possono organizzare tale esperienza nei modi che ritengono più opportuni in relazione al progetto educativo della comunità educante stessa. Ma la scuola materna e le prime classi delle elementari esigono una attenzione somma per il rispetto delle emozioni e della vita dei fanciulli.Con l’occasione la Democrazia Cristiana auspica per la società politica e per la Chiesa la presenza non solo di laici credenti responsabili e maturi, ma statisti o almeno politici decentemente lungimiranti.La Democrazia Cristiana confida nell’intervento del Premier Mario Draghi perché valuti gli aspetti segnalati dalla Santa Sede e quelli, sommessamente, segnalati dalla DC. 

Una replica fraterna a Teofilo

Stavolta la replica viene da uno “spettatore da remoto”, che si presenta con lo pseudonimo di Teofilo (“amico o amante di Dio”) appellativo derivato, probabilmente, dal nome del destinatario del Vangelo di Luca. Credo di riconoscere la sua identità, ma non sarò io a rivelarla, per rispetto della sua scelta di anonimato.

In estrema sintesi nel suo articolo, Teofilo conclude che nell’incontro di Roma dello scorso 19 Giugno: la gatta frettolosa ha fatto i gattini ciechi. O se si preferisce: chi troppo vuole … con quel che segue. Alla fine il progetto della Federazione Popolare DC sarebbe per lui improbabile e tutti dovrebbero riconoscersi nella DC.

Essendo stato il promotore del progetto della rinascita politica della DC nel 2011, grazie all’informativa dell’amico On Publio Fiori sulla sentenza della Cassazione n.25999 del 23.12.2010 ( “ la DC non è mai stata sciolta giuridicamente”), con la raccolta delle firme per l’autoconvocazione del CN della DC, che, in base a quella sentenza, era ancora valido ( raccolta delle firme che fu resa possibile dall’aiuto indispensabile di Silvio Lega, così come essenziale fu l’azione svolta dall’amico Leo Pellegrino in precedenza e anche dopo), mi auguro che Teofilo non mi collochi tra coloro che sarebbero tiepidi o, peggio, contrari a quel progetto. Faccio presente che, dopo quel consiglio nazionale autoconvocato e successiva apertura del tesseramento (anno 2012), si ebbe il rinnovo della tessera da parte di 1748 soci che, grazie all’ordinanza del giudice Romano, costituiscono la base associativa legittima della DC. Il nostro partito è un’ associazione senza personalità giuridica, come tale soggetta alle norme del proprio statuto ( quello del 1992)  e a quelle del codice civile. Immediatamente partì l’azione dei “sabotatori seriali”: chi, interessato soprattutto alla questione del patrimonio immobiliare miseramente e illegittimamente dilapidato da alcuni sciagurati; altri, agenti su mandato di burattinai non estranei alle indecenti manovre della fine del partito. 

Dalla segreteria Fontana siamo giunti a quella di Renato Grassi assistendo alla nascita per partenogenesi di numerose altre DC, come ha ben rappresentato il collega Gabriele Maestri nel suo recente articolo: “ Scudo (in)crociato, ecco perché tutti i tentativi di rifare la DC falliscono”. Un periodo travagliato della nostra Demodissea (1993-2020), che ho descritto nel mio recente libro con ampia documentazione di avvenimenti, documenti, personaggi di quella lunga e dolorosa stagione che anche Teofilo, credo ricordi bene.

Come si sta concludendo quella stagione? Senza avvisaglie di ricomposizione, ma con sacrosante decisioni degli organi di disciplina interni (probiviri) o con i numerosi contenziosi tuttora aperti in tribunale. Il più importante dei quali sarà la decisione sul ricorso presentato dai soliti noti contro l’ordinanza del giudice Romano, ossia l’autorizzazione da lui concessa alla convocazione dell’assemblea dei soci del 2018, nella quale abbiamo eletto segretario della DC, Renato Grassi. Decisione che è rinviata, credo e salvo altri rinvii, entro il mese di Luglio prossimo. E, intanto, la politica italiana va avanti senza che noi si tocchi palla….

Non so, caro Teofilo, chi stia difendendo meglio la nostra tradizione e cultura, in queste condizioni: chi intende sventolare un simbolo che, se anche ci appartiene legittimamente, non è nella nostra disponibilità elettorale, ma in quella di Cesa e accoliti, o chi si pone il problema di come riportare concretamente nelle istituzioni la nostra cultura politica? Poiché alla fine, proprio questo è il compito della politica e dei partiti: rappresentare nelle istituzioni il punto di equilibrio degli interessi e dei valori che, per noi DC e Popolari, sono quelli dei ceti medi produttivi ( agricoltori, artigiani, commercianti, professionisti, piccoli e medi imprenditori) e delle classi popolari (operai, pensionati, cassaintegrati, esodati, disoccupati)  con quelli dei giovani e delle donne e delle persone in condizioni di diversa abilità. Questo è il tema da cui partire nella nostra riflessione che, per quanto mi riguarda, da diverso tempo tento di svolgerlo, convinto come sono che da soli non si va da nessuna parte. Lo dico all’amico Infante, anche lui ex DC, che guida il suo partito “ Insieme”, contraddicendo ciò che l’avvincente avverbio connota, dato che, anziché aprirsi alla collaborazione, intende proporsi come l’autoreferenziale rifugio per tutti, vittima, io credo, del suo orgoglio narcisistico, che non tiene conto nemmeno delle difficoltà presenti all’interno del suo stesso movimento. E anche noi DC, il partito cui mi onoro di appartenere (considerato che mi sono iscritto alla DC nel 1962 ( avevo diciassette anni) e ho rinnovata la tessera sino al 1992-93 e l’ho ripresa nel 2012 e rinnovata poche settimane fa per il 2021) da soli non andiamo da nessuna parte. Ho più volte scritto che se rimanesse l’attuale legge elettorale maggioritaria, i voti potenzialmente disponibili dei DC e Popolari si dividerebbero in tre parti: a destra, a sinistra o nell’astensione; se fosse introdotta una legge di tipo proporzionale sarebbe necessario superare lo sbarramento ( 3 o 4%), ossia servirebbe il massimo di unità della nostra area politico culturale.

Le esperienze fatte sin qui di corse elettorali in solitaria hanno registrato cifre di consenso da prefisso telefonico, a meno che non si avveri la profezia dell’amico Tarolli che, per il suo movimento prevede un ottimistico 5-10%, forte dell’entusiasmo del prof Zamagni, grande e stimato economista, meno affidabile come sondaggista elettorale. Ecco perché, nonostante le insufficienze e i rilievi anche da Teofilo sottolineati, continuo a credere che la DC debba concorrere al progetto della Federazione Popolare dei DC, che potrà e dovrà svilupparsi, alla fine, con chi sarà disponibile a partire proprio dalle prossime elezioni in sede locale.

Caro Teofilo, come ho replicato ad altri amici, anche loro preoccupati della grave situazione che stiamo vivendo: dividerci a suo tempo è stato doloroso e ….facile, ricomporci sarà molto più difficile e complesso, ma dovremmo usare il pessimismo dell’intelligenza e l’ottimismo della volontà, come ci avrebbe suggerito il mio grande maestro, Carlo Donat Cattin, tenendo sempre presente, accanto ai nostri desideri, ciò che accade veramente nella realtà effettuale.

Ettore Bonalberti

Venezia, 24 Giugno 2021

Prima tappa importante

Prima tappa importante del progetto di ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale quella vissuta ieri a Roma. Dopo molto tempo si sono incontrati i rappresentanti dei diversi partiti dell’area DC con gli amici di Insieme e Rete Bianca, uniti attorno alle indicazioni del “manifesto Zamagni”. Promosso dalla Federazione Popolare dei DC, il tema del convegno era stimolante: La nuova visione del Centro politico, una nuova …… Camaldoli.

Il riferimento storico era all’incontro del Luglio 1943, nel quale i cattolici impegnati nella clandestinità politica formularono i fondamentali della politica economica e sociale dai quali De Gasperi-Demofilo, qualche mese dopo, deriverà le “ idee ricostruttive della DC”.

Molto approfondita la lectio tenuta dal sen Ortensio Zecchino proprio sul tema: da Sturzo in poi, con la dimostrazione di quanto degli insegnamenti sturziani  fu recepito nella DC di De Gasperi, impegnato a dialogare con gli ex  popolari, da un lato,  e con i dossettiani, dall’altro, in una non sempre facile opera di mediazione. Insegnamenti quelli di don Luigi Sturzo che, ha sostenuto Zecchino, appaiono quanto mai ancora attuali nell’odierna situazione politica italiana.

Ampio il dibattito svoltosi nel dialogo tra Giorgio Merlo e Vitaliano Gemelli, così come gli approfondimenti sui temi economici della tavola rotonda condotta dall’On Luisa Santolini, con la partecipazione in remoto del prof Ettore Gotti Tedeschi, che ha affrontato i temi strategici del nostro tempo, tra i valori dell’etica e quelli dell’economia, tra la denatalità e la crescita economica e la risposta che compete ai cattolici in Italia e nel mondo.

Tre le indicazioni, alla fine, emerse dal convegno: quella dell’On Paolo Cirino Pomicino, di rompere ogni altro indugio e procedere speditamente alla formazione del soggetto politico nuovo di centro, il partito, strumento indispensabile per la nostra ricomposizione; quella dell’on Gianfranco Rotondi, che ha annunciato la formazione del movimento “ Verde è Popolare”, per l’allargamento del centro della politica italiana; quella dell’On Lorenzo Cesa, che, confermando la su adesione al progetto di ricomposizione, propone l’apertura dell’UDC a quanti intendono partecipare all’annunciato prossimo congresso nazionale del suo partito.

L’on Gargani, in un dialogo svolto con Rotondi e Cesa, coordinato dal prof Antonino Giannone, ha annunciato la formazione, da farsi in settimana, di un comitato ristretto per concordare le regole necessarie per percorrere le tappe indispensabili per la realizzazione del progetto. Nella tavola rotonda finale, da me coordinata, ho evidenziato la netta scelta di campo operata sia dalla federazione popolare dc, che dalla stessa DC storica guidata da Renato Grassi, di alternatività alla destra nazionalista e populista, come nella migliore tradizione popolare e degasperiana, e la distinzione e la distanza da una sinistra senza identità.  Ho ribadito, altresì, l’opportunità di non premettere la scelta delle alleanze, fattore inevitabilmente divisivo, come lo fu in tutta la storia dei popolari e dei DC, ma di ricercare, intanto, l’unità sui contenuti del programma del partito. Ho anche chiarito che è inaccettabile per noi DC l’indicazione di una sorta di fusione per incorporazione di tutti nell’UDC, come proposto dall’On Cesa, il cui partito, quasi ogni giorno, si dichiara interessato a far parte della federazione della destra italiana, in netta alternativa alle indicazioni espresse da tutti gli altri amici intervenuti. Sia Lucio D’Ubaldo, Ivo Tarolli, Renato Grassi e Mario Tassone, infatti, hanno ben chiarito che debba trattarsi, in ogni caso, di un soggetto politico nuovo, ampio, plurale, democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, alternativo alla destra nazionalista e populista, distinto e distante dalla sinistra senza identità, impegnato a difendere e attuare integralmente la Costituzione a partire dall’art. 49 sulla democrazia interna dei partiti. Un tema ripreso dagli interventi di Pasquale Tucciariello a nome degli amici del centro studi Leone XIII della Basilicata e da Dedoni di Oristano, i quali hanno sollecitato la Federazione Popolare dei DC e tutti gli altri movimenti a superare ritardi e rinvii non più  comprensibili e sostenibili in periferia.

Forti i richiami ai temi del prevalere, nell’età della globalizzazione, della finanza sull’economia reale e sulla politica, negli interventi dell’On Paolo Cirino Pomicino, Raffaele Bonanni e Giorgio Merlo e sulla necessità di rappresentare gli interessi dei ceti medi produttivi e delle classi popolari, oggi largamente senza rappresentanza e molti dei quali facenti parte dei tanti renitenti al voto.

Assai interessante l’intervento di Nino Gemelli sui nuovi sistemi della comunicazione oggi in atto nella politica e tra i giovani, e la sua proposta per il sistema di comunicazione e di scelta delle candidature per il nuovo soggetto politico. L’On Gemelli, in particolare, con riferimento al simbolo da adottare si è così espresso: “ penso che dipenda dalle adesioni che si avranno a tale proposta; infatti se l’UDC volesse aderire, si potrebbe usare il simbolo dello “scudo crociato”; se l’UDC non intenderà aderire, allora si potrà adottare il simbolo che il collega Gargani ha registrato sia in Italia che in Unione Europea, a meno che non si intenda adottare il simbolo che ha ideato il collega Rotondi, che vorrebbe evidenziare la svolta ecologista del nostro raggruppamento”.

Molto applaudito, infine, l’intervento di Maria Fida Moro che, con tanta passione, ha assicurato il suo impegno a sostegno del progetto. Ora attendiamo gli sviluppi e le altre tappe: la formazione del comitato preparatorio annunciato da Gargani  e gli adempimenti statutari che competono ai diversi partiti e movimenti interessati; i tre incontri con i mondi vitali del Nord, Centro e Sud, nei quali invitare tutti gli aderenti e simpatizzanti delle diverse formazioni d’area, al fine di costruire dal basso, partendo dai bisogni e dalle attese reali della gente, il programma economico e sociale del nuovo centro della politica italiana ispirato dai valori della dottrina sociale cristiana. Solo dopo si potranno condividere le regole per la convocazione di un’assemblea costituente del soggetto politico nuovo di centro, che ieri ha percorso la sua prima tappa. Imminente banco di prova: le prossime elezioni amministrative nelle grandi città e per il rinnovo del consiglio regionale della Calabria.   Una buona notizia è giunta dall’amico Vincenzo Speziali, che ha confermato l’impegno assunto con Mario Tassone e gli amici della Federazione Popolare Dc per una lista unitaria di tutta l’area in quella regione. Ci auguriamo che analoghe iniziative si possano realizzare a Roma e nelle altre città italiane interessate dal voto amministrativo d’autunno.

Ettore Bonalberti

Roma, 20 Giugno 2021

Il nostro collabooratore esperto di politica estera che si presenta con lo pseudonimo di “Orizzonte” ci ha inviato l’allegata nota utile alla comprensione dell’oggi e dei rapporti internazionali.

Da un recentissimo saggio un contributo alla comprensione dell’oggi e dei rapporti internazionali

di Orizzonte

C’è un interessante saggio, appena uscito in libreria (Marzo 2021, editore Piemme), che può aiutarci a meglio comprendere le dinamiche dei rapporti internazionali attuali, al di là di una visione strettamente focalizzata su singole aree geografiche.

Sto parlando di “Vulnerabili: come la pandemia sta cambiando la politica e il mondo” del professor Vittorio Emanuele Parsi, docente di Relazioni Internazionali all’Università Cattolica.

La constatazione iniziale è che questa tragica pandemia ci ha fatto riscoprire completamente fragili come esseri umani viventi. Tutto lo sforzo da Nietzsche in poi, ma, forse, da ancor prima, con Comte ed il positivismo (1800), di elevare l’uomo a dominatore senza limite non solo della realtà naturale, ma anche di se stesso, attraverso il potenziamento della tecnica utilizzata dalla scienza, è stato terremotato (dei rischi della tecnica, intesa lato sensu, ne hanno parlato più volte Heidegger, Severino e Cacciari in illuminanti saggi). Improvvisamente ci siamo trovati smarriti dinanzi a ricercatori medici e biologi che non avevano né conoscenze, né risposte da dare immediatamente per salvare vite umane.

Il dire semplicisticamente che si ha fiducia nella scienza non basta, occorre anche aggiungere che la scienza procede per gradi e per errori, proprio perché umana e richiede il tempo necessario a fare ricerche e sperimentare farmaci. Chi pensava di vivere in un Eden nel quale ci fosse sempre pronta la soluzione razionale immediata scientifica ad ogni problema si è dovuto ricredere. Non è così.

Parsi, però, va oltre e si spinge a dire che noi umani siamo diventati le catene di informazioni, denaro e merci, pensate per le cose e non per le persone stesse. Questa osservazione acuta e veritiera (che apre uno squarcio sulla globalizzazione così veloce attuata grazie anche alla rete web) imporrebbe riflessioni più filosofiche antropologiche, che (le ormai abusate e insufficienti) economiche, su che cosa noi vorremmo che fosse il nostro sistema di vita, la nostra società, le relazioni fra i nostri simili.

La creazione di “catene del valore” concepite soltanto per abbattere i costi e per vendere più prodotti, accrescendo legittimi profitti, si è scontrata con il limite di un virus che è stato combattuto, nonostante il progresso, con sistemi ancora di 400 anni fa: col distanziamento sociale, con il confinamento in casa, con la interruzione di rapporti fisici umani, con il crollo dei consumi che ha innescato una caduta del Pil mondiale e di quello italiano, nel 2020, pari a 10 punti.

Anche in tal caso, forse, dovremmo porci una semplice, quanto banale (eppure in 16 mesi di cose dette in estenuanti conversari televisivi non l’ho mai ascoltata), domanda: è possibile un mondo concepito economicamente solo sulla domanda di beni (consumismo di massa) per cui quando questa cessa improvvisamente, per eventi imprevisti, ci ritrova alla fame, con aziende che chiudono, gente che perde salario e lavoro, crollo degli investimenti, sfiducia e tutte le nefaste conseguenze che abbiamo sotto agli occhi?

Non è una impalcatura che la storia recente e l’esperienza ci hanno già insegnato essere troppo fragile?

Non l’abbiamo compreso con la crisi del 1929, con quella del 2008-2010?

Pare di no. Tutti continuano a dare per scontato che questa architettura, del tutto in bilico, debba continuare.

Chi, se non politici veri e colti possono, con l’aiuto anche di neuroscienziati e filosofi (sì, proprio di filosofi e studiosi del cervello e delle sue ancora ignote dinamiche che creano paure, riflessi condizionati – che incidono sul comportamento in economia – e non solo di economisti! Perché occorre gente che sappia fare collegamenti interdisciplinari, che abbia la capacità di analizzare, ma anche di astrarsi dall’oggetto della ricerca e di inventarsi nuovi rapporti sociali, nuovi modi per essere comunità. Gente flessibile e creativa e conoscitrice dell’uomo in se stesso, prima ancora che come homo oeconomicus) elaborare alternative a questa?

Abbiamo bisogno di grandi intellettuali in politica, oggi più di 40 anni fa! Il tecnicismo specialistico è utilissimo in certe applicazioni pratiche, ma incapace di emergere al di sopra del tema trattato. Occorre uno sguardo creativo d’insieme, una riprogettazione politica, con la “P” maiuscola. Leggiamoci la settima lettera di Platone rivolta a Dionisio II di Siracusa. Necessitiamo di quel ruolo così antico e così moderno (pensiamo a Rousseau, a Tocqueville) in questa fase storica.

Ebbene, ritornando al saggio, l’autore, criticando lo smantellamento del sistema sanitario pubblico, che ci ha privato di quella assistenza così agognata in questi mesi e così universale e, così, diciamolo pure, civile rispetto a stati che non ce l’hanno, afferma che “Questo modello fondato su una ricerca del profitto e della efficienza a qualunque costo, la cui forza sembrava in grado di macinare qualunque opposizione, si è dimostrato vulnerabile proprio a partire dal fattore critico per definizione, quello umano. Il sistema in cui la competizione è tra chi nella produzione apporta danaro, organizzazione e comando e chi apporta lavoro, tempo e fatica si è incagliato proprio quando un virus sconosciuto ha intaccato non le reti informatiche, ma quelle biologiche degli esseri umani”.

Parsi si augura che al centro vada rimesso l’uomo con la sua dignità e la sua protezione e questo auspicio pienamente condivisibile non può non implicare aspetti valoriali e filosofici che stanno a monte dell’economia, nella consapevolezza che l’economia è un aspetto del comportamento umano, uno solo, uno dei tanti e che quando si cerca di riprogettare una convivenza, ideando nuovi modi di essa, l’economia ne risulterà necessariamente riplasmata.

Fino alla esplosione della pandemia si era imposta, scrive il docente, “in maniera egemonica una visione asfittica del liberalismo che sempre più ha teso a presentarlo …come una ideologia volta a giustificare la superiorità assoluta e definitiva del mercato su qualunque altra forma di organizzazione della società. Non sono bastate le crisi finanziarie…perché mentre si parlava di concorrenza, mercato e libertà si adottavano misure a favore dell’oligopolio, degli operatori più forti nel mercato e delle concentrazioni finanziarie”.

Da ciò traluce l’esigenza di governare l’iper globalizzazione (che, comunque, con la sempre più aspra contesa fra Usa e Cina non potrà più espandersi come prima, salvo determinare la caduta dell’egemonia americana, il che causerebbe, come effetto immediato, la caduta del valore del dollaro), riportando il controllo di essa in capo ai governi democraticamente eletti.

L’illusione che il mercato globale (associato alla rivoluzione informatica) espungesse le tensioni proprie della dimensione del potere politico si è rivelata tale, dal momento che, come ben noto agli studiosi di antitrust (ma sarebbe bastato conoscere Karl Schmitt), all’interno del mercato emergono sempre raggruppamenti che, per forza acquisita, possono sconfinare da esso e rendersi oligarchia imperante sulla società.

Il tema è ben noto da tempo immemore nella filosofia e nella storia della Grecia antica: pensiamo a Crizia ed al regime dei Trenta tiranni (400 A.C.). Per questo sostengo la necessità di riscoprire la filosofia anche come agire politico, pratico, per nulla esclusivamente speculativo, che tratta alla radice i temi grandi della esistenza umana. Senza comprenderli, non possiamo riprogettare la società, poiché saremmo ciechi dinanzi a questo compito, prigionieri del solo nozionismo tecnico specialistico. La grande Politica è sguardo d’insieme, visione generale.

Parsi evoca tre diversi scenari internazionali futuri che chiama, simbolicamente, : Restaurazione, fine dell’Impero Romano d’occidente e Rinascimento.

Restaurazione. Il riferimento è al famoso Congresso di Vienna del 1815 (la storia è ingrediente sempre necessario in chi si occupa di politica estera) che riorganizzò l’ordine europeo dopo i mutamenti della rivoluzione del 1789 – 1799 e l’ascesa e caduta di Napoleone I.

Ci si illudeva di ritornare al mondo di prima. Così non fu. Sbocciò un cigno nero: i moti davvero liberali (che di economico nulla avevano, ma di anelito alla libertà politica tutto) che sconvolsero quei piani e diedero i natali all’Italia nel 1861 e alla Germania unificata nel 1871 (dopo una sconfitta pesantissima inflitta alla Francia).Seguendo questo scenario, si dovrebbe riprendere la globalizzazione, anche se in forme assai più ridotte; la Cina e gli Usa continuerebbero ad oscillare fra cooperazioni interessate in aspetti economici e finanziari ed ostilità crescente, invece, sul piano del dominio territoriale. Pechino dovrà rinunciare ad alcune parti della sua via della seta ed incrementare i consumi nazionali per diminuire la dipendenza dalle esportazioni verso Usa, India e UE. La UE resterà a dominanza tedesca, anche senza Frau Merkel, con orientamenti più spiccatamente indipendenti nel dialogo con Cina e Russia.

Fine dell’impero Romano d’occidente. Parliamo della data ufficiale: il 476 d.c. deposizione di Romolo Augustolo da parte di Odoacre. La deglobalizzazione potrebbe accentuarsi, se la risposta al virus non sarà tempestiva con terapie efficaci e vaccini sufficienti. La paura potrebbe estendersi (entrano in gioco prepotentemente aspetti di psicologia sociale che condizionano la economia), il consumo rallentare, le relazioni sociali farsi diffidenti, alterando il comportamento di milioni di persone, con caduta di tanti in depressione. Gli Usa vedrebbero ridimensionato il proprio potere, e sarebbero maggiormente rinserrati al loro interno, con ricostituzione di rapporti internazionali più demarcati per aree di influenza con gli altri stati. In questo contesto la UE “cesserebbe concretamente di esistere, travolta dalla sua lentezza” ad elaborare una sua politica comune.

Infine, il terzo scenario: quello del Rinascimento. Gli stati provvedono finalmente a regolare la globalizzazione, a ridurne gli effetti negativi all’interno dei paesi europei (la maggiore crescita di ricchezza da essa derivante ha investito i cinesi, gli indiani, non gli europei o gli americani), gli Usa rientrano nella attività anche di tipo etico politico promuovendo i valori universali e risviluppando una egemonia in grado di arginare tentativi autoritari.

Si riprogetta una forma di mercato di tipo diverso da quello attuale, con elementi di perequazione, rilancio della classe media, stato sociale efficientato, impulso alla ricerca di base. Il debito contratto per il Next Generation Future EU, secondo l’autore, dovrebbe diventare perenne, irredimibile, per non generare speculazioni sui mercati internazionali ed andrebbe collocato in una istituzione nuova, da creare nella Unione, mettendolo bene al riparo da instabili oscillazioni .A quel punto gli stati dovrebbero preoccuparsi solo di rimborsare gli interessi.

Una siffatta proposta fu avanzata dal grande economista inglese Keynes (forse il più importante di tutto il novecento ed il cui indirizzo politico le banche centrali stanno attualmente adottando, esattamente come accadde nel 1929 e nel 2008-2010) nel suo poco letto “Le conseguenze economiche della pace”, scritto nel 1920, dopo avere partecipato alle trattative di pace seguite alla fine della prima guerra mondiale.

Egli propose di cancellare i debiti di guerra fra le potenze vincitrici (in particolare, gli Usa, creditori verso Gran Bretagna, Francia ed Italia), debiti che oneravano anche Roma. Con le dovute differenze è un po’ la situazione che potrebbe manifestarsi adesso con il grande prestito concesso all’Italia. Cento anni fa John Maynard Keynes scriveva che “sarebbe forse esagerato dire che per gli alleati europei è impossibile pagare il capitale e gli interessi da essi dovuti per questi debiti, ma costringerli a farlo significherebbe certamente imporre a loro un onere schiacciante. E’ prevedibile che essi tenterebbero di continuo di evadere o eludere il pagamento e questi tentativi sarebbero una fonte costante di malanimo e attriti internazionali per molti anni a venire. Una nazione debitrice non ama il suo creditore ed è vano aspettarsi sentimenti amichevoli da parte di Italia, Francia e Russia verso il nostro paese o verso l’America , se il loro futuro sviluppo sarà soffocato per un lungo periodo dal tributo annuo che devono versarci…se invece questi grossi debiti vengono condonati, si darà stimolo alla solidarietà e alla sincera amicizia delle nazioni”.

Non fu ascoltato e tutti sappiamo cosa accadde con la nascita dei movimenti di revanche in Germania, determinati proprio dall’impoverimento della popolazione. Un monito anche per l’oggi ?

Prima la nostra Camaldoli, poi la costituente di centro

La proposta fatta dall’amico Mario Tassone di un’assemblea costituente di tutti gli amici DC, oltre che a essere pienamente condivisa, costituisce anche uno degli obiettivi che ci siamo posti come Federazione Popolare DC. In questi giorni la DC guidata da Renato Grassi, cui mi onoro di appartenere, è impegnata nel tesseramento 2021, che darà diritto di partecipare al prossimo XX Congresso nazionale annunciato per l’autunno prossimo. Analogo impegno è quello degli amici di “Insieme”, guidati da Giancarlo Infante, con riferimento a quanti si riconoscono nelle proposte del “Manifesto Zamagni”.

Tutto ciò che va nella direzione della ricomposizione politica dell’area cattolico democratica e cristiano sociale in Italia non può che essere salutato positivamente. Essenziale, tuttavia, sarà superare l’antico vizio italico secondo cui: tutti vogliono coordinare e nessuno vuole essere coordinato. Analogamente sarà bene por fine alla tragicomica sequela di “se-dicenti segretari” di fantomatiche democrazie cristiane, espressioni di malcelate ambizioni di qualche “ultimo giapponese”, o, peggio, delle manovre di vecchi arnesi dell’ultima DC, non estranei alle indegne pratiche illegali che accompagnarono miseramente la fine ingloriosa e per certi versi fraudolenta del patrimonio immobiliare del partito.

Permane, come sempre fu nella storia politica del cattolicesimo italiano, la distinzione tra coloro che si ritengono gli eredi legittimi del pensiero degasperiano e moroteo di “ un partito di centro che guarda a sinistra” e quelli che, avendo partecipato in forme più o meno dirette all’esperienza berlusconiana, continuano a rivolgere il loro interesse a destra.

Da parte mia, considero più efficiente ed efficace puntare verso un soggetto politico nuovo di centro, più volte connotato come: democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, trans nazionale, ispirato dalla dottrina sociale cristiana e dai valori dell’umanesimo cristiano, inserito a pieno titolo nel PPE da far tornare ai principi dei padri fondatori. Un centro alternativo alla destra nazionalista e populista, oggi a trazione di Fratelli d’Italia e della Lega, e distinto e distante dalla sinistra senza identità. Per questo è indispensabile non porre preliminarmente la questione delle alleanze, oltre tutto nell’incertezza sulla legge elettorale, maggioritaria o proporzionale, che alla fine sarà scelta per le prossime elezioni nazionali. E’ evidente che, premessa indispensabile per la nostra ricomposizione politica è e sarà l’adozione della legge elettorale proporzionale, poiché, con qualunque altro tipo di legge maggioritaria, il voto della nostra area si dividerebbe a destra e a sinistra, con una percentuale elevata di renitenti al voto.

Ecco perché con la Federazione Popolare DC, sul modello di quanto fecero i democratico cristiani nel 1943 con l’incontro programmatico di Camaldoli, abbiamo deciso di organizzare il nostro seminario per il programma: “ La nuova “visione” del centro politico- Una nuova….Camaldoli”, che si terrà il prossimo 19 Giugno a Roma.

Riteniamo, infatti, che sia indispensabile confrontarci sul programma; sulla proposta, cioè, che, come DC e Popolari, intendiamo offrire agli italiani per corrispondere alle attese soprattutto dei ceti medi produttivi e delle classi popolari, quelle che Giorgio La Pira definiva: “ le attese della povera gente”.

Sarà l’avvio di una riflessione, che dovrà continuare negli incontri da organizzare nelle sedi territoriali regionali per ascoltare “ i mondi vitali” delle diverse realtà, raccogliere le loro proposte alle quali la politica dei DC e Popolari intende dare risposta. Solo dopo queste verifiche, a mio avviso, si potrà organizzare con metodo democratico condiviso tra tutte le diverse espressioni d’area, oggi riconducibili essenzialmente a quelle della Federazione Popolare DC e degli amici di Insieme e Rete bianca, un’assemblea costituente del soggetto politico nuovo di centro. Una costituente nella quale, oltre al programma, si deciderà la linea politica del partito e si sceglierà la classe dirigente incaricata di guidarlo, nella quale ampio spazio sarà affidato ai giovani e alle donne per un’autentica rinascita politica del cattolicesimo democratico e cristiano sociale.

Ettore Bonalberti

Venezia, 9 Giugno 2021

Ora al centro ritroviamoci noi, tutti insieme

Ci proviamo dal 2012, con il costante impegno per la ricomposizione politica della DC  con Gianni Fontana e Renato Grassi e, dal 2019, con la nascita della Federazione Popolare DC presieduta dall’amico Peppino Gargani. E’ stato il ventennio della diaspora DC, che ho ampiamente descritto nel mio: DEMODISSEA, la Democrazia cristiana nella lunga stagione della diaspora (1993-2020) –Edizioni Il Mio Libro (https://ilmiolibro.kataweb.it/libro/saggistica/562226/demodissea/

 Ci hanno provato, senza riuscirci,  gli amici Rotondi e Tabacci a  costituire un gruppo parlamentare di Popolari a sostegno del  governo Conti 2. Il primo, Gianfranco Rotondi, con il proposito di mettere insieme ex DC, esponenti di Forza Italia e dei Verdi, come sperimentato a St Vincent nel Novembre 2020. Il secondo, Bruno Tabacci, più orientato a sinistra, con gli amici del Centro democratico più Europa. Da parte sua il governatore Toti, staccatosi dal Cavaliere, di cui fu uno degli ultimi eredi predestinati, dopo avere dato vita al movimento “ Cambiamo”, nei giorni scorsi ha raccolto l’invito del sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, per avviare il progetto di un nuovo gruppo parlamentare dei “moderati”: “ Coraggio Italia”.

C’è, dunque, un tentativo affannoso di occupare uno spazio al centro dello schieramento politico italiano, dopo la crisi progressiva e forse inarrestabile di Forza Italia. Quello che fu un movimento-partito aziendale capace di ereditare larga parte della crisi del quadripartito moderato della prima repubblica, trova adesso in alcune frazioni di Forza Italia, Cambiamo di Toti e amici di Quagliariello ( “ Idea” con Carlo Giovanardi), già  con la supervisione e controllo del “parmesan della politica”, Brugnaro, la sua sostituzione con lo strumento, “ Coraggio Italia”, col quale si tenta di prolungare la funzione di rappresentanza dei moderati già assicurata dal Cavaliere.

Servivano le risorse finanziarie e molti speravano/sollecitavano Urbano Cairo, sin qui in surplace. Ha colto, invece, al balzo l’opportunità, Brugnaro, che, da tempo, aspira a un ruolo politico più ampio di quello di sindaco della città Serenissima. Imposto già il suo colore elettorale, rosa fucsia, Brugnaro si appresta a trasferire nel nuovo partito i metodi sbrigativi aziendali già sperimentati a Venezia con i suoi assessori e collaboratori.

Deputati e senatori quasi certi della difficile, se non sicura prossima rielezione, hanno prontamente adempiuto a quella che, nel Veneto, chiamiamo la regola dell’articolo quinto: “chi  che gà i schei el gà sempre vinto” ( chi ha i soldi ha sempre vinto) e, così,  il gruppo-partito neo fucsia di Brugnaro, Toti e Quagliariello si è con rapidità realizzato con il rassicurante titolo di “Coraggio Italia”.

Se la politica è l’arte con cui si tenta di dare risposte a livello istituzionale agli interessi e ai valori prevalenti in un dato contesto storico politico, culturale  e sociale, a me pare che in questa fase dominata a livello globale dal finanz-capitalismo, gli interessi e i valori del terzo stato produttivo e di quelli popolari, molto difficilmente potranno essere rappresentati da questa nuova compagine politica. In tutta la nostra storia nazionale, dall’unità d’Italia in poi, senza il contributo decisivo delle componenti di area democratico popolare e cristiano sociale, ispirate dalla dottrina sociale della Chiesa, il nostro Paese ha conosciuto solo crisi e difficoltà.

Il PPI di Sturzo prima e la DC di De Gasperi, Fanfani e Moro poi, sono stati gli straordinari strumenti politico partitici che hanno permesso a vaste masse popolari e dei ceti medi produttivi laiche e cattoliche di assumere il ruolo di classe dirigente, alla fine dello stato liberale prima e, dopo,  in tutto il dopoguerra e per oltre quarant’anni.

Ecco perché dal 2011-12 ho rivolto il mio impegno, da un lato, a promuovere e concorrere al progetto di rilancio della DC, partito mai giuridicamente sciolto, e dal 2019 ad avviare con la Federazione Popolare DC, quello della ricomposizione politica della più vasta area cattolico democratico popolare e cristiano sociale italiana.

Sono convinto, infatti, che in questa fase storico politica dominata dal superamento del NOMA ( Non Overlapping Magisteria), in cui la finanza detta i fini, subordinando ad essa l’economia reale e la stessa politica, solo un partito ispirato dalla dottrina sociale cristiana, oggi espressa, soprattutto, dalle encicliche “Laudato SI”, come bene ha inteso Rotondi, e “Fratelli Tutti” annunciante la buona politica ( capitolo quinto), possa offrire una nuova speranza ai ceti medi e alle classi popolari italiane. Dispiace che agli sforzi portati avanti dagli amici Grassi della DC e Gargani della Federazione Popolare, resistano ancora, per la DC, i comportamenti assurdi e autolesionisti di alcuni sabotatori seriali impenitenti e, probabilmente, telecomandati da qualche vecchio DC già impegnato nella spartizione del de cuius mai morto; per la Federazione Popolare dal solito Cesa che, al dunque, subisce nell’UDC il dominio del padovano De Poli, già accolito forzista di Galan, oggi di Ghedini e di Zaia, giungendo a considerare “interessante” la proposta di Salvini di unità di tutte le destre in Europa. Ho ricordato a Cesa che  i DC e i Popolari italiani sono per un centro democratico, popolare, liberale, riformista, europeista, alternativo alle destre populiste e nazionaliste e distinto e distante da una sinistra senza identità. Questo il progetto della DC e della Federazione Popolare che concreteremo sul piano del programma con la prossima “Camaldoli 2021”e, in seguito, con un’assemblea costituente nazionale del nuovo soggetto politico di centro come quello descritto. Spetta agli amici di “Insieme”, guidati da Infante e Tarolli e a quanti si ritrovano  sulle linee indicate dal “manifesto Zamagni”, come “Rete bianca” degli amici D’Ubaldo e Merlo, raccogliere il nostro invito. Noi, come tutti loro, da soli, non ce la possiamo fare, ma tutti insieme, invece, saremo capaci da cattolici democratici popolari e cristiano sociali di offrire ai ceti medi produttivi e alle classi popolari una nuova e sicura rappresentanza politica.

Ettore Bonalberti

Venezia, 1 Giugno 2021

Pubblichiamo un interessante articolo di politica estera redatto da un amico con lo pseudonimo di: orizzonte.

LO STATO ESISTE ANCORA. PRIMI PASSI DI POLITICA ESTERA ITALIANA NELL’ERA BIDEN.

di orizzonte

Scrive un raffinato e colto scienziato della politica, come Gianfranco Miglio (in Genesi e trasformazioni del termine-concetto “Stato”, editrice Morcelliana, 2007, pag. 45 e ss) che il punto di partenza del concetto di Stato risiede nel vocabolo latino status, sostantivo verbale del verbo “stare”, che deriva dalla radice indo germanica “st”, madre di una grande quantità di termini d’uso comune, ma soprattutto giuridici, sociali e politici delle lingue indoeuropee.

In questa derivazione etimologica cogliamo due significati: stare e porre.

Con il primo si indica un quid di durevole, che non cambia, che non viene meno: ciò che sta; con il secondo si designa, invece, l’azione, volontaria, tesa a fare in modo che qualcosa non si muova e divenga stabile.

In tempi attuali questa rimembranza appare non inutile (in filosofia, divagando un po’, Heidegger enuncia il movimento/accadimento dell’ente declinato in “esserci”. Cfr. M. Heidegger, Essere e tempo, Mondadori, 2016).

Il frullatore mediatico giornalistico utilizza, spesso, a sproposito lemmi il cui sotteso concetto non è sempre dotato di nitore definitorio, poiché non se ne conosce l’origine semantica.

L’autore, a tale proposito, sottolinea come questa distinzione vada a fondare la separazione fra il momento puramente conoscitivo, e il momento invece operativo, che consiste di scelte schiettamente valoriali intorno a cui la comunità, stanziata su di un territorio, si riconosce.

In altre parole, stare implica una constatazione circa l’esistenza di regole non modificabili, mentre porre richiama l’esplicita volontà di inserire in quell’universo umano, che ne è privo, proprio delle norme dotate di stabilità.

I latini, però, non definirono la nozione di status come “sistema politico”, preferendo ad esso attribuire il nome di res publica.

E, sino almeno al basso Medioevo, scrive Miglio, non sembra siano esistite particolari testimonianze scritte di quel vocabolo.

Lo Stato, come lo intendiamo noi, è sempre chiamato ora come Res publica, ora come Regnum, ora come Civitas, ora come Sacrum Imperium (e, più in generale, come Christiana Respublica).

La nozione moderna del concetto di Stato si affaccia con il XIII secolo d.c. e coincide con una notevole serie di trasformazioni sociali concatenate fra loro, come l’incremento demografico, la crescita delle città (specialmente a Nord), la migrazione dalle campagne verso i nuovi centri urbani, la moltiplicazione delle relazioni interpersonali a cui fanno seguito nuovi bisogni ed il trapasso dalla sola economia agricola a quella artigianale e mercantile. Si affermano nuovi ceti non nobiliari che costituiranno il nerbo di quella operosa classe borghese che verrà affermandosi nei secoli futuri.

La necessità di rivedere antiche consuetudini feudali impone, quindi, la definizione, con carattere di stabilità, di nuove disposizioni che tengano conto delle mutate esigenze sociali.

L’arbitrio dell’autorità regia nel definire le controversie diviene, così, troppo aleatoria. Occorre, anche attingendo al diritto romano, costruire un edificio di leggi che consentano la prevedibilità di ciò che è lecito e di ciò che non lo è.

Nel 1088 nasce lo “Studium” dell’Università di Bologna, primo ateneo dell’Europa occidentale, incentrato sulla facoltà di giurisprudenza per formare i tecnici imperiali.

Fra il 1250 ed il 1350 altri centri di formazione accademica si costituiscono ad Oxford (1167), a Cambridge (1209), a Padova (1222), a Napoli (1224).

Ma è con il 1400 che il concetto ed il vocabolo “Stato” iniziano a prendere il significato odierno. Uno studioso olandese, Hans de Vries, compie un’analisi dell’opera il Principe e del Discorso sopra il riformare lo stato di Firenze, giungendo a concludere che con quel termine il politologo fiorentino Machiavelli designa un gruppo ristretto di uomini che si dedicano all’esercizio del potere politico.

Questa breve digressione serve, innanzitutto, a farci comprendere come le relazioni internazionali attuali siano incentrate sui rapporti fra le entità che chiamiamo stati, attenendo, le stesse, molto chiaramente, alla loro storia politica sin dal loro sorgere. Di ciò si fa bene interprete lo storico Ennio di Nolfo nell’introduzione (pag. X) al suo noto, ben documentato e ponderoso (quasi 1400 pagine) volume di “Storia delle relazioni internazionali 1918-1992”, edito da Laterza.

Nello stesso senso si esprime anche H. Kissinger nel suo “Ordine mondiale” (pag. 8 e 9 edito da Mondadori), nel quale il celebre statista e diplomatico americano afferma come i principii della pace di Westfalia (1648), che pose fine alle guerre del trent’anni, costituiscano ancor oggi l’impalcatura su cui si reggono le relazioni statuali, ossia: indipendenza nazionale, interesse nazionale, non ingerenza negli affari altrui (il principio di sovranità, a dire il vero, in certi contesti organizzativi sovranazionali è assai più sfumato – forse in modo più giuridico, che sostanziale- e meno cogente in virtù di trattati conclusi ad hoc. Si pensi agli artt. 21 e seguenti del TUE, concernenti la politica estera dell’Unione, nonché quella di difesa e di sicurezza. Sul punto, però, ad una attenta disamina del comportamento delle cancellerie dei vari Paesi, è difficile negare come, al contrario di magniloquenti proclami, ciascuna di esse difenda fondamentalmente il proprio tornaconto anche a discapito delle altre).

La nuova amministrazione americana ha impresso una decisa svolta nelle relazioni internazionali rispetto alla precedente.

Il gruppo ristretto di consiglieri del presidente proviene dai ranghi molto ben rodati dei vari apparati deputati a plasmare la politica estera di potenza degli Usa: dal Dipartimento di stato, all’intelligence militare e civile (con le sue articolazioni tecnologiche, pensiamo alla NSA), al Pentagono, all’industria militare (vero e proprio volano per le innovazioni tecnologiche anche nel segmento civile con l’agenzia DARPA – Agenzia militare per la ricerca avanzata che ha avuto il ruolo di motore nella creazione di Internet e di tutte le sue applicazioni di cui si sono, poi, avvalsi gli imprenditori civili- ed a questo modello anche l’Italia potrebbe ispirarsi, specialmente nel momento attuale di spinta tecnologica verso i segmenti della intelligenza artificiale, delle energie nuove, dei nuovi materiali, della fusione nucleare, ma anche della sanità, con le ricerche sui virus e sulle neuroscienze. I politici più avveduti ci dovrebbero pensare. Una Agenzia italiana, gestita da una struttura con poco personale, ma molto qualificato, della Difesa, strettamente collegata all’Istituto Italiano di tecnologia, all’Enea, al CNR, all’INFN, all’Accademia dei Lincei, ai più avanzati Politecnici e migliori facoltà universitarie scientifiche, sarebbe estremamente utile in una prospettiva lungimirante. I brevetti ottenuti resterebbero di proprietà di tutti noi, cioè dello stato, secondo le norme sulle invenzioni di servizio. Sarebbe un eccellente modo anche di incrementare la ricerca di base).

Dal segretario di stato Blinken, a Sullivan, consigliere per la sicurezza nazionale, a L. Austin, ministro della difesa ed ex capo degli stati maggiori congiunti, sono tutte persone che hanno precedentemente e con successo operato nei settori di attività che loro sono stati assegnati odiernamente e sono ben stimate nelle articolazioni burocratiche che dirigono.

Senza dimenticare che lo stesso presidente Biden, avvocato, ha una lunga carriera sia da vice presidente, che da senatore come capo della commissione “Esteri” che già di per sé gli garantisce relazioni personali e conoscenza dei temi internazionali di amplissimo respiro ed esperienza.

Per un Paese come il nostro, inserito nella Nato e nella UE, la postura assunta nei temi geopolitici dagli Usa va sempre attentamente seguita.

E, su questo aspetto, possiamo dire, innanzitutto, che Washington ha inasprito le relazioni con Pechino, suo concorrente nel dominio globale, su diversi fronti.

Il primo di essi riguarda (in questo, per il vero, ricambiato dalla nuova prospettiva di autonomia economica cinese, incentrata su alta tecnologia, IA e robotica sospinta da industria di stato e dalla domanda di consumo sempre più interna e meno dipendente da quella estera) la forte riduzione della interdipendenza commerciale e tecnologica fra Usa e Cina, volta a tagliare le cosiddette catene  del valore. Con l’ ordine esecutivo la presidenza punta a ridurre la dipendenza del sistema industriale americano dalla fornitura di materiali cruciali per esso: dai semiconduttori, alle batterie per auto elettriche, alle terre rare (i 17 elementi chimici della tavola periodica necessari per produrre micro chips, magneti, catalizzatori, cavi di fibra ottica per le comunicazioni di cui la Cina è il primo esportatore al mondo), tutte componenti indispensabili per l’industria militare, dell’auto, della informatica, delle telecomunicazioni e della sanità statunitense.

In questo quadro, si auspica un’azione sinergica con Taiwan (non a caso destinataria di aiuti militari sempre più consistenti e difesa dalle mire di riunificazione alla Repubblica popolare), Corea del sud e Giappone, al fine di potenziare la produzione di semiconduttori di cui l’isola di Formosa è leader, specialmente di quelli di dimensioni piccolissime sino a 5 nanometri.

Il secondo mira a costruire un fronte di contenimento cinese includendovi non soltanto i tre stati asiatici menzionati, ma anche (e questa è la novità) l’India e richiedendo alla stessa Nato un certo riorientamento strategico sul versante del Pacifico, specialmente delle sue componenti aeronavali.

 Il tema dell’aiuto vaccinale a New Delhi ben si inscrive in questa prospettiva, così i recenti scontri armati alla frontiera fra Cina e India.

Anche l’Australia, che pure ha intensi scambi di materie prime con Pechino, si sta riorientando e ricompattando all’interno del cd. QUAD ( Quadrilateral security dialogue fra Usa, Giappone, India e Australia).

Gli Usa, dopo il grande freddo di Trump, hanno pienamente ripreso i cordoni di comando dell’alleanza atlantica per a) riconfermare la centralità dell’Europa nella esigenza che la stessa resti in “area americana” b) evitare il formarsi di binomi (che da economici possano scivolare verso quelli geopolitici) fra Germania e Russia e/o Germania e Cina, tali da frantumare l’area della UE c) apprestare una rinnovata linea di demarcazione con la Russia (che, però, mantiene verso la Cina sia interessi economici, che molte diffidenze in materia di confini. Questi ultimi corrono per oltre 4.000 km e, lo ricordiamo, nel 1969, furono oggetto di scontro militare fra i due stati sul fiume Ussuri di demarcazione. E’, davvero, credibile un solido legame fra Cina e Russia o, piuttosto, quest’ultima preferirebbe un migliore rapporto con gli Usa in cambio di accordi di sicurezza ai suoi confini, collaborazioni economiche più intense, interscambio commerciale di materie prime contro high tech americana?).

Nel nuovo confronto fra Usa e Cina il Mediterraneo acquisisce la centralità di specchio d’acqua di congiunzione fra Atlantico e, via Suez, Pacifico, il che porta ad emersione l’importanza di Roma in uno scenario oramai affollato, in cui altri attori si sono aggiunti (a quelli preesistenti di Francia e  Inghilterra), come la Turchia, la Russia (per il vero esistente da anni con l’appoggio della Siria, a cui si è aggiunta la sua forte presenza militare in Libia), Israele, l’Egitto ,la Cina e l’Algeria.

Il blocco del canale egiziano a causa della porta container mastodontica “Ever given” da 220.000 tonnellate, lunga 400 metri, ha evidenziato vistosamente quanto sia cruciale quella via d’acqua per il commercio mondiale.

L’Italia, con l’attuale governo, sembra prendere finalmente coscienza della necessità di rafforzare i legami economici, politici e di difesa con la Libia, assumendosi maggiore responsabilità agli occhi di Washington. Non a caso il nostro Premier l’ha scelta come prima visita all’estero, speriamo foriera dell’inizio di un più marcato dialogo e presenza italiana nella consapevolezza che quel territorio rappresenta per Roma una sponda fondamentale per motivi petroliferi, ma anche strategici, in quanto orientata geograficamente verso la Penisola.

In politica estera non esistono vuoti pneumatici, allorquando un potere si ritira o si dissolve, un altro vi subentra (è il tema che riguarda adesso lo sganciamento dall’Afghanistan). Una Libia priva di guida sufficiente (l’errore di non avere previsto un serio piano di ricostruzione dopo la caduta di Gheddafi resta ancora la principale pecca) ha favorito l’insediamento militare di Russia e Turchia, che hanno oscurato il ruolo della Francia ed hanno dato vita ad una alleanza/rivalità che in questo quadrante le vede su fronti opposti, ma che sul Bosforo alterna competizione a concordia potenzialmente duratura. La stessa condizione sembra affacciarsi anche nei Balcani.

Non a caso, Atene è divenuta il nuovo centrale avamposto americano per il contenimento cinese, ma anche per il monitoraggio stretto su Ankara.

Di particolare utilità e spessore appaiono le missioni italiane a Gibuti e in Mali, assediato dagli integralisti jihadisti.

Esse possono dare consistenza all’esigenza di proteggere i flussi mercantili, anche italiani, verso l’indo pacifico, in alleanza con la flotta americana e proiettare stabilità in centro Africa, utile ad incoraggiare lo sviluppo economico di quei territori, impedendo la crescita di terrorismo, povertà, e, favorendone l’industrializzazione, determinare la nascita di classi medie di consumatori, aprendo ai prodotti italiani nuovi mercati di sbocco e materie prime necessarie alla transizione ecologica (pensiamo al nickel, ad esempio, necessario per le batterie delle auto elettriche del futuro).

In questa prospettiva si inquadra anche il riavvicinamento fra Italia e Francia (ormai prossime alla firma del trattato del Quirinale, in riequilibrio rispetto all’asse franco tedesco) che tocca aspetti della innovazione tecnologica, delle cooperazioni navali, pur