La Politica 27-28 Marzo 2026

di Mario Giulianati

Improvvisamente la primavera, giunta qualche giorno fa a portare ristoro a tanti, di noi ,stanchi e provati da un periodo alquanto confuso, non solo sotto il profilo del viver quotidiano, delle vicende pubbliche ma pure metereologico, si è irritata per chissà quale motivo, ha iniziato a far capricci. È ritornato il freddo, sulle pendici delle nostre montagne è riapparsa la neve, in città la pioggia ha, perlomeno, lavato le strade e i marciapiedi ridotti a qualcosa che non dico per rispetto a tutti voi. Insomma, nulla di simpatico, tanto che mi è venuto alla mente un modo di dire che scarica sul governo del momento, che per una città è riconoscibile sulla amministrazione locale, vittima di tutti guai, colpevole di impersonare la “politica”.  Cosa questa per nulla (o quasi) corretta. Ma tant’è, su qualcuno serve scaricare l’umore negativo del momento. Politica è pure questo, ma altro ancora, ad esempio, per stare nel nostro tempo storico, abbiamo da pochi giorni votato un referendum relativo alla suddivisione delle carriere dei Magistrati. La divisione tra   gli “inquirenti “e i “giudicanti”, dalla loro attualmente attuale unificazione sulla base di una vecchia legge che risale al 1941. Raramente, durante la fase pre-referendum, l’informazione, da qualsiasi parte sia stata fatta, ha affrontato concretamente l’interrogativo posto al “popolo sovrano”, ma il confronto (ovvero lo scontro) si è svolto su una base del tutto diversa: un SI o un NO a qualche cosa che non so. È prevalso il NO e i sostenitori hanno festeggiato con il canto di Bella Ciao. Tutto bene? Se il popolo, sovrano, ha scelto, si accetta il verdetto. Su questo non vi è nulla da eccepire. Ma, vi è spesso un ma, pochissimi hanno afferrato che è stata confermata una Legge di 85 anni fa, detta “Legge Grandi” del 30 gennaio 1941, primo firmatario Benito Mussolini, seguito da Grandi e Di Revel, promulgata da Vittorio Emaniele III – Una Legge fascistissima confermata con il voto (NO?) il 23 marzo 2026 dal fior fiore dell’antifascismo. Più democratico di così non credo sia possibile essere. Ma la domande è: questa si può definire cosa “politica”?  I sacri testi definiscono la politica come “l’arte del vivere insieme” oppure “l’arte del governare”. Ma vi è anche chi sostiene, e personalmente lo condivido, che sia lo strumento per perseguire gli interessi della nostra patria, delle nostre alleanze, quindi della Unione Europea (da farsi veramente come tale), dei nostri cittadini. Il tutto basato su tre Poteri fondamentali e indipendenti: Legislativo, affidato al Parlamento; Esecutivo, affidato al Governo; Giudiziario di spettanza della Magistratura. Ma sempre senza mai dimenticare altri due elementi basilari che sono contenuti nella Costituzione: Il Presidente della Repubblica, che è l’arbitro e il garante, e il Popolo che, lo dice sempre la nostra Costituzione (Repetita iuvant), è il vero detentore del Potere. Capita che, per varie situazioni, o distrazioni, a volte non se ne renda conto, ad esempio quando diserta le urne. Ma andando al nocciolo della questione, chiedo al Vocabolario della Treccani, cosa sia in concreto la politica, o meglio che significato viene dato al termine “politica”. La risposta è ampia e dettagliata, ma mi limito a riportare il primo capoverso che recita “polìtica s. f. [femm. sostantivato dell’agg. politico (sottint. arte); cfr. gr. πολιτική (τέχνη)]. – 1. a. La scienza e l’arte di governare, cioè la teoria e la pratica che hanno per oggetto la costituzione, l’organizzazione, l’amministrazione dello stato e la direzione della vita pubblica; le normei principîle regole della p.; scriveretrattarediscutere di politica.” Traggo due parole da questo breve testo che sono la chiave di volta di tutto l’universo della politica. Questa viene definita “scienza e arte”. Gli scienziati per diventare tali devono studiare e ancora studiare, magari tutta una vita; un artista, in qualsiasi campo, deve impegnarsi, praticamente 24/24ore, per anni per riuscire a esprimere il suo sentire interiore, la sua sensibilità, raccontare ed essere compreso il suo sogno. Ma, non tutti per fortuna, vi è chi punta a governare, dal paesello allo Stato o addirittura continenti interi, evitando di “andare a bottega”. Da questo orecchio non ci sente proprio. Finita la Seconda Grande Guerra, con un Paese ridotto allo stremo, si è rivelata una prima classe dirigente politica, non solo,  che da qualsiasi verbo si nutrisse, aveva maturato scienza e conoscenza, e al di la dei singoli personaggi, e pure non dimenticando il Piano Marshall (European Recovery Program), era cosciente del grande peso che si assumevano. Cito, quale esempio, ma ve ne sarebbero altri, con altri colori politici. Alcide De Gasperi, il 10 agosto 1946, alla Conferenza di pace, a Parigi  parla a nome dell’Italia e qui    riporto poche righe iniziali di un discorso che dovrebbe essere motivo di studio  in tutte le scuole superiori italiane :  Prendendo la parola in questo consesso mondiale sento che tutto, tranne la vostra personale cortesia, è contro di me: e soprattutto la mia qualifica di ex nemico, che mi fa considerare come imputato e l’essere citato qui dopo che i più influenti di voi hanno già formulato le loro conclusioni in una lunga e faticosa elaborazione. Non corro io il rischio di apparire come uno spirito angusto e perturbatore, che si fa portavoce di egoismi nazionali e di interessi unilaterali? Signori, è vero: ho il dovere innanzi alla coscienza del mio Paese e per difendere la vitalità del mio popolo di parlare come italiano…” Abbiamo presente le serate di dibattito (presunto) politico in TV alle quali assistiamo, quotidianamente? Ammetto che dopo i primi minuti giro canale e mi rifugio in programmi di tutt’altro genere, e ancor più spesso nella lettura di qualche giornale dove, fortunatamente, qualche commentatore preparato lo si trova ancora. Ma per concludere mi rifugio in un lontano passato, e mi  rivolgo a Francesco Petrarca e al suo Rerum vulgarium  fragmenta, scritto tra 1336/1337 ma, per me, ancora attuale che conosciamo come Canzoniere, e ne riporto la prima e l’ultima strofa:

ITALIA MIA

Italia mia, benché ’l parlar sia indarno
a le piaghe mortali
che nel bel corpo tuo sí spesse veggio,
piacemi almen che ’ miei sospir’ sian quali
spera ’l Tevero et l’Arno,
e ’l Po, dove doglioso et grave or seggio.
Rettor del cielo, io cheggio
che la pietà che Ti condusse in terra
Ti volga al Tuo dilecto almo paese.
Vedi, Segnor cortese,

……………………………………

Canzone, io t’ammonisco

che tua ragion cortesemente dica,
perché fra gente altera ir ti convene,
et le voglie son piene
già de l’usanza pessima et antica,
del ver sempre nemica.
Proverai tua ventura
fra’ magnanimi pochi a chi ’l ben piace.
Di’ lor: – Chi m’assicura?
I’ vo gridando: Pace, pace, pace. –

Mario Giulianati, 28 Marzo 2026

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