Una nota di Mario Giulianati
L’amico Mario Giulianati, a commento della mia nota, interviene sul dibattito apertosi, con questa lettera:
Caro Ettore, il tuo intervento mi ha sollecitato a cercare una risposta che ancora non c’è-
Capita che nella vecchiaia si abbia nostalgia del passato ma qui è qualche cosa di più- Vi è una debolissima speranza che i valori di un tempo vengano recuperati. Gradito assai un eventuale tuo commento al mio testo.
Un cordialissimo saluto,
Mario Giulianati
L’INTERROGATIVO SENZA RISPOSTA
La domanda che si pongono in molti, e purtroppo rimane senza una adeguata risposta, è quella relativo alla lenta ma, pare, inesorabile crescita dell’assenteismo dalle urne. Questo interrogativo è ritornato con il recente referendum ma in questo settore, da decenni, è calata la tendenza dell’eccesso sia nell’uso dello strumento sia della formulazione dell’oggetto. L’ultimo ne è la chiara dimostrazione: escluso quello della cittadinanza, che era l’unico meritevole, di un referendum, l’oggetto degli altri quattro era tecnicistico. Ogni Camera ha una commissione competente. Compito di queste è portare al voto del Parlamento una o due mozioni, votarne una e affidarla al Governo per trasformarla in legge. Trasferire il tutto in un referendum che, come è avvenuto, non avrebbe raggiunto il quorum, è stato un modo di costruirsi un alibi. Leggo, in un testo di Ettore Bonalberti, di pochi giorni fa, riferendosi a Leonardo Trivulzi Ranieri, che, in pratica in Italia abbiamo, per i vari livelli, leggi elettorali diverse e una legge, più recente per l’elezione del Parlamento, “fondamentalmente incostituzionali”. Per mia personale esperienza quando, il 25 settembre del 2022 mi sono trovato di fronte alla scheda, nella cabina nel seggio 53 della mia città, ho aperto la scheda, confesso che mi sono sentito in un luogo sbagliato e in un momento sbagliato: non mi era consentito esprimere con serenità piena il mio voto. La nostra legge nota come Rosatellum, non me lo permetteva. Ritengo che anche questa, come le altre leggi, partecipino al far si che si consolidi l’astensionismo. Non punto il dito contro qualcuno, nemmeno contro l’autore, l’on. Rosato, della Legge 3 novembre 2017, n. 165. È stata votata, infatti, da tutti gli schieramenti salvo uno, Fratelli d’Italia. Due brevi considerazioni: è una legge che va benissimo per i segretari dei partiti e dei movimenti. Con questa legge hanno il controllo assoluto dei parlamentari. Ha fatto bene, al tempo FdI a votare contro, ora che la Presidente del Cdm è l’on. Giorgia Meloni, mi attendo che proceda, coerentemente e rapidamente, a modificare questa legge che, a mio avviso, lede la libera espressione del voto. La Legge 8 aprile 1976, n. 278 (promulgata dal Governo Aldo Moro), poneva alla nostra attenzione il concetto di “decentramento e partecipazione”. Un concetto di alta democrazia che si accompagnava con un terzo elemento, quello della “autonomia”. Purtroppo, molto trasversalmente (Politica e Burocrazia più Poteri Forti), è iniziato un processo di recupero, che non esisto a definire “centralismo democratico”. Mi sia consentito di pensare che l’eccezionalità del progetto politico di Aldo Moro, non era piaciuto a più di qualcuno. Se si rileggono le leggi seguenti riguardanti province, comuni, città metropolitane e le regioni, si nota che piano piano, sparisce la parola “autonomia”, che rimane appannaggio di singoli soggetti e delle ideologie, poi il termine “partecipazione”, rimane il decentramento al quale si aggiunge una parola che lo trasforma in “decentramento amministrativo”, quindi di servizi, non di proposta politica e/o amministrativa. Per questi servizi basta un impiegato. Tutta questa vicenda, accompagnata anche dalla elezione diretta del sindaco (esaltata, ma, in realtà, che ha quasi azzerato il ruolo del Consiglio), è all’insegna della guerra ai costi della politica. Faccio un esempio facile da verificare. Se si fa un rapido confronto del costo di una Giunta Comunale, compreso il sindaco di una città capoluogo prima e dopo la grande rivoluzione, si avrà una sorpresa: i costi sono notevolmente cresciuti, non per scelta locale, ma nazionale. Un altro esempio è quello della creazione della Tesoreria Unica motivato da una crisi di liquidità dello Stato che, tramite l’acquisizione dei fondi delle amministrazioni locali punta a diminuire così gli interessi passivi statali, con l’unico risultato che le amministrazioni virtuose ne pagano il prezzo. Gli esempi potrebbero continuare, ma, concludendo, ritengo che tutto questo abbia contribuito alla costante rinuncia all’esercizio del dritto/dovere del voto. Non certo un bel risultato.
Mario Giulianati, un vecchio socialista che ha nostalgia della DC
il 22 giugno 2025-