Battere la destra, ma come?
È un obiettivo ovvio per ogni opposizione al governo in carica; l’alternanza è il gioco della democrazia. Ma oggi in Europa è diventato più importante per assicurare la continuità dei sistemi democratici, basati sulla divisione dei poteri e su pesi e contrappesi che assicurino la continuità del sistema contro ogni scivolamento verso quella che oggi viene definita democrazia illiberale.
L’affermazione sembra ovvia, ma l’apparente moderatismo della Presidente Meloni può indurre a valutazioni errate.
Per avere successo alle prossime elezioni politiche occorrono diversi elementi che non vedo molto presenti nei partiti di opposizione: divisi su molte istanze programmatiche, ad esempio la politica energetica, quella industriale, senza dimenticare la dispersione dei c.d. partiti di centro che potrebbero essere l’ago della bilancia condizionante la vittoria o la sconfitta di una coalizione. Vediamo tutti la competizione PD/5Stelle e la concorrenza tra i rispettivi leader Schlein e Conte, le divisioni interne al PD e lo spettacolo apparentemente incredibile per un osservatore esterno costituito dai tanti mini-partito di centro: Azione che, ho l’impressione, tenda un po’ a destra , e la scelta a Venezia di appoggiare Venturini lo conferma, i Liberaldemocratici dell’On. Marattin, staccatosi da Italia Viva perché Renzi punta al c.d. campo largo, +Europa da sempre concentrata sui temi tradizionali dei Radicali, Ora di Bordin e Forchielli più orientata alle riforme, alla economia e al mercato o orientata più a un lancio che le dia più visibilità che all’alternativa, Centro o Più Uno di Bruno Tabacci e Ernesto Maria Ruffini, tutti in competizione tra loro, con leader che sembrano dimostrare incompatibilità reciproche ma, ragionando in termini di MKTG, si rivolgono pur con sfumature diverse allo stesso segmento di elettori. Solo che uniti si vince o, almeno, si conta, e divisi si può essere la causa di un fallimento dell’alternativa.
Ma l’unità presuppone soprattutto una convergenza sui programmi e sul messaggio da dare agli elettori. Bersani lo sosteneva su La7 in TV: prima di fare la scelta del leader bisogna trovare un accordo almeno su 5 o 6 punti programmatici, cosa non facile data la eterogenea composizione del gruppo. E la scelta del leader non è ininfluente: senza esprimere una scelta e un giudizio e ragionando ancora in termini di MKTG, io vedrei più trainante un personaggio che non sia uno dei segretari di partito, come è stato Prodi in passato.
Infine, finora l’opposizione mi sembra si sia limitata a tematiche di routine, mentre l’Italia deve uscire da un declino economico che la caratterizza da troppo tempo. Non basta enfatizzare l’antifascismo, quando io stesso a 89 anni sono rimasto tra i pochi che hanno dei ricordi sul fascismo, la guerra la RSI, anche perché sono cresciuto in una famiglia che ha partecipato alla Resistenza, con uno zio che è stato nel Partito d’Azione vicino a Parri. Occorrono idee sull’energia, che in Italia ha prezzi elevatissimi è fa chiudere o fuggire le imprese più energivore. E con la crisi del Golfo occorrono soluzioni immediate, contrariamente alle posizioni di alcuni e a costo di riusare il carbone per il tempo minimo possibile. La Spagna ha puntato sulle energie rinnovabili. È una via da seguire ma occorre tempo. Ma così la Spagna è stata in grado di attrarre molte aziende.
E qui veniamo al cuore del problema italiano: la sinistra lamenta giustamente il mancato adeguamento dei salari all’inflazione, il mix dei posti di lavoro caratterizzato da un calo nel settore industria e un aumento nei settori meno remunerativi, quali il turismo, l’agricoltura e in genere le mansioni meno qualificate e più generiche. Occorre un progetto di riforme, profonde e radicali, atte a rendere attrattivo il paese per chi investe e fa impresa. Non basta proclamare che bisogna tassare i ricchi, perché questi scelgono dove andare. Sono i poveri costretti a rimanere dove sono. Né si possono risolvere i problemi della sanità, della casa, del welfare in generale aumentando il debito pubblico già troppo elevato, o trovando qualche margine in più per aumentare il peso fiscale già elevato, più che in altri paesi EU.
Occorre avere una Giustizia e una P.A. rapide ed efficienti. E a monte, un corpus normativo più ridotto, più chiaro e non contraddittorio. Nordio ha venduto l’idea del SI al referendum come risolutivo dei problemi della Giustizia, ma ha dimenticato che prima di essere ministro scriveva sul Gazzettino che abbiamo 10 volte le leggi della Germania! Puntare quindi sullo sviluppo, e sapere trasmettere questo messaggio alla gente, specie a quella più colpita dalla globalizzazione, che ha avuto come effetto anche la divaricazione della forbice ricchi/poveri, con una maggiore concentrazione della ricchezza e l’aumento non solo della povertà ma anche della semi-povertà, e anche crisi della classe media, della borghesia. E, poiché i bisogni primari sono di tutti, il tasso dell’inflazione di fatto colpisce di più le fasce dei meno avvantaggiati, quelli che faticano ad arrivare a fine mese, pagare l’affitto e le bollette, mandare i figli a scuola curarsi (e non rinunziare), quando non vi sia il problema di assistere un anziano, un disabile, un malato cronico, e quadrare il bilancio anche per mangiare.
Su questi temi vi è n consenso largo, non con la vecchia contrapposizione operai o lavoratori/capitalisti. Il mondo è cambiato, anche Confindustria richiede questo.
Il tutto in un quadro europeo, con un cammino vs. una maggiore integrazione. Anche l’Europa è oggi in declino. Sovranisti e Trump non la vogliono unita. Draghi e Letta hanno indicato la strada da seguire, ma poco o nulla è stato fatto. E qui va superata la contrarietà di molti, causata soprattutto da una over-regulation europea che invece trascura i temi più strategici ed è limitata anche dal vincolo della unanimità nelle decisioni che non riguardino solo il mercato.
La destra è unita malgrado contrapposizioni e differenze tra più moderati e più estremisti. L’opposizione deve essere in grado di assicurare un’alternativa.
Aldo Mariconda
31/03/2026