Disinformazione e Indifferenza
Mario Giulianati- Vicenza 26 novembre 2025
Si è conclusa la tornata elettorale con la elezione del nuovo Presidente della Giunta Regionale del Veneto, che non è un “governatore” come in tanti si insiste a definirlo, e quella del nuovo Consiglio della Regione, e tanti ancora si lamentano per la scarsa affluenza alle urne. Fatto vero, purtroppo, che molti commentatori professionisti e pure normali cittadini, individuano in forme di delusione creata da incapacità della politica di risolvere i problemi. Può essere, ma penso che in buona parte dipenda da una vecchia campagna di (dis)informazione svolta qualche decennio fa attorno agli anni “90 del secolo scorso, ma rimasta nella memoria dei più giovani di allora, è in qualche misura recuperata e assorbita da buona parte delle nuove generazioni di potenziali votanti. In realtà si è trattato della massiccia operazione di “mani pulite” che certo si basava, almeno in parte, su fatti criminosi ma che venne talmente ampliata ben fuori dai confini effettivi del malaffare, da coinvolgere non solo i politici, in quanto tali al di là delle responsabilità individuali, ma il concetto stesso di “politica”, che divenne genericamente uno spazio delinquenziale. Addirittura, venne coniato un termine: “tangentopoli”. Per il nostro Codice penale la responsabilità è personale e deriva dall’aver commesso un fatto, doloso o colposo, che la legge considera reato. Lo dice la Costituzione che afferma un principio molto chiaro: ogni persona risponde solo per quello che ha fatto. Con l’avvento della “tangentopoli” una intera classe politica, e pure annessi e connessi. è stata non tanto colpevolizzata da atti della Magistratura ma da tutta una opinione pubblica per lo meno spesso male informata. La Treccani ci dice che la Politica è “La scienza e l’arte di governare, cioè la teoria e la pratica che hanno per oggetto la costituzione, l’organizzazione, l’amministrazione dello stato e la direzione della vita pubblica.” Quindi una cosa non di poco conto e che, se svolta con onestà e sincerità di intenti, è da rispettare, non da letteralmente da colpevolizzare in maniera preconcetta. Questo messaggio negativo, anche se da qualche tempo si è, fortunatamente, attenuato, sfortunatamente si è inserito nel DNA di tanti di noi trasformandosi in un silente sentimento che individuo in un problema collettivo piuttosto negativo: l’indifferenza. Nello specifico una indifferenza verso la “res publica”, che nel concreto e nella semplificazione potremmo definire il disinteresse per tutto ciò che riguarda la società a cui apparteniamo, salvo che un fatto particolare non ci riguardi nel momento in cui ne siamo direttamente coinvolti. La gente non va a votare perché ritiene che nulla possa cambiare, ma questo le è stato inculcato da una disinformazione che forse non è stata del tutto casuale. Se si vuole che si torni in massa a votare servono non tanto marchingegni più o meno allettanti, ma un cambiamento di rotta. Una operazione, ampia e corale, culturale e concretamente verificabile, non tanto e non solo con promesse (in “politica” meno se ne fanno ma più se ne mantengono meglio è), ma nei fatti e nei comportamenti. Mi permetto di suggerire un primo intervento: cambiare il più rapidamente possibile l’attuale Legge elettorale che serve per eleggere il Parlamento, nota come il Rosatellum. Non consente all’elettore di indicare una preferenza, solo fare una croce sul simbolo perché le “preferenze” le ha decise il Segretario Nazionale del Partito o del Movimento. Si vota per qualcuno del quale, magari, non sai nulla e che viene paracadutato per un seggio sicuro e come è arrivato se ne andrà. Con questa legge, che non riguarda per fortuna le Regioni, il cittadino viene considerato un suddito, Cambiarla sarebbe già un primo segnale apprezzabile. Amen-