RENDIAMO LA PAROLA AI COSTITUENTI.L’IDEOLOGIA COMUNE SCRITTA NELLA COSTITUZIONE CHE POTRA’ SALVARE L’ITALIA.
L’IDEOLOGIA COMUNE SCRITTA NELLA COSTITUZIONE CHE POTRA’ SALVARE L’ITALIA.
di Roberto Innocenti Torelli,Presidente dell’Associazione Articolo 53
Andiamo indietro nel tempo, al settembre del 1946….
Siamo nella Prima sottocommissione dell’Assemblea costituente, incaricata di redigere e proporre all’Assemblea Costituente la documentazione relativa ai diritti sociali che la Repubblica deve garantire in modo effettivo e strutturale.
Dopo vivaci e brillanti discussioni sulla presenza di una ideologia nella Costituzione, venne trovato l’accordo di alto profilo etico e morale, su una ideologia comune che possiamo ritrovare nelle seguenti parole di Padri e Madri Costituenti.
Partiamo da un Ordine del giorno presentato dall’On.le Giuseppe Dossetti con il contributo dell’On.le Giorgio La Pira:”Venendo alla sostanza, cioè all’ideologia comune pongo questa domanda: si vuole o non si vuole affermare un principio antifascista che non sia riconoscimento della tesi fascista della dipendenza del cittadino dallo Stato, ma affermi ” l’anteriorità della persona, che si completa nella comunità, nella famiglia, nelle associazioni sindacali, di fronte allo stato? “Se così è, ecco che si viene a dare alla Costituzione una impostazione ideologica, ma di una ideologia comune a tutti.
Tale concetto deve essere stabilito non per una necessità ideologica, ma per una ragione giuridica. Ora i giuristi hanno bisogno di sapere, e questo vale particolarmente quando si tratta di uno Statuto che codifica principi supremi, generalissimi, proprio per quella più stretta interpretazione giuridica delle norme, qual’è l’impostazione logica che sottostà alla norma”.
Ecco l’On. Palmiro Togliatti
E’ assurdo si pensasse che debba scomparire la persona umana.
Potremmo dissentire nel definire la personalità umana; però possiamo indicare come il fine di un regime democratico sia quello di garantire un più ampio e più libero sviluppo della persona umana. Poiché si discute tra persone in buona fede, credo che un accordo sia possibile, e che non sia necessario il richiamo diretto nella Costituzione alle ideologie da cui deriva una determinata posizione, che oggi può essere formulata nella Costituzione.
È possibile però dare oggi una giustificazione della lotta che si conduce per instaurare la democrazia nel Paese. Poiché si parte da una esperienza politica comune, anche se non da una comune esperienza ideologica, questo, a mio avviso, dovrebbe offrire un terreno di intesa.
Ritengo indispensabile creare una Costituzione accessibile a tutti, una Costituzione che possa essere compresa dal professore di diritto ed in pari tempo dal pastore sardo, dall’operaio, dall’impiegato d’ordine, dalla donna di casa.”
L’ On. le Aldo Moro
La Prima sottocommissione riconosce l’anteriorità della persona umana rispetto allo stato e questi al servizio di quella”
Restando in tema di diritti, qualcuno introduce la questione dei doveri:
è l’On. Francesco De Vita:
“Finora abbiamo parlato troppo di diritti e poco di doveri.
Dobbiamo mettere in equilibrio diritti e doveri.
E’ stato giustamente detto che il diritto senza dovere fa il padrone, che il dovere senza diritto fa il servo. Equilibrando i diritti e i doveri si fa l’uomo veramente libero.
In questo equilibrio è tutto un uomo nuovo, e raggiungerlo è la grande missione di questo secolo”.
La democrazia sociale e la solidarietà: i principi di Capacità Contributiva Effettiva e di
Progressività sono alla base del concorso di tutti alle spese pubbliche.
Facciamo ora un salto in avanti sino al mese di maggio del 1947.
L’Assemblea costituente pone le basi del progetto economico della Costituzione, definendo
all’unanimità come la Repubblica doveva garantire in modo strutturale i diritti sociali.
La questione venne posta in tutta la sua importanza in seduta plenaria l’8 maggio del 1947 dall’On. Francesco Saverio Nitti, il quale argomenta come i principali diritti siano solo dei buoni propositi scritti in un libro dei sogni e che, pertanto, dovrebbe essere cancellata dal progetto di Costituzione tutta la parte che tratta di essi.
”E’ naturale, che il lavoro abbia le sue esigenze, e per quanto possibile noi dobbiamo cercare di dare al lavoro il posto che merita nella nostra società.
Si afferma che «ogni cittadino ha il diritto di svolgere una attività, o una funzione che concorra allo sviluppo materiale o spirituale della società, conformemente alle proprie possibilità ed alla propria scelta»; e si aggiunge (e non è proprio necessario) che «l’adempimento di questo dovere è condizione per l’esercizio dei diritti politici».
Si afferma poi che «il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità, del lavoro adeguata alle necessità di una esistenza libera e dignitosa per sé e per la fa-miglia. Il lavoratore ha diritto non rinunciabile al riposo settimanale ed a ferie annuali retribuite». Buoni propositi!”.
E prosegue in modo molto energico,
“E noi ci mettiamo a garantire qui, seriamente, che alle famiglie italiane noi daremo ora un alto tenore di vita. Non potremo dare mai ciò che l’Italia non ha mai avuto. Avendo adottata la formula politica che abbiamo adottato, non dobbiamo discreditarla, promettendo cose che l’Italia non può ora e non potrà, dare né meno in avvenire prossimo.
Ora, come possiamo promettere a cuor leggero che daremo al lavoratore, in ogni caso, un’esistenza libera e dignitosa per sé e per la famiglia? Non l’ha mai avuta.
Potremo garantirla solo perché abbiamo la Repubblica e diciamo di essere una democrazia?
Noi possiamo proporci tutte le buone ed oneste cose che vogliamo, ma non potremo dare ciò che non è possibile.
Noi possiamo assumere degli obblighi di ordine morale, ma non di ordine materiale. Noi dobbiamo’ rimanere nella realtà”.
Un intervento certo molto energico, nello stile del Costituente, ma domandiamoci “Quante volte ci hanno ripetuto queste stesse cose per giustificare la riduzione dei diritti” ?
La risposta arrivò, sempre in seduta plenaria, il 23 maggio 1947 con l’approvazione dell’articolo aggiuntivo concordato con tutti i partiti, che sarà poi il 53.
L’On. Salvatore Scoca argomenta sull’articolo aggiuntivo concordato nel corso della mattina
(ricordiamo che era, fra l’altro, sottosegretario al tesoro e avvocato dello stato),
La Progressività della tassazione
“Onorevoli colleghi, avevo notato che in questo nostro progetto di Costituzione si è trattato di molte cose, e di alcune anche molto analiticamente, mentre viceversa vi era soltanto un accenno alla materia finanziaria, ed ho pensato che una Costituzione, specialmente se discende a certe analisi, non potesse ignorare la sostanza del fenomeno finanziario, il quale è un fenomeno generale, che tocca tutti in misura sempre più notevole.
Già lo Statuto albertino conteneva delle disposizioni in proposito. Ricordo particolarmente quelle dell’articolo 25 e dell’articolo 30.
Ma il nostro sistema tributario, nelle sue linee fondamentali, è ancora informato al concetto di
proporzionalità, e di una proporzionalità zoppicante.
Se pensiamo, infatti, che la massima parte del gettito della imposta diretta è dato ancora oggi dalle tre imposte classiche sui terreni, sui fabbricati e sulla ricchezza mobile, che sono a base oggettiva o reale e ad aliquota costante, mentre comparativamente assai scarso è il gettito della complementare sul reddito globale, che da base personale e ad aliquota progressiva, abbiamo la riprova più convincente che lo stesso sistema delle imposte dirette si impernia sulla proporzionalità.
Se poi consideriamo che più dei tributi diretti rendono i tributi indiretti e questi attuano una
progressione a rovescio, in quanto, essendo stabiliti prevalentemente sui consumi, gravano
maggiormente sulle classi meno abbienti, si vede come in effetti la distribuzione del carico tributario avvenga non già, in senso progressivo e neppure in misura proporzionale, ma in senso regressivo. Il che costituisce una grave ingiustizia sociale, che va eliminata, con una meditata e seria riforma tributaria.
La regola della progressività deve essere effettivamente operante; e perciò nella primitiva formulazione dell’articolo aggiuntivo da me proposto avevo detto che il concorso di tutti alle spese pubbliche deve avvenire in modo che l’onere tributario complessivo gravante su ciascuno risulti informato al criterio della progressività. Ciò significa che la progressione applicata ai tributi sul reddito globale o sul patrimonio dev’esser tale da correggere le iniquità derivanti dagli altri tributi, ed in particolare da quelli sui consumi. Intanto ho accettato la più sintetica nuova formulazione del capoverso dell’emendamento concordato: «Il sistema tributario si informa al criterio della progressività» in quanto gli attribuisco la stessa portata e lo stesso contenuto. “
E ancora più avanti l’On. Scoca è ancora più esplicito:
“Resta tuttavia fermo che il sistema tributario nel complesso deve essere informato al principio della progressività, nel modo concreto che ho chiarito. Io penso che l’Assemblea sia di accordo su ciò, perché le Assemblee politiche non si lasciano deviare dalle preoccupazioni scientifiche o pseudo-scientifiche degli Studiosi su questo argomento.
Da un punto di vista scientifico (se di scientifico c’è qualcosa nella materia finanziaria, o nella scienza delle finanze) si può dimostrare, come è stato dimostrato, che, pur partendo da uno stesso principio, è possibile giungere sia alla regola della proporzionalità che a quella della progressività. Ma, lasciandosi guidare da un sano realismo, non si può negare che una Costituzione la quale, come la nostra, si informa a principi di democrazia e di solidarietà sociale, debba dare la preferenza al principio della progressività.
Le dispute dei dotti su questo tema mi hanno lasciato sempre perplesso; non così le osservazioni
d’ordine pratico. Ho sempre pensato che chi ha dieci mila lire di reddito e ne paga mille allo Stato, con. l’aliquota del 10 per cento, si troverà con 9 mila lire da impiegare per i suoi bisogni privati; mentre chi ne ha centomila, dopo aver pagato l’imposta del 10 per cento in base alla stessa aliquota, si troverà con una disponibilità di 90 mila lire.
E’ ovvio che per pagare l’imposta il primo contribuente sopporta un sacrificio di gran lunga maggiore del secondo, e che sarebbe equo alleggerire l’aggravio del primo e rendere un po’ meno leggero quello del secondo.
Si può discutere sulla misura e sui limiti della progressione; non sul principio.
Il mio articolo aggiuntivo originario accennava espressamente alla necessità che a tutti i cittadini venga assicurata la disponibilità del reddito minimo necessario alla esistenza; ed anche su questo credo che ci sia la concorde adesione di tutte le parti di questa Assemblea’.
La Capacità Contributiva Effettiva
“Non si può negare che i! cittadino, prima di essere chiamato a corrispondere una quota parte della sua ricchezza allo Stato, per la soddisfazione dei bisogni pubblici, deve soddisfare i bisogni elementari di vita suoi propri e di coloro ai quali, per obbligo morale e giuridico, deve provvedere. Da ciò discende la necessità della esclusione dei redditi minimi dalla imposizione; minimi che lo Stato ha interesse a tenere sufficientemente elevati, per consentire il miglioramento delle condizioni di vita delle classi meno abbienti, che contribuisce al miglioramento morale e fisico delle stesse ed in definitiva anche all’aumento della loro capacità produttiva.
Da ciò discende pure che debbono essere tenuti in opportuna considerazione i carichi di famiglia dei contribuenti. Sono, questi, aspetti caratteristici di quella capacità contributiva, che la formulazione concordata dell’articolo aggiuntivo pone a base dalla imposizione.”
Eliminare le disparità tra cittadini e tra territori.
“ Se esaminiamo la nostra legislazione, vediamo che, accanto alle leggi normali di imposta, si sono inserite troppe eccezioni, troppe norme singolari, le quali creano differenze di trattamento tra classi di cittadini ed altre classi, e tra le varie località del territorio dello Stato, e rendono ardua la stessa conoscenza della materia.
Questa delle riduzioni e delle esenzioni è una grave menda della nostra legislazione, ed occorre che sia eliminata per l’avvenire”.
Quindi pagano “tutti”, anche i soggetti stranieri che realizzano redditi nel nostro paese.
L’On. Meuccio Ruini Presidente della commissione dei 75 incaricata di redigere la Costituzione osserva quanto segue :
“L’On. Castelli ha chiesto di sottoporre a imposizione anche gli stranieri. Quando scriviamo che “tutti” concorrono alle spese pubbliche quel tutti sta per “compresi gli stranieri” perché quando ci riferiamo ai residenti scriviamo i “cittadini”.
Conclusione
L’On.le Salvatore Scoca nella sua spiegazione, quando parla di uguaglianza e di solidarietà,
cita di fatto gli articoli 2 e 3 della Costituzione già approvati dall’Assemblea costituente.
Questi principi e valori dei nostri Costituenti non sono stati, clamorosamente e colpevolmente, applicati.
La Costituzione, non essendo applicata, è stata di fatto anche manomessa.
Non consentendo che essa entrasse nel “Quadro Didattico” delle scuole di ogni ordine e grado come richiesto esplicitamente dalla Assemblea Costituente con l’ordine del giorno dell’11 dicembre 1947 approvato all’unanimità, è di fatto “finita in soffitta” , là dove invece ci doveva finire lo Statuto Albertino che, invece, sembra tornare in auge con la “disparità” fra le persone (quella del Sovrano era l’unica sacra ed inviolabile mentre gli altri erano “regnicoli”) e la proporzionalità della imposizione fiscale (cui si richiamano, quasi due secoli dopo, le proposte di “flat tax” nel nostro paese)
L’On. Meuccio Ruini nello spiegare che anche gli stranieri devono concorrere alle spese pubbliche e con il criterio della progressività risolve anche gli attuali problemi che coloro essendo stranieri ma producono reddito e capacità contributiva con persone italiane e non devono pagare le imposte nel nostro paese.
Attuando la Costituzione nel suo articolo 53 avremo le risorse economiche, senza fare debito, per finanziare i diritti sociali collettivi per eliminare le disuguaglianze sociali ed impedire l’instaurarsi di regimi autoritari.
E’ nostro dovere, quindi, realizzare quanto i Costituenti affermarono nella seduta che licenziò il testo dell’art. 53: Non è questo il momento più opportuno per attuarla, ma credo necessario che si inserisca nella nostra Costituzione, in luogo del principio enunciato dal l’articolo 25 del vecchio Statuto, un principio informato a un criterio più democratico, più aderente alla coscienza della solidarietà sociale e più conforme alla evoluzione delle legislazioni più progredite”.
All’epoca tra queste legislazioni la più progredita era quella degli Stati Uniti in quanto aveva una progressività che arrivava fino al 95% e che si applicava su redditi effettivi .
Questa riforma avvenne nel 1932 per arginare il crollo di Wall Street e per finanziare i “massicci
investimenti statali” inseriti nel programma del New Deal.
OGGI LA DENUNCIA E SOTTO LA PROPOSTA!
LA DENUNCIA
PANETTA IL GOVERNATORE DI BANCA D’ITALIA CONFERMA IL PRESIDENTE DI CONFIDUSTRIA BONOMI!
“SALARI FERMI AL 1991”
LA STAMPA
Panetta rompe il tabù dei salari: “Alzarli per sostenere i …consumi!
DIMOSTRAZIONE STORICA E PROPOSTA PER LA SOLUZIONE DERIVANTE DALLA COSTITUZIONE!
“BUSTE PAGA,MA ANCHE PENSIONI E PROFITTI”
“PIU POVERI/E MA PIU’ TASSATI/E = PROFITTI PIU’ RICCHI E MENO TASSATI”
Infatti le buste paga, qui sotto, lo dimostrano in modo disarmante!
Buste paga a confronto,
Mese Ottobre 1995
Da una impresa idraulica con contratto dei metalmeccanici
Operaio Luca di 4a categoria
Paga base lorda(rapportata in euro) 910 – (85 di INPS+10 SSN+135 Irpef netta) = per un netto in busta paga di euro 690 e pagava un affitto di 140 euro mensile ovvero il 20% circa.
Mese Ottobre 2023
Paga base lorda 1.806 euro – ( 166 INPS+280 Irpef netta =446 pari al 17,1%) = per un netto in busta paga di euro 1.360.
Per lo stesso appartamento l’affitto è di euro 1.200 mensile ovvero il 90% circa in più.
Potevamo fare le ferie 2 volte l’anno 15 giorni di mare oppure a visitare le città e 1 settimana bianca!
Oggi nemmeno una settimana di mare!
Le varie differenze stanno in 2 cifre:
La paga base è raddoppiata e conseguentemente è raddoppiato anche il prelievo dell’IRPEF e quasi raddoppiato anche l’affitto.
I prezzi dal 1995 sono aumentati in modo colossale e speculativo in particolare con il cambio lira/euro di 1000 lire = 1 euro anziché di 1936,27=1 euro che era il cambio giusto fatto sui valori lira/marco del 2001!
Per cui con 1 euro abbiamo comprato la metà oppure abbiamo dato fine ai nostri risparmi! La nostra crisi economica e sociale sta in queste reali cifre perché riguardano circa 40 milioni di persone che lavorano e vivono nel nostro paese!
La soluzione sta scritta nell’articolo 53 della nostra Mai realizzata Costituzione antifascista che funziona come la vecchia “scala mobile” che registrerebbe, per il principio di Capacità Contributiva” su cui applicare quello della progressività, tutte le variazioni dei prezzi ed inoltre, importantissimo, mette la parola Fine alla storica elusione ed evasione fiscale e contributiva concessa dalla storica classe dirigente per Vile voto di scambio!
Il testo, Io Tu e l’articolo 53 della Costituzione, si basa sull’attualissima discussione avvenuta in Assemblea Costituente il 23 maggio 1947 e ripresa dal verbale n° 130 presso la camera dei deputati!
UNA DOMANDA
I miliardi di euro evasi, invece di essere versati all’erario, dove finiscono?
RISPOSTA
In acquisti di beni e consumi di lusso, sempre a “nero”, ma molti miliardi che dovevano essere già in possesso dello Stato, vengono prestati allo Stato sottoforma di BOT e CCT e vengono resi agli evasori, piccoli o grandi che siano, dallo Stato con gli interessi da loro stessi fissati(dipende dallo Spread), tassati al 26%, aggiungendo al ladrocinio legalizzato altro ladrocinio sempre legalizzato a danno dei redditi fissi ( fessi ) con sempre il suo potere d’acquisto ridotto e sempre più tassato sia con L’Irpef che con l’IVA!
( AL DANNO SI AGGIUNGE SEMPRE LA BEFFA )!
Infatti, l’incostituzionale sistema fiscale non registrando il variare dei prezzi, tassa sia buste paga e pensioni che hanno visto ridotta la loro ricchezza ed i profitti che hanno visto aumentare la loro ricchezza nello stesso modo…come se niente sia avvenuto, per cui salari e pensioni che hanno visto raddoppiata la loro Irpef progressiva pagano le tasse forfettarie anche per i profitti che hanno visto raddoppiare la loro ricchezza!
Proposta di riforma tributaria come da articolo 53 della Costituzione
Illustra il Costituente relatore On. Le Salvatore Scoca. Chi può farlo meglio? Al tempo stesso l’esponente DC era anche sottosegretario alle finanze del governo Alcide De Gasperi e componente dell’avvocatura dello stato.
Ecco la Proposta di riforma tributaria come da articolo 53 della Costituzione
Illustra il Costituente relatore On.le Salvatore Scoca. Chi può farlo meglio? Al tempo stesso era anche sottosegretario alle finanze del governo Alcide De Gasperi e componente dell’avvocatura dello stato.
Io,Tu e l’articolo 53 della Costituzione
<Nuovo modello UNICO valido per tutti,compresi gli stranieri e gli azionisti delle multinazionali, di dichiarazione della capacità contributiva su cui applicare il criterio della progressività>.
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Chiediamo la sua applicazione!
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TUTTO OK!
Manca la proposta.
Poi diffondiamo.
La proposta dovrà essere costruita com netodo bottom up, dal basso verso l’alto, partendo dai bisogni concreti presenti alla base ai quali vanno dare risposte ispirate dai nostri valori del cattolicesimo politico e sociale