Dopo i convegni di Milano e Orvieto

di Hubert Corsi

I convegni di Milano e di Orvieto rappresentano la spia di un disagio interno al centrosinistra, di una preoccupata valutazione  delle tendenze elettorali in atto, di un impegno ad aprirsi a un dibattito per la ricerca di una rinnovata iniziativa politica. 
I commenti della maggior parte dei media hanno però sostanzialmente derubricato l’iniziativa, che ambiva a collocarsi al più alto livello per lo spessore culturale e politico dei partecipanti, a mero “avviso ai naviganti “per Elly Schlein. Insomma, materia per retroscenisti. Tanto più che Elly, impegnata a colpire l’unico “centro” che conosce, il suo bersaglio quotidiano, Giorgia Meloni, non ha trovato neppure il tempo di inviare ai convegnisti un semplice augurio di buon lavoro, né tantomeno si è spesa per commentare l’iniziativa intesa a fornirle rassicuranti idee e proposte per una buona politica, adeguata ai difficili tempi che verranno.
Due convegni politici che producono l’effetto del sasso nello stagno,la cui increspatura si ricompone subito al termine dell’impulso inerziale, non sono di buon auspicio. Cosi si spiega il tempismo dell’ex  apprezzato Ministro dei Beni culturali Dario Franceschini che prova a riaccendere il dibattito con l’onda d’urto di una tattica elettorale che, nel passato, aveva goduto di una qualche fascinosa notorietà: “Marciare divisi per colpire uniti !”
Ma anche in questo caso Elly non ha commentato.
Non ne sentiva il bisogno. Non ama formule complicate che evocano bizantinismi del passato. Preferisce marciare e basta, naturalmente a sinistra. E chi non marcia è destinato a rimanere inevitabilmente indietro.
Per ora i fatti sembrano darle ragione, il suo PD alle europee ha ottenuto buoni risultati e ne hanno fatto le spese principalmente i grillini. Ora la marcia continua e forse toccherà a Bonelli e Fratoianni farne le spese. Si tratta indubitabilmente di una linea efficace per affermare il proprio primato a sinistra, ma, secondo gli analisti e l’aritmetica, insufficiente per vincere la prossima competizione elettorale. Per questo anche il”centro” di Giorgia Meloni è un bersaglio unico, si chiama Elly Schlein. La Presidente del Consiglio non cambierà idea convinta di vincere, anche perché, così dicono i bene informati, la stilista di Giorgia è più brava dell’armocromista di  Elly.
E il Centro? Quello che non è un bersaglio, ma un luogo di elaborazione politica, di grandi principi e valori condivisi, di tutela degli interessi di larghe fasce svantaggiate della comunità con al centro la persona e non lo Stato   e il sogno degli Stati Uniti D’Europa, come autorevole portabandiera dei diritti umani, della distensione internazionale e della pace. “Per il Centro  ,ha filosofeggiato Romano Prodi con il tratto di bonomia che lo distingue, occorre un programma e un leader!”
“Vasto programma “commenterebbe il gen. De Gaulle, ma è già di buon auspicio che se ne cominci a parlare. E, d’altra parte non siamo già nell’anno del Giubileo della speranza !

Roma, 28 Gennaio 2025

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