A proposito di tasse e pensioni
un articolo di Mauro Biolcati Coordinatore della Regione Veneto per il Partito di Adesso Italia
Calcolando il reale debito pubblico, possiamo dire che l’Italia è tecnicamente fallita. Tutte le misure economiche compreso quelle fiscali hanno decisamente fallito. Oltre al debito pubblico centrale pari a circa 3140 miliardi di euro, dobbiamo aggiungere i debiti regionali, provinciali, comunali, sanitari e di alcune partecipate statali. Se dovessimo calcolare tutti questi debiti potremmo asserire che il debito pubblico reale si aggira a circa 4500 miliardi di euro. A fronte di tutto ciò le povertà aumentano compresa la povertà sanitaria, dove il cittadino non è nelle condizioni di curarsi in quanto non ha sufficienti scorte finanziarie. Il potere d’acquisto degli italiani dal 2000 ad oggi è sceso del 60% con un recupero del 19% quindi a somme fatte, gli italiani hanno perso il 41% del proprio potere d’acquisto.
La spesa, quella del carrello, negli ultimi due anni è aumentata del 12/14%, questi aumenti, per certi versi sconsiderati, sono frutto di una speculazione senza precedenti. I salari, le pensioni, le P.I, gli artigiani, le P.M.I. così come il piccolo e medio commercio, compresi gli agricoltori, si trovano in seria difficoltà senza che tutti costoro non abbiano la possibilità di fronteggiare le proprie difficoltà economiche. Oltre a ciò, i Governi di tutti i colori, hanno aumentato la pressione fiscale andando a erodere ulteriormente il potere d’acquisto. Con questo mix di fattori siamo entrati nel pieno della tempesta economica e finanziaria perfetta.
Oggi, il cittadino non ha nessuna certezza economica, una situazione dove vengono colpiti tutte le fasce più deboli, in sostanza tutti i Governi hanno eluso l’articolo 3 della Costituzione, uno degli articoli più importanti della Nostra Costituzione.
Se prendiamo in considerazione il comparto pensionistico possiamo osservare quante volte i vari Governo hanno cambiato le regole per poter accedere all’agognata pensione.
Queste regole sono state cambiate per colpa di classe politica inadeguata ed incapace prona allo strapotere della finanza speculativa la quale, negli anni ha prodotto solo crisi finanziarie, prodotte da banche e fondi d’investimento i quali sono stati salvati con soldi pubblici in sostanza, con i soldi dei cittadini.
Quando un cittadino inizia la propria opera lavorativa firma con lo Stato una sorte di contratto, quindi, nel momento in cui lo Stato cambia le regole contrattuali commette un abuso ed è inadempiente verso il cittadino lavoratore. Se tutto ciò dovesse accadere in un rapporto tra privati si andrebbe in una situazione di contenzioso legale.
Se noi avessimo un sistema fiscale basato sul conflitto d’interessi dove il cittadino potesse dedurre dal proprio reddito lordo il 40% dell’imponibile di spesa, forse lo Stato potrebbe capire chi realmente elude o evade le tasse, oltre a ciò, l’aliquota massima dovrebbe essere del 33%, in sintesi un terzo del reddito reale del contribuente, con questo sistema, il cittadino avrebbe più liquidità da immettere nel reale ciclo economico.
Per poter far crescere economicamente l’Italia servirebbe la Nota di Cambio, elemento monetario che non produce debito pubblico in quanto, questo strumento monetario sarebbe garantito da un fondo di garanzia istituito da un Governo coscienzioso che abbia a cuore il bene della Nazione Italia.
Il comparto pensionistico potrebbe essere sostenuto da queste due manovre economiche-monetarie- fiscali. Se noi avessimo un sistema pensionistico adeguato seguendo determinate procedure, sicuramente i conti I.N.P.S. potrebbero essere in ordine ma, per fare ciò servono alcune modifiche sostanziali. In primis, i costi di gestione I.N.P.S. dovrebbero essere ridotti del 25%, non può l’Ente in questione spendere il 60% del versato per mantenere tutta la struttura. Un esempio su tutti sono le vendite degli immobili dove l’I.N.P.S. paga un affitto a dei privati molto elevati, se dovessimo fare i conti, ogni cinque anni l’Ente potrebbe ricomprare l’immobile venduto. Se dovessimo calcolare gli affitti pagati in circa vent’anni possiamo osservare uno spreco di denaro pubblico di elevate dimensioni, in gergo potremmo affermare che c’è stato un danno erariale per le casse dello Stato.
Se in Italia ci fosse un sistema pensionistico serio potremmo adottare alcune formule. La pensione dovrebbe essere costruita seguendo alcune norme di buon senso, esempio: 9 euro per ogni anno di residenza, 9 euro per ogni anno di lavoro, il 50% dell’ultimo stipendio più il calcolo inflazionistico reale e non formale. Con questo calcolo si può prevedere questo conteggio:
9 euro per 60 anni di residenza = 540 euro.
9 euro per anni lavorati 35 = 315 euro.
50% su uno stipendio di euro 1500,00 mensili= 750 euro.
calcolo medio inflazionistico del 8% annuo, l’importo del primo mese sarebbe di euro 1733,40.
Il conteggio potrà avere delle variazioni sugli anni di residenza, sugli anni lavorativi e sull’ammontare dello stipendio. A fronte di tutto ciò, bisognerebbe mettere dei limiti, dove l’assegno pensionistico non può superare certi limiti, così come accade in Germania ed in altri stati europei.
Altro fatto assai importante è il fatto che le pensioni non subiscono alcun tipo di tassazione, in quanto, durante il periodo lavorativo il cittadino ha già pagato abbondantemente le tasse.
Per poter avere questo modello pensionistico servono: riforma del sistema fiscale, la Nota di Cambio ed un controllo severo delle spese pubbliche oggi più che mai fuori controllo.
Oltre a ciò, grazie alla riforma fiscale ed alla Nota di Cambio potremmo adottare delle serie e dei consistenti sostegni alle famiglie con misure idonee per incrementare le nascite. Sappiamo che la denatalità arriva da molto lontano, precisamente dalla metà degli anni Ottanta, secolo scorso, dove delle leggi improprie ha di fatto snaturato la famiglia con tagli agli assegni familiari, con aumenti per le spese di mantenimento della prole. Tutti questi provvedimenti hanno di fatto creato la denatalità che noi oggi possiamo osservare.
Oltre a ciò, queste iniziative ci potrebbero far uscire dal cappio del debito perpetuo, ( debito pubblico ), una condizione non più sostenibile.
La tempesta perfetta è una realtà concreta che nessuno vuole ammettere.
ESISTONO ANCORA UOMINI E DONNE DI BUONA VOLONTA’?
Padova, 20 luglio 2025