Una nota su Venezia del dr Aldo Mariconda
Abbiamo il piacere di pubblicare un articolo del Dr Aldo Mariconda che interviene sul tema avviato con la mia nota(https://alefpopolaritaliani.it/wp-admin/post.php?post=2251&action=edit) . La nota del dr Mariconda risale al 2022 con l’aggiornamento di alcuni dati statistici.
Ci auguriamo che altri amici vogliano intervenire per tentare di costruire insieme alcune proposte programmatiche per la nuova amministrazione comunale veneziana.
Aldo Mariconda
Venezia: quale futuro?
Esprimere dei dubbi sulla reale possibilità di un’inversione di tendenza che oramai ha impresso alla città lagunare un’impronta decisamente caratterizzata dalla monocultura turistica si rischia l’impopolarità ma anche di essere realisti.
È almeno dagli anni ’60 che sento discutere e animare il tema di una rinascita di Venezia anche alternativa al turismo, da parte di veneziani e di foresti spinti dal desiderio di vivere o anche soltanto visitare una città e non un museo. I limiti e le cautele imposte dal Covid 19 hanno reso in alcuni momenti l’idea di una città deserta, non abitata. Bastava prendere il vaporetto e percorrere il Canal Grande per vedere gran parte dei palazzi chiusi, non solo gli alberghi, i musei e le fondazioni, ma le abitazioni, parte vuote, altre adibite ad alloggi turistici, altre ancora a seconda casa. Ufficialmente siamo rimasti poco meno di 50.000, con età media superiore alla terraferma.
Dopo il nostro passaggio a miglior vita gli eredi in genere già residenti e con un lavoro non nel settore turistico in terraferma, hanno trovato un piccolo tesoro e trasformano i locali in alloggi temporanei. Ovviamente fuori epidemia. Ho visto anche degli investitori, ad esempio il dentista, il commercialista che ha dei risparmi e/o si ritira in pensione, che acquista blocchetti di appartamenti. Il fenomeno è esploso perché la normativa pone pochi vincoli, di fatto anche spesso non rispettati, e rende libera la locazione generica non B & B. Il Comune di fatto – almeno è una mia impressione – non esercita controlli adeguati né quanto ai requisiti dei locali, mq, luce, fosse settiche, e i vigili sono pochi e lavorano in orari nei quali gli ospiti normalmente sono fuori. Inoltre, la locazione normale, non temporanea in Italia non è più conveniente. I media affermano che in realtà siamo soltanto 31.000, causa il giochetto – pure non più valido ai fini IMU – della prima casa intestata a un coniuge magari a carico e quindi senza reddito, con l’altro residente fuori città. È un dato che è emerso dall’esame delle denunzie dei redditi, che ha confermato come una buona parte dei figuranti residenti non abbia redditi dichiarati.
Siamo quindi con un numero di abitanti caratteristico di un paese, più piccolo di una Spinea, non di una città. E con dei servizi costosi che si pagano soltanto grazie al turismo, come il TPL (Trasporto Pubblico Locale). Ricordo un amico, Chicco Bondi, architetto, scomparso prematuramente, che già ai primi anni ’80 osservava come il vaporetto la sera tardi nel percorso da P. le Roma al Lido, nel senso inverso ai flussi dei turisti in fuga, sembrava, a suo dire, la barca di Caronte! Ora meno, perché prima della pandemia anche tardi arrivavano torme di turisti con grandi bagagli, e che riempivano pontili e battelli, oppure davano lavoro ai motoscafisti percorrenti i canali provocando un moto ondoso non tanto compatibile con la struttura e le fondamenta dei palazzi rivieraschi, molti dei quali presentano segni di cedimenti[1].
Mi domando se abbiamo superato il punto del non ritorno, oggi in cui non esiste più o quasi a Venezia un’attività non legata all’economia del turismo, dalla croceristica all’offerta commerciale, dagli alberghi, ristoranti, B & B e affitto turistico, ma anche a gran parte dei professionisti, eccezione fatta per le università e una presenza di istituzioni ed enti pubblici. E anche le istituzioni culturali e i musei fanno parte di un sistema che in coerenza con la domanda turistica è orientato più al consumo della cultura che alla produzione della stessa.
La crisi affonda le sue radici lontano nel tempo
Il calo dei residenti
Siamo tutti a conoscenza del passaggio dal dominio dei mari agli investimenti in agricoltura dei ricchi veneziani a partire dal 16° secolo, e le ville sparse per il Veneto ne sono una testimonianza. Il 19° secolo è stato caratterizzato insieme da una grossa presenza di popolazione residente ma anche da una povertà diffusa assai acuta. Il numero di abitanti, secondo i dati del Comune di Venezia, è continuato a salire fino al 1951.
Il Comune di Venezia fornisce i dati sulla popolazione residente a partire dall’anno 1871. Ecco la dinamica della stessa nelle varie zone della città. L’estuario contiene un dato non immediatamente significativo perché è dato dalla somma algebrica tra un calo delle isole della laguna e un aumento della residenzialità del Lido:
| Anni | Centro storico | Estuario | Totale | Terraferma | Totale Comune |
| 1871 | 128.787 | 19.457 | 148.244 | 16.356 | 164.600 |
| 1881 | 129.851 | 18.512 | 148.363 | 17.045 | 165.408 |
| 1901 | 146.682 | 21.064 | 167.746 | 20.597 | 188.343 |
| 1911 | 154.891 | 23.670 | 178.561 | 28.580 | 207.141 |
| 1921 | 159.262 | 26.769 | 186.031 | 37.419 | 223.450 |
| 1931 | 163.559 | 32.826 | 196.385 | 53.937 | 250.322 |
| 1936 | 163.849 | 34.520 | 198.369 | 65.658 | 264.027 |
| 1951 | 174.808 | 44.037 | 218.845 | 96.966 | 315.811 |
Dopo il 1951 il Centro Storico comincia a calare, Estuario (col Lido) e Mestre aumentare, per poi scendere progressivamente.
| Anno | Centro Storico | Estuario | Totale parte insulare | Mestre | Total |
| 1951 | 174.808 | 44.037 | 220.796 | 96.966 | 317.762 |
| 1961 | 137.150 | 49.702 | 188.813 | 181.035 | 369.848 |
| 1971 | 108.428 | 48.747 | 159.146 | 206.829 | 365.975 |
| 1981 | 93.598 | 49.203 | 144.782 | 206.707 | 351.489 |
| 1991 | 76.644 | 47.057 | 125.692 | 190.136 | 315.828 |
| 2001 | 65.695 | 32.183 | 99.879 | 176.290 | 276.169 |
| 2011 | 58.991 | 29.693 | 90.695 | 181.905 | 272.600 |
| 2021 | 50.434 | 26.795 | 79.250 | 177.621 | 256.871 |
| 2023 | 49.129 | 26.264 | 77.416 | 176.947 | 254.363 |
| 2024 | 48.489 | 25.947 | 76.460 | 177.365 | 253.825 |
Dati aggiornati al 2024
Nel solo centro storico, dal 1951 al 2024 i residenti si sono ridotti per un 72%. Se ci riferiamo al 1961, del 65%. Dal 1981 vi è stato quasi un dimezzamento. Mestre dal picco del 1971 ha perso un 14%
I dati sono forse più evidenti in formato grafico:
Considerando gli ultimi 50 anni, la popolazione si è ridotta del 53% in Centro Sorico, un po’ meno ossia del 50% nell’intero estuario, e del 30% nell’intero comune avendo la terraferma subito un calo di solo il 14%. A Treviso i dati si fermano al 2020 e registrano un incremento del 6%.del 2.5% a Padova. Facendo un confronto con i dati dell’ultimo censimento, leggiamo nel rapporto ISTAT: Tra il 1951 e il 2019, la popolazione aumenta in tutte le province venete, ad eccezione di Rovigo e Belluno. L’incremento maggiore si registra in provincia di Verona (+279 mila residenti, incremento medio annuo del 5,3 per mille), che è anche l’unica provincia veneta a presentare una crescita sistematica di popolazione. Il bellunese e il rodigino, invece, sono interessati da un processo di spopolamento quasi continuo.
La popolazione dell’intero comune ha cominciato a declinare dal 1960, con un tonfo nel Centro Storico, una sostanziale stabilizzazione nell’Estuario ma sempre con un calo in Murano, Burano, Torcello, Pellestrina e S. Piero in Volta e un aumento del Lido, e una tendenza al calo anche in terraferma.
La dinamica della popolazione è data sia dai movimenti in ingresso e in uscita, sia dal saldo nati/morti. Sotto questo profilo, l’esodo dal centro storico sembra si sia fermato nel 2013, anno in cui ancora il numero dei nati ha superato di 698 unità quello dei morti per invertire la tendenza negli anni successivi specie nel 2018 con 311 morti in più, 117 nel 2019 e 656 nel 2020.
Non sono uno statistico ma se si facesse una proiezione della tendenza in atto apparirebbe ancora più evidente il fenomeno del calo dei residenti.
L’economia
Mi riferisco su questo punto alla mia diretta esperienza. Sono cresciuto a Treviso, nato nel 1937. Ricordo vs. la fine degli anni ’40, quando l’Italia cominciava a rinascere nel dopoguerra, Venezia era una meta interessante per la borghesia trevigiana. A parte mio nonno avvocato che veniva ogni tanto in Corte d’Appello, la mia famiglia veniva qui d’abitudine per acquisti di cose che nella piccola Treviso (ben rappresentata nel film Signori e Signore di Pietro Germi), vestiti al Duca d’Aosta, un gioiello in caso di eventi eccezionali da Minotto o Missaglia, e soprattutto per l’opera lirica alla Fenice. Nel dopoguerra pareva ancora una città abbastanza viva, o quanto meno non diversa dalle altre non essendo ancora esploso lo sviluppo economico degli anni ’50, forse anche avvantaggiata dal fatto di non aver subito i bombardamenti[2]. Mio nonno aveva un cliente a Venezia che lo mandava a prendere a P. le Roma con la gondola di casa, con due gondolieri in divisa tipica. Ricche abitudini in un ambiente in cui vi erano pochi benestanti e la manodopera costava nulla, e in provincia dominava l’agricoltura con la mezzadria. Ricordo i contadini che chiedevano ai miei nonni di prendere una loro ragazza a servizio, quasi gratis ma per non avere una bocca da sfamare. Mio nonno era anche Presidente della Banca Popolare di Treviso e lo seguii in una gita organizzata per i dipendenti a Burano e Torcello. La laguna era piatta, senza onde, piena di barche, credo bragozzi, di pescatori con le classiche vele colorate tipiche veneziane. Morto mio nonno nel 1951, poi due anni dopo e prematuramente mio padre, fui assai meno presente a Venezia, occupato nel liceo e poi a Padova all’Università. Le abitudini familiari erano mutate[3]. Per alcuni acquisti bastava fare una puntata a Mestre e più tardi rimanere a Treviso. Intanto il boom economico era scoppiato. La Olivetti mi chiamò dopo la laurea e fatta una prima esperienza mi mandò ad aprire una nuova filiale a Reggio Emilia nel 1962. Allora Olivetti raddoppiava il fatturato ogni 4 anni, a livello mondiale e anche in Italia. Nel 1962 aprì contemporaneamente una ventina di filiali, alcune lungo la via Emilia, ma anche nel Triveneto, Vicenza, Treviso, Pordenone, Udine, Trento e Bolzano. L’economia tirava, sorgevano nuove industrie e attività correlate. Nel 1964 fui trasferito a Venezia, dove la filiale era, invece, in forte crisi, decisamente in perdita. Si occupava di vendita delle macchine per ufficio, eccellenza della micromeccanica Olivetti, con un organico di oltre 80 addetti più della metà nel servizio tecnico data la presenza di molti enti pubblici, seguiti allora per la manutenzione.
La sensazione immediata che avevo percepito era stata di una città in crisi. Avevamo un controllo capillare del mercato, allora senza i computer ma semplicemente con una schedatura manuale di tutti i clienti, classificati su 5 livelli in base alla loro dimensione. Ebbene, Venezia allora aveva tre grossi clienti con sedi importanti, le Generali con una direzione nazionale alle Procuratie vecchie, la Sip con direzione per il Triveneto in Campo san Salvador e una importante sede in via Carducci a Mestre, l’ENEL frutto della nazionalizzazione dell’energia elettrica, con grandi uffici compartimentali in Rio Novo competenti fino a Brescia oltre al Triveneto dov’erano dislocate varie sedi dipartimentali e di zona, di cui una per Venezia San Luca e gli uffici approvvigionamenti in Campo de la Fava. Vi erano inoltre tre sedi centrali di istituzioni bancarie, la Cassa di Risparmio di Venezia, il Banco San Marco e l’Istituto Veneto delle Casse di Risparmio. La Regione è sorta in quegli anni.
Oltre queste aziende ed enti dinamici e in sviluppo vi era, a valle, quasi il vuoto. Mancava o scarseggiava notevolmente la media azienda. Mentre nelle città normali la struttura aziendale era a piramide, con una base larga di PMI e professionisti che andava restringendosi man mano che aumentava la dimensione, a Venezia la struttura era a fungo: una concentrazione di grandi clienti, e il resto dell’economia che non aveva seguito il percorso di sviluppo della terraferma. L’occupazione era concentrata, oltre alle tre aziende citate, sui tanti enti pubblici allora e quasi tutti anche ora esistenti. Ancora più a valle, in termini dimensionali, vi era una miriade di piccole attività, negozi e artigiani, in gran parte non brillantissimi quanto all’andamento economico. Un dato che oggi sembra paradossale (se si pensa ai livelli degli affitti di oggi, pre – Covid almeno), la sede del servizio tecnico era in Bacino Orseolo. Murano era già in crisi, aziende chiudevano, gli addetti venivano ridotti. Il turismo era scarso. Cominciavano gli arrivi a Pasqua, poi era bassa e una piccola ondata arrivava in estate, per finire con la Mostra del Cinema e una coda con la Biennale d’Arte. I gondolieri a metà settembre già cercavano altri lavori, magari al mercato di Rialto. La CIGA – Compagnia Italiana Grandi Alberghi, titolare tra l’altro del Danieli, Europa e Britannia, Des Bains ed Excelsior, era in crisi. Un clima di tristezza e desolazione era abbastanza percepibile, e il film Morte a Venezia di Luchino Visconti lo rappresentava.
E malgrado la presenza di aziende che oggi hanno lasciato la città acquea, già allora vi era un fenomeno accentuato di pendolarismo che ovviamente riguardava i lavoratori con fasce di reddito più basse.
Nel 1971 Olivetti mi trasferì a Ivrea e temporaneamente a New York, ma passai gli ultimi giorni qui con Lord Snowdon -allora marito della Principessa Margareth e illustre fotografo – e Derek Hart, giornalista alla BBC, facendo loro da guida per pubblicare un libro su Venezia a cura della stessa Olivetti, A View of Venice. L’impressione che avevano era insieme della grandeur costituita dalla imponente struttura architettonica della città retaggio di un passato glorioso e di una globalizzazione ante litteram legata al dominio dei mari e al commercio internazionale anche con l’Europa, unita tuttavia alla decadenza attuale, e ad una sensazione di paese più che di una città[4], data anche da una società abbastanza ristretta, chiusa, caratterizzata prevalentemente da scarsa mobilità e da legami parentali e amicali tipici della provincia. Il libro ha una prefazione del Presidente della Olivetti, Bruno Visentini, che descrive già allora questa decadenza. È interessante rileggerla dopo 50 anni: Nel ‘600 e nel ‘700 i veneziani che appartenevano ai ceti dominanti lasciavano Venezia all’avvicinarsi dell’estate per soggiornare nelle loro ville in terraferma ….. Oggi essi avrebbero altro motivo per lasciare Venezia tra luglio e settembre: il turismo di massa che in quei mesi invade e domina la città. Un turismo fatto per la maggior parte dei casi di persone che si trattengono a Venezia un solo giorno, o addirittura qualche ora, che affollano e ostruiscono Rialto, le Mercerie, la Piazza e la Piazzetta San Marco, la Riva degli Schiavoni e tutti i luoghi turisticamente più noti, che rendono ancora più irrespirabile l’aria e insopportabile il prossimo, che bivaccano con panini coca cola e fiaschi di vino fra i monumenti e lasciano sudiciume. Attorno ad essi prospera il piccolo commercio dei ricordini e delle chincaglierie di pessimo gusto, offerte da venditori ambulanti, da bancarelle improvvisate o dai negozi dove nel passato, anche non lontano, venivano offerti merletti preziosi, vetri di pregio, tessuti finissimi. Tutto ciò fa parte del decadimento di Venezia anche sotto il profilo turistico, oltre che sotto il profilo economico, culturale e sociale.
Sottolineo che allora le presenze turistiche erano 5,5 milioni/anno. Ora gli arrivi complessivi hanno raggiunto punte di 28/32 milioni[5] a seconda delle stime, ovviamente pre-Covid.
Negli anni successivi i flussi turistici hanno continuato ad aumentare, per esplodere in quelli seguiti alla caduta del muro di Berlino e la conseguente globalizzazione che ha visto nascere e svilupparsi nuovi Paesi (i BRICS[6], quelli dell’Est Europa già sotto il dominio dell’URSS, altri emergenti), con la voglia e la possibilità economica di viaggiare anche favorita dai voli low cost. Siamo giunti così nel 2019 prima del Covid 19 ad un picco di arrivi tra i 28 e i 32 milioni. Flussi che non sono mai stati gestiti e controllati, con punte a Carnevale, al Redentore, alla Regata Storica, ai picchi dei primi di settembre con la Mostra del Cinema e il Premio Campiello, alle ondate dalle spiagge in luglio e agosto e con una stagione che subisce una pausa a novembre per riprendere un po’ a Natale e Capodanno, poi con l’inizio del Carnevale. Ovviamente questi flussi sono segmentabili, in termini di MKTG: vi è il turismo più povero, toccata e fuga, che non pernotta ma dà lavoro ai bar, ai negozi di paccottiglia specie cinese, all’offerta di cibi pronti, una fascia media che tuttavia fa pochi pernottamenti se si va da 1,8 a 2, una infine di fascia più alta che dà lavoro agli alberghi più stellati e ai negozi più cari delle zone centrali. Una conseguenza è stata l’aumento esasperato degli affitti dei locali commerciali[7]. Per questo, scrive Jiliberto su Il Sole 24 Ore, a Venezia tutto si affitta a prezzo rapinoso, e chi ha una proprietà in centro storico ha una fonte di reddito.
Ovviamente vi sono parti della città più “beneficiate” dai flussi, altre assai meno, che subiscono l’andamento che caratterizza da tempo anche le città non turistiche, ossia la progressiva chiusura dei c.d. negozi di quartiere causa il prevalere della grande distribuzione e, accentuato dal Covid, dell’acquisto on-line oltreché dalla moda low cost.
Alcuni dati sui flussi turistici
Ho trovato quelli relativi agli arrivi e alle presenze nelle diverse strutture ricettive, alberghiere e non. Quindi non ho quelli relativi al turismo di passo, credo oggetto di stime.
| Anno | Arrivi x 1000 | Var % | Presenze x 1000 | Var % | Permanenza media | Var % |
| Totale Strutture Ricettive | ||||||
| 2015 | 4.496 | 10.183 | 2,26 | |||
| 2016 | 4.646 | 3,3% | 10.512 | 3,2% | 2,26 | -0,1% |
| 2017 | 5.035 | 8,4% | 11.686 | 11,2% | 2,32 | 2,6% |
| 2018 | 5.255 | 4,4% | 12.118 | 3,7% | 2,31 | -0,7% |
| 2019 | 5.523 | 5,1% | 12.949 | 6,9% | 2,34 | 1,7% |
| 2020 | 1.453 | -74% | 3.864 | -70% | ||
| 1° semestre 2021 | 384 | 1.145 | ||||
I dati sono dell’Osservatorio del Turismo della Regione del Veneto
L’aumento dei flussi e il calo dei residenti hanno avuto ovviamente un forte impatto anche sull’offerta commerciale della città. Una fonte molto interessante di monitoraggio sulla nostra città è il Venice and Santa Fe Project Center di Boston, diretto dal veneziano Prof. Fabio Carrera[8] sia quanto ai flussi giornalieri, V. http://dashboard.cityknowledge.net/#/venice
sia specificamente alla struttura economica del centro storico. Preso in considerazione un sestiere assai popolato da residenti come Cannaregio, la caratteristica dei negozi nel 2018 era costituita da un nucleo maggioritario del 47.7% avente come target il turista, il 39.0% misto, turista e residente, e soltanto il rimanente 20.3% orientato al veneziano soltanto[9], V. https://sites.google.com/view/ve18-shops/summary
Grafico del Venice and Santa Fe Project Center di Boston diretto dal Prof. Fabio Carrera
I tentativi o i sogni di contrastare questa decadenza sono stati tanti, in gran parte noti e si perdono nella notte dei tempi.[10]
Una Giudecca industriale: ricordo una stampa con una locomotiva a vapore trascinante un treno che arrivava alla punta dell’isola vs. il canale che la divide da San Giorgio. Anche durante il 1° mandato del Sindaco Massimo Cacciari vi era stato un tentativo di favorire la localizzazione di PMI poi fallito per ragioni logistiche. Durante la guerra la Repubblica di Salò aveva trasferito da Roma alcune attività cinematografiche.
Sappiamo tutti di Marghera, con i Volpi, Cini e Gaggia, la chimica, gli oltre 40.000 addetti. Erano stabilimenti di aziende con sedi principali a Milano o comunque fuori Venezia, e che di fatto non hanno portato un cambiamento rispetto alle tendenze del centro storico. Mestre è stata allora definita un po’ anche il dormitorio di Marghera, come in realtà oggi si potrebbe definire il dormitorio di Venezia.
Un modesto tentativo è stato fatto anche da me, quando negli anni 1995 – 1998 (quelli della deregulation delle TLC) presiedevo a Parigi un’associazione – ACE 2000 2000 FORUM – che si occupava di sviluppo economico attraverso la deregulation delle telecomunicazioni[11]. In quel periodo il cablaggio in fibra ottica a banda larga era elemento di attrazione di imprese. Bisognava che la rete non fosse del monopolista, ma possibilmente neutrale, non di un operatore telefonico. E mentre la grande città era cablata nei tratti più interessanti dagli operatori del sistema, la città media doveva essere oggetto di attenzione da parte del Sindaco e della locale Amministrazione[12]. A Venezia il cablaggio fu affidato al monopolista, Telecom Italia, e non ebbe seguito in quanto non completato prima della deregulation del1998.
Un altro tentativo è stato fatto da Edward Luttwak il quale sosteneva di aver portato aziende ICT in città varie, persino a Gerusalemme[13]. Il Sindaco allora costituì un piccolo comitato, con Marina Salamon, Paolo Costa e altri compreso il sottoscritto. Luttwak chiedeva 300 alloggi. Venezia aveva e ha un aeroporto efficiente e collegato a tutto il mondo. Quanto bastava. Poi Costa avocò il tutto a sé e a Ca’ Foscari, ma senza successo.
Vi è una proposta di un gruppo[14] che sostiene l’autonomia di Venezia e di Mestre, con i seguenti argomenti:
- La città storica di fatto è amministrata oggi e da tempo da persone residenti in terraferma. Lo sono la stragrande maggioranza dei consiglieri comunali e il sindaco è di Mogliano Veneto. Se vi fossero due comuni separati, Venezia e Mestre, la prima potrebbe essere meglio amministrata e gestire in modo più mirato i propri problemi.
- Le risorse della Legge Speciale per Venezia in tempi più recenti sono confluite esclusivamente sul Mose ma in passato sono state utilizzate anche a Mestre
- Si propone di ripopolare Venezia puntando sul restauro e il migliore utilizzo della casa sociale pubblica
- Venezia storica è un unicum al mondo e potrebbe godere di facilitazioni e benefici fiscali particolari, diversi dal resto del territorio nazionale, quindi anche diversamente da Mestre.
- Sul piano giuridico vi è un interrogativo relativo alla validità dell’ultimo referendum sulla separazione da Mestre, perché la maggioranza dei votanti si è espressa per il SI, ossia a favore della costituzione di due comuni diversi, ma è entrata nel bel mezzo della questione la magistratura amministrativa e il TAR ha invalidato il risultato perché non era stato raggiunto i quorum del 50% dei potenziali elettori[15].
La battaglia per l’autonomia è oramai di lunga durata ed è stata anche autorevolmente sostenuta da esponenti di rilievo della politica come Bruno Visentini che è stato anche consigliere comunale a Venezia. Non sono un esperto di diritto, ma l’autonomia di Venezia sembra sia conditio sine qua non per poter varare una legislazione particolare per la città storica che preveda facilitazioni anche fiscali a favore della residenza stabile, del vetro di Murano e di quelle attività che potrebbero operare nel territorio in alternativa al turismo. Non è un tema facile, ma l’idea mi sembra allettante, dipende da come sarà configurata.
Rimane a mio avviso un’esigenza di coordinamento tra le due città, specialmente riguardo il TPL, ma non è problema soltanto di Venezia e Mestre, ma riguarda l’intera area di gravitazione su Venezia, direi estesa alla Pa. Tre. Ve. o quasi. Problema quindi affrontabile in sede sia di Città Metropolitana che di Regione.
Pur ammirando l’impegno di questo gruppo, temo che le sue proposte non siano più risolutive e capaci d’invertire una tendenza consolidata da troppi anni che ha avuto un impatto irreversibile nella struttura sociale, abitativa ed economica della città storica. Come ho accennato, se ne parla da tantissimi anni e non è che l’elemento temporale sia ininfluente. Comunque, non credo che il problema della residenza si risolva solo col social housing, quindi con l’assistenzialismo. E i vantaggi fiscali auspicati dovrebbero essere rivolti alla salvaguardia della città, non a favorire situazioni già di privilegio e di rendita di posizione. Quanto alle aziende, non si deve creare una situazione tipo paradiso fiscale attirando qui solamente sedi sociali puramente formali con una targa magari presso lo studio di un commercialista.
Una conferma delle tendenze in atto, difficilmente invertibili, viene dall’indagine annuale 2021 di Compare the Market, su The top 10 places to purchase a second home around the world diffusa a livello internazionale è Venezia con i suoi dintorni lagunari ad aggiudicarsi la prima posizione, ad un soffio da Paphos sull’isola di Cipro. Seconda casa è sinonimo, in genere, di soggiorno breve, e l’abbinamento a Paphos mi sembra significativo. Di fatto, malgrado la fuga di molte attività, vi sono molti lavoratori e professionisti anche di livello e reddito medio e alto – penso al settore giustizia, alle università, alla sanità, alla pubblica amministrazione in genere. Spesso si abita in terraferma causa il costo dell’alloggio veneziano. Quindi, politiche incentivanti la residenza unite alla predisposizione delle infrastrutture che rendano più facile il vivere a Venezia, unitamente ad una disciplina assai più restrittiva della locazione turistica, potrebbero servire a ripopolare la città[16].
Un’iniziativa che mi sembra interessante e potrebbe essere promettente è VeniSIA, un progetto di Ca’ Foscari, direttore scientifico il Prof. Carlo Bagnoli ordinario di Economia Aziendale. Si autodefinisce un acceleratore di innovazione sostenibile con sede a Venezia e dedicato allo sviluppo di idee di business e soluzioni tecnologiche per l’economia circolare e il cambiamento climatico[17]. Conta partners importanti, tra i quali Boston Consulting Group, ENI, ENEL, SNAM, Microsoft e patrocinanti Regione, Comune, IUAV, VIU, Camere di Commercio, Confindustria Veneto, Fondazione Cini.
In conclusione
Le iniziative sono molte gli auspici se non i sogni ancora di più. E non è che siano mancati uomini politici anche di rilievo nazionale impegnati per Venezia. Ho citato Bruno Visentini, ma abbiamo avuto dei sindaci prima o dopo la loro elezione impegnati anche a Roma e/o a Bruxelles, come Ugo Bergamo, Massimo Cacciari, Paolo Costa; altri come Giovanni Castellani ex Rettore di Ca’ Foscari, Gianni De Michelis, Gianni Pellicani, Marino Cortese, Vincenzo Gagliardi, Ugo Perinelli, Gianfranco Rocelli. Vado a memoria e mi scuso se ne dimentico alcuni. Sicuramente non sono riusciti ad invertire le tendenze alla monocultura turistica e allo spopolamento.
Le idee anche ora non mancano. Mi conforta che ora siano supportate da persone ed enti più che credibili e non soltanto da gruppi di nostalgici dei (più o meno supposti) bei tempi passati. Resta il fatto che l’obiettivo di creare un riequilibrio, un’alternativa alla monocultura turistica che oggi caratterizza Venezia è arduo perché più passa il tempo, più aumentano le difficoltà e il pericolo è che sia troppo tardi per intervenire. Oggi, di fatto, non esiste più o quasi una sola attività non legata al turismo[18].
Almeno e con urgenza, io vedrei necessaria una gestione dei flussi compatibile con la residenza e il migliore utilizzo delle risorse economiche della città. Questo significa fare una segmentazione del turismo, quindi non solo guardando alla quantità ma alla qualità, anche con l’aiuto di un sistema di prenotazione, almeno nei giorni di punta. Il tutto accompagnato da una disciplina assai più restrittiva dell’alloggio turistico, per favorire la residenza non solo stabile ma anche quella studentesca. La locazione turistica e il B & B che sono oramai fenomeno diffusissimo[19], costituendo un’opportunità per chi affitta[20], spesso in nero, ma sono anche incentivo all’abbandono della residenza e, unitamente all’incremento dei flussi, aumentano le ragioni del disagio per quei residenti che non hanno locali con questa destinazione oppure vivono in condominio dove altri praticano diffusamente questo tipo di locazione. Chiaro inoltre che, specie la diffusione del nero soprattutto nella semplice locazione breve, costituisce elemento di concorrenza sleale nei confronti del sistema alberghiero[21].
Il problema più grosso è di trovare attività che offrano posti di lavoro alternativi al turismo. Il che è estremamente difficile perché oggi è proprio il turismo che scaccia sia l’azienda che il residente.
Qualunque decisione strategica sul futuro della città non può ignorare il contesto globale in cui viviamo e i relativi megatrends, ossia le tendenze non governabili da noi. In particolare, Venezia è uno dei punti più attraenti al mondo. Prescindendo dalla oramai lunga vicenda del Covid, si è vista l’esplosione del turismo dopo la caduta del muro di Berlino. Più si diffonderanno il benessere e migliori condizioni di vita, sperando non arrivi una crisi drammatica, sia essa pandemica, economica, bellica o altro, i flussi aumenteranno. Quindi vanno gestiti. Già oggi abbiamo superato i limiti tollerabili sia per i residenti che per alcuni servizi come il Trasporto Pubblico Locale, peraltro non gestibile economicamente senza il turista. E vi è anche un limite alla compatibilità del turismo ricco di fascia alta e quello di passo, perché l’eccesso del secondo limita il primo[22].
Ogni città ha un’anima, una sua caratteristica, culturale, industriale/economica. Oramai l’area veneziana è turismo, e Mestre è molto diventata appendice di questo, data la diffusione di alloggi sul segmento low-cost che si estende largamente anche fuori del Comune. E i flussi turistici cambiano il volto e la struttura delle città, siano esse a monocultura come Bruges Nizza o il centro di Firenze, oppure anche con un mix differenziato con netta prevalenza di altre risorse e presenze, pubbliche, private, industriali o di servizi[23].
Poi vi sono tendenze caratterizzanti alcune zone con la concentrazione di alcune attività, le c.d. aree di gravitazione. La PMI è diffusa nella PaTreVe come in tutta la valle padana, alcuni tipi di industria nella c.d. motor valley emiliana e non solo, vedasi l’auto tedesca articolata in una varietà di Paesi con una differenziazione di funzioni (sub-fornitura da Italia, Ungheria, Rep. Ceca. Polonia) o di modelli orientati a fasce diverse di un mercato accuratamente segmentato. La ricerca avanzata in materia ICT (Information & Communications Technologies) e soprattutto Intelligenza Artificiale oramai legate molto alla California[24], U.S., Svezia, a parte altre isole e la concorrenza e lo sviluppo cinese. Nel ns. Comune oggi il polo di punta della sanità è l’ospedale di Mestre, l’eccellenza in Veneto è nei poli universitari di medicina a Padova e Verona, l’offerta commerciale è vasta e differenziata in terraferma e a Venezia è orientata al turista più che al residente come si è visto dallo studio del Prof. Fabio Carrera. La tendenza ad insediarsi in terraferma è anche di molti studi professionali.
Vorrei sbagliarmi, e con la mia esperienza aziendale non ho le competenze per sparare soluzioni su temi che si trascinano da troppo tempo, e più il tempo passa più si aggravano. Il quadro è complesso e vi sono in gioco interessi spesso più che legittimi ma anche contraddittori. Tra questi:
Equilibrio della laguna, come noto punto di equilibrio tra mare e terra, caratterizzata da barene (che via via si riducono). La rincorsa al gigantismo navale crea fenomeni erosivi alle fondamenta delle case veneziane. Lo scavo dei canali e la creazione di canali nuovi come è stato quello del Malamocco Marghera o un domani, ma appare accantonato, il Vittorio Emanuele, il primo tanto oggetto di dibattito politico negli anni ’60 ne sono un esempio. Studi del Prof. Luigi D’Alpaos, emerito di idraulica dell’Università di Padova lo hanno ampiamente dimostrato. DOMANDA: quanto è compatibile lo sviluppo della portualità con la salvaguardia del centro storico? Non è problema da poco perché la croceristica soltanto ha 6.500 addetti soltanto ai servizi portuali relativi, ma porta clienti di fascia alta agli alberghi pluristellati e ai negozi più costosi, che pagano anche affitti stratosferici.
Ma abbiamo anche il fenomeno dei cambiamenti climatici e l’innalzamento dei mari. L’acqua granda del 1966 ha raggiunto livelli un po’ più alti rispetto a quella del 2019, ma ha coperto un po’ di più la città. Inoltre, allora la forza del mare aveva rotto in tre punti i murazzi e l’onda arrivava più direttamente fino alla Piazza. L’ultima volta è entrata dai canali normali.
Il porto merci è la più grande azienda della città con le sue 1.259 imprese e l’impiego di 19.330 addetti diretti[25]. Vero che il governo ha finalmente vietato il passaggio delle grandi navi davanti a San Marco e alla Giudecca, ma portarle a Marghera significa dover scavare canali. E un domani creare un porto off-shore non è problema da poco. Passi per le crociere, perché i passeggeri potrebbero essere traghettati con battelli tipo le ns. vecchie motonavi o simili, ma abbiamo visto la tendenza delle portacontainers col blocco di Suez. Il container dev’essere scaricato in collegamento al camion o al treno. Un passaggio in più implica perdita di competitività.
E le università, elemento importante in città, ma anch’esse condizionate dai flussi, dal costo degli alloggi per gli studenti. Di qui la tendenza anche di estendere la loro presenza a Mestre e in terraferma.
Non ho parlato volutamente di residenza, a mio avviso legata sia alla tipologia economica della città, lavoro soprattutto, sia alla qualità di vita, data da un insieme costituito almeno dai tempi e la qualità del TPL, gli spostamenti con la terraferma, la disponibilità e i costi dei garages, l’insieme dell’offerta culturale, associativa, commerciale[26], politica, ecc.: chiaro che i flussi non regolati e il numero di abitanti da paese oggi non consentono quella normalità che caratterizza città come Padova, Verona, ma anche Vicenza e Treviso[27]. Spingere il social housing è possibile ma non risolutivo[28]. Il costo della casa a Venezia è, inoltre, ovviamente maggiore, influenzato sempre anche dalla domanda turistica e scaccia anche lo studente fuori sede. E un fattore che aumenta pesantemente il disagio del veneziano è, almeno in quest’anno 2021, la riduzione delle frequenze dei mezzi acquei del trasporto pubblico locale. Aggiungo come vi sia una tendenza anche tendente ad abbandonare i centri storici quanto alla residenza, sia causa il costo degli alloggi, ma anche la difficoltà dei parcheggi
Infine, ma non meno importante: la complessità delle scelte è aggravata dalla scarsa capacità decisionale del sistema Italia, ossia dalla divisione delle competenze tra Comune, Regione e Governo centrale[29].
Mi sono limitato quindi a descrivere gli elementi che mi preoccupano, da cittadino. Regolati e gestiti i flussi, e fatta una politica della residenza e delle infrastrutture e sei servizi per i residenti, bisogna dopo o insieme pensare a ridefinire il futuro della città, dato e non concesso che sia ancora possibile. Se avessi un ruolo di responsabilità[30] io prenderei contatto con i sindaci che hanno problemi comuni, tra queste Amsterdam, Bruges, Firenze, Nizza, Salisburgo ma anche Barcellona, Milano, Parigi[31]. E sentirei alcuni cervelli brillanti, sicuramente un Jan Van der Borg e un Fabio Carrera, l’ex assessore all’urbanistica Roberto D’Agostino ora Presidente di Arsenale Venezia Spa, l’avvocato Alessio Vianello e Andrea Casadei di H-Farm[32], esperti di geologia e di equilibrio delle maree, olandesi compresi, un Renzo Piano, le locali università almeno Economia del Turismo e IUAV urbanistica, per vedere se è possibile fare un progetto concreto e fattibile, uscendo dalle fantasie e dalle tante proposte che pur ispirate ad un sano senso civico non sempre mi appaiono efficaci.
Cosa si profila all’orizzonte?
Non vedo scelte politiche nella direzione che ho indicato. Anzi, la pioggia di milioni dovuta al Pnrr, malgrado i titoli della stampa, non mi sembra solo orientata a salvare Venezia. Vi sono risorse appropriate per infrastrutture, manutenzioni varie, anche per lo scavo dei canali che certamente sono necessari per la portualità, ma prescindendo totalmente da una valutazione scientifica degli equilibri della laguna. Io non sono un tecnico, né un partigiano sostenitore o della rincorsa al gigantismo navale o, al contrario, di una laguna tradizionale e intoccabile col richiamo alla saggezza della Repubblica quando, temendone l’interramento, ha deviato Brenta, Piave e Sile. Oggi rischiamo il contrario. La marea del novembre 2019 era un po’ inferiore a quella del novembre 1966 ma causa l’innalzamento del livello dei mari ha bagnato un po’ di più alcune parti della città. E qui mi limito ad un ragionamento di breve termine. Vero che in economia Keynes criticava il prevedere a lungo termine[33]. Ma il rapido decadimento climatico fa delineare agli studiosi scenari catastrofici anche quanto all’aumento del livello dei mari[34]. Con quali implicazioni? Già si limita la portualità con la chiusura del Mose a 110 cm sul livello medio di marea anziché ai 130 prima previsti. Ma in futuro, dovremo chiudere sempre di più? E cosa diventerà la laguna, una fogna a cielo aperto? Sono cose da prevedere.
Aldo Mariconda
8 gennaio 2022
[1] Rio Novo ne è un esempio macroscopico. Ricordo pochi anni or sono come Ca’ Foscari sull’angolo tra il Canal Grande e Rio Novo quasi galleggiasse sull’acqua causa i fenomeni erosivi.
[2] Ricordo il 7 aprile 1944 a Treviso
[3] Si pensi come a Treviso mia madre fino almeno ai primi anni ’50 andava dalle sorelle Benetton per ordinare dei golfini su misura e Luciano lavorava in un negozio in Calmaggiore. Poi sappiamo cosa sono diventati i Benetton.
[4] Significativa la terminologia inglese quanto alla distinzione tra City and Town.
[5] Presenze può essere un termine improprio perché a livello statistico sono rilevati presenze e pernottamenti dove col termine presenze ci si riferisce soltanto a chi pernotta in città.
[6] Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa.
[7] Abbiamo letto della miopia di proprietari di locali in Piazza San Marco che chiedevano affitti superiori a 10 e persino 20.000€/mese e che hanno costretto molti negozianti a chiudere. Il Sole 24 Ore del 1° aprile parla anche di negozi con due luci di paccottiglia finto-veneziana sulla Strada-Nova a 8mila al mese; un sottoscala vistamuro per gli studenti universitari; l’affittanza settimanale in nero per turisti tedeschi. Rif. articolo di Jacopo Giliberto
[8] Ha ottenuto un Phd in Urban Technology and Information Systems and Planning al MIT di Boston ed è attualmente Professore presso il Worchester Politecnic Institute del Massachusets
[9] La classificazione è ovviamente fatta dal Venice and Santa Fe Project Center, perché a mio avviso non è facile individuare attività dedite solo al residente. Io dubito che in realtà ve ne siano.
[10] Ho ripescato un libro di Sandro Meccoli del 1979, La Battaglia per Venezia, con prefazione di Bruno Visentini, Sugarco Edizioni.
[11] Advanced Communications for Europe, creata da France Télécom e comprendente sia gli operatori telefonici ex monopolisti europei che moltissimi nuovi entranti, l’Association des Maires des France e altri.
[12] Esempio, mentre a Parigi veniva spontaneamente cablato il tratto tra La Défense e La Bourse, a Londra la City, Stoccolma, Barcellona, Birmingham, Manchester, Anversa, Amburgo, Bilbao, solo per citare degli esempi, avevano avuto un grande risultato economico. La Svezia aveva anticipato al 1994 la deregulation TLC e Stoccolma lo stesso anno era pronta con la rete in fibra ottica allargata alla provincia, con un operatore pubblico, STOKAB AB. 22 aziende si sono installate portando lavoro, servizi differenziati, quindi sviluppo economico. V. un mio articolo del gennaio 1998: Deregulation TLCs: The role of Cities and Towns. GLOBAL COMMUNICATIONS Int. di Londra.
[13] Città da lui definita di fanatici religiosi.
[14] In particolare, Gian Angelo Bellati, Giorgio Suppiej, Maurizio Baratello, ma i sostenitori della separazione sono trasversali, pur essendo il PD e il resto della sinistra prevalentemente per il mantenimento dell’unione. Cito per la sinistra Marino Chiozzotto.
[15] La pronunzia del TAR è contestabile perché trattavasi di referendum consultivo, non abrogativo. Solo per quest’ultimo la Costituzione prevede il quorum del 50%. Di qui l’intenzione di alcuni di proporre un ricorso al Consiglio di Stato.
[16] Rendere più facile la vita del residente significa anche fornirgli la possibilità di parcheggio facile e a costi non proibitivi. A conferma, ho visto medici che oggi lavorano ai due ospedali, di Mestre e Venezia che vivevano nel centro storico dove avevano anche un ambulatorio privato e che si sono trasferiti a Treviso, trasferendo l’ambulatorio a Mestre.
[17] V.; https://www.venisia.org/it Nel definire la missione, si legge: VeniSIA attrae istituzioni, aziende e singoli individui che condividono la credenza che questo sia il contesto perfetto per fornire idee e soluzioni per le sfide di sviluppo sostenibile valide nell’ecosistema ambientale fragile e unico di Venezia, ma allo stesso tempo scalabili, a vantaggio dell’intero pianeta.
L’obiettivo finale di VeniSIA non è fare un acceleratore a Venezia, ma fare di Venezia un acceleratore.
[18] Durante il lock-down ad esempio sono entrato in un negozio di ferramenta e ho fatto una battuta, voi no che non sarete in crisi ora! Non è così, mi è stato risposto, perché lavoriamo principalmente con gli alberghi e le attività legate al turismo!
[19]Non vi sono statistiche legate al movimento turistico che quantifichino il fenomeno dell’affitto e del B & B, ma soltanto quelle legate alle strutture ricettive ufficiali, mi scrive Jan Van der Borg, Division of Geography and Tourism, KU Leuven, Belgium, and Department of Economics, University Ca’ Foscari Venice, Italy. E aggiunge: si stima che soltanto il 20% del flusso turistico veneziano sia misurabile attraverso gli arrivi e presenze ufficiali. Un riferimento interessante relativo all’impegno del professore è: https://www.e-elgar.com/shop/gbp/a-research-agenda-for-urban-tourism-9781789907391.html
[20] Anche perché in Italia tende a scomparire l’affitto normale, perché se l’inquilino diventa moroso, non sempre per sua colpa ma perché magari ha perso il lavoro, ha famiglia a carico, ecc., la funzione del social housing di fatto viene a gravare sul proprietario data la scarsa disponibilità di case pubbliche, a differenza di altri Paesi europei, Austria e Scandinavia in primis. E la lentezza della Giustizia fa sì che il tempo che passa tra la richiesta del provvedimento di sfratto esecutivo e l’emissione dello stesso da parte del magistrato è di mesi; nel frattempo il proprietario paga l’IRPEF anche sui canoni non riscossi.
[21] Il geoportale del Comune creato per lottare contro l’evasione dell’Imposta di Soggiorno rende l’idea della diffusione del fenomeno: https://geoportale.comune.venezia.it/Html5Viewer/index.html?viewer=IDS.IDS&LOCALE=IT-it
[22] È una constatazione, non faccio discorsi di democrazia, sul diritto di tutti a visitare la città. Si tratta di gestire i flussi e forse arrivare alla prenotazione obbligatoria.
[23] Il centro di Milano ha cambiato volto causa il turismo. Così Barcellona, Londra e soprattutto Parigi.
[24] Tipico esempio: Brembo Spa del bresciano, che produce componenti auto, come i freni per la Porsche. Vista l’evoluzione dell’elettrico e dei sistemi di guida automatica ha aperto un centro di ricerca in California. Ma in passato lo aveva fatto anche la Olivetti negli anni ’70.
[25] Dati del Sole 24 Ore del 1° aprile 2021, articolo di Jacopo Giliberto.
[26] Non è un elemento trascurabile perché oggi per fare un acquisto spesso si deve andare in terraferma. Molti nostalgici sognano il negozio di quartiere, ma vi sono tendenze generali inarrestabili, dal negozio generico alla grande distribuzione e da questa all’e-commerce che tra l’altro ha avuto uno sviluppo notevole anche in coincidenza con l’epidemia da Covid 19. Basta vedere la quantità di carretti pieni di pacchi Amazon ecc., che girano in città.
[27] Ho visto persone benestanti e con lavoro a Mestre e Venezia che hanno abbandonato la città storica per scegliere Treviso. È comodo e più veloce per lavorare a Mestre e a Venezia vengono sempre meno.
[28] Il problema della casa sociale è nazionale: poche case rispetto ai Paesi EU occidentali, Austria in primis, molte chiuse perché gli enti gestori non hanno risorse per restaurarle, spesso abusivamente occupate.
[29] Vi è una difficoltà dovuta alla struttura costituzionale. Bruno Visentini era stato anche padre costituente. Già negli anni ‘60 soleva affermare noi costituenti avevamo ovviamente paura della rinascita di una dittatura; per questo abbiamo creato un sistema che rende più facile bloccare una decisione piuttosto che prenderla. Massimo Cacciari è sempre stato contrario al Mose, ma invano. Poi ogni partito o partitino è legato a interessi specifici e guarda al domani mattina, alle elezioni più vicine, senza un’ottica strategica di lungo termine.
[30] Ipotesi solo astratta. Non sono in politica e ho 84 anni. Ne avrei avuto l’opportunità se avessi vinto nel 1993 quando ho perso il ballottaggio con M. Cacciari con quasi il 47% dei voti.
[31] Roma se avesse un sindaco credibile
[32] L’avv. Alessio Vianello è stato anche assessore al Comune di Venezia. H-Farm è un istituto non solo universitario di punta. Molto orientato alla digitalizzazione, fondato da un brillante imprenditore, Renato Donadon, attualmente amministratore delegato. Il Direttore Marco Carraro ex Rettore di Ca’ Foscari cui è collegata. Oltre all’attività di formazione, si occupa di consulenza ed è incubatore di start-up. Ha sedi, oltre alla principale a Ca’ Tron di Roncade, anche a Milano, Torino e Catania e tre scuole a Treviso, Vicenza e Rosà.
[33] Nel lungo termine, scriveva, saremo tutti morti!
[34] La tendenza è certa, i tempi meno, Se ne cominciava a parlare già negli anni’70, quando è apparso uno studio che allora ha fatto epoca malgrado paresse di scarsa attendibilità: The Limits of Growth, a cura di un team de l’MIT di Boston e promosso dal Club di Roma. Edito da Universe Booh – New York