Le Marche e la Calabria a freddo….

Conclusesi le elezioni regionali, spicca un aspetto che appare poco approfondito: l’ affluenza alle urne è ulteriormente scesa, mostrando un tendenziale che, in assenza di cambiamenti andrà verso il 40% ovvero il 60% di astensionismo.

È vero che nei modelli culturali cosiddetti anglosassoni ciò è – più o meno – vicino alla normalità; ma nei nostri, “latini”, certamente no.

La differenza sta nel fatto che una genetica bipartitica consente ai “passivi” di delegare agli attivi tutta la responsabilità (e le conseguenze) delle decisioni politiche; da “noi” non è così.

Siamo stati costretti al bipolarismo che bene non ci ha fatto, e la non partecipazione ha due aspetti e due conseguenze.

Innanzitutto, esaspera il disagio e la critica di chi sta peggio degli altri; quindi, o non viene praticata l’ alternativa di partecipare o, a tale fenomeno, si associa anche quello di non attivarsi – e non attivarsi abbastanza – per soluzioni alternative ed extra istituzionali.

Possiamo partire, perciò, dal domandarci una cosa (poi, in diversa sede, ci sarà occasione per tante altre): di quel quasi sessanta per cento di astenuti, oltre la metà (quindi un trenta per cento del totale) andava… è andato a votare per questo o quest’ altro partito; cosa potrebbe riportarli sui valori originari – oggi, pertanto, considerati traditi – e, quindi, ad esprimersi, col voto o in qualunque maniera?

In prima battuta, dunque, ritornare ai “vecchi” valori, beninteso, attualizzandoli, apparirebbe la fondamentale proposta da fare.

Galloni Nino: Antonino Galloni

Roma, 7 ottobre 2025

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